Il
costo marginale è quello di produzione e commercializzazione di ogni
“ulteriore” unità di bene o servizio, spese generali e investimenti
esclusi, la sua riduzione è un processo in atto da sempre ma esploso
negli ultimi decenni del Novecento, è globale, dovuta all’innovazione
tecnologica e alla crescente produttività del lavoro non adeguatamente retribuita.
In
altre parole è “efficienza” che, se in fisica equivale a produrre il
medesimo lavoro con minore energia, in economia significa soddisfare i
bisogni correnti con minori risorse e generando minor Pil o soddisfare
più bisogni a parità di Pil e occupazione. Gli effetti collaterali sono
però: concentrazione della ricchezza nelle mani di chi può fare più efficienza (i grandi gruppi) e la scomparsa dell’inflazione.
La
concentrazione della ricchezza comporta che i paesi produttori, anche a
fronte di un moderato aumento del Pil pro capite, ammesso che riescano
a tenere costante o aumentare l’occupazione, non altrettanto riescono a
fare con il potere di acquisto dei propri cittadini che, nella media, si impoveriscono.
La
scomparsa dell’inflazione è indice di un cambiamento dei fondamentali
“classici”: se ci fosse richiesta di beni non soddisfatta (inflazione
vera) le aziende riuscirebbero a farvi fronte in tempo reale e
paradossalmente a prezzi minori. Grazie alle economie di scala infatti,
oggi più domanda significa maggior produzione e prezzi più bassi,
la “mano invisibile” regolatrice del mercato non funziona più e la
piccola industria, non sempre in grado di fare queste economie, viene
messa fuori mercato anche rispetto a piccole domande.
Se il
sistema economico nel ‘900 riusciva a incrementare contemporaneamente
la ricchezza prodotta, l’occupazione e il potere di acquisto oggi,
superato un punto di non ritorno del “costo marginale”, occorre
aumentare continuamente produzione e consumi solo per mantenere
costante il Pil, non necessariamente l’occupazione e tanto meno il
potere d’acquisto. E’ l’effetto Regina Rossa che è applicabile a parecchi sistemi dinamici complessi.
In Attraverso lo specchio di Lewis Carroll,
la Regina Rossa dice ad Alice: “Qui, vedi, devi correre più che puoi
per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte
devi correre almeno il doppio”. Sintesi geniale di quello che sta
succedendo, con una differenza fondamentale: se in molti altri sistemi è
necessario “correre” per non perdere terreno rispetto ai competitori,
in economia il sistema deve correre solo per sopravvivere a se stesso.
La
morale è che il consumismo capitalistico, diventato efficientissimo
nel produrre ricchezza, sta dilapidando il suo capitale più prezioso: i consumatori.
Naturalmente la classe dirigente economica è perfettamente cosciente
di quel che sta succedendo e constatato che l’economia moderna non
funziona più molto bene rispetto al mondo in cui opera, invece di
ripensarla come sarebbe logico, ha deciso di cambiare le regole del
gioco (il Mondo) per non perdere la partita.
Se i problemi sono
la produttività non adeguatamente remunerata e la sovra produzione
(efficienza), il crollo della domanda interna (redistribuzione) e la
scomparsa dell’inflazione (scarsità), le soluzioni sono: ulteriore produttività, con le riforme sociali e sul lavoro, l’imposizione di mercati sovranazionali
con trattati economici (Ttip e Ceta) per soddisfare esternamente il
disperato bisogno di consumatori che hanno i gruppi globali e il
sostegno artificioso dell’inflazione con le politiche monetarie.
Sull’efficacia di queste azioni correttive ognuno può farsi la propria
opinione.
Cosa più grave si stanno esautorando gli Stati,
specialmente della vecchia Europa (anche per questo è opportuno opporsi
alla riforma costituzionale e votare NO al referendum)
che evidentemente è meglio trasformare in aziende, governate da un
amministratore delegato e un consiglio di amministrazione possibilmente
nominati, dove i cittadini come piccoli azionisti contino zero.
