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mercoledì 14 giugno 2017

Decreto vaccini: il corto circuito tra affari, una scienza usata male e una politica senza politica

di | 13 giugno 2017  Il Fatto Quotidiano

Sia chiaro io credo giusto riportare la copertura vaccinale nel nostro paese nei livelli di sicurezza convenzionale, ma dissento sull’imbroglio che il decreto rappresenta. L’imbroglio, vaccini a parte, sono i vaccinatori d’assalto. Per costoro i vaccini sono un treno che passa e che per tante e diverse ragioni di bottega conviene cogliere al volo perché un treno così perfetto non capita tanto di frequente.
Perché “imbroglioni”? Quando la scienza viene usata in modo scorretto per influenzare la politica e quando la politica è preoccupata di sopravvivere a se stessa, allora gli imbroglioni hanno un nome, si chiamano “tecnocrati”.
Si definisce tecnocrazia la tendenza ad affiancare il potere politico non per consigliarlo, secondo competenza, ma per soppiantarlo, assumendo in proprio la funzione decisionale. La razionalità della tecnocrazia che ha ispirato, controllato e validato il decreto è fondata su elementi meramente quantitativi, relegando nel mondo dell’irrazionale, quindi del deprecabile per definizione, tutto ciò che non è quantificabile, quindi tutto ciò che è sociale, culturale, personale.
E siccome la paura della gente, la sfiducia nella medicina e nei medici, il disagio non sono quantificabili, tutto ciò viene assunto dal tecnocrate d’assalto come inesistente, con la conseguenza di cancellare la società come problema. Alla fine l’errore politico e scientifico più grande di questo decreto ottuso è quello di proporci una medicina senza umanità e un vaccino come un dogma di cui non si può dubitare.
Per me (attenti a non equivocarmi) la salute della gente, per la sua estrema complessità, è sempre e soprattutto una questione politica che, ovviamente, nel decidere cosa fare deve tenere conto delle indicazioni della scienza. L’ultima parola, però, non spetta alla scienza, ma alla politica (la “scienza regia” di Platone), perché ciò che serve in certi casi non è il massimo grado di razionalità, ma il massimo grado di saggezza.
Non c’è dubbio che il decreto derivi da una certa razionalità ma non c’è dubbio che esso sia pressoché privo di saggezza. Coloro che l’hanno congegnato non sono gli scienziati che dicono di essere, ma degli impiegati della scienza con smisurati curricula personali che dimostrano non la genialità del loro pensiero scientifico, ma la loro grande capacità nel penetrare all’interno dei sistemi di potere della scienza, quindi la loro smisurata ambizione personale.
Dietro a questo decreto si intravede il medico intransigente che si rifà delle tante umiliazioni sofferte gonfiando il petto dello scienziato; il professore universitario convinto di accrescere il suo appeal soprattutto nei confronti dell’industria farmaceutica; il grande burocrate convinto in cuor suo di essere l’unico ad avere i titoli per fare il ministro della salute nel mondo.
Tutta questa roba è l’imbroglio tecnocratico.
Quando mi è capitato di vedere in tv da una parte, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin parlare di evidenza scientifica, di società da rieducare alla scienza, e che quasi offesa, accusava di “demenza” coloro (cioè noi) che pur estimatori dei vaccini nutrivamo dubbi sul loro uso superficiale (La 7 “Faccia a faccia”15 maggio 2017); dall’altra i “funzionari della scienza” a supporto della stessa ministra nota per le sue gaffe e tanti dottorini infilati financo nei board scientifici delle aziende farmaceutiche che parlano di vaccini come se non avessero alcun conflitto di interesse. Si vedeva chiaramente il corto circuito tra affari, una scienza usata male e una politica senza politica. E’ da questo cortocircuito che nascono le coercizioni in luogo della persuasione, le multe in luogo degli incentivi, le aberrazioni anticostituzionali in luogo del rispetto dei diritti, ma soprattutto il disamore per la gente e l’uso dei medici e della medicina come se fossero i primi degli esattori e la seconda una clava.
In questo decreto la tecnocrazia è andata oltre i mezzi necessari all’azione sociale e si è appropriata degli scopi sociali, parlando di false emergenze, con false epidemie, per cui la decisione saggia che sarebbe convenuta a tutti noi non è stata presa, perché le convenienze personali dei vaccinatori di assalto, hanno semplicemente prevalso.
Ma la politica che si fa vicariare dalla tecnocrazia, non fa mai un buon affare.
Intanto etichettare tutti i critici del decreto come “no vax” è una prima stupidaggine che vi assicuro le persone anche del Pd, non hanno gradito. Poi pensare che i presunti “no vax” siano tutti fuori dal PD o tutti M5S è un’altra stupidaggine. Chi non vuole i 12 vaccini tutti obbligatori allo stesso modo e difende il valore della responsabilità genitoriale, è in tutti i luoghi di questa società. La questione è trasversale.
Chiudo invitando tutti a riflettere sull’esperienza diversa del Veneto (Quotidiano sanità 8 giugno 2017) che ha organizzato, innanzitutto, un’anagrafe vaccinale dai cui dati si dimostra che se si usa il cuore oltre che la testa, è possibile ottenere una buona copertura vaccinale, senza inutili costrizioni.
di | 13 giugno 2017

Il Fatto Quotidiano

martedì 11 novembre 2014

Renzi, e il suo ‘codice Renzi': un alfabeto reaganiano

di Furio Colombo | 11 novembre 2014

A prima vista Renzi ti sembra il tipico ragazzo un po’ troppo estroverso a cui piace provocare meraviglia. Poi, pensando bene alla sua età e alla sua precoce ma intensa carriera politica (quattro posizioni di vertice in cinque anni) hai di fronte due strade. O Renzi, come accade a molte persone di rapido successo, è brillante ma immaturo, e improvvisa per meravigliare senza pensarci troppo. Oppure segue un percorso già rigorosamente prestabilito. Come un buon giocatore di golf, di buca in buca, il nostro campione deve arrivare a una vittoria.
Ancora non sappiamo per che cosa e con chi, visto che lui, nella sua indiscussa bravura, sembra sempre di più un messaggero che un angelo vendicatore. Per rispondere a questa domanda, o almeno per chiarirci le idee, possiamo esibire due reperti. Uno è “il codice Renzi”, ovvero il modo in cui questo nuovo, giovane premier ama esprimersi con una sorta di festosa ridondanza, in cui il compiacimento va sempre a se stesso (se non altro come inventore della battuta), e una sgridata punitiva riguarda sempre altri, che non hanno capito.
Il secondo reperto lo dobbiamo a una intelligente intuizione de Il Giornale (26 ottobre) che, profittando di una ricorrenza, ha pubblicato il primo discorso politico di Ronald Reagan (27 ottobre 1964). Cito dal testo del quotidiano di Berlusconi (restando quindi nel territorio protetto dal Patto del Nazareno): “Libertà è l’idea che il governo sia soggetto al popolo sovrano. Ed è proprio il problema che si pone oggi: se noi crediamo nella nostra capacità di autogovernarci o se invece intendiamo abbandonarci a una élite intellettuale (…) I Padri fondatori sapevano che, al di fuori delle funzioni che legittimamente competono ad esso (Difesa e politica estera, ndr) lo Stato non riesce a fare nulla bene e con uguale parsimonia quanto il settore privato dell’economia al suo posto (…) Essi sperano di risolvere il problema della povertà tramite l’intervento dello Stato e programmi governativi. Ora se la risposta fosse davvero interventi governativi e Stato assistenziale, non sarebbe stato lecito aspettarci risultati sul declino dei bisognosi? In realtà ogni anno il fabbisogno aumenta, e aumenta il costo degli interventi (…). Questi uffici che proliferano, con le loro migliaia di regolamenti, ci sono già costati molte delle nostre garanzie costituzionali. Ora, non sono necessari l’esproprio e la confisca della proprietà privata per imporre a un popolo il socialismo. Un tale apparato è già in vigore. Lo Stato, infatti, è in grado di addossare un capo d’accusa su qualunque impresa scelga di perseguire. Ogni uomo d’affari ha la sua storia di molestie da raccontare”. Nel suo commento il curatore della pagina, Andrea Camajora, opportunamente fa notare: “A cinquant’anni di distanza stupisce l’attualità dirompente dei principi individuati da Reagan, che rappresentano un vero e proprio programma di governo. Anche per l’Italia di oggi”.
Infatti basta seguire il percorso oratorio che porta a Renzi, come le briciole lasciate nel bosco della famosa fiaba. “Trovo veramente surreale che la segreteria della Cgil voglia trattare la legge di Stabilità con il governo. I sindacati devono trattare con le imprese. Non devono trattare le leggi col governo, cui spetta di scriverle e trattare su di esse con il Parlamento. È ora di finirla di pensare di poter bloccare il lavoro dell’esecutivo”. Ma questa dichiarazione (nel programma del 27 ottobre di Lilli Gruber, bentornata a La7) si completa di altre affinità elettive con Reagan, quando Renzi parla d’Europa: “Dei burocrati e dei funzionari a cui darò del filo da torcere”. Prima ancora, in altre occasioni, aveva annunciato “lotta radicale alla burocrazia”. Però come non ritrovare l’annuncio che il popolo sta sopra il governo quando Renzi proclama “il partito della nazione”, usa cioè la parola più amata dalla destra, perché, più ancora di popolo, può essere interpretata come un valore spirituale che travalica istituzioni e Costituzione e sta, in qualche modo, “sopra” tutto il resto, lamentele politiche incluse? E
Come non ritrovare il Reagan che è contro il governo, contro lo Stato, contro la burocrazia parassita, quando Renzi proclama che sta lavorando per “restituire i soldi ai cittadini”, espressione misteriosa perché quei soldi li sta prelevando da altri cittadini con lo stesso reddito poco brillante? Quanto alla separazione dei poteri, così apertamente svilita da Reagan prima ancora che da Berlusconi (“ogni uomo d’affari ha la sua storia di molestie da raccontare”) ci sono due momenti esemplari nella retorica renziana: quando il presidente del Consiglio esclama in pubblico “I giudici? Brrrr che paura”. E quando afferma solennemente, in due diverse occasioni: “Non permetteremo ai giudici di cambiare un organigramma di governo” (dopo un avviso di garanzia a un sottosegretario). E “Nessuno può cambiare i vertici di una impresa come gli pare”, dopo che due alti personaggi dell’Eni (Descalzi e Scaroni) erano risultati inquisiti. Poi c’è l’annuncio, quasi festoso, che “il posto fisso non c’è più” che non è il vero problema di cui soffrono moltissimi cittadini. Il vero problema è che il lavoro non c’è più. E che la questione, un tempo, prima dell’irruzione del privato, riguardava i governi. Ecco, abbiamo alcune notizie sul “codice Renzi” e i suoi precedenti.
Resta da domandarci: perché? Voi dite, perché ha successo. Giusto. Anche Grillo, prima di Reggio Calabria.
il Fatto Quotidiano, 9 Novembre 2014
p.s.
aggiungo solo che, a dispetto dei tanti che ancora non comprendono la portata del renzismo, in giro c'è tutto un mondo della finanza che ha voglia di revanscismo nei confronti degli altri..... si proprio quel mondo che ha creato e indotto la crisi sia con comportamenti, che definire criminali è usare un semplice eufemismo, che vanno dallo speculare sui titoli pubblici dei paesi deboli (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, ecc.) soprattutto nelle dark pool, la finanza oscura e nascosta, sia attraverso le operazioni sui derivati scambiati contro, gli ormai mitici,  Credit Default Swap (l'assicurazione sui titoli pubblici o per meglio spiegarsi la scommessa che vadano sotto o sopra una certa soglia); e, se non bastasse, anche l'induzione pervicace dei mercati verso le loro scommesse attraverso accordi sottobanco con i controllori per "forzare" liber ed euribor (i due tassi che stabiliscono l'andamento degli interessi su titoli, mutui, prestiti ecc. sia fra banche che fra esse e i clienti) cosa per cui hanno pagato multe miliardarie per poi ricominciare esattamente da dove avevano lasciato....  e questo in europa; negli usa, se possibile, è andata anche peggio perchè hanno spremuto soldi finchè hanno potuto dallo Stato americano e poi hanno presentato il conto.. con il fallimento di alcune agenzie e società date in pasto al pubblico mentre i CEO tutti si staccavano assegni milionari!!! Questo si chiama "turbocapitalismo".. questo è il mondo con cui dobbiamo fare i conti e non è un caso che il paese più americanizzato d'europa, l'italia, veda dietro un pupazzo di plastica uno dei massimi esponenti di questa finanza e un altro terminale di certa finanza medio-orientale essere i veri ispiratori dei disegni di legge in questo paese e senza nemmeno nascondersi, anzi..... questo superceto ha dei sodali e dei servi che vedono la possibilità di ascendere socialmente laddove non pensavano emmeno di poter aspirare di entrare: i santuari, ormai sacrari funerari, della democrazia italica: parlamento, governo ecc.

lunedì 13 ottobre 2014

Alluvione Genova: la verità che i cittadini dovrebbero sapere

Vi suggerisco di leggere con un minimo di attnezione questo articolo... in maniera nemmeno troppo velata mette il dito nella piaga del potere lontano dalla realtà visto che, vivendo in una società di mercato anzi di libero mercato, tutto è un costo e a tutto si applica il criterio della convenienza economica...
di Franco Fondriest e Luca Lombroso | 13 ottobre 2014

Alluvione a Genova. Ci risiamo, e sembra o meglio è, purtroppo, un film già visto, a partire dalle polemiche sulla mancata allerta. E’ un fatto ricorrente che a ogni catastrofe si cerca di scaricare la colpa sui meteorologi, vedi in Sardegna, Veneto, Emilia, Catania, Marche per fare alcuni esempi. Non entriamo oggi nel merito della questione; unica considerazione: certo, avrebbe aiutato a limitare i danni, ma non è lì il problema; cosa sarebbe cambiato? Senza ben altri interventi, i torrenti e i fiumi avrebbero fatto comunque quel che fanno da sempre: esondare ed allagare le zone circostanti.
Poi, un classico di queste circostanze è il “non vi lasceremo soli”, come ha detto Renzi ai genovesi. Lo disse Napolitano agli alluvionati del Veneto, Letta agli alluvionati di Olbia e della Sardegna, Gabrielli agli alluvionati in Emilia, ed infine sempre Renzi agli alluvionati di Senigallia e agli alluvionati della Puglia. Ma ci mancherebbe altro! La solita frase di rito? Non ci sentiamo di giudicare, fate un po’ voi e soprattutto giudichi chi è stato colpito da questi eventi.
Sempre a proposito di frasi di rito, Barack Obama ha dichiarato al recente Summit delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici: “Siamo la prima generazione che subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e l’ultima che può fare qualcosa per arginarli”, ma di serie e coerenti azioni di riduzione dei gas serra o di accordi internazionali non se ne vede, nonostante 20 conferenze mondiali sul clima negli ultimi 20 anni e 5 rapporti di valutazione scientifici di migliaia di pagine ciascuno da parte dell’Ipcc.
Eppure, la manina del global warming in queste catastrofi, c’è, chiaro non è l’unica, ma si aggiunge a incuria del territorio, scarsa e tardiva, e spesso cattiva manutenzione, cementificazione selvaggia che sicuramente incide nella stessa Genova, dove interi quartieri furono costruiti, negli anni del boom economico, sopra o a fianco torrenti, peraltro su calcoli resi inattuali, appunto, dai cambiamenti climatici che rendono senz’altro più frequenti questi eventi.
Si parla continuamente di “messa in sicurezza”; certo la burocrazia ritarda lavori che se ben fatti potevano ridurre i danni, ma la burocrazia chi l’ha creata? E chi può porci rimedio? Fa specie sentire un ministro, ma anche un sindaco o presidente della Regione, che si scaglia contro la burocrazia.
Chi amministra dovrebbe avere il coraggio di dire le cose come stanno ai suoi cittadini ed elettori, ovvero che il rischio si può e deve ridurre e mitigare, ma non si annullerà mai del tutto e che chi abita, vive, lavora o viene a trovarsi nei pressi del fiume (a maggior ragione se tombato o circondato da case e strade) dovrà imparare a convivere col rischio di trovarsi coinvolto in alluvioni. Luoghi ritenuti sicuri finora non lo sono già più oggi e ancor meno lo saranno in futuro, anche con regolare licenza edilizia. Insomma, chi promette “mai più alluvioni”, è un po’ come chi prometteva 1 milione di posti di lavoro.
Dunque, per concludere ripassiamo un po’ alcuni nostri post precedenti sul tema, ancora validi oggi, non solo per la situazione modenese ed Emiliana:
Sempre al summit sul clima a New York, Matteo Renzi ha dichiarato “… non c’è tempo da perdere: la politica deve fare la sua parte”, aggiungendo “le giostre italiane sono le più vendute nel mondo perché quelle energeticamente più efficienti”.
Abbiamo come la sensazione che più che di giostrine serva ben altro.
p.s.
CHIARO?

domenica 15 giugno 2014

Riforma P.A.: il giovane governo dei numeri a caso

di Furio Colombo | 15 giugno 2014
“Quindicimila giovani assunti dallo Stato”. Ragazzi, mi tocca il compito di comunicarvi, quasi da solo, che non è vero. Evidentemente quei quotidiani hanno pensato che bisognava pur dare un titolo sensato alla Riforma Renzi-Madia detta “della Pubblica amministrazione”, una riforma che non c’è. Vediamo. Per la giovane ministro del giovane governo presieduto dal giovane presidente Renzi, una riforma è una promessa molto ripetuta e gridata tenendo le dita incrociate tipo scout. Si comincia subito col dare numeri a caso, tanto non tutti e non subito possono verificare. Esempio: fino a quanti km si può spostare un padre o una madre di famiglia (che per sventura siano impiegati dello Stato in questa fase della storia) perché possano sopportare il trasferimento coatto (è questo che si promette, il trasferimento non voluto, come riforma)? Ripeto la domanda: fino a quanti chilometri? Cento va bene? Che ne dite? Sembra una riforma coraggiosa, perché è dura, cattiva, oltreché inutile.
Passa un giorno dall’annuncio che getta molti dipendenti pubblici nella costernazione, e poi si viene a sapere che 100 km sono troppi, li spendi in viaggio o devi farti, con lo stesso stipendio, una seconda casa. Facciamo 50? 50, quasi nessun ufficio, nel quale le persone interessate e angosciate lavorano per lo Stato, dista 50 km da un altro ufficio uguale o con funzioni simili, a meno che la buona e moderna riforma preveda il passaggio dall’archivio dei Beni culturali ai Vigili del fuoco, tanto per farti vedere chi comanda. Ecco un’altra caratteristica della Riforma della Pa che porterà le firme del giovane premier Renzi e della giovane ministro Madia: essere cattivi come i veri manager privati, e far pagare ai piccoli.
Fateci caso: qualunque cosa accada, trasferimento, spostamento, nuova mansione, buon compleanno, l’indicazione è “con stipendio anche minore” o addirittura “ridotto del 30%” oppure “con riposizionamento a rango inferiore”. Come dire: ti prometto un futuro di stipendi più bassi e di luoghi più scomodi e, se sei già specializzato in qualcosa, avrai subito una mansione diversa. Perché queste sono le vere riforme: spiacevoli. Strano che tutti coloro che, insieme al ministro, hanno messo mano alla Riforma della Pubblica amministrazione italiana non abbiano ricordato che chi occupa, bene o male, posti nello Stato, lo ha fatto e lo fa per concorso, e il bando di concorso, che ha un valore impegnativo per il datore di lavoro Stato, oltreché per il personale assunto, precisa ogni dettaglio su trattamento, funzioni, doveri e garanzie
Ma allarghiamo un po’ lo sguardo su ciò che ci dicono della riforma anche dopo lo storico Consiglio dei ministri del dopo Vietnam, e che è quasi niente, solo un decreto legge. Il resto è (sarà) delega. Dunque saltano i 100 km. Ma si insiste che la grande novità è lo spostamento. Chiunque può essere messo in mobilità e te lo annunciano e ripetono in modo da farti sapere che non puoi star tranquillo. Chiunque voglia vendicarsi di te, nel tuo ufficio, d’ora in poi ha il suo strumento per farlo. Ah, poi c’è l’idea, molto giovanile, da London School of Economics, di stabilire che lo stipendio dei dirigenti dipende dall’andamento del Pil. Serve a cancellare ogni traccia del premio per chi lavora e produce. Ma che legame ci può essere fra una persona e il Pil? Tanto vale, allora, decidere uno scatto tutte le volte che escono, su ruote prestabilite, da uno a cinque numeri indicati dal dipendente che aspira al premio. Poi c’è il ricambio generazionale . Puoi credergli se ti dicono che, abolendo l’abitudine di trattenere in servizio (di solito per due anni) dei pensionandi utili nel lavoro che fanno, si sbloccano di colpo 15 mila posti per i giovani? Si sbloccano come? Sono già lì sui gradini e poi entrano come a scuola, oppure bisognerà mettere su un concorsino che porta sempre via un paio d’anni? Non dimenticate la “semplificazione”. Hanno deciso che, di tre uffici di registro automobilistico ne faranno uno solo. È giusto, è poco, non conta niente, non incide su nulla. Risparmio del personale: da tre a cinque persone. Certo, in momenti di crisi tutto conta.
E qui viene la seconda parte del discorso. La Pubblica amministrazione è la macchina che fa funzionare lo Stato. Persino nell’America che viene continuamente descritta come liberista e fai da te, la macchina dello Stato è immensa e tende a essere rapida e perfetta. Ripeto un esempio che ho fatto altre volte, quando si parla di scardinare la burocrazia col bulldozer. A New York nessuna ristrutturazione può iniziare in case private (neppure una cucina o un bagno) senza verifica e permesso del comune, la presentazione, la firma il progetto, e assicurazioni anti infortunio individuali per ciascuno dei prestatori d’opera, anche se sono imbianchini di interni. Se i documenti mancano, stop immediato e multa, a cura di una burocrazia implacabile.
È la stessa, competente, efficiente, rapidissima, che ha reso rischiosissima l’evasione fiscale. Abbiamo, credo, chiarito una cosa su cui volentieri si fa confusione: la Pubblica amministrazione di cui è riformatrice la giovane ministro Madia, è la burocrazia, la stessa contro cui il suo giovane primo ministro Renzi voleva buttarsi con il bulldozer. È dunque una macchina grande e complessa che richiede conoscenza di ciò che è adesso, e progetto di ciò che dovrebbe essere dopo. Richiede anche una visione politica: Ronald Reagan sosteneva che bisognava chiudere tutta la baracca perché “è lo Stato il problema”. Roosevelt, Kennedy, Carter, Clinton e Obama dicono “È lo Stato che deve intervenire, a cominciare dalla scuola pubblica e dalla salute”. Prima di spostare i piccoli pezzi del loro gioco, Madia e Renzi devono prendere posizione su queste due visioni dello Stato, della vita, della politica. Devono scegliere e farlo sapere.
Il Fatto Quotidiano,  15 giugno 2014
p.s.
Furio Colombo non è esattamente una persona che si può definire "estrema", vero? Bene se a dire certe cose è proprio lui. bè.. a qualcuno dovrebbe suona re una campanellino nella testa: anche flebile, flebile.. ai piddini e cloni

mercoledì 15 gennaio 2014

Il vero taglio da fare.. quello sui dirigenti degli enti e ministeri pubblici

E' vero i politici guadagnano tanto, forse troppo.. ma c'è in questo paese un altra casta, quella vera: i dirigenti pubblici. Guadagnano tantissimo: da un minimo di 200 mila euro a oltre un milione di euro; e mai che ci fosse la possibilità di essere licenziati come nel privato (altrove non qui ...anche ne privato c'è la stessa cosa del pubblico). Questa casta è: invisibile ai più; non eletta democraticamente; non risponde ai cittadini ma ai politici (e visto il livello di preparazione della poltiica in pratica non risponde a nessuno); inattacabile e superpagata.
E' mai possibile che sia così intoccabile in una società democatica? Weber aveva forse ragione nel dire che questa classe di burocrati anzi superburocrati non possa essere ridimensionata al ruolo primario di guida della parte esecutiva della P.A. anzichè esserne i potenti, e superpagati, deus ex machina senza i quali nulla funziona e con i quali non funziona guaguale perchè a loro non conviene farla funzionare? Se vogliamo trovare un, come dire, responsabile di tutto questo potere.. possiamo trovarlo facilmente nella riforma bassanini che, con l'intento dichiarato di dividere il momento politico da quello amministrativo (obiettivo fallito miseramente), creò i prodromi di questa supercasta.... con tutto quello che, come conseguenza di quelle riforme, è disceso da quella malaugurata scelta è dipeso: anche in questo volevano fare gli americani (era quello il modello di riferimento) ma sono riusciti a malapena a rimanere italiani.
Non che in europa stiamno meglio: sembra quasi che ci volessero copiare; gli euroburocrati europei, come i nostri, sono anonimi ma intoccabili e son loro che pensano e scrivono cosa devono pensare e scrivere gli euro-politici .... governativi e parlamentari: messi proprio bene.

sabato 20 luglio 2013

ordinaria burocrazia o semplice pretesto?

Quando l'ho letto non ci potevo credere: un ghanese da 16 anni in italia non ha potuto avere la nostra cittadinanza perchè non sapeva chi erano i ... politici e cosa facevano? E' un motivo discriminante per non dare l'italica carta d'identità? Sul fatto quotidiano c'era l'articolo che ne parlava fra il serio e il faceto: il serio perchè se è vero che l'operaio ghanese dimostrava una buona conoscenza generale dal lato del faceto il problema era che non gli concedevano, siamo sempre sudditi, la cittadinanza perchè non sapeva chi fossero i nostri politici più in vista... una follia bella e buona perchè quanti italioti li conoscono? Quanti conoscono l'art. 95 della Costituzione? Ben pochi, in paricolare nelle nuove genrazioni.. quindi che si fa? Gli si leva la cittadinanza anche a loro? A differenza di noi che, anche se non sappiamo un ben niente di queste cose, non corriamo molti rischi.... lui si, rischia l'espulsione.
Leggetevi l'articolo è illuminante di come un paese, che ha rinunciato ad avere un futuro, ha un estremo bisogno di idee, persone e braccia fresche per un piglio puramente, e stupidamente, burocratico (indotto dalla legge sulla cittadinanza combinata con quella sull'immigrazione) rinunci a futuri cittadini che non delinquono ma lavorano onestamente, pagano le tase e i contributi contribuendo all'economia....
dal Fatto quotidiano del 19/7/2013 a firma di T. Mackinson
“Non conosce Berlusconi, Grillo e Casini”. E la Questura gli nega la cittadinanza
Se li conosci li eviti, se non li conosci rischi l’espulsione. Così insegna la storia di Addai, un ghanese che ha tutti i requisiti ma non ottiene la cittadinanza italiana perché non sa chi siano Alfano, Berlusconi, Casini. E a dirla tutta, neppure Grillo, Di Pietro, etc… Mentre il governo Letta e tutti noi siamo costretti a mandar giù le battute razziste di Calderoli e improbabili autoassoluzioni di Alfano sullo scandalo kazako, l’Italia cambia idea sull’immigrazione: la cittadinanza si ottiene grazie allo “ius partiti”. Non è uno scherzo, è successo davvero. Lo rivela il surreale e kafkiano parere con cui l’Ufficio Immigrazione della Questura di Pordenone, lo scorso gennaio, ha addotto quelle motivazioni per negare la naturalizzazione di un immigrato che – altra colpa grave – “conosceva i nomi di Monti e Napolitano, ma non di Ciampi”. Il solerte funzionario non ha dubbi: respinto. La relazione, trasmessa alla Prefettura perché finisca al Ministero dell’Interno, mette fine alle speranze di Addai Richie Akoto, operaio, padre di quattro figli in Italia da 16 anni.
Lo incontriamo a Pordenone, scopre da noi la brutta notizia. La famiglia gli si stringe attorno. A sentire tutta la storia non ci sono dubbi, è un perseguitato politico. Ma non dalle autorità del Ghana, da cui è scappato nel 1997 passando per la frontiera di Ventimiglia quanto da quei politici che distrattamente vede in tv. Il rapporto, che è un atto interno, riporta un casellario giudiziale intonso, un quadro sociale sereno. Vive in appartamento “per il quale versa un affitto di 650 euro” con tre figli e la moglie, tutti cittadini stranieri regolarmente soggiornanti. Versa anche 180 euro al mese per la stanza della figlia che frequenta Geologia a Trieste. Quei soldi Addai se li suda e lo zelante estensore lo scrive pure: dal 2004 è assunto a tempo indeterminato all’Electrolux di Porcia, cuore industriale di Pordenone alle prese con 150 esuberi e con cassa e mobilità in scadenza a fine mese. Se perde il posto, lui rischia l’espulsione con tutta la famiglia. Non conta. Il dirigente vuole invece accertare, come impone la legge, il suo livello di preparazione linguistica e culturale. Addai parla e legge l’italiano e “comprende anche le parole più complesse”. Evviva, e allora? “Tuttavia ha una conoscenza storica, geografica e delle Istituzioni del nostro paese non sufficiente, confusa e lacunosa”. Che avrà mai detto? Non ricorda le date delle feste nazionali, confonde quella della Repubblica con l’Unità d’Italia (istituita appena due anni fa e ignota ai più, ndr), i relativi periodi storici ed “afferma che Garibaldi era prima un politico e poi uno scrittore, senza essere in grado di dare la risposta esatta”. Alt, parentesi: sul politico si può discutere, ma non c’è dubbio che abbia scritto poemi, lettere, memorie e trattati. Il meglio arriva ora: “Quanto alle istituzioni conosce i nomi di Napolitano e Monti, ma non di Ciampi e neppure la durata in carica del presidente della Repubblica che indica a vita”. Il doppio settennato di Napolitano, in realtà, sembra anche dargli ragione.
Ed ecco il brivido vero: “Conosce il Parlamento e le due camere, (..) alcuni partiti principali, ma ha sbagliato i leader del Pdl, non conosce Grillo né Casini e Di Pietro”. Inaccettabile: “si esprime parere sfavorevole”. Così un dirigente ha deciso il destino di un aspirante italiano e chissà quanti altri. Almeno fino a luglio, quando il Ministero è ricorso a più miti consigli, anche grazie a un’interrogazione parlamentare di Sel sull’anomala parsimonia nelle concessioni. La legge sulla cittadinanza (L.91/1992) e la circolare con le procedure di concessione fanno riferimento a “principi fondamentali cui si ispira il nostro ordinamento”. Qualcuno qui, ma forse anche altrove, fa a modo suo, assumendo che esponenti dei partiti (e non delle istituzioni) siano parte dell’ordinamento. E che l’infausto destino dei cittadini italiani sia di doverli conoscere uno per uno. Piccola annotazione per chi si chiedesse cosa abbia mai fatto Addai in questi 16 anni e se sia stato sulla luna per non sapere chi sono Alfano, Casini&co. No, ha lavorato in fabbrica, mantenuto cinque persone e si e’ adoperato nella comunita’ di immigrati come presidente dell’associazione “Ashanti” per raccogliere fondi con cui acquistare materassi, beni essenziali e tutto quelli che manca ai bimbi dell’omonima regione (e povera) regione ghanese. Postilla: con la terzogenita Jonaqline, quarta liceo, siamo andati a fare le stesse domande rivolte al padre ai residenti italiani. Il risultato, date un occhio al video (l'ho trovate sul sito), è esilarante. E ora, chi si prende la briga di revocare loro la cittadinanza?
p.s.
buona lettura e buona domenica...

lunedì 4 febbraio 2013

mission accomplished!!

E' bastata un paio di sparate più grosse del solito che subito i "mercati" hanno mandato i segnali che ci si aspettava: spread in alto e vendite a gò gò.
Tutto calcolato? Certo, il nostro sta giocando d'azzardo e lo sa e al punto cui é arrivato non può tirarsi indietro:
  1. sa benissimo che una volta digerita la "paura" i mercati torneranno alla calma perché a loro non interessa chi ma cosa fa quando é al potere .... e sanno che l'amato capo non può vincere ma al massimo pareggiare con Monti che fa da arbitro e quindi son garantiti;
  2. il giochino lanciato si chiama "acchiappa l'indeciso" che in buona parte lo si trova in quei ceti che seguono pochissimo la politica da vicino e si limitano a sentire il tg o a seguire il vento come spira...... e se sentono puzza di condono potete scommetterci che tornano all'ovile con la coda fra le gambe nella pia illusione che a fronte di un condono tombale e di una semplice promessa di restituzione di qualche euro fatti due conti della serva .... non ci perdono ben sapendo che i soldini non saranno toccati ancora per qualche tempo.. mentre sanno anche che gli altri che pagano lo faranno anche per loro.
per uno così bastano queste due premesse per tentare il colpo, fare pari e patta (una cosa su cui non scommetteva qualche mese fa appena) e continuare a fare i propri interessi esattamente come prima: ha anche a disposizione una sorta di opposizione che gli é congeniale pur se minoritaria e da usare in caso di problemi criminalizzandola come colpevole di tutti i mali... facile facile, vero?
l'unica speranza, rimane solo questa, é che gli italioti non siano così .... come dire, faciloni da farsi abbindolare ma l'ideologia che da 20 anni imperversa per il paese sostiene esattamente questo: la somma degli interessi particolari fa (ma più realisticamente dovrebbe fare) l'interesse generale... o la maggioranza di essi che poi é la stessa cosa perché il termine esatto é individualismo esasperato che calcola il cent a fronte dei miliardi di euro di danni che fa all'intera comunità. Una minoranza che governa a scapito delle altre minoranze incapaci di allearsi fra loro e senza speranza: Weber c'aveva visto giusto nel teorizzarla e spiegarla così come aveva avuto ragione nel disegnare la sottostante classe "burocratica" che é la vera detentrice del potere perché ha la "conoscenza" delle cose.....come uscirne? sperando che la gente sappia guardare oltre il proprio naso; voi ci credete? io no....

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