venerdì 28 ottobre 2016

Ttip, Ceta e produttività. Come il capitalismo cerca di sopravvivere

di | 28 ottobre 2016 dal Fatto Quotidiano

Jeremy Rifkin nel saggio La società a costo marginale zero, L’internet delle cose, L’ascesa del commons collaborativo e l’eclissi del capitalismo (Mondadori) scrive: “Quando l’attività economica produttiva di una società si avvicina a costi marginali zero, la teoria economica classica e neoclassica non ha più nulla da dire. Se i costi marginali rasentano l’azzeramento, il profitto viene meno, perché il mercato non può più fare il prezzo di beni e servizi […] la logica operativa che fa del capitalismo un sistema per produrre e distribuire beni e servizi perde ogni significato […] perché la dinamica del sistema capitalistico trae alimento dalla scarsità. Ma se il costo marginale di produzione di quei beni e di quei servizi scende quasi a zero […] il sistema capitalistico perde la possibilità di fare leva sulla scarsità e la capacità di approfittare della dipendenza altrui”.
Il costo marginale è quello di produzione e commercializzazione di ogni “ulteriore” unità di bene o servizio, spese generali e investimenti esclusi, la sua riduzione è un processo in atto da sempre ma esploso negli ultimi decenni del Novecento, è globale, dovuta all’innovazione tecnologica e alla crescente produttività del lavoro non adeguatamente retribuita.
In altre parole è “efficienza” che, se in fisica equivale a produrre il medesimo lavoro con minore energia, in economia significa soddisfare i bisogni correnti con minori risorse e generando minor Pil o soddisfare più bisogni a parità di Pil e occupazione. Gli effetti collaterali sono però: concentrazione della ricchezza nelle mani di chi può fare più efficienza (i grandi gruppi) e la scomparsa dell’inflazione.
La concentrazione della ricchezza comporta che i paesi produttori, anche a fronte di un moderato aumento del Pil pro capite, ammesso che riescano a tenere costante o aumentare l’occupazione, non altrettanto riescono a fare con il potere di acquisto dei propri cittadini che, nella media, si impoveriscono.
La scomparsa dell’inflazione è indice di un cambiamento dei fondamentali “classici”: se ci fosse richiesta di beni non soddisfatta (inflazione vera) le aziende riuscirebbero a farvi fronte in tempo reale e paradossalmente a prezzi minori. Grazie alle economie di scala infatti, oggi più domanda significa maggior produzione e prezzi più bassi, la “mano invisibile” regolatrice del mercato non funziona più e la piccola industria, non sempre in grado di fare queste economie, viene messa fuori mercato anche rispetto a piccole domande.
Se il sistema economico nel ‘900 riusciva a incrementare contemporaneamente la ricchezza prodotta, l’occupazione e il potere di acquisto oggi, superato un punto di non ritorno del “costo marginale”, occorre aumentare continuamente produzione e consumi solo per mantenere costante il Pil, non necessariamente l’occupazione e tanto meno il potere d’acquisto. E’ l’effetto Regina Rossa che è applicabile a parecchi sistemi dinamici complessi.
In Attraverso lo specchio di Lewis Carroll, la Regina Rossa dice ad Alice: “Qui, vedi, devi correre più che puoi per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte devi correre almeno il doppio”. Sintesi geniale di quello che sta succedendo, con una differenza fondamentale: se in molti altri sistemi è necessario “correre” per non perdere terreno rispetto ai competitori,  in economia il sistema deve correre solo per sopravvivere a se stesso.
La morale è che il consumismo capitalistico, diventato efficientissimo nel produrre ricchezza, sta dilapidando il suo capitale più prezioso: i consumatori. Naturalmente la classe dirigente economica è perfettamente cosciente di quel che sta succedendo e constatato che l’economia moderna non funziona più molto bene rispetto al mondo in cui opera, invece di ripensarla come sarebbe logico, ha deciso di cambiare le regole del gioco (il Mondo) per non perdere la partita.
Se i problemi sono la produttività non adeguatamente remunerata e la sovra produzione (efficienza), il crollo della domanda interna (redistribuzione) e la scomparsa dell’inflazione (scarsità), le soluzioni sono: ulteriore produttività, con le riforme sociali e sul lavoro, l’imposizione di mercati sovranazionali con trattati economici (Ttip e Ceta) per soddisfare esternamente il disperato bisogno di consumatori che hanno i gruppi globali e il sostegno artificioso dell’inflazione con le politiche monetarie. Sull’efficacia di queste azioni correttive ognuno può farsi la propria opinione.
Cosa più grave si stanno esautorando gli Stati, specialmente della vecchia Europa (anche per questo è opportuno opporsi alla riforma costituzionale e votare NO al referendum) che evidentemente è meglio trasformare in aziende, governate da un amministratore delegato e un consiglio di amministrazione possibilmente nominati, dove i cittadini come piccoli azionisti contino zero.
Lo scopo è la privatizzazione degli asset e dei servizi pubblici ma, temo anche, impedire gli investimenti nelle attività ad alto “costo marginale” che potrebbero rivitalizzare i consumi interni, ma che non sono affare per i grandi gruppi.
di | 28 ottobre 2016

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un acutissima riflessione sui mali del sistema....

buon weekend

mercoledì 26 ottobre 2016

Elezioni Usa 2016, i programmi economici di Clinton e Trump a confronto


di Riccardo Pizzorno per SpazioEconomia.net
Il prossimo Presidente Usa eredita un Paese che cresce e non è più avviluppato nella crisi. Bisogna dire che se gli Stati Uniti hanno superato la crisi il merito è anche delle politiche di Obama, in deficit che in alcuni periodi si è attestato al 12-13% del Pil. Ma il merito è stato anche della Fed (Federal Reserve System), che con politiche estremamente espansive ha sostenuto i mercati finanziari.
Ovviamente il prossimo Presidente riceverà in eredità anche alcuni problemi irrisolti. Analizzeremo ora le principali proposte economiche dei candidati alle elezioni Usa, comparandole.
Per vincere le elezioni Usa 2016 Trump promette:
1) agevolazioni fiscali e riduzioni per la classe media americana (per permettere alle persone di mantenere più soldi in tasca e aumentare i salari al netto delle imposte);
2) diminuzione del debito e del deficit;
3) aumento dei posti di lavoro e crescita economica.
Il suo piano fiscale in particolare promette crescita economica e aumento dei posti di lavoro: obiettivo è rendere di nuovo l’America competitiva a livello globale. Trump vuole abbassare le aliquote fiscali per le imprese e le persone fisiche. Taglierà le imposte sul reddito delle imprese a 15% e diminuirà a tre i sette scaglioni esistenti riguardanti le persone fisiche.
Di spesa pubblica parla invece poco o niente il suo programma, nel quale probabilmente si spera che la riduzione delle imposte sia sufficiente per aumentare la base imponibile e scongiurare un ulteriore aumento del debito.
Commercio
Trump vuole ridurre il disavanzo commerciale, rinegoziare l’Accordo nordamericano per il libero scambio (Nafta), ritirarsi dal Tpp ed etichettare la Cina come nazione colpevole di manipolazione monetaria.
Immigrazione
La riforma dell’immigrazione di Trump prevede:
1) la creazione di un muro per segnare il confine meridionale (quello con il Messico) perché “una nazione senza confini non è una nazione”;
2) l’eliminazione del diritto di cittadinanza per nascita;
3) la collocazione degli statunitensi ai posti di comando;
4) un piano che migliori i posti di lavoro, i salari e la sicurezza per tutti gli americani.
È sul tema immigrazione che Trump punta per vincere le elezioni, facendo leva sulle problematiche sociali legate alla criminalità e alle spese di alloggio e sanitarie a carico dei contribuenti.
Energia
Per Trump il riscaldamento globale è solo una bufala: bisognerebbe invece puntare alle fonti fossili, quindi al petrolio, per lo sviluppo dell’industria e dell’economia del Paese. Una delle promesse fatte da Trump è lo smantellamento dell’Epa (Environmental Protection Agency), che si occupa della tutela dell’ambiente e dello sviluppo delle energie rinnovabili. Vuole espandere le trivellazioni offshore e ridare slancio al carbone.
Nella campagna elettorale l’interesse di Hillary Clinton si è dimostrato rivolto principalmente alla classe media, all’equità sociale e ai diritti umani. I punti salienti del programma elettorale di Clinton sono:
1) l’uguaglianza sociale;
2) la parità dei diritti delle donne di colore;
3) gli investimenti in infrastrutture, energia pulita, ricerca scientifica;
4) agevolazioni per i piccoli imprenditori attraverso la semplificazione della burocrazia e delle modalità di accesso ai capitali.
Clinton propone una riforma fiscale che stimoli gli investimenti in America cancellando quelle falle che favoriscono le imprese che si spostano all’estero, regole più stringenti per la finanza, a salari minimi più alti e una maggiore uguaglianza tra uomini e donne in materia di retribuzioni. Tutte queste spese verrebbero finanziate aumentando l’aliquota minima di imposta sui ricchi, portata al 30% sulle persone fisiche che guadagnano oltre 1 milione di dollari e aggiungendo un sovrattassa del 4% sui redditi che superano i 5 milioni di dollari.
Commercio
Il capitolo dedicato al commercio internazionale è quello su cui la candidata ha più difficoltà a farsi considerare credibile. Nel passato Clinton ha infatti appoggiato il Nafta (che suo marito Bill da presidente ha convertito in legge) e da segretario di stato ha sostenuto anche la Trans Pacific Partnership. Da candidata alla presidenza, Clinton ora prende le distanze dalle passate aperture in tema di libero commercio. Ha detto infatti che preferirebbe rinegoziare Nafta, che si oppone al Tpp e che vuole impedire a Paesi come la Cina di abusare delle regole internazionali sugli scambi commerciali.
Immigrazione
La candidata democratica si fa promotrice di una riforma complessiva sull’immigrazione volta a proteggere i diritti degli immigrati, utile anche per la crescita economica. Su questo punto, quindi, si trova in totale contrasto con il rivale repubblicano.
Energia
Riguardo l’energia Hillary è sicuramente più propensa di Trump verso le rinnovabili, tuttavia non intende abbandonare le fonti fossili riducendone però il peso.  Durante il suo mandato la Clinton si pone come obiettivo di arrivare al soddisfacimento del fabbisogno elettrico delle famiglie americane solo con energia pulita e aumentare del 30% l’efficienza degli edifici pubblici e residenziali. Anche il nucleare sarà alla base della futura crescita economica.

martedì 25 ottobre 2016

Oliver Stone: “dimenticate l’ISIS, è l’America la vera minaccia per il mondo”


Scritto il settembre 27, 2015 by lastella
“Abbiamo destabilizzato il Medio Oriente, creato il caos. E poi diamo la colpa all’ISIS per il caos che abbiamo creato”.
Molta gente pensava che i giorni in cui Oliver Stone scalava le classifice fossero finiti. Molte persone si sbagliavano. Il suo libro del 2012 e la serie TV, “The Untold History of the United States”, suggeriscono che il regista rinnova gli sforzi per sfidare la narrazione tradizionale per quanto riguarda l’eccezionalismo americano, l’imperialismo economico e il “coinvolgimento nefasto” del governo americano in Medio Oriente, si legge su TheAntiMedia.org.
A completare la serie di documentari in 10 parti e le 750 pagina del libro, Stone ha collaborato con lo studioso della Seconfa Guerra Mondiale, Peter Kuznick. Il regista sostiene che nel valutare la storia americana dal 1930, è il coinvolgimento americano in Medio Oriente che in realtà ha catturato la sua attenzione.
“Abbiamo destabilizzato l’intera regione, creato il caos. E poi diamo la colpa all’ISIS per il caos che abbiamo creato”, ha detto Stone.
Secondo Stone, il ruolo destabilizzante del governo degli Stati Uniti in realtà risale a ben oltre l’ISIS. La sua nuova serie individua momenti di intrusione americana nella regione nel lontano 1930 e lo segue fino al colpo di stato iraniano appoggiato dalla CIA nel 1953, il supporto per i militanti in Afghanistan in funzione anti-Unione Sovietica nel 1980, l’invasione dell’Iraq di George HW Bush del 1990, e gli sforzi attuali in Iran, Siria e altri paesi.
L’ultimo episodio della serie “The Untold History of the United States” si intitola “Bush e Obama: Age of Terror”. Vengono trattati i seguenti argomenti:
Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano, un think tank neoconservatore che ha invocato un evento come Pearl Harbor che faccia da catalizzare per l’azione militare in Medio Oriente
La tirannia di neoconservatori che ha spinto gli Usa in guerra con l’Iraq usando un’intelligence difettosa
Il Patriot Act, che spogliato gli americani di una vasta gamma di libertà civili, mentre ha legalizzato un nuovo stato di sorveglianza
Il lavaggio del cervello nazionalista e l’allarmismo per la guerra al terrorismo
Invadere l’Afghanistan per sconfiggere alcuni degli stessi terroristi che gli Stati Uniti hanno armato e addestrato due decenni prima
Tattiche di tortura e interrogatori incostituzionali a Guantanamo
Il lavoro dei media tradizionali a favore della guerra attraverso la propaganda e la collusione delle imprese
Obama che si è svenduto a JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Citigroup, General Electric, e Big Pharma
Il piano di salvataggio finanziario da 700 miliardi di dollari pagato da lavoratori, pensionati, proprietari di case, piccoli imprenditori, e gli studenti con prestiti
L’aumento dei compensi per i CEO in mezzo al crollo della classe media
Il fallimento di Obama nell’offrire speranza, cambiamento, o la trasparenza, la persecuzione di informatori del governo. Anche se ha ripudiato l’unilateralismo di Bush, ha raddoppiato le truppe e, secondo Stone, “manca del coraggio di un John F. Kennedy ”
Gli attacchi dei droni di Obama su Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen, Libia e Somalia (che include una clip sulle sue parole alle truppe: “A differenza dei vecchi imperi, non facciamo questi sacrifici per territori o per le risorse … .Noi lo facciamo perché è giusto. ”
Stone dice che la sua serie di documentari è un approccio alternativo alla storia americana, e spera di combattere il “crimine educativo” di esporre gli scolari di oggi alla propaganda dei libri di testo e programmi televisivi.
Su questa nota, Stone non usa mezzi termini:
“Non siamo in pericolo. Noi siamo la minaccia. ”
DA italian.irib.ir
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sempre provocatorio e originale.

