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giovedì 23 agosto 2018

Il piano Savona: mega investimenti per raddoppiare Pil

Fonte: W.S.I. 20 agosto 2018, di Redazione Wall Street Italia

Dopo il piano Marshall, il piano Savona. Il Ministro per gli Affari europei, economista anti euro con un passato da banchiere e grande believer nel mondo FinTech e nella blockchain, starebbe per proporre all’UE un maxi piano di investimenti per raddoppiare la crescita del PIL italiano e innalzare così gli obiettivi del 2019 al 2%.
Il progetto del professor Savona, rende noto Il Sole 24 Ore, sarebbe concentrato su massicci investimenti pubblici ma anche privati, che interesserebbero in particolare le controllate statali come Enel, Eni Terna e Leonardo.
Queste aziende, secondo le stime di Paolo Savona, oggetto della crisi istituzionale apertasi a fine maggio, potrebbero arrivare a investire sino a 34 miliardi di euro. Questa importante campagna di investimenti consentirebbe all’Italia di raggiungere nel 2019 una crescita del PIL del 2%, a beneficio delle entrate statali e dei conti pubblici.
L’economista, collocato presso un ministero “orizzontale” dopo il placet sulla sua nomina alla guida dell’Economia, intenderebbe portare questa proposta alla Commissione europea in autunno, nell’ambito delle trattative per la nuova legge di Bilancio.
E non solo Savona ha proposte “economiche” da fare per un autunno che si preannuncia caldo, sia sotto il profilo politico che dal punti di vista finanziario (Borsa, Spread, rating ecc). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, in seguito ai fatti di Genova, ha già annunciato un vasto piano di investimenti per le infrastrutture, non solo per la messa in sicurezza delle autostrade, ma anche delle scuole ecc.

venerdì 4 aprile 2014

Renzi e mr. B: stesso percorso, stesso destino, stesse gaffes .. a nostre spese

... a quanto pare i due nel titolo sembrano molto simili, quanto a gaffe.
Mr. B ne ha fatte a iosa nel corso del ventennio e il suo erede non sembra da meno, pare.... non solo mostra l'arroganza del potere (quando dice .. spara a zero sugli amici e gli avversari) ma alcune cose che (se pur tutti le sanno o le sospettano perchè gli affari a livello internazionale non seguono mica le leggi sugli appalti) lui le dice....
Renzi, gaffe in tv su Eni: “E’ un pezzo fondamentale dei nostri servizi segreti”
di Redazione Il Fatto Quotidiano 4 aprile 2014
Gaffe di Matteo Renzi sull‘Eni. Ieri sera il premier era ospite a Otto e mezzo, su La7. Si parlava di nomine ai vertici delle aziende pubbliche e, in particolare, dei requisiti di onorabilità che il ministro dell’Economia, Padoan, vuole imporre ai loro amministratori. Tentando di dribblare una domanda di Lilli Gruber sulla possibilità che Paolo Scaroni, ad del gruppo energetico, sia riconfermato nonostante la recente condanna in primo grado, il premier si è però fatto scappare una rivelazione ben più compromettente: ha rivelato, in pratica, che il gruppo energetico ha stretti legami con gli uomini dei servizi. Questa, testualmente, la frase incriminata: “L’Eni è oggi un pezzo fondamentale della nostra politica energetica, della nostra politica estera, della nostra politica di intelligence. Cosa vuol dire intelligence? I servizi, i servizi segreti“. Apriti cielo: Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, ora grida allo scandalo e parla di “gaffe inqualificabile e pericolosa”. Che cosa c’è sotto è presto detto: a livello ufficioso è noto che le sedi estere del Cane a sei zampe spesso ospitano anche le nostre “barbe finte”, più o meno mascherate da dipendenti. Un segreto di Pulcinella, forse, ma custodirlo è buona norma e dichiararlo in prima serata non è certo consigliabile. Per la sicurezza stessa di chi per l’Eni lavora, magari in Paesi politicamente turbolenti.“Ma il presidente del Consiglio italiano, dottor Matteo Renzi, si rende conto di quello che ha detto?”, è la domanda retorica di Brunetta. ”Quella di Renzi è una frase sconcertante a livello nazionale e internazionale, fatta nei confronti di una grande multinazionale dell’energia, quotata in borsa. Siamo veramente senza parole”. E ancora: “Cosa voleva dire Renzi riferendosi a politica di intelligence e a servizi? E’ proprio di una società quotata in borsa fare intelligence e occuparsi dei servizi? E quando l’Eni partecipa ad una gara internazionale la vince per la sua capacità tecnologica, per la sua capacità di competere o per la sua intelligence? E’ assolutamente inaudito, aberrante”. In ogni caso, ha promesso Brunetta, “delle sue affermazioni gli chiederemo conto in Parlamento già dalla prossima settimana”.
p.s.
errare humanum est, perseverare ....
 e con questo buona domenica

