Visualizzazione post con etichetta IVA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IVA. Mostra tutti i post

venerdì 2 agosto 2019

Il Sud rallenta ancora, ma i motivi non sono quelli che ci dicono. I luoghi comuni invece continuano a crescere

Fonte: Il Fatto Quotidiano Economia & Lobby - 1 Agosto 2019 Alessandro Cannavale
Il Mezzogiorno rallenta ancora. Il Paese non se la cava neanche bene. Le emergenze vere del Sud non sono affatto quelle che animano il dibattito politico ormai da anni (immigrati e altro). Questo e altro dicono le anticipazioni del Rapporto Svimez 2019, presentate oggi dal direttore Luca Bianchi e dal presidente Adriano Giannola, a Roma.
Nel 2018 il Pil del Sud, secondo i dati Svimez, sarebbe cresciuto soltanto dello 0,6%, a fronte dello 0,9% dal Centro-Nord. Il divario tra le due aree del paese si sovrappone a quello, altrettanto preoccupante, tra l’Italia e l’Unione Europea. Si fa osservare che il rallentamento della crescita del Sud, dal 2018, si deve a un indebolimento della domanda interna, coerente col calo di capacità di spesa delle famiglie, oltre alla dinamica “divaricante della spesa pubblica tra Sud e Centro-Nord, anche contrariamente alla vulgata”, che vedrebbe nel Sud, ancora oggi e a torto, il luogo naturale della spesa.
Un dato che appare sorprendente, vista la propaganda politica costruita su questo luogo comune; dato peraltro confermato nel medio periodo, secondo Svimez, visto che negli ultimi dieci anni la spesa pubblica ha segnato una riduzione del -8,6% nel Sud ma è cresciuta del +1,4% nel Centro-Nord.

Tassi di crescita annuali e cumulati del Pil in termini reali (%) (Fonte Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno)
Dalla metà del 2018 il trend occupazionale ha subito un calo rilevante nel Sud (-107mila), invertendo un trend consolidato di lenta crescita costante dal 2014. Nel Centro-Nord la crescita è bassa, ma resta una crescita (+48mila).

Andamento congiunturale degli occupati nel periodo T4_2008-T1_2019 nel Centro-Nord, nel Mezzogiorno (dati destagionalizzati T4 2008 =100) (Fonte Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno)
Peraltro, sotto il profilo qualitativo, l’occupazione al Sud vede calare il numero di contratti a tempo indeterminato, con una dinamica molto evidente nei grafici riportati nelle anticipazioni Svimez. Aumentano, invece, i contratti a tempo determinato. Al Sud aumenta anche il part-time involontario, conseguente alla necessità delle imprese di ridurre la spesa per il lavoro.

Andamento congiunturale dei dipendenti nel periodo T4_2008-T1_2019 nel Centro-Nord e nel Mezzogiorno per tipologia di contratto (dati destagionalizzati T4 2008 =100) (Fonte Anticipazioni del Rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno)
Svimez ha previsto, con specifici modelli, l’effetto negativo conseguente al possibile aumento dell’Iva nel 2020 (23 miliardi di euro): essa è un’imposta intrinsecamente “regressiva”, il cui impatto sarebbe maggiore nel Sud che, essendo caratterizzato da minori redditi, ne risentirebbe di più in termini di capacità di spesa e di aumento dei costi dei beni.
Sotto il profilo sociale, si conferma un’emergenza “emigrazione”, con flussi di uscita dal Mezzogiorno di circa 130mila persone, a fronte di 63mila rientri (nel solo 2017). Giovani e laureati, soprattutto. Si parla di 2 milioni di persone negli ultimi 15 anni. Di cui un milione sotto i 35 anni e 200mila circa i laureati. Solo 400mila i giovani rientrati nello stesso periodo.
Gli immigrati dall’estero che arrivano al Sud sono di gran lunga inferiori. Come prevedibile, il Sud non ha attrattività e perde popolazione con una concentrazione alta nei piccoli Comuni: un dato che riguarda perlopiù i comuni di collina e di montagna, con popolazione inferiore ai 5mila abitanti. Questi hanno perso, negli ultimi 15 anni, circa 250mila residenti. Questo dato segna l’ulteriore emergenza nazionale: la debolezza demografica delle cosiddette “aree interne”.
La dotazione infrastrutturale e la qualità dei servizi continuano a evidenziare un divario gravissimo tra Sud e Centro-Nord. Il numero delle corse giornaliere, soprattutto ad Alta Velocità, denuncia un dato gravissimo: il Sud ne è escluso in modo impressionante, senza bisogno di ulteriori commenti rispetto alla figura riportata sotto.

Servizi ferroviari (linee e corse giornaliere) ad Alta Velocità (AV) (Fonte Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno)
Altrettanto grave l’accelerazione dei divari nelle “infrastrutture sociali”: il Rapporto cita il divario nel numero posti letto nelle strutture residenziali e l’assistenza integrata domiciliare dei servizi sanitari (i rapporti sono di circa un quarto tra Sud e Centro-Nord). Non cambia molto, quando si passa all’edilizia scolastica e relativi servizi offerti. Fa ben sperare la crescita delle start-up al Sud, che conferma l’esigenza di innovazione e la presenza di energie positive. Per Bianchi occorre un nuovo piano di investimenti, coi suoi positivi effetti moltiplicativi, di cui si è più volte discusso in passato: è stato ribadito che un euro al Sud produrrebbe circa 1,80 euro in termini di Pil.
Occorre, senz’altro, una nuova visione del rapporto Nord-Sud, che non strizzi l’occhio a rivendicazionismi miopi, cercando soluzioni che non siano “per parti”. Nella stessa occasione, Adriano Giannola ha sottolineato che la “terapia” del disimpegno degli investimenti nel Sud ha impoverito, finora, tutto il paese. Ha fatto notare che due regioni ad alto contenuto di capitale sociale, come Marche e Umbria, rischiano di entrare nel novero delle regioni del “Mezzogiorno”, in termini di figure di merito, dando “un segnale di estremo allarme per il Paese”, ulteriore evidenza di un problema strutturale che riguarda tutta l’Italia. L’idea di un Nord “contoterzista della Germania” costituirebbe, secondo Giannola, un’illusione pericolosa e inevitabilmente deludente. E l’austerità sarebbe stata pagata prevalentemente dal Sud, avendo minor disponibilità di risorse, con ripercussioni sul Nord.
Oltre questo, è stato fatto osservare che, coi numeri attuali, l’Italia recupererà le performance del 2007 (pre-crisi) soltanto nel 2025 nel Centro-Nord e nel 2030 nel Sud. Secondo Giannola, gli interventi sociali non possono essere risolutivi dei problemi strutturali del paese. Al contempo, il Sud non deve più permettersi di perdere prezioso capitale umano.
Giannola ha concluso sottolineando l’esigenza di un ragionamento sull’Italia, eliminando sentenze e luoghi comuni sul Sud che, cialtronescamente, non tengono conto del fatto che “grazie al meccanismo della spesa storica, le risorse nel complesso da dieci anni sono redistribuite con un costante flusso in eccesso di miliardi di euro dal Sud verso il Nord”.

giovedì 9 maggio 2019

Manovra d’autunno: cosa cambia per gli italiani dopo bocciatura Ue

Fonte: W.S.I. 9 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

E alla fine Bruxelles ha tagliato al ribasso le stime di crescita per l’Italia nel 2019. Nel dettaglio secondo le previsioni economiche diffuse dall’esecutivo Ue quest’anno il Pil italiano crescerà dello 0,1%, e nel 2020 dello 0,7% contro rispettivamente un +0,2% e +0,8% previsto a febbraio.
Ma è soprattutto sul debito pubblico e sul deficit che Bruxelles fa scattare l’allarme per il nostro paese. Nella nuova stima della Commissione il primo schizza a 133,7% quest’anno e 135,2% il prossimo, mentre il secondo sale a 2,5% nel 2019 e 3,5% nel 2020. Alla luce di questi nuovi numeri la prossima manovra d’autunno del governo giallo-verde partirà da 35 miliardi di euro.
La cifra la fornisce un articolo de Il Sole 24 Ore secondo cui “per recuperare le mancate correzioni del deficit degli ultimi due anni e gestire gli aumenti di Iva e accise già messi nei conti” serviranno almeno 35-40 miliardi di euro. Il quotidiano di Confindustria poi sottolinea come, stante tali cifre, non mancano i Paesi che tornano a spingere per imporre all’Italia di avviare subito la correzione con un intervento in corso d’anno.
Ma la resa dei conti sarà con la manovra di autunno, che porterà inevitabilmente le autorità ad aumentare le tasse. A conti fatti per i contribuenti pare del tutto scontato l’aumento Iva che nella versione prevista dall’ultima legge di Bilancio innalza le due aliquote principali dal 10% al 13% e dal 22% 25,3% e vale 23,1 miliardi. Oltre all’Iva potrebbero farsi strade tagli della spesa che non potranno che incidere sui servizi. Per i contribuenti si prepara l’ennesimo conto, salato, da pagare.

giovedì 20 dicembre 2018

Manovra: malumori nel governo. Pesa mina dell’IVA

Fonte: W.S.I. 20 dicembre 2018, di Alessandra Caparello

Aria di tempesta all’interno del governo. A fiutare malumori l’ex premier Silvio Berlusconi che, come rivela oggi l’Agi, avrebbe riunito i suoi confidandogli i suoi piani.
Ci mancano 6-8 voti al Senato e sarà ribaltone, stiamo portando avanti i contatti con i 5 stelle responsabili, presto ci saranno delle novità.
Berlusconi è convinto che l’esecutivo cadrà entro gennaio. Non c’è alcuna nuvola all’orizzonte per il governo. Così il vicepremier Luigi Di Maio risponde a chi sottolinea come l’impegno sulla manovra, culminato con la decisione da parte della Commissione europea di non procedere ad aprire alcuna infrazione, abbia minato la coalizione Lega-Cinque Stelle. Il vicepremier Luigi Di Maio ha sottolineato che il governo continuerà il suo programma di riforme e che inizierà a lavorare, a gennaio, per tagliare il numero di parlamentari.
Sia Di Maio che Salvini ieri hanno espresso molta soddisfazione sull’esito della trattativa con Bruxelles che per il momento evita di aprire una procedura di infrazione contro il nostro paese.
Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutti voi, di maggioranza e di opposizione, per la comprensione di questi giorni durante i quali l’iter della manovra ha proceduto con lentezza scontando ritardo con tempi previsti. Rinvii non causati da incertezze interne al governo: il rallentamento è stata l’inevitabile compressione a causa complessa interlocuzione con l’Ue alla quale abbiamo dedicato le nostre più risolute energie e impegno”.
Così il premier Giuseppe Conte riferendo in Parlamento.
“In queste settimane abbiamo lavorato per avvicinare le posizioni senza mai arretrare rispetto agli obiettivi che ci hanno dato gli italiani con il voto del 4 marzo  (…) Non abbiamo ceduto sui contenuti della manovra”.
Il premier si riferisce ai due cavalli di battaglia fatti da Lega e Cinque Stelle durante la campagna elettorale, ossia quota 100 e reddito di cittadinanza ma a ben vedere per soddisfare le promesse elettorali si introducono tagli e nuovi balzelli. A preoccupare maggiormente l’aumento Iva per il 2020 e il 2021. Nella sostanza l’aliquota ridotta del 10% passerebbe dal 2020 al 13% mentre l’aliquota al 22% passerebbe nel 2020 al 25,2% e nel 2021 al 26,5%.A conti fatti il prezzo pagato dal governo giallo-verde è di 4,6 miliardi di euro per il rinvio e la rimodulazione del reddito di cittadinanza e di quota 100 sulle pensioni a cui si aggiungono 4,2 miliardi di tagli agli investimenti e 450 milioni per l’aumento delle tasse su scommesse e gioco d’azzardo.
.................................................................
per un quadro più chiaro sulle singole materie (con annessa lettera del Governo alla Commissione Europea) leggete quest'articolo su Il Fatto Quotidiano con quest'articolo:
Manovra, tutte le modifiche: dalle clausole di salvaguardia Iva ai 577 milioni di risparmi sulle pensioni alte

lunedì 14 maggio 2018

Governo Lega-M5S: moneta parallela e flat tax al 15%

Fonte: W.S.I. 14 maggio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Oggi dovrebbe arrivare il nome del nuovo premier, scelto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini dopo una lunga domenica di incontri a Milano. Se il presidente del Consiglio non sarà un politico, come premier la formazione di destra vorrebbe il professore di Storia Economica Giulio Sapelli, uno che qualche mese fa ha definito l’euro, “una gabbia costruita dalla sinistra” da cui è difficile uscire.
[Leggi l’intervista di Wall Street Italia a Sapelli a fine 2011 e il suo intervento in una sessione domanda e risposta con un pool di economisti d’eccellenza organizzata sempre da Wall Street Italia]
Il movimento confondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio punta invece sul nome di Giuseppe Conte, professore ordinario di diritto privato all’Università di Firenze. Secondo le indiscrezioni stampa, il professore della Statale di Milano e l’ex vicepresidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa sarebbero stati contattati nella notte dai vertici dei due partiti. Secondo il giornalista esperto di M5S Jacopo Jacoboni, Di Maio spera ancora di essere lui il presidente del Consiglio del futuro governo, ma Salvini ha escluso nuovamente questa ipotesi.

Manovre espansive costerebbero più di 100 miliardi di euro

Ma a far parlare i media stranieri e innervosire i mercati finanziari, più che il nome del leader del nuovo esecutivo euro scettico, è l’idea inserita nel programma di introdurre una moneta parallela. Tra le altre proposte controverse figurano la flat tax, un abbassamento dell’età pensionabile e una riduzione dei flussi migratori, misure che indicano come l’Italia sia in rotta di collisione con l’UE.
Tra le ipotesi che circolano come premier è spuntato anche il nome dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, figura che per le sue idee protezioniste e anti globalizzazione è da sempre piaciuta alla Lega. I due leader politici Di Maio, 31 anni, e Salvini, 45, sono riusciti nel fine settimana a trovare un’intesa su una lunga serie di capitoli riguardanti i programmi del nuovo governo, dall’abolizione della legge Fornero, all’introduzione del reddito minimo, previa riforma dei centri per l’impiego, fino agli asili nido gratuiti, arrivando fino alla flat tax fino al 15% (con due aliquote sembra) e all’abolizione dell’Iva sui prodotti per l’infanzia.
Reuters ha tentato di calcolare il buco di bilancio che si formerebbe nei conti pubblici con l’introduzione di un reddito di cittadinanza per i più poveri e con il varo della flat tax del 15% su aziende e famiglie. La prima misura si stima che costerebbe 17 miliardi di euro l’anno allo Stato, mentre il secondo schema ridurrebbe le entrate fiscali di 80 miliardi ogni anno.
Abolire la riforma Fornero, che nel 2011 ha innalzato l’età pensionabile, costerebbe altri €15 miliardi, mentre ulteriori 12,5 miliardi sarebbero necessari per scongiurare lo scatto della clausole di salvaguardia che incrementerebbe automaticamente l’IVA l’anno prossimo. Detto questo il taglio fiscale allo studio darebbe una bella spinta ai consumi italiani, mentre il reddito di base aiuterebbe a ridurre le disuguaglianze e a riqualificare i cittadini per favorirne il reintegro nel mercato del lavoro.
Quanto alla proposta di una moneta parallela per aggirare le regole europee, sulla falsa riga di quella proposta dall’ex ministro greco dell’Economia Yanis Varoufakis. L’idea di Varoufakis era quella di acquistare monete da poter utilizzare per pagare imposte due anni dopo l’emissione, procurando in questo modo risorse finanziarie (in euro) immediate allo stato emittente. L’idea di moneta parallela si ispira anche a quanto succede in Montenegro. Il paese dei Balcani, che sta per entrare a far parte della Nato ma che non è membro dell’Unione Europea e nemmeno monetaria, adotta anche l’euro in parallelo alla moneta locale.
I due partiti dovranno presentare il programma concordato e il nome del primo ministro al Quirinale dove vedranno in giornata il Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella riprende infatti oggi le consultazioni: alle 16,30 ha appuntamento con la delegazione dei 5 Stelle, composta da Di Maio e dai capigruppo di Senato e Camera, Danilo Toninelli e Giulia Grillo, mentre un’ora e mezzo dopo sarà il turno della delegazione della Lega, composta da Salvini e dai capigruppo di Senato e Camera, Gian Marco Centinaio e Giancarlo Giorgetti.

Stimolo fiscale a breve, ma danni sul bilancio a lungo

Sui mercati, mentre l’andamento dell’euro oggi è positivo ma volatile sul Forex, viaggiando tra 1,1939 e 1,1990 dollari stamattina, le Borse stanno quasi ignorando i nuovi sviluppi. Tuttavia, non vedono positivamente la formazione del governo euro scettico gli analisti di Aberdeen Standard Investments secondo cui nel complesso è probabile che il programma politico dia luogo a un potenziale stimolo fiscale a breve termine, a scapito però dei bilanci pubblici in un contesto di debito pubblico già elevato.
“Il rischio che ciò comporta non è solo quello di accumulare problemi da affrontare in un secondo momento, non affrontandoli in maniera adeguata, ma anche di aggravarli (…)  l’analisi fatta finora suggerisce che questa coalizione riflette l’opportunismo politico piuttosto che una coalizione di partiti affini (…) non crediamo che questa coalizione durerebbe un intero mandato di governo, ma sarebbe dirompente per gli investitori, mentre riescono a rimanere al potere a causa di un programma fiscale inutile e di relazioni combattive con i partner europei”.
Anche gli analisti di Barclays esprimono forte preoccupazione per il nuovo governo Lega-M5S che sta per nascere in Italia.
“Un esito del genere sarebbe molto probabilmente negativo per i mercati e rappresenterebbe una sfida diretta al Fiscal Compact dell’Europa (…) I due partiti hanno incentrato la loro campagna elettorale su un numero di promesse fiscali costose, che includono l’azzeramento della riforma Fornero, il reddito di cittadinanza e la flat tax. Insieme, tali misure, secondo le nostre stime preliminari, costerebbero circa 100 miliardi di euro“.
Jean Pisani-Ferry, senior fellow del think tank Bruegel, ritiene che il nuovo governo in Italia debba intraprendere urgentemente delle misure volte a migliorare l’economia e alimentare la produttività. La posizione finanziaria italiana è precaria, secondo Pisani-Ferry che cita il rapporto tra debito pubblico e PIL del 132%. Significa che l’Italia deve ai creditori una somma maggiore del suo intero PIL annuale. Questo è il risultato di una crescita debole piuttosto che di un indebitamento senza freni.
I problemi finanziari italiani derivano da un debito eccessivo ereditato negli Anni 80 e dal fatto che per vent’anni la crescita economica è stata pressoché nulla, spiega l’economista. Nel 2017 il PIl reale, adeguato all’inflazione, si trovava sugli stessi livelli del 2003, mentre il PIL pro capite è fermo a quelli del 1999. Con un comun denominatore tanto stagnante, diventa difficile ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL.
L’Italia è sotto i riflettori perché sta sconvolgendo la politica europea in modi inaspettati. Il risultato elettorale a sorpresa che ha messo da parte i partiti di destra e di sinistra più tradizionalisti rischia ora di far saltare in aria l’UE così come la conosciamo. L’élite dell‘Unione europea ha capito una cosa dalla Brexit, ossia che l’Unione europea deve cambiare. E ora, due anni dopo, l’Italia potrebbe darle il colpo di grazia, oppure potrebbe dare il là per una nuova era.
Una cosa è certa: il percorso verso una maggiore integrazione europea sponsorizzato da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, leader di Germania e Francia, rispettivamente la prima e seconda forza politico economica dell’area euro, subirà un rallentamento.

lunedì 9 aprile 2018

Italia condannata a manovra ‘monstre’ per evitare aumento Iva

Fonte: W. S. I. 9 aprile 2018, di Alessandra Caparello
ROMA (WSI) – Si preannunciano caldi i mesi a venire per il nuovo governo italiano che darà del filo da torcere all’Europa. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in un’intervista rilasciata al Tg5, ha ribadito che è importantissimo che il Paese migliori strutturalmente il suo budget dello 0,3% del Pil.
“La Commissione ritiene fondamentale che l’Italia si attenga ai target di bilancio, riduzione di deficit e debito: per l’Italia è importantissimo. Ci aspettiamo che l’Italia migliori strutturalmente il suo budget dello 0,3% del Pil, le valutazioni verranno fatte all’inizio del prossimo semestre. Il governo, attualmente in carica per la gestione corrente, presenterà un Def fondato su uno scenario politico immutato, il nuovo esecutivo potrà preparare nuovo approccio”.
Si tratta della correzione annunciata dal ministro Padoan alla Commissione con una lettera lo scorso 30 maggio 2017 e che il governo ha programmato con la legge di bilancio 2018, come si evince dalla Nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre. Il rigore di Dombrovskis, però, è stato già aspramente criticato da Matteo Salvini su Facebook.
“Se l’Ue chiederà ancora sacrifici, precarietà e tagli, la risposta del governo Salvini sarà ‘No grazie’. Prima il benessere degli italiani, poi le regole europee”.
Intanto Luigi Di Maio dalle pagine de La Repubblica fornisce qualche indiscrezione sulla bozza del DEF che starebbe preparando il Movimento Cinque Stelle.
“Misure per rilanciare una crescita economica sostenibile, rispettosa del benessere sociale dei cittadini, ma tenendo il rapporto deficit-Pil all’1,5%”.
Ma la vera novità nel Documento di Economia e Finanza targata Cinque Stelle, come scrive Manuela Perrone sul Sole 24 Ore, è un’altra:
“Una promessa di taglio di quel macigno da quasi 2.260 miliardi con un’operazione di ingegneria finanziaria più volte vagheggiata nell’ultimo decennio. Che potrebbe basarsi sull’emissione di bond con immobili pubblici a garanzia. L’ipotesi al vaglio è quella di trasferirli a una società veicolo, dunque fuori dal perimetro dello Stato. Senza privatizzazioni o svendi te, fumo negli occhi dei Cinque Stelle. Il quantum va definito, cosi come i contorni precisi. La preoccupazione, nel Movimento, è evitare cartolarizzazioni di tremontiana memoria”.
All’orizzonte si profila però una manovra correttiva da 18 miliardi e mezzo di euro per rimettere in sesto i conti italiani. In totale al nostro paese servono 12,4 miliardi per azzerare le clausole di salvaguardia su Iva e accise per l’anno prossimo, cifra a cui vanno altri 3,5 miliardi che l’Unione europea ci sta per chiedere, al fine di perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto Six pack e, infine, ulteriori 2,6 miliardi per coprire una serie di spese non differibili.
I dati sono quelli elaborati dalla Cgia di Mestre secondo cui quindi il nuovo Governo (qualsiasi esso sia) dovrà predisporre entro la fine del 2018 una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva, per correggere i nostri conti pubblici e per far fronte a uscite già impegnate.
“Purtroppo – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’entità di questa manovra stride in maniera evidente con le promesse elettorali avanzate nelle settimane scorse da coloro che oggi scalpitano per guidare il Paese. Dopo l’ubriacatura che abbiamo subito leggendo gli effetti positivi dovuti all’applicazione della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla cancellazione della legge Fornero, sarà interessante capire come, in pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil”.

