Fonte: No all'Italia petrolizzata
E'
l'ultima frontiera dei trivellatori, l'Artico, un tempo ostico ed
impossibile da sfruttare ma sempre piu' appetibile grazie ai cambiamenti
climatici, creati dai trivellatori stessi.
La Russia e' in prima fila nel piantare le proprie trivelle in cima al mondo, letteralmente e figurativamente, ma la Cina non sta a guardare.
E hai voglia a predicare.
Tutti sappiamo che l'aumento delle temperature porta allo scioglimento
dei ghiacciai, anzi secondo le stime dell'IPCC, l'Intergovernmental
Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, se tutto va avanti come
adesso, entro il 2040 l'Artico restera' senza ghiaccio.
Ovviamente questo e' musica per le orecchie dei trivellatori, con nuove
rotte marine dove prima c'era ghiaccio e con la promessa di petrolio e
gas sgorganti dal sottosuolo.
La Russia e' la piu' determinata
di tutte, se non altro perche' e' la piu' vicina geograficamente
all'Artico che si scioglie, perche' economicamente vive di idrocarburi e
perche' prima di tutte ha deciso di sfruttare i mari dell'Artico e di
accapparrarsene i diritti.
Lo scioglimento delle nevi
significa non solo nuovi giacimenti, ma anche minori tempi per il
trasporto di petrolio attraverso le nuove acque: si calcola che i tempi
per navigare dall'Asia all'Europa si accorcera' del 35-40% rispetto al
passaggio attraverso l'Asia rispetto al passaggio attraverso il canale
di Suez o dell'oceano indiano.
E cosi Venta Maersk e'
stata la prima nave ad attraversare l'Artico da Vladivostok a San
Pietroburgo, qualche mese prima la ditta russa Novatek ha mandato un
carico di gas liquefatto in Cina dalla Siberia attraverso l'Artico con
19 giorni invece dei tradizionali 35 lungo il canale di Suez.
La Russia ha pure 40 navi rompighiaccio, incluso alcune che vanno ad
energia nucleare, piu' potenti e che non abbisogano di rifornimenti. Gli
USA invece hanno solo due navi rompighiacchi.
Ci vogliono un miliardo di dollari a nave, e dieci anni per costruirle.
USA, Canada, Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia e Islanda hanno
tutti interessi in Artico, e quindi e' comprensibile che vogliano
contrastare la Russia. La Cina pero' afferma che l'Artico non e' di
nessuno e che quindi e' di tutti.
Vogliono acchiappare anche loro quel che possono.
E infatti si sono definiti una superpotenza polare nel 2014. Nel 2018
hanno pure rilasciato una politica cinese dell'Artico per difendere i
propri interessi e quindi hanno iniziato a costruirsi rompighiacci pure
loro e annunciano di volere costruire una via della seta polare.
L'Artico e' governato da una serie di trattati fra cui uno delle
Nazioni Unite del 1982 chiamato United Nations Convention on the Law
of the Sea (UNCLOS). Questo UNCLOS delinea le estensioni dei mari
territoriali, zone economiche, diritti di passaggio, diritti e doveri
di sviluppo, protezione ambientale. Non si parla di sicurezza militare.
Ci sono gia' litigi: il Lomonosov ridge e' lungo 1800 chilometri ed e'
al cuore di dispute fra la Russia, Canada e Danimarca. Il motivo?
Petrolio.
Si pensa infatti che il Lomonosov ridge sia particolarmente ricco di
idrocarburi e la Russia vuole che siano tutti loro. Per esempio, gia'
nel 2007, una spedizione russa, Arktika 2007 giunse alla conclusione che
questo Lomonosov e' una estensione della massa continentale russa e
piantarono qui bandiere russe.
Canada e Danimarca dicono di no; anzi la Danimarca dice che e' una estensione della Groenlandia.
Putin non ha mai fatto mistero di queste sue ambizioni polari che esistono da piu' di dieci anni.
Nel 2012 i russi hanno proposto di chiamare l'oceano artico l'oceano
"russo" come dire e' cosa nostra. Il paese sta anche creando una
presenza militare in artico, con un Arctic Joint Strategic Command, e
addrittura sta rimodernando aereoporti costruiti durante il tempo della
guerra fredda. E' stata istituita una Northern Sea Route
Administration, una agenzia russa che ha lo scopo di governare il
passaggio di navi e il traffico in Artico.
Putin cerca pure di
aumentare i suoi alleati strategici in zona, per esempio creando
accordi con India (perche' India? non si sa, ma forse perche' India e
Cina non sono tanto amiche...)
Ovviamente non e' solo il controllo dell'Artico ma anche proprio dello sfruttamento petrolifero. La ditta Rosneft ha gia' iniziato a trivellare in Artico nel 2017 in una concessione detta Khatangsky nel Laptev Sea.
Si parla di 590 milioni di barili di petrolio di alta qualita' - leggero e a basso tenore sulfureo; un enorme ricchezza.
Oltre a Rosneft c'e' Gazprom che invece gestisce la piattaforma Prirazlomnoye nel Pechora Sea e le cui trivelle sono state inaugurate nel 2013. Anche qui si parla di 513 milioni di barili di petrolio.
Rosneft vuole trivellare nel Barents Sea, nel Kara Sea e in tutta
l'area russa dell'Artico: hanno almeno 28 concessioni per un totale di
250 miliardi di barili. Sono numeri impossibilmente grandi.
Sanzioni o non sanzioni, i russi vanno avanti: non possono usufruire di
beni e servizi tecnologici da paesi terzi, per via di queste sanzioni,
ma dicono che troveranno i fondi fuori dalle sanzioni perche' l'Artico
e' importante per la loro economia. Vogliono che il 20-30 percento di
tutto il loro petrolio e gas venga dall'Artico entro il 2050.
La morale della favola e' che in questa corsa geopolitica a chi arriva
prima in Artico, ci sono tanti calcoli: petrolio, navi, risorse, sogni
di vanagloria.
E al resto del pianeta chi ci pensa?
Davvero Russia e Cina avranno a cuore la biodiversita' del pianeta,
davvero sapranno "controllarsi"? Come gia' ci mostra la russia, non
credo. La cosa piu' ironica e' che tutto questo nuovo sfruttamento
dell'Artico e' reso possibile dai cambiamenti climatici, che le azioni
dei russi rendera' piu' estremo, con questo maggior petrolio estratto,
venduto, consumato.
Ci vorrebbe solo un grande accordo: "l'Artico non si trivella".
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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giovedì 8 novembre 2018
lunedì 6 agosto 2018
Bollette: slitta al 2020 l’addio al mercato a maggior tutela
Fonte: W.S.I. 6 agosto 2018, di Alessandra Caparello
Slitta la liberalizzazione totale del mercato elettrico e del gas. La maggioranza ha votato a favore di un emendamento al decreto Milleproroghe n. 91/2018, approvato in Commissione Affari Istituzionali del Senato, che rinvia al 1° luglio 2020 la fine dei prezzi di maggior tutela per l’energia elettrica e il gas.
Un rinvio di un ano esatto, dal primo luglio 2019 al primo luglio 2020. A far scattare lo slittamenti dei termini il ritardo nel processo di implementazione della riforma e i dubbi politici sulla necessità di chiudere d’ufficio l’era dei prezzi tutelati. Ancora due anni quindi di mercato a maggior tutela dove le tariffe vengono stabilite ogni tre mesi dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico in base alle quotazioni internazionali degli idrocarburi. Poi dal 2020 si passerà definitivamente a quello libero, determinato dalle società elettriche che offrono, in concorrenza tra loro, diverse soluzioni contrattuali ai consumatori.
Slitta la liberalizzazione totale del mercato elettrico e del gas. La maggioranza ha votato a favore di un emendamento al decreto Milleproroghe n. 91/2018, approvato in Commissione Affari Istituzionali del Senato, che rinvia al 1° luglio 2020 la fine dei prezzi di maggior tutela per l’energia elettrica e il gas.
Un rinvio di un ano esatto, dal primo luglio 2019 al primo luglio 2020. A far scattare lo slittamenti dei termini il ritardo nel processo di implementazione della riforma e i dubbi politici sulla necessità di chiudere d’ufficio l’era dei prezzi tutelati. Ancora due anni quindi di mercato a maggior tutela dove le tariffe vengono stabilite ogni tre mesi dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico in base alle quotazioni internazionali degli idrocarburi. Poi dal 2020 si passerà definitivamente a quello libero, determinato dalle società elettriche che offrono, in concorrenza tra loro, diverse soluzioni contrattuali ai consumatori.
“Vogliamo utilizzare questo periodo di tempo concesso dal Parlamento per migliorare le condizioni per la realizzazione di un sistema competitivo che sia in grado di coniugare migliori prezzi per il consumatore con sicurezza e tranquillità delle famiglie, con contratti luce e gas chiari, trasparenti e senza condizioni vessatorie nei loro confronti”.Così afferma in una nota il sottosegretario allo Sviluppo economico con deleghe all’Energia, Davide Crippa, in riferimento all’emendamento approvato in commissione a Palazzo Madama.
“Tale misura si è resa indispensabile considerando che, visto il precedente termine di luglio 2019, non sussistono le necessarie garanzie di informazione per i consumatori, di mercato, di competitività e di trasparenza. Lavoreremo da subito con tutti i soggetti coinvolti come Arera, Agcm, operatori del settore e Consumatori al fine di raggiungere l’obiettivo fondamentale di garantire alla collettività un mercato energetico efficiente, sostenibile e trasparente”.
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lunedì 26 febbraio 2018
Bollette luce: la vera stangata arriverà nel 2019
Fonte: WSI 26 febbraio 2018, di Alessandra Caparello
ROMA
(WSI) – Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare delle
bollette dei contribuenti morosi che finiranno per essere pagate da
tutti ma un’altra novità è dietro l’angolo e rischia di accendere l'ennesima polemica.
Secondo quanto rende noto il Codacons nel 2019 si attende una vera e propria stangata sulle bollette della luce per la fine del mercato tutelato e il passaggio a quello libero. L’associazione dei consumatori ha calcolato che quest’anno una famiglia media pagherà 68 euro in più per la luce, facendo lievitare il conto annuale da 467 a 535 euro.
Ma con la fine del mercato a maggior tutela e con conseguente mercato libero, con tanto di prezzi decisi delle compagnie, senza che lo Stato possa metterci il becco, il rischio stangata è assicurato dice il Codacons. Ovviamente, visti certi precedenti delle liberalizzazioni, il timore infatti è che la solita conseguenza sarà quella dell’innalzamento dei prezzi.
Inoltre il salasso specie per chi la seconda casa lo si è già visto. Come previsto dalla riforma decisa dell’Autorità per l’energia, la nuova Arera, dal 1° o gennaio dello scorso anno i non residenti devono pagare circa il 20 euro al mese di base, anche senza consumi. In un anno l’aumento per è possessori di seconde case è arrivato fino a 130 euro. Si possono sempre cercare prezzi più bassi sul mercato ma il risparmio che si riuscirà ad ottenere è però ridotto.
Questo perché i costi fissi pesano in media per la metà dell’importo in bolletta , dunque il risparmio possibile è molto contenuto. Senza contare che la libera concorrenza a volte produce un innalzamento verso l’alto dei prezzi piuttosto che una discesa.
Secondo quanto rende noto il Codacons nel 2019 si attende una vera e propria stangata sulle bollette della luce per la fine del mercato tutelato e il passaggio a quello libero. L’associazione dei consumatori ha calcolato che quest’anno una famiglia media pagherà 68 euro in più per la luce, facendo lievitare il conto annuale da 467 a 535 euro.
Ma con la fine del mercato a maggior tutela e con conseguente mercato libero, con tanto di prezzi decisi delle compagnie, senza che lo Stato possa metterci il becco, il rischio stangata è assicurato dice il Codacons. Ovviamente, visti certi precedenti delle liberalizzazioni, il timore infatti è che la solita conseguenza sarà quella dell’innalzamento dei prezzi.
Inoltre il salasso specie per chi la seconda casa lo si è già visto. Come previsto dalla riforma decisa dell’Autorità per l’energia, la nuova Arera, dal 1° o gennaio dello scorso anno i non residenti devono pagare circa il 20 euro al mese di base, anche senza consumi. In un anno l’aumento per è possessori di seconde case è arrivato fino a 130 euro. Si possono sempre cercare prezzi più bassi sul mercato ma il risparmio che si riuscirà ad ottenere è però ridotto.
Questo perché i costi fissi pesano in media per la metà dell’importo in bolletta , dunque il risparmio possibile è molto contenuto. Senza contare che la libera concorrenza a volte produce un innalzamento verso l’alto dei prezzi piuttosto che una discesa.
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martedì 29 agosto 2017
Elettricità, se non passi al mercato libero la bolletta sarà più pesante
di Mario Agostinelli | 29 agosto 2017 Il Fatto Quotidiano

Il Ddl Concorrenza, dopo un percorso lungo e accidentato, è giunto alla meta diventando legge dello Stato. Al suo interno ci sono norme importanti che riguardano il gas e l’elettricità di cui si è molto parlato. Soffermiamoci sull’elettricità.
La nuova legge ha definito la fatidica data di cessazione del servizio di maggior tutela: dall’1 luglio 2019 rimarrà solo il mercato libero e il servizio di salvaguardia. Dopo la liberalizzazione del sistema elettrico l’utente finale, sia domestico che aziendale, poteva liberamente scegliere il proprio fornitore, passando al mercato libero o restare dov’era, cioè nel cosiddetto “servizio di tutela” dove l’Autorità per il servizio elettrico, il gas e i servizi idrici (Aeegsi), ogni tre mesi stabilisce i prezzi delle bollette, calcolando il costo della parte energia in base ai costi sostenuti da una società pubblica (l’Acquirente Unico) creata appositamente per rifornire i clienti in questo servizio.
Cosa cambierà dal 1 luglio 2019?
Cesserà questo servizio e a chi non sarà passato nel frattempo al mercato libero rimarrà solo il servizio di salvaguardia che – si badi bene – è ben diverso dalla tutela anche se spesso vorrebbero che l’utente facesse confusione fra i due termini.
Sinora questo servizio era disponibile solo per le aziende (clienti con Partita IVA) che non avevano optato per un fornitore del libero mercato ed era stato istituito al fine di evitare che un cliente aziendale del mercato libero, rimasto senza contratto di fornitura, restasse senza elettricità (da qui la denominazione di “salvaguardia”).
Tale tutela però presenta un prezzo che, in alcuni casi, determina il raddoppio dei costi energetici ed è gestita da operatori territoriali di riferimento che regolano e definiscono le condizioni economiche e che sono a loro volta sottoposti al controllo dell’Aeegsi. Quindi nel mercato di salvaguardia il prezzo praticato è costituito da una componente energia, rappresentato dai prezzi di acquisto della “Borsa Elettrica” (PUN medio mensile) e dal parametro omega (Ω), che è una maggiorazione che rappresenta una sorta di penale per essere rimasti senza contratto (tecnicamente si tratta di un fattore di rischio).
Questo deve chiarire il significato dell’articolo 62 della nuova legge che di primo acchito può risultare poco chiara e che era già stata spiegata su questo blog. Quello che l’articolo dice è che non ci sarà alcun obbligo di passare al mercato libero (abolite quindi le aste di cui si parlava da un paio d’anni). Tuttavia, siccome non ci sarà più quello di tutela, chi non ci passerà finirà in quello di salvaguardia che sarà perciò aperto anche ai clienti domestici, ma che, così come già accade oggi per le imprese, sarà coperto con procedure per aree territoriali (quindi non nazionali: cioè una fornitura a Milano non sarà uguale rispetto a una a Firenze) e a condizioni che saranno peggiorative rispetto al mercato libero. Morale: se non passi al mercato libero pagherai di più.
Cosa accadrà da qui al luglio 2019
La legge stabilisce una serie di attività a carico dell’Autorità per cercare di traghettare tutti coloro che sono ancora nel servizio di tutela. In particolare allo scopo di rendere più facile la comparazione delle offerte del mercato libero, è prevista la realizzazione entro cinque mesi dall’entrata in vigore della legge, di un apposito portale informatico per la pubblicazione delle offerte vigenti sul mercato di vendita al dettaglio di energia elettrica e anche del gas. Inoltre, decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, gli operatori della vendita di energia elettrica o gas sul mercato italiano dovranno fornire almeno una proposta di offerta di fornitura di energia elettrica o gas a prezzo variabile e almeno una a prezzo fisso.
In verità l’Autorità ha già iniziato a lavorarci e dal prossimo anno le famiglie potranno scegliere dei nuovi contratti chiamati “Placet”. Le offerte Placet saranno offerte di mercato libero, dovrebbero essere offerte standard facilmente confrontabili fra diversi fornitori secondo una struttura stabilita dall’Autorità e non potrebbero includere la fornitura di servizi o di prodotti aggiuntivi, tipo sconti o omaggi; questo proprio per favorire la confrontabilità delle offerte economiche.
Il contratto avrà durata indeterminata, fatta salva la facoltà di recesso, con condizioni economiche rinnovate ogni 12 mesi e un prezzo comunque liberamente definito tra le parti. Con adeguato anticipo rispetto alla scadenza, il venditore dovrà informare il cliente, con apposita comunicazione, delle condizioni economiche applicate trascorsi 12 mesi e il cliente deciderà se aderire, anche in forma tacita. Accadrà quindi che alla scadenza del contratto di tutela simile, in assenza di una diversa scelta da parte del cliente, questo contratto proseguirà per un altro anno alle medesime condizioni contrattuali ed economiche (ma senza lo sconto una tantum iniziale non ripetibile) e successivamente, sempre in assenza di diversa scelta del cliente, sarà previsto il passaggio al mercato libero attraverso una offerta da parte delle aziende territorialmente competenti. Insomma, detto in soldoni e al di là delle spiegazioni tecnico-giuridiche di difficile comprensione e che noi abbiamo però cercato di esplicitare, l’ennesima fregatura del cliente – oggi ancora tutelato – a favore del libero mercato che rimane in trepida attesa.
di Mario Agostinelli e Roberto Meregalli
La nuova legge ha definito la fatidica data di cessazione del servizio di maggior tutela: dall’1 luglio 2019 rimarrà solo il mercato libero e il servizio di salvaguardia. Dopo la liberalizzazione del sistema elettrico l’utente finale, sia domestico che aziendale, poteva liberamente scegliere il proprio fornitore, passando al mercato libero o restare dov’era, cioè nel cosiddetto “servizio di tutela” dove l’Autorità per il servizio elettrico, il gas e i servizi idrici (Aeegsi), ogni tre mesi stabilisce i prezzi delle bollette, calcolando il costo della parte energia in base ai costi sostenuti da una società pubblica (l’Acquirente Unico) creata appositamente per rifornire i clienti in questo servizio.
Cosa cambierà dal 1 luglio 2019?
Cesserà questo servizio e a chi non sarà passato nel frattempo al mercato libero rimarrà solo il servizio di salvaguardia che – si badi bene – è ben diverso dalla tutela anche se spesso vorrebbero che l’utente facesse confusione fra i due termini.
Sinora questo servizio era disponibile solo per le aziende (clienti con Partita IVA) che non avevano optato per un fornitore del libero mercato ed era stato istituito al fine di evitare che un cliente aziendale del mercato libero, rimasto senza contratto di fornitura, restasse senza elettricità (da qui la denominazione di “salvaguardia”).
Tale tutela però presenta un prezzo che, in alcuni casi, determina il raddoppio dei costi energetici ed è gestita da operatori territoriali di riferimento che regolano e definiscono le condizioni economiche e che sono a loro volta sottoposti al controllo dell’Aeegsi. Quindi nel mercato di salvaguardia il prezzo praticato è costituito da una componente energia, rappresentato dai prezzi di acquisto della “Borsa Elettrica” (PUN medio mensile) e dal parametro omega (Ω), che è una maggiorazione che rappresenta una sorta di penale per essere rimasti senza contratto (tecnicamente si tratta di un fattore di rischio).
Questo deve chiarire il significato dell’articolo 62 della nuova legge che di primo acchito può risultare poco chiara e che era già stata spiegata su questo blog. Quello che l’articolo dice è che non ci sarà alcun obbligo di passare al mercato libero (abolite quindi le aste di cui si parlava da un paio d’anni). Tuttavia, siccome non ci sarà più quello di tutela, chi non ci passerà finirà in quello di salvaguardia che sarà perciò aperto anche ai clienti domestici, ma che, così come già accade oggi per le imprese, sarà coperto con procedure per aree territoriali (quindi non nazionali: cioè una fornitura a Milano non sarà uguale rispetto a una a Firenze) e a condizioni che saranno peggiorative rispetto al mercato libero. Morale: se non passi al mercato libero pagherai di più.
Cosa accadrà da qui al luglio 2019
La legge stabilisce una serie di attività a carico dell’Autorità per cercare di traghettare tutti coloro che sono ancora nel servizio di tutela. In particolare allo scopo di rendere più facile la comparazione delle offerte del mercato libero, è prevista la realizzazione entro cinque mesi dall’entrata in vigore della legge, di un apposito portale informatico per la pubblicazione delle offerte vigenti sul mercato di vendita al dettaglio di energia elettrica e anche del gas. Inoltre, decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, gli operatori della vendita di energia elettrica o gas sul mercato italiano dovranno fornire almeno una proposta di offerta di fornitura di energia elettrica o gas a prezzo variabile e almeno una a prezzo fisso.
In verità l’Autorità ha già iniziato a lavorarci e dal prossimo anno le famiglie potranno scegliere dei nuovi contratti chiamati “Placet”. Le offerte Placet saranno offerte di mercato libero, dovrebbero essere offerte standard facilmente confrontabili fra diversi fornitori secondo una struttura stabilita dall’Autorità e non potrebbero includere la fornitura di servizi o di prodotti aggiuntivi, tipo sconti o omaggi; questo proprio per favorire la confrontabilità delle offerte economiche.
Il contratto avrà durata indeterminata, fatta salva la facoltà di recesso, con condizioni economiche rinnovate ogni 12 mesi e un prezzo comunque liberamente definito tra le parti. Con adeguato anticipo rispetto alla scadenza, il venditore dovrà informare il cliente, con apposita comunicazione, delle condizioni economiche applicate trascorsi 12 mesi e il cliente deciderà se aderire, anche in forma tacita. Accadrà quindi che alla scadenza del contratto di tutela simile, in assenza di una diversa scelta da parte del cliente, questo contratto proseguirà per un altro anno alle medesime condizioni contrattuali ed economiche (ma senza lo sconto una tantum iniziale non ripetibile) e successivamente, sempre in assenza di diversa scelta del cliente, sarà previsto il passaggio al mercato libero attraverso una offerta da parte delle aziende territorialmente competenti. Insomma, detto in soldoni e al di là delle spiegazioni tecnico-giuridiche di difficile comprensione e che noi abbiamo però cercato di esplicitare, l’ennesima fregatura del cliente – oggi ancora tutelato – a favore del libero mercato che rimane in trepida attesa.
di Mario Agostinelli e Roberto Meregalli
di Mario Agostinelli | 29 agosto 2017
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martedì 9 agosto 2016
Russia. Turchia e i miopi dell'ovest..
Ci sono riusciti: i furbacchioni al di qua dello Stretto del Bosforo
ce l'hanno fatta. Putin era isolato; Erdogan era alle strette vista la
svolta autoritaria (ha l'appoggio popolare ma non della diplomazia
internazionale) eppure anzichè cercare di mantenere nell'ambito
occidentale fanno di tutto per mandarlo fra le braccia del suo
nuovissimo amico russo... ma quanti errori hanno portato a questa
situazione? Tanti e tali che non ci si aspetterebbe che una diplomazia
ne possa inanellare una tal messe:
Se Turchia e Russia, e dietro la Russia c'è anche la Cina, dovessero continuare su questa strada l'intero occidente si ritroverebbe con un serio problema: mentre accerchiava la Russia (prendendo a spunto la problematica Ucraina, cui non è estraneo.. come non è estraneo, secondo me, nemmeno al golpe turco fallito) si ritroverebbe con il Bosforo precluso.... cosa che significa che abbiamo aspettato ben 45 anni per vedere cadere il Muro di Berlino ne vediamo ora nascere uno a est dietro cui potrebbe nascere quell'eurasia (Orwell profetico...) che potrebbe esserne il vero contraltare e modello alternativo cui guardare: non che quei regimi siano attraenti perchè non hanno alcun sol dell'avvenire da proporre ma da questa parte non è che le cose vadano meglio: lo stesso nostro paese, dovesse passare il referendum costituzionale, si troverebbe a fare un bel passo sullo stesso cammino di quell'autoritarismo democratico da tanto tempo denunciato da poche cassandre... e che in Turchia abbiamo sotto gli occhi oggigiorno.
Purtroppo c'è anche un altro problema: non solo la turchia è uno snodo strategico ma pure economico, da lì passerà un oleodotto che dovrebbe portare qui il gas (gas di cui abbiamo bisogno.. e motivo principale del nostro assassinio di Gheddafi con cui Gazprom aveva fatto contratti vantaggiosissimi... e guarda caso anche lì è spuntato l'IS) bypassando l'Ucraina; dice nulla tutto ciò? Bene perchè se andasse in porto anche questo la dipendenza occidentale, nella parte europea, sarebbe completa.. certo che siamo proprio dei furbacchioni!!!!
- il golpe ispirato;
- il mancato sostegno;
- il negare sostegno e asilo;
- la pretestuosità dei diritti liberali che avrebbe violato;
- gli accordi per fermare gli immigrati mantenuti a suon di soldi nostri;
- il chiudere gli occhi sugli evidentissimi contatti fra il paese e i terroristi dell'Is cui veniva fornito non appoggio ma quantomeno libero passo per colpire e riparare in terrirtorio amico;
- il contrabbando di petrolio (in verità c'hanno mangiato tutti sopra.. noi compresi);
Se Turchia e Russia, e dietro la Russia c'è anche la Cina, dovessero continuare su questa strada l'intero occidente si ritroverebbe con un serio problema: mentre accerchiava la Russia (prendendo a spunto la problematica Ucraina, cui non è estraneo.. come non è estraneo, secondo me, nemmeno al golpe turco fallito) si ritroverebbe con il Bosforo precluso.... cosa che significa che abbiamo aspettato ben 45 anni per vedere cadere il Muro di Berlino ne vediamo ora nascere uno a est dietro cui potrebbe nascere quell'eurasia (Orwell profetico...) che potrebbe esserne il vero contraltare e modello alternativo cui guardare: non che quei regimi siano attraenti perchè non hanno alcun sol dell'avvenire da proporre ma da questa parte non è che le cose vadano meglio: lo stesso nostro paese, dovesse passare il referendum costituzionale, si troverebbe a fare un bel passo sullo stesso cammino di quell'autoritarismo democratico da tanto tempo denunciato da poche cassandre... e che in Turchia abbiamo sotto gli occhi oggigiorno.
