giovedì 30 giugno 2011

Addio alle armi della CGIL.....

.... e anche la CGIL si piega al liberismo: non che facesse molta resistenza all'attacco concentrico politico da un lato e confindustriale dall'altro; anzi ben sapendo che il pallino dell'iniziativa era in mano ai duri della Fiom la Camusso non si è certo fatta pregare a firmare un ibrido contrattuale che danneggia tutti e non scioglie i nodi che rimangono tutti lì in bell'evidenza: ma non interessa a nessuno risolverli perché, avendo adottato un modello "cinese" di liberismo non è certo previsto risoverli ma si richiede sindacati accondiscendenti al massimo e con una linea "ragionevolmente" morbida rispetto alle intemperanze padronali; insomma cappello in mano e prima di tutto salvare i propri prvilegi e non certo quelli, ammesso che si possano considerare "privilegi" diritti (e anche doveri) dei lavoratori: in primis quella alla dignità del lavoro e al futuro certo per se setssi e per i propri figli. Alla fine, però, é accaduto e un altro pezzo del paese che fu va via nel cestino della storia: peccato che dentro quel cestino non ci vanno chi porta il paese al fallimento ma chi dovrebbe essere un baluardo della sua parte migliore. C'è un perché naruralmente dato la scelta di "accordarsi" era obbligata sia per la Camusso che per la Marcegaglia: entrambe avevano la necessità di non farsi superare dalle ali estreme della propria lobby di riferimento; per tacere degli interessi economici che rappresentano entrambe (interessi che gli altri sindacati gialli non hanno avuto dubbi a tutelare...). La Camusso non poteva, e da brava socialista non voleva, farsi superare a sinistra dalla FIOM e dalle altre associazioni di punta del sindacato che miravano a demolire la corsa alla distruzione del CCNL e dello Statuto innescata dalla Fiat marchionniana cui tanta man forte danno i liberisti del pdmenoelle (invasati sacerdoti dal liberismo a oltranza negando l'evidenza del fallimento di questa ricetta economica ormai evidente), ansiosi, quanto quelli del pdl, di poter avere qualche secondo di visibilità sui media e di poter determinare il futuro delle relazioni sindacali che ormai sono sbilanciate fortemente a favore della Confindustria e del sistema politico (è notorio che l'intero o quasi arco politico appoggi la svolta marchionniana); a sua volta la Marcegaglia non poteva, e non voleva, farsi superare a destra dalla Fiat in salsa americana perché la sua associazione avrebbe moltissimo da perdere da uno scacco come la fuoriuscita della Fiat da essa. Insomma una bella convergenza d'interessi che ha fatto nascere una mostruosità politica e sindacale che va a tutto danno solo di una parte, peraltro nemmeno sentita in proposito: i lavoratori; i quali non solo si vedono sempre più in balia degli umori degli imprenditori ma non possono nemmeno più contare su due armi storiche di contrapposizione alla controparte: il referendum e lo sciopero. Il meccanismo messo su da questo accordo è semplice e contemporaneamente verticistico: se si raggiunge la maggioranza del 50% +1 fra RSU (metà delle quali, nelle fabbriche, sono nominate dalle stesse organizzioni sindacali) e RSA l'accordo scatta automaticamente senza che ci sia la necessità di farlo approvare dai lavoratori e scatta anche la tregua sindacale: chi volesse scioperare rischia il licenziamento con il placet del sindacato. Laddove non ci sono RSU ma solo RSA il referendum è previsto ma è depotenziato come strumento di lotta. Credo che nemmeno nella "gloriosa" URSS, o in Cina, avessero avuto il coraggio di mettere su un meccanismo del genere!!!!! Le gerachie sindacali determinano gli accordi sulla pelle di chi lavora senza nemmeno doverli consultare: è democrazia questa? Non credo. Il sapore è amaro e sa di corporativismo (infatti è nel ventennio fascista che possiamo trovare analogie simili alle norme dell'accordo sottoscritto) mascherato da concertazione e per essere più chiari: siamo al porcellum sindacal-confindustriale perché diventano troppe le deroghe "locali" al CCNL dato che il sindacato nelle piccole e piccolissime non sempre è presente e ciò diventa un problema enorme per la democrazia del lavoro. Ormai non c'è più tempo per le indecisioni: la Fiom deve decidersi ad andare, e velocemente, verso la scissione perché questo è l'unico segnale che la burocrazia sindacale capisce; una Fiom libera ed autonoma fa paura e sarebbe un bel problema per la Camusso che si troverebbe senza una organizzazione fondamentale per questo sindacato sia dal punto di vista della rappresentatività sia dal punto di vista della forza contrattuale da opporre alla controparte: Landini la Fiom ci pensino perché non si può permettere che in qualche stanza grigia e buia si possa decidere sulla pelle dei lavoratori e, soprattutto, a loro scapito ....

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