si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
lunedì 20 agosto 2018
Ponte Morandi, perché l’Italia decise di privatizzare. La vera storia di una tragedia assurda
Il crollo del ponte Morandi a Genova è una catastrofe da terzo mondo, impensabile nella terza economia di Eurolandia o in una nazione che far parte del G7. Eppure è successo. Quei cadaveri seppelliti sotto le macerie di un ponte che doveva essere antisismico, ma guarda caso non lo era, che avrebbe dovuto essere ricostruito, ma non è stato fatto e così via, confermano ciò che da decenni ci rifiutiamo di sentire: che il nostro è un Paese corrotto, mal governato, impoverito da una classe dirigente che ne ha fagocitato la ricchezza, una nazione dove le diseguaglianze sono la regola e dove tutto, ma proprio tutto, anche la democrazia è in vendita per chi ha i soldi per acquistarla.
L’incipit della tragedia risale al 1992 quando politici e poteri forti iniziano a tessere la favola del benessere sullo sfondo dell’implosione della lira che non regge la banda di oscillazione dello Sme, e della minaccia della mafia che fa fuori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Stiamo calmi, è il messaggio che arriva dai vertici del potere, esiste una soluzione e si chiama euro. In altre parole la moneta unica viene venduta ai cittadini come il biglietto d’ingresso al club delle nazioni ricche del Nord Europa, come se bastasse quella monetina a rilanciare l’economia, sconfiggere la mafia e fare dell’Italia un Paese ricco e solido. Grazie al tam-tam della stampa e alla propaganda della casta questa certezza assurda, specialmente alla luce del fiasco del serpente monetario, si fa strada nel subconscio della maggior parte degli italiani e ci rimane fino alla crisi del debito sovrano degli anni 2011 -2012.
Vale la pena ricordare che l’Italia non fu l’unica nazione a essere travolta dallo Sme nel 1992, anche il Regno Unito fu costretto a uscirne con disastrose conseguenze monetarie. La risposta del Parlamento britannico, però, fu diametralmente opposta a quella italiana. John Major, l’allora primo ministro britannico, fece inserire nel Trattato di Maastricht la famosa opt-out clause, la clausola di non adesione all’euro, norma che ha poi usato per tenersi a una distanza di sicurezza da Eurolandia, condizione che ha permesso al Regno Unito nel 2016 di votare a favore della Brexit.
Nel febbraio 1992, il governo Andreotti firmava il Trattato di Maastricht e rinunciava alla sovranità monetaria nazionale che veniva trasferita alla Banca centrale europea grazie all’articolo 105. Che recita: “La Bce ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità, quelle emesse dalla Bce e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche, con l’approvazione delle Bce per quanto riguarda il volume del conio“.
Lo Stato si trova dunque in una posizione di subordinazione rispetto alla Bce, che è un’istituzione privata dato che i suoi soci sono banche e istituti di credito privati, le banche centrali dei vari Paesi d’Europa. Ma gli italiani questo non lo sanno, credono che la Bce sia una garanzia migliore della Banca d’Italia, che farne parte vuol dire essere una nazione ricca. Ma non è così.
All’inizio dell’estate del 1992 la tensione monetaria sul mercato dei cambi si acuisce e l’Italia viene presa d’assalto dagli speculatori, tra cui George Soros. Il governo ha le mani legate in termini di manovre monetarie a causa del Trattato di Maastricht. Una delle alternative è privatizzare ciò che rimane del patrimonio nazionale, vendere insomma i gioielli di famiglia tra cui la fitta rete autostradale, di cui il ponte Morandi fa parte.
La famiglia Benetton acquista così un bene pubblico fondamentale per il sistema dei trasporti nella penisola. Tutto ormai conoscono il resto della storia. Pochi però ricordano che nel 1992 le privatizzazioni non vennero presentate come uno dei costi di quella monetina europea, si pensò che fosse una manovra per migliore la gestione delle infrastrutture dello Stato, come se la famiglia Benetton fosse più brava a gestire la cosa pubblica degli eletti dagli italiani, quei morti precipitati dal ponte Morandi confermano che anche questa certezza era un’illusione.
Quasi nessuno conosce un altro aspetto di questa triste storia, che le privatizzazioni non funzionarono. La politica di dismissione delle imprese pubbliche non portò al miglioramento dei conti pubblici, in quanto le entrate non furono sufficienti a ridurre il debito pubblico complessivo, che aveva assunto dimensioni gigantesche. Nel 1994, per esempio, ammontava a 1.771.108 miliardi di lire mentre il gettito generato dalle privatizzazioni per il triennio 1993-1995 era stato di appena 27mila miliardi, meno insomma dell’1,5 per cento.
Chi ha pagato quel salatissimo conto presentato da Bruxelles sono stati gli italiani, i genitori, i nonni, i fratelli, le sorelle, gli amici e anche le vittime della tragedia genovese. Il governo Amato fu infatti costretto a varare una legge finanziaria da 100mila miliardi di lire che includeva l’aumento dell’età pensionabile e dell’anzianità contributiva, il blocco dei pensionamenti, una tassa patrimoniale sulle imprese, l’introduzione dei ticket sanitari, la tassa sul medico di famiglia, l’imposta comunale sugli immobili (Ici), il blocco degli stipendi e delle assunzioni nel pubblico impiego, fino al prelievo forzoso e immediato sui conti correnti bancari nottetempo. Un mese dopo la manovra, sulle macerie economiche dello Sme, la Camera ratificava il Trattato di Maastricht con 400 voti favorevoli, 46 contrari e 18 astenuti. Un accordo che vincolava gli Stati a rigorosissimi parametri di finanza pubblica, tra cui il tasso d’inflazione, il rapporto deficit-Pil, nonché l’adesione all’euro.
La verità è che oggi, a distanza di meno di 20 anni, piangiamo come tutte le nazioni del terzo mondo i nostri morti che sono doppiamente vittime, delle privatizzazioni inutili – che hanno arricchito la solita casta – e degli enormi sacrifici economici causati dalla pessima gestione della cosa pubblica, che hanno impoverito la nazione.
venerdì 21 luglio 2017
Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?
da Wuming
Piazza Alimonda, Genova, h. 17:30 circa del 20 luglio 2001. I tutori dell’ordine hanno appena massacrato di botte il fotografo Eligio Paoni, colpevole di aver fotografato da vicino – e troppo presto – il corpo di Carlo Giuliani, e hanno metodicamente distrutto la sua Leica. Nel cerchio rosso, un agente lo trascina sul corpo e gli preme la faccia su quella insanguinata di Carlo (ancora vivo). Non è difficile immaginare cosa gli stia dicendo. Cosa non si doveva sapere delle condizioni del ragazzo in quel momento? Forse la risposta riguarda un sasso, un sasso bianco come il latte che si muove da un punto all’altro del selciato, scompare e ricompare, e a un certo punto è imbrattato di sangue.
Pochi giorni fa, in Piazza Alimonda, i soliti ignoti hanno danneggiato la targa in memoria di Carlo, imbrattandola con un getto di inchiostro nero. Le parole più belle per commentare quest’episodio, in apparenza piccolo, le ha scritte Carlo Gubitosa:
«Cari Elena, Giuliano, Haidi, pensavamo che fosse una targa, destinata a rimanere lì sfidando il tempo per fare memoria. Invece abbiamo scoperto che è un termometro dell’intolleranza, una cartina di tornasole della vigliaccheria, una centralina di rilevamento della bestialità. Ancora una volta in piazza Alimonda emerge il meglio e il peggio della società, e la vitalità di un marmo inerte solo in apparenza si anima per diventare megafono di denuncia dell’anticultura repressiva più brutale. Non rattristatevi per questo episodio, servirà da monito per i tanti, i troppi che vogliono chiudere quella parentesi aperta undici anni fa per lasciarsi alle spalle quello che dovremmo tenere sempre davanti a futura memoria.»Dopo aver letto queste frasi, però, ci è tornata in mente l’eco di mille, diecimila, centomila conversazioni e dichiarazioni piene zeppe di “sì, ma”:
– Sì, è triste che sia morto un ragazzo, ma in fondo stava per lanciare un estintore…
– Capisco che il padre e la madre facciano tutto ‘sto casino, è naturale, ma il loro figliolo non era un santo, era un teppista col passamontagna.
– Che palle con ‘sto Giuliani, al povero carabiniere che si è dovuto difendere non ci pensa nessuno?
Dicevamo: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo è falso. Lo riscontriamo da anni, e lo abbiamo visto con maggiore intensità nei giorni scorsi, dopo le ultime sentenze della Cassazione sui giorni del G8. La “camionetta isolata e bloccata”, un estintore (vuoto) trasformato in arma letale… L’ignoranza su quell’episodio è trasversale, non conosce appartenenze di partito o coalizione. E’ passata – anche nelle aule di tribunale – una “verità di regime”, confezionata già nella prima ora dopo l’uccisione di Carlo e mantenuta grazie a un’accorta vigilanza mediatica.
Ma vigilanza contro cosa?
Vigilanza contro qualunque tentativo di – letteralmente – allargare l’inquadratura e, al tempo stesso, inserire l’episodio nella sua temporalità, nella concatenazione di eventi di quell’orribile pomeriggio.
La generazione più giovane ha avuto in eredità Genova come “peccato originale”. Ogni volta che si scende per le strade, gli spettri di Genova trascinano le loro catene: in primis “i Black Block” (espressione che esiste solo in Italia, nel resto del mondo si parla correttamente del Black Bloc, ma quella contro l’anglicorum è da anni una battaglia persa), e poi Carlo col “suo” estintore. Sempre l’estintore. Atmosfere e atmosfere di fiato sprecato su quel cazzo di estintore.
Dal 2001 a oggi, approfondite controinchieste hanno attinto all’immenso tesoro di immagini – fisse e in movimento – emerse nel corso degli anni, smontando e rimontando l’intera sequenza di Piazza Alimonda. La sequenza estesa, non solo i pochi secondi visti mille volte eppure mai compresi. La verità ufficiale ne esce sgretolata, ma… c’è un ma.
Fuori degli ambiti di movimento, fuori dal milieu dei “genovologi” e dei noi-che-c’eravamo, chi cazzo le conosce le controinchieste? Chi ha letto l’inchiesta L’orrore in Piazza Alimonda, su quel che è accaduto a Carlo – ancora vivo – subito dopo la retromarcia del defender?
Nessuno, e infatti si sentono ogni volta le stesse due o tre idiozie, si riattiva il frame del “violento che se l’è cercata”, del “carabiniere che si è difeso”, “se era un così bravo ragazzo che ci faceva col passamontagna e l’estintore?” etc.
Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, “lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo”. Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo, partendo da tutto ciò che deve essere considerato causa e premessa dell’omicidio».
Abbiamo deciso di recuperarlo. Vi consigliamo di guardarlo (magari non da soli né a notte fonda) e, in seguito, di pensare a come questa storia viene ancora narrata nel discorso dominante, e quali luoghi comuni si siano affermati.
– commentate qui sotto solo dopo aver visto La trappola e/o letto “L’orrore in Piazza Alimonda” e/o altre controinchieste linkate.
– negli eventuali commenti, cerchiamo di andare oltre affermazioni tautologiche come “Sbirri assassini!”. Ci piacerebbe riflettere insieme su come si impongono le verità ufficiali, su quali meccanismi e automatismi si basa la loro costruzione, sugli effetti prodotti dal restringimento dell’inquadratura etc.
Ci interessa smontare le “narrazioni tossiche”.
Uhm… Ci accorgiamo di non averlo scritto da nessuna parte, diamo per scontato che tutti lo sappiano, ma forse va ricordato agli smemorati.
Domani è il 20 luglio.
“Buon” anniversario.
lunedì 13 ottobre 2014
Alluvione Genova: la verità che i cittadini dovrebbero sapere
di Franco Fondriest e Luca Lombroso | 13 ottobre 2014
Alluvione a Genova. Ci risiamo, e sembra o meglio è, purtroppo, un film già visto, a partire dalle polemiche sulla mancata allerta. E’ un fatto ricorrente che a ogni catastrofe si cerca di scaricare la colpa sui meteorologi, vedi in Sardegna, Veneto, Emilia, Catania, Marche per fare alcuni esempi. Non entriamo oggi nel merito della questione; unica considerazione: certo, avrebbe aiutato a limitare i danni, ma non è lì il problema; cosa sarebbe cambiato? Senza ben altri interventi, i torrenti e i fiumi avrebbero fatto comunque quel che fanno da sempre: esondare ed allagare le zone circostanti.
Poi, un classico di queste circostanze è il “non vi lasceremo soli”, come ha detto Renzi ai genovesi. Lo disse Napolitano agli alluvionati del Veneto, Letta agli alluvionati di Olbia e della Sardegna, Gabrielli agli alluvionati in Emilia, ed infine sempre Renzi agli alluvionati di Senigallia e agli alluvionati della Puglia. Ma ci mancherebbe altro! La solita frase di rito? Non ci sentiamo di giudicare, fate un po’ voi e soprattutto giudichi chi è stato colpito da questi eventi.
Sempre a proposito di frasi di rito, Barack Obama ha dichiarato al recente Summit delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici: “Siamo la prima generazione che subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e l’ultima che può fare qualcosa per arginarli”, ma di serie e coerenti azioni di riduzione dei gas serra o di accordi internazionali non se ne vede, nonostante 20 conferenze mondiali sul clima negli ultimi 20 anni e 5 rapporti di valutazione scientifici di migliaia di pagine ciascuno da parte dell’Ipcc.
Eppure, la manina del global warming in queste catastrofi, c’è, chiaro non è l’unica, ma si aggiunge a incuria del territorio, scarsa e tardiva, e spesso cattiva manutenzione, cementificazione selvaggia che sicuramente incide nella stessa Genova, dove interi quartieri furono costruiti, negli anni del boom economico, sopra o a fianco torrenti, peraltro su calcoli resi inattuali, appunto, dai cambiamenti climatici che rendono senz’altro più frequenti questi eventi.
Si parla continuamente di “messa in sicurezza”; certo la burocrazia ritarda lavori che se ben fatti potevano ridurre i danni, ma la burocrazia chi l’ha creata? E chi può porci rimedio? Fa specie sentire un ministro, ma anche un sindaco o presidente della Regione, che si scaglia contro la burocrazia.
Chi amministra dovrebbe avere il coraggio di dire le cose come stanno ai suoi cittadini ed elettori, ovvero che il rischio si può e deve ridurre e mitigare, ma non si annullerà mai del tutto e che chi abita, vive, lavora o viene a trovarsi nei pressi del fiume (a maggior ragione se tombato o circondato da case e strade) dovrà imparare a convivere col rischio di trovarsi coinvolto in alluvioni. Luoghi ritenuti sicuri finora non lo sono già più oggi e ancor meno lo saranno in futuro, anche con regolare licenza edilizia. Insomma, chi promette “mai più alluvioni”, è un po’ come chi prometteva 1 milione di posti di lavoro.
Dunque, per concludere ripassiamo un po’ alcuni nostri post precedenti sul tema, ancora validi oggi, non solo per la situazione modenese ed Emiliana:
- Alluvioni e manutenzioni: i conti della serva dei danni
- Alluvioni, politicamente scorretto: tutta colpa delle nutrie II
- Eventi meteoclimatici estremi: chi inquina deve pagare?
- In particolare, proponiamo anche per i genovesi un bancomat per gli alluvionati
- Quanto mai attuali, i nostri 10 consigli per evitare le catastrofi
- Poi, un doveroso pro memoria per i politici: anche a Genova si assiste ad uno strano fenomeno per cui amministratori di centrosinistra si scagliano contro le politiche portate avanti da amministrazioni del loro stesso schieramento;
- Ovviamente, ribadiamo che si fa troppo poco contro i cambiamenti climatici e che è ora di agire, anche perché la CO2 a 400 ppm fa paura.
Abbiamo come la sensazione che più che di giostrine serva ben altro.
p.s.
CHIARO?
venerdì 10 ottobre 2014
a parte i soliti casi di sciacallaggio sul campo ben presto repressi ce ne sono stati altri che risultano essere più preoccupanti:
- c'è chi ha detto che non si sapeva.. NON E' VERO perchè gli avvisi di criticità di livello arancione sono stati emanati 18 ore prima proprio dalla protezione civile... come lo so? Perchè sul mio smartphone, del costo di 80 euri, ho una app dal nome "Allerta meteo" che riporta proprio gli alert della protezione civile quindi l'allerta c'è stata; è stata emanata 18 ore prima e ripetuta la mattina stessa;
- c'è stato un giornalista che ha avuto la faccia tosta di sostenere che una volta i giovani correvano a salvare le città ... ora vanno a roma a sentire Grillo..... a volte si farebbe meglio a tacere anzichè dare aria alla bocca.
- E' inutile che si faccia lacrime di coccodrillo....... i gruppi locali genovesi che si occupano di meteo avevano detto CHIARAMENTE che c'era una supercella locale che si era formata davanti al mare prospiciente la città... silenzio delle istituzioni locali e non.
- il governo del pd nel suo massimo esponente anzichè scapicollarsi sul posto a inaugurato ... una fabbrica di sigarette. Ha anche detto che bisogna rilanciare le "grandi opere".. che come sanno anche le pietre rigurdano più le tasche dei sodali che i cittadini: che c'azzecca il "terzo valico" della tav con il dissesto idrogeologico?
sabato 23 novembre 2013
Trasporti bloccati, Genova paralizzata. Grillo al corteo: “Sto con i manifestanti”
Come una polveriera Genova è una città pronta ad esplodere. I trasporti pubblici sono paralizzati da quattro giorni, la raccolta rifiuti potrebbe fermarsi dall’ inizio della prossima settimana, la manutenzione degli edifici comunali va a singhiozzo e i portuali sono in agitazione. Con gli studenti sul piede di guerra. E la rabbia di Genova diventa un caso nazionale. E’ la quarta giornata di sciopero dei dipendenti dell’Amt, l’azienda di trasporto pubblico, nonostante la precettazione del prefetto. La protesta va avanti a oltranza, gli autobus restano nelle rimesse e la città è praticamente paralizzata. Ieri si era di nuovo interrotto il tavolo tecnico di trattativa con il Comune per cercare di recuperare una negoziazione e interrompere l’astensione dal lavoro. Ma oggi da una parte il presidente della Regione Claudio Burlando ha ricevuto i sindacati Faisa, Ugl, Cgil, Cisl e Uil e dall’altra il sindaco Marco Doria dice che il Comune è disponibile a trattare sugli 8 milioni di euro che mancano per garantire la salvezza” dell’azienda dei trasporti. “Ma dobbiamo sederci al tavolo e discuterne a 360 gradi – avverte Doria – Nessuno può chiamarsi fuori”. Comunque nessuno, ribadisce, vuole privatizzare l’Amt. Intanto la procura di Genova – dopo aver ricevuto un’informativa della questura – ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando l’interruzione di pubblico di servizio, mentre il Garante per gli scioperi valuterà l’adozione di sanzioni. Tuttavia ai lavoratori dell’Amt non arriva solo la solidarietà: anche i dipendenti dell’Amiu – società partecipata del Comune che si occupa della raccolta dei rifiuti – sono pronti a scioperare.
Ma il caso diventa nazionale anche perché in corteo con i lavoratori si è unito Beppe Grillo. “Sto con i lavoratori – ha detto il leader del Movimento Cinque Stelle – hanno ragione a protestare. Il welfare deve essere difeso, il trasporto pubblico deve essere finanziato. Bisogna cambiare la mentalità come fa tutto il mondo disincentivando il trasporto privato a favore del pubblico”.
La giornata: traffico in tilt, lavoratori in assemblea
Anche oggi il traffico è andato in tilt, con rallentamenti da e per il centro città, a causa del corteo partito da Sampierdarena, nel ponente genovese. I lavoratori Amt (oltre 2.000) si sono radunati di buon’ora alla sala chiamata del porto, storico ritrovo dei “camalli”. Tra di loro anche una delegazione di sindacalisti dell’Atac di Roma. “Genova è la scintilla di un incendio che si espanderà in tutta Italia” ha urlato al microfono Andrea Gatto (Faisa/Cisal), leader della protesta. Stesso concetto espresso in serata dall’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, in città per sostenere Gianni Cuperlo alle primarie.
Dopo l’assemblea il corteo, sferzato dal vento e dal freddo. Stretti nei giacconi blu e arancioni, i lavoratori si sono incamminati per l’ennesima volta in queste “quattro giornate di Genova” verso le sedi delle istituzioni e una delegazione è stata ricevuta dal presidente della Regione Claudio Burlando.
La vertenza e lo scontro tra sindacati e ComuneLa vertenza tra i dipendenti dell’azienda e il suo azionista, il Comune, era iniziata sulla delibera che dovrebbe indicare le linee strategiche per la gestione delle società partecipate dall’ente che, secondo i suoi contestatori, lasciava le porte aperte a un ingresso di soci privati nella società. Ieri il documento è stato votato dal consiglio comunale, riunito a porte chiuse per evitare interruzioni dei lavori da parte del pubblico, in una versione riveduta per evitare l’ostilità di chi è contrario al coinvolgimento dei privati ma intanto i contrasti si sono spostati sull’aspetto economico. Dopo ore di discussione tra il sindaco Doria e i rappresentanti sindacali, la trattativa si è interrotta ieri sera quando i sindacalisti hanno risposto con un netto rifiuto alle richieste di Doria di sacrifici economici da parte dei lavoratori per fare quadrare i conti del 2014. “Non ci sono state nemmeno le basi per iniziare a ragionare con il sindaco”, commentava un sindacalista all’uscita dell’incontro. Che poi si è tenuto a porte chiuse. In un primo momento era stato deciso di far partecipare 80 cittadini, numero massimo di persone che l’aula può ospitare. Ma a pochi minuti dall’inizio era arrivata la retromarcia.
Doria: “Pronti a trattare sugli 8 milioni che mancano, non vogliamo privatizzare”
Il giorno dopo l’approvazione della delibera sulle prospettive delle partecipate, il sindaco Marco Doria vuole “fare chiarezza” e sembra voler ristabilire un dialogo con i lavoratori. Anche dalle sue occhiaie si capisce che il momento è difficile. “Il Comune di Genova non vuole e non privatizza Amt. E’ falso dire il contrario”, esordisce. Poi precisa: “L’azienda deve avere i conti in equilibrio, non può fallire, abbiamo il dovere di salvarla”. “Il Comune fatica a trovare i 30 milioni necessari – conclude – ma bisogna farlo. Con il contributo nostro e dei lavoratori sono stati salvati dei posti di lavoro nel 2013″. E garantisce la massima disponibilità a trovare un accordo sugli 8 milioni che ancora “ballano” per mettere in sicurezza l’azienda. Dopo ore di schermaglie verbali, nel tardo pomeriggio le parti sono tornate a trattare davanti al prefetto, che ha sollecitato una rapida soluzione della vertenza. “Il Comune – conclude Doria - è disponibile a trattare sugli 8 milioni di euro che mancano per garantire la salvezza di Amt. Ma dobbiamo sederci al tavolo e discuterne a 360 gradi. Nessuno può chiamarsi fuori. Il Comune fatica a trovare i 30 milioni necessari, ma bisogna farlo. Con il contributo nostro e dei lavoratori sono stati salvati dei posti di lavoro nel 2013″. E il problema non è neanche solo ligure: “Nel 2014 il 50% delle aziende di trasporto pubblico locale in Italia chiuderà i bilanci in rosso – spiega l’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco – E’ un dato che crea grande preoccupazione tra regioni e comuni. Il governo ha confermato che per il settore non ci saranno il prossimo anno risorse aggiuntive rispetto ai 4,9 miliardi già destinati”.
Grillo: “E’ una battaglia epocale, dev’essere seguita da tutte le città italiane”
Secondo Grillo, invece, “questa protesta riguarda i lavoratori di Amt, che si devono unire agli altri, a quelli di Fincantieri, di Iren, in una battaglia comune”. Per Grillo “il piano industriale deve essere deciso insieme con i lavoratori. Serve un azionariato diffuso. I sindacati non hanno più ragione di esistere”. ”Dobbiamo alzare la testa, questa è una battaglia epocale che deve partire da qui e deve essere seguita da tutte le città italiane. Non è un problema di parti politiche, ma di un mondo vecchio fatto da sindacati vecchi. E’ un problema del lavoro che si perde e non torna più. Voglio acqua, scuola e trasporto pubblico” dice. Mentre camminava alcuni manifestanti hanno anche offerto della focaccia al leader del Movimento 5 Stelle. “In Italia abbiamo buttato tante occasioni riguardo al trasporto. Siamo stati i primi a produrre auto elettriche, auto ibride e auto a idrogeno – continua Grillo – Venivano persino dalla California a vedere le auto prodotte da Ansaldo”. Per il leader dei Cinque Stelle “il problema del trasporto locale deve essere affrontato da chi fa industria e conosce i problemi. Questi amministratori non sanno proprio come gestire questi servizi. Bisogna fare delle scelte molto drastiche. Dove il trasporto pubblico funziona hanno penalizzato l’auto privata. L’auto non la puoi escludere ma la puoi mettere in secondo piano. Se compri un’auto a Singapore, ti costa più l’immatricolazione della stessa auto. A Tokio per avere un’auto devi prima avere un posto dove metterla”. “Le scelte drastiche – ha detto ancora Grillo – riguardano anche la bicicletta che con tutto l’indotto, il turismo, il trekking eccetera è già al 12% del Pil e continua a crescere”. Beppe Grillo ha accompagnato per un tratto il corteo dei lavoratori, insieme con i consiglieri comunali di M5S. Ha discusso con loro, ha espresso loro la sua solidarietà, poi se ne è andato “per lasciare la piazza a loro. Non concentratevi si di me ma sulla loro protesta”. ”Si stanno svendendo tutto – ha concluso – Sarà una lotta all’ultimo sangue, ci giochiamo tutto a partire da Genova”.
dal Fatto quotidiano del 22/11/2013
p.s.
ritengo sia un pò tardi, che ora si ribellino. Ci si doveva pensare prima alle conseguenze del processo iniziato nel 1992; come ci si doveva pensare prima a come evitarlo sia non votando per i partiti che lo proponevano e attuavano e poi consentendo che gli stessi, proprio perchè sapevano che servizi e altro sarebbero stati privatizzati, potessero pomparne soldi e prebende per i propri trombati a spese dei contribuenti..... infine penso a tutto quelli che, pur facendo parte come lavoratori di questi servizi, pensavano che forse questo cambiamento poteva essere un bel salto di qualità rispetto a prima e si fidavano dei sindacati che, in cambio dei soliti 30 denari, gli dicevano che infondo poco sarebbe cambiato.
Ora potrebbe essere tardi. Troppo tardi, il processo si può solo fermare ma non invertire ossia si dovrà bere fino in fondo l'amaro calice perchè il "bagno" sacrificale possa avere l'effetto voluto e gli altri, i non coinvolti, possano aprire gli occhi: almeno un paio di generazioni ci vorranno solo per far capire quanto sia importante che sia lo stato e non un privato a gestire trasporti, acqua, elettricità, gas, scuole, università, cultura, ecc. e almeno altre due perchè si capisca cosa ha significato.. all'incirca, se va bene, 100 anni: un tempo lungo che però ci siamo meritati per la nostra ignavia, il nostro opportunismo, per aver voluto credere e fidarci dei falsi amici e dei sindacati, come dei partiti, che ci dicevano che forse eliminando la politica da essi (un controsenso visto che è la politica a dirlo, vero?) sarebbero stato tutto meglio e avremmo fatto un passo verso il migliore dei mondi possibili..... balle! Ora è tardi, troppo tardi: nonostante il referendum stanno facendo quello che fin dall'inizio avevano messo in cantiere e possiamo stare pur certi che finchè avremo questi politici e questi sindacati solo pensare di poter invertire o fermare il fenomeno è un pio desiderio.
Ecco perchè in 9 mln hanno votato per M5S: gli ha dato la possibilità di sfogarsi e gli ha dato quel che si voleva sentir dire ossia fermare e cambiare strada. Posso capire che ci siano ritrosie e puzzette sotto al naso come posso anche capire che Grillo è contraddittorio e populista e a qualcuno può non piacere ma dietro di lui ci sono milioni di persone direttamente toccate dalla crisi a cui non frega nulla della tav, della UE, degli F35, del default e di tutto il resto ma a cui importa moltissimo cambiare e subito il processo o almeno fermarlo.... anche perchè è possibile farlo, costa ma è possibile.
mercoledì 3 ottobre 2012
... e ora licenziateli: una spending review dopo 10 anni per mandarli a casa
- Le violenze delle forze dell'ordine hanno gettato discredito sulla nazione;
- l'odiosità del comportamento .... di chi, posizione di comando come i funzionari, una volta preso atto che l'esito delle perquisizione si era risolto nell'ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli, dissociandosi così da una condotta che screditava l'italia di fronte al consesso delle nazioni civili
- in più si é scelto non solo di non rimetterli in libertà ma di denunciarli creando una serie di false circostanze
- una consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni dei manifestanti arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo fra la cessazione delle operazioni e il deposito degli atti in procura.
- uso sistematico e ingiustificato della forza (in pratica li hanno selvaggiamente picchiati);
- mancata indicazione, per via gerarchica, di ordini a cui attenersi che si é tradottain una sorta di carta bianca assicurata sia preventivamente che successivamente
- Gli agenti si sono scagliati contro tutti i presenti (senza rigardo al fatto che dormissero o fossero svegli e avessero alzato mani mostrando, alcuni, anche i documenti d'identità) con manganelli, calci e pugni sordi alle invocazioni di non violenza delle vittime ... per giunta insultandoli
- non c'era alcun pericolo per gli operatori;
- non c'erano stati lanci di pietre e altri oggetti contudenti...
- acritica accettazione della versione ufficiale (chissà se chi lo sosteneva ne mantiene il ricordo);
- giustificazione, anch'essa acritica, della morte di Carlo in vari modi ma tutti riportanti un unico filo conduttore, ossia che era un teppista senza nemmeno farsi sfiorare dall'idea che, forse, quel giorno il "morto" era sperato se non cercato...... qualcuno ci contava per "spezzare le reni" al movimento no global che era diventato non solo fortissimo ma anche transnazionale che stava facendo "preoccupare" i padroni del vapore" perché finché erano una ristretta élite era un conto..... ma se si fossero saldati con gente comune forse oggi ... non saremmo ridotti così male.
lunedì 30 luglio 2012
Diaz .. e ora spuntano i veleni
Il libro cerca di dare una risposta ai tanti, troppi misteri del vertice internazionale del 2001 e, in particolare, del perché ci fu la Diaz e di cosa altro fosse il "famigerato" GOS (gruppo operativo speciale), poi disciolto, se non un drappello di picchiatori fantasma a metà strada tra teppisti e poliziotti che erano comandati/manovrati, non si sa da chi.... Una versione dirompente, vero? Ora facciamo un pò di tara: partiamo dal fatto che l'autore si voglia rifare la verginità montando su una parte di verità, il proprio punto di vista, con supposizioni e congetture ... e questo ci sta tutto, perché probabilmente parla del proprio "angolo" di osservazione, ma si tratta pur sempre di un ..... angolo. Ma pur ammettendo che tutto ciò che riguarda la sua versione sia assolutamente veritiera, é proprio quella parte di verità che é di per sé inquietante: uno Stato (come già accaduto in passato durante gli anni della strategia della tensione o durante il periodo della trattativa con l'ala militare e stragista della Mafia) che ha più facce di cui una sola é "pubblica" mentre le altre sono nascoste e, forse, indicibili alla pubblica opinione.. la pubblica opinione: una strana entità che se da un lato non perde occasione per avallare sempre le versioni ufficiali in nome della "ragion di Stato (oggi invocata da un commentatore sul corriere della sera a proposito proprio della ormai famosa trattativa... arrivando ad adombrare "reclutamenti di giovani studenti di giurisprudenza, oggi diventati magistrati, da aprte dei "soliti" comunisti ... mah, che tristezza che provo)" dall'altro non sa staccarsi dalle troppe connivenze che ci sono state con i poteri dello Stato, deviati o meno, che hanno pesantemente condizionato la storia italica.... come non ricordare l'avallo della cosiddetta "maggioranza silenziosa" alla linea degli opposti estremismi, salvifica e consolatoria versione rilasciata dal potere per giustificare propri inquinamenti e collusioni con settori della zona grigia dell'eversione sia nera che rossa che poi si é dimostrato che in realtà erano ampiamente infiltrati e manovrati dagli stessi? E' inutile, quando si arriva al livello politico o para politico il gioco preferito é quello dei ricatti e delle vendette: ritengo interessante leggere questa testimonianza se messa in questo quadro, altrimenti non possiamo non pensare all'ennesimo depistaggio .... cosa di cui cominciamo a essere un pò stufi, perché se il paese é ridotto così é proprio dovuto alle incrostazioni successive che ci sono state e che nessuno o quasi ha interesse ad eliminare.
sabato 5 novembre 2011
Ma cosa aspettiamo?
questo accadeva in lunigiana qualche giorno fa
e questo ieri a Genova, con la speranza che il maltempo che si rispostato di nuovo verso La Spezia, Carrara, Massa e Lunigiana non completi l'opera iniziata solo qualche giorno fa.
E se non bastasse ciò ieri a Roma prima la polizia, lo denunciava ieri il Fatto Quotidiano, identificava gli studenti che nelle scuole romane non entravano in classe poi .. li suonava come tamburi e, attenzione, non cattivi black block intabarrati per la guerra ma persone a volto scoperto (alcuni di loro sono, oltre ad essere menati anche denunciati) che manifestavano
...... PUO' UN PAESE COSI' MESSO (CI SONO DIGHE SOPRA GENOVA? PERRCHE' PARE CHE IN LUNIGIANA MOLTA RESPONSABILITA' L'ABBIANO ANCHE I GESTORI DI UNA DIGA CHE HANNO APERTO LE CHIUSE SOLO ALL'ULTIMO MOMENTO CREANDO UNA VERA BOMBA D'ACQUA) SOPRAVVIVERE A TUTTO CIO' AGGRAPPANDOSI SOLO ALL'INDIFFERENZA, ALL'EGOISMO, ALLE VANE E ILLUSORIE PAROLE DELL'AMATO CAPO, AL VOLONTARIATO, MENTRE CHI HA LA FORZA DI SCROLLARSI, E NON E' UN FACINOROSO, DA DOSSO L'APATIA ESSERE REPRESSO DURAMENTE ANZI MANGANELLATO? MA COSA ASPETTIAMO ANCORA?
domenica 16 ottobre 2011
volevate sapere chi sono le teste di caxxo? Eccovele ....

Si eccovele e già dal 2002 sono conosciuti alle forze dell'ordine; e allora perché ogni volta li si lascia fare? Qui prodest? E' un mondo variegato di professionisti, che si ritengono "radicali", della violenza (questi che lo sono) e che sono capaci realmente capaci di fare tutto con poco:
BLACK BLOC
Due chiacchiere con loro
PARIGI - Arrivano alla Gare du Nord provenienti da una città che non voglionorivelare, «la polizia ci conosce già fin troppo bene», e sono diretti a Strasburgo, peril convegno della rete No border. «Ma lì - assicurano - non andiamo a fare casino.Gli sbirri possono stare tranquilli, vogliamo solo discutere».Un anno fa invece, a Genova, Pierre e Jean («Niente nomi veri, d'accordo?») eranoa Genova sulle barricate del G8. Non gli interessava affatto discutere, ma soloscatenare "les émeutes", come li chiamano loro: i moti, la sommossa. Se li definisciblack bloc, rispondono che non è esatto. «Black bloc sono solo gli americani e itedeschi - spiega Pierre - Si chiamano così per il modo in cui stanno in piazza,uniti in blocchi compatti e vestiti di scuro. Ma con questo sistema si può resisteresolo in quei Paesi, dove gli sbirri non usano i lacrimogeni. Noi dobbiamomuoverci a piccoli gruppi e molto velocemente. Come a Genova, appunto».Ma a parte la distinzione tecnica, Pierre e Jean non sono molto interessati alleetichette. Si definiscono semplicemente «radicali» che stanno bene in qualunquegruppo: anarchici, situazionisti, insurrezionalisti, comunisti, «ovunque ci sianopersone pronte a rivoltarsi contro il capitalismo, il potere, la proprietà». Agliappuntamenti di massa, ma anche nella vita di tutti i giorni, se è vero che questidue "émeutiers", passati i trent'anni già da un po', non hanno un lavoro fisso e«quando serve qualcosa facciamo in modo di trovarla». Come a Genova, appunto.«Servivano i caschi per proteggerci - racconta Pierre - e li abbiamo presi daibauletti dei motorini parcheggiati. Poi il venerdì abbiamo aperto (dice propriocosì, NDR) un negozio di accessori per moto e ce n'erano altri. Servivano i bastonie le pietre e ce li siamo procurati nei cantieri individuati nei giorni precedenti.Serviva il liquido per le molotov e l'abbiamo preso dalle macchine».A vederli così, in borghese, non danno l'idea dei guerriglieri. Semmai deirivoluzionari di altre epoche. Pierre sembra un artista in cerca d'ispirazione, capellilunghi, basette curate e occhi curiosi; Jean ricorda il Toni Negri degli anniSessanta, occhiali dalla montatura grossa, sguardo riflessivo e sandali francescaniai piedi. Un anno fa, col passamontagna calato sul volto e armati di molotov,pietre, bastoni e spranghe, insieme ad altre centinaia di «insorti» hanno datol'assalto al carcere di Marassi, a qualche banca («ma per quelle c'era moltaconcorrenza, se non eri tra i primi a arrivare non trovavi più niente da rompere»),al negozio di moto, a uno di alimentari «per mangiare», a un tabaccaio «perfumare».In due giorni - il 20 e il 21 luglio 2001 - hanno sostenuto ore e ore di corpo a corpocon «gli sbirri».«Il venerdì 20 abbiamo vinto - dice Jean - perché a un certo punto del pomeriggioavevamo "liberato" un pezzo di città, a nord. Chiuso il sottopassaggio che portaalla stazione di Brignole, avevamo le strade in mano. Ci siamo riposati, abbiamomangiato, bevuto, fumato, giocato a pallone. E' stato un bel momento, ancheperché molti genovesi, quando abbiamo aperto il negozio di alimentari, si sonopresi quello che a noi non serviva, cioè i pacchi di pasta, prosciutti interi e altramerce. Io in quel momento ho abolito la proprietà privata».Con la violenza, però. Un'obiezione che quasi sorprende Pierre: «Perché, c'è unaltro modo? La violenza non è un problema morale, è semplicemente la vita, ilmondo in cui siamo capitati; qualunque forma di illegalità è violenza, e percombattere questo potere non c'è altra forma che l'illegalità. Gli altri, compresi irappresentanti ufficiali del movimento No Global, vogliono governare il capitalein modo "democratico". Noi no. Io non mi faccio alcuna illusione sullademocrazia».Meglio, per loro, lo scontro di piazza. Contro i poliziotti, ma anche contro chipretende di stabilire le regole per manifestare. «Quelli del Genoa Social Forumvolevano imporre il loro diktat, "niente violenza". Ma c'era stato Goteborg, dovela sinistra aveva avallato gli spari della polizia, e noi non potevamo non reagire».Ecco allora la pianificazione degli scontri. «Per me uno sbirro in divisa non è unuomo, ma una macchina - dice Jean. - Rappresenta lo Stato, quello che esegue glisfratti e sgombera le fabbriche occupate. Un nemico, insomma. Vuoi un motivo perpicchiare uno sbirro? L'umanità. L'odio di classe. Mi sembra più che sufficiente».Pierre e gli altri sono arrivati a Genova nei giorni precedenti al G8, «allaspicciolata e "puliti"; siamo entrati in macchina nelle ore di punta, quando icontrolli sono meno rigidi». Prima delle manifestazioni hanno fatto i sopralluoghiper individuare gli obiettivi e conoscere le strade. Jean e Pierre si sono uniti «atanti compagni francesi, italiani, spagnoli, tedeschi, che già conoscevamo oincontrati sul momento. Si sentiva che sarebbe successo qualcosa di grosso, era untam tam che cresceva con l'avvicinarsi degli appuntamenti».Il 19 luglio hanno studiato le mosse della polizia al corteo dei migranti, percarpirne le strategie. La sera sono andati a dormire in un campeggiodi boy scout, «cristiani che suonano la chitarra», sorride Pierre. L'indomani hannoindossato i panni scuri e i passamontagna ed eccoli trasformati in black bloc.«Effettivamente - ricorda Jean - per andare dal campeggio al corteo dei network cisiamo mossi con la tecnica del black bloc, tutti uniti. Ma una volta raggiunto ilcorteo ci siamo mescolati agli altri, che non erano pregiudizialmente contrari allaviolenza, e abbiamo cominciato ad assalire gli obiettivi. Il materiale (cioè sassi,spranghe, molotov, NDR) l'avevamo accumulato al mattino presto e poi nelle oresuccessive. Tutta roba trovata sul posto».A loro la zona rossa non interessava. Jean: «Perché devo attaccare Bush oBerlusconi? Sono forse peggio di Clinton o D'Alema? No, sono assolutamenteintercambiabili, non gli riconosco nessuna autorità».Pierre: «E poi quella zona era davvero inaccessibile. Chi ha tentato di assaltarla,come le tute bianche con quegli inutili caschetti da minatore in testa, faceva soloteatro. S'erano messi d'accordo con gli sbirri, e a noi non interessano lerappresentazioni».Jean: «Nemmeno quella del compagno che s'è fatto fotografare sull'auto in fiammementre fa il segno di vittoria. Lo conosciamo bene, è un anarchico francese che hapartecipato agli scontri con noi. Lo so che per voi quella foto rappresentaun'icona, un simbolo, mentre invece è stato un momento di esaltazione e nientepiù. Inoltre, anche se conquistando una parte di città abbiamo vinto, tutto ècambiato dal momento della morte di Carlo Giuliani».Pierre dice di averlo visto, Giuliani, la mattina di venerdì: «Me lo ricordo perchéportava il nastro isolante infilato al braccio, lo stesso che aveva quando è morto».Appena s'è sparsa la notizia è subentrato lo smarrimento, «e se qualcuno di noiavesse avuto un'arma, in quel momento, l'avrebbe usata. Così come ti garantiscoche se avessimo preso un sbirro non ne sarebbe uscito vivo».Jean, col suo aspetto severo, conferma: «Questo serve anche a smentire lemenzogne sui provocatori. Hanno raccontato, i cosiddetti capi dei No Global, chea fare gli scontri sono stati dei provocatori, che tra noi c'erano sbirri travestiti.Ma io non credo che esista uno sbirro così coraggioso o pagato abbastanza perrischiare di finire linciato da noi. Perché noi stiamo attenti a chi ci sta intorno, ele persone sospette le controlliamo. Quel giorno uno sbirro sorpreso tra noil'avremmo impiccato».Ancora Pierre: «Questa bugia dei provocatori è revisionismo storico praticato intempo reale. Vogliono dimostrare che gli "émeutiers" non appartengono almovimento. Invece noi abbiamo cominciato, ma alla fine agli scontri hannopartecipato migliaia e migliaia di persone, compreso Carlo Giuliani. I No Globalse ne sono appropriati facendone un loro martire, mentre è solo uno dei tanti ches'è ribellato».Ma il giorno successivo, con una vittima a pesare su tutte le coscienze, Pierre, Jeane gli altri «radicali» hanno dovuto guardarsi non solo dalle forze dell'ordine, «mapure dalle tute bianche che volevano farci finire in braccio agli sbirri. Roba damatti. Ce l'avevano con chiunque avesse in mano un sasso o un bastone. E alloracome lo difendi un corteo?».Per Jean, i fatti di Genova «hanno segnato la fine del movimento No Global,perché da quei giorni s'è visto chiaramente che non sono anticapitalisti, macapitalisti riformisti. E io non voglio più mescolarmi con chi pensa chesia giusto danneggiare un McDonald's e non un macellaio qualsiasi: dov'è ladifferenza? Non sono due espressioni diverse della medesima proprietà privata?».La notte di sabato 21 luglio, infine, c'è stato il drammatico epilogo del blitz allascuola Diaz. «Sono stati quelli del GSF a provocarlo - s'infiamma Pierre - perchédopo la morte di Giuliani non hanno fatto altro che invocare la mano pesantedella polizia contro i black bloc. L'hanno voluta loro quell'irruzione. Se c'eranodavvero le tute nere lì dentro? Ovvio, era uno dei pochi posti sicuri rimasti perandare a dormire, dopo due giorni di scontri gli altri erano tutti bruciati. Solo chequelli corrono veloci, sono scappati prima che entrassero gli sbirri».Jean annuisce e interrompe l'amico: «Sta arrivando il treno, andiamo».Fonte: Giovanni Bianconi (Corriere della Sera 17 Luglio 2002)
Ecco fate da voi le dovute considerazioni.. per quanto mi riguarda posso anche ammettere che davvero credano a quello che dicono ma non posso esimermi dal dire che sono in primis loro "strumenti" di quei regimi che tanto odiano e che al loro interno non é da nascondere che spesso possano essere infiltrati e usati come "utili idioti" per porre la parola "fine" a opposizoni sociali che non si riconoscono nel liberismo e nei regimi che lo supportano e che però accettano il metodo democratico come forma di lotta....... troppe volte nella storia umana piccoli gruppi oligarchici, una volta preso il potere in un modo o nell'altro, devono molto della loro presa del potere a loro nemici giurati che ne hanno oggettivamente favorito la conquista con il loro primitivismo politico e, prima ancora, violento.
martedì 12 luglio 2011
Parole in libertà .... senza freni.
giovedì 7 luglio 2011
il meglio della peggiore italia.......
- Senza ritegno ormai se le cantano anche in pubblico: e non solo nella maggioranza ma pure nella non opposizione dove le anime belle si accorgono che nel programma pre elettorale c'era l'abolizione delle province che ieri hanno all'uninimità hanno affossato astenendosi (d'altronde governano 40 province e abolirle significherebbe rinunciare a un bel pezzo di potere e di soldi con cui appagare i ras locali......) e determinando di fatto il rinvio alla prossima legislatura del problema; cari elettori del pdmenoelle tenetene conto alle prossime di elezioni... nessuno si salva ormai ed è solo il forte attaccamento allo scranno, comodo e privilegiato, che impedisce alla maggioranza e alla non opposizione di scontrarsi frontalmente come dovrebbe essere in un paese normale: forse perchè sanno che se andassero alle elezioni nessuno di loro ne uscirebbe bene?
- il sindacato: chi ha ragione? La CGIL che ansimava per rientrare nell'abbraccio all'insegna del (ri)volemose bene cui già partecipavano i sindacati gialli, confindustria, maggioranza ecc. o al Fiom che mira a una reale democrazia del lavoro (e nel lavoro) partendo dal presupposto che sono i lavoratori, e non le burocrazie sindacali, a sentire sulla propria pelle l'effetto di accordi verticistici imposti, spesso con dolorosi "sacrifici" in termini economici e sociali, dall'alto? Sia la Camusso che la Marcegaglia avevano un problema urgente: tarpare le ali alle ali estreme del proprio fronte. Hanno agito di conseguenza firmando l'accordo sperando che la base fosse distratta per le inevitabili conseguenze che, pur ci sono state, poteva creare. Vedremo...
- C'è un punto che mi preoccupa: ma qui prodest realmente dagli scontri avvenuti in Val di susa? Non certo i notav ufficiali: hanno interesse a che l'inutile opera non si faccia (intanto oggi c'è stata una mezza buona notizia dato che francesi e italiani hanno stabilito che il tutto partirà dal ...... 2035) perchè è solo una violenza, peraltro gratuita, a un territorio che la rigetta: non può certo la politica non tenerne conto ... non in Italia dove la politica è asservita agli interessi privati. E allora qui prodest? Oggi c'era un articolo sul Fatto, a pag. 8 e a firma di Silvia D'Onghia, che dovrebbe far riflettere chi ha a cuore il significato di parole come "democrazia"........ nessun allarme e nessun complotto, sia chiaro ma nel leggere l'articolo, che poi cita un intervista (dietro anonimato) con uno delle forze dell'ordine che afferma cose molto gravi: sia chiaro che potrebbe essere solo una lamentazione o addirittura una provocazione, non lo so; ma la cosa mi ha fatto rfilettere perché avanza un ipotesi, che se verificata, sarebbe a dir poco cinica.... veniamo al sodo, cosa dice? Che le forze dell'ordine fossero state schierate in Val di susa o in maniera errata, sottovalutandone le potenziali "criticità" o ...... per prenderle (e 200 feriti sembrano dargli ragione) o meglio per controllare, mordendo il freno, che il corteo non facesse troppi danni al cantiere della tav facendo sfogare i facinorosi su esse e non sul cantiere stesso, perché? Per esaltare la violenza degli antagonisti; farsi amica la pubblica opinione; rompre il fronte notav .... e infine creare le condizioni per dare disposizioni completamente opposte quando fra pochissimi giorni ci sarà il decennale del G8 genovese, e della morte del giovane Carlo Giuliani, dove sono previste (come fanno a dirlo?) possibili "criticità" nella piazza genovese e non solo ........ chi potrebbe aver fatto questo calcolo l'articolo non lo dice sia chiaro; parla solo, nel caso della Val di susa, di ordini dall'alto così come sempre di disposizioni dall'alto parla a proposito del decennale del G8. non avendo la palla di cristallo e non piacendomi la dietrologia personalmente non so se è tutto vero ma del G8 (e dei successivi processi che hanno alzato un velo inquietante sulla gestione del G8 al punto che si è parlato di "macelleria sociale" anche da parte di funzionari delle forze dell'ordine e non solo da parte dei soliti comunisti...) ho un ricordo nitido, non c'ero fisicamente ma ne seguii gli sviluppi sui media e in rete, e forte; anche del battage, appena avvenuto il fattaccio di Carlo Giuliani, mediatico avvenuto subito dopo così come ho un ricordo dei fatti della Diaz e di come fu gestita a livello ufficiale....... non voglio credere che si voglia fare un bis a dieci anni di distanza per un puro, e cinico, calcolo politico che scommette (o provoca?) sugli incidenti che ci potrebbero essere per creare paura e insicurezza nella gente comune per farla diventare preda della propaganda politica in vista di prossime elezioni........ ci vogliamo credere o vogliamo parlare di allarme ingisutificato? Come definire un quadro del genere se dovessero verificarsi davvero incidenti a Genova?
Mi rivolgo a coloro che parteciperanno e organizzeranno il decennale del G8: VIGILATE!!! OKKIO ALLE PROVOCAZIONI E, SOPRATTUTTO, NON FAVORITE IN ALCUN MODO, SEMMAI C'E', UN EVENTUALE PIANO DEL GENERE PERCHE' MOLTO PROBABILEMENTE, SE DOVESSERO ACCADERE INCIDENTI, LA RISPOSTA DEL POTERE PROTREBBE ESSERE OLTRECHE' DURISSIMA ANCHE UNA ULTERIORE STRETTA SULLE LIBERTA' DI TUTTI I CITTADINI: SI SA CHE QUANDO IL POTERE ENTRA IN CRISI PROFONDA, E QUESTO LO E' ...... ECCOME SE LO E', E' RESTIO A LASCIARE LA STANZA DEI BOTTONI E S'ATTACCA A TUTTO PUR DI PROLUNGARE LA PERMANENZA IN ESSE. MAI COME ORA CI VOGLIONO NERVI SALDI E SANGUE FREDDO PER EVITARE CHE I MASTINI DELLA GUERRA SIANO SCIOLTI AFFINCHE' TUTTO CAMBI PERCHE' NULLA CAMBI..........
RICORDATE: SE LORO SONO L'ITALIA PEGGIORE DA QUESTA PARTE C'E', A LORO DIRE, LA PARTE PEGGIORE.... E BISOGNA SEMPRE VEDERE SE SI E' IL PEGGIO DEL PEGGIO O IL PEGGIO DEL MEGLIO ............
martedì 25 agosto 2009
Carlo e Mario: La Corte di Giustizia è salomonica........
venerdì 14 novembre 2008
Macelleria sociale? non ci sono le prove.....
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