Purtroppo c'è anche un altro problema: non solo la turchia è uno snodo strategico ma pure economico, da lì passerà un oleodotto che dovrebbe portare qui il gas (gas di cui abbiamo bisogno.. e motivo principale del nostro assassinio di Gheddafi con cui Gazprom aveva fatto contratti vantaggiosissimi... e guarda caso anche lì è spuntato l'IS) bypassando l'Ucraina; dice nulla tutto ciò? Bene perchè se andasse in porto anche questo la dipendenza occidentale, nella parte europea, sarebbe completa.. certo che siamo proprio dei furbacchioni!!!!
lunedì 4 gennaio 2016
Libia, l’accordo (economico) con cui l’Occidente protegge se stesso
a firma di Loretta Napoleoni dal Fatto Quotidiano del 3 gennaio 2016
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così le potenze occidentali che hanno prodotto nel 2011 la caduta di Gheddafi e la destabilizzazione della Libia, a dicembre si sono date da fare per promuovere un accordo tra le due fazioni principali in lotta in Libia. I motivi sono strettamente economici, la Libia è infatti un Paese chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Occidente.
Dal 2014 in Libia ci sono de facto due governi, uno ubicato ad oriente e l’altro ad occidente del Paese, governi sostenuti da una rosa di Stati stranieri, milizie nazionali e tribù locali. E già anche qui ci troviamo di fronte ad una guerra per procura.
A Tobruk nella Libia orientale, vicino al confine con l’Egitto, è stata stabilita la sede del Parlamento libico riconosciuto a livello internazionale. Si tratta di quello eletto nel 2014. Il governo del primo ministro Abdullah al- Thinni ha sede nella città di Bayda ed è sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Egitto. In Libia conta su ciò che rimane dell’esercito libico, al momento guidato dal generale Khalifa Belqasim Haftar, che ha dichiarato guerra ad oltranza a tutte le fazioni islamiste.
Il governo di al-Thinni ha anche istituito una banca centrale parallela a quella di Tripoli e nominato il proprio capo della National Oil Company, l’azienda energetica di Stato. Ma la ricchezza del Paese, e cioè gran parte delle risorse energetiche, come pure le principali istituzioni finanziarie rimangono nelle mani delle autorità di Tripoli dove si trova il Khalifa al-Ghwell, il primo ministro nominato dal Congresso Nazionale Generale, e cioè il vecchio parlamento. Quest’ultimo nel 2014 ha esteso il proprio mandato non riconoscendo i risultati delle elezioni. I principali sostenitori internazionali di questo governo sono il Qatar e la Turchia mentre a livello nazionale al-Ghwell è sostenuto da diversi gruppi islamici, che però negli ultimi mesi hanno perso coesione.
Alba Libica, ad esempio, una coalizione di milizie sotto il comando delle autorità di Tripoli, si è frazionata, alcune fazioni sostengono il processo di pace lanciato dalle Nazioni Unite alla fine del 2015 che ha portato agli accordi del 17 dicembre tra i due governi, ma altre non ne vogliono sentire parlare.
Mentre il governo di Tripoli controlla un territorio ben più grande di quello di Tobruk, Tripoli deve fare i conti con le milizie locali. Quelle presenti nella capitale non sono solo islamiche ma sono costituite anche da bande di criminali. Senza parlare poi delle migliaia di uomini armati che si trovano a Misurata, anche loro sono una forza militare e politica del dopo Gheddafi.
La situazione è ancora più complessa quando prendiamo in considerazione i jihadisti stranieri e quelli libici che rientrano dai campi di battaglia della Siria e dell’Iraq. Costoro si sono riversati a Sirte, la città libica costiera, che è diventata una sorta di colonia dell’Isis, e che si trova in una posizione strategica, non lontano da grossi impianti petroliferi.
Secondo le Nazioni Unite, l’Isis controlla circa 300 km di costa della Libia e conta i tra i 2.000 e 3.000 jihadisti, di cui circa 1.500 a Sirte. E’ probabile che queste statistiche siano però troppo elevate e che la presenza dell’Isis in Libia sia minore di quanto si creda. Tuttavia esiste e qualsiasi accordo di pace tra i due governi e le varie fazioni deve tenerla presente.
Tante dunque le difficoltà che si prospettano in un futuro prossimo venturo per Fayez al-Sarraj, l’imprenditore scelto per guidare il governo transitorio libico di unità nazionale. Tuttavia, la corsa alle risorse libiche da parte degli occidentali è già iniziata. Il primo ministro italiano, Matteo Renzi, ad esempio, ha subito annunciato che il suo Paese lo sostiene e che è pronto a ristabilire i rapporti speciali tra le due nazioni.
Le relazioni tra la Libia e l’Italia erano ‘speciali’ con l’ex dittatore non solo ai tempi di Berlusconi, ma anche quando Romano Prodi era primo ministro e poggiavano sul principio do-ut-des. Per aiutare la Libia “nella gestione dei flussi migratori”, e cioè per fargli bloccare i migranti che cercavano di raggiungere l’Italia, la legge finanziaria del dicembre 2004 concesse 25 milioni di euro per il 2005 e 20 milioni per il 2006. Nel 2008 Gheddafi ringraziò tanta generosità offrendo all’Eni, la compagnia energetica nazionale italiana, un accordo di 10 anni per un valore di 28 miliardi di dollari nel settore del gas naturale libico.
Il Regno Unito, anch’esso molto interessato ai pozzi libici, ha dichiarato di attendere di essere invitato dal nuovo governo ad inviare truppe nel paese. Gli americani hanno persino mandato un contingente che è stato subito rimandato a casa.
Memore del fiasco del 2011, quando la Nato corse in aiuto dei ribelli e da allora la Libia non è stata in grado di formare un governo, il ministro degli Esteri libico ha affermato che la Libia non ha bisogno di alcun intervento straniero per far fronte alle minacce alla sua sicurezza, compreso il terrorismo. Ha però bisogno di armi migliori, ha aggiunto, e di aiuti nella formazione e pianificazione. Insomma il solito ritornello, dateci le armi al resto pensiamo noi! Fino ad ora questa formula, come pure quella dell’intervento armato diretto, ha solo creato anarchia e terrorismo, non si capisce perché le cose dovrebbero cambiare proprio ora.
Bene.
Se ricordate il post di ieri, e tutti i precedenti sul genere, laLibia è
proprio il classico esempio di come l'Occidente non abbia mai lavorato
per favorire la distenzione e la pace ma solo badando ai propri
strettissimi interessi di bottega.. o forse dovrei dire di "azienda".
Personalmente ho sempre pensato che visti i suoi successori Gheddafi sia
sempre stato il male minore: peccato che non la pensino così i nostri
illuminatissimi governanti che non solo lo hanno tirato giù senza mezzi
termini ma l'hanno anche fatto senza preoccuparsi minimamente delle
conseguenze di questa, e delle tante altre, azione... infatti i
risultati son sotto gli occhi: c'è quasi da sperare che si ricrei un
blocco antagonista allo strapotere occidentale, come lo era l'URSS, in
modo da frenarne gli "spiriti animali"!!!
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così le potenze occidentali che hanno prodotto nel 2011 la caduta di Gheddafi e la destabilizzazione della Libia, a dicembre si sono date da fare per promuovere un accordo tra le due fazioni principali in lotta in Libia. I motivi sono strettamente economici, la Libia è infatti un Paese chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Occidente.
Dal 2014 in Libia ci sono de facto due governi, uno ubicato ad oriente e l’altro ad occidente del Paese, governi sostenuti da una rosa di Stati stranieri, milizie nazionali e tribù locali. E già anche qui ci troviamo di fronte ad una guerra per procura.
A Tobruk nella Libia orientale, vicino al confine con l’Egitto, è stata stabilita la sede del Parlamento libico riconosciuto a livello internazionale. Si tratta di quello eletto nel 2014. Il governo del primo ministro Abdullah al- Thinni ha sede nella città di Bayda ed è sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Egitto. In Libia conta su ciò che rimane dell’esercito libico, al momento guidato dal generale Khalifa Belqasim Haftar, che ha dichiarato guerra ad oltranza a tutte le fazioni islamiste.
Il governo di al-Thinni ha anche istituito una banca centrale parallela a quella di Tripoli e nominato il proprio capo della National Oil Company, l’azienda energetica di Stato. Ma la ricchezza del Paese, e cioè gran parte delle risorse energetiche, come pure le principali istituzioni finanziarie rimangono nelle mani delle autorità di Tripoli dove si trova il Khalifa al-Ghwell, il primo ministro nominato dal Congresso Nazionale Generale, e cioè il vecchio parlamento. Quest’ultimo nel 2014 ha esteso il proprio mandato non riconoscendo i risultati delle elezioni. I principali sostenitori internazionali di questo governo sono il Qatar e la Turchia mentre a livello nazionale al-Ghwell è sostenuto da diversi gruppi islamici, che però negli ultimi mesi hanno perso coesione.
Alba Libica, ad esempio, una coalizione di milizie sotto il comando delle autorità di Tripoli, si è frazionata, alcune fazioni sostengono il processo di pace lanciato dalle Nazioni Unite alla fine del 2015 che ha portato agli accordi del 17 dicembre tra i due governi, ma altre non ne vogliono sentire parlare.
Mentre il governo di Tripoli controlla un territorio ben più grande di quello di Tobruk, Tripoli deve fare i conti con le milizie locali. Quelle presenti nella capitale non sono solo islamiche ma sono costituite anche da bande di criminali. Senza parlare poi delle migliaia di uomini armati che si trovano a Misurata, anche loro sono una forza militare e politica del dopo Gheddafi.
La situazione è ancora più complessa quando prendiamo in considerazione i jihadisti stranieri e quelli libici che rientrano dai campi di battaglia della Siria e dell’Iraq. Costoro si sono riversati a Sirte, la città libica costiera, che è diventata una sorta di colonia dell’Isis, e che si trova in una posizione strategica, non lontano da grossi impianti petroliferi.
Secondo le Nazioni Unite, l’Isis controlla circa 300 km di costa della Libia e conta i tra i 2.000 e 3.000 jihadisti, di cui circa 1.500 a Sirte. E’ probabile che queste statistiche siano però troppo elevate e che la presenza dell’Isis in Libia sia minore di quanto si creda. Tuttavia esiste e qualsiasi accordo di pace tra i due governi e le varie fazioni deve tenerla presente.
Tante dunque le difficoltà che si prospettano in un futuro prossimo venturo per Fayez al-Sarraj, l’imprenditore scelto per guidare il governo transitorio libico di unità nazionale. Tuttavia, la corsa alle risorse libiche da parte degli occidentali è già iniziata. Il primo ministro italiano, Matteo Renzi, ad esempio, ha subito annunciato che il suo Paese lo sostiene e che è pronto a ristabilire i rapporti speciali tra le due nazioni.
Le relazioni tra la Libia e l’Italia erano ‘speciali’ con l’ex dittatore non solo ai tempi di Berlusconi, ma anche quando Romano Prodi era primo ministro e poggiavano sul principio do-ut-des. Per aiutare la Libia “nella gestione dei flussi migratori”, e cioè per fargli bloccare i migranti che cercavano di raggiungere l’Italia, la legge finanziaria del dicembre 2004 concesse 25 milioni di euro per il 2005 e 20 milioni per il 2006. Nel 2008 Gheddafi ringraziò tanta generosità offrendo all’Eni, la compagnia energetica nazionale italiana, un accordo di 10 anni per un valore di 28 miliardi di dollari nel settore del gas naturale libico.
Il Regno Unito, anch’esso molto interessato ai pozzi libici, ha dichiarato di attendere di essere invitato dal nuovo governo ad inviare truppe nel paese. Gli americani hanno persino mandato un contingente che è stato subito rimandato a casa.
Memore del fiasco del 2011, quando la Nato corse in aiuto dei ribelli e da allora la Libia non è stata in grado di formare un governo, il ministro degli Esteri libico ha affermato che la Libia non ha bisogno di alcun intervento straniero per far fronte alle minacce alla sua sicurezza, compreso il terrorismo. Ha però bisogno di armi migliori, ha aggiunto, e di aiuti nella formazione e pianificazione. Insomma il solito ritornello, dateci le armi al resto pensiamo noi! Fino ad ora questa formula, come pure quella dell’intervento armato diretto, ha solo creato anarchia e terrorismo, non si capisce perché le cose dovrebbero cambiare proprio ora.
di Loretta Napoleoni | 3 gennaio 2016
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giovedì 10 dicembre 2015
chi vince e chi perde...
Ieri lessi su Facebook il commento di Massimo Rocca (mi spiace non
posso riportarlo qui perchè il giornalista ha scritto tempo fa che "non
si può copiare e incollare anche citando", padronissimo e rispetto la la
sua indicazione, vi dovrete accontentare della mia citazione... sennò
andate su FB e cercate il contropelo di Radio Capital che è l'alias di
Rocca) sulla situazione siro-irakena; dice (lo riassumo brutalmente;
questo non mi pare vietato o sbaglio?): ma non è che la guerra non la sta vincendo l'occidente libero ma ... Putin?
Ciò mi ha fatto riflettere, e sapete perchè? Perchè da quando la Russia è intervenuta, oltre al calo dell'attenzione mediatica sullo scacchiere mediorentale, l'ISIS è fermo... anzi il suo capo, soprattutto dopo l'annuncio/avviso (io ritengo CREDIBILISSIMO) che la Russia avrebbe usato anche armi non convenzionali, leggi il nucleare, per fermarli, ferito se l'è filata..... e secondo fonti iraniane e non solo il nostro eroe prima s'è fatto curare in Turchia (mi chiedo, non sta collaborando con l'occidente per fermare i terroristi? E se il capo dei terroristi si rifugia in Truchia come mai non è stato arrestato?) ma si è potuto anche allontanare da questo paese per nascondersi in Libia? (Misteri della strategia della intelligentissima élite politica e militare dell'occidente....). Come mai è potuto succedere? Chi s'è girato dall'altra parte? Poi m'è sovvenuto un altro pensiero: ma non è che l'annuncio/avviso non era rivolto ai terroristi ma ai loro sponsor arabi? Ossia a quei paesi che stanno rimestando nel torbido (userei un altra parola ma l'educazione me lo vieta) per cogliere due piccioni con una fava (con il placet distratto dei loro protettori americani):
Primo piccione
grazie all'ISIS si levano dalle scatole Assad lo sciita alauita e mettono le mani sul petrolio e il gas siriano (su quello irakeno le mani ce le hanno già messe);
Secondo piccione
grazie all'ISIS il fronte sciita viene rotto e l'odiato Iran (che vede ora la propria economia respirare grazie alla progressiva eliminazione delle sanzioni da parte degli americani) si ritrova ulteriormente isolato nella zona.
La fava
in un colpo solo si crea il sogno della grande Arabia che controlla tutta un ampia fetta dello scacchiere mediorientale, con annesse risorse..... sempre con il placet dell'occidente sempre dedito anon guardare oltre il proprio naso
alla fin fine i paesi arabi dal pantano irakeno-siriano hanno tutto da guadagnarci e la variabile Putin non era prevista o è stata presa, almeno fin ora, come una cosa puramente folkloristica... ora non più. Si forse quell'annuncio/avviso aveva altri destinatari e fossi in loro non lo prenderei sottogamba perchè i russi non sono gli americani: per referenze chiedere ai nazifascisti e a Napoleone....
Ciò mi ha fatto riflettere, e sapete perchè? Perchè da quando la Russia è intervenuta, oltre al calo dell'attenzione mediatica sullo scacchiere mediorentale, l'ISIS è fermo... anzi il suo capo, soprattutto dopo l'annuncio/avviso (io ritengo CREDIBILISSIMO) che la Russia avrebbe usato anche armi non convenzionali, leggi il nucleare, per fermarli, ferito se l'è filata..... e secondo fonti iraniane e non solo il nostro eroe prima s'è fatto curare in Turchia (mi chiedo, non sta collaborando con l'occidente per fermare i terroristi? E se il capo dei terroristi si rifugia in Truchia come mai non è stato arrestato?) ma si è potuto anche allontanare da questo paese per nascondersi in Libia? (Misteri della strategia della intelligentissima élite politica e militare dell'occidente....). Come mai è potuto succedere? Chi s'è girato dall'altra parte? Poi m'è sovvenuto un altro pensiero: ma non è che l'annuncio/avviso non era rivolto ai terroristi ma ai loro sponsor arabi? Ossia a quei paesi che stanno rimestando nel torbido (userei un altra parola ma l'educazione me lo vieta) per cogliere due piccioni con una fava (con il placet distratto dei loro protettori americani):
Primo piccione
grazie all'ISIS si levano dalle scatole Assad lo sciita alauita e mettono le mani sul petrolio e il gas siriano (su quello irakeno le mani ce le hanno già messe);
Secondo piccione
grazie all'ISIS il fronte sciita viene rotto e l'odiato Iran (che vede ora la propria economia respirare grazie alla progressiva eliminazione delle sanzioni da parte degli americani) si ritrova ulteriormente isolato nella zona.
La fava
in un colpo solo si crea il sogno della grande Arabia che controlla tutta un ampia fetta dello scacchiere mediorientale, con annesse risorse..... sempre con il placet dell'occidente sempre dedito anon guardare oltre il proprio naso
alla fin fine i paesi arabi dal pantano irakeno-siriano hanno tutto da guadagnarci e la variabile Putin non era prevista o è stata presa, almeno fin ora, come una cosa puramente folkloristica... ora non più. Si forse quell'annuncio/avviso aveva altri destinatari e fossi in loro non lo prenderei sottogamba perchè i russi non sono gli americani: per referenze chiedere ai nazifascisti e a Napoleone....
mercoledì 15 aprile 2015
Soros: “l’Europa deve diventare come l’Ucraina”
Fonte: L'Euroscettico del 19 marzo, 2015
Alla conferenza della sicurezza di Monaco del mese di febbraio 2015, George Soros ha fatto delle rivelazioni su ciò che devono diventare i Paesi della zona euro. A fine febbraio in Ucraina é stata proposta una legge per vietare agli abitanti di criticare o di emettere dichiarazioni contrarie alla politica condotta dal paese. L’Ucraina sembra diventare un terreno di prova per i Paesi che costituiscono l’Unione Europea. L’avvenire della UE con il TTIP (il Partnenariato transatlantico del commercio e dell’investimento), che deve passare di forza senza un referendum popolare sotto la presidenza lettone del Consiglio dell’Unione europea nel 2015, sarà simile a ciò che l’Ucraina é oggi.
In Ucraina gli abitanti che giudicano la politica del governo di Kiev inumana, suicida, nazista o semplicemente non conforme ai diritti fondamentali, sono minacciati di morte da gruppi che li mettono all’indice e sono passibili di 3 anni di prigione. Da parte di Kiev dunque la democrazia non esiste e non deve esistere in questo nuovo Paese . Più che mai la volontà di secessione degli abitanti del Donbass si trova giustificata, tanto quanto la posizione di Mosca verso la Novorussia. Un membro del partito comunista francese, che ha tradotto alcune riflessioni del partito comunista ucraino che é vietato citare a Kiev, preoccupato dall’avere visto Poroshenko partecipare alla manifestazione di sostegno alla libertà d’espressione a Parigi, la marcia per Charlie, punta il dito su una situazione pericolosa. Leggiamo ciò che scrive:“il deputato del Fronte Popolare Konstantin Mateyshenko, ha deposto un progetto di legge al Parlamento ucraino (Verkhovna Rada) che condanna chiunque critichi il governo. La legge n°2225 propone di modificare il Codice Penale ucraino riguardo gli atti deliberati per sabotare l’autorità dello stato e del governo“. Nell’articolo del comunista francese si legge, “La libertà d’espressione imprigionata. Gli atti illeciti, socialmente pericolosi, che portano danno all’Ucraina come Stato sovrano, l’abuso, la calunnia o altre azioni mirate a sabotare l’autorità dei poteri pubblici, i governi, le associazioni dei cittadini, o qualsiasi elemento strutturale dell’amministrazione pubblica (i suoi organi competenti), devono essere puniti con lavoro coatto per un massimo di due anni e da due mesi a tre anni di detenzione. Alcuni organi di stampa si sono opposti a questa legge ed hanno denunciato la volontà di ridurre la libertà d’espressione. Un’ironia per un governo ritenuto esprimere i valori occidentali ed europei. Tanto più che il presidente ucraino, Petro Poroshenko, era venuto a Parigi per sostenere la libertà d’espressione”.
La fonte é il partito comunista ucraino: “I comunisti (KPU) denunciano la volontà di schiacciare ogni forma di opposizione e di legittimare la repressione politica”. Petro Simonenko, primo segretario del Partito Comunista d’Ucraina (KPU) non é sorpreso da questa legge. “Quando un regime politico porta attacchi senza precedenti contro i diritti dei cittadini, contro i salari, scatena una guerra contro il proprio popolo, ciò causa un’opposizione attiva da parte della popolazione. I deputati del partito al potere (Fronte Popolare) hanno dunque introdotto un progetto di legge che prevede una punizione per i cittadini che criticano il governo a tutti i livelli. Criticare il governo o il parlamento ci manda in prigione. Denunciare l’inefficacia dei funzionari ci manda in prigione. Lottare contro la corruzione del potere, che mina la propria stessa credibilità, ci manda in prigione. Non vi piacciono le gang e le atrocità naziste nel paese e criticate un’*associazione di cittadini*? Siete passibili di detenzione” dichiara Petro Simonenko. “Infatti, sono convinto” dichiara il leader comunista“che il progetto di legge N°2225 miri a distruggere ogni opposizione, esso viola i diritti civili fondamentali, specialmente Europei”.
“Il progetto di legge N°2225 é una strada diretta verso la dittatura. E’ l’inizio della persecuzione dei giudici che rifiuteranno di piegarsi alle ingiunzioni del potere. L’ultimo esempio viene dai giudici del tribunale amministrativo del distretto di Kiev, che hanno rifiutato la proibizione del partito comunista. Ma l’Europa e gli Stati Uniti volgono deliberatamente gli occhi altrove, per loro esistono due pesi e due misure”.
La televisione russa mostra come esempio il caso di un’insegnante universitaria della città di Leopoli, che fu Lemberg sotto l’Impero Austriaco, minacciata di morte dai suoi stessi studenti. L’insegnante si era soltanto mostrata critica verso la guerra in Ucraina. “Le autorità hanno incitato gli studenti dell’università a radunarsi contro la donna e a perseguitarla. L’insegnante deve nascondersi dai suoi studenti. Informata dai colleghi non é arrivata all’università ed ha così evitato un linciaggio” spiega la televisione russa. Su un blog l’insegnante ha scritto: “mi vogliono uccidere. Oggi ho visto attorno a me tre membri dei servizi segreti di Stato. Dunque questa non é un’iniziativa degli studenti”. L’insegnante aveva semplicemente spiegato in un video, pubblicato dopo una conferenza, che questa guerra in Ucraina é un atto criminale contro il popolo stesso.
Soros a Monaco.
C’é la guerra in Ucraina. Una condizione speciale regna in questo paese. Delle leggi speciali possono venire applicate per questo motivo. In ogni caso il governo di Kiev ottiene il sostegno dell’Unione europea, di Bernard Henry Levy, di Bernard Koucher. L’Euromaidan era stata eretta per la lotta per i diritti dell’uomo e la libertà d’espressione. L’affare ucraino é grave per il Paese stesso e per gli abitanti dei 28 paesi dell’UE. Con l’Ucraina, l’Unione Europea dimostra la propria volontà di non rispettare la volontà dei popoli e di imporre la sua influenza su tutta la sfera europea tramite il terrore. I diversi esempi di misure stabilite, applicate o sostenute, cioé tollerate da Bruxelles come l’Hartz IV in Germania, che obbliga i cittadini a lavorare per 1 euro, o che spinge una grande parte della popolazione a divenire povera come in Francia con lo RSA, mostrano cosa sia questa Unione europea. E la piccola frase di George Soros pronunciata durante la conferenza sulla sicurezza di Monaco: “l’Ucraina é oggi ciò che deve diventare domani l’Unione europea”, mostra chiaramente cosa incomba sul capo degli europei. Così non sorprende la posizione dell’ambasciatrice lettone in Francia quando dice che é normale avere un 13% di non-cittadini in Lettonia.
Leggi dalla fonte originale Metatv.org
Traduzione a cura di Sakeritalia.it
L'Euroscettico Copyright © 2015.
p.s.
siamo a questo punto, ormai.... prima, almeno, se le dicevano e le cantavano all'interno dei loro vari consessi, pubblici o meno che fossero, ora invece lo spiattellano in pubblico senza temere che qualcuno o qualcosa che conti davvero apra la bocca e punti il dito: anzi i difensori dello status quo fra i comuni mortali aumentano. Vale per il tizio di radio capital che conduce il "geco di radio capital che ha candidamente affermato che era solo uno spot quello della Mc Donald's e in una società di mercato libero non c'era nulla di male a farlo e che sarebbe andato a mangiarsi un big mac (vorrei proprio vedere se poi ci è andato) e per Soros che dice alcune cose, come quelle che cito sopra, senza che nessun governo, magistratura o altro abbia nulla da ridire...... sempre ammesso che non sia il solito complottismo di maniera che grida al lupo quando... il lupo s'è già pappato le pecore
Alla conferenza della sicurezza di Monaco del mese di febbraio 2015, George Soros ha fatto delle rivelazioni su ciò che devono diventare i Paesi della zona euro. A fine febbraio in Ucraina é stata proposta una legge per vietare agli abitanti di criticare o di emettere dichiarazioni contrarie alla politica condotta dal paese. L’Ucraina sembra diventare un terreno di prova per i Paesi che costituiscono l’Unione Europea. L’avvenire della UE con il TTIP (il Partnenariato transatlantico del commercio e dell’investimento), che deve passare di forza senza un referendum popolare sotto la presidenza lettone del Consiglio dell’Unione europea nel 2015, sarà simile a ciò che l’Ucraina é oggi.
In Ucraina gli abitanti che giudicano la politica del governo di Kiev inumana, suicida, nazista o semplicemente non conforme ai diritti fondamentali, sono minacciati di morte da gruppi che li mettono all’indice e sono passibili di 3 anni di prigione. Da parte di Kiev dunque la democrazia non esiste e non deve esistere in questo nuovo Paese . Più che mai la volontà di secessione degli abitanti del Donbass si trova giustificata, tanto quanto la posizione di Mosca verso la Novorussia. Un membro del partito comunista francese, che ha tradotto alcune riflessioni del partito comunista ucraino che é vietato citare a Kiev, preoccupato dall’avere visto Poroshenko partecipare alla manifestazione di sostegno alla libertà d’espressione a Parigi, la marcia per Charlie, punta il dito su una situazione pericolosa. Leggiamo ciò che scrive:“il deputato del Fronte Popolare Konstantin Mateyshenko, ha deposto un progetto di legge al Parlamento ucraino (Verkhovna Rada) che condanna chiunque critichi il governo. La legge n°2225 propone di modificare il Codice Penale ucraino riguardo gli atti deliberati per sabotare l’autorità dello stato e del governo“. Nell’articolo del comunista francese si legge, “La libertà d’espressione imprigionata. Gli atti illeciti, socialmente pericolosi, che portano danno all’Ucraina come Stato sovrano, l’abuso, la calunnia o altre azioni mirate a sabotare l’autorità dei poteri pubblici, i governi, le associazioni dei cittadini, o qualsiasi elemento strutturale dell’amministrazione pubblica (i suoi organi competenti), devono essere puniti con lavoro coatto per un massimo di due anni e da due mesi a tre anni di detenzione. Alcuni organi di stampa si sono opposti a questa legge ed hanno denunciato la volontà di ridurre la libertà d’espressione. Un’ironia per un governo ritenuto esprimere i valori occidentali ed europei. Tanto più che il presidente ucraino, Petro Poroshenko, era venuto a Parigi per sostenere la libertà d’espressione”.
