Fonte: Il Fatto Quotidiano Giustizia & Impunità - 11 Gennaio 2020 Francescomaria Tedesco Filosofo della politica
In Italia c’era chi sapeva leggere le relazioni internazionali. In questo paese c’era una volta una sinistra e questa sinistra
era capace di elaborare un pensiero critico, radicale, fuori dagli
schemi dell’ortodossia. Non tutta. Sto parlando anzi di una minoranza.
Era la sinistra intellettuale ed eretica, certo, fatta spesso di
irregolari, cani sciolti che si tenevano lontani dalla Realpolitik
che il togliattismo aveva inoculato nel comunismo italiano. Una
sinistra realista, tuttavia. Però non cinica, sostenuta da una tensione
etica che faceva da contrappunto allo sguardo disincantato sul potere e sullo scettro grondante di lacrime e sangue, come diceva il poeta, e che invece di quello scettro si compiaceva.
Quel
pensiero critico oggi è stato abbandonato perché non c’è più una
sinistra, né quella ortodossa che spiegava le relazioni internazionali
alla luce del marxismo-leninismo, né quella eretica. E tutt’al più
spetta ai rossobruni e ai sovranisti ‘di sinistra’
scimmiottare quel lavorare di scarto, quel mettersi di traverso, quel
fare sempre la mossa del cavallo che era tipica dei ‘cavalli pazzi’
della sinistra italiana. Uno scimmiottare che – così dice – non è né di destra né di sinistra (e questo è un grave danno) e che soprattutto è molto depauperato, molto indebolito sul piano teorico.
Sia
chiaro: c’erano già, dentro quel pensiero eretico, i germi di ciò che
sarebbe diventata la sinistra, c’erano tutte le avvisaglie che sarebbe
sfociata nel rossobrunismo e nel sovranismo. Ché la
critica severa all’Occidente, alle sue colpe, all’imperialismo delle
armi e alla retorica colonizzatrice dei diritti avrebbe rischiato di
ottenere il risultato di buttare il bambino con l’acqua sporca,
liquidando tutto come volontà di conquista del “Grande Satana”.
Qualcuno
ancora capace di una visione della complessità per fortuna c’è
rimasto, e che gli dei ce lo conservino. Per esempio due grandi
intellettuali statunitensi, Noam Chomsky e Richard Falk, che oggi scrivono una lettera preoccupata al Congresso degli Stati Uniti dove rimarcano l’illiceità dell’esecuzione di Soleimani.
Cercando si parva licet
di rimanere nel solco di questa tradizione – ma evitandone i rischi e
le ambiguità che si denunciavano prima – penso occorra da un lato condannare
con fermezza l’azione unilaterale statunitense, svoltasi contro il
diritto internazionale, e in generale riconoscere i crimini e i
misfatti dell’Occidente; dall’altro lato, tuttavia, occorre tenere fede
alla parte migliore dell’eredità dell’Occidente, anche contro
l’Occidente stesso, ovvero anche quando è esso stesso – come è sempre
accaduto – a tradire quella eredità. Per non buttare, come si diceva,
il bambino con l’acqua sporca.
Allora occorre ricordare che il diritto è messa in forma della violenza.
Ed è — la forma — la più grande eredità dell’Occidente. Altro che
radici giudaico-cristiane! Orbene, valutare un gesto sotto il profilo
sostanziale tradisce quella eredità e condanna l’Occidente a tradire se
stesso e i suoi valori più alti. Non che sia la prima volta: il
tradimento è antico quanto la nascita di quei principi. Ma essi sono un ideale normativo.
Se vi abdichiamo, rinunciamo a difendere ciò che davvero andrebbe
difeso dell’Occidente, altro che ‘identità’ e ‘culture’ intese nello
sciocco senso monolitico degli essenzialisti (i quali, peraltro, non
capirebbero un’acca di questo ragionamento).
Dunque l’uccisione di Soleimani ci interroga: come dobbiamo valutarla? Dobbiamo forse salutare con favore
l’uccisione mirata e illegale di un uomo forse spregevole, saltando a
piè pari la forma, oppure dobbiamo pensare che la forma rappresenti una
garanzia che ci allontani dalla barbarie dell’esecuzione sommaria,
fosse anche un’esecuzione sommaria di un (forse) criminale? Io so da
che parte stare, e so come rispondere a chi — sulle orme di Michael
Walzer — risponderebbe con l’argomento della ‘supreme emergency’ con la quale il teorico americano giustificò il bombardamento di Dresda.
Il giudizio su Soleimani sarebbe spettato a una corte internazionale indipendente. Ne esiste una, la Corte Penale Internazionale. Posto che essa sia indipendente, tuttavia il suo funzionamento è su base pattizia. Israele e la Cina, per esempio, non ne hanno sottoscritto lo statuto. Lo stesso hanno fatto gli Stati Uniti. Et pour cause, vien fatto di dire: per il timore di finire, da poliziotti del mondo, sul banco degli accusati.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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domenica 12 gennaio 2020
Soleimani, io so da che parte stare
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domenica 9 febbraio 2014
Telefonate Mancino-Napolitano, fu il Quirinale a voler processare Di Matteo
da il Fatto Quotidiano di domenica 9 febbraio 2014
di Marco Travaglio | 9 febbraio 2014
L’intervista si riferisce alle rivelazioni diffuse il 20 giugno 2013 dal sito di Panorama: intercettando Nicola Mancino, i pm di Palermo sono incappati non solo in 9 sue conversazioni col consigliere Loris D’Ambrosio, ma anche in alcune con Napolitano in persona. Notizia rilanciata il 21 giugno dal Fatto e da altre testate. Il 22 giugno Repubblica intervista Di Matteo, il quale spiega che, negli atti appena depositati ai 12 indagati per la trattativa Stato-mafia, “non c’è traccia di conversazioni del capo dello Stato e questo significa che non sono minimamente rilevanti”. L’intervistatrice domanda se le intercettazioni non depositate saranno distrutte, Di Matteo risponde – riferendosi a tutto il materiale non depositato e non solo alle telefonate Mancino-Napolitano: “Noi applicheremo la legge in vigore. Quelle che dovranno essere distrutte con l’instaurazione di un procedimento davanti al gip saranno distrutte, quelle che riguardano altri fatti da sviluppare saranno utilizzate in altri procedimenti”.
È ovvio che, fra quelle da distruggere, ci siano anche le intercettazioni indirette del Presidente, visto che sono “irrilevanti” (almeno sul piano penale),mentre quelle ancora da approfondire riguardano altri soggetti. Ma, anzichè ringraziare Di Matteo per aver dissipato ogni possibile sospetto su sue condotte illecite, Napolitano scatena la guerra termonucleare alla Procura di Palermo, esternando a tutto spiano e mobilitando prima l’Avvocatura dello Stato, poi il Pg della Cassazione e infine la Corte costituzionale. L’Avvocato dello Stato, Ignazio Caramazza, viene attivato subito dopo l’intervista dal segretario generale Marra, perché chieda a Messineo “una conferma o una smentita di quanto risulta dall’intervista, acciocché la Presidenza della Repubblica possa valutare la adozione delle iniziative del caso”. Il 27 giugno Caramazza scrive a Messineo per sapere come si sia permesso Di Matteo di svelare a Repubblica che sono “state intercettate conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, allo stato considerate irrilevanti, ma che la Procura si riserverebbe di utilizzare”.
Il procuratore risponde con due lettere: una firmata da Di Matteo, l’altra da lui. Entrambe chiariscono ciò che è già chiarissimo dall’intervista: “La Procura, avendo già valutato come irrilevante ai fini del procedimento qualsivoglia eventuale comunicazione telefonica diretta al Capo dello Stato, non ne prevede alcuna utilizzazione investigativa o processuale, ma esclusivamente la distruzione da effettuare con l’osservanza delle formalità di legge”: cioè con richiesta al gip, previa udienza camerale con l’ascolto dei nastri – previsto espressamente dal Codice di procedura penale – da parte degli avvocati. Tutto chiaro? Sì, in condizioni normali. Ma qui c’è il Quirinale che preme, minacciando“le iniziative del caso”. Allora una normale intervista che spiega come la Procura abbia rispettato e intenda rispettare la legge diventa un caso di Stato. Il 16 luglio Napolitano solleva il conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato contro la Procura di Palermo, accusandola di aver attentato alle sue “prerogative”.
A fine luglio Ciani apre su Messineo e Di Matteo un “procedimento paradisciplinare”, cioè un’istruttoria preliminare. È lo stesso Ciani che tre mesi prima, su richiesta scritta di Mancino e Napolitano (tramite il solito Marra), ha convocato il Pna Piero Grasso per parlare di come “avocare” da Palermo l’inchiesta sulla Trattativa o almeno di “coordinarla” con quelle sulle stragi a Firenze e Caltanissetta: ricevendo da Grasso un sonoro rifiuto. Il primo agosto un sostituto di Ciani scrive al Pg di Palermo per sapere se Messineo avesse autorizzato Di Matteo a rilasciare l’intervista e perchè non l’avesse denunciato al Csm per averla rilasciata. Il Fatto lancia una petizione e raccoglie 150 mila firme in un mese: lo vede anche un bambino che il processo disciplinare è fondato sul nulla.
Il 10 agosto il Pg di Palermo risponde a Ciani: l’intervista di Di Matteo non richiedeva alcuna autorizzazione e non violava alcuna norma deontologica perché non svelava alcun segreto, visto che la notizia delle telefonate Napolitano-Mancino l’avevano già diffusa Panorama e poi decine di testate. Tutto chiaro? Sì, in condizioni normali. Ma qui c’è il Quirinale che preme. Il Pg Ciani ci dorme su sette mesi. Poi il 19 marzo 2013 promuove l’azione disciplinare contro Messineo e Di Matteo. Il secondo è accusato di aver “mancato ai doveri di diligenza e riserbo” e “leso indebitamente il diritto di riservatezza del Presidente della Repubblica”; il primo, di non averlo denunciato al Csm. Messineo e Di Matteo vengono interrogati il 18 giugno e il 7 luglio, ripetendo quel che avevano sempre scritto e detto. La Procura generale ci dorme sopra altri cinque mesi e mezzo. Poi finalmente, alla vigilia di Natale, deposita le richieste di proscioglimento, scoprendo l’acqua calda: la notizia delle telefonate Mancino-Napolitano non la svelò Di Matteo, ma Panorama, in un articolo “presente nella rassegna stampa del Csm del 21.6.2012”. Quindi “con apprezzabile probabilità occorre assumere che la notizia… fosse oggetto di diffusione da parte dei mass media in tempo antecedente” a quello dell’intervista incriminata” del giorno 22. Ma va? Ergo “è del tutto verosimile” che Di Matteo tenne “un atteggiamento di sostanziale cautela” e “non pare potersi dire consapevole autore di condotte intenzionalmente funzionali a ledere diritti dell’Istituzione Presidenza della Repubblica”, semmai “intenzionato a rappresentare la correttezza procedurale dell’indagine”.
Quindi “la condotta del dr. Di Matteo non si è verosimilmente consumata nei termini illustrati nel capo d’incolpazione, tanto che nessun rimprovero disciplinare si ritiene di poter articolare nei suoi confronti”, né in quelli di Messineo. Così scrivono Galanella e Ciani il 16 e 19 dicembre 2013 nella richiesta di proscioglimento che ora dovrà essere esaminata dal Csm. Ma così avrebbero potuto scrivere – risparmiando a Di Matteo e Messineo un anno e mezzo di calvario – già nel giugno 2012, quando tutti sapevano già tutto. Compreso il Quirinale, che sciaguratamente innescò questo processo kafkiano al nemico pubblico numero uno del Capo dei Capi. E di tanti altri capi.
p.s.
probabilmente finisce tutto in una bolla di sapone.. nel fratempo una servitore della legalità e dello Stato, quello ideale, è rimasto scoperto ed è entrato nel mirino delle mafie e.... dei loro sodali. Che paese che siamo: avvengono cose del genere e nessuno fa finta, almeno, di accorgersene ..... salvo, poi, fare le lacrime di coccodrillo quando scopriamo l'ennesimo politico, funzionario o altro che si è fatto corrompere: il sentimento generale è quello quasi giustificatorio nel secondo caso di vile disattenzione nel caso del Magistrato Di Matteo.
di Marco Travaglio | 9 febbraio 2014
L’intervista si riferisce alle rivelazioni diffuse il 20 giugno 2013 dal sito di Panorama: intercettando Nicola Mancino, i pm di Palermo sono incappati non solo in 9 sue conversazioni col consigliere Loris D’Ambrosio, ma anche in alcune con Napolitano in persona. Notizia rilanciata il 21 giugno dal Fatto e da altre testate. Il 22 giugno Repubblica intervista Di Matteo, il quale spiega che, negli atti appena depositati ai 12 indagati per la trattativa Stato-mafia, “non c’è traccia di conversazioni del capo dello Stato e questo significa che non sono minimamente rilevanti”. L’intervistatrice domanda se le intercettazioni non depositate saranno distrutte, Di Matteo risponde – riferendosi a tutto il materiale non depositato e non solo alle telefonate Mancino-Napolitano: “Noi applicheremo la legge in vigore. Quelle che dovranno essere distrutte con l’instaurazione di un procedimento davanti al gip saranno distrutte, quelle che riguardano altri fatti da sviluppare saranno utilizzate in altri procedimenti”.
È ovvio che, fra quelle da distruggere, ci siano anche le intercettazioni indirette del Presidente, visto che sono “irrilevanti” (almeno sul piano penale),mentre quelle ancora da approfondire riguardano altri soggetti. Ma, anzichè ringraziare Di Matteo per aver dissipato ogni possibile sospetto su sue condotte illecite, Napolitano scatena la guerra termonucleare alla Procura di Palermo, esternando a tutto spiano e mobilitando prima l’Avvocatura dello Stato, poi il Pg della Cassazione e infine la Corte costituzionale. L’Avvocato dello Stato, Ignazio Caramazza, viene attivato subito dopo l’intervista dal segretario generale Marra, perché chieda a Messineo “una conferma o una smentita di quanto risulta dall’intervista, acciocché la Presidenza della Repubblica possa valutare la adozione delle iniziative del caso”. Il 27 giugno Caramazza scrive a Messineo per sapere come si sia permesso Di Matteo di svelare a Repubblica che sono “state intercettate conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, allo stato considerate irrilevanti, ma che la Procura si riserverebbe di utilizzare”.
Il procuratore risponde con due lettere: una firmata da Di Matteo, l’altra da lui. Entrambe chiariscono ciò che è già chiarissimo dall’intervista: “La Procura, avendo già valutato come irrilevante ai fini del procedimento qualsivoglia eventuale comunicazione telefonica diretta al Capo dello Stato, non ne prevede alcuna utilizzazione investigativa o processuale, ma esclusivamente la distruzione da effettuare con l’osservanza delle formalità di legge”: cioè con richiesta al gip, previa udienza camerale con l’ascolto dei nastri – previsto espressamente dal Codice di procedura penale – da parte degli avvocati. Tutto chiaro? Sì, in condizioni normali. Ma qui c’è il Quirinale che preme, minacciando“le iniziative del caso”. Allora una normale intervista che spiega come la Procura abbia rispettato e intenda rispettare la legge diventa un caso di Stato. Il 16 luglio Napolitano solleva il conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato contro la Procura di Palermo, accusandola di aver attentato alle sue “prerogative”.
A fine luglio Ciani apre su Messineo e Di Matteo un “procedimento paradisciplinare”, cioè un’istruttoria preliminare. È lo stesso Ciani che tre mesi prima, su richiesta scritta di Mancino e Napolitano (tramite il solito Marra), ha convocato il Pna Piero Grasso per parlare di come “avocare” da Palermo l’inchiesta sulla Trattativa o almeno di “coordinarla” con quelle sulle stragi a Firenze e Caltanissetta: ricevendo da Grasso un sonoro rifiuto. Il primo agosto un sostituto di Ciani scrive al Pg di Palermo per sapere se Messineo avesse autorizzato Di Matteo a rilasciare l’intervista e perchè non l’avesse denunciato al Csm per averla rilasciata. Il Fatto lancia una petizione e raccoglie 150 mila firme in un mese: lo vede anche un bambino che il processo disciplinare è fondato sul nulla.
Il 10 agosto il Pg di Palermo risponde a Ciani: l’intervista di Di Matteo non richiedeva alcuna autorizzazione e non violava alcuna norma deontologica perché non svelava alcun segreto, visto che la notizia delle telefonate Napolitano-Mancino l’avevano già diffusa Panorama e poi decine di testate. Tutto chiaro? Sì, in condizioni normali. Ma qui c’è il Quirinale che preme. Il Pg Ciani ci dorme su sette mesi. Poi il 19 marzo 2013 promuove l’azione disciplinare contro Messineo e Di Matteo. Il secondo è accusato di aver “mancato ai doveri di diligenza e riserbo” e “leso indebitamente il diritto di riservatezza del Presidente della Repubblica”; il primo, di non averlo denunciato al Csm. Messineo e Di Matteo vengono interrogati il 18 giugno e il 7 luglio, ripetendo quel che avevano sempre scritto e detto. La Procura generale ci dorme sopra altri cinque mesi e mezzo. Poi finalmente, alla vigilia di Natale, deposita le richieste di proscioglimento, scoprendo l’acqua calda: la notizia delle telefonate Mancino-Napolitano non la svelò Di Matteo, ma Panorama, in un articolo “presente nella rassegna stampa del Csm del 21.6.2012”. Quindi “con apprezzabile probabilità occorre assumere che la notizia… fosse oggetto di diffusione da parte dei mass media in tempo antecedente” a quello dell’intervista incriminata” del giorno 22. Ma va? Ergo “è del tutto verosimile” che Di Matteo tenne “un atteggiamento di sostanziale cautela” e “non pare potersi dire consapevole autore di condotte intenzionalmente funzionali a ledere diritti dell’Istituzione Presidenza della Repubblica”, semmai “intenzionato a rappresentare la correttezza procedurale dell’indagine”.
Quindi “la condotta del dr. Di Matteo non si è verosimilmente consumata nei termini illustrati nel capo d’incolpazione, tanto che nessun rimprovero disciplinare si ritiene di poter articolare nei suoi confronti”, né in quelli di Messineo. Così scrivono Galanella e Ciani il 16 e 19 dicembre 2013 nella richiesta di proscioglimento che ora dovrà essere esaminata dal Csm. Ma così avrebbero potuto scrivere – risparmiando a Di Matteo e Messineo un anno e mezzo di calvario – già nel giugno 2012, quando tutti sapevano già tutto. Compreso il Quirinale, che sciaguratamente innescò questo processo kafkiano al nemico pubblico numero uno del Capo dei Capi. E di tanti altri capi.
p.s.
probabilmente finisce tutto in una bolla di sapone.. nel fratempo una servitore della legalità e dello Stato, quello ideale, è rimasto scoperto ed è entrato nel mirino delle mafie e.... dei loro sodali. Che paese che siamo: avvengono cose del genere e nessuno fa finta, almeno, di accorgersene ..... salvo, poi, fare le lacrime di coccodrillo quando scopriamo l'ennesimo politico, funzionario o altro che si è fatto corrompere: il sentimento generale è quello quasi giustificatorio nel secondo caso di vile disattenzione nel caso del Magistrato Di Matteo.
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giovedì 18 luglio 2013
e, a proposito di dignità, una domanda: ma cosa avevano promesso i partiti?
Mentre il Capo dello Stato monita dice che il Governo non può essere
ostaggio nè dei problemi (più o meno giudiziari) del "singolo" nè
dell'affaire kazako, una vera vergogna per un paese che ad ogni piè
sospinto ricorda a tutti di essere democratico e liberale.... a parole, i
reggitori dello stesso governo ne approfittano:
lo spiega benissimo il Prof Zagrebelsky in questa intervista pubblicata dal Fatto che qui vi riporto come testimonianza... buona lettura
“F35, giustizia e Kazakistan È l’umiliazione dello Stato” (Silvia Truzzi).Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky.
Siccome i “maltrattamenti” alla Carta continuano, ci tocca disturbare di nuovo – a poche settimane dall’ultima volta – Gustavo Zagrebelsky.
Professore, negli ultimi tempi abbiamo assistito a numerosi episodi di natura politica e costituzionale che hanno suscitato discussioni e polemiche. Lei che ne pensa?
Prima che dagli episodi, iniziamo da un dubbio, da un interrogativo di portata generale, di cui vorremmo non si dovesse parlare. E, invece, dobbiamo.
Cosa intende?
Una cosa angosciante. Si tratta solo di singoli episodi, oppure di manifestazioni di qualcosa di più profondo, che non riusciamo a vedere e definire con chiarezza, ma avvertiamo come incombente e minaccioso? Qualcosa in cui quelli che altrimenti sarebbero appunto solo episodi isolati, assumono un significato comune. Li dobbiamo trattare isolatamente o come sintomi d’un generale e pericoloso malessere?
Dica lei.
Guardi: può darsi ch’io pecchi in pessimismo. Mi sembra che sulla vita politica, nel nostro Paese, in questo momento, gravi un “non detto” che spiegherebbe molte cose. Si fa finta di vivere nella normalità della vita democratica, ma non è così. È come se una rete invisibile avvolgesse le istituzioni politiche fossilizzandole; imponesse agli attori politici azioni e omissioni altrimenti assurdi e inspiegabili; mirasse a impedire che qualunque cosa nuova avvenga. Questa è stasi, situazione pericolosa. Se qualche episodio, anche grave o gravissimo, sfugge alla rete, l’imperativo è sopire, normalizzare. Ciò che accade sulla scena politica sembra una messinscena. Ci si agita per nulla concludere. Ma la democrazia, così, muore. Lo spettacolo cui assistiamo sembra un gioco delle parti, oltretutto di livello infimo. Il numero degli appassionati sta diminuendo velocemente. L’umore è sempre più cupo. Bastava guardare i volti e udire il tono di alcuni che hanno preso la parola nel dibattito sulla vicenda della “rendition” kazaka. Sembravano tanti “cavalieri dalla trista figura”. Non si respirava il “fresco profumo della libertà”, di cui ha scritto ieri Barbara Spinelli. Né v’era traccia di quella “felicità” che è l’humus della democrazia, di cui abbiamo ragionato Ezio Mauro e io, in contrasto con l’atmosfera stagnante dei regimi del sospetto, dell’intrigo, della libertà negata.
Si riferisce alla maggioranza modello “larghe intese”?
Innanzitutto: è una maggioranza contro natura; contraria alle promesse elettorali e quindi democraticamente illegittima, anche se legale; che pretende di fare cose per le quali non ha ricevuto alcun mandato. Ricorderà che è stata formata pensando a poche e chiare misure da prendere insieme: governo “di scopo” (come se possa esistere un governo senza scopi!), “di servizio” (come se ci possa essere un governo per i fatti suoi!) e, poi, “di necessità”. Ora, sembra un governo marmorizzato il cui scopo necessario sia durare, irretito in un gioco più grande di lui. La riforma elettorale, bando alle ciance, non si fa, perché in fondo, oltre che essere nell’interesse di molti, nel frattempo, con l’attuale, non si può tornare a votare. Perfino l’abnorme procedimento di revisione della Costituzione è stato pensato a questo scopo, come si ammette anche da diversi “saggi” che pur si sono lasciati coinvolgere. E, in attesa che la si cambi, la si viola.
Così arriviamo agli episodi. Il caso F-35?
Incominciamo da qui. Il Parlamento è stato esautorato quando il Consiglio supremo di difesa ha scritto che i “provvedimenti tecnici e le decisioni operative, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo”, sottintendendo: “responsabilità esclusive”. Chissà chi sono i consulenti giuridici che hanno avallato queste affermazioni, che svuotano i compiti del Parlamento in materia di sicurezza e politica estera? Un regresso di due secoli, a quando tali questioni erano prerogativa regia. Del resto, lei sa che cosa è questo Consiglio? Qualcuno si è ricordato che la sua natura è stata definita nel 1988 da una relazione della Commissione presieduta da un grande giurista, Livio Paladin, istituita dal presidente Cossiga per fare chiarezza su un organo ambiguo (ministri, generali, presidente della Repubblica)? Fu chiarito allora che si tratta di un organo di consulenza e informazione del presidente, senza poteri di direttiva. D’altra parte, chi stabilisce se certi provvedimenti e certe decisioni sono solo tecniche e operative, e non hanno carattere politico? I sistemi d’arma, l’uso di certi mezzi o di altri non sono questioni politiche? Chi decide? Il Parlamento, in un regime parlamentare. Forse che si sia entrati in un altro regime?
L’affaire kazako è una “brutta figura internazionale” o una violazione dei diritti umani?
Una cosa e l’altra. Ma non solo: è l’umiliazione dello Stato. Ammettiamo che nessun ministro ne sapesse qualcosa. Sarebbe per questo meno grave? Lo sarebbe perfino di più. Vorrebbe dire che le istituzioni non controllano quello che accade nel retrobottega e che il nostro Paese è terreno di scorribande di apparati dello Stato collusi con altri apparati, come già avvenuto nel caso simile di Abu Omar, rapito dai “servizi” americani con la collaborazione di quelli italiani e trasportato in Egitto: un caso in cui s’è fatta valere pesantemente la “ragion di Stato”. Non basta, in questi casi, la responsabilità dei funzionari. L’art. 95 della Carta dice che i ministri, ciascuno personalmente, portano la responsabilità degli atti dei loro dicasteri. Se, sotto di loro, si formano gruppi che agiscono in segreto, per conto loro o in combutta con poteri estranei o stranieri, il ministro non risponderà penalmente di quello che gli passa sotto il naso senza che se ne accorga. Ma politicamente ne è pienamente responsabile. Troppo comodo il “non sapevo”. Chi ci governa, per prima cosa, “deve sapere”. Se no, dove va a finire la nostra sovranità? Chi, dovendola difendere, in questa circostanza, non l’ha difesa?
Che dire del blocco del Parlamento decretato per protesta contro l’Autorità giudiziaria?
Che, anche questa, come la manifestazione di decine di parlamentari scalpitanti dentro e fuori il Tribunale di Milano, è una vicenda inconcepibile. Altrettanto inconcepibile è che l’una e l’altra non siano state oggetto di puntuale e precisa condanna. Anche qui: ammettiamo per carità di Patria che l’una sia stata una normale sospensione tecnica e l’altra una visita guidata a un palazzo pubblico. Non basta, però, averli “derubricati”, per poter dire che non è successo nulla. La questione è che non s’è detto autorevolmente che l’intento e i mezzi immaginati sono, sempre e comunque, inammissibili perché contro lo Stato di diritto.
C’è una logica che spiega i singoli episodi?
Potrei sbagliare, ma a me pare che su tutto domini la difesa dello status quo e del governo che lo garantisce. In stato di necessità, si passa sopra a tutto il resto. L’impressione, poi, è che in quella rete invisibile di connivenze, di cui parlavo all’inizio, si finisca per attribuire a un partito e al suo leader un plusvalore che non corrisponde al loro consenso elettorale e alla rappresentanza in Parlamento. Come se toccarne gli interessi possa determinare una catastrofe generale. Sembra che tutti siano utili, ma qualcuno sia necessario e, per questo, si debbano tollerare da lui cose che, altrimenti, sarebbero intollerabili.
Così si è corrivi nei confronti di una parte politica, anche se c’è di mezzo la Costituzione. A chi spetta difenderla?
In democrazia, a tutti i cittadini, che nella Costituzione si riconoscono. Poi, a chi occupa posti nelle istituzioni, subordinatamente a un giuramento di fedeltà. Infine, salendo più su, a colui che ricopre il ruolo comprensivamente detto di “garante della Costituzione”, il presidente della Repubblica.
Da Il Fatto Quotidiano del 18/07/2013.
p.s.
nulla da aggiungere se non che le parole che usa il il prof. sono rivolte a noi.. quei pavidi e opportunisti che si autodefiniscono "cittadini italiani"...
- con eroico blitz notturno i partiti, SEL compresa, stabiliscono che i sindaci che sono stati eletti (immagino anche quelli che sono nel governo) ... continuano a essere "compatibili"..... ossia nel decreto del "fare (.... cosa e a chi mi chiedo dato che dovrebbe essere un decreto economico che nulla a che fare con i privilegi dei politici, in teoria mentre in pratica, con la giustificazione di contenere la spesa pubblica, consente ai sindaci di restare dove sono in parlamento)" viene inserita da deputati del pd, del pdl e di sel una norma che sostiene: che l’incompatibilità scatterà solo con le prossime elezioni comunali, tutto qui (il resto lo trovate qui nel link).. non male vero?
- gli stessi partiti, forse lo ricordate, avevano promesso di tagliare i soldi e tanto altro, ma soprattutto i soldi: volete sapere com'è andata a finire? Se li tengono, punto e basta.... tranne M5S gli altri si tengono tutto, proprio tutto: a partire dalla prima tranche di 95 mln di euro... questo è il link
lo spiega benissimo il Prof Zagrebelsky in questa intervista pubblicata dal Fatto che qui vi riporto come testimonianza... buona lettura
“F35, giustizia e Kazakistan È l’umiliazione dello Stato” (Silvia Truzzi).Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky.
Siccome i “maltrattamenti” alla Carta continuano, ci tocca disturbare di nuovo – a poche settimane dall’ultima volta – Gustavo Zagrebelsky.
Professore, negli ultimi tempi abbiamo assistito a numerosi episodi di natura politica e costituzionale che hanno suscitato discussioni e polemiche. Lei che ne pensa?
Prima che dagli episodi, iniziamo da un dubbio, da un interrogativo di portata generale, di cui vorremmo non si dovesse parlare. E, invece, dobbiamo.
Cosa intende?
Una cosa angosciante. Si tratta solo di singoli episodi, oppure di manifestazioni di qualcosa di più profondo, che non riusciamo a vedere e definire con chiarezza, ma avvertiamo come incombente e minaccioso? Qualcosa in cui quelli che altrimenti sarebbero appunto solo episodi isolati, assumono un significato comune. Li dobbiamo trattare isolatamente o come sintomi d’un generale e pericoloso malessere?
Dica lei.
Guardi: può darsi ch’io pecchi in pessimismo. Mi sembra che sulla vita politica, nel nostro Paese, in questo momento, gravi un “non detto” che spiegherebbe molte cose. Si fa finta di vivere nella normalità della vita democratica, ma non è così. È come se una rete invisibile avvolgesse le istituzioni politiche fossilizzandole; imponesse agli attori politici azioni e omissioni altrimenti assurdi e inspiegabili; mirasse a impedire che qualunque cosa nuova avvenga. Questa è stasi, situazione pericolosa. Se qualche episodio, anche grave o gravissimo, sfugge alla rete, l’imperativo è sopire, normalizzare. Ciò che accade sulla scena politica sembra una messinscena. Ci si agita per nulla concludere. Ma la democrazia, così, muore. Lo spettacolo cui assistiamo sembra un gioco delle parti, oltretutto di livello infimo. Il numero degli appassionati sta diminuendo velocemente. L’umore è sempre più cupo. Bastava guardare i volti e udire il tono di alcuni che hanno preso la parola nel dibattito sulla vicenda della “rendition” kazaka. Sembravano tanti “cavalieri dalla trista figura”. Non si respirava il “fresco profumo della libertà”, di cui ha scritto ieri Barbara Spinelli. Né v’era traccia di quella “felicità” che è l’humus della democrazia, di cui abbiamo ragionato Ezio Mauro e io, in contrasto con l’atmosfera stagnante dei regimi del sospetto, dell’intrigo, della libertà negata.
Si riferisce alla maggioranza modello “larghe intese”?
Innanzitutto: è una maggioranza contro natura; contraria alle promesse elettorali e quindi democraticamente illegittima, anche se legale; che pretende di fare cose per le quali non ha ricevuto alcun mandato. Ricorderà che è stata formata pensando a poche e chiare misure da prendere insieme: governo “di scopo” (come se possa esistere un governo senza scopi!), “di servizio” (come se ci possa essere un governo per i fatti suoi!) e, poi, “di necessità”. Ora, sembra un governo marmorizzato il cui scopo necessario sia durare, irretito in un gioco più grande di lui. La riforma elettorale, bando alle ciance, non si fa, perché in fondo, oltre che essere nell’interesse di molti, nel frattempo, con l’attuale, non si può tornare a votare. Perfino l’abnorme procedimento di revisione della Costituzione è stato pensato a questo scopo, come si ammette anche da diversi “saggi” che pur si sono lasciati coinvolgere. E, in attesa che la si cambi, la si viola.
Così arriviamo agli episodi. Il caso F-35?
Incominciamo da qui. Il Parlamento è stato esautorato quando il Consiglio supremo di difesa ha scritto che i “provvedimenti tecnici e le decisioni operative, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo”, sottintendendo: “responsabilità esclusive”. Chissà chi sono i consulenti giuridici che hanno avallato queste affermazioni, che svuotano i compiti del Parlamento in materia di sicurezza e politica estera? Un regresso di due secoli, a quando tali questioni erano prerogativa regia. Del resto, lei sa che cosa è questo Consiglio? Qualcuno si è ricordato che la sua natura è stata definita nel 1988 da una relazione della Commissione presieduta da un grande giurista, Livio Paladin, istituita dal presidente Cossiga per fare chiarezza su un organo ambiguo (ministri, generali, presidente della Repubblica)? Fu chiarito allora che si tratta di un organo di consulenza e informazione del presidente, senza poteri di direttiva. D’altra parte, chi stabilisce se certi provvedimenti e certe decisioni sono solo tecniche e operative, e non hanno carattere politico? I sistemi d’arma, l’uso di certi mezzi o di altri non sono questioni politiche? Chi decide? Il Parlamento, in un regime parlamentare. Forse che si sia entrati in un altro regime?
L’affaire kazako è una “brutta figura internazionale” o una violazione dei diritti umani?
Una cosa e l’altra. Ma non solo: è l’umiliazione dello Stato. Ammettiamo che nessun ministro ne sapesse qualcosa. Sarebbe per questo meno grave? Lo sarebbe perfino di più. Vorrebbe dire che le istituzioni non controllano quello che accade nel retrobottega e che il nostro Paese è terreno di scorribande di apparati dello Stato collusi con altri apparati, come già avvenuto nel caso simile di Abu Omar, rapito dai “servizi” americani con la collaborazione di quelli italiani e trasportato in Egitto: un caso in cui s’è fatta valere pesantemente la “ragion di Stato”. Non basta, in questi casi, la responsabilità dei funzionari. L’art. 95 della Carta dice che i ministri, ciascuno personalmente, portano la responsabilità degli atti dei loro dicasteri. Se, sotto di loro, si formano gruppi che agiscono in segreto, per conto loro o in combutta con poteri estranei o stranieri, il ministro non risponderà penalmente di quello che gli passa sotto il naso senza che se ne accorga. Ma politicamente ne è pienamente responsabile. Troppo comodo il “non sapevo”. Chi ci governa, per prima cosa, “deve sapere”. Se no, dove va a finire la nostra sovranità? Chi, dovendola difendere, in questa circostanza, non l’ha difesa?
Che dire del blocco del Parlamento decretato per protesta contro l’Autorità giudiziaria?
Che, anche questa, come la manifestazione di decine di parlamentari scalpitanti dentro e fuori il Tribunale di Milano, è una vicenda inconcepibile. Altrettanto inconcepibile è che l’una e l’altra non siano state oggetto di puntuale e precisa condanna. Anche qui: ammettiamo per carità di Patria che l’una sia stata una normale sospensione tecnica e l’altra una visita guidata a un palazzo pubblico. Non basta, però, averli “derubricati”, per poter dire che non è successo nulla. La questione è che non s’è detto autorevolmente che l’intento e i mezzi immaginati sono, sempre e comunque, inammissibili perché contro lo Stato di diritto.
C’è una logica che spiega i singoli episodi?
Potrei sbagliare, ma a me pare che su tutto domini la difesa dello status quo e del governo che lo garantisce. In stato di necessità, si passa sopra a tutto il resto. L’impressione, poi, è che in quella rete invisibile di connivenze, di cui parlavo all’inizio, si finisca per attribuire a un partito e al suo leader un plusvalore che non corrisponde al loro consenso elettorale e alla rappresentanza in Parlamento. Come se toccarne gli interessi possa determinare una catastrofe generale. Sembra che tutti siano utili, ma qualcuno sia necessario e, per questo, si debbano tollerare da lui cose che, altrimenti, sarebbero intollerabili.
Così si è corrivi nei confronti di una parte politica, anche se c’è di mezzo la Costituzione. A chi spetta difenderla?
In democrazia, a tutti i cittadini, che nella Costituzione si riconoscono. Poi, a chi occupa posti nelle istituzioni, subordinatamente a un giuramento di fedeltà. Infine, salendo più su, a colui che ricopre il ruolo comprensivamente detto di “garante della Costituzione”, il presidente della Repubblica.
Da Il Fatto Quotidiano del 18/07/2013.
p.s.
nulla da aggiungere se non che le parole che usa il il prof. sono rivolte a noi.. quei pavidi e opportunisti che si autodefiniscono "cittadini italiani"...
giovedì 10 giugno 2010
economia e diritto......
Non vi preoccupate non si aprla di esami ma di due materie oggi non al centro dell'attenzione am che invece dovrebbero esserlo. Partiamo dall'economia.La Banca d'Italia, ufficialmente, ha detto che nel 2012 (contrariamente a quanto le menti lucide che sono al potere affermano) non è affatto detto che il deficit scenda sotto il 3% e non tanto perchéi tagli e il maggior peso indotto su chi paga le tasse non facciano effetto, al contrario funzionano eccome; in realtà a non funzionare è proprio la conseguenza: è una manovra recessiva e deprime produzione e consumi e quindi non invoglia nessuno a dare di più e a spendere, anche indebitandosi, di più. Non dovrebbe sorprendere tutto ciò: se scarichi su pochi, i soliti noti, é chiaro che questi pochi non si lanciano in shopping folli mentre i ricchi (ed evasori), che pur portebbero spendere, lo shopping lo fanno ma altrove e quindi contribuiscono all'economia e alla sua crescita. Già perchè il chiodo fisso di questa economia di mercato è la crescita, non il benessere sia chiaro, del reddito e del consumo secono una legge, si fa per dire, "naturale": in realtà la storia ha ampiamente dimostrato l'esatto contrario ma si sa che il genere umano ama farsi del male e schiacciare il proprio simile anziché migliorarne il tenore di vita. Eppure alternative a questa macelleria sociale di stampo spenceriana esiste ma implicherebbe imposte su redditi e profitti come anche anche manette agli evasori e sequestri dei patrimoni e, per finire in senso lato, priorità ai programmi sociali che migliorino le condizioni dei meno abbienti e non abbandonarli al loro destino facendoli diventare preda di malaffare e false promesse.Diritto.Il Senato ha approvato, con un maxi emendamento e la fiducia, il ddl sulle intercettazioni come da programma eliminando anche le "mediazioni" trovate nelle commissioni e facendo fare la figura degli utili idioti anche agli "aperturisti" delle opposizioni (alcuni dei quali sentono la mancanza del potere e cercano vie d'uscita per ritornare ad abbeverarsi a questa fonte). Naturalmente hanno strepitato e abbandonato l'Aula e qualcuno ha "occupato" i banchi del Governo e ne é stato cacciato: tutto nella norma di chi conta come il due di picche e nulla di più mentre il nostro Putin si frega le mani e già pregusta la vittoria finale prodromo della più importante vittoria finale ossia la cancellazione completa di qualunque garanzia e norma che gli possa, anche lontanamente, dar noia ora ed in futuro.... gioite affaristi, malavitosi, pedofili, politici corrotti, corruttori, piduisti, ecc. ormai la rinascita democratica e il suo piano sono realtà effettiva e nessuno vi portà fermare più fate pure a pezzi il paese riducetelo a brandelli e ricostruitelo a vostra immagine e somiglianza perchè il sottostante paese se lo meritava e se lo merita per la propria creduloneria, la propria furbizia e pavidità, come storia insegna, aveva già fatto danni ma la memoria è corta e quello che conta sono i mondiali non certo queste "cosucce": verrebbe quasi da tifare per il sudafrica!! Anzi credo proprio che lo farò.....
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giovedì 8 aprile 2010
Cucchi, forse ci siamo...
A un punto fermo ci siamo: è morto per disidratazione e presentava fratture recenti e passate. Forse stavolta il muro di gomma sarà squarciato; quel muro che tante altre volte ha fermato i giudici ora sembra aprirsi mettendo alla luce tante cose (forse non essendo coinvolti politici non c'è necessità di resistere) e tante indempienze le quali, sommate alle botte prese, lo hanno ucciso. Immagino che la famiglia, chie chiede solo giustizia e non vendetta, sarà sollevata nel saperlo anche se ora comincia la vera battaglia per fare il processo e per evitare che esso finisca nel nulla (c'è sempre qualche cavillo che potrebbe essere pescato che lo fa saltare e fa il "tana libera tutti") però la speranza dei familiari è quella che venga fatta chiarezza e che i responsabili, una volta accertati chiaramente, paghino e caro. A questa speranza mi affido anch'io: non potrei mai pensare che ci si affidi alla speranza e non al diritto ma oggi è l'unica cosa che ci è rimasta.......
lunedì 9 novembre 2009
Cucchi? Morto perché drogato.......
Cattolici e politici un bel mix. So benissimo che NON si deve fare di tutta un'erba un fascio come so anche che alcuni di loro sono più politici che cattolici (...) e inoltre per eccedere e far parlare di sé sono disposti a dire qualunque cosa pensando, forse, di interpretare quello che nel proprio recondito, i loro elettori pensano e non hanno il coraggio di dire: poi sono politici e quindi un pò perché possono parlare in libertà dicendo quello che vogliono (tanto non gli accade quasi mai nulla) e fare quello che vogliono (visto che ormai la legalità vale zero soprattutto se il Capo si vuol salvare da processi e per farlo cammina su tutto, Costituzione compresa, e tutti facendo del baratto l'unica azione politica seria al momento e al diavolo il resto) ma questa proprio no: Stefano Cucchi, ricordate spero, secondo un'esponente di questo Governo è morto perché "anoressico, drogato e sieropositivo". Nessuna evidente pietà; nessuna attesa per le indagini della Magistratura (a che servono?); nessuna incertezza: tutto ordine e perbenismo. Sicuramente molti qui e fuori di qui diranno che con i tempi che corrono non c'é da meravigliarsi e che se un paese respinge in mare migranti, di cui la maggior parte avrebbero diritto all'asilo, rimandandoli in un paese "illiberale (uso un termine che molti usano) e non democratico" come la Libia; in un paese dove i gay sono picchiati, e salvo qualche reprimenda verbale, e la fanno franca; in un paese dov'é di moda insultare che é di un'altra religione (peggio se islamico); in un paese dove pochi si stanno arricchendo oscenamente e molti non ce la fanno ad arrivare alla seconda settimana .... in un paese del genere meraviglia davvero che si affermi una cosa del genere? Sono disgustato perché nessuno, a parte dichiarazioni che suonano di falsa condanna, nessuno alza la voce per dirgli chiaro e tondo che nell'essere cattolico c'é un significato profondo che hanno a che fare con parole come tolleranza, accoglienza, rispetto dell'altro da sé ecc. non sono parole vuote ma hanno un significato profondo che risalgono a qualcuno, Yehoshua Ben Josef (meglio noto come Gesù Cristo), che per esse ha affrontato un Supplizio circa duemila anni fa.
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lunedì 9 marzo 2009
eutanasia dei blog: un pò alla volta ci arrivano
Ci hanno provato finora e solo grazie alla mobilitazione blogger in rete la si evitò, ma come si sa il potere non ammette "zone franche" lontane dal suo tocco "magico" e infatti un pò alla volta e, alla chetichella, con la scusa di eliminare le estremizzazioni (puntualmente riportate dalla stampa amica e non in questo accomunata dall'interesse di casta), prima hanno infilato un'emendamento nel cosiddetto decreto sicurezza che dà al Ministero dell'interno la facoltà di chiudere interi portali (google, youtube ecc.) se c'è qualcosa contraria al comune sentire di..... ancora non si è capito di chi e poi di sanzionare pesantemente il blogger (anche per un commento non dovuto alla sua volontà ma terzo ed in questo modo mi immagino che questa froma censura scatenerà i vari idioti che pure in rete ci sono che troveranno il modo di sbizzarrirsi per far chiudere blog a loro contrari .... tanto la responsabilità è del blogger!); ma ora ce n'è un'altra: in un'altro emendamento di un'altra Onorevole della maggioranza s'introduce la identificazione precisa di chi scrive. Bene; in entrambi i casi una legge esiste già e prevede sanzioni anche gravi in entrambi i casi e quindi sorge la domanda spontanea: qui prodest? Come non pensare a una forma di censura in violazione dell'art. 21 della Costituzione? Una ultima sensazione: se questo governo, come il precedente, si definisce "liberale" di cosa ha paura? Che il dissenso emerga? Che ci sia la nascita di una opposizione reale nel paese e che qualcuno ne prenda la guda togliendo il monopolio informativo al mainstream (s'intende per mainstream il sistema informativo integrato con il sistema olitico ed economico che al suo internosi combattono ma impediscono in tutti i modi qualunque voce fuori dal coro generale)?
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sabato 21 febbraio 2009
decreto sicurezza: la prova provata che lo Stato ha fallito.
Non è da ora che si dice che anche nel campo della sicurezza la privatizzazione, o liberalizzazione, è avanzante. Non sono io a dirlo ma i dati che ci dicono che le "polizie" private hanno ormai un raggio d'azione ampissimo e contano effettivi quasi pari alla Polizia di Stato. Con il decreto sulla sicurezza un'altro passo in avanti è fatto: e questo è un passo da cui non si potrà tornare indietro perchè, nonostante le "limitazioni" imposte (ex-carabinieri, ecc. su incarico non pagato di Prefettura e Sindaco e sono proprio curioso di vedere chi lo fa aggratis) ora i cittadini vedono arrivarsi addosso questo decreto che cambia radicalmente l'orizzonte italiano in materia. Ad un primo sguardo può sembrare strano che da un lato lo Stato mette i militari a fare le "apparizioni" per strada (mentre taglia verticalmente i fondi alla forze di sicurezza tanto che le auto e l'altra logistica è talmente obsoleta che conviene più aspettare che si rompano e si ricompri nuova anzichè stare ad aggiustarle) e dall'altro invoglia i cittadini ad "autorganizzarsi" ed "autovigilarsi" (e chissà un giorno a farsi anche la propria giustizia con l'elezione del magistrato all'americana); può sembrare una contraddizione ma non lo è se si basa la prospettiva non sulla certezza del diritto (ormai in Italia un fantasma soprattutto per chi può permettersi un'avvocato), ma sula logica "emergenziale" conla quale questa maggioranza si è fatta votare e sulla quale ha fatto campagna elettorale creando paure laddove sarebebro servite razioncinio e ragionamento e nemici da odiare (terroristi, arabi, rom, rumeni, e, mi chiedo, domani?) laddove si sarebbero dovuto discutere sul "cosa" fare e non "chi" colpire e mettere alla gogna. Non è una tecnica nuova di maketing politico (da ultimo l'ha sfruttata Bush per vincere due volte le elezioni negli USA) e funziona nel breve periodo mentre nel lungo da frutti marci e a volte controproducenti. Non meraviglia che la gerarchia ecclesiale la condanni; nè meraviglia che Il Capo dello Stato se ne dissoci; e nemmeno meraviglia che la morente opposizione non sia d'accordo, no non meraviglia: quello che meraviglia è il silenzio assordante della società civile, quella vera, che abbisogna di Stato e non di sceriffi della domenica: un esempio per tutti; nelle zone ad alta densità mafiosa ce le vedete le ronde? E nelle zone di periferia delle medie e piccole città? Un bel punto interrogativo, vero? Ma ciò non importa; quello che importa e che se l'Associazione Nazionale Magistrati nella persona del Dr. Palamara la critica qualcuno ha affermato che allora è una buona legge........... siamo proprio in basso!
giovedì 5 febbraio 2009
ecco l'orrore della vita moderna italiana..........
ATTENZIONE VIDEO DA CONTENUTI FORTI CHI E': MINORENNE; DEBOLE DI STOMACO; FACILMENTE IMPRESSIONABILE, E' MEGLIO CHE NON LO GUARDI
un video raccapricciante che è singolare e particolare che ci dà il senso di quale sia il livello di violenza, cattiveria, mancanza di umanità a cui si può giungere in questo nostro paese, e più in generale nel mondo occidentale, quando a parole ci si dichiara: garantisti, liberali, pro-vita, ecc. Ora il punto è: ce ne ricordiamo solo quando si toccano interessi di qualche minoranza o deve valere sempre? Ce ne ricordiamo quando sale alla ribalta della cronaca? E tutte le altre persone che si trovano in queste situazione che non hanno la fortuna di essere salvate, che fine fanno? In un'attimo guardando il filmato mi è caduto un velo dietro il quale però intravedevo la realtà: siamo semplicemente ipocriti perchè ci spendiamo per discutere se una donna da 17 anni in coma irreversibile debba essere liberata o meno e invece ogni giorno ci sono tragedie del genere e non vedi gente che si sdraia per strada a terra o che protesta (o simili) o che digiuna. Molto semplicemente si dirà che è un problema di ordine pubblico e che i magistrati dovranno fare il loro lavoro, insieme alle forze dell'ordine, ecc.; mi chiedo con cosa devono fare il loro lavoro se a tutt'oggi chi uccide e viene, in via definitiva, condannato al massimo della pena ma al massimo si farà fra i 7 ed i 10 anni (se va male) perchè questo dicono le leggi fatte dai politici (incluse le attenuanti e gli arresti domiciliari): e a costoro che stanno torturando questa donna per costringerla a prostituirsi quanto prenderanno come pena in base all'attuale legislazione italiana?
AGGIORNAMENTO
Oggi è uscito un'interessantissimo articolo di Ezio Mauro sulla Repubblica sulla politica "gregaria" italiana; una politica (il Dr. Mauro la definisce "pagana" e io concordo) ormai incapace di richiamarsi a un pur elementare valore fondante tipico di una società che si voglia definire civile e liberale (lasciamo stare democratica perchè ormai è una parola priva di significato e vuota, un classico esempio di fantasma del natale passato a esser buoni); il Dr. Mauro si riferisce al caso Englaro naturalmente ma io, che giornalista non sono e che in base all'art.21 della Costituzione italiana, ancora in vigore (?), esprimo le mie idee (finchè ce le lasciano esprimere e non imbavaglieranno anche la rete come già accade in Cina, Iran, Corea del Nord ecc. quindi non saremo soli ma in ottima compagnia.......) prendo spunto per estendere il discorso oltre il singolo caso e, con tutto il dovuto rispetto, allargarlo al post di oggi che si basa sul video pubblicato: credo che sia vero che c'è chi usa Eluana come un feticcio per presidiare il principio della vita e la sua fine ed è passato repentinamente dalla testimonianza alla militanza senza alcun rispetto per i principi base dei diritti umani; credo che sia vero che la politica italiana (più che mai autoreferenziale) è gregaria enon vuole scontentare uno dei suoi "grandi" sponsor e faccia di tutto per accondiscendere ai desiderata (soprattutto per non perdere una buona messe di voti e altro) perchè "Parigi val bene una messa"; e credo, infine, che sia vero che, non potendo superare lo scoglio del Capo dello Stato che resiste all'emanazione del decreto legge perchè palesemente incostituzionale; ebbene cosa fa questa politica "gregaria"? Impone una tassa sul permesso di soggiorno; rende ancora più miserrima la condizione del migrante (clandestino o regolare che sia) "suggerendo" ai medici la scelta di denunciarli; vieta le intercettazioni (con alcune eccezioni e per tempi ristretti); ma NULLA FA IN MANIERA ASSOLUTA nei confronti di chi si trova in oggettive condizioni di schiavitù nè muove ciglio quando accadono fatti come quelli di Nettuno (anzi li relega a semplice problema repressivo) o come questi dato che non sono a conoscenza di prese di posizioni "forti" o di decreti legge o quant'altro: forse perchè chi presidia il principio e la fine si disinteressa del DURANTE e come mai avviene ciò e glielo lasciano far passare senza battere ciglio? perché, forse, noi comuni mortali ci dobbiamo solo preoccupare di consumare? di guardare un qualche reality? di "preoccuparci" delle sorti della propria squadra del cuore? e dei "problemi" che affliggono questo o talaltro politico alle prese con la legalità?
Oggi è uscito un'interessantissimo articolo di Ezio Mauro sulla Repubblica sulla politica "gregaria" italiana; una politica (il Dr. Mauro la definisce "pagana" e io concordo) ormai incapace di richiamarsi a un pur elementare valore fondante tipico di una società che si voglia definire civile e liberale (lasciamo stare democratica perchè ormai è una parola priva di significato e vuota, un classico esempio di fantasma del natale passato a esser buoni); il Dr. Mauro si riferisce al caso Englaro naturalmente ma io, che giornalista non sono e che in base all'art.21 della Costituzione italiana, ancora in vigore (?), esprimo le mie idee (finchè ce le lasciano esprimere e non imbavaglieranno anche la rete come già accade in Cina, Iran, Corea del Nord ecc. quindi non saremo soli ma in ottima compagnia.......) prendo spunto per estendere il discorso oltre il singolo caso e, con tutto il dovuto rispetto, allargarlo al post di oggi che si basa sul video pubblicato: credo che sia vero che c'è chi usa Eluana come un feticcio per presidiare il principio della vita e la sua fine ed è passato repentinamente dalla testimonianza alla militanza senza alcun rispetto per i principi base dei diritti umani; credo che sia vero che la politica italiana (più che mai autoreferenziale) è gregaria enon vuole scontentare uno dei suoi "grandi" sponsor e faccia di tutto per accondiscendere ai desiderata (soprattutto per non perdere una buona messe di voti e altro) perchè "Parigi val bene una messa"; e credo, infine, che sia vero che, non potendo superare lo scoglio del Capo dello Stato che resiste all'emanazione del decreto legge perchè palesemente incostituzionale; ebbene cosa fa questa politica "gregaria"? Impone una tassa sul permesso di soggiorno; rende ancora più miserrima la condizione del migrante (clandestino o regolare che sia) "suggerendo" ai medici la scelta di denunciarli; vieta le intercettazioni (con alcune eccezioni e per tempi ristretti); ma NULLA FA IN MANIERA ASSOLUTA nei confronti di chi si trova in oggettive condizioni di schiavitù nè muove ciglio quando accadono fatti come quelli di Nettuno (anzi li relega a semplice problema repressivo) o come questi dato che non sono a conoscenza di prese di posizioni "forti" o di decreti legge o quant'altro: forse perchè chi presidia il principio e la fine si disinteressa del DURANTE e come mai avviene ciò e glielo lasciano far passare senza battere ciglio? perché, forse, noi comuni mortali ci dobbiamo solo preoccupare di consumare? di guardare un qualche reality? di "preoccuparci" delle sorti della propria squadra del cuore? e dei "problemi" che affliggono questo o talaltro politico alle prese con la legalità?
sabato 15 marzo 2008
Il Garante boccia gli spioni del P2P
Il Garante della privacy ha bocciato gli spioni privati che su incarico di alcune major della musica avevano prima" monitorato" e poi dato mandato ai legali di uno studio legale di recuperare somme di denaro. Non significa che nel nostro paese c'è stato un'afflato che permette di scaricare a sbafo film musica ecc ma solo che le eventuali indagini devono essere fatte dalle autorità preposte e con le garanzie per gli interessati e che se qualcuno comunque vuol mettersi a monitorare le reti deve comunque informarne gli utenti: un piccolo passo avanti anche se non significativo verso una liberalizzazione. E' provato che i cd musicali hanno visto crollare la vendita sia per l'alto costo all'utente finale sia perchè ormai in molti non se la sentono più di scambiarsi e file far girare gli stessi nella rete
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