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lunedì 18 maggio 2020

Soros ha la soluzione per la crisi economica da Covid-1

Fonte: Il Fatto Quotidiano Roberto Marchesi Zonaeuro - 18 Maggio 2020

Alla domanda di Gregor Peter Schmitz, del Project Syndicate, che gli chiedeva se avesse mai visto nella sua lunga vita e carriera una crisi simile a questa, George Soros, uno dei più terrificanti speculatori finanziari operante a cavallo del XX e XXI secolo, ha risposto senza esitare: “No. This is the crisis of my lifetime!”.
Chi ha più di 50 anni non ha necessità di essere un intenditore dei mercati finanziari per conoscere la fama di George Soros. All’inizio degli anni ’90, operando spregiudicatamente con operazioni “short” sulle valute europee (sterlina inglese e lira italiana) ha guadagnato per i suoi Hedge Funds (e per se stesso, diventando di colpo multimiliardario) molti miliardi di dollari – e altre valute, inclusa la lira italiana. Le cui banche centrali, che intervenivano nei mercati in difesa della propria moneta, lui trattava come fossero birilli del bowling, infliggendo perdite colossali.
Attualmente, benché ormai da ultraottantenne abbia lasciato ai figli l’attività dei fondi da lui creati, continua, dopo essersi trasformato in perfetto filantropo con la sua Fondazione “Open Society”, a dare forte impulso nel diretto sostegno di molte attività culturali e civili, tutte aventi finalità progressiste e liberali, ma anche, più specificamente, politiche, rivolte al contenimento dei dilaganti nazionalismi che spuntano un po’ ovunque, ma soprattutto nella sua amata Europa (lui è nativo ungherese).
Dunque chiedere a Soros un parere sulla gravità di questa crisi è come chiedere ad uno storico se conosce un “certo” Napoleone. Nella risposta più circostanziata Soros non ha perso l’occasione di precisare che anche prima della crisi da Coronavirus aveva già capito di trovarsi “in un momento rivoluzionario nel quale ciò che era ritenuto impossibile diventava non solo possibile, ma addirittura necessario”.
Soros è quindi, al pari di molti altri economisti, perfettamente cosciente che l’impatto della globalizzazione sulle economie nazionali, insieme ad altre motivazioni più specifiche, aveva già rotto da tempo diversi equilibri e che una pesante crisi era nell’aria. Il Covid-19 ha quindi rotto una diga di “cartapesta”, tenuta insieme (a mio avviso) più dall’ottimismo degli operatori di Borsa che dalla reale rispondenza delle quotazioni al valore intrinseco dei titoli.
Tuttavia anche Soros si chiede come abbia potuto questa pandemia cogliere così di sorpresa tutti i governi del mondo, essendo storicamente noto che pestilenze di questo tipo, negli ultimi quattro secoli, sono state una costante purtroppo ineluttabile e hanno falciato ogni volta decine di migliaia di vittime inermi.
Benché la contagiosità di questo virus sia molto alta, ciò che è successo e sta succedendo in America è indicativo di errori plateali e di assoluta mancanza di tutele preventive sul piano sociale. Non è concepibile che in una democrazia evoluta i morti da virus raggiungano il numero di 100mila e l’indice della disoccupazione passi in soli due mesi dal minimo storico del 3,5% di febbraio al massimo storico del 14,7% di fine aprile. Queste cifre sono non solo una tragedia per l’intera popolazione, ma anche una pessima pagella per qualunque governo.
Soros liquida con una battuta di sconforto il giudizio sul governo, ma alla domanda se il “capitalismo” sopravviverà a questa catastrofe non fa sconti e dice che no, non potrà ritornare a dove eravamo: questa crisi cambierà tutto, anche se adesso nessuno sa come. Teme che a livello globale guadagneranno spazio i sistemi autocratici, Cina in testa, ma lamenta anche le aspirazioni autoritarie di Trump, che trovano fortunatamente nella Costituzione, e nel popolo, un freno adeguato.
E’ invece più preoccupato per l’Europa, in questo momento, perché è tuttora una Unione incompleta e quindi è più facilmente attaccabile dai nazionalismi già presenti al suo interno.
Non gli sfugge nemmeno (come è ovvio, con la sua immensa esperienza proprio in campo finanziario) il problematico momento “finanziario” apparentemente irrisolvibile a causa dei litigi tra i maggiori partner europei su come coprire l’immensa spesa generata dalla pandemia e dagli indispensabili blocchi nelle attività produttive, la cui copertura è stata individuata dalla presidente Ursula von der Leyen in almeno un trilione di euro (mille miliardi).
Ma gli Usa, dopo i due trilioni di dollari concessi a Trump e in buona parte già distribuiti il mese scorso, si apprestano ora ad un altro “mega-regalo” di tre trilioni (pressappoco con le stesse modalità del precedente) che vede i democratici favorevoli e i repubblicani che vorrebbero – ma non possono – dire di no (se vogliono salvare consensi per le elezioni di novembre).
La proposta di Soros è però diversa sia da quella vecchia dei coronabond sia da quella del Recovery Fund, ora approvata dal Parlamento Ue. Secondo me, nell’ottica di una seria costruzione dell’Europa unita, sarebbe persino preferibile a quella attuale Ue – che tuttavia, al momento, sarebbe il “male minore” perché consente di proseguire la presenza europea (e italiana) nei mercati ma mantenendo intatta la distinzione del debito originario dei singoli Stati, che nella costruzione di un Organismo unico è una palla al piede già ora pesantissima ma che peserà sempre di più: è semplicemente impossibile sperare che l’Italia possa, in un situazione come quella che si sta determinando, ridurre il suo debito e nel contempo mantenere la sua potenza economica. Lui propone invece i cosiddetti “Consols” (consolidated bonds), nient’altro che “Perpetual Bonds” già emessi dalla Gran Bretagna per finanziare le guerre napoleoniche e per la prima guerra mondiale (ma anche gli Stati Uniti si sono serviti di questo strumento finanziario nel 1870).
I “Consols”, a differenza dei Coronabond, verrebbero emessi dalla Commissione Europea in accordo con la Bce; avendo un periodo di vita “perpetuo” (cioè destinati alla rinegoziazione/cancellazione dopo un periodo molto lungo di anni) verrebbero sottoscritti soprattutto da quei risparmiatori di lungo periodo (Fondi, Assicurazioni, ecc.) che necessitano di un buon rendimento a breve. Essendo questo un tempo in cui gli interessi sono molto bassi, o addirittura negativi, l’offerta troverebbe certamente elevato interesse nel particolare mercato dei bond.
La spiegazione completa del loro funzionamento è descritta nell’articolo dal titolo The EU should issue Perpetual Bonds, a firma dello stesso Soros.