Lo scopo è la privatizzazione degli asset e dei servizi pubblici
ma, temo anche, impedire gli investimenti nelle attività ad alto “costo
marginale” che potrebbero rivitalizzare i consumi interni, ma che non
sono affare per i grandi gruppi.
buon weekend
Molta
gente pensava che i giorni in cui Oliver Stone scalava le classifice
fossero finiti. Molte persone si sbagliavano. Il suo libro del 2012 e
la serie TV, “The Untold History of the United States”, suggeriscono
che il regista rinnova gli sforzi per sfidare la narrazione
tradizionale per quanto riguarda l’eccezionalismo americano,
l’imperialismo economico e il “coinvolgimento nefasto” del governo
americano in Medio Oriente, si legge su TheAntiMedia.org.
A
completare la serie di documentari in 10 parti e le 750 pagina del
libro, Stone ha collaborato con lo studioso della Seconfa Guerra
Mondiale, Peter Kuznick. Il regista sostiene che nel valutare la storia
americana dal 1930, è il coinvolgimento americano in Medio Oriente che
in realtà ha catturato la sua attenzione.
“Abbiamo destabilizzato
l’intera regione, creato il caos. E poi diamo la colpa all’ISIS per il
caos che abbiamo creato”, ha detto Stone.
Secondo Stone, il ruolo
destabilizzante del governo degli Stati Uniti in realtà risale a ben
oltre l’ISIS. La sua nuova serie individua momenti di intrusione
americana nella regione nel lontano 1930 e lo segue fino al colpo di
stato iraniano appoggiato dalla CIA nel 1953, il supporto per i
militanti in Afghanistan in funzione anti-Unione Sovietica nel 1980,
l’invasione dell’Iraq di George HW Bush del 1990, e gli sforzi attuali
in Iran, Siria e altri paesi.
L’ultimo episodio della serie “The
Untold History of the United States” si intitola “Bush e Obama: Age of
Terror”. Vengono trattati i seguenti argomenti:
Il Progetto per
un Nuovo Secolo Americano, un think tank neoconservatore che ha
invocato un evento come Pearl Harbor che faccia da catalizzare per
l’azione militare in Medio Oriente
La tirannia di neoconservatori che ha spinto gli Usa in guerra con l’Iraq usando un’intelligence difettosa
Il
Patriot Act, che spogliato gli americani di una vasta gamma di libertà
civili, mentre ha legalizzato un nuovo stato di sorveglianza
Il lavaggio del cervello nazionalista e l’allarmismo per la guerra al terrorismo
Invadere
l’Afghanistan per sconfiggere alcuni degli stessi terroristi che gli
Stati Uniti hanno armato e addestrato due decenni prima
Tattiche di tortura e interrogatori incostituzionali a Guantanamo
Il lavoro dei media tradizionali a favore della guerra attraverso la propaganda e la collusione delle imprese
Obama che si è svenduto a JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Citigroup, General Electric, e Big Pharma
Il
piano di salvataggio finanziario da 700 miliardi di dollari pagato da
lavoratori, pensionati, proprietari di case, piccoli imprenditori, e
gli studenti con prestiti
L’aumento dei compensi per i CEO in mezzo al crollo della classe media
Il
fallimento di Obama nell’offrire speranza, cambiamento, o la
trasparenza, la persecuzione di informatori del governo. Anche se ha
ripudiato l’unilateralismo di Bush, ha raddoppiato le truppe e, secondo
Stone, “manca del coraggio di un John F. Kennedy ”
Gli attacchi
dei droni di Obama su Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen, Libia e
Somalia (che include una clip sulle sue parole alle truppe: “A
differenza dei vecchi imperi, non facciamo questi sacrifici per
territori o per le risorse … .Noi lo facciamo perché è giusto. ”
Stone
dice che la sua serie di documentari è un approccio alternativo alla
storia americana, e spera di combattere il “crimine educativo” di
esporre gli scolari di oggi alla propaganda dei libri di testo e
programmi televisivi.
Su questa nota, Stone non usa mezzi termini:
“Non siamo in pericolo. Noi siamo la minaccia. ”
DA italian.irib.ir
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sempre provocatorio e originale.

