Fonte: Il Fatto Quotidiano Zonaeuro - 1 Febbraio 2020 Francesco Carraro
Il discorso d’addio, di quattro minuti appena, di Nigel Farage
al Parlamento europeo – con il quale il più noto dei politici inglesi
anti-euro ha salutato l’Unione – è una miniera di spunti di riflessione.
E non solo, si badi bene, per i cosiddetti populisti e sovranisti,
ma anche per tutti gli altri. Persino per chi ha sempre creduto, e
ancora crede, alla prospettiva di una integrazione libera e democratica
fra gli Stati del Vecchio Continente. Analizziamolo, allora, passaggio
per passaggio.
Esordisce così: “I miei genitori aderirono a un mercato comune,
non a un’unione politica, non a bandiere, inni, presidenti”. Solare
verità, sia sul piano storico che sul piano della coscienza di massa. Le
prime forme di cooperazione rafforzata tra gli Stati europei datano
1951 e 1957 (trattati di Parigi e di Roma) e si connotano per
l’istituzione di una “comunità” europea del carbone e dell’acciaio e di
una “comunità” economica europea (Cee). Si trattava di intelligenti e
lungimiranti forme di “comunitarismo” interstatuale che avevano un
senso; e infatti funzionavano proprio perché concepite in una logica di
“Comunità”, non di “Unione”. E si muovevano su un piano “economico”,
non “politico”.
Erano,
in qualche modo – un “modo” equilibrato, abbastanza coinvolgente, ma
non troppo soffocante – di tradurre in pratica il monito
dell’economista liberale francese Frédéric Bastiat:
dove non passano le merci, passano i cannoni. Non pretendevano,
insomma, l’impossibile, vale a dire la fusione a freddo di nazioni troppo diverse
per diventare una cosa sola. Moltissimi europei, singoli cittadini e
interi popoli, hanno inizialmente aderito con entusiasmo a questo
progetto proprio perché non intaccava la loro indipendenza e autonomia nazionale.
Questo
spirito è stato tradito dagli eventi successivi. E il tradimento è
consistito nell’aver traghettato gli europei da quel disegno
(comunitario e di matrice economica) a uno tutt’affatto diverso
(unionista e di matrice politica) dove si è preteso di imporre
un presidente, una bandiera, un inno a persone e a nazioni che già ne
avevano di propri senza desiderarne, né averne mai desiderati di nuovi.
Farage prosegue, poi, con un’annotazione sul sedicente
processo democratico con cui si è arrivati a questa Unione: “Nel 2005
ho visto la Costituzione scritta da Giscard d’Estaing e da altri, l’ho
vista bocciata dai francesi in un referendum e poi l’ho
vista bocciata dagli olandesi in un referendum e ho visto voi in
queste istituzioni ignorarli, riportarla nella forma del Trattato di Lisbona
e vantarvi di averla fatta passare senza referendum”. Anche in questo
caso, chi può negarlo? La marcata tendenza delle élite europee a portare
avanti la missione integrazionista a dispetto delle manifestate
volontà popolari non è un’opinione, ma un dato di fatto.
A questo
punto, il discorso di Farage fa un salto di qualità e pone la domanda
che tutti avremmo dovuto porci molti anni fa e che oggi forse, almeno
per noi, suona drammaticamente tardiva: “Cosa vogliamo dall’Europa? Se
vogliamo commercio, amicizia, collaborazione,
reciprocità non abbiamo bisogno di una Commissione europea, della Corte
europea di giustizia, di tutte queste istituzioni e di tutto questo
potere”. Touché, ancora una volta. L’Unione attuale è un “termitaio” di
burocrati il cui vertice pianifica i bilanci dei singoli stati di
semestre in semestre; e lo fa con una ossessione patologica
per le virgole e i decimali. Ancora una volta, non è ciò che gli
europei, e i loro padri nobili, avevano in mente quando pensavano al
futuro dei propri paesi.
A un certo punto, Farage esclama: “Noi adoriamo l’Europa, ma detestiamo l’Unione europea”. Pure in questa affermazione c’è un potente afflato di verità in grado di spazzare via un micidiale equivoco: l’idea che gli euroscettici
o gli euro-critici, i populisti e i sovranisti, debbano essere tutti
necessariamente dei nazionalisti ottusi e bellicosi, l’uno contro
l’altro maldisposti. È vero il contrario: la gran parte di essi adora
l’Europa intesa come “comunità” di Stati indipendenti e pacificamente
cooperanti, ma non sopporta più questo tipo di “unione” forzata fra gli
stessi.
La conclusione del discorso di Farage, per finire, è una
metafora perfetta di quanto egli ha detto, nei quattro minuti del suo
intervento, e di quanto è accaduto nei quarant’anni che abbiamo alle
spalle. Nigel e i suoi iniziano a sventolare la bandiera del Regno Unito
e, perciò, il Presidente del parlamento gli toglie la parola
minacciando: “Se disobbedisce alle regole, il suo microfono viene
tagliato; per favore rimuova le bandiere”. Ecco cosa è, oggi, l’Unione:
una a-democratica e coatta rimozione delle identità nazionali.
Ma questa non deve per forza essere l’Europa democratica del futuro. E una delle più antiche democrazie
del mondo ci sta sollecitando a trovare non tanto una liberante via
d’uscita per restare da soli, ma una via totalmente diversa per rimanere
insieme.
www.francescocarraro.com
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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lunedì 3 febbraio 2020
giovedì 18 ottobre 2018
Italiani euroscettici? Buttiamo via gli ideali e ci teniamo pure l’acqua sporca
Fonte: Il Fatto Quotidiano Zonaeuro | 18 ottobre 2018 Massimo Rocca
Beni, bravi, bis. Ci stanno riuscendo, ci sono riusciti. Con una variazione, buttare via il bambino e tenersi l’acqua sporca. Lo sancisce il sondaggio che ci restituisce l’immagine di un’Italia legata alla moneta e scollegata dai valori. Davvero una specie di appendice dei paesi di Visegrad. Legata dalla paura per i propri risparmi e per il proprio tenore di vita ad una moneta, ritenuta sbagliata dalla gran parte della meglio economia, ad una congerie di numerini e parametri ritenuti stupidi dagli stessi ideatori, o sbagliati dagli stessi elaboratori.
Ma una moneta, ma parametri che ci vengono ogni giorno ribaditi come irreversibili, indispensabili, inalterabili, con un martellamento propagandistico a base di titoloni sullo spread se sale e titolini sullo spread se scende. Una moneta talismano da avere in tasca anche se la misura della saccoccia si fa più stretta di anno in anno, chissà cosa potrebbe accadere dovessimo perderla. Ma talmente stufa di come ha vissuto questi vent’anni, che ci erano stati spacciati come il bengodi, da essere pronta a rinunciare alla costruzione complessiva. Altro che generazione Erasmus!
Così come siamo riusciti a buttare il bambino della idealità comunista, gli uomini son tutti uguali, insieme all’acqua lurida di sangue dei suoi realizzatori, adesso siamo pronti a buttare il bambino che ci unisce di fronte a una chiesa cistercense, a una cantata del protestante Bach in una chiesa cattolica, a un romanzo pietroburghese o a una tragedia del Bardo, alle colonne doriche da Agrigento a Paestum ad Atene, ai semicerchi dei teatri da Merida a Trieste. A buttare l’Europa, questo faticoso, sanguinoso, esperimento di cultura comune in mezzo alle guerre e alle rovine che sempre sa riallacciarsi rinnovandosi. Ma a tenerci l’acqua sporca di una moneta che a creare tutto questo non ha contribuito, semplicemente perché non c’era e non se sentiva il bisogno.
Cioè qualcuno sapeva perfettamente a cosa sarebbe servita, e ce lo ha pure detto. Eccoci quindi qui pronti. Guardate che può succedere. E’ già successo tra i nostri cugini al di là della cortina di ferro, riapprodati alla democrazia ma incapaci di apprezzarla fino in fondo. Grandi privazioni ti privano di ogni senso di comunanza. Pronti al 60%. Senza riflettere sulla scelta. E come se fossimo pronti a ripudiare chi disse lasciate che i bimbi vengano a me perché lo sbocco sono talvolta le distopie di Gilead e Pillon, talvolta gli orchi in tonaca, invece di limitarci a respingere i disegni di legge e incarcerare gli orchi.
E quindi che facciamo? Continuiamo a tenerci cara la moneta, e a buttare tutto il mondo in cui siamo cresciuti. Oppure ci liberiamo del bubbone e proviamo a curare il resto del corpo. Che volete fare?
Beni, bravi, bis. Ci stanno riuscendo, ci sono riusciti. Con una variazione, buttare via il bambino e tenersi l’acqua sporca. Lo sancisce il sondaggio che ci restituisce l’immagine di un’Italia legata alla moneta e scollegata dai valori. Davvero una specie di appendice dei paesi di Visegrad. Legata dalla paura per i propri risparmi e per il proprio tenore di vita ad una moneta, ritenuta sbagliata dalla gran parte della meglio economia, ad una congerie di numerini e parametri ritenuti stupidi dagli stessi ideatori, o sbagliati dagli stessi elaboratori.
Ma una moneta, ma parametri che ci vengono ogni giorno ribaditi come irreversibili, indispensabili, inalterabili, con un martellamento propagandistico a base di titoloni sullo spread se sale e titolini sullo spread se scende. Una moneta talismano da avere in tasca anche se la misura della saccoccia si fa più stretta di anno in anno, chissà cosa potrebbe accadere dovessimo perderla. Ma talmente stufa di come ha vissuto questi vent’anni, che ci erano stati spacciati come il bengodi, da essere pronta a rinunciare alla costruzione complessiva. Altro che generazione Erasmus!
Così come siamo riusciti a buttare il bambino della idealità comunista, gli uomini son tutti uguali, insieme all’acqua lurida di sangue dei suoi realizzatori, adesso siamo pronti a buttare il bambino che ci unisce di fronte a una chiesa cistercense, a una cantata del protestante Bach in una chiesa cattolica, a un romanzo pietroburghese o a una tragedia del Bardo, alle colonne doriche da Agrigento a Paestum ad Atene, ai semicerchi dei teatri da Merida a Trieste. A buttare l’Europa, questo faticoso, sanguinoso, esperimento di cultura comune in mezzo alle guerre e alle rovine che sempre sa riallacciarsi rinnovandosi. Ma a tenerci l’acqua sporca di una moneta che a creare tutto questo non ha contribuito, semplicemente perché non c’era e non se sentiva il bisogno.
Cioè qualcuno sapeva perfettamente a cosa sarebbe servita, e ce lo ha pure detto. Eccoci quindi qui pronti. Guardate che può succedere. E’ già successo tra i nostri cugini al di là della cortina di ferro, riapprodati alla democrazia ma incapaci di apprezzarla fino in fondo. Grandi privazioni ti privano di ogni senso di comunanza. Pronti al 60%. Senza riflettere sulla scelta. E come se fossimo pronti a ripudiare chi disse lasciate che i bimbi vengano a me perché lo sbocco sono talvolta le distopie di Gilead e Pillon, talvolta gli orchi in tonaca, invece di limitarci a respingere i disegni di legge e incarcerare gli orchi.
E quindi che facciamo? Continuiamo a tenerci cara la moneta, e a buttare tutto il mondo in cui siamo cresciuti. Oppure ci liberiamo del bubbone e proviamo a curare il resto del corpo. Che volete fare?
Zonaeuro | 18 ottobre 2018
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martedì 6 gennaio 2015
Eurozona: perché nel 2015 il ‘Grexit’ non fa più paura?
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 4 gennaio 2015 a firma di Loretta Napoleoni
Nel 2015 il Grexit, l’uscita della Grecia dall’Euro, non fa più paura a nessuno, perche? La risposta è semplice: la composizione del debito greco è cambiata radicalmente. Ed infatti, a metà del 2014 soltanto il 16 per cento era nelle mani del settore privato, mentre il resto del debito lo detenevano governi ed organizzazioni sovranazionali, tra cui la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario. Ecco svelato il motivo per cui ai mercati importa poco se alla fine di gennaio la probabile vittoria di Syriza riaccenderà il dibattito parlamentare sull’uscita dell’Euro ma anche una possibile vittoria del fronte euroscettico; anche se tutto ciò avvenisse le conseguenze per l’eurozona sarebbero minime.
Nessuna banca, fondo d’investimento o finanziaria tedesca o francese si troverebbe in serie difficoltà, chi aveva in portafoglio il debito greco ha infatti avuto negli ultimi cinque anni tutto il tempo di sbarazzarsene rivendendolo, grazie all’intermediazione dell’Unione Europea, a governi, istituzioni sovranazionali o a spregiudicati speculatori. In altre parole, le conseguenze peggiori del Grexit per i mercati finanziari sono state rimosse ed il prezzo è stato la contrazione dell’economia greca, che in cinque anni si è ridotta di circa un quarto. I greci hanno pagato e continuano a pagare per gli errori commessi dai loro politici su consiglio dell’alta finanza e con il beneplacido dell’Unione.
Oggigiorno i mercati sono più interessati al Qe (quantitative easing) di Mario Draghi, e cioè la promessa di sottoscrivere direttamente, non attraverso l’intermediazione delle banche, il debito pubblico dei singoli stati membri stampando carta moneta. Una politica che nel 2010, quando la si poteva usare per salvare la Grecia, appariva inconcepibile ma che oggi, a cinque anni di distanza, rappresenta l’ultima speranza per evitare la deflazione dell’intero continente. Difficile evitare questa piaga economica dal momento che tutti gli indicatori puntano in questa direzione, incluso quello rappresentato dal prezzo del petrolio che continua a scendere. Anche se dovremo aspettare la prossima settimana per avere la conferma che la riduzione dei costi energetici ha spinto il tasso d’inflazione di Eurolandia sotto zero, tutti sanno che l’inflazione in Europa è un fenomeno del passato.
Se davvero il tasso d’inflazione scende sotto zero, le rassicurazioni verbali di Mario Draghi non basteranno più a calmare il mercati, la Bce dovrà finalmente intervenire e seguire l’esempio della Riserva Federale, che ha iniziato il Qe all’indomani del crollo della Lehman Brothers, specialmente tenendo presente che il 2015 inizia con un’attività economica nell’Eurozona più bassa che all’inizio del 2008.
Ed ecco le previsioni per il 2015: crescita dell’Eurozona ancora anemica, probabilmente anche negativa, nonostante Draghi darà fondo alle presse, il Qe arriva infatti tardi, troppo tardi per trainare l’economia europea fuori della deflazione; possibile uscita della Grecia dall’Eurozona il cui impatto sui mercati mondali verrà attutito e forse anche neutralizzato dal Qe della Bce; ulteriore contrazione dell’economia greca quale conseguenza immediata dell’uscita dall’Euro, ma con ripresa a partire dal 2016; caduta del tasso di cambio dell’euro ed aumento di quello del dollaro, che a detta di Bloomberg chiuderà il 2015 a $1.18 contro la moneta unica europea; aumento della disoccupazione, specialmente di quella giovanile, in Europa e riduzione di questa negli Stati Uniti; ripresa dell’economia americana, che nel 2015 tenterà di alzare i tassi d’interesse.
Il vecchio continente sembra dunque destinato a ripetere l’esperienza giapponese del decennio perduto, una decade di stagnazione che nel caso del Giappone perdura da più di vent’anni. Sul piano politico questo fenomeno sta polarizzando gli stati membri dell’Unione Europea: da una parte nei paesi con forti debiti, come la Grecia, l’Italia e la Spagna, si fanno strada movimenti e partiti anti-austerità, dall’altra nel centro dell’Europa, inclusa la Francia, aumenta il peso di quelli di destra xenofobici. Assistiamo quindi non solo all’impoverimento del continente attraverso la deflazione, ma anche al consolidamento di una spaccatura politica creata da decisioni economiche sbagliate e dalla precoce introduzione di una moneta unica. Davvero un bel bilancio per l’inizio del nuovo anno!
p.s.
... in poche parole li hanno fregati: i politici li hanno fregati perchè hanno badato soprattutto salvare gli accordi piuttosto che a seguire l'interesse dei loro stessi elettori! La Grecia non fa più paura ma temo che anche gli altri paesi non spaventano più i mercati finanziari hanno già scontato il rischio. Un compito arduo aspetta Syriza e Podemos e gli altri: sia perchè il problema rimane sia perchè solo se hanno coraggio possono far uscire i paesi dalla crisi e fare da battistrada per gli altri.
Nel 2015 il Grexit, l’uscita della Grecia dall’Euro, non fa più paura a nessuno, perche? La risposta è semplice: la composizione del debito greco è cambiata radicalmente. Ed infatti, a metà del 2014 soltanto il 16 per cento era nelle mani del settore privato, mentre il resto del debito lo detenevano governi ed organizzazioni sovranazionali, tra cui la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario. Ecco svelato il motivo per cui ai mercati importa poco se alla fine di gennaio la probabile vittoria di Syriza riaccenderà il dibattito parlamentare sull’uscita dell’Euro ma anche una possibile vittoria del fronte euroscettico; anche se tutto ciò avvenisse le conseguenze per l’eurozona sarebbero minime.
Nessuna banca, fondo d’investimento o finanziaria tedesca o francese si troverebbe in serie difficoltà, chi aveva in portafoglio il debito greco ha infatti avuto negli ultimi cinque anni tutto il tempo di sbarazzarsene rivendendolo, grazie all’intermediazione dell’Unione Europea, a governi, istituzioni sovranazionali o a spregiudicati speculatori. In altre parole, le conseguenze peggiori del Grexit per i mercati finanziari sono state rimosse ed il prezzo è stato la contrazione dell’economia greca, che in cinque anni si è ridotta di circa un quarto. I greci hanno pagato e continuano a pagare per gli errori commessi dai loro politici su consiglio dell’alta finanza e con il beneplacido dell’Unione.
Oggigiorno i mercati sono più interessati al Qe (quantitative easing) di Mario Draghi, e cioè la promessa di sottoscrivere direttamente, non attraverso l’intermediazione delle banche, il debito pubblico dei singoli stati membri stampando carta moneta. Una politica che nel 2010, quando la si poteva usare per salvare la Grecia, appariva inconcepibile ma che oggi, a cinque anni di distanza, rappresenta l’ultima speranza per evitare la deflazione dell’intero continente. Difficile evitare questa piaga economica dal momento che tutti gli indicatori puntano in questa direzione, incluso quello rappresentato dal prezzo del petrolio che continua a scendere. Anche se dovremo aspettare la prossima settimana per avere la conferma che la riduzione dei costi energetici ha spinto il tasso d’inflazione di Eurolandia sotto zero, tutti sanno che l’inflazione in Europa è un fenomeno del passato.
Se davvero il tasso d’inflazione scende sotto zero, le rassicurazioni verbali di Mario Draghi non basteranno più a calmare il mercati, la Bce dovrà finalmente intervenire e seguire l’esempio della Riserva Federale, che ha iniziato il Qe all’indomani del crollo della Lehman Brothers, specialmente tenendo presente che il 2015 inizia con un’attività economica nell’Eurozona più bassa che all’inizio del 2008.
Ed ecco le previsioni per il 2015: crescita dell’Eurozona ancora anemica, probabilmente anche negativa, nonostante Draghi darà fondo alle presse, il Qe arriva infatti tardi, troppo tardi per trainare l’economia europea fuori della deflazione; possibile uscita della Grecia dall’Eurozona il cui impatto sui mercati mondali verrà attutito e forse anche neutralizzato dal Qe della Bce; ulteriore contrazione dell’economia greca quale conseguenza immediata dell’uscita dall’Euro, ma con ripresa a partire dal 2016; caduta del tasso di cambio dell’euro ed aumento di quello del dollaro, che a detta di Bloomberg chiuderà il 2015 a $1.18 contro la moneta unica europea; aumento della disoccupazione, specialmente di quella giovanile, in Europa e riduzione di questa negli Stati Uniti; ripresa dell’economia americana, che nel 2015 tenterà di alzare i tassi d’interesse.
Il vecchio continente sembra dunque destinato a ripetere l’esperienza giapponese del decennio perduto, una decade di stagnazione che nel caso del Giappone perdura da più di vent’anni. Sul piano politico questo fenomeno sta polarizzando gli stati membri dell’Unione Europea: da una parte nei paesi con forti debiti, come la Grecia, l’Italia e la Spagna, si fanno strada movimenti e partiti anti-austerità, dall’altra nel centro dell’Europa, inclusa la Francia, aumenta il peso di quelli di destra xenofobici. Assistiamo quindi non solo all’impoverimento del continente attraverso la deflazione, ma anche al consolidamento di una spaccatura politica creata da decisioni economiche sbagliate e dalla precoce introduzione di una moneta unica. Davvero un bel bilancio per l’inizio del nuovo anno!
p.s.
... in poche parole li hanno fregati: i politici li hanno fregati perchè hanno badato soprattutto salvare gli accordi piuttosto che a seguire l'interesse dei loro stessi elettori! La Grecia non fa più paura ma temo che anche gli altri paesi non spaventano più i mercati finanziari hanno già scontato il rischio. Un compito arduo aspetta Syriza e Podemos e gli altri: sia perchè il problema rimane sia perchè solo se hanno coraggio possono far uscire i paesi dalla crisi e fare da battistrada per gli altri.
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domenica 25 maggio 2014
Elezioni europee 2014, exit poll: Le Pen prima in Francia, boom Tsipras in Grecia
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 25 maggio 2014
Boom della sinistra di Tsipras in Grecia, Cdu di Angela Merkel primo partito in Germania e forte ascesa degli euroscettici del Fpoe in Austria. Ma il dato più rilevante delle europee è il trionfo degli euroscettici del Front National di Marine Le Pen che, dopo l’ottimo risultato alle scorse amministrative, sono per la prima volta il primo partito in Francia. Invita tutti gli euroscettici, incluso il Movimento 5 Stelle, a unirsi al Fn e sottolinea che “ciò che è stato espresso oggi è un rifiuto massiccio dell’Unione europea”. Un risultato che spinge la leader di destra a chiedere al presidente Francois Hollande lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e le dimissioni del premier francese Manuel Valls. I socialisti, infatti, toccano oggi il minimo storico. ”Questa sera è un momento grave”, ha detto il primo ministro, che ha definito i risultati degli exit poll ”un terremoto” ma ha garantito che il governo andrà avanti con le riforme.
“Tutti coloro che sono per la libertà l’indipendenza e contro l’Ue devono unirsi a noi – ha detto Le Pen, rivolgendosi agli euroscettici dal quartiere generale di Nanterre - L’Unione europea deve restituire quello che ha rubato, con la debolezza, la viltà e il tradimento delle élite europee, deve restituire al popolo la sua sovranità e dobbiamo costruire un’altra Europa: l’Europa delle nazioni libere e sovrane, l’Europa delle cooperazioni liberamente scelte”. Sui primi assetti che si delineano dagli exit poll interviene anche il presidente della Bce Mario Draghi che, aprendo il forum dell’Eurotower sulle banche centrali, spiega che “gli elettori in tutta Europa si sono chiaramente allontanati” e “vogliono risposte”.
Affluenza Europee – Le elezioni europee 2014 hanno registrato un tasso di partecipazione in rialzo in molti Paesi. Il contrario di quanto si riteneva alla vigilia delle urne, visto il successo dei partiti euroscettici. Anche i cittadini ucraini oggi sono chiamati alle urne per le presidenziali (leggi) e in Italia si vota anche in 4mila Comuni e due regioni, Abruzzo e Piemonte (leggi). Cresce a partire da Francia e Germania. Nel primo Paese è stata del 15,70% a mezzogiorno, in rialzo rispetto al 14,81% delle elezioni del 2009, mentre nel secondo, è stata del 25,6 alle 14 (contro il 20,2% nel 2009). Partecipazione alta anche in Portogallo (12,14% contro l’11,84% nel 2009). In Spagna, l’affluenza è praticamente invariata rispetto al 2009 (23,83% alle 14 di oggi contro il 24,1% nella stessa ora di cinque anni fa). A Cipro, secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Interni responsabile per le elezioni, soltanto il 41.3% degli aventi diritto al voto è andato oggi ai seggi contro il 59% delle elezioni del 2009 e il 72.5% di quelle (le prime per Cipro) del 2004. In Croazia, che ha aderito alla Ue lo scorso anno, la partecipazione è stata del 7,53%, quattro ore dopo l’apertura dei seggi, in aumento dell’1,64% rispetto alla prima elezione europea del 2013. Al contrario, i cechi, che hanno votato venerdì e sabato, sono stati il 20%, secondo i dati dell’agenzia Ctk, rispetto al 28,22 del 2009. Nel 2009, l’astensione superò il 70% in diversi Paesi dell’Est, quali la Slovacchia, la Lituania, la Polonia, la Romania, la Repubblica ceca e la Slovenia.
Germania - La Cdu di Angela Merkel si conferma il primo partito. Stando agli exit poll ha ottenuto il 36% e l’Spd segue con il 27,5%. Grande affermazione per il partito antieuro Alternative Fuer Deutschland con il 6,5%. I Verdi hanno il 10,5%. La Linke avrebbe il 7,5%. I Liberali, usciti dal parlamento nazionale, avrebbero ottenuto il 3%. E i neonazisti, secondo le ultime proiezioni, otterebbero un seggio, entrando per la prima volta a Strasburgo. Secondo quanto riferito dalla tv Ard, il partito neonazista avrebbe ottenuto lo 0,8% dei voti, sufficienti per entrare nell’Europarlamento, dopo che nelle settimane scorse la Corte costituzionale tedesca aveva bocciato la soglia di sbarramento al 3% per le elezioni europee. ”E’ possibile che stasera saremo in vantaggio- ha detto Martin Schulz, candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea – in questo caso rivendicherò la presidenza della della Commissione europea“. Schulz ha commentato così il risultato dell’Spd con il quale, ha aggiunto, “ho un sicuro vento in poppa”. Per Schulz, “della presidenza si decide a Strasburgo e a Bruxelles”. Alle europee del 2009 i cristianodemocratici di Angela Merkel presero il 37,9%, i socialdemocratici di Sigmar Gabriel il 20,8, i Verdi il 12,1, i Liberali l’11% e la Linke il 7,5%. Alternative fuer Duetschland, la vera novità di questa tornata, cinque anni fa non esisteva: il giovane partito di Bernd Lucke, economista che ha raccolto i dissidenti delle politiche europee di Merkel, era rimasto per poco sotto la soglia del 5% rimanendo fuori dal Bundestag.
Francia – Secondo l’istituto di sondaggi Csa, il Front National di Marine Le Pen è in testa con il 25%, l’Ump è al 20,3% e il Partito socialista, col 14,7% dei voti, raggiunge il peggior risultato elettorale della sua storia. Il premier Manuel Valls prevede un intervento pubblico in serata. Larga vittoria di Fn anche per l’istituto Ipsos, che prevede fra i 23 e i 25 seggi per il partito di destra, che ne aveva conquistati soltanto 3 nel 2009. Fra i 18 e i 21 seggi sono assegnati all’Umo, 13 al Partito socialista. Il partito di Le Pen quindi, per la prima volta, è primo in una consultazione nazionale in Francia e ha poco meno del doppio dei voti del Partito socialista al governo. ”Il popolo sovrano ha parlato in modo forte e chiaro, come in tutti i grandi momenti della storia. Il popolo sovrano ha scelto di riprendere in mano il proprio destino”, ha detto Marine Le Pen, commentando i dati diffusi. La leader del Front National ha lanciato un appello solenne al presidente Francois Hollande affinché proceda allo scioglimento dell’Assemblea nazionale dopo lo storico risultato. L’attuale sistema, ha detto, “non è più rappresentativo, non si può ignorare chi ottiene il 25% dei voti”.
I risultati preoccupano fortemente i socialisti francesi, fino a spingere la ministra dell’Ecologia ed esponente di punta del partito, Segolene Royal, a parlare di “shock a livello mondiale”. “Stasera – ha detto su TF1 l’ex compagna del presidente Francois Hollande e già candidata all’Eliseo contro Nicolas Sarkozy nel 2007 – i cittadini del mondo e i cittadini europei vedranno che in Francia un elettore su 4 ha votato per un partito violentemente antieuropeo”. Il primo ministro francese Manuel Valls, parlando in tv ai francesi dopo la sconfitta elettorale, ha annunciato che il governo “continuerà con le sue riforme”, e ha esortato tutti i francesi ad un “sussulto repubblicano”.
Gli exit poll evidenziano che un francese su 4 ha votato per il Front National. Un risultato al di là di ogni previsione. La vittoria era stata prevista dai sondaggi nei mesi scorsi, ma le proporzioni sono superiori ad ogni previsione. Cinque punti in più dell’Ump, il partito della destra istituzionale già in crisi per le accuse di fondi neri contro il suo presidente, Jean-Francois Copé (20,3%). Con poco più del 14%, il Partito socialista potrebbe aver toccato il suo fondo storico, che finora era il 14,5% quando il partito nel 1994 era guidato da Michel Rocard. Il Front National quadruplica i suoi voti rispetto al 2009, l’Ump crolla di 7 punti. Nessun record storico per l’astensione, come si temeva: è andato a votare il 43% degli elettori, contro il 40,5% nel 2009. La coalizione di governo, su scala nazionale (PS e Verdi) tocca appena il 23,4% dei voti
Austria – Dalle prime proiezioni, emerge il boom degli euroscettici: i popolari Oevp restano al primo posto con il 27,8% (-2,2%), i socialdemocratici Spoe stabili al 23,7%, mentre il grande vincitore sarebbe il partito di destra euroscettico Fpoe, terzo con il 19,9% (+7,2%). Secondo l’agenzia Apa, i seggi hanno chiuso alle 17 e le proiezioni sono sul 18% delle schede. Per il leader del partito di destra austriaco Fpoe, Heinz-Christian Strache, si tratta di uno “straordinario successo”. “Da dieci anni vinciamo una elezione dopo l’altra e oggi siamo sopra il 20%. Un risultato che i nostri avversari non potranno certo ridimensionare”, ha detto. Si tratta del partito che vuole limitare l’accesso degli immigrati in Austria, proponendo anche un’uscita dagli accordi di Schengen. In un’intervista rilasciata in campagna elettorale Strache ha sostenuto che se non vi sarà una svolta in Europa, il suo partito sarà favorevole a un referendum per chiedere agli austriaci se restare oppure no nell’Ue.
Danimarca - Il partito anti-immigrati è primo secondo gli exit poll. Il Partito popolare danese si attesta fra il 23,1% e il 24,9%, ossia 3 seggi al Parlamento europeo. I socialdemocratici al governo avrebbero il 20,5%.
Grecia – Tsipras sarebbe in testa (dal 26 al 30%), al secondo posto Nea Dimokratia (centrodestra) con il 23-27%, al terzo il neo-nazista Chrysi Avgì (Alba Dorata) con l’8-10% e al quarto posto il socialista Pasok con il 7-9%. In Irlanda, un exit poll della tv Rte, segnala che lo Sinn Fein è diretto verso la conquista di un seggio europeo eletto nella circoscrizione di Dublino e calcola per le europee un’affermazione al 17% in crescita rispetto al 10% registrato nelle ultime elezioni politiche. Gli indipendenti sarebbero in testa con il 27%, seguito da Fine Gael (centrodestra) al 22%, il partito laburista in calo al 6%. In aumento i Verdi al 6%.
Bulgaria – Secondo i primi exit poll, si afferma il partito conservatore Gerb dell’ex premier Boyko Borissov, con il 28,6% e sei seggi dei 17 spettanti alla Bulgaria al Parlamento europeo. Seguono il partito socialista di Serghei Stanishev, con il 19,8% e cinque seggi; il partito della minoranza turca, Dps, con il 14,9% e tre seggi; la coalizione guidata dal neopartito Bulgaria senza censura con l’11,1 per cento e due seggi; e il Blocco riformista, alleanza di partiti di centrodestra, con il 6,4% dei voti e un seggio. A Malta, secondo le ultime proiezioni, il partito laburista ha conquistato il 53% dei voti. Il Partito nazionalista, iscritto al gruppo Ppe al Parlamento europeo, è al 40% e i Verdi al 2,7%.
Slovenia – Sempre secondo gli exit poll, è in testa il Partito democratico sloveno (Sds, centrodestra) con il 24,6% e tre degli otto eurodeputati spettanti al Paese, seguito da Lista Nova Slovenija (Sls, centrodestra) al 15,2% e due seggi. Al terzo posto è data la lista Verjamem (centrosinistra) con il 10,6% e un deputato, al quarto Desus (centrosinistra) al 9,1% e un seggio, seguito dal partito socialdemocratico (centrosinistra) con il 7,9% e un seggio.
Finlandia – Gli euroscettici arrivano solo quarti, secondo quanto emerge dalle prime proiezioni basate su exit poll a più un terzo di schede scrutinate: in testa ci sono i popolari del KK con il 22,7 % (4 seggi), seguiti dai liberali di SK con 21,0% (3 seggi), terzi i socialisti di SSP con il 13,6% (2 seggi). Solo quarti i nazionalisti ‘Veri finlandesi’, dati in testa nei sondaggi: si fermerebbero al 12,8% (2 seggi). Un seggio andrebbe anche alla sinistra radicale Vasemmistolitto (9,4%) e uno ai Verdi (7,9%).
Lettonia – Nel corso degli scrutini, il portale di informazione Lsm.Lv diffonde alcuni dati non ufficiali.I popolari del partito Unity sarebbero al 46% con 4 eletti, i conservatori dell’Alleanza Nazionale al 15% (1 seggio), mentre i socialdemocratici pro-russi dell’Harmony Center sarebbero al 13% (1 seggio) e l’Unione dei Verdi ed Agricoltori, nuovo partito che non ha ancora scelto lo schieramento europeo, all’8% (1 seggio).
Svezia – Secondo gli exit poll, i socialdemocratici sono il primo partito con il 23,7%. Crollo dei popolari del Partito dei Moderati del premier Reinfeldt che scende al 13,0% (avevano il 18,3% nel 2009), sorprendente ascesa degli ambientalisti dello Mp, che sale al secondo posto con il 17,1%. I liberali di Fp sarebbero scesi il 9,5% (dal 13,58% di 5 anni fa). Sinistra radicale del Vaensterpartiet in ascesa all’8,1% (dal 5,66%). Al 7,0% i Democratici (Sd) euroscettici.
Lussemburgo - Seggi invariati rispetto a cinque anni fa, con una maggioranza di 3 eurodeputati al partito cristianodemocratico del candidato Ppe alla presidenza della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Uno dei tre sarà la commissaria alla giustizia Viviane Reding. E’ quanto riportano fonti al quotidiano lussemburghese L’essentiel. Gli altri tre deputati sono uno per i liberali e uno per i socialisti (al governo) e uno per i verdi. Lo scrutinio delle schede è terminato ma i risultati saranno resi noti alle 23.
Parlamento uscente – Il Parlamento europeo uscente è risultato dalle ultime elezioni europee di giugno del 2009. Fino a luglio del 2013 era composto da 754 membri; poi sono stati aggiunti temporaneamente 12 deputati in rappresentanza della Croazia a seguito del suo ingresso nell’Ue il 1° luglio di quell’anno, portando il totale dei deputati a 766. Successivamente è stata attuata una redistribuzione dei seggi agli Stati membri in modo che, in questa tornata elettorale, si tornerà ad avere 751 parlamentari. L’Europarlamento uscente è composto così: 273 deputati del Partito popolare europeo, 196 parlamentari del gruppo Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D) a cui fa capo il Pse, 83 seggi del gruppo liberare Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde), 57 seggi del gruppo dei Verdi/Alleanza libera Europa, 57 deputati del gruppo Conservatori e riformisti europei (Ecr), 34 rappresentanti del gruppo Gue/Ngl della Sinistra unitaria europea, 31 membri del gruppo parlamentare euroscettico Europa della libertà e della democrazia e 33 del gruppo dei non iscritti.
p.s.
in italia? bè...... secondo piepoli e altri istituti non ci sarà sorpasso, vedremo. Una cosa è certa: mentre nei paesi del nord europa, tranne la gran bretagna, rimane tutto più o meno stabile altrove.. la gente è stufa e vota perchi gli dice che andrà in europa a scassare gli equilibri: anche qui vedremo
Boom della sinistra di Tsipras in Grecia, Cdu di Angela Merkel primo partito in Germania e forte ascesa degli euroscettici del Fpoe in Austria. Ma il dato più rilevante delle europee è il trionfo degli euroscettici del Front National di Marine Le Pen che, dopo l’ottimo risultato alle scorse amministrative, sono per la prima volta il primo partito in Francia. Invita tutti gli euroscettici, incluso il Movimento 5 Stelle, a unirsi al Fn e sottolinea che “ciò che è stato espresso oggi è un rifiuto massiccio dell’Unione europea”. Un risultato che spinge la leader di destra a chiedere al presidente Francois Hollande lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e le dimissioni del premier francese Manuel Valls. I socialisti, infatti, toccano oggi il minimo storico. ”Questa sera è un momento grave”, ha detto il primo ministro, che ha definito i risultati degli exit poll ”un terremoto” ma ha garantito che il governo andrà avanti con le riforme.
“Tutti coloro che sono per la libertà l’indipendenza e contro l’Ue devono unirsi a noi – ha detto Le Pen, rivolgendosi agli euroscettici dal quartiere generale di Nanterre - L’Unione europea deve restituire quello che ha rubato, con la debolezza, la viltà e il tradimento delle élite europee, deve restituire al popolo la sua sovranità e dobbiamo costruire un’altra Europa: l’Europa delle nazioni libere e sovrane, l’Europa delle cooperazioni liberamente scelte”. Sui primi assetti che si delineano dagli exit poll interviene anche il presidente della Bce Mario Draghi che, aprendo il forum dell’Eurotower sulle banche centrali, spiega che “gli elettori in tutta Europa si sono chiaramente allontanati” e “vogliono risposte”.
Affluenza Europee – Le elezioni europee 2014 hanno registrato un tasso di partecipazione in rialzo in molti Paesi. Il contrario di quanto si riteneva alla vigilia delle urne, visto il successo dei partiti euroscettici. Anche i cittadini ucraini oggi sono chiamati alle urne per le presidenziali (leggi) e in Italia si vota anche in 4mila Comuni e due regioni, Abruzzo e Piemonte (leggi). Cresce a partire da Francia e Germania. Nel primo Paese è stata del 15,70% a mezzogiorno, in rialzo rispetto al 14,81% delle elezioni del 2009, mentre nel secondo, è stata del 25,6 alle 14 (contro il 20,2% nel 2009). Partecipazione alta anche in Portogallo (12,14% contro l’11,84% nel 2009). In Spagna, l’affluenza è praticamente invariata rispetto al 2009 (23,83% alle 14 di oggi contro il 24,1% nella stessa ora di cinque anni fa). A Cipro, secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Interni responsabile per le elezioni, soltanto il 41.3% degli aventi diritto al voto è andato oggi ai seggi contro il 59% delle elezioni del 2009 e il 72.5% di quelle (le prime per Cipro) del 2004. In Croazia, che ha aderito alla Ue lo scorso anno, la partecipazione è stata del 7,53%, quattro ore dopo l’apertura dei seggi, in aumento dell’1,64% rispetto alla prima elezione europea del 2013. Al contrario, i cechi, che hanno votato venerdì e sabato, sono stati il 20%, secondo i dati dell’agenzia Ctk, rispetto al 28,22 del 2009. Nel 2009, l’astensione superò il 70% in diversi Paesi dell’Est, quali la Slovacchia, la Lituania, la Polonia, la Romania, la Repubblica ceca e la Slovenia.
Germania - La Cdu di Angela Merkel si conferma il primo partito. Stando agli exit poll ha ottenuto il 36% e l’Spd segue con il 27,5%. Grande affermazione per il partito antieuro Alternative Fuer Deutschland con il 6,5%. I Verdi hanno il 10,5%. La Linke avrebbe il 7,5%. I Liberali, usciti dal parlamento nazionale, avrebbero ottenuto il 3%. E i neonazisti, secondo le ultime proiezioni, otterebbero un seggio, entrando per la prima volta a Strasburgo. Secondo quanto riferito dalla tv Ard, il partito neonazista avrebbe ottenuto lo 0,8% dei voti, sufficienti per entrare nell’Europarlamento, dopo che nelle settimane scorse la Corte costituzionale tedesca aveva bocciato la soglia di sbarramento al 3% per le elezioni europee. ”E’ possibile che stasera saremo in vantaggio- ha detto Martin Schulz, candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea – in questo caso rivendicherò la presidenza della della Commissione europea“. Schulz ha commentato così il risultato dell’Spd con il quale, ha aggiunto, “ho un sicuro vento in poppa”. Per Schulz, “della presidenza si decide a Strasburgo e a Bruxelles”. Alle europee del 2009 i cristianodemocratici di Angela Merkel presero il 37,9%, i socialdemocratici di Sigmar Gabriel il 20,8, i Verdi il 12,1, i Liberali l’11% e la Linke il 7,5%. Alternative fuer Duetschland, la vera novità di questa tornata, cinque anni fa non esisteva: il giovane partito di Bernd Lucke, economista che ha raccolto i dissidenti delle politiche europee di Merkel, era rimasto per poco sotto la soglia del 5% rimanendo fuori dal Bundestag.
Francia – Secondo l’istituto di sondaggi Csa, il Front National di Marine Le Pen è in testa con il 25%, l’Ump è al 20,3% e il Partito socialista, col 14,7% dei voti, raggiunge il peggior risultato elettorale della sua storia. Il premier Manuel Valls prevede un intervento pubblico in serata. Larga vittoria di Fn anche per l’istituto Ipsos, che prevede fra i 23 e i 25 seggi per il partito di destra, che ne aveva conquistati soltanto 3 nel 2009. Fra i 18 e i 21 seggi sono assegnati all’Umo, 13 al Partito socialista. Il partito di Le Pen quindi, per la prima volta, è primo in una consultazione nazionale in Francia e ha poco meno del doppio dei voti del Partito socialista al governo. ”Il popolo sovrano ha parlato in modo forte e chiaro, come in tutti i grandi momenti della storia. Il popolo sovrano ha scelto di riprendere in mano il proprio destino”, ha detto Marine Le Pen, commentando i dati diffusi. La leader del Front National ha lanciato un appello solenne al presidente Francois Hollande affinché proceda allo scioglimento dell’Assemblea nazionale dopo lo storico risultato. L’attuale sistema, ha detto, “non è più rappresentativo, non si può ignorare chi ottiene il 25% dei voti”.
I risultati preoccupano fortemente i socialisti francesi, fino a spingere la ministra dell’Ecologia ed esponente di punta del partito, Segolene Royal, a parlare di “shock a livello mondiale”. “Stasera – ha detto su TF1 l’ex compagna del presidente Francois Hollande e già candidata all’Eliseo contro Nicolas Sarkozy nel 2007 – i cittadini del mondo e i cittadini europei vedranno che in Francia un elettore su 4 ha votato per un partito violentemente antieuropeo”. Il primo ministro francese Manuel Valls, parlando in tv ai francesi dopo la sconfitta elettorale, ha annunciato che il governo “continuerà con le sue riforme”, e ha esortato tutti i francesi ad un “sussulto repubblicano”.
Gli exit poll evidenziano che un francese su 4 ha votato per il Front National. Un risultato al di là di ogni previsione. La vittoria era stata prevista dai sondaggi nei mesi scorsi, ma le proporzioni sono superiori ad ogni previsione. Cinque punti in più dell’Ump, il partito della destra istituzionale già in crisi per le accuse di fondi neri contro il suo presidente, Jean-Francois Copé (20,3%). Con poco più del 14%, il Partito socialista potrebbe aver toccato il suo fondo storico, che finora era il 14,5% quando il partito nel 1994 era guidato da Michel Rocard. Il Front National quadruplica i suoi voti rispetto al 2009, l’Ump crolla di 7 punti. Nessun record storico per l’astensione, come si temeva: è andato a votare il 43% degli elettori, contro il 40,5% nel 2009. La coalizione di governo, su scala nazionale (PS e Verdi) tocca appena il 23,4% dei voti
Austria – Dalle prime proiezioni, emerge il boom degli euroscettici: i popolari Oevp restano al primo posto con il 27,8% (-2,2%), i socialdemocratici Spoe stabili al 23,7%, mentre il grande vincitore sarebbe il partito di destra euroscettico Fpoe, terzo con il 19,9% (+7,2%). Secondo l’agenzia Apa, i seggi hanno chiuso alle 17 e le proiezioni sono sul 18% delle schede. Per il leader del partito di destra austriaco Fpoe, Heinz-Christian Strache, si tratta di uno “straordinario successo”. “Da dieci anni vinciamo una elezione dopo l’altra e oggi siamo sopra il 20%. Un risultato che i nostri avversari non potranno certo ridimensionare”, ha detto. Si tratta del partito che vuole limitare l’accesso degli immigrati in Austria, proponendo anche un’uscita dagli accordi di Schengen. In un’intervista rilasciata in campagna elettorale Strache ha sostenuto che se non vi sarà una svolta in Europa, il suo partito sarà favorevole a un referendum per chiedere agli austriaci se restare oppure no nell’Ue.
Danimarca - Il partito anti-immigrati è primo secondo gli exit poll. Il Partito popolare danese si attesta fra il 23,1% e il 24,9%, ossia 3 seggi al Parlamento europeo. I socialdemocratici al governo avrebbero il 20,5%.
Grecia – Tsipras sarebbe in testa (dal 26 al 30%), al secondo posto Nea Dimokratia (centrodestra) con il 23-27%, al terzo il neo-nazista Chrysi Avgì (Alba Dorata) con l’8-10% e al quarto posto il socialista Pasok con il 7-9%. In Irlanda, un exit poll della tv Rte, segnala che lo Sinn Fein è diretto verso la conquista di un seggio europeo eletto nella circoscrizione di Dublino e calcola per le europee un’affermazione al 17% in crescita rispetto al 10% registrato nelle ultime elezioni politiche. Gli indipendenti sarebbero in testa con il 27%, seguito da Fine Gael (centrodestra) al 22%, il partito laburista in calo al 6%. In aumento i Verdi al 6%.
Bulgaria – Secondo i primi exit poll, si afferma il partito conservatore Gerb dell’ex premier Boyko Borissov, con il 28,6% e sei seggi dei 17 spettanti alla Bulgaria al Parlamento europeo. Seguono il partito socialista di Serghei Stanishev, con il 19,8% e cinque seggi; il partito della minoranza turca, Dps, con il 14,9% e tre seggi; la coalizione guidata dal neopartito Bulgaria senza censura con l’11,1 per cento e due seggi; e il Blocco riformista, alleanza di partiti di centrodestra, con il 6,4% dei voti e un seggio. A Malta, secondo le ultime proiezioni, il partito laburista ha conquistato il 53% dei voti. Il Partito nazionalista, iscritto al gruppo Ppe al Parlamento europeo, è al 40% e i Verdi al 2,7%.
Slovenia – Sempre secondo gli exit poll, è in testa il Partito democratico sloveno (Sds, centrodestra) con il 24,6% e tre degli otto eurodeputati spettanti al Paese, seguito da Lista Nova Slovenija (Sls, centrodestra) al 15,2% e due seggi. Al terzo posto è data la lista Verjamem (centrosinistra) con il 10,6% e un deputato, al quarto Desus (centrosinistra) al 9,1% e un seggio, seguito dal partito socialdemocratico (centrosinistra) con il 7,9% e un seggio.
Finlandia – Gli euroscettici arrivano solo quarti, secondo quanto emerge dalle prime proiezioni basate su exit poll a più un terzo di schede scrutinate: in testa ci sono i popolari del KK con il 22,7 % (4 seggi), seguiti dai liberali di SK con 21,0% (3 seggi), terzi i socialisti di SSP con il 13,6% (2 seggi). Solo quarti i nazionalisti ‘Veri finlandesi’, dati in testa nei sondaggi: si fermerebbero al 12,8% (2 seggi). Un seggio andrebbe anche alla sinistra radicale Vasemmistolitto (9,4%) e uno ai Verdi (7,9%).
Lettonia – Nel corso degli scrutini, il portale di informazione Lsm.Lv diffonde alcuni dati non ufficiali.I popolari del partito Unity sarebbero al 46% con 4 eletti, i conservatori dell’Alleanza Nazionale al 15% (1 seggio), mentre i socialdemocratici pro-russi dell’Harmony Center sarebbero al 13% (1 seggio) e l’Unione dei Verdi ed Agricoltori, nuovo partito che non ha ancora scelto lo schieramento europeo, all’8% (1 seggio).
Svezia – Secondo gli exit poll, i socialdemocratici sono il primo partito con il 23,7%. Crollo dei popolari del Partito dei Moderati del premier Reinfeldt che scende al 13,0% (avevano il 18,3% nel 2009), sorprendente ascesa degli ambientalisti dello Mp, che sale al secondo posto con il 17,1%. I liberali di Fp sarebbero scesi il 9,5% (dal 13,58% di 5 anni fa). Sinistra radicale del Vaensterpartiet in ascesa all’8,1% (dal 5,66%). Al 7,0% i Democratici (Sd) euroscettici.
Lussemburgo - Seggi invariati rispetto a cinque anni fa, con una maggioranza di 3 eurodeputati al partito cristianodemocratico del candidato Ppe alla presidenza della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Uno dei tre sarà la commissaria alla giustizia Viviane Reding. E’ quanto riportano fonti al quotidiano lussemburghese L’essentiel. Gli altri tre deputati sono uno per i liberali e uno per i socialisti (al governo) e uno per i verdi. Lo scrutinio delle schede è terminato ma i risultati saranno resi noti alle 23.
Parlamento uscente – Il Parlamento europeo uscente è risultato dalle ultime elezioni europee di giugno del 2009. Fino a luglio del 2013 era composto da 754 membri; poi sono stati aggiunti temporaneamente 12 deputati in rappresentanza della Croazia a seguito del suo ingresso nell’Ue il 1° luglio di quell’anno, portando il totale dei deputati a 766. Successivamente è stata attuata una redistribuzione dei seggi agli Stati membri in modo che, in questa tornata elettorale, si tornerà ad avere 751 parlamentari. L’Europarlamento uscente è composto così: 273 deputati del Partito popolare europeo, 196 parlamentari del gruppo Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D) a cui fa capo il Pse, 83 seggi del gruppo liberare Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde), 57 seggi del gruppo dei Verdi/Alleanza libera Europa, 57 deputati del gruppo Conservatori e riformisti europei (Ecr), 34 rappresentanti del gruppo Gue/Ngl della Sinistra unitaria europea, 31 membri del gruppo parlamentare euroscettico Europa della libertà e della democrazia e 33 del gruppo dei non iscritti.
p.s.
in italia? bè...... secondo piepoli e altri istituti non ci sarà sorpasso, vedremo. Una cosa è certa: mentre nei paesi del nord europa, tranne la gran bretagna, rimane tutto più o meno stabile altrove.. la gente è stufa e vota perchi gli dice che andrà in europa a scassare gli equilibri: anche qui vedremo
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lunedì 7 aprile 2014
il primo assaggio della tempesta l'abbiamo in ungheria
esatto il test ungherese è significativo della tempesta che si
prepara: una tempesta che può investire l'intero vecchio mondo da parigi
a kiev... quello di orban, uomo di destra, è il primo governo che viene
riconfermato a furor di popolo durante la crisi finanziaria che
imperversa per il pianeta dal 2008, vogliamo vedere perchè?
Dicono: è di destra e un populista; verissimo (ha approvato leggi liberticide, sull'aborto, sulla costituzione che è stata profondamente riformata ecc.) è di destra e un nazionalista.
Perchè, allora, in Ungheria (come in Danimarca, Svezia, Norvegia, ecc. non tutti governati da personaggi populisti ma nessuno di questi investito dalla crisi con gli esiti della crisi come da noi) i venti della crisi sembrano passati e gli indicatori veleggiano verso il verde florido di un paese che vede un futuro prossimo roseo?
Perchè quest'uomo di destra ha fatto quello che qualunque persona di buon senso e che tiene al futuro proprio e dei suoi figli avrebbe fatto: cambiato strada. Nel caso magiaro: si è ripreso la sovranità politica, economica e monetaria (un pò brutalmente in verità) defenestrando le varie troike che s'affannavano anche in quel paese a salvaguardare le banche, sempre le stesse (anglo-americane, tedesche, francesi e italiane), e i loro crediti a spese dei contribuenti magiari.....
Diamo i numeri? Nel 2009, all'esplodere della crisi, il pil magiaro è caduto del 6,9%; l'anno scorso del 1,1% (con outlook positivo); per il 2014 si prevede un tondo 2,4%.... cose che qui vediamo con il cannocchiale. La disoccupazione è scesa anch'essa dl diversi punti percentuali e i settori strategici sono tornati nelle mani nazionali: insomma il messaggio per la eurocrazia è "le nazioni contano e i popoli che le esprimono hanno esigenze diverse dai desiderata europei": un messaggio rivoluzionario che una persona normale si potrebbe aspettare detto da un radicale di sinistra e che invece è un uomo di destra a dire; questo dovrebeb far pensare a nche a noi perchè lì, come qui, la sinistra è .... liberista, quindi eurocratica lontana anni luce dal paese rale che non vuole pagare per gli errori del 1% della popolazione che qui e altrove ne hanno beneficiato. Infatti lì, e spero anche qui, la sinistra, liberista, ha avuto una sonora batosta che ricorderà per un pò e la aiuta a rinsavirsi e a riscoprire qual'è la sua originaria mission: il contatto con la gente; il farsi protatore di voce di coloro che non ne hanno...... perchè è incredibile che un uomo di destra vinca in un paese come quello magiaro che aderì con gioia alla UE.
Può fare da traino, o esempio, per altri paesi? Si, certo; se non fanno gli ... italiani: si che possono avere conseguenze altrove perchè l'onda lunga è in moto e gli argini non sono costruiti secondo regole d'arte ma solo con sacchi di sabbia ed è facile che la piena di voti euroscettici o, per meglio dire, antieurocrati (perchè uno degli entusiasti della europa era proprio il sottoscritto.... se fosse stata l'europa dei popoli come volevano gli Spinelli e non l'europa ... dell'euro). Riachia di diventare uno tsunami che nemmeno il nostro renzi può fermare ma solo rallentare temporaneamente con sparate e balle spaziali: a proposito, ricordate gli 80 euri? Bene nell'ultima versione li avranno coloro che rimangono nella fascia che va da 8 mila e circa 15 mila euro poi va a decrescere fino ad azzerarsi.... altro che 80 euri per chi ha 1500 euro al mese; infatti nell'ultima conferenza stampa ha già corretto il tiro arrampicandosi sugli specchi.
Una volta tanto evitiamo di fare i tafazzi e spazziamo via una volta per tutte i sepolcri imbiancati, parole di Papa Francesco, che hanno occupato la politica italiota negli ultimi 20 anni, e i loro eredi......
p.s.
per la precisione: ha anche stretto accordi con la Russia ma sono accordi di collaborazione non di svendita del patrimonio nazionale, come abbiamo fatto noi....
p.s. 2
non sono di destra, anzi ma se fossi lì, come da lezione montanelliana, mi sarei anch'io turato il naso e l'avrei votato..
p.s. 3
gli slavi, e gli ungheresi lo sono solo in parte perchè in gran parte sono .. scandinavi di origine e parlano una lingua finnica un tantino inquinata dagli autocotoni originari, sono gente seria: hanno combattuto con le armi nel '56 contro il comunismo ora combattono per la propria sopravvivenza nel 2014: poco gli importa se orban è di destra e se il partito estremo di destra è avanzato.. hanno voluto dare un messaggio chiaro, come nel '56.
Dicono: è di destra e un populista; verissimo (ha approvato leggi liberticide, sull'aborto, sulla costituzione che è stata profondamente riformata ecc.) è di destra e un nazionalista.
Perchè, allora, in Ungheria (come in Danimarca, Svezia, Norvegia, ecc. non tutti governati da personaggi populisti ma nessuno di questi investito dalla crisi con gli esiti della crisi come da noi) i venti della crisi sembrano passati e gli indicatori veleggiano verso il verde florido di un paese che vede un futuro prossimo roseo?
Perchè quest'uomo di destra ha fatto quello che qualunque persona di buon senso e che tiene al futuro proprio e dei suoi figli avrebbe fatto: cambiato strada. Nel caso magiaro: si è ripreso la sovranità politica, economica e monetaria (un pò brutalmente in verità) defenestrando le varie troike che s'affannavano anche in quel paese a salvaguardare le banche, sempre le stesse (anglo-americane, tedesche, francesi e italiane), e i loro crediti a spese dei contribuenti magiari.....
Diamo i numeri? Nel 2009, all'esplodere della crisi, il pil magiaro è caduto del 6,9%; l'anno scorso del 1,1% (con outlook positivo); per il 2014 si prevede un tondo 2,4%.... cose che qui vediamo con il cannocchiale. La disoccupazione è scesa anch'essa dl diversi punti percentuali e i settori strategici sono tornati nelle mani nazionali: insomma il messaggio per la eurocrazia è "le nazioni contano e i popoli che le esprimono hanno esigenze diverse dai desiderata europei": un messaggio rivoluzionario che una persona normale si potrebbe aspettare detto da un radicale di sinistra e che invece è un uomo di destra a dire; questo dovrebeb far pensare a nche a noi perchè lì, come qui, la sinistra è .... liberista, quindi eurocratica lontana anni luce dal paese rale che non vuole pagare per gli errori del 1% della popolazione che qui e altrove ne hanno beneficiato. Infatti lì, e spero anche qui, la sinistra, liberista, ha avuto una sonora batosta che ricorderà per un pò e la aiuta a rinsavirsi e a riscoprire qual'è la sua originaria mission: il contatto con la gente; il farsi protatore di voce di coloro che non ne hanno...... perchè è incredibile che un uomo di destra vinca in un paese come quello magiaro che aderì con gioia alla UE.
Può fare da traino, o esempio, per altri paesi? Si, certo; se non fanno gli ... italiani: si che possono avere conseguenze altrove perchè l'onda lunga è in moto e gli argini non sono costruiti secondo regole d'arte ma solo con sacchi di sabbia ed è facile che la piena di voti euroscettici o, per meglio dire, antieurocrati (perchè uno degli entusiasti della europa era proprio il sottoscritto.... se fosse stata l'europa dei popoli come volevano gli Spinelli e non l'europa ... dell'euro). Riachia di diventare uno tsunami che nemmeno il nostro renzi può fermare ma solo rallentare temporaneamente con sparate e balle spaziali: a proposito, ricordate gli 80 euri? Bene nell'ultima versione li avranno coloro che rimangono nella fascia che va da 8 mila e circa 15 mila euro poi va a decrescere fino ad azzerarsi.... altro che 80 euri per chi ha 1500 euro al mese; infatti nell'ultima conferenza stampa ha già corretto il tiro arrampicandosi sugli specchi.
Una volta tanto evitiamo di fare i tafazzi e spazziamo via una volta per tutte i sepolcri imbiancati, parole di Papa Francesco, che hanno occupato la politica italiota negli ultimi 20 anni, e i loro eredi......
p.s.
per la precisione: ha anche stretto accordi con la Russia ma sono accordi di collaborazione non di svendita del patrimonio nazionale, come abbiamo fatto noi....
p.s. 2
non sono di destra, anzi ma se fossi lì, come da lezione montanelliana, mi sarei anch'io turato il naso e l'avrei votato..
p.s. 3
gli slavi, e gli ungheresi lo sono solo in parte perchè in gran parte sono .. scandinavi di origine e parlano una lingua finnica un tantino inquinata dagli autocotoni originari, sono gente seria: hanno combattuto con le armi nel '56 contro il comunismo ora combattono per la propria sopravvivenza nel 2014: poco gli importa se orban è di destra e se il partito estremo di destra è avanzato.. hanno voluto dare un messaggio chiaro, come nel '56.
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martedì 17 settembre 2013
#IvoteforGermany
eccolo: la "nuova" europa sta nascendo; anche i nostri stimati concittadini - insieme a tedeschi, spagnoli. francesi, danesi ecc. - se ne accorgono... quello che c'è nel titolo, #IvoteforGermany, è uno degli hashtag che vanno per la maggiore su tweet.
Il ragionamento é semplice: i paesi come li abbiamo finora conosciuti non contano più nulla; sono ingabbiati da mille regole poste da qualcuno, le cosiddette autorità europee (commissione, BCE, ecc.) che, oltre a NON ESSERE DEMOCRATICAMENTE ELETTE, sono solo una accolita di tecnocrati che cercano (e ci stanno risucendo) di creare una federazione di interessi, non di Stati, tutta improntata ai principi del "mitico" Von Hayek ossia una struttra liberista dove le, ex, entità-Stato sono al soldo dei mercati e no dei popoli che pur eleggono il ceto dirigente e che pur si aspettano di vedere qualche frutto della loro delega; invece no: ricetta economica; struttura legislativa; economia; società; welfare; tutto viene ridimensionato al mercato e alla legge della domanda e dell'offerta con gli stati che pendono a favorire la seconda e a lassez faire la prima.. in poche parole se la cavino da soli tanto fra tasse, imposte e contributi comunque pagano il conto che gli vien lasciato dai mercati; sia in termini di livello e qualità di vita sia in termini economico-politico che sociale. Non è un caso che fior di cosiddetti economisti "riformisti" spingono affinchè il paese si incammini sulla "svalutazione interna (riduzione di tasse e del costo del lavoro inteso come salario)" anzichè usare la leva della svalutazione della moneta, la spesa pubblica mirata alla ricerca e allo sviluppo alle opere essenziali (scuola, univeristà, beni culturali, ecc.) ... come in giappone, per fare un esempio semplice semplice.
L'obiettivo dei tecnocrati "mercatari (detto in senso spregevole)" è chiaro: lo dicevo prima e lo ripeto qui, ossia "DE-DEMOCRATIZZARE LA POLITICA E DE-DEMOCRATIZZARE LA DEMOCRAZIA" SONO COSE CHE DANNO NOIA..... i popoli è chiaro che si aspettano che il ceto dirigente ascolti le loro istanze e le loro esigenze ma dev'essere altrettanto chiaro che l'esigenza delle "riforme" è market-oriented perchè è sui mercati che si decidono il futuro delle società, la loro competitività, il lavoro e si sa che il mercato non è certo tenero con chi non ce la fa, no? A. Smith poche righe sotto il famoso "ricchezza delle nazioni" sosteneva che il miglior modo per evitare che i poveri facessero troppi figli era di lasciar andare la mano invisibile del mercato, ossia la legge di natura della domanda e dell'offerta: tradotto significa affamiamoli ed eviteranno di farne troppi di figli; il prototipo dell'eugenetica e del nazismo in tutte le sue articolazioni........ è questo il vero obiettivo? In questi termini no naturalmente... siamo ancora troppo istruiti e vicini agli orrori dei totalitarismi per poter far passare in maniera chiara un messaggio del genere; ma date tempo al tempo e disimparando nei giovani la storia prima o poi diventerà naturale che qualcuno se ne uscirà dicendo: "perchè devo pagare le mie tasse? Per i poveri fannulloni?" Logico, no.. già lo si dice per le donne che lavorano e che hanno la pessima abitudine di "restare incinte" ma è solo l'inizio...
giustifico pienamente coloro che hanno fatto il ragionamento di cui sopra: l'unico paese che conta davvero e che può determinare anche il nostro futuro è la Germania, quindi come cittadino europeo ho il DIRITTO di votare per quel paese e non per uno di sfigati e perdenti, come l'italia...... giusto, no? E' lì che si determinano i nostri destini ed è lì che si giocano i destini: da un lato la Merkel che ha basato tutta la campagna elettorale sulla stabilità economica dei tedeschi (che così scaricano sugli altri paesi fratelli i loro costi) ed ha ottime probabilità di vincere anche queste di elezioni; dall'altro i socialdemocratici che sono stati i primi a "riformare" il welfare tedesco in senso liberista (sempre questi comunisti a fare casini, vero?) ma l'hanno molto addolcito nei vari laender con annessioni delle banche regionali nel pubblico e con la compartecipazione dei lavoratori nelle aziende; infine gli euroscettici (quelli per cui tifo lo dico chiaro e tondo qui) che ci vogliono fuori dall'euro .... c'è un solo ma: loro ci vogliono fuori ma pagando i debiti (che io non pagherei se non dopo la nomina di una commissione indipendete che dovrebbe valutare se è stato creato in maniera fraudolenta, e a discapito dei cittadini) in euro mentre i più intelligenti fra loro, che capiscono il pericolo che si corre, ci vogliono fuori ma senza pagare in euro ma in una moneta "cattiva" che ha come contraltare il suo cronicizzarsi. Ora fra i due il male minore è il secondo: per il semplice motivo che riacquistata la sovranità abbiamo anche le mani libere nel decidere quali siano le vere priorità del paese e agire di conseguenza; dal canto loro se gli euroscettici arrivassero nel parlamento tedesco ogni singola iniziativa sarà vagliata dalla loro corte costituzionale che ha già stabilito che nessuna iniziativa può essere presa se in contrasto con l'interesse e l'economia tedesca come a dire scordiamoci il "salva-stati oops banche" se avessimo problemi..
si hanno proprio ragione: voglio anch'io votare per le elezioni tedesche!!!
Il ragionamento é semplice: i paesi come li abbiamo finora conosciuti non contano più nulla; sono ingabbiati da mille regole poste da qualcuno, le cosiddette autorità europee (commissione, BCE, ecc.) che, oltre a NON ESSERE DEMOCRATICAMENTE ELETTE, sono solo una accolita di tecnocrati che cercano (e ci stanno risucendo) di creare una federazione di interessi, non di Stati, tutta improntata ai principi del "mitico" Von Hayek ossia una struttra liberista dove le, ex, entità-Stato sono al soldo dei mercati e no dei popoli che pur eleggono il ceto dirigente e che pur si aspettano di vedere qualche frutto della loro delega; invece no: ricetta economica; struttura legislativa; economia; società; welfare; tutto viene ridimensionato al mercato e alla legge della domanda e dell'offerta con gli stati che pendono a favorire la seconda e a lassez faire la prima.. in poche parole se la cavino da soli tanto fra tasse, imposte e contributi comunque pagano il conto che gli vien lasciato dai mercati; sia in termini di livello e qualità di vita sia in termini economico-politico che sociale. Non è un caso che fior di cosiddetti economisti "riformisti" spingono affinchè il paese si incammini sulla "svalutazione interna (riduzione di tasse e del costo del lavoro inteso come salario)" anzichè usare la leva della svalutazione della moneta, la spesa pubblica mirata alla ricerca e allo sviluppo alle opere essenziali (scuola, univeristà, beni culturali, ecc.) ... come in giappone, per fare un esempio semplice semplice.
L'obiettivo dei tecnocrati "mercatari (detto in senso spregevole)" è chiaro: lo dicevo prima e lo ripeto qui, ossia "DE-DEMOCRATIZZARE LA POLITICA E DE-DEMOCRATIZZARE LA DEMOCRAZIA" SONO COSE CHE DANNO NOIA..... i popoli è chiaro che si aspettano che il ceto dirigente ascolti le loro istanze e le loro esigenze ma dev'essere altrettanto chiaro che l'esigenza delle "riforme" è market-oriented perchè è sui mercati che si decidono il futuro delle società, la loro competitività, il lavoro e si sa che il mercato non è certo tenero con chi non ce la fa, no? A. Smith poche righe sotto il famoso "ricchezza delle nazioni" sosteneva che il miglior modo per evitare che i poveri facessero troppi figli era di lasciar andare la mano invisibile del mercato, ossia la legge di natura della domanda e dell'offerta: tradotto significa affamiamoli ed eviteranno di farne troppi di figli; il prototipo dell'eugenetica e del nazismo in tutte le sue articolazioni........ è questo il vero obiettivo? In questi termini no naturalmente... siamo ancora troppo istruiti e vicini agli orrori dei totalitarismi per poter far passare in maniera chiara un messaggio del genere; ma date tempo al tempo e disimparando nei giovani la storia prima o poi diventerà naturale che qualcuno se ne uscirà dicendo: "perchè devo pagare le mie tasse? Per i poveri fannulloni?" Logico, no.. già lo si dice per le donne che lavorano e che hanno la pessima abitudine di "restare incinte" ma è solo l'inizio...
giustifico pienamente coloro che hanno fatto il ragionamento di cui sopra: l'unico paese che conta davvero e che può determinare anche il nostro futuro è la Germania, quindi come cittadino europeo ho il DIRITTO di votare per quel paese e non per uno di sfigati e perdenti, come l'italia...... giusto, no? E' lì che si determinano i nostri destini ed è lì che si giocano i destini: da un lato la Merkel che ha basato tutta la campagna elettorale sulla stabilità economica dei tedeschi (che così scaricano sugli altri paesi fratelli i loro costi) ed ha ottime probabilità di vincere anche queste di elezioni; dall'altro i socialdemocratici che sono stati i primi a "riformare" il welfare tedesco in senso liberista (sempre questi comunisti a fare casini, vero?) ma l'hanno molto addolcito nei vari laender con annessioni delle banche regionali nel pubblico e con la compartecipazione dei lavoratori nelle aziende; infine gli euroscettici (quelli per cui tifo lo dico chiaro e tondo qui) che ci vogliono fuori dall'euro .... c'è un solo ma: loro ci vogliono fuori ma pagando i debiti (che io non pagherei se non dopo la nomina di una commissione indipendete che dovrebbe valutare se è stato creato in maniera fraudolenta, e a discapito dei cittadini) in euro mentre i più intelligenti fra loro, che capiscono il pericolo che si corre, ci vogliono fuori ma senza pagare in euro ma in una moneta "cattiva" che ha come contraltare il suo cronicizzarsi. Ora fra i due il male minore è il secondo: per il semplice motivo che riacquistata la sovranità abbiamo anche le mani libere nel decidere quali siano le vere priorità del paese e agire di conseguenza; dal canto loro se gli euroscettici arrivassero nel parlamento tedesco ogni singola iniziativa sarà vagliata dalla loro corte costituzionale che ha già stabilito che nessuna iniziativa può essere presa se in contrasto con l'interesse e l'economia tedesca come a dire scordiamoci il "salva-stati oops banche" se avessimo problemi..
si hanno proprio ragione: voglio anch'io votare per le elezioni tedesche!!!
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