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martedì 5 luglio 2016

Comunicazione politica, il cambiamento radicale imposto dal M5S

di | 4 luglio 2016 dal Fatto Quotidiano
Con la vittoria del M5S, queste elezioni amministrative stanno imponendo un cambiamento radicale nella comunicazione politica italiana. Prima i partiti osservavano lo stile 5 Stelle come una diversa tecnica, un’alternativa più o meno valida. Oggi è un salto di paradigma, come quello fra la candela e la lampadina, al quale tutti devono adattarsi. Riusciranno a farlo? Ed eventualmente, in che modo possono riuscirci?
Scrivo queste parole da Bari (Polignano a Mare per la precisione) dove ho passato tre giorni con una delle principali agenzie di comunicazione politica italiane, posizionate dal lato opposto a quello del M5S: l’agenzia Proforma. Celebre per alcune campagne come quella del Pd alle europee, le primarie vinte di Renzi, le campagne vinte di Emiliano e Vendola e, per ultima, la campagna romana di Giachetti, invece persa (anche se il ballottaggio, vista la situazione, è già un obiettivo per cui fare, a mio avviso, i complimenti a Proforma).
Tre giornate di confronto fra esperti, professori e studenti sulle tendenze della comunicazione politica, in occasione della prima edizione della scuola di Proforma: “La Prof“. Un evento estremamente interessante e ben organizzato da persone che, nonostante le più di 100 campagne elettorali alle spalle, mantengono grande umiltà ed empatia.
Gli spunti sono stati molti e le analisi, specialmente dal lato Pd, approfondite. Unendole alla mia conoscenza dettagliata dello stile comunicativo dell’altra parte, quella che queste elezioni le ha vinte, il M5S, vorrei dipingere un quadro completo di quello che sarà il futuro della comunicazione politica in Italia. Guardiamolo.
Sono due gli elementi di cambiamento imposti dal M5S con questa vittoria. E ovviamente costituiscono altrettante differenze con la comunicazione dei partiti tradizionali.
1. L’uso della Rete. Questa a prima vista non sembra una novità, se non fosse che per la prima volta, la rete tanto amata dal cofondatore del M5S Casaleggio ha superato i quotidiani (26% contro 15) in termini di influenza nelle intenzioni di voto.
Il M5S è il più attivo su internet, i suoi candidati usano i social in modo coerente e generano coinvolgimento quasi sempre più degli altri e soprattutto in toni positivi.
2. La piazza. Ormai a riempire le piazze sono solo i 5 Stelle. E anche a poter fare i banchetti senza ricevere insulti dai passanti.
I dati ci dicono che il consiglio di un amico dal vivo influenza molto più di un giornale o una tv. Una ricerca Nielsen ci dice che il 74% dei consumatori italiani considera credibili i consigli di conoscenti diretti (il celeberrimo “passaparola”) e il 64% i commenti postati sui social network. Al terzo posto si posizionano i contenuti editoriali di quotidiani e periodici, mentre la credibilità della televisione è al 45%.
Il M5S non sottostà alle logiche televisive, usa la tv anziché farsi usare: sceglie i programmi in cui andare e quelli da evitare; sceglie il contesto, senza farsi scegliere come in un casting per crearne uno più congeniale alle logiche dell’informazione – spettacolo (infotainment).
Al contrario di presidiare stampa e tv quindi, il M5S presidia le piazze. Lo fa in tutti e cinque gli anni all’opposizione di comuni, regioni e Paese con banchetti ogni settimana nelle strade. E’ grazie a questa coerenza che non riceve le contestazioni che invece si becca chi appare solo a ridosso del voto.
Questi due elementi sono quelli alla base del cambiamento nelle campagne elettorali italiane, ai quali i partiti devono adattarsi se vogliono stare al passo.
Il problema è che entrambi questi elementi hanno una componente che è una vera e propria condizione affinché funzionino: una base larga e motivata. Sono proprio gli attivisti o militanti che dir si voglia, la benzina di queste strategie.
Vediamo il primo punto. Se vuoi essere coinvolgente su internet hai bisogno di una community spontanea, naturalmente entusiasta, che risponda con facilità agli stimoli della community organizzata dal partito, o agli stimoli dei candidati (o eletti) stessi.
Se sotto al post del tuo candidato la maggior parte dei (pochi) commenti sono insulti, significa che l’obiettivo è ancora lontano.
Secondo punto, piazze e banchetti. Se il tuo partito causa perlopiù rabbia e non si fa vedere da anni nelle piazze, la gente non verrà al comizio elettorale e ti accoglierà coi fischi nelle periferie.
Per risolvere entrambi i problemi, i partiti hanno come unica soluzione quella di ristabilire un rapporto con la cittadinanza. Il salto di paradigma in tutto ciò è questo: come una candela si accende col fuoco, mentre una lampadina con la corrente elettrica; il rapporto con la piazza (reale o virtuale che sia, sempre persone sono) lo si riaccende non con grandi budget ma con grande lavoro. Ovvero, non più comprando spazi tv o tv intere, o acquistando spazi sui giornali o giornali interi, oppure centinaia di cartelloni stradali, ma col lavoro quotidiano fra la gente, ascoltandola pazientemente e rispondendo a tutti.
Queste cose si facevano già una volta. Il futuro è dunque un ritorno al passato? Certo.
Non a caso Rousseau, il filosofo che ha ispirato l’ideologia di Gianroberto Casaleggio (e da cui deriva il nome dell’associazione e della piattaforma che ha lasciato in eredità al Movimento che ha creato) individuava la realizzazione della “vera dimensione dell’essere umano e della società” nel ritorno a uno stile di vita precedente, passato. Uno “stato di natura” per raggiungere la felicità umana. Da Rousseau deriva infatti la corrente culturale del primitivismo, che comprende fra le altre cose l’abolizione di gerarchie, di ruoli sociali rigidi e la diffusione di un lavoro non alienante ma che, al contrario, lasci tempo libero.
di | 4 luglio 2016
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il vero punto di quest'articolo, fra l'altro scritto da una persona che lo fa anche di mestiere, e del M5S del Veneto, sono proprio le ultime righe: il richiamo a Rousseau, ossia (ma sono d'accordo solo in parte perchè quest'Autore è anche altro (il suo modello era la Ginevra calvinista, niente a che fare con il cattolicesimo e non è poco, quindi con una corrente di pensiero politico-filosofica-religiosa del tutto diversa dall'attuale situaizone del mondo occidentale..... e non sto a farvi la spiegazione perchè credo, o per mio tornaconto voglio credere, che tutti sappiamo di cosa stia parlando.... una cosa la voglio dire però: siamo già primitivisti per il semplice fatto che la società liquida non ha pilastri reali e tutto vien basato sulla capacità degli umani di aggregarsi per interessi particolari e disaggregarsi per motivi diametralmente opposti. Se fossimo evoluti al punto da saper evitare alcune pulsioni egoistiche e/o individualistiche e capire cosa si voglia senza danneggiare il proprio vicino... a quel punto avremmo realizzato non una società primitiva ma anarchica, nel senso nobile del termine (un pò come fu creata in Spagna durante la guerra civile e distrutta dalla strana alleanza falangista/comunista.. forse perchè, come sostiene Canfora nel 'La storia falsa' - edizioni Rizzoli -, funzionava sul serio essendo basata su una cooperazione di tipo federalista?)... utopia.

mercoledì 14 maggio 2014

partiti e programmi elettorali: un confronto da fare prima di fare qualunque cosa.....

Tutti, proprio tutti, sostengono che sia importante votare, vero? ma i programmi li conosciamo? Quanti di noi sono stati realmente informati dai media o dai partiti stessi sulle loro intenzioni quando saranno al parlamento europeo? Quanti di noi si sono realmente informati?
A sentire i politologi, quelli seri, nemmeno il 15% s'informa e fa una scelta consapevole; del 15% il 50% lo fa solo negli ultimissimi giorni; il resto si basa sul sentito dire (in italia annusa l'aria per capire il vento che tira) in giro o nel cerchio di conoscenze che ha.... non è esattamente, quindi,  un "informarsi" quanto un assumere il minimo d'informazioni che si possono raccattare in giro per farsi un idea di massima: un pò poco.
Bene almeno stavolta non ci saranno alibi... a questo link del Fatto, e su lavoro di quattrogatti.info, c'è la tabella di raffronto fra i programmi elettorali dei vari partiti, e varie consorterie cui si richiamano, o - tradotto - la listre delle loro buone intenzioni.... approfittatene.
p.s.
la notizia è il vero programma per le europee del vero partito che conta, eccola: al Marriott Hotel a Copenhagen, sarà la sede del meeting Bilderberg 2014. C'erano alcuni dubbi su questa sede, dato che si trova vicino ad una strada molto trafficata, ma ora le autorità hanno confermato che si terrà in questo hotel dal 29 maggio al 1° giugno 2014
Hanno anche sistemato una ampia area davanti all'entrata dell'hotel, per farci stare i manifestanti, anche se la Sede Centrale della polizia è vicina a questa sede... cosi potranno tenere d'occhio da vicino quel che accade... Rispetto allo scorso anno, signifca che i manifestanti si potranno riunire a non piu' di 20 metri dall'hotel e quindi sia loro che i media potranno vedere piu' da vicino l'arrivo dei membri del Bilderberg, rispetto allo scorso anno al Grove Hotel in Watford, Inghilterra. I reporters di Infowars saranno sull'area di Copenhagen per coprire l'evento con riprese live in streaming e aggiornamenti regolari. L'organizzazione degli elitari, che annualmente si incontrano o in EU o in USA o in Canada, comprende alcuni dei pesi massimi piu' potenti dell'industria, delle banche, della politica, delle case reali, dell'accademia e tecnologia. . Nel 2010, l'ex Segretario Generale della NATO e membro Bilderberg, Willy Claes ammise che i partecipanti al Bilderberg hanno il mandato di implementare decisioni politiche che vengono formulate durante il meeting. Lo scorso anno, l'avvocato italiano Alfonso Luigi Marra richiese al Pubblico Ministero di Roma di investigare sulla organizzazione clandestina, per attività criminale, chiedendo altresì se il meeting del 2011 in Svizzera non avesse portato alla elezione di Mario Monti come Primo Ministro dell'Italia. Nel 2009, il presidente del Bilderberg Étienne Davignon persino si vantò del fatto che la moneta unica dell'euro, fosse parto mentale del Bilderberg Group. 

mercoledì 30 ottobre 2013

Non ci siamo; proprio non ci siamo ..... dagli errori non s'impara mai

Quello che state per leggere è il resoconto giornalistico, esclusivo dice, del Fatto Quotidiano dell'incontro fra il Grillo e i suoi deputai; io non c'ero, personalmente, ma ho motivo di ritenere che se l'incontro, e quanto detto in esso, è andata nel modo raccontato (mi chiedo il perchè sia stato fatto uscire clandestinamente.... quando facevo politica le cose venivano dette, certo, in famiglia ma le si diceva e non si faceva scena muta per il timore di essere messi alla gogna degli iscritti, e/o screditati come nel peggior stile sovietico, anzi.. ho un ricordo di alcune assemblee di partito che richiesero la presenza di qualche maracantonio per parare sedie e altro che rischiavano di volare; eppoi tutto dovrebbe essere trasparente ... o no?) molte domande mi sorgono alla mente e alcune riserve che aveva le vedo confermate: niente di grave perchè non ho mai creduto che M5S e i suoi capi fossero delle anime belle.. inesperti politicamente si ma non certo anime belle; niente a che vedere con il pdl perchè questo partito, se partito si può chiamare, è proprietario e nemmeno niente a che vedere con il pd-l il cui spettacolo poco edificante è sotto gli occhi di tutti, anche in questi giorni, purtroppo..... neo-berluschini che si fanno assumere per 11 gg e, con i contributi messi da provincia e comune, si ritrovano baby pensionati (..); vecchie glorie che faticano a mettersi da parte e tirano zampate graffianti affondando chiunque metta la testa sopra il livello della...... diciamo acqua. No nulla a che vedere, ma la strada mi sembra segnata anche per M5S: c'è un livello ampio (quello dei simpatizzanti e degli elettori) dove le cose vengono dette in un certo modo: "non dobbiamo aver paura di essere populisti"; c'è un livello intermedio, più ristretto, dove ci si trova in un limbo e si pende dalle labbra del guru e si da cinghia di trasmissione fra i livelli con la speranza di essere assurti al livello d'eccellenza e dove i messaggi e le parole d'ordine arrivano già bell'è pronti e si eseguono e, poco, si discutono (ne fanno parte gli iscritti e alcuni peones); infine c'è il livello stretto, diciamo d'eccellenza, dove le cose son dette chiaro chiaro e, pur rimanendo la paura di essere sputtanati perchè eretici, devono rimanere lì.. con poca discusione sulle parole d'ordine però qui si parla chiaro, molto chiaro.. fin troppo direi..... come nella prima repubblica nello stile ecumenico e delle seconda per l'ostentata trasperenza: ostentata ma, pare, poco praticata.....
Concendendo il beneficio del dubbio al guru ve lo posto: fate voi le considerazioni del caso:
Grillo, confessione a eletti M5S: ‘Finzione politica l’impeachment di Napolitano’Il Fatto pubblica in esclusiva la conversazione tra il leader del Movimento 5 Stelle e i suoi deputati. "Siamo populisti, parliamo alla pancia della gente e non dobbiamo vergognarci. Se andiamo a sinistra siamo rovinati". E sul Capo dello Stato dice: "Non possiamo dire che il Colle ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro chi non rappresenta più tutti gli italiani"
di | 30 ottobre 2013

“Non dobbiamo vergognarci di essere populisti. L’impeachment ad esempio, è una finzione politica per far capire da che parte stiamo”. Beppe Grillo parla ai suoi in un’aula della Camera. È una conversazione che nessuno conosce, quella che il Fatto ha in esclusiva, tra il leader e i deputati. Lui, il grande capo, in piedi, spalle al muro, la voce pacata e i toni concilianti. Gesticola, ride poco e dà pacche sulle spalle. E parla. “Sono qui per sostenervi”. Non alza mai la voce. Il Grillo a porte chiuse non è nemmeno parente del comico sul palco, quello che urla e lancia parole come spade. C’è da spiegare la scomunica ai senatori Cioffi e Buccarella, colpevoli di aver presentato un emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina. C’è da spiegare chi comanda. Che non è lui, ma il Movimento. Perché forse gli eletti se lo sono dimenticati, ma i voti vengono dal basso e seguono le emozioni: “Con la presentazione dell’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, abbiamo perso voti a iosa. Il post del blog, forse un po’ duro, siamo stati costretti a farlo”.
Una decisione obbligata per evitare di perdere troppi voti: “Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione (qui intervengo io perchè trovo una strana assonanza fra quanto or ora affermato e le dichiarazioni di un esponente del pdl che ha dichiarato la stessa cosa rivendicandola e proponendo di cambiare la Costituzione legale visto che, con l'elezione del Capo dello Stato l'avevano già cambiata nei fatti.. logico ma da l'idea che se è vero che Grillo non guarda a sinistra è quasi certo che però trova molte sponde proprio nella destra, quella peggiore...). Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”. Perché il rischio era molto grosso: “Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente. Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati”.
Gli errori, “l’andazzo” e i sondaggi mai visti - Lo ascoltano, affollati come sotto il palco, ma questa volta Grillo parla a volto scoperto e dice di capire. “Questa cosa non deve più accadere. C’è stato un errore di comunicazione. È brutto. Perché l’emendamento è stato un mese lì e non ne sapevamo nulla. Io posso darvi un parere, ma non devo decidere io. Però avreste dovuto avvisare”. Qualcuno risponde: “Dobbiamo prendere decisioni in poco tempo, a volte è difficile”. Ma Grillo dice di sapere già tutto: “Per questo abbiamo presentato l’applicazione per la partecipazione diretta. Così quando c’è qualche proposta che non avevamo nel programma, la mettiamo online e vediamo l’andazzo”. Ai suoi Grillo dice di aver fatto un sondaggio online: il 75% ha votato per mantenere il reato di immigrazione clandestina. Qualcuno scuote la testa: “Non l’abbiamo mai visto”. Ma oltre le giustificazioni il leader ripete come un ritornello che il potere resta alla maggioranza: se il Movimento vuole riformare la Bossi-Fini si voterà su quello. E così sullo ius soli: “Vorrei che fossimo uniti. Stanno sfruttando il tema per fini elettorali. Siamo tutti convinti che lo ius soli vada bene, ma con certi paletti”.
I deputati sono spiazzati. Lo guardano in piedi con le mani sudate per cercare di dire ad alta voce i malumori covati per giorni. Ma Grillo è comprensivo e i dissidenti non osano parlare. Qualcuno trova il coraggio di chiedere più chiarimenti. Giulia Sarti, subito fermata da Roberto Fico e Carla Ruocco. Poi Silvia Chimienti: “A me questa cosa dei voti lascia perplessa. Bastava spiegare alle persone che era una cosa di buon senso”. Qualcuno azzarda: “Non è che per non finire nell’ala di sinistra scivoliamo a destra? Restiamo oggettivi”. Alza la mano Stefano Vignaroli: “Prima non era così. Andavamo sul palco e ci dicevi di parlare delle cose che ci appassionano”. Grillo risponde a tutto: “Io lo so cosa vi ha dato fastidio, la frasetta dell’articolo dove si diceva che con posizioni come quella sull’immigrazione avremmo preso risultati da prefisso telefonico. Lo so, ma dovete capire che il Movimento sono 9 milioni di persone che ci hanno votato”. I brusii crescono quando si passa alle questioni pratiche. Se per ogni difficoltà bisogna chiedere l’autorizzazione e il parere dall’alto, si perde troppo tempo. “Tanto vale allora astenersi su tutto”, dice Luigi Gallo. Così Girolamo Pisano: “Io chiedo, vale più un ragionamento fatto da 100 persone su base di dati tecnici. O un’opinione di Grillo e Casaleggio?”. E su questo il leader sbotta.
Parlano da oltre un’ora e il punto è sempre quello: “L’opinione è del Movimento. Abbiamo 9 milioni di persone che ci hanno dato il voto su un programma. Noi siamo le punte delle persone. Io sono per il dialogo sempre. Non datemi dei super poteri. Non ne ho. Io mi sento in imbarazzo. Ne sapete molto più di me. La prossima settimana viene qui Casaleggio e parlerete con lui. Verrà un giorno o due alla settimana. Si alternerà con me”.
I post, il residence e la penale anti-traditori - Grillo la pazienza la perde sul finale. Gli chiedono di avvisare prima di scrivere un post sul blog contro una persona. Chiedono di ricevere un avviso. “Ma così si crea un canale preferenziale con ognuno. Poi io non vivo più. Ad esempio la settimana scorsa ho chiesto, ci incontriamo in un residence per parlare? Voi l’avete messa ai voti. Così abbiamo fatto una figura di merda. La notizia l’avete creata voi. Bastava non fare nulla. Chi voleva venire veniva”. Si rabbuia un attimo, ma subito torna a incoraggiarli. “Avete fatto un miracolo. Pensate al futuro adesso. È nostro. Questi politici sono finiti. State facendo grandi cose. Adesso io e Casaleggio scenderemo più spesso, perché bisogna alzare delle barriere di protezione. Tutti cercano di salire sul nostro carro. Non possiamo permettere di farci corrodere il lavoro. Per le elezioni locali, faremo firmare una cosa che se cambi il partito paghi una penale”. Ci sono le regionali in Basilicata e le europee nel programma del leader. Nessun accenno al voto anticipato. A porte chiuse la campagna elettorale può aspettare."
Ecco, questo è tutto. Personalmente credo che sia l'ennesimo autogol, per almeno due motivi, fra gli altri:
  1. se si deve seguire la "pancia della gente" non si da nessuna parte e si fanno solo una serie di figurine di m... dando la prova, la cosiddetta pistola fumante, che non si è troppo diversi dagli altri, anzi ... e le ultime prove elettorali dovrebbero essere il segnale che o ci si caratterizza in un modo o nell'altro o si diventa rumore di fondo come gli altri e prima o poi la gente al rumore ci si abitua e passa ad altro o, a volte, torna indietro ai partiti tradizionali.... almeno quelli sono attaccati alla poltrona e per restarci venderebbero le proprie moglie e madri e magari lasciano qualche briciola anche agli altri.......
  2. quanto sopra dimostra che avevo ragione quando definivo questo movimento come "one shot" ossia un go-movement di stile americano dove c'è una struttura piramidale nei centri decisionali e orizzontale alla periferia che hanno uno o pochi obiettivi da raggiungere e per la novità che rappresentano nel panorama politico ingessato fanno breccia nell'elettorato sorprendendo il panorama politico.. quando ciò avviene il go-movement ha due scelte: o cresce ed entra nel sistema, si spera che mantenga la propria originalità (non l'ha fatto la lega, ad esempio, perchè una volta entrata si è dimostrata ben peggiore degli altri partiti e, sparito il capo carismatico, è addirittura più centralista degli altri) o..... sparisce, più o meno lentamente, dalla società riducendosi allo stadio iniziale o poco più ed è queste che temo stia accadendo al M5S; potrà vincere qualche tornata e potrà anche mantenere una parte dell'elettorato ma, essendo un movimento semi-liquido immerso in una società liquida quale siamo, nel medio periodo è destinanto ad essere riassorbito nella fascia astensionista o destro-sinistra del tradizionale panorama politico.
Dipenderà, insomma dai livelli medio e ampio se cresce e si struttura, e magari si libera di capi e capetti, in altro.... altrimenti sarà altra casta e ci vorranno altri decenni per veder riemergere qualcos'altro.

martedì 4 giugno 2013

Esercito? ma 'dde che?

Si sa che imitare e meglio che studiarla, vero? Nessuna meraviglia quindi che il "comunicatore" per antonomasia scopri che qualcuno più bravo di lui ci sia riuscto: il suo ego ne risente ma per i miracoli, anche se ben attrezzato, ce ne corre ancora.... dice. Ecco: la puntata ora è creare l'esercito...... speriamo che la storia non si ripeta come accadde con la disfatta di quello borbonico a fronte di qualche migliaio di assatanati.....
Tutti addosso a Grillo: lo sport nazionale che va di moda per distrarre gli italiani dai reali problemi sventolandogli sotto al naso, nell'ordine: presunte defezioni; scontrini; improbabili aventini; ecc. ecc. ma chi ha il cervello funzionante, e ci sono, il messaggio l'ha capito.. oggi per far dimenticare, da un lato, e per vincere, domani, dall'altro, quel modello di comunicazione politica va seguito: il modello "5 STELLE". E' un modello nuovo per noi ma in realtà è abbastanza obsoleto; negli USA è stato in parte abbandonato perchè non puoi tenere bloccati milioni di voti e riuscire a "FARE" qualcosa nell'immediato da un lato e fidelizzarli solo con parole d'ordine, dall'altro... infatti nell'immediato si è capito che è meglio, per tutti, fare iniziative one shot (un colpo è via) dove le persone che si riconoscono in un problema possono partecipare attivamente per poi sciogliersi in modo che sia chi propone l'iniziativa (è indifferente se si tratta di eleggere Obama o se si tratta di copire le multinazionali del fumo) che chi vi aderisce ritornano a essere liberi per tornare ai loro affari o per continuare in un altra iniziativa... qui non siamo ancora a questo punto quindi il modello *5 Stelle è perfettamente attuabile: e l'ha capito anche l'amato capo e chi gli sta intorno: infatti è nato l'esercito della libertà. Tolto il nome, il resto è uguale: due cerchie di cittadini; una di aderenti e di capi locali e un altra di simpatizzanti che fasnno non solo numero ma anche fiancheggiano l'azione .. tutti più o meno su base volontaria.. se funzionante una perfetta macchina da guerra, come ha dimostrato il successo, non replicabile immediatamente, del movimento alle politiche e l'insuccesso alle locali.
Funzionerà anche per la sua controparte o sarà l'ennesima trovata di marketing per presidiare un target ben definito a livello sociale? Questo al momento non si sa; ma i precedenti, e se ci sono abbastanza soldi (questo per l'esercito non dovrebbe essere un problema), ben testimoniano la bontà della cosa.
Gli italiani dovrebebro essere ormai scafati a queste cose: ma si sa che basta poco, essendo teledipendenti, per influenzarne il trend; come si sa, e si sa, che il vero terreno di scontro nel prossimo futuro, come negli USA a aprtire da Clinton, sarà il segmento "giovani":
  1. che non ascoltano la tv
  2. che usano gli i-phone;
  3. che non gliene frega niente della politica;
  4. che votano colui che riesce a capire e decodificare il codice con il quale si riconoscono fra loro e sa titillarne le aspettative.
Grillo c'è riuscito benissimo e ha messo le fondamenta di un qualcosa ancora di là da venire; questi "nuovi", chissà..... credo siano solo un fuoco fatuo ma, volendo guardare oltre ...... l'orizzonte degli eventi, potrebbero anch'essi essere i prodromi di un qualcosa: da mr. B a mrs B. in una continuità ereditaria che sa di quel medioevo nel quale viviamo e dal quale non ne usciremo così presto, temo.....

domenica 16 ottobre 2011

volevate sapere chi sono le teste di caxxo? Eccovele ....

però su facebook stanno cominciando a girare "strane" foto che vi sottopongo per una riflessione su chi c'era ... come infiltrato o strane paranze ..... guardatele bene e qualche domanda ponetevela eprché qui si comincia a risentire puzza di G8 di Genova........ e di dottrina cossiga come corollario.......





Si eccovele e già dal 2002 sono conosciuti alle forze dell'ordine; e allora perché ogni volta li si lascia fare? Qui prodest? E' un mondo variegato di professionisti, che si ritengono "radicali", della violenza (questi che lo sono) e che sono capaci realmente capaci di fare tutto con poco:
BLACK BLOC
Due chiacchiere con loro
PARIGI - Arrivano alla Gare du Nord provenienti da una città che non voglionorivelare, «la polizia ci conosce già fin troppo bene», e sono diretti a Strasburgo, peril convegno della rete No border. «Ma lì - assicurano - non andiamo a fare casino.Gli sbirri possono stare tranquilli, vogliamo solo discutere».Un anno fa invece, a Genova, Pierre e Jean («Niente nomi veri, d'accordo?») eranoa Genova sulle barricate del G8. Non gli interessava affatto discutere, ma soloscatenare "les émeutes", come li chiamano loro: i moti, la sommossa. Se li definisciblack bloc, rispondono che non è esatto. «Black bloc sono solo gli americani e itedeschi - spiega Pierre - Si chiamano così per il modo in cui stanno in piazza,uniti in blocchi compatti e vestiti di scuro. Ma con questo sistema si può resisteresolo in quei Paesi, dove gli sbirri non usano i lacrimogeni. Noi dobbiamomuoverci a piccoli gruppi e molto velocemente. Come a Genova, appunto».Ma a parte la distinzione tecnica, Pierre e Jean non sono molto interessati alleetichette. Si definiscono semplicemente «radicali» che stanno bene in qualunquegruppo: anarchici, situazionisti, insurrezionalisti, comunisti, «ovunque ci sianopersone pronte a rivoltarsi contro il capitalismo, il potere, la proprietà». Agliappuntamenti di massa, ma anche nella vita di tutti i giorni, se è vero che questidue "émeutiers", passati i trent'anni già da un po', non hanno un lavoro fisso e«quando serve qualcosa facciamo in modo di trovarla». Come a Genova, appunto.«Servivano i caschi per proteggerci - racconta Pierre - e li abbiamo presi daibauletti dei motorini parcheggiati. Poi il venerdì abbiamo aperto (dice propriocosì, NDR) un negozio di accessori per moto e ce n'erano altri. Servivano i bastonie le pietre e ce li siamo procurati nei cantieri individuati nei giorni precedenti.Serviva il liquido per le molotov e l'abbiamo preso dalle macchine».A vederli così, in borghese, non danno l'idea dei guerriglieri. Semmai deirivoluzionari di altre epoche. Pierre sembra un artista in cerca d'ispirazione, capellilunghi, basette curate e occhi curiosi; Jean ricorda il Toni Negri degli anniSessanta, occhiali dalla montatura grossa, sguardo riflessivo e sandali francescaniai piedi. Un anno fa, col passamontagna calato sul volto e armati di molotov,pietre, bastoni e spranghe, insieme ad altre centinaia di «insorti» hanno datol'assalto al carcere di Marassi, a qualche banca («ma per quelle c'era moltaconcorrenza, se non eri tra i primi a arrivare non trovavi più niente da rompere»),al negozio di moto, a uno di alimentari «per mangiare», a un tabaccaio «perfumare».In due giorni - il 20 e il 21 luglio 2001 - hanno sostenuto ore e ore di corpo a corpocon «gli sbirri».«Il venerdì 20 abbiamo vinto - dice Jean - perché a un certo punto del pomeriggioavevamo "liberato" un pezzo di città, a nord. Chiuso il sottopassaggio che portaalla stazione di Brignole, avevamo le strade in mano. Ci siamo riposati, abbiamomangiato, bevuto, fumato, giocato a pallone. E' stato un bel momento, ancheperché molti genovesi, quando abbiamo aperto il negozio di alimentari, si sonopresi quello che a noi non serviva, cioè i pacchi di pasta, prosciutti interi e altramerce. Io in quel momento ho abolito la proprietà privata».Con la violenza, però. Un'obiezione che quasi sorprende Pierre: «Perché, c'è unaltro modo? La violenza non è un problema morale, è semplicemente la vita, ilmondo in cui siamo capitati; qualunque forma di illegalità è violenza, e percombattere questo potere non c'è altra forma che l'illegalità. Gli altri, compresi irappresentanti ufficiali del movimento No Global, vogliono governare il capitalein modo "democratico". Noi no. Io non mi faccio alcuna illusione sullademocrazia».Meglio, per loro, lo scontro di piazza. Contro i poliziotti, ma anche contro chipretende di stabilire le regole per manifestare. «Quelli del Genoa Social Forumvolevano imporre il loro diktat, "niente violenza". Ma c'era stato Goteborg, dovela sinistra aveva avallato gli spari della polizia, e noi non potevamo non reagire».Ecco allora la pianificazione degli scontri. «Per me uno sbirro in divisa non è unuomo, ma una macchina - dice Jean. - Rappresenta lo Stato, quello che esegue glisfratti e sgombera le fabbriche occupate. Un nemico, insomma. Vuoi un motivo perpicchiare uno sbirro? L'umanità. L'odio di classe. Mi sembra più che sufficiente».Pierre e gli altri sono arrivati a Genova nei giorni precedenti al G8, «allaspicciolata e "puliti"; siamo entrati in macchina nelle ore di punta, quando icontrolli sono meno rigidi». Prima delle manifestazioni hanno fatto i sopralluoghiper individuare gli obiettivi e conoscere le strade. Jean e Pierre si sono uniti «atanti compagni francesi, italiani, spagnoli, tedeschi, che già conoscevamo oincontrati sul momento. Si sentiva che sarebbe successo qualcosa di grosso, era untam tam che cresceva con l'avvicinarsi degli appuntamenti».Il 19 luglio hanno studiato le mosse della polizia al corteo dei migranti, percarpirne le strategie. La sera sono andati a dormire in un campeggiodi boy scout, «cristiani che suonano la chitarra», sorride Pierre. L'indomani hannoindossato i panni scuri e i passamontagna ed eccoli trasformati in black bloc.«Effettivamente - ricorda Jean - per andare dal campeggio al corteo dei network cisiamo mossi con la tecnica del black bloc, tutti uniti. Ma una volta raggiunto ilcorteo ci siamo mescolati agli altri, che non erano pregiudizialmente contrari allaviolenza, e abbiamo cominciato ad assalire gli obiettivi. Il materiale (cioè sassi,spranghe, molotov, NDR) l'avevamo accumulato al mattino presto e poi nelle oresuccessive. Tutta roba trovata sul posto».A loro la zona rossa non interessava. Jean: «Perché devo attaccare Bush oBerlusconi? Sono forse peggio di Clinton o D'Alema? No, sono assolutamenteintercambiabili, non gli riconosco nessuna autorità».Pierre: «E poi quella zona era davvero inaccessibile. Chi ha tentato di assaltarla,come le tute bianche con quegli inutili caschetti da minatore in testa, faceva soloteatro. S'erano messi d'accordo con gli sbirri, e a noi non interessano lerappresentazioni».Jean: «Nemmeno quella del compagno che s'è fatto fotografare sull'auto in fiammementre fa il segno di vittoria. Lo conosciamo bene, è un anarchico francese che hapartecipato agli scontri con noi. Lo so che per voi quella foto rappresentaun'icona, un simbolo, mentre invece è stato un momento di esaltazione e nientepiù. Inoltre, anche se conquistando una parte di città abbiamo vinto, tutto ècambiato dal momento della morte di Carlo Giuliani».Pierre dice di averlo visto, Giuliani, la mattina di venerdì: «Me lo ricordo perchéportava il nastro isolante infilato al braccio, lo stesso che aveva quando è morto».Appena s'è sparsa la notizia è subentrato lo smarrimento, «e se qualcuno di noiavesse avuto un'arma, in quel momento, l'avrebbe usata. Così come ti garantiscoche se avessimo preso un sbirro non ne sarebbe uscito vivo».Jean, col suo aspetto severo, conferma: «Questo serve anche a smentire lemenzogne sui provocatori. Hanno raccontato, i cosiddetti capi dei No Global, chea fare gli scontri sono stati dei provocatori, che tra noi c'erano sbirri travestiti.Ma io non credo che esista uno sbirro così coraggioso o pagato abbastanza perrischiare di finire linciato da noi. Perché noi stiamo attenti a chi ci sta intorno, ele persone sospette le controlliamo. Quel giorno uno sbirro sorpreso tra noil'avremmo impiccato».Ancora Pierre: «Questa bugia dei provocatori è revisionismo storico praticato intempo reale. Vogliono dimostrare che gli "émeutiers" non appartengono almovimento. Invece noi abbiamo cominciato, ma alla fine agli scontri hannopartecipato migliaia e migliaia di persone, compreso Carlo Giuliani. I No Globalse ne sono appropriati facendone un loro martire, mentre è solo uno dei tanti ches'è ribellato».Ma il giorno successivo, con una vittima a pesare su tutte le coscienze, Pierre, Jeane gli altri «radicali» hanno dovuto guardarsi non solo dalle forze dell'ordine, «mapure dalle tute bianche che volevano farci finire in braccio agli sbirri. Roba damatti. Ce l'avevano con chiunque avesse in mano un sasso o un bastone. E alloracome lo difendi un corteo?».Per Jean, i fatti di Genova «hanno segnato la fine del movimento No Global,perché da quei giorni s'è visto chiaramente che non sono anticapitalisti, macapitalisti riformisti. E io non voglio più mescolarmi con chi pensa chesia giusto danneggiare un McDonald's e non un macellaio qualsiasi: dov'è ladifferenza? Non sono due espressioni diverse della medesima proprietà privata?».La notte di sabato 21 luglio, infine, c'è stato il drammatico epilogo del blitz allascuola Diaz. «Sono stati quelli del GSF a provocarlo - s'infiamma Pierre - perchédopo la morte di Giuliani non hanno fatto altro che invocare la mano pesantedella polizia contro i black bloc. L'hanno voluta loro quell'irruzione. Se c'eranodavvero le tute nere lì dentro? Ovvio, era uno dei pochi posti sicuri rimasti perandare a dormire, dopo due giorni di scontri gli altri erano tutti bruciati. Solo chequelli corrono veloci, sono scappati prima che entrassero gli sbirri».Jean annuisce e interrompe l'amico: «Sta arrivando il treno, andiamo».Fonte: Giovanni Bianconi (Corriere della Sera 17 Luglio 2002)
Ecco fate da voi le dovute considerazioni.. per quanto mi riguarda posso anche ammettere che davvero credano a quello che dicono ma non posso esimermi dal dire che sono in primis loro "strumenti" di quei regimi che tanto odiano e che al loro interno non é da nascondere che spesso possano essere infiltrati e usati come "utili idioti" per porre la parola "fine" a opposizoni sociali che non si riconoscono nel liberismo e nei regimi che lo supportano e che però accettano il metodo democratico come forma di lotta....... troppe volte nella storia umana piccoli gruppi oligarchici, una volta preso il potere in un modo o nell'altro, devono molto della loro presa del potere a loro nemici giurati che ne hanno oggettivamente favorito la conquista con il loro primitivismo politico e, prima ancora, violento.