lunedì 24 ottobre 2016

Planet X, anzi 9.. nuovi segnali della sua esistenza

E no non cominciamo a ridere... lo so che con i chiari di luna che abbiamo non c'è tempo da perdere con le caxxate. Qui la notizia sembra essere reale, come il pianeta d'altronde, e a d affermarlo non è un Sitchin redivivo, la cui unica colpa colpa secondo me fu quella di non aver compreso che se fosse stata confermata l'esistenza di questo 'mito sumero (e non solo perchè personaggi molto più autorevoli come Velikowsky ne riferirono l'esistenza e non partrendo dai miti ma dai fatti storici e dai danni fatti.. non ultimo lo spostamento delle orbite di Marte e Venere con annessi cataclismi sul nostro pianeta ben raccontati dalel storie dei popoli)' un notevole parte del castello di carte false che nel corso degli utlimi 70 anni su cui si basa il potere ... sarebbe caduto molto prima e chissà che non staremmo meglio, chissà. Veniamo al dunque: due buontemponi della Caltech University, tali Konstantin Batygin e Mike Brown (prima notizia Ansa), hanno notato che un pianetino, tale L91, aveva un orbita fin troppo eccentrica rispetto al solito e l'unica spiegazione che ne hanno dato era che ci fosse un pianeta, non ancora visto 'ufficialmente (anche qui corre in soccorso Wikileaks, quello che ha sputtanato le migliaia di e-mail della Clinton, che ne ha pubblicate alcune riguardanti proprio alcune materie scottanti.... non ultima  quelle riguardanti il suo interesse per il pianeta X/9 e gli alieni: qui quel che salta all'occhio è il perchè se ne interessi se sono tutte balle e perchè, se non esiste, non smentire decisamente? Mah.. fate voi..)', ben noto agli scienziati ed a una ristretta cerchia di politici, che influenzava orbite di altri pianeti e pianetini.. (cosa confermata da altre ricerche, seconda notizia Ansa) e il Sole stesso che ha una strana, ma secondo questi, e altri ricercatori scientifici (e non i vari Stichin), inclinazione insieme all'intero sistema solare che non si spiega se non con un qualcosa che ne deforma le orbite.... a partire dal neo-pianetino da poco decretato ed ex pianeta n°9 ossia Plutone! Quindi c'è qualcosa.. il punto è: cosa? Nibiru la stella dell'avvento dei Sumeri? Il pianeta X? sono veri i racconti che ci dicono dal lontano passato che questo, ancora per poco pare, pianeta invisibile orbiti intorno al sole ogni 3600 anni? Belle domande: purtroppo anche se se ne confermasse l'esistenza per i comuni mortali poco cambierebbe, ma per la storia dell'umanità? Dovrebbe essere non solo riscritta ma dovrebebro essere licenziate tutte quelle capre che per decenni, se non secoli, ne hanno negato l'esistenza e hanno deriso chi sosteneva il contrario. Massimo Fratini, della redazione di Segni dal cielo, ne da notizia e credo che abbia ragione nel ricordare che, fosse tutto vero (e comincio a non dubitare più), il 'grande disturbatore' sia stata la causa prima della sparizione di antiche civiltà su questo pianeta (di cui siamo i sopravvissuti) e chissà.. anche portatore di altre che su questo pianeta sono arrivate nei tempi prima dei tempi, 450 mila e oltre anni fa...perchè se son vere queste 'scoperte' potrebbero esserne altre vere, molto più inquietanti raccontate riguardo ai predetti tempi prima dei tempi e che, soprattutto, qualcuno sapeva e sa e ha taciuto e, quel che è più grave, ha fatto tacere!!

domenica 23 ottobre 2016

test velocità

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