domenica 7 luglio 2013

business as business ....che ipocriti

Avrete letto della moglie del dissidente kazako espulsa a tempo di record: Eni docet o meglio docet i contratti che ha sottoscritto con quel paese... ed essendo  impegnati basta uno stormir di foglie che ce la si fa addosso: è accaduto con snowden, il nostro impavido paese come altri ha chiuso i cieli (e pensare che abbiamo un ministro degli esteri .. radicale); accade con una donna e suo figlio che hanno l'unico colpa di essere famiglia di un .... kazako dissidente, triste
Vi propongo qui, sempre come spunto di riflessione, l'articolo del Fatto Quotidiano del 5/7/2013 a firma Luca Pisapia...
“Espulsione ingiusta, fretta eccessiva”. Il caso del dissidente kazako diventa politicoMoglie e figlia del dissidente Ablyazov prelevate a Roma e consegnate al dittatore Nazarbayev. Il Tribunale: "Non andavano espatriate". Farnesina e Guardasigilli non informati, Alfano accusato "di aver gestito in proprio". Letta prima dice di non sapere nulla, poi promette una verifica
Ora una sentenza del tribunale di Roma lo dice chiaramente: non c’era nessuna irregolarità nel passaporto della moglie di Mukhtar Ablyazov, principale oppositore del regime dittatoriale di Nursultan Nazarbayev in Kazakistan, paese ricco di materie prime e strategico per gli interessi dell’Eni. Eppure la donna, come raccontato il 5 giugno scorso da ilfattoquotidiano.it, è stata estradata dall’Italia. In tutta fretta, senza attendere verifiche sul documento. Tanto da far gridare gli avvocati difensori “alla extraordinary rendition, ossia cattura illegale”. Le ultime novità sulla vicenda dell’estradizione di una donna e di una bambina di sei anni, prelevate contro la loro volontà nella loro residenza di Casal Palocco (Roma) e rispedite in tutta fretta il 31 maggio in quel Kazakistan dove Ablyazov è il principale oppositore del regime, aprono risvolti politici che toccano direttamente il governo. Anche perché nella sentenza i giudici scrivono che la “velocità con cui si è provveduto al rimpatrio”, in una situazione così delicata, “lascia perplessi”. Tra i vari documenti visionati da ilfattoquotidiano.it c’è anche la nota verbale dell’ambasciata kazaka, in cui si avvisava della presenza dell’oppositore politico Ablyazov a Roma. Questa nota, il 28 maggio è stata inoltrata direttamente alla Questura di Roma (che fa capo al ministero degli Interni), e non al dicastero degli Esteri o, a livello procedurale, a quello della Giustizia. E proprio dalla questura è partito il blitz notturno della Digos (una cinquantina di uomini armati, raccontano gli avvocati), che la notte del 29 maggio ha prelevato Alma Shalabayeva, moglie di Ablyazov. A dimostrazione di uno scontro in atto tra il dicastero degli Esteri, che avrebbe dovuto non solo essere informato ma anche occuparsi della vicenda, e il Viminale, che – raccontano alcune fonti – dalla Farnesina accusano di aver gestito in proprio la vicenda.
Se in Senato l’unico a parlare in aula è stato il senatore del M5S Giarrussoalla Camera l’interrogazione parlamentare dell’11 giugno di Alessandro Zan e di altri esponenti di Sel sottolinea questa discrasia.
All’epoca dei fatti, le prime dichiarazioni furono del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri: “Mi sono subito informata, le procedure sono state perfette, tutto in regola e secondo legge” (cosa che come vedremo il 25 giugno il Tribunale del riesame ha smentito) e poi del ministro degli Interni Angelino Alfano, che “ha preso atto della vicenda”. Assordante è stato invece il silenzio sulla vicenda del ministro degli Esteri Bonino, che solo giorni dopo in un’intervista a Il Messaggero definì l’incidente “anomalo”. A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it infatti, alla Farnesina ritengono infatti essere di essere stati scavalcati nella vicenda dal ministero degli Interni, guidato da Angelino Alfano, vicepremier, segretario del Pdl e uomo fidato di Silvio Berlusconi, grande amico del dittatore kazaco. Tutto nel silenzio del premier Enrico Letta, che questa mattina non ha risposto al nostro cronista che gli chiedeva informazioni in merito, salvo poi, in serata, pubblicare uno scarno comunicato: “Rispetto a quanto apparso sulla stampa circa la vicenda della cittadina kazaka Alma Shalabayeva, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente chiesto di avviare una verifica interna agli organi di Governo che ricostruisca i fatti ed evidenzi eventuali profili di criticità”.
Inoltre, tra i vari documenti visionati, il fattoquotidiano.it ha potuto vedere l’ordinanza del Tribunale del riesame di Roma del 25 giugno che ha stabilito l’immediata la restituzione alla famiglia dei beni sequestrati nelle perquisizioni avvenute a fine maggio nella villa di Casal Palocco. Tra questi il passaporto della Repubblica Centroafricana mostrato dalla donna agli inquirenti e ritenuto falso – il casus belli della deportazione – 50mila euro in contanti, una memory card e altri beni. A proposito del passaporto, il Tribunale del riesame scrive che, a seguito dei documenti presentati dagli avvocati di difesa dello studio legale Olivo-Vassalli, “il passaporto in possesso dell’indagata non è falso”. E aggiunge poi una considerazione: “lascia perplessi la velocità con cui si è proceduto al rimpatrio in Kazakistan della indagata e della bambina, congiunti di un rifugiato politico, in presenza di atti dai quali emergevano quantomeno seri dubbi sulla falsità del documento”.
E a sottolineare l’aspetto politico della vicenda ci ha pensato lo stesso Ablyazov in un’intervista al quotidiano La Stampa . “Mi appello a Enrico Letta affinché faccia piena luce sulla deportazione di mia moglie e figlia da Roma in Kazakhstan, dove ora sono in ostaggio di Nursultan Nazarbayev”, ha detto Ablyazov, aggiungendo poi “E’ un fatto senza precedenti, avvenuto perché il dittatore del Kazakistan voleva due ostaggi contro il suo maggiore oppositore politico. (…) Ciò che abbiamo compreso ci porta a credere che sia stato un blitz del ministero dell’Interno in collaborazione con agenti di una dittatura ex sovietica. Quelli che in Italia avrebbero potuto bloccare il rapimento sono stati esclusi dall’operazione. Il governo italiano deve spingere il ministero dell’Interno a svelare la verità ponendo fine alla protezione dei responsabili di questa vicenda”.
L’intera vicenda era stata raccontata da ilfattoquotidiano.it, che aveva anche riportato un vecchio articolo del Daily Telegraph del 2010 dove era spiegato come il Kazakistan avesse minacciato la Gran Bretagna che, nel caso fosse stato concesso asilo politico ad Ablyazov, da anni rifugiato a Londra, avrebbero chiuso i contratti con le compagnie britanniche. Da qui non era stato difficile ipotizzare perché l’Italia avesse deciso di consegnare la moglie la figlia di Ablyazov, facendo sì che fossero esposte, a detta degli avvocati, “all’elevatissimo rischio trattamenti disumani, analoghi a quelli cui fu sottoposto il marito in patria”. Il Kazakistan è una terra ricchissima di risorse naturali, e uno dei principali partner commerciali del regime è l’azienda parastatale italiana Eni. Attiva nel paese dal 1992, Eni ha stretto accordi di cooperazione. Gli ultimi sono del 2012. Si tratta delle estrazioni di gas e petrolio nell’immenso giacimento di Karachaganak (5 miliardi di barili di riserve) e le trivellazioni a Kashagan (dove s’ipotizzano 13 miliardi di barili).
p.s.
non avrei saputo dirlo meglio... buona riflessione.... a proposito non si può più dire "Italia paese di m......" è vietato!!!! ma pensarlo?

venerdì 1 gennaio 2010

... a proposito di 2010 ....

Non è nemmeno iniziato l'anno che già l'evasione, sospetta, è al centro del dibattito. Non c'entra nulla lo scudo fiscale ma, come segnala L'Espresso, ma una società che è un vero e prorpio pozzo buco nero: L'Eni, e la sua controllata SNAM, che hanno (a detta delle Fiamme Gialle) evaso per 20 miliardi di euro l'iva! Se fosse stata pagata non c'era bisogno dello scudo "buonista" del Governo e forse ci sarebbe rimasto qualcosa per i cittadini onesti. Come mai non ci sono paginate sui giornali e in tv? C'entra nulla il piccolo aspetto che questa socvietà ha in mano i contratti del gas "russo"?

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