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sabato 13 febbraio 2021

ostaggi delle lobby...

 

un merito i partiti c'è l'hanno: gettata definitivamente la maschera hanno mostrato il vero volto del potere reale, che non è il loro,  e quanto tenga in considerazione il sistema democratico che è finito, morto. Oggi ne registriamo il decesso dopo lunghissima agonia iniziata con la caduta del Mur di Berlino e la fine dei blocchi contrapposti.

Segnali c'erano stati ma i cittadini, ebbri dalla raggiunta fine della distruzione reciproca e inebriati dalla nuova libertà acquisita, non se ne sono accorti e hanno continuato nel loro folle percorso a bordo di un treno destinato ad andare a sbattere contro un muro.

Cassandre non sono mancate:tante o poche che fossero noi sordi al loro richiamo e anche se fossero riuscite a farsi sentire le abbiamo ignorate, e questi sono i risultati: siamo passati da 'i mercati insegneranno agli italiani per chi votare' a un più brutale 'non si vota e per giunta ingoiate un banchiere di goldman sachs imposto assieme a una squadra di esponenti di tante lobby difesi da un manipolo di politici che rappresentano il peggio della partitocrazia, vecchia e nuova.

Siamo passati da una democrazia zoppa a una post-democrazia: dove i 'migliori' e i 'lobbisti' governano a loro piacimento a fronte dell'impossibilità dei cittadini di esprimersi....

Levatrici del nascituro governo sono state vari personagi ma la responsabilità maggiore è dei pentastellati che hanno pervicacemente lavorato alla sua nascita anche mettendo in conto dolorosi abbadoni e questi manipolatori sulla loro piattaforma di voto: tutto pur di farlo passare e mettergli in tessta anche il proprio di cappello: non conta il fatto che lo fanno insieme al peggior ceto dirigente della ns pur triste storia e nemmeno conta che hanno permesso il ritorno al governo di personaggi che speravamo non vedere e sentire più; ma in questo paese, si sa, al peggio non c'è mai fine.. le profetiche parole di Barber (da cittadini a consumatori), in un suo saggio, risuonano come l'epitaffio di questo paese...

sabato 20 ottobre 2018

Il debito pubblico è davvero colpa di socialisti e Dc?

Fonti: Il Fatto Quotidiano (come indicato nello stesso post) su Economia e Politica Economia & Lobby | 20 ottobre 2018 
di Domenico Moro
I trattati europei e l’euro, imponendo austerità e inibendo l’implementazione di politiche economiche su misura per le necessità dei singoli Paesi, hanno ottenuto il risultato opposto a quello previsto dai decisori politici e dalla dirigenza della Banca d’Italia negli anni 80 e 90: il debito pubblico italiano è aumentato.
Il debito pubblico è in Italia uno dei temi principali, se non il principale, attorno al quale ruotano il dibattito economico e le scelte politiche. Il debito pubblico, giudicato eccessivo, è stata una delle motivazioni per l’adesione all’euro e ai trattati europei, allo scopo di costringere governi e parlamenti a una maggiore disciplina di bilancio, incidendo anche oggi sulle scelte di spesa e di politica economica. La maggior parte del debito pubblico attuale si è formata tra l’inizio degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, raddoppiando dal 59,9% sul Pil del 1981 al 124,9% del 1994. Nonostante i vincoli europei alla spesa pubblica, oggi il debito risulta superiore ai livelli dei primi anni 90, raggiungendo il 131,8% sul Pil contro il 75,7% della media Ue e il 79% della media dell’area euro, ed essendo inferiore in Europa al solo debito greco.
L’obiettivo del presente post è capire perché il debito è raddoppiato tra 1981 e 1994 e perché successivamente non si è riusciti a ridurlo in modo significativo e duraturo.

Fig. 1 – Andamento del debito pubblico di Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna (in % sul Pil; 1861-2017)Bisogna premettere che l’Italia è caratterizzata storicamente, sin dai primi decenni dopo l’Unità, da un debito pubblico relativamente alto rispetto al Pil, in conseguenza delle ingenti spese sostenute per lunghe guerre d’indipendenza, per la politica coloniale, l’organizzazione di una amministrazione nazionale e il sostegno pubblico dell’accumulazione autoctona di capitale.
Tuttavia, il divario con gli altri grandi Paesi europei non è mai stato né così ampio né così completo come nell’ultima fase storica, compresa tra il 1982 e il 2017 (Fig.1). Ad esempio, nell’ultimo ventennio del XIX secolo il debito pubblico italiano era in linea con quelli spagnolo e francese e, tra 1915 e 1945, nonostante le enormi spese dovute al continuo stato di guerra (Prima e Seconda guerra mondiale, Libia, Etiopia, Spagna) e la socializzazione delle perdite del capitale bancario e industriale durante la Grande crisi degli anni 30, rimase ben al di sotto di quello britannico e francese. Anche tra il 1945 e il 1975 il livello del debito rimase abbastanza basso e non troppo dissimile da quello degli altri Paesi.
L’interpretazione prevalente, ormai radicata nel senso comune, attribuisce il raddoppio del debito pubblico all’eccesso di spesa da parte dei governi socialisti e democristiani degli anni 80, dovuta in particolare alla corruzione e al clientelismo. Un’altra interpretazione riconduce l’accumulo del debito al saldo negativo del rapporto entrate/spese, quindi a un eccesso di spesa relativamente alla scarsità di entrate, dovuta alla bassa pressione fiscale e/o alla evasione ed elusione fiscale.
Fenomeni di corruzione e di clientelismo si sono verificati e hanno inciso sull’efficienza e sulla redistribuzione della spesa pubblica tra le classi sociali, ma non sono stati determinanti per la crescita del debito in rapporto al Pil.
Continua su Economia e Politica
Economia & Lobby | 20 ottobre 2018
P.S.
Vi suggerisco caldamente di leggere la seconda parte... quella più gustosa che sfata miti, leggende, e... caxxate dette e scritte in questi anni

martedì 16 settembre 2014

dalla milano da bere .... all'italia da (s)vendere a costo zero

credete nei corsi e ricorsi della storia? Si? No? Bè anche se personalmente nutro molti dubbi in merito a questa visione della storia ogni tanto la realtà sembra remare contro: il discorso dell'inquilino di palazzo chigi alle camere mi ha portato alla mente proprio questa visione: è un vizio della politica italica quello di richiamare oscuri complotti e comitati ombra quando vengono alla luce le malefatte, o presunte tali, dei collaterali (un eufemismo per definire quelli che hanno messo soldi per favorire questo o quel politico o partito... magari finanziando qualche fondazione) del mondo politico stesso. Accadde con il pentapartito ..... accade oggi: senza soluzione di continuità.
Se ci fosse un vero partito di opposizione il discorso di oggi sarebbe una sfida a prenderlo in seria considerazione: minacci le elezioni? Bene votiamo.. invece a parte discorsi nobili e prese in giro tutto tace il che mi fa pensare che in realtà anche la opposizione tutta questa voglia di andare al voto non ce l'ha: paura di vincere o .... paura che il proprio elettorato, causa delusione, se ne vada al mare o ovunque ma non al seggio elettorale? Perchè, secondo me è proprio questo il timore: l'aver perso la verginità dello "stare fuori" e sparare a palle incatenate sul parlamento, una cosa che ora non possono più fare, sono dentro e, a parte tenere comportamenti corretti da oppositori (nobili quanto vuoi) non hanno una struttura "sociale" di trasmissione fra base, simpatizzanti, vertici del movimento e i parlamentari e quindi il polso della situazione viene a mancare o per dirla in termini "tecnici" manca quella interrelazione fra vertice e base che permette al primo di capire cosa accade e quale parte del programma non viene accettato dalla seconda.........
Il problema però è che questo paese non può più permettersi di delegare a occhi chiusi ma servono idee precise e programmi alternativi perchè stiamo vivendo una crisi di sistema, creata ad arte per eliminare gli ultimi residui di quel welfare di stato che ha fatto molto per dare giustizia ed equità sociale, che non si può certo "curare" con gli strumenti stessi di questo sistema...... è un anacronismo di cui prima ci rendiamo conto e prima potremo fare piazza pulita della parassitosi di cui è colpita la società, non solo, italiana...

domenica 21 novembre 2010

Il dopo amato Capo.......

Prendevano in giro il pdmenoelle e ora accade a loro: nel morente pdl é iniziata la guerra per la successione all'Amato Capo. Erano uniti solo dal suo charisma (e dai suoi soldi) e dal potere che era in grado di elargire (a nostre spese) alle schiere di questuanti. Nato sull'onda dell'indignazione popolare susseguente a tangentopoli ben presto si é subito connotato per il campione della continuità della prima repubblica: d'altronde il personale che ne faceva parte era tutto o quasi proveniente dal precedente pentapartito quindi non poteva essere altrimenti che mantenere lo status quo. Per restare al potere serviva creare uno zoccolo duro elettorale e sociale ed, come aveva intuito Craxi, esso non poteva non essere che quelle "arti e mestieri" allergiche a uno Stato efficiente che chiede tasse e solidarietà sociale: per il resto della popolazione bastava spaventarli e/o rincretinirli con latv e il gioco era fatto. Una situazione del genere la si ebbe già al principio dell'unità del paese con la saldatura della borghesia industriale del nord e la proprietà latifondiaria del Sud italia attraverso un reciproco compromesso: il sud diventava "il" mercato coloniale tanto sperato e nessuno metteva in discussione l'arretratezza sociale che il latifondo aveva creato in metà del paese, anzi veniva difeso dal potere, nonostante le promesse dei garibaldini di riforma agraria per abbindolare i contadini ignoranti, sulla punta delle armi (cosa che provocò la nascita del brigantaggio fra le altre cose) dell'esercito piemontese poi chiamato italiano: una delle basi della cosiddetta questione meridionale ha qui le sue radici. Oggi come allora siamo di fronte a una saldatura sociale di una minoranza non coincidente con le classi sociali strutturate che ha fatto calare sul paese quella cappa di piombo i cui effetti sono sotto tutti gli occhi di tutti: almeno di quelli che hanno il coraggio di guardare oltre l'ostacolo creato. Ora il vertice di quest'alleanza di interessi é entrato in crisi e i possibili eredi cercano di dividersene le spoglie; così si possono leggere le convulsioni che abbiamo sotto gli occhi infatti i vari capetti si scontrano fra loro e il partito, se così si può chiamarlo, va a carte quarantotto e con lui il paese perché l'alternativa non c'è (il pdmenoelle ha gli stessi problemi)e nemmeno si vede all'orizzonte. Aspettare gli eventi sarebbe, in un paese normale, la cosa migliore ma non ce lo possiamo permettere perché mai come ora c'é bisogno non tanto di guardare il futuro ma di evitare che sso sia come il passato: c'é bisogno di una frattura sociale prima ancora che politica e, soprattutto, c'é bisogno di un nuovo contratto sociale basato su premesse completamente differenti che abbiano come pilastro una nuova solidarietà e un diversa prospettiva; senza tutto ciò qui non è più in discussione l'unità del paese, già incrinata, ma il futuro stesso perché a quel punto la cosa migliore é ridiventare principati, ducati, contee e quant'altro almeno in questo modo saremo tutti di nuovo servi della gleba sollevati dal compito, e dalla responsabilità, di dover decidere le "migliori" sorti con grande gioia dei "padanisti" che finalmente potrebbero vedere realizzato il loro sogno.....

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