Visualizzazione post con etichetta elezioni europee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elezioni europee. Mostra tutti i post

venerdì 17 maggio 2019

Europee, partiti di Farage e Le Pen in testa nei sondaggi

Fonte: W.S.I. 17 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

Conto alla rovescia per le elezioni europee. Mancano meno di 10 giorni al 26 maggio quando gli italiani, insieme agli elettori dei 28 stati dell’Ue, saranno chiamati a rinnovare il Parlamento Europeo.
Se in Italia la legge impone il divieto di diffusione dei sondaggi nelle due settimane che precedono il voto, lo stesso non vale per molti degli altri Paesi i cui elettori sono chiamati a eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Per questo può essere interessante verificare cosa sta accadendo nei maggiori Paesi europei per individuare le ultime tendenze e anticipare le conseguenze di mercato.
I candidati alla Presidenza della Commissione UEA livello europeo il PPE (lista popolare dei partiti di centro destra) è il gruppo favorito per il raggiungimento della maggioranza dei seggi. La vittoria consentirebbe alla lista di indicare Manfred Weber come candidato alla presidenza della Commissione Europea. Per essere effettiva, la candidatura alla successione di Jean-Claude Juncker dovrà poi essere approvata dall’Europarlamento.
Oltre a Weber, i candidati principali alla presidenza dell’organo esecutivo europeo, che si sono affrontati in un dibattito televisivo il 15 maggio nell’emiciclo dell’Europarlamento a Bruxelles, sono: Jan Zahradil (Acre – conservatori), Nico Cuè (Sinistra europea),  Frans Timmermans (Pse – socialisti), Margrethe Vestager (Alde – liberali) e Ska Keller (Verdi).
I cinque stati membri più popolosi e economicamente influenti dell’area europea (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna) eleggeranno circa la metà dei nuovi deputati europei (370 su 751). Quanto accadrà in questi paesi sarà decisivo per il risultato finale e dunque nel determinare il futuro dell’Europa, economico e politico.
Francia: testa a testa tra Macron e Le PenIn Francia, paese che eleggerà un eurodeputato in più dell’Italia (74), lo scenario è più incerto negli ultimi mesi. In parte a causa dello scoppio delle proteste dei Gilet Gialli. Secondo i sondaggi più recenti, il Rassemblement National (ex Front) di Marine Le Pen si contende la palma di primo partito con La Republique En Marche, il partito presidenziale membro della lista europea ALDE (quella dei liberali). Entrambe le formazioni sono attualmente date intorno al 22% dalle rilevazioni medie.
Anche in Francia gli ecologisti vanno forte: i Verdi della lista europea EELV potrebbero raggiungere l’8% dei voti e conquistare 8 seggi. Divisa invece la sinistra, tra l’ala più estrema della France Insoumise, e quella più moderata dei Socialisti, passando per la lista anti austerity Generation.s di Benoit Hamon (che nel parlamento si unirebbe alla lista DiEM25 di Yanis Varoufakis).
A proposito dell’ex ministro delle Finanze greco, outsider dello scenario politico europeo che vorrebbe riformare l’Europa da dentro, si presenterà a sorpresa in Germania e non nel suo paese d’origine. Uno dei motivi – oltre al carattere profondamente simbolico della scelta controcorrente – potrebbe essere il fatto che in Germania non ci sono soglie di sbarramento.
Germania: CDU in vetta, Verdi tallonano Social DemocraticiIn Germania, che eleggerà ben 96 europarlamentari, il partito di Angela Merkel è in testa. Secondo gli ultimi sondaggi, la CDU capeggiata da Annagret Kramp-Karrenbauer resta il primo partito, ma al di sotto del 30%.
Nonostante questo dato in qualche modo deludente rispetto agli standard della forza di centro destra tedesca, potrebbe risultare comunque il primo partito europeo (cioè quello con più rappresentanti all’Europarlamento) con una delegazione di 30 eletti.
La sorpresa delle elezioni dovrebbe essere rappresentata dai Verdi (Grünen) che puntano al 20% dei voti e a relegare i social-democratici della SPD al terzo posto. Dal momento che poi nella locomotiva economica d’Europa non è prevista una soglia di sbarramento, al contrario per esempio dell’Italia e della Francia, sarà un’ottima occasione per i partiti minori – come quello di stampo europeo di Varoufakis – di eleggere qualche proprio rappresentante.
Regno Unito: Farage in vantaggio, Tories umiliatiNel Regno Unito, il Brexit Party di Nigel Farage è già balzato in testa alle intenzioni di voto: in media le ultime rilevazioni li danno quasi al 30%, davanti ai Laburisti di Jeremy Corbyn (23%) mentre i Conservatori di Theresa May sarebbero sprofondati addirittura al 12%, dietro ai Liberal Democratici.
Spagna, unico tra i grandi in cui vincerà la sinistraInfine la Spagna, che con i suoi 54 seggi, la Spagna non ha il “peso” dei Paesi europei più grossi. Qui, se i sondaggi si riveleranno corretti, alle spalle dei socialisti del PSOE dovrebbe confermarsi al secondo posto il Partido Popular.
Tensioni tra Italia e UEMentre i cittadini europei si preparano al voto, l’Italia sembra intenzionata a tirare dritto su debito e deficit, aprendo la porta a un nuovo braccio di ferro con le autorità europee sui conti pubblici. È un problema perché il 5 giugno arriverà il giudizio, con le raccomandazioni Ue, della Commissione europea. C’è il rischio che venga avviata una procedura di infrazione sul debito italiano.
Da un lato per Bruxelles e i leader degli altri Stati membri sarebbe un modo per neutralizzare l’azione del governo giallo verde e le mire espansionistiche fiscali. Tuttavia dall’altra per anni la sovranità in politica economica del Paese ne uscirebbe azzoppata, a prescindere da chi governerà la terza economia dell’area euro in futuro.

sabato 9 marzo 2019

Italia e UE, rapporto in crisi: la battaglia è inevitabile

Fonte: W.S.I. 8 Marzo 2019, di Daniele Chicca

I rapporti tra Italia e Unione Europea non sono mai stati così incrinati. A compromettere le relazioni tra il blocco europeo e uno dei suoi paesi fondatori sono stati una serie di episodi critici. A esacerbare i quali contribuisce l’avvicinarsi dell’appuntamento con le elezioni europee per rinnovare l’europarlamento a fine maggio.
Il governo giallo verde, guidato da due partiti euroscettici, sta alzando i toni della campagna elettorale contro le forze filo europeiste. A crescere è anche la posta in palio. Mettendo in discussione l’unità europea, i cui trattati di Roma festeggiano questo mese i 62 anni, l’Italia spera di ottenere concessioni.
L’Europa da parte sua si troverebbe costretta a una scelta difficile nel prossimo futuro: salvare l’Italia oppure lasciare che esca dall’area euro. Una soluzione che Francia e Germania però non possono permettersi.
Crisi duplice: geopolitica e politico-economicaLa crisi è duplice, geopolitica e politico-economica. Sul primo aspetto, Roma sta sfidando Bruxelles su più fronti. Correndo il rischio di rimanere isolata. Lo sta facendo con un accordo con la Cina per la costruzione della Via della Seta, preso in maniera indipendente. Con il rifiuto a riconoscere la legittimità del leader dell’Opposizione Juan Guaidò in Venezuela o con le divisioni sulla gestione dei migranti.
Oppure ancora opponendosi alle nuove sanzioni contro la Russia. Oppure ancora dando il suo sostegno alle proteste anti governative dei Gilet Gialli in Francia. Quest’ultima mossa, di cui è responsabile la leadership del MoVimento 5 Stelle, ha spinto il governo francese a richiamare l’ambasciatore a Roma. Si è trattato di una decisione drastica e grave, che ha raggelato i rapporti diplomatici tra le due potenze europee.
Da un’altro punto di vista la crisi poggia le sue radici nell’economia. L’Italia è scivolata ancora una volta in recessione tecnica. Dopo quelle del 2008, del 2011 e del 2012. Le banche non hanno ancora risolto i propri problemi finanziari. La crisi dell’economia italiana, che come ha detto Mario Draghi sta rallentando quella di tutta l’area euro, rischia di mettere a repentaglio il sistema bancario europeo.
Scenario peggiore: bivio tra emulare la Grecia o ItalexitNello scenario peggiore, se le condizioni economiche e le tensioni politiche dovessero protrarsi nel tempo, Bruxelles a un certo punto dovrà prendere una decisione: salvare l’Italia e l’Europa da una nuova crisi, oppure dare una punizione esemplare al governo per le sue politiche economiche e geopolitiche indipendentiste e sovraniste. Nel primo caso si potrebbe aprire addirittura uno scenario simile a quello dell’ultima crisi in Grecia.
Anche il governo Conte si troverà davanti a un dilemma corneliano: piegarsi alla volontà europea e sconfessare l’opera compiuta fin qui, vendendo l’anima al “diavolo eurocrate”, oppure rifiutarsi di accettare l’aiuto di Bruxelles. In caso di Italexit, le conseguenze a breve termine sarebbero molto pesanti per gli italiani e i loro risparmi.
Entrambe le decisioni sarebbero dolorose. I problemi, come sempre, sono di natura principalmente economica. Negli ultimi 25 anni la crescita del Pil del’Italia è stata sottotono rispetto alla media europea. Ma prima, durante il boom economico degli Anni 60 e 70, l’economia andava a gonfie vele. Nel 1987 il Pil ha fatto persino meglio del Regno Unito.
Italia, la crisi del 2008 non è mai stata superataI tempi sono cambiati in fretta negli Anni 90 e già prima l’introduzione dell’euro nel 1999 l’economia era debole rispetto a quella degli altri stati membri fondatori dell’UE. La moneta unica e la globalizzazione hanno peggiorato le cose per un’economia fortemente dipendente dalle esportazioni del Made in Italy e dagli affari delle piccole e medie imprese. Dall’avvento dell’euro l’Italia ha registrato un’espansione di appena il 9%.
La verità è che la crisi del 2008 in Italia non è mai stata veramente superata. Nonostante i tassi negativi in Eurozona, per le banche è più conveniente lasciare i soldi depositati presso i forzieri della Bce piuttosto che investire nelle aziende o famiglie italiane che potrebbero non riuscire a ripianare i debiti. I crediti deteriorati, sebbene siano stati ridotti negli ultimi anni, ammontano ancora a €185 miliardi (dati di fine 2017). È una somma record in UE e rappresenta un quarto dei non-performing loan totali dell’area euro.
La posizione dell’Italia da quando si è insediato il governo di M5S e Lega è quella di varare misure espansive malgrado i livelli alti di debito. Sfidando i vincoli di bilancio europei, la controversa manovra ha imposto un coefficiente deficit Pil più alto del 2% ne 2019 (2,04%).
L’idea dell’esecutivo è che per risolvere gli annosi problemi italiani bisogna aumentare gli investimenti, gli aiuti alla popolazione e gli incentivi del governo (vedi flat tax, reddito di cittadinanza e quota 100). Ma il debito è pari a più del 131% del PIL e la Commissione UE ha avvertito che potrebbe prendere provvedimenti disciplinari.
Banche francesi hanno centinaia di miliardi di debito italiano a bilancioAlla luce della minaccia dell’organo esecutivo dell’UE di avviare una procedura di infrazione, l’Italia deve fare una scelta. Consapevole che l’UE non può e non vuole spingere il paese in default, visto che a rimetterci sarebbero le banche tedesche e francesi, che hanno in pancia centinaia di miliardi di euro di debito italiano, può provare a forzare la mano.
La Commissione europea potrebbe rischiare di spingere il paese sull’orlo della bancarotta per portare a un cambiamento politico a Roma. Approfittando delle piccole crepe che si stanno aprendo in seno alla coalizione della maggioranza, per esempio sul caso della linea TAV Torino-Lione. L’Italia da parte sua potrebbe minacciare di dichiarare default sul suo debito, o l’uscita dall’euro.
Insomma, alla luce degli ultimi sviluppi macro e geopolitici, una partita del gatto e del topo tra Italia e Unione Europea sembra sempre più inevitabile.

lunedì 18 febbraio 2019

Europee: exploit Lega, primo partito italiano e secondo in Ue

Fonte: W.S.I. 18 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Mentre il popolo dei Cinque Stelle oggi decide il da farsi sul voto per l’immunità parlamentare in merito al caso Diciotti del ministro dell’Interno Matteo Salvini, la Lega vola nei sondaggi per le europee di maggio.
Il centro-destra è destinato a rimanere il più grande gruppo nella legislatura dell’UE dopo le elezioni di maggio, la più importante elezione in Ue dal 1979. Secondo il primo sondaggio pubblicato oggi dall’Europarlamento in vista del voto del 26 maggio, il Partito popolare europeo (Ppe) si confermerà primo gruppo, anche se in calo rispetto al 2014: il centrodestra tradizionale passerà da 217 seggi a 183. Stesso destino per i Socialisti e democratici (Pse, la casa Ue del Pd) con i suoi eletti che dai 186 di 5 anni fa passeranno a 135.  Il gruppo che guadagna più seggi è quello dell’Enf, in cui siede la Lega.
Ed è proprio la Lega che risulta il primo partito italiano con più eletti all’Europarlamento, passando dagli attuali 6 eurodeputati a 27, secondo dopo i tedeschi della Csu/Cdu che ne avrebbero invece 29. La Lega Nord è quindi il secondo partito che ottiene il maggior numero di consensi, appena dietro l’alleanza cristiano-democratica tedesca della CDU/CSU guidata dalla cancelliera Angela Merkel che rimarrebbe il più grande partito unico con 29 seggi. Così il portavoce del Parlamento Jaume Duch in una conferenza stampa sui sondaggi.
Il M5S viaggia al 25,7%, con 22 seggi mentre crolla il Pd, dai 31 seggi del 2014 passa al 17,3%, con 15 eletti. Seguono Forza Italia (8,7%, 7 deputati) e Fratelli d’Italia (4,4%, 4 rappresentanti). Eccetto la Lega quindi, tutti gli altri partiti italiani al momento non superano la soglia di sbarramento. Le prime proiezioni di Bruxelles sul voto di fine maggio si basano su una selezione di sondaggi affidabili, condotti dagli istituti nazionali di sondaggio negli Stati membri, e aggregati dall’agenzia Kantar per conto del Parlamento europeo

giovedì 13 settembre 2018

Savona presenta riforma Ue, per renderla “più forte e più equa”

Fonte: Wall Street Italia 13 settembre 2018, di Alessandra Caparello

Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa è il titolo di un documento che il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, comunica di aver inoltrato a Bruxelles.
“Il Governo italiano riconosce che il mercato comune, di cui l’euro è parte indispensabile, è componente essenziale del suo modello di sviluppo, ma ritiene che l’assetto istituzionale dell’Unione Europea e le politiche seguite non corrispondano pienamente agli scopi concordati nei Trattati. La crisi finanziaria globale esplosa nel 2008 ha mostrato i limiti delle istituzioni create soprattutto dal 1992 in poi e le conseguenze insoddisfacenti delle politiche seguite. Anche l’accelerazione dei flussi immigratori illeciti ha mostrato analoghi limiti istituzionali nelle scelte e ha creato uno stato di tensione intraeuropeo pericoloso per il futuro dell’Unione”.
Il riferimento a una politeia invece della consueta governance – si legge in una nota pubblicata sul ministero e a firma proprio di Paolo Savona –  è dovuto al fatto che la prima esprime una politica per il raggiungimento del bene comune, mentre la seconda – mutuata dalle discipline di management – indica le regole di gestione delle risorse. Politeia è quindi qualcosa di più di governance.
Il documento analizza tre argomenti:
  1. L’architettura istituzionale della politica monetaria;
  2. L’architettura istituzionale della politica fiscale e la conformazione da questa assunta;
  3. Le regole della competizione anche in relazione agli aiuti di Stato
  4. Da qui la proposta del ministro: creare un gruppo di lavoro che sottoponga al Consiglio europeo, prima delle prossime elezioni, suggerimenti utili a perseguire il bene comune, la politeiache manca al futuro dell’Unione e alla coesione tra gli Stati membri.
“La conclusione è che il Governo italiano assumerà tutte le iniziative per dare vita a un Gruppo di lavoro ad alto livello, composto dai rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento e della Commissione, che esamini la rispondenza dell’architettura istituzionale europea vigente e della politica economica con gli obiettivi di crescita nella stabilità e di piena occupazione esplicitamente previsti nei Trattati (…) Il Governo italiano intende trovare una forma di collaborazione con i 27 Stati membri per studiare e risolvere le debolezze istituzionali e politiche che si riflettono in un saggio di crescita reale permanentemente inferiore al resto del mondo sviluppato, con sacche territoriali elevate di disoccupazione”.

martedì 27 maggio 2014

I figli dell'euro.. e le destre

E arriviamo ai veri vincitori: le destre. E' merito loro? No, paradossalmente il loro successo è da imputare proprio alla dissennata politica tradizionale: sul groppone della coscienza ce l'hanno le grandi case: dai socialisti ai democratiani per tanti motivi fra cui il primo è sicuramente il loro tradimento degli ideali europeisti dei padri dell'europa unita.. da Spinelli a venire in qua. Si proprio tradimento: Spinelli propugnava adesioni spontanee dei popoli e non delle oligarchie, come invece è avvenuto: i soldi fanno gola a tutti, e chi più ne ha meno è disposto a farne avere agli altri. Da questo tradimento, bipartizan, nasce il frutto avvelenato della vittoria delle destre: ne è naturale e diretta conseguenza.
D'altronde cosa devono fare i cittadini quando i loro rappresentanti li tradiscono per trenta denari? Agli stregoni? No si rivolgono ai primi che gli dicono quelllo che vogliono sentirisi dire.. bisognerà vedere se riusciranno a incidere nel parlamento europeo che conta in realtà come il due di picche.. ma se pur riusciranno a fermare una semplice direttiva avranno raggiunto lo scopo e il mandato.
Piuttosto i tradizionali partiti dovranno chiedersi, perché? E come mai? Messisi allo specchio dovranno guardare quello che lo specchio riflette e capiranno anche la risposta perchè è ovvia...
Non mi meraviglio della loro vittoria; spiace che non sia la sinistra ad averlo fatto ma se ci sono nani a sinistra e corti di comprendonio non è un mio problema: il senso dell'andare oltre "grillino" è esattamente questo......  c'è o no una guerra delle oligarchie, e dei ceti che li votano, contro i popoli europei? Se c'è allora la domanda è: se chi istituzionalmente dovrebbe farlo non mi difende, a chi mi rivolgo? Alla fede? Alla religione che mi dice di aspettare un al di là? Alla meditazione trascendentale? No, naturalmente...... mi rivolgo a chi mi dice: ci penso io perchè io ho i miei fini e se te mi voti posso perseguirli sia i miei che i tuoi, tutto qui. Unaconvergenza d'interesse puro e semplice: autodifesa da un lato e anti-europeismo dall'altro.. due binari che mai s'incontrano ma che camminano paralleli verso un dove ancora da definire.
Piaccia o meno ai puristi è così: andatelo a chiedere ai greci cui alba dorata e siryza forniscono assistenza concreta, vigilanza ecc. gli importa qualcosa a padri e mogli greche che abbandonano i propri figli perchè non li riescono più a mantenerli? E che dire dei bambini malnutriti che in quel paese, una cosa che non si vedeva dalla fine della seconda guerra mondiale? Quando sei nella melma fino al collo e stai affogando che fai? Dici non grazie perchè è di un fascista la mano che ti salva? O, se sei di destra, è quella di un comunista? No.... ti ci aggrappi e speri che ti tiri fuori.. meno puza sotto al naso, grazie....

lunedì 26 maggio 2014

elezioni europee: il risultato italiano.......

Ve l'aspettavate? Dite la verità: no; nessuno se lo aspettava e ancora una volta gli italiani hanno sutpito e sorpreso tutti dimostrando ancora una volta che è inutile cercare di capirli ma si può solo cercare di intercettarne gli umori....... sono la vera società liquida dopo gli americani: con tutti i rischi che ciò comporta. Sono andati in controtendenza rispetto al resto dell'europa e hanno dimostrato che a loro la cosa che a loro importa di più è "l'uovo" oggi e non la gallina in un indefinito domani. siamo l'unico paese dove la destra al governo stravince; siamo l'unico paese dove il governo stravince; siamo l'unico paese dove la percentuale alta delle astensioni non ha danneggiato la maggioranza ma l'opposizione: siamo italiani, no? Ci prendiamo i 30 denari subito e speriamo di cavarcela domani ben sapendo che quando le cose andranno male (e andranno male perchè le sparate piddine costeranno una finanziaria lacrime e sangue a fine anno con ancora tagli, ritagli e frattaglie.... ma non potranno lamentarsi perchè se la son voluta tutta) ci sarà un salvatore che li irretirà di nuovo promettendogli il migliore dei mondi possibili... e altri 80 euri.
Ma veniamo ai dati: quelli solo fanno testo.
PD. Stravince, senza se e senza ma: nessun dubbio in merito. La bravura è stata quella di saper approfittare delle intemperanze dei veri loro competitor, M5S, per far accorrere messi di voti di tutto quello che sta alla loro destra: solo FI, pur crollando non sparisce, gli altri sono allo zero virgola o poco più; il mandato avuto da questo governo è amplissimo: può fare quello che vuole e come vuole con questo mandato. FOSSI IN RENZI, fatta la finanziaria, incasserei subito il credito elettorale sciogliendo le camere..... ora stravincerebbe a mani basse. Ma non lo sono: probabilmente gli hanno consigliato di "moderare i toni (cosa che suona come una polpetta avvelenata)" e mantenere le posizioni ....... paradossalmente questo governo ora è molto più debole: ha un azionista di maggioranza che ha cannibalizzato gli altri ma nelle elezioni sbagliate quindi ora si trova in mezzo al guado, ossia ha la forza degli elettori ma ..... al parlamento europeo non in quello nazionale e c'è da scommetterci che se lo cuoceranno a fuooco lentissimo fino a rosolarlo ben bene: è già avvenuto con Berlusconi appena una legislatura fa....  e non sembra che la lezioni sia stata compresa.
M5S. Ha toppato e alla grande. Ha sbagliato tutte le mosse: da un anno a questa parte ha mostrato tutti i limiti tipici dei movimenti sociali ma ci ha messo anche del proprio perchè il capo, e il suo alter ego, hanno fatto in modo di peggiorare la situazione mettendoci del proprio........si dal mancato accordo con Bersani scoprendo le carte dell'Alto Colle alle espulsioni di massa a una campagna elettorale suicida, presuntuosa, supponente e, soprattutto, autolesionista! Il risultato raggiunto, il 21 circa, è ora che cola: come mai parole così dure? La mia esperienza e il mio passato me lo suggeriscono; ma soprattutto l'osservazione diretta; ecco alcuni indizi:
  1. "saremo un pò più piccoli ma più compatti" quando iniziarono le espulsioni;
  2. "non dovevate votare per noi" rispondendo così alle critiche dei tanti, fra cui il sottoscritto, quando chiuse la porta a qualunque possibilità di accordo con il pd in salsa bersaniana... che non aveva alcuna voglia di farlo, sia chiaro che Grillo aveva ragione in merito, ma si sarebbe scoperto il giochino delle tre carte messo dalla struttura politica e istituzionale per fregare e ingabbiare il movimento;
  3. una campagna elettorale completamente sbagliata..... è logico che quel "#vinciamonoi" non poteva funzionare vista la situazione pregressa; bisognava fare altro, molto altro; in primis recuperare il contatto con quegli strati sociali che l'avevano votato un anno fa  e ora erano, per usare un eufemismo, "critici"... infatti i peggiori auspici si sono puntualmente avverati e auei 3 mn di voti che avevano fatto del M5S una forza prorompente ora sono andati un pò in giro: ne hanno beneficiato dalla lega al pd, a (soprattutto) tsipras quasi per intero e all'astensione..... ora gli sfottò son giusti e meritati e fossi in lui ci penserei su ben bene prima di fare un altro passo che mi porti allo zero virgola anzichè alla meta agognata del 50%.
  4. si dice che errare è umano ma perseverare è diabolico... non contento il nostro proprio oggi, anzichè tener fede al proposto dichiarato di farsi da parte, rilancia... duri e puri e dritti fino alla meta. Solo che così dimostra che l'età non porta consiglio e nemmeno la notte....
Tsipras. Da uomo di sinistra, quale sono, a rigor di logica dovrebbe essere la mia "casa"... ma come si fa? Non parlo dei militanti e simptizzanti che sono stati ammirevoli, anzi proprio loro se la son meritato il quorum; ma come si fa? A parte alcune personalità di rispetto, su cui non discuto, il resto è un enorme suk: c'è di tutto e di più... la fiera del riciclo. Come si fa a votare turandosi il naso per questi qui? Non me la son sentita, e cone me altri, e continuerò a non votarli perchè questi marpioni si son nascosti dietro facce pulite ma state ben certi che non rimarranno delusi.... alla fine ci saranno sempre lro dove conta, loro e i loro lacchè. Hanno beneficiato della fuoriuscita del voto grillino.... e ce l'hanno fatta per 800 voti, un vero colpo di .. fortuna.
Tempi duri ci sapettano.. e non c'è nessuno che non sia niente di diverso da quel male minore cui tutti siamo ormai abituati, purtroppo........la sinsitra in questo paese è messa proprio male, vero? Ognuno si arrangi a modo suo ma per ora non sembrano arrivare all'orizzonte persone e altro che possano far ben sperare.
Sentite cosa dice Henry Kissinger: "Vedo in questa crisi globale una grande opportunità», perché «la crisi finanziaria ha fatto il trucco, cioè ha limitato i mezzi che ogni Stato aveva per affermare i propri interessi"

domenica 25 maggio 2014

Elezioni europee 2014, exit poll: Le Pen prima in Francia, boom Tsipras in Grecia

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 25 maggio 2014
Boom della sinistra di Tsipras in Grecia, Cdu di Angela Merkel primo partito in Germania e forte ascesa degli euroscettici del Fpoe in Austria. Ma il dato più rilevante delle europee è il trionfo degli euroscettici del Front National di Marine Le Pen che, dopo l’ottimo risultato alle scorse amministrative, sono per la prima volta il primo partito in Francia. Invita tutti gli euroscettici, incluso il Movimento 5 Stelle, a unirsi al Fn e sottolinea che “ciò che è stato espresso oggi è un rifiuto massiccio dell’Unione europea”. Un risultato che spinge la leader di destra a chiedere al presidente Francois Hollande lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e le dimissioni del premier francese Manuel Valls. I socialisti, infatti, toccano oggi il minimo storico. ”Questa sera è un momento grave”, ha detto il primo ministro, che ha definito i risultati degli exit poll ”un terremoto” ma ha garantito che il governo andrà avanti con le riforme.
“Tutti coloro che sono per la libertà l’indipendenza e contro l’Ue devono unirsi a noi – ha detto Le Pen, rivolgendosi agli euroscettici dal quartiere generale di Nanterre - L’Unione europea deve restituire quello che ha rubato, con la debolezza, la viltà e il tradimento delle élite europee, deve restituire al popolo la sua sovranità e dobbiamo costruire un’altra Europa: l’Europa delle nazioni libere e sovrane, l’Europa delle cooperazioni liberamente scelte”. Sui primi assetti che si delineano dagli exit poll interviene anche il presidente della Bce Mario Draghi che, aprendo il forum dell’Eurotower sulle banche centrali, spiega che “gli elettori in tutta Europa si sono chiaramente allontanati” e “vogliono risposte”.
Affluenza Europee – Le elezioni europee 2014 hanno registrato un tasso di partecipazione in rialzo in molti Paesi. Il contrario di quanto si riteneva alla vigilia delle urne, visto il successo dei partiti euroscettici. Anche i cittadini ucraini oggi sono chiamati alle urne per le presidenziali (leggi) e in Italia si vota anche in 4mila Comuni e due regioni, Abruzzo e Piemonte (leggi). Cresce a partire da Francia e Germania. Nel primo Paese è stata del 15,70% a mezzogiorno, in rialzo rispetto al 14,81% delle elezioni del 2009, mentre nel secondo, è stata del 25,6 alle 14 (contro il 20,2% nel 2009). Partecipazione alta anche in Portogallo (12,14% contro l’11,84% nel 2009). In Spagna, l’affluenza è praticamente invariata rispetto al 2009 (23,83% alle 14 di oggi contro il 24,1% nella stessa ora di cinque anni fa). A Cipro, secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Interni responsabile per le elezioni, soltanto il 41.3% degli aventi diritto al voto è andato oggi ai seggi contro il 59% delle elezioni del 2009 e il 72.5% di quelle (le prime per Cipro) del 2004. In Croazia, che ha aderito alla Ue lo scorso anno, la partecipazione è stata del 7,53%, quattro ore dopo l’apertura dei seggi, in aumento dell’1,64% rispetto alla prima elezione europea del 2013. Al contrario, i cechi, che hanno votato venerdì e sabato, sono stati il 20%, secondo i dati dell’agenzia Ctk, rispetto al 28,22 del 2009. Nel 2009, l’astensione superò il 70% in diversi Paesi dell’Est, quali la Slovacchia, la Lituania, la Polonia, la Romania, la Repubblica ceca e la Slovenia.
Germania -  La Cdu di Angela Merkel si conferma il primo partito. Stando agli exit poll ha ottenuto il 36% e l’Spd segue con il 27,5%. Grande affermazione per il partito antieuro Alternative Fuer Deutschland con il 6,5%. I Verdi hanno il 10,5%. La Linke avrebbe il 7,5%. I Liberali, usciti dal parlamento nazionale, avrebbero ottenuto il 3%. E i neonazisti, secondo le ultime proiezioni, otterebbero un seggio, entrando per la prima volta a Strasburgo. Secondo quanto riferito dalla tv Ard, il partito neonazista avrebbe ottenuto lo 0,8% dei voti, sufficienti per entrare nell’Europarlamento, dopo che nelle settimane scorse la Corte costituzionale tedesca aveva bocciato la soglia di sbarramento al 3% per le elezioni europee. ”E’ possibile che stasera saremo in vantaggio- ha detto Martin Schulz, candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea – in questo caso rivendicherò la presidenza della della Commissione europea“. Schulz ha commentato così il risultato dell’Spd con il quale, ha aggiunto, “ho un sicuro vento in poppa”. Per Schulz, “della presidenza si decide a Strasburgo e a Bruxelles”. Alle europee del 2009 i cristianodemocratici di Angela Merkel presero il 37,9%, i socialdemocratici di Sigmar Gabriel il 20,8, i Verdi il 12,1, i Liberali l’11% e la Linke il 7,5%. Alternative fuer Duetschland, la vera novità di questa tornata, cinque anni fa non esisteva: il giovane partito di Bernd Lucke, economista che ha raccolto i dissidenti delle politiche europee di Merkel, era rimasto per poco sotto la soglia del 5% rimanendo fuori dal Bundestag.
Francia – Secondo l’istituto di sondaggi Csa, il Front National di Marine Le Pen è in testa con il 25%, l’Ump è al 20,3% e il Partito socialista, col 14,7% dei voti, raggiunge il peggior risultato elettorale della sua storia. Il premier Manuel Valls prevede un intervento pubblico in serata. Larga vittoria di Fn anche per l’istituto Ipsos, che prevede fra i 23 e i 25 seggi per il partito di destra, che ne aveva conquistati soltanto 3 nel 2009. Fra i 18 e i 21 seggi sono assegnati all’Umo, 13 al Partito socialista. Il partito di Le Pen quindi, per la prima volta, è primo in una consultazione nazionale in Francia e ha poco meno del doppio dei voti del Partito socialista al governo. ”Il popolo sovrano ha parlato in modo forte e chiaro, come in tutti i grandi momenti della storia. Il popolo sovrano ha scelto di riprendere in mano il proprio destino”, ha detto Marine Le Pen, commentando i dati diffusi. La leader del Front National ha lanciato un appello solenne al presidente Francois Hollande affinché proceda allo scioglimento dell’Assemblea nazionale dopo lo storico risultato. L’attuale sistema, ha detto, “non è più rappresentativo, non si può ignorare chi ottiene il 25% dei voti”.
I risultati preoccupano fortemente i socialisti francesi, fino a spingere la ministra dell’Ecologia ed esponente di punta del partito, Segolene Royal, a parlare di “shock a livello mondiale”. “Stasera – ha detto su TF1 l’ex compagna del presidente Francois Hollande e già candidata all’Eliseo contro Nicolas Sarkozy nel 2007 – i cittadini del mondo e i cittadini europei vedranno che in Francia un elettore su 4 ha votato per un partito violentemente antieuropeo”.  Il primo ministro francese Manuel Valls, parlando in tv ai francesi dopo la sconfitta elettorale, ha annunciato che il governo “continuerà con le sue riforme”, e ha esortato tutti i francesi ad un “sussulto repubblicano”.
Gli exit poll evidenziano che un francese su 4 ha votato per il Front National. Un risultato al di là di ogni previsione. La vittoria era stata prevista dai sondaggi nei mesi scorsi, ma le proporzioni sono superiori ad ogni previsione. Cinque punti in più dell’Ump, il partito della destra istituzionale già in crisi per le accuse di fondi neri contro il suo presidente, Jean-Francois Copé (20,3%). Con poco più del 14%, il Partito socialista potrebbe aver toccato il suo fondo storico, che finora era il 14,5% quando il partito nel 1994 era guidato da Michel Rocard. Il Front National quadruplica i suoi voti rispetto al 2009, l’Ump crolla di 7 punti. Nessun record storico per l’astensione, come si temeva: è andato a votare il 43% degli elettori, contro il 40,5% nel 2009. La coalizione di governo, su scala nazionale (PS e Verdi) tocca appena il 23,4% dei voti
Austria – Dalle prime proiezioni, emerge il boom degli euroscettici: i popolari Oevp restano al primo posto con il 27,8% (-2,2%), i socialdemocratici Spoe stabili al 23,7%, mentre il grande vincitore sarebbe il partito di destra euroscettico Fpoe, terzo con il 19,9% (+7,2%). Secondo l’agenzia Apa, i seggi hanno chiuso alle 17 e le proiezioni sono sul 18% delle schede. Per il leader del partito di destra austriaco Fpoe, Heinz-Christian Strache, si tratta di uno “straordinario successo”. “Da dieci anni vinciamo una elezione dopo l’altra e oggi siamo sopra il 20%. Un risultato che i nostri avversari non potranno certo ridimensionare”, ha detto. Si tratta del partito che vuole limitare l’accesso degli immigrati in Austria, proponendo anche un’uscita dagli accordi di Schengen. In un’intervista rilasciata in campagna elettorale Strache ha sostenuto che se non vi sarà una svolta in Europa, il suo partito sarà favorevole a un referendum per chiedere agli austriaci se restare oppure no nell’Ue.
Danimarca - Il partito anti-immigrati è primo secondo gli exit poll. Il Partito popolare danese si attesta fra il 23,1% e il 24,9%, ossia 3 seggi al Parlamento europeo. I socialdemocratici al governo avrebbero il 20,5%.
Grecia – Tsipras sarebbe in testa (dal 26 al 30%), al secondo posto Nea Dimokratia (centrodestra) con il 23-27%, al terzo il neo-nazista Chrysi Avgì (Alba Dorata) con l’8-10% e al quarto posto il socialista Pasok con il 7-9%. In Irlanda, un exit poll della tv Rte, segnala che lo Sinn Fein è diretto verso la conquista di un seggio europeo eletto nella circoscrizione di Dublino e calcola per le europee un’affermazione al 17% in crescita rispetto al 10% registrato nelle ultime elezioni politiche. Gli indipendenti sarebbero in testa con il 27%, seguito da Fine Gael (centrodestra) al 22%, il partito laburista in calo al 6%. In aumento i Verdi al 6%.
Bulgaria – Secondo i primi exit poll, si afferma il partito conservatore Gerb dell’ex premier Boyko Borissov, con il 28,6% e sei seggi dei 17 spettanti alla Bulgaria al Parlamento europeo. Seguono il partito socialista di Serghei Stanishev, con il 19,8% e cinque seggi; il partito della minoranza turca, Dps, con il 14,9% e tre seggi; la coalizione guidata dal neopartito Bulgaria senza censura con l’11,1 per cento e due seggi; e il Blocco riformista, alleanza di partiti di centrodestra, con il 6,4% dei voti e un seggio. A Malta, secondo le ultime proiezioni, il partito laburista ha conquistato il 53% dei voti. Il Partito nazionalista, iscritto al gruppo Ppe al Parlamento europeo, è al 40% e i Verdi al 2,7%.
Slovenia – Sempre secondo gli exit poll, è in testa il Partito democratico sloveno (Sds, centrodestra) con il 24,6% e tre degli otto eurodeputati spettanti al Paese, seguito da Lista Nova Slovenija (Sls, centrodestra) al 15,2% e due seggi. Al terzo posto è data la lista Verjamem (centrosinistra) con il 10,6% e un deputato, al quarto Desus (centrosinistra) al 9,1% e un seggio, seguito dal partito socialdemocratico (centrosinistra) con il 7,9% e un seggio.
Finlandia – Gli euroscettici arrivano solo quarti, secondo quanto emerge dalle prime proiezioni basate su exit poll a più un terzo di schede scrutinate: in testa ci sono i popolari del KK con il 22,7 % (4 seggi), seguiti dai liberali di SK con 21,0% (3 seggi), terzi i socialisti di SSP con il 13,6% (2 seggi). Solo quarti i nazionalisti ‘Veri finlandesi’, dati in testa nei sondaggi: si fermerebbero al 12,8% (2 seggi). Un seggio andrebbe anche alla sinistra radicale Vasemmistolitto (9,4%) e uno ai Verdi (7,9%).
Lettonia – Nel corso degli scrutini, il portale di informazione Lsm.Lv diffonde alcuni dati non ufficiali.I popolari del partito Unity sarebbero al 46% con 4 eletti, i conservatori dell’Alleanza Nazionale al 15% (1 seggio), mentre i socialdemocratici pro-russi dell’Harmony Center sarebbero al 13% (1 seggio) e l’Unione dei Verdi ed Agricoltori, nuovo partito che non ha ancora scelto lo schieramento europeo, all’8% (1 seggio).
Svezia – Secondo gli exit poll, i socialdemocratici sono il primo partito con il 23,7%. Crollo dei popolari del Partito dei Moderati del premier Reinfeldt che scende al 13,0% (avevano il 18,3% nel 2009), sorprendente ascesa degli ambientalisti dello Mp, che sale al secondo posto con il 17,1%. I liberali di Fp sarebbero scesi il 9,5% (dal 13,58% di 5 anni fa). Sinistra radicale del Vaensterpartiet in ascesa all’8,1% (dal 5,66%). Al 7,0% i Democratici (Sd) euroscettici.
Lussemburgo - Seggi invariati rispetto a cinque anni fa, con una maggioranza di 3 eurodeputati al partito cristianodemocratico del candidato Ppe alla presidenza della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Uno dei tre sarà la commissaria alla giustizia Viviane Reding. E’ quanto riportano fonti al quotidiano lussemburghese L’essentiel. Gli altri tre deputati sono uno per i liberali e uno per i socialisti (al governo) e uno per i verdi. Lo scrutinio delle schede è terminato ma i risultati saranno resi noti alle 23.
Parlamento uscente – Il Parlamento europeo uscente è risultato dalle ultime elezioni europee di giugno del 2009. Fino a luglio del 2013 era composto da 754 membri; poi sono stati aggiunti temporaneamente 12 deputati in rappresentanza della Croazia a seguito del suo ingresso nell’Ue il 1° luglio di quell’anno, portando il totale dei deputati a 766. Successivamente è stata attuata una redistribuzione dei seggi agli Stati membri in modo che, in questa tornata elettorale, si tornerà ad avere 751 parlamentari. L’Europarlamento uscente è composto così: 273 deputati del Partito popolare europeo, 196 parlamentari del gruppo Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D) a cui fa capo il Pse, 83 seggi del gruppo liberare Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde), 57 seggi del gruppo dei Verdi/Alleanza libera Europa, 57 deputati del gruppo Conservatori e riformisti europei (Ecr), 34 rappresentanti del gruppo Gue/Ngl della Sinistra unitaria europea, 31 membri del gruppo parlamentare euroscettico Europa della libertà e della democrazia e 33 del gruppo dei non iscritti.
p.s.
in italia? bè...... secondo piepoli e altri istituti non ci sarà sorpasso, vedremo. Una cosa è certa: mentre nei paesi del nord europa, tranne la gran bretagna, rimane tutto più o meno stabile altrove.. la gente è stufa e vota perchi gli dice che andrà in europa a scassare gli equilibri: anche qui vedremo
 

martedì 15 aprile 2014

Un costoso .... regalo elettorale

Qui sotto c'è il passo cruciale della relazione della corte dei conti sulla spending review versione renziana...

.. e qui c'è la stessa cosa ma stavolta della Banca d' Italia, Dr. Signorini, sempre a proposito della spending review renziana.

A che pro? Perchè entrambe dicono la stessa cosa: gli 80 euro e tutto il resto: non si può fare sia perchè comporterà un manovra successiva per riequilibrare i conti.
Ma voglio citare proprio le relazioni:
  1. nella prima, quella della Corte dei Conti, si sostiene che "... Nel medio termine le differenze fra previsioni indipendenti e quelle governative raggiungono il valore cimulativo di 1 punto e mezzo del PIL e di quasi 5 punti per gli investimenti. Il passo della ripresa continuerebbe, pertanto, a essere largamente insufficiente per riportare la nostra economia sui livelli pre-crisi" (significa che non bastano nemmeno a riportare il paese a com'era prima... ossia al pantano).
  2. nella seconda, quella di Bankitalia, si sostiene che .... "Nel complesso, l'analisi delle stime tendenziali suggerisce che nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile  dalla spending review non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero finanziare lo sgravio fiscale dell'Irpef, evitare l'aumento di entrate appena menzionato e dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti con programmi esistenti non inclusi nella legislazione esistente.
    L'indebitamento netto strutturale (calcolato, cioè, escludendo gli effetti del ciclo economico e delle misure temporanee), sceso allo 0,8 % del PIL (- 0,6 punti) nel 2013, diminuirebbe nei programmi ancora di uno 0,2 punti nel 2014 e di altri 0,5 punti nel 2015, sostanzialmente azzerandosi.
    Nel 2014 è previsto un ulteriorea umento del rapporto debito/PIL, al 134,9%, oltre due punti in più rispetto agli obiettivi indicati lo scorso ottobre.....
    "
..... inoltre, aggiungo, e di oggi la notizia dell'aumento del debito pubblico di almeno un altro punto percentuale superando i 2mld e 120 mln di euro: insomma, come Berlusconi, Renzi spende soldi che non ha per poter promettere regalie che NON può fare BEN SAPENDO CHE POI, VINTE (se le vince.. le promesse a questo servono) LE ELEZIONI, dovrà fare una manovra di rientro da alcrime e sangue per rientrare a tambur battente negli obiettivi programmati.
Le elezioni si avvicinano ... la febbre sale come sempre ma, altrettanto, come sempre le CHIACCHIERE STANNO A ZERO!
p.s.
non fossimo in Italia non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne perchè questi personaggi di una improbabile operetta da tre soldi starebbero al massimo a governare una circoscrizione... qui invece li abbiamo messi addirittura al governo da almeno 20 anni.
p.s. 2
i due documenti postati sopra sono disponibili solo perchè M5S è presente in Parlamento e mette in rete tutto quello che gli capita a tiro.. nonostante tutti gli autogol fatti rimangono gli unici in questo paese che ci fanno sapere qualcosa dicendoci quello che i media del mainstream, i quali si mantengono con i soldi pubblici, mai ci faranno sapere..... e di questo gliene do atto.

lunedì 7 aprile 2014

il primo assaggio della tempesta l'abbiamo in ungheria

esatto il test ungherese è significativo della tempesta che si prepara: una tempesta che può investire l'intero vecchio mondo da parigi a kiev... quello di orban, uomo di destra, è il primo governo che viene riconfermato a furor di popolo durante la crisi finanziaria che imperversa per il pianeta dal 2008, vogliamo vedere perchè?
Dicono: è di destra e un populista; verissimo (ha approvato leggi liberticide, sull'aborto, sulla costituzione che è stata profondamente riformata ecc.) è di destra e un nazionalista.
Perchè, allora, in Ungheria (come in Danimarca, Svezia, Norvegia, ecc. non tutti governati da personaggi populisti ma nessuno di questi investito dalla crisi con gli esiti della crisi come da noi) i venti della crisi sembrano passati e gli indicatori veleggiano verso il verde florido di un paese che vede un futuro prossimo roseo?
Perchè quest'uomo di destra ha fatto quello che qualunque persona di buon senso e che tiene al futuro proprio e dei suoi figli avrebbe fatto: cambiato strada. Nel caso magiaro: si è ripreso la sovranità politica, economica e monetaria (un pò brutalmente in verità) defenestrando le varie troike che s'affannavano anche in quel paese a salvaguardare le banche, sempre le stesse (anglo-americane, tedesche, francesi e italiane), e i loro crediti a spese dei contribuenti magiari.....
Diamo i numeri? Nel 2009, all'esplodere della crisi, il pil magiaro è caduto del 6,9%; l'anno scorso del 1,1% (con outlook positivo); per il 2014 si prevede un tondo 2,4%.... cose che qui vediamo con il cannocchiale. La disoccupazione è scesa anch'essa dl diversi punti percentuali e i settori strategici sono tornati nelle mani nazionali: insomma il messaggio per la eurocrazia è "le nazioni contano e i popoli che le esprimono hanno esigenze diverse dai desiderata europei": un messaggio rivoluzionario che una persona normale si potrebbe aspettare detto da un radicale di sinistra e che invece è un uomo di destra a dire; questo dovrebeb far pensare a nche a noi perchè lì, come qui, la sinistra è .... liberista, quindi eurocratica lontana anni luce dal paese rale che non vuole pagare per gli errori del 1% della popolazione che qui e altrove ne hanno beneficiato. Infatti lì, e spero anche qui, la sinistra, liberista, ha avuto una sonora batosta che ricorderà per un pò e la aiuta a rinsavirsi e a riscoprire qual'è la sua originaria mission: il contatto con la gente; il farsi protatore di voce di coloro che non ne hanno...... perchè è incredibile che un uomo di destra vinca in un paese come quello magiaro che aderì con gioia alla UE.
Può fare da traino, o esempio, per altri paesi? Si, certo; se non fanno gli ... italiani: si che possono avere conseguenze altrove perchè l'onda lunga è in moto e gli argini non sono costruiti secondo regole d'arte ma solo con sacchi di sabbia ed è facile che la piena di voti euroscettici o, per meglio dire, antieurocrati (perchè uno degli entusiasti della europa era proprio il sottoscritto.... se fosse stata l'europa dei popoli come volevano gli Spinelli e non l'europa ... dell'euro). Riachia di diventare uno tsunami che nemmeno il nostro renzi può fermare ma solo rallentare temporaneamente con sparate e balle spaziali: a proposito, ricordate gli 80 euri? Bene nell'ultima versione li avranno coloro che rimangono nella fascia che va da 8 mila e circa 15 mila euro poi va a decrescere fino ad azzerarsi.... altro che 80 euri per chi ha 1500 euro al mese; infatti nell'ultima conferenza stampa ha già corretto il tiro arrampicandosi sugli specchi.
Una volta tanto evitiamo di fare i tafazzi e spazziamo via una volta per tutte i sepolcri imbiancati, parole di Papa Francesco, che hanno occupato la politica italiota negli ultimi 20 anni, e i loro eredi......
p.s.
per la precisione: ha anche stretto accordi con la Russia ma sono accordi di collaborazione non di svendita del patrimonio nazionale, come abbiamo fatto noi....
p.s. 2
non sono di destra, anzi ma se fossi lì, come da lezione montanelliana, mi sarei anch'io turato il naso e l'avrei votato..
p.s. 3
gli slavi, e gli ungheresi lo sono solo in parte perchè in gran parte sono .. scandinavi di origine e parlano una lingua finnica un tantino inquinata dagli autocotoni originari, sono gente seria: hanno combattuto con le armi nel '56 contro il comunismo ora combattono per la propria sopravvivenza nel 2014: poco gli importa se orban è di destra e se il partito estremo di destra è avanzato.. hanno voluto dare un messaggio chiaro, come nel '56.

lunedì 24 marzo 2014

un uomo un voto? no, un euro un voto....

Ricorderete, forse, il saggio di Barber "Consumati, da cittadini a consumatori"; trattava di come il fenomeno consumistico ci abbia mutati in consumatori ossia in "utilizzatori finali" di prodotti di cui non è necessario sapere come e di cosa son fatti nè se si possono, in caso di problemi, riparare..... ora dal punto di vista politico-economico possiamo parlare di passaggio da motto "un uomo un voto (il principio base della democrazia)" a un euro un voto, ossia un diverso peso del voto come espressione prima e di base della società democratica?
Perchè questo è oggi il problema: la sfiducia verso i sistemi democratici dove a votare son quelli che ci stanno bene mentre se ne astengono coloro che non ci si sentono a proprio agio....... i secondi son quelli che, pur astenendosi dal partecipare al voto, sono i primi a pagarne lo scotto. Il nodo della crisi di rappresentatività nelle società occidentali è esattamente questo: i ceti che hanno da perdere lottano per lo status quo, anzi si organizzano in gruppi di pressione per fare lobbying (insieme a banche, sindacati, liberi professionisti, ecc.) ma numericamente sono numericamente ininfluenti (rappresentando quello che gli statistici definiscono l'elettore mediano quel, al massimo, milione di voti fondamentali, spesso, per far vincere le elezioni ad un partito o ad una coalizione... essendo mediani hanno molto da pretendere e poco da dare come peso sociale in quanto la loro ricchezza è spesso dovuta o ad ereditarietà o alla ricerca di rendita - la nuova frontiera del XXI secolo - per la rendita senza dare alcun profitto sociale anzi al contrario riceve molto a scapito degli altri ceti..... il famoso 1% della popolazione media di un paese occidentale peraltro diviso al suo interno in veri segmenti in competizione fra loro) che però hanno un peso specifico tale da rendere sensibile la politica ad essi ... fino al punto che la stessa politica spesso trae il proprio ceto dirigente proprio da essi. Nonostante quanto sostenga sia la destra populista (da NCD a FI) che quella economica (leggi pd nelle sue varie espressioni Renzi è solo l'ultima, fintamente buonista, epsressione) sono i ceti affluenti i veri protagonisti di un sistema di tal genere; gli altri o si astengono (almeno un terzo) o vi si accodano o perchè pensano di poter ricavarne qualcosa, molto poco, o per principio di emulazione con il nemmeno recondito pensiero di beneficiare in qualche modo dell'ascensore sociale.
Questo regime che sta avanzando, prima negli usa e ora anche nel vecchio mondo, è solo esteriormente democratico; in realtà è un regime liberale che ha adottato un suffragio universale ma che in realtà è censuario nel elettorato attivo, vista la alta astenzione, e oligarchico nell'elettorato passivo: in pratica son sempre gli stessi. Un altro pilastro di un regime del genere, ora messo in crisi proprio dai ceti che maggiormente lo sostengono, è la sua, presunta, ineluttabilità: non ci sono alternative. Non ci potrebbe essere balla maggiore: Giovanni Falcone, a ragione, sosteneva che tutti i fatti umani, lui parlava di mafia ma il concetto direi è universale, hanno una vita ossia nascono, crescono, maturano e muoiono o finiscono e come sta morendo la democrazia muore anche la sua degenerazione.... l'oligarchia che l'ha sostituita. E' questione di tempo o di .... voti. Un esempio l'abbiamo avuto in Islanda; un altro proprio qui in Italia con M5S un anno fa... ora Marine Lepen in Francia. E' una bufera che si sta alzando..... una vera tempesta che rischia non solo di travolgere quel che resta del sistema ma pure tutto il resto o meglio quel poco di buono che quel regime aveva per l'intera società.
I pensatori liberali, non quelli marxisti, più attenti (da Keynes a Polanyi passando per Isaiah Berlin) hanno più volte richiamato l'attenzione dei politici sul debito di democrazia che rischiava di distruggere l'intero sistema....... il liberalismo non è un sistema per tutti ma per pochi, molto pochi. E il resto? Ecco il punto: il resto: si ribella e si aggrappa a quello che trova perchè nessuno, non è nella natura umana, accetta di rimanere nel suo angolo predestinato perchè ognuno pensa, a volte giustamente, di poter aspirare a qualcosa di diverso...... eppure il sistema fa d tutto per scoraggiarli: taglia la scuola e l'università pubblica; taglia la sanità, taglia le pensioni ecc..... tutto per inculcare l'idea che non c'è tempo e possibilità di aspirare ad elevarsi quando... devi mettere insieme il pranzo con la cena o centellinare il cent per arrivare a fine mese. Se la pancia è vuota il cervello soffre e le energie sono tutte occupate per sbarcare il lunario e non certo per sentire quel tal poltiico che ti promette il migliore dei mondi possibili: una balla che un popolo ben nutrito, acculturato, sano ecc. spernacchierebbe e lo manderebbe in pochi secondi a zappare la terra..... questa ineluttabilità, complici i media, è un totem (o un drappo rosso) che funziona sempre, ma non per sempre: prima o poi il velo nel tempio si squarcia.... e si vede quelo che nasconde; il problema è il "chi e il quando" e personalmente prioma si fa meglio sarà per tutti....

martedì 10 dicembre 2013

Renzi(...)eide: si annuncia l'ennesima delusione per gli illusi

Partiamo dalle cose serie: l'istituto Cattaneo ha fatto una seria analisi sul voto analisi sul voto che ha portato il Blair (non avrei mai creduto che per fare un esempio avrebbero scelto proprio il peggio del peggio... il cagnolino di Bush e non si chiama Dudù) in versione ridotta italiota a vincere le primarie del suo partito: un partito che vorrebbe essere "socialdemocratico" e che invece è... poco più che un fantasma del suo ideale riferimento, i democrats americani, per assomigliare, invece, sempre più al pdl poco prima che si scindesse (è vero non dovrebbe meravigliare tutto ciò perchè in fondo siamo sempre italiani e capaci di tutto: dal creare l'impero romano per arrivare a berlusconi e a renzi passando per leonardo, giotto e tanti altri... ). Ma riesco sempre a sorprendermi, veniamo al sodo (si fa per dire):
"Il successo di Matteo Renzi nelle elezioni “primarie” di domenica 8 dicembre è stato da tutti riconosciuto come indiscusso. In questa analisi metteremo a confronto il voto per il segretario come è uscito dalle primarie e quello che era uscito circa tre settimane prima dai circoli, nei quali avevano votato solo gli iscritti al partito. La differenza fra i due voti è un indicatore della rappresentatività degli iscritti rispetto alla cerchia più larga degli elettori-simpatizzanti e ne analizzeremo le differenze territoriali.
Nel grafico che segue abbiamo riportato, regione per regione, la differenza fra la percentuale di voti presa da Renzi nella prima (iscritti) e nella seconda (elettori-simpatizzanti) elezione. Sappiamo che a livello nazionale Renzi ha preso fra gli iscritti il 45,3% dei voti, mentre fra gli elettori ha preso il 67,8%. Si tratta di una differenza di 22,5 punti percentuali. Ma questa media nazionale nasconde profonde differenze territoriali.
Grafico Primarie Pd
Il grafico ci mostra che – se accantoniamo il caso della Basilicata (dove Pittella nei circoli aveva preso il 40%, da cui un balzo in avanti sia di Renzi sia di Civati nelle primarie) e della Valle d’Aosta – fra le quattro regioni nelle quali lo scarto fra voto nei circoli e voto nelle primarie è stato maggiore troviamo le regioni “rosse” dell’Umbria, Emilia-Romagna e Toscana. In queste regioni Renzi ha guadagnato quasi 30 punti percentuali. Nelle regioni del Sud la differenza tra le percentuali ottenute da Renzi fra gli iscritti e fra gli elettori-simpatizzanti sono molto più contenute.
Il risultato è significativo. Le regioni “rosse” sono quelle in cui il partito è sempre stato particolarmente forte, ha goduto di un radicamento storico di tipo sociale e organizzativo unico nel paese. Pensiamo alla funzione svolta in queste regioni dal partito comunista negli anni ‘60 e ‘70 nei confronti dei ceti popolari, nei quartieri urbani di edilizia popolare, nelle città industriali; pensiamo agli immigrati che venivano dal sud e che trovavano nel partito – dalle tombole per i bambini al liscio domenicale – un potente fattore di integrazione sociale. A questo radicamento sociale si è unito il radicamento organizzativo, che ha portato ai successi elettorali degli anni 70.
Nel tempo tuttavia questo modello di apertura-integrazione si è trasformato in chiusura: le persone sono invecchiate, il partito non è stato capace di mostrare la stessa accoglienza e la stessa sintonia verso i nuovi ceti sociali. La struttura organizzativa si è come isolata dalla società e dai suoi mutamenti, diventando in qualche modo vittima del suo stesso successo (potremmo parlare di “paradosso del successo”),
Oggi lo scollamento fra iscritti ed elettori-simpatizzanti è massimo proprio in queste regioni, ed è significativamente espresso dallo scarto fra il voto nelle due arene elettorali, quella degli iscritti e quella degli elettori-simpatizzanti";

......quindi mentre la base degli iscritti, in un certo, diffida; i "simpatizzanti", no; anzi pare proprio che questa seconda cerchia di votanti, e soprattutto nelle regioni "rosse", lo volesse proprio e sia stata determinante per la sua elezione.
Detto ciò, anche grazie all'istituto, andiamo a vedere le prime mosse in quella che sarà una brevissima luna di miele con gli italiani; la prima, lo staff, si è rivelata azzeccata (molte donne e tutti giovani); la seconda ha rassicurato il Colle e la sua creatura ossia è passato dal "mai più inciuci (alias mai più larghe intese)" al più terra terra "la sfiducia al governo non è all'ordine del giorno".. tanto per gradire. Basterà? Non credo visto che l'Alto Colle ha già fatto sapere che il "mood" non corrisponde con quello cui vorrebbe avere a che fare... altro che monito. Altri moniti sono arrivati, questi molto più concreti: la gente, anche la sua, chiede "credibilità, fatti, ecc." cose concrete, molto concrete.... ad esempio che non accada come segnalato dai soliti noti "comunisti" in parlamento e non che oggi alle porte di una certa commissione c'erano emissari di un azienda che fa capo al proprietario, anche di giornali e radio, con tessera del partito del nostro ottenendo uno sconticino di 30 mln sulle opere di urbanizzazione: sconticino già previsto e ora dato.. così non va proprio perchè non è un bel modo di cominciare, vero? Fra un pò ci saranno le elezioni europee... vedremo; per ora non possiamo che aspettare che cadano i veli dell'innamoramento, essendo italiani, momentaneo di cui sono pervasi e goderci le renzate che vengono dette dal nostro che già a Ballarò ne ha dette di tutti i colori senz'alcun contraddittorio vero ma con domande sdraiate e risposte chiamate anni prima....

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore