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martedì 29 ottobre 2019

un occasione mancata...

il Safer Internet Day: (Giornata per una rete più sicura in italiano) è una giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi che comporta utilizzare internet istituita nel 2004 dall'Unione europea (Fonte Wikipedia).
Interessante e giusto, vero? La difesa dei ragazzi e il rendere la rete sicura: ecco gli obiettivi. In realtà manca una cosa: il mercato. Già perchè è il mercato o meglio quel che c'è dietro esso a rendere la rete insicura e i nostri giovani prede della rete e dell'ideologia che l'ha ormai invasa loro malgrado.
Ma prima di tutto è meglio dire come la penso (soprattutto per evitare che qualche solone mi categorizzi con qualche 'ismo', la cosa mi diverte lo confesso): non sono un regolatore né un sostenitore della protezione degli imberbi a tutti i costi; anche perchè non credo che la maggioranza di essi lo siano davvero... imberbi.
In questo paese la rete posso dire che l'ho vista nascere: comprai il primo modem a 9.600 kbps nel 1995 per poi passare ai 14.400 e ai 56.000 kbps in pochi anni..... ero e sono un sostenitore della sua terzietà rispetto a chi la usa: non credo che sia colpa della 'rete' per molti dei problemi che da: è il suo uso da parte nostra e delle nostre strutture (Stati, società, ecc,) che li crea non la struttura stessa; anzi sostengo che la rete debba restare libera e incontrollata da Stati e società commerciali. E qui cade l'asino.. gli Stati per definizione non possono accettare che ci sia un ambito che non possono controllare, usare pro domo propria (leggi attacchi informatici ripetuti che sono definiti come negativi se a farli sono cinesi, nord-coreani, e altri cattivoni e positivi se a farlo sono le cosiddette 'democrazie'), regolare ecc. e idem vale per le società: senza l'ideologia mercatara esse sarebbero spesso poco rilevanti e anche noiose e invece.. invece oggi le società la rete non solo l'hanno invasa ma l'hanno pure pervasa di sé rendendola spesso un luogo maleodorante pieno di frustrati, 'cool hunter', ecc. dove tutto è domanda e tutto è offerta: dalla pedofilia alla pubblicità; perfino la politica risponde a questa visione e ne è permeata, anzi ne è difensore strenuo. Il merito di aver scoperchiato la grande potenzialità delle rete va a Grillo ed è giusto che gli si renda merito, sia chiaro. Se non ci fosse stato lui non avremmo mai saputo delle magagne telecom ad esempio.. e se non ci fossero stati i ragazzi di wikileaks non avremmo mai sauto dello schifo di cui gli Stati, democrazie comprese, sono capaci e gli dovremmo essere grati anche per scoperchiato il vaso di pandora della paranoia di cui sono capaci pur di mantenere il cosiddetto 'segreto', capaci di uccidere ben sapendo di farlo; creando mostri (Bin Laden era un fondamentalista addestrato dagli americani per combattere i russi, per fare un nome.. ma ce ne sono altri: Saddam, Gheddafi sono altri ottimi esempi); creando virus che distruggono impianti; ecc. ecc. insomma oggi larete ha davvero bisogno di essere resa sicura e libera: ma dagli Stati e dalle multinazionali e, soprattutto, dal mercato.
Ben vengano i safer internet day, quindi.. ma servano sul serio a far pulizia non ad essere inutili date su un calendario.

venerdì 20 gennaio 2017

AH, MA NON E' LERCIO: LE FAKE NEWS DEI 'MEDIA MAINSTREAM'

Di Daniele Scalea
Mercoledì, quando la stampa italiana ha riportato la notizia delle ultime indiscrezioni su Trump, l’ha spesso fatto in maniera ambigua e inaccurata. Gli articoli lasciavano intendere che queste ultime informazioni venissero da un lavoro dell’intelligence Usa: il Corriere ad esempio parlava di «indagine dell’intelligence», la Repubblica di «lavoro dell’intelligence Usa», secondo entrambi con l’intervento a supporto dei servizi britannici. Ciò, malgrado la stampa Usa, fin dall’inizio, chiarisse trattarsi di note realizzate da un autore indipendente dietro commissione di una entità privata. Ma non si tratta né del primo né del più clamoroso svarione realizzato dai media italiani quando si parla di Trump.

Lo scorso 20 novembre Rai News, La 7, Il Giornale, il Corriere, la Repubblica e altre testate nostrane arrivarono a presentare come vera una finta intervista a Trump inventata dall’autore satirico Chris Lamb. In questa intervista si faceva esprimere al Presidente-eletto l’intenzione di abbattere la Statua della Libertà, eventualmente sostituendola con una nuova avente le fattezze della consorte Melania – ma non più con in mano la fiaccola, bensì raffigurata nel gesto di fare il dito medio. Sembra incredibile, ma il gotha del giornalismo italiano per alcune ore presentò come vere queste dichiarazioni. Quando lo svarione fu denunciato, alcuni si limitarono a cancellare in fretta e furia l’errore, e pochi ebbero il buon gusto di scusarsi coi lettori. Tra questi Repubblica, che tuttavia incolpò sostanzialmente Trump perché la sua retorica avrebbe reso verosimile la notizia.
Il problema sembrerebbe stare nella comprensione dei testi in lingua inglese. Come gli stessi media ci ricordano di frequente, si definisce analfabetismo funzionale l’incapacità di comprendere un testo che pure si sa leggere. Non riuscire a distinguere una satira aperta da una notizia; fraintendere una nota di un investigatore indipendente con l’indagine ufficiale di tutte le intelligence Usa; non capire che «ex agente del Mi6» non significa «i servizi britannici come istituzione» – potrebbero essere considerati analfabetismo funzionale nella lingua inglese? Tutto sembrerebbe coincidere, se non fosse per il notorio collegamento, anch’esso raccontato nei giornali, tra l’essere analfabeta funzionale e l’essere populista.
I giornalisti di cui parliamo, infatti, sono assolutamente ortodossi, e ai populisti li odiano. Al punto da considerarli la causa di effetti che li precedono temporalmente. Il 5 gennaio Repubblica titolava: «Effetto Brexit sui treni in Uk: tariffe sei volte più alte che nel resto d’Europa». Il titolo non lascia spazio a molte interpretazioni: si collegano una causa (la Brexit) ad un effetto (le tariffe sei volte più care). Peccato che quelle tariffe fossero sei volte più care anche un anno fa, quindi mesi prima che si tenesse il referendum sulla Brexit. Del resto, leggendo l’articolo stesso, si scopre che “anche” alla Brexit è imputabile un aumento dell’inflazione del 1,2% in Novembre, che a sua volta avrebbe (il condizionale è d’obbligo) provocato un aumento delle tariffe dei treni del 2,3%. Insomma: la montagna del titolo ha partorito un topolino.

Considerando che questi svarioni della grande stampa vanno spesso contro i “populisti”, si potrebbe immaginare che a pesare siano i pregiudizi dei giornalisti: vale a dire, non veri errori bensì manipolazioni, consce o inconsce (wishful thinking). Ma prendiamo Augusto Del Noce, che col populismo c’entra ben poco. Orbene, lo scorso 30 dicembre Rai Storia ha mandato in onda un servizio (per giorni presente sul sito ma ora cancellato) clamorosamente intitolato «Del Noce, filosofo ateo». Sì, proprio quell’Augusto Del Noce che è tra i maggiori filosofi cattolici del Novecento, critico dell’ateismo denunciato come problema della Modernità, senatore con la Democrazia Cristiana, promotore del referendum contro il divorzio.

Nel frattempo, le medesime testate continuano a propinare intemerate contro la Rete, sordido antro in cui le “bufale”, le fake news, nascono e brulicano. Forse si intendono contrastare le fake news della Rete con le fake news dei media tradizionali, solo di segno opposto. È vero, esiste l’esempio del controfuoco, incendio controllato utilizzato per frenare l’incendio incontrollato. Ma avevamo inteso che fosse una lotta in nome della verità e del buon giornalismo, la loro, e non a maggior gloria di un’altra narrazione, non meno falsa ma ben più ortodossa.




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a proposito di bufale.........  nessuno è scevro da esse!

giovedì 1 settembre 2016

Fertility day: l'ultima cialtroneria...

Questo paese non ama la famiglia; ne parla, i politici ne parlano, tutti ne vogliono la difesa: ma quando si tratta di fare sul serio ossia di fare qualcosa al massimo s'inventano questa estemporanea idea: il Fertility day; a guardare la campagna di comunicazione vien da piangere, nemmeno il minculpop avrebbe saputo fare peggio, anzi... fossero ancora qui probabilmente si sarebebro offesi nel vedersi accomunati a questi genialissimi propagandisti!!!! Qui siamo a livello di militia christi.. molto più in basso. Tralascio le immagini tanto basa che andate su google e di immagini e siti che ne trovate a iosa. Ed è stata tale l'indignazione che già il primo giorno nel far della sera il sito ufficiale era già offline..... ed è costato circa 30 mila euri + iva. Questa volta la rete ha battuto un colpo: su tutti i social la mobilitazione è stata totale tant'è stata l'indignazione non solo delle donne, tutte insieme una volta tanto, e tutte hanno protestato. La campagna e il ministero e il Ministro che, con soldi pubblici, aveva dato il via a questa sfigatissima iniziativa, si sono rivelati un vero e proprio boomerang: si va dalla giovane donna che si mette una mano sulla pancia e con l'altra regge una clessidra fino a, in spregio a chi NON può, avere figli.. sia per problemi fisici che lavorativi cui nessuno, nemmeno la Ministra, ha mai dato nemmeno l'impressione di volervi almeno mettere mano, anzi! Con quei soldi si poteva fare altro: serissime campagne per la lotta all'aids o per informare seriamente i nostri figli sulla sessualità o sul crescente pericolo di unn revival delle malattie veneree si preferisce fare dar vita a una cosa insultante, per le donne, e, soprattutto, ridicola.
Sono davvero solidale con le donne che protestano ma ancora di più sono anche preoccupato se anzichè guardare al bene comune delle nuove generazioni si bada a non perdere il proprio orticello elettorale.... Ma non ci potevano infilare in quel dicastero nessun'altro? Non c'era nessuno che almeno sapesse far salvare la faccia all'estero del nostro Governo?

lunedì 11 novembre 2013

Giustizia amministrativa privata: ecco come ammazzeranno la rete, i diritti digitali e la libertà dei cittadini

Il governo (a differenza della CGIA, della Confcommercio, dei sindacati - per quanto ammaestrati -  e dei confindustriali) vede rosa chiaro: ci vuole una faccia tosta come il bronzo per dire che ci stiamo "stabilizzando" e che per il 2014 avremo una crescita del 1,1% per il 2014 e di circa il 2% a partire dal 2015 mentre non c'è nulla, proprio nulla, che faccia pensare ad exploit del genere, anzi.... se pensiamo che stiamo buttando soldi nel cestino per comprare sommergibili, aerei, elicotteri, tav, ecc. facendo aumentare il debito pubblico senza alcun ritorno economico per il paese e per noi mi chiedo come si possa solo sperare in numeri del genere quando i salari reali sono fermi ai tempi del bisnono e se si creano posti di lavoro sono al massimo a tre mesi, tacendo di come dal 1990 a d oggi si sia spostato sulle spalle dei lavoratori (degli artigiani, dei piccoli imprenditori, ecc.) il peso delle tasse e del sostegno del paese e del suo debito.
Ma questo lo sappiamo, spero....
Quello che invece sta passando sotto silenzio o quasi è il trasferimento ad atuorità amministrative il controllo della rete (non solo qui sia chiaro ma qui stiamo facendo da battistrada). La UE da qualche anno si è dotata di una struttura di spionaggio, antiterrorismo è la scusa ufficiale, che nulla ha da invidiare alla nsa americana; solo che non è gestita in conformità delle legislazioni, e dei trattati istitutivi della stessa, ma da autorità amministrative poste sotto il controllo dell'esecutivo: da noi abbiamo già fatto un passo ulteriore ossia AGCOM si è già erta a controllore, violando un principio base della nostra Costituzione che prevede che ognuno debba essere sottoposto al processo davanti al "proprio giudice naturale", del marchio intellettuale e contro la pirateria ora stanno discutendo altro: sapete cosa? La cosa funzionerà così: un privato ritiene che sia stato leso un proprio diritto, marchio o altro e anzichè far denuncia al giudice naturale scrive all'AGCOM che in 24 ore decide se imporre la chiusura del sito o se multare l'isp o altro...... e il contraddittorio? Non se ne hanno notizie, nulla; trovo significativo che un organo di nomina governativa, previo accordo cencelli di spartizione fra i partiti (con commissari che hanno stipendi, e pensioni, che, in certi casi, si cumulano fra loro raggiungendo cifre astronomiche che i comuni mortali non vedono nemmeno nel corso dell'intera vita lavorativa), che ha funzioni amministrative diventi giudice terzo nella controversia mentre lo sceriffo è ..la stessa AGCOM e il pm è un privato ossia colui che si ritiene leso: tutto fatto in casa insomma. In una società sempre più orientata verso la digitalizzazione e verso forme democratiche digitali che cosa s'inventa la casta: il giudice fatto in casa bypassando le tutele giurisdizionali classiche ossia le unica guarentigie a disposizione del cittadino per difendersi dagli abusi della P.A. con tanti saluti  alla democrazia orizzontale.
Si ha forse paura di cosa potrebbe diventare la rete nel terzo millennio? Si.
Si è trovato il modo di creare "pressione" sugli ISP per addomesticarli e farli diventare a loro volta "sceriffi" delle proprie community e siti? Si.
Si è, anche, trovato il modo di far pressione sulle grandi società digitali che sfuggono ai controlli dei singoli stati per spingerli a fare solo quello che il potere vuole (come in Cina, Iran, ecc.)? Si.
Si vuole spingere oltre i confini del costituzionalmente lecito, adducendo grandi ideali (come la lotta alla pedofilia, al terrorismo, ecc. peraltro giustissime e sacrosante ma che gli stati, per mancanza di volontà politica e di soldi.. sull'ultima però ci si potrebbe porre rimedio comprando meno aerei e facendo meno tav), il controllo della società sottostante ricreando in forma digitale quel leviatano contro cui, solo a parole, si scagliano tutti i politici e i benpensanti? Si.
E' un mondo oscuro quello che stiamo consentendo di costruire: niente lavoro, niente futuro, controllo penetrante in violazione dell'art.21 della costituzione per via amministrativa ....... manca solo, come in via d'inveramento in Grecia, che s'introduca il "reato di offesa alle isituzione europee" e la frittata l'è bell'è cotta.
Ma non siamo una società di mercato dove, nella fattispecie il mercato è quella della comunicazione dove il cittadino, attraverso un corrispettivo economico, acquista il servizio di accesso fornito da un ISP e, in base alla legislazione e all'ordinamento giuridico, può costruirsi identità, blog, sito, ecc.? No già ora siamo alla mercè degli ISP, perchè non esiste nel nostro paese un rete gratuita pubblica, ora lo siamo anche di un agenzia "nominata" e di società private che possono fare quello che vogliono dei diritti digitali.... un caso? E' famoso quello dello youtuber anglosassone che ha visto il proprio format copiato da un tv senz'alcun riconoscimento (ne parlai in un post) del cosiddetto diritto di marchio.... se fosse stato il contrario? Bè, lo sappiamo.... dai marines ai politici tutti addosso allo youtuber.
Provate a fare un giro in rete; nessuno, se non le news specializzate, ne parla ma ci stanno lavorando sodo e ci ritroveremo non con la Polizia Postale, pubblica, a controllarci ma con una società privata che decide chi è buono e chi è cattivo......infatti questo è un pessimo segnale: sia per coloro che, come i pentastellati, credono nella democrazia orizzontale ed elettronica che per coloro che credono nella "D"emocrazia tout court perchè il potere, in crisi checchè se ne dica, cerca di serrare le fila e non ha, da che mondo è mondo, altri mezzi se non la repressione, virtuale e non, del dissenso... si rafforzano, a spese nostre, i media tradizionali e si favorisce l'invasione della rete da parte dei propri sodali per coprire tutti gli spazi esistenti e con tutti i mezzi: se qualcosa dovesse sfuggire.... c'è sempre il giudice/sceriffo fatto in casa e il pm privato.
SVEGLIATEVI

