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giovedì 12 luglio 2018

Pensioni, altolà Corte dei Conti: riforma Fornero non si può cambiare

Fonte: W.S.I. 12 luglio 2018, di Alessandra Caparello

La Legge Fornero, quella annunciata dall’ex ministro in lacrime durante la conferenza stampa, è stata “brusca ma necessaria” dice la Corte dei Conti che oggi lancia l’altolà al governo: non si può cambiare.
Lo si legge nel rapporto 2018 della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica in cui si sottolinea che spazi per modulare la legge di riforma previdenziale del 2011 oggi sono strettissimi.
“La correzione sul fronte del sistema pensionistico è stata imposta dalla virulenza della crisi sovrana. Negli ultimi anni il legislatore si è trovato di fronte a due implicite sfide: da un lato, correggere gli effetti indesiderati della legge Fornero e, dall’altro, monitorare il processo di riforma con riguardo agli andamenti complessivi della spesa nel breve e nel lungo termine (ndr. A seguito) di un attento monitoraggio delle tendenze in atto e della predisposizione di eventuali interventi correttivi, l’insieme delle evidenze di cui oggi disponiamo soprattutto di quelle in materia di proiezioni della spesa nel lungo periodo, spinge a ritenere che sono stretti, se non del tutto esauriti, gli spazi per ulteriori attenuazioni degli effetti correttivi della legge Fornero, a meno di un ripensamento complessivo del sistema”.
Una doccia gelata per il governo giallo-verde che della riforma alla legge Fornero ne ha fatto uno dei capisaldi della campagna elettorale, sia da parte di Lega che dei Cinque Stelle. Proprio ieri le parole del ministro Luigi Di Maio  intervenuto su quota 100 e quota 41 che permetteranno di superare la riforma Fornero, affermando che il governo  è “al lavoro”,  e sta “valutando visto che non tutte le possibili combinazioni sono convenienti”.
Nel suo rapporto poi la Corte dei Conti sottolinea come sia necessario affrettarsi a ridurre e in prospettiva a rimuovere, l’inevitabile pressione de debito pubblico sui tassi di interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del Paese e una nuova riforma fiscale.
“Necessità di una più strutturale del sistema impositivo per renderlo coerente con una maggiore equità e con un più favorevole ambiente per la crescita”.

martedì 8 agosto 2017

F-35, ritardi e costi duplicati: ma si va avanti (Andrea Giambartolomei)

Paradossi – Secondo l’analisi della Corte dei Conti abbiamo investito troppo per ritirarci dal progetto.Il programma F-35 è in ritardo “di almeno 5 anni” per le “molteplici problematiche tecniche (non ancora tutte risolte)” che hanno fatto anche sì che i costi del super-caccia siano “praticamente raddoppiati”. Pure le ricadute occupazionali e industriali per l’Italia “non si sono ancora concretizzate nella misura sperata”. È un giudizio severo quello della sezione di controllo della Corte dei Conti che ha effettuato un’analisi sul maxi-programma militare. Eppure, affermano i giudici, uscirne vanificherebbe gli investimenti che potrebbero produrre i primi frutti nei prossimi anni.
L’analisi dei magistrati non entra nel merito degli aspetti tecnologici dei contestati F-35, ma soltanto sugli obiettivi economici e ripercorre le tappe del rallentamento, come le due decisioni del governo italiano di ridurre il numero di velivoli e le spese. “La prima (nel 2012) ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire”, si legge. Una decisione in linea con quelle adottate, ad esempio, da altri partner del progetto come gli Stati uniti e l’Olanda. “La seconda (nel 2016) ha impegnato il governo – ricorda la Corte –, per aderire alle indicazioni parlamentari, a dimezzare il budget dell’F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari”. La prima decisione ha ridotto “le opportunità di costruire i cassoni alari nello stabilimento di Cameri (Novara)”, mentre “i ‘risparmi’ teoricamente ottenuti dalla diminuzione della flotta (5,4 miliardi) si sono riverberati in concrete perdite contrattuali per 3,1 miliardi”. La seconda decisione, invece, ha prodotto “un risparmio temporaneo pari a 1,2 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019, ma senza effetti di risparmio nel lungo periodo”.
Per quanto riguarda le ricadute economiche, la Corte sottolinea come siano sotto le attese anche per colpa del rallentamento del programma. Per l’occupazione “si parla al momento di circa 1.600 unità effettivamente impiegate, a fronte di una ‘forchetta previsionale’ annunciata tra 3.586 e 6.395 unità”, mentre lo stabilimento di Cameri allo stato risulta “sovradimensionato” e sotto-occupato. Ma per la Corte c’è uno spiraglio. I ritorni programmati “non sono però compromessi e il prossimo avvio della piena produzione lascia aperte le prospettive per il futuro”. I magistrati pensano anche all’“impatto del Programma sul sistema Paese”: “Il volume economico stimato per i prossimi 20 anni, pur nella sua visione più ottimistica, assume dimensioni ragguardevoli (circa 14 miliardi di dollari) e non va sottovalutato l’effetto moltiplicatore sull’indotto”.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 08/08/2017.

