Visualizzazione post con etichetta destra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta destra. Mostra tutti i post

martedì 12 febbraio 2019

Abruzzo, non si può dire che l’Italia è di destra. È che in Italia c’è solo la destra

Fonte: Il Fatto Quotidiano Politica | 11 Febbraio 2019 

L’Abruzzo è solo molto parzialmente indicativo, con questa astensione ancora meno. Però si vede che il centrodestra ha un risultato importante, ma in linea con gli anni berlusconiani, con la differenza interna per cui la Lega cresce prendendo tanti voti agli alleati (perfino a Fratelli d’Italia che esprimeva il candidato).
Pd e 5s calano (molto più i 5s, perché il risultato del Pd va letto sommando almeno due liste) e per ora sembrano non preoccuparsi di una destra a trazione estrema destra nazionalista e continuano a beccarsi come i capponi di Renzo (ho detto RenzO), ognun godendo delle disgrazie dell’altro. Servirebbe una grande maturazione politica di Pd e 5s, di cui per ora non si vede neanche una premessa.
Da rifiutare ogni lettura idealista/essenzialista tipo “l’Italia è un Paese di destra”. La verità è che in Italia la destra è adulta, mentre le altre forze oscillano tra infanzia, adolescenza e senescenza. La destra sa scomporsi, ricomporsi, adeguarsi ai momenti. Come unica reale ideologia ha la protezione della “roba”: dai migranti, dall’Europa, dalle innovazioni. Chi ha paura di perdere qualcosa (tutti noi) o vede la speranza di guadagnare altro, di avanzare altrove, di reinventarsi, di innovare, di scommettere sul futuro, oppure (se non vede nulla di tutto questo) vota a difesa di quello, tanto o poco, che ha.
Tutti quelli contro la destra sanno indicare i settori sociali da far avanzare (ad esempio con una nuova progressività fiscale)? Sanno indicare i settori cognitivi da rafforzare per creare sviluppo? Sanno delineare strategie moderne, libere e innovative di lavoro? Se non fai questo poi non puoi dire che l’Italia è di destra, è che in Italia c’è solo la destra.
Politica | 11 Febbraio 2019

giovedì 2 agosto 2018

Il sovranista, nemico immaginario di una sinistra decadente

Fonte: Il Fatto Quotidiano Politica | 1 agosto 2018 


La sinistra, un tempo, era una cosa seria, affondava le sue radici nel sapere, nella cultura, nel rispetto dei valori costituzionali. Oggi la sinistra rischia di scomparire, l’elettorato ha deciso di guardare altrove. L’abbraccio mortale al neoliberismo ha prodotto in tal senso effetti tutto sommato scontati. Ci si sarebbe aspettati che dinanzi a una tale crisi si aprissero importanti riflessioni sulla propria ragion d’essere politica, sull’abbandono della difesa dei diritti dei lavoratori, sul valore profondo della nostra Costituzione dinanzi alla prepotenza con cui i mercati cercano di piegarla ai propri interessi di accumulazione della ricchezza sin dove si può.
Invece no, i motivi del suo fallimento la sinistra non li ha proprio capiti. Come se nulla fosse, continua ad aggrapparsi a battaglie inesistenti come quella contro un personaggio immaginario molto famoso: il sovranista. Nel mondo parallelo in cui è rimasta intrappolata dopo essere stata folgorata dal neoliberismo, ha inventato un personaggio immaginario, un cattivone di destra che non vuole cedere la sovranità alle istituzioni europee che ci vogliono tanto bene. In pratica, la sovranità da elemento portante dello Stato di diritto viene ridotta a una preferenza programmatica dell’avversario. Con questi ragionamenti, il livello di trash politico tocca vette altissime e la decadenza culturale della sinistra un fatto difficilmente negabile.
Parlando seriamente di sovranità, affinché lo Stato possa essere accolto come soggetto della comunità internazionale è essenziale che esso possegga tre requisiti, sanciti dalla Convenzione di Montevideo sui diritti e sui doveri degli Stati del 1933: popolo, territorio e governo. Uno Stato, per essere considerato tale, deve possedere il requisito della “sovranità“, ossia deve essere dotato di un apparato di governo che eserciti effettivamente la propria potestà d’imperio su una data comunità territoriale a titolo originario, nel senso che non deve essere sottoposto ad alcuna autorità superiore.
Il diritto internazionale non ammette processi di verticalizzazione tra Stati o in relazione ad altre Organizzazioni internazionali governative (Oig), perché altrimenti verrebbe meno il requisito della “sovranità esterna”. Quel che è in gioco, infatti, non è la cessione di sovranità all’Europa ma la condivisione di talune politiche mediante accordi internazionali che possono essere ritrattati, finanche annullati. D’altronde è l’Europa stessa a ricordarcelo: “L’Unione europea è un soggetto politico che non ha eguali, i cui Stati membri sovrani mettono in comune le competenze in settori chiave dell’attività di governo per raggiungere obiettivi condivisi”.
Non esiste, dunque, il sovranista come lasciato intendere da certi personaggi di sinistra. Esiste semmai una forma confusa di eversione, forse inconsapevole, dell’ordine costituzionale.

Politica | 1 agosto 2018

mercoledì 27 settembre 2017

martedì 27 maggio 2014

I figli dell'euro.. e le destre

E arriviamo ai veri vincitori: le destre. E' merito loro? No, paradossalmente il loro successo è da imputare proprio alla dissennata politica tradizionale: sul groppone della coscienza ce l'hanno le grandi case: dai socialisti ai democratiani per tanti motivi fra cui il primo è sicuramente il loro tradimento degli ideali europeisti dei padri dell'europa unita.. da Spinelli a venire in qua. Si proprio tradimento: Spinelli propugnava adesioni spontanee dei popoli e non delle oligarchie, come invece è avvenuto: i soldi fanno gola a tutti, e chi più ne ha meno è disposto a farne avere agli altri. Da questo tradimento, bipartizan, nasce il frutto avvelenato della vittoria delle destre: ne è naturale e diretta conseguenza.
D'altronde cosa devono fare i cittadini quando i loro rappresentanti li tradiscono per trenta denari? Agli stregoni? No si rivolgono ai primi che gli dicono quelllo che vogliono sentirisi dire.. bisognerà vedere se riusciranno a incidere nel parlamento europeo che conta in realtà come il due di picche.. ma se pur riusciranno a fermare una semplice direttiva avranno raggiunto lo scopo e il mandato.
Piuttosto i tradizionali partiti dovranno chiedersi, perché? E come mai? Messisi allo specchio dovranno guardare quello che lo specchio riflette e capiranno anche la risposta perchè è ovvia...
Non mi meraviglio della loro vittoria; spiace che non sia la sinistra ad averlo fatto ma se ci sono nani a sinistra e corti di comprendonio non è un mio problema: il senso dell'andare oltre "grillino" è esattamente questo......  c'è o no una guerra delle oligarchie, e dei ceti che li votano, contro i popoli europei? Se c'è allora la domanda è: se chi istituzionalmente dovrebbe farlo non mi difende, a chi mi rivolgo? Alla fede? Alla religione che mi dice di aspettare un al di là? Alla meditazione trascendentale? No, naturalmente...... mi rivolgo a chi mi dice: ci penso io perchè io ho i miei fini e se te mi voti posso perseguirli sia i miei che i tuoi, tutto qui. Unaconvergenza d'interesse puro e semplice: autodifesa da un lato e anti-europeismo dall'altro.. due binari che mai s'incontrano ma che camminano paralleli verso un dove ancora da definire.
Piaccia o meno ai puristi è così: andatelo a chiedere ai greci cui alba dorata e siryza forniscono assistenza concreta, vigilanza ecc. gli importa qualcosa a padri e mogli greche che abbandonano i propri figli perchè non li riescono più a mantenerli? E che dire dei bambini malnutriti che in quel paese, una cosa che non si vedeva dalla fine della seconda guerra mondiale? Quando sei nella melma fino al collo e stai affogando che fai? Dici non grazie perchè è di un fascista la mano che ti salva? O, se sei di destra, è quella di un comunista? No.... ti ci aggrappi e speri che ti tiri fuori.. meno puza sotto al naso, grazie....

lunedì 9 dicembre 2013

sinistracentrodestramoderati: chi ci ha capito qualcosa?

Ma allora ha vinto Renzi e come? Ha stravinto e questo è un dato di fatto incontrovertibile nel dato elettorale e nell'annientamento dell'apparato neotogliattiano di quel che fu il PD democrat, molto poco social, all'amerikana voluto da U. Ueltroni. Ma non sono tutte luci: da voxpopuli.info gira la voce che ci siano state delle dazioni ai rom per farli votare.. per chi, se vera la notizia, lo stabilirà chi di dovere; a livorno, questa la dice il tirreno nella pagina toscana di oggi, un esponente della destra locale si è recato alla sezione del pd per votare ... per Renzi, c'è stato qualche problema ma il regolamento lo permette quindi......; mr. B ha telefonato ieri a renzi, lo sostiene ilnumerozero.com, facendogli le congratulazioni e dicendogli che l'aveva capito quand'era... andato a arcore. Luci e ombre insomma che non fanno bene alla sua immagine e, soprattutto, dovrebbero gettare nello sconforto i 2,5 mln di illusi che l'hanno votato. Altre voci incontrollate sostengono che presto il PD vedrà una scissione: altra delusione. Altri ancora già mugugnano perchè il neo segretario ha già fatto tana libera tutti con il governo sostenendo che la sua dipartita non è al'ordine del giorno: un chiaro segnale al vero capo del governo lì.. sull'alto colle. Personalmente ritengo che il pd avrà una connotazione centrodestroide e che presto, alle europee, farà la fine degli altri segretari ma.. nessuno prevede il futuro.
Detto ciò ora vi propongo due punti di vista a voi il dire quale scenario è migliore..
Matteo Renzi è di destra o di sinistra?di Stefano Feltri | 9 dicembre 2013

Secondo me Matteo Renzi è di sinistra. L’Italia oggi si divide in due blocchi: quelli che pensano che Renzi sia uno di destra che ha preso la guida del Pd per una fortuita concatenazione di errori e quelli che a cui non interessa, destra o sinistra purché porti rinnovamento e aiuti l’Italia a uscire dalla palude della recessione. Dicono che Renzi sia di destra perché ha carisma, perché capisce la televisione, perché è stato ad Arcore da Silvio Berlusconi, perché non cita Gramsci, perché preferisce Mandela a Berlinguer. Ma anche perché non ama la Cgil, parla di merito e vuole valutare gli insegnanti, è di destra perché parla sempre di cultura, di Dante e delle bellezze fiorentine ma non cita mai i libri che ha letto (forse perché ne ha letti pochi). Tutto vero. Ma anche riduttivo. Il problema è che in Italia negli ultimi 20 anni ci siamo abituati a misurare la sinistra in rapporto a Silvio Berlusconi. E visto che Berlusconi è tv, carisma, slogan, comunicazione, e Berlusconi è di destra, allora Renzi è di destra. Molto superficiale. Dovendo scarnificare l’infinito dibattito su destra e sinistra, mi sentirei di proporre questa distinzione: la destra ha al centro l’individuo, la sinistra la società. Per la destra poco importa se quelli intorno a te stanno male, soffrono, stagnano nella povertà, se la disperazione dei Paesi vicini produce fastidiosi immigrati, se le cose belle di cui tu godi (assistenza sanitaria, cultura, maternità) non sono condivisi anche dal tuo vicino. Questa è la destra. Ma Renzi non è questo. I discorsi molto americani – nel senso che creano aspettative, atmosfere, tensioni ideali ma non si fermano sui dettagli – del sindaco di Firenze vanno in un’altra direzione. Trascurando il politichese, e quindi leggi elettorali, alleanze, riforme costituzionali e fuffa varia, quello che resta della proposta di Renzi è la promessa di una società più dinamica, in cui i dinosauri vengono rispettati ma rimossi dalle posizioni di potere, in cui una generazione (quasi tre ormai, i ventenni, i trentenni e i quarantenni) non vengono più sacrificati e spremuti, scaricando su di loro i costi della competizione globale. Renzi non vuole meno Stato, come la destra più liberista (anche quella che si colloca sinistra, tipo Alesina & Giavazzi), non crede che il mercato sia più efficace della mano pubblica nel risolvere i problemi dei più deboli. Il nuovo segretario Pd parla di asili nido e assistenza agli anziani garantita dallo Stato, non di privatizzare l’istruzione o la sanità. Chi si professa di sinistra in Italia in questo momento dovrebbe dedicare la stessa attenzione ai cassintegrati che guadagnano 800 euro per non lavorare così come alle partite Iva che per avere lo stesso reddito netto devono faticare a tempo pieno senza tutele. Renzi non ha ancora messaggi espliciti su questo, ma ti dà quell’idea. Sai che non sarà un altro politico di sinistra che si commuove per Bella Ciao e gli operai mentre pensa alla sua barca a vela o alla prossima cena con il finanziere d’area. La cosa che turba tanti è che Renzi non è di sinistra sulle questioni sindacali. Non è di sinistra nel senso in cui lo è stata la filiera Pci-Pds-Ds-Cgil: il suo approccio non è la contrapposizione capitale-lavoro, non affronta le imprese come il nemico, anzi, vorrebbe più imprenditori, più start-up (che poi vuol dire solo nuove imprese) e pensa che lavoratori e datori di lavoro siano soltanto due ruoli diversi necessari per raggiungere uno scopo comune, la creazione di ricchezza e benessere per tutti. Ma davvero c’è qualcuno disposto a sostenere che al Cgil, la Cisl e la Uil sono un baluardo indispensabile per la tutela dei più deboli in Italia? La vera disuguaglianza in questi anni non è stata tra padroni e salariati, ma tra chi è rimasto fermo e chi ha continuato a crescere, sia tra Paesi che dentro i Paesi. La distinzione tra classi sociali non funziona più (ci sono gli imprenditori che si suicidano e quelli che portano i soldi in Svizzera, gli avvocati che evadono il fisco per comprarsi la Porsche e quelli a inizio carriera che guadagnano meno di un manovale, le archistar e gli architetti a partita Iva con stipendi da stagisti). Su una cosa però Renzi effettivamente non è di sinistra: lui vuole vincere, in un modo americano, senza compromessi, senza condivisione di responsabilità (ricordate Bersani che diceva “mi comporterò come se avessi il 49 per cento anche se avrò il 51?”). In Italia la sinistra post-comunista non ha mai saputo davvero vincere, c’è voluto Romano Prodi, un ex-Dc che sarebbe arduo considerare di destra. Ora c’è Renzi. Se la sconfitta è di sinistra, allora Renzi è di destra e Gianni Cuperlo è invece perfettamente mancino. Ma se essere di sinistra vuol dire cercare di cambiare le cose in modo che non prevalga la legge della giungla (del mercato, della competizione ecc) con la quale si salvano solo i più forti, allora Renzi può collocarsi a sinistra. Ora, però, deve dimostrare di essere all’altezza della responsabilità che la storia e i disastri dei suoi colleghi di partito gli hanno consegnato.
altro post
Renzi, stupiscici
di Andrea Scanzi
| 9 dicembre 2013

Le primarie del Pd sono una buona notizia. Ridicolizzarle come fa Grillo (o Yoko Ono Casaleggio), dando implicitamente dei “babbei” a chi ha speso due euro per esprimere la sua preferenza, è assai mesto. Nonché sgradevole. Sono una buona notizia (e lo scrive uno che volutamente non ci è andato, e se ci fosse andato avrebbe votato Civati) per l’affluenza, anzitutto: quando tre milioni di italiani vanno a votare, nonostante i disastri che ha fatto e fa il Pd, significa che la partecipazione è ancora così alta da apparire quasi stoica. Uno stoicismo che confina talora con il masochismo, ma sempre meglio partecipare ancora che sventolare bandiera bianca. L’esito delle Primarie, ovviamente, era scontato. Quando scrissi più volte che Pippo Civati non aveva chanches, e certo non lo scrissi con gioia, molti ebbero pure il coraggio di insultarmi: era cosa ovvia. Il suo risultato (si può dire? Abbastanza deludente) dimostra peraltro come i giochini dei trending topic tipo #vincecivati su Twitter non contino una mazza. Ieri era “piazze piene urne vuote”, oggi “Twitter pieno urna vuota” (o auditel vuoto, altrimenti Virus o Masterpiece farebbero il 47% di share). Civati è un bravo ragazzo e una persona colta, ma nel Pd conta come il due di quadri quando briscola è cuori: vada altrove, abbia coraggio e non si accontenti di fare la ruota di scorta di lusso e ben pettinata del Partito (com’è una ruota di scorta ben pettinata? Boh. E’ venuta così). Gianni Cuperlo è stato demolito, e anche questo era ovvio. Era il primo a saperlo e forse sperarlo. Mi spiace per lui, che è brava persona, ma non mi spiace per l’apparato dalemiano, che ha fatto più danni della grandine e deve andare in pensione. Per sempre. Resta Matteo Renzi, lo stravincitore annunciato. E qui ci si aspetterebbe che io partissi in una demolizione del neo-segretario. Perché mai? Renzi è un furbino, un demitiano, un marchionniano, un forneriano: uno yuppie a metà tra Jerry Calà e Jovanotti. Un boyscout paninaro folgorato sulla via dei Righeira e delle merendine. Uno che ama gli inceneritori e pure l’acqua privata. L’espressione di un rinnovamento quieto, abbastanza ‘paraculo’ e fatalmente disinnescato. Ma non è certo un incubo (anti)democratico come Berlusconi. Ne condivide molte idee, e sarebbe stato perfetto come leader del centrodestra (infatti è amato da Lele Mora come da Briatore), ma è una figura politica da contestare per le sue idee: non per la sua fedina penale, che pure non è esattamente intonsa (una condanna ce l’ha pure lui, in primo grado: danno erariale per l’inquadramento contrattuale di alcuni dipendenti assunti a tempo determinato. Tradotto un po’ brutalmente, vuol dire più o meno assunzioni clientelari). Devo anche ringraziarlo, perché nel suo discorso di vittoria ha saccheggiato a piene mani – come ha già notato la Rete – il mio libro Non è tempo per noi (esempio tra i tanti: “Ora tocca a noi che dopo la morte di Falcone e Borsellino ci siamo iscritti a Giurisprudenza”. Se non altro, Matteo è un buon lettore e sa scegliere gli autori giusti. E magari si è vendicato del mio post birbo sulla sua foto estatica con il noto statista di sinistra Ciriaco De Mita. Uno a uno, palla a Rignano sull’Arno). Renzi ha promesso molte cose e per lui adesso comincia il difficile: è più semplice fare il Premier che il segretario del Pd, circondato come è (e sarà) da vecchi lupi di mare che non vedono l’ora di sfruttarlo e disinnescarlo. Come farà con De Luca accanto, con Franceschini, con Latorre? Purtroppo per lui, sarà assai complicato. Non l’ho votato e non lo voterò, perché è un democristiano nientalista. Un venditore di Best Company, più che di fumo. Ma è un politico che rispetto, e che sarà divertente osservare, analizzare, plaudire (spero) e criticare (temo). Sono molto curioso di vederlo all’opera su scala nazionale. Se saprà ricostruire (in meglio: in peggio è dura) il Pd, sarò il primo a esserne felice. Con Renzi arriva ufficialmente la generazione dei quarantenni in politica. La nuova segreteria Pd ne è piena. Cosa sapranno/sapremo fare? Boh. Alfano non farà nulla, se non perdere. E chi se ne frega. Molti 5 Stelle stanno crescendo, e la loro idea di cambiamento radicale è ambiziosa e meritevole di attenzione. Renzi ha promesso la luna, e staremo a vedere. Ha già un banco di prova decisivo: il governo Letta. Ha detto che con lui certi dirigenti non avranno più spazio e che non sarà più tempo di inciuci. Bene, ci stupisca: abbia il coraggio di far cadere questo governicchio patetico. Abbia il coraggio di mettere in discussione Re Giorgio Napolitano (già terrorizzato dall’entità numerica del successo renziano). Acceleri per una legge elettorale, e poi via al voto. Al più presto, affinché la sempiterna Casta non sfrutti la decisione della Consulta sul Porcellum per blindarsi ancora di più nelle stanze dei bottoni. Adesso dipende da lui: o sarà in grado di stupire positivamente, o si limiterà a essere uno dei tanti a cui chiedere “facce Tarzan”. Nel frattempo, complimenti per la vittoria e in bocca al lupo: a lui, ma più che altro al paese. Cioè a noi.

martedì 11 dicembre 2012

triti e ritriti, siam sempre lì..... l'ennesimo remake della mummia



questo che vedete l'ho trovato su facebook: rende benissimo l'idea di cosa sia stato Monti in questi tredici mesi di gestione .. per finire nello stesso punto in cui aveva cominciato quando fu presentato come "il salvatore della patria italica ed europea" estromettendo berlusca che fin lì c'aveva portato con grande scorno e, per usare l'eufemismo della "lucianina" per giunta infilandoci tutte le supposte "salvifiche" una ad una spacciandole per cura e rigore mentre in realtà ha messo in atto una enorme redistribuzione delle tasse dai cittadini alla finanza. Finanza che é la prima, se non l'unica, responsabile di tutto.
Si sa che la destra europea sta vedendo una guerra al proprio interno: da un lato quella legata al vero potere, quello finanziario, che spinge per regolare i conti con il welfare e avvicinare le due sponde dell'atlantico in modo da potervi scorrazzare liberamente senza regole e vincoli; dall'altro la destra storica che resiste e che, pur condividendone il fine, é restia a far fare cure da cavallo ben sapendo che i cittadini in maggioranza opporrebbero una strenua resistenza, come difatti accade in Spagna ad esempio. In italia, poi, il caso é particolare: non abbiamo una destra europea.... fino a ieri perché oggi con Monti, c'é. Finora, a parte la destra neofascista, non avevamo altro che il populismo dell'amato capo (che in questo paese sembra essere un tratto caratteristico, una caratteristica tutta italica) che ha fatto presa su larghi stati della popolazione (ceti sociali lontani fra loro ma che in comune hanno l'odio per uno stato presente e forte) basato soprattutto sull'uso massivo e spregiudicato del media televisivo: non é destra europea ma anch'essa ha referenti intenrazionali.. soprattutto americani; di quell'america becera del tea party e dei neo con che tutto vogliono tranne che di un europa forte, sana e democratica...

eppure come non pensare alla capacità della satira di sintetizzare tutto ciò in appena 13 minuti di puro divertimento, amaro ma pur sempre divertente
godetevi quindi i famigerati minuti della “lucianina” a chetempochefa e ricordate, se avete twitter di cercare l'hastag #silviohairottoil..
perché da almeno 48 ore é fra i top ten del social network

martedì 26 luglio 2011

Da non sottovalutare .....

Sappiamo tutti, qui c'è il video, quanto dichiarato dall'On leghista parlamentare europeo per il nostro paese, vero? E sappiamo anche, d'altronde lo ha detto proprio l'interessato, che ha ricevuto 50 mila voti e che costoro sapessero chi era: su questo non ho dubbi nememno io e credo che qualunque persona civile ricorda benissimo le tante "esternazioni" e "iniziative" fatte contro chiunque non fosse almeno italiano, anche se il top, chiaramente, è l'appartenenza alla padania. Naturalmente tutti, compresi i suoi compagni (...) di partito, hanno deprecato queste dichiarazioni "improvvide" arrivando a chiedere scusa alla Norvegia e alle famiglie colpite dalla lucida follia del killer "fondamentalista cristiano e occidentalista" di Oslo: siamo tutti d'accordo che oggi e fino a quando quest'animale, con tutte le più profonde scuse per i VERI ANIMALI CHE SONO ASSOLUTAMENTE INCOLPEVOLI PER VEDERSI ASSIMILATI A UNO COSI', non sia gettato nella peggiore fogna (magari lo importiamo in una delle nostre "umanissime" carceri insieme a qualche energumeno non comunitario che gli faccia vedere e capire quale sia il significato della parola "odio") siamo e dobbiamo essere TUTTI NORVEGESI e non solo perché siamo solidali, perché non é più tempo di fermarsi a essere solidali e basta, ma soprattutto perché siamo consapevoli di essere civili e di appartenere al consesso umano al di là del colore e della religione (come da Costituzione) di cui ognuno é portatore: da quella nazione, ora colpita duramente, sta arrivando una reazione democratica ferma contro i mostri creati dall'odio razziale e religioso che stanno riemergendo dalle fogne della storia nelle quali erano stati cacciati nei decenni precedenti. Non ci possiamo nascondere però dietro a un dito: questi mostri esistevano e sono cresciuti sotto lo stesso orizzonte nostro e hanno trovato humus ideologico sia nella ideologia base della destra interna e internazionale (e rivolgo il dito contro la scuola viennese dei vari Von Mises ecc.) sia nei fondamenti dell'estremismo cristiano d'importazione e nostrano anch'esso.... per tacere delle inveterate degli ultimi anni della Fallaci su eurabia e simili che hanno enormemente contribuitovi. E' questo il tumore che ci sta distruggendo, dal di dentro: sia chiaro abbiamo leggi e costituzioni e quindi chiunque venga qui le deve rispettare come gli indigeni (ciò non vale per l'italia dove le oligarchie si ritengono al di sopra di tutto e tutti) che vi sono nati. Oggi ho letto un interessantissimo articolo dell'On. Furio Colombo sul Fatto Quotidiano, pagina 18, che poneva l'accento proprio sugli aspetti di cui sto qui disquisendo perché é, e qui ha ancora ragione, anche per la nostra pavidità e buonismo che il cancro ci è potuto crescere dentro; perché è la nostra a-ideologizzazione che li favorisce perché le destre, le varie destre, ideologizzate lo sono eccome, sono estremiste proprio perché ideologizzate fino all'osso e sono, guarda caso, grandi ammiratrici dei vari putin e bush, eloro emuli in sedicesimi, che in questi decenni hanno "diretto" le democrazie verso lidi intolleranti se non autoritari. Quando parlo di a-ideologizzazione non mi riferisco al pragmatismo delle ex sinistre occidentali che si sarebbero vendute al diavolo .... no! Troppo comodo per tutti noi: no qui il problema della a-ideologizzazione é proprio nostro, dei cittadini dei paesi occidentali che da un lato hanno visto con piacere i loro partiti, e movimenti, di riferimento che si avviavano sulla strada delle migliori sorti liberisti e liberali come sol dell'avvenire (abbandonando il lido socialista e sociale) e dall'altro, avvenuta la mutazione delle loro espressioni politiche, si sono lasciati andare anch'essi sulla stessa via senz'accorgersi che in questo modo non solo accettavano pedestramente il crescente egoismo individualista ma lo giustificavano addirittura!!! Un tal cambiamento non poteva non avere, sulla sponda opposta, conseguenze enormi: infatti le destre hanno debordato e lo prova propio il fatto che in tutto il pianeta la prima reazione (anche in italia) dei gironali che si richiamano a questa sponda è stata la stessa ossia "ci stanno attaccando" salvo poi recuperare velocemente la figuraccia quando é emersa un altra verità ossia quella che era proprio un occidentale ad aver fatto una tal strage più simile a Oklahoma city che alle torri gemelle; oggi non solo esprimono posizioni estreme ma governano paesi che finora erano esempi di tolleranza, apertura democratica e multiculturalismo trasformandole in altro.... e in certi casi portandole su posizioni opposte a quelle da cui esse erano partite: per esempio, ne parlavo anche in un post precedente, perché Obama lo osteggiano tanto? Trovo che la risposta l'abbia data benissimo proprio Colombo oggi sul citato articolo che qui riporto per intero perché è calzante per la situazione: perché, anche attentando all'economia del proprio paese, "Obama é un nero democratico e comunista" ....... e perché "se riuscisse, in questi stessi giorni, il colpo della uccisione politica di Obama questa nuova destra avrebbe segnato la sua prima importante vittoria globale. Ecco la notizia. Stiamo parlando di una destra estrema come negli anni Trenta"...... più chiaro di così ........

lunedì 14 febbraio 2011

La destra ideale ...

Ogni tanto mi diverto a sognare; se ricordate, soprattutto in prossimità di elezioni, mi piace sognare ed esprimere il mio favore per una politica nella quale mi piacerebbe specchiarmi: é solo un espressione tra il serio ed il faceto, ma mi serve a tirare le somme del mio scrivere (molto e male) e del mio pensare (poco e a fatica). Oggi non c'è più una distinzione netta; le ideologie sono franate e gli steccati pure: tranne che per i populisti per tutti gli altri le distinzioni si assottigliano ma pur sempre ci sono. Ed un esempio di come potrebbe e dovrebbe essere una "destra" moderna l'ho trovato in questo saggio di Luciano Lanna - Sperling & Kupfer - dal titolo "il fascista libertario" che, al di là di come la si possa pensare singolarmente, é un bell'esercizio di idee, e loro rielaborazioni, e orizzonti con i quali mi piacerebbe moltissimo confrontarmici
Ci sono passi interessantissimi che non possono non incuriosire e spingere a riflettere un cittadino che voglia seriamente pensare a cambiare non solo se stesso ma il paese: e senza confronti e idee non possiamo che scivolare nel pantano populista nel quale stiamo, nemmeno tanto lentamente, affondando in questi anni. Vi esorto a leggerlo e a sventolarlo sotto il naso del primo populista che conoscete, e che abbia almeno una capacità di sintetizzare pensieri ed opinioni non dico autonomi ma almeno di proprio sacco, e che cerca di propinarvi la solita solfa del complotto demoplutofemmineogiudiziario ecc. ecc. e vi assicuro che é come se aveste sventolato sotto il naso del diavolo una bottglietta di acqua santa............ se avete un pò d'immaginazione capite perfettamente quello che voglio dire. Leggetelo, vi farà riflettere su cosa nel mondo della destra italiana si sta agitando sotto le apparenti acque calme e se anche l'esperimento FLI, espressione pratica ma pasticciata del background di queste idee work in progress, dovesse fallire il marchio e l'impronta sarà incancellabile e il seme gettato darà, si spera prima, prima o poi i suoi frutti........ rimaniamo in attesa del pdmenoelle, e simili, e dei suoi cosiddetti intellettuali "organici" per vedere che cosa sono capaci di fare... sempre ammesso ne siano capaci!

martedì 14 luglio 2009

Riforma Gelimini: più bocciature, sarà così anche l'Università?

Dunque, la riforma Gelmini ha prodotto i suoi risultati: aumento delle bocciature. Si può dire che abbia sortito gli effetti sperati: i destroidi possono dire che si è raggiunto lo scopo; non si parla di qualità dei programmi (impossibile da raggiungere visti i tagli impietosi fatti alla scuola pubblica per favorire quelle private, in particolare quelle cattoliche); non si parla di miglioramento professionale degli insegnanti (la maggior parte, come si dice in toscana, sfavati e sempre sul filo del rasoio della mobilità); nemmeno si parla di fornire l'istruzione e la formazione ai futuri cittadini di questo paese, no. Si parla delle bocciature e di come siano difficili gli esami e maggiore la selezione: dimenticano che non hanno inventato nulla nemmeno i tagli che erano incominciati già negli anni '90 con i governi di centrosinistra (sinistra?), no. Hanno solo applicato alla lettera la Riforma Berlinguer alla lettera a cui hanno aggiunto i famosi tagli, tutto qui. La scuola italiana è da oggi selettiva: ma non in base alla qualità ma in base ai tagli e agli obiettivi da raggiungere e non mi meraviglierebbe che fra gli obiettivi di qualità con cui saranno valutate le scuole non saranno quanti andranno bene all'Università o troveranno un lavoro ma quanti, appunto saranno bocciati e basta. E all'Università? Sarà lo stesso lo scopo che si nasconde dietro i "comandamenti" enunciati? Tutto si restringerà al fine di bocciare e bocciare e lasciare agli "spiriti selvaggi" della competizione e del nepotismo di fare il resto? Chi vivrà, si fa per dire, vedrà. Per ora una cosa è certa: se uno nasce genio emerge prima o poi ma è meglio che lo faccia all'estero perchè qui non varrà nulla l'esserlo quanto lo sarà l'essere il killer, metaforico e allegorico sia chiaro, del proprio competitor univeristario. Auguri!!

giovedì 4 dicembre 2008

cosa accade nel pd?

Mentre al Governo non si perde il vizio di straparlare (il Ministro Sacconi prima dice che c'è un rischio Argentina e poi si corregge) nella cosiddetta opposizione non stanno meglio. Infatti da un lato c'è Rutelli che dice "mai nel PSE" dall'altro D'Alema che nega voglia fare le scarpe a Veltroni; da un lato espellono Villari dal partito (chi è? Il Presidente designato, votato ed eletto dal PdL che non si dimette manco a pregarlo) e dall'altro litigano furiosamente per le varie elezioni (in primis quelle europee, soprattutto perchè qui la nave - PD - sta affondando e si cerca di mettersi in salvo) che si devono tenere in Italia. Insomma più che "nuovo" il Pd si sta dimostrando essere solo un "cartello" temporaneo di interessi e si sta già lavorando per "altro" che ancora non si capisce essere ma lo si può intuire: l'esplosione/implosione di questo aborto che chiamano pd e la nascita di un'ennesimo partito clone della destra. Siamo alla fine di un processo storico? O alla fine del partito americano? O piuttosto alla nascita di un partito che ha gli stessi obiettivi del PdL con un nome e personale politico diverso ma non nuovo? E la sinistra dov'è? Forse al mercatino di natale si troverà con i saldi qualche straccio di movimento? L'estemporaneità è prmai diffusa: tutti si mettono in moto e tutti cercano di aggregare qualcuno attorno a qualcosa di non meglio definito ma che si richiama a "una sinistra" che non esiste più e che non ha delle possibilità di rinascere con le premesse e le idee di sempre che risultano stantie e superate come il fantasma del natale passato. E' anche il pensiero debole della destra estrema e demagogica che la rende obosoleta: non potrebbe essere altrimenti visto che l'idea della sinistra è rigida e verticale (per i mezzi e gli strumenti che usa) rispetto ad una ideologia dellla destra che invece attrae per la sua leggerezza e praticità; non è inusuale pensare che sia a-ideologica ma è un'errore perchè se ci si trova di fronte ad una vera e propria ideologia che non ammette contraddizioni e opposizioni e voci discordanti se non funzionali al mercato (pensate a quante magliette del CHE si vendono e pensate a chi le vende e a dove si producono...). Invece si assiste alla atomizzazione della sinistra che sempre di più si radicalizza diventando èlite fra le èlite ma perdendo di vista quello che è il suo vero target: il popolo in particolare quei lavoratori che da decenni sono sfondo e anche fastidioso di cui ci si ricorda quando muoiono per lavoro o qaundo votano lega..............

mercoledì 21 maggio 2008

Travaglio: sono di destra. e allora?

Ieri sul magazine di Libero c'era la sensazionale notizia che il giornalista Marco Travaglio si è dichiarato di destra anzi un liberal-conservatore. Mi chiedo quale sia lo scoop fatto! Almeno i più attenti lo sanno: è come a scuola che non solo il secchione della classe, che si presuppone lo sappia per definizione, ma anche una buona aprte dei suoi colleghi sappiano rispondere alla domanda: quanti anni hai? Si è sempre saputo che Travaglio sia di destra e non da ora; naturalmente come afferma lui stesso, ed il sottoscritto concorda pienamente, di una Destra che non esiste più: la Destra liberale. Quella Destra cui pure si richiamava Montanelli, che ha come padre un Croce per fare un'esempio; una Destra aperta al nuovo che distingue fra liberalismo e liberismo economico (Croce afferma giustamente che sono cose diverse da non mischiare assolutamente per non creare pateracchi, cosa puntualmente accaduta ... guarda caso!)che ha nel proprio orizzonte la democrazia ma che non disdegna interventi correttivi in campo economico (nel solco di Schumpeter e Keynes mica del fanatico Friedman che di danni in giro per il mondo ne ha fatti a iosa, visto che sulla sua coscienza a milioni di esseri umani ridotti alla fame dalla sua teoria folle), che si batte per i diritti fondamentali dell'individuo ma non si ferma a questi e sa guardare oltre: una Destra che educa alla democrazia. Una Destra, infine, che sa cosa significa educare le masse al libero pensiero. Non una destra che usa termini nobili per svuotarli di contenuto rendendoli vuoti e insignifcanti che fa ubriacare i cittadini di narchia liberista per poi, quando aprono gli occhi usi disastri accaduti, dirgli è il mercato baby. Questa "destra" è anarchica e illiberale fin nel suo DNA, quella Destra era l'esatto opposto: era aperta, politicamente caratterizzata, non fuggiva dai problemi né trovava scorciatoie, ma soprattutto sapeva affrontare i problemi pragmaticamente senza però perdere di vista il bene primario: il benessere presente e futuro dei cittadini. Che Travaglio fosse di Destra, di quella Destra, non mi meraviglia; che lo fosse oggi: nemmeno. La cosa triste è che uno così debba scrivere su un giornale, per definizione, opposto politicamente, è questa la cosa sconcertante e fa comprendere come sia ridotta la nostra politica e la vita culturale del paese: uno che non si accoda al pensiero debole e altalenante e per poterlo fare dev'andare in casa altrui, è questa la cosa triste

martedì 29 aprile 2008

Dopo elezioni: e si continua con la stessa solfa........

Nonostante la batosta presa, perchè di questo si tratta, immoti i nostri leader del riformismo militante rimangono al loro posto al motto: INDIETRO NON SI TORNA!! Solo cpaissero che non solo sono già indietro, e non solo dal punto di vista dei voti, ma addirittura rischiano di essere più realisti del re dato che anche se ci provassero perderebbero anche i voti ex DC e altri consimili e sparirebbero dalla circolazione (forse non sarebbe un male) e non si accorgono che le idee di cui sono portatori (liberismo, mercato, ecc.) sono anche più vecchie, questo è la cosa più triste. Sempre più a destra ormai la sinsitra è lontana per loro: si sono fatti una posizione perchè perdere tutto per una scommessa e, come avevo detto nel precedente post, a mollare e far posto ad altri nemmeno a parlarne anzi continueranno imperterriti sulla loro via "americana" sicuri che saranno gli italiani a "capirli". Per chi volesse capirci di più siamo nella stessa situazione di inzio 900 quando Destra e Sinistra "storica" si contendevano il potere fra loro ma non erano partiti a seguito popolare ma solo insieme di notabili che badavo soprattutto al proprio interesse: ciò vale soprattutto per i cosiddetti riformisti (mi viene l'allergia a questo termine perchè per i liberisti riforme significa liberismo, e in Argentina ne abbiamo un'esempio per non parlare degli altri apesi che hanno conosciuto il "riformismo") e loro confratelli cha danno appunto quest'impressione, quella del restare aggrappati alla briciole che l'altra parte gli lancerà senza nemmeno più avere quella parvenza di idealità che prima in qualche modo avevano. La loro fortuna e dovuta a due fattori entrambi politici: la destra ha bisogno di un controaltare, almeno di facciata, sennò sarebbe davvro regime; a sinsitra non c'è nessuno almeno credibile da poter costruire un credibile partito socialdemocratico che gli mettesse un pò di fuoco al sedere perchè anche lì sono abbarbicati alla poltrona. Tempi duri ci aspettano e mai come stavolta ci sarebbe dovuto essere qualcuno voce fuori dal coro, se non ci americanizzano ora non lo faranno più..............

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore