lunedì 23 ottobre 2017

Bufera Tari: “tassa gonfiata per calcoli illegittimi

WSI 23 ottobre 2017, di Mariangela Tessa


È polemica sul calcolo della Tari, la tassa sui rifiuti che ha sostituito dal 2014 la vecchia Tares. Quello che non quadra è il calcolo delle parte variabile. Che, a quanto pare, viene computata più di una volta, facendo così salire i costi per famiglia.
Stando ai primi calcoli del Sole 24 Ore l’aggravio dei costi è enorme: per una famiglia di quattro persone che vivono in un appartamento da 100 metri quadrati con box e cantina, il calcolo corretto della Tari sarebbe di 391 euro all’anno, mentre quello illegittimo la gonfia fino a 673 euro.
“Che il cittadino contribuente sia da anni letteralmente depredato da una fiscalità locale fuori controllo e da aliquote ormai insopportabili per strati sempre più ampi della popolazione è una realtà, ma che ogni settimana si debbano scoprire veri e propri inganni ai danni del contribuente non è più sopportabile” ha detto il Presidente Nazionale del Movimento Difesa del Cittadino, Francesco Luongo, dopo che la questione è stata sollevata dal Sottosegretario all’Economia, Pier Carlo Baretta Baretta, in sede di risposta ad una interrogazione parlamentare.
Rilancia Luongo:
“Dopo l’applicazione illecita di tariffe diverse, più alte per i non residenti, che abbiamo denunciato il mese scorso, eccone un’altra ancora più grave. Nella Tares, e quindi anche nella Tari che l’ha sostituita dal 2014, la parte variabile della tariffa va computata una sola volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso Comune.  Nel caso, di abitazioni a cui siano collegate pertinenze come il garage o la cantina, il calcolo corretto deve sommare i metri quadrati, e poi applicare le tariffe. Il calcolo illegittimo divide invece l’abitazione dalle sue pertinenze e replica la quota variabile per le stesse, come se la presenza di garage e cantine moltiplicasse la capacità degli abitanti di produrre rifiuti (la quota variabile serve a misurare il conto sulla base dell’utilizzo del servizio)”.
Si tratta di un “artificio contabile ai limiti della truffa – conclude il Presidente del Movimento Difesa del Cittadino La tassa rifiuti è tra i balzelli più odiati dai cittadini perché, di fatto, è una vera patrimoniale sui metri quadri della propria casa a prescindere dalla produzione di rifiuti e dal servizio di raccolta e smaltimento spesso inefficiente o del tutto assente. Per fortuna la giurisprudenza sta affermando che i cittadini non sono soltanto bancomat da spremere a piacimento da parte di Comuni incapaci di gestire i servizi indispensabili.

domenica 22 ottobre 2017

Smog, il trasporto pubblico può risolvere il problema?

di | 22 ottobre 2017  Il Fatto Quotidiano

Tutte le istituzioni (Regioni e Comuni) sembrano sorprese, o quasi, per gli alti livelli di smog che si registrano in tutta la valle padana da settimane. Ancor prima dell’accensione delle caldaie per il riscaldamento domestico, i livelli di Pm10 sono saliti alle stelle complici le temperature estive, l’assenza di pioggia e vento. I limiti di 50 microgrammi per metro cubo di Pm10 sono sforati da troppo tempo. Fanno la parte da leone le emissioni derivanti dal massiccio e squilibrato utilizzo di automobili e tir per i trasporti di persone e merci.
Mentre sale l’allarme per l’ aggravamento dello stato dell’aria in quasi tutta la pianura padana, le regioni del nord e i piccoli Comuni, come l’armata Brancaleone, adottano dei provvedimenti emergenziali venduti come successi, che si sono però sempre rivelati inutili “panniccelli caldi”. Alcune misure vengono prese ma non fatte rispettare, sia sulla circolazione di auto e tir diesel più inquinanti sia sui livelli delle temperature da tenere in casa e negli uffici pubblici.
La massiccia deindustrializzazione e delocalizzazione di questi anni ha sì spostato una parte delle emissioni in altri Paesi; c’è sicuramente ancora molto da fare per ridurre l’inquinamento di fonderie, cementifici, acciaierie e altre attività industriali, visto che sono rimasti gli impianti più obsoleti. Un contributo all’avvelenamento dell’aria viene da tempo apportato anche da un’altra sorgente, l’agricoltura. L’inquinamento da traffico, che contribuisce al 30/40% del Pm10, si mischia non solo con quello industriale, ma anche con l’ammoniaca prodotta in agricoltura. Se per le industrie e l’agricoltura una traiettoria di investimenti per la riduzione dell’impatto ambientale (rinnovamento impianti, nuove tecnologie e riduzione dell’uso dei prodotti chimici) comporta tempi lunghi, dipendendo da azioni pubbliche (regole e risorse) e private (mercato e risorse), per quanto riguarda i trasporti  le cose stanno andando sempre peggio. Infatti la quota modale dell’uso del trasporto pubblico tra il 2002 e il 2016 (passando dal 37,2% al 31,1% – dati Isfort/Aci) è peggiorata. Peggiorata nonostante un volume consistente di risorse pubbliche garantite e trasferite a Regioni, Comuni, provincie ed aziende pubbliche, come le Ferrovie dello Stato e Ferrovie in concessione.
La quota di trasporto merci su ferrovia con il 7% è il fanalino di coda europeo. Serve un’Autority dei trasporti. Servono scelte di rilancio del trasporto pubblico con l’adozione di un’Autority per l’integrazione dei servizi di trasporto, almeno nelle capitali di regione, non solo del nord, come avviene in tutta Europa. Non c’è il miracolo dietro l’angolo. Per battere lo smog non bastano, anche se sono le benvenute, poche e scoordinate misure d’emergenza, che peraltro ogni anno scattano in ritardo. La salute dei cittadini è sempre più compromessa. Si può offrire un efficiente servizio pubblico integrato tra autobus e ferrovia in tutte le città e provincie, mentre aumentano i pendolari costretti a usare l’automobile. Le aziende di trasporto urbane ed extraurbane non dialogano, non hanno obiettivi comuni se non quello di portarsi a casa i sussidi pubblici. Basti pensare che non ci sono ancora i biglietti integrati validi per tutti i mezzi, come in ogni città europea. Il divario di produttività ed efficienza delle aziende di trasporto italiane (Atac) è molto distante dalle medie comunitarie. Da decenni i contratti di servizio sono prorogati senza gara e il settore vive con modelli di organizzazione carenti e garantiti dall’assenza di elementi competizione. Competizione che, negli ultimi trent’anni, ha rivoluzionato e rilanciato il trasporto pubblico in tutta Europa.
di | 22 ottobre 2017

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore