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mercoledì 12 giugno 2019

Enrico Berlinguer, la sconfitta di un uomo perbene

Fonte: Il Fatto Quotidiano Politica | 7 Giugno 2019 

Sassari 25 maggio 1922, Padova 11 giugno 1984: l’arco temporale in cui si è svolta la parabola terrena di Enrico Berlinguer, grande capo dell’Eurocomunismo e icona di una politica a sinistra che ancora non aveva smarrito il proprio alto senso civile. La biografia di un predestinato, come ricordava l’abituale sarcasmo di Giancarlo Pajetta: “giovanissimo si iscrisse al Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano”.
Nel 1972 viene eletto leader nazionale di un partito che, tra i due “pezzi da novanta” di destra e sinistra interne (il liberal-stalinista Giorgio Amendola e il Pietro Ingrao attratto dal movimentismo), opta per una scelta “centrista”; incarnata al meglio da questo 50enne cultore degli aspetti più rassicuranti dell’ortodossia e dal profilo un po’ grigio del perfetto funzionario gradito alle masse dei militanti.
Eppure il prudente neo-segretario imprimerà un’accelerazione alla linea politica del Pci già l’anno seguente la sua nomina, varando la strategia detta del “Compromesso storico”: una grande alleanza tra le masse popolari cattoliche e comuniste per lottare contro i rischi di involuzioni autoritarie e superare la conventio che dal 1948 escludeva il suo partito dalle possibili alleanze di governo (anche se nelle regioni centrali italiane i comunisti erano stabilmente alla guida delle istituzioni, mentre pratiche consociative vigevano nelle commissioni parlamentari già dagli anni 50). Lanciata con una serie di articoli su Rinascita, la nuova linea affermava esplicitamente di rispondere alle evoluzioni del quadro internazionale; dove faceva da battistrada di quello che sarebbe stato l’ordine reazionario in arrivo, incarnato dal duo Ronald Reagan-Margaret Thatcher, il colpo di stato in Cile, avvenuto l’11 settembre 1973: l’assassinio del presidente legittimo Salvator Allende e l’instaurazione della dittatura del generale fellone Augusto Pinochet.
Eppure, anche nel nuovo scenario era possibile individuare il persistente filo di continuità con la tradizione togliattiana, egemone nella cultura comunista italiana: si governa solo in condominio con i cattolici, garanti degli equilibri sanciti nella spartizione delle sfere di influenza mondiali a Jalta; va respinta ogni velleità radicaloide di perseguire alternative democratiche alla Dc. Scelta indubbiamente coerente con narrazioni e lasciti culturali vigenti in via delle Botteghe Oscure e dintorni. Ma priva di quel respiro necessario per un effettivo rinnovamento della politica nazionale, che iniziava a mostrare forme di incanaglimento in un quadro bloccato: quanto veniva descritto da politologi anticonformisti come “bipartitismo imperfetto”. Che l’onesto ma scolastico Berlinguer stentava a scorgere, anche perché influenzato da un entourage in cui prevalevano i cattocomunisti di Franco Rodano e il loro ecumenismo estraneo a un’idea di democrazia come regolazione competitiva della lotta politica; a partire dal suo segretario personale Antonio Tatò.
Resta il fatto – sconfortante per la sinistra laica-azionista – di una strategia difensiva quando il fronte progressista conosceva la propria massima avanzata elettorale. Difatti i marpioni democristiani incassano i dividendi di questa apertura al buio per uscire dall’impasse e poi liquidano lo scomodo partner varando il Caf, acronimo dell’alleanza tra i campioni del cinismo furbesco – Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani – nell’ultima stagione spartitoria di Prima Repubblica; il saccheggio del pubblico denaro all’origine di quanto diventerà il deficit strutturale dei conti pubblici.
Messo in un angolo da tali volponi, Berlinguer reagirà lanciando la nuova parola d’ordine della “Questione morale”, invisa a un personale politico in via di farsi casta e ormai dedito spudoratamente al carrierismo. Compresi strati dello stesso Pci.
Il 28 aprile 1981, intervistato da Eugenio Scalfari, denuncia “l’occupazione dello Stato da parte di ladri, corrotti e concussi”. Ma ormai è solo una voce testimoniale, uno sconfitto dalla nuova politica rampante che seduce folle crescenti di accaparratori: la futura Italia berlusconiana. Battaglia solitaria che si conclude tragicamente il 7 giugno 1984: colpito da ictus durante un appassionato comizio elettorale a Padova, muore quattro giorni dopo. Con lui si estingue la stirpe dei politici per bene, i Sandro Pertini, gli Alcide De Gasperi. Poco dopo arriverà Tangentopoli con l’indagine di Mani Pulite.
Politica | 7 Giugno 2019

sabato 20 ottobre 2018

Il debito pubblico è davvero colpa di socialisti e Dc?

Fonti: Il Fatto Quotidiano (come indicato nello stesso post) su Economia e Politica Economia & Lobby | 20 ottobre 2018 
di Domenico Moro
I trattati europei e l’euro, imponendo austerità e inibendo l’implementazione di politiche economiche su misura per le necessità dei singoli Paesi, hanno ottenuto il risultato opposto a quello previsto dai decisori politici e dalla dirigenza della Banca d’Italia negli anni 80 e 90: il debito pubblico italiano è aumentato.
Il debito pubblico è in Italia uno dei temi principali, se non il principale, attorno al quale ruotano il dibattito economico e le scelte politiche. Il debito pubblico, giudicato eccessivo, è stata una delle motivazioni per l’adesione all’euro e ai trattati europei, allo scopo di costringere governi e parlamenti a una maggiore disciplina di bilancio, incidendo anche oggi sulle scelte di spesa e di politica economica. La maggior parte del debito pubblico attuale si è formata tra l’inizio degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, raddoppiando dal 59,9% sul Pil del 1981 al 124,9% del 1994. Nonostante i vincoli europei alla spesa pubblica, oggi il debito risulta superiore ai livelli dei primi anni 90, raggiungendo il 131,8% sul Pil contro il 75,7% della media Ue e il 79% della media dell’area euro, ed essendo inferiore in Europa al solo debito greco.
L’obiettivo del presente post è capire perché il debito è raddoppiato tra 1981 e 1994 e perché successivamente non si è riusciti a ridurlo in modo significativo e duraturo.

Fig. 1 – Andamento del debito pubblico di Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna (in % sul Pil; 1861-2017)Bisogna premettere che l’Italia è caratterizzata storicamente, sin dai primi decenni dopo l’Unità, da un debito pubblico relativamente alto rispetto al Pil, in conseguenza delle ingenti spese sostenute per lunghe guerre d’indipendenza, per la politica coloniale, l’organizzazione di una amministrazione nazionale e il sostegno pubblico dell’accumulazione autoctona di capitale.
Tuttavia, il divario con gli altri grandi Paesi europei non è mai stato né così ampio né così completo come nell’ultima fase storica, compresa tra il 1982 e il 2017 (Fig.1). Ad esempio, nell’ultimo ventennio del XIX secolo il debito pubblico italiano era in linea con quelli spagnolo e francese e, tra 1915 e 1945, nonostante le enormi spese dovute al continuo stato di guerra (Prima e Seconda guerra mondiale, Libia, Etiopia, Spagna) e la socializzazione delle perdite del capitale bancario e industriale durante la Grande crisi degli anni 30, rimase ben al di sotto di quello britannico e francese. Anche tra il 1945 e il 1975 il livello del debito rimase abbastanza basso e non troppo dissimile da quello degli altri Paesi.
L’interpretazione prevalente, ormai radicata nel senso comune, attribuisce il raddoppio del debito pubblico all’eccesso di spesa da parte dei governi socialisti e democristiani degli anni 80, dovuta in particolare alla corruzione e al clientelismo. Un’altra interpretazione riconduce l’accumulo del debito al saldo negativo del rapporto entrate/spese, quindi a un eccesso di spesa relativamente alla scarsità di entrate, dovuta alla bassa pressione fiscale e/o alla evasione ed elusione fiscale.
Fenomeni di corruzione e di clientelismo si sono verificati e hanno inciso sull’efficienza e sulla redistribuzione della spesa pubblica tra le classi sociali, ma non sono stati determinanti per la crescita del debito in rapporto al Pil.
Continua su Economia e Politica
Economia & Lobby | 20 ottobre 2018
P.S.
Vi suggerisco caldamente di leggere la seconda parte... quella più gustosa che sfata miti, leggende, e... caxxate dette e scritte in questi anni

giovedì 4 febbraio 2016

.. sul Caso Moro

è di oggi, non so se avete sentito o letto, la notizia che starebbe emergendo una nuova vicenda sul Caso Moro: pare che siano venute alla luce foto e registrazioni telefoniche che contraddirrebbero la verità emersa finora dai processi e dai racconti che da essi sono scaturiti... ma andiamo con ordine.
Forse avrete sentito che alcuni ex brigatisti e familiari di vittime del terrorismo sono stati invitati ad alcuni corsi fatti per i magistrati per aiutarli nella comprensione del fenomeno di quegli anni e portare storie ed esperienze: apriti cielo, polemiche a non finire; personalmente sarei anche favorevole perchè prima o poi si deve mettere sotto la lente quel periodo e non solo per i magistrati, ma.... sono emersi veleni segno, forse, che qualcuno ancora non vuole che si faccia piena luce sulla vicenda di quegli anni o teme l'emergere delle verità nascosta e inconfessabili; una di queste mi ha particolarmente colpito perchè si è parlato di alcune foto venute fuori che provavano la presenza di alcuni malavitosi nel mentre dell'attacco brigatista alla scorta di Moro (che, se provata, metterebbe sotto una nuova luce tutta la vicenda dandogli un aspetto ancor più sinistro di quanto non fosse già di suo) e di una registrazione telefonica fra un noto esponente DC e un malavitoso da cui emergerebbe proprio l'allarme, e di conseguenza, la necessità che proprio quelle foto dovessero sparire per non mettere in piena vista, forse, il coinvolgimento, sempre sospettato e mai provato, di alcune personalità nel Caso Moro soprattutto perchè l'azione di Moro mirava a coinvolgere il PCI nei processi di gestione politica dello Stato se non addirittura a portare questo partito al Governo rompendo quella conventio ad excludendum che dal 1948 in poi ha bloccato il sistema politico italiano. Azione, che com'è emerso dai vari processi sulle stragi, sul terrorismo e sulla vicenda di Moro, la cosa era temuta non solo da circoli di destra e politico-militari nostrani ma da consimili occidentali e soprattutto americani... che non si fecero scrupolo a usare servizi deviati, infiltrati nell'estrema destra e nell'estrema sinistra, e quant'altro per influenzarne le scelte e, soprattutto, per indirizzarli verso l'eversione pura facendosene scudo e utilizzandoli come strumento: un esempio per tutti è l'infiltrazione nei gruppi anarchici di agenti provocatori in modo da indirizzare subito le indagini sulla strage di piazza fontana a milano verso di essi. Solo dopo, molto dopo, venne scoperto il giochino e la trama che esso nascondeva ma ci vollero anni e anni di indagini, processi e .... Pinelli che fu "suicidato" nella Questura di Milano. Queste opeerazioni di "false flag" sono note ormai ma allora chi aveva interesse a farlo cavalcò l'onda e mise le basi per la distruzione di quella maturazione del paese, lo scongelamento di oltre un terzo della società italiana di allora che votava a sinistra, in senso democratico che venne, a forza di bombe, corruzione e quant'altro, bloccato con gli esiti che oggi ben sappiamo e che abbiamo ancora oggi sotto gli occhi!!!!!
Che paese saremmo stati se quel processo non fosse stato bloccato? Diverso? Migliore? Chi lo sa.. la storia non si fa con il senno di poi è noto ma  chiederselo sarebbe auspicabile perchè proprio in quegli anni furono gettate le basi dell'involuzione del sistema politico che è sfociato nell'attuale situazione sia politica che sociale.......  certo sapere che:
  1. eravamo terreno di scontro fra servizi stranieri (Argo 16, Sigonella, DC9 Itavia e Ustica ecc.);
  2. i nostri servizi, ben lungi dal difendere la legalità e la democrazia si prestavano, almeno in parte, a questo gioco e di fatto permettevano che questo scontro avvenisse non solo a forza di infiltrazioni ma pure di bombe;
  3. i nostri politici sapessero e ci vivacchiassero sopra traendone potere basato sia sulla necessità di tenere sotto il tacco occidentale il paese sia sull'ineluttabilità della conventio ad excludendum bloccando  di fatto il paese in una ingessatura da cui oggi non ci siamo ancora liberati;
  4. tutte le vittime delle bombe e del terrorismo erano solo carne sacrificabile in nome del potere fine a se stesso e che questo potere non esitava a fare accordi con la malavita sia per tenere, e mantenere, lo status quo sia per trarne beneficio politico-elettorale (ben sapendo che c'era una contropartita in termini di mancata presenza dello Stato e della legalità in enormi fette del paese... e non tutte del SUD come ben provano le indagini, non solo di questi ultimi anni, sulle infiltrazioni malavitose al nord);
  5. ecc. ecc.
insomma tutti sapevano e sapevano che il potere avrebbe permesso un cambiamento solo quando tutto sarebbe cambiato affinché nulla cambiasse.... e perchè ciò accadesse erano disposti a tutto come potevamo sperare in un mondo migliore con una cappa di piombo siffatta? E ora vien fuori di "apprensioni" di alcuni politici beccati al telefono affinché "certe" foto che provavano la presenza di malavitosi sul luogo dell'attacco BR ad Aldo Moro.. cosa dobbiamo pensare? Che tutte le leggende "metropolitane" (presenza di personaggi sul luogo del rapimento; azione militare della quale pochi credettero le BR fossero realmente capaci di mettere in atto; individui troppo spesso provenienti da zone "grgie" al confine fra terrorismo e servizi segreti; ecc. ecc.) venute fuori e dette a mezza voce ERANO VERE?
Ma, d'altronde, cosa ci si poteva aspettare da un potere che non esitò a "unificare" il paese corrompendo i grandi latifondisti del Sud (ebbero l'assoluta garanzia che non sarebebro stati nemmeno sfiorati nelle loro prerogative) e gli Ufficiali delle'sercito borbonico (quasi tutti incorporati nel futuro esercito italiano con gli stessi gradi e prerogative)? O che invase, senz'alcuna dichiarazione di guerra o altro atto, gli stati del centro-italia? O che conquistò il lombardo-veneto infiltrando agenti in quelle zone per provacare rivolte e associazioni segrete filo-massoniche e con il placet francese, grande alleato, che inviò truppe allo scopo? O che non si fece scrupolo di commettere eccidi come quello di Bronte? E che troppo spesso quello che ora chiamiamo "risorgimento" troppo spesso, se si guardano alcuni aspetti, diventa più che altro conquista per evitare pericolosi avversari? O che i "plebisciti" che furono fatti per chiedere di essere annessi al Regno di Sardegna furono, come dire, "pilotati" perchè le certificazioni del voto furono fatte prima ancora che si conoscessero gli esiti dei "voti (cui peraltro parteciparono in quasi tutti i casi minoranze e senz'alcun controllo che le stesse persone non votassero più volte in diversi seggi)"?
Di tutto ciò cosa dovremmo pensare? Che in un paese nato così quel potere informe ma potentissimo potesse mollare la presa e farci crescere come popolo e come società realmente libera e che democraticamente si scegliesse il futuro? Che illusi che siamo......
p.s.
la conferenza a cui avrebbero dovuto partecipare leggo ora che è stata annullata... ma il resto? E' vero o è solo l'ennesima "leggenda metropolitana"?

martedì 25 marzo 2014

Sequestro Moro, “ha un nome il presunto uomo del Sismi che aiutò Br in via Fani”

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 25 marzo 2014
Avrebbe un nome il misterioso motociclista al soldo dei servizi che, secondo la recente rivelazione dell’Ansa, avrebbe partecipato all’agguato di via Fani per proteggere la fuga dei brigatisti dopo il sequestro di Aldo Moro. Lo scrive la Stampa e il nome è quello di Antonio Fissore, originario di Bra in provincia di Cuneo, morto a Firenze nell’agosto del 2012 a 67 anni. Fotografo, regista tv, esperto di comunicazione, per un certo periodo anche commesso in un negozio di dischi nel quartiere San Paolo a Torino. Ma in cantina deteneva armi e una copia di Repubblica datata 16 marzo 1978, l’edizione straordinaria mandata in edicola il giorno del sequestro del presidente della Dc, ucciso 55 giorni dopo. Secondo il quotidiano torinese, “sarebbe lui l’agente X che, in sella a una Honda blu con un ‘collega’, avrebbe partecipato al sequestro Moro, proteggendo la fuga dei killer delle Br”. Spianando una mitraglietta contro un testimone, indicendolo ad allontanarsi.  Anche se, è sempre la Stampa a riportarlo, la moglie separata Franca Faccin lo difende: “Nel ’78 era a casa con noi, a Bra, mai stato nei servizi”.
Fissore è descritto come un uomo “alto 1,90, calvo, baffi, distinto”. A segnalare la sua presenza in via Fani una lettera anonima arrivata alla redazione torinese nel 2009, scritta dal sedicente “collega” che era con lui sulla stessa moto al momento del sequestro e del massacro dei cinque uomini della scorta. “Quando riceverete questa lettera sarano saranno trascorsi almeno sei mesi dalla mia morte come da mie disposizioni”, chiarisce il mittente. Non fa il nome del “collega”, ma offre indicazioni per identificarlo come il “marito” della commessa del negozio. Il giornale gira la lettera alla Digos di Torino, che rintraccia Fissore.
Il 24 maggio 2012 scatta la perquisizione nella villetta di Bra. In una scatola di cartone ci sono due pistole, una cecoslovacca e e una semi-automatica Beretta. C’è anche una copia di Repubblica del 16 marzo 1978. E, scriva ancora la Stampa, “una busta con un foglio dell’ex parlamentare dc Franco Mazzola, nel ’78 sottosegretario alla Difesa, ritenuto uno dei depositari dei segreti del caso Moro”. La conseguente indagine per «incauta custodia» delle armi viene archiviata dalla procura di Alba quando Antonio Fissore muore, tre mesi dopo la perquisizione. I risvolti legati al caso Moro prendono la via della Procura di Torino e da qui della Procura di Roma, dove tutto viene definitivamente archiviato. A ritirare fuori la storia, nei giorni scorsi, è l’ex poliziotto Ernesto Rossi, che racconta al giornalista dell’Ansa Paolo Cucchiarelli l’inchiesta finita in nulla: “Non so bene perché – racconta Rossi – ma questa inchiesta trova subito ostacoli”.
Trentasei anni dopo la strage di via Fani spuntano nuove suggestioni e piste inedite. Secondo le quali, pezzi dello Stato si sarebbero dati da fare per far sparire il politico del “compromesso storico” Dc-Pci non solo depistando le ricerche del prigioniero durante i 55 giorni del sequestro, ma addirittura agevolando le Br durante il sanguinoso assalto di via Fani. Un agguato – se lo scenario disegnato fosse quello vero – evidentemente conosciuto con scongruoanticipo. Ma la ricostruzione si basa su persone defunte che non possono confermarla né smentirla. Morto il presunto autore della lettera anonima, morto Fissore, morto il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi – presente con certezza in via Fani quella mattina – ai cui ordini i due avrebbero agito.
Alla Camera è intervenuto sul punto il vicepresidente dei deputati Pd Gero Grassi: “L’estraneità dal commando brigatista della moto Honda presente a via Fani la mattina del 16 marzo 1978 è stata accertata dalla magistratura”, ha affermato. “Questo è un punto fermo, un fatto innegabile alla luce del quale considerare anche le recenti novità”. Grassi cita ’audizione del 9 marzo 1995 della Commissione Stragi ai pm Franco Ionta, Antonio Marini e Rosario Priore: il testimone Alessandro Marini disse che “un motociclista a bordo di una Honda aprì il fuocò, alcuni proiettili colpirono il suo ciclomotore; il giudice Santiapichi giudicò la testimonianza ‘una versione lucida degli eventi”. L’Honda in via Fani c’è e i brigatsti confermano più volte che i centauri non sono dei loro, anche se in tante altre circostanze hanno “ammesso il fatto senza identificare gli autori”. Il pm Marini concluse: “Noi riteniamo che se c’è la moto Honda, e vi deve essere, secondo la sentenza passata in giudicato, essa evidentemente nasconde una circostanza diversa rispetto all’organigramma brigatista. In sostanza si presuppone che vi potessero essere altre persone di supporto all’azione brigatista, che non fossero membri dell’organizzazione “.
p.s.
io non so se è l'ennesimo depistaggio e nemmeno so se mai si riucirà a togliere il velo o meglio... l'omertà mafiosa che ha legato gli alleati atlantici, i nostri politici, i servizi deviati e i tanti burattinai che ci hanno messo le mani: di una cosa ero e sono certo ossia che quanto prefigurato da Moro "non doveva avvenire".... il PCI e la DC "dovevano" restare antitetici e quell'incrocio della storia di questo paese non doveva arrivare; provate a immaginare se invece fosse avvenuto come sarebbe stata l'italia: peggiore di questa sicuramente no!

lunedì 6 maggio 2013

Addio ad Agnese Borsellino

Dovrei, potrei, parlare della dipartita del "Divo" ma fiumi elegiaci di inchiostro saranno sprecati in questi giorni al suo riguardo.. nessuno che dirà quel che pensa e pochi ne faranno la controstoria: il personaggio politico impersonificazione della prima repubblica del patto atlantico e della conventio ad excludendum (passando per tutti gli intrighi e le trame di cui la repubblica si è macchiata: dalle trame nere alle connivenze Stato-mafia da cui fu assolto per il periodo dopo il 1980 e prescritto prima, prescritto sia chiaro... non che ci fosse sempre il suo zampino ma di sicuro "sapeva" e annotava). Di una persona così si è scritto tutto e il suo contrario, ma mai una parola sicura anche perchè bisognerebbe accedere al suo archivio personale, cosa impossibile e non solo per ora ma anche fra anni: piuttosto quelle carte spariranno in chissà quale forziere, ma se dovessero uscire altro che fare luce, tremerebbero i pilastri della terra per quello che potrebbe esservi scritto da lui raccontando "una storia del paese da un angolo particolare.... quello del potere per il potere ossia quell'esercizio volto a far del bene anche facendo del male.....
Ma di una persona così NON voglio scrivere: non m'interessa. Voglio invece porre la mia riflessione su altra persona, una cittadina, una grande italiana ..... moglie di un altro grande italiano, Paolo Borsellino. Agnese Piraino Leto, in Borsellino, è deceduta.
Una donna di grande coraggio, moglie di UOMO coraggioso altrettanto quanto lei, ha sempre saputo tenere dritta la barra durante i tanti anni di lavoro del marito sia dopo ... quando Paolo se n'era andato ucciso dalla mafia con la probabile "conoscenza/connivenza" di apparati deviati dello Stato che stavano già trattando la vendita, nemmeno il tirar giù, delle braghe alla ricerca non solo di una sorta di immunità per il ceto politico ma anche una ricerca di futura connivenza/convivenza con il potere mafioso.
Agnese Borsellino quegli anni li ha vissuti, ha perso il proprio compagno e marito Paolo e ha protetto la famiglia ma anche mantenuto un contegno personale ammirabile basato soprattutto su una incrollabile fiducia nelle istituzioni dello Stato: fiducia venuta meno quando emerse, nel corso delle indagini sulla trattativa Stato-mafia le ormai distrutte intercettazioni, penalmente irrilevanti (ma per le quali l'intero mondo mediatico, la stessa ANM, il CSM, e il Capo dello Stato hanno fatto, oltre al ricorso alla Corte Costituzionale che gli ha anche dato ragione allargando le prerogative dello stesso Presidente facendolo diventare un "monarca" repubblicano) sia chiaro, fra un privato cittadino, ex politico di primaria importanza, e lo staff del Capo dello Stato ... intercettazioni rese pubbliche da alcuni settimanali e quotidiani.
Significativo fu il messaggio lettera che inviò a Servizio Pubblico in seguito alla vicenda di cui sopra e con esso chiudo il post: non voglio cadere nella retorica nè nel buonismo..... nulla è cambiato se non che ora, come sostiene con amare parole, sa chi gli ha ucciso Paolo

nulla da aggiungere.
Se mai questo paese avrà un futuro lo deve a cittadini come Paolo, Giovanni, Agnese e i tanti altri Servitori dello Stato, e non (un ricordo va a Peppino Impastato) che dal 1948 a oggi sono morti....... si fa presto a dimenticarli come si fa presto, quand'erano in vita, a denigrarli e offenderli salvo poi fare lacrime da coccodrillo quando venivano uccisi.
E' vero che il sonno della ragione genera mostri, ma in Italia quel sonno fu indotto fin dalla sua riunificazione, oltre 150 anni e chiunque prova a svegliare il paese: ha un triste destino e una grama vita.. l'Italia è matrigna quando si va oltre "certi" livelli cui non si deve mai arrivare: pensate solo che gli americani per sbarcare in sicilia si fecero aiutare da lucky luciano.... che futuro può avere un paese così? A voi la risposta.. altro che far diventare "eroe" quello che ha sparato ai CC a Roma: è un alienato come alienati sono coloro che non vedono alcun futuro coloro che si suicidano e quelli che, secondo l'ultima moda, lanciano acido addosso...... ma di cosa è frutto l'alienazione? Di una società che non da alcun supporto alla disperazione dei singoli che non ce la fanno a reggere i ritmi imposti dall'incertezza del lavoro e delle prospettive proprie e dei propri figli.... di una società che ha abdicato alla propria funzione primaria, di essere comunità così come il ceto politico sua espressione teso solo all'autoreferenzialità e all'arricchimento di se e dei propri sodali, per tacere dello Stato biscazziere e armiere... ecco perchè non mi meraviglio che un giorno s'impicca o prende un treno a iniziare la caccia a... roma.
Addio Signora Borsellino... questo paese PERSONE COME LEI NON LE MERITA

giovedì 25 giugno 2009

PD a Congresso: e allora?

Il PD va a Congresso. Controllate gli orologi. Fermi? No? Bene allora possiamo andare avanti. Nato (de)cresciuto peggio, sempre a rischio di scissione, questa lobby di uomini che fanno politica sono riusciti a fare una cosa che nel nostro paese era difficilissimo: perdere il contatto con i cittadini. Avevano in dote un patrimonio enorme: dal PCI un'organizzazione mitica e, copiata pari pari dalla Lega, collateralismi in tutti gli ambiti sociali: sindacato, Coop, sezioni, arci-uisp, ecc. e milioni di voti sudati a uno ad uno dai militanti; dalla DC un sistema diffuso di consenso basato sulle parrocchie e sulla forza dei leader locali. E dov'è andato a finire questo patrimonio? In mille cespugli innanzitutto a sinistra e al centro; poi nell'astensionismo e infine perso perchè catturato dalla destra. Chi aveva intuito la frana era stato Prodi e ci aveva messo un bel rimedio con l'Ulivo senza riuscire però a dargli quell'impronta necessaria per farlo diventare partito; un'altro limite era il centrismo: forse un'impronta, almeno iniziale, socialdemocratica, non marxiana, poteva mantenere e dargli un'anima ma la scelta fu differente e Prodi e l'Ulivo abbiamo visto tutti la fine che hanno fatto. Poi nacque il PD. Veltroni gli diede l'impronta americana e un piglio assolutamente liberal, e assolutamente in salsa italaina, e liberista (modello fallito miseramente come tutti sappiamo innanzitutto finanziariamente e poi politicamente nel nostro paese guida e faro, gli USA). Ma anche qui contò troppo la personalizzazione e poco la linea politica fino al punto che assomiglia più ai partiti del XIX° secolo di notabili (in lotta perenne fra loro) che ai partiti di massa del secolo successivo: un partito che vive di immagine, ossia berlusconizzato. Clone della sua antitesi: il PdL. Con una differenza: mentre il suo originale ha al suo fianco un potere economico e mediatico enorme sopra un blocco sociale variegato e, pare, stabile il PD invece annaspa e non ha una sua linea caratteristica nè politica; non ha un'anima. Non ha nulla: tantomeno ha un'anim liberal se non possono parlare di pacs sennò s'inkazzano i cattolici come non possono parlare di socialdemocrazia sennò metà partito va con Casini: con questo poco si può fare e molto lontani non si va soprattutto se si continua a sparare addosso al proprio elettorato di riferimento, una volta operaio, candidando fior di industriali. Mi meraviglio sempre come facciano a restare a galla. Si facciano il loro Congresso e si facciano la loro bella battaglia interna e continuino a vivacchiare giocando di rimessa: la società continua a correre e non li aspetterà, soprattutto se riacquisterà memoria e ricorderà che fu proprio il centro-sinistra ad avviare la liberalizzazione dei servizi pubblici (e tutto il resto a partire dalle privatizzazioni ecc. che sono fallite senza creare mercato ma monopoli privati di cui un valido esempio è l'acqua, bene primario, che è passata da un monopolio pubblico ad un privato; si chiama liberalizzazione questa?), le chiamavano riforme, che hanno portato il paese alla sfacelo attuale. Quando saranno spariti si potrà ricominciare a lavorare e a costruire un partito socialdemocratico che è il vero grande assente di questi anni. E' vero che secondo i guru della comunicazione conta il centro e non le ali ma è anche vero che gli italiani hanno una vocazione genetica al dividersi in mille rivoli e fazioni che volgiono soprattutto il proprio tornaconto enon l'interesse generale ed è con questa storia che si devono fare i conti quando tanti oggi rimpiangono il "bel" tempo andato e si coprono gli occhi sulla realtà attuale e fattuale che è ben diversa: qui non serve rimpiangere ma altro e quest'altro non può non essere che altro rispetto a questo che ormai non piace a nessuno e viene, ancora, votato solo come male minore e non come valida alternativa alla Destra: e sotto quest'aspetto ha molta più credibilità l'IdV che essi e bastano e avanzano.

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