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mercoledì 13 giugno 2018

Donald Trump e Kim Jong-un, cos’è successo a Singapore

Fonte: Il Fatto Quotidiano Mondo | 13 giugno 2018 

Il presidente Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un si sono incontrati presso la “Cappella Singapore” un resort di lusso sull’isola di Sentosa. La scelta della località è ricaduta su Singapore perché il Paese asiatico è uno dei pochi a intrattenere rapporti diplomatici con entrambi gli Stati.
Nei giorni scorsi avevamo assistito all’arrivo di Kim e del suo entourage, tra le migliaia di fotografi occorsi per immortalare la storica occasione, su un boeing fornito dalla Cina, dato che l’aereo di Stato non era ritenuto idoneo ad affrontare una tratta così lunga. Il leader supremo è stato raggiunto da Trump il 10 giugno, precedentemente impegnato al G7 in Canada.
Di fronte alla stampa, i due si sono stretti la mano, prima dell’attesissimo faccia a faccia (durato circa 40minuti), per poi essere raggiunti dagli altri alti ufficiali. Oltre a Kim, la delegazione nordcoreana comprendeva Ri Su Yong, una dei massimi ufficiali del regime in politica estera e già ambasciatore in Svizzera nel periodo in cui si ritiene che Kim fosse iscritto in una scuola privata nei pressi di Berna. Erano inoltre presenti Kim Yong Chol, ex capo dei servizi di intelligence e adesso vicesegretario del Partito comunista nordcoreano, e il ministro degli Esteri Ri Yong Ho.
Al termine dell’incontro i due leader hanno firmato un’intesa diffusa solo in un secondo momento alla stampa internazionale, ma che contiene alcuni punti su cui si sarebbe trovato un preliminare accordo: l’impegno di entrambi gli attori al miglioramento delle relazioni tra i due Paesi così da assicurare la pace, l’impegno alla costruzione di un duraturo “regime di pace” nella penisola coreana e in linea con la precedente dichiarazione di Panmunjon, l’impegno a compiere i passi necessari al raggiungimento di una “completa denuclearizzazione della penisola coreana” oltre al rimpatrio di prigionieri di guerra e delle salme dei caduti, prevedendo (per coloro già identificati) il rimpatrio immediato. Nel testo della dichiarazione vengono preannunciati nuovi incontri tra alti funzionari nordcoreani e il segretario di Stato Mike Pompeo, ai quali viene affidato il compito di trovare la maniera di tradurre gli impegni presi in fatti.
Al termine del summit, in conferenza stampa il presidente americano ha detto di aver “instaurato un legame molto speciale” con Kim, mentre quest’ultimo ha riconosciuto le “grandi sfide da affrontare”, ma ha espresso il desiderio di collaborare con Trump. L’amministrazione americana può rallegrarsi dell’incontro e delle intese raggiunte ma, stando alle parole di Pompeo, il presidente non siglerà nessun accordo che non garantisca una effettiva protezione dalla minaccia nucleare nordcoreana.
Interrogato dalla stampa sull’impegno preso dal regime sulla denuclearizzazione, il presidente Trump ha assicurato che sarà un processo che avrà inizio “molto, molto presto”. Tuttavia, anche se nel documento finale si parla del mantenimento di buone relazioni tra i due Paesi, non si fa riferimento (almeno per ora) alla riapertura di un canale diplomatico. Si parla di denuclearizzazione ma non si fornisce alcuna indicazione su modi e tempi che tale processo dovrebbe seguire. Inoltre il documento non fornisce alcun dettaglio su come verranno condotte le verifiche, circa lo smantellamento dell’arsenale atomico di Pyongyang o che cosa sarà richiesto in cambio.
Per la Corea del Nord, l’incontro è uno straordinario successo d’immagine. Le foto dei due capi di stato fianco a fianco, con le bandiere americane che sventolano accanto a quelle del regime rappresentano un grande risultato per un leader che solo l’estate scorsa era considerato il paria della comunità internazionale. Nelle successive dichiarazioni Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti sospenderanno le esercitazioni militari congiunte con la Corea del sud, definite provocatorie ed eccessivamente costose.
Veniamo inoltre a conoscenza della decisione di Kim di procedere alla distruzione di un sito di lancio missilistico come segno di buona volontà. Gesto particolarmente apprezzato da Trump ma che risulta poco più che simbolico dato che il 90% delle capacità di lancio nordcoreane sono installate su piattaforme mobili. Tali accordi, stando al presidente Trump, risultano essere esclusi dal documento siglato in quanto frutto di conversazioni occorse in un momento successivo alla firma dell’intesa. Trump ha anche menzionato la possibilità che l’armistizio siglato tra le due Coree nel 1953 possa trasformarsi presto in un trattato di pace, questione sulla quale è stato eletto il premier sudcoreano Moon Jae-in che si è congratulato del vertice attraverso un comunicato ufficiale.
Mondo | 13 giugno 2018

