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lunedì 4 marzo 2019

Germania difende Bail-in ma sua banca ha buco tre volte Banca Carige

Fonte: W.S.I. 4 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

L’Unione Europea che si occupa dell’italiana Banca Carige dopo la ricapitalizzazione fallita di 400 milioni di euro dovrebbe volgere lo sguardo anche più a nord, in Germania, dove l’istituto NordLB deve fare i conti con un buco di bilancio potenzialmente tre volte più grande dell’omologo italiano.
Le autorità tedesche hanno stabilito che NordLB venga messa in sicurezza con 3,7 miliardi di euro complessivi, di cui 1,5 in arrivo dal Lander primo azionista, ossia la Bassa Sassonia. Altri 1,2 miliardi arriveranno invece dal fondo interbancario delle Sparkassen (le casse di risparmio tedesche). A ciò potrebbe aggiungersi un ulteriore miliardo di risorse pubbliche.
I risparmiatori non metteranno mano al portafoglio, dunque. Nel senso che a pagare saranno gli azionisti (pubblici). Il governo regionale (Land) detiene il 59%. Come per Alitalia è previsto un intervento della Commissione europea per eventuali misure compensative a favore del mercato.
C’è chi ha fatto notare che si tratta di un salvataggio che non segue le regole puntuali del bail-in, che prevedono, in caso di difficoltà di una banca, che siano anche gli obbligazionisti e i correntisti con oltre €100.000 a sborsare tale somma per coprire le lacune di finanziamento. Per cui a partecipare alle perdite sono, nell’ordine, azionisti, obbligazionisti e correntisti con oltre 100 mila euro. Cosa che non succederebbe per la NordLB, banca pubblica, che verrebbe salvata di fatto con i soldi dei contribuenti.
NordLB, verso aumento di capitale di emergenzaIl rapporto patrimoniale Tier 1 di dell’11,8% è abbastanza buono. Tuttavia la banca deve mettere da parte accantonamenti sui prestiti più alti del 43% di valore di facciata attuale. A causa dei bassi tassi di interesse, difficilmente la banca ci riuscirà in maniera organica. Il return on equity è di appena l’1,6%.
Portare i cuscinetti di copertura dei prestiti deteriorati a un più realistico 60% vorrebbe dire 1,2 miliardi di accantonamenti. In quel caso il CET1 di NordLB scenderebbe al 9,2%, sotto la soglia fissata dalle autorità di regolamentazione. Per rafforzarsi potrebbe fondersi con concorrenti più attrezzate come Commerzbank o la banca a controllo statale Helaba. Ma i colloqui in merito sono scemati.
In teoria se le cose rimanessero così, la banca dovrebbe ricorrere alla risoluzione di bail-in. Ma siccome tra i soci azionisti e i creditori figurano l’amministrazione regionale, cui fa una capo una quota del 59%, e casse di risparmio tedesche che rischiano di subire perdite pesanti qualora i 5,6 miliardi di capitale della banca andasse in fumo.
La banca sarà invece probabilmente salvata con fondi pubblici e gruppi di private equity che parteciperebbe a un aumento di capitale di emergenza.
Bail-in: le dichiarazioni del ministro tedescoProprio sul bail-in, in Italia hanno creato un caso le parole di Giovanni Tria. Il ministro delle Finanze e dell’Economia ha detto nei giorni scorsi che quelle norme furono un ricatto della Germania – e nella fattispecie del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble – nei confronti dell’allora titolare del MEF Fabrizio Saccomanni. Tria ha quindi invocato una revisione della disciplina.
Cosa tra l’altro sostenuta anche da tempo dal numero uno dell’Abi, Antonio Patuelli. Qualche giorno fa anche Bankitalia si è espressa in merito, affermando, tramite il responsabile della vigilanza della Banca d’Italia Carmelo Barbagallo, che l’entrata in vigore del bail-in avvenuta nel 2016, è stata precipitosa.
All’epoca dei fatti contestati da Tria, Schaeuble diede nel marzo del 2016 la sua benedizione a un documento elaborato dal Consiglio dei cinque saggi economici che affiancano la Cancelliera Angela Merkel. Prendendo spunto dalla crisi del debito sovrano della Grecia, il testo forniva la sua ricetta affinché non si ripetesse mai più una crisi finanziaria.
Ministero Economia tedesco difende il bail-inPrima di consentire qualunque salvataggio pubblico con capitali dei contribuenti e degli Stati dell’Unione europea, sarebbero stati i creditori a dovere pagare il conto, come nei bail-in bancari.
Oggi Reuters riporta le dichiarazioni del portavoce del ministro tedesco delle finanze che difende a spada tratta le regole del “bail-in” definite uno strumento cruciale.
“Le regole del bail-in che abbiamo elaborato sono una delle lezioni chiave della crisi finanziaria: sono lì e saranno rispettate”.