domenica 16 febbraio 2020

Usa, le mail trafugate a George Soros finiscono online: “È architetto di ogni colpo di Stato degli ultimi 25 anni”

Fonte: Il Fatto Quotidiano | 17 Agosto 2016
Dc Leaks pubblica i file rubati dai database della Open Society Foundation dell'imprenditore ungherese americano: "A causa sua e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un faro di libertà e democrazia"
Ci sono i dossier sulle elezioni Europee del 2014 ma anche quelli sul voto nei singoli Stati, i fascicoli sui finanziamenti elargiti alle organizzazioni non governative di tutto il mondo e persino i rapporti sul dibattito politico in Italia ai tempi della crisi dell’Ucraina. Sono solo alcuni dei documenti rubati dai database della Open Society Foundation di George Soros. Appena pochi giorni fa Bloomberg aveva raccontato che, oltre ad aver violato i server del partito Democratico, avrebbero anche trafugato le mail dell’imprenditore americano.
E adesso Dc Leaks ha varato dcleaks.com, un portale interamente dedicato ai documenti trafugati dalle caselle mail del magnate statunitense. Nove categorie – Usa, Europa, Eurasia, Asia, America Latina, Africa, World bank, President’s office, Souk – migliaia di documenti consultabili online o da scaricare in pdf.
Dentro c’è un po’ di tutto: commenti sulle elezioni nei Paesi di mezzo mondo, rapporti sui “somali nelle città europee” e sul bilancio di previsione statunitense, ma anche dossier sulla crisi tra Russia e Ucraina con una serie di allegati che spiegano la posizione dei vari stati Europei sulla vicenda.
In homepage, poi, c’è un post che spiega il motivo della pubblicazione dei file. “George Soros – scrivono gli hacker –  è un magnate ungherese- americano, investitore , filantropo, attivista politico e autore che, di origine ebraica. Guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. È considerato l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni . A causa sua e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un faro di libertà e democrazia. I suoi servi hanno succhiato sangue a milioni e milioni di persone solo per farlo arricchire sempre di più. Soros è un oligarca che sponsorizza il partito Democratico, Hillary Clinton, centinaia di uomini politici di tutto il mondo. Questo sito è stato progettato per permettere a chiunque di visionare dall’interno l’Open Society Foundation di George Soros  e le organizzazioni correlate. Vi presentiamo i piani di lavoro , le strategie , le priorità e le altre attività di Soros. Questi documenti fanno luce su uno dei network più influenti che opera in tutto il mondo”.

venerdì 7 febbraio 2020

Le Sardine incontrano i Benetton: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Fonte: Il Fatto Quotidiano Diego Fusaro Cronaca - 4 Febbraio 2020

Vi sono immagini che parlano più delle parole. E lo fanno con l’immediata potenza espressiva che è propria dell’ambito della visione. Tra queste immagini può, con diritto, essere annoverata quella che più di tutte ha circolato per la rete in questi giorni.

Essa mostra il leader delle Sardine alla corte degli United colors dei Benetton, in presenza del vate Oliviero Toscani, il fotografo ufficiale del mondialismo infelice e della sua classe di riferimento. Una magnifica foto di famiglia, che immortala padroni e ciambellani, ancelle e servizievoli manovali del potere a forma di sardine.
Una foto non certo “rubata”, come usa dire nel lessico fotografico: i protagonisti sorridono e sono in posa, fieri di rappresentare il lato buono della storia, quello dello sviluppo capitalistico, del progresso tecnico e del verbo unico politicamente corretto.
Uniti, felici e in sontuosi luoghi patrizi, a distanza di sicurezza dalle vili plebi italiche, che ancora sono dedite a volgari problemi come la casa e il lavoro: e che, per ciò stesso, con la loro barbarie connaturata non si aprono al sogno degli United colors della mondializzazione e della openness cosmopolitica dei flussi di desideri, di merci e di esseri umani mercificati. United colors che, a ben vedere, sono quelli che nascondono il “monocromatismo assoluto” (Hegel) del mercato pantoclasta e senza confini.
Curiosamente la foto ci mostra anche un altissimo muro, che separa i privilegiati della corte dei Benetton dal resto del mondo: esso simboleggia magnificamente il modus operandi dei padroni del vapore, che lottano contro tutti i muri in nome della libera circolazione, e insieme innalzano muri ogni giorno più alti per separare ermeticamente i primi dagli ultimi, gli oppressori dagli oppressi, i padroni dai servi.
La posizione assunta dai patrizi protagonisti della foto è rivelativa: una sorta di “primo stato” privilegiato e facoltoso, che, fermo nel prato verdeggiante, si gode la cornucopia di beni e opportunità che la globalizzazione offre loro nell’atto stesso con cui sottrae il necessario per esistere alla maggior parte del genere umano. Le sfide e le sfighe della globalizzazione coesistono, iniquamente divise tra servi e padroni, tra chi ha l’accesso al giardino segreto dei signori e chi ne è escluso.
Nella foto il leader ittico tiene la mano sul petto: quasi a segnalare partecipazione emotiva per quell’incontro così importante, che rivela il tanto bramato riconoscimento da parte di quelli che davvero contano, i padroni del vapore. Quelli per i quali tanto i sardinici manifestanti si erano spesi nei mesi scorsi, nel tentativo di arginare il rischio populista e, con esso, il possibile ritorno della decisione sovrana democratica contro gli automatismi tecnocratici di quei mercati speculativi che sempre devono avere ragione.
Come se non bastasse, dopo la foto è giunta anche la benedizione di George Soros, che sul Corriere della Sera ha celebrato le Sardine e il loro nuotare seguendo le correnti della open society.
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, si diceva un tempo. A questo motto, sagace e sempre attuale, se ne può aggiungere uno ulteriore e convergente: dimmi come ti tratta il potere e ti dirò chi sei realmente.
Avete ancora dubbi sull’identità delle Sardine? Sulla reale essenza di questi “pesci pagliaccio” che, senza lisca e spina dorsale, si muovono sempre secondo le correnti globalisticamente corrette, opponendosi a tutto ciò che alla globalizzazione neofeudale possa opporsi? Gli United colors delle Sardine sappiamo quali sono: il fucsia delle sinistre sbiadite, passate dalla parte dei padroni; e l’arcobaleno sgargiante, dietro il quale si nasconde il grigio del nichilismo oppressivo della società del mercato globale.

sabato 26 gennaio 2019

Soros: “guerra fredda tra Usa e Cina rischia di diventare calda”

Fonte: W.S.I. 25 Gennaio 2019, di Mariangela Tessa

Stati Uniti e Cina sono bloccati una una guerra fredda, che rischia di trasformarsi presto in una guerra calda. La pensa così il miliardario George Soros che, ieri, durante una cena a Davos, dove è in corso il World Economic Forum , ha puntato il contro il presidente Usa Donald Trump, giudicando “semplicistico” il suo approccio alle relazioni con la Cina.
“Una politica efficace nei confronti della Cina non può essere ridotta a uno slogan, deve essere molto più sofisticata”, ha affermato Soros, aggiungendo che “purtroppo il presidente Trump sembra seguire un altro corso: fare concessioni alla Cina e dichiarare la vittoria, rinnovando i suoi attacchi contro gli alleati degli Stati Uniti. Tutto questo potrebbe minare l’obiettivo politico degli Stati Uniti di arginare gli abusi e gli eccessi della Cina”, ha affermato.
Soros, un importante donatore del partito democratico e critico del presidente Donald Trump, ha quindi aggiunto:
“La realtà è che siamo in una guerra fredda che minaccia di trasformarsi in una guerra calda”, sottolineando così i pericoli impliciti delle tensioni commerciali tra i due paesi.
Il finanziere Usa non risparmia colpi per il presidente cinese Xi Jinping, paragonato al Grande Fratello. Parlando della Cina, il finanziere ha sottolineato che la Cina non è il solo regime autoritario al mondo, ma di sicuro il più forte, il più ricco e più pericoloso visto che usa la tecnologia per il controllo sociale.
“Questo rende Xi Jinping il più pericoloso oppositore delle società aperte”.

martedì 11 dicembre 2018

Migranti e debito, la controversa proposta di Soros per l’Europa

(sentite, anzi leggete) questa...
Fonte: W.S.I. 11 dicembre 2018, di Alessandra Caparello

Insoddisfatto dell’attuale politica dell’UE per i rifugiati perché si basa ancora sulle quote d’ingresso, Georg Soros, imprenditore e attivista ungherese naturalizzato statunitense, propone ai capi di Stato e di governo dell’UE una ricetta che si basa sul debito.
Se da una parte considera importante investire nell’arrivo dei migranti che, a suo dire, aiuterebbe a mantenere l’afflusso di rifugiati a un “livello che l’Europa può assorbire”, il filantropo ungherese, acerrimo nemico del premier Viktor Orban, è consapevole che i costi del suo “piano di scambio etnico” sono finanziariamente difficilmente attuabili.
Oltre ai già enormi costi causati dai migranti già presenti in Europa, secondo le stime dell’ONG olandese GEFIRA, un numero così elevato di nuovi arrivati aggiungerebbe circa 30 miliardi di euro all’anno. Il piano di Soros poggia su due pilastri: il finanziamento dei migranti e quello dei paesi extraeuropei che ricevono principalmente migranti (e che egli stesso sostiene con le sue attività filantrope).
Lo speculatore finanziario chiede anche l’introduzione di una nuova tassa per aiutare gli Stati Membri nella crisi dei rifugiati, tra cui un’imposta sulle transazioni finanziarie, un aumento dell’IVA e la creazione di fondi per i rifugiati.
Soros sa, tuttavia, che tali misure non sarebbero accettate da alcuni paesi dell’UE, per cui propone una soluzione politica diversa, che non richiede un voto nei paesi sovrani e che riguarda il debito pubblico. Per il magnate ottantenne il nuovo debito dell’UE dovrebbe essere contratto approfittando del suo status di credito in posizione AAA in gran parte inutilizzato, emettendo obbligazioni a lungo termine, il cui ricavato potrebbe essere usato per dare impulso all’economia europea.
I fondi potrebbero provenire dal MES (ESM nell’acronimo inglese), il meccanismo europeo di stabilità e dal BoPA (Balance of Payments Assistance Facility), istituzione comunitaria di sostegno alla bilancia dei pagamenti. Soros calcola che entrambi gli istituti hanno una capacità di credito di 60 miliardi, che dovrebbe aumentare quando Portogallo, Irlanda e Grecia rimborseranno annualmente i prestiti ricevuti durante la crisi dell’euro.
Così facendo i vecchi debiti verrebbero utilizzati per finanziare nuovi debiti, in modo tale da non gravare ufficialmente sul bilancio di nessuno degli Stati membri dell’UE.

lunedì 10 settembre 2018

Soros teme rottura alleanza atlantica: “Ue in pericolo”

Fonte: Wall Street Italia 10 settembre 2018, di Daniele Chicca

La rottura dell’alleanza atlantica tra Stati Uniti e Unione Europea potrebbe scatenare la prossima grande crisi finanziaria. A dirlo è il finanziere miliardario George Soros.
Tra gli uomini più ricchi al mondo, il finanziere di origini ungheresi sostiene in un’intervista concessa a Bloomberg che l’Unione Europea sia in pericolo e che la minaccia sia “imminente” ed “esistenziale”.
L’annullamento dell’accordo nucleare sull’Iran e la “distruzione” dell’alleanza transatlantica tra i due blocchi occidentali sono destinati ad avere un impatto negativo sull’economia europea e a causare ulteriori turbolenze”.
Per Soros la soluzione di gran parte dei problemi dell’Europa sarebbe un piano Marshall per l’Africa. Finanziato con i fondi europei e del valore complessivo di 30 miliardi di euro l’anno, secondo il fondatore della Open Society Foundation il progetto permetterebbe di allentare le pressioni nel continente dei flussi migratori.
Il prossimo passo sarebbe poi una trasformazione radicale dell’UE come istituzione, che prevede anche l’abbandono della clausola che costringe gli stati membri di adottare l’euro. “L’euro ha tanti problemi ancora irrisolti e non possiamo consentire che distruggano anche l’Unione Europea“.
Tra i fenomeni che reputa pericolosi per la stabilità dei mercati finanziari e che potrebbero sfociare in una nuova grande crisi globale, Soros ha citato il rafforzamento del dollaro Usa e la fuga di capitali dai mercati emergenti, dove un effetto contagio dalle crisi di Turchia e Argentina è già in atto.

lunedì 20 agosto 2018

Ponte Morandi, perché l’Italia decise di privatizzare. La vera storia di una tragedia assurda

Fonte: Il Fatto Quotidiano Economia Occulta | 19 agosto 2018 

Il crollo del ponte Morandi a Genova è una catastrofe da terzo mondo, impensabile nella terza economia di Eurolandia o in una nazione che far parte del G7. Eppure è successo. Quei cadaveri seppelliti sotto le macerie di un ponte che doveva essere antisismico, ma guarda caso non lo era, che avrebbe dovuto essere ricostruito, ma non è stato fatto e così via, confermano ciò che da decenni ci rifiutiamo di sentire: che il nostro è un Paese corrotto, mal governato, impoverito da una classe dirigente che ne ha fagocitato la ricchezza, una nazione dove le diseguaglianze sono la regola e dove tutto, ma proprio tutto, anche la democrazia è in vendita per chi ha i soldi per acquistarla.
L’incipit della tragedia risale al 1992 quando politici e poteri forti iniziano a tessere la favola del benessere sullo sfondo dell’implosione della lira che non regge la banda di oscillazione dello Sme, e della minaccia della mafia che fa fuori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Stiamo calmi, è il messaggio che arriva dai vertici del potere, esiste una soluzione e si chiama euro. In altre parole la moneta unica viene venduta ai cittadini come il biglietto d’ingresso al club delle nazioni ricche del Nord Europa, come se bastasse quella monetina a rilanciare l’economia, sconfiggere la mafia e fare dell’Italia un Paese ricco e solido. Grazie al tam-tam della stampa e alla propaganda della casta questa certezza assurda, specialmente alla luce del fiasco del serpente monetario, si fa strada nel subconscio della maggior parte degli italiani e ci rimane fino alla crisi del debito sovrano degli anni 2011 -2012.
Vale la pena ricordare che l’Italia non fu l’unica nazione a essere travolta dallo Sme nel 1992, anche il Regno Unito fu costretto a uscirne con disastrose conseguenze monetarie. La risposta del Parlamento britannico, però, fu diametralmente opposta a quella italiana. John Major, l’allora primo ministro britannico, fece inserire nel Trattato di Maastricht la famosa opt-out clause, la clausola di non adesione all’euro, norma che ha poi usato per tenersi a una distanza di sicurezza da Eurolandia, condizione che ha permesso al Regno Unito nel 2016 di votare a favore della Brexit.
Nel febbraio 1992, il governo Andreotti firmava il Trattato di Maastricht e rinunciava alla sovranità monetaria nazionale che veniva trasferita alla Banca centrale europea grazie all’articolo 105. Che recita: “La Bce ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità, quelle emesse dalla Bce e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche, con l’approvazione delle Bce per quanto riguarda il volume del conio“.
Lo Stato si trova dunque in una posizione di subordinazione rispetto alla Bce, che è un’istituzione privata dato che i suoi soci sono banche e istituti di credito privati, le banche centrali dei vari Paesi d’Europa. Ma gli italiani questo non lo sanno, credono che la Bce sia una garanzia migliore della Banca d’Italia, che farne parte vuol dire essere una nazione ricca. Ma non è così.
All’inizio dell’estate del 1992 la tensione monetaria sul mercato dei cambi si acuisce e l’Italia viene presa d’assalto dagli speculatori, tra cui George Soros. Il governo ha le mani legate in termini di manovre monetarie a causa del Trattato di Maastricht. Una delle alternative è privatizzare ciò che rimane del patrimonio nazionale, vendere insomma i gioielli di famiglia tra cui la fitta rete autostradale, di cui il ponte Morandi fa parte.
La famiglia Benetton acquista così un bene pubblico fondamentale per il sistema dei trasporti nella penisola. Tutto ormai conoscono il resto della storia. Pochi però ricordano che nel 1992 le privatizzazioni non vennero presentate come uno dei costi di quella monetina europea, si pensò che fosse una manovra per migliore la gestione delle infrastrutture dello Stato, come se la famiglia Benetton fosse più brava a gestire la cosa pubblica degli eletti dagli italiani, quei morti precipitati dal ponte Morandi confermano che anche questa certezza era un’illusione.
Quasi nessuno conosce un altro aspetto di questa triste storia, che le privatizzazioni non funzionarono. La politica di dismissione delle imprese pubbliche non portò al miglioramento dei conti pubblici, in quanto le entrate non furono sufficienti a ridurre il debito pubblico complessivo, che aveva assunto dimensioni gigantesche. Nel 1994, per esempio, ammontava a 1.771.108 miliardi di lire mentre il gettito generato dalle privatizzazioni per il triennio 1993-1995 era stato di appena 27mila miliardi, meno insomma dell’1,5 per cento.
Chi ha pagato quel salatissimo conto presentato da Bruxelles sono stati gli italiani, i genitori, i nonni, i fratelli, le sorelle, gli amici e anche le vittime della tragedia genovese. Il governo Amato fu infatti costretto a varare una legge finanziaria da 100mila miliardi di lire che includeva l’aumento dell’età pensionabile e dell’anzianità contributiva, il blocco dei pensionamenti, una tassa patrimoniale sulle imprese, l’introduzione dei ticket sanitari, la tassa sul medico di famiglia, l’imposta comunale sugli immobili (Ici), il blocco degli stipendi e delle assunzioni nel pubblico impiego, fino al prelievo forzoso e immediato sui conti correnti bancari nottetempo. Un mese dopo la manovra, sulle macerie economiche dello Sme, la Camera ratificava il Trattato di Maastricht con 400 voti favorevoli, 46 contrari e 18 astenuti. Un accordo che vincolava gli Stati a rigorosissimi parametri di finanza pubblica, tra cui il tasso d’inflazione, il rapporto deficit-Pil, nonché l’adesione all’euro.
La verità è che oggi, a distanza di meno di 20 anni, piangiamo come tutte le nazioni del terzo mondo i nostri morti che sono doppiamente vittime, delle  privatizzazioni inutili – che hanno arricchito la solita casta – e degli enormi sacrifici economici causati dalla pessima gestione della cosa pubblica, che hanno impoverito la nazione.

mercoledì 4 luglio 2018

Soros: 'Raddoppierò i miei sforzi per combattere i crescenti nazionalismi'

Fonte: Informazione consapevole

Di Salvatore Santoru

George Soros ha sostenuto di voler aumentare l'intensità della sua lotta contro i crescenti nazionalismi.
Più specificatamente, il noto finanziere ha sostenuto che "Tutto quello che può andare storto va storto, però mi sento ancor più determinato a raddoppiare i miei sforzi contro i nazionalismi nascenti e i valori illiberali".

martedì 5 giugno 2018

JP Morgan: Italia fuori dall’euro l’opzione migliore

Fonte: W. S. I. 5 giugno 2018, di Mariangela Tessa

L’uscita dell’Italia dalla zona euro sarebbe un bene. E non solo per Roma. È la conclusione alla quale giungono gli analisti di JP Morgan in un rapporto in cui viene affrontato il tema del “Quitaly” o “Italexit”, ovvero lo scenario finanziario di un’eventuale uscita dell’Italia dalla zona euro.
Gli strategist arrivano a tale conclusione dopo aver preso in considerazione i saldi Target2, che sono esplosi dal momento del lancio del QE della BCE a oggi.
“Quando la Banca d’Italia, attraverso il programma di Quantitative Easing, acquista titoli da una banca tedesca o da una banca del Regno Unito con un conto in Germania – spiega JP Morgan – questo flusso provoca un aumento della Banca dei deficit Target2 in Italia e un aumento delle eccedenze della Bundesbank. Allo stesso modo, quando la Banca d’Italia acquista obbligazioni da un investitore nazionale ma questi utilizza il ricavato per acquistare un’attività all’estero, allora la Banca d’Italia si assume anche la responsabilità nei confronti dell’eurosistema. La liquidità creata da Banca d’Italia non rimane in Italia, ma si diffonde in Germania o in altre giurisdizioni”.
Insomma, queste passività verso l’estero sono da onorare o no? In teoria come osserva la JP Morgan, è qui che sorge la polemica, perché se un paese – che dovesse dichiarare in partenza default delle sue passività esterne ridenominandole nella sua valuta – dovesse rinnegare la sua passività dei pagamenti Target2, avrebbe poco da perdere bruciando tutti i ponti con l’Europa quando rinuncia alla “valuta comune”.
È una domanda che è stata posta anche da alcuni eurodeputati del MoVimento 5 Stelle a Mario Draghi in tempi non sospetti. La risposta al quesito è di particolare importanza per l’Italia, spiega JP Morgan. Mentre le passività nette per gli investimenti internazionali della Spagna si sono attestate intorno ai mille miliardi di euro alla fine dello scorso anno, quasi il triplo delle passività Target2, da noi le passività nette sull’investimento internazionale sono state molto più ridotte (115 miliardi alla fine dello scorso anno) rispetto alle passività Target2 intra europee, che sono state pari a quasi il quadruplo: 426 miliardi di euro.
Ciò – spiega JPM – è dovuto al fatto che l’Italia ha accumulato negli anni più attività esterne all’Europa della Spagna e dovrebbe quindi essere complessivamente più capace di rimborsare le sue passività esterne. 
In altre parole, mentre le passività esterne lorde in generale sono simili in Italia e Spagna, dal punto di vista della responsabilità netta con l’Europa, un’uscita dall’euro del nostro paese sarebbe molto meno minacciosa per le nazioni creditrici rispetto all’uscita dell’euro in Spagna.
Non c’è troppo da rallegrarsi, tuttavia: l’andamento dei flussi dei pagamenti ha spinto mesi fa Marcello Minenna, economista responsabile di analisi quantitativa presso la Consob, a evidenziare come un allargamento progressivo dei saldi passivi del sistema Target 2, significhi anche che le imprese italiane continuano con maggiore convinzione a reinvestire all’estero piuttosto che nell’economia nazionale. Più che in una sfiducia nella tenuta dell’area euro, c’è una sfiducia nel sistema Italia.
 

martedì 10 aprile 2018

Soros ci ripensa sul Bitcoin. E Rockefeller segue l’esempio

Fonte: W. S. I. 9 aprile 2018, di Mariangela Tessa

George Soros cambia idea sulle criptovalute. Con una mossa inaspettata, dopo le critiche riservate alle valute digitali solo 4 mesi fa dal palco del World Economic Forum, il magnate ungherese naturalizzato americano ha deciso di investire nel bitcoin.
A rivelarlo è l’agenzia Bloomberg, secondo cui la fondazione Soros Fund Management ha ottenuto il permesso dalla famiglia per effettuare compravendita in criptovalute. Certo, da quando Soros ha lanciato l’affondo sul Bitcoin, lo scorso gennaio, la moneta è passata da 16.000 a 6.500 dollari.
Fatto sta che ora Soros sembra quindi muoversi in controtendenza.  Per alcuni la fondazione dell’investitore intravede proprio ora, quando le oscillazioni si sono calmate e la febbre è finita, l’occasione propizia per fare margini, approfittando di un mercato forse un po’ più maturo. Per altri è solo una mossa speculativa, che non promette molto di buono all’universo delle criptovalute.
Ma tra la vecchia guardia di investitori di Wall Street, non è solo Soros ad essersi lanciato recentemente nel mercato delle criptovalute. Una mossa analoga è stata fatta  anche Venrock, una società di venture capital da 3 miliardi di dollari, veicolo di investimento della famiglia Rockefeller.
Finora l’unico ad aver mantenuto un atteggiamento coerente è Warren Buffett. La sua diffidenza nei confronti dei valori da bolla, l’hanno finora tenuto a distanza dal Bitcoin.

giovedì 8 febbraio 2018

Uk torna nel mirino di Soros: 400 mila sterline per far saltare Brexit

Fonte: WSI 8 febbraio 2018, di Mariangela Tessa


La Gran Bretagna torna nel mirino di George Soros. Il miliardario americano di origini ungheresi, noto come l’uomo che “ha distrutto la Banca d’Inghilterra”, starebbe sostenendo in maniera decisamente generosa una campagna per rovesciare la Brexit.
È quanto scrivono i quotidiani The Guardian e The Telegraph, spiegando che Soros avrebbe donato al gruppo “Best for Britain”, che sta pianificando per questo mese una campagna pubblicitaria a livello nazionale con l’intento di ottenere un secondo referendum sulla Brexit, 400 mila sterline.
La campagna- riferiscono i due quotidiani –  sta cercando di reclutare grandi donatori Tory nel tentativo di indebolire la premier britannica Theresa May.  Obiettivo finale: convincere i parlamentari a votare contro l’accordo finale sulla Brexit per innescare un altro referendum o elezioni generali.
Il documento strategico, trapelato da una riunione del gruppo, di cui sono venuti a conoscenza i due quotidiani, spiega che la campagna, che inizierà entro la fine di questo mese, dovrà “svegliare il paese e affermare che la Brexit non è un affare fatto. Che non è troppo tardi per fermare Brexit”.
Soros è famosos per aver inflitto, il 16 settembre 1992, una dura sconfitta alla Banca d’Inghilterra vendendo allo scoperto sterline per oltre 10 miliardi di dollari. La Banca d’Inghilterra fu allora costretta a far uscire la propria moneta dal Sistema Monetario Europeo e svalutare la sterlina. Soros in questo processo guadagnò circa 1,1 miliardi di dollari.

domenica 25 giugno 2017

Breve identikit dei signori del mondialismo

di | 25 giugno 2017

Il Fatto Quotidiano

Con un’espressione in bilico tra l’onesto riconoscimento della realtà fattuale e l’arroganza propria del potere, così ebbe modo di affermare nel 2011 uno dei massimi miliardari del pianeta, esponente dell’oligarchia ribelle e globalista, Warren Buffet: “La lotta di classe esiste e la mia classe la sta vincendo”. Si tratta, in effetti, di una chiara e ludica analisi del rapporto di forza quale si è venuto riconfigurando nel tempo della ribellione dell’aristocrazia finanziaria ai danni del Servo (classe media e classe lavoratrice) precarizzato, disarmato, riplebeizzato e privato di ogni rappresentanza.
La nuova classe dominante è composta da una masnada di miliardari ultraliberali, petrolieri plutocratici, banchieri apolidi, finanzieri delocalizzati e signori indicussi dell’investment banking e dell’attività di lobbying: tra i quali si possono ricordare Rockefeller, Rupert Murdoch, JP Morgan, Rothschild e la Open Society Foundation del banchiere filantropo George Soros, generoso promotore di molteplici rivoluzioni colorate neo-coloniali made in Usa.
La Open Society Fundation, in particolare, figura come una rete di fondazioni “senza scopo di lucro” (in cui, cioè, Soros stesso può agevolmente investire parte dei suoi profitti sottraendoli al prelievo fiscale). Fu fondata nel 1976, con il dichiarato scopo di “favorire la transizione alla democrazia” dei paesi dell’ex Patto di Varsavia, ossia per combattere il comunismo storico novecentesco come potenza frenante il dilagare del capitalismo americano-centrico: dopo il 1989, il suo scopo resta coerentemente la lotta contro ogni forza reale e simbolica in grado di contrastare l’avanzata mondiale del capitale finanziario (Stati sovrani, eticità, religioni della trascendenza).
Il progetto del gruppo neo-oligarchico mondialista sta nel mantenimento, nella difesa e nell’incremento del proprio interesse privato individuale e, dunque, nell’intensificazione dello sfruttamento e della pauperizzazione delle masse neoschiavili e nell’estensione infinita dei princìpi della crematistica del capitale: perché lo sfruttamento delle masse proletarie e borghesi confluite nella nuova plebe post-proletaria e post-borghese possa avvenire in forma compiuta, esso deve farsi planetario. Deve, cioè, superare ogni confine e trasformare il mondo intero in un immenso “sistema dei bisogni” senza eticità e, dunque, senza più le fonti dell’etica comunitaria, dalla famiglia come sua cellula originaria fondata sull’immediatezza del sentimento allo Stato come completamento supremo dell’eticità regolante l’economia.
 
di | 25 giugno 2017

giovedì 17 novembre 2016

Di Salvatore Santoru da informazione consapevole
George Soros sta preparando l'opposizione alla presidenza del neoletto premier statunitense Donald Trump.L'economista e attivista politico ha radunato altri milionari e miliardari liberal finanziatori della campagna della Clinton in una tre giorni a porte chiuse, ai fini di discutere l'organizzazione dell'opposizione a Trump. Come riportato dall'ANSA l'incontro e' stato sponsorizzato dal club dei finanziatori "Democracy Alliance" e vede tra i suoi partecipanti anche alcuni importanti politici democratici, tra cui Nancy Pelosi e la senatrice Elizabeth Warren.
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come sempre è una questione di soldi e NON di patriottismo o altro; Soros investe soldi in borsa, scommette su un candidato (come altri della finanza del resto), investe in un partito e chiaramente non ci sta a perderli: fa fonti indipendenti solo per la Brexit pare che abbia perso 1,5 mld di $.. e deve rientrarci. Non può permettersi di perderne altri e nemmeno può inventarsi qualche rivoluzione come in Ucraina perchè negli USA non ci sono scuse da acccampare perchè pur con tanti limiti quella americana è una liberaldemocrazia e se una volta tanto i cittadini lo hanno deluso non è un loro problema ma può diventarlo se, attraverso MoveOn e i giovani democratici, si spingono gli oppositori a Trump a dichiarare che quelle elezioni NON sono 'democratiche': una cosa davvero triste non credete? Gli USA, campioni dell'Occidente, difensori della libertà ed esportatori della democrazia che sono preda di antidemocratici americani che hanno votato contro i desiderata dei vari .. Soros. Insomma se votate come vogliono loro è un conto sennò siete antidemocratici e volete fermare il progresso della .. povertà. Un gioco degli specchi in cui è facile cadere se non si hanno gli strumenti per difendersene!!! Ricordate in Inghilterra? Prima del voto sembrava che fossimo prossimi all'Armageddon e poi... si la sorpresa, il rammarico ecc. ma le cose non vanno affatto male anzi il paese va senza grossi scossoni: solo un paio di speculatori hanno fatto il bango perdendoci. In piccolo lo stesso accade anche da noi; questo signore è spesso indicato come il responsabile della caduta della lira nel '92 e ora in tutto o in parte, dopo aver affamato la Grecia, ha molti interessi anche qui (banche soprattutto) e anche qui, guarda caso, ci sono elezioni segnatamente un referendum che farebbe di questo paese terra ci conquista, se non di rapina, per i grandi raider.... da anni osservatori ed economisti denunciano come troppo spesso si presenti il conto agli Stati delle loro avventure speculative impoverendoli e ne denunciano lo strapotere: parole vane perchè gli stessi governi troppo spesso sono complici degli stessi perchè espressioni di ceti abbienti che hanno molte affinità con gli speculatori di cui sopra e se ne fregano altamente delr esto della popolazione: popolazione che però dev'essere passiva e accettare il loro concetto di inevitabilità della globalizzazione, della loro globalizzazione... meditate gente meditate!

lunedì 10 ottobre 2016

Soros investirà 500 milioni di dollari per i migranti

Il magnate statunitense George Soros, da poco al centro di uno scandalo sulle attività della sua Open Society, ha deciso di "investire in start-up e attività fondate dai migranti" in Europa
Investimenti per 500 milioni di dollari in start-up, imprese già avviate e iniziative sociali che aiutino i migranti. È questa l’ultima iniziativa del miliardario statunitense di origini ungheresi, George Soros, che risponde in questo modo all’appello del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che aveva chiesto a leader politici e imprenditori, di fare di più per affrontare la crisi migratoria.

"Ho deciso di destinare 500 milioni per investimenti che rispondano alle esigenze di migranti, rifugiati e comunità ospitanti”, annuncia il milionario ottantaseienne dalle pagine del Wall Street Journal, "voglio investire in start-up, aziende già create, iniziative sociali e attività fondate dagli stessi migranti e rifugiati". La “principale preoccupazione” di Soros, scrive il magnate stesso sulle colonne del quotidiano americano, è “aiutare le persone che arrivano in Europa”. Ed è quindi in Europa che si concentreranno gli investimenti di Soros in favore dei migranti. Solo successivamente, scrive il magnate, “verranno presi in considerazione buoni progetti di investimenti che potranno favorire migranti in tutto il mondo”. L’iniziativa privata, quindi, secondo Soros, può dare un contributo, laddove si è manifestata una “incapacità collettiva” nel trovare una soluzione politica alla crisi migratoria.
Gli investimenti a favore dei migranti, rivolti inizialmente a progetti in Europa, saranno effettuati dall'organizzazione non-profit di Soros, e i profitti utilizzati per finanziare programmi della Open Society Foundation. Fondazione, quest’ultima, recentemente al centro di uno scandalo che ha messo in luce i suoi obiettivi, non sempre “legittimi”. Gli hacker del sito DC Leaks, poche settimane fa, avevano divulgato il contenuto di migliaia di mail in cui si evidenziava il coinvolgimento della Open Society nel tentativo di destabilizzare aree particolari, come la Russia, il Caucaso settentrionale, e addirittura nel tentativo di “indirizzare le elezioni europee”, proprio attraverso i finanziamenti di ogni progetto che andasse a sostegno degli obiettivi della fondazione. Anche in Italia, secondo le mail diffuse da DC Leaks, la Open Society avrebbe “investito” parecchio, in questo caso per orientare il dibattito politico in favore dei temi pro-LGBT. L’ultimo grande investimento di Soros, sempre secondo le mail hackerate, sarebbero gli 8 milioni di dollari devoluti alla campagna elettorale di Hillary Clinton. Ora, per il magnate, o l’oligarca, come lo chiamano, è arrivato il momento di cambiare business. E passare a quello dei migranti.
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Ho potuto controllare sull'originale e ..... si è proprio vero: ora si fanno affari anche sui migranti ossia, come affermano alcuni entusiasti media, 'dare opportunità ai migranti di fare business' mentre in realtà avverrà che i migranti diventano il business del prossimo decennio visto che Soros, dice, ce ne sono in movimento ben 10 mln!!!! Ora qui non troverete, in questo blog intendo, parole come invasione o simile ma un sospetto è legittimo e me lo concederete, spero: se sono seduto ssu una montagna di denaro e sono proprietario di una delle più importanti, e influenti, fondazioni di beneficenza, si fa per dire, del pianeta e voglio aumentare la quantità di potere e soldi che ho, che faccio? qual'è il business del momento? La Borsa? No. Il finanziamento degli Stati? Mica son matto.... con i politici che ci son a giro, dei veri vampiri, è un buco nero impossibile da riempire! Allora? Ma certo, perchè non ci ho pensato prima? 10 mln di persone che si spostano sono 10 mln, moltiplicato per i soldi che impegnano i singoli Stati e ong, sono almeno il triplo dei 500 mln di $ che impiegherò per attirarli dove mi servono e quando mi servono: chissà se fra essi no ci fosse un nuovo Jobs (figlio di profughi siriani); o un nuovo Soros (ungherese di origine) da sfruttare e su cui far soldi.
Soros non è nuovo a questi calcoli: fece quasi fallire l'Italia nel '92 e la passò pulita; ha cercato di influenzare, attraverso la sua Open Society Founfadation, le condizioni politiche, quasi riuscendovi nel caso dell'Ucraina, del Caucaso; ecc. ecc. Non sempre, però, gli va bene:con la Brexit ha fatto un bel bagno, ossia c'ha perso soldi, ma non c'è problema: non è un caso che la sterlina vada male per le vendite contro euro, vero?
Qui trovate una analisi, tradotta con google translate, dal sito '0 Hedge' dell'articolo originale di Soros scritto di suo pugno sul WSJ in inglese... e vi assicuro che non ci vanno leggerini come nel nostro paese...

giovedì 7 luglio 2016

Il vero problema della Brexit


detto tutto; anche perchè pare, a leggere alcuni media (soprattutto anglosassoni), Soros sia piuttosto inkazzato.......

martedì 21 giugno 2016

Brexit: Soros per il remain

.. e quando si parla di George Soros, si parla di finanza speculativa e di montagne di soldi che possono arrivare e partire da un mercato alla velocità di un nanosecondo determinando in pochissimo tempo un boom e uno sboom di portata biblica che può portare al fallimento intere nazioni.
Il signore di cui si parla fu colui, forse lo ricordate, che nel 1992 fece un attacco alla sterlina di carattere speculativo che gli assicurò un guadagno di oltre 1 mld di sterline e determinò la distruzione della Bank of England.... ora proprio lui lancia un allarme: se vincesse il fronte del brexit l'inghilterra potrebbe conoscere giornate peggiori di quelle che lui stesso ha provocato anni prima: certo che detto da un tipeetto così c'è da crederci perchè la cosiddetta 'finanza internazionale' ha molte similitudini con le mafie ossia al loro iterno ognuno sa il suo e quello degli altri e quindi è chiaro che qualcosa bolle in pentola ma, come sempre, noi all'esterno lo scopriremo solo, si fa per dire, vivendo....

l'articolo che parla del suindicato 'signore' lo trovate sul W.S.I. a questo LINK; leggetelo e fatevi la vostra idea: purtroppo per motivi ci copyright non lo posso riprodurre qui.
Vi metto solo questa dichiarazione rilasciata dal nostro emerito personaggio rilasciata al Guardian che vi farà luce, fra il detto e (soprattutto) il NON detto, di quale sia il livello delle minacce che questa classe di speculatori super-ricchi fa quando i propri interessi, anche 'laterali' rischiano non dico di venir toccati ma solo sfiorati dalla volontà popolare..... che per questi qui conta meno di niente:
“Per iniziare, la sterlina quasi certamente scenderà in modo più sostenuto e veloce se si voterà per il ‘Leave’ (…) La svalutazione si confermerebbe più grande e caotica del -15% che si verificò nel settembre del 1992, quando fui abbastanza fortunato dall’assicurare agli investitori del mio hedge fund un profitto notevole, a spese della Bank of England e del governo britannico. E’ ragionevole assumere, viste le aspettative dei mercati che, a seguito di un voto Brexit, la sterlina crollerebbe di almeno -15% e forse più del 20%, rispetto ai livelli attuali di $1,46, scendendo al di sotto di $1,15 (valore che sarebbe inferiore tra il 25% e il 30% rispetto al trading range precedente il periodo del referendum, tra $1,50 e $1,60). Se la sterlina scendesse a tale livello, ironicamente finirebbe con l’avere lo stesso valore dell’euro – un metodo di ‘far parte dell’euro’ che nessuno, nel Regno Unito, vorrebbe’.
Come dice una famosa pubblicità: PIU' CHIARO DI COSI'!!!!

mercoledì 15 aprile 2015

Soros: “l’Europa deve diventare come l’Ucraina”

Fonte: L'Euroscettico  del
Alla conferenza della sicurezza di Monaco del mese di febbraio 2015, George Soros ha fatto delle rivelazioni su ciò che devono diventare i Paesi della zona euro. A fine febbraio in Ucraina é stata proposta una legge per vietare agli abitanti di criticare o di emettere dichiarazioni contrarie alla politica condotta dal paese. L’Ucraina sembra diventare un terreno di prova per i Paesi che costituiscono l’Unione Europea. L’avvenire della UE con il TTIP (il Partnenariato transatlantico del commercio e dell’investimento), che deve passare di forza senza un referendum popolare sotto la presidenza lettone del Consiglio dell’Unione europea nel 2015, sarà simile a ciò che l’Ucraina é oggi.

In Ucraina gli abitanti che giudicano la politica del governo di Kiev inumana, suicida, nazista o semplicemente non conforme ai diritti fondamentali, sono minacciati di morte da gruppi che li mettono all’indice e sono passibili di 3 anni di prigione. Da parte di Kiev dunque la democrazia non esiste e non deve esistere in questo nuovo Paese . Più che mai la volontà di secessione degli abitanti del Donbass si trova giustificata, tanto quanto la posizione di Mosca verso la Novorussia. Un membro del partito comunista francese, che ha tradotto alcune riflessioni del partito comunista ucraino che é vietato citare a Kiev, preoccupato dall’avere visto Poroshenko partecipare alla manifestazione di sostegno alla libertà d’espressione a Parigi, la marcia per Charlie, punta il dito su una situazione pericolosa. Leggiamo ciò che scrive:“il deputato del Fronte Popolare Konstantin Mateyshenko, ha deposto un progetto di legge al Parlamento ucraino (Verkhovna Rada) che condanna chiunque critichi il governo. La legge n°2225 propone di modificare il Codice Penale ucraino riguardo gli atti deliberati per sabotare l’autorità dello stato e del governo“. Nell’articolo del comunista francese si legge, “La libertà d’espressione imprigionata. Gli atti illeciti, socialmente pericolosi, che portano danno all’Ucraina come Stato sovrano, l’abuso, la calunnia o altre azioni mirate a sabotare l’autorità dei poteri pubblici, i governi, le associazioni dei cittadini, o qualsiasi elemento strutturale dell’amministrazione pubblica (i suoi organi competenti), devono essere puniti con lavoro coatto per un massimo di due anni e da due mesi a tre anni di detenzione. Alcuni organi di stampa si sono opposti a questa legge ed hanno denunciato la volontà di ridurre la libertà d’espressione. Un’ironia per un governo ritenuto esprimere i valori occidentali ed europei. Tanto più che il presidente ucraino, Petro Poroshenko, era venuto a Parigi per sostenere la libertà d’espressione”.
La fonte é il partito comunista ucraino: “I comunisti (KPU) denunciano la volontà di schiacciare ogni forma di opposizione e di legittimare la repressione politica”. Petro Simonenko, primo segretario del Partito Comunista d’Ucraina (KPU) non é sorpreso da questa legge. “Quando un regime politico porta attacchi senza precedenti contro i diritti dei cittadini, contro i salari, scatena una guerra contro il proprio popolo, ciò causa un’opposizione attiva da parte della popolazione. I deputati del partito al potere (Fronte Popolare) hanno dunque  introdotto un progetto di legge che prevede una punizione per i cittadini che criticano il governo a tutti i livelli. Criticare il governo o il parlamento ci manda in prigione. Denunciare l’inefficacia dei funzionari ci manda in prigione. Lottare contro la corruzione del potere, che mina la propria stessa credibilità, ci manda in prigione. Non vi piacciono le gang e le atrocità naziste nel paese e criticate un’*associazione di cittadini*? Siete passibili di detenzione” dichiara Petro Simonenko. “Infatti, sono convinto” dichiara il leader comunista“che il progetto di legge N°2225 miri a distruggere ogni opposizione, esso viola i diritti civili fondamentali, specialmente Europei”.
“Il progetto di legge N°2225 é una strada diretta verso la dittatura. E’ l’inizio della persecuzione dei giudici che rifiuteranno di piegarsi alle ingiunzioni del potere. L’ultimo esempio viene dai giudici del tribunale amministrativo del distretto di Kiev, che hanno rifiutato la proibizione del partito comunista. Ma l’Europa e gli Stati Uniti volgono deliberatamente gli occhi altrove, per loro esistono due pesi e due misure”.
La televisione russa mostra come esempio il caso di un’insegnante universitaria della città di Leopoli, che fu Lemberg sotto l’Impero Austriaco, minacciata di morte dai suoi stessi studenti. L’insegnante si era soltanto mostrata critica verso la guerra in Ucraina. “Le autorità hanno incitato gli studenti dell’università a radunarsi contro la donna e a perseguitarla. L’insegnante deve nascondersi dai suoi studenti. Informata dai colleghi non é arrivata all’università ed ha così evitato un linciaggio” spiega la televisione russa. Su un blog l’insegnante ha scritto: “mi vogliono uccidere. Oggi ho visto attorno a me tre membri dei servizi segreti di Stato. Dunque questa non é un’iniziativa degli studenti”. L’insegnante aveva semplicemente spiegato in un video, pubblicato dopo una conferenza, che questa guerra in Ucraina é un atto criminale contro il popolo stesso.
Soros a Monaco.
C’é la guerra in Ucraina. Una condizione speciale regna in questo paese. Delle leggi speciali possono venire applicate per questo motivo. In ogni caso il governo di Kiev ottiene il sostegno dell’Unione europea, di Bernard Henry Levy, di Bernard Koucher. L’Euromaidan era stata eretta per la lotta per i diritti dell’uomo e la libertà d’espressione. L’affare ucraino é grave per il Paese stesso e per gli abitanti dei 28 paesi dell’UE. Con l’Ucraina, l’Unione Europea dimostra la propria volontà di non rispettare la volontà dei popoli e di imporre la sua influenza su tutta la sfera europea tramite il terrore. I diversi esempi di misure stabilite, applicate o sostenute, cioé tollerate da Bruxelles come l’Hartz IV in Germania, che obbliga i cittadini a lavorare per 1 euro, o che spinge una grande parte della popolazione a divenire povera come in Francia con lo RSA, mostrano cosa sia questa Unione europea. E la piccola frase di George Soros pronunciata durante la conferenza sulla sicurezza di Monaco: “l’Ucraina é oggi ciò che deve diventare domani l’Unione europea”, mostra chiaramente cosa incomba sul capo degli europei. Così non sorprende la posizione dell’ambasciatrice lettone in Francia quando dice che é normale avere un 13% di non-cittadini in Lettonia.
Leggi dalla fonte originale Metatv.org
Traduzione a cura di Sakeritalia.it
L'Euroscettico Copyright © 2015.
p.s.
siamo a questo punto, ormai.... prima, almeno, se le dicevano e le cantavano all'interno dei loro vari consessi, pubblici o meno che fossero, ora invece lo spiattellano in pubblico senza temere che qualcuno o qualcosa che conti davvero apra la bocca e punti il dito: anzi i difensori dello status quo fra i comuni mortali aumentano. Vale per il tizio di radio capital che conduce il "geco di radio capital che ha candidamente affermato che era solo uno spot quello della Mc Donald's e in una società di mercato libero non c'era nulla di male a farlo e che sarebbe andato a mangiarsi un big mac (vorrei proprio vedere se poi ci è andato) e per Soros che dice alcune cose, come quelle che cito sopra, senza che nessun governo, magistratura o altro abbia nulla da ridire...... sempre ammesso che non sia il solito complottismo di maniera che grida al lupo quando... il lupo s'è già pappato le pecore

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