mercoledì 20 luglio 2016

Identikit: Edward Luttwak, il guerrafondaio a oltranza

20 luglio 2016 dal Blog di Andrea Scanzi

Con quella sua faccia allegramente incarognita, da pitbull rancoroso a cui non danno da mangiare la carne di prima scelta che vorrebbe, Edward Luttwak è una delle tasse più spietate che gli italiani sono costretti a pagare da anni. Stati Uniti hanno capito da un pezzo come il suo pensiero non sia esattamente imprescindibile, ma in Italia lo invitano tutti. E’ come certe telenovele sudamericane, così orrende che possono trasmetterle giuste da noi. Maurizio Crozza ha rischiato di renderlo quasi simpatico, nel suo circo barnum chiamato DiVenerdì. Ma non ce l’ha fatta: non è proprio possibile. Il comico genovese lo immagina in collegamento dagli Stati Uniti, col faccione costantemente ingrugnito, la voce di un manga pigro e la fissa per gli argomenti più improbabili: “Posso parlare di frighi?”. Magari il vero Luttwak parlasse di frighi: la sua fregola è la guerra. Parla solo di quello, con eccitazione livida e clinicamente parossistica. Te lo immagini, al mattino, mentre si sveglia con la musica di Wagner, gli elicotteri nella testa, l’odore sano del napalm e una gran voglia inevasa di invadere la Polonia. Anzi: il mondo. I tragici fatti di Nizza e Turchia lo hanno fatto tornare in auge. Sempre e solo in Italia, ovviamente, dove nei talkshow ha il compito che aveva Elio Vito al tempo del berlusconismo rampante: rendere ridicolo tutto quel che sostiene. Luttwak interpreta il guerrafondaio uscito da una puntata debole di 24: uno di quelli che, in cinque secondi, Jack Bauer mandava a quel paese o – più spesso – all’ospedale. Cogliamo dal recente fior fiore luttwakiano: “Stragi negli Usa? Conseguenza delle politiche di Obama”. “I golpisti turchi dovevano uccidere Erdogan”. “Troppi errori in Francia” (frase storica: è stata la prima volta in cui ci ha preso). “Forse il Vaticano dovrebbe essere spostato ad Avignone o a Buenos Aires” (tradotto: se gli italiani muoiono mi spiace, se muoiono i francesi o gli argentini sticazzi). Qualcuno potrebbe chiedersi: com’è che Luttwak è diventato Luttwak, ovvero uno che quando parla di guerra ha un’autorevolezza (presunta) che neanche Napoleone? E’ presto detto. Luttwak, 74 anni, ha scritto almeno due libri esiziali. Il primo dice tutto già dal titolo: “Give war a chance”. E’ un appassionante j’accuse contro quei beoti minchioni dei pacifisti, che tra un John Lennon e un Gino Strada non hanno ancora capito che le missioni di pace sono inutili. Anzi dannose. Molto dannose. Mentre i droni fanno bene alla salute, le mine sono depurative e i bombardamenti a grappolo aiutano eccome la diuresi. L’altro testo, tradotto in tutto il mondo, è il divertentissimo “Strategia del colpo di Stato. Manuale pratico”. Da bambini c’è chi si chiude in bagno sognando amplessi leggendari e chi gioca con le bambole o i carri armati. Luttwak, no: lui, i carri armati, li mangiava. Per immedesimarsi nella parte. E’ dalla prima guerra del Golfo che Luttwak incarna la caricatura inconsapevole del Sergente Hartman di Full Metal Jacket. Nel film, come noto, il sergente non faceva una bella fine. Nella misera quotidianità che ci avvolge, non vorremmo certo arrivare a tanto. Per carità. Basterebbe molto meno: basterebbe non invitarlo più. E lasciarlo parlare da solo nella “Fletcher Memorial Home”. Era il nome della casa di riposo-manicomio inventata da Roger Waters in The Final Cut, a uso e consumo di politici sanguinari e mezzo rincitrulliti. Ottima idea: tra i fantasmi di Reagan e Galtieri, Luttwak ci starebbe benissimo. (Il Fatto Quotidiano, Identikit, 19 luglio 2016)
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Chi è questo vecchio rancoroso?
E. Luttwak
E' uno dei fautori del turbocapitalismo; imperialista; facente parte dei think thank neo-con americani più a destra che si possa immaginare: è uno di quelli che sotto Trump si sentiranno come pesci nell'acqua perchè, almeno dalle premesse, il candidato del GOP ha come slogan America First, il che ci riporta a tristi ricordi: Chile, Argentina, Brasile.. ma anche strategia della tensione in Italia, l'uccisione di Moro ecc. c'era il suo zampino e quello dell'altro mentore della destra: : Kissinger,

altro tipetto niente male che sulla coscienza ha molti morti, golpe, e quant'altro si possa pensare di peggio della politica estera americana.Due biografie di due uomini che del potere ne han fatto l'uso che ne han voluto per gli scopi che si erano prefissati sia loro che chi gli stava dietro e ne tirava le fila.......
Fa bene Scanzi a destrutturarlo.. ormai entrambi, pur matenendo intatto il loro primato egemonico sono solo ombre di un passato tutto da dimenticare.. dopo averlo studiato e averli inchiodati alle loro responsabilità....
Insomma se volessimo vedere un simbolo dello strapotere politico-militare-economico degli USA ce li abbiamo davanti... i due gemelli del terrore.
 