martedì 13 marzo 2018

Emergenza conti, senza nuovo governo stangata consumi

Fonte: WSI 13 marzo 2018, di Mariangela Tessa
Mentre tra Quirinale e segreterie dei partiti, l’Italia cerca affannosamente l’architettura del prossimo governo, il nuovo esecutivo sarà sarà subito chiamato a trovare oltre 30 miliardi di euro per neutralizzare le scadenze fissate dai governi precedenti, ovvero l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti (12,47 miliardi per il 2019 e 19,16 miliardi nel 2020 per un totale di 31,6 miliardi nel biennio 2019/2020).
Nella legge Finanziaria del 2018 andranno dunque trovate le coperture necessarie, altrimenti – a partire dal 1 gennaio 2019 – l’aliquota intermedia dell’Iva salirà dal 10 al 12% mentre quella ordinaria passerà dal 22 al 24,2%. Nuova raffica di aumenti ad inizio 2020 con l’aliquota intermedia al 13% e quella ordinaria al 24,9%. A cui si aggiungerà l’ennesimo rincaro delle accise sui carburanti. Una vera e propria stangata sui consumi degli italiani che potrebbe mandare ko la fragile ripresa economica in corso.
Ieri a questo proposito l’associazioni dei commercianti, dei produttori e dei consumatori hanno lanciato l’allarme aumenti. Confesercenti ha condotto una simulazione dalla quale emerge che lo scatto dell’imposta farà perdere 23 miliardi di euro in tre anni, circa 885 euro a famiglia. Il Codacons calcola fino a mille euro all’anno per ogni nucleo famigliare.
Coldiretti sottolinea come gli aumenti colpirebbero i generi alimentari, come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero “con effetti drammatici sui redditi delle famiglie più bisognose”.

martedì 4 ottobre 2016

Def, l’Ufficio parlamentare Bilancio boccia i conti del governo: “Su crescita Pil eccesso di ottimismo”

Con una decisione senza precedenti, l’organismo guidato da Pisauro dà un “esito non positivo” alla verifica sulla nota di aggiornamento al Documento di programmazione presentato nei giorni scorsi. Punto dolente, lo 0,4% di deficit aggiuntivo legato agli interventi per il terremoto e per i migranti, che secondo l’esecutivo porterà a una crescita equivalente del Pil. I dubbi sul responso di Bruxelles.
Un po’ tutti – Bankitalia, Istat, economisti sparsi, eccetera – pensano che il governo abbia gonfiato le previsioni di crescita per il 2017. Da adesso, però, questa non è più un’opinione scientificamente fondata, ma una dichiarazione ufficiale di un corpo dello Stato chiamato per legge a certificare quei numeri.
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) infatti – una sorta di Autorità indipendente sui conti pubblici coordinata con enti simili esistenti in tutta Europa – ha bocciato i numeri scritti dal governo nella“Nota di aggiornamento” al Documento di economia e finanza (Def): l’analisi delle ultime stime del governo, ha detto il presidenteGiuseppe Pisauro, conduce “a un esito non positivo del processo di validazione del quadro programmatico 2017 e, in particolare, delle stime di crescita del Pil per il prossimo anno, sia in termini reali che nominali. Stime, che appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo”.
In sostanza, i conti messi nero su bianco da Pier Carlo Padoan eMatteo Renzi sono inventati: il Bilancio dello Stato per il 2017 è scritto sulla sabbia. Il movente è semplice: potersi permettere una manovra d’autunno con cui supportare la campagna referendaria. Il bluff, se tutto va bene, verrà scoperto solo dopo il 4 dicembre, l’unico orizzonte conosciuto a Palazzo Chigi. Una bocciatura così netta dell’Upb è peraltro un’assoluta novità dacché esiste l’Ufficio (2012) e Pisauro l’ha appena comunicata al Parlamento nell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def in corso in commissione Bilancio alla Camera. Domenica sera, della scelta dell’Autorità sui conti, erano stati informati preventivamente i presidenti di Camera e Senato e, soprattutto, il capo dello Stato. Le linee telefoniche tra Quirinale e Bruxelles sono infatti caldissime in questi giorni: la Commissione europea non ha preso bene le magie numeriche del governo.
Per capire il livello della contestazione, serve qualche premessa. Funziona così: nel Def c’è uno “scenario tendenziale”, che descrive come andranno le cose per l’economia italiana nel prossimo triennio, e poi ce n’è uno “programmatico”, che modifica le previsioni a seconda delle scelte di politica economica a cui il governo intende dare corso. È questo secondo scenario che l’Upb ha bocciato perché, in sostanza, Padoan e Renzi si sono inventati uno 0,4% di crescita in più per il 2017 senza alcun motivo valido. Lo scenario tendenziale del governo per l’anno prossimo prevede, infatti, il deficit al 2% e la crescita del Pil allo 0,6% (le fantasiose stime precedenti erano: 1,8% e +1,4%). L’Upb lo aveva promosso con qualche perplessità: a Bruxelles, ad esempio, ritengono che quel 2% di disavanzo pubblico già così sia una presa in giro. Solo che poi, al momento della pubblicazione della Nota di aggiornamento, arriva il magico “scenario programmatico”: il governo annuncia di volersi prendere un ulteriore 0,4% di deficit per “eventi eccezionali” (migranti e terremoto) e questo, secondo Padoan e soci, fa salire la crescita di un altro 0,4% portandola all’1% complessivo. Ovviamente più sale il Prodotto interno lordo e più facile è tenere sotto controllo deficit e debito, che vengono misurati proprio in rapporto al Pil. Peggio ancora, peraltro, il governo fa per le stime degli anni 2018 e 2019: “Significativamente fuori linea”, le definisce Pisauro.
Torniamo al 2017, l’anno su cui si gioca tutta la partita: “La crescita programmatica è superiore dello 0,3% rispetto alla media delle stime del panel Upb e dello 0,2% rispetto al valore massimo rilevato”. Com’è possibile? Semplice: il governo ritiene che persino tagliare la spesa per 8 miliardi (per rimandare di un anno l’aumento dell’Iva) farà crescere il Pil. Sostiene Pisauro: “Perplessità riguardano in particolare l’effetto marginalmente espansivo (+0,1%) della riduzione del deficit (-0,5%) necessaria per correggere parzialmente il maggior indebitamento derivante dalla disattivazione della clausola di salvaguardia (+0,9)”. In letteratura questo tipo di previsione è famosa come “austerità espansiva”, fattispecie mitologica che in Italia abbiamo imparato a conoscere dai tempi di Monti coi risultati che sappiamo. Problema: il governo, e lo scrive lui stesso, non ha affatto intenzione di fare una manovra espansiva. Il deficit 2016, infatti, dovrebbe chiudersi al 2,5% e l’anno prossimo si promette di scendere al 2,4% (2% programmatico + 0,4% di spese “emergenziali”). Dal punto di vista dei saldi finali, insomma, la manovra d’autunno sarà leggermente recessiva. Tradotto: non ha alcuna speranza di incentivare la crescita, al massimo di non causare una recessione.
Ma le magie di Renzi e Padoan non si fermano al cosiddetto “Pil reale”, quello a prezzi costanti per permettere paragoni pluriennali, ma estendono i loro trucchi anche a quello “nominale” (quello che tiene conto anche della crescita dell’inflazione) e non a caso come vedremo: “Più elevata (0,2% sulla media delle stime del panel) risulta anche la crescita nominale del Pil per il prossimo anno, variabile che ha un ruolo chiave nel determinare i rapporti di finanza pubblica”, dice Pisauro. Perché è così importante per i conti pubblici? Perché è sul Pil nominale che si calcolano il rapporto con deficit e debito.
Infine c’è il tema dell’Unione europea. La Commissione di Bruxelles dovrà decidere se – stabilito che l’Italia ha già esaurito tutta la flessibilità possibile sul deficit nel 2015 e 2016 – può prendersi dei soldi per “eventi eccezionali”, vale a dire migranti e terremoto. Anche qui c’è un giallo. Il governo scrive che farà salire il deficit di 4 decimali di Pil sopra il 2%. In soldi fa sei miliardi e mezzo scarsi, ma nel Def si parla di 7,7 miliardi, che somigliano di più a uno sforamento dello 0,5%. Secondo il presidente dell’Upb, comunque, non è detto che Bruxelles ci dia il via libera: “C’è incertezza sulla possibilità che la richiesta di considerare le spese menzionate quali connesse a eventi inconsueti, nel limite di importo di 4 decimi di Pil, sia accolta in sede europea”. Il ministro Pier Carlo Padoan, atteso domani a mezzogiorno in audizione, avrà parecchie cose da spiegare.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
::::::::::::::::::::::::::::::::
il bello è che non solo 'insistono nel programmare il PIL (come avvenivacon l'inflazione programmata)' ma incassano la bocciatura del FMI che, più realisticamente, che lo decurta di un bel pò ma in serata hanno rilanciato: 'Conti pubblici, Padoan: “Confermo stima pil a +1% nonostante bocciatura dell’Upb”' .... sennò come fanno a promettere l'Ape (con annessa quattordicesima), i finanziamenti per la ricostruzione, ecc. ecc.?

