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giovedì 2 maggio 2019

Primo maggio, festeggiarlo in Italia è una contraddizione. E c’è una sola via d’uscita

Fonte: Il Fatto Quotidiano Lavoro & Precari | 1 Maggio 2019 

Tempi duri per la festa del 1° maggio in Italia. Tempi duri per i lavoratori, durissimi per il lavoro. Nonostante la Costituzione (art.1), nonostante le organizzazioni sindacali italiane siano tra le più ricche e diffuse dell’Europa civile, il 1° maggio si è trasformato in poco più di un concerto rock di basso livello, e non senza polemiche. Mancano i lavoratori (tanto terziario, secondario in crisi) e soprattutto manca il lavoro. Non mancano invece gli incidenti sul lavoro. La Costituzione non è stata abrogata, ma l’Italia è sempre meno un Paese fordista: salari bassissimi, dove non solo “non si fa più l’amore” (Celentano), ma dove sempre più il lavoro è lasciato alle leggi della jungla, in particolar modo per i giovani. Dove soprattutto non è il labor (la fatica, l’impegno) a costituire la fonte di reddito degli italiani, ma altre attività ben note e meno pubblicizzabili, di cui tacciamo per carità di patria. Altro che festa dei lavoratori!
La storia del lavoro in Italia è sempre stata una vicenda triste. Il Paese non ha mai creduto veramente che quella del sudore fosse la strada maestra per far ricchi gli italiani e per far crescere il Paese. Siamo un popolo di amanti delle scorciatoie. Ha influito certamente il cattivo esempio dei pochissimi ricchi, arrivati all’abbondanza nella stragrande dei casi attraverso mezzi discutibili o accumulazioni tanto repentine quanto torbide, nella migliore delle ipotesi – amicizie, favori, assenza di leggi. Poi ci ha messo del suo la mentalità “religiosa”, inerte di fronte al merito personale, al successo terreno, che ha preferito sottolineare aspetti più adatti a una società fatta quasi solo di poveri, come quella medievale: la ricchezza come male assoluto, a prescindere. Infine sono arrivati i socialisti e i comunisti, con le loro idee del conflitto di classe come fenomeno storico ineluttabile, con il desiderio di persuadere i poveri che conta solo il salario, il reddito, e non la funzione sociale o i valori di cui si è portatori. Sicché invece di aumentare i redditi è cresciuta l’invidia, la perdita di consapevolezza dell’importanza del lavoro, a prescindere (non necessariamente) dallo stipendio.
In questo sfondo culturale tutto italiano, la strutturale ed eccedente offerta di lavoro e la ristrettezza dei capitali circolanti hanno fatto il resto e dettato l’evoluzione del lavoro, anche per gli anni postindustriali, quando tutto avrebbe dovuto essere ormai cambiato in meglio da decenni. Che senso aveva infatti sviluppare un settore terziario moderno ed efficace, in grado di condurre lo sviluppo del Paese, se precedentemente il secondario non era giunto alla maturazion, in termini di capacità produttive, redditi e condizioni sociali? Questo è quello che è accaduto in Italia, con il benestare degli italiani (“meglio un uovo oggi che una gallina domani”) e dei loro governi, da metà degli anni 60 in poi. Con la compagnia dei politici-camerieri, che hanno finito per servire gli interessi di pochi grandi imprenditori, illudendosi e illudendoci di lavorare per il nostro bene e producendo, invece, solo la deindustrializzazione del Paese e la cancellazione di quasi ogni tutela sul lavoro.
Così alla fine oggi la Festa del Lavoro in Italia è un ossimoro, una contraddizione in termini, una fantasia erotica. Non dobbiamo però disperare. In economia vige un principio, “no free meals“: c’est à dire che l’imbroglio non può durare in eterno. La finanza non ci rende ricchi, alla pari delle aziende tirate su a sovvenzioni e favori. Le ricchezze accumulate in tempi di record sono solo un balzello, che forse altri, forse gli stessi ricchi, pagheranno prima o poi. Dobbiamo aver fiducia. Lo sviluppo del Paese passa necessariamente attraverso la valorizzazione del lavoro, esattamente come prescrive la Costituzione, passa dalla porta d’ingresso del riconoscimento del merito. I salari sono destinati a crescere e le retribuzioni in generale dovranno essere graduate secondo il merito, non secondo i privilegi.
Non c’è alternativa. Tutti gli altri mezzi per cercare di creare benessere nel Paese sono destinati all’insuccesso. Non c’è alternativa alla fatica, all’impegno e al lavoro se vogliamo creare una società ricca e giusta. I politici stentano ancora a capirlo (non lavorano!), ma gli italiani lo sanno, anche quelli che non lo praticano. E prima o poi si stuferanno e convinceranno i politici a sviluppare e proteggere l’unica attività che consente alle società di prosperare da che mondo è mondo: il lavoro. Allora, con maggiore soddisfazione di oggi, festeggeremo il 1° maggio, la Festa del Lavoro.
Lavoro & Precari | 1 Maggio 2019

giovedì 27 agosto 2015

.. in libertà

Ormai dire che danno numeri è quasi anacronistico e scontato ..... ma almeno vogliamo prendere atto che ormai è tale la spudoratezza che per le menti ottenebrate dal vivere quotidiano val bene qualunque cosa?
Giorni fa si è strombazzato a destra e a manca che dei mitici 600 mila posti a tempo indeterminato che erano stati creati: i gufi erano serviti.. ma poi ecco la sorpresa: oops ci siamo sbagliati, sono (solo) la metà!!! Qualcuno verrà licenziato per questo? non si sa; qualcuno chiederà scusa? Macchè, era solo un errore umano e via dicendo.. ma l'effetto annuncio ha funzionato eccome: un ondata di indignazione contro i gufi si levò e fior di soloni pontificarono, sempre a destra e a manca, quanto fossero pericolosi i gufi per il morale nazionale (ammesso che questo paese abbia ancora un morale e non l'abbia svenduto alla troika.... insieme a tutto il resto); ma come ben sappaimo c'è stato un cambio di scenario ed è venuto fuori un altro scenario ossia tutto va bene, comunque, ma i numeri sono un tantino diversi...... pronto è stato il soccorso mediatico (hanno dato la notizia dell'errore senza richiamare quella precedente, che furbi vero?) per gettare sabbia ma la cosa è esplosa comunque è i "gufi" hanno visto le loro perplessità confermate in pieno: qualunque legge, job act compreso, non funziona e non funzionerà per il semplice motivo che chi fa impresa, crisi o non crisi, non fa beneficenza ma impresa e, di conseguenza, a fronte di una ennesima legge debole nelle sanzioni che colpiscono i furbi, non assumeranno mai qualcuno se lo Stato non ci mette dei soldi (per esempio con sgravi fiscali e non con regali alle banche che dovrebbero, col cavolo che lo fanno, aprire i cordoni delle proprie borse), e tanti per giunta..... il vero problema non è il lavoro ma il "rimetterci dei soldi" e quindi o li si lascia fare come vogliono o si continua con l'attuale andazzo: ti licenzio poi ti riassumo e mi rifaccio dei soldi, facile no? siamo in Italia e fin dalla nascita di questo paese lo Stato-bancomat ha sempre funzionato benissimo...

martedì 8 luglio 2014

Informazione e pensioni: il diavolo sta nei dettagli

UNA MIA CARISSIMA AMICA, SWALA_SIMBA, HA DETTO, IN UN COMMENTO AL PRECEDENTE POST, CHE DOPO AVERLO LETTO HA AVUTO UN INCUBO..... BENE A PROPOSITO DI UNCUBI LEGGETE QUEST'ALTRO... BUON SONNO!
SIAMO DAVVERO CONSAPEVOLI DI QUANTO CI STANNO RUBANDO CON IL CONTRIBUTIVO RISPETTO A QUANTO VERSIAMO? Fatta la domanda...... qualcuno ci ha risposto così.
dal Fatto Quotidiano di Lavoce.info (a firma di  ,  e  | 7 luglio 2014
Cosa sanno i lavoratori della pensione?
Qual è il grado di comprensione che gli italiani hanno dei cambiamenti in atto e di quelli prospettici nel sistema pensionistico pubblico? Rispondere a questa domanda è più che un lezioso esercizio accademico. Rendere i lavoratori correnti consapevoli delle implicazioni della nuova normativa sull’importo atteso della loro pensione e sull’età a cui potranno accedervi, oltre che un atto di trasparenza, è anche una politica cruciale per consentire loro di mettere in atto quei comportamenti compensativi nelle scelte di consumo e offerta di lavoro, tutt’altro che facili da programmare, ma necessari in un contesto radicalmente differente rispetto a quello passato. Fino a ora purtroppo non è stato fatto molto in questo ambito.
I lavoratori di oggi (e quindi i pensionati futuri) andranno in pensione con una regola di calcolo delle prestazioni meno generosa rispetto a quella di cui hanno potuto godere i loro genitori e con un’età più elevata. Se il primo fattore (riduzione delle prestazioni) lascia pensare che sia necessario aumentare oggi il risparmio per fare fronte alla riduzione futura della pensione pubblica, il secondo, allungando la fase attiva e riducendo quella di riposo, va nella direzione opposta. Alla luce di queste considerazioni lo scenario futuro per i lavoratori attuali deve essere fonte di preoccupazione, oppure le riforme pensionistiche sono effettivamente state in grado di mettere in sicurezza non solo la sostenibilità finanziaria del sistema, ma anche l’adeguatezza delle sue prestazioni? E soprattutto i lavoratori correnti quanto hanno incorporato nelle loro aspettative i cambiamenti in atto?
Aspettative e realtà dei fatti
Su questo ultimo punto è interessante il dato della tabella 1, che riporta il valore del tasso di sostituzione atteso della pensione pubblica rispetto all’ultima retribuzione percepita prima di accedere al pensionamento a partire dal 2000 e fino al 2012 su un campione rappresentativo della popolazione italiana.
Tabella 1 – Rapporto atteso tra pensione e ultima retribuzione per i lavoratori. Valori percentuali.

Fonte: Archivi annuali dell’indagine campionaria sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane.
Almeno nelle aspettative, il valore futuro atteso della pensione pubblica presenta un trend decrescente che coinvolge in maniera sostanzialmente omogenea e continua nel tempo tutte le categorie sociali ed economiche sopra rappresentate.
Nello stesso periodo, e sullo stesso campione rappresentativo della popolazione italiana, è possibile avere informazioni anche sull’età di pensionamento attesa. I risultati sono riportati nella tabella 2 e testimoniano che, accanto alla riduzione nel valore futuro della pensione, gli italiani si attendono, con intensità crescente negli anni, di andare in pensione sempre più tardi.
Tabella 2 – Età di pensionamento attesa per i lavoratori.

Se valutati come una misura della capacità dei lavoratori di comprendere il cambiamento di scenario in atto, i risultati delle tabelle 1 e 2 potrebbero, a prima vista, sembrare incoraggianti. Gli italiani sembrerebbero, con intensità crescente negli anni, essere coscienti che il futuro sistema pensionistico sarà meno generoso dell’attuale e che verrà loro richiesto di uscire dal mercato del lavoro a un’età più avanzata.
L’età giusta per la pensione
Il diavolo tuttavia si nasconde nei dettagli. Qui di dettagli importanti ce ne sono due ed è su questi punti che una capillare campagna informativa potrebbe migliorare il grado di comprensione dei cittadini sugli effetti delle riforme:
1) a parità di altre condizioni, aumentare l’età di pensionamento aumenta il tasso di sostituzione, in particolare per i lavoratori che appartengono al sistema contributivo;
2) l’aumento dell’età di pensionamento, soprattutto dopo la riforma del 2011, è stato molto intenso ed è destinato a crescere ancora nei prossimi decenni.
Non sembra che questi due effetti siano stati compresi appieno, almeno nel campione da cui provengono i dati qui esaminati. Per misurarne l’importanza abbiamo (ri)stimato, sugli stessi individui del campione e tenendo conto dell’evoluzione della normativa pensionistica nel corso dei dodici anni osservati, l’importo della pensione pubblica. La tabella 3 mostra l’andamento medio dell’errore delle aspettative rispetto alla pensione da noi (ri)calcolata. Un valore positivo implica una sovrastima della pensione (a parità di età di pensionamento), un valore negativo naturalmente implica una sottostima.
Tabella 3 – Errore medio nell’importo annuo della pensione pubblica. Valori in migliaia di euro a prezzi 2012.

Fonte: Nostre elaborazioni sugli archivi annuali dell’indagine campionaria sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane della Banca d’Italia.
I dati della tabella testimoniano nuovamente la presenza di tendenze comuni a tutte le categorie analizzate. Se all’inizio del decennio scorso le aspettative sul livello futuro delle pensioni erano ancora ottimistiche, con il passare del tempo (e con il progredire delle riforme) le cose sono cambiate, tanto che nel 2012 il segno dell’errore diventa negativo, ovvero in media gli individui del campione sottostimano l’importo della loro pensione futura.
Da cosa deriva un cambiamento così deciso? Sicuramente il contesto economico generale (bassa crescita, crisi finanziaria, disoccupazione crescente) può aver giocato un ruolo importante. Tuttavia, aspetti più strettamente legati alla comprensione delle riforme hanno ugualmente un peso non trascurabile.
A supporto di questa tesi, la tabella 4 mostra quale è la percentuale di lavoratori del campione che, rispetto alla normativa vigente dell’anno, dichiara che andrà in pensione a un’età che risulta essere compatibile con la legge in vigore. All’inizio del decennio scorso tre quarti dei lavoratori era in grado di prevedere correttamente la propria età di pensionamento e la quota aumenta fino al 2008. Al contrario, la percentuale di coloro che prevedono correttamente la loro età di pensionamento crolla decisamente nel 2010 e nel 2012. È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita, portando verso i 70 anni l’età di pensionamento di vecchiaia nel 2050. Questo non marginale cambiamento di prospettiva, riconfermato e reso ancora più rigido dalla riforma del 2011, non sembra ancora essere del tutto presente nella mente dei lavoratori italiani.
Tabella 4 – Percentuale di lavoratori che dichiarano un’età di pensionamento coerente con la normativa.

Fonte: Nostre elaborazioni sugli archivi annuali dell’indagine campionaria sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane della Banca d’Italia.
p.s.
sapete che significa? Che, in base ai lauti contributi che paghiamo, avremmo diritto a pensioni migliori ma invece accade esattamente l'opposto perchè dei contributi versati solo una parte ci ritorna.. l'altra serve a pagare tutto: dalle pensioni d'oro a tutto il resto.

martedì 20 marzo 2012

il cretino: uno che fa danni senza riceverne alcun vantaggio di C. M. Cipolla

cito dall'articolo di massimo fini (articolo a pagina 8 del fatto quotidiano del 20/3/2012) perché semplicemente, é esemplificativo dell'accordo raggiunto sulla "riforma" del lavoro.
Chi sarebbe il cretino?
Chi l'ha firmata quella riforma ben sapendo che il varco é aperto a future altre riforme che finiscano di cancellare la 300/70 anche detta Statuto dei lavoratori? No.
Lo sono le destre (dall'ala "liberista" del pd-l al pdl passando per tutto l'arco parlamentare) politiche esultanti? No.
Lo é l'esultante parte riformista della CGIL, che pur non ha firmato (ma ne aveva tanta voglia, se non fosse per la fiom.....)? No.
L'esultante, ma con sobrietà, governo e chi lo sostiene "dall'alto"? No.
Le esultanti sigle sindacali "gialle" che parlano di accordo positivo quando hanno calato le braghe per "resposanbilità (non ci sono mica solo i "Responsabili"......)? No.
La un pò meno esultante confindustria e reteimprese (volevano molto di più, ma tanto c'è il parlamento per questo... e ne vedremo in merito delle belle)? No.
Ma allora il "cretino" chi é? Ma lavoratori e cittadini naturalmente: quel parco buoi aggiogato al carro di questa società feroce sempre pronta a scaricare su di loro le proprie contraddizioni, storture, avventure... società feroce che, a partire dal 1983, cinicamente prima ha:
svenduto la scala mobile sull'altare dello yuppismo,
ha messo padri contro figli dicendo che é colpa dei padri garantiti,
ha introdotto i lavori precari spiegandoli con esigenze dei nuovi mercati,
ha introdotto l'inflazione programmata,
ha introdotto il sistema del debito degli stati come forma di finanziamento,
ha salvato banche e istituzioni finanziarie salvandone le casse vuote quando erano loro le vere responsabili del disastro che dal 2007 sta distruggendo paesi e popoli,
ha introdotto ben 3 riforme delle pensioni per portare tutti (meno gran commis e onorevoli vari ... per tacere dei CEO delle grandi aziende) a pensioni da fame quando ha legato previdenza all'assistenza,
ha eliminato il futuro dei giovani dicendo loro che con le riforme potevano sperare in un lavoro .... precario e gratuito
ha di fatto alzato bandiera bianca contro l'evasione fiscale (160 mld l'anno scorso),
ha eliminato la deterrenza nei confronti degli imprenditori dell'art.18,
ha applaudito il metodo introdotto nelle fabbriche fiat,
non ha spiegato con quali e quanti risorse (ma penso di sapere con quali soldi) saranno impegnate....
... e si potrebbe continuare: ancora dubbi su chi é "quel cretino"? Ve lo devo proprio dire?

mercoledì 29 giugno 2011

Storia di ordinaria follia

Questo blog parla di tante cose e gli argomenti non mancano, mai.

Ad esempio

  1. si potrebbe parlare di come, in Puglia con Vendola, la Regione (proprietaria della più grande acquedotto italiano) ha bypassato il referendum sull'acqua pubblica superando di molto il "mitico", e abrogato, 7% con un meccanismo che ha quasi raddioppiato il fatturato della società, e i profitti, gerente il suddetto acquedotto con meccanismi simili a quelli abrogati: lo stesso Governatore ha spiegato come e con quali criteri: non molto dissimili dalla previsione della legge abrogata, in pratica anno nuovo scopa vecchia, anzi vecchissima riciclata in senso liberista e ciò in barba a quei principi di cui lo stesso govenatore si fa portatore. Capite perché se davvero vogliamo far cambiare strada a questo paese questi signori se ne devono andare a casa?
  2. si potrebbe parlare del "buco" toscano nella sanità: ricordate nulla? Nella ASL della mia città tutti i giornali strombazzarono dell'allegra gestione; nei vicoli, in senso metaforico, della città la storia che circolava era un altra: massa era una punta di un iceberg che nascondeva altro, molto altro e non riguardava la singola asl ma l'intera sanità toscana....... allora il buco c'è ma in tutta la sanità regionale e se non ci sono stati grossi problemi per la cittadinanza é solo perché la stessa regione aveva accantonato un "tesoretto" per queste evenienze....... puntualmente verificatesi: è questo il prodromo dell'inizio di un processo di introduzione massiccia di privatizzazione della stessa sanità? O si è preso spunto dal problema di una singola città, peraltro depressa dal punto di vista sociale ed economico, per una generale riorganizzazione della sanità regionale che guardi più all'assicurare il minimo indispensabile e il rsto son problemi dei cttadini che vanno altrove a procurarseli?
  3. oppure della finanziaria light che non pone le basi del risanamento del paese fa contenti gli sfasciatissimi, e ormai impopolari, alleati al governo mentre il paese affonda?
  4. oppure della prova provata di come il pdmenoelle sia parte integrante del sistema di potere che usa lo stato come bancomat per favorire gli amici degli amici (la news la trovate in qualunque giornale)?
  5. oppure della Grecia, che ne dite?

e si potrebbe continuare.. ma c'è una notizia che ho letto e che mi colpito per la crudele fotografia che fa di quello che è diventato il nostro paese dopo la rivoluzione liberale avvenuta a partire dal '92 e dopo che l'era leghista si è affermata nel nord del paese con tutto il suo retaggio.

Fonte: Corriere della Sera di oggi pag. 23

Luogo: Desenzano sul Garda.

Attività: ristorante e per giunta uno di quelli "in" della località.

Motivo: fine di un rapporto di lavoro.