martedì 19 luglio 2016

Pagherà il conto per quelle falsità (Furio Colombo)

19/07/2016 di triskel182
Due protagonisti della politica contemporanea hanno insegnato qualcosa di nuovo al mondo: una guerra, anche se annunciata con stentorea drammaticità e giustificata con eventi gravissimi che stanno per accadere, può essere falsa. Falsa perchè la guerra annunciata è del tutto sconnessa con gli eventi denunciati. È qualcosa di recente e disastroso: la guerra prima voluta, poi raccomandata, poi raccontata come inevitabile e poi realizzata dal presidente americano George W. Bush e dal Primo ministro inglese Tony Blair. Soltanto un politico italiano, Marco Pannella, ha notato e denunciato con forza la sconnessione tra realtà e guerra.
A distanza di anni gli inglesi si sono ricordati di due cose: Tony Blair, da primo ministro ha mentito al suo Parlamento. Di qui un’inchiesta che resterà storica perchè mai avvenuta prima. Blair, ancora in giro a godersi i privilegi della sua guerra falsa, è stato raggiunto da una accurata ricostruzione degli eventi, risultato del lungo lavoro (7 anni) e grande costo (10 milioni di sterline) di un’autorevolissima Commissione di revisione dei fatti. È abbastanza probabile che a questa “revisione dei fatti” seguirà un giudizio sulla responsabilità di chi ha fatto morire i suoi soldati in una guerra falsa. Il fatto sarà ancora più nuovo nella storia, perchè di solito alla fine di una guerra viene processato soltanto il perdente . E lo sarà perchè, per merito di Pannella, che purtroppo non è qui a vedere l’esito di un suo impegno appassionato, è venuta meno la tradizionale contrapposizione tra guerra, come strumento di realismo civile, e pacifismo come pratica di dovere morale, senza guardare al che cosa accade davvero. Ma c’è una ragione in più, mai comparsa nei dibattiti sulle guerre, e ben presente in quel grido “Iraq libero” con cui i Radicali di allora concludevano i loro incontri: la guerra è diventata troppo potente, tecnicamente, perchè sia possibile controllarla. O si finisce prima, e allora segue la lunga agonia terroristica che ci sta tormentando adesso. O si va fino in fondo, e si distrugge il mondo, secondo una logica che riguarda i nuovi armamenti, ma non gli esseri umani. Ecco, la lezione è chiara, ma chi la studia?
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 18/07/2016.
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ma non sarà mai abbastanza il prezzo che pagheranno perchè, oltre ai milioni di morti che ci sono stati nel frattempo, l'odore di guerra è molto forte: è di questi giorni l'accordo fra UE e NATO (qui ----> un articolo sul 'IL POST' sulla materia) per 'frenare l'aggressività della Russia (...)' in realtà si mette in atto l'ennesima provocazione ai confini russi...... i quali russi non so fino a che punto eviteranno di rispondervi e da quel che si legge in rete a quei confini la tensione è già ai livelli massimi. Ma le ragioni non sono solo 'politiche (la debolezza europea è nota)' ma anche economiche: la Russia in Siria sta vincendo e il Daesh è in ritirata mentre gli occidentali, fra un golpe fallito in Turchia e nessuna leadership seria all'orizzonte, ondeggiano come sempre fra l'opportunismo, tutto italiano, e il realismo al ribasso del premio nobel per la pace Obama non sembra aver ben chiaro a quali rischi si sta esponendo: da un lato la radicalizzazione dei giovani, immigrati e non (basterebbe conoscere Toynbee, che ben analizzò i trend che sarebbero scaturiti dall'evoluzione del mediororiente), al terrorismo casalingo al giocare a stranamore negli scenari mediorientali (dove gli utili idioti da usare contro il satrapo - spesso messo lì proprio dagli occidentali - sempre ti si rivoltano contro.. sempre più spesso) senza perdere di vista le lobby economiche e finanziarie che sempre più mal sopportano zone lobby-free..... insomma spira un fortissimo vento di guerra e, temo, che non mancherà molto prima che qualcuno, rimasto con il cerino acceso in mano, lo butti nella benzina. Non serve che paghino i vari Bush, Blair e i loro corifei.. è sempre troppo poco perchè in realtà anche loro sono burattini: come sempre il problema sono i burattinai...
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.. per non dimenticare, mai.....

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