giovedì 14 febbraio 2019

Riserve auree e Bankitalia: di chi sono? Tutta la verità

Fonte: W.S.I. 14 Febbraio 2019, di Daniele Chicca
Presentando una bozza di legge per chiarire a chi appartengono le riserve auree depositate presso Bankitalia, Claudio Borghi della Lega ha sollevato un polverone. La Stampa sostiene che la misura sia volta a coprire le spese per prevenire lo scatto delle clausole di salvaguardia. Che vorrebbero dire aumento dell’IVA nei prossimi due anni.
A fare discutere è stato anche il tempismo della proposta del presidente della Commissione Bilancio della Camera. L’idea è emersa pochi giorni dopo che la coalizione di governo giallo verde ha attaccato verbalmente i vertici di Consob e Bankitalia, chiedendone l’azzeramento.
Borghi vuole proteggere le riserve auree italiane per precisare a chi appartengono le migliaia di tonnellate di oro gestite dalla Banca d’Italia. Nel testo si specifica che l’oro è dello Stato italiano e non di autorità esterne, ossia della Bce. In realtà come vedremo più avanti, le cose stanno diversamente.
L’iniziativa potrebbe però aprire la strada all’ipotesi di vendere le riserve auree. Progetto di cui aveva discusso più di cinque anni fa Beppe Grillo, confondatore del MoVimento 5 Stelle, sul suo blog. Con l’obiettivo di servirsi del ricavato per per rimettere in carreggiata i conti pubblici.
In fatto di riserve auree, Italia terza potenza al mondoL’Italia sostiene di avere in mano 2.451,8 tonnellate (metriche) di riserve auree. Se le cifre sono corrette, si tratterebbe della quarta somma più alto dopo la Germania, gli Stati Uniti e il Fondo Monetario Internazionale. Saremmo il paese custode del terzo ammontare di oro al mondo. Al contrario della maggior parte delle nazioni, in cui le riserve auree sono di proprietà dello Stato ma gestite dalla banca centrale, in Italia la banca centrale detiene e custodisce l’oro allo stesso tempo.
Il problema è poi che la Banca d’Italia fa parte dell’Eurosistema e dunque deve sottostare alla Bce. L’Articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE, ex Articolo 105 del Trattato EC), stabilisce che le riserve valutarie e auree fanno parte delle riserve di proprietà dell’Area Euro.
Bankitalia possiede fisicamente inoltre 119,4 tonnellate di oro, riserve auree depositate a Palazzo Koch a Roma. Mentre l’altra metà si trova alla Federal Reserve Bank di New York (FRBNY). Un’altra piccola fetta è custodita invece a Londra presso la Banca d’Inghilterra e un’altra ancora a Berna, nei forzieri della Banca Nazionale Svizzera (SNB) per conto della Banca delle Banche centrali, la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements).
Non ci sono tuttavia prove concrete su queste riserve, specialmente per l’oro detenuto all’estero. Su cui non è possibile effettuare verifiche. I 16-20 miliardi di ricavi previsti con la vendita di oro sarebbe la somma ideale per sterilizzare l’incremento dell’IVA l’anno prossimo. Ci vorrebbero infatti 32 miliardi in due anni (20 e 12) per scongiurare l’attivazione delle clausole di salvaguardia.
Oro: la controversia ruota intorno a Borghi e GrilloIl problema del piano sarebbe che la vendita delle riserve auree è una misura una tantum. Per scongiurare l’aumento dell’IVA serve invece una misura di finanziamento ricorrente nel tempo. Il progetto – anche se fosse veramente fattibile – servirebbe solo a rimandare un problema.
Secondo Grillo permetterebbe di respirare offrendo una copertura extra al bilancio, senza violare i vincoli di bilancio. “Ma soprattutto metterebbe finalmente fine a questa litania sul fatto che non ci sono soldi”.
La proposta di legge di Borghi, presentata per la verità alla Camera per la prima volta il 6 agosto del 2018, va in questa direzione. L’intento è quello di “assicurare chiarezza interpretativa poiché la Banca d’Italia, secondo quanto dispone l’articolo 4, secondo comma, del testo unico, provvede in ordine alla gestione delle riserve ufficiali, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 31 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea”.
L’Italia, pur impegnandosi a rispettare gli obblighi internazionali derivanti da trattati, vuole esplicitare la “permanenza della proprietà delle riserve auree allo Stato italiano“. Vista la natura ibrida assunta dalla Banca d’Italia nel corso degli anni, la proposta di legge di Borghi conclude che “una specificazione su questo punto si rende necessaria”.
Riserve auree: la bozza di legge di BorghiLa bozza del testo, dice Borghi, è solo un’ipotesi al vaglio del governo. La proposta di legge non è ancora stata ufficialmente presentata in parlamento e, anche se fosse, non vuol dire che il governo abbia intenzione di vendere sul serio le riserve auree.
L’intento di Borghi con le sue dichiarazioni ai media è quello di “rassicurare la gente sul fatto che il governo non intende cedere oro” per porre rimedio alle difficoltà riscontrate sul fronte delle finanze pubbliche.
“La mia proposta di legge vuole semplicemente chiarire che le riserve auree appartengono allo Stato, non a qualcun altro”, ha precisato Borghi a Bloomberg. Se ci fossero dubbi sulle nostre intenzioni, si ricordi che c’è un’altra legge che dice che le riserve auree non possono essere vendute senza la maggioranza di due terzi del parlamento“.
Quello che vuole dire Borghi qui, è che servirebbe infatti un ordine per legge costituzionale.
Bankitalia: “le riserve auree sono nostre”
In una guida del 2014, Banca d’Italia spiega che le riserve auree sono di proprietà dell’istituto. “La proprietà delle riserve ufficiali è assegnata per legge alla Banca d’Italia”,
La ragione per la quale le riserve auree, costituite prevalentemente da lingotti (95.493) ma anche in parte minore da monete, appartengono a Bankitalia e non allo Stato sono storiche.
Riserve auree: perché appartengono a Bankitalia e non lo StatoFino agli Anni ’60 le riserve auree non erano detenute dalla Banca d’Italia bensì da un ente chiamato l’Ufficio Italiano dei Cambi (UIC). Autorità fondata nel 1945 il cui compito principale era quello di gestire le riserve valutarie straniere (oro compreso) dell’Italia.
Le operazioni di acquisto di oro condotte negli Anni 50 e 60 sono state fatte dall’UI e non dalla Banca d’Italia. Negli Anni 60, tuttavia, qualcosa è cambiato. Furono effettuati due trasferimenti enormi di oro da UIC a Bankitalia nel 1960 e cinque anni dopo. In totale le due transazioni ammontavano a 1.889 tonnellate metriche.
A quel punto la funzione principale dell’istituto diventò la gestione delle riserva valutarie e non delle riserve auree. Nel gennaio del 2008 l’UIC cessò di esistere, perché tutti i suoi poteri, compiti e funzioni sono stati trasferiti alla Banca d’Italia. Secondo il vice premier e leader della Lega Matteo Salvini “le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano e di nessun altro”.
Ma le autorità della banca centrale la pensano diversamente. E la legge è dalla loro parte. Sfortunatamente per il governo, i banchieri centrali non vorranno nemmeno affrontare una discussione sulla vendita delle riserve auree. Figuriamoci se accetterano di procedere alla cessione di oro.
ConclusioniResta da vedere ora quanto in là oseranno spingersi Borghi e il governo. Forse sarebbe conveniente e potrebbe portare a qualche risultato, se chiedessero e ottenessero un audit indipendente di tutte le riserve auree italiane. Sia le 1.200 tonnellate depositate a Roma sia quelle custodite nei forzieri delle banche estere, principalmente – come visto – a New York.
Nessuno infatti le ha mai viste e se non si prova l’esistenza delle riserve auree non si possono certo vendere. L’oro a New York potrebbe anche non essere più là, per esempio. L’ultima volta che si ha avuto prova delle riserve auree italiano nei forzieri della Fed era il periodo compreso tra il 1974 e il 1978, quando circa 542 tonnellate di oro sono state usate come collaterale per garantire un prestito in dollari Usa concesso dalla Bundesbank tedesca.
Se le autorità italiane vogliono veramente sfruttare le riserve auree, potrebbero anche chiedere un nuovo prestito internazionale simile a quello degli Anni 70. Come allora, l’oro italiano potrebbe essere usato come collaterale. Anche in quel caso, però, bisognerebbe provarne l’esistenza.
Mentre negli Anni 90 e 2000 paesi come Belgio, Olanda, Francia, Portogallo, Spagna, Canada, Australia e Svizzera vendevano oro, l’Italia non ha ceduto nemmeno un’oncia dei suoi possedimenti.

I lingotti della Banca d’Italia pesano da un minimo di 4,2 chilogrammi a un massimo di 19,7 chilogrammi (Donat SorokinTASS via Getty Images)