mercoledì 28 agosto 2013

questione di stile......

In rete ormai sono abituati agli epiteti; se va bene son definiti illusi se va male pirati se "downloadano" o se "copiano" qualcosa e, se beccati, sono perseguitati da cause legali milionarie e penalmente dalle polizie degli Stati che fanno leggi sempre più repressive, ecc.......... ma se dovesse accadere il contrario?
E'accaduto, infatti, con ... canal+ che, è provato anche da news facilmente reperibili in rete, ha copiato i contenuti e il format di un utente di youtube inglese che si cimentava in un serial web: com'è andata a finire? Che i programmatori del canale non hanno nè ringraziato, nè citato, nè riconosciuto alcun diritto, tantomeno economico, allo "youtuber".. quest'ultimo anzichè minacciare cause o fare chissà cos'altro (che so mobilitare aviazione, marina, marines, polizia, squadroni di avvocati ecc. ecc.) ha semplicemente scritto e postato su twitter ringraziando i programmatori di canal+ per aver usato il proprio formato con tanto di contenuti....
QUESTIONE DI STILE, appunto.
 

martedì 28 maggio 2013

errare è, si, umano ma perseverare è ....

Dura è la vita del leader e ancora più dura è la vita quando, pur credendo di essere sulla giusta via, ci si guarda indietro e si nota che i fedeli si assottigliano anzichè aumentare... no non voglio fare della facile ironia ma da quando M5S ha vinto le politiche e, ora, perso le amministrative, perchè le ha perse (checchè se ne dica e nonostante che PD-L e pdl abbiano perso una maggiore messe di voti), non fanno tesoro e ripetono pari pari gli stessi errori. Non li sto ad enumerare, sono tanti, ma ne cito solo due:
  1. quando, ai bei tempi del post elezioni politiche, una parte del movimento premeva per cercare di giocare d'anticipo con il PD-L e costringerlo a uscire allo scoperto ricercando un accordo (il sottoscritto era per evitare una tal tipo di atteggiamento, ma poi ho capito, e i fatti posteriori davano ragione a chi lo sosteneva e ha fatto autocritica), se è vero che la sinistra berlusconiana fin da subito cercava le larghe intese e non aveva alcuna intenzione di fare accordi al di fuori di esse senza rimanere con il cerino acceso in mano, denunciandone le reali intenzioni quella parte del movimento fu tacciato di trollismo o di essere del pd-delusi o simili e che non avevano capito nulla e che il movimento non faceva accordi ecc. ecc. eppure i fatti, come dicevo, hanno dimostrato che avevano ragione almeno in parte....... costringere il PD-l a fare accordi o a non farli levava le castagne dal fuoco al movimento, invece sappiamo come è andata; come non ricordare il post di Grillo al passo dove diceva "sapevate come siamo .. non ci dovevate votare"; bè è stato accontentato in pieno. La parte diciamo di quella "sinistra" se n'è andata al mare o qualcos'altro....
  2. il post di oggi, che potete leggere a questo link, se si va, del blog di Grillo dal titolo "vi capisco" dove ne fa un altro, a mio modesto parre, di madornale errore: ossia di ridefinire gli ambiti della linea di condotta del movimento partendo dall'idea delle due italie (A e B; la prima dei garantiti e dei pensionati la seconda dei precari, delle PMI, degli autonomi ecc. ecc.) la stessa idea, riconvertita e ricicciata naturalmente, alla base delal riforma Treu che introdusse la "guerra" generazionale fra figli e padri dando il via al disastro attuale .... e se non fosse stato per quei padri e madri che lavoravano, nel pubblico e privato, i figli già anni fa si sarebebro trovati con le pezze al sedere...in una parola quel welfare familiare che tiene le piazze buone, anche se impoverite... ebbene il nostro ha pensato bene di disegnare proprio questo: due italie fra loro contrapposte e che non si parlano fra loro e di cui la seconda è schiacciata dalle tasse e dalla povertà... un pò troppo anche per il sottoscritto.
Il post è un errore; teorizzare una cosa del genere di questi tempi; quel post denota orizzonti corti e mancanza di respiro ma soprattutto marca una idea di fondo del tutto fuori dalla realtà non foss'altro perchè se licenziano il 50% dei lavoratori dipendenti, fra cui alcuni eletti del M5S, chi le paga in questo paese le tasse? le pmi? o chi che appena possono se le "scordano" di pagarle soprattutto nelle professioni? Il segnale arrivato a queste amministrative è chiaro, se non lo capisce allora meglio lasciare il vicolo cieco nel quale ci si è faccato da solo e prendere ed esplorare altre strade... non ultima quella di un movimento autonomo da chi crede di essere, sempre e comunque, nel giusto.. gli assoluti, lo dimostra la storia (chi la studia, sempre meno, lo sa..), sono come le bugie: hanno le gambe corte, anzi cortissime e poco conta che hanno pur fatto molte cose buone, non ultima l'aver costretto i partiti a parlare di rimborsi elettorali o di stipendi parlamentari o ancora di lavoro ecc. ecc., e altre le hanno messo in cantiere.. poco conta perchè la gente da lui si aspettava altro, molto altro: il cosiddetto "FARE" che non c'è stato, mai ...... ha ragione swala nel suo commento al post precedente ma non si possono sempre salvare capra e cavoli e se non vogliamo perdere entrambi, bé .... la scelta è d'obbligo perchè la unica vera novità degli ultimi 30 anni rischia di morire in fasce per implosione: ho letto il pamphlet di grillo, casaleggio e fo in stile "De republica" di platone ed ero d'accordo con linee prospettatevi, ma qui i primi che non lo seguono sono proprio loro (a parte qualche tesi complottistica fuori luogo, perchè sono sempre e comunque affari)..... e se è vero che un movimento sociale non è un partito, ed è meglio che non lo sia, e che è un coacervo di interessi ed idee è anche vero che esso non può che essere orizzontale e per giunta eterodiretto dalla maggioranza e che uno solo non può decidere per tutti, soprattutto quando sbaglia.. e finora, dopo il botto, non ne ha azzeccata una!

mercoledì 1 maggio 2013

20 anni e non si vedono.......

la rete, come la conosciamo oggi, compie 20 anni.. esattamente 20 anni fa veniva pubblicata, a cura del CERN, la prima home page con il protocollo "world wide web" con questa dicitura: “The WorldWideWeb (W3) is a wide-area hypermedia information retrieval initiative aiming to give universal access to a large universe of documents.” Erano i tempi pioneristici della rete, tempi in cui si pensava che fosse un territorio inesplorato, libero, dove ognuno poteva fare scorrerie sulla praterie digitali senza controlli tranne quelli stabiliti dalle community presenti: dalle chat in mIRC all'uso "politico" c'erano solo le netiquette e poc'altro; niente commercio nè Stati.. tutto era stabilito e fatto da chi ne usufruiva... ma, da un certo punto di vista, era già vecchia perchè era stata costruita sulle vecchie arpanet e usenet militari e universitarie americane dove un certo, poi definito hacker, "capitan crunch" scoprì che i fischietti che venivano regalati nelle confezioni omonime avevano una tonalità uguale ad attivare il telefono senza pagare gli scatti passando un intera notte a parlare con qualche potente del mondo e, se ricordo bene, cercò di mettersi in cantatto anche con il Papa.. era solo il primo, di una lunga serie, hacking della storia e il tipo fondò un gruppo, 2600Hertz, che negli anni ha dato ampia prova di cosa dovesse essere realmente la rete.....un luogo dove la conoscenza doveva essere sempre condivisa e, in tempi di guerra fredda, la conoscenza doveva saltare i muri ed essere generale senza steccati politici o ideologici: altri tempi e nemmeno funzionò come si doveva dato che quando avveniva un hacking di un qualche sistema gli stessi stati saltavano su e imprigionavano chi l'aveva commesso senza comprendere che il tutto poteva essere differente se la rete fosse stata neutrale: ma come si poteva esserlo se gli schieramenti tendevano a prevaricarsi l'uno con l'altro... mica siamo formiche ma esseri umanibravi a distinguersi dal vicino non foss'altro dal tipo di scarpe, per non dire altro, e dal loro costo immaginate se mai si poteva superare ideologie e quanto vi si nascondeva dietro: il complesso militare-industriale sia americano che sovietico che sembrava augurarsela una guerra o simil tale per autofinanziarsi e terrorizzare i propri cittadini perchè solo così potevano sperare che non capissero la truffa messa in atto e i profitti fatti alle loro spalle.
L'idea di base ancora oggi è rimasta: la condivisione; è cambiato il tipo umano che la usa e son cambiati gli stati che si son attrezzati all'uopo e ne fanno un uso anche violento, per non dire criminale, di internet (gli attacchi informatici e le violazioni richiedono enormi risporse e ... chi dispone di risorse così grandi secondo voi? la risposta è ovvia...) per tacere dei gruppi "anonimi" che ausano pc terzi, detti zombie, per attaccare e violare mail e altro (M5S ne ha fatto le spese.. nonostante la prosopopea dell'uso della rete si son fatti beccare come allocchi).. è diventato un postaccio è vero ma il punto rimane: è così vasta che non può essere colonizzata per intero: si potrà fare molto per recintarla ma rimarrà sempre uno spazio dove un cittadino della rete può navigare senza temere di essere controllato perchè, anche in cina dove tutto è controllato, c'è sempre il programma o la soluziuone o il bug che ti permette di sgusciare via e volare libero...
.... una volta hacking era conoscenza e conoscenza dei punti deboli: oggi è il suo contrario e, infatti, si parla di cracking che ne è l'aspetto buio e oscuro; niente a che vedere con il primo ma i media e i governi, nonchè i cosiddetti benpensanti, son riusciti a confondere le acque e di conseguenza è anche cambiata la percezione delle tecniche di conoscenza e condivisione, purtroppo...... così come non è mai stato risolto il problema del controllo: non servono a nulla leggi, divieti, regolamenti, ecc. se chi li emana non li rispetta e usa le stesse tecniche che poi vieta alla massa.
Ecco perchè in tanti, compresi il sottoscritto, si son sempre battuti per una rete "pubblica" o meglio un accesso pubblico da affiancare ai privati: proprio perchè la rete nasce neutrale tale deve restare poi i servizi possono essere acquistati se si vuole, e se ne hanno i soldi, ma l'accesso dev'essere pubblico altrimenti oltre alla discriminazione fra cittadini c'è anche la nascita di almeno due società: una evoluta e l'altra rimasta al palo che, volendo estremizzare, parlano linguaggi diversi e al limite nemmeno si comprendono fra loro ingenerando divisioni e ..... guerre sociali prima ancora che vere e proprie. E' inammissibile una società siffatta: non è un caso che i paesi avanzati l'hanno costituzionalizzato il diritto digitale e quelli che ne hanno paura no... se ti sfuggono al controllo i cittadini potrebebro "evolversi" e questo diventa un problema per quei feudatari che oggi li governano... come in Italia
E' vero compie 20 anni, se si conta il primo WWW, ma ne anche di più se si parte dalle prime reti e comunicazioni.. ebbene non le dimostra e gliene auguro almeno altri cento, liberi e autogestiti.
Pensate alle potenzialità: istruzione, economia, lavoro, community, networking, socialnetwork, ecc. tutto potrebbe, e dovrebbe, essere gratuito... un filo, un router, un pc o tablet o chissà cosa ancora; basta poco e non ci dovrebbe essere un "costo" dato che è un servizio pubblico, anzi il primo, ormai, servizio pubblico che una società, e lo Stato sovrastante, dovrebbero assicurare... il primo
Un ricordo personale.
nel '94 entrai per la prima volta in rete con un isp locale, si chiamava tirreno.it, con un modem da 9600 kbps una cosa che oggi sembra preistoria lo so, lentissimo ma a quei tempi sembrava il top.. ricordo anche le bollette che arrivavano, da paura ma erano anche ben spesi perchè avevo la possibilità di "conoscere" e imparare non solo le modalità usate ma soprattutto imparare l'uso tecnico della rete e anche la manutenzione, ativirus compreso, del pc e del modem stesso. Altri tempi lo so, ma in realtà quei dinosauri come il sottoscritto oggi si sentono come pesci nell'acqua a differenze dei pivelloni che son venuti dopo, e che usano soprattutto Win e Linux, con interfacce di accesso agevoli e non, come accadeva al sottoscritto, che scriveva in C e C++, cobol, ecc. una faticaccia, ve lo assicuro però ne è valsa la pena: saper le strutture della rete, da quella low level a quella high (dove siamo ora) permette di evitare oceani di soldi e... di problemi.

mercoledì 8 giugno 2011

E se lo dice l'ONU ....

L'accesso alla rete é parte dei diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino, senza il paese é fuori dalla Carta dei diritti delle Nazioni Unite. Strano vero? Per anni organizzazioni come Free Software Foundation e osservatori come Rifkin hanno messo in guardia tutti sul libero accesso alla rete come punto fondamentale per misurare il grado di partecipazione e democrazia di un paese (addirittura Rifkin c'ha scritto un saggio "l'era dell'accesso") e sul suo grado di libertà. E in questi stessi anni sia in seguito al Doha round sia in nome della difesa del cpoyright i governi e il potere hanno fatto esattamente il contrario: l'accesso alla rete non è limitato a chi se lo può permettere ma è strettamente vigilato; non solo nei paesi a regime autoritario, ma soprattutto nelle cosiddette democrazie: le leggi maggiormente vessatorie sono proprio quest'ultime ad averle scritte. La rete è cresciuta ed è diventata un problema per chi, monopoli privati e potere politico, brama non solo di controllarla, sottotraccia o meno non conta, ma di colonizzarla pro domo propria per evitare che chi non ha mai avuto voce possa averla nelle isole digitali dando vita a nuove forme di lotta e partecipazione non facilmente indirizzabili e controllabili da parte di chi si sente onnipotente. Con questo pronunciamento cambierà qualcosa nella vita quotidiana? No, però è un tassello importante che una organizzazione sovranazionale lo affermi: chissà che, con tutto l'agitarsi che c'è in questi mesi in giro, qualcosa non ne venga fuori dato che, soprattutto nel mondo "civile" occidentale, si dovrà scegliere: non si può appoggiare la democrazia nelle rivolte arabe e poi ridurla in casa propria, vi pare?

mercoledì 6 aprile 2011

ma non era infernet?

Parlerò di un argomento interessante dal punto di vista intellettuale ma con poco ascolto in un paese come il nostro dove l'ignoranza e la interessata bonomia dilaga a vista d'occhio; una volta tanto parliamo di rete e di comunicazione; anzi ne parlo e tralascio il solito post su berlusca o sul circo politico attuale e passato: visto che stanno pensando al bavaglio per la rete e visto che la rete l'amato capo la vede come nemica e solo come mezzo ulteriore da aggiungere al proprio mazzo di mezzi di comunicazione credo che ogni tanto parlarne non faccia male: é chiaro che si deve evitare di stare a guardarsi l'ombellico ma ignorare il pericolo e nascondere la grande potenzialità che la rete offre, finché é libera, dandolo per sempre scontato, quindi eterno, che rimarrà sempre così com'é, é il modo migliore per farla naufragare, soprattutto in un paese a democrazia dalle gambe malferme e dalla libertà limitata quale siamo diventati; soprattutto quando a metteer gli occhi sulla rete non é il potere politico ma un altro potere che ha memoria millenaria e forza economica e politica, ma pure di suggestione, enormi. Quindi cari colleghi e amici la scelta é fra: se non vi interessa passare, guardare, pensare che sia solo un brutto sogno (che maroni, com'é lungo, noioso ecc.) contare fino a tre e allontanarsi da questo, malefico, blog per risvegliarsi nel proprio felice mondo ...... quindi iniziate a contare 3 ..... 2 ..... 1 ..... ciaooooo oppure, se interessati, fermarvi e sorbirvi il post e, magari, commentarlo una volta svegliati dal torpore perché non sarò né breve né "facile" da leggere.... ho pur preso una laurea in scienze politiche con una tesi su "internet e poltica" e ora la metto a frutto, per una volta almeno voglio parlare tecnico e dotto; l'argomento mi alletta!!!! Inoltre dovrebbe allettare anche voi perché in rete sta sbarcando una forza millenaria e potente e una sfida, democratica, ci si pone davanti.. ecco il mio punto di vista. AUGURI CHI SI FERMA E BUON SONNO PER CHI VA OLTRE!!!!!! Come sappiamo ogni novità la Chiesa non la vede di buon occhio; la Rete (d'altronde non era la sola, la politica fa orgogliosamente il paio ancora oggi... particolarmente in italia anche perché più della metà dei politici nostrani guarda il pc solo per cercare .... lasciamo stare) non fa eccezione: tant'é che la definizione "infernet" non é nuova e la coniò proprio un prete. Ma, anche perché le vocazioni sono in crollo totale, da qualche tempo hanno compreso che dev'essere la montagna a muoversi e non aspettare che "i bambini vengano a me" perché rischiano di restare in pochi, pochissimi senza ricambio. Ecco dunque che, già a partire dal precedente pontenfice, stanno cercando di penetrare nel mondo giovanile, come? Discoteche, punti di ritrovo, e ....... la rete e/o internet. Sfruttando proprio quei mezzi di socializzazione che gli sono propri: forum, social network, blog, community, tutto fa brodo e tutto serve alla "causa". Ultimo di una lunga serie é l'articolo (leggetelo prima di leggere questo post, così siete freschi e ancora riposati) uscito su "La civiltà cattolica", settimanale dei gesuiti (gente in gamba i gesuiti ne ho conosciuti un paio e mi hanno ... dire sorpreso é dir poco), nel quaderno 3858 del 19 marzo 2011 (pagg 536 - 549), hanno pubblicato un articolo a firma di Antonio Spadaro dal titolo " etica hacker e visione cristiana". Quando mi é capitato sotto mano ho fatto un salto dalla sedia: mi son detto che avevo le traveggola, ma come gli hacker sono i cattivi per eccellenza, gli anarchici, i violentatori del copyright, ecc. ecc. insomma il peggio del peggio e la Gerarchia d'Oltretevere li beatifica? Avendo ben presente che nulla é scritto su questa rivista se non approvato dalla segreteria vaticana, cosa c'é sotto? Direbbe Di Pietro: che c'azzecca la visione cristiana con l'etica hacker (diavolo e acqua santa notoriamente non vanno d'accordo)? C'azzecca eccome, almeno nel nuovo corso delle gerarchie, c'azzecca eccome dato che in primis rendono omaggio agli hacker dandone una definizione corretta e distinguendoli dai cracker (distinzione reale ma poco nota) che sono i veri cattivacci della rete. Poi passa ad esaminare quelli che sono i "comandamenti" hacker per eccellenza (l'articolo li prende da un saggio di Stephen Levy, ma si possono tranquillamente trovare in rete magari con altra dicitura anche se il significato intrinseco non cambia): l'accesso ai computer dev'essere illimitato e totale e, aggiungo io, libero; dare sempre la priorità al handson (verificare di persona la fonte o la news o se il tal dato é reale e non una bufala); tette le informazioni devono essere libere; sfiduciare l'autorità: promuovere il decentramento; gli hacker devono essere giudicati dal loro hacking; é possibile creare arte e bellezza su un pc; i computer possono, non devono né lo fanno da soli, cambiare la tua vita in meglio. Passa poi a esaminare la caratteristica principale dell'hacker: il gioco e il divertimento come mezzo attraverso cui conosce ed esplora gli anfratti; il vero hacker però non fa danni ma lascia tracce di sé e rende pubblici i risultati (e spesso i governi s'inkazzano, wikileaks docet): l'obiettivo però non é la violazione ma la conoscenza, la sfida intellettuale e la voglia di trasparenza che, soprattutto negli stati democratici, dovrebbe essere il faro dell'autorità cui i cittadini guardano con fiducia: se ci sono segreti qualcosa non va (wikileaks....). Alla fine di un dotto excursus storico-politico-sociale nel quale si cercano le similitudini fra etica cristiana e etica hacker (un percorso affascinante che vi consiglio di seguire se vi capita sotto mano l'articolo, perché ce ne sono, eccome se ce ne sono ma naturalmente non dovrebbe meravigliare se, dal punto di vista teorico, ogni etica ha dei principi comuni e di base che sono universali e acclarati e non valgono solo nel raffronto fra etica cristiana e quella hacker ma valgono per qualunque aspetto dell'etica in generale, cosa questa che oggi in italia é molto, ma molto, passata in terzo piano nemmeno in secondo...) arriva al punto: ok, cari hacker, vi abbiamo sdoganato; abbiamo detto che avete dei sani principi e dei sani valori (alcuni hacker, storici e non, sono credenti ferventi); abbiamo riconosciuto i limiti della nostra precedente speculazione dando a Cesare quello che é di Cesare; abbiamo anche capito che i vostri "passaggi" sono frutto di una ricerca speculativa, spesso personale, mirante a portare la luce laddove qualcuno vuole tenere tutto al buio e per farlo voi correte dei rischi disvelando misteri celati (spesso maldestramente) e abbiamo anche capito che lo fate perché lo ritenete un gioco e una sfida ma il movente é sempre la conoscenza nella condivisione fra individui visti orizzontalmente e non gerarchicamente preordinati. Abbiamo capito il messaggio però ci sono delle cose che vanno stabilite: anche se la visione democratica orizzontale non é una cattiva idea c'é un limite, ossia che dovete riconoscere che non si può disconoscere "l'insegnamento del padre verso il figlio" nel senso cristiano del termine (e già qui qualcuno può cominciare a storcere il naso perché se é vero che un padre dev'essere modello per il figlio e indacargli "una" via ciò non significa che il padre sia infallibile e quello che dice sia oro colato, un dubbio ci dev'essere e se uno é hacker la domanda gli sorgerebbe spontanea sapendo benissimo che la risposta é quantomeno problematica se non impossibile da dare se non si accettano i dogmi base che sono proprio quelli della infallibilità e della verità rivelata e assoluta); non si può nemmeno disconoscere il "dono", in quanto esseri umani, che hanno ricevuto e di cui non possono disporre perché é si un dono ma di quelli che non si possono rifiutare e quindi, a di là dei vari modelli proposti, ci si deve fare i conti quando sarà il momento perché non é tutto riducibile solo a connessioni, mediazioni incarnate, collaborazioni orizzontali, condivisioni, in una parola a una logica che può essere anche anonima, su base individuale e impersonale, perché il "dono" di cui sopra non é gratuito ma frutto di amore, sofferenza, peccato originale ecc. ecc.: "l'ordine di conoscenza della Rivelazione é peculiare: ad esso l'uomo non può affatto arrivare con le proprie forze. E' invece per una decisione del tutto libera che Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo mistero (pag. 545 articolo succitato). Questo a proposito di etica hacker comporterebbe un dover assoggettarsi ad un etica "superiore" inconoscibile e inarrivabile: un vero hacker non accetterebbe e da bravo cercatore della conoscenza e della trasparenza comincerebbe ad arrovellarsi sul come e il perché di tutto ciò e cercherebbe di capire in cosa consista questa "superior" etica che gli sta di fronte; fosse un maniframe cercherebbe di entrarvi, ma essendo immateriale evidentemente la strada da intraprendere é un altra anche se son sicuro che l'intento sarebbe lo stesso: capire cosa ci sia dentro e, soprattutto, "chi"; per svelare l'insvelabile e far trasparire quello che trasparente non é. E' ora che si capisca che hacker non é il cupo e notturno animale chiuso nella sua stanza prono sulla tastiera del suo pc a violare chissà cosa: questa é mitologia per gli hacker mentre é relativamente reale per i cracker (i cattivi); ma l'hacker vero (soprattutto le ultime generazioni) una persona che vive immerso in community, reali e virtuali, che ha fatto della conoscenza, gnoseologicamente definita, uno stile di vita dove "l'open" è la regola e non l'eccezione dove la "source (la fonte)" é nota, condivisa, mutevole (laddove dovesse evidenziare dei difetti si periterebbe di correggerla dando notizia laddove possibile all'interessato), ma soprattutto paritaria: non eguale, sarebbe impossibile, ma paritaria. Stessa cosa per l'hacking che, quindi, non é solo un frutto di un singolo individuo ma la collaborazione di tantissime persone (spesso sparse per il pianeta e che nemmeno si conoscono) che ci mettono del proprio affinché il risultato, mai definitivo, possa dare i frutti sperati: un esempio é il vincitore del premio Humanitarian of the year creato dalla rivista Technological review del MIT per porre alla pubblica attenzione quei giovani informatici che stanno cambiando, o contribuendo a cambiare, il mondo delle tecnologie; nel 2010 l'ha vinto David Kobia un espatriato dal Kenya che ha creato il software, open source, "Ushaidi (in Swahili significa testimone)" che raccoglie (e valuta con vari criteri prima di porlo all'attenzione degli altri) segnalazioni, testimonianze, diari, report e quant'altro inviato dai cittadini rappresentandoli su una mappa interattiva affinché brogli elettorali, violenze, disastri, incendi ecc. possano essere più facilmente denunciati o posti all'attenzione di tutti, essendo evidenziati anche visivamente su essa; in tal modo i soggetti che per primi intevengono sui luoghi indicati dalla mappa sanno esattamente cosa sta accadendo e dove e possono agire per il meglio: un software geniale ma semplicissimo che si adatta sia ai paesi ad alta tecnologia sia a quelli che ne sono sprovvisti o quasi per evitare che ci siano zone "buie", adattandosi a qualunque mezzo tecnologico il soggetto abbia a disposizione (ho citato a memoria dal libro di Giovanni Ziccardi "HACKER" ed. marsilio da pag. 16 in poi). Un gioco sembra, vero? Ma un gioco che alla fine, con il contributo di tutti, da la possibilità di alleviare le pene di chi vive condizioni di disagio anche gravi: anche questa é etica hacker e hacking per attuarla. Ci sono dei punti di contatto fra le due visioni (hacker e cristiana ma anche, evidentemente, islamica, buddista, ecc. non potrebbe essere altrimenti visti i principi di base) ed é innegabile che moltissimi aspetti sono condivisibili fra le stesse, perché il riconoscimento di un ruolo al singolo come individuo e come parte di una community é già un ottimo punto di partenza per intraprendere percorsi paralleli e/o coincidenti; ma però se dialogo e condivisione dev'essere non può partire dal presupposto che siamo simili come visione ma io sono meglio perché ho la Rivelazione dalla mia e quindi sono superiore: é un errore a mio parere dato che ognuno di noi, quando crea qualcosa nel suo pc, é "creatore"; ognuno di noi ogni volta che agisce o scrive é mito e realtà insieme perché quel singolo momento, anche ripetuto migliaia di volte, rimane singolo e peculiare quindi irripetibile e nessuno si sognerebbe di mettersi a "giocare il cielo a dadi" perché sa benissimo che la terra o meglio la città terrena e non quella celeste, di là da venire ancora per i credenti, quella nella quale s'interagisce per migliorarla sapendo di non poterla mai cambiare in via definitiva perché, come qualunque software "open source", é sempre in divenire di secondo in secondo e nulla ne potrà fermare l'evoluzione sia in positivo che in negativo. Si vuole dialogare con la Rete? Ben venga. Si vogliono trovare, e ci sono, punti di contatto e di riconoscimento reciproco? Meglio ancora, salvo però che non si cerchi di colonizzare per trasformare in animali da recinto quelli che sono nati liberi e "open" e tali vogliono restare. Si vuole entrare in Rete smettendola di definirla "infernet" e smettendo di chiamare criminali gli hacker veri (che sono persone che sono sì "ribelli" per definizione - spesso sbagliando perché giustificano in nome di ideali superiori anche le peggiori nefandezze - ma non pretendono di avere una verità rivelata da propagare ma solo una realtà circostante da scoprire che, spero ne converrete, é ben altra cosa)? Bene, era ora che ci fosse un cambio di linea in una delle gambe del potere: ma che non si faccia l'errore di "pensare" la rete in termini bidimensionali e gerarchizzati perché in rete non ci sono capi né capi amati, né guru, né capicorrente, né altro; ci sono nick e persone dietro quei nick che hanno sensibilità diverse; preparazioni differenziate dalla loro storia; idee politiche ancora più diverse; visioni etiche opposte o coincidenti che tali vogliono restare ma che sono aperte al dialogo, ecc. ecc. insomma c'é libertà (vera, o meglio nel suo significato vero non svuotato e reso contenitore vuoto in cui metteri esattamente il suo opposto), democrazia (digitale e orizzontale soprattutto), spazio per tutti e quindi non ci si sta l'uno sull'altro. Nessuno si sogna di predominare nel virtuale perché il predominio é sintomo di autoritarismo e in internet sono allergici alle "missioni" e ai "missionari": la storia insegna che dietro ai missionari ci sono sempre stati i conquistadores che hanno fatto altrettanti danni con le popolazioni con le quali hanno interagito sterminandole o riducendole sull'orlo dell'estinzione (quando non riuscivano a chiuderle in un recinto riducendoli al rango di animali da cortile) in un olocausto di secoli che fa impallidire anche quello più recente di cui abbiamo ancora memoria: se ci sono questi retropensieri, no grazie. Venite pure, sarete accolti perché l'isola nella rete si perde se non ha collegamenti con la terraferma e non si ha la bussola per arrivarvi e lo skipper per portarvici.

venerdì 12 marzo 2010

Nobel per la rete? che scoperta....


Mentre la politica è una bolgia (creata ad arte sia chiaro) c'è mantiene la freddezza e ragiona: il Presidente della Camera candida la Rete al Nobel per la pace: "a creare - ha detto - un forte movimento a sostegno dell'assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 a internet, l'accesso al quale deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell'uomo". Una volta tanto non posso che essere d'accordo dato che nella Rete il sottoscritto c'è dal 1994, un vero dinosauro, e ne va orgoglioso dato che l'ha vista crescere e diventare, fra mille ostacoli e difficoltà, quella che oggi è. C'è da aspettarsi che vengano subito fatte delle leggi e degli stanziamenti per farvi accedere tutti? Scordatevelo perchè ci sono precisi interessi affinché ciò non accada: troppi gli investimenti nel digitale e nel satellite per accettare che nasca un terzo concorrente che gli sfili dalle mani il giocattolo: e non solo dato che attraverso questo giocattolo i si è costruito sopra una fortuna economica e assunto il controllo di una bella fetta di popolazione che, lontana dalla politica da sempre, ha acettato di buon grado un modello sociale basato sul disimpegno e sulle vie brevi per arrivare al sucesso e fare soldi anche senza molti scrupoli. Questa candidatura al nobel, pur utile, potrebbe rivelarsi un boomerang: perché? Perchè accendendo i riflettori su essa si svegliano appetiti e frenesie di controllo e gestione diretta che l'ammazzerebbero per sempre e senza appello. Immaginate i provvedimenti già ora in cantiere e le cause in corso contro coloro che mettono in share contenuti altrui: il livore si accrescerebbe e come minimo sarebebro capaci di qualunque cosa pur di "ararla" pro domo propria. C'è da giurarci che farebbero tutto in nome della concorrenza, del mercato e della libertà: tutte parole che nascondono l'esigenza prima che qualunque potere corrotto e in crisi ha ossia metterci le mani sopra ed evitare che i liberi cittadini la usino e creino propri spazi di libertà al di fuori da esso e a volte anche contro esso. E' giusto, quindi, candidarla al Nobel per la pace? Certamente. E' necessario ora più che prima difendere la libertà della rete? Altrettanto certamente si perché sennà questi ce la scippano e ne fanno un'altra bolgia a loro immagine e somiglianza svilendola nella sua essenza principale e nella sua capacità die ssere dovunque e in ogni momento. Non facciamocela scippare e, anche se non è (e non sarà mai) l'agorà, rendiamola sempre più libera e aperta perchè essa è davvero "l'ultimo lembo di libertà" che abbiamo.

giovedì 17 dicembre 2009

.. E ora tocca alla rete ....

Sull'onda emozionale dei fatti di Milano a qualcuno è venuto in mente di regolare i conti con la rete internet italiana in nome del combattere l'odio imperante (come se gli adepti di coloro che ora predicano in questo senso fino a qualche giorno fa non esitavano e mettere in rete il giochino "affonda l'immigrato" o il vietare le moschee oppure ancora di criminalizzare ordini e supreme Magistrature dello Stato solo perché non facevano scattare i tacchi ai desiderata personali) visto che su essa alcuni imbecilli hanno inneggiato al tipo che ha compiuto l'attentato (fra parentesi segnalo che non da ora ci sono siti che innegiano alla morte di Di Pietro o di Saviano....). In pratica, e ancora una volta, si prende "l'utile idiota" di turno per farne un uso proprio contro l'ultimo lembo di libertà esistente in questa pazza società. Ci riusciranno? Spero di no ma temo di sì e se verranno introdotte norme liberticide non potremo che prendercela con noi stessi per aver permesso che si arrivi a ciò: le stesse norme sono simili non a quelle americane (Obama non si sogna nemmeno di notte di censurare, per esempio, la Fox o i blogger di destra che da mesi lo sottopongono a insulti e offese) ma a quelle cinesi, cubane e iraniane (tutti paesi di specchiata fede democratica, immagino o almeno così considerati da qualche pasdaran). Come se non bastasse si fanno anche ipotesi e circonlocuzioni che disegnano i socialnetwork come l'attuale male assoluto (prima c'erano fannulloni, immigrati, ecc.) senza nemmeno conoscerne caratteristiche e interazioni. Aveva ragione chi (Sartori ad esempio, ma non solo) già qualche anno fa ci mostrava la via dell'autoritarismo democratico che dal 2001 si sta spargendo come un cancro per l'occidente senza tollerare nessuna opposizione, se non addomestica o in certi casi connivente, che alzi la voce quantomeno per fare testimonianza della distruzione della libertà personale in nome di una sicurezza irragiungibile e inarrivabile.

lunedì 5 ottobre 2009

Blogfest 2009: assegnati gli "oscar" ai blog...

Sono il top della blogosfera italiana; a Riva del Garda sono stati assegnati gli oscar ai blog italiani: e le sorprese non mancano. Innazitutto Grillo: il suo blog non piace più. Infatti per il suo blog che l'anno scorso fu il più gettonato ed ebbe l'award questa volta non è andata bene perchè qualcosa è cambiato nel mondo del blog; quel qualcosa forse è la materializzazione: ossia il suo scendere in campo nel mondo della politica giocandosi la credibilità: Grillo è abituato a mettere in luce il discredito della politica italiana, molti forse si domandano perchè sia sceso al loro livello?. Giusta o sbagliata che fosse la sua scelta non sta a me giudicarlo nè esprimere un parere in merito: dico solo che personalmente non mi mischio con questa "speme politica" e me ne sto fuori perchè se ritengo non idonei costoro a governare in nome dei cittadini dic erto non mi metto insieme a loro nel calderone. Ma la blogfest non ha solo dato quest'esito; infatti è stato anche nominato il blog più cattivo, le malvestite e quello più amato, spinoza, quello miglior blog tecnico, Il Disinformatico; e ciò giusto per fare alcuni nomi ..... e cognomi. Concorrere al blogfest credo che sia la massimo attualmente per un qualunque blogger italiano quindi capisco che i big della rete partecipino, capisco anche, però, che un tal tipo di competizione non è risponda proprio a quella che è la "Costituzione" della rete: condivisione delle conoscenze e delle esperienze non gara, magari ad ostacoli, fra partecipanti. Comunque faccio i miei migliori auguri ai vincitori e i miei auguri ai secondi e pure ai terzi!! Non importa come ma chi e se chi vince lo fa perchè la rete lo ritiene "attendibile" ben vengano naturalmente award e simili: il punto vero è un'altro, che non diventi una gara perchè nello stesso momento in cui lo fosse allora possiamo tranquillamente dire che la rete è diventato come il mondo reale e quindi non ha più motivo di essere la presenza del feddback di tanti blog, come il mio, che non hanno aspirazioni a divenire "numeri 1" ma rpeferiscono essere eterni secondi ...... se non terzi per il semplice motivo che conta "come" ti leggono e cosa gli rimane non "quanto" e dopo dieci secondo dieci se ne sono già dimenticati.

domenica 7 giugno 2009

blog, bloggare ecc. ma sappiamo cosa stiamo facendo?

Blog per Wikipedia ha un significato ben preciso: "un blog è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video." E questa è la definizione: ma è davvero così? ormai è qualche anno che io gestisco un mio blog ed è qualche anno (dal 1994 per la precisione) che sono in rete e posso dire che l'ho vista crescere, in Italia, lentamente ma crescere. Ma crescita non ha significato democrazia nè miglioramento della qualità: ormai la rete è a portata di tutti e tutti vi possono avere accesso e fare interazione con altri, ma in realtà la diffusuione ad un'utenza più larga non ha significato migliore scelta e opzioni e uso pieno della rete, al contrario la massificazione ha mancato i suoi obiettivi e la società telematica è peggiorata: pari pari specchio della società. Chat, blog, community, ecc. tutto sembra creato per favorire un'accesso diretto; in realtà non è così sia perchè i governi italiani non hanno direttamente investito sia perchè la voglia di impedire una sua diffusione senza alcun controllo "governativo" è forte e i tentativi di introdurre limiti si stanno ripetendo: anche con questo che si proclama liberale, anzi questo sta introducendo norme che affogheranno la rete. Il tentativo è quello di colonizzare la rete così com'ha fatto con il cosiddetto mercato: niente regole per chi investe (non si contano più i siti che nascondono dialer, virus, trojan ecc.) e restrizioni per i privati; per non dire dell'aumento dei controlli con la scusa, giustificata pienamente sia chiaro, della lotta al crimine e alla pedofilia (salvo poi scoprire che molti siti porno appartengono a insospettabili società multimediali). Se questa è libertà, democrazia e liberalismo ditelo voi.

mercoledì 10 dicembre 2008

Allarme virus? Bufala in corso...........

E' tanto ormai che girano in rete gli alarm su temi o voci o altro che dovrebbero (il condizionale è d'obbligo) mettere gli utenti (non i consumatori) in guardia da possibili sfraceli che possono capitare se si accetta una mail, un messaggio ecc. Non è il caso di cominciare a sfatare un pochino la cosa? Un pò di storia per i neofiti non guasta. I virus ci sono sempre stati in rete, fin da quando l'hanno inventata. All'inizio si diffondevano con i programmi che giravano manualmente nella propria cerchia di amici (molto spesso incolpevoli ma che quando li bekkavano stavano zitti per non fare la figura dei fessi .... poi con lo sviluppo della rete essi si sono adeguati e arrivano via posta elettronica con allegati ai quali, con un minimo di attenzione, si sfugge da soli senza bisogno di antivirus stellari e costosissimi solo se tiene a freno al curiosità. Crescendo la rete sono cresciuti anch'essi ed infati spesso non infettano il singolo pc ma i server diffondendosi a macchia d'olio grazie ad essi (spesso per attaccare società o corporation e spesso diffusi da programmatori che da quelle società sono stati allontanati o licenziati per vari motivi). Negli ultimi anni poi c'è stata l'evoluzione peggiore: l'uso militare dei virus. L'attacco generalizzato a sistemi di difesa digitali da parte di hacker al soldo di governi concorrenti stranieri (e gli esempi non mancano solo se si leggono i giornali e si ha un po di memoria si capisce di cosa sto parlando). Ma il peggiore di tutti i virus è quello "psicologico", ossia quella che poi viene definita bufala. La diffusione di alarm di questo genere da parte, spesso, di burloni comporta il panico o almeno l'ansia da parte di chi li riceve perchè pone, o costringe a porre, la domanda: lo diffondo? E se non lo faccio che accade? Vivendo in una community i meccanismo sono gli stessi del mondo reale: per fare un'esempio il giochino che si faceva tutti da bambini del telegramma, lo ricordate? Bene: è la stessa cosa. Ora non si dice che i virus NON esistono, anzi ci sono, e sono pericolosissimi, e fanno danni ma ormai essi vengono diffusi su una scala che non va più a colpire il singolo pc ma i sistemi nel loro complesso e certo non possono non avere effetti anche sui singoli ma sono marginali e isolati dato che mirano a bloccare il funzionamento della rete nel suo complesso e non di quello del singolo utente. Il punto è: chi e perchè diffonde simili alarm? Come ci si può difendere? E prima di contribuire a diffondere il panico non è il caso di controllare personalmente (sulle software house per esempio) se realmente c'è un virus distruttivo e/o passivo? E poi si tratta davvero di virus o invece non sono trojan o worm o altro di simile che pur se dannosissimi non "distruggono" la macchina ma semplicemente si limitano a "controllarla"? Già perchè ci sono anche virus che non sono distruttivi ma, molto più semplicemente, controllano l'utente e dicono a chi sta da un'altra parte per esempio cosa sta scrivendo e a chi (un'esempio in positivo, si fa per dire, sono i cookie che avvisano chi li emette - spesso società commerciali - di che tipo di surfer siete e potete giurarci che riceverete posta elettronica mirata), oppure agenti informatici che addirittura riescono a tradurre i vostri battiti sulla tastiera e avvisano in tempo reale chi li ha emessi, oppure ancora s'infiltrano nei programmi di gestione delle webcam, che molti hanno, e quando spengete il pc .... ops .... la cam rimane accesa e non lo sapete e venite spiati. Un buon antirus elimina buona parte di queste "noie" (anche fra quelli gratuiti ce ne sono di ottimi per queste "occasioni") ma non può fare miracoli ma il diffondersi di alarm a ripetizione è un'altra cosa: è psicosi, paura diffusa, che a man bassa rende la rete un luogo "pericoloso" (ed in parte lo è ma non certo per i virus piuttosto per i fenomeni criminali come la pedofilia) e istiga chi vuole controllarla, dandogli l'agio di poter intervenire per ripulirla e magari "recintarla" impedendo e uccidendo no i virus o i fenomeni criminali, che rimangono pari pari, ma chi la usa in maniera normale e onesta come il sottoscritto ad esempio. Quindi okkio e SIATE VOI I PRIMI CONTROLLORI PERCHE' SOLO COSI' POTREMO IMPEDIRE CHE LE COMMUNITY APERTE DIVENTINO NEL SIMILMONDO DIGITALE COME I VILLAGGI FORTEZZA CHE NEL MONDO REALE STANNO SPUNTANDO COME FUNGHI MA CHE, A MIA IMPRESSIONE, PIU' CHE TENERE FUORI IL "MALE" (E QUELLO CHE SIGNIFICA E RAPPRESENTA IN TUTTE LE SUE DECLINAZIONI) TENGONO RINCHIUSO IL BENE CHE E' NEL PROFONDO DELL'INDIVIDUO RENDENDOLO EGOISTA E SPAVENTATO ANCHE DALLA SUA OMBRA, MA SOPRATTUTTO DIFFIDENTE VERSO CHIUNQUE NON SIA ESATTAMENTE COME LUI..... LA LIBERTA' E' UN BENE CHE VA DIFESO NON SOLO GIORNO PER GIORNO MA ANCHE CONTRO CHI, DICHIARANDOSENE "DIFENSORE", LA UCCIDE RICHIAMANDOSI AD ESSA E NE DISTRUGGE IL SIGNIFICATO MIGLIORE............

sabato 15 marzo 2008

Il Garante boccia gli spioni del P2P

Il Garante della privacy ha bocciato gli spioni privati che su incarico di alcune major della musica avevano prima" monitorato" e poi dato mandato ai legali di uno studio legale di recuperare somme di denaro. Non significa che nel nostro paese c'è stato un'afflato che permette di scaricare a sbafo film musica ecc ma solo che le eventuali indagini devono essere fatte dalle autorità preposte e con le garanzie per gli interessati e che se qualcuno comunque vuol mettersi a monitorare le reti deve comunque informarne gli utenti: un piccolo passo avanti anche se non significativo verso una liberalizzazione. E' provato che i cd musicali hanno visto crollare la vendita sia per l'alto costo all'utente finale sia perchè ormai in molti non se la sentono più di scambiarsi e file far girare gli stessi nella rete

test velocità

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