La fonte é il partito comunista ucraino: “I comunisti (KPU) denunciano la volontà di schiacciare ogni forma di opposizione e di legittimare la repressione politica”. Petro Simonenko, primo segretario del Partito Comunista d’Ucraina (KPU) non é sorpreso da questa legge. “Quando un regime politico porta attacchi senza precedenti contro i diritti dei cittadini, contro i salari, scatena una guerra contro il proprio popolo, ciò causa un’opposizione attiva da parte della popolazione. I deputati del partito al potere (Fronte Popolare) hanno dunque introdotto un progetto di legge che prevede una punizione per i cittadini che criticano il governo a tutti i livelli. Criticare il governo o il parlamento ci manda in prigione. Denunciare l’inefficacia dei funzionari ci manda in prigione. Lottare contro la corruzione del potere, che mina la propria stessa credibilità, ci manda in prigione. Non vi piacciono le gang e le atrocità naziste nel paese e criticate un’*associazione di cittadini*? Siete passibili di detenzione” dichiara Petro Simonenko. “Infatti, sono convinto” dichiara il leader comunista“che il progetto di legge N°2225 miri a distruggere ogni opposizione, esso viola i diritti civili fondamentali, specialmente Europei”.
“Il progetto di legge N°2225 é una strada diretta verso la dittatura. E’ l’inizio della persecuzione dei giudici che rifiuteranno di piegarsi alle ingiunzioni del potere. L’ultimo esempio viene dai giudici del tribunale amministrativo del distretto di Kiev, che hanno rifiutato la proibizione del partito comunista. Ma l’Europa e gli Stati Uniti volgono deliberatamente gli occhi altrove, per loro esistono due pesi e due misure”.
La televisione russa mostra come esempio il caso di un’insegnante universitaria della città di Leopoli, che fu Lemberg sotto l’Impero Austriaco, minacciata di morte dai suoi stessi studenti. L’insegnante si era soltanto mostrata critica verso la guerra in Ucraina. “Le autorità hanno incitato gli studenti dell’università a radunarsi contro la donna e a perseguitarla. L’insegnante deve nascondersi dai suoi studenti. Informata dai colleghi non é arrivata all’università ed ha così evitato un linciaggio” spiega la televisione russa. Su un blog l’insegnante ha scritto: “mi vogliono uccidere. Oggi ho visto attorno a me tre membri dei servizi segreti di Stato. Dunque questa non é un’iniziativa degli studenti”. L’insegnante aveva semplicemente spiegato in un video, pubblicato dopo una conferenza, che questa guerra in Ucraina é un atto criminale contro il popolo stesso.
Soros a Monaco.
C’é la guerra in Ucraina. Una condizione speciale regna in questo paese. Delle leggi speciali possono venire applicate per questo motivo. In ogni caso il governo di Kiev ottiene il sostegno dell’Unione europea, di Bernard Henry Levy, di Bernard Koucher. L’Euromaidan era stata eretta per la lotta per i diritti dell’uomo e la libertà d’espressione. L’affare ucraino é grave per il Paese stesso e per gli abitanti dei 28 paesi dell’UE. Con l’Ucraina, l’Unione Europea dimostra la propria volontà di non rispettare la volontà dei popoli e di imporre la sua influenza su tutta la sfera europea tramite il terrore. I diversi esempi di misure stabilite, applicate o sostenute, cioé tollerate da Bruxelles come l’Hartz IV in Germania, che obbliga i cittadini a lavorare per 1 euro, o che spinge una grande parte della popolazione a divenire povera come in Francia con lo RSA, mostrano cosa sia questa Unione europea. E la piccola frase di George Soros pronunciata durante la conferenza sulla sicurezza di Monaco: “l’Ucraina é oggi ciò che deve diventare domani l’Unione europea”, mostra chiaramente cosa incomba sul capo degli europei. Così non sorprende la posizione dell’ambasciatrice lettone in Francia quando dice che é normale avere un 13% di non-cittadini in Lettonia.
Leggi dalla fonte originale Metatv.org
Traduzione a cura di Sakeritalia.it
L'Euroscettico Copyright © 2015.
p.s.
siamo a questo punto, ormai.... prima, almeno, se le dicevano e le cantavano all'interno dei loro vari consessi, pubblici o meno che fossero, ora invece lo spiattellano in pubblico senza temere che qualcuno o qualcosa che conti davvero apra la bocca e punti il dito: anzi i difensori dello status quo fra i comuni mortali aumentano. Vale per il tizio di radio capital che conduce il "geco di radio capital che ha candidamente affermato che era solo uno spot quello della Mc Donald's e in una società di mercato libero non c'era nulla di male a farlo e che sarebbe andato a mangiarsi un big mac (vorrei proprio vedere se poi ci è andato) e per Soros che dice alcune cose, come quelle che cito sopra, senza che nessun governo, magistratura o altro abbia nulla da ridire...... sempre ammesso che non sia il solito complottismo di maniera che grida al lupo quando... il lupo s'è già pappato le pecore
lunedì 16 marzo 2015
Follia. L’Europarlamento chiede all’UE di armarsi e di essere pronta a far guerra alla Russia
l'ho trovato sul blog di dario tamburrano.
Lo ritengo un contributo interessante e ve lo sottopongo volentieri.
p.s.
ora il punto è: si continua a pensare che siamo parte di un qualcosa di inconoscibile o ...... sono le solite teorie complottiste?
Lo ritengo un contributo interessante e ve lo sottopongo volentieri.
L’UE deve armarsi ed essere pronta a fare la guerra. E’ la sintesi di una terrificante risoluzione (relatore Elmar Brok, Presidente della Commissione Affari Esteri, noto per suoi poco gentili comportamenti) approvata giovedì 12 marzo dal Parlamento Europeo durante la sessione plenaria a Strasburgo.
Almeno altrettanto terrificante è il fatto che i media non ne parlino. Guerra contro chi? Contro la Russia,
sotto l’ombrello della NATO e a braccetto con gli Stati Uniti: non
viene detto esplicitamente, ma il senso è assolutamente quello.
Potete verificare leggendo il testo completo del documento in fondo a questo post. La risoluzione è anche sul sito del Parlamento Europeo, all’interno dei testi approvati giovedì 12 marzo. Non ha valore legislativo, ma è un atto di indirizzo politico importante quanto folle. Noi abbiamo votato contro. Tra gli eurodeputati italiani hanno votato contro Lista Tsipras e Lega Nord. (vedi su votewatch.eu come hanno votato tutti i gruppi politici e singoli eurodeputati)
L’Europa
è nata pacifica: si è unita per superare gli orrori e le divisioni
della Seconda guerra mondiale. La risoluzione segna un’inversione ad “U” rispetto alla sua storia. Chiede infatti di “passare da un approccio fino ad ora principalmente reattivo a una politica estera e di sicurezza dell’UE proattiva, coerente e strategica” che deve essere “sostenuta da adeguate capacità di difesa negli Stati membri e da una efficace politica di sicurezza e di difesa comune”. Quest’ultima va portata avanti “in cooperazione con la NATO“, rispetto alle cui strategie quelle della UE “dovrebbero essere complementari“. Conseguentemente la risoluzione invoca “il potenziamento della base industriale e tecnologica di difesa europea” e perfino “quartieri generali militari operativi permanenti”. Il “principale partner strategico“ della nuova e muscolare politica estera europea viene identificato negli Stati Uniti: la risoluzione definisce “strategico” anche il trattato TTIP per il libero scambio con gli USA ora in corso di negoziazione che in realtà, se verrà approvato, sarà una fregatura per l’UE.
La nuova bellicosità europea nasce dal “drastico peggioramento del contesto della sicurezza in tutta l’UE, in particolare nelle sue immediate vicinanze”: il riferimento è alla crisi in Ucraina. Una crisi che l’Europa stessa ha contribuito a creare. Cito un brano di un articolo pubblicato l’anno scorso dal quotidiano La Stampa, che non è esattamente un ciclostilato dei centri sociali:
“dovremmo cercare di fare uno sforzo di obiettività e ammettere che l’incoraggiamento occidentale agli attivisti antigovernativi della Maidan non è stato certo né discreto né di basso livello, con la comparsa sulla piazza dei ministri degli Esteri di Francia e Germania e del senatore McCain. Così come non è un mistero che la prospettiva di un ingresso dell’Ucraina nella Nato non sia solo un incubo russo, ma un progetto palese di forze politiche e personalità non secondarie di Stati Uniti ed Europa”
Dopo
aver contribuito a creare la crisi ucraina (oltretutto la guerra
civile in Ucraina è scoppiata in seguito all’accordo di associazione
con l’Unione Europea, stipulato in vista dell’ingresso
nell’UE), l’Unione Europea va avanti per la stessa strada a testa bassa. La maggioranza dei parlamentari europei (così recita la risoluzione approvata a Strasburgo) “ritiene
che il sostegno ai paesi che vogliono avvicinarsi ulteriormente all’UE
debba essere una delle massime priorità della politica estera
dell’Unione” e “sostiene il proseguimento dei negoziati di allargamento“. Il riferimento, qui, non è solo all’Ucraina ma a vari Paesi dell’Est Europa (e non solo), ai quali la risoluzione raccomanda di fornire aiuti commisurati ai progressi in settori quali la “governance economica” e le “riforme economiche e stutturali” che portano verso “l’acquis dell’UE”.
Traduzione: la maggioranza del Parlamento Europeo vuole che l’UE si
ampli ulteriormente ad Est e che usi il suo potere economico – gli aiuti
– per indurre altri Stati a conformarsi al modello neoliberistico.
L’idea di un ulteriore allargamento ad Est da parte di una UE che viaggia sottobraccio alla NATO renderà ancor più irritata la Russia,
che già ora si sente militarmente accerchiata. Altro potente motivo di
irritazione per la Russia sono i suoi interessi economici, che sono
storicamente intrecciati con l’Europa dell’Est. La risoluzione non
considera minimamente questo aspetto della realtà: vuole anzi “contenere le ambizioni” della Russia nell’Europa dell’Est e “condanna
fermamente il fatto che la Russia abbia violato il diritto
internazionale mediante l’aggressione militare diretta e la guerra
ibrida contro l’Ucraina”; chiede perciò alla Russia di “ritirare le sue truppe dal territorio ucraino”.
Quali truppe? La NATO e gli Stati Uniti hanno ripetutamente affermato che ci sono truppe russe in Ucraina ma gli osservatorti OCSE non hanno mai segnalato la presenza di truppe russe. Sull’edizione in inglese del quotidiano tedesco Spiegel pochi giorni fa è comparso un articolo decisamente coraggioso e controcorrente: afferma che ai servizi segreti tedeschi non risulta la presenza di truppe russe in Ucraina
e che il Governo tedesco è profondamente irritato e allarmato per le
pericolose fanfaronate della NATO. Probabilmente l’articolo è stato
ispirato dalla cancelliera tedesca Merkel, in quanto
solo lei sa cosa risulta o non risulta ai servizi segreti tedeschi. Se è
così, la Merkel è l’unica fra i leader europei ad aver capito quanto
sia pericolosa la situazione per l’Europa e sta
cercando di defilarsi rispetto al filoamericanismo acritico e a buon
mercato. La prospettiva che il residuo buonsenso europeo debba aggrapparsi alla mai abbastanza vituperata Merkel la dice lunga sulla tragedia che stiamo vivendo.
ora il punto è: si continua a pensare che siamo parte di un qualcosa di inconoscibile o ...... sono le solite teorie complottiste?
lunedì 2 marzo 2015
Gas e elettricità nel ddl Concorrenza: chi tutela i consumatori?
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 2/3/2015 a firma di Mario Agostinelli
Venerdì 20 febbraio il governo ha approvato al Capo IV del “Ddl concorrenza”, quello passato alla cronaca per la rivolta di taxisti, notai e farmacisti, un testo che conferma l’eliminazione della “maggior tutela” per gli utenti di gas e elettricità. Un provvedimento che interessa milioni di cittadini e che è passato, come solo questo governo riesce a fare, completamente sotto silenzio, stampa economica e tweet compresi. Per “maggior tutela” normalmente si intende il regime a cui hanno diritto i clienti domestici e le imprese sotto i 50 dipendenti che non vogliono passare al mercato libero.
La tutela esistente è costituita dalle condizioni economiche definite dall’Autorità (Aeegsi), che tutti i venditori hanno l’obbligo di offrire a coloro che non scelgono il mercato libero e, mantenendo i contratti in essere, hanno, tanto per portare un esempio, beneficiato della discesa dei prezzi del petrolio nel periodo aprile-dicembre 2013.
A partire dal 1 gennaio 2018 non ci saranno più i prezzi di riferimento per gas ed elettricità attualmente stabiliti. Per dare una dimensione del provvedimento adottato in quattro articoli piuttosto oscuri per i non addetti ai lavori, sono quasi 29 milioni i punti serviti dal mercato elettrico e solo il 25% di questi ha finora optato per il mercato libero (pari al 29% dell’elettricità totale). Per il gas, il numero di punti serviti dal mercato libero è solo il 22% (23% del gas totale).
La forzatura corrisponde all’ideologia vincente, che consegna al mercato la soluzione di problemi di enorme rilevanza per la società e che in questi stessi giorni sta portando colpi durissimi al patrimonio pubblico delle reti (non solo Tv e telefonia, che attualmente sollevano le maggiori preoccupazioni e proteste). L'Autorità ha appena dimostrato – con i dati che si riferiscono agli anni 2012/2013 – che nel settore elettrico passare dalla maggior tutela al mercato libero può arrivare a costare fino al 20% in più (per il gas fino al 10%). A milioni di cittadini converrebbe quindi restare sotto il mercato di “tutela”. E l’aveva detto chiaramente una persona sopra le parti come Bortoni, presidente dell’Aeegsi, chiedendo di “evitare che la transizione al mercato libero dei clienti di massa sia caratterizzata da massicci trasferimenti di ricchezza dai clienti finali ai venditori del mercato libero”.
Vale la pena allora chiedersi: quali benefici avranno gli utenti, dopo che si è dimostrato che la concorrenza sul mercato finisce nelle mani di cartelli che li penalizzano e dopo che si è attestato che la componente delle imposte e dei servizi di rete pesa sulla bolletta assai di più della parte riservata ai “servizi di vendita” (46%) cui sarebbe riservata la liberalizzazione? Non si tratta invece di un favore fatto a coloro che acquistano energia e la rivendono alle società di vendita (quelle che ci mandano le bollette a casa), monitorati dall’Autorità che oggi rende pubbliche le sue valutazioni e che domani non avrebbe più alcun titolo nel merito, perché l’andamento delle tariffe verrà totalmente consegnato ai meccanismi del mercato? Si capisce come mai l’Aiget (Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader) abbia plaudito alla decisione governativa e abbia volutamente ignorato che gran parte dei contratti venduti sul mercato libero – magari a prezzo fisso per uno/due anni e poi lievitanti con clausole che i clienti neppure riescono a valutare per mancanza di informazioni – sono più onerosi per gli utenti malcapitati!
Se l’obiettivo fosse quello di abbassare i prezzi, si dovrebbe lavorare sul 54% del costo in bolletta che non è costo dell’energia, ma pane per la politica, nel senso che è costo di sistema, oneri e tasse, quindi materia normativa. E anche il contenimento della parte della bolletta (46%) che riflette i costi di generazione, non andrebbe lasciata al mercato – moderno moloch da venerare – ma dovrebbe essere il frutto di una politica energetica che abbassa i costi perché pone l’attenzione su come oggi si produce elettricità e da dove ci si rifornisce di gas.
I decreti legge non finiscono con un tweet: su questioni di questa portata vanno informate e coinvolte le associazioni dei consumatori, le organizzazioni sindacali, i movimenti che si espongono in difesa del clima e del lavoro, le istituzioni locali che si avvalgono delle municipalizzate per fornire servizi ai loro cittadini. Penso che solo attraverso una mobilitazione che ponga in risalto gli svantaggi di un trasferimento al mercato di un problema di rilevanza politica e sociale, il Parlamento, quando sarà chiamato a discutere della traduzione in legge di decreti ispirati da lobby o da una ideologia che demonizza il controllo sociale, potrà sentire su di sé la responsabilità della difesa concreta dei consumatori e dell’impegno per un sistema energetico il più efficiente e pulito possibile.
p.s.
l'ennesima fregatura di questo governo e di quelli che l'hanno preceduto. Eppure tutto tace mentre invece dovrebbe valere il motto "nessun dorma"!
Venerdì 20 febbraio il governo ha approvato al Capo IV del “Ddl concorrenza”, quello passato alla cronaca per la rivolta di taxisti, notai e farmacisti, un testo che conferma l’eliminazione della “maggior tutela” per gli utenti di gas e elettricità. Un provvedimento che interessa milioni di cittadini e che è passato, come solo questo governo riesce a fare, completamente sotto silenzio, stampa economica e tweet compresi. Per “maggior tutela” normalmente si intende il regime a cui hanno diritto i clienti domestici e le imprese sotto i 50 dipendenti che non vogliono passare al mercato libero.
La tutela esistente è costituita dalle condizioni economiche definite dall’Autorità (Aeegsi), che tutti i venditori hanno l’obbligo di offrire a coloro che non scelgono il mercato libero e, mantenendo i contratti in essere, hanno, tanto per portare un esempio, beneficiato della discesa dei prezzi del petrolio nel periodo aprile-dicembre 2013.
A partire dal 1 gennaio 2018 non ci saranno più i prezzi di riferimento per gas ed elettricità attualmente stabiliti. Per dare una dimensione del provvedimento adottato in quattro articoli piuttosto oscuri per i non addetti ai lavori, sono quasi 29 milioni i punti serviti dal mercato elettrico e solo il 25% di questi ha finora optato per il mercato libero (pari al 29% dell’elettricità totale). Per il gas, il numero di punti serviti dal mercato libero è solo il 22% (23% del gas totale).
La forzatura corrisponde all’ideologia vincente, che consegna al mercato la soluzione di problemi di enorme rilevanza per la società e che in questi stessi giorni sta portando colpi durissimi al patrimonio pubblico delle reti (non solo Tv e telefonia, che attualmente sollevano le maggiori preoccupazioni e proteste). L'Autorità ha appena dimostrato – con i dati che si riferiscono agli anni 2012/2013 – che nel settore elettrico passare dalla maggior tutela al mercato libero può arrivare a costare fino al 20% in più (per il gas fino al 10%). A milioni di cittadini converrebbe quindi restare sotto il mercato di “tutela”. E l’aveva detto chiaramente una persona sopra le parti come Bortoni, presidente dell’Aeegsi, chiedendo di “evitare che la transizione al mercato libero dei clienti di massa sia caratterizzata da massicci trasferimenti di ricchezza dai clienti finali ai venditori del mercato libero”.
Vale la pena allora chiedersi: quali benefici avranno gli utenti, dopo che si è dimostrato che la concorrenza sul mercato finisce nelle mani di cartelli che li penalizzano e dopo che si è attestato che la componente delle imposte e dei servizi di rete pesa sulla bolletta assai di più della parte riservata ai “servizi di vendita” (46%) cui sarebbe riservata la liberalizzazione? Non si tratta invece di un favore fatto a coloro che acquistano energia e la rivendono alle società di vendita (quelle che ci mandano le bollette a casa), monitorati dall’Autorità che oggi rende pubbliche le sue valutazioni e che domani non avrebbe più alcun titolo nel merito, perché l’andamento delle tariffe verrà totalmente consegnato ai meccanismi del mercato? Si capisce come mai l’Aiget (Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader) abbia plaudito alla decisione governativa e abbia volutamente ignorato che gran parte dei contratti venduti sul mercato libero – magari a prezzo fisso per uno/due anni e poi lievitanti con clausole che i clienti neppure riescono a valutare per mancanza di informazioni – sono più onerosi per gli utenti malcapitati!
Se l’obiettivo fosse quello di abbassare i prezzi, si dovrebbe lavorare sul 54% del costo in bolletta che non è costo dell’energia, ma pane per la politica, nel senso che è costo di sistema, oneri e tasse, quindi materia normativa. E anche il contenimento della parte della bolletta (46%) che riflette i costi di generazione, non andrebbe lasciata al mercato – moderno moloch da venerare – ma dovrebbe essere il frutto di una politica energetica che abbassa i costi perché pone l’attenzione su come oggi si produce elettricità e da dove ci si rifornisce di gas.
I decreti legge non finiscono con un tweet: su questioni di questa portata vanno informate e coinvolte le associazioni dei consumatori, le organizzazioni sindacali, i movimenti che si espongono in difesa del clima e del lavoro, le istituzioni locali che si avvalgono delle municipalizzate per fornire servizi ai loro cittadini. Penso che solo attraverso una mobilitazione che ponga in risalto gli svantaggi di un trasferimento al mercato di un problema di rilevanza politica e sociale, il Parlamento, quando sarà chiamato a discutere della traduzione in legge di decreti ispirati da lobby o da una ideologia che demonizza il controllo sociale, potrà sentire su di sé la responsabilità della difesa concreta dei consumatori e dell’impegno per un sistema energetico il più efficiente e pulito possibile.
p.s.
l'ennesima fregatura di questo governo e di quelli che l'hanno preceduto. Eppure tutto tace mentre invece dovrebbe valere il motto "nessun dorma"!
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domenica 4 maggio 2014
Russia, Ucraina e teoria del caos..
L'escalation di queste ore ci dovrebbe far porre alcune domande non
solo sui motivi per cui ci si sta arrivando ma soprattutto, senza usare
paroloni, portare a chiederci il più classico "qui prodest"?
Direte: anche qui siamo in guerra per sopravvivere tutti i giorni, nonostante l'elemosina degli 80 euri, perchè mai dovrebbe fregarci di quanto accade ai confini russo-ucraini? Giusto, se ..... non fosse errata la stessa proposizione della domanda perchè, al contrario, quanto accade a quei confini è l'esito finale di un processo in crescendo di un modello costruito nel dopoguerra che prevedeva l'esistenza di un nemico da sbandierare davanti agli ignari cittadini occidentali mentre nelle varie cancellerie, e nei CdA delle aziende, si facevano già i conti delle perdite e dei profitti futuri e, soprattutto, del rischio calcolato da correre affichè gli obiettivi fossero raggiunti. Quali obiettivi? con calma ci arriviamo..
Pensateci: finchè c'erano i due blocchi contrapposti le economie fiorivano e nessuno faceva troppi problemi sulle ruberie fatte (cui tutti più o meno partecipavano) perchè tutti avevano interesse a che non nascessero quinte colonne interne che distogliessero i cittadini dalla propaganda ufficiale. E quand'anche accadeva c'erano sempre utili idioti della zona grigia pronti a essere strumentalizzati sia per essere usati come il classico drappo rosso di fronte al toro (noi) sia come simboli del terrore al soldo dello straniero..... l'operazione sembrava finita con la caduta del muro di berlino, vero? Tutto sembrava finito.. confini e ideologie erano morte e con esse anche la necessità di doversi cercare un nemico da abbattere.
No è stato così, anzi semmai è accaduto essattamente il contrario perchè si sono risvegliati gli spiriti animali, per anni tenuti a freno dalla più suprema ragion di stato, del modello di riferimento, il mercato deregolamentato (fatto di un capialismo di stato in un mondo globalizzato e a sua volta deregolammentato dove SOLO in teoria tutti possono andare dove vogliono ma in realtà a poter girare davvero senza confini sono SOLO i soldi) americano ha visto molti corifei che troppo presto hanno vaticinato la "fine della storia (F. Fukuyama)" e la nascita del "secolo americano" salvo poi ricredersi prontamente quando lo stesso modello di cui erano espressione mostrava i propri limiti: un enorme mercato che avvolgeva l'intero pianeta; un mercato che avrebbe dovuto uniformizzarsi nei costumi, nelle mode e ..... perfino nelle tradizioni usi e costumi: volete un esempio? Amazon, Md Donald, Goggle ecc. ne sono i simboli e gli ambasciatori ufficiali: in realtà l'idea di base prevede che i costi devono essere marginali; i soldi corrono laddove danno maggiori profitti; le aziende investono laddove ci sono minori oneri e maggiore rientro dell'investimento nel minor tempo possibile senza troppi rischi: in occidente ci sono costi elevati? Nessun problema: le tigri asiatiche e la cina. L'unico feticcio ammesso è il denaro e l'unica religione è quella mercatara: una fede cieca che non ammette eresie e sbandamenti di sorta; finchè le cose sono andate per un certo verso moltissimi di noi vi si sono immersi sperando di accaparrarsi le briciole del banchetto che cadevano dalla tavola imbandita (quello che efficamente Giulietto Chiesa definiva "il ponte di comando"), tavola cui sedevano, e siedono ancora, poche persone (qualche decina di migliaia al massimo), ma che riassumono nelle proprie mani un potere enorme, quello dei soldi: trilioni di $ che girano e che non ammettono limiti, coercizioni, regolamenti (peraltro previsti dalla stessa teologia di base meglio nota come liberalismo), dazi ecc...... tutto deve girare e tutto deve adeguarsi all'esigenze di questi pochi: ipso facto il comune mortale non può far altro che adeguarsi e non può nemmeno sperare che ci sia un alternativa perchè l'ex nemico, dopo un decennio di sbandamenti, è sì tornato in auge ma ha assunto anch'esso lo stesso stile proprio dei ras capitalistici e di conseguenza non c'è nessun sol dell'avvenire che sorge al di là della ex cortina di ferro, anzi di là è peggio perchè mentre in russia il capitalismo è maturato nella sua versione peggiore, il liberismo di stato, l'altra alternativa, la Cina, ha assunto un modello misto: socialismo cinese (versione moderna del confucianesimo) e liberismo di stato dove venivano sfruttate proprio le necessità di mercato delle aziende occidentali per metter su una potenza economica (a fine anno sarà la prima potenza economica del pianeta) di tutto rispetto non seconda a nessuno e un mercato interno di un mld di persone per sostenerla: nonostante la potenziale bolla speculativa che sta per esplodere si può star certi che il drago cinese ne soffrirà ma non ne sarà devastata come invece è accaduto qui e per un semplice motivo: saremo noi a pagare per quella bolla.... per l'ennesima volta sarà il cittadino occidentale a pagarne il conto.
In un quadro, molto grossolano me ne rendo conto, del genere la crissi russo-ucraina dimostra, semma ne fosse stata rilevata la necessità, come fragili sono gli equilibri e quanto fallaci fossero la millenaristiche previsioni di pace universale e libertà per tutti: non è possibile perchè la stessa idea di mercato non la prevede per un semplice motivo ossia che L'ECONOMIA DI MERCATO PREVEDE CONCORRENZA, QUINDI GUERRA FRA OPERATORI DEL MERCATO AD ACCAPARRARSI GRANDI FETTE, SE NON TUTTO, DEL SEGMENTO DI LORO COMPETENZA..... finchè sono società al massimo ci posono essere colpi di stato in africa ma quando sono Stati che contano allora cambia tutto: gli usa saltano addosso all'iraq; i ciesi cercano di accaparrarsi le senkaku ma già si son presi macao e hong kong (centri globali della finanza); ecc. e, direte voi, l'Ucraina? Bè questo è il classico vaso di coccio fra vasi di ferro: crocevia del gas verso l'europa; vecchia inimicizia con i russi; europa (cui gli americani hanno promesso il rifornimento di shale gas... che come dimostrato anche in questo blog durerà poco) e america (prossimi a firmare un trattato di libero scambio fra loro) che soffiano sul fuoco (non si è ancora capito capito chi fossero quei figuri che dalle stesse posizioni spravano sia sui pliziotti sia sulla folla a kiev);.. come andrà a finire? La risposta facile é....... status quo; ma è quella facile perchè quella vera è: la russia interviene militarmente per difendere i filorussi attaccati in queste ore dagli ucraini; l'euramerica a sua volta interviene a difesa degli ucraini (già ora ci sono, ufficialmente almeno 300 statunitensi militari); le due parti entrano direttamente in contatto...... il resto lo potete immaginare
Direte: anche qui siamo in guerra per sopravvivere tutti i giorni, nonostante l'elemosina degli 80 euri, perchè mai dovrebbe fregarci di quanto accade ai confini russo-ucraini? Giusto, se ..... non fosse errata la stessa proposizione della domanda perchè, al contrario, quanto accade a quei confini è l'esito finale di un processo in crescendo di un modello costruito nel dopoguerra che prevedeva l'esistenza di un nemico da sbandierare davanti agli ignari cittadini occidentali mentre nelle varie cancellerie, e nei CdA delle aziende, si facevano già i conti delle perdite e dei profitti futuri e, soprattutto, del rischio calcolato da correre affichè gli obiettivi fossero raggiunti. Quali obiettivi? con calma ci arriviamo..
Pensateci: finchè c'erano i due blocchi contrapposti le economie fiorivano e nessuno faceva troppi problemi sulle ruberie fatte (cui tutti più o meno partecipavano) perchè tutti avevano interesse a che non nascessero quinte colonne interne che distogliessero i cittadini dalla propaganda ufficiale. E quand'anche accadeva c'erano sempre utili idioti della zona grigia pronti a essere strumentalizzati sia per essere usati come il classico drappo rosso di fronte al toro (noi) sia come simboli del terrore al soldo dello straniero..... l'operazione sembrava finita con la caduta del muro di berlino, vero? Tutto sembrava finito.. confini e ideologie erano morte e con esse anche la necessità di doversi cercare un nemico da abbattere.
No è stato così, anzi semmai è accaduto essattamente il contrario perchè si sono risvegliati gli spiriti animali, per anni tenuti a freno dalla più suprema ragion di stato, del modello di riferimento, il mercato deregolamentato (fatto di un capialismo di stato in un mondo globalizzato e a sua volta deregolammentato dove SOLO in teoria tutti possono andare dove vogliono ma in realtà a poter girare davvero senza confini sono SOLO i soldi) americano ha visto molti corifei che troppo presto hanno vaticinato la "fine della storia (F. Fukuyama)" e la nascita del "secolo americano" salvo poi ricredersi prontamente quando lo stesso modello di cui erano espressione mostrava i propri limiti: un enorme mercato che avvolgeva l'intero pianeta; un mercato che avrebbe dovuto uniformizzarsi nei costumi, nelle mode e ..... perfino nelle tradizioni usi e costumi: volete un esempio? Amazon, Md Donald, Goggle ecc. ne sono i simboli e gli ambasciatori ufficiali: in realtà l'idea di base prevede che i costi devono essere marginali; i soldi corrono laddove danno maggiori profitti; le aziende investono laddove ci sono minori oneri e maggiore rientro dell'investimento nel minor tempo possibile senza troppi rischi: in occidente ci sono costi elevati? Nessun problema: le tigri asiatiche e la cina. L'unico feticcio ammesso è il denaro e l'unica religione è quella mercatara: una fede cieca che non ammette eresie e sbandamenti di sorta; finchè le cose sono andate per un certo verso moltissimi di noi vi si sono immersi sperando di accaparrarsi le briciole del banchetto che cadevano dalla tavola imbandita (quello che efficamente Giulietto Chiesa definiva "il ponte di comando"), tavola cui sedevano, e siedono ancora, poche persone (qualche decina di migliaia al massimo), ma che riassumono nelle proprie mani un potere enorme, quello dei soldi: trilioni di $ che girano e che non ammettono limiti, coercizioni, regolamenti (peraltro previsti dalla stessa teologia di base meglio nota come liberalismo), dazi ecc...... tutto deve girare e tutto deve adeguarsi all'esigenze di questi pochi: ipso facto il comune mortale non può far altro che adeguarsi e non può nemmeno sperare che ci sia un alternativa perchè l'ex nemico, dopo un decennio di sbandamenti, è sì tornato in auge ma ha assunto anch'esso lo stesso stile proprio dei ras capitalistici e di conseguenza non c'è nessun sol dell'avvenire che sorge al di là della ex cortina di ferro, anzi di là è peggio perchè mentre in russia il capitalismo è maturato nella sua versione peggiore, il liberismo di stato, l'altra alternativa, la Cina, ha assunto un modello misto: socialismo cinese (versione moderna del confucianesimo) e liberismo di stato dove venivano sfruttate proprio le necessità di mercato delle aziende occidentali per metter su una potenza economica (a fine anno sarà la prima potenza economica del pianeta) di tutto rispetto non seconda a nessuno e un mercato interno di un mld di persone per sostenerla: nonostante la potenziale bolla speculativa che sta per esplodere si può star certi che il drago cinese ne soffrirà ma non ne sarà devastata come invece è accaduto qui e per un semplice motivo: saremo noi a pagare per quella bolla.... per l'ennesima volta sarà il cittadino occidentale a pagarne il conto.
In un quadro, molto grossolano me ne rendo conto, del genere la crissi russo-ucraina dimostra, semma ne fosse stata rilevata la necessità, come fragili sono gli equilibri e quanto fallaci fossero la millenaristiche previsioni di pace universale e libertà per tutti: non è possibile perchè la stessa idea di mercato non la prevede per un semplice motivo ossia che L'ECONOMIA DI MERCATO PREVEDE CONCORRENZA, QUINDI GUERRA FRA OPERATORI DEL MERCATO AD ACCAPARRARSI GRANDI FETTE, SE NON TUTTO, DEL SEGMENTO DI LORO COMPETENZA..... finchè sono società al massimo ci posono essere colpi di stato in africa ma quando sono Stati che contano allora cambia tutto: gli usa saltano addosso all'iraq; i ciesi cercano di accaparrarsi le senkaku ma già si son presi macao e hong kong (centri globali della finanza); ecc. e, direte voi, l'Ucraina? Bè questo è il classico vaso di coccio fra vasi di ferro: crocevia del gas verso l'europa; vecchia inimicizia con i russi; europa (cui gli americani hanno promesso il rifornimento di shale gas... che come dimostrato anche in questo blog durerà poco) e america (prossimi a firmare un trattato di libero scambio fra loro) che soffiano sul fuoco (non si è ancora capito capito chi fossero quei figuri che dalle stesse posizioni spravano sia sui pliziotti sia sulla folla a kiev);.. come andrà a finire? La risposta facile é....... status quo; ma è quella facile perchè quella vera è: la russia interviene militarmente per difendere i filorussi attaccati in queste ore dagli ucraini; l'euramerica a sua volta interviene a difesa degli ucraini (già ora ci sono, ufficialmente almeno 300 statunitensi militari); le due parti entrano direttamente in contatto...... il resto lo potete immaginare
mercoledì 5 marzo 2014
nobel per la pace? No, nemmeno per scherzo, però ......
Quando a volte l'informazione, quella ufficiale e che tanto piace a
qualcuno anche su questo blog, non sa trattenersi dallo... sparare
retorica ad alzo zero. Su youtube, ad esempio, è sbucato fuori questo
video
ma di cosa si stratta? Semplice, si tratta del resoconto di una
telefonata fra il ministro degli esteri estone e l'evanescente
"ministro" degli affari (.....) estri della UE C. Ashton; i due parlano
di Lituania, naturalmente, e di ... cecchini e sembrano sapere che
questi "patrioti" sparavano sia sulla folla che sulla polizia: Paet
racconta in 2' e 49" questo e altro e la Ashton, che voleva essere
aggiornata, non salta dalla sedia per chiamare subito i capi di stato e
di governo, che gli pagano lo stipendio, per dirgli che devono stare
attenti a non farsi ingabbiare nel trappolone lituano perchè non tutti
gli amici della libertà sono tali, anzi...... molti di loro sparano si
sulla polizia ma sparano anche sui loro alleati, quelli di piazza
Maidan.
Qualcuno, oltre al "Giornale", ha dato questa notizia in Italia (a parte i blog indipendenti come popoff)? No si continua con la solfa dei patrioti e di yanucovich nuovo e sanguinario dracula che spara sui lituani.....
Ora: il "sincero democratico" amicone del nostro amato capo non è certo un buonista nè un ingenuo e tantomeno crede nell'amore fraterno o in altre simili sciocchezze che ci propinano qui... ma il dubbio che ci sia stato, e ci sia, chi soffia sul fuoco è legittimo che possa sorgere visto quanto emerso da questa telefonata....... si vedrebbe confermata l'ipotesi, definita finora "folle", che a ovest ci sia chi ha scommesso sul fatto che alla fine putin si sarebbe piegato al senso pragmatico degli affari che perderebbe in caso di azione militare e avrebbe abbozzato nel vedersi sfilare da sotto il naso non solo l'ucraina (e la crimea) ma, soprattutto, l'intera rete di distribuzione del gas e del petrolio fonte di guadagni, e di potere, per il proprio paese; doveva intervenire e doveva farlo subito perchè altrimenti un pò di ritardo poteva significare "problemi" enormi e non solo per il potere che rappresenta ma come esempio per le altre realtà di cui è composta la russia....... finora ha evitato il trappolone con molta furbizia e mostrando i muscoli e queste notizie non fanno che rafforzarne l'immagine: lo fanno quasi sembrare una vittima (non ci si può credere, vero?) dei poteri oscuri occidentali e un eroe per i filo-russi. Vorrei dire a costoro che hanno fatto male i calcoli: i russi non sono come gli altri..... hanno respinto un genio militare come napoleone e la hanno suonate sonoramente, acosto di milioni di russi sia chiaro, alla più forte macchina da guerra della seconda guerra mondiale, la germania nazista..... un popolo così non lo puoi trattare come ... gli italiani brava gente che te li compri con poco, che so: cioccolata, boogie boogie, ecc. no non sono come noi.. loro hanno un educazione "siberiana"....... ci riflettano!
Ma c'è anche un altro aspetto di cui nessuno parla: quasi la totalità degli ucraini "europei" non hanno alcuna voglia di passare sotto l'egida UE, anzi.... dopo essere stati "sovietizzati" e ricattati dai russi prima poi presi in giro dai propri governanti (sia dell'uno che dell'altro schieramento) in cui non avevano alcuna fiducia; immaginate ora che..... sembrano averne ancora meno nella vicina europa: forse hanno internet e sanno leggere; o forse sentono le notizie dei loro connazionali espatriati a occidente o forse chissà quant'altro ancora.. ma tengono alla loro "autonomia" e alla loro sovranità e non vogliono troike simili a dirgli cosa e come devono fare e quando.
Qualcuno, oltre al "Giornale", ha dato questa notizia in Italia (a parte i blog indipendenti come popoff)? No si continua con la solfa dei patrioti e di yanucovich nuovo e sanguinario dracula che spara sui lituani.....
Ora: il "sincero democratico" amicone del nostro amato capo non è certo un buonista nè un ingenuo e tantomeno crede nell'amore fraterno o in altre simili sciocchezze che ci propinano qui... ma il dubbio che ci sia stato, e ci sia, chi soffia sul fuoco è legittimo che possa sorgere visto quanto emerso da questa telefonata....... si vedrebbe confermata l'ipotesi, definita finora "folle", che a ovest ci sia chi ha scommesso sul fatto che alla fine putin si sarebbe piegato al senso pragmatico degli affari che perderebbe in caso di azione militare e avrebbe abbozzato nel vedersi sfilare da sotto il naso non solo l'ucraina (e la crimea) ma, soprattutto, l'intera rete di distribuzione del gas e del petrolio fonte di guadagni, e di potere, per il proprio paese; doveva intervenire e doveva farlo subito perchè altrimenti un pò di ritardo poteva significare "problemi" enormi e non solo per il potere che rappresenta ma come esempio per le altre realtà di cui è composta la russia....... finora ha evitato il trappolone con molta furbizia e mostrando i muscoli e queste notizie non fanno che rafforzarne l'immagine: lo fanno quasi sembrare una vittima (non ci si può credere, vero?) dei poteri oscuri occidentali e un eroe per i filo-russi. Vorrei dire a costoro che hanno fatto male i calcoli: i russi non sono come gli altri..... hanno respinto un genio militare come napoleone e la hanno suonate sonoramente, acosto di milioni di russi sia chiaro, alla più forte macchina da guerra della seconda guerra mondiale, la germania nazista..... un popolo così non lo puoi trattare come ... gli italiani brava gente che te li compri con poco, che so: cioccolata, boogie boogie, ecc. no non sono come noi.. loro hanno un educazione "siberiana"....... ci riflettano!
Ma c'è anche un altro aspetto di cui nessuno parla: quasi la totalità degli ucraini "europei" non hanno alcuna voglia di passare sotto l'egida UE, anzi.... dopo essere stati "sovietizzati" e ricattati dai russi prima poi presi in giro dai propri governanti (sia dell'uno che dell'altro schieramento) in cui non avevano alcuna fiducia; immaginate ora che..... sembrano averne ancora meno nella vicina europa: forse hanno internet e sanno leggere; o forse sentono le notizie dei loro connazionali espatriati a occidente o forse chissà quant'altro ancora.. ma tengono alla loro "autonomia" e alla loro sovranità e non vogliono troike simili a dirgli cosa e come devono fare e quando.
domenica 2 marzo 2014
la Crimea val bene una ... Russia
Hanno voglia a chiedere aiuto gli ucraini alla Nato, alla UE e agli
USA.... ne riceveranno poco o meglio ne riceveranno ma non nel senso che
intendono loro: armi a sfare (vendute da cinesi, europei, americani,
ingliesi, ecc.), annunci di condanna, moniti ad abbassare i toni, ecc.
ma fattivamente, a meno di qualche emerito passo falso di Putin
(ricordiamo che il Nostro è "un sincero democatico"), nessun alzerà un
dito che sia uno. Se ci sarà accordo allora correranno tutti ma in caso
contrario il vento di guerra spirerà forte per il pianeta, e forse
scoppierà, ma gli occidentali non alzeranno un dito per un piccolo
semplice motivo: i russi (oltre che a fornire petrolio e gas
direttamente e per interposto stato al vecchio mondo) sono strategici
nello scacchiere mediorientale e con l'iran....... senza loro niente
accordi in loco quindi, come negli anni immediatamente prededenti la
seconda guerra mondiale, molto probabilmente la Crimea se la terranno i
russi o nascerà una repubblica autonoma che entrerà a pieno titolo nella
federazione chiudendo il cerchio di Krusciov che la donò all'ucraina,
allora repubblica socialista, per ora riprendersela a furor di popolo,
con tanti saluti al diritto internazionale e alla sua diplomazia.
Come sempre le cose non sono bianche o nere, anzi quando ci son di mezzo soldi, petrolio e gas (per tacere del medioriente come dicevo sopra) siamo affaristi e "pragmatici"..... mentre la propaganda ci ha detto che in Ucraina (e anche Venezuela) la libertà combatteva contro la tirannia (tacendo che yanucovh, come maduro in venezuela, è stato eletto alle elezioni..... falsate dirà qualcuno, ma i suoi predecessori non hanno fatto meglio, anzi) e ora? I valori occidentali non valgono quando cade la maschera.... valgono altri valori: quelli di borsa.
La Crimea val bene ..... una Russia
Come sempre le cose non sono bianche o nere, anzi quando ci son di mezzo soldi, petrolio e gas (per tacere del medioriente come dicevo sopra) siamo affaristi e "pragmatici"..... mentre la propaganda ci ha detto che in Ucraina (e anche Venezuela) la libertà combatteva contro la tirannia (tacendo che yanucovh, come maduro in venezuela, è stato eletto alle elezioni..... falsate dirà qualcuno, ma i suoi predecessori non hanno fatto meglio, anzi) e ora? I valori occidentali non valgono quando cade la maschera.... valgono altri valori: quelli di borsa.
La Crimea val bene ..... una Russia
lunedì 16 settembre 2013
.. arriva il rapporto sul gas, poco cambia
Il tanto atteso rapporto sul gas "siriano" è arrivato sul tavolo del Segretario Generale e dei Grandi: si sa ora che non c'è stato un solo attacco ma ben 14 di cui l'ultimo è stato quello più grave...... è quello insomma che ha fatto passare la "linea rossa" di Obama, il premio nobel per la pace (..).
C'è una domanda inespressa: la, sottile, linea rossa è .... il quattoridcesimo attacco al gas (se è vero quanto afferma il rapporto ONU)?
Ma vogliamo scherzare? In Siria, ed anche in Egitto, c'è una guerra civile, all'inizio dominata da movimenti "laici" che ben presto sono stati soppiantati da quelli "non laici (peraltro finanziati dai paesi arabi e anche .... dall'occidente)" che ci stanno mettendo la manodopera e l'esperienza maturata in afghanistan. Questa guerra civile non era già un dramma che avrebbe dovuto sollevare le coscienze imbelli degli occidentali? Pare di no.. si son mossi, rischiando una terza guerra mondiale (o forse la cercano.. c'è la crisi), solo quando hanno visto usare il sarin si son mosse.
Ma .... chi gliel'ha dato quel gas? E chi ha chiusdo gli occhi davanti al massacro che ha preceduto il suo uso? E le decine di migliaia di rifuguati, chi e come li gestisce, e basterà dargli una tenda e un pasto? Perchè qualcuno non interviene nei campi per cacciare i cacciatori di matrimoni, non solo arabi, che si vogliono prendere la giovin "siriana"?
E' il problema rimane: intervenire o no in Siria? A mio parere lo si doveva far subito, all'inizio.... interponendo una forza militare con un amio mandato che arrivi a disarmare entrambe le parti per poi cercare o una riconciliazione o l'instaurazione di un protettorato internazionale che ha il compito di rimettere le cose a posto ridando sovranità ai siriani; c'è un ma: e le risorse del sottosuolo in cui la "azienda di turno" ha lo zampino? Chi se le piglia dato che se si ridà la sovranità ai siriano essi (è già accaduto a Gaza negli scorsi anni dove quando i palestinesi hanno potuto votare "liberamente" hanno premiato Hamas e non chi ci si aspettava), ridiano vita ai contratti occidentali? Potrebbero darli ai cinesi, o ai russi o a chissà chi... e chi rimane fuori si lecca le ferite. E' forse questo il vero problema perchè se è vero che gli USA stanno raggiungendo la autonomia energetica è anche vero che una notevole parte dei profitti delle aziende arriva proprio dal petrolio.. ecco quindi che cade il castello ipocrita: siamo lì' e ci vogliamo restare e per restarci ci alleiamo anche con il nostro peggior nemico (creato, finanziato, addestrato da noi ai tempi dell'invasione russa dell'afghanista): tanto poi fra contractor e paesi amici che s'immolano al loro psoto... qualcuno qualcosa farà.... e a pagare saranno sempre e solo i siriani che si ritroveranno, come i loro cugini irakeni, a rimpiangere il loro "saddam"!
C'è una domanda inespressa: la, sottile, linea rossa è .... il quattoridcesimo attacco al gas (se è vero quanto afferma il rapporto ONU)?
Ma vogliamo scherzare? In Siria, ed anche in Egitto, c'è una guerra civile, all'inizio dominata da movimenti "laici" che ben presto sono stati soppiantati da quelli "non laici (peraltro finanziati dai paesi arabi e anche .... dall'occidente)" che ci stanno mettendo la manodopera e l'esperienza maturata in afghanistan. Questa guerra civile non era già un dramma che avrebbe dovuto sollevare le coscienze imbelli degli occidentali? Pare di no.. si son mossi, rischiando una terza guerra mondiale (o forse la cercano.. c'è la crisi), solo quando hanno visto usare il sarin si son mosse.
Ma .... chi gliel'ha dato quel gas? E chi ha chiusdo gli occhi davanti al massacro che ha preceduto il suo uso? E le decine di migliaia di rifuguati, chi e come li gestisce, e basterà dargli una tenda e un pasto? Perchè qualcuno non interviene nei campi per cacciare i cacciatori di matrimoni, non solo arabi, che si vogliono prendere la giovin "siriana"?
E' il problema rimane: intervenire o no in Siria? A mio parere lo si doveva far subito, all'inizio.... interponendo una forza militare con un amio mandato che arrivi a disarmare entrambe le parti per poi cercare o una riconciliazione o l'instaurazione di un protettorato internazionale che ha il compito di rimettere le cose a posto ridando sovranità ai siriani; c'è un ma: e le risorse del sottosuolo in cui la "azienda di turno" ha lo zampino? Chi se le piglia dato che se si ridà la sovranità ai siriano essi (è già accaduto a Gaza negli scorsi anni dove quando i palestinesi hanno potuto votare "liberamente" hanno premiato Hamas e non chi ci si aspettava), ridiano vita ai contratti occidentali? Potrebbero darli ai cinesi, o ai russi o a chissà chi... e chi rimane fuori si lecca le ferite. E' forse questo il vero problema perchè se è vero che gli USA stanno raggiungendo la autonomia energetica è anche vero che una notevole parte dei profitti delle aziende arriva proprio dal petrolio.. ecco quindi che cade il castello ipocrita: siamo lì' e ci vogliamo restare e per restarci ci alleiamo anche con il nostro peggior nemico (creato, finanziato, addestrato da noi ai tempi dell'invasione russa dell'afghanista): tanto poi fra contractor e paesi amici che s'immolano al loro psoto... qualcuno qualcosa farà.... e a pagare saranno sempre e solo i siriani che si ritroveranno, come i loro cugini irakeni, a rimpiangere il loro "saddam"!
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lunedì 17 maggio 2010
.. e siamo a 24
Altri 2 cittadini in divisa che sono morti, feriti gravi due fra cui una donna, e siamo a quota 24. Chiedere perchè siamo lì è retorico mi pare: c'è una torta energetica da spartirsi e noi almeno le briciole le vogliamo, no? Naturalmente oltre all'energia c'è altro però di quest'ultimo aspetto non se ne parla mi pare. E questi morti li conosciamo, qui in occidente, perchè sono "nostri"; che dire delle migliaia di morti afghani (di cui moltissimi bambini) di cui non si parla e che chi si azzarda a parlarne si ritrova nei guai (leggasi chiusura d'autorità dell'ospedale di emergency)? Di questi aspetti naturalmente nulla perchè non dobbiamo sapere e perchè naturalmente se ne sapessimo forse non ci sarebbe quell'appoggio acritico che molti nostri concittadini hanno a tutt'oggi a questa missione: ed in questo pd e pdl sono sulla stessa linea. Io sono addolorato, anche da padre, che questi ragazzi sono morti (e spero che non sia per nulla, perchè la storia insegna mi pare) come sono addolorato degli altri che ci saranno (e ce ne saranno). La cosa che mi dà fastidio è l'ipocrisia che subito ha alzato la cortina fumogena: combattenti per la libertà (ahi, ahi questa definizione la diedero anche per i taliban quand'erano "buoni" per noi occidentali e conquistavano il potere per conto degli americani e forse chi l'ha data non oggi non se ne ricorda) li hanno definiti ma, inconsapevolmente, in realtà sono difensori di uno status quo che, come provano le denunce degli organismi internazionali, è fatto di corruzione e di malaffare (cose molto occidentali) ma anche di doppiogiochismo e sfruttamento che è una cosa tipica di quelle zone .... ricordiamoci che secondo un motto locale "gli afghani si affittano non si comprano" e quindi la cosa importante non é difendere che è indifendibile ma realmente aiutare quelle genti che sono al centro di giochi più grandi di loro: e per queste ultime cose non servono i militari ma operatori di pace.......
lunedì 26 aprile 2010
il lettone di putin ... funziona
Già il mitico lettone funziona eccome: infatti ora, dopo la Francia (e il suo know how nucleare), ci rivolgiamo all'amicone sincero democratico Vladimir Putin che è venuto da noi per un "vertice" con il Capo. Tutto liscio? Sì: sono state firmate intese a tutto campo dal nucleare al gas. Insomma per noi la Russia è diventata un partner economico importante e il modello Putin importato da noi sta funzionando perfettamente dal punto di vista politico: ci sono oppositori, interni ed esterni, ma sono sotto controllo, per ora; la democrazia è un optional, un rito che non ha più senso: stesso la gente "perbene" se ne sta rendendo conto quandocapisce che fanno parte del gioco e che ognuno di essi ha un posto a tavola. Un altra differenza? Da noi i giornalisti scomodi non li ammazzano facendoli diventare eroi.... semplicemente li fanno sparire dallo schermo.... credete che ancora per molto Santoro, Dandini, Gabbanelli sarano tolleranti e mandati in onda?
venerdì 1 gennaio 2010
... a proposito di 2010 ....
Non è nemmeno iniziato l'anno che già l'evasione, sospetta, è al centro del dibattito. Non c'entra nulla lo scudo fiscale ma, come segnala L'Espresso, ma una società che è un vero e prorpio pozzo buco nero: L'Eni, e la sua controllata SNAM, che hanno (a detta delle Fiamme Gialle) evaso per 20 miliardi di euro l'iva! Se fosse stata pagata non c'era bisogno dello scudo "buonista" del Governo e forse ci sarebbe rimasto qualcosa per i cittadini onesti. Come mai non ci sono paginate sui giornali e in tv? C'entra nulla il piccolo aspetto che questa socvietà ha in mano i contratti del gas "russo"?
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