02/09/2016 di triskel182
Il
premier ha scelto accuratamente i numeri da usare per raccontare agli
italiani, in occasione dei suoi primi 30 mesi a Palazzo Chigi, “come
stavamo prima dell’arrivo del nostro governo” e “come stiamo adesso”.
Nessun cenno all’aumento del debito pubblico, al fatto che
l’occupazione sale solo per gli over 50 e alla restituzione del bonus.
Quanto al pil, l’andamento negativo del 2013 viene confrontato con un
“+1%” che è il dato – non paragonabile – relativo al primo trimestre
2016 rispetto allo stesso mese del 2015.
“Trenta slide per trenta mesi”. Il premier Matteo Renzi non cambia verso: la settimana dopo il terremoto del Centro Italia, e nel giorno in cui dall’Istat è arrivata la notizia che gli occupatihanno ricominciato a calare, per rivendicare i risultati ottenuti dal governo in due anni e mezzo di lavoro non ha rinunciato alle usuali diapositive con numeri in caratteri cubitali. Improntati come sempre all’ottimismo e alla lotta ai gufi “seminatori di odioe
di bugie”. Secondo il premier quei numeri raccontano “come stavamo
prima dell’arrivo del nostro governo” e “come stiamo adesso”.
Numeri, “non chiacchiere“, chiosa il presidente del Consiglio nella sua enews, perché “le cifre non mentono“. Ma per comprimere trenta mesi in trenta slide sono state scelte accuratamente,
cosa che non può non influenzare il quadro che ne risulta. Basti dire
che il debito pubblico non compare da nessuna parte. Non solo: i numeri
da soli – senza contesto, riferimenti temporali e spiegazioni –
difficilmente danno informazioni sufficienti per “conoscere la verità”
“in modo semplice e chiaro”. Soprattutto se si ricorre a quelli che Mario Seminerio sul suo blog Phastidio definisce “mezzucci da perfetto venditore di fumo come il cherry picking (la scelta dei numeri migliori, ndr) sui dati realizzato cambiando l’orizzonte temporale di riferimento”. Proprio per fare chiarezza Ilfattoquotidiano.it
ha contestualizzato i principali dati economici che Renzi ha deciso di
evidenziare. Aggiungendo i numeri su cui l’inquilino di Palazzo Chigi
ha sorvolato.
Nell’ultimo anno su solo gli occupati over 50. E gli sgravi ci costeranno tra i 14 e i 22 miliardi
“Numero occupati: ieri 22,180 milioni, oggi 22,765 milioni“,
recita la prima slide. Si tratta dei dati Istat sull’andamento
complessivo dell’occupazione dipendente e indipendente. Ne seguono altre
che rivendicano il calo della disoccupazionecomplessiva
dal 13,1 all’11,4% e di quella giovanile 43,6 al 39,2%. Il confronto
tra i numeri del febbraio 2014 e quelli del luglio 2016
è incontestabile, anche se nel frattempo l’istituto di statistica ha
rivisto le serie storiche per cui ora i senza lavoro, nel mese in cui
Renzi entrò a Palazzo Chigi, sono dati a quota 12,8% in assoluto e 43,1%
tra i giovani. Ma soprattutto, i dati scelti dal governo sorvolano su
aspetti cruciali.
Punto primo: un anno (il 2015) di sgravi contributivi del 100%sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato ha indubbiamente spinto i contratti stabili. Che nel complesso sono saliti dai 14,44 milioni del febbraio 2014 ai 14,85 di luglio 2016. Ma a quale prezzo per le casse dello Stato? A regime, stando ai calcoli della ricercatrice Marta Fana, dottoranda in Economia aSciencesPo Paris, il costo oscillerà tra i 14 e i 22 miliardi di euro a seconda di quanto dureranno i nuovi contratti (occorre ricordare che il Jobs Act ha cancellato le tutele dell’articolo 18). Nel frattempo, il traino degli incentivi sta già venendo meno.
Punto
secondo: mentre la disoccupazione giovanile resta a livelli drammatici
(39,2% tra i ragazzi che un lavoro lo cercano, ma quasi 600mila sono
totalmente inattivi e altri 700mila “hanno interrotto l’azione di
ricerca attiva”), l’occupazione sta aumentando solo tra gli over 50. Basta guardare i numeri, come auspica Renzi: a febbraio 2014 erano al lavoro 6,926 milioni di persone con più di 50 anni di età, a luglio 2016 sono 7,815 milioni. Negli stessi 30 mesi gli under 49 al lavoro sono calati da 15,253 a 14,941
milioni. I 25-34enni al lavoro sono ora solo 4 milioni contro i 4,12
del febbraio 2014, i 35-49enni 9,9 milioni contro 10,2. Solo nell’ultimo
anno (luglio 2015-luglio 2016) l’occupazione over 50 è salita di
402mila unità mentre quella dei più giovani è scesa di 134mila. Insomma:
l’effetto della riforma Fornero si fa sentire sul mercato del lavoro più di Jobs Act e sgravi.