martedì 7 giugno 2011

Io amo telekabul...

E dai e dai e alla fine ci riesce: Santoro va via. Fin qui quasi non ci sarebbe nulla di male perché tutto nella vita umana nasce, cresce, matura e poi muore .. e avanti il prossimo. Ma questa é un altra storia: la Rai non è proprietà di Mr. B. (anche se i suoi non-opponenti e aspiranti futuri governanti al posto suo hanno fatto di tutto, qualcuno anche tifando apertamente, per consegnargliela) ma di tutti o almeno di tutti quelli che pagano il canone, me compreso. Io voglio in Rai mentana, l'elefantino ecc. ma ci voglio anche santoro perché, oltre che essere un bell'introito per l'azienda che non naviga in acque buone dal punto di vista finanziario grazie alle allegre gestioni di mezze tacche, perché ci sono eventi e trasmissioni che solo un servizio pubblico può fare e dare: perché non è legato al mercato. Basta leggere i giornali destroidi per capire come sia importante per loro, e per il loro datore di lavoro, che l'anchorman esca dalla Rai e che significa il pensiero unico e servile che, senza qualche schiena, dritta rischia di rendere il servizio pubblico attraente quanto lo può essere una discarica sotto casa. Che vada a La7, che fra paertentesi non si prende ovunque, o altrove non conta: la perdita é enorme per tutti i cittadini che ancora credono al pluralismo e dei quali ai padroni del vapore non importa nulla. Ora voglio vedere come lo risolvono il buco finanziario e politico, anzi la voragine, che si é aperta e voglio anche vedere se i "superstiti (Floris, Gabbanelli, Fazio)" potranno far recuperare il gap e sapranno non inchinarsi al potere aziendale e politico che come una cappa maleodorante permea di sé le stanze dell'Ente pubblico: nutro qualche dubbio in proposito. Di una cosa sono certo: Santoro andandosene, volontariamente o meno, sa che questo è partito un siluro "nucleare" contro il mandante di tutto ciò che solo pochi giorni fa ne aveva parlato e sa anche che ora il servizio pubblico é monco di una enorme fetta del apese: é quella stessa fetta che come uno tsunami sta spazzando via il ventennio di Mr. B. e dei suoi epigoni di destra e di "sinistra" che lo hanno sostenuto e che continuano a farlo avendo compreso sia la necessità di farlo sia il non trascurabile aspetto che ci hanno guadagnato in ricchezza personale e potere. Questa telekabul l'amavo proprio per il fatto che ci levava davanti allo specchio che ci hanno messo di fronte e ci mostrava una realtà che ci hanno nascosto per anni: ora tocca a noi finire di dormire....

martedì 29 marzo 2011

test d'integrità.....

Abbiamo un governo del fare, vero? Abbiamo tutti grandi amici degli USA in questa maggioranza, e in gran parte dell'opposizione, vero? Amiamo la libertà, vero? Benissimo, perché allora non adottiamo il loro test d'integrità? Ne ho sentito stasera parlare in una intevista del Dr. Davigo che rainews24 ha riproposto. Sapete cos'é? Anziché stare a indagare poi sulla corruttibilità dei funzionari pubblici, e per estensione anche dei politici che li nominano (a tutti i livelli dai consigli di quartiere fino al Parlamento), gli americani, gente pratica, hanno messo su quello che loro chiamano proprio "test d'integrità": cos'é? Mandano un poliziotto sotto copertura dal funzionario, o dico io anche da un politico, e lo aggancia offrendogli dei soldi: se accetta viene arrestato in caso contrario la sua carriera é finita. Nessuno spreco di soldi in intercettazioni, indagini, avvocati, magistrati di primo livello ecc., tutto pulito come un panno bianco appena uscito dalla lavatrice. Che ve ne pare? A me pare ideale e in piena linea con l'americanismo di cui siamo pervasi: non prendiamo solo le cose peggiori ma anche quel, poco, di buono che possono, ancora, offrire.

mercoledì 23 settembre 2009

... finalmente un giornale e non un foglio propagandistico!!


E' stato un boom. Una vera esplosione in edicola. Il nuovo giornale "Il Fatto Quotidiano" è nato e oltre ai circa 30.000 abbonamenti ha fatto il pieno nella vendita: letteralmente andato a ruba. Il sottoscritto alle 11 di stamane l'ha cercato in ben 12 edicole fra Massa e Lucca e ..... niente, esaurito, finito volatilizzato; l'ha trovato nella edicola ferroviaria di Lucca. Se lo aspettavano? Credo di si: perchè la formula è semplice e lineare. Un giornale che da notizie e le dà nude e crude e che come linea politica e faro ha la Costituzione italiana: niente male per una "carta" che sta stretta a tutti e tutti la vogliono cambiare a propria immagine e somiglianza. Io l'ho comrato e l'ho letto con il disincanto di chi ne ha visti tanti di giornali nascere e morire (la Voce di Montanelli) o nascere e cambiare pelle (penso al Giornale di Montanelli o a Reporter degli anni 80) ecc.... quindi con questa disillusione e questo cinismo che allontana dalla carta stampata e allontana a maggior ragione dalla tv (sempre più lottizzata dal potere politico e oggi prona al potere): una voce nel deserto che attira il popolo dei delusi e dei disillusi e gli da voce; che ripete su carta i discorsi che i puristi della politica definiscono "discorsi da bar" ma che nella realtà è il comune sentire di chi NON HA VOCE e MAI L'AVRA' chiusa com'è nella riserva indiana della comunicazione controllata e manipolata dai poteri economici e politici. Chi mi legge su questo blog sa che non dò mai indicazioni particolari su partiti e simili ma stavolta, vista anche la deriva che stiamo prendendo fra razzismo e condizionamenti "ecclesiali", credo sia giunto il momento di darci una smossa e smettere di fare testimoinanza perchè ci hanno già rubato il nostro futuro ora è ora di evitare che rubino anche quello delle generazioni future.

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