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mercoledì 11 marzo 2020

La vita ai tempi dell'epidemia: un'occasione unica per cambiare strada

Potrebbe essere il titolo di un romanzo: 'la vita ai tempi del coronavirus'.. in realtà è un occasione per avviare, a fine epidemia, una riflessione sulle scelte effettuate da noi e dai rappresentanti che abbiamo eletto nelgi ultimi decenni: a partire dal 1989 a oggi. Un paradigma ha fallito e bisogna cambiarlo. Addio al mercato 'libero (libero per chi cir crede che sia libero)' e benvenuto al mercato strettamente regolamentato: insomma un cambio di paradigma. Un diverso paradigma. Meno individualismo, più comunità. Insomma un orizzonte differente con maggiore glocalismo e minore globalizzazione. Schumpeter, un vero padre dell'economia quanto misconosciuto, lo diceva: esiste un capitalismo 'buono' uno 'cattivo'. Il primo ne vediamo gli effetti ultimi  e del secondo se ne  sono perse le tracce nelle nebbie del tempo e nella fine della guerra fredda.... quest'autore, insieme a uno dei maggiori esponenti del pensiero liberale, Isaiah Berlin, per anni hanno sostenuto l'idea: il liberismo che conosciamo è 'cattivo' mentre Berlin sosteneva che difficilmente gli umani (...) accetteranno rimanere nella casella predispostagli dal sistema ossia in basso per rimanervi nei secoli a venire. E' stato interessante sentire, mentre scrivo questo post, il direttore del sole24 ore dire chiaramente che l'europa è al capolinea davvero quindi al  lumicino e che se non da segni di aperta solidarietà, anziché isolarci chiudendoci in faccia le frontiere e/o prestandoci soldi a interesse (soldi che noi versiamo nel fondo salva stati e che il mes, il fmi europeo, controlla senza darne conto a nessuno.. pensate che i funzionari/strozzini del mes sono ignoti e godono dell'immunità diplomatica) è morta... da un lato non cado nella trappola dialettica: costui, rappresentante della confindustria, è strumentalmente polemico in quanto manda un messaggio (nemmeno così criptico) trasversale a uso interno e esterno e dall'altro però segna, non senza un mio piacere nel constatarlo, il limite del riconoscimento di questi europeisti del male che rappresenta quest'europa e dei danni che fa e continuerà a fare se non se ne cambia il dna.. sarebbe meglio mandarla nel cestino e provare a farne un altra naturalmente ma non si costruisce senza distruggere, vero?
Quando l'italia, come il resto dell'occidente, aderì al GATT, poi WTO, aderì a un modi di vedere le cose: da quel momento in poi accettammo il fatto che avremmo dovuto rinunciare non solo alla sovranità economica ma anche alla nostra dignità: in soldoni, e pure i trattati europei vanno nella stessa direzione, tranne interni, giustizia e difesa tutto il resto va 'a mercato' e quanto in precedenza era considerato bisogno da quel momento in poi diventava 'servizio' e quindi doveva essere PAGATO: ben dicevano Rifkin in vari saggi (due su tutti 'Il sogno europeo' e 'l'era dell'accesso'), e la Klein  (anche qui due su tutti ossia 'No logo' e 'Shock economy') che le istituzioni internazionali finanziarie, e non, non hanno come obiettivo la rinascita e l'aiuto ai paesi in difficoltà ma il rientro dei capitali investiti anche, come accaduto in mezzo mondo e da ultimo in Grecia, a costo di affamare i cittadini che, è bene che ce lo diciamo, qualunque cosa e chiunque votino dovranno sempre calarsi le braghe.....
da qui la necessità, cogliendo l'opportunità dell'epidemia, di cambiare il paradigma: dai servizi ai bisogni; dal mercato selvaggio (ricordiamoci della mascherine vendute online a 95 euri mentre prima ne costavano almeno tre volte meno) al mercato regolamentato come da costituzione che lo vincola alla cosidetta 'utilità sociale'. Riprendersi la sovranità monetaria; creare una moneta interna legata all'oro e/o ai metalli preziosi; indirizzare le risorse alla ristrutturazione del sistema pubblico investendo in ricerca, formazione, sanità, scuola e università, welfare ecc. tutto ciò, a li cito a titolo esemplificativo, non a detrimento del privato ma su una strada diversa: esiste un sistema pubblico e universale e uno privato, senza aiuti come ora dello stato, che va per conto suo che uno si paga se può e se vuole via assicurazione ecc. un pò come accade in paesi come Danimarca e Norvegia. I soldi? Ci sono: non è un caso che il governo ha stanziato 25 per rimodularli in base alle eigenze per prevederne reali 20 e sapete perchè? Perchè il nostro paese da anni ha AVANZO DI CASSA, soldi veri che ogni anno sono risparmiati e vanno a perdersi nei mille rivoli del sistema della riserva frazionaria e del debito pubblico in rapporto al pil che, come pochi sanno, è SOLO uno degli strumenti a disposizione per misurare il paese; ce ne sono altri altrettanto validi ma che danno preminenza a indici diversi che in tempo di mercato libero erano passati di moda.... cambiando il paradigma si da il là a una serie di eventi che, se non ci saranno tentennamenti, potrebeb spingere altri a intraprendere la stessa strada: saremo meno euro-liberisti (pochi in realtà mentre in realtà siamo colonia e mercato di sbocco come lo era il sud italia ai tempi della conquista del regno di sardegna) e più italo-europei (ossia soci paritari di un sistema federale dove gli stati sono comprimari senza perdere la propria sovranità e gli organi sovranazionali sono RESPONSABILI IN SOLIDO verso tutti i cittadini essendone ELETTI). Siamo in emergenza è vero ma siamo un popolo che ha superato ben altro nella propria storia e abbiamo una opportunità unica quanto rara di poter ripensare la nostra recente e capire gli errori e gli eccessi fatti....e non mi sembra così male, che ne dite?

giovedì 26 luglio 2018

Di Maio: sì al Jefta, no al Ceta. Un errore politico prima che strategico

Fonte: Il Fatto Quotidiano Zonaeuro | 26 luglio 2018  


di Alberto Zoratti*
I motivi sono nelle ultime righe della comunicazione inviata dal ministro Luigi Di Maio al Consiglio europeo per il “Sì” all’accordo con il Giappone, lettera venuta in possesso della Campagna Stop Ttip Stop Ceta Italia dopo una richiesta di accesso agli atti. L’Italia pensa di poterne controllare gli effetti e gli impatti sui diritti ambientali, sociali e sugli standard agroalimentari. Non sapendo che è proprio la tutela di questi diritti che non viene garantita da trattati di libero scambio strutturati come il Jefta, del tutto simile al Ceta, con il Canada e al (per ora) congelato Ttip, perché i capitoli dedicati non hanno alcuno strumento che ne permetta un reale rafforzamento, se non procedure consultive e un ruolo assolutamente marginale della società civile.
Per la sicurezza alimentare il Codex Alimentarius diventa riferimento unico, esattamente come per il Ceta e per il Ttip, sebbene molto spesso abbia standard più deboli di quelli europei. E per l’etichettatura, la questione non cambia: se si pensa che mentre in Europa la presenza di Ogm dei cibi viene considerata accidentale se sotto allo 0,9% (senza obbligo di citazione in etichetta), in Giappone la soglia è attorno al 5%. E il tutto verrà armonizzato da un sistema di comitati tecnici che si riuniranno senza il minimo controllo parlamentare. Come per il Ceta.
Niente Isds, quindi tutto va bene?
Nel Jefta non è contemplato l’arbitrato investitore-Stato (Isds), e non per gentile concessione della Commissione Eu. Continuare il negoziato avrebbe ritardato l’approvazione dell’accordo, considerate le distanze sul capitolo investimenti che, essendo di competenza nazionale, avrebbe richiesto la ratifica da parte dei Parlamenti degli Stati membri. Fastidi evitati facilmente dallo spostamento di un accordo sugli investimenti più avanti, a Jefta ratificato dal solo da parte del Parlamento europeo. E gli stessi europarlamentari potranno solo accettare o rifiutare il trattato, non esistendo alcuna possibilità di emendamento del testo finale. Nonostante il Jefta, esattamente come il Ceta, sia stato portato avanti senza la dovuta trasparenza, già richiesta dall’Ombudsman europeo per il Ttip.
Servizi in vendita
Sul fronte dei servizi, l’accordo Ue-Giappone usa l’identico approccio del Ceta: tutti quei servizi non elencati nell’apposito allegato, saranno aperti alla concorrenza da parte delle imprese giapponesi. Se prima bisognava specificare quali servizi erano disponibili alla privatizzazione, ora è il contrario, con il rischio che dall’elenco di servizi da salvaguardare vengano esclusi alcuni settori importanti. Senza contare che, per “servizi pubblici” l’accordo intende soltanto quelli forniti dallo Stato e senza contropartite economiche. L’acqua, in questo quadro, non è considerata servizio pubblico.
La liberalizzazione dei servizi finanziari include nella lista quei prodotti all’origine della crisi finanziaria come i prodotti derivati. E la cooperazione normativa considerata nell’accordo, invece di spingere a rafforzare gli standard di regolamentazione finanziaria soprattutto in una fase di instabilità e di volatilità, andrà verso la deregulation e la semplificazione.
Quindi Jefta sì, Ceta no?
Dicendo“Sì” al Jefta, Di Maio ha delegittimato una strategia condivisa con i movimenti: modificare la struttura dei trattati e il modo con cui vengono negoziati e approvati. Considerato che gli accordi conclusi non sono più negoziabili, tanto meno dai governi. Spostare l’attenzione sui potenziali vantaggi economici senza evidenziare criticità in altri settori, distrae da una profonda revisione del modello di trattato di libero scambio a un semplice calcolo aritmetico.
Nel luglio del 2016 le reti della società civile in occasione della votazione della risoluzione Lange sul Ttip al Parlamento di Strasburgo, proposero e presentarono sei emendamenti al testo di relazione che sottolineavano vere e proprie linee rosse insuperabili. Quelle proposte, sostenute da europarlamentari appartenenti a schieramenti diversi ponevano questioni di procedura, trasparenza, rispetto dei diritti ambientali e sociali. Molte delle quali, ancora oggi, dovrebbero essere riproposte per il Jefta.
*presidente di Fairwatch, Campagna Stop Ttip/Ceta Italia

Zonaeuro | 26 luglio 2018

lunedì 26 febbraio 2018

Bollette luce: la vera stangata arriverà nel 2019

Fonte: WSI 26 febbraio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) –  Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare delle bollette dei contribuenti morosi che finiranno per essere pagate da tutti ma un’altra novità è dietro l’angolo e rischia di accendere l'ennesima polemica.
Secondo quanto rende noto il Codacons nel 2019 si attende una vera e propria stangata sulle bollette della luce per la fine del mercato tutelato e il passaggio a quello libero.  L’associazione dei consumatori ha calcolato che quest’anno una famiglia media pagherà 68 euro in più per la luce, facendo lievitare il conto annuale da 467 a 535 euro.
Ma con la fine del mercato a maggior tutela e con conseguente mercato libero, con tanto di prezzi decisi delle compagnie, senza che lo Stato possa metterci il becco, il rischio stangata è assicurato dice il Codacons. Ovviamente, visti certi precedenti delle liberalizzazioni, il timore infatti è che la solita conseguenza sarà quella dell’innalzamento dei prezzi.
Inoltre il salasso specie per chi la seconda casa lo si è già visto. Come previsto dalla riforma decisa dell’Autorità per l’energia, la nuova Arera, dal 1° o gennaio dello scorso anno i non residenti devono pagare circa il 20 euro al mese di base, anche senza consumi. In un anno l’aumento per è possessori di seconde case è arrivato fino a 130 euro. Si possono sempre cercare prezzi più bassi sul mercato ma il risparmio che si riuscirà ad ottenere è però ridotto.
Questo perché i costi fissi pesano in media per la metà dell’importo in bolletta , dunque il risparmio possibile è molto contenuto. Senza contare che la libera concorrenza a volte produce un innalzamento verso l’alto dei prezzi piuttosto che una discesa.

mercoledì 28 settembre 2016

Competitività, Italia al 44esimo posto nella classifica mondiale. La Russia ci scavalca, la Svizzera resta leader

di | 28 settembre 2016 Il Fatto Quotidiano

Dal 43esimo al 44esimo posto. L’Italia scende di un gradino nella classifica annuale sulla competitività industriale stilata dal Forum economico mondiale (Wef). In cima alla graduatoria, per l’ottavo anno consecutivo, si conferma la Svizzera, davanti a Singapore e Stati Uniti. I migliori Paesi dell’Ue risultano Paesi Bassi e Germania, che si piazzano rispettivamente in quarta e quinta posizione. Al sesto e settimo posto si collocano Svezia e Regno Unito, che fanno un balzo in avanti di tre posizioni. “Ma i dati presi in considerazione per Londra sono precedenti alla votazione sulla Brexit“, sottolinea il Forum. Completano la top ten Giappone, Hong Kong e Finlandia.
“La competitività dell’Italia – precisa il Forum – è migliorata ma più lentamente degli altri“. E così il Paese “scivola di un posto ed è 44esimo”, scalzato dalla Russia. Il principale punto di debolezza riscontrato nel nostro sistema economico è quello connesso ai problemi delle banche zavorrate di crediti deteriorati. Le riforme, prosegue il Wef, hanno migliorato la situazione, ma pesano la burocrazia, la fuga dei talenti e i tempi lunghi necessari perché il Jobs act dispieghi i propri effetti.
La classifica appena pubblicata – stilata tenendo conto di vari fattori tra cui infrastrutture, sanità, educazione ed efficacia dei mercati di 138 Stati – fotografa un’Europa divisa in due: un nord nel complesso più competitivo e un sud in generale difficoltà. Ma anche tra i Paesi del mediterraneo, l’Italia non risulta affatto in testa. Se la Grecia si ferma all’86esimo posto, la Spagna, 23esima, ci precede di 11 posizioni. Meglio ancora fa la Francia, che sale fino alla 21esima casella.
Alla base della supremazia svizzera, invece, la trasparenza delle istituzioni, l’efficacia del mercato del lavoro e le buone infrastrutture, oltre alla buona qualità del sistema formativo e alla capacità d’innovazione. Il sistema elvetico presenta anche delle debolezze, quali la persistente deflazione, una mancata concorrenza su certi mercati, la difficoltà nella creazione di nuove aziende e la poca partecipazione delle donne sul mercato del lavoro nel confronto internazionale, ma ciò non impedisce a Berna di occupare la prima posizione della classifica ininterrottamente dal 2007.
Quanto al resto del mondo, il Wef dedica uno spazio specifico ai Paesi emergenti, nei quali “l’accesso alla tecnologia e all’innovazione diventano fattori importanti per lo sviluppo dell’infrastruttura, dell’educazione e della salute”. Nel gruppo del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), in particolare, la Cina fa meglio di tutti, piazzandosi 28esima, seguita dall’India, 39esima ma in risalita di ben 16 posizioni. Russia e Sudafrica salgono entrambi di due gradini, passando rispettivamente al 43mo e al 47mo posto, mentre il Brasile scende di sei, e diventa 81esima. Nel mondo arabo gli Emirati Arabi Uniti si classificano sedicesimi, il Qatar diciottesimo e l’Arabia Saudita 29esima. In America Latina il Cile occupa la 33esima posizione, Panama la 42esima.
Nel complesso del contesto globale, il Wef riscontra soprattutto due problemi: da un lato un calo dell’apertura delle economie mondiali e dall’altro la presenza di stimoli monetari “non sufficienti” a rilanciare la crescita senza una forte competitività. “Il calo dell’apertura economica – afferma Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Wef – sta danneggiando la competitività e rende più difficile spingere una crescita sostenibile e inclusiva”.
di | 28 settembre 2016

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giovedì 4 febbraio 2016

.. sul Caso Moro

è di oggi, non so se avete sentito o letto, la notizia che starebbe emergendo una nuova vicenda sul Caso Moro: pare che siano venute alla luce foto e registrazioni telefoniche che contraddirrebbero la verità emersa finora dai processi e dai racconti che da essi sono scaturiti... ma andiamo con ordine.
Forse avrete sentito che alcuni ex brigatisti e familiari di vittime del terrorismo sono stati invitati ad alcuni corsi fatti per i magistrati per aiutarli nella comprensione del fenomeno di quegli anni e portare storie ed esperienze: apriti cielo, polemiche a non finire; personalmente sarei anche favorevole perchè prima o poi si deve mettere sotto la lente quel periodo e non solo per i magistrati, ma.... sono emersi veleni segno, forse, che qualcuno ancora non vuole che si faccia piena luce sulla vicenda di quegli anni o teme l'emergere delle verità nascosta e inconfessabili; una di queste mi ha particolarmente colpito perchè si è parlato di alcune foto venute fuori che provavano la presenza di alcuni malavitosi nel mentre dell'attacco brigatista alla scorta di Moro (che, se provata, metterebbe sotto una nuova luce tutta la vicenda dandogli un aspetto ancor più sinistro di quanto non fosse già di suo) e di una registrazione telefonica fra un noto esponente DC e un malavitoso da cui emergerebbe proprio l'allarme, e di conseguenza, la necessità che proprio quelle foto dovessero sparire per non mettere in piena vista, forse, il coinvolgimento, sempre sospettato e mai provato, di alcune personalità nel Caso Moro soprattutto perchè l'azione di Moro mirava a coinvolgere il PCI nei processi di gestione politica dello Stato se non addirittura a portare questo partito al Governo rompendo quella conventio ad excludendum che dal 1948 in poi ha bloccato il sistema politico italiano. Azione, che com'è emerso dai vari processi sulle stragi, sul terrorismo e sulla vicenda di Moro, la cosa era temuta non solo da circoli di destra e politico-militari nostrani ma da consimili occidentali e soprattutto americani... che non si fecero scrupolo a usare servizi deviati, infiltrati nell'estrema destra e nell'estrema sinistra, e quant'altro per influenzarne le scelte e, soprattutto, per indirizzarli verso l'eversione pura facendosene scudo e utilizzandoli come strumento: un esempio per tutti è l'infiltrazione nei gruppi anarchici di agenti provocatori in modo da indirizzare subito le indagini sulla strage di piazza fontana a milano verso di essi. Solo dopo, molto dopo, venne scoperto il giochino e la trama che esso nascondeva ma ci vollero anni e anni di indagini, processi e .... Pinelli che fu "suicidato" nella Questura di Milano. Queste opeerazioni di "false flag" sono note ormai ma allora chi aveva interesse a farlo cavalcò l'onda e mise le basi per la distruzione di quella maturazione del paese, lo scongelamento di oltre un terzo della società italiana di allora che votava a sinistra, in senso democratico che venne, a forza di bombe, corruzione e quant'altro, bloccato con gli esiti che oggi ben sappiamo e che abbiamo ancora oggi sotto gli occhi!!!!!
Che paese saremmo stati se quel processo non fosse stato bloccato? Diverso? Migliore? Chi lo sa.. la storia non si fa con il senno di poi è noto ma  chiederselo sarebbe auspicabile perchè proprio in quegli anni furono gettate le basi dell'involuzione del sistema politico che è sfociato nell'attuale situazione sia politica che sociale.......  certo sapere che:
  1. eravamo terreno di scontro fra servizi stranieri (Argo 16, Sigonella, DC9 Itavia e Ustica ecc.);
  2. i nostri servizi, ben lungi dal difendere la legalità e la democrazia si prestavano, almeno in parte, a questo gioco e di fatto permettevano che questo scontro avvenisse non solo a forza di infiltrazioni ma pure di bombe;
  3. i nostri politici sapessero e ci vivacchiassero sopra traendone potere basato sia sulla necessità di tenere sotto il tacco occidentale il paese sia sull'ineluttabilità della conventio ad excludendum bloccando  di fatto il paese in una ingessatura da cui oggi non ci siamo ancora liberati;
  4. tutte le vittime delle bombe e del terrorismo erano solo carne sacrificabile in nome del potere fine a se stesso e che questo potere non esitava a fare accordi con la malavita sia per tenere, e mantenere, lo status quo sia per trarne beneficio politico-elettorale (ben sapendo che c'era una contropartita in termini di mancata presenza dello Stato e della legalità in enormi fette del paese... e non tutte del SUD come ben provano le indagini, non solo di questi ultimi anni, sulle infiltrazioni malavitose al nord);
  5. ecc. ecc.
insomma tutti sapevano e sapevano che il potere avrebbe permesso un cambiamento solo quando tutto sarebbe cambiato affinché nulla cambiasse.... e perchè ciò accadesse erano disposti a tutto come potevamo sperare in un mondo migliore con una cappa di piombo siffatta? E ora vien fuori di "apprensioni" di alcuni politici beccati al telefono affinché "certe" foto che provavano la presenza di malavitosi sul luogo dell'attacco BR ad Aldo Moro.. cosa dobbiamo pensare? Che tutte le leggende "metropolitane" (presenza di personaggi sul luogo del rapimento; azione militare della quale pochi credettero le BR fossero realmente capaci di mettere in atto; individui troppo spesso provenienti da zone "grgie" al confine fra terrorismo e servizi segreti; ecc. ecc.) venute fuori e dette a mezza voce ERANO VERE?
Ma, d'altronde, cosa ci si poteva aspettare da un potere che non esitò a "unificare" il paese corrompendo i grandi latifondisti del Sud (ebbero l'assoluta garanzia che non sarebebro stati nemmeno sfiorati nelle loro prerogative) e gli Ufficiali delle'sercito borbonico (quasi tutti incorporati nel futuro esercito italiano con gli stessi gradi e prerogative)? O che invase, senz'alcuna dichiarazione di guerra o altro atto, gli stati del centro-italia? O che conquistò il lombardo-veneto infiltrando agenti in quelle zone per provacare rivolte e associazioni segrete filo-massoniche e con il placet francese, grande alleato, che inviò truppe allo scopo? O che non si fece scrupolo di commettere eccidi come quello di Bronte? E che troppo spesso quello che ora chiamiamo "risorgimento" troppo spesso, se si guardano alcuni aspetti, diventa più che altro conquista per evitare pericolosi avversari? O che i "plebisciti" che furono fatti per chiedere di essere annessi al Regno di Sardegna furono, come dire, "pilotati" perchè le certificazioni del voto furono fatte prima ancora che si conoscessero gli esiti dei "voti (cui peraltro parteciparono in quasi tutti i casi minoranze e senz'alcun controllo che le stesse persone non votassero più volte in diversi seggi)"?
Di tutto ciò cosa dovremmo pensare? Che in un paese nato così quel potere informe ma potentissimo potesse mollare la presa e farci crescere come popolo e come società realmente libera e che democraticamente si scegliesse il futuro? Che illusi che siamo......
p.s.
la conferenza a cui avrebbero dovuto partecipare leggo ora che è stata annullata... ma il resto? E' vero o è solo l'ennesima "leggenda metropolitana"?

martedì 17 luglio 2012

Scoprire gli altarini.....

Come se non bastassero i guai che abbiamo, e non da ora, emerge una bruttissima storiaccia di avidità che dovrebbe aiutarci ad aprire gli occhi, semmai non li avessimo aperti sul "vellutato" mondo della finanza: mai fidarsi delle parole dei politici e dei banchieri che detengono il potere; a Londra, nel corso delle indagini sullo scandalo di cui parlavo in questo post, il capo della banca inglese che allora citavo ha affermato che la Bank of England e la Federal Reserve americana.... sapevano. Sapevano tutto, e nicchiavano: essendo anch'esse formate da banchieri hanno girato lo sguardo dall'altra parte invece di vigilare e reprimere comportamenti anche penalmente rilevanti: truccare i tassi; far pagare interessi più alti ai sottoscrittori di mutui e prestiti; bloccare, per avere condizioni più favorevoli, l'erogazione di crediti a singoli, aziende e a Stati ... c'è qualcosa di più criminale di comportamenti del genere?




Quali conseguenze ci possono essere per gli istituti coinvolti? Nei fatti poche: pagheranno multe salatissime; qualcuno sarà processato, ma poi .. alla fine poco, troppo poco rispetto al danno fatto.



L'economia, invece subirà danni enormi, un credit crunch nel credit crunch. Una ulteriore restrizione dell'accesso al credito e pressioni su pressioni affinché tutti, Stati soprattutto, continuino a pagare per le perdite subite dalle banche, altrimenti ... altrimenti salta tutto. E questo lo sappiamo, ma repetita iuvant: negli ultimi 50 anni istituzioni internazionali finanziarie (FMI, Banca Mondiale, ecc.) hanno propinato le solite ricette agli Stati che hanno avuto la "bella idea" di chiedere aiuto per "uscire dalla crisi per poi scoprire che erano stati truffati e i cittadini truffati e impoveriti.

La lista é lunga: finora erano stati africani ed asiatici... ora tocca a noi, domani? Potrebbe toccare alla Cina e agli USA, gli squali non hanno timori anche perché sanno che il manico del coltello ce l'hanno in mano e le classi dirigenti o sono corrotte (e incapaci) o sono conniventi .. anche per i comuni mortali non c'é scampo perché la strada é solo in discesa .. verso la povertà; per chi ha soldi invece basta spostarli altrove e sono garantiti.

A questo servivano di mercato rientravano i vari Trattati istitutivi di organizzazioni internazionali (WTO, in testa) che mettevano al centro i mercati e imponevano agli Stati di disfarsi di tutto quello che non era strettamente connesso al potere: dai servizi essenziali (acqua, energia, telecomunicazioni, media, ecc.) ai beni patrimoniali tutto doveva essere "privatizzato" in nome della migliore capacità dei mercati di gestire.. in realtà, come ben sappiamo dalle esperienze precedenti (che vanno dall'america latina, ieri, passando per l'africa e ai paesi europei, oggi), tutto si risolve in primis in possibilità di profitti enormi, per le società private, ecosti crescenti per cittadini-consumatori e Stati; in secondo luogo c'é anche un problema di accesso ad essi perché chi ha soldi e chi no... quest'ultimo ne viene brutalmente escluso, cancellato nei suoi diritti umani e fondamentali di persona e cittadino per essere trasformato in un invisibile sociale, contrapposto al "visibile", il consumatore, colui che può acquistarne l'uso pagando tariffe spesso esose e fuori ... mercato, perché (come accade nel nostro paese) spesso su essi si scarica la "copertura del rischio d'impresa (il meccanismo che prevede una tal perversa "tassa" occulta si basa sul calcolo dell'isoquanto.. ossia il riconoscimento, al di là del reale consumo, al privato di una quota in cifra fissa, intorno al 7% all'anno in più.. ongi anno, di questo rischio) che invece dovrebeb già essere compresa nel prezzo pagato: negli USA, ad esempio, le bollette di acqua, gas e luce non sono delle "complicatissime giornalate per commercialisti" ma si paga solo il consumo (ripeto SOLO) e l'iva (una non due come in europa,e da noi) e basta.



Il copione é noto: qui, invece, ci si attende che gli stati paghino e basta; le magagne "bancarie" saranno superate in fretta: qualcuno verrà dato in pasto ai media; la banca pagherà salate multe cospargendosi il capo di cenere... poi, dimenticati i fatti dopo qualche settimana, tutto continuerà come prima ossia i soldi devono girare, i profitti aumentare ... quasi quasi fanno rimpiangere i tempi di chi sosteneva che a girare doveva essere la.... patonza.

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