martedì 4 ottobre 2016

Def, l’Ufficio parlamentare Bilancio boccia i conti del governo: “Su crescita Pil eccesso di ottimismo”

Con una decisione senza precedenti, l’organismo guidato da Pisauro dà un “esito non positivo” alla verifica sulla nota di aggiornamento al Documento di programmazione presentato nei giorni scorsi. Punto dolente, lo 0,4% di deficit aggiuntivo legato agli interventi per il terremoto e per i migranti, che secondo l’esecutivo porterà a una crescita equivalente del Pil. I dubbi sul responso di Bruxelles.
Un po’ tutti – Bankitalia, Istat, economisti sparsi, eccetera – pensano che il governo abbia gonfiato le previsioni di crescita per il 2017. Da adesso, però, questa non è più un’opinione scientificamente fondata, ma una dichiarazione ufficiale di un corpo dello Stato chiamato per legge a certificare quei numeri.
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) infatti – una sorta di Autorità indipendente sui conti pubblici coordinata con enti simili esistenti in tutta Europa – ha bocciato i numeri scritti dal governo nella“Nota di aggiornamento” al Documento di economia e finanza (Def): l’analisi delle ultime stime del governo, ha detto il presidenteGiuseppe Pisauro, conduce “a un esito non positivo del processo di validazione del quadro programmatico 2017 e, in particolare, delle stime di crescita del Pil per il prossimo anno, sia in termini reali che nominali. Stime, che appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo”.
In sostanza, i conti messi nero su bianco da Pier Carlo Padoan eMatteo Renzi sono inventati: il Bilancio dello Stato per il 2017 è scritto sulla sabbia. Il movente è semplice: potersi permettere una manovra d’autunno con cui supportare la campagna referendaria. Il bluff, se tutto va bene, verrà scoperto solo dopo il 4 dicembre, l’unico orizzonte conosciuto a Palazzo Chigi. Una bocciatura così netta dell’Upb è peraltro un’assoluta novità dacché esiste l’Ufficio (2012) e Pisauro l’ha appena comunicata al Parlamento nell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def in corso in commissione Bilancio alla Camera. Domenica sera, della scelta dell’Autorità sui conti, erano stati informati preventivamente i presidenti di Camera e Senato e, soprattutto, il capo dello Stato. Le linee telefoniche tra Quirinale e Bruxelles sono infatti caldissime in questi giorni: la Commissione europea non ha preso bene le magie numeriche del governo.
Per capire il livello della contestazione, serve qualche premessa. Funziona così: nel Def c’è uno “scenario tendenziale”, che descrive come andranno le cose per l’economia italiana nel prossimo triennio, e poi ce n’è uno “programmatico”, che modifica le previsioni a seconda delle scelte di politica economica a cui il governo intende dare corso. È questo secondo scenario che l’Upb ha bocciato perché, in sostanza, Padoan e Renzi si sono inventati uno 0,4% di crescita in più per il 2017 senza alcun motivo valido. Lo scenario tendenziale del governo per l’anno prossimo prevede, infatti, il deficit al 2% e la crescita del Pil allo 0,6% (le fantasiose stime precedenti erano: 1,8% e +1,4%). L’Upb lo aveva promosso con qualche perplessità: a Bruxelles, ad esempio, ritengono che quel 2% di disavanzo pubblico già così sia una presa in giro. Solo che poi, al momento della pubblicazione della Nota di aggiornamento, arriva il magico “scenario programmatico”: il governo annuncia di volersi prendere un ulteriore 0,4% di deficit per “eventi eccezionali” (migranti e terremoto) e questo, secondo Padoan e soci, fa salire la crescita di un altro 0,4% portandola all’1% complessivo. Ovviamente più sale il Prodotto interno lordo e più facile è tenere sotto controllo deficit e debito, che vengono misurati proprio in rapporto al Pil. Peggio ancora, peraltro, il governo fa per le stime degli anni 2018 e 2019: “Significativamente fuori linea”, le definisce Pisauro.
Torniamo al 2017, l’anno su cui si gioca tutta la partita: “La crescita programmatica è superiore dello 0,3% rispetto alla media delle stime del panel Upb e dello 0,2% rispetto al valore massimo rilevato”. Com’è possibile? Semplice: il governo ritiene che persino tagliare la spesa per 8 miliardi (per rimandare di un anno l’aumento dell’Iva) farà crescere il Pil. Sostiene Pisauro: “Perplessità riguardano in particolare l’effetto marginalmente espansivo (+0,1%) della riduzione del deficit (-0,5%) necessaria per correggere parzialmente il maggior indebitamento derivante dalla disattivazione della clausola di salvaguardia (+0,9)”. In letteratura questo tipo di previsione è famosa come “austerità espansiva”, fattispecie mitologica che in Italia abbiamo imparato a conoscere dai tempi di Monti coi risultati che sappiamo. Problema: il governo, e lo scrive lui stesso, non ha affatto intenzione di fare una manovra espansiva. Il deficit 2016, infatti, dovrebbe chiudersi al 2,5% e l’anno prossimo si promette di scendere al 2,4% (2% programmatico + 0,4% di spese “emergenziali”). Dal punto di vista dei saldi finali, insomma, la manovra d’autunno sarà leggermente recessiva. Tradotto: non ha alcuna speranza di incentivare la crescita, al massimo di non causare una recessione.
Ma le magie di Renzi e Padoan non si fermano al cosiddetto “Pil reale”, quello a prezzi costanti per permettere paragoni pluriennali, ma estendono i loro trucchi anche a quello “nominale” (quello che tiene conto anche della crescita dell’inflazione) e non a caso come vedremo: “Più elevata (0,2% sulla media delle stime del panel) risulta anche la crescita nominale del Pil per il prossimo anno, variabile che ha un ruolo chiave nel determinare i rapporti di finanza pubblica”, dice Pisauro. Perché è così importante per i conti pubblici? Perché è sul Pil nominale che si calcolano il rapporto con deficit e debito.
Infine c’è il tema dell’Unione europea. La Commissione di Bruxelles dovrà decidere se – stabilito che l’Italia ha già esaurito tutta la flessibilità possibile sul deficit nel 2015 e 2016 – può prendersi dei soldi per “eventi eccezionali”, vale a dire migranti e terremoto. Anche qui c’è un giallo. Il governo scrive che farà salire il deficit di 4 decimali di Pil sopra il 2%. In soldi fa sei miliardi e mezzo scarsi, ma nel Def si parla di 7,7 miliardi, che somigliano di più a uno sforamento dello 0,5%. Secondo il presidente dell’Upb, comunque, non è detto che Bruxelles ci dia il via libera: “C’è incertezza sulla possibilità che la richiesta di considerare le spese menzionate quali connesse a eventi inconsueti, nel limite di importo di 4 decimi di Pil, sia accolta in sede europea”. Il ministro Pier Carlo Padoan, atteso domani a mezzogiorno in audizione, avrà parecchie cose da spiegare.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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il bello è che non solo 'insistono nel programmare il PIL (come avvenivacon l'inflazione programmata)' ma incassano la bocciatura del FMI che, più realisticamente, che lo decurta di un bel pò ma in serata hanno rilanciato: 'Conti pubblici, Padoan: “Confermo stima pil a +1% nonostante bocciatura dell’Upb”' .... sennò come fanno a promettere l'Ape (con annessa quattordicesima), i finanziamenti per la ricostruzione, ecc. ecc.?

martedì 15 aprile 2014

Un costoso .... regalo elettorale

Qui sotto c'è il passo cruciale della relazione della corte dei conti sulla spending review versione renziana...

.. e qui c'è la stessa cosa ma stavolta della Banca d' Italia, Dr. Signorini, sempre a proposito della spending review renziana.

A che pro? Perchè entrambe dicono la stessa cosa: gli 80 euro e tutto il resto: non si può fare sia perchè comporterà un manovra successiva per riequilibrare i conti.
Ma voglio citare proprio le relazioni:
  1. nella prima, quella della Corte dei Conti, si sostiene che "... Nel medio termine le differenze fra previsioni indipendenti e quelle governative raggiungono il valore cimulativo di 1 punto e mezzo del PIL e di quasi 5 punti per gli investimenti. Il passo della ripresa continuerebbe, pertanto, a essere largamente insufficiente per riportare la nostra economia sui livelli pre-crisi" (significa che non bastano nemmeno a riportare il paese a com'era prima... ossia al pantano).
  2. nella seconda, quella di Bankitalia, si sostiene che .... "Nel complesso, l'analisi delle stime tendenziali suggerisce che nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile  dalla spending review non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero finanziare lo sgravio fiscale dell'Irpef, evitare l'aumento di entrate appena menzionato e dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti con programmi esistenti non inclusi nella legislazione esistente.
    L'indebitamento netto strutturale (calcolato, cioè, escludendo gli effetti del ciclo economico e delle misure temporanee), sceso allo 0,8 % del PIL (- 0,6 punti) nel 2013, diminuirebbe nei programmi ancora di uno 0,2 punti nel 2014 e di altri 0,5 punti nel 2015, sostanzialmente azzerandosi.
    Nel 2014 è previsto un ulteriorea umento del rapporto debito/PIL, al 134,9%, oltre due punti in più rispetto agli obiettivi indicati lo scorso ottobre.....
    "
..... inoltre, aggiungo, e di oggi la notizia dell'aumento del debito pubblico di almeno un altro punto percentuale superando i 2mld e 120 mln di euro: insomma, come Berlusconi, Renzi spende soldi che non ha per poter promettere regalie che NON può fare BEN SAPENDO CHE POI, VINTE (se le vince.. le promesse a questo servono) LE ELEZIONI, dovrà fare una manovra di rientro da alcrime e sangue per rientrare a tambur battente negli obiettivi programmati.
Le elezioni si avvicinano ... la febbre sale come sempre ma, altrettanto, come sempre le CHIACCHIERE STANNO A ZERO!
p.s.
non fossimo in Italia non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne perchè questi personaggi di una improbabile operetta da tre soldi starebbero al massimo a governare una circoscrizione... qui invece li abbiamo messi addirittura al governo da almeno 20 anni.
p.s. 2
i due documenti postati sopra sono disponibili solo perchè M5S è presente in Parlamento e mette in rete tutto quello che gli capita a tiro.. nonostante tutti gli autogol fatti rimangono gli unici in questo paese che ci fanno sapere qualcosa dicendoci quello che i media del mainstream, i quali si mantengono con i soldi pubblici, mai ci faranno sapere..... e di questo gliene do atto.

giovedì 27 giugno 2013

le cambiali si pagano.... le paghiamo noi

Fecero i furbi; lo scoop è questo: alla fine degli anni '90 per poter entrare in europa i nostri politicanti di allora, che in parte sono gli stessi di oggi ..... manca Prodi e qualcun'altro, truccarono i conti per poter entrare nell'euro con la complicità di una delle solite agenzie di rating, come? Sottoscrivendo un derivato .... diciamolo meglio: fecero una scommessa e la assicurarono, togliendo un pò di perdite dai bilanci, altrimenti non ce l'avremmo fatta e oggi saremmo fuori ... forse era meglio. Tutto nbasce da una comunicazione riservata del Tesoro alla Corte dei Conti che voleva vederci chiaro su quest'aspetto; ed il bubbone è scoppiato. Quella scommessa comporta soldi e spese, soprattutto se le cose van male: che so si alzano gli interessi.... mi son sempre chiesto come fa a crescere la spesa pubblica e il suo debito se dal '94 in poi lo Stato, attraverso finanziarie draconiane (fatte sia dalla destra che dalla cosiddetta sinistra), non ha fatto altro che:
  1. tagliare la spesa;
  2. svendere il patrimonio pubblico (Telecom) per fare cassa (a questo punto mi chiedo quel fare cassa .. per chi?);
  3. liberalizzare..... ossia spostare dal pubblico al privato le situazioni di monopolio;
  4. privatizzare .... ossia togliere il controllo pubblico, noi, per fare spazio al privato che poi distrigge e butta nella spazzatura (italsider per fare un esempio, oggi si chiama ilva);
  5. riformare la legislazione mettendo le basi, con l'intaccare del codice civile e penale anche in materia economica e finanziaria, dell'evasione di massa;
... e si potrebbe continuare per tutti gli anni che son passati: tutti con un minimo comune denominatore... nessun miglioramento per cittadini enormi masse di denaro che si spostavano dalla sfera pubblica a quella privata e non solo nazionale.... se aggiungiamo poi le avventure politiche, le scelte "errate (poi rivelatesi favori da fare a banchem industriali, ecc.)", l'adesione del paese al trattato che sganciava la banca nazionale dal Tesoro e che diventa proprietà delle maggiori banche nazionali (il controllato che diventa controllore di chi dovrebbe controllarle) e, soprattutto, lo sganciamento moneta dall'oro, di cui possediamo le maggiori riserve del mondo occidentale, cosa che avrebbe avuto come conseguenza che lo Stato per poter funzionare doveva fare come il privato: andare sul mercato della finanza ed elemosinare i soldi (mentre prima bastava stampare moneta che era ancorata all'oro e quindi aveva una solidissima garanzia) tutto per diventare "europei" ossia consegnarsi mani e piedi a una sequela di burocrati non controllabili dagli elettori che si nascondono dietro una parvenza di parlamento e dietro i governi che li nominano... non è un caso, infatti, che i problemi non potevano che sorgere quando tutto il sistema pubblico e privato si basava sul debito contratto con i mercati: naturalmente questi ultimi non si preoccupano minimamente dei bisogni democratici ma solo dei loro soldi dati in prestito e che siano banche, industrie o Stati non cambia.... se non sei solvente o c'è la parvenza di non esserlo il rischio aumenta come il saggio d'interesse sui titoli: ecco come è nato il debito pubblico.
Se a questo quadro aggiungiamo la cronica incapacità e incompetenze del ceto dirigente, per tacere di cose tutte italiche come clientelismo e corruzione, il quadro è ancora più chiaro e deprimente.... soprattutto per i cittadini.
Non serve un economista di chiara fama, anzi sarebbe bastato uno studente di economia (infatti è stato uno studente americano a dimostrare senza ombra di dubbio che i presupposti teorici della teoria dell'austerity erano falsi se non fraudolenti....... ne parlai in un precedente post; questa cosa fu anche avvalorata da un report interno del FMI che ammetteva senza se e senza ma che la ricetta era completamente errata e in malafede perchè sottovalutava l'impatto dell'aumento dei prelievi per risanare i bilanci pubblici) del primo anno della più scalcagnata università italica, a dimostrare che questo sistema non poteva che creare problemi e autoalimentarsi all'infinito.. almeno finchè c'erano soldi da rubare ai cittadini che non potevano evadere e farsi sfuggire gli altri di coloro che potevano permettersi di portarli all'estero visto il fisco, ancora oggi purtroppo, dormiente se non colluso.
Ecco quindi che, non avndo fonti di finanziamento proprie, gli Stati son costretti ad alzare tasse, imposte e contributi ben sapendo che se volessero eliminarli dovrebebro spogliarsi di tutto, in particolare del welfare e dei servizi e dell'istruzione..... non c'è scampo: o aumenti o passi tutto al privato e costringi una buona metà della popolazione a restare dov'era senza potervi accedere perchè non hai soldi... ciò perchè finora si è sempre ragionato in termini di sistema: anche Grillo e si suoi, anche se lo criticano, parlano di "ristrutturazione del debito pubblico".. perchè non sanno immaginare altro.... in realtà se si vuole davvero evitare la catastrofe annunciata il percorso da fare è esattamente l'opposto:
  1. riprendersi la sovranità fiscale;
  2. riagganciare alle riserve auree la moneta.. magari si potrebbe mantenere l'euro per i rapporti internazionali ma nel nostro paese si potrebbe creare una moneta "altra" come già si fa in alcune zone del paese e anche in Grecia.....
  3. eliminare tutti i monopoli, pubblici e provati, e favorire l'azionariato popolare laddove possibile... altrimenti ritornare al pubblico ma con diversi criteri.
fantasie? Si ce le fanno sembare tali e ci spaventano ma chi l'ha fatto oggi sta bene, noi no....

giovedì 4 ottobre 2012

e la Corte dei Conti bocciò i prof

Già, anche i prof, seppur al Governo, non sono infallibili ma esser addirittura bocciati .. nell'audizione del Presidente della Corte dei Conti: non si é compreso cosa sia realmente questa crisi e perché sta distruggendo paesi come il nostro; e, sempre secondo la massima autorità della Corte dei Conti, esser messa in discussione non é solo la ricetta di Monti ma lo "stesso, cito, racconto della crisi dell'eurozona" perché "solo una quota ridotta della nostra recessione può esser fatta risalire al meno favorevole ciclo economico internazionale (e basterebbe questo per significare miliardi bruciati)" ma pure "le manovre recessive del governo: da cui deriva che non c'é nessun pareggio di bilancio alle viste, per quanto corretto per i ciclo economico di cui sopra messo a pezza giustificativa dal Governo stesso"; e infine "quando indotta da misure di politica economiche, la flessione dei livelli di attività assume natura discrezionale, laddove la depurazione degli effetti ciclici dovrebbe, a rigore, applicarsi in presenza di perturbazioni aventi natura esogena e casuale" e, per finire, la stoccata finale: "l'economia potrebbe difficilmente sostenerla... é sotto gli occhi di tutti l'evidenza degli insufficienti risultati di questa strategia (e questa era anche Draghi)".....uscirne? con azioni non a costo zero e diminuendo le tasse, facile no? Insomma: non hanno capito una cippa e stanno facendo l'esatto contrario di quanto dovuto. Una domanda mi sorge spontanea: ci sono o ci fanno? A mio parere né l'uno né l'altro: loro so arrivati lì co una sola mission ossia salvare l'euro e la finanza che lo sostiene contro glli attacchi speculativi che l'"altra" finanza gli porta: facendo pagare, però agli stati lo scotto della guerra ... come da libro sacro della finanza che porta il verbo liberista.
Si può anche aggiungere che il Presidente ha elencato, anche, i mali nazionali che nemmeno i prof hanno affrontato in primis l'evasione; poi la resistenza dei boiardi di Stato che, guarda caso, mentre fanno passare mesi prima di far partire una riforma ma pohcissime settimana per la riforma dei "project bond (lì la mossa se la son data eccome visto che ci sono soldi freschi da mungere...... e futuro debito pubblico da pagare per noi, non per loro che anzi ci mangiano su)" con cui finanziare la tav e altri buchi neri ... della democrazia: non vorrei scoprire fra qualche anno che, come accaduto per le cosiddette liberalizzazioni, si poteva fare diversamente e soprattutto senza mettere i soldi nelle nostre tasche, perché soldi c'erano già. Questo Governo è composto da quasi 2/3 terzi di grossi papaveri della dirigenza dello Stato, questo lo chiamerei "conflitto d'interesse", e voi?
Ci contano, insieme a media conniventi e ad economisti pronti a saltare sul carro del pensiero di moda al momento, delle balle e ci fanno ingoiare sacrifici non dovuti per evitare che altri perdano profitti mentre sono impegnati nella guerra fra i due fronti contrapposti. Tutto qui.
Non conta nemmeno il fattore tutto nostro, l'evasione, che accresce il debito per mancate coperture di tasse; non conta nemmeno il taglio di servizi selvagio che stanno mettendo in atto che costa un peggioramento della qualità della vita dei cittadini... conta solo: che il fiume di denaro che arriva, e che potrebbe esser impiegato per risollevare l'economia, passi dