si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
lunedì 28 marzo 2016
Lavoro, sgravi irregolari in 20 imprese ispezionate su 100. Ecco il referendum Cgil sull’articolo 18
L’esito di alcune ispezioni mirate del Ministero del Lavoro: irregolarità nel 18,93% dei casi segnalati. Gli sgravi contributivi sono stati attivati anche per lavoratori che nei sei mesi precedenti all’assunzione avevano già occupazione. In Gazzetta Ufficiale i tre quesiti del sindacato per abrogare il Jobs act sul reintegro, i voucher lavoro e la responsabilità solidale sugli appalti.MILANO – Gli sgravi contributivi per le assunzioni stabili, introdotte dalla Stabilità del 2015 e ridotti al 40% da quest’anno, sono stati la principale motivazione del boom di tempi indeterminti registrati negli ultimi dodici mesi. Ma in alcuni casi le aziende hanno sfruttato il beneficio, riservato ai lavoratori privi di occupazione stabile da almeno sei mesi, in maniera indebita.
Il ministero ha ispezionato un campione di oltre 300 imprese, che si sono segnalate per alcune anomalie emerse dall’incrocio dei dati con l’Inps, e ne ha trovate in posizione irregolare quasi il 20%. Non è quindi un dato da riferire a tutte le imprese che hanno attivato gli sgravi, ma appunto a quelle ispezionate in ragione di un “dubbio” sulla loro correttezza, nato a seguito dell’attività di controllo. Dati comunque rilevanti, che arrivano nello stesso giorno in cui in Gazzetta Ufficiale vengono pubblicati i quesiti referendari proposti dalla Cgil per abrogare alcuni elementi del Jobs Act e i buoni lavoro.
Sgravi irregolari. Il ministero guidato da Giuliano Poletti ha comunicato in una nota che – in base ai dati aggiornati al mese scorso -, “sono stati disposti accertamenti mirati nei confronti di 338 imprese che hanno richiesto il beneficio per 1.986 lavoratori. Per 64 imprese è già stata trasmessa informativa di reato all’Autorità giudiziaria (percentuale di irregolarità pari a 18,93%)”. Si tratta di verifiche attivate dal giugno scorso, in collaborazione con l’Inps, che hanno permesso di incrociare “le informazioni concernenti le richieste di esonero contributivo con altre informazioni in possesso degli Uffici, in modo da poter evidenziare eventuali comportamenti finalizzati a precostituire artificiosamente le condizioni utili al godimento del beneficio”. Incrociando i dati, un po’ come sta iniziando ad accadere per i voucher, si riesce a capire quali sono i casi da approfondire e verificare se ci sono irregolarità. Nel dettaglio, si tratta di aziende che hanno attivato i contributi anche se il nuovo dipendente era risultato impiegato nei sei mesi precedenti. In ragione di queste verifiche, gli Uffici hanno revocato gli esoneri e denunciato i responsabili “alle Procure della Repubblica per comportamenti penalmente rilevanti, finalizzati alla fruizione indebita di erogazioni pubbliche. Gli accertamenti proseguiranno nei prossimi mesi e potranno contare su dati ancora più affinati, utili a far emergere, già sulla carta, ipotesi concrete di fruizione illecita dell’esonero”.
Il referendum Cgil. La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato le richieste di tre referendum abrogativi della Cgil presentate in Corte di Cassazione. I referendum riguardano: 1) l’abolizione del Jobs act per quanto riguarda la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo; 2) la cancellazione del lavoro accessorio (voucher); 3) la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. La Cgil avrà tre mesi di tempo per raccogliere le 500mila firme necessarie. Nell’autunno 2016 la Cassazione verificherà
la regolarità delle firme. La Corte Costituzionale giudicherà sulla legittimità dei quesiti referendari entro il 20 gennaio 2017. I referendum si terranno in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno 2017, a meno che non ci siano elezioni politiche anticipate.
Da repubblica.it
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e questo mi sembra la pietra tombale sulla propaganda fatta in merito a alla ripresa, all'occupazione ecc.
martedì 24 marzo 2015
Patronati, audizione Camusso su truffa Inca svizzero. Che riapre (con altro nome)
Dichiararsi insolventi, chiudere l’attività per poi riaprirla a distanza di pochi mesi con un’altra ragione sociale, tutto per sottrarsi al pagamento dei risarcimenti stabiliti dal tribunale. Un espediente da sempre stigmatizzato dai sindacati, sempre schierati dalla parte delle vittime. O quasi sempre, perché l’atteggiamento cambia radicalmente quando lo schema viene utilizzato dal primo sindacato italiano, la Cgil, o almeno una sua propaggine all’estero: il patronato Inca-Cgil di Zurigo, dove l’ex direttore, Antonio Giacchetta, fino al 2009 s’è inghiottito le pensioni di decine di anziani, approfittando della loro fiducia nei confronti della sigla del sindacato. Anche su questa vicenda verrà sentito il segretario confederale Susanna Camusso, convocata dalla commissione al Senato per gli Italiani all’estero nell’ambito di un’indagine conoscitiva sulla riforma dei Patronati italiani che operano fuori dal territorio nazionale per le comunità di residenti all’estero.
Ecco come funzionano. All’Istituto nazionale confederale di assistenza (Inca) si rivolgono, sia all’Italia che all’estero, i lavoratori che devono svolgere ogni tipo di adempimento burocratico, dal pagamento delle tasse alle indennità di malattia fino alla riscossione della pensione. Se smettono di funzionare però, di colpo emerge la fragilità del sistema di pagamento delle casse pensioni e la sua esposizione ai profittatori di turno. Quando un ex lavoratore si presentava all’Inca di Zurigo per ottenere la propria, Giacchetta riusciva a farsi versare dalle casse previdenziali sul proprio conto corrente tutti i contributi del lavoratore. Bastava falsificare i timbri del Consolato italiano. I truffati rimanevano all’oscuro del raggiro per anni, perché il sindacalista continuava a erogare dal proprio conto una prestazione mensile. Fino a che, nel 2009, i pagamenti cessano. Solo allora la truffa viene scoperta e Giacchetta viene licenziato. Ancora oggi non è chiaro quale sia stata l’entità del raggiro: il Comitato difesa delle Famiglie rappresenta 27 truffati per un totale di quasi cinque milioni di franchi ma, secondo il presidente Marco Tommasini, in totale le vittime sarebbero 480, per un totale di 37 milioni.
Che non sono mai tornati perché la storia è tutta da scrivere. Ai primi processi in sede civile, Inca-Cgil si costituisce come parte lesa. Un modo per prendere le distanze dal funzionario infedele, ma anche per evitare di essere chiamata a risarcire i pensionati. Parliamo di cifre importanti, dai 100 ai 370 mila franchi ciascuno. Con una serie di sentenze definitive però la giustizia elvetica condanna il sindacato a pagare oltre un milione alle prime otto vittime. Il 26 ottobre del 2013 arriva la doccia fredda per i raggirati: con un comunicato, l’Associazione Inca Svizzera rende noto che “non sarà più in grado di operare” a causa delle “sentenze sfavorevoli all’Associazione stessa in merito ad alcune richieste di risarcimento da parte di pensionati truffati da Antonio Giacchetta. Sono sentenze – conclude la nota – che rispettiamo come sempre, ma che sinceramente non condividiamo né comprendiamo”. L’ordine di risarcimento non arriva alla sede italiana del patronato, che per operare a Zurigo aveva costituito una società di diritto svizzero. I pensionati, rimasti tutti senza pensione, sono costretti ad arrangiarsi: c’è chi vende casa, chi si fa mantenere dai figli, chi torna dai parenti in Italia. E, per ottenere giustizia, sporgono una nuova denuncia alla Procura di Roma: un processo tutto da rifare che ripartirà dal primo grado, coi tempi biblici della giustizia italiana.
La vera beffa arriva nell’autunno del 2014 quando, dopo nemmeno un anno di inattività, Inca-Cgil riapre le sedi elvetiche. Sul sito del patronato sono indicati cinque uffici: Basilea, Berna, Bellinzona, Ginevra, Neuchatel. Chiamando una di questi, è facile ottenere anche il numero di telefono dell’ufficio di Zurigo, quello di Giacchetta. Anche questo è stato riaperto, cercando però di fare poco rumore. Per tornare a operare, al patronato Cgil è stato sufficiente costituire una nuova società: “Patronati insieme”. Il processo penale svizzero non è ancora entrato in fase dibattimentale che Giacchetta è già a piede libero e ha pure trovato un nuovo lavoro. Mentre i pensionati truffati ancora aspettano di capire chi gli restituirà le loro pensioni e la presidente di Inca Morena Piccinini preferisce non rispondere. La parola, oggi, al segretario Camusso. I pensionati, forti delle sentenze della giustizia civile elvetica, ritengono che la Cgil dovrebbe rispondere per l’operato del suo dipendente infedele. E la domanda a questo punto è: può la Cgil che aveva chiuso i battenti per non pagare i risarcimenti riaprire ora come nulla fosse? La parola, alla Camusso.
p.s.
avrei voluto parlare di geopolitica europea, ma...
l'unico cosa che riesco a dire è: Dr.ssa Camusso batta un colpo. Milioni di persone iscritte e simpatizzanti al sindacato fondato da Di Vittorio hanno diritto a sapere cosa ne pensa e, soprattutto, cosa vuole fare...
martedì 11 novembre 2014
Renzi, e il suo ‘codice Renzi': un alfabeto reaganiano

A prima vista Renzi ti sembra il tipico ragazzo un po’ troppo estroverso a cui piace provocare meraviglia. Poi, pensando bene alla sua età e alla sua precoce ma intensa carriera politica (quattro posizioni di vertice in cinque anni) hai di fronte due strade. O Renzi, come accade a molte persone di rapido successo, è brillante ma immaturo, e improvvisa per meravigliare senza pensarci troppo. Oppure segue un percorso già rigorosamente prestabilito. Come un buon giocatore di golf, di buca in buca, il nostro campione deve arrivare a una vittoria.
Ancora non sappiamo per che cosa e con chi, visto che lui, nella sua indiscussa bravura, sembra sempre di più un messaggero che un angelo vendicatore. Per rispondere a questa domanda, o almeno per chiarirci le idee, possiamo esibire due reperti. Uno è “il codice Renzi”, ovvero il modo in cui questo nuovo, giovane premier ama esprimersi con una sorta di festosa ridondanza, in cui il compiacimento va sempre a se stesso (se non altro come inventore della battuta), e una sgridata punitiva riguarda sempre altri, che non hanno capito.
Il secondo reperto lo dobbiamo a una intelligente intuizione de Il Giornale (26 ottobre) che, profittando di una ricorrenza, ha pubblicato il primo discorso politico di Ronald Reagan (27 ottobre 1964). Cito dal testo del quotidiano di Berlusconi (restando quindi nel territorio protetto dal Patto del Nazareno): “Libertà è l’idea che il governo sia soggetto al popolo sovrano. Ed è proprio il problema che si pone oggi: se noi crediamo nella nostra capacità di autogovernarci o se invece intendiamo abbandonarci a una élite intellettuale (…) I Padri fondatori sapevano che, al di fuori delle funzioni che legittimamente competono ad esso (Difesa e politica estera, ndr) lo Stato non riesce a fare nulla bene e con uguale parsimonia quanto il settore privato dell’economia al suo posto (…) Essi sperano di risolvere il problema della povertà tramite l’intervento dello Stato e programmi governativi. Ora se la risposta fosse davvero interventi governativi e Stato assistenziale, non sarebbe stato lecito aspettarci risultati sul declino dei bisognosi? In realtà ogni anno il fabbisogno aumenta, e aumenta il costo degli interventi (…). Questi uffici che proliferano, con le loro migliaia di regolamenti, ci sono già costati molte delle nostre garanzie costituzionali. Ora, non sono necessari l’esproprio e la confisca della proprietà privata per imporre a un popolo il socialismo. Un tale apparato è già in vigore. Lo Stato, infatti, è in grado di addossare un capo d’accusa su qualunque impresa scelga di perseguire. Ogni uomo d’affari ha la sua storia di molestie da raccontare”. Nel suo commento il curatore della pagina, Andrea Camajora, opportunamente fa notare: “A cinquant’anni di distanza stupisce l’attualità dirompente dei principi individuati da Reagan, che rappresentano un vero e proprio programma di governo. Anche per l’Italia di oggi”.
Infatti basta seguire il percorso oratorio che porta a Renzi, come le briciole lasciate nel bosco della famosa fiaba. “Trovo veramente surreale che la segreteria della Cgil voglia trattare la legge di Stabilità con il governo. I sindacati devono trattare con le imprese. Non devono trattare le leggi col governo, cui spetta di scriverle e trattare su di esse con il Parlamento. È ora di finirla di pensare di poter bloccare il lavoro dell’esecutivo”. Ma questa dichiarazione (nel programma del 27 ottobre di Lilli Gruber, bentornata a La7) si completa di altre affinità elettive con Reagan, quando Renzi parla d’Europa: “Dei burocrati e dei funzionari a cui darò del filo da torcere”. Prima ancora, in altre occasioni, aveva annunciato “lotta radicale alla burocrazia”. Però come non ritrovare l’annuncio che il popolo sta sopra il governo quando Renzi proclama “il partito della nazione”, usa cioè la parola più amata dalla destra, perché, più ancora di popolo, può essere interpretata come un valore spirituale che travalica istituzioni e Costituzione e sta, in qualche modo, “sopra” tutto il resto, lamentele politiche incluse? E
Come non ritrovare il Reagan che è contro il governo, contro lo Stato, contro la burocrazia parassita, quando Renzi proclama che sta lavorando per “restituire i soldi ai cittadini”, espressione misteriosa perché quei soldi li sta prelevando da altri cittadini con lo stesso reddito poco brillante? Quanto alla separazione dei poteri, così apertamente svilita da Reagan prima ancora che da Berlusconi (“ogni uomo d’affari ha la sua storia di molestie da raccontare”) ci sono due momenti esemplari nella retorica renziana: quando il presidente del Consiglio esclama in pubblico “I giudici? Brrrr che paura”. E quando afferma solennemente, in due diverse occasioni: “Non permetteremo ai giudici di cambiare un organigramma di governo” (dopo un avviso di garanzia a un sottosegretario). E “Nessuno può cambiare i vertici di una impresa come gli pare”, dopo che due alti personaggi dell’Eni (Descalzi e Scaroni) erano risultati inquisiti. Poi c’è l’annuncio, quasi festoso, che “il posto fisso non c’è più” che non è il vero problema di cui soffrono moltissimi cittadini. Il vero problema è che il lavoro non c’è più. E che la questione, un tempo, prima dell’irruzione del privato, riguardava i governi. Ecco, abbiamo alcune notizie sul “codice Renzi” e i suoi precedenti.
Resta da domandarci: perché? Voi dite, perché ha successo. Giusto. Anche Grillo, prima di Reggio Calabria.
il Fatto Quotidiano, 9 Novembre 2014
p.s.
aggiungo solo che, a dispetto dei tanti che ancora non comprendono la portata del renzismo, in giro c'è tutto un mondo della finanza che ha voglia di revanscismo nei confronti degli altri..... si proprio quel mondo che ha creato e indotto la crisi sia con comportamenti, che definire criminali è usare un semplice eufemismo, che vanno dallo speculare sui titoli pubblici dei paesi deboli (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, ecc.) soprattutto nelle dark pool, la finanza oscura e nascosta, sia attraverso le operazioni sui derivati scambiati contro, gli ormai mitici, Credit Default Swap (l'assicurazione sui titoli pubblici o per meglio spiegarsi la scommessa che vadano sotto o sopra una certa soglia); e, se non bastasse, anche l'induzione pervicace dei mercati verso le loro scommesse attraverso accordi sottobanco con i controllori per "forzare" liber ed euribor (i due tassi che stabiliscono l'andamento degli interessi su titoli, mutui, prestiti ecc. sia fra banche che fra esse e i clienti) cosa per cui hanno pagato multe miliardarie per poi ricominciare esattamente da dove avevano lasciato.... e questo in europa; negli usa, se possibile, è andata anche peggio perchè hanno spremuto soldi finchè hanno potuto dallo Stato americano e poi hanno presentato il conto.. con il fallimento di alcune agenzie e società date in pasto al pubblico mentre i CEO tutti si staccavano assegni milionari!!! Questo si chiama "turbocapitalismo".. questo è il mondo con cui dobbiamo fare i conti e non è un caso che il paese più americanizzato d'europa, l'italia, veda dietro un pupazzo di plastica uno dei massimi esponenti di questa finanza e un altro terminale di certa finanza medio-orientale essere i veri ispiratori dei disegni di legge in questo paese e senza nemmeno nascondersi, anzi..... questo superceto ha dei sodali e dei servi che vedono la possibilità di ascendere socialmente laddove non pensavano emmeno di poter aspirare di entrare: i santuari, ormai sacrari funerari, della democrazia italica: parlamento, governo ecc.
giovedì 30 ottobre 2014
Ast Terni: quando la corda alla fine si spezza
Ai tempi di Scelba, quando la celere caricava (e ammazzava) i lavoratori in sciopero, i ruoli apparivano chiari: per il sindacato erano le manganellate del governo dei padroni e per i comunisti col pugno chiuso era quello lo sbocco dell’insanabile conflitto tra la classe proprietaria e il lavoro dipendente.
Quando la polizia di Berlusconi fece del G8 di Genova una macelleria messicana, la sinistra all’opposizione spiegò che la destra al potere aveva in fondo mostrato la sua sostanziale natura fascista. Ma non è affatto nell’ordine delle cose che nell’autunno 2014, sotto il governo guidato da Matteo Renzi e dal Pd, gli operai delle acciaierie di Terni, colpiti da licenziamenti di massa e giunti in corteo pacifico a Roma, vengano picchiati a sangue dai reparti antisommossa e ciò dopo altri pestaggi pretestuosi avvenuti in altre città. Ciò accade quando per la prima volta, nella storia repubblicana, un premier eletto dalla sinistra cerca lo scontro frontale con il sindacato di sinistra tra gli applausi della destra.
Nessuno pensa che l’ordine di attaccare i manifestanti sia arrivato dal presidente del Consiglio. Ed è evidente che le frasi inconsulte della Pd Picierno contro la leader della Cgil Camusso “eletta con le tessere false” appartengano soltanto alla Picierno, un’altra senza arte né parte catapultata in situazioni assai più grandi di lei. Semplicemente, lo statista di Rignano sta raccogliendo i frutti di ciò che ha seminato, o meglio rottamato. La sgangherata lotta di classe contro le conquiste sociali e le tutele del lavoro. O la crociata contro il posto fisso da sostituire con un sistema di precariato permanente e a basso costo. Il tutto espresso in qualche Leopolda con disarmante lingua banalese dove milioni di persone con redditi da fame si sentono paragonati a gettoni del telefono nell’epoca dell’iPad, scampoli del passato da gestire senza tanti problemi.
Anche se non fosse arrivato a Palazzo Chigi “per volere dei poteri forti e di Marchionne” (Camusso), Renzi fa di tutto per farlo sembrare. E a furia di scherzare col fuoco, nel giorno più brutto della sua scalata, ha assaggiato la rabbia della gente. Dei tanti stufi di prendere legnate, mentre altri si apparecchiano il pranzo di gala. La corda si sta spezzando.
p.s.
fino al 2 novembre questo blog va in ferie... c'è il lucca comics e chi può ci vada: per un pò stacchiamo la spina.

la ghiandaia dal racconto hunger games..... che sia di stimolo e buon halloween a tutti
mercoledì 29 ottobre 2014
i "cannoni" di Bava-Beccaris.....ancora non ci siamo
Si tira proprio una brutta aria......
Uno Stato che non riesce a gestire persone che lottano per non perdere posti di lavoro mi preoccupa e a voi?
p.s.
per quanto riguarda Landini e la CGIL.... chi ha firmato gli "accordi" sul lavoro? Chi ha fatto fallire il referendum per l'art.18? E l'altro referendum che esterderlo alle aziende sotto i 15 dipendenti? Chi ha firmato i contratti collettivi nazionali quadro che definivano gli ambiti e i diritti dei sindacati? Chi ha firmato gli accordi per la migliaia di casse integrazioni ben sapendo che i dipendenti non avrebbero più lavorato per il resto degli anni che mancavano alla pensione? Chi ha formato l'accordo che permette ai caaaf di sostituirsi allo stato, con relativo compenso pubblico, per gli isee e il resto? Bene, questa era, e lo sapevano, la contropartita.. sono sotto schiaffo e nel mondo sindacale più che altrove vale la massima "chiudere la stalla dopo che i buoi son scappati"!!!!
giovedì 6 febbraio 2014
Landini che aspetti a rompere gli indugi?
"Il compito di un segretario generale è quello di far applicare i principi dello statuto. In più di cento anni di vita, nella Cgil hanno sempre vissuto in maniera dialettica posizioni diverse. Il dissenso non si è mai risolto a colpi di ricorsi. Questa, invece, è una grave regressione democratica.
Del resto, io nella riunione del Direttivo della Cgil l’avevo detto: l’accordo sulla rappresentanza deve essere sottoposto al voto dei lavoratori. E visto che Cisl e Uil non erano disponibili alla consultazione, ho chiesto di far votare gli iscritti alla Cgil, come stabilisce lo statuto della Cgil. Senza questo voto — l’ho detto e lo ripeto — non mi sento vincolato a rispettare quell’accordo.
(intervista di Maurizio su "la Repubblica")"
Che nel monolite cgiellino, come nel PD, qualcosa si sia incrinato? Il tema è quello solito: mentre la segreteria vola a braccia aperte e sorriso sulle labbra verso il porto sicuro dell'unità, tutta da dimostrare, sindacale con gli alti auspici del partito di riferimento l'anima sindacale batte un colpo: motivo del contendere l'accordo sulla rappresentanza sindacale. Se fosse già stato operativo nella questione FIAT la fiom si sarebbe trovata nelle peste perchè:
- non poteva promuovere nessuna azione legale;+
- doveva passare per le forche caudine delle decisioni della triplice;
- non poteva chiedere ai lavoratori cosa ne pensavano;
- doveva rispettare gli accordi presi a maggioranza (bastavano un paio di sindacati giallo canarino e le altre tre O.S. per raggiungere il 50% +1 per raggiungere la, presunta, maggioranza);
- non poteva fare altro che ratificare senza alzare il dito pe fare domande scomode....
ora la questione è: la Fiom scinde o no la CGIL? La mia speranza è che lo faccia perchè così rivedremo un sindacato di sinistra vero in questo paese che potrebbe fare il paio con la vera opposizione presente in parlamento... M5S: non a caso stasera Marco Travaglio a servizio pubblico ha dichiarato: "L'idea che l'opposizione si opponga ha suscitato sconcerto negli altri partiti, non sono abituati." Chiaro?
Forza Landini rompa gli indugi... mettiamoci alle spalle questi burocrati e mandiamo a casa questo socialistume residuo presente anche nel sindacato.
domenica 19 gennaio 2014
ma il sindacato, che lo teniamo a fare?
In realtà, a mio parere, la notizia che caratterizza il periodo è un altra: la, tentata, marginalizzazione della Fiom all'interno di quel enorme grumo d'interessi che va sotto il nome di CGIL. Mentre la confederazione votava, e firmava, l'accordo sulla nuova rappresentanza sindacale la Fiom veniva messa in minoranza e non solo... ma politicamente si svela il tentativo di marginalizzazione di questa scomoda parte che si è distinta, e a ragione, nel disvelamento del filone di balle marchionniano a proposito della fiat: e ora ne paga le conseguenze, per ora sindacali poi si vedrà.... la fiom è scomoda, molto scomoda: ha avuto ragione nella maggior parte dei casi dove si è battuta contro la molta demagogia messa in campo non tanto dalla fiat ma proprio da quella parte politica di cui in teoria fa parte... chiamparino e fassino ve li ricordate? E vi rocordate anche per chi hanno parteggiato? Bene..... ora dev'essere ridotta in peso e in influenza accettando un accordo che se formalmente amplia gli spazi democratici in realtà, e lo dico con cognizione di causa di esperienza diretta sindacale, li limita o meglio ne fa un affaire da "cosa loro" ossia introduce, spacciandolo per una forma di trasparenza e di democrazia, l'arbitrato interconfederale e le sanzioni per chi non si adegua..... capite qual'è il punto? Cao classico: la fiom fa una vertenza "scomoda", tipo fiat, che trova la controparte tosta anzichè andare davanti al giudice del lavoro.... intervengono le confederazioni e addio forza contrattuale: in due messo addio fiom e addio sindacato che fa opposizione o, almeno, fuori dal coro, chiaro? Cara Camusso, socialista, ma li prendi per il naso i lavoratori? Che razza di sincadato hai in mente? E' vero che guadagni con i caaf e che hai necessità di frenare la spinta del paese reale, chi lavora, che chiede non solo di non essere l'unico a metter mano alle tasche ma anche chi chi non ha mai pagato non sia ancora protetto e, soprattutto, si smetta con le politiche antisociali ma depotenziando la trattazione e la vertenza addio peso del sindacato e addio vertenza con cisl e uil che sembrano remare contro e fare i trattativisti a tutti i costi per poi calarsi le brache.... ricorderete certo tutti gli accordi firmati con i governi berlusconi che erano carta straccia? Ecco ora, con un governo PD, anche la CGIL si accoda... che ce ne facciamo di un sindacato siffatto? Cosa aspetta la fiom a dirle addio e fare finalmente da base per un sindacato realmente di sinistra?
martedì 6 settembre 2011
mission accomplished..... ma non basta.
giovedì 30 giugno 2011
Addio alle armi della CGIL.....
.... e anche la CGIL si piega al liberismo: non che facesse molta resistenza all'attacco concentrico politico da un lato e confindustriale dall'altro; anzi ben sapendo che il pallino dell'iniziativa era in mano ai duri della Fiom la Camusso non si è certo fatta pregare a firmare un ibrido contrattuale che danneggia tutti e non scioglie i nodi che rimangono tutti lì in bell'evidenza: ma non interessa a nessuno risolverli perché, avendo adottato un modello "cinese" di liberismo non è certo previsto risoverli ma si richiede sindacati accondiscendenti al massimo e con una linea "ragionevolmente" morbida rispetto alle intemperanze padronali; insomma cappello in mano e prima di tutto salvare i propri prvilegi e non certo quelli, ammesso che si possano considerare "privilegi" diritti (e anche doveri) dei lavoratori: in primis quella alla dignità del lavoro e al futuro certo per se setssi e per i propri figli. Alla fine, però, é accaduto e un altro pezzo del paese che fu va via nel cestino della storia: peccato che dentro quel cestino non ci vanno chi porta il paese al fallimento ma chi dovrebbe essere un baluardo della sua parte migliore. C'è un perché naruralmente dato la scelta di "accordarsi" era obbligata sia per la Camusso che per la Marcegaglia: entrambe avevano la necessità di non farsi superare dalle ali estreme della propria lobby di riferimento; per tacere degli interessi economici che rappresentano entrambe (interessi che gli altri sindacati gialli non hanno avuto dubbi a tutelare...). La Camusso non poteva, e da brava socialista non voleva, farsi superare a sinistra dalla FIOM e dalle altre associazioni di punta del sindacato che miravano a demolire la corsa alla distruzione del CCNL e dello Statuto innescata dalla Fiat marchionniana cui tanta man forte danno i liberisti del pdmenoelle (invasati sacerdoti dal liberismo a oltranza negando l'evidenza del fallimento di questa ricetta economica ormai evidente), ansiosi, quanto quelli del pdl, di poter avere qualche secondo di visibilità sui media e di poter determinare il futuro delle relazioni sindacali che ormai sono sbilanciate fortemente a favore della Confindustria e del sistema politico (è notorio che l'intero o quasi arco politico appoggi la svolta marchionniana); a sua volta la Marcegaglia non poteva, e non voleva, farsi superare a destra dalla Fiat in salsa americana perché la sua associazione avrebbe moltissimo da perdere da uno scacco come la fuoriuscita della Fiat da essa. Insomma una bella convergenza d'interessi che ha fatto nascere una mostruosità politica e sindacale che va a tutto danno solo di una parte, peraltro nemmeno sentita in proposito: i lavoratori; i quali non solo si vedono sempre più in balia degli umori degli imprenditori ma non possono nemmeno più contare su due armi storiche di contrapposizione alla controparte: il referendum e lo sciopero. Il meccanismo messo su da questo accordo è semplice e contemporaneamente verticistico: se si raggiunge la maggioranza del 50% +1 fra RSU (metà delle quali, nelle fabbriche, sono nominate dalle stesse organizzioni sindacali) e RSA l'accordo scatta automaticamente senza che ci sia la necessità di farlo approvare dai lavoratori e scatta anche la tregua sindacale: chi volesse scioperare rischia il licenziamento con il placet del sindacato. Laddove non ci sono RSU ma solo RSA il referendum è previsto ma è depotenziato come strumento di lotta. Credo che nemmeno nella "gloriosa" URSS, o in Cina, avessero avuto il coraggio di mettere su un meccanismo del genere!!!!! Le gerachie sindacali determinano gli accordi sulla pelle di chi lavora senza nemmeno doverli consultare: è democrazia questa? Non credo. Il sapore è amaro e sa di corporativismo (infatti è nel ventennio fascista che possiamo trovare analogie simili alle norme dell'accordo sottoscritto) mascherato da concertazione e per essere più chiari: siamo al porcellum sindacal-confindustriale perché diventano troppe le deroghe "locali" al CCNL dato che il sindacato nelle piccole e piccolissime non sempre è presente e ciò diventa un problema enorme per la democrazia del lavoro. Ormai non c'è più tempo per le indecisioni: la Fiom deve decidersi ad andare, e velocemente, verso la scissione perché questo è l'unico segnale che la burocrazia sindacale capisce; una Fiom libera ed autonoma fa paura e sarebbe un bel problema per la Camusso che si troverebbe senza una organizzazione fondamentale per questo sindacato sia dal punto di vista della rappresentatività sia dal punto di vista della forza contrattuale da opporre alla controparte: Landini la Fiom ci pensino perché non si può permettere che in qualche stanza grigia e buia si possa decidere sulla pelle dei lavoratori e, soprattutto, a loro scapito ....
mercoledì 5 maggio 2010
Fischi al Congresso CGIL
domenica 22 novembre 2009
Statali: un esempio per tutti ....
domenica 5 aprile 2009
Dopo Roma, la vera opposizione? ma "naturellment" la CGIL !!
venerdì 13 febbraio 2009
CGIL: quando la battaglia è di retroguardia.
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