Il divario tra uomini e donne e quello tra Italia e il resto della Ue
Punto terzo: il divario tra uomini e donne
resta incolmabile. Il tasso di occupazione maschile è passato, negli
ultimi 30 mesi, dal 64,4 al 66,9, mentre quello di disoccupazione
calava dal 12,2 al 10,6. Le donne al lavoro, invece, sono solo il
47,8%, pur in lieve salita rispetto al 46,7% del febbraio 2014. E il
tasso di disoccupazione femminile resta al 12,6%, contro il 13,7% del
2014. E si concentra tra le donne anche il recente aumento degli inattivi, cioè i disoccupati che hanno perso la speranza di trovare un lavoro per cui hanno smesso di cercarlo: a
luglio il numero ha ricominciato a crescere dopo quattro mesi di calo
proprio per effetto della crescita delle inattive, salite a 8,83
milioni dagli 8,78 di giugno.
Punto quarto, cruciale per valutare i risultati ottenuti dal governo: nonostante incentivi e Jobs Act, il divario tra l’Italia e il resto della Ue per quanto riguarda la disoccupazione si è addirittura allargato. Il tasso medio dei 28 Paesi è all’8,6% , quello dell’Eurozona al 10,1 per cento.
Infine
la cassa integrazione: Renzi rivendica come risultato del governo il
fatto che il numero di ore autorizzate sia passato dai1.115 milioni del 2013 ai 677 milioni del 2015. Ma non spiega che il crollo della cassa ordinaria nell’ultima parte dell’anno è dipeso dal blocco delle autorizzazioni causato dall’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act che ha riformato gli ammortizzatorisociali prevedendo
tra l’altro che i beneficiari non possano riceverli per più di 24 mesi
in un quinquennio mobile. Quanto alla riduzione della cassa in deroga, che dall’anno prossimo scomparirà per essere sostituita dalla Naspi, il motivo del calo va cercato nel fatto che le risorse sono state sbloccate a singhiozzo.
In più, il fatto che l’analisi si fermi al dicembre 2015 oscura il
fatto che quest’anno si è registrato un nuovo aumento della cassa straordinaria,
quella che viene concessa per le crisi aziendali più complesse: le ore
concesse sono salite del 9,66% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Il pil dell’intero 2013 confrontato con la crescita del primo trimestre 2016 rispetto all’anno prima. Ma senza spiegarlo
Qui
sulla chiarezza dei numeri ci sarebbe da discutere. Le slide renziane
mettono infatti a confronto il calo dell’1,9% del pil nel 2013 con un
misterioso “+1%”. Non è facile capire da dove esca quel dato visto
che l’unico indizio è “dati Istat” e l’ultimo dato ufficiale diffuso
dall’istituto sul pil è il +0% registrato nel secondo trimestre. L’unico +1% – volendo escludere che il governo abbia scelto di anticipare nelle slide la revisione delle sue stime di crescita per l’intero 2016 – si ritrova nelle rilevazioni sul pil del primo trimestre. Che
rispetto all’ultimo del 2015 – il confronto più rilevante – è salito a
dire il vero dello 0,3%. Ma ha invece registrato, appunto, un
+1% rispetto ai primi tre mesi del 2015. E fu quello il dato rivendicato
su Twitter da diversi esponenti del governo, che ora si ritrova sulla
slide. Un numero superato, considerato che venerdì 2 settembre l’Istat
diffonderà il dato definitivo sul secondo trimestre che dallo “0” si
discosterà al massimo di un decimale. La crescita acquisita finora è
dello 0,6% contro la previsione di un +1,2% inserita nel Documento di economa e finanza, che verrà rivisto a fine mese prendendo atto del rallentamento dei consumi interni e dell’export e della frenata dell’industria. Non è un caso se gli indici di fiducia di consumatori e imprese sono in calo: il primo in agosto è sceso ai minimi da un anno.
Nonostante questo, una delle slide di Renzi festeggia il confronto
positivo tra il valore attuale dell’indice (definito “fiducia dei
cittadini”) e quello registrato durante il governo Letta (109,2 contro
94,5)......
Il resto dell'articolo lo trovate su Il Fatto Quotidiano
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Vi
suggerisco dis eguire il link perchè quest'articolo è un vero e proprio
atto d'accusa contro le furberie del Governo: con una mano da e con
l'altro si prende non solo il 'dato' ma anche gli interessi e gli
interessi sugli interessi.....
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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lunedì 5 settembre 2016
venerdì 24 ottobre 2014
Legge di Stabilità, dal bonus bebè al Tfr e le nuove tasse, l’Abc della manovra
Sul Fatto Quotidiano del 24/10 troverete le singole misure.. io invece voglio dire alcune cose:
- questa legge di stabilità in realtà le tasse le aumenta non le diminuisce perchè se è vero che, ad esempio, l'irap vien ridotta; in realtà essa prima della riduzione impone un aumento retroattivo alle aziende sul costo del lavoro: in pratica dovranno retroattivamente pagare di più per vedersi ridurra la prte addebitata per il lavoro dei dipendenti.. nemmeno un Andreotti avrebeb avuto tanta fantasia.
- il bonus bebè è .... dimezzato; dov'è l'incentivo per le famiglie, tanto strombazzato, se poi gliene dai la metà e pure facendo lo schizzinoso?
- apre lo scontro con gli statali in generale e con le forze dell'ordine in particolare perchè fra bocchi dei contratti, tagli ai finanziamenti, blocco della vancanza contrattuale, ecc. tutto rimane così com'è quindi.... si riduce.
- 80 euri, l'elemosina che si son ripresi già mille volte, rimane ma ..... cambia qualcosina per esempio l'isee assume nuovi parametri quindi si restringe la cerchia degli isee bassi; il tfr può esser messo in busta ma con aliquota ordinaria cioè non si sale di scaglione ma .... perde, fino al 2018 non può cambiare idea, gli interessi nel frattempo maturati sul capitale del tfr; un salasso vero e proprio per non dire un altro termine che spero abbiate intuito!
- niente sgravi per rilanciare il settore auto, ma... ecobonus e ristrutturazioni sono invariati ma... per un anno ossia dopo si torna ai vecchi santi!
- IVA e relative partite, i falsi lavoratori autonomi per intendersi, l'aliquota minima sale dal 5% che era al, udite udite, 15%!!! Non si dovranno superare i 40 mila euri naturalmente altrimenti sono altri problemi cui non si accenna minimamente e che favorirà l'abbandono del lavoro legale per un ampissima fasica di presunti autonomi....
- ammortizzatori che salgono a 2 mld ma con questi chiari di luna, o di sole fate voi, è già certo che NON basteranno.... anzi ce ne vorranno altrettanto se mai l'art.18 venisse completamente cancellato e quindi anche nel pubblico impiego passeranno forme di lcenziamento sia collettivo che individuale.. magari via twitter o facebook.
- anzichè sciogliere quel pozzo senza fondo di soldi nostri che sono le aziende locali la legge di stabilità si limita a rimandare allo Sblocca Italia e quindi... zero anzi meno di zero perchè senza incentivi i futuri Ato nasceranno già indebitati quanto lo sono quelli attuali; sapete chi ci guadagna davvero? CdP ossia il braccio armato del governo, la nuova iri per intenderi, che potrà acquisire a man bassa senza pagare dazio o quasi con acquisizioni che non ridurranno certo i problemi delle aziende locali ma le allontaneranno ancora di più nella loro azione dai cittadini.
- per quanto riguarda le entrate...... bè vi tralascio lo sproloquio della lotta all'evasione (senza il falso in bilancio in penale non serve a nulla), e le dismissioni di qualche azienducola e delle caserme che servono alla pubblicità progresso... il grosso arriva (oltre che con l'irap di cui sopra e i tagli agli statali, forze dell'ordine comprese) con l'attivazione dei fondi UE non utilizzati (in realtà son prestiti con lo stesso regime bancario quindi soldi dfati con gli interessi da pagare), ma soprattutto con i 6,5 mld (che arriveranno a 20 l'anno prossimo) di tagli a regioni, province (ma non erano abolite?) comuni e al loro corollario di aziende, servizi, ecc. (un bel ceffone alla sanità e al sociale); poi ci sono altri tagli AL CSM, alla Corte dei Conti, all'ista, alla Consob, all'Anticorruzione, alla Rai, all'Agenzia per l'Italia digitale, all'Inea, al Cra, alle Poste italiane che vedranno ridursi un bel pò i fondi per il servizio universale postale e già vantavano crediti per vari mld di euro e già si annunciano circa 20 mila esuberi; e tagli alle fondazioni (un vero scrigno lo sono quelle bancarie ma non mi pare che ci sia la volontà di toccarle davvero queste ultime) un altro assalto alle pensioni integrative, già strassate, e alle casse pensioni che stanno alzando gli scudi in europa ma, ce la faranno? Una cosa un pò odiosa di questi tempi sono: niente soldi veri per Genova e le altre criticità e agli organismi internazionali....... e in tempi di alluvioni e di ebola se la potevano anche evitare se è vero che le spese della Presidenza del Consiglio sono state segretate.. perchè?
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venerdì 17 ottobre 2014
Legge di stabilità: Renzi taglia le tasse, aumentandole
di Giacomo Zucco | 16 ottobre 2014
Così Matteo Renzi, orgoglioso e festante, presenta su Facebook la sua “legge di stabilità“. Il suo riassunto è che si tratterebbe sostanzialmente di “18 miliardi di minori tasse”. Il suo riassunto è talmente assurdo da creare un effetto estraniante anche maggiore dei colori psichedelici scelti per fare da sfondo alle sue slide.

Prendendo per buoni i numeri del primo ministro, dal lato delle “uscite” ci sono effettivamente alcune voci evidentemente identificabili come tagli di imposte (anche se chiamare “uscita”, quasi fosse una generosa elargizione, quello che è in realtà una minore rapina, è indicativo del mondo capovolto della finanza statale).
Ci sono 5 miliardi di euro di taglio Irap e altri 3 miliardi di generica “Eliminazione nuove tasse”. Poi c’è la voce che riguarda i famosi “80 euro“, che comprende in realtà sia una riduzione del prelievo fiscale, nel caso dei dipendenti dell’economia reale, sia un aumento di spesa statale, nel caso dei dipendenti della “Pubblica Amministrazione” (che per definizione non pagano tasse, essendo il “prelievo fiscale” su di loro una semplice partita di giro, quindi una “minor tassazione” su di loro significa solamente un aumento del loro salario netto, un aumento di spesa).
Tutto il resto sembrerebbe un aumento di spesa statale corrente, sotto forma di nomi suggestivi e politicamente corretti. Immaginando, comunque, che anche i 9,5 miliardi di “Bonus 80 euro” rappresentino un taglio delle tasse e non un aumento di spesa (non è così, almeno per quanto riguarda più della metà della cifra), abbiamo comunque un bilancio di 17,5 miliardi di tagli fiscali e di 18,5 miliardi di nuova spesa statale.
Come sono coperti questi 36 miliardi? Ci sono innanzitutto 11 miliardi di deficit spending. Ovvero di tasse che dovremo pagare (noi o i nostri figli, se non siamo abbastanza intelligenti e responsabili da andarcene quanto prima da questo paese disastrato) tra qualche anno con gli interessi. Il deficit statale è come una spesa su una carta di credito il cui saldo sarà poi addebitato a noi tartassati.
Ci sono poi 3,8 miliardi di “recupero di evasione”, che consistono per definizione in nuove entrate fiscali, rastrellate come sempre in totale sovvertimento del diritto (cartelle pazze, violazioni continue e sistematiche dello “Satuto del Contribuente”, prelievi retroattivi, inversione dell’onere della prova, solve et repete, circolari dell’Agenzia delle Entrate che assumono valore di legge, ipoteche al di sotto dei limiti legali).
Ci sono anche 3,6 miliardi di “tassazione sulle rendite”, ovvero di balzelli sui risparmi di chi ha messo qualcosa da parte per il proprio futuro o quello dei propri figli. C’è 1 miliardo di tassazione proveniente dalle slot-machine: un mercato che lo Stato italiano attivamente droga, pompa e fomenta, per lucrare sulle entrate fiscali, salvo poi demonizzarlo con la crociata contro la “ludopatia”.
Lasciando per il momento in un limbo di mistero voci come “Banda Larga” (che razza di entrata sarebbe???) e “Riprogrammazione”, abbiamo poi una non meglio specificata “Spending Review” di 15 miliardi. Sarebbe carino sapere, dopo l’affossamento del lavoro di Cottarelli e di tutti quelli precedenti, come faranno lorsignori a tagliare questi 15 miliardi. Probabilmente non lo faranno. Ma anche se lo facessero, il saldo è chiaro: almeno 19,4 miliardi di entrate fiscali in più, forse 15 miliardi di spesa corrente in meno.
Guardando l’insieme della slide e considerando come valide tutte le ipotesi più ingenuamente ottimistiche, abbiamo: 17,5 miliardi di tagli di tasse e 19,4 miliardi di aumenti di tasse, attuali o future (come minimo 2 miliardi di tasse in più); 15 miliardi di tagli di spesa e 18,5 miliardi di aumenti di spesa (come minimo 3,5 miliardi di spesa in più).
Forse anche solo commentare un simile livello di cialtroneria è una perdita di tempo. Meglio concentrarsi su cose pratiche: spostare imprese, famiglie, risparmi, lavoro e vita fuori da questo paese condannato.
p.s.
oops... Buon Week end :)
Così Matteo Renzi, orgoglioso e festante, presenta su Facebook la sua “legge di stabilità“. Il suo riassunto è che si tratterebbe sostanzialmente di “18 miliardi di minori tasse”. Il suo riassunto è talmente assurdo da creare un effetto estraniante anche maggiore dei colori psichedelici scelti per fare da sfondo alle sue slide.

Prendendo per buoni i numeri del primo ministro, dal lato delle “uscite” ci sono effettivamente alcune voci evidentemente identificabili come tagli di imposte (anche se chiamare “uscita”, quasi fosse una generosa elargizione, quello che è in realtà una minore rapina, è indicativo del mondo capovolto della finanza statale).
Ci sono 5 miliardi di euro di taglio Irap e altri 3 miliardi di generica “Eliminazione nuove tasse”. Poi c’è la voce che riguarda i famosi “80 euro“, che comprende in realtà sia una riduzione del prelievo fiscale, nel caso dei dipendenti dell’economia reale, sia un aumento di spesa statale, nel caso dei dipendenti della “Pubblica Amministrazione” (che per definizione non pagano tasse, essendo il “prelievo fiscale” su di loro una semplice partita di giro, quindi una “minor tassazione” su di loro significa solamente un aumento del loro salario netto, un aumento di spesa).
Tutto il resto sembrerebbe un aumento di spesa statale corrente, sotto forma di nomi suggestivi e politicamente corretti. Immaginando, comunque, che anche i 9,5 miliardi di “Bonus 80 euro” rappresentino un taglio delle tasse e non un aumento di spesa (non è così, almeno per quanto riguarda più della metà della cifra), abbiamo comunque un bilancio di 17,5 miliardi di tagli fiscali e di 18,5 miliardi di nuova spesa statale.
Come sono coperti questi 36 miliardi? Ci sono innanzitutto 11 miliardi di deficit spending. Ovvero di tasse che dovremo pagare (noi o i nostri figli, se non siamo abbastanza intelligenti e responsabili da andarcene quanto prima da questo paese disastrato) tra qualche anno con gli interessi. Il deficit statale è come una spesa su una carta di credito il cui saldo sarà poi addebitato a noi tartassati.
Ci sono poi 3,8 miliardi di “recupero di evasione”, che consistono per definizione in nuove entrate fiscali, rastrellate come sempre in totale sovvertimento del diritto (cartelle pazze, violazioni continue e sistematiche dello “Satuto del Contribuente”, prelievi retroattivi, inversione dell’onere della prova, solve et repete, circolari dell’Agenzia delle Entrate che assumono valore di legge, ipoteche al di sotto dei limiti legali).
Ci sono anche 3,6 miliardi di “tassazione sulle rendite”, ovvero di balzelli sui risparmi di chi ha messo qualcosa da parte per il proprio futuro o quello dei propri figli. C’è 1 miliardo di tassazione proveniente dalle slot-machine: un mercato che lo Stato italiano attivamente droga, pompa e fomenta, per lucrare sulle entrate fiscali, salvo poi demonizzarlo con la crociata contro la “ludopatia”.
Lasciando per il momento in un limbo di mistero voci come “Banda Larga” (che razza di entrata sarebbe???) e “Riprogrammazione”, abbiamo poi una non meglio specificata “Spending Review” di 15 miliardi. Sarebbe carino sapere, dopo l’affossamento del lavoro di Cottarelli e di tutti quelli precedenti, come faranno lorsignori a tagliare questi 15 miliardi. Probabilmente non lo faranno. Ma anche se lo facessero, il saldo è chiaro: almeno 19,4 miliardi di entrate fiscali in più, forse 15 miliardi di spesa corrente in meno.
Guardando l’insieme della slide e considerando come valide tutte le ipotesi più ingenuamente ottimistiche, abbiamo: 17,5 miliardi di tagli di tasse e 19,4 miliardi di aumenti di tasse, attuali o future (come minimo 2 miliardi di tasse in più); 15 miliardi di tagli di spesa e 18,5 miliardi di aumenti di spesa (come minimo 3,5 miliardi di spesa in più).
Forse anche solo commentare un simile livello di cialtroneria è una perdita di tempo. Meglio concentrarsi su cose pratiche: spostare imprese, famiglie, risparmi, lavoro e vita fuori da questo paese condannato.
p.s.
oops... Buon Week end :)
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