venerdì 24 ottobre 2014

Legge di Stabilità, dal bonus bebè al Tfr e le nuove tasse, l’Abc della manovra

Sul Fatto Quotidiano del 24/10 troverete le singole misure..  io invece voglio dire alcune cose:
  1. questa legge di stabilità in realtà le tasse le aumenta non le diminuisce perchè se è vero che, ad esempio, l'irap vien ridotta; in realtà essa prima della riduzione impone un aumento retroattivo alle aziende sul costo del lavoro: in pratica dovranno retroattivamente pagare di più per vedersi ridurra la prte addebitata per il lavoro dei dipendenti.. nemmeno un Andreotti avrebeb avuto tanta fantasia.
  2. il bonus bebè è .... dimezzato; dov'è l'incentivo per le famiglie, tanto strombazzato, se poi gliene dai la metà e pure facendo lo schizzinoso?
  3. apre lo scontro con gli statali in generale e con le forze dell'ordine in particolare perchè fra bocchi dei contratti, tagli ai finanziamenti, blocco della vancanza contrattuale, ecc. tutto rimane così com'è quindi.... si riduce.
  4. 80 euri, l'elemosina che si son ripresi già mille volte, rimane ma ..... cambia qualcosina per esempio l'isee assume nuovi parametri quindi si restringe la cerchia degli isee bassi; il tfr può esser messo in busta ma con aliquota ordinaria cioè non si sale di scaglione ma .... perde, fino al 2018 non può cambiare idea, gli interessi nel frattempo maturati sul capitale del tfr; un salasso vero e proprio per non dire un altro termine che spero abbiate intuito!
  5. niente sgravi per rilanciare il settore auto, ma... ecobonus e ristrutturazioni sono invariati ma... per un anno ossia dopo si torna ai vecchi santi!
  6. IVA e relative partite, i falsi lavoratori autonomi per intendersi, l'aliquota minima sale dal 5% che era al, udite udite, 15%!!! Non si dovranno superare i 40 mila euri naturalmente altrimenti sono altri problemi cui non si accenna minimamente e che favorirà l'abbandono del lavoro legale per un ampissima fasica di presunti autonomi....
  7. ammortizzatori che salgono a 2 mld ma con questi chiari di luna, o di sole fate voi, è già certo che NON basteranno.... anzi ce ne vorranno altrettanto se mai l'art.18 venisse completamente cancellato e quindi anche nel pubblico impiego passeranno forme di lcenziamento sia collettivo che individuale.. magari via twitter o facebook.
  8. anzichè sciogliere quel pozzo senza fondo di soldi nostri che sono le aziende locali la legge di stabilità si limita a rimandare allo Sblocca Italia e quindi... zero anzi meno di zero perchè senza incentivi i futuri Ato nasceranno già indebitati quanto lo sono quelli attuali; sapete chi ci guadagna davvero? CdP ossia il braccio armato del governo, la nuova iri per intenderi, che potrà acquisire a man bassa senza pagare dazio o quasi con acquisizioni che non ridurranno certo i problemi delle aziende locali ma le allontaneranno ancora di più nella loro azione dai cittadini.
  9. per quanto riguarda le entrate...... bè vi tralascio lo sproloquio della lotta all'evasione (senza il falso in bilancio in penale non serve a nulla), e le dismissioni di qualche azienducola e delle caserme che servono alla pubblicità progresso... il grosso arriva (oltre che con l'irap di cui sopra e i tagli agli statali, forze dell'ordine comprese) con l'attivazione dei fondi UE non utilizzati (in realtà son prestiti con lo stesso regime bancario quindi soldi dfati con gli interessi da pagare), ma soprattutto con i 6,5 mld (che arriveranno a 20 l'anno prossimo) di tagli a regioni, province (ma non erano abolite?) comuni e al loro corollario di aziende, servizi, ecc. (un bel ceffone alla sanità e al sociale); poi ci sono altri tagli AL CSM, alla Corte dei Conti, all'ista, alla Consob, all'Anticorruzione, alla Rai, all'Agenzia per l'Italia digitale, all'Inea, al Cra, alle Poste italiane che vedranno ridursi un bel pò i fondi per il servizio universale postale e già vantavano crediti per vari mld di euro e già si annunciano circa 20 mila esuberi; e tagli alle fondazioni (un vero scrigno lo sono quelle bancarie ma non mi pare che ci sia la volontà di toccarle davvero queste ultime) un altro assalto alle pensioni integrative, già strassate, e alle casse pensioni che stanno alzando gli scudi in europa ma, ce la faranno? Una cosa un pò odiosa di questi tempi sono: niente soldi veri per Genova e le altre criticità e agli organismi internazionali....... e in tempi di alluvioni e di ebola se la potevano anche evitare se è vero che le spese della Presidenza del Consiglio sono state segretate.. perchè?

mercoledì 18 dicembre 2013

arriva la spot tax... e quella su iphone e tablet

.... non c'è pace per il mondo del digitale, in questo paese:
  1. arriva una tassa per iphone e tablet, lo Stato si aspetta 200 mln all'anno di introiti (accadde la stessa cosa per le e-cigarettes che prima della tassazione erano dannose ma appena tassate... sono diventate un esempio di sanità fisica per i fumatori); accadde per i cellulari qualche decennio fa con i cellulari quando un governo andreotti, non mi chiedete quale perchè ho perso il conto, decise di introdurne una uguale; questo governo è proprio un raro esempio di impulso per la crescita di questo paese
  2. arriva la spot tax; versione umanizzata della web tax. Illegale, incostituzionale, fuori dalla legislazione europea (ci esporrà a una procedura d'infrazione con annessa multa da pagare .. noi la pagheremo naturalmente) eppure la introducono in una forma di protezionismo a posteriori del nostro paese a fronte dello straniero invasore.
Cosa non si fa per spillare soldi alle nostre tasche: la fantasia dei nostri politici è vasta quanto il diametro del pianeta, pare.......  ma a proposito della web tax versione 2.0 meglio nota come spot tax vi accludo il parere di Guido Scorza dal Fatto Quotidiano del 18/12/2013 sicuramente molto più addentro alla meteria del sottoscritto e .. dei politici.
La web tax diventa legge: si chiamerà spot taxNessuna web tax, si ad una piccola e brutta spot-tax.
Si è chiusa così, nella notte, in Commissione Bilancio, la partita che ormai da settimane tiene banco, tra addetti ai lavori e non, e della quale, nell’ultimo weekend, si erano occupati anche il neo-eletto Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi e Carlo de Benedetti, Patron del Gruppo L’Espresso, contrario il primo e favorevole il secondo.
La Commissione parlamentare, infatti, ha approvato solo il secondo comma della proposta di legge – poi trasformatasi in un emendamento alla Legge di stabilità – presentata da Francesco Boccia (Pd).
Niente obbligo generalizzato, dunque, di acquisto online di servizi solo da fornitori dotati di partita Iva italiana ma si a tale obbligo quando si tratterà di comprare “spazi pubblicitari online” e “link sponsorizzati…visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito o la fruizione di un servizio online attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili”.
La web tax, in sostanza, esce ridimensionata e ribattezzata dal dibattito parlamentare ed extra parlamentare degli ultimi giorni.
Qualcuno, nelle prossime ore, gioirà del risultato e qualcun altro se ne rammaricherà ma la realtà è che non ha vinto nessuno ed abbiamo perso tutti.
La legge che l’Assemblea di Montecitorio si avvia ora ad approvare è una brutta legge, anti-europea, di dubbia legittimità costituzionale, sostanzialmente inapplicabile ed anacronistica.
Tanto per cominciare, infatti, è evidente che la tagliola che si è abbattuta sul testo scritto e pensato dall’On. Boccia non ne ha modificato l’impianto sostanziale ma solo ridimensionato l’ambito di applicazione con l’ovvia conseguenza che tutte le perplessità ed i dubbi sollevati da più parti circa l’incompatibilità di un’iniziativa tricolore su una materia di evidente interesse comunitario restano valide così come inalterati rimangono i dubbi sollevati dallo stesso Ministero dell’Economia circa la legittimità della norma rispetto alla libertà di impresa costituzionalmente garantita.
Il Parlamento, quindi, si avvia a pronunciare il si definitivo su una legge che potrebbe costare al Paese l’apertura di una procedura di infrazione comunitaria con condanna al pagamento della relativa sanzione ed essere poi dichiarata costituzionalmente illegittima.
Difficile, in questo contesto, condividere l’urgenza con la quale si è ostinatamente voluto approvare un brandello dell’originaria web tax.
Tale difficoltà è resa ancor più tangibile se si pone mente al fatto che – a prescindere da ogni altra considerazione – il ridimensionamento dell’ambito di applicazione della norma ai soli servizi promozionali, riduce significativamente i benefici per l’Erario.
Senza voler entrare nella guerra dei numeri che ha, sin qui, diviso favorevoli e contrari al varo della web tax, infatti, è ovvio che se prima il maggior gettito sperato dalla tassazione tricolore di tutti i servizi venduti via web in Italia era modesto, ora diviene davvero marginale.
C’è, quindi, da chiedersi se sia valsa davvero la pena assumere un’iniziativa marcatamente anti-europea e di dubbia legittimità costituzionale per portare a casa, forse, una manciata di euro in più.
Ma la più importante ragione per la quale quella che il Parlamento si avvia a varare con il voto in aula sarà ricordata come una delle peggiori leggi sul web è un’altra.
La legge, infatti, è interamente costruita su un’idea di web che non esiste se non nella fantasia della mano che ha scritto il disegno di legge: un web nel quale vi sarebbero contenuti accessibili dall’Italia e contenuti inaccessibili dal nostro Paese e si potrebbe assoggettare la circolazione dei primi ad un regime fiscale diverso da quella dei secondi.
Qualcosa del genere – e per ragioni egualmente poco nobili ma, almeno, più rilevanti in quelle subculture politiche – lo hanno, sin qui pensato solo regimi autoritari come quello cinese, spingendosi ad ergere una “grande muraglia digitale” nel fallito tentativo di impedire ai propri cittadini l’accesso a contenuti provenienti dall’estero.
Difficile immaginare come i supporter della nuova spot tax pensino di implementare il rispetto della loro creatura.
Quando un imprenditore italiano comprerà spazi pubblicitari o link sponsorizzati, infatti, dovrà chiedere l’emissione di una fattura con partita Iva italiana per quei contenuti che saranno poi effettivamente “cliccati” dal nostro Paese e fattura senza partita Iva – come avviene oggi – quando i contenuti in questione saranno “cliccati” da un consumatore francese, tedesco o inglese al quale abbia legittimamente scelto di far arrivare il proprio messaggio promozionale.
E’ ovvio, infatti, che per lo stesso principio alla base della spot tax, se un imprenditore italiano vuole far arrivare il suo messaggio in altri Paesi europei, il servizio non potrà essere tassato in Italia.
Tempi duri per i pochi grandi nomi dell’industria italiana: auto, prodotti alimentari, turismo e moda.
Da domani comprare pubblicità online diventerà maledettamente più complicato.
Ci siamo rinchiusi – con le nostre mani – in un guscio nazionale in un sistema sempre più globale.

p.s.
chiaro?

domenica 25 agosto 2013

.. e qui non si va avanti

no, non si va avanti:
  1. l'iva aumenterà checchè se ne dica; dal 21% al 22%;
  2. aumenta anche il debito pubblico che tranquillamente veleggia al 130% nonostante i tagli, ritagli e frattaglie siamo destinati illo tempore a ripagarlo..... e ad aumentarlo contribuiranno allegramente i vari F35, elicotteri, portaerei, il progetto difesa 2000 nonchè la tav, e tutto quello che la fervida fantasia dei galoppini politico-affaristici si sa inventare.
  3. l'imu, che si chiami così o che rinasca, come l'araba fenice, come tassa sui servizi (da far pagare anche agli inquilini, che non si dica che non sono equanimi) la si pagherà...... forse perchè qui c'è un problema: il partito dell'amore non la vuole perchè i riccastri non la vogliono, punto e basta.
  4. il pd(-l) sostiene che è giusto cambiare la costituzione....... c'entra nulla l'esortazione a farla di JP morgan?
....nonostante quanto sopra il problema non sembra essere l'economia agli steroidi, come segnalato dall'economista Loretta Napoleoni in un suo articolo di oggi sul Fatto, da cui dipendiamo per vivere, ma dalle sorti del governo e da cosa ne deciderà di fare l'amato capo.. o meglio dal fatto se ne uscirà o no a venirne fuori dalla sentenza definitiva della Cassazione: solo lui però perchè per altri la stessa legge è perfettamente costituzionale, per lui no.
Si dice che tutto si tiene in un sistema complesso; e non potrebbe essere più vero che nel nostro paese: mentre la società reale è ferma in mezzo al mare intenta a non annegare mentre la nave affonda, sulle sponde i capitani sono comodamente seduti nelle taverne si scolano fiumi di birra alla loro salute.....

venerdì 1 gennaio 2010

... a proposito di 2010 ....

Non è nemmeno iniziato l'anno che già l'evasione, sospetta, è al centro del dibattito. Non c'entra nulla lo scudo fiscale ma, come segnala L'Espresso, ma una società che è un vero e prorpio pozzo buco nero: L'Eni, e la sua controllata SNAM, che hanno (a detta delle Fiamme Gialle) evaso per 20 miliardi di euro l'iva! Se fosse stata pagata non c'era bisogno dello scudo "buonista" del Governo e forse ci sarebbe rimasto qualcosa per i cittadini onesti. Come mai non ci sono paginate sui giornali e in tv? C'entra nulla il piccolo aspetto che questa socvietà ha in mano i contratti del gas "russo"?

lunedì 12 ottobre 2009

4.4 miliardi di evasione......

Nei primi 9 mesi dell'anno ci sono già stati 4.4 miliardi di evasione IVA di cui la metà dovuti a frode fiscale. Il nostro paese si connota come il primo paese off-shore del mondo occidentale: il paradiso degli evasori. Perchè meraviglairsi allora se i Governi fanno gli scudi? Perchè dire che è uno scandalo e perchè non fare tutti così? Tanto prima o poi ci arriviamo a creare la ownership society: negli USA non c'è riuscito Bush ci riuscirà a farlo da noi B. (ma devo dire che il PD non dà segnali alternativi nei fatti)? Credo di sì. Allora diamoci da fare e mettiamoci al, non, lavoro per diventare anche noi evasori, come da manuale, e mandare tutto al diavolo.... altro che scudi fiscali.

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore