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giovedì 17 ottobre 2019

Elezioni Usa: per Moody’s Trump vincerà le Presidenziali 2020

Fonte: W.S.I. 16 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

Nonostante il rischio impeachment, il presidente Usa Donald Trump avrebbe al momento tutte le carte in regola per vincere le Elezioni presidenziali del 2020.
Lo dicono tre diverse simulazioni economiche di Moody’s Analytics, secondo cui la vittoria del collegio elettorale dell’inquilino della Casa Bianca sui democratici sarà più schiacciante rispetto a quella del 2016 contro Hillary Clinton (289 voti sopra il punteggio di 304-227 di tre anni fa). ​Unica possibilità per i democratici di ribaltare la la situazione è che si registri un’impennata dell’affluenza al voto.
I tre modelli messi a punto dall’agenzia Usa si basano sulla percezione dei consumatori circa la propria situazione finanziaria, i guadagni ottenuti dal mercato azionario durante il mandato di Trump e le prospettive di disoccupazione, che è scesa ai minimi storici da 50 anni. Si tratta di un sistema testato dagli anni Ottanta. E che ha sempre centrato il risultato finale, tranne che nel 2016.
“Se l’economia tra un anno sarà la stessa di oggi, o più o meno così, dunque il potere dell’incombenza è forte e le probabilità elettorali di Trump sono molto buone, in particolare se i democratici non saranno entusiasti e non voteranno”, ha dichiarato Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics. “Tutto sta nell’affluenza” conclude.

lunedì 19 agosto 2019

Brexit: carenza di cibo e medicine, cosa rischia Londra in caso di no-deal

Fonte: W.S.I. 19 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

Gravi carenze di cibo, medicine, carburante. Confine rigido con l’Irlanda, caos nei porti, difficoltà per i viaggiatori britannici negli aeroporti, aumento della tensione sociale. E’ un futuro apocalittico quello che aspetta la Gran Bretagna nel caso di una Brexit senza accordo, il cosiddetto no-deal, stando a un documento segreto del governo pubblicato dal Sunday Times. Un dossier “ufficiale e sensibile” diffuso nel giorno in cui il governo, con un gesto atteso ma con un forte valore politico, ha firmato la misura per annullare l’atto del 1972 che sanciva l’adozione delle leggi europee da parte del Regno Unito.
Nel documento si parla, ad esempio, del rischio che l’85% dei camion che attraversano la Manica non siano pronti per la dogana francese in caso di mancato accordo e potrebbero generare caotiche file di attesa di giorni, mandando i porti in tilt per almeno tre mesi.
Dopo poco si farebbe sentire la penuria di molte merci primarie. Secondo Whitehall, la fornitura di medicinali e cibo potrebbe “essere suscettibile di gravi e lunghi ritardi”, con un aumento dei prezzi e ricadute sui redditi delle persone più povere. Il documento mette in evidenza inoltre il pericolo che le imposte sulle importazioni di benzina portino alla chiusura di due raffineria con la conseguente perdita di “2.000 posti di lavoro”.
Secondo il giornale inglese il rapporto rappresenta “la valutazione più completa sulla preparazione del Paese al no-deal”.  Chiamato in codice ‘Operation Yellowhammer’ (il nome in inglese di un uccellino, lo zigolo giallo), il piano era in realtà già trapelato a settembre dell’anno scorso ma solo in forma di foto rubata a qualcuno che usciva dagli uffici del governo a Whitehall tenendolo sotto il braccio.
Il primo commento sulle rivelazioni del Sunday Times è arrivato dal ministro dell’Energia, Kwasi Kwarteng, che ha cercato di ridimensionare la situazione. “Penso ci sia molto allarmismo e che molte persone stiano giocando al ‘Progetto Paura’”, ha dichiarato a Sky News, assicurando che il Paese “sarà pienamente preparato a uscire senza accordo il 31 ottobre”.

venerdì 1 marzo 2019

Germania rischia doppio smacco da dazi e no-deal Brexit

Fonte: W.S.I. 1 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

L’aumento delle tariffe statunitensi per le auto e uno scenario no-deal per la Brexit rischiano di essere un doppio smacco per la Germania e per mitigare gli effetti la cancelliera Angela Merkel e i suoi ministri stanno lavorando dietro le quinte.
“Se il doppio smacco si materializzasse, vogliamo estrarre qualcosa dal cappello”.
Così alla Reuters un alto funzionario del governo tedesco secondo cui il governo sta lavorando a un pacchetto di stimoli fiscali. La Germania, che ha evitato per un soffio la recessione, è particolarmente vulnerabile sia ai rischi delle tariffe statunitensi fino al 25% sulle automobili, sia alla Gran Bretagna che esce dall’UE il 29 marzo senza un accordo.
Germania, export valgono quasi metà produzioneLe esportazioni rappresentano quasi la metà della produzione economica della Germania e le auto sono di gran lunga la principale esportazione con vendite annuali che toccano un valore di 230 miliardi di euro (263 miliardi di dollari), secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica.
La destinazione di esportazione più importante per le auto tedesche lo scorso anno è stata negli Stati Uniti con ricavi per 27,2 miliardi di euro, seguita dalla Cina con 24,7 miliardi di euro e dalla Gran Bretagna con 22,5 miliardi di euro. In termini di numero di auto esportate, Londra è in cima alla lista con 666.000 e gli Stati Uniti sono al secondo posto con 470.000, secondo i dati dell’associazione del settore VDA.
Se entrambi gli scenari – tariffe e no deal – diventeranno realtà, l’impatto combinato potrebbe ridurre fino a 0,7 punti percentuali la crescita del prodotto interno lordo (PIL) della Germania a lungo termine, secondo le stime separate di Commerzbank e dell’Istituto Ifo.
Dazi più elevati e Brexit no deal: ciclo vizioso per economiaPer l’economia tedesca nel suo complesso, dazi più elevati negli USA e un no deal per la Brexit insieme colpiranno anche il sentiment delle imprese e il morale dei consumatori che potrebbero gettare l’economia in un circolo vizioso, dicono gli economisti.
Ma meno crescita significa anche meno entrate fiscali che limitano la capacità del governo di mettere insieme un enorme pacchetto di stimoli fiscali che potrebbe far uscire l’economia da una spirale al ribasso. Un ciclo vizioso insomma a cui il ministro Scholz sta attualmente lavorando per porre fine.
L’idea è contenuta in un progetto di legge che mira a sostenere le aziende che investono in ricerca e sviluppo con 5 miliardi di euro in incentivi fiscali per quattro anni, come hanno riferito fonti vicine al governo a Reuters.  Il piano sarà finanziato attraverso l’eccedenza di bilancio prevista, restringendo la platea per eventuali misure aggiuntive.

martedì 8 maggio 2018

Consumatori beffati: prodotti ridotti, ma prezzi invariati

Fonte: W.S.I. 8 maggio 2018, di Alessandra Caparello

Lattine della Pepsi con il 10 per cento di liquido in meno, così anche le patatine Doritos, i confetti M&M di Mars e i cereali Choco Pops della Kellogg’s sono alcuni dei prodotti che da un po’ di tempo gli inglesi vedono negli scaffali dei supermercati in confezioni più piccole ma con prezzo intatto.
Il tutto parte dalla Brexit che ha creato la cosiddetta shrinkflation, da contrazione e inflazione, portando ad un crollo dei consumi e per farli risalire si è deciso dapprima di aumentare i prezzi – manovra tragicamente fallita – e poi di attuare una nuova contromossa spiazzante: ridurre le quantità di poco e lasciare i prezzi invariati.  Un successone che sta prendendo piede anche in Italia.
Il tutto perfettamente legale e a discapito degli ignari consumatori che beffati, avranno meno quantitativi di prodotti e prezzi identici. Un fenomeno conosciuto anche dall’Istat  che influenza la correttezza del calcolo dell’inflazione come spiega a La Stampa. Federico Polidoro, responsabile delle statistiche sui prezzi al consumo dell’Istituto nazionale di statistica.
Il fenomeno sembra poter avere un impatto trascurabile sulla stima dell’inflazione generale ma rilevante per alcune classi di prodotti. E comunque l’Istat lo intercetta ed evita che influenzi la misura dell’inflazione (…) La pratica di ridurre il confezionamento dei prodotti venduti al dettaglio senza una proporzionale riduzione del prezzo da parte delle imprese produttrici o distributrici può produrre effetti di sottostima dell’inflazione.

domenica 5 febbraio 2017

Acqua, consumatori e movimenti: “Lo studio presentato da Utilitalia è una manovra lobbistica a danno dei cittadini”

di | 3 febbraio 2017  Il Fatto Quotidiano

Sul fatto che il sistema idrico italiano abbia grossissime e preoccupanti falle sono tutti d’accordo. Le divergenze, che spesso finiscono in veri e propri scontri, nascono quando si deve decidere come uscire dall’impasse: da una parte c’è il settore che chiede più soldi per fare investimenti, soldi che dovrebbero arrivare dall’aumento delle bollette dell’acqua, dall’altra ci sono le associazioni che difendono i consumatori secondo cui le tariffe sono già troppo alte a fronte di un servizio pessimo se non addirittura pericoloso per la salute. Ad accendere di nuovo la miccia è questa volta lo studio Blue Book, promosso da Utilitalia e realizzato dalla fondazione Utilitatis con il contributo scientifico di Cassa depositi e prestiti. Uno studio contro cui si sono scagliate le associazioni dei consumatori e i movimenti a difesa dell’acqua. Nel mirino in particolare la parte in cui si sostiene che per risollevare il settore l’unica soluzione è una politica tariffaria “full cost recovery”: alzare il prezzo dell’acqua per i cittadini e adeguarlo a quello medio europeo che sarebbe più alto.
“Non possono essere i consumatori a pagare 5 miliardi di investimenti all’anno, fabbisogno stimato da Utilitalia”, dice l’associazione Codici che spiega: “Ci sono città che arrivano a pagare cifre sproporzionate per un servizio che non viene loro offerto, per un’acqua che è ben lontana dall’essere potabile, eppure pagano per una depurazione che non viene effettuata”. Dunque, continua Codici, lo studio di Utilitatis non è altro che “un ulteriore strumento per fare azione di lobby e per chiedere all’Autorità più soldi per fare investimenti”. Senza contare che queste maggiori risorse, alla fine, “non equivalgono ad investimenti necessari ed utili” ma “andranno a nutrire ulteriormente l’inefficienza del management che viene collocato ad hoc da nomine politiche nazionali e locali, ingrossando ulteriormente le fila del clientelismo”. Contattata da ilfattoquotidiano.it, Utilitalia non ha voluto commentare.

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Il resto, naturalmente sul Fatto online.... commenti?

venerdì 28 ottobre 2016

Ttip, Ceta e produttività. Come il capitalismo cerca di sopravvivere

di | 28 ottobre 2016 dal Fatto Quotidiano

Jeremy Rifkin nel saggio La società a costo marginale zero, L’internet delle cose, L’ascesa del commons collaborativo e l’eclissi del capitalismo (Mondadori) scrive: “Quando l’attività economica produttiva di una società si avvicina a costi marginali zero, la teoria economica classica e neoclassica non ha più nulla da dire. Se i costi marginali rasentano l’azzeramento, il profitto viene meno, perché il mercato non può più fare il prezzo di beni e servizi […] la logica operativa che fa del capitalismo un sistema per produrre e distribuire beni e servizi perde ogni significato […] perché la dinamica del sistema capitalistico trae alimento dalla scarsità. Ma se il costo marginale di produzione di quei beni e di quei servizi scende quasi a zero […] il sistema capitalistico perde la possibilità di fare leva sulla scarsità e la capacità di approfittare della dipendenza altrui”.
Il costo marginale è quello di produzione e commercializzazione di ogni “ulteriore” unità di bene o servizio, spese generali e investimenti esclusi, la sua riduzione è un processo in atto da sempre ma esploso negli ultimi decenni del Novecento, è globale, dovuta all’innovazione tecnologica e alla crescente produttività del lavoro non adeguatamente retribuita.
In altre parole è “efficienza” che, se in fisica equivale a produrre il medesimo lavoro con minore energia, in economia significa soddisfare i bisogni correnti con minori risorse e generando minor Pil o soddisfare più bisogni a parità di Pil e occupazione. Gli effetti collaterali sono però: concentrazione della ricchezza nelle mani di chi può fare più efficienza (i grandi gruppi) e la scomparsa dell’inflazione.
La concentrazione della ricchezza comporta che i paesi produttori, anche a fronte di un moderato aumento del Pil pro capite, ammesso che riescano a tenere costante o aumentare l’occupazione, non altrettanto riescono a fare con il potere di acquisto dei propri cittadini che, nella media, si impoveriscono.
La scomparsa dell’inflazione è indice di un cambiamento dei fondamentali “classici”: se ci fosse richiesta di beni non soddisfatta (inflazione vera) le aziende riuscirebbero a farvi fronte in tempo reale e paradossalmente a prezzi minori. Grazie alle economie di scala infatti, oggi più domanda significa maggior produzione e prezzi più bassi, la “mano invisibile” regolatrice del mercato non funziona più e la piccola industria, non sempre in grado di fare queste economie, viene messa fuori mercato anche rispetto a piccole domande.
Se il sistema economico nel ‘900 riusciva a incrementare contemporaneamente la ricchezza prodotta, l’occupazione e il potere di acquisto oggi, superato un punto di non ritorno del “costo marginale”, occorre aumentare continuamente produzione e consumi solo per mantenere costante il Pil, non necessariamente l’occupazione e tanto meno il potere d’acquisto. E’ l’effetto Regina Rossa che è applicabile a parecchi sistemi dinamici complessi.
In Attraverso lo specchio di Lewis Carroll, la Regina Rossa dice ad Alice: “Qui, vedi, devi correre più che puoi per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte devi correre almeno il doppio”. Sintesi geniale di quello che sta succedendo, con una differenza fondamentale: se in molti altri sistemi è necessario “correre” per non perdere terreno rispetto ai competitori,  in economia il sistema deve correre solo per sopravvivere a se stesso.
La morale è che il consumismo capitalistico, diventato efficientissimo nel produrre ricchezza, sta dilapidando il suo capitale più prezioso: i consumatori. Naturalmente la classe dirigente economica è perfettamente cosciente di quel che sta succedendo e constatato che l’economia moderna non funziona più molto bene rispetto al mondo in cui opera, invece di ripensarla come sarebbe logico, ha deciso di cambiare le regole del gioco (il Mondo) per non perdere la partita.
Se i problemi sono la produttività non adeguatamente remunerata e la sovra produzione (efficienza), il crollo della domanda interna (redistribuzione) e la scomparsa dell’inflazione (scarsità), le soluzioni sono: ulteriore produttività, con le riforme sociali e sul lavoro, l’imposizione di mercati sovranazionali con trattati economici (Ttip e Ceta) per soddisfare esternamente il disperato bisogno di consumatori che hanno i gruppi globali e il sostegno artificioso dell’inflazione con le politiche monetarie. Sull’efficacia di queste azioni correttive ognuno può farsi la propria opinione.
Cosa più grave si stanno esautorando gli Stati, specialmente della vecchia Europa (anche per questo è opportuno opporsi alla riforma costituzionale e votare NO al referendum) che evidentemente è meglio trasformare in aziende, governate da un amministratore delegato e un consiglio di amministrazione possibilmente nominati, dove i cittadini come piccoli azionisti contino zero.
Lo scopo è la privatizzazione degli asset e dei servizi pubblici ma, temo anche, impedire gli investimenti nelle attività ad alto “costo marginale” che potrebbero rivitalizzare i consumi interni, ma che non sono affare per i grandi gruppi.
di | 28 ottobre 2016

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un acutissima riflessione sui mali del sistema....

buon weekend

lunedì 22 agosto 2016

Acqua, bus e rifiuti aumenti alle stelle e servizi scadenti “Ultimi in Europa” (ROSARIA AMATO)

22/08/2016 di triskel182

Lo studio.La Confartigianato ha calcolato le tariffe nei 32 paesi europei dal 2011 al 2016. L’Italia è quello dove ci sono stati i maggiori rincari e il livello di soddisfazione dei cittadini è il più basso. Roma peggiore capitale del continente.
ROMA – I prezzi salgono ma la qualità scende. In altre situazioni si cambierebbe fornitore, ma in questo caso non si può: si tratta dei servizi pubblici. Tra l’aprile 2011 e l’aprile 2016, calcola un’indagine di Confartigianato, le tariffe dei servizi pubblici locali (fornitura acqua, raccolta rifiuti, trasporti pubblici) sono aumentate del 22%, contro un’inflazione ridotta al minimo, salita in cinque anni solo del 4,9%. E contro soprattutto un potere d’acquisto falcidiato del 5,5% nello stesso periodo, calato ancor più del Pil pro capite (meno 5%). Colpa della crisi? No perché la crisi c’è stata anche nel resto dell’Eurozona, dove al contrario le tariffe sono salite della metà nel periodo considerato, in media dell’11,4%.

All’aumento inoltre non corrisponde un miglioramento, piuttosto il contrario: solo il 39% degli italiani si dichiara soddisfatto della qualità dei servizi pubblici, contro una media europea del 61%. Si tratta di una media che non considera solo i 28 Paesi Ue ma anche Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera, e l’Italia riesce ad essere ultima comunque, preceduta da Slovacchia e Grecia dove comunque la quota di cittadini soddisfatti arriva al 45%.
Gli aumenti dipendono soprattutto dalle tariffe per la fornitura di acqua, che crescono in cinque anni del 34,8%, contro il 13,5% dell’area euro, e da quelle per la raccolta dei rifiuti, in aumento del 19,2%, 11,3 punti in più rispetto alla media dell’Eurozona, mentre i trasporti stradali di passeggeri hanno un andamento più moderato e crescono del 10,9%, meno che nell’area euro (più 12,3%). Si tratta in ogni caso di dinamiche ben lontane dai meccanismi di mercato, dal momento che, ricorda Confartigianato, «le partecipate pubbliche operano frequentemente al riparo dai meccanismi concorrenziali: il 95% delle amministrazioni locali affida i servizi pubblici con modalità diretta, ovvero senza procedure ad evidenza pubblica ». Risultato, come emerge da uno studio della Banca d’Italia, una produttività inferiore dell’8% delle partecipate pubbliche rispetto alle imprese private, e il gap sale al 15% per le imprese controllate al 100% dalle amministrazioni locali. Alla scarsa produttività si affianca l’altissimo tasso di insoddisfazione da parte dei cittadini: nella classifica sulla qualità della vita connessa ai servizi pubblici locali sono tre città italiane ad aggiudicarsi gli ultimi tre posti, e cioè Palermo, Roma e Napoli (a Palermo dunque il “primato” negativo generale, a Roma quello tra le capitali europee). Tra le città italiane fanno abbastanza bene Verona (che comunque arriva al 53esimo posto), Bologna (sessantunesima) e Torino (sessantasettesima). E dall’Eurobarometro sulla pulizia della città risulta che a Roma la soddisfazione si ferma al 9%, contro il 45% di Berlino e il 67% di Londra, ma anche il 30% di Atene. Al primo posto ex aequo Oviedo e Lussemburgo con il 95%. Eppure Roma registra un costo medio pro capite per il servizio di igiene urbana superiore del 50,9% alla media nazionale. Gli italiani sono estremamente insoddisfatti anche dello stato di strade e palazzi: con un tasso del 35% la soddisfazione è praticamente equivalente al 34% per pulizia delle città, contro una media europea del 64%.
Articolo intero su La Repubblica del 22/08/2016.

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e se a dirlo è la Confartigianato.... ma ci svegliamo a no?
E che dire del mercato elettrico e del gas dove le inchieste, mai ficcanti sul serio, fioccano a go go?

lunedì 21 marzo 2016

Anatocismo, così il governo ha aiutato le grandi banche

21/03/2016 di triskel182
Consumatori in rivolta per un regalo che vale due miliardi l’anno. Era vietato per legge dal 2014, anche se gli istituti facevano finta di niente: ora è di nuovo legittimo.Ieri, Sergio Boccadutri, ex tesoriere di Rifondazione Comunista, poi di Sel e ora nel Pd ha diffuso una “doverosa risposta” al Fatto Quotidiano sull’anatocismo, l’illegale calcolo degli interessi sugli interessi ripristinato per legge da un suo emendamento approvato giovedì alla Camera. Sintesi dell’intervento: è vero, ma l’anatocismo ora è annuale, non più trimestrale e quindi “le nuove norme sono a vantaggio dei consumatori”.
Questi ultimi il vantaggio lo hanno intuito a tal punto che ieri, mentre Boccadutri vergava la sua risposta, inviata non al nostro giornale o alle agenzie, ma al sito deputatipd.it, hanno ri-definito il suo emendamento (firmato da molti deputati super-renziani) così: “È l’ennesimo inganno, una polpetta avvelenata per favorire gli esclusivi interessi delle banche e danneggiare i consumatori, che oltre al danno devono subire perfino la beffa degli interessi di mora”.
Firmato: Adusbef e Federconsumatori. Stessa linea del Movimento Consumatori: “È un gravissimo passo indietro. Una norma salva banche che va fermata immediatamente”. L’avviso comune finale: “Se non verrà modificata saranno inevitabili ricorsi giudiziari”. Proprio quelli che Boccadutri afferma di voler archiviare.
Breve riassunto. L’anatocismo è la pratica di calcolare gli interessi sugli interessi debitori applicati ai correntisti: quelli maturati finiscono sul conto e fanno da base per quelli futuri, e il debito sale esponenzialmente. In questi anni di crisi l’operazione – illegittima per decisione della Corte costituzionale – ha strozzato imprese e correntisti in difficoltà, fruttando miliardi alle banche (due solo nel 2014). Giovedì, Boccadutri e i Dem hanno portato a casa il blitz in commissione Finanze, spacciandolo per una “storica fine dell’anatocismo”. È vero il contrario: vengono esclusi gli interessi di mora, di norma più alti di quelli corrispettivi.
Funzionerebbe così: gli interessi vengono calcolati al 31 dicembre, poi il cliente ha 60 giorni per saldarli altrimenti finiscono sul conto e fanno da base per quelli futuri. È l’anatocismo, solo che annuale e non più trimestrale come ora. “È scusate se è poco”, scrive Boccadutri. Ma nel testo c’è pure la beffa: “Il cliente può autorizzare preventivamente” l’addebito in conto al momento in cui gli interessi diventano esigibili, ma solo prima che “l’addebito abbia avuto luogo”. In un contratto è la banca la controparte forte e ha più di una freccia al suo arco per farsi dare l’autorizzazione. “E se pure viene revocata, il cliente dovrà pagare gli interessi di mora sulla quota di interessi non pagati, rendendo impensabile e autolesionista farlo”, spiega Paolo Fiorio del Movimento Consumatori.
Ieri Boccadutri s’è giustificandosi così: le banche comunque “ci rimettono” rispetto a prima. L’incipit è indicativo: “L’articolo del Fatto avrà al più presto una risposta nel merito”. Perché questa suspence? Fonti del Tesoro spiega al Fatto l’iter: l’emendamento è stato scritto dalle grandi banche, guidate da Intesa Sanpaolo. La sponda è arrivata proprio dal ministero dell’Economia – più sensibile che mai a venire incontro al settore – e grazie alla sponda di Palazzo Chigi ha convinto Bankitalia della bontà dell’operazione. Palazzo Koch, per la verità, è sempre stato per la linea dell’“anatocismo annuale”, ma negli ultimi tempi qualcosa s’era mosso.
L’anatocismo, infatti, sarebbe vietato dal 2014 (legge di Stabilità del governo Letta) ma le banche se ne sono sempre infischiate, preferendo le condanne in tribunale. L’appiglio: mancava la delibera attuativa del Comitato interministeriale per il risparmio e il credito (Cicr), dove siedono Bankitalia e il Tesoro, che ne bloccavano l’uscita. Ad agosto, dopo che Il Fatto rivelò la natura dell’impasse, Palazzo Koch pubblicò una bozza e la mise in consultazione pubblica, chiusa a ottobre. Poi più nulla.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 20/03/2016.

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posto quest'articolo giusto a titolo esemplificativo di quello che questo, e quelli che l'hanno preceduto, del reale operato del governo e verso chi è rivolta..... è vero che le cambiali sottoscritte vanno pagate ma è anche vero, senza temere di essere smentiti, che, al di là dei proclami e delle balle mediatiche, quando si tratta di favorire gli amici degli amici non ci sono problemi nel mettere in pratica quanto richiesto o quanto serva alla bisogna...... l'anatocismo è una pratica odiosa e illegale che rende le banche del tutto simili al mondo oscuro del prestito con interessi; di solito un governo dovrebbe attenuaer se non vietare queste pratiche non favorirle...

giovedì 14 gennaio 2016

Bollette acqua, luci e ombre del nuovo metodo tariffario. Con aumenti in vista

dal Fatto Quotidiano del 13 gennaio 2016a firma di

Dal primo gennaio 2016 è entrato in vigore il metodo tariffario idrico 2016/2019. Si tratta di un nuovo quadro di regole, approvato dall’Autorità dell’energia, del gas e dell’acqua che consentirà di “incentivare gli investimenti nel settore, favorire il miglioramento della qualità dei servizi, razionalizzare le gestioni e riconoscere in modo efficiente i costi per le sole opere effettivamente realizzate”.
Cosa cambierà per i consumatori? Tra le 45 regole di trasparenza predisposte sono previsti standard di qualità contrattuali minimi omogenei, validi in tutte le Regioni, che garantiscono per la prima volta delle tempistiche precise. Nel dettaglio, l’allaccio dell’utenza privata alla rete idrica, d’ora in avanti, avviene entro 10 giorni dalla richiesta dell’interessato, l’attivazione o la voltura del servizio entro 5 giorni, un appuntamento va concesso entro 7 giorni, mentre la verifica del contatore si conclude entro 10 giorni dalla domanda. Poi, se all’utente è stata tolta l’acqua per morosità non dovranno passare più di due giorni feriali per la riattivazione della fornitura dal momento in cui l’interessato avrà saldato il debito. E se la società di gestione non rispettasse questo calendario? Pagherà un indennizzo: 30 euro a infrazione, pena che scatta in automatico e va accredita direttamente in bolletta.
Inoltre, tra le altre novità si segnalano anche gli obblighi minimi di fatturazione che prevedono, a tutela dell’utente, che il gestore emetta una bolletta semestrale per consumi medi annui fino a 100 metri cubi, quadrimestrale per quelli tra 101 e 1.000 metri cubi, trimestrale per quelli tra 1.001 e 3.000 metri cubi e bimestrale oltre i 3.000. Ma, soprattutto, per le bollette superiori al 100% del consumo medio annuale può scattare la rateizzazione, con un aiuto in più: la richiesta può essere fatta anche nei 10 giorni successivi alla scadenza. Anche sul fronte dei reclami le procedure dovrebbero essere più snelle con una facilitazione rispetto alle informazioni e ai servizi telefonici forniti dai gestori. Tutto almeno in teoria, visto che gli standard qualitativi definiti dall’Autorità dovranno essere garantiti a partire dal primo luglio 2016, entrando però a pieno regime solo nel 2017.
Ottimi propositi si dirà, visto che la fotografia dell’acqua in Italia è caratterizzata da tinte scurissime. Secondo l’ultimo monitoraggio di Federconsumatori, nel 2015 una famiglia media ha speso 276 euro per il servizio idrico integrato (che include fognatura e depurazione), fino al top di Pisa che con 442 euro batte tutte le altre città. Una spesa cresciuta del 6,4% rispetto al 2014 che, tradotta in soldoni, equivale a 16 euro in più sulla bolletta. Ma a salire è stato anche il livello di dispersione idrica: fra buchi e furti si perde il 37% dell’acqua immessa nei tubi, con punte del 60% nel Lazio e in Calabria.
Quali saranno, quindi, gli effetti del nuovo sistema di tariffazione? “Per il 2016 è prevista una spesa analoga, perché – spiega Mauro Zanini, direttore del centro ricerche di Federconsumatori – nulla è cambiato rispetto ai costi per la manutenzione degli impianti che continueranno ad essere scaricati per i due terzi sulla bolletta. E questo nonostante dal 2011, l’anno del referendum che ha bocciato la privatizzazione e ha abolito la possibilità di remunerare il capitale investito, chiediamo che invece vengano computati nella fiscalità generale. Così – prosegue – la lieve ripresa degli investimenti che si è registrata negli ultimi anni, importante per ridurre le perdite e rendere più efficiente il servizio idrico, è stata possibile grazie alle risorse ricavate dagli aumenti in bolletta“. Mentre lo stato di salute delle reti idriche in Italia versa in cattive condizioni (basti pensare al caso di Messina con i continui guasti alla condotta e gli abitanti rimasti settimane senza acqua) e la gestione costa parecchio. I numeri lo dimostrano: dal 2011, anno in cui la regolazione della tariffa è passata all’Autorità, la spesa annua tipo per le famiglie è passata da 217 euro agli attuali 276 euro con un aumento del 22% a fronte di un inflazione inferiore al 4,6 per cento.
C’è anche un altro dato che spiega lo stato dell’emergenza e a illustrarlo è stato Mauro Grassi, responsabile della Struttura di Palazzo Chigi #italiasicura che si occupa dello sviluppo delle infrastrutture idriche: “Sono stati stanziati 3,2 miliardi di euro (2,8 miliardi dei quali solo per il Sud) per quasi 900 opere tra depuratori, fognature e acquedotti di cui non sono ancora state avviate le gare”. Tanto più che per l’anno in corso è attesa anche una mega sanzione da parte della Commissione Ue per via dei ritardi accumulati dall’Italia nella a messa a norma dei sistemi fognari e di depurazione. La richiesta del governo è chiara: raggiungere livelli di investimento nel sistema idrico simili a quelli degli altri Paesi europei, passando dagli attuali 36 euro per abitante ad almeno 50 euro, per avvicinarsi poi agli 80-90 euro degli Stati europei più virtuosi. Ma per farlo aumenteranno le bollette e così gli investimenti ricadranno sull’utente.
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mi chiedo: ma il referendum non aveva spazzato via questi meccanismi furbeschi miranti solo a togliere soldi dalle tasche dei contribuenti per metterli nelle maini dei privati?

martedì 27 ottobre 2015

probabilmente dannose..

togliamo subito le castagne dal fuoco ed evitiamo ideologismi del tutto fuori luogo: sono vegetariano (da non confondere con vegano che è altro)... ciò non significa che ho il classico preconcetto che subito viene attribuito a chi lo è.
Detto ciò.
L'OMS se ne accorge SOLO ora che la carne "lavorata" fa male al pari di sigarette, amianto ecc.?
E della carne "non lavorata" che ha messo in seconda categoria raccomandando di consumarla con moderazione perchè "probabilmente" può fare danni a lungo termine ce lo dice SOLO ora?
Aveva Ragione chi, come Campbell (di cui riporto a fianco in colonna del blog l'opera "the China Study"), da decenni diceva: non abbiamo le zanne quindi non siamo predisposti per mangiarne dopo averci studiato su per oltre 30 anni mettendo a rischio carriera, propria autorevolezza e quant'altro suggerendo di evitare di mangiarne particolarmente la carne lavorata industrialmente?
A che vale dirlo ora?
In realtà il problema per l'OMS è solo di carattere statistico: le medie aritmetiche sull'incidenza dei tumori e della malattie direttamente ascrivibili al consumo eccessivo da carne rossa gli hanno detto che la carne fa male: ma sono medie aritmetiche ultra-decennali; sono solo conti aritmetici dati dal rapporto consumo di carne vs malattie e danni direttamente ascrivibili al suo consumo; superato l'indice di riferimento scatta l'allarme e viene pubblicato; tutto qui.
Altra cosa è, secondo me, una seria riflessione sui costumi e sul consumo dell'alimento carne: partiamo dal fatto che tutto quel che viene usato senza parsimonia FA MALE senza se e senza ma; quindi al di sotto di questa soglia i problemi che possono nascere sono gli stessi problemi statisticamente previsti per chiunque segua un abitudine non proprio consona ai rigori del proprio salvaguardarsi...... ad esempio se sei raffreddato e ti metti a camminare in maglietta a dicembre a 1000 metri d'altezza magari non ti ammazza ma qualche problema te lo può creare, magari a lungo termine..... chiaro? Altro discorso è se quel certo comportamento non viene disincentivato da chi dovrebbe farlo perchè questo è il punto: se non si spiega che "certa" carne prodotta e lavorata in un certo modo e con uno scarso controllo da parte di chi deve farlo (pensate negli usa gli ispettori addetti all'uopo hanno - e lo sostengono sia Campbell che Rifkin - SOLO 20 scarsi secondo per decidere se un singolo pezzo di carne può essere o meno adatto al consumo umano... e dopo che le solite organizzazioni, notoriamente comuniste, dei consumatori ne denunciavano la irritualità si è arrivati all'autocertificazione.. una pratica che anche qui stiamo seguendo ossia l'azienda, salvo ispezioni o denunce o altro, auto-certifica che il prodotto è buono: una cosa salvifica per la salute vero?), FA MALE ed è dannosa per la salute....  E VA IMPEDITA LA VENDITA. Cosa questa che non avviene, come mai? E come mai non solo si vende ma nelle scuole pubbliche, soprattutto anglosassoni sia chiaro,  viene consumata e le aziende produttrici addirittura "sponsorizzano" certe attività? Domande, temo, senza risposta...
In questo post sono evidentemente off topic il come viene lavorata la carne rossa: gli allevamenti intensivi (che producono spreco di acqua, di risorse ecc. pensate che solo i cereali usati per alimentare i bovini americani potrebbe sfamare per un anno l'intera Africa... questo dato è preso da "ecocidio" di J. Rifkin)
Qui da noi la situazione è un pò diversa: la "famosa" dieta mediterranea e il costo della carne, non certo fra i più bassi, ne frenano il consumo sfrenato; è anche vero che la penetrazione delle aziende di junk food sta avvenendo senza che nessuno alzi un dito o quasi (i soliti comunisti protestano ma fanno parte del coro di fondo e nessuno se li fila.. anzi i media li ridicolizzano) e, riuscendo a tenere basso il prezzo, con un accorta politica di "sponsorizzazione (leggi EXPO)" stanno avendo un certo successo ma siamo lontani dai livelli anglosassoni...... si deve anche dire che anche così gli effetti già si vedono: aumenta il numero degli obesi, in particolare quello dei bambini obesi e questo dovrebbe preoccupare chi è preposto alla salute pubblica ma, come in altri campi, il livello di attenzione è piatto come il mare in bonaccia.... servirà quest'allarme ad alzare la soglia di attenzione? Lo si spera perchè altrimenti i costi saranno altissimi sotto tutti i punti di vista.
Altro discorso è la qualità del cibo in generale: da questo punto di vista non c'è allarme che tenga perchè oggi tutti gli alimenti possono essere a rischio se non c'è correttezza da parte delle aziende e consumo moderato da parte dei consumatori; che sia verdura o carne se i due poli del mercato non si scambiano "informazioni" e non c'è controllo serio il rischio è perenne e presente in ogni caso: pensate agli OGM o alle produzioni fuori stagioni fatte in serre ecc.  soprattutto avendo bene a mente il vertiginoso aumento delle allergie, questo si preoccupante ma anche di questo nessuno ne parla: chissà perchè?
Quello che trovo REALMENTE preoccupante è la completa assenza di educazione alimentare dei cittadini: è l'unica vera difesa contro la aggressive campagne alimentari che invogliano a mangiare carni lavorate e non.... ma questa mancanza è solo l'ultima di tutte quelle falle che in 70 anni di storia italiana la mancanza di un educazione (civica, alimentare, ecc.) si sono aperte in questa società rendendola non solo confusa ma preda di imbonitori, venditori e .... mercanti di morte dove, come sempre, a contare è il profitto e la vendita e non i danni prodotti dalle attività "industriali": ma questa, come si dice, è un altra storia.

lunedì 2 marzo 2015

Gas e elettricità nel ddl Concorrenza: chi tutela i consumatori?

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 2/3/2015 a firma di
Venerdì 20 febbraio il governo ha approvato al Capo IV del “Ddl concorrenza”, quello passato alla cronaca per la rivolta di taxisti, notai e farmacisti, un testo che conferma l’eliminazione della “maggior tutela” per gli utenti di gas e elettricità. Un provvedimento che interessa milioni di cittadini e che è passato, come solo questo governo riesce a fare, completamente sotto silenzio, stampa economica e tweet compresi. Per “maggior tutela” normalmente si intende il regime a cui hanno diritto i clienti domestici e le imprese sotto i 50 dipendenti che non vogliono passare al mercato libero.
La tutela esistente è costituita dalle condizioni economiche definite dall’Autorità (Aeegsi), che tutti i venditori hanno l’obbligo di offrire a coloro che non scelgono il mercato libero e, mantenendo i contratti in essere, hanno, tanto per portare un esempio, beneficiato della discesa dei prezzi del petrolio nel periodo aprile-dicembre 2013.
A partire dal 1 gennaio 2018 non ci saranno più i prezzi di riferimento per gas ed elettricità attualmente stabiliti. Per dare una dimensione del provvedimento adottato in quattro articoli piuttosto oscuri per i non addetti ai lavori, sono quasi 29 milioni i punti serviti dal mercato elettrico e solo il 25% di questi ha finora optato per il mercato libero (pari al 29% dell’elettricità totale). Per il gas, il numero di punti serviti dal mercato libero è solo il 22% (23% del gas totale).
La forzatura corrisponde all’ideologia vincente, che consegna al mercato la soluzione di problemi di enorme rilevanza per la società e che in questi stessi giorni sta portando colpi durissimi al patrimonio pubblico delle reti (non solo Tv e telefonia, che attualmente sollevano le maggiori preoccupazioni e proteste). L'Autorità ha appena dimostrato – con i dati che si riferiscono agli anni 2012/2013 – che nel settore elettrico passare dalla maggior tutela al mercato libero può arrivare a costare fino al 20% in più (per il gas fino al 10%). A milioni di cittadini converrebbe quindi restare sotto il mercato di “tutela”. E l’aveva detto chiaramente una persona sopra le parti come Bortoni, presidente dell’Aeegsi, chiedendo di “evitare che la transizione al mercato libero dei clienti di massa sia caratterizzata da massicci trasferimenti di ricchezza dai clienti finali ai venditori del mercato libero”.
Vale la pena allora chiedersi: quali benefici avranno gli utenti, dopo che si è dimostrato che la concorrenza sul mercato finisce nelle mani di cartelli che li penalizzano e dopo che si è attestato che la componente delle imposte e dei servizi di rete pesa sulla bolletta assai di più della parte riservata ai “servizi di vendita” (46%) cui sarebbe riservata la liberalizzazione? Non si tratta invece di un favore fatto a coloro che acquistano energia e la rivendono alle società di vendita (quelle che ci mandano le bollette a casa), monitorati dall’Autorità che oggi rende pubbliche le sue valutazioni e che domani non avrebbe più alcun titolo nel merito, perché l’andamento delle tariffe verrà totalmente consegnato ai meccanismi del mercato? Si capisce come mai l’Aiget (Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader) abbia plaudito alla decisione governativa e abbia volutamente ignorato che gran parte dei contratti venduti sul mercato libero – magari a prezzo fisso per uno/due anni e poi lievitanti con clausole che i clienti neppure riescono a valutare per mancanza di informazioni – sono più onerosi per gli utenti malcapitati!
Se l’obiettivo fosse quello di abbassare i prezzi, si dovrebbe lavorare sul 54% del costo in bolletta che non è costo dell’energia, ma pane per la politica, nel senso che è costo di sistema, oneri e tasse, quindi materia normativa. E anche il contenimento della parte della bolletta (46%) che riflette i costi di generazione, non andrebbe lasciata al mercato – moderno moloch da venerare – ma dovrebbe essere il frutto di una politica energetica che abbassa i costi perché pone l’attenzione su come oggi si produce elettricità e da dove ci si rifornisce di gas.
I decreti legge non finiscono con un tweet: su questioni di questa portata vanno informate e coinvolte le associazioni dei consumatori, le organizzazioni sindacali, i movimenti che si espongono in difesa del clima e del lavoro, le istituzioni locali che si avvalgono delle municipalizzate per fornire servizi ai loro cittadini. Penso che solo attraverso una mobilitazione che ponga in risalto gli svantaggi di un trasferimento al mercato di un problema di rilevanza politica e sociale, il Parlamento, quando sarà chiamato a discutere della traduzione in legge di decreti ispirati da lobby o da una ideologia che demonizza il controllo sociale, potrà sentire su di sé la responsabilità della difesa concreta dei consumatori e dell’impegno per un sistema energetico il più efficiente e pulito possibile.
p.s.
l'ennesima fregatura di questo governo e di quelli che l'hanno preceduto. Eppure tutto tace mentre invece dovrebbe valere il motto "nessun dorma"!

mercoledì 24 settembre 2014

Salute: ecco i 10 cibi più contaminati

dal sito pandorando a firma di Free Opinionist.
Nel dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”, presentato al Teatro Palapartenope di Napoli, Coldiretti ha stilato un’interessante classifica dei cibi con più residui di sostanze chimiche elaborando i dati del Rapporto 2014 sui residui dei fitosanitari in Europa realizzato dall’Efsa, Agenzia europea per la sicurezza alimentare.
Con il 61,5 per cento dei campioni risultati irregolari, il primato di alimento meno sicuro in vendita in Italia se l’è aggiudicato il peperoncino che arriva dal Vietnam: nel 2013 ne abbiamo importati 273.800 chili per preparare sughi piccanti, insaporire l’olio o condire piatti, senza alcuna informazione per i consumatori. Nel peperoncino esaminato è stata rilevata la presenza in eccesso di difenoconazolo, ma anche di hexaconazolo e carbendazim che in Italia, sul prodotto, sono vietati.
“Un pericolo legato al fatto che, sotto la pressione della crisi, aumenta il commercio di surrogati, sottoprodotti e aromi artificiali oltre che di alimenti a basso costo ma a rischio elevato, come dimostra il fatto che le importazioni agroalimentari in Italia hanno raggiunto la cifra record di 39 miliardi di euro nel 2013 con un aumento del 20 per cento rispetto all’inizio della crisi nel 2007”, ha spiegato Coldiretti.
“A preoccupare”, continua Coldiretti, “è anche l’arrivo sul territorio nazionale nel 2013 di 1,6 milioni di chili di lenticchie dalla Turchia che, secondo l’Efsa, sono irregolari in un caso su quattro (24,3 per cento) per residui chimici in eccesso e delle arance dall’Uruguay che presentano il 19 per cento dei campioni al di sopra dei limiti di legge per la presenza di pesticidi come imazalil ma anche di fenthion, e ortofenilfenolo vietati in Italia”.
Il resto della classifica comprende le melagrane dalla Turchia (40,5 per cento di irregolarità), i frutti della passione dalla Colombia (25 per cento), l’ananas del Ghana (15,6 per cento), le foglie di tè dalla Cina (15,1 per cento), il riso indiano (12,9 per cento) che con un quantitativo record 38,5 milioni di chili nel 2013 è il prodotto a rischio più importato in Italia, i fagioli dal Kenya (10,8) e, all’ultimo posto, i cachi da Israele (10,7 per cento).
L’Italia, che secondo l’Efsa vanta livelli di sicurezza unici in Europa, con una quantità di prodotti agroalimentari con residui chimici sopra i limiti pari allo 0,2 per cento (nove volte meno della media europea e 32 volte meno i livelli medi extracomunitari), si trova a dover fare i conti con un pericolo che riguarda soprattutto i consumatori più colpiti dalla crisi, costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo, ricchi di ingredienti di scarsa qualità e facilmente contaminati.
“In questo contesto è importante la decisione annunciata dal Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin, di accogliere la nostra richiesta di togliere il segreto e di rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri per poi magari parlare di Made in Italy nelle pubblicità”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.da stasera spero di dare al blog un respiro molto più ampio e parlare, finalmente, anche di quella parte dell'informazione messa in secondo piano dal mainstream... arrivo buon ultimo naturalmente.

lunedì 14 luglio 2014

Debito pubblico, nuovo record a maggio raggiunta quota 2.166,3 miliardi

il Portogallo sta vedendo fallire, dopo la cura che hanno pagato  cittadini di quel paese impoveriti dalle ricette salva paese, le tre maggiori banche del paese...... inutile dire che anche lì il PIL decresce (questo si che è decrescere), la disoccupazione aumenta, l'inflazione anche e infine il debito pubblico protoghese non è affatto diminuito: perchè? Perchè la "ricetta" è pervicacemente fallimentare e mira solo a far ingrassare la finanza e non certo a risollevare l'economia. Eppure nessuno alza la voce.... ecco un post che fra qualche mese, quando crescerà ancora il "nostro debito pubblico", troveremo ottimista...
di | 14 luglio 2014
Nuovo record per il debito pubblico italiano che a maggio è aumentato di 20 miliardi di euro rispetto al mese precedente e ha raggiunto quota 2.166,3 miliardi. E così la crescita dall’inizio dell’anno è arrivata a 97 miliardi di euro, che in termini percentuali significa un rialzo del 4,7 per cento. E’ quanto emerge dal Supplemento al Bollettino statistico Finanza pubblica, fabbisogno e debito della Banca d’Italia pubblicato lunedì 14 luglio.
Quanto alle voci di costo, l’incremento è dovuto per 14,9 miliardi al versamento di liquidità nelle casse del Tesoro che a fine maggio era pari a 92,3 miliardi, 30 in più dell’anno prima, nonché, per 5,5 miliardi, al soddisfacimento del fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche. Ma sarebbe potuta andare ancora peggio: l’emissione di titoli di Stato sopra la pari, l’apprezzamento dell’euro e gli effetti della rivalutazione dei BTP indicizzati all’inflazione (BTPi) hanno contenuto l’incremento del debito per 0,4 miliardi.
Ma il peso maggiore delle spese nel loro complesso è dovuto all’andamento dei conti delle amministrazioni centrali che vale 20,9 miliardi. Cala, invece, il debito delle Regioni e delle Province Autonome che è passato da 37,9 a 36,6 miliardi, mentre è rimasto stabile quello delle province (a 8,4 miliardi) ed è aumentato da 47,6 a 48 miliardi il debito dei Comuni. Invariato anche il debito degli Enti di Previdenza.
E così, nota l’Adusbef in un comunicato, il governo Renzi, partito a fine febbraio con un debito di 2.107,1 miliardi di euro, termina il quarto mese di governo con il debito salito a 2.166,300 miliardi, con un aumento di 59,143 miliardi, al ritmo di 14,785 miliardi al mese. Per i cittadini, sottolinea ancora l’associazione dei consumatori, il tutto si traduce in un maggior carico di 871 euro di “tassa occulta”, oltre ad altri gravami come Tari, Tasi, addizionali Irpef, accise, bolli passaporti, che portano il peso sulle spalle di ogni italiano a 36.225 euro a fine maggio. Una situazione che è andata a ripercuotersi su una popolazione che, secondo gli ultimi dati Istat, già nel 2013 evidenziava il 10% di povertà assoluta con la fascia delle famiglie che risulta essere la più colpita.
L’Adusbef inoltre scompone il debito generato dai governi Monti e LettaL’incremento del debito per 128,904 miliardi di euro generato dal governo Monti, secondo l’associazione, ha prodotto per i cittadini italiani  un aumento del carico pro capite pari a +2.163 euro, portando il debito totale a carico di ciascun cittadino italiano a 34.250 euro. Il governo Letta, partito a fine aprile 2013 con un debito di 2.041,293 miliardi di euro, conclude il suo mandato con un debito pubblico salito a 2.107,157, un aumento in 10 mesi di oltre 48 miliardi. L’aumento di carico pro capite imputabile alla sua politica, sempre secondo l’Adusbef, è di di 1.105 euro, per un totale di 35.354 euro alla fine di ottobre.
p.s.
capite perchè dico che fra qualche mese sarà ricordato come "ottimistico"?

mercoledì 2 aprile 2014

buoi al macello....

Sapevate che esiste l'economia comportamentale? E sapevate cosa studia?
Ok, dicesi finanza comportamentale e/o economia comportamentale sono campi di studio strettamente legati, che applicano la ricerca scientifica nell'ambito della psicologia cognitiva alla comprensione delle decisioni economiche e come queste si riflettano nei prezzi di mercato e nell'allocazione delle risorse. Entrambe si interessano della razionalità, o meglio della sua mancanza, da parte degli agenti economici. I modelli studiati in questi campi tipicamente integrano risultati della psicologia cognitiva con l'economia neoclassica (da Wikipedia).
Leggendo "il prezzo della disuguaglianza" del premio nobel per l'economia del 2001 J. Stiglitz mi sono imbattuto in questo settore dell'economia che mi ha confermato nella mia convinzione che siamo ridotti a parco buoi, nemmeno più consumatori ma proprio buoi nel recinto: oggetto di studi, indagini mirate ma sopratutto oggetto delle attenzioni di chi da un lato ha come fine il profitto e dall'altro ha come fine il controllo delle informazioni affinchè i buoi non si accorgano di esserlo ma ne abbiano solo una percezione marginale affinchè possano comprederlo senza poter far nulla: ossia non abbiano quella riflessività dell'azione che contraddistingue l'agire umano nel corse della sua evoluzione da scimmia a essere umano; ora ciò, hanno stabilito i papaveri del consumismo e le aziende commerciali che fanno profitto, non serve più.. anzi è molto malvisto perchè se fra i consumatori ci dovesse essere qualche potenziale essere senziente che si accorge della truffa il giochino potrebbe entrare in crisi perchè the show must go on. Il punto, come sempre, non è il singolo individuo ma la massa: è facilmente manovrabile e influenzabile..... un gregge nel quale una, possibile, pecora nera non fa numero ma, al contrario, fa scopo perchè è parte della statistica  naturale che ci sia direi dato che su essa si stringe la tenaglia composta da chi spera di liberarsi dal giogo senza troppo sudare e chi spera nel fallimento per poter stringere ancora la vite e mantenere controllo e fare profitto. Keynes, economista e investitore, diceva: "le idee degli economisti e dei filosofi, sia quelle giuste che quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si ritenga. In realtà il mondo è governato da poche cose all'infuori di quelle. Gli uomini della pratica, i quali si credono affatto liberi da ogni influenza iltellettuale, sono spesso schiavi di qualche economista defunto".... chiaro? No? Un esempio: il marlboro man, lo ricordate? Quanti hanno guardato la sua pubblicità e l'hanno ammirato? La forza dell'immagine è questa: colpire l'immaginazione a livello profondo: almeno una persona su tre ha iniziato a fumare grazie a quella foto; e ha fumato proprio quella marca di sigarette, dice nulla? Bene, ora tutto quanto sopra rapportatelo non solo all'economia in senso stretto ma allargatelo alla politica e l'equazione ha la sua soluzione: controllare i media significa controllare il comportamento della massa e dei suoi componenti perchè nessuno sa cosa accadrà dopo quindi carpe diem.... ed è quel carpe diem che frega i buoi e li aiuta ad autorinchiudersi ne recinto; chi dice il contrario è in malafede.... perchè sta facendo "framing" ossia: un processo inevitabile di influenza selettiva sulla percezione dei significati che un individuo attribuisce a parole o frasi. Il framing definisce la "confezione" di un elemento di retorica in modo da incoraggiare certe interpretazioni e scoraggiarne altre. I mass media o specifici movimenti politici o sociali, oppure determinate organizzazioni, possono stabilire dei frames correlati all'uso dei media stessi.
Ora preoccupatevi pure.... e andate a votare alle europee senza cedere ai messagi subliminali che invocano il contrario.

domenica 10 marzo 2013

RFID: non è fantascienza..

se vedete questo su un prodotto... siete controllati: si chiama RFID.
avrete letto di quel parlamentare del m5s che parlando degli rfid e dei chip, da impiantare nell'essere umano, è stato massacrato e ridicolizzato: non ha fatto un buon lavoro per la causa di chi crede che siano pericolosi e che possono prefigurare un mondo dove, come in un romanzo di p.k. dick (minority report), siamo tutti controllati ed è possibile ... spegnerci spegnendo il chip. Non é fantascienza; è solo cattiva comunicazione da parte del parlamentare: non si tratta di nessun complotto di nessun potere tentacolare, niente di niente... sono solo affari da parte delle grandi aziende sempre più interessate a conoscere anche i nostri più intimi dettagli per poterci "taggare" e raggiungere con i loro prodotti: per farlo hanno riscoperto una tecnologia antiquata e l'hanno messa alla base delle loro strategie commerciali: infatti la definiscono internet delle cose (e vi consiglio di leggere i link).
ve ne sono di due tipi:
  1. passivi. son quelli che vediamo sulle confezioni di abiti o dei videogiochi e, oltre che impedire di poterli rubare, segnalano la quantità presa per rifornire lo scaffale del supermarket di turno; ne esiste anche un tipo con il quale potete prendere la roba e pagare direttamente senza passare dalla cassa.. sempre la stessa roba; 
  2. attivi, e sono i più pericolosi perché sono in funzione anche dopo che siete usciti dal negozio.. sono dotati di pile e comunicano con i rilevatori dei negozi, se predisposti, vicino ai quali passate... volendo vi seguono fino a casa. Sono questi che creano le maggiori preoccupazioni alle associazioni di diritti umani e di difesa della privacy, soprattutto americane; c'è anche un uso militare di cui se ne fa uso ma dai militari me l'aspetto.
Al momento questa è la realtà, non c'è null'altro .... a parte i .. brevetti depositati: quelli sono il futuro che non mi auguro:
  1. richiesta di brevetto n° 2004174258, rfid "profondo" da inserire nel corpo umano (vicino ai genitali) e impossibile da estrarre e contraffare;
  2. chip dog tag per uso miliatare che discende dal brevetto del punto 1) che non esclude un uso civile che può essere rimosso solo quando si è ... morti.
insomma si partì dall'antitaccheggio negli anni '70 per arrivare a ...
questo: il "famoso" chip sottocutaneo che è già brevettato e funzionante e che hanno installato su alcuni volontari del programma sanitario americano.... la destra americana grida al complotto e ci marcia su da anni per terrorizzare gli americani; i teorici del complotto idem.. invece dovrebbero volare un pochino più in basso e dare un occhiata alle aziende in casa propria che stanno usandoli per motivi molto più terra terra: fare soldi a spese dei consumatori, ancora quei pochi rimasti.....
una discreta disamina la trovate su

un pamphlet che, a parte qualche velleità millenarista, spiega molto bene quale sia realmente il problema..... altro che le menate dette e propagandate dal nostro neo-parlamentare....
 

domenica 1 luglio 2012

RFID: l'ultima frontiera ... del consumo

..... viviamo nella società del consumo: il profitto é il dio e il mercato il suo messia; ma questo lo sappiamo, spero.




Viviamo in una società globalizzata che é riuscita a dividere l'idea dalla sua realizzazione: si progettano ad esempio scarpe in un luogo e in un altro punto del pianeta le si producono.



Viviamo in una società talmente liquida che le persone letteralmente sono immerse in un mare di comunicazione, un flusso continuo che tiene, lo provano serissimi studi fatti in merito, in continua eccitazione la corteccia cerebrale delle persone: si sa che in uno stato tale si perde spesso di vista il punto di equilibrio individuale e collettivo; si é confusi e divisi, insomma prede dei lupi del multitasking commerciale e, soprattutto politico.



sono queste le dimensioni, a grandi linee, che abbiamo di fronte.



L'RFID non é una tecnologia nuova, anzi, e nemmeno sconosciuta ai più: simili ne abbiamo con il telepass dell'autostrade o il gps, il principio é lo stesso. La stessa internet ha una sub struttura che ne imita i principi, si chiama internet delle cose, che non vediamo ma di cui ci accorgiamo quando vediamo popup pubblicitari o cookie: quando visitiamo un sito, qualunque sia, sul nostro pc si installano cookie che dicono a qualche società che cosa abbiamo fatto ..... questa particolare internet da un immagine virtuale dei nostri comportamenti in rete.



E quando si va per negozi... ci registrano come consumatori che fanno shopping e registrano le nostre preferenze in fatto di acquisti e come son fatti (contanti, carta di credito, bancomat ecc.), i nostri orientamenti sono tracciati e diventano statistiche e strategie commerciali: avete fatto caso che in un supermercato alcuni prodotti sono messi all'altezza degli occhi e altri no? Bene ciò avviene in seguito alla scelta dei prodotti, in pratica si da un voto al prodotto e alla strategia che c'è dietro. Ecco perché se si vuol davvero colpire una società e un sistema, anche politico, basta, é assurdo detto così lo so, non acquistare "quel" prodotto: in un colpo solo abbiamo raggiunto uno scopo scegliendone uno anziché un altro; anche nel voto politico avviene la stessa cosa: meditatizzata la politica essa ormai é un bene di consumo come gli altri.. e addio alla democrazia e a tutto il resto, non serve più.



L'internet delle cose fa un passo avanti a quanto sopra: "riproduce la realtà fedelmente virtualizzandola" .... una mappa, insomma, del mondo reale: una matrix simile a quella del film cult di qualche anno fa dei fratelli Wachowski.



Ora il punto é: come la si usa questa tecnologia? Ha delle conseguenze per tutti noi? Nel progetto RFID c'é di tutto: dagli Stati, e le loro esigenze, alle grosse aziende nazionali e multinazionali (con la loro continua ricerca del profitto con il minimo di costi); sono affari, profitti, e ... il controllo. Essendo cresciuti fino alla saturazione i mercati delle merci, e quelli finanziari non sono da meno, al limite é chiaro che, per fare altri profitti, le aziende "devono" entrare nello specifico dei consumatori e conoscerne tutto (famoso é il caso di famiglie che vivono in villaggi "sponsorizzati" da ditte che in cambio ne chiedono la completa rinuncia alla privacy): Barber in "consumati" ne faceva un ritratto impietoso benissimo spiegato nel sottotitolo "da cittadini a consumatori" (..). La parola d'ordine é "segmentare" da 0 anni fino a ..... quando hanno soldi da spendere sono soggetti da fidelizzare e spinti a consumare (anche andando contro regole sociali, ad esempio figli contro genitori e viceversa, e comportamenti... ecco perché in molti vi si ribellano, per non essere uniformati né uniformarsi). Bene l'RFID é l'arma finale: perché si sta facendo largo, in nome della sicurezza propria e della società, l'idea di ... impiantarli sugli esseri umani. Ragionando per assurdo: finché si tratta solo di pagare a qualcuno potrebbe anche esser d'accordo; così come se servisse allo Stato per tracciare comportamenti evasivi ed elusivi pericolosi di alcuni si potrebbero trovare persone che se lo fanno impiantare ma .... qui si parla di farli impiantare in massa su tutti: c'é un ma ... il brevetto non é "pubblico" ma privato e ciò significa che a gestire la tecnologia é un privato e quindi la domanda sorge spontanea: cosa impedisce al privato di approfittarne per spiare i portatori del chip sottocutaneo? E cosa impedisce a uno Stato che, di fronte che a sommovimenti sociali, decide di "spegnere" quei chip rendendo in pratica invisibili una fetta di cittadini (niente soldi, sanità, pensioni, acquisti, ecc.)? Roba da fantascienza vero? Invece no: la tecnologia esiste: negli usa, qualcuno la impianta e qualcun'altro accetta di farselo impiantare (su youtube ci sono milioni di filmati in merito) ... si dirà che é parte di un complotto globale (e forse sarà anche così) ma, soprattutto, si tratta di affari: miliardi di dollari di profitti, tutto qui... in barba ai diritti umani, alle democrazie, e a tutto il resto. Nel testo qui sotto ci sono anche i nomi delle aziende che hanno in progamma di usarlo: farete scoperte interessanti perché par di capire che per ora lo vogliono innestare sui prodotti ... poi .... su di noi? Ecco perché ci sono le regole: perché laddove le regole che vengono allentate subito arrivano queste tecniche (di controllo) commerciali e, poi, gli strumenti conseguenti ... come l' RFID.



vi suggerisco questo libro



matrix é qui intorno a noi....

giovedì 7 giugno 2012

Scalabili? ma ci vogliamo proprio credere?

Partiamo dal concetto base del momento: scalare. A parte il significato sportivo nel mondo politico, sociale e democratico quale significato ha? Per una società quotata sul mercato (ammesso che il mercato sia regolato e abbia arbritri imparziali) il concetto é pregnante di significati: c'é concorrenza e competitività e il più forte rimane su esso mentre gli altri o sono assorbiti o spariscono o ..... sono scalati per eliminare un pericoloso concorrente, tutto qui. Ma oltre questa visione, si può scalare la politica? Realmente si pensa che la politica possa essere oggetto di scalate senza snaturarsi in altro? No, naturalmente; fosse così avrebbero ragione la Klein e Barber (ognuno dal suo punto di osservazione) che non siamo iù una società demcoratica ma in una enorme azienda che ha il vezzo di chiedere il parere dei consumatori nel più grande sondaggio che il mercato mette a sua disposizione, le elezioni: altro che sondaggi e altro in una società del genere le elezioni sono un sondaggio formidabile su quale prodotto viene sottoposto ottiene i maggiori consensi e approvazioni. Qui cade l'asino, siamo questo: una società per azioni dove c'é un patto di sindacato di ferro che mantiene le redini del tutto mentre gli altri sono: o il parco buoi da tosare (...) o piccoli azionisti che, pur essendo maggioranza, contano zero, ZERO. Casualmente poi si formano nuove maggioranze e nuove alleanze che premono per scardinare il potere costituito, ma é un caso ossia é l'eccezione e alla base c'é la frattura del potere maggioritario, il patto sindacale di cui sopra (di cui in Italia abbiamo fatto una filosofia del vivere nel mondo familistico industriale italiano che ha il suo dominus non nell'industria ma in mediobanca ..... ora in crisi), che fino a quel momento ha gestito. Solo così si può spiegare sia l'offerta pubblica di acquisto lanciata in questi giorni di parte della borghesia liberale, capitanata da Zagrebelski, sia la nascita, crescita e fine di movimenti "one shot" come quello che ha creato il movimento per l'acqua pubblica: sono due aspetti dello stesso problema, ossia la gestione societaria e proprietaria del bene comune, dall'acqua alla democrazia passando per tutto il resto. Una società siffatta é destinata a rimanere instabile per sempre e preda delle cordate di turno che si vengono a formare nel corso del tempo (non per nulla a ogni cambio di maggioranza il vincitore prende tutto..... fino al prossimo cambio), ma tutto ciò non ha nulla a che fare con quello che nella nostra Costituzione é stato disegnato e che va sotto il nome di democrazia: non per nulla anziché osservarne le regole la ..... si cambia o meglio la si cancella per farne "altro"; altro che non migliora assolutamente nulla ma fotografa l'esistente, ivi compresa l'ascesa della nuova cordata che prende il potere societario rendendola a sua immagine e somiglianza e non viceversa..... Tutto ciò NON ha futuro, e come a Weimar, non può che essere autolesionistico, autodistruttivo e fautore di tristi vicende che pur abbiamo già visto e conosciuto: eppure una discreta fetta di cittadini ci crede, perché? Si può spiegare solo con la necessità della conservazione e la paura del nuovo? No, qui entrano in gioco una cosa che i detentori del potere societario conoscono benissimo e che autori come Klein (in "Nologo") e Barber (in "consumati") hanno disvelato magistralmente: la necessità di "esser parte di un qualcosa, qualunque cosa sia" per non essere invisibili..... in questo bozzolo che si autocostruiscono si sentono al sicuro, ben sapendo che in realtà son solo prigionieri, e nel caldo abbraccio del gregge vivono la propria miserrima vita: c'é altro? si che c'é e lo sanno: ma hanno paura, non vogliono sconvolgimenti che li coinvolgano direttamente (mentre li eccitano quelli del proprio vicino) e auspicano anzi di esser lasciati in pace nei loro affari pagando il meno possibile , o almeno di pagarne lo scotto il meno possibile... ad esempio fossi in Grillo: starei zitto, farei il meno possibile e non metterei becco a Parma con il sindaco di M5S.. tanto gli altri si fregano da soli.

.. ora secondo voi, quanto sopra é una enorme pippa serale mentre ascolto servizio pubblico o ha un qualche fondo di verità?

domenica 11 maggio 2008

il vero tesoretto? siamo noi

Mentre siamo alla rincorsa dei rincari fra loro di semestre in semestre (si parla solo per quest'anno di 190 euro di aggravio), mentre i sindacati "ragionano su nuovi modelli di contrattazione" che certo non aiuteranno a migliorare il livello di vita ma solo a mantenere la loro centralità all'interno del sistema economico rimanendo sempre al di quà di quello che sarebbe o dovrebbe essere il ptimo compito di un'associazione sindacale, ossia quello di difendere non solo i diritti ma anche il livello di vita dei lavoratori e dei pensionati senza aspettare la "compassionevolezza" dei ricchi; mentre il neo Ministro Tremonti scopre l'antiglobalizzazione e nega che ci fosse un tesoretto lasciato in eredità dal precedente Governo (anche se dovrà spiegare come mai la UE ci ha rilasciato l'attestazione che la procedura contro l'eccessivo deficit è stata chiusa perchè siamo rientrati nei parametri comunitari) e mentre il solito studio afferma che l'evasione fiscale è sempre viva e vegeta nel nostro paese (una vera vergogna rispetto agli altri paesi dove è a livelli "umani" e dove gli evasori vanno in galera a dispetto che qua che vengono glorificati come ganzi assieme ai mafiosi ... sic!); mentre accade tutto ciò nessuno dice la verità più ovvia: siamo noi il teosretto. Quei cittadini che: nonostante i redditi bassi; nonostante il costo della vita alle stelle; insomma nonostante la classe dirigente che ci ritroviamo questo paese lo fanno andare avanti giorno per giorno con il loro lavoro. E non sono gli industriali (vorei vedere senza lavoratori come funzionerebbero le industrie); e nemmeno i politici (se ne può fare sicuramente a meno visto il loro parassitismo (nessuno mi ha ancora spiegato che ci fanno soubrette e quant'altro al Governo); siamo noi le fromiche che tra mille difficoltà facciamo girare l'economia e tutto il resto: nonostante gli evasori e i loro collusi politici. Questo merito ci va riconosciuto: nessuno ce lo può negare. Riescono a spaventarci; riescono a comprimerci nel nostro angolo ma poi alla fine senza di noi le cicale non potrebbero vivere né prosperare, al contrario l'intero castello di carte crollerebbe in una notte se tutti domani incorciassimo le braccia. Il problema è che per la legge dei grandi numeri nel combinato disposto con la legge di Murphy sono gli stessi che si comportano come le mandrie che vengono portate al mecello: al massimo mugugnano, null'altro. E quindi avanti con il prossimo giro di "ristrutturazioni"; qanvanti con i prossimi rincari; avanti con i prossimi licenziamenti magari in salsa ichiniana; avanti con i prossimi tagli alla sanità e/o alla scuola; avanti tutta, come affermava Arbore, tanto al massimo può accadere che mugugnano per un pò e a quel punto gli si dà il contentino e fino al prossimo giro son felici e contenti. E' questo il vero segreto del mercato: un battito d'ali a Tokyo crea qui uno tsunami e a quel punto che fai? Ammazzi tutte le farfalle? Criminale, no? E allora sopporti e sopporti sperando che non tocchi a te ma "a qualcun'altro" tanto prima che la mandira si agiti i mandriano avranno già messo da parte le "teste calde"............

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