domenica 29 aprile 2018

Coree, quello che sta accadendo è una lezione per i politici nostrani

Fonte: Il Fatto Quotidiano Economia Occulta | 29 aprile 2018


E’ vero che il baricentro del mondo si sta spostando a oriente, non solo quello economico ma soprattutto quello politico. I politici nostrani farebbero bene a prestare attenzione a come si fa politica ad alto livello, forse imparerebbero qualcosa. L’ultima magistrale lezione di diplomazia internazionale arriva dalla tristemente celebre zona demilitarizzata, la cicatrice della guerra fredda che corre lungo il 38 esimo parallelo e che divide la penisola coreana in due.
Il dittatore Kim Jong-un, considerato pazzo e sanguinario fino a quattro mesi fa, ha partecipato a un summit storico nella Corea del sud, stato ancora ‘nemico’ e dove né suo padre né suo nonno hanno mai messo piede. Lo ha fatto con tutti gli onori riservati a un grande capo di Stato. Il presidente coreano Moon, che ha speso gli ultimi vent’anni per ottenere questo incontro, è il stato il suo interlocutore. Come Kim ha usato tutte le strategie politiche, inclusa la diplomazia delle olimpiadi, per avvicinarsi alla comune meta: l’accordo di pace tra le due nazioni.
La pace tra questi due Paesi che per tre mila anni sono state un’unica espressione geografica e linguistica, una singola cultura, una nazione sovrana con lo stesso popolo aprirà le porte alla collaborazione economica e commerciale. Il modello sarà quello del vecchio mercato comune: sfruttare le interdipendenze economiche e le risorse di entrambi per modernizzare il nord e produrre benessere in tutta la penisola. L’unione ha le potenzialità di dar vita a un’economia molto più forte di quella giapponese.
Nord e sud, dunque, hanno interessi comuni che perseguono congiuntamente. Gli ostacoli non sono pochi. In primis, anche se entrambi hanno firmato un armistizio di pace, i due Paesi sono ancora in guerra. La Repubblica popolare della Corea del nord è uno stato cuscinetto per la Cina, la Corea del sud è una importantissima base militare americana nel Pacifico. Insomma, per arrivare a stringersi la mano sul 38° parallelo e piantare l’albero della pace i due leader coreani hanno dovuto convincere Washington e Pechino a farglielo fare.
Se mettiamo a confronto questa lezione di diplomazia internazionale con i fiaschi post-elettorali europei – l’ultima nazione a dar prova di incapacità nella formazione del governo sulla base dei risultati elettorali è la nostra – e le animosità all’interno dell’Unione Europea, ad esempio Brexit, ci rendiamo conto perché l’asse del mondo si sta spostando a oriente. A completare il triste quadro della decadenza della politica in Europa ci sono i rapporti di sudditanza con Washington. Che dire di Macron che attraversa l’oceano per presentare a Trump la volontà ferrea europea di andare avanti con l’accordo con l’Iran per poi cambiare idea a venti quattro ore dall’atterraggio? Notevole la differenza con il presidente Moon (la cui moglie non veste Chanel come le first lady francese e americana), Moon è un politico di sostanza, che ha le idee ben chiare sul futuro della propria nazione, non è un populista.
Certo c’è sempre Angela Merkel che ha detto chiaramente a Trump – che continuava a bombardare il mondo con twitter trionfalistici sul summit coreano presentato come una sua creazione – di non fidarsi di Kim Jong-un. La Merkel sì, è una scaltra politica, ma si trova a dover giocare in una squadra di schiappe e non ha un interlocutore con cui lavorare seriamente. Descritto lo scenario ecco alcune previsioni: Trump e Kim si incontreranno, possibilmente a giugno. L’accordo di pace tra le due coree verrà avvallato dalla Casa Bianca, a quel punto si inizierà a lavorare con lena alla cerimonia per la firma del trattato, che avverrà prima di novembre 2018, e cioè delle elezioni di mid-term americane.
Trump si attribuirà tutta la gloria e sia Kim che Moon glielo lasceranno fare. Kim ribadirà l’impegno a congelare le testate nucleari e i dettagli della denuclearizzazione verranno rimandati a un altro summit, che avverrà nel 2019. Intanto Nord e Sud Corea inizieranno in sordina a cooperare economicamente, a dispetto delle sanzioni internazionali. Gli investitori del sud avranno quindi accesso prioritario al processo di modernizzazione del nord.
In Europa il battibecco sulla Brexit non scomparirà. Le tensioni tra il populismo di destra dell’est europeo e Bruxelles aumenteranno, rischiando di far implodere tutta la struttura, in Italia con molta probabilità si rivotera’ ma i risultati non saranno migliori. Insomma gli scenari non sono affatto positivi. Ultimo dettaglio il taglio di capelli alla Kim continuerà a essere sempre più di monda, quello alla Di Maio invece verrà considerato passé.

Economia Occulta | 29 aprile 2018

domenica 14 febbraio 2016

Fanno la pace per preparare la guerra...

Ecco cosa scrive sul Fatto Quotidiano del 14/02/2016:

La tensione durante la conferenza internazionale sulla sicurezza a Monaco di Baviera si taglia con il coltello. Nonostante i proclami pacifisti strombettati all’inizio degli incontri, si parla poco di pace e le minacce volano da tutte le parti.
Medvedev, l’amplificatore umano di Putin, ha dichiarato più volte che ci troviamo di fronte ad una nuova guerra fredda, naturalmente la cortina di ferro per ora non c’è ma a Mosca già stanno studiando dove e come costruirla. Alla fine del suo discorso Medvedev ha pronunciato una frase preoccupante “a volte mi domando se questo è il 2016 o il 1962”.
Per i giovanissimi e per chi ha poca memoria quello fu l’anno in cui Washington e Mosca sfiorarono il confronto atomico, e l’anno in cui la cortina di ferro calò definitivamente tagliando l’Europa in due. La situazione è ben peggiore perché questa volta non ci sono solo due superpotenze ma tante, troppe e tutte si guardano in cagnesco. E questo spiega perché a Monaco russi e americani fanno a gomitate con tutti gli altri per attirare i riflettori della stampa.
Naturalmente qui nessuno è preoccupato per la situazione internazionale, come invece avvenne nel 1962, minacce e promesse vengono lanciate per far presa sull’elettorato delle proprie nazioni. La politica estera è soltanto un’opportunità per lanciare slogan politici, nulla di più, al resto ci pensano i droni!
John Kerry deve portare a casa qualcosa per convincere gli americani a votare il candidato democratico nelle prossime elezioni invece di lasciare che l’elettorato apra le porte della Casa Bianca ai repubblicani e, con molta probabilità, a Donald Trump.
Medvedev deve convincere i russi che la leadership di Putin restituirà alla Russia i suoi lustri – con il prezzo del petrolio in caduta libera e le sanzioni economiche il Cremlino fatica a mantenere alta la popolarità del moderno zar. La carta nazionalista è l’unico jolly che i russi hanno nella manica e lo stanno giocando da mesi.
I paesi del golfo, prima fra tutti l’Arabia Saudita, alzano la voce di fronte ai successi di Assad grazie ai bombardamenti russi. Anche i sauditi, fiaccati dalle gravi condizioni economiche in cui si trovano a causa della caduta dei prezzi del petrolio, giocano la carta religiosa e presentano alla popolazione l’asse Damasco-Mosca-Teheran come l’incarnazione del diavolo. Naturalmente nessuno ha menzionato lo Yemen, che grazie alle truppe ed ai bombardamenti sauditi, sta diventano il nuovo focolaio della guerra per procura con l’Iran nella penisola arabica.
L’Europa, che non ha mai avuto una sua voce, usa quella della Nato per farsi sentire. Repubbliche baltiche, mar Baltico, Ucraina, queste le aree geografiche del potenziamento militare per i soliti motivi: arrivare al confine con la Russia per dimostrare chi è il capo del quartiere. Per ora Russia e Nato mostrano i muscoli ma ad un certo punto inizieranno a lanciare i pugni ed allora sì che ne vedremo delle belle.
Il grande assente a Monaco è lo Stato Islamico anche se in effetti il Califfato è uno dei principali responsabili della tensione geo-politica in cui ci troviamo. Nei corridoi di Monaco sabato girava la voce che le truppe di Assad appoggiate dall’aviazione russa sono pronte per attaccare Raqqa, la capitale dello Stato Islamico. Se ciò avvenisse i sauditi hanno detto di essere pronti a mandare le truppe in Siria, quindi per proteggere l’Isis? Viene spontaneo chiedersi. Secondo loro se Assad viene eliminato anche il Califfato scomparirà. Un’analisi surreale ma che è in linea con le assurdità prodotte dalla propaganda saudita.
In conclusione Monaco ha confermato i peggiori timori sul futuro delle relazione tra l’occidente e la Russia. Un fiasco clamoroso per l’amministrazione di Obama che sperava in un accordo, anche se temporaneo, sulla situazione in Siria.
Nei prossimi mesi assisteremo all’intensificarsi dei conflitti nel Medio Oriente e con molta probabilità prima o poi ci sarà anche un nuovo attacco terrorista in Europa. A Monaco la pace sembra più lontana che mai.

di | 14 febbraio 2016
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 ed ecco, invece, cosa non scrivono i media:
la Turchia è impegnatissima nella lotta contro .... l'Isis? No ma contro i curdi si visto che nella città di Cizre i carri armati turchi hanno finito le operazioni e ora si contano i morti e i feriti, non dei terroristi ma proprio dei curdi!!!!! Ed è un problema anche per chi è attento alla problematica kurda al punto che la nostra missione parlamentare in turchia non si è potuta svolgere perchè un nostro parlamentare è troppo "filo-curdo": naturalmente le motivazioni ufficiali sono altre ma non si può non notare la, come dire, dissonanza di temi fra la diplomazia ufficiale, tesa a tenersi buona la Turchia che "frena" i rifugiati alle proprie frontiere, e quanto accade realmente che ci racconta tutta un altra storia: ossia che non si sta combattendo il terrorismo ma lì ognuno si sta regolando i propri conti con i propri avversari (in questo caso la Turchia versus kurdi). Anche gli americani ci mettono del proprio avallando l'intervento saudita in funzione più antisciita, per fare un altro esempio e russa che bombarda ... tutti: terroristi, filo-occidentali, moderati (che contano come il due di picche in quelle realtà), ecc... nel mezzo i rifugiati con tutti i drammi che si portano dietro per l'ignavia degli Stati che guardano al proprio tornaconto più alla stabilizzazione del problema. Una volta tanto do ragione ai coosiddetti "complottisti": lì si stanno preparando sì a combattere .... ma non l'Isis però; bensì gli altri: e quegli altri sono tutti gli attori dello scenario mediorientale; direi che ci siamo proprio: stanno facendo la pace per preaparare la guerra!!!!

martedì 15 luglio 2014

Crimini di guerra ... approvati.

Sapete cosa sono i D.I.M.E.?
non è difficile..... ecco cosa ne dice wikipedia: "Un Esplosivo denso a metallo inerte (Dense Inert Metal Explosive - DIME) è un tipo sperimentale di esplosivo che ha un raggio relativamente ridotto (circa 4 metri), allo scopo di produrre il maggior danno in un minore spazio. Tali armi vengono definite "concentrato di letalità", poiché distruggono con precisione l'obiettivo, provocando un danno minimo all'ambiente circostante".
Bene. Ora che, forse, avete le idee più chiare leggete anche cosa causano, sempre da Wikipedia:"Le persone che vengono a trovarsi nel raggio di azione dell'ordigno riportano ustioni e lesioni gravissime da particelle pesanti (perforazioni interne e multiple degli organi) impossibili da curare. Le persone lontano dal raggio letale d'azione dell'ordigno potrebbero tuttavia presentare perforazioni alle ossa degli arti (con conseguente amputazione). Le pesanti particelle inerti potrebbero penetrare nei tessuti, anche senza apparenti conseguenze, e causare, a lungo termine, tumori (Rabdomiosarcoma). Per questi fatti, le DIME sono sotto pesante critica internazionale" e ancora "gli effetti cancerogeni del tungsteno sono stati studiati dalla U.S. Armed Force dal 2000 (insieme al DU - Uranio impoverito). Questi studi hanno dimostrato che i sopracitati elementi possono causare trasformazioni neoplastiche delle cellule osteoblaste umane. Uno studio più recente del Dipartimento della salute degli USA nel 2005 ha scoperto che le polveri HMTA causano rapidamente il rabdomiosarcoma nei topi. Il rischio cancerogeno del tungsteno sembra essere più legato al nichel. Tuttavia, il tungsteno puro ed il triossido di tungsteno sono sospettati di causare cancro e di avere altre tossicità. Infatti questi effetti sono stati riscontrati con studi su animali".
Vi chiederete: perchè questa tirata? Il solito Gombloddista? Bè fate voi ma ho trovato questa news pubblicata su PressTV in inglese che, tradotta su google translate, suona così:
Un medico norvegese nella Striscia di Gaza assediata ha fortemente criticato Israele per l'utilizzo di bombe cancerogeni contro i civili palestinesi.

Dr. Erik Fosse detto Press TV che la maggior parte dei pazienti ospedalizzati a Gaza sono civili feriti in attacchi contro le loro case e circa il trenta per cento di loro sono bambini.

Dense Inert metallici esplosivi, noto come DIME, è un dispositivo esplosivo sviluppato per ridurre al minimo i danni collaterali in guerra.

Gli esperti dicono che ha una relativamente piccola ma efficace raggio d'azione e si crede di avere forti effetti biologici su coloro che sono colpiti da micro-schegge della bomba.

Fosse, un capo reparto di un ospedale universitario di Oslo, dice anche qualche palestinese nella enclave assediata è stato ferito da un nuovo tipo di arma che anche i medici con precedenti esperienze in zone di guerra non riconoscono.

Israele ha usato anche-uranio impoverito e fosforo bianco conchiglie nella regione assediata durante i loro assalti precedenti.

Questo si presenta come Israele continua a martellare la Striscia di Gaza per il sesto giorno consecutivo. Gli ultimi raid aerei israeliani hanno ucciso almeno 32 palestinesi nel territorio assediato.

Fonti palestinesi dicono che i caccia israeliani hanno colpito quasi 200 obiettivi nelle ultime 24 ore.

Almeno 167 persone hanno perso la vita e più di 1100 feriti a Gaza dal Martedì, quando gli attacchi israeliani hanno cominciato.

Le persone hanno tenuto un funerale a Gaza per i palestinesi che sono stati uccisi in attacchi israeliani contro l'enclave costiera. I partecipanti al funerale condannato il sostegno degli Stati Uniti
per Israele.

p.s.
ehm.... dire e denunciare è essere antisemita o è solo fare il blogger libero rimanendo nel solco tracciato da una grande persona come Vittorio Arrigoni? Perchè di armi non convenzionali gli occidentali ne hanno fatto larghissimo uso: dal vietnam, all'oggi, a gaza hanno scaricato di tutto..... dall'agente arancio al D.I.M.E c'è di che vergognarsi, giusto?

domenica 14 ottobre 2012

un nobel per la pace alla UE?

E' come dire che alla volpe gli si da un premio perché ha sobriamente mangiato solo alcune galline anziché tutte...... il comitato che lo assegna non manca certo di ironia perché:
  1. rispetto al Trattato del 1956 la UE é altro, non più l'organo originario pensato all'inizio;
  2. rispetto all'idea base questa UE ne é l'esatto contrario;
  3. rispetto a molti paesi suoi componenti non é stato sempre fatto un referendum per vedere cosa ne pensavano i cittadini;
  4. perché nei gangli vitali di quest'organismo speso ci sono personaggi espressione non delle necessità dell'interesse pubblico ma di interessi privati, segnatamente lobby finanziarie (non é un caso che in molti paesi ci siano banchieri ai vertici delle istituzioni di governo), ricordate il post di qualche giorno fa di questo blog sul docu-film che riguarda la UE? Bene, mi pare cada a fagiolo......
si decisamente, anche se la motivazione a prima vista sembra essere valida, il comitato per il nobel ha proprio un, proprio, senso ironico piuttosto discutibile.

sabato 23 luglio 2011

Oslo: quando la pazzia è al lavoro..

Sembra definirsi l'ambito degli attentati a Oslo e sull'isola di Utoia e, nonostante alcune rivendicazioni jiahdiste in rete, pare (dico pare perché ancora non si da una pista ufficiale accreditata anche se non meraviglierebbe un legame fra l'internazionale del terrore e gruppuscoli interni) che la matrice fosse interna: da ascrivere alla estrema destra norvegese neonazista che usa parole d'ordine quali "invasione straniera" e simili fesserie che usa, è qui la cosa strana, gli stessi sistemi che usano i terroristi islamici. Inato la cosa certa è che un norvegese di 32 anni è stato fermato perché presente sull'isola e perché ripreso da telecamere alcune ore prima sul luogo dell'attentato orbitante attorno ai neonazisti. Più che attentato stile torri gemelle quest'attentato sembra avere molte similitudini con quello di Oklahoma city. Confesso che sono rimasto scioccato quando son cominciate a girare news di un attentato in quel paese, che fra parentesi è uno di quei paesi nel quale vivrei volentieri perché molto simile al mio ideale di vita e di lavoro nulla a che vedere con la caotica e decadente italia (c'ho provato a trasferirmi ma mi hanno risposto che son troppo vecchio ....... strano vero? qui son giovane e lì son vecchio a chi credere? propenderei per la seconda..), perché se c'è una nazione che è lontana dai giochi internazionali è proprio la Norvegia anche se si deve dire non è che siano completamente disarmati e sprovveduti: primo perchè, essendo fin dal 1942 membri dell'allora nato, avrebbero potuto (in caso di attacco esterno) chiedere l'applicazione dell'art. 5 del Trattato nord-atlantico che prevede la difesa comune di un paese membro come fecero gli USA nel 2001; secondo perché è la sede del Nobel e quindi ci dà l'orientamento della nazione votata alla tolleranza e alla solidarietà cosa rara al giorno d'oggi nel resto del pianeta. Nonostante ciò questo paese è importantissimo all'interno del contesto mondiale: è fermo nel non fare accordi e simili con satrapi e dittatori vari (....); è sempre in prima linea quando c'è da aiutare i popoli in difficoltà attraverso azioni di solidarietà; non fa mancare l'aiuto militare quando ci sono azioni internazionali (è presente in vario modo nelle varie misioni internazionali); poi, e questa ce l'aggiungo io, è fuori dalla UE (fa parte dello spazio economico europeo e degli accordi di schengen ma non è dentro la ue come noi ...... e per quanto mi riguarda, dato che aspiravo a una UE frutto di popoli che volontariamente si univano e non una UE frutto di oligarchie finanziarie e bancarie e dei loro sodali politici), da questa UE. Insomma se volevano colpire duro questo paese era l'ideale: il problema, irrisolto perché gli attentati purtroppo sono riusciti, era quando sarebbe stato colpito......

venerdì 12 marzo 2010

Nobel per la rete? che scoperta....


Mentre la politica è una bolgia (creata ad arte sia chiaro) c'è mantiene la freddezza e ragiona: il Presidente della Camera candida la Rete al Nobel per la pace: "a creare - ha detto - un forte movimento a sostegno dell'assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 a internet, l'accesso al quale deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell'uomo". Una volta tanto non posso che essere d'accordo dato che nella Rete il sottoscritto c'è dal 1994, un vero dinosauro, e ne va orgoglioso dato che l'ha vista crescere e diventare, fra mille ostacoli e difficoltà, quella che oggi è. C'è da aspettarsi che vengano subito fatte delle leggi e degli stanziamenti per farvi accedere tutti? Scordatevelo perchè ci sono precisi interessi affinché ciò non accada: troppi gli investimenti nel digitale e nel satellite per accettare che nasca un terzo concorrente che gli sfili dalle mani il giocattolo: e non solo dato che attraverso questo giocattolo i si è costruito sopra una fortuna economica e assunto il controllo di una bella fetta di popolazione che, lontana dalla politica da sempre, ha acettato di buon grado un modello sociale basato sul disimpegno e sulle vie brevi per arrivare al sucesso e fare soldi anche senza molti scrupoli. Questa candidatura al nobel, pur utile, potrebbe rivelarsi un boomerang: perché? Perchè accendendo i riflettori su essa si svegliano appetiti e frenesie di controllo e gestione diretta che l'ammazzerebbero per sempre e senza appello. Immaginate i provvedimenti già ora in cantiere e le cause in corso contro coloro che mettono in share contenuti altrui: il livore si accrescerebbe e come minimo sarebebro capaci di qualunque cosa pur di "ararla" pro domo propria. C'è da giurarci che farebbero tutto in nome della concorrenza, del mercato e della libertà: tutte parole che nascondono l'esigenza prima che qualunque potere corrotto e in crisi ha ossia metterci le mani sopra ed evitare che i liberi cittadini la usino e creino propri spazi di libertà al di fuori da esso e a volte anche contro esso. E' giusto, quindi, candidarla al Nobel per la pace? Certamente. E' necessario ora più che prima difendere la libertà della rete? Altrettanto certamente si perché sennà questi ce la scippano e ne fanno un'altra bolgia a loro immagine e somiglianza svilendola nella sua essenza principale e nella sua capacità die ssere dovunque e in ogni momento. Non facciamocela scippare e, anche se non è (e non sarà mai) l'agorà, rendiamola sempre più libera e aperta perchè essa è davvero "l'ultimo lembo di libertà" che abbiamo.

venerdì 9 ottobre 2009

A Obama il nobel per la pace; e a noi? Il Migliore..........

Un'atto di fiducia e una scommessa per il futuro; ecco cos'è il Nobel per la pace a Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America, a fronte di una destra mondiale all'attacco per riaffermare e mantenere la presa e il potere sull'economia (a fronte di una crisi profonda e terribile per i comuni mortali, le grandi istituzioni bancarie e i, reali, poteri forti - quelli che Giulietto Chiesa definisce "il ponte di comando" - stanno tranquillamente continuando per la propria strada e sia imutui ammazza persone, che sono tranquillamente ancora erogati, sia i soldi pubblici che sono stati "donati" dagli Stati, che servono a ingrassare i CEO e non a risanare, sono andati persi senza risolvere un bel nulla) e continuare a perpetuare il loro dominio, dicevo a fronte di tutto ciò la figura di Obama, pur collaterale e sodale degli stessi poteri forti dato che non si diventa Presidente negli USA senza il loro assenso, si staglia come speranza per chi ci crede ancora e comunque come una possibile alternativa alla brutalità becera del liberismo selvaggio: ecco il senso del nobel a mio parere; una cambiale di speranza per il futuro grazie ad un Presidente che, almeno a parole, sembra avere un volto umano. E noi? Ricordate che avevano proposto il ns Capo per lo stesso premio? ..... a noi ci tocca il Migliore! Chavez, Peron, e compagnia cantando impallidiscono rispetto alle fatiche di sisifo che il Nostro ha affrontato e continuerà ad affrontare per il nostro bene e quello dei nostri figli: contornato com'è di comunisti, antitaliani, disfattisti, pessimisti, suonatori di piffero, magico o meno, ecc. c'è da meravigliarsi che non fossimo già affogati in un mare di "volemose bene" e "buonisti" da millenni. Infatti si sono sbagliati tutti: duemila anni fa Chi disse, preveggendo e sapendo che ci sarebbe stato l'avvento del Nostro, disse "lasciate che vengano a me" sollevandolo almeno dal dover salvare l'intero pianeta......

lunedì 21 settembre 2009

"Ritirateli, quanti morti ci devono essere ancora?"

Funerali di Stato; sei eroi e su questo NON discuto: m'inginocchio davanti a loro. Ma la domanda del titolo del post, ripreso da Repubblica, rimane e sale sempre più forte nel cuore delle persone che non si fanno accecare dalla retorica ufficiale: che ci stiamo a fare in quel paese? Perchè difendere un regime corrotto che ha cercato di legittimarsi con elezioni fortemente contestati dagli osservatori internazionali per evidenti brogli? Si sta aspettando che la diplomazia sotterranea si metta d'accordo mentre nel frattempo sul Washington post il Comandante superiore di USA e NATO in Afghanistan dichiara apertamente che senza più truppe, otto anni di conflitto "volontà probabile risultato in fallimento." (tradotto con google)? In pratica chiede più uomini da mandare in quel mattatoio. Vale davvero la pena di avvalorare ulteriormente la teoria della "guerra umanitaria" (tradotto anche questo con google) ossia dell'intervento armato di Stati in nome di principi dietro i quali spesso ci sono ragioni molto terra terra: ad esempio gli italiani erano nel sud dell'Iraq forse perchè lì c'erano pozzi petroliferi che c'interessavano dal punto di vista strategico perchè gestiti da azienda italiana. E se Bush mandò i soldati per "trovare" Osama ed eliminare il burqa qual'è il risultato ad oggi? A molti anni di distanza il burqa è rimasto e Osama è sempre uccel di bosco mentre la popolazione simpatizza sempre di più con gli "ex combattenti per la libertà" (allora, quando combattevano i sovietici, erano tali) a fronte della corruzione di regime e degli improvvidi attacchi su villaggi con morti e feriti civili: in pratica eravamo invasori e siamo rimasti tali. Quanti altri ancora?

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