Personaggio principale: un giovane lavoratore di 19 anni di origine marocchina che ha lavorato per 5 mesi nel ristorante con l'idea, una volta avuto quanto gli spettasse (non una lira di più), di tornare nel suo paese d'origine per sposarsi e iniziare lì una nuova vita da uomo sposato (attenzione: il Marocco sta diventando la nuova patria per chi cerca lavoro perché lì le opportunità ci sono eccome e tanti lavoratori del maghreb, che qui hanno acquisito una professionalità, stanno andandosene per cercarvi lavoro, opportunità e un futuro ... che qui non gli diamo. Fra parentesi spesso sono stesso le ditte, nostrane, che si trasferiscono armi, bagagli e lavoratori lì a scapito della nostra economia).

Fatto: alla presenza di un consulente del lavoro il giovane lavoratore fa le sue rimostranze al datore del lavoro e la situazione si scalda: fino al punto che .... si va a prendere una pistola semi-automatica, non dichiarata e con matricola abrasa, e la scarica addosso al 19 enne: ben 8 colpi!!!!

Domanda: nonostante, come tutti diranno, leggi e contratti un lavoratore cosa deve fare per avere da un padroncino (che non ha ben presente, forse, che siamo in un paese europeo del XXI secolo e non nel far west di fine '800) quanto gli spetta? Andare al meeting con un giubbotto anti proiettile e guardie del corpo come difesa? E' mai possibile che oggi, grazie alla deregulation accettata infine anche CGIL, è sempre il lavoratore a rimetterci, in un modo o nell'altro, anche quando ha dalla sua il diritto e la ragione? Dov'erano i sindacati?

Leggendo questa notizia ho avuto sentimenti contrastanti: vergogna, rabbia, dolore, apprensione. E mi chiedo: qui si parla di contratti fra lobby (da un lato quello che fu il sindacato e dall'altro l'organizzazione padronale) approvati sulla pelle dei lavoratori: poi tutti si riverbera in un fatto del genere e ci si chiede ancora una volta cosa aspettiamo a metterli in disparte valorizzando solo chi davvero ha il coraggio di dire le cose come stanno senza tecnicismi e politicismi ma solo facendo quello che è il suo mestiere: difendere i lavoratori, soprattutto quelli più deboli: e potremo sperare un giorno di non dover più leggere cose del genere!!!

mercoledì 8 settembre 2010

Bonanni contestato? qui prodest?

Sia chiaro: polemizzare con qualcuno, anche duramente, va bene tirare fumogeni con la scusa di contestare, no. Detto ciò; cosa ci si aspettava dopo che Cisl e Uil hanno fatto la scelta del modello Pomigliano, anziché far evidenziare le contraddizioni del modello imposto dalla Fiat, un mazzo di rose? Era prevedibile che avvenisse com'era prevedibile che i sindacati di destra fossero messi sotto i riflettori di tutti, facinorosi compresi, dopo che hanno fatto le scelte che hanno fatto: d'altronde le scelte impopolari non pagano nell'immediato, vero? Infatti, come già detto nel precedente post, i mali attuali nel mondo del lavoro hanno radici antiche e tutti ne sono corresponsabili, CGIL e pdmenoelle compresi. In questo modo li si rafforza nella convinzione di essere nel giusto: temono le contestazioni è vero ma ancor di più temono la lontananza dalla tavola imbandita anche per loro e fra le due preferiscono essere contestati ma genuflettersi (anche per non perdere preziosi soldini per la varie fondazioni "culturali" a loro collaterali) all'imperio del Dio minore anziché il contrario. Allora a chi come Deaglio che ha sostenuto che bisognerebbe ridurre il tempo libero per chi lavora cosa si dovrebbe fare? No qui il problema è diverso: bisogna abbandonare gli schemi del '900 e navigare in mare aperto, anche subendo le tempeste inevitabili, lontano dalle coste e con la bussola ben in vista perchè solo così si può sperare di salvare il salvabile e mettere i mattoni della ricostruzione della legislazione del lavoro non certo con fischi, fumogeni, ecc...: abbandoniamoli a loro stessi (cancellandoci dalle sigle in massa) e lasciamoli morire di inedia per mancanza di ossigeno, leggasi tessere e soldi, anzichè rilegittimarli con i fischi....... partiti e sindacati sono giganti dai piedi d'argilla: senza iscritti e militanti muoiono, cosa aspettiamo allora? I lavoratori votano Lega e qualcuno si scandalizza, io no e sapete perchè? Semplicemente perché hanno ragione a farlo: erano invisibili dopo la sparizione del PCI e la successiva frammentazione, cosa avrebbero dovuto fare? Rintanarsi e aspettare che arrivi un messia o una nuova ideologia che li faccia sentire meno strumenti o aderire in massa al tanto peggio tanto meglio? Io avrei scelto la seconda e sfido i masochisti a fare altrimenti, perché io non lo sono!! O avrebbero dovuto bersi la favola del patto fra produttori dove loro sono il convitato di pietra?

domenica 5 aprile 2009

Dopo Roma, la vera opposizione? ma "naturellment" la CGIL !!

Ha ragione chi dice che la CGIL ha vinto la sfida lanciatagli dal Governo; è, finalmente, uscita dall'angolo in cui lo stesso e i suoi sodali sindacali l'avevano relagata (premetto che NON sono iscritto alla CGIL e nè ne condivido obiettivi, fini e, anzi, ritengo questo Sindacato CORRESPONSABILE della situazione nella quale versano la spina dorsale del paese, ossia i lavoratori) e nella quale speravano di tenerla in caldo ad arrostire fino ad eutanasia compiuta: l'idea, condivisa dal PD veltroniano e ora da una sua corrente, era quella di ridurne il "peso" politico di condizionamento (non si può mai dire, dovesse tornare il PD al potere come si poteva mettere in atto il programma liberista con un vicino così ostico?) e condizionarla, addomesticandola, riducendola a semplice sindacato di testimonianza e nulla più. Ci hanno provato con: statali, sciopero, contratti, relazioni sindacali, ecc. e pur se hanno approvato e siglato accordi poc meno che discutibili (che ledono il diritto di manifestare e difendere la causa per cui si lotta) ma questo Sindacato ha saputo uscirne con poche ossa rotte (la base premeva fortemente e ad un qualunque sindacato levagli gli iscritti.....) ma con una forza politica "intatta" con la quale gli altri dovranno ora fare i conti; sissignori ora si dovranno fare i conti e credo che saranno salati per tutti, perchè ha dimostrato di esserci e di contare ma soprattutto di avere ancora un'enorme seguito fra le persone, non solo fra i lavoratori, peso che ha oscurato completamente il PD: se oggi la CGIL si trasformasse in partito, per ipotesi, questo partito annienterebbe completamente non la sinistra cespugliosa e litigiosa ma annichilirebbe il clone del PdL, completamente. Detto ciò non si può non sottacere, giusto per ricordare a chi è facile a dimenticare, le enormi responsabilità che la CGIL ha avuto in passato nel sostenere la linea "riformista" (con tale termine non ci si riferisce a riforme sociali ma a quelle liberiste che si pongono esattamente all'opposto di esse e le annientano): a partire dalle pensioni, di cui nessuno parla (nemmeno i sindacati, chissà ... forse perchè anche loro ci inzuppano il biscottino e dietro di loro banche e assicurazioni?) ma i cui effetti già si vedono se è vero che oggi le rate delle pensioni sono basse scandalosamente; e che dire o meglio cosa rispondere a chi si è fidato delle "raccomandazioni", sia del governo che dei sindacati, a sottoscrivere il cosiddetto "secondo piedistalo della previdenza" oggi si ritrova con un pugno di mosche in mano se ha scelto di "donare" il TFR fuori dall'azienda (o fuori dall'ufficio) ritrovandosi con un pugno di mosche dato che tutti i fondi VANNO MALE!! E la scala mobile? E il fiscal drag? E la legge sui precari (da Treu a Biagi)? E il passaggio dalla contrattazione alla concertazione? E, per il pubblico impiego, la privatizzazione (che stesso i "padri" hanno dichiarato fallita) del rapporto di lavoro? Quante cose neh? E tutte sul groppone non solo delle forze politiche di sinistra (?) ma che dei sindacati, in particolare della CGIL: mentre chi ha pagato caro e amaro queste scelte sono la spina dorsale del paese, i lavoratori che oltre a becchi ora son'anche bastonati visto che sono venuti alla luce i dati sulla produttività del 2006 e 2007 e, oops, cosa sbuca fuori? che si è prodotto moltissimo e i soldi sono arrivati a fiumi ma che i lavoratori non ne hanno visto beneficiato mentre i profitti se li sono messi in tasca i ceti padronali, in tasca: quegli stessi ceti che ora fanno lacrime di coccodrillo (o di squalo, fate voi) e battono cassa al Governo per ottenere soldi che non meritano nè hanno guadagnato realmente; in questi casi si dice che oltre al danno c'è stata anche la beffa!! In ogni caso si deve dare atto che questo sindacato, a differenza degli altri, ha dimostrato che consoce benissimo i meccanismi sociali e che ci sono ancora milioni di persone che continuano a fidarsi: è chiaro che non siamo ai 3 milioni e oltre di Cofferati e che questo è l'ultimo treno per la CGIL; o lo prende o è finito e destinato ad un lungo e doloroso, per i lavoratori naturlamente, declino di cui i segni già si vedono ma che non è ancora irreversibile.

mercoledì 11 marzo 2009

Un'imperativo: meno tasse da pagare .... per chi già ne paga poche

Raggiunto uno degli obiettivi: alleggerire lo Stato. Infatti si registra uno srtiminzito +1.1% per le entrate statali. C'è però un ma: le tasse che sono drasticamente sono IRES (- 6%) mentre a salire (+6.7%) è l'Irpef; ciò significa che le società ne stanno pagando meno e che i lavoratori stanno compensandone il calo. Signifca anche che quando si dice "questa crisi è una opportunità per tutti noi" chi lo dice non pensa alla totalità dei cittadini ma ad una parte di essi: cioè chi ha modo di trarne profitto sia pagando meno tasse, sia mantenendo bassi i salari (che grazie anche alla lungimiranza di una parte del sindacato è ora molto meno difeso di prima dall'inflazione e dalla crisi), sia evadendo quello che si può evadere nel pagarle, sia disinvestendo in ricerca e sviluppo. Contemporaneamente può contare su una classe dirigente attenta moltissimo a negare investimenti sociali a chi perde lavoro mentre "dona (è proprio il caso di chiamarla così)" miliardi in grandi opere pubbliche (di cui alcune praticamente inutili se non dannose, si pensi al ponte sullo stretto di messina) e in soldi a vario titolo a chi ce li ha già contando anche sul piccolo, ma non meno importante particolare, che la maccina fiscale è fortemente inefficiente (e deponteziata visto che molti reati che prima erano penali o sono, dai vari governi succedutisi, stati resi reati amministrativi o completamente depenalizzati. insomma il liberismo nostrano è molto annacquato visto che lo è con gli altri mentre non lo è per se stesso difendendolo a denti stretti: altro che ascensore dall'alto verso il basso........

mercoledì 25 febbraio 2009

Smantellamento dei diritti dei lavoratori: ora tocca allo sciopero

Procede spedito il Governo .... quando si tratta di togliere spazi di libertà sindacali (mica per trovare una strada che non faccia pagare a chi lavora davvero e ai ceti deboli, no no ); infatti: dopo la chimera degli statali fannulloni; dopo la riuscita campagna di caccia alle streghe in merito agli extracomunitari (tutti stupratori, violenti, clandestini, ecc. secondo qualcuno mentre è provato, in materia di stupri, che su 10 6 ne fanno gli tialiani e in famiglia per giunta) sempre più emarginati (e sfruttati .... mi chiedo se al nord est del nostro paese convenga che vengano tutti cacciati ....... ); dopo le varie emergenze, presunte e vere, ora mette mano allo stato sociale (già previsti interventi in materia di disabilità con un bel giro di vite i nome della caccia ai falsi invalidi) segnatamente al diritto di sciopero (previsto dalla Costituzione) che verrà strettamente regolamentato, per ora nei trasporti, in nome di altrettanti principi costituzionali da difendere. E' chiaro che non si possono ledere diritti altrui: nessuno discute. Ma come fanno i lavoratori in conflitto per fare arrivare le loro voci ai media che contano moltissimo affinchè la vertenza abbia esiti non scontati in partenza per giunta sfavorevoli ai meno forti? Il PD in alternativa propone un patto fra produttori come linea ufficiale (mentre i propri riformatori non sostengono cose lontane da quelle del PdL) e mi pare breve la differenza. Insomma siamo lontani dalla democrazia sindacale partecipata auspicata negli anni d'oro del sindacalismo vero ma molto vicina all'eutanasia sindacale e alle aspirazioni di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del mondo del lavoro: cosa non si fa per accontentare i propri sponsor...........

giovedì 4 dicembre 2008

cosa accade nel pd?

Mentre al Governo non si perde il vizio di straparlare (il Ministro Sacconi prima dice che c'è un rischio Argentina e poi si corregge) nella cosiddetta opposizione non stanno meglio. Infatti da un lato c'è Rutelli che dice "mai nel PSE" dall'altro D'Alema che nega voglia fare le scarpe a Veltroni; da un lato espellono Villari dal partito (chi è? Il Presidente designato, votato ed eletto dal PdL che non si dimette manco a pregarlo) e dall'altro litigano furiosamente per le varie elezioni (in primis quelle europee, soprattutto perchè qui la nave - PD - sta affondando e si cerca di mettersi in salvo) che si devono tenere in Italia. Insomma più che "nuovo" il Pd si sta dimostrando essere solo un "cartello" temporaneo di interessi e si sta già lavorando per "altro" che ancora non si capisce essere ma lo si può intuire: l'esplosione/implosione di questo aborto che chiamano pd e la nascita di un'ennesimo partito clone della destra. Siamo alla fine di un processo storico? O alla fine del partito americano? O piuttosto alla nascita di un partito che ha gli stessi obiettivi del PdL con un nome e personale politico diverso ma non nuovo? E la sinistra dov'è? Forse al mercatino di natale si troverà con i saldi qualche straccio di movimento? L'estemporaneità è prmai diffusa: tutti si mettono in moto e tutti cercano di aggregare qualcuno attorno a qualcosa di non meglio definito ma che si richiama a "una sinistra" che non esiste più e che non ha delle possibilità di rinascere con le premesse e le idee di sempre che risultano stantie e superate come il fantasma del natale passato. E' anche il pensiero debole della destra estrema e demagogica che la rende obosoleta: non potrebbe essere altrimenti visto che l'idea della sinistra è rigida e verticale (per i mezzi e gli strumenti che usa) rispetto ad una ideologia dellla destra che invece attrae per la sua leggerezza e praticità; non è inusuale pensare che sia a-ideologica ma è un'errore perchè se ci si trova di fronte ad una vera e propria ideologia che non ammette contraddizioni e opposizioni e voci discordanti se non funzionali al mercato (pensate a quante magliette del CHE si vendono e pensate a chi le vende e a dove si producono...). Invece si assiste alla atomizzazione della sinistra che sempre di più si radicalizza diventando èlite fra le èlite ma perdendo di vista quello che è il suo vero target: il popolo in particolare quei lavoratori che da decenni sono sfondo e anche fastidioso di cui ci si ricorda quando muoiono per lavoro o qaundo votano lega..............

venerdì 18 aprile 2008

Economist: "mamma mia. Here we go again"



Mi ero ripromesso di parlare del futuro Capo del Governo solo in base ai fatti ma vedere come fuori dall'Italia giudicano la rielezione (è la terza volta!) mi fa davvero inkazzare sui miei concittadini; ma sia chiaro non perchè ne ho altri che sono migliori PERCHE' NON CE NE SONO, ma perchè mai come ora la classe dirgente di questo paese rispecchia i cittadini che partecipano alle elezioni, e votano. Certo però che proprio se le tira le frecciate dato che nel corso della visita del "sincero democratico", e suo amicone, Putin, ne ha fatto qualcuna delle imprevedibili uscite di cui è famoso; e proprio dai giornali si evince che, da personaggio qual'è, non si smentisce mai: ha fatto il gesto del mitra nei confronti della giornalista russa che aveva "osato" chiedere alla csar (si legge zar ) della sua vita privata e lo stesso ha mostrato pubblicamente di non gradire la domanda sulla sua vita privata redarguendola (pare che la giornalista dopo si sia messa a piangere e questo la dice lunga sulla situazione del paese...) così come ha mostrato di non gradire il fuori onda del suo ospite con i giornalisti mettendo in difficoltà lo staff russo. Mi sono quasi addormentato nel sentire ad Annozero l'annosa "discussione" se gli italiani erano "stupidi" o meno quando votano, anche perchè lo trovo irrispettoso: a maggioranza hanno fatto una scelta e questa scelta va rispettata! Ma però questa "imprevedibilità" non da certo una buona immagine all'estero e, come afferma l'Economist, se è vero che parleranno i fatti e su essi sarà giudicato il suo Governo è anche vero che una maggiore sobrietà non guasterebbe, soprattutto ora che promette "sacrifici anche impoplari" a noi mortali per risanare il paese e fare quelle riforme (ogni volta che sento usare da un politico questa parola mi viene l'orticaria perchè sono sicuro che a pagare saranno i soliti e qualcun'altro ci si arricchirà sopra) necessarie per "modernizzarlo" (altra parola da orticaria che significa che altri cetisi avvieranno sul viale della povertà più o meno futura) ottimizzando le risorse (e il terzetto da allergia è ora completo). In realtà dietro tutto ciò c'è una visione elitistica della politica (da cui, a parte le "trovate" non sono alieni i cloni del PD): infatti gli argomenti trattati realmente sono: Alitalia e gli accordi ENI/Gazprom sul gas, configurando l'asse italo/russo che si era venuto a creare negli ultimi tempi del precedente suo governo e che significava l'entrata via Italia dei russi in Europa bypassando la Ue e le altre istituzioni comunitarie e la loro linea maggiormente autonoma rispetto all'orso russo. No ora e da noi non è, e non sarà, così; al contrario saremo stretti "collaboratori" dei russi e loro fiancheggiatori nella loro penetrazione nel Vecchio continente rendendolo maggiormente orbitante verso quel paese in barba alle iniziative di autonomia energetica e politica e quindi maggiormente vulnerabili alle bizze dei loro capi. Stesso discorso vale per Alitalia che sembra riscuotere un'interessamento di Aeroflot (compagnia interamente controllata dallo Stato) che mette in quelle mani la "nostra" compagnia di bandiera: e l'asta vinta da Air France-KLM? E il mercato? Come la prenderanno? Dire una cosa; farsene portatori ideali e poi fare il contrario non è proprio liberale mi pare. E' vero che dietro la compagnia di bandiwera e sulla pelle dei lavoratori si è giocata una cinica partita a tre: sindacati, governo (precedente), opposizione nella quale ognuno mirava a tirare la cortissima coperta per i propri obiettivi iniziali; ma è anche vero che alla fine ad una conclusione si era arrivati ma la volontà sindacale (non quella dei lavoratori) e quella politica hanno remato contro di essa e mirato a "far passare la nottata" in attesa di momenti migliori che molto probabilmente non arriveranno mai se non con misure che più passa il tempo più saranno dolorose per i lavoratori che sono gli ultimi a pagare i guasti altrui, soprattutto perchè su questa triste vicenda si è innestata anche la questione di Malpensa (una vera cattedrale nel deserto "padano") di cui si è fatto una questione di principio. Insomma tutto molto italiano e molto "pizza e mandolino" in barba alla modernità sventolata a destra e a ..... destra
Piccolo aggiornamento:il giornale che per primo aveva lanciato il gossip sulla relazione fra il "sincero democratico" e la ginnasta russa ha chiuso!! Era di proprietà del 352° uomo più ricco del mondo, Lebedev, anch'egli ex agente del KGB (ora FSB). Il direttore del giornale dopo una "visita" di uomini del servizio segreto che hanno interrogato i giornalisti ha rassegnato le dimissioni e poco dopo la società editrice ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni. Non voglio fare dietrologia ma se 1+1 fa ancora 2.....................

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