lunedì 28 gennaio 2019

Signoraggio bancario: cos’è e perché se ne parla tanto

Fonte: W.S.I. 28 Gennaio 2019, di Alessandra Caparello

Ha suscitato un mare di polemiche la prima puntata sul signoraggio bancario di Povera Patria il nuovo programma su Raidue, fortemente voluto dal nuovo direttore di rete Carlo Freccero e presentato nei giorni scorsi come programma di informazione alternativa.
La prima puntata andata in onda venerdì scorso in seconda serata è stata dedicata al periodo del signoraggio bancario, scatenando una vera e propria rivolta social. Quella del signoraggio bancario è considerata una teoria complottista che prevede in sostanza che l’attività delle banche centrali danneggi i cittadini comuni, anziché fare i loro interessi.
Per signoraggio si intende l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta e per le Banche centrali, il reddito da signoraggio viene definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazione o, in generale, della base monetaria.
Servizio sul signoraggio bancario della Rai, “un orrore”“Su quali libri di testo e articoli di economia vi siete basati per questo orrore?”, “Cioè ma davvero questa roba è andata in onda sulla Rai?” sono alcuni dei commenti degli utenti sui social che contestano fortemente la trasmissione. Nel video mandato in onda si spiega a grandi linee cosa sia il signoraggio.
L’Italia è una delle nazioni più ricche al mondo eppure ha un debito pubblico di oltre 2300 miliardi di euro. Com’è possibile? Al di là di sprechi, ruberie e spese allegre una risposta sta nella parola signoraggio (…) il guadagno del signore che stampa la nostra moneta, in sostanza la differenza tra quanto incassato per il valore e il costo per produrla.
L’esempio riportato per spiegare il signoraggio bancario è: “se stampare un biglietto da 100 costa 1, il guadagno è di 99. Poi si ripercorre brevemente la storia del signoraggio in Italia, suddividendola in tre fasi: “la prima, fino al 1981, quella in cui il signore è lo Stato, cioè noi tutti, e attraverso la banca centrale che è di sua proprietà stampa moneta e la presta a sé stesso per offrire servizi e costruire ponti, gallerie e strade”.
Sempre la banca centrale è obbligata ad acquistare i titoli che il Paese non riesce a piazzare sul mercato (…) Il signoraggio diventa così un lievito del nostro debito pubblico (…) L’adozione dell’euro e la nascita della Bce completano l’espropriazione“.
L’autore del servizio sul signoraggio bancario si difendeDiversi economisti hanno criticato il servizio. Su La Repubblica un articolo a firma di Flavio Bini riporta i vari presunti errori del servizio tra cui quello a detta del giornalista, più clamoroso, la mancata citazione del tema dell’inflazione.
Nella prima fase, quando cioè la Banca d’Italia poteva “stampare moneta” liberamente, per ripianare disavanzi pubblici causati da un eccesso di spesa rispetto alle entrate, l’effetto è stato quello di aumentare l’inflazione. È aumentata cioè la massa monetaria in circolazione e con essa sono aumentati i prezzi, con l’effetto di ridurre il potere di acquisto delle famiglie. Nel 1981 quando venne deciso il “divorzio” sopra citato, l’inflazione (già alta a livello mondiale) viaggiava intorno al 18%. È scorretto dunque ripercorrere i benefici della prima fase, la possibilità di avere una sorta di salvadanaio illimitato e basso costo per finanziare la spesa, senza considerare le conseguenze negative.
L’autore del video andato in onda su Rai 2, Alessandro Giuli, ha ammesso di aver usato toni eccessivamente duri nei confronti dell’euro, ma ha difeso il suo servizio che esprime “un suo punto di vista” che è libero di dare.
I creatori della scheda sul signoraggio bancario si sono difesi anche sottolineando che l’ospite in sala, il professore di Economia e ministro Paolo Savona, non ha mosso alcuna critica contro il filmato. La puntata ha visto altri ospiti d’eccellenza, tra cui il ministro degli Interni Matteo Salvini e il giornalista Aldo Cazzullo, che ha intervistato il cardinale Gualtiero Bassetti

sabato 20 ottobre 2018

Il debito pubblico è davvero colpa di socialisti e Dc?

Fonti: Il Fatto Quotidiano (come indicato nello stesso post) su Economia e Politica Economia & Lobby | 20 ottobre 2018 
di Domenico Moro
I trattati europei e l’euro, imponendo austerità e inibendo l’implementazione di politiche economiche su misura per le necessità dei singoli Paesi, hanno ottenuto il risultato opposto a quello previsto dai decisori politici e dalla dirigenza della Banca d’Italia negli anni 80 e 90: il debito pubblico italiano è aumentato.
Il debito pubblico è in Italia uno dei temi principali, se non il principale, attorno al quale ruotano il dibattito economico e le scelte politiche. Il debito pubblico, giudicato eccessivo, è stata una delle motivazioni per l’adesione all’euro e ai trattati europei, allo scopo di costringere governi e parlamenti a una maggiore disciplina di bilancio, incidendo anche oggi sulle scelte di spesa e di politica economica. La maggior parte del debito pubblico attuale si è formata tra l’inizio degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, raddoppiando dal 59,9% sul Pil del 1981 al 124,9% del 1994. Nonostante i vincoli europei alla spesa pubblica, oggi il debito risulta superiore ai livelli dei primi anni 90, raggiungendo il 131,8% sul Pil contro il 75,7% della media Ue e il 79% della media dell’area euro, ed essendo inferiore in Europa al solo debito greco.
L’obiettivo del presente post è capire perché il debito è raddoppiato tra 1981 e 1994 e perché successivamente non si è riusciti a ridurlo in modo significativo e duraturo.

Fig. 1 – Andamento del debito pubblico di Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna (in % sul Pil; 1861-2017)Bisogna premettere che l’Italia è caratterizzata storicamente, sin dai primi decenni dopo l’Unità, da un debito pubblico relativamente alto rispetto al Pil, in conseguenza delle ingenti spese sostenute per lunghe guerre d’indipendenza, per la politica coloniale, l’organizzazione di una amministrazione nazionale e il sostegno pubblico dell’accumulazione autoctona di capitale.
Tuttavia, il divario con gli altri grandi Paesi europei non è mai stato né così ampio né così completo come nell’ultima fase storica, compresa tra il 1982 e il 2017 (Fig.1). Ad esempio, nell’ultimo ventennio del XIX secolo il debito pubblico italiano era in linea con quelli spagnolo e francese e, tra 1915 e 1945, nonostante le enormi spese dovute al continuo stato di guerra (Prima e Seconda guerra mondiale, Libia, Etiopia, Spagna) e la socializzazione delle perdite del capitale bancario e industriale durante la Grande crisi degli anni 30, rimase ben al di sotto di quello britannico e francese. Anche tra il 1945 e il 1975 il livello del debito rimase abbastanza basso e non troppo dissimile da quello degli altri Paesi.
L’interpretazione prevalente, ormai radicata nel senso comune, attribuisce il raddoppio del debito pubblico all’eccesso di spesa da parte dei governi socialisti e democristiani degli anni 80, dovuta in particolare alla corruzione e al clientelismo. Un’altra interpretazione riconduce l’accumulo del debito al saldo negativo del rapporto entrate/spese, quindi a un eccesso di spesa relativamente alla scarsità di entrate, dovuta alla bassa pressione fiscale e/o alla evasione ed elusione fiscale.
Fenomeni di corruzione e di clientelismo si sono verificati e hanno inciso sull’efficienza e sulla redistribuzione della spesa pubblica tra le classi sociali, ma non sono stati determinanti per la crescita del debito in rapporto al Pil.
Continua su Economia e Politica
Economia & Lobby | 20 ottobre 2018
P.S.
Vi suggerisco caldamente di leggere la seconda parte... quella più gustosa che sfata miti, leggende, e... caxxate dette e scritte in questi anni

giovedì 15 febbraio 2018

Alert debito: Italia paese più rischioso nell’eurozona dopo la Grecia

Fonte: WSI 15 febbraio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il debito pubblico italiano è il secondo più rischioso tra quelli dei paesi dell’eurozona dietro la Grecia, superando il Portogallo.
Lo rende noto l’ultimo rapporto sulla sostenibilità dei debiti pubblici degli Stati Ue della Commissione Ue in cui ha sottolineato che quello italiano resta vicino ai picchi e per questo resta esposto a rischi sfavorevoli.  Per Bruxelles nessun Paese rischia stress di bilancio nel breve termine, fatta eccezione per Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Belgio per cui la Commissione Ue vede alti rischi per la sostenibilità a medio termine su tutti e due gli indicatori utilizzati per valutare il rischio.
“In questi cinque Paesi c’è bisogno di un aggiustamento significativo di bilancio per assicurare la sostenibilità a medio termine raggiungendo il target del debito al 60% nel 2032″.
Una doccia fredda per il nostro paese nel momento in cui Bankitalia aggiorna sull’importo del debito arrivato a pesare in un anno ben 36,6 miliardi di euro in più. A fine 2017 il debito pubblico italiano ammontava a 2.256,1 miliardi di euro contro i 2.219,5 del dicembre 2016, i 2.173 di fine 2015 e i 2.137 di fine 2014. E in uno scenario in cui la Bce rialzasse i tassi del 100%, entro il 2028 il debito aumenterebbe di 9 punti percentuali.
Secondo alcuni economisti a pesare potrebbe essere l’incertezza politica, sebbene vada rilevato come guardando alla situazione politica confusa venutasi a creare in Germania, oltre al controverso risultato elettorale in Spagna, i mercati abbiamo spesso snobbato gli incerti scenari politici prodotti dal voto. Nell’eurozona il profilo di rischio più alto resta quello sul debito pubblico della Grecia con il tasso sul decennale al 4,33%, al secondo posto sale l’Italia con tassi del 2,085%, al terzo scende il Portogallo al 2,075%

martedì 4 ottobre 2016

Def, l’Ufficio parlamentare Bilancio boccia i conti del governo: “Su crescita Pil eccesso di ottimismo”

