Le donne ridono in turchia...... non è più la turchia voluta da
Ataturk, questa; è un altro paese non più laico ma moderatamente
islamico dove un pò alla volta la sharia prende piede a dispetto dei
dettami costituzionali prettamente laici. Con le dovute cautele la
stessa cosa la stiamo sperimentando qui in italia: un paese lontano,
passivo, dai dettami della costituzione dove razzismo, maschilismo,
arroganza e ingnoranza la fanno da padrona e dove un ceto dirigente
cerca di ritagliarsi la propria posizione di potere proprio sfruttando i
limiti della società di cui è immagine.. al punto che oggi ammazza la
carta fondamentale per crearne un altra autoreferenziale e scevra da
quei limiti che una normale carta impone a tutti, politici compresi. Lì
in turchia non sno ancora a queti punti ma ci stanno lavorando sodo per
raggiungerci e magari superarci anche... diciamo anche che la turchia
all'occidente torna comodo per tanti motivi non ultimo quello di essere
boerderline fra occidente e oriente e quindi, facendo da ponte, di poter
essere la guida alternativa al radicalismo crescente nello scacchiere e
essere specchio per quelle allodole che guardano ancora a quel mondo
come a delle colonie senza volersi sbilanciare troppo con israele ed
egitto. Non sono preoccupati gli europei; non lo sono glia mericani.. lo
sono i turchi laici; lo sono eccome e non lo nascondono neppure: non
dimentichiamoci le proteste di piazza, con tanto di morti, per
riaffermare un proprio diritto; ma la turchia è governata da un partito
islamico e si vede: da ultimo proprio l'uscita di un esponente del
governo a proposito delle donne e della loro sfrontatezza, tutta
presunta, ha provocato un ondata di ilarita polemica che ha scalato
velocemente le classifiche dei social network con l'hashtag di cui al
titolo.. la turchia dimostra di essere viva e non piegata... e noi
abbiamo la stessa capacità di riprenderci? O dobbiamo reimparare a
ridere della stupidità del potere edella sua ottusità?
Vi propongo a proposito della turchia questo articolo dal
Fatto Quotidiano del a firma di eretika del 30/7/2014
che dovrebbe essere chiarificatore di quale dovrebbe essere l'esprit da
prendere ad esempio anche qui in questo sfigato paese chiamato italia..
buona lettura
Quando penso alla
Turchia mi viene in mente la
repressione di Piazza Taksim o quella a
Gezi Park. Mi vengono in mente gli idranti conditi di sostanze tossiche e urticanti. Mi viene in mente la gente morta in nome del
diritto al dissenso
che, da quelle parti, come anche nelle nostre presunte democrazie
occidentali, non mi pare sia molto garantito. Mi viene in mente
l’impronta di finta modernità che quella nazione si è data, sposando
prassi e obiettivi neoliberisti,
applicandosi nella devastante azione revisionista e nella sottrazione
di memoria e spazi alle persone che del coniugio tra dittatura e
capitalismo subiscono gli effetti.
In una nazione in cui, nel bel
mezzo delle rivolte per Gezi Park, venivano arrestati gli avvocati che
difendevano i diritti di tanti
manifestanti o perfino i medici che ne curavano le ferite, non può sorprendere
l’atteggiamento sessista che viene rivolto anche alle donne. Il punto è che le donne in Turchia
parlano, si esprimono contro i leader, contro i potenti, contro un regime di stampo patriarcale che vorrebbe oggi perfino
moralizzare relazioni e risate.
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Il vice primo ministro turco,
Bülent Arınç, dice che nel suo paese avverte una “
regressione morale”
e già che c’è afferma che “le donne non dovrebbero ridere in pubblico
in Turchia”. Nella sua prova di demonizzazione ci mette dentro pure il
telefono cellulare (maledetto
Twitter!), la
promiscuità, che uomini e donne dovrebbero essere più casti, il sesso
che trasformerebbe gli adolescenti in “drogati”, le donne che al
telefono parlerebbero di argomenti “inutili”.
Per dimostrare l’inutilità del mezzo telefonico le donne hanno preso a twittare
selfie di risate “pubbliche”, con allegata rivendicazione di libertà di ridere a bocca larga, con i denti dritti, storti, e perfino mancanti. Ma sulla
risata pubblica e privata delle donne, questo sberleffo che sembra ledere l’autorevolezza di questi
patriarchi tronfi e noiosi che esigono serietà, c’è tanto da dire.
Una delle cose che mal sopporta un
contesto patriarcale e autoritario
è la risata. Lo è la satira, l’ironia, la presa in giro e lo dimostra,
per esempio, un’azione simbolica che tempo fa mettevano in scena alcune
attiviste quando in piazza, vestite da clown, si ponevano davanti a
uomini in divisa in procinto di repressione, puntavano un dito e,
semplicemente, ridevano. Quella
risata in qualche caso fu considerato
reato perché l’autorità, strettamente intesa, non si può deridere, può perfino essere scambiato per
vilipendio,
con tutto quel che ne consegue. Ancora più grave diventa, nella
percezione dei poteri, se è una donna o un gruppo di donne a fare
questo. Perciò quella risata, quell’atto di resistenza grandioso,
pacifico e creativo, diventava la massima offesa che mai si potesse
rivolgere a un guardiano del
regime.
Lo stesso avviene quando in una
relazione privata quella risata segna un confine preciso tra l’
autoritarismo imposto da un uomo e la
dissacrazione
a cura della donna. Ci sono stati casi in cui qualcuno ha giustificato
perfino un delitto adducendo una motivazione che spiega molte cose: lei
rideva di me. E si sa che una donna, se incontra persone che hanno
poco senso dell’umorismo, grande propensione al dominio e grande
considerazione di se stessi, non può ridere in pubblico e non può farlo
neppure in privato.
La risata delle donne, anche nelle fiabe, viene descritta come
demoniaca, streghesca, è una risata sadica, di chi ferisce e fa del male, contribuendo così ad un
ritratto misogino
che ci sottrae il diritto di ridere del mondo. La nostra risata viene
accostata – in senso proiettivo – a giudizi, sugli uomini, che per lo
più sono gli stessi che altri uomini dedicano ai loro simili in una
competizione costante a chi ce l’ha più lungo, grosso, obliquo,
cuneiforme, non so. Quando le donne ridono non può accadere altro che
ridano di me, sembrerebbe dire una
visione omo-centrica
che non ci vede se non in relazione al proprio perimetro inguinale. Le
donne non possono ridere per se stesse. Tutto quel che sanno fare,
secondo un immaginario parecchio contorto, è ridere dell’uomo per
umiliarlo, mortificarlo e produrre vittime in quantità che poi,
ovviamente, sono costrette, loro malgrado, a reagire. Perciò, se io non
fossi la femminista che sono, potrei leggere questo monito del vice
primo ministro turco perfino come un’
azione preventiva. Non bisogna pensare che il
potere tema la risata delle donne. In realtà egli vuole impedire delle stragi. Ci vuole aiutare. No?
Allora io ringrazio quest’uomo e chiunque voglia spegnere le risate delle donne. Grazie assai, ma veramente.
Ps: una risata vi seppellirà!