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giovedì 18 ottobre 2018

Italiani euroscettici? Buttiamo via gli ideali e ci teniamo pure l’acqua sporca

Fonte: Il Fatto Quotidiano Zonaeuro | 18 ottobre 2018 


Beni, bravi, bis. Ci stanno riuscendo, ci sono riusciti. Con una variazione, buttare via il bambino e tenersi l’acqua sporca. Lo sancisce il sondaggio che ci restituisce l’immagine di un’Italia legata alla moneta e scollegata dai valori. Davvero una specie di appendice dei paesi di Visegrad. Legata dalla paura per i propri risparmi e per il proprio tenore di vita ad una moneta, ritenuta sbagliata dalla gran parte della meglio economia, ad una congerie di numerini e parametri ritenuti stupidi dagli stessi ideatori, o sbagliati dagli stessi elaboratori.
Ma una moneta, ma parametri che ci vengono ogni giorno ribaditi come irreversibili, indispensabili, inalterabili, con un martellamento propagandistico a base di titoloni sullo spread se sale e titolini sullo spread se scende. Una moneta talismano da avere in tasca anche se la misura della saccoccia si fa più stretta di anno in anno, chissà cosa potrebbe accadere dovessimo perderla. Ma talmente stufa di come ha vissuto questi vent’anni, che ci erano stati spacciati come il bengodi, da essere pronta a rinunciare alla costruzione complessiva. Altro che generazione Erasmus!
Così come siamo riusciti a buttare il bambino della idealità comunista, gli uomini son tutti uguali, insieme all’acqua lurida di sangue dei suoi realizzatori, adesso siamo pronti a buttare il bambino che ci unisce di fronte a una chiesa cistercense, a una cantata del protestante Bach in una chiesa cattolica, a un romanzo pietroburghese o a una tragedia del Bardo, alle colonne doriche da Agrigento a Paestum ad Atene, ai semicerchi dei teatri da Merida a Trieste. A buttare l’Europa, questo faticoso, sanguinoso, esperimento di cultura comune in mezzo alle guerre e alle rovine che sempre sa riallacciarsi rinnovandosi. Ma a tenerci l’acqua sporca di una moneta che a creare tutto questo non ha contribuito, semplicemente perché non c’era e non se sentiva il bisogno.
Cioè qualcuno sapeva perfettamente a cosa sarebbe servita, e ce lo ha pure detto. Eccoci quindi qui pronti. Guardate che può succedere. E’ già successo tra i nostri cugini al di là della cortina di ferro, riapprodati alla democrazia ma incapaci di apprezzarla fino in fondo. Grandi privazioni ti privano di ogni senso di comunanza. Pronti al 60%. Senza riflettere sulla scelta. E come se fossimo pronti a ripudiare chi disse lasciate che i bimbi vengano a me perché lo sbocco sono talvolta le distopie di Gilead e Pillon, talvolta gli orchi in tonaca, invece di limitarci a respingere i disegni di legge e incarcerare gli orchi.
E quindi che facciamo? Continuiamo a tenerci cara la moneta, e a buttare tutto il mondo in cui siamo cresciuti. Oppure ci liberiamo del bubbone e proviamo a curare il resto del corpo. Che volete fare?
Zonaeuro | 18 ottobre 2018

lunedì 22 agosto 2016

Acqua, bus e rifiuti aumenti alle stelle e servizi scadenti “Ultimi in Europa” (ROSARIA AMATO)

22/08/2016 di triskel182

Lo studio.La Confartigianato ha calcolato le tariffe nei 32 paesi europei dal 2011 al 2016. L’Italia è quello dove ci sono stati i maggiori rincari e il livello di soddisfazione dei cittadini è il più basso. Roma peggiore capitale del continente.
ROMA – I prezzi salgono ma la qualità scende. In altre situazioni si cambierebbe fornitore, ma in questo caso non si può: si tratta dei servizi pubblici. Tra l’aprile 2011 e l’aprile 2016, calcola un’indagine di Confartigianato, le tariffe dei servizi pubblici locali (fornitura acqua, raccolta rifiuti, trasporti pubblici) sono aumentate del 22%, contro un’inflazione ridotta al minimo, salita in cinque anni solo del 4,9%. E contro soprattutto un potere d’acquisto falcidiato del 5,5% nello stesso periodo, calato ancor più del Pil pro capite (meno 5%). Colpa della crisi? No perché la crisi c’è stata anche nel resto dell’Eurozona, dove al contrario le tariffe sono salite della metà nel periodo considerato, in media dell’11,4%.

All’aumento inoltre non corrisponde un miglioramento, piuttosto il contrario: solo il 39% degli italiani si dichiara soddisfatto della qualità dei servizi pubblici, contro una media europea del 61%. Si tratta di una media che non considera solo i 28 Paesi Ue ma anche Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera, e l’Italia riesce ad essere ultima comunque, preceduta da Slovacchia e Grecia dove comunque la quota di cittadini soddisfatti arriva al 45%.
Gli aumenti dipendono soprattutto dalle tariffe per la fornitura di acqua, che crescono in cinque anni del 34,8%, contro il 13,5% dell’area euro, e da quelle per la raccolta dei rifiuti, in aumento del 19,2%, 11,3 punti in più rispetto alla media dell’Eurozona, mentre i trasporti stradali di passeggeri hanno un andamento più moderato e crescono del 10,9%, meno che nell’area euro (più 12,3%). Si tratta in ogni caso di dinamiche ben lontane dai meccanismi di mercato, dal momento che, ricorda Confartigianato, «le partecipate pubbliche operano frequentemente al riparo dai meccanismi concorrenziali: il 95% delle amministrazioni locali affida i servizi pubblici con modalità diretta, ovvero senza procedure ad evidenza pubblica ». Risultato, come emerge da uno studio della Banca d’Italia, una produttività inferiore dell’8% delle partecipate pubbliche rispetto alle imprese private, e il gap sale al 15% per le imprese controllate al 100% dalle amministrazioni locali. Alla scarsa produttività si affianca l’altissimo tasso di insoddisfazione da parte dei cittadini: nella classifica sulla qualità della vita connessa ai servizi pubblici locali sono tre città italiane ad aggiudicarsi gli ultimi tre posti, e cioè Palermo, Roma e Napoli (a Palermo dunque il “primato” negativo generale, a Roma quello tra le capitali europee). Tra le città italiane fanno abbastanza bene Verona (che comunque arriva al 53esimo posto), Bologna (sessantunesima) e Torino (sessantasettesima). E dall’Eurobarometro sulla pulizia della città risulta che a Roma la soddisfazione si ferma al 9%, contro il 45% di Berlino e il 67% di Londra, ma anche il 30% di Atene. Al primo posto ex aequo Oviedo e Lussemburgo con il 95%. Eppure Roma registra un costo medio pro capite per il servizio di igiene urbana superiore del 50,9% alla media nazionale. Gli italiani sono estremamente insoddisfatti anche dello stato di strade e palazzi: con un tasso del 35% la soddisfazione è praticamente equivalente al 34% per pulizia delle città, contro una media europea del 64%.
Articolo intero su La Repubblica del 22/08/2016.

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e se a dirlo è la Confartigianato.... ma ci svegliamo a no?
E che dire del mercato elettrico e del gas dove le inchieste, mai ficcanti sul serio, fioccano a go go?

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