Con una decisione senza precedenti, l’organismo guidato da Pisauro dà un “esito non positivo” alla verifica sulla nota di aggiornamento al Documento di programmazione presentato nei giorni scorsi. Punto dolente, lo 0,4% di deficit aggiuntivo legato agli interventi per il terremoto e per i migranti, che secondo l’esecutivo porterà a una crescita equivalente del Pil. I dubbi sul responso di Bruxelles.
Un po’ tutti – Bankitalia, Istat, economisti sparsi, eccetera – pensano che il governo abbia gonfiato le previsioni di crescita per il 2017. Da adesso, però, questa non è più un’opinione scientificamente fondata, ma una dichiarazione ufficiale di un corpo dello Stato chiamato per legge a certificare quei numeri.
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) infatti – una sorta di Autorità indipendente sui conti pubblici coordinata con enti simili esistenti in tutta Europa – ha bocciato i numeri scritti dal governo nella“Nota di aggiornamento” al Documento di economia e finanza (Def): l’analisi delle ultime stime del governo, ha detto il presidenteGiuseppe Pisauro, conduce “a un esito non positivo del processo di validazione del quadro programmatico 2017 e, in particolare, delle stime di crescita del Pil per il prossimo anno, sia in termini reali che nominali. Stime, che appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo”.
In sostanza, i conti messi nero su bianco da Pier Carlo Padoan eMatteo Renzi sono inventati: il Bilancio dello Stato per il 2017 è scritto sulla sabbia. Il movente è semplice: potersi permettere una manovra d’autunno con cui supportare la campagna referendaria. Il bluff, se tutto va bene, verrà scoperto solo dopo il 4 dicembre, l’unico orizzonte conosciuto a Palazzo Chigi. Una bocciatura così netta dell’Upb è peraltro un’assoluta novità dacché esiste l’Ufficio (2012) e Pisauro l’ha appena comunicata al Parlamento nell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def in corso in commissione Bilancio alla Camera. Domenica sera, della scelta dell’Autorità sui conti, erano stati informati preventivamente i presidenti di Camera e Senato e, soprattutto, il capo dello Stato. Le linee telefoniche tra Quirinale e Bruxelles sono infatti caldissime in questi giorni: la Commissione europea non ha preso bene le magie numeriche del governo.
Per capire il livello della contestazione, serve qualche premessa. Funziona così: nel Def c’è uno “scenario tendenziale”, che descrive come andranno le cose per l’economia italiana nel prossimo triennio, e poi ce n’è uno “programmatico”, che modifica le previsioni a seconda delle scelte di politica economica a cui il governo intende dare corso. È questo secondo scenario che l’Upb ha bocciato perché, in sostanza, Padoan e Renzi si sono inventati uno 0,4% di crescita in più per il 2017 senza alcun motivo valido. Lo scenario tendenziale del governo per l’anno prossimo prevede, infatti, il deficit al 2% e la crescita del Pil allo 0,6% (le fantasiose stime precedenti erano: 1,8% e +1,4%). L’Upb lo aveva promosso con qualche perplessità: a Bruxelles, ad esempio, ritengono che quel 2% di disavanzo pubblico già così sia una presa in giro. Solo che poi, al momento della pubblicazione della Nota di aggiornamento, arriva il magico “scenario programmatico”: il governo annuncia di volersi prendere un ulteriore 0,4% di deficit per “eventi eccezionali” (migranti e terremoto) e questo, secondo Padoan e soci, fa salire la crescita di un altro 0,4% portandola all’1% complessivo. Ovviamente più sale il Prodotto interno lordo e più facile è tenere sotto controllo deficit e debito, che vengono misurati proprio in rapporto al Pil. Peggio ancora, peraltro, il governo fa per le stime degli anni 2018 e 2019: “Significativamente fuori linea”, le definisce Pisauro.
Torniamo al 2017, l’anno su cui si gioca tutta la partita: “La crescita programmatica è superiore dello 0,3% rispetto alla media delle stime del panel Upb e dello 0,2% rispetto al valore massimo rilevato”. Com’è possibile? Semplice: il governo ritiene che persino tagliare la spesa per 8 miliardi (per rimandare di un anno l’aumento dell’Iva) farà crescere il Pil. Sostiene Pisauro: “Perplessità riguardano in particolare l’effetto marginalmente espansivo (+0,1%) della riduzione del deficit (-0,5%) necessaria per correggere parzialmente il maggior indebitamento derivante dalla disattivazione della clausola di salvaguardia (+0,9)”. In letteratura questo tipo di previsione è famosa come “austerità espansiva”, fattispecie mitologica che in Italia abbiamo imparato a conoscere dai tempi di Monti coi risultati che sappiamo. Problema: il governo, e lo scrive lui stesso, non ha affatto intenzione di fare una manovra espansiva. Il deficit 2016, infatti, dovrebbe chiudersi al 2,5% e l’anno prossimo si promette di scendere al 2,4% (2% programmatico + 0,4% di spese “emergenziali”). Dal punto di vista dei saldi finali, insomma, la manovra d’autunno sarà leggermente recessiva. Tradotto: non ha alcuna speranza di incentivare la crescita, al massimo di non causare una recessione.
Ma le magie di Renzi e Padoan non si fermano al cosiddetto “Pil reale”, quello a prezzi costanti per permettere paragoni pluriennali, ma estendono i loro trucchi anche a quello “nominale” (quello che tiene conto anche della crescita dell’inflazione) e non a caso come vedremo: “Più elevata (0,2% sulla media delle stime del panel) risulta anche la crescita nominale del Pil per il prossimo anno, variabile che ha un ruolo chiave nel determinare i rapporti di finanza pubblica”, dice Pisauro. Perché è così importante per i conti pubblici? Perché è sul Pil nominale che si calcolano il rapporto con deficit e debito.
Infine c’è il tema dell’Unione europea. La Commissione di Bruxelles dovrà decidere se – stabilito che l’Italia ha già esaurito tutta la flessibilità possibile sul deficit nel 2015 e 2016 – può prendersi dei soldi per “eventi eccezionali”, vale a dire migranti e terremoto. Anche qui c’è un giallo. Il governo scrive che farà salire il deficit di 4 decimali di Pil sopra il 2%. In soldi fa sei miliardi e mezzo scarsi, ma nel Def si parla di 7,7 miliardi, che somigliano di più a uno sforamento dello 0,5%. Secondo il presidente dell’Upb, comunque, non è detto che Bruxelles ci dia il via libera: “C’è incertezza sulla possibilità che la richiesta di considerare le spese menzionate quali connesse a eventi inconsueti, nel limite di importo di 4 decimi di Pil, sia accolta in sede europea”. Il ministro Pier Carlo Padoan, atteso domani a mezzogiorno in audizione, avrà parecchie cose da spiegare.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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il bello è che non solo 'insistono nel programmare il PIL (come avvenivacon l'inflazione programmata)' ma incassano la bocciatura del FMI che, più realisticamente, che lo decurta di un bel pò ma in serata hanno rilanciato: 'Conti pubblici, Padoan: “Confermo stima pil a +1% nonostante bocciatura dell’Upb”' .... sennò come fanno a promettere l'Ape (con annessa quattordicesima), i finanziamenti per la ricostruzione, ecc. ecc.?

giovedì 29 settembre 2016

.... quello che le 30 slide di Renzi non dicono (Chiara Brusini)

02/09/2016 di triskel182
Il premier ha scelto accuratamente i numeri da usare per raccontare agli italiani, in occasione dei suoi primi 30 mesi a Palazzo Chigi, “come stavamo prima dell’arrivo del nostro governo” e “come stiamo adesso”. Nessun cenno all’aumento del debito pubblico, al fatto che l’occupazione sale solo per gli over 50 e alla restituzione del bonus. Quanto al pil, l’andamento negativo del 2013 viene confrontato con un “+1%” che è il dato – non paragonabile – relativo al primo trimestre 2016 rispetto allo stesso mese del 2015.
“Trenta slide per trenta mesi”. Il premier Matteo Renzi non cambia verso: la settimana dopo il terremoto del Centro Italia, e nel giorno in cui dall’Istat è arrivata la notizia che gli occupatihanno ricominciato a calare, per rivendicare i risultati ottenuti dal governo in due anni e mezzo di lavoro non ha rinunciato alle usuali diapositive con numeri in caratteri cubitali. Improntati come sempre all’ottimismo e alla lotta ai gufi “seminatori di odioe di bugie”. Secondo il premier quei numeri raccontano “come stavamo prima dell’arrivo del nostro governo” e “come stiamo adesso”.
Numeri, “non chiacchiere“, chiosa il presidente del Consiglio nella sua enews, perché “le cifre non mentono“. Ma per comprimere trenta mesi in trenta slide sono state scelte accuratamente, cosa che non può non influenzare il quadro che ne risulta. Basti dire che il debito pubblico non compare da nessuna parte. Non solo: i numeri da soli – senza contesto, riferimenti temporali e spiegazioni – difficilmente danno informazioni sufficienti per “conoscere la verità” “in modo semplice e chiaro”. Soprattutto se si ricorre a quelli che Mario Seminerio sul suo blog Phastidio definisce “mezzucci da perfetto venditore di fumo come il cherry picking (la scelta dei numeri migliori, ndr) sui dati realizzato cambiando l’orizzonte temporale di riferimento”. Proprio per fare chiarezza Ilfattoquotidiano.it ha contestualizzato i principali dati economici che Renzi ha deciso di evidenziare. Aggiungendo i numeri su cui l’inquilino di Palazzo Chigi ha sorvolato.
Causa copyright il resto lo potete leggere qui:
triskell182;
oppure qui:
Il Fatto Quotidiano
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Qualcuno doveva pur dirlo, no? Dicono sempre che prima o poi le bufale vengono fuori e smascherate... anche stavolta è stata confermata questa cosa mi pare!
 

domenica 6 marzo 2016

Il Pil è sbagliato, ma i giornali non se ne accorgono (Peter Gomez)

06/03/2016 di triskel182
Il silenzio da parte dei media è stato quasi assoluto. In pochi hanno raccontato come da 76 ore su Twitter uno sparuto gruppo di autorevoli economisti stesse chiedendo spiegazioni all’Istat e come in risposta non arrivassero secche smentite, ma solo comunicati interlocutori. Numeri alla mano, i professori dicevano che i conti non tornavano. Che il Pil italiano non poteva essere cresciuto dello 0,8 per cento come aveva sostenuto l’Istituto nazionale di statistica il primo marzo. Ieri finalmente la verità: il nostro Paese nel 2015 ha incassato un modestissimo 0,6 per cento in più che, nella classifica della crescita, ci fa scivolare al terzultimo posto in Europa. Lo 0,8, ha ammesso l’Istat, era un dato grezzo ed era stato diffuso senza ricordare che lo scorso anno si era lavorato tre giorni in più rispetto al 2014.
Un dato oltretutto raggiunto perché le regole dell’Istituto – e va detto universalmente applicate – prevedono l’arrotondamento al decimale superiore. Un’operazione che aveva fatto diventare 0,8 l’originario 0,759.
Ora ciascuno è libero di pensarla come gli pare. Chi vuole può anche prendersela con il premier Matteo Renzi e credere di essere davanti a una sorta di complotto. A degli esperti di statistica talmente ansiosi di compiacere il principe di turno da arrivare ad abbellire i decimali. A gente disposta a maquillage e omissioni nei propri comunicati ufficiali al solo fine di permettergli di dire: “A inizio anno avevamo immaginato una crescita dello 0,7%. È andata invece meglio delle previsioni”. Chi scrive però non si arruola in queste fila. Ai cervelloni dell’Istat concediamo, fino a prova contraria, buona fede e presunzione d’innocenza. Del resto da sempre sappiamo che i fatti sono ostinati, ma che le statistiche sono molto più flessibili.
Per questo ora diciamo che in Italia in troppi non fanno fino in fondo il loro mestiere. Per primi i giornali e le tv. Chi lavora nei media, dopo aver dato tanto spazio e tanta enfasi a dei risultati di crescita di fatto imbellettati, aveva il dovere di raccontare che da tre giorni, sotto gli occhi di milioni di italiani iscritti a Twitter, l’Istat stava partecipando a un singolare dibattito condotto a colpi di numeri, tabelle e comunicati. E se è in democrazia è legittimo che un gruppo editoriale, come per esempio quello nascente tra La Stampa e Repubblica, scelga una linea filogovernativa, è invece profondamente sbagliato ignorare le notizie. Anche ieri sui siti di Repubblica, de La Stampa e del Sole 24 Ore, i dati statistici corretti erano introvabili nei titoli. Per leggerli era necessario armarsi di lente d’ingrandimento e scovarli affogati nei pezzi. C’erano invece sull’home page del Corriere della Sera.
Intanto, la cancelliera tedesca Angela Merkel esorta la Grecia «a fare di più per accogliere i migranti in modo umano», ma aggiunge a
Bild am Sonntag:
«Capisco Tsipras, non lo lasceremo solo», e attacca la linea dura dei paesi balcanici. «Francia, Germania e Portogallo dovrebbero prendere subito 30mila profughi, e anche gli altri Stati membri devono prendersi le loro quote. E i 700 milioni stanziati non bastano», incalza poi il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz.
L’iniziativa italotedesca è partita con una lettera di Alfano e de Maizière alla Commissione europea: chiedono una registrazione dei migranti a livello Ue che includa controlli di sicurezza, con l’aiuto dell’agenzia Frontex. E un’ambiziosa riforma delle regole di Dublino (secondo cui si chiede asilo nel primo paese d’arrivo), creando «un sistema di asilo comune europeo». I due ministri propongono di portare i migranti bisognosi di protezione nei paesi d’origine o di transito (l’approccio del negoziato con la Turchia). I rifugiati poi devono essere ripartiti sul territorio dell’Unione con un sistema di quote annuali, e sollecitano «un robusto meccanismo europeo di rimpatrio» per respingere i migranti economici.
Situazione più drammatica di ora in ora.
Articolo intero su ilfattoquotidiano.it.
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credo che basti per far capire a tutti che ci prendono in giro a tutto tondo.... le cose non vanno bene per niente: altro che merrcato del lavoro e jobs act: ci vorrebbe altro e altra classe politica, ma siamo in italia e siamo italiani!

martedì 29 aprile 2014

La storia che, volutamente, non conosciamo

Si dice e si scrive di tutto ormai (l'ultimo articolo ve lo propongo io dal Fatto Quotidiano di Quattrogatti.info) ma nessuno ha messo il dito sulla piaga vera di questa, come la chiama Stiglitz, Grande Recesione: lo scegliere scientemente di spingere sull'acceleratore della finanza, sentita come il vero motore della ripresa (se rendo il denaro più facile ci sono più soldi in giro e quindi - ma ciò accade solo nelle proiezioni di un mercato perfetto quindi teorico - cresce la percezione di avere più soldi), quando sarebbe da spingere sulla domanda, aggregata e non, dei cittadini: lo ha fatto la FED e lo ha fatto anche la BCE, quindi è acclarato. Tutto parte dalla premessa di "cosa intendiamo sia il compito di una banca centrale e quello del governo e quale dei due debba avere la preminenza". Perchè la "piaga" è esattamente questa: non si scommette sulla crescita come motore dell'occupazione ma come motore dello status quo... ossia una crescita che non crea nuovo lavoro ma non fa altro che spingere nei settori a meno intensità di lavoro specializzato lavoratori specializzati dequalificandoli espellendo, definitivamente, dal mercato del lavoro: per rientrarvi devono accettare condizioni di lavoro degradanti e qui entra in gioco il governo perchè è esattamente questo che vien fatto... si cancellano diritti in nome della crescita e della necessità di dare lavoro a chi l'ha perso e ai giovani: insomma la speranza, di questo si tratta, del governo e che "creando la fiducia dei mercati" essi possano investire, tutto qui ma facendo finta di non sapere che i mercati non sono lì per fare beneficenza ma per fare profitto a spese dei molti, cioè di noi tutti.... c'è un solo soggetto che può fare quanto ci si aspetta, lo Stato. E' l'unica entità in grado di farlo e per farlo non è nemmeno una eccessiva tassazione, come invece fatto per ripagare le banche uniche e vere responsabili della crisi, perchè se si resce a far pagare tutti la base contributiva s'allarga e quindi tutti si paga meno: ma con 10 mln di evasori che corrispondono a 10 e più milioni di voti, quale politico italiano se la sente di metterlo in pratica? Nessuno.. quindi eccoci al problema: pochi pagano per i molti senz'avere in cambio nulla: salari fermi, sennò cresce l'inflazione; prezzi che crescono, anche se di poco perchè sennò l'inflazione s'infiamma, senz'alcun controllo; Stato indebitato che non può fa raltro che tagliare anche l'esseziale; ma qui, guarda caso, avviene un miracolo... più si taglia più cresce il debito: non potrebbe essere altrimenti perchè anche se ridotto all'osso uno Stato deve pur funzionare (anche qui c'è il risvolto della medaglia perchè proprio in italia lo Stato è volutamente inefficiente per un coacervo di interessi strettamente intrecciati fra loro e che fanno da tappo per volontà anche politica) per dare il minimo di servizi... foss'anche interni, difesa, economia. Non ci può essere che l'esplodere della criticità sociale: fabbriche che chiudono; lavoro che si perde; ragazzi che non trovano lavoro...... cui si aggiunge una burocrazia da unione sovietica e una politica corrotta ma soprattutto autoreferenziale che non sono altro che benzina sul fuoco: come ci si può, poi, meravigliare che M5S possa emergere? Davvero credevano che anche le formiche nel loro piccolo s'inkazzano?

martedì 15 aprile 2014

Un costoso .... regalo elettorale

Qui sotto c'è il passo cruciale della relazione della corte dei conti sulla spending review versione renziana...

.. e qui c'è la stessa cosa ma stavolta della Banca d' Italia, Dr. Signorini, sempre a proposito della spending review renziana.

A che pro? Perchè entrambe dicono la stessa cosa: gli 80 euro e tutto il resto: non si può fare sia perchè comporterà un manovra successiva per riequilibrare i conti.
Ma voglio citare proprio le relazioni:
  1. nella prima, quella della Corte dei Conti, si sostiene che "... Nel medio termine le differenze fra previsioni indipendenti e quelle governative raggiungono il valore cimulativo di 1 punto e mezzo del PIL e di quasi 5 punti per gli investimenti. Il passo della ripresa continuerebbe, pertanto, a essere largamente insufficiente per riportare la nostra economia sui livelli pre-crisi" (significa che non bastano nemmeno a riportare il paese a com'era prima... ossia al pantano).
  2. nella seconda, quella di Bankitalia, si sostiene che .... "Nel complesso, l'analisi delle stime tendenziali suggerisce che nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile  dalla spending review non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero finanziare lo sgravio fiscale dell'Irpef, evitare l'aumento di entrate appena menzionato e dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti con programmi esistenti non inclusi nella legislazione esistente.
    L'indebitamento netto strutturale (calcolato, cioè, escludendo gli effetti del ciclo economico e delle misure temporanee), sceso allo 0,8 % del PIL (- 0,6 punti) nel 2013, diminuirebbe nei programmi ancora di uno 0,2 punti nel 2014 e di altri 0,5 punti nel 2015, sostanzialmente azzerandosi.
    Nel 2014 è previsto un ulteriorea umento del rapporto debito/PIL, al 134,9%, oltre due punti in più rispetto agli obiettivi indicati lo scorso ottobre.....
    "
..... inoltre, aggiungo, e di oggi la notizia dell'aumento del debito pubblico di almeno un altro punto percentuale superando i 2mld e 120 mln di euro: insomma, come Berlusconi, Renzi spende soldi che non ha per poter promettere regalie che NON può fare BEN SAPENDO CHE POI, VINTE (se le vince.. le promesse a questo servono) LE ELEZIONI, dovrà fare una manovra di rientro da alcrime e sangue per rientrare a tambur battente negli obiettivi programmati.
Le elezioni si avvicinano ... la febbre sale come sempre ma, altrettanto, come sempre le CHIACCHIERE STANNO A ZERO!
p.s.
non fossimo in Italia non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne perchè questi personaggi di una improbabile operetta da tre soldi starebbero al massimo a governare una circoscrizione... qui invece li abbiamo messi addirittura al governo da almeno 20 anni.
p.s. 2
i due documenti postati sopra sono disponibili solo perchè M5S è presente in Parlamento e mette in rete tutto quello che gli capita a tiro.. nonostante tutti gli autogol fatti rimangono gli unici in questo paese che ci fanno sapere qualcosa dicendoci quello che i media del mainstream, i quali si mantengono con i soldi pubblici, mai ci faranno sapere..... e di questo gliene do atto.

martedì 8 aprile 2014

Renzi e il "piano": non funziona proprio...

Immagino che abbiate sentito la conferenza stampa di presentazione del Presidente del Consiglio quindi vi risparmio la cosa... ma se ne deve parlare perchè a sentire la conferenza stampa c'aspetta un futuro roseo, troppo roseo..
mmi attengo a quanto scrive il sole 24 ore.. quindi un giornale non certo imputabile di essere a priori ostile al governo. Il giornale lo riassume in cinque punti:
  1. conti pubblici da risanare il pubblico impiego. Sotto tiro sono i manager pubblici: devono anche loro tirare la cinghia e non guadagnare più del Capo dello Stato (circa 200 mila euro all'anno). Benissimo, ideale direi ma ..... ma degl 85 mila esuberi? Non pervenuto. E delle leggi che regolano al dirigenza pubblica, che ne facciamo? Questi non sono mica normali dipendenti, sanno come estorcere soldi allo Stato, sono il perno della burocrazia,  con cause milionarie e successivi danni quindi credo che alla fine si giungerà a una qualche forma di stabilizzazione dei loro, lautissimi, stipendi per dargli il mancante fra qualche tempo: lo stesso fecero i governi precedenti ma gli hanno ridato con gli interessi il mancante proprio a partire dal 2013.... così tornerebbe il discorso altrimenti il governo andrebbe a uno scontro con la propria burocrazia e rischierebbe la paralisi della propria azione per cui o forza la mano (per poi ridargli tutto fra qualche tempo) o ...sposta tutto sull'accessorio ma la vedo dura.. non serve parlare di tetti differenziati quando proprio la legge li fa già differenziati quindi la sola cosa che può cambiare è, proprio, l'accessorio dei manager (per tacere delle pensioni spropositate che hanno).
  2. Fisco. prendi da una parte per dargliela dall'altra..... gli 80 euro al mese promessi a chi ha meno di 1500 euro al mese (lordi o netti?) sono definitivi.. anche qui ok, ma: non torna. Se in parte, come sostengono, sono rpesi dalla spending review allora significa che lo Stato taglia da un lato e da dall'altro e quindi è una riforma a costo zero, se le coperture funzionano....... tagli alla sanità e meno servizi (trasporto pubblico locale, ferrovie, sociale in generale e i soliti falsi invalidi) determineranno un risparmio che libera fondi contabili ma non soldi veri..... soprattutto il gettito iva proveniente dal pagamento del debiti contratti dallo Stato (di cui non vogliono dirci l'entità vera) e l'arrivo di una sorta di tassazione delle plusvalenze delle banche maturata con le loro quote di Bankitalia, come a dire care banche mettete mano alla tasca: impossibile perchè se fossi un banchiere per parare il colpo non potrei fare altro che vendere titoli di stato pubblici... e addio spread. Non solo ma sono cose che non sono strutturali quindi per capirsi sono "una tantum".. e l'anno prossimo? Che farà? Gatta ci cova..... e non credo all'altruismo dei banchieri.
  3. costi standard della sanità e centrale unica. Avete un amico che lavora in un qualche economato di un qualche ufficio della P.A.? Chiedeteglielo, vi dirà che da quando esiste la Consip.. i prezzi, quindi i costi, sono...... aumentati, quindi? Alla fine rimarrà solo il taglio alla sanità, temo....
  4. forniture e contratti per gli enti locali, centrale unica. non mi ci dilungo nemmeno.. vale quello scritto al sub 3).
  5. iva e rientro dei capitali. per l'iva vale quanto detto al punto 2); per il rietnro dei capitali...... ci credete? Ce li vedete i nostri connazionali correre dai loro broker per far rientrare quei capitali che hanno nascosto terrorizzati dall'azione penetrante del governo? io no..pensate che da queste misure dovrebbe maturare il taglio irap: improbabile.... oltre che assurdo.
Oltre all'ostacolo, insormontabile, della burocrazia e delle banche (giganti di fronte agli gnomi della poltica) c'è un altro enorme macigno....la UE che dovrà vagliare, in base al patto di stabilità e crescita da noi sottoscritto, le misure. "Il 2 giugno renderà note le proprie “pagelle” e le eventuali raccomandazioni aggiuntive per gli Stati membri giudicati troppo lassisti nel programmare il calendario dei “compiti a casa”. Un passaggio fondamentale, è evidente, per il rapporto tra il governo Renzi e le istituzioni europee. Ma l’indicazione, come fonte di copertura per il taglio delle tasse, del maggior gettito Iva, potrebbe creare qualche problema: si tratta di un’entrata una tantum e non strutturale, come invece il governo aveva promesso alla vigilia. E le coperture una tantum, di solito, fanno storcere il naso ai burocrati europei" e qui la vedo durissima perchè convincere i ragionieri europei non è facile: per loro 2+2 fa sempre quattro... mai 3 o 5. Certo, dopo le tante delusioni date ai poveri europei dai governi precedenti, i rigoristi e i paesi forti sono disposti, anch'essi ma per motivi opposti ai nostri, a tutto: anche concedere il beneficio del dubbio a questo governo....... ma non si andrà più in là: vogliono fatti e non proclami e quei fatti sono la ricetta, peraltro screditata da più parti e da tanti anni, somministrata in grecia, nulla di più ma soprattutto nulla di meno..... altro che cresci o sforbicia italia.
p.s.
ma c'è un altro punto che invece rischia di far saltare tutto: non il job act che sarà legge (a loro non importa perchè non li riguarda quindi passerà e avrà gli stessi effetti della treu e successive modificazioni e integrazioni.. come ben sappiamo) e nemmeno la storiella dell'abolizione degli enti inutili (cnel ecc.) ma due sono i veri punti che rischiano di essere fonte di guai: la giustizia che sta a cuore all'amato capo e ..... le riforme, si proprio le riforme perchè esse saranno l'unico banco vero di prova della tenuta della maggioranza perchè stanno avendo effetti dirompenti: il pd è spaccato al senato e FI gioca al gatto e al topo, anche se l'amato capo fa melina perchè gli interessa solo l'agibilità, con un tira e molla che non promette nulla di buono: ma questo riguarda loro, la casta, e questo per loro conta.. noi bè ci vogliamo credere o apriamo gli occhi una volta tanto?

domenica 2 febbraio 2014

Banche, con le nuove regole Ue i prestiti caleranno sempre di più

di Mauro Del Corno | 1 febbraio 2014
“E’ come lasciare libera la bestia e dire ai cittadini chiudetevi in casa e rafforzate porte e finestre”. Giuseppe Bortolussi, della Cgia di Mestre, usa una metafora forte per descrivere le scelte in tema di regolamentazione bancaria approvate dal comitato di Basilea due settimane fa, che rendono ancora più invitante per gli istituti investire in derivati, piuttosto che prestare a famiglie e imprese. Dal suo osservatorio assiste giorno dopo giorno al prosciugarsi dei finanziamenti a piccole imprese, artigiani e cittadini. Non ci sono inversioni di tendenza o segnali di speranza: i dati continuano a peggiorare. Secondo la Banca centrale europea in novembre i crediti alle aziende sono scesi del 3,9% a livello europeo e addirittura del 5,9% in Italia.
Sullo stesso mese Bankitalia rileva una flessione del 6 per cento. Secondo il centro studi della Confindustria negli ultimi due anni sono “spariti” 96 miliardi di finanziamenti e per il 2014 è attesa un’ulteriore contrazione di 8 miliardi. Il problema coinvolge gran parte dell’Europa ma in Italia è una vera e propria emergenza. Mario Draghi, presidente della Bce, ha speso molte parole sul tema, annunciato misure allo studio (come quella di far pagare alle banche il “parcheggio” di fondi presso la Bce) ma per ora di atti concreti non se ne sono visti.
Anzi. Un’ulteriore stretta del rubinetto del credito potrebbe infatti arrivare proprio per effetto delle nuove regole. Sono regole blande, che accrescono in maniera irrisoria il livello di sicurezza del sistema bancario ma che potrebbero comunque ripercuotersi negativamente sui finanziamenti all’economia. “Anche se hanno mille modi per aggirarle a loro piacimento – commenta amaro Bortolussi – le banche continuano a farsi scudo dei regolamenti di Basilea per giustificare la continua riduzione dei crediti a famiglie e soprattutto imprese e la loro preferenza ad investire in titoli di Stato o altri prodotti finanziari”.
I nuovi accordi si prestano bene a fare da alibi. Tecnicamente le regole prevedono che le banche raggiungano un “leverage ratio” almeno del 3 per cento. Significa che una banca deve disporre di un capitale proprio (fondamentalmente quanto versato da soci e azionisti) che sia pari o superiore al 3% dei suoi attivi. In pratica se una banca ha in essere prestiti e investimenti per 100 euro deve disporre di almeno 3 euro suoi. I rimanenti 97 euro possono essere presi a prestito (depositi dei clienti, finanziamenti da altre banche, obbligazioni ecc). La nuova disciplina ha come unici meriti la nascita di una disciplina condivisa a livello internazionale e l’utilizzo di un parametro relativamente facile da calcolare e confrontare.
Il 3% è però un valore basso, non dissimile da quelli esistenti prima dello scoppio della crisi del 2007, risolta solo grazie ai salvataggi a spese dei contribuenti e che sembra non avere insegnato nulla. Secondo molti osservatori un livello prudenziale, che consenta di traghettare i colossi bancari in una zona di sicurezza, sarebbe di almeno il 10 per cento. Più il rapporto è alto maggiore è l’entità delle perdite che può sopportare. Eppure, nonostante parametri all’acqua di rose, ben una banca europea su quattro al momento non raggiunge neppure questo livello minimo. Il problema è stato però “brillantemente” risolto. Come? Permettendo alle banche di escludere dal conteggio degli attivi parte degli investimenti in titoli derivati e prodotti finanziari (tecnicamente il meccanismo è un po’ più complesso ma la sostanza è questa) rendendo così ancora più invitante questo tipo di investimento.
Mefistofelica la difesa dei banchieri che più o meno affermano: se compriamo più derivati possiamo assicurarci meglio dal rischio insolvenza e dunque concedere più crediti. Di fatto è un regalo alle banche e in particolare alle banche d’investimento del nord Europa, molto esposte sui mercati finanziari e che si affidano molto all’indebitamento. Per ogni euro di capitale Credit Suisse ha ad esempio 51 euro di attivi, Deutsche Bank 49, Credit Agricole quasi 62.
Unicredit o Intesa SanPaolo non vanno invece oltre i 18. Per salvare almeno le apparenze le banche non in regola si trovano ora davanti due ozione per migliorare il loro “leverage ratio”. O aumentano il loro capitale (magari rinunciando a distribuire dividendi oppure reperendo fondi freschi) oppure riducono gli attivi, cioè tagliano i prestiti che hanno in essere e smettono di erogarne di nuovi. Le prime stime parlano di un possibile impatto sul sistema bancario di 200 miliardi di euro. Una cifra che almeno in parte potrebbe essere sottratta dai crediti all’economia.
p.s.
abiamo parlato nel post precedenti di dei alieni... ora parliamo di vampiri: meglio noti come succhiasangue alias le banche.

martedì 18 dicembre 2012

.. e bersani che fa? ci parla e pensa alla Fornero

OGGI: GLI ESITI DELLA "NUOVA POLITICA ECONOMICA" MONTIANA VOTATA NELL'EORDINE DA PD(MENOELLE), PDL, UDC, E PASTA MISTA VARIA SONO QUELLI QUI SOTTO DESCRITTI NELLA FOTO....

IERI, I PRESUPPOSTI E LA ROAD MAP SCRITTA A ROMA MA SPEDITA DALLA BCE. iL GOVERNO, ATTUALE E QUELLO PRECEDENTE,L'HA MESSA PEDESTREMENTE IN ATTO SENZA DISCUTERE BEN CONSCIO CHE SENZA IL SISTEMA, QUELLO NEL QUALE ESSI SONO IMMERSI, SAREBBE FALLITO.....
Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011
Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.
Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C'è anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.
Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

Veniamo a noi.... Monti presentato come il salvatore della patria ne é stato, invece, l'affossatore perché la sua mission non era salvifica ma ristoratrice degli interessi finanziari ossia di far arrivare il più velocemente possibile i soldi a coloro che li avevano "prestati" a strozzo.... Ricordassimo la storia avremmo dovuto accorgercene: dall'africa all'asia é sempre stata questa l'evoluzione: prima arrivano, poi quando le cose vanno male fanno in modo, anche attraverso golpe militari e non, di rientrarvi al più presto possibile (con il soccorso in quelle zone della Banca mondiale e del FMI, qui con il concerto dello stesso FMI, la BCE, e la Germania vero pilastro europeo della UE) o meglio prima che la gente se ne accorga e possa fare qualcosa e impedirlo: in più, essendo italiani, possono contare sull'idea tutta nostrana della notte che deve passare in qualche modo e che tutto torni come prima...... illusione e frustrazione soprattutto perché alcuni ceti ne approfittano e ci si arricchiscono, la maggioranza invece paga, e paga, e paga......
p.s.
agli italiani sarebbe bastato, oltre che conoscere la storia, leggere quanto scriveva in tempi non sospetti Stiglitz, premio nobel dell'economia, Klein, Rifkin, fitoussi, per afare alcuni nomi...

giovedì 10 giugno 2010

economia e diritto......

Non vi preoccupate non si aprla di esami ma di due materie oggi non al centro dell'attenzione am che invece dovrebbero esserlo. Partiamo dall'economia.La Banca d'Italia, ufficialmente, ha detto che nel 2012 (contrariamente a quanto le menti lucide che sono al potere affermano) non è affatto detto che il deficit scenda sotto il 3% e non tanto perchéi tagli e il maggior peso indotto su chi paga le tasse non facciano effetto, al contrario funzionano eccome; in realtà a non funzionare è proprio la conseguenza: è una manovra recessiva e deprime produzione e consumi e quindi non invoglia nessuno a dare di più e a spendere, anche indebitandosi, di più. Non dovrebbe sorprendere tutto ciò: se scarichi su pochi, i soliti noti, é chiaro che questi pochi non si lanciano in shopping folli mentre i ricchi (ed evasori), che pur portebbero spendere, lo shopping lo fanno ma altrove e quindi contribuiscono all'economia e alla sua crescita. Già perchè il chiodo fisso di questa economia di mercato è la crescita, non il benessere sia chiaro, del reddito e del consumo secono una legge, si fa per dire, "naturale": in realtà la storia ha ampiamente dimostrato l'esatto contrario ma si sa che il genere umano ama farsi del male e schiacciare il proprio simile anziché migliorarne il tenore di vita. Eppure alternative a questa macelleria sociale di stampo spenceriana esiste ma implicherebbe imposte su redditi e profitti come anche anche manette agli evasori e sequestri dei patrimoni e, per finire in senso lato, priorità ai programmi sociali che migliorino le condizioni dei meno abbienti e non abbandonarli al loro destino facendoli diventare preda di malaffare e false promesse.Diritto.Il Senato ha approvato, con un maxi emendamento e la fiducia, il ddl sulle intercettazioni come da programma eliminando anche le "mediazioni" trovate nelle commissioni e facendo fare la figura degli utili idioti anche agli "aperturisti" delle opposizioni (alcuni dei quali sentono la mancanza del potere e cercano vie d'uscita per ritornare ad abbeverarsi a questa fonte). Naturalmente hanno strepitato e abbandonato l'Aula e qualcuno ha "occupato" i banchi del Governo e ne é stato cacciato: tutto nella norma di chi conta come il due di picche e nulla di più mentre il nostro Putin si frega le mani e già pregusta la vittoria finale prodromo della più importante vittoria finale ossia la cancellazione completa di qualunque garanzia e norma che gli possa, anche lontanamente, dar noia ora ed in futuro.... gioite affaristi, malavitosi, pedofili, politici corrotti, corruttori, piduisti, ecc. ormai la rinascita democratica e il suo piano sono realtà effettiva e nessuno vi portà fermare più fate pure a pezzi il paese riducetelo a brandelli e ricostruitelo a vostra immagine e somiglianza perchè il sottostante paese se lo meritava e se lo merita per la propria creduloneria, la propria furbizia e pavidità, come storia insegna, aveva già fatto danni ma la memoria è corta e quello che conta sono i mondiali non certo queste "cosucce": verrebbe quasi da tifare per il sudafrica!! Anzi credo proprio che lo farò.....

martedì 13 gennaio 2009

Debito record a ottobre 2008: chi pagherà il conto alla fine?

Dalle news di stampa si apprende che il debito pubblico del nostro paese è esploso a ottobre dello scorso anno fino a raggiungere la quota "stellare" di 1670 miliardi di euro (a fronte anche di un'aumento delle entrate è comunque una cifra astronomica) cui vanno aggiunti i provvedimenti "anticrisi" varati dal Governo e i soldi che dovremo sborsare noi cittadini (in termini di maggiori tasse, contributi e tributi) nostro malgrado visto che Alitalia è stata (s)venduta e privatizzata dando i bocconi migliori ai privati: insomma, come preconizzato dal Governo, per chi gli va di rischiare la crisi si può rivelare un'enorme affare (soprattutto se non paga il fio dei costi che sono socializzati) e si deve essere, quindi, ottimisti; peccato che questo valga solo per i soliti noti mentre per la gran parte della società non ci sarà altro che un'aggravio di imposte a fronte di salari "felicemente" costanti e immutabili: in poche parole mentre negli USA stanno cercando un'altra strada (perchè si stanno accorgendo che se nessuno compra, produce e consuma il sistema crolla dalla sera alla mattina) qui, nella infima provincia dell'impero invece ci si attarda a considerare, in modo tutto italiano, il mercato come un feticcio intoccabile e immutabile che, da solo può, tutto risolve e tutto fa ...... anche il miracolo di far diventare straricco chi ricco lo è già!!

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