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lunedì 10 settembre 2018

Soros teme rottura alleanza atlantica: “Ue in pericolo”

Fonte: Wall Street Italia 10 settembre 2018, di Daniele Chicca

La rottura dell’alleanza atlantica tra Stati Uniti e Unione Europea potrebbe scatenare la prossima grande crisi finanziaria. A dirlo è il finanziere miliardario George Soros.
Tra gli uomini più ricchi al mondo, il finanziere di origini ungheresi sostiene in un’intervista concessa a Bloomberg che l’Unione Europea sia in pericolo e che la minaccia sia “imminente” ed “esistenziale”.
L’annullamento dell’accordo nucleare sull’Iran e la “distruzione” dell’alleanza transatlantica tra i due blocchi occidentali sono destinati ad avere un impatto negativo sull’economia europea e a causare ulteriori turbolenze”.
Per Soros la soluzione di gran parte dei problemi dell’Europa sarebbe un piano Marshall per l’Africa. Finanziato con i fondi europei e del valore complessivo di 30 miliardi di euro l’anno, secondo il fondatore della Open Society Foundation il progetto permetterebbe di allentare le pressioni nel continente dei flussi migratori.
Il prossimo passo sarebbe poi una trasformazione radicale dell’UE come istituzione, che prevede anche l’abbandono della clausola che costringe gli stati membri di adottare l’euro. “L’euro ha tanti problemi ancora irrisolti e non possiamo consentire che distruggano anche l’Unione Europea“.
Tra i fenomeni che reputa pericolosi per la stabilità dei mercati finanziari e che potrebbero sfociare in una nuova grande crisi globale, Soros ha citato il rafforzamento del dollaro Usa e la fuga di capitali dai mercati emergenti, dove un effetto contagio dalle crisi di Turchia e Argentina è già in atto.

lunedì 30 gennaio 2017

La globalizzazione invecchia e tornano i muri. Non solo con Trump


Nessuno poteva immaginare che alzare i muri, quelli legali che bloccano il movimento delle persone e delle merci, fosse così facile nel XXI secolo. In appena una settimana Donald Trump ha rovesciato completamente la politica del suo predecessore in relazione a questi due temi. E’ la fine della globalizzazione? Molti se lo chiedono. In un certo senso la risposta è sì, ma non perché il 45esimo presidente degli Stati Uniti ha con un colpo di penna riportato l’America all’isolazionismo dell’inizio del secolo scorso; piuttosto i motivi del ritorno alle mode degli -ismi che chiudono: nazionalismo, protezionismo, populismo ecc. è da attribuire all’eccessivo ottimismo che per decenni ha caratterizzato l’analisi di un fenomeno vecchio come il mondo, la globalizzazione, che sempre invecchiando diventa incontrollabile. Ed ecco perché oggi fa paura quello che tre decenni fa sembrava una conquista storica.
Ironicamente, all’inizio del secolo, quando si brindava quotidianamente alla globalizzazione, fu la politica della paura americana a convincere gran parte degli europei a seguire George W. Bush e Tony Blair in una guerra illegale e scellerata in Iraq. I motivi erano menzogne ma anche allora imperversavano le fake news, le notizie false. E così è stato gettato il seme del caos politico e dell’anarchia che oggi regna in molte regioni del mondo. E naturalmente queste sono tutte musulmane.
Come in un film di fantascienza dove passato, presente e futuro si intersecano, questa settimana, la paura del terrorista islamico, sempre lui che dal quel tragico 11 settembre influenza la politica estera di mezzo mondo, è stata presentata come giustificazione dell’ordine esecutivo “Protecting the Nation From Foreign Terrorist Entry Into The United States” con il quale si blocca temporaneamente l’ingresso a cittadini di alcune nazioni: Siria, Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. Il coro di voci contrarie ha fatto un boato che abbiamo sentito tutti. Ma Trump non è l’unico che sta facendo marcia indietro dentro il villaggio globale cancellando gli accordi del passato, è solo l’unico che suscita i lamenti del coro greco globale.
In Europa il problema dei migranti, e di come bloccarli non solo è all’ordine del giorno ma spesso diventa uno strumento politico nelle riaccese tensioni geopolitiche tra paesi limitrofi ad esempio tra la Grecia e la Turchia. Questa settimana la Corte Suprema greca ha bloccato l’estradizione di otto militari turchi accusati da Ankara di aver partecipato al fallito colpo di Stato del 15 luglio scorso. Il motivo: se rimpatriati potrebbero essere uccisi. I militari erano atterrati ad Alexandroupolis il giorno dopo con un elicottero ed avevano chiesto asilo politico che ancora non gli è stato concesso.
Secondo il regime turco motivi politici di ostilità nei confronti del governo sono alla base della decisione presa dalla Corte Suprema. Tutto ciò mette a repentaglio l’accordo sulle migrazioni firmato dall’Unione Europea e dalla Turchia secondo cui chi arriva in Grecia dalla Turchia viene automaticamente rimandato indietro.
La politica di riammissione dei clandestini e dei migranti in Turchia è il muro europeo nei loro confronti. In cambio, la Turchia dovrebbe ricevere aiuti finanziari, l’esenzione dal visto per tutti i cittadini turchi che vogliono entrare in Europa e un’accelerazione dei negoziati per far entrare la Turchia nell’Unione europea. Turchia e Grecia hanno anche un accordo bilaterale sulla riammissione in Turchia dei clandestini.
Ankara ha detto chiaramente che sta considerando l’annullamento di questo accordo. Se così fosse la Grecia e l’Europa si ritroverebbero di fronte a ciò che è accaduto nel 2015, un esodo di migranti massiccio. A quel punto è molto probabile che si dovrà ricorrere a nuovi stratagemmi, e cioè alzare nuovi muri legali insieme a quelli veri, per bloccarne l’ingresso. Ma non basterà una firma per farlo!
di | 29 gennaio 2017
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Visto quanti muri? O vogliamo vedere solo quelli, virutali, di Trump

martedì 20 dicembre 2016

In casa....

Non avevo voglia ma gli eventi accadono al di là della nostra volontà e parlarne aiuta sempre. Aiuta non solo a capire ma soprattutto a fare luce nei punti oscuri, o oscurati volutamente (la famosa zona grigia dove  tutto diventa confuso e non si distingue lo Stato dai suoi nemici), e a razionalizzare le paure.
Berlino.
Una replica dell'attentato francese, e non solo... dato che stavolta i 'terroristi' sono in fuga e oltre alle vittime c'è anche un autista polacco morto e tante domande che, solo sottovoce, in tanti si fanno perchè questa volta,a quelle poste sempre in questi casi, ce ne sono altre e non tutte vanno nel verso giusto tenendo conto sempre che stiamo per entrare in un anno elettorale e non solo per l'Italia ma soprattutto per il ganglio poitico-economico vitale per la Ue, la Germania. Colpire questo paese mette in crisi molte cose, non ultima la politica di immigrazione fatta dalla Merkel. Credo, e spero di sbagliarmi, che siamo in una situazione molto fluida dove il bianco e il nero non sono tali e dove a prevalere è sempre il grigio.
Turchia.
Manco a farlo apposta proprio in Turchia, il paese con il più grande esercito, dopo quello americano, della Nato e Stato-chiave di quest'alleanza l'ambasciatore russo viene ucciso da un ex agente della polizia per 'vendicare la strage di Aleppo'..... non che i rapporti fra Russia e Turchia siano buoni, ma erano migliorati, nonostante l'abbattimento del caccia russo in territorio siriano da parte della difesa turca, visto il cambio di rotta del suo uomo solo al comando, Erdogan. Lo stesso Erdogan che gli americani, per terze vie, volevano far fuori con un ridicolo colpo di Stato; lo stesso che ha sempre tenuto un atteggiamento ambiguo nei confronti dell'ISIS (da un lato era parte integrante dell'alleanza occidentale contro il terrorismo e.. soprattutto contro Assad; dall'altro importava, di contrabbando petrolio dalle zone occupate dia cosiddetti terroristi, per altri erano forze ribelli, per rivenderlo alle grandi compagnie occidentali); lo stesso che pretende l'estradizione dagli USA di un personaggio da loro 'ospitato (e suo ex alleato)' perchè a capo di una cospirazione contro dilui.. una cosa è certa: il presunto colpo di Stato gli ha permesso di far piazza pulita contro tutti i suoi oppositori!!! Naturalmente Putin non si nasconde l'importanza di questo paese: infatti ha fatto la voce grossa dopo l'abbattimento del caccia e la sta facendo ora ma sa che gli serve e quindi deve fare buon viso a cattivo gioco.... se la Turchia saltasse il fosso il colpo sarebeb durissimo per l'intero occidente e, in particolare, per gli intelligentoni che amano giocare a risiko sulla pelle degli altri..
Ha ragione lo studioso stamani intervistato da skytg24 che ha detto, cito a memoria, che è il caso che l'occidente prenda atto di aver perso: gli è andata male in Ucraina e gli è andata male in Siria... volevano mettere alle strette i russi nel primo paese e togliergli un prezioso alleato nel secondo. Ma le cose non vanno sempre nel verso sperato anzi decisamente la situazione gli è sfuggita di mano perdendo in entrambi i casi. Non posso che dargli ragione. E non è finita qui: come precipitato dei giochini fatti ci ritroviamo in casa reduci da quelle guerre pronti a far strage e a protare qui la guerra: un imperdonabile errore.... che avrà ripercussioni per i prossimi decenni, purtroppo: non solo in termini di attentati ma pure in termini di veder risorgere nazionalismi e diffidenze anche qui in europa dove i problemi non mancano..

mercoledì 21 settembre 2016

Servono i cuori, non i muri (BARACK OBAMA)

MI RIVOLGO a questa assemblea da presidente degli Stati Uniti per l’ultima volta.
CITERÒ alcuni dei progressi fatti negli ultimi otto anni. Eravamo negli abissi della più grande crisi finanziaria dei nostri tempi, ma abbiamo reagito in modo coordinato per far ripartire l’economia globale. Abbiamo strappato ai terroristi le loro roccaforti, risolto la questione del nucleare iraniano per vie diplomatiche, aperto le relazioni con Cuba.
Nonostante ciò, oggi quelle stesse forze dell’integrazione globale che ci hanno resi così dipendenti gli uni dagli altri, ci espongono anche a profonde lacerazioni dell’ordine internazionale. I rifugiati varcano in massa le frontiere per scappare da un conflitto brutale. Perturbazioni finanziarie continuano a pesare su intere comunità. In ampie zone del Medio Oriente la sicurezza e l’ordine vengono meno. Troppi governi tuttora reprimono con la violenza il dissenso. Reti terroristiche mettono in pericolo società aperte e alimentano la rabbia nei confronti di immigrati e musulmani innocenti. Questo paradosso caratterizza il mondo di oggi.

Un quarto di secolo dopo la fine della guerra fredda, il mondo è di gran lunga meno violento e più prospero che mai, eppure le nostre società sono piene di incertezza, disagi e ostilità. Io oggi vorrei invitare noi tutti a fare un passo avanti, invece di regredire. Per riuscirci dobbiamo ammettere che la strada da noi imboccata, quella dell’integrazione globale, richiede ora un cambiamento di rotta. Chi sbandiera i vantaggi della globalizzazione troppo spesso non ha voluto vedere le ineguaglianze tra le nazioni e al loro interno.
Mentre i problemi reali venivano negati, visioni alternative prendevano piede, in Paesi ricchi come in quelli più poveri: il fondamentalismo religioso; le politiche etniche, tribali o settarie; un nazionalismo aggressivo, un becero populismo. Non possiamo ignorare queste idee, perché riflettono insoddisfazioni. Non credo che sul lungo periodo possano garantire sicurezza o benessere, e credo che falliscano perché non riconoscono la nostra comune umanità. Una nazione che si circonda interamente di muri non farebbe che imprigionare se stessa. La risposta quindi non può essere un semplice rifiuto dell’integrazione globale, ma anzi far sì che i vantaggi dell’integrazione siano il più condivisi possibile.
Credo che la strada della democrazia continui a essere la migliore: chi crede in ciò, deve farsi sentire a gran voce. La Storia e i fatti sono dalla nostra parte. Ciò mi porta a parlare del terzo obbligo che ci spetta: respingere ogni forma di fondamentalismo, di razzismo, o di ideologia legata a una superiorità etnica che rende le nostre identità tradizionali inconciliabili con la modernità. Al contrario: dobbiamo abbracciare la tolleranza che nasce dal rispetto per tutti gli esseri umani.
Che l’integrazione globale abbia portato a uno scontro di culture è lapalissiano. In un mondo che si è lasciato alle spalle l’era degli imperi, assistiamo ai tentativi della Russia di recuperare la gloria perduta attraverso la forza. In Europa e negli Usa vediamo la gente scontrarsi su immigrazione e cambiamenti demografici, come se la presenza di chi sembra diverso potesse corrompere il carattere dei rispettivi Paesi. Non credo che il progresso sia possibile, se il nostro desiderio di tutelare le identità dà il via alla disumanità e agli istinti di dominare su altri gruppi. Il mondo è troppo piccolo e noi siamo troppo connessi perché si possa tornare a mentalità di così vecchio stampo. In troppe zone del Medio Oriente vediamo accadere proprio questo. Lì buona parte del declino in atto è alimentato dal fatto che i leader, invece di fondare la propria legittimità nelle politiche o nei programmi di governo, hanno fatto ricorso alla persecuzione dell’opposizione politica o alla demonizzazione delle altre correnti religiose, circoscrivendo lo spazio pubblico alla moschea, laddove in troppi luoghi venivano tollerate perversioni in nome di una grande fede.
Tutte queste forze hanno preso piede e si sono rafforzate nel corso degli anni, ora entrano in azione rinfocolando sia la tragica guerra in Siria sia la scriteriata e medievale minaccia dell’Isis. Perché si arrivi a vincere l’ultima battaglia militare, è indispensabile per noi portare avanti con determinazione il duro sforzo diplomatico che ambisce a fermare la violenza,a soccorrere chi ne ha bisogno, a sostenere coloro che aspirano a un accordo politico. Nei conflitti dell’intera regione dovremo insistere affinché tutte le parti coinvolte riconoscano la nostra comune umanità e le nazioni pongano fine a guerre per procura che alimentano sempre più il caos. E ciò mi porta infine alla quarta, imprescindibile questione che credo dobbiamo affrontare insieme: sostenere l’impegno alla cooperazione internazionale, quello fondato sui diritti e sulle responsabilità delle nazioni.
Credo che l’America fino a questo momento sia stata una superpotenza rara nella storia del genere umano, in quanto è stata capace di pensare al di là dei suoi interessi immediati. Ma so anche che non possiamo riuscire in simili intenti da soli. Se la Russia continuerà a interferire negli affari dei suoi vicini, potrà forse essere popolare in patria, ma col passare del tempo perderà autorevolezza. Siamo tutti portatori di interessi e siamo tutti coinvolti, in questo sistema internazionale, perciò sta a noi tutti saper investire nel successo delle istituzioni alle quali apparteniamo.
Mentre era in prigione, da giovane, Martin Luther King Jr scrisse che “il progresso umano non corre mai sulle ruote dell’inevitabile, ma passa attraverso gli sforzi senza tregua di tutti gli uomini che vogliono collaborare con Dio”.
Articolo intero su la Repubblica del 21/09/2016.

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Bé.. perchè deludere il Nobel per la Pace nel suo ultimo discorso in un Assemblea come quella dell'ONU?
Se, come oggi accade a chi ha sotto i 30 anni cui non hanno spiegato quante mani in pasta e cos'hanno combinato, non li conoscessimo potremmo anche versare una lacrima di cmmozione per questo campione americano della democrazia del liberalismo e del ..... socialismo: si proprio questa parola avete capito bene secondo lui servirebbe un nuovo socialismo che mitigasse gli estremismi della globalizzazione: manco fosse Savonarola!!!
In realtà la cosa è un tantino diversa: fermamdoci agli anni di Obama vogliamo farlo un bilancio?
  1. Iraq. Il suo dotto e degno perdecessore ha infognato gli americani in quel paese (governato da Saddam messo lì dalla Cia e buttato giù dalle bombe degli americani), che ha fatto il Nostro? Ce li ha lasciati...... sia come contractor (leggi mercenari) siamo come consiglieri militari. Il terrorismo? Una chjimera: non passa giorno che in quel martoriato paese non esploda una bomba.
  2. Guantanamo. Tutto come prima..... è sempre lì nonostante le promesse fatte.
  3. Afghanistan. No lì non ci sono... ufficialmente. Business as business e volete che lascino il controllo del crocevia del petrolio e del gas siberiano? Nemmeno per sogno: continuano a sostenere un regime ultra corrotto (il Brasile impallidisce al confronto, per fare un caso recente) non rappresentativo di nessuno e niente se non di quegli interessi 'strategici' termine con il quale gli americani definiscono che vogliono rimanere dove sono senz'apparire: loro sfaciano e gli altri rimettono a posto....
  4. Russia e Cina. Mentre la seconda, patria del sottopagatissimo esercito di operai che lavorano per i contractor delle anziende americane (e non solo) penetra in qualunque angolo del pianeta, fa il bello e il cattivo tempo nel terzo mondo; difende il giocoliere, mucleare, della Corea del Nord; si arma; fa spionaggio, ecc. che fa il nostro? Se la prende con .... Putin cui prima ha soffiato da sotto al naso l'Ucraina, nonostante ci fossero state elezioni legittime internazionalmente riconosciute, e vi installa, è proprio il caso di dirlo, un regime fantoccio completamente dipendente dagli interessi occidentali; e se non bastasse allarga i confini del suo braccio armato, la NATO, fino ai confini del 1917 (violando il patto stipulato con Eltsin; patto con cui quest'altro fantoccio americano pensava di esserseli fatti amici): ossia in bocca ai russi!! Ora non è che Putin sia un santo o un suo stinco ma se ne stava lì buono buono a pensare ai suoi, non pochi, problemi interni e a tenere a bada gli islamici 'interni' e invece... si ritrova con una guerra ai propri confini: guerra aizzata dagli occidentali che si sono anche premurati di 'circondarlo' di missili e carri armati e altro: che doveva fare il nostro? Conosciamo benissimo l'orgoglio del popolo russo: ne ha dato ampia prova sia con Napoleone che con Hitler, no? Si sono raccolti attorno al caro leader e hanno riscoperto valori che erano stati dimenticati: fra cui un certo sovietismo.... non marxista nè leninista sia chiaro (sono meno ipocriti dei cinesi) ma sicuramente 'orientale' che li spinge a risentire sia il rumore delle sciabole che quello del fumo dei cannoni più nolenti che volenti.
  5. Libia. Ha fortemente aiutato a tirar giù l'unico baluardo contro l'emigrazione di massa dall'Africa verso l'Europa.... un momento: ma gli americani ce lo avevano messo proprio loro lì o sbaglio? Peccato che Muhammar el Gheddafi non avesse imparato nulla della lezione irakena: avrebbe dovuto capire che gli occidentali sono degli ingrati.
  6. Turchia. Ha fatto lo gnorri con il satrapo turco. Si ha proprio fatto lo gnorri perchè mentre l'alleato con il secondo esercito più potente della NATO faceva le fusa con la Russia in risposta al tentato golpe (agevolato da ....... si accettano scommesse) ha permesso che trucidassero non i terroristi dell'Isis ma i curdi che sono alleati degli americani contro l'Isis!!!! Triplo salto mortale carpiato!!! Nemmeno un giocoliere professionista potrebbe fare di meglio... tollerando anche il fatto che i turchi facevano affari proprio con i terroristi smaltendo petrolio di contrabbando: arrivato in quasi tutti i paesi occidentali a prezzi di favore: strani questi terroristi, vero? Fanno scoppiare bombe in America ma alla fine gli danno, per terza fonte, petrolio, gas ecc. ecc.: questa fa il paio con l'11/9 dove anche a fronte di due aerei schiantatisi contro due grattacieli, che avrebebro dovuto restare su perchè costruiti con certi criteri, nessuno ha saputo spiegare come avesse fatto crollare la terza torre, la n°7, senza che nessun aereo, nemmeno di carta, vi si fosse schiantato contro... fra l'altro quella torre era lontana ben oltre cento metri dalle altre due!
  7. Siria. Ha finanziato qaedisti e Isis contro il dittatore Assad il siriano...i quali, ingrati, gli si son rivoltati contro: ma che si aspettava? Che gli corressero incontro e facessero tutti insieme un bel girotondo? Ora la Siria è completamente distrutta. La terza società più laica del mondo arabo (le altre due erano l'Irak e il territorio amministrato dall'OLP) oggi è preda di fazioni religiose che, oltre a fare la guerra al laico Assad (anche lui o meglio il di lui padre.. ha molto a che fare con gli americani), si ammazzano fra loro mentre gli occidentali motteggiano piani di pace, incontri con i 'moderati' e altre balle del genere.... gli unici a combattere sul serio i terroristi ... sono proprio i russi e ci stanno anche riuscendo con grande dispetto dei nostri sacerdoti della democrazia.. parola di cui si rcordano solo quando la devono sventolare contro gli arabi e tutti i non occidentali mentre se la dimenticano quando gli stessi finanziano paesi e gruppi che di democratico non hanno nulla!!!
  8. Gli USA hanno il Muro. Si forse non lo sapete o lo sapete ma vi fa piacere dimenticarvelo... ma hanno 'il' Muro più lungo, meglio armato, vigilato, sorvegliato, dell'intero pianeta: al confine con il Messico c'è questo Muro al cui confronto quello israeliano e quello di Berlino sono pallide imitazioni.... ma come, i campioni della democrazia e dei valori del libero mercato e della libera circolazione delle cose e  delle persone fanno una cosa del genere? Bé che vi aspettavate: qui si parla di USA mica di Italia o altro? E quando si parla di loro afffari non sono mica tanto democratici e liberisti... meglio milioni di clandestini sottopagati, sfruttati e ricattati che lavoratori regolari che devono vedesi pagati non solo il salario ma pure la pensione.. sennò la competitività va a farsi fottere... scusate il francesismo. E il nostro mica l'ha abbattuto, anzi.. milioni di $ vengono ancora investiti in quella parte del loro paese: e poi viene a dire a noi che dobbiamo 'accogliere' e 'tollerare'!!!!
  9. Dentro gli USA. Bè ormai è chiaro: la vera guerra gli americani ce l'hanno in casa: se la son creata a casa loro; un paese dove tutti hanno un arma e il diritto di suarla la polizia, e la altre forze di sicurezza, mica potevano essere da meno no? E' di tutti i giorni la news di uno, preferibilmente di colore.. ma andranno bene anche ispanici ecc... ci stannno lavorando, sparato per strada senz'alcun motivo apparente. Dove non c'è un palazzo pubblico dove non ci sia esposto un simbolo massonico; dove chi perde o non ha lavoro non ha diritto al fondo sanitario (nonostante l'Obamacare.. regalo per le assicurazioni); dove ci sono almeno 60 mln di persone che vivono allo stesso livello dei loro consimili del terzo e del quarto mondo; dove ci sono i giovani più ignoranti, insieme agli italiani coetanei (e si vede), dell'intero mondo occidentale; dove una ristretta élite ha trovato il modo di far soldi a spese della generalità delle persone loro connaizonali e ora a livello mondiale cerca d'imporre lo stesso modello anche sulla punta delle baionette laddove non bastassero le parole e gli affari....
ma siam proprio sicuri che avesse dirotto al nobel per la pace e adire parole così alte quanto vuote di qualunque significato quanto quelle espresse in questo discorso?
A me la risposta mi pare più che ovvia e a voi?

martedì 9 agosto 2016

Russia. Turchia e i miopi dell'ovest..

Ci sono riusciti: i furbacchioni al di qua dello Stretto del Bosforo ce l'hanno fatta. Putin era isolato; Erdogan era alle strette vista la svolta autoritaria (ha l'appoggio popolare ma non della diplomazia internazionale) eppure anzichè cercare di mantenere nell'ambito occidentale fanno di tutto per mandarlo fra le braccia del suo nuovissimo amico russo...  ma quanti errori hanno portato a questa situazione? Tanti e tali che non ci si aspetterebbe che una diplomazia ne possa inanellare una tal messe:
  1. il golpe ispirato;
  2. il mancato sostegno;
  3. il negare sostegno e asilo;
  4. la pretestuosità dei diritti liberali che avrebbe violato;
  5. gli accordi per fermare gli immigrati mantenuti a suon di soldi nostri;
  6. il chiudere gli occhi sugli evidentissimi contatti fra il paese e i terroristi dell'Is cui veniva fornito non appoggio ma quantomeno libero passo per colpire e riparare in terrirtorio amico;
  7. il contrabbando di petrolio (in verità c'hanno mangiato tutti sopra.. noi compresi);
ecc. ecc. ecc. insomma non ne hanno azzeccato una e ora il paese con l'esercito meglio armato della NATO dopo gli USA se ne va per conto proprio a braccetto con Putin: sia chiaro è un paese sovrano e fa quel che vuole: mica è come noi che siamo in fondo alla classe, di cui la Germania è la capoclasse, e siamo sempre sugli attenti agli ordini; possono fare quel che vogliono e come vogliono, in più mai come ora Erdogan è appoggiato dalla stragrande maggioranza della popolazione e quindi non si può contare sulle cosiddette opposizioni, mai come ora inesistenti.
Se Turchia e Russia, e dietro la Russia c'è anche la Cina, dovessero continuare su questa strada l'intero occidente si ritroverebbe con un serio problema: mentre accerchiava la Russia (prendendo a spunto la problematica Ucraina, cui non è estraneo.. come non è estraneo, secondo me, nemmeno al golpe turco fallito) si ritroverebbe con il Bosforo precluso.... cosa che significa che abbiamo aspettato ben 45 anni per vedere cadere il Muro di Berlino ne vediamo ora nascere uno a est dietro cui potrebbe nascere quell'eurasia (Orwell profetico...) che potrebbe esserne il vero contraltare e modello alternativo cui guardare: non che quei regimi siano attraenti perchè non hanno alcun sol dell'avvenire da proporre ma da questa parte non è che le cose vadano meglio: lo stesso nostro paese, dovesse passare il referendum costituzionale, si troverebbe a fare un bel passo sullo stesso cammino di quell'autoritarismo democratico da tanto tempo denunciato da poche cassandre... e che in Turchia abbiamo sotto gli occhi oggigiorno.
Purtroppo c'è anche un altro problema: non solo la turchia è uno snodo strategico ma pure economico, da lì passerà un oleodotto che dovrebbe portare qui il gas (gas di cui abbiamo bisogno.. e motivo principale del nostro assassinio di Gheddafi con cui Gazprom aveva fatto contratti vantaggiosissimi... e guarda caso anche lì è spuntato l'IS) bypassando l'Ucraina; dice nulla tutto ciò? Bene perchè se andasse in porto anche questo la dipendenza occidentale, nella parte europea, sarebbe completa.. certo che siamo proprio dei furbacchioni!!!!

giovedì 21 luglio 2016

Turbinio... di navi nel mar Egeo

Che cosa ci fa la flotta usa-nato che stava facendo delle esercitazioni nel Mar Nero.. nell'Egeo? C'entra qualcosa con il contro-golpe di Erdogan in Turchia? E le 14 navi turche 'sparite', lo sono davvero o si sono riunite alla succitata flotta che fa rotta verso l'egeo turco?
Domande e altre domande, interrogativi che sorgono e che, per ora, non trovano risposta ma facendo due più due possiamo avanzare alcune ipotesi:
  1. l'esercitazione usa-nato era una copertura per il tentato golpe, miseramente fallito; lo spostamento di navi è una forma di pressione sul sultano turco, un avvertimento a non superare un certo limite;
  2. le 14 navi turche 'sparite' sono sotto la bandiera nato e, quindi, hanno una missione... salvaguardare alcuni golpisti d'alto livello? Se fosse vera questa ipotesi la voce che dietro il fallito golpe, che ha provocato il contro-golpe di erdogan e la successiva repressione del sultano che proprio oggi ha fatto votare la sospensione della convenzione dei diritti umani nel proprio paese, ci fossero gli americani è vera... quindi la rotta della flotta dal mar nero all'egeo ha un significato ben preciso: attento che possiamo tirarti giù!
  3. La Russia ha detto che sono 'affari interni turchi' quanto avviene in quel paese; un segnale di via libera implicito al regime instauratosi in turchia o un modo per aumentare la paranoia, nota, degli americani e dei loro alleati europei? In entrambi i casi, se la notizia dello spostamento della flotta di cui sopra fosse vera, gli occidentali temono l'appropriarsi, da parte del governo turco, delle bombe atomiche ivi conservate e il sorgere di un alleanza, o di una non ingerenza attiva, fra i due ex nemici..... russia e turchia. Forse è un ipotesi aleatoria ma siamo alle porte del medioriente nella Bisanzio del XXI secolo meglio nota come Turchia che mai ha rinunciato alla rinascita di un proprio impero, foss'anche economico e sotto l'ombrello arabo 'moderato'.... con l'avallo israeliano in funzione anti-iranica.
fonte: whatdoesitmeans
Sono ipotesi, pure ipotesi. Illazioni, quisquilie e pinzillacchere...... una cosa però è certa: lì a soffiare sul fuoco sono in troppi... peccato che le conseguenze non si limiteranno a quell'area ma interesseranno tutti noi.

domenica 17 luglio 2016

Le stranezze continuano..

Se non bastassero i dubbi sollevati dai media ci si mettono anche i social.... partiamo da nizza. Non so se avete avuto modo di vedere le foto che i media stanno diffondendo, ci sono anche i video ma stranamente youtube li leva, sul tir che ha fatto la strage:
se ingrandite l'immagine noterete, l'ho fatto anch'io, il raggrupparsi dei proiettili su un lato del tir... e quel lato non è quello del guidatore: qualche domanda mi assale.. ma le lascio lì nell'aere.
questa foto rappresenta... l'immagine di colui che si darebbe per morto nell'attentato vivo e vegeto in un paese arabo; il punto è: se è un fake o se è vero e nel secondo caso, chi mente? Perchè lui è sconosciuto agli annali dei terroristi (dal profilo fatto dai media beveva, problemi mentali, ecc.) mentre a partire da sua moglie per arrivare a suo padre e ad alcuni suoi amici, questi si che erano radicalizzati... anche qui qualcosa non va, almeno secondo me...
Veniamo al colpo di Stato, se è tale visto il livello di dilettantismo dimostrato,  in Turchia; anche qui qualcosa non va:
  1. di solito vengono occupati tutti i media e non alcuni come dif atto avvenuto;
  2. la seconda cosa che si fa.. si acchiappa il governo e il presidente della repubblica, nessuna delle due cose è avvenuta;
  3. se, come sta venendo fuori nelle ultime ore, erano decisi perchè si sono arresi subito esponendosi al linciaggio della folla e sotto le telecamere dei media?
  4. come ha fatto Erdogan a filaserla?
  5. Perchè UK e Germania hanno rifiutato preventivamente il visto al satrapo turco per poi alcune ore dopo fornirgli appoggio politico.. qualcosa non è andata per il verso giusto e per chi?
  6. come mai Erdogan ha chiuso la base di Incirlik da dove partono gli attacchi al Daesh islamico?
  7. E l'esiliato volontario, di cui ora i turchi chiedono agli usa l'estradizione, ha davvero dato il via a un colpo di stato dall'altra parte del pianeta senza muoversi da casa ... e senza che NSA, Cia, Fbi ecc. muovessero ciglio dimostrando, se è questo che ha fatto, falle enormi nella sicurezza americana?
  8. Il mandante.. sono vere le voci che dicono che sia 'occidentale'? Spiegherebbe la riluttanza europea a dare al Califfo l'eventuale asilo... chi ha rimestato nel calderone turco? E quale sarà il conto che il vincitore presenterà all'Occidente?
  9. il ruolo dei militari nel mondo turco era centrale: se qalcuno sgarrava essi erano i custodi della costituzione kemalista... intervenivano e rimettevano le cose a posto: sapete qual'è la prima cosa che ha fatto Erdogan? Una bella epurazione.. tutti a casa passando prima per processi, galere ecc. costruendosi nel frattempo i propri appoggi nello stesso mondo: non è un caso che erano pochissimi i rivoltosi.
Da un certo punto di vista Erdogan dovrebbe ringraziare i golpisti anziché perseguitarli.. perchè può eliminare anche quella parvenza di democrazia che ha lasciato in vita proprio in seguito al golpe non riuscito. Ne aveva voglia, gli serviva il movente e il colpevole: guarda caso gli sono arrivati fra le braccia entrambi a stretto giro di posto: non è un caso che in rete i complottisti parlano di golpe ' fatto in casa' o qualcun'altro di 'sindrome delle torri gemelle' ossia 'io sono a conoscenza di un qualcosa che qualcuno sta preparando e lo lascio fare perchè in questo modo posso fare quel che avevo in mente fin dall'inizio e con l'appoggio popolare per giunta...'. si si lo so: ipotesi e illazioni ma non vorrei fra dieci anni scoprire che era noto il mandante, occidentale, e l'esecutore e che il tutto era previsto per fare il turkish job e traspostare quel paese da democrazia a una semi-democrazia a uno stato islamico in barba ad Ataturk e tutto il resto.....
Sia chiaro: sono domande, perplessità e nulla è certo ma annoto che qualcosa sotto traccia si stia muovendo e non è un qualcosa che può avere esiti positivi per tutti... anzi. Sento puzza di cambi di alleanze, ricatti, guerricciole, stragi, terrorismi più o meno manovrati ecc. insomma c'è aria di cambi, più o meno traumatico, di regime e di orizzonte se non di

fate voi...

domenica 13 marzo 2016

Renzi, come e perché liberarsene in tre mosse

di | 11 marzo 2016 dal Fatto Quotidiano


Forse Matteo Renzi non è una cattiva persona. Incarna però il terzo tentativo (dopo Monti e Letta) dei poteri forti nazionali ed internazionali di mettere alla guida del nostro Paese un’affidabile marionetta. Non è neanche del tutto sprovveduto. Ha capito, ad esempio, che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria a qualsivoglia guerra in Libia e si contorce quindi, in modo scarsamente dialettico, fra le pressioni degli “alleati”, che rientrano fra i suoi grandi, anzi grandissimi elettori, e il giusto sentimento popolare diffuso. Si può scommettere che finirà male, tanto è vero che già il presidente emerito Napolitano ha tracciato la via da seguire. La neospartizione coloniale della Libia è già stata decisa. Ma non sarà certo una passeggiata. E chi pagherà il prezzo sarà ancora una volta il popolo, sia libico che italiano. Quest’ultimo ha già cominciato, sacrificando due lavoratori, le cui famiglie oltre al danno hanno dovuto subire anche la beffa. In fondo se sono morti è stata colpa della ditta per cui lavoravano. Questo è quanto afferma del resto Matteo Renzi, il quale, come ricorda Tommaso Di Francesco sul manifesto di ieri, a sfottere i lavoratori è del resto abituato.
E qui veniamo alla seconda inaccettabile cifra dell’esperienza renziana (comune anche in questo alle due marionette che lo hanno preceduto, con le loro Fornero, Sacconi e simili). E cioè la convinzione che il nostro Paese possa uscire dalla crisi e ritrovare i sentieri del benessere continuando a comprimere e violare i sacrosanti diritti della classe lavoratrice. Si tratta peraltro di convinzione comune un po’ a tutto l’establishment capitalistico mondiale e ci sarebbe da stupirsi che così non fosse. Le classi dominanti non sono certo disposte a rinunciare ai propri privilegi e alle proprie posizioni di potere spontaneamente, per quanto sia evidente a tutti come ci stiano conducendo verso un baratro senza fine. Guerre, devastazioni ambientali, approfondimento delle disuguaglianze sociali ed economiche, crescita del terrorismo, soffocamento progressivo della democrazia, disposizione a perdonare ed assecondare “amici” come Sisi (che fine hanno fatto le richieste di verità e giustizia per Giulio Regeni?) in Egitto e Erdogan in Turchia, cui si chiede di risolvere il problema dei profughi che l’Europa ha concorso in maniera sostanziale a creare e ora non sa e vuole risolvere sebbene coloro che cercano salvezza sul nostro continente costituiscano una quota davvero infinitesimale sul totale di coloro che fuggono da esistenze distrutte e case bruciate e in stragrande maggioranza si rifugiano nei Paesi più vicini ai vari disastri.
Matteo Renzi rappresenta per molti versi l’ultimo raglio dei poteri forti. Il suo ottimismo inossidabile si basa sulla convinzione che sia possibile convincere gli italiani che è un leader affidabile. A tale fine vengono manipolati i dati economici, si introducono incentivi a termine (dai famosi 40 euro agli sgravi contributivi per le imprese all’astuto progetto di decurtare i contributi per ottenere oggi un sollievo momentaneo a scapito di pensioni notevolmente decurtate in futuro). L’ottica è quella di brevissimo periodo tipica dei governanti di questa fase fatiscente del capitalismo neoliberale, incapaci di vedere al di là del proprio naso. I metodi quelli di chi della democrazia non sa che farsene e vuole controllare l’informazione, il Parlamento e abolire i corpi intermedi, specie quelli come il sindacato che in qualche modo a volte rappresentano istanze di massa.
In questo modo si continua a perdere tempo e si aggravano anzi i mali di cui soffre il nostro Paese all’interno del contesto globale sopraaccennato. Liberarsi di Renzi costituisce quindi un’urgenza assoluta per chiunque ne abbia a cuore la salvezza e il futuro. A tale scopo vanno percorsi tre passaggi da cui alla fine dell’anno. Primo, ad aprile, il referendum antitrivelle che suonerà come una precisa sconfessione delle politiche di devastazione ambientale e paesaggistica che l’attuale governo vuole imporre. Secondo, la sconfitta di tutti i candidati renziani alle elezioni comunali in primavera inoltrata. Terzo il rigetto del disegno di semplificazione autoritaria delle istituzioni al referendum sulle modifiche costituzionali previsto per l’autunno. In tutti e tre i casi appena menzionati ci sono valanghe di ragioni specifiche per votare contro questo governo affermando le ragioni di chi non si rassegna alla renzificazione dell’Italia. Ce n’è in più una di carattere generale, relativa alla necessità di rendere possibili, sgombrando il terreno dall’attuale fallimentare proposta di governo, risposte alternative ed efficaci alla crisi avviando la costruzione di un’Italia migliore, la sola finalmente in grado di sopravvivere, resistere e progredire.
di | 11 marzo 2016

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fossimo altrove quest'articolo non avrebbe nemmeno la necessità di doverlo leggere..

martedì 16 febbraio 2016

Ode a Stranamore..

Perchè ode a stranamore? Perchè ogni volta mi stupisco di come i miei connazionali si stupiscano e s'indignino per il fattaccio che il mostro di turno ha fatto... lo dicevo in un commento al post precedente: quando si parla di potere e di controllo delle risorse non ci sono santi nè giusti nè cattivi ci sono ras e boss che fanno i propri interessi; le nazioni sono il paravento dietro le quali si nasconde altro.. così come non si può non diffidare di chi, in situazioni come quella siriana, venga a parlare di "diritti umani e violazioni di luoghi ed edifici che per tutte le convenzioni sono INTOCCABILI come gli ospedali: mia abbiamo dimenticato cos'hanno fatto gli americani in Afghanistan? Chiedere ad emergency per i particolari in cronaca, grazie. Oppure abbiamo dimenticato i bombardamenti fatti dagli alleati in Serbia? Non venitemi a dire che erano "umanitari" per favore.. e per quanto ci riguarda: perchè non chiedere ai nostri padri e nonni di cosa sono stati capaci di fare gli alleati, i nostri fururi alleati, con i loro bombardamenti a tappeto? O ce ne siamo dimenticati?
In Siria c'è una guerra, una guerra vera: innescati da noi con l'obiettivo di toglierci dalla scatole Bashar el Assad per mettere al suo posto un altro fantoccio che faccia i nostri interessi: naturalmente è tutto ammantato di retorica e e di diritti umani perchè alle animelle belle che sono qui in occidente torna comodo sapere che si fa tutto ciò per un qualcosa che ci mette l'anima a posto ma in realtà l'obiettivo altro non è di buttar giù il Saddam di turno per mettercene un altro fregando, per giunta, i russi: due piccioni con una fava..... mi piglio l'intero scacchiere, con le annesse risorse, e metto nei guai il mio nemico di sempre costringendolo a fare un passo falso; devo dire che in qualche momento ci son quasi riusciti se non fosse i russi non sono ancora pronti a sparare il primo colpo il botto ci sarebbe già stato!!!!! Non che i russi siano dei santi sulla terra: il gioco che fanno è lo stesso che facciamo noi e magari lo fanno anche meglio perchè il loro comportamento è maggiormente lineare: non devono giustificarsi con i loro cittadini come i nostri governanti con parole vuote.... mi rivolgo a tutti quelli, anche a quelli che passano da questo piccolo blog, che si fermano alla superficie e si bevono le fesserie che ci propinano: in una situazione come quella mediorientale il buono, il più buono c'ha la rogna..... non esistono buoni ma contendenti e dietro essi potenti interessi economici e finanziari, null'altro: ecco perchè personalmente, proprio perchè sono i media e i nostri politici a fare denunce e ad alzare il dito contro, questa volta i russi, NON CI CREDO e non per partigianeria ma perchè la logica che muove le nostre cancellerie, e dietro di loro gli interessi economico-finanziari, non è quella di chi davvero è preoccupato della sorte degli esseri umani che lì vivono ma è semplicemente quella di creare le condizioni affinchè in quella zone, fondamentale coacervo di risorse che gli fanno gola, avevano, fin dalla notte dei tempi, pianificato di controllare...... non è un caso che ogni volta che attacchiamo un paese, con lo scudo dell'onu o meno non importa, dopo qualche tempo vengono fuori verità, per noi occidentali (ma lo stesso ragionamento vale anche per i neo imperi asiatici), scomode: Saddam gasò i curdi: verissimo, ma a Saddam chi glielo diede il gas? E che dire del fatto, poi assodato, che ancor prima che scoppiasse la guerra ucraina, quand'ancora quel paese di confine era unito e c'erano solo proteste di piazza, della presenza di cecchini che sparavano sia addosso ai manifestanti che alle forze di polizia (lo sosteneva in una telefonata un politico estone che era stato inviato in Ucraina, telefonata mai smentita e pubblicata dai giornali non solo europei)? E che dire delle accuse fatte a Bashar di aver usato armi non convenzionali contro i "combattenti per la libertà"  (di cui una buona parte, com'è noto ora e anche allora, erano TERRORISTI di AL Qaeda e della ISIS) siriani per poi scoprire che erano stati proprio i combattenti a usarle.. e chi gliele aveva date? E l'affaire "turco"? E' provato che l'aeero russo NON AVEVA SCONFINATO ma se ricordate qui subito fu detto il contrario, come mai? Tutti sanno che il petrolio targati ISIS passa per la turchia..... tutti lo sanno eppure cosa vien fuori che i russi bombardano: in realtà gli occidentali NON STANNO DFACENDO LA GUERRA ALL'ISIS MA CONTINUANO A FARLA A BASHAR.... anche usando quelli che fanno qui attentati, come mai nessuno ne parla e prende contromisure per fermare il massacro? Perchè, forse, torna comodo a tutti e gli "effetti collaterali (gli attentati in occidente)" sono solo un male minore? I russi, invece, la guerra la stanno facendo davvero: per i loro scopi sia chiaro ma la stanno facendo e la stanno anche VINCENDO!!!!! Una cosa inammissibile per i nostri potentati che si vedono sfuggire di mano la situazione perdendo la faccia.... quindi che fare? Le vittime, naturalmente, oltre che approfittare della situazione per tirar dalla propria parte l'opinione pubblica (a esser buoni), mentre di nascosto creano operazioni false flag di cui incolpare gli avversari: ecco cosa penso sia il fattaccio "ospedali in siria"; non che i russi non ne siano capaci ma è troppo scoperta la cosa e non posso credere che siano così stupidi quindi, facendo mente locale, altro non può essere che l'enensima provocazione nostra: non è un caso che da più voci, non politiche ma che hanno trovato voce sul Wall Street Journal, si chiede ormai apertamente che la NATO intervenga sul terreno direttamente e non per sconfiggere i terroristi, che non vengono nemmeno citati, ma proprio i russi che invece in Siria son presenti e stanno puntellando il regime siriano..... quindi a un passo dallo scontro diretto: non vorrei ritrovarmi, che so, fra dieci anni, a dovermi sentir dire che tutto fu un errore di valutazione o magari che non si credeva che i russi non si tirassero indietro, una beffa oltre al danno di una, possibile, guerra totale che potrebbe vedere l'europa come teatro di scontro!!!!!
Ecco il punto: se lì tutti fanno i propri interessi e se ci sono interessi convergenti per ridurre all'impotenza i propri competitor tutto può andar bene, anche l'usare qualunque mezzo per distruggerlo... da questo punto di vista ci si può spiegare molto dell'attuale situazione in quello scacchiere!!!!!
p.s.
e per favore: non credete ai nostri media...

domenica 14 febbraio 2016

Fanno la pace per preparare la guerra...

Ecco cosa scrive sul Fatto Quotidiano del 14/02/2016:

La tensione durante la conferenza internazionale sulla sicurezza a Monaco di Baviera si taglia con il coltello. Nonostante i proclami pacifisti strombettati all’inizio degli incontri, si parla poco di pace e le minacce volano da tutte le parti.
Medvedev, l’amplificatore umano di Putin, ha dichiarato più volte che ci troviamo di fronte ad una nuova guerra fredda, naturalmente la cortina di ferro per ora non c’è ma a Mosca già stanno studiando dove e come costruirla. Alla fine del suo discorso Medvedev ha pronunciato una frase preoccupante “a volte mi domando se questo è il 2016 o il 1962”.
Per i giovanissimi e per chi ha poca memoria quello fu l’anno in cui Washington e Mosca sfiorarono il confronto atomico, e l’anno in cui la cortina di ferro calò definitivamente tagliando l’Europa in due. La situazione è ben peggiore perché questa volta non ci sono solo due superpotenze ma tante, troppe e tutte si guardano in cagnesco. E questo spiega perché a Monaco russi e americani fanno a gomitate con tutti gli altri per attirare i riflettori della stampa.
Naturalmente qui nessuno è preoccupato per la situazione internazionale, come invece avvenne nel 1962, minacce e promesse vengono lanciate per far presa sull’elettorato delle proprie nazioni. La politica estera è soltanto un’opportunità per lanciare slogan politici, nulla di più, al resto ci pensano i droni!
John Kerry deve portare a casa qualcosa per convincere gli americani a votare il candidato democratico nelle prossime elezioni invece di lasciare che l’elettorato apra le porte della Casa Bianca ai repubblicani e, con molta probabilità, a Donald Trump.
Medvedev deve convincere i russi che la leadership di Putin restituirà alla Russia i suoi lustri – con il prezzo del petrolio in caduta libera e le sanzioni economiche il Cremlino fatica a mantenere alta la popolarità del moderno zar. La carta nazionalista è l’unico jolly che i russi hanno nella manica e lo stanno giocando da mesi.
I paesi del golfo, prima fra tutti l’Arabia Saudita, alzano la voce di fronte ai successi di Assad grazie ai bombardamenti russi. Anche i sauditi, fiaccati dalle gravi condizioni economiche in cui si trovano a causa della caduta dei prezzi del petrolio, giocano la carta religiosa e presentano alla popolazione l’asse Damasco-Mosca-Teheran come l’incarnazione del diavolo. Naturalmente nessuno ha menzionato lo Yemen, che grazie alle truppe ed ai bombardamenti sauditi, sta diventano il nuovo focolaio della guerra per procura con l’Iran nella penisola arabica.
L’Europa, che non ha mai avuto una sua voce, usa quella della Nato per farsi sentire. Repubbliche baltiche, mar Baltico, Ucraina, queste le aree geografiche del potenziamento militare per i soliti motivi: arrivare al confine con la Russia per dimostrare chi è il capo del quartiere. Per ora Russia e Nato mostrano i muscoli ma ad un certo punto inizieranno a lanciare i pugni ed allora sì che ne vedremo delle belle.
Il grande assente a Monaco è lo Stato Islamico anche se in effetti il Califfato è uno dei principali responsabili della tensione geo-politica in cui ci troviamo. Nei corridoi di Monaco sabato girava la voce che le truppe di Assad appoggiate dall’aviazione russa sono pronte per attaccare Raqqa, la capitale dello Stato Islamico. Se ciò avvenisse i sauditi hanno detto di essere pronti a mandare le truppe in Siria, quindi per proteggere l’Isis? Viene spontaneo chiedersi. Secondo loro se Assad viene eliminato anche il Califfato scomparirà. Un’analisi surreale ma che è in linea con le assurdità prodotte dalla propaganda saudita.
In conclusione Monaco ha confermato i peggiori timori sul futuro delle relazione tra l’occidente e la Russia. Un fiasco clamoroso per l’amministrazione di Obama che sperava in un accordo, anche se temporaneo, sulla situazione in Siria.
Nei prossimi mesi assisteremo all’intensificarsi dei conflitti nel Medio Oriente e con molta probabilità prima o poi ci sarà anche un nuovo attacco terrorista in Europa. A Monaco la pace sembra più lontana che mai.

di | 14 febbraio 2016
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 ed ecco, invece, cosa non scrivono i media:
la Turchia è impegnatissima nella lotta contro .... l'Isis? No ma contro i curdi si visto che nella città di Cizre i carri armati turchi hanno finito le operazioni e ora si contano i morti e i feriti, non dei terroristi ma proprio dei curdi!!!!! Ed è un problema anche per chi è attento alla problematica kurda al punto che la nostra missione parlamentare in turchia non si è potuta svolgere perchè un nostro parlamentare è troppo "filo-curdo": naturalmente le motivazioni ufficiali sono altre ma non si può non notare la, come dire, dissonanza di temi fra la diplomazia ufficiale, tesa a tenersi buona la Turchia che "frena" i rifugiati alle proprie frontiere, e quanto accade realmente che ci racconta tutta un altra storia: ossia che non si sta combattendo il terrorismo ma lì ognuno si sta regolando i propri conti con i propri avversari (in questo caso la Turchia versus kurdi). Anche gli americani ci mettono del proprio avallando l'intervento saudita in funzione più antisciita, per fare un altro esempio e russa che bombarda ... tutti: terroristi, filo-occidentali, moderati (che contano come il due di picche in quelle realtà), ecc... nel mezzo i rifugiati con tutti i drammi che si portano dietro per l'ignavia degli Stati che guardano al proprio tornaconto più alla stabilizzazione del problema. Una volta tanto do ragione ai coosiddetti "complottisti": lì si stanno preparando sì a combattere .... ma non l'Isis però; bensì gli altri: e quegli altri sono tutti gli attori dello scenario mediorientale; direi che ci siamo proprio: stanno facendo la pace per preaparare la guerra!!!!

martedì 1 dicembre 2015

Russia-Turchia, c’eravamo tanto amati. Che succede tra Putin e Erdogan

DAl Fatto Quotidiano del 29 novembre 2015 a firma di
Continua il braccio di ferro tra Russia e Turchia. Due leader populisti che fino a poche settimane fa andavano a braccetto. Erdogan è infatti l’unico leader occidentale che ha assistito alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Sochi. E bisogna ricordare che sono state imprese turche a costruire gran parte dell’infrastruttura dei giochi olimpici di Sochi. In cambio i russi hanno vinto gli appalti per costruire una centrale nucleare sulle coste mediterranee della Turchia, per un valore di crica 20 miliardi di dollari. Ma, dopo l’abbattimento del caccia russo, questo progetto è stato sospeso.
La Turchia è il secondo maggior consumatore di gas naturale russo e i due leader hanno approvato mesi fa la costruzione di un gasdotto attraverso il Mar Nero, che naturalmente al momento è stata anch’essa sospesa. Basta questo per illustrare il rapporto speciale che fino a pochi giorni fa legava le due nazioni e come stia evaporando nelle ultime settimane. Che succede?
Sicuramente i bombardamenti russi hanno fatto salire il numero dei profughi siriani che si riversa in Turchia e messo a dura prova l’appartenenza della Turchia alla Nato. Ma è anche vero che le tensioni politiche tra turchi e kurdi sono più legate all’intervento armato delle forze di coalizione che a quello della Russia. Mosca ha solo peggiorato una situazione già critica. Allora perché abbattere un aereo russo?
Difficile capire le dinamiche politiche. Forse Erdogan dopo la schiacciante vittoria elettorale pensa di avere carta bianca e vuole mostrare agli americani che la Turchia sta con l’Occidente. O forse è convinto che le promesse della Merkel si avvereranno, che la Turchia riuscirà ad entrare nell’Europa Unita ed a quel punto potrà ignorare l’importanza commerciale della Russia. Oppure si tratta di un errore, spiegazione più plausibile. Secondo alcune fonti turche che vogliono rimanere anonime dopo un certo numero di ‘violazioni’ scatta automaticamente l’ordine di abbattere gli incursori.
Nel frattempo la Russia sta studiando una serie di sanzioni economiche da imporre, comprese quelle relative al commercio di grano e riso. Intanto da venerdì sono state interrotte le autorizzazioni doganali per le spedizioni di frumento dai porti del Mar d’Azov, dove viene gestita la maggior parte dell’esportazione di grano. L’esportazione di grano russo in Turchia è uno dei più importanti scambi tra le due nazioni. Da luglio ad ottobre, la Turchia ha acquistato circa 1,6 milioni di tonnellate di grano russo, è quindi il secondo più grande acquirente della Russia dopo l’Egitto. Se la Turchia venisse tagliata fuori dalle esportazioni russe, gli importatori dovranno pagare dai 30 ai 40 dollari in più per tonnellata di grano perché costretti ad acquistare dal Canada, dall’Australia o dagli Stati Uniti.
Sul piano economico la fine del rapporto speciale tra Turchia e Russia può avere un impatto negativo per entrambe le nazioni. Nel 2014 il commercio tra Russia e Turchia ha raggiunto i 31,6 miliardi di dollari. La Russia vende petrolio e gas naturale alla Turchia ed acquista prodotti agricoli, macchinari e servizi turchi. Negli ultimi 13 anni, la Turchia è stata il paese più gettonato dai turisti russi. Nel 2014 i 3,3 milioni di russi hanno speso in Turchia 3,7 miliardi di dollari.
Sulla base di queste cifre l’ostinazione della Russia appare poco comprensibile. A meno che l’accordo con Hollande sia il preludio del ripristino delle relazioni commerciali tra Russia ed Europa. Le sanzioni sono a tempo e stanno per scadere, è quindi possibile che in sordina non verranno rinnovate.
Per la Russia le tensioni con la Turchia potrebbero essere anche vantaggiose. La maggior parte della popolazione musulmana – 16,5 milioni, pari all’11 per cento di quella totale, e circa 4 milioni di migranti provenienti dal Caucaso e dall’Asia Centrale – è sunnita e considera il regime sciita di Assad una dittatura violenta e sanguinaria. L’intervento di Mosca in Siria rischia di radicalizzare nuovi segmenti della popolazione mussulmana, secondo dati ufficiali prodotti dal ministero degli affari esteri al momento nelle fine dei jihadisti siriani ci sarebbero già 2.400 russi. Spostare l’enfasi sulla Turchia, dunque, potrebbe facilitare la strategia di Putin di trasformare questo conflitto in una guerra nazionalista, che ha lo scopo di difendere gli interessi della Russia, come ha già fatto in Ucraina ed in Cecenia.
di | 29 novembre 2015
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p.s.
tutto chiaro? A me un pò meno perchè se è pur vero che la partita che si sta giocando nello scacchiere mediorientale è ... complicata perchè:
  • è vero che i milioni di profughi prima dell'intervento russo ci sono stati eccome e quelli dopo non sono altro che un aggiunta al totale;
  • è vero che la Russia appoggia Assad ma è altrettanto vero che (parte della stampa lo dice apertamente) la Turchia commercia armi contro petrolio proprio con l'ISIS e non è un caso che i russi bombardano proprio la zona del confine;
  • è vero che gli occidentali hanno messo sul piatto della bilancia la caduta del tiranno siriano ma ...... è anche vero che i sodali locali degli occidentali, i cosiddetti paesi arabi moderati, appoggiano apertamente sia i cosiddetti "democratici (un infima e insignificante porzione del movimento anti-Assad)" sia la lunga lista di organizzazioni terroristiche che in quello scacchiere si è concetrato e agisce e che è molto improbabile poter definire "combattenti per la libertà" come fu fatto per i talebani non foss'altro perchè fra loro non ci sono solo i cattivi ma anche gente di Al Qaeda, si proprio loro ossia quelli cui viene imputato di aver preparato, progettato e fatto l'attentato alle torri gemelle... la vedo dura per gli occidentali darla a bere ai propri cittadini.
  • è vero che lo zar e il sultano andavano a braccetto fino a poco tempo fa ma è come voler far andare d'accordo cobra e scorpioni..., come già detto prima su questo blog, non è solo una questione politica ma è soprattutto geopolitica ed economica, le risorse fossili su cui è basata tutta la civiltà umana, e quando si va su questo versante la ragione va a farsi benedire....
.... mai come ora, ritengo, l'orologio della guerra è prossimo alla mezzanotte. A voler essere teorici del complotto direi proprio che mai come ora ci sono forze che sembrano essersi impegnate a fondo per farla scoppiare. Se fossi, e non lo sono, un teorico del complotto potrei anche pensare che gruppi di potere occulto stanno spingendo affinchè tutto accada: esiste, sempre a detta dei teorici del complotto, un calendario "della guerra" che prevede per l'anno 2019 l'inizio di una  guerra fra le potenze che prevede lo scoppiare della scintilla proprio nello scacchiere di cui si parla per poi espandersi alle grandi nazioni fra loro contrapposte (USA/UE/ecc. da un lato il blocco regimi satelliti/Cina/Russia dall'altro) in una suicida distruzione reciproca... naturalmente sono solo teorie, favole, paranoie, miti ecc. ma in realtà se ci si volesse fre mente locale e riflettere acriticamente non si può non chiedersi il perchè certe cose accadono e perchè non si riesce mai a trovare il bandolo della matassa del problema che pure è lì sotto gli occhi.....

lunedì 2 novembre 2015

Erdogan vince? gli unici a festeggiare sono i mercati

Elezioni in Turchia: il sultano vince, complici un paio di attentati ben piazzati, su cui sarebbe il caso che le cosiddette ong indaghino, e una raffica di arresti di massa delle opposizioni e conseguente chiusura dei loro media,  e i mercati festeggiano.... un paradosso per le persone normali ma non certo per i cosiddetti analisti e sacerdoti del mercato: per loro significa continuità e stabilità o, per meglio dire, gli affari vanno avanti e il pensiero unico può esultare senza timore di perdere uno dei propri baluardi nella lotta per la conformazione planetaria alla globalizzazione.
Significa anche che si continueranno a vendere armi all'ISIS (o IS che dir si voglia) via proprio questo paese mentre contemporaneamente l'Occidente ufficiale ne combatte le manifestazioni "esteriori" ... dall'alto dei cieli. Finora solo la Russia si sta sporcando le mani, gli altri no.
Se si voleva un ennesima prova di come sia vista l'espressione democratica dei popoli e di quanto oggi conti queste elezioni ne sono la prima e massima espressione: alcuni mesi fa il popolo si era espresso diversamente; ma non c'erano stati attentati e la stampa è stata imbavagliata mentre contemporaneamente c'erano stati arresti di massa e una pressante campagna mediatica che ha letteralmente spinto al ritorno dell'alveo governativo una discreta fetta dell'elettorato. Attenzione: l' AKP ha rpeso SOLO il 49,46% dei voti validi il che significa che nel paese reale è minoranza anche se la minoranza più forte ed ha ottenuto la maggioranza assoluta in conseguenza di un perverso meccanismo che ha messo al 10% lo sbarramento minimo e dava un robusto premio di maggioranza al "vincente"... ricorda nulla agli italioti?
E gli altri partiti? I curdi, che hanno perso oltre un milione di voti entrano in parlamento con il 10,4% e i repubblicani kemalisti con il 25 % circa sono la maggiore forza di opposizone... ben poco.
Un ruolo importante, in base alle denunce, sembrano averlo svolto i militari che, sembra, in alcuni punti strategici del paese sarebbero entrati nei seggi (per fare cosa?) o avrebbero creato dei posti di blocco creando file kilometriche: immagino che questi posti di blocco in funzione antiterroristica abbiano rallentato, se non scoraggiato, molti elettori non allineati dall'andare a votare... com'è cambiato il loro ruolo oggi, vero? Da numi tutelari della Costituzione kemalista turca a suoi affossatori in funzione presidenzialista e, c'è da temere, democraticamente autoritaria.... anche il vento dell'est in questi anni non è propizio e mi chiedo, se tutto va in porto: qual'è la differenza fra una Turchia presidenzialista come quella che si sta costruendo e la Russia putiniana?

giovedì 16 aprile 2015

Francesco, gli armeni e la politica a due velocità

Fonte: Il Fatto Quotidiano a firma di del 16 aprile 2015
In udienza da Papa Francesco (e in generale con qualsiasi papa) i politici italiani tendono a mostrarsi in estasi, tanto che le loro foto ufficiali in Vaticano sembrano immaginette sacre e si resta impressionati da tanta devozione. Ogniqualvolta poi che il Parlamento italiano osa affrontare i cosiddetti temi sensibili – dalle coppie di fatto alla fecondazione eterologa, alle norme sul fine vita –, subito schiere di reverendi onorevoli si mobilitano nel nome di Santa Romana Chiesa per impedire l’adozione di elementari diritti civili e manca poco che dicano:
Gesù piange. Davanti a tanto fervore, meraviglia non poco il silenzio con cui questi crociati alle vongole hanno accolto le minacciose parole del presidente turco Erdogan (“non ripeta più l’errore”) contro il Pontefice che ha giustamente definito il genocidio degli armeni per mano turca “come una delle grandi tragedie insieme a nazismo e stalinismo”. Ora, immaginiamo cosa sarebbe successo nel mondo islamico, con relativi anatemi e moti di piazza, se un qualsiasi premier occidentale avesse osato attaccare con analoga violenza il Gran Muftì. Qui da noi, invece, il ministro degli Esteri Gentiloni ha espettorato timide rimostranze (“attacchi ingiustificati”: caspiterina!), mentre Renzi non ha proferito verbo.
Una frase, infine, del sottosegretario Gozi, secondo cui a giudicare sullo scontro Francesco-Erdogan saranno “gli storici e non i governi”, spiega perché i jihadisti sono così convinti di farci la pelle.
Da ‘Stoccata e Fuga’, il Fatto Quotidiano 16 aprile 2015
p.s.
anche stavolta Papa Francesco è da solo... cominciano a essere un pò troppe non è vero? Sarà questo il motivo che ha portato questo Papa, che definire "inconsueto" rispetto alla tradizione è dir poco, ha dichiarato che mollerà presto anche lui il soglio di pietro?
Ai politici italiani dedico questo: "Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco: una che predichiamo, ma non pratichiamo, e un’altra che pratichiamo, ma di rado predichiamo."
(Bertrand Russell)
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lunedì 6 ottobre 2014

Volevano un nemico? Se lo sono costruito...

Come fai a sviare l'attenzione dalle tasche, e prossimamente anche le pance, e (contemporaneamente) come accaparrarsi un altra fetta di risorse energetiche per meglio far fare profitti agli sponsor del ceto politico-affaristico che attualmente s'è appropriato del potere in occidente ammantandosi del vessillo della democrazia e della libertà? Crei il mostro.... lo schema è sempre lo stesso:
  1. provochi l'incidente (Golfo del Tonchino) o la morte dell'innocente (le persone sgozzate o le torri gemelle) o, se ce l'hai bell'è pronto come nel caso dell'urss, demonizzi l'avversario fino al parossismo;
  2. spingi i media a far filtrare solo contenuti che ti tornano comodo...... metti il tappo, ad esempio, sulle stragi di gaza ma fai vedere il dito rotto dell'altro che correva a nascondersi....
  3. finanzi, di nascosto e via qualche fondazione araba compiacente (ce ne sono diversi esempi ad esempio i talebani finanziati fdagli americani contro i sovietici o l'isis finanziato perchè "combatteva" contro il satrapo siriano .. peccato non abbiano letto i fratelli karamazov), qualche gruppuscolo di esaltati e crei le condizioni affinchè possano farsi pubblicità e proseliti (e ci si fa fotografare con i suoi capi com'è capitato con J. Mccain) in occidente...
avrete un quadro di come si fa a creare la cornice e il quadro al suo interno della terza guerra mondiale.
Chi ha pensato, perchè qualcuno non solo l'ha pensato ma anche teorizzato anni fa, una cosa del genere? Samuel P. Huntington, volevate un nome? Eccolo.... il cocktail è pronto per essere servito; eccovi un esempio: "secondo l'articolo e il libro, i conflitti successivi alla Guerra Fredda si verificherebbero con maggiore frequenza e violenza lungo le linee di divisione culturale e non più politico-ideologiche, come accadeva nel XX secolo. Huntington crede che la divisione del mondo in Stati sia riduttiva, e che questo vada invece suddiviso a seconda delle civiltà, quindi ne enumera nove: Occidentale, Latinoamericana, Africana, Islamica, Sinica, Indù, Ortodossa, Buddista e Giapponese". Altri furono più equilibrati, Toynbee ad esempio, quando sosteneva che "la storia di una civiltà si presenta nei termini di sfide e risposte. Le civiltà si formano in risposta a una serie di sfide difficili, nelle quali "minoranze creative" escogitano soluzioni che riorientano l'intera società. Sfide e risposte possono essere di natura fisica, come quando i Sumeri riuscirono a sfruttare le paludi irriducibili del sud dell'Iraq organizzando gli abitanti neolitici in una società capace di grandi progetti di irrigazione. Possono essere anche di natura sociale, come quando la Chiesa cattolica risolse il caos dell'Europa post-romana inscrivendo i nuovi reami germanici in una singola comunità religiosa. Quando le civiltà rispondono alle sfide, esse si sviluppano. Le civiltà declinano quando i loro leader smettono di rispondere creativamente, e le civiltà sprofondano a causa del nazionalismo, del militarismo e della tirannia di minoranze dispotiche. Toynbee riteneva che "le civiltà muoiono per suicidio, non per assassinio." ed in particolare, prendendo spunto dall'elite confuciana cresciuta durante il regime degli Han occidentali ed orientali, in Cina, anche per l'eccessivo interesse privato in atti pubblici (Mankind and Mother Earth, 1976, Oxford). Le civiltà non sono macchine inalterabili e intangibili, bensì reti di relazioni sociali entro i propri confini e sono quindi soggette alle decisioni, buone o cattive, che esse assumono".
Il punto é: è possibile un altra strada? Si, naturalmente perchè NON SI SAREBBE DOVUTO DAR CREDITO AI TEORICI DELLO SCOTNRO DI CIVILTA' e ai loro esponenti, in primis: non dovevamo dar credito, per esempio, a Bush che volle distruggere l'iraq e l'afghanistan solo per dare in pasto il cattivo ai suoi cittadini mentre poco dopo l'attentato alle torri gemelle la famiglia Bin laden veniva aiutata a filarsela dagli usa ... gli affari son sempre affari e questa famiglia aveva molti affari in corso con i Bush!
Come si sente il giovane, di prima e di seconda generazione, musulmano che da un lato è di fatto escluso da tutto nel suo paese di adozione e dall'altro si sente criminalizzato? Come può sentirsi questo giovane che cresce con una rabbia dentro perchè non è cittadino del paese che gli da la cittadinanza e nemmeno parte del paese di origine dei suoi genitori?
Nel frattempo....

con il beneplacito della turchia islamizzata che ringrazia sentitamente per l'eliminazione di un suo problema ultracentenario, i curdi........

mercoledì 30 luglio 2014

#kahkahah

Le donne ridono in turchia...... non è più la turchia voluta da Ataturk, questa; è un altro paese non più laico ma moderatamente islamico dove un pò alla volta la sharia prende piede a dispetto dei dettami costituzionali prettamente laici. Con le dovute cautele la stessa cosa la stiamo sperimentando qui in italia: un paese lontano, passivo, dai dettami della costituzione dove razzismo, maschilismo, arroganza e ingnoranza la fanno da padrona e dove un ceto dirigente cerca di ritagliarsi la propria posizione di potere proprio sfruttando i limiti della società di cui è immagine.. al punto che oggi ammazza la carta fondamentale per crearne un altra autoreferenziale e scevra da quei limiti che una normale carta impone a tutti, politici compresi. Lì in turchia non sno ancora a queti punti ma ci stanno lavorando sodo per raggiungerci e magari superarci anche... diciamo anche che la turchia all'occidente torna comodo per tanti motivi non ultimo quello di essere boerderline fra occidente e oriente e quindi, facendo da ponte, di poter essere la guida alternativa al radicalismo crescente nello scacchiere e essere specchio per quelle allodole che guardano ancora a quel mondo come a delle colonie senza volersi sbilanciare troppo con israele ed egitto. Non sono preoccupati gli europei; non lo sono glia mericani.. lo sono i turchi laici; lo sono eccome e non lo nascondono neppure: non dimentichiamoci le proteste di piazza, con tanto di morti, per riaffermare un proprio diritto; ma la turchia è governata da un partito islamico e si vede: da ultimo proprio l'uscita di un esponente del governo a proposito delle donne e della loro sfrontatezza, tutta presunta, ha provocato un ondata di ilarita polemica che ha scalato velocemente le classifiche dei social network con l'hashtag di cui al titolo.. la turchia dimostra di essere viva e non piegata... e noi abbiamo la stessa capacità di riprenderci? O dobbiamo reimparare  a ridere della stupidità del potere  edella sua ottusità?
Vi propongo a proposito della turchia questo articolo dal Fatto Quotidiano del a firma di eretika del 30/7/2014 che dovrebbe essere chiarificatore di quale dovrebbe essere l'esprit da prendere ad esempio anche qui in questo sfigato paese chiamato italia.. buona lettura
Quando penso alla Turchia mi viene in mente la repressione di Piazza Taksim o quella a Gezi Park. Mi vengono in mente gli idranti conditi di sostanze tossiche e urticanti. Mi viene in mente la gente morta in nome del diritto al dissenso che, da quelle parti, come anche nelle nostre presunte democrazie occidentali, non mi pare sia molto garantito. Mi viene in mente l’impronta di finta modernità che quella nazione si è data, sposando prassi e obiettivi neoliberisti, applicandosi nella devastante azione revisionista e nella sottrazione di memoria e spazi alle persone che del coniugio tra dittatura e capitalismo subiscono gli effetti.
In una nazione in cui, nel bel mezzo delle rivolte per Gezi Park, venivano arrestati gli avvocati che difendevano i diritti di tanti manifestanti o perfino i medici che ne curavano le ferite, non può sorprendere l’atteggiamento sessista che viene rivolto anche alle donne. Il punto è che le donne in Turchia parlano, si esprimono contro i leader, contro i potenti, contro un regime di stampo patriarcale che vorrebbe oggi perfino moralizzare relazioni e risate.
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Il vice primo ministro turco, Bülent Arınç, dice che nel suo paese avverte una “regressione morale” e già che c’è afferma che “le donne non dovrebbero ridere in pubblico in Turchia”. Nella sua prova di demonizzazione ci mette dentro pure il telefono cellulare (maledetto Twitter!), la promiscuità, che uomini e donne dovrebbero essere più casti, il sesso che trasformerebbe gli adolescenti in “drogati”, le donne che al telefono parlerebbero di argomenti “inutili”.
Per dimostrare l’inutilità del mezzo telefonico le donne hanno preso a twittare selfie di risate “pubbliche”, con allegata rivendicazione di libertà di ridere a bocca larga, con i denti dritti, storti, e perfino mancanti. Ma sulla risata pubblica e privata delle donne, questo sberleffo che sembra ledere l’autorevolezza di questi patriarchi tronfi e noiosi che esigono serietà, c’è tanto da dire.
Una delle cose che mal sopporta un contesto patriarcale e autoritario è la risata. Lo è la satira, l’ironia, la presa in giro e lo dimostra, per esempio, un’azione simbolica che tempo fa mettevano in scena alcune attiviste quando in piazza, vestite da clown, si ponevano davanti a uomini in divisa in procinto di repressione, puntavano un dito e, semplicemente, ridevano. Quella risata in qualche caso fu considerato reato perché l’autorità, strettamente intesa, non si può deridere, può perfino essere scambiato per vilipendio, con tutto quel che ne consegue. Ancora più grave diventa, nella percezione dei poteri, se è una donna o un gruppo di donne a fare questo. Perciò quella risata, quell’atto di resistenza grandioso, pacifico e creativo, diventava la massima offesa che mai si potesse rivolgere a un guardiano del regime.
Lo stesso avviene quando in una relazione privata quella risata segna un confine preciso tra l’autoritarismo imposto da un uomo e la dissacrazione a cura della donna. Ci sono stati casi in cui qualcuno ha giustificato perfino un delitto adducendo una motivazione che spiega molte cose: lei rideva di me. E si sa che una donna, se incontra persone che hanno poco senso dell’umorismo, grande propensione al dominio e grande considerazione di se stessi, non può ridere in pubblico e non può farlo neppure in privato.
La risata delle donne, anche nelle fiabe, viene descritta come demoniaca, streghesca, è una risata sadica, di chi ferisce e fa del male, contribuendo così ad un ritratto misogino che ci sottrae il diritto di ridere del mondo. La nostra risata viene accostata – in senso proiettivo – a giudizi, sugli uomini, che per lo più sono gli stessi che altri uomini dedicano ai loro simili in una competizione costante a chi ce l’ha più lungo, grosso, obliquo, cuneiforme, non so. Quando le donne ridono non può accadere altro che ridano di me, sembrerebbe dire una visione omo-centrica che non ci vede se non in relazione al proprio perimetro inguinale. Le donne non possono ridere per se stesse. Tutto quel che sanno fare, secondo un immaginario parecchio contorto, è ridere dell’uomo per umiliarlo, mortificarlo e produrre vittime in quantità che poi, ovviamente, sono costrette, loro malgrado, a reagire. Perciò, se io non fossi la femminista che sono, potrei leggere questo monito del vice primo ministro turco perfino come un’azione preventiva. Non bisogna pensare che il potere tema la risata delle donne. In realtà egli vuole impedire delle stragi. Ci vuole aiutare. No?
Allora io ringrazio quest’uomo e chiunque voglia spegnere le risate delle donne. Grazie assai, ma veramente.
Ps: una risata vi seppellirà!

lunedì 23 giugno 2014

Il nodo Iracheno e che fa paura all'Occidente di Massimo Fini

questo post l'ho preso dal blog di Beppe Grillo
Il Passaparola di Massimo Fini, giornalista e scrittore.

Quello che sta accadendo in Iraq, con questa avanzata irresistibile dell’Isis, alias Stato islamico dell’Iraq e del Levante, è un fenomeno che può cambiare la storia non solo di quella regione, ma anche dell’Occidente, nel senso che qui non siamo più a una guerra interna irachena tra Sunniti e Sciiti di cui non fregava niente a nessuno perché se la vedevano tra di loro. Questi dell’Isis, in realtà, sono una specie di internazionale del radicalismo islamico. Ci sono i Sunniti (la parte orientale dell’Iraq), ma a questi si sono uniti gli islamici di altri Paesi, dalla Siria alla Somalia. E tra l’altro ci sono anche volontari europei. Ci sono 500 britannici, 300 francesi… Quindi l’obiettivo dell’Isis non è semplicemente quello di conquistare parte dell’Iraq, ma di muovere una guerra totale al mondo occidentale. Non è più una questione interna all’Iraq.
Questa situazione è paradossale: che cosa avevano fatto gli americani? Avevano creato questo governo fantoccio, come hanno fatto in Afghanistan, e avevano finanziato un esercito (a sua volta fantoccio). Infatti, di fronte all’avanzata dell’Isis si è immediatamente liquefatto, non opponendo alcuna resistenza. L’unica resistenza, adesso, la può fare l’Iran, mandando le sue truppe. Si creerebbe, così, questa alleanza curiosa tra Stati Uniti e l’odiato nemico di sempre, il pericolo numero uno, uno dei Paesi dell’asse del male: l’Iran. Gli Stati Uniti, dunque, hanno ottenuto un bel risultato… Ora si devono alleare con l’Iran, ma non è detto che ce la facciano a respingere l’Isis, perché questi sono infinitamente più motivati e poi, ripeto, stiamo parlando di una internazionale del radicalismo. Ci sono più o meno tutti. Manca la Turchia. La Turchia sta quieta e cauta, perché in questa avanzata l’Isis ha lasciato perdere i curdi, con cui non hanno contrasto, e infatti avanzano verso Baghdad, verso il centro l’Iraq. E la Turchia ha una enorme paura (da sempre) che i Curdi iracheni possano unirsi in una guerriglia con i curdi turchi, che sono 12 milioni di persone. E se si scatenano i curdi turchi la Turchia è fottuta. Per questo motivo gli americani per tanto tempo hanno massacrato i curdi, per interposta persona. Proprio per impedire che l’indipendentismo curdo si espandesse anche in Turchia. C’è da tenere presente che i Curdi sono gli unici, veri, che avrebbero diritto a avere uno Stato, perché tutta quella zona lì si chiama Kurdistan (c’è dentro Iraq, Turchia, Azerbaijan, Iran).
Il fatto, ripeto, è che l’Isis non incontra una resistenza da parte del esercito regolare, quello di al-Maliki. Perché i soldati non vogliono combattere e quando succede questo è l’inizio della fine. Un po’ come la Rivoluzione d’ottobre, dove lo Zar continuava a mandare eserciti contro i rivoluzionari, che erano 4 gatti, e gli eserciti si liquefacevano durante il percorso. E’ quello che sta accadendo. Non c’è un vero esercito che difende, in questo momento, l’Iraq creato dagli americani, l’Iraq di al-Maliki.
Gli americani spostano navi, spostano droni, ma questa gente tu la puoi fermare solo con battaglie di terra e gli americani non sono in grado di fare battaglie di terra, perché non hanno le palle per fare le battaglie di terra. Possono essere equipaggiati come vogliono. Ecco perché è necessario un intervento iraniano, perché loro a fare la guerra come si deve sono abituati, l’hanno fatta per 10 anni contro Saddam Hussein. Pensare di poter fare la guerra solo con i droni e con l’intelligence o con gli aerei, non è pensabile in una situazione di questo genere. E poi gli americani non possono permettersi altri morti dopo l’impressionante numero di vittime in Afganistan (anche se i numeri occultati).
Tutto, insomma, dipenderà dallo scontro, da chi vincerà lo scontro tra Isis e Iran. L’Iran è un Paese molto strutturato, però non è una brigata internazionale, quindi difficilmente controllabile e non facilmente battibile. E poi continua ad appropriarsi delle armi che altri lasciano, quindi continua a rafforzarsi.
Bisognerebbe chiedersi perché si è arrivati a questa situazione. L’Iraq è un paese creato cervelloticamente dagli inglesi nel 1930, che hanno messo insieme queste tre comunità che non c’entravano niente l’una con l’altra, e solo un dittatore feroce poteva tenerle insieme, cioè Saddam Hussein. Lungi da me difendere Saddam, ma avere eliminato lui ha creato prima la guerra civile tra Sunniti e Sciiti, e oggi questa (che è assolutamente nuova) di queste brigate internazionali che qualcuno definirebbe del terrore. Sono radicalisti islamici che hanno le palle piene dell’occidente, oltre che degli Sciiti, perché sono Sunniti.
La mia idea è sempre stata che la guerra ha una sua ecologia, se vai a metterci il dito crei sempre sconquassi peggiori di quelli che volevi evitare. Certe situazioni hanno un loro senso, penso alla Libia, tu hai ucciso Gheddafi, con cui avevi fornicato fino al giorno prima e la Libia oggi è una terra totalmente ingovernata e ingovernabile, che diventa un pericolo per i francesi e per gli occidentali in generale, che l’hanno aggredita.
p.s.
Massimo Fini mi piace, dice, racconta sarebbe più esatto dire, cose e storie che mai sentiamo nei media e nemmeno in rete perchè parte da un punto di vista molto particolare.. ossia usa un metro, scomodo per molti, che l'ha sempre contraddistinto in tutte le sue pubblicazioni, che parte dalla domanda perchè e arriva al come... e a molti sta cosa fa terriblmente inkazzare: lo stimo per questo ed è per questo che spesso mi ci riconosco nelle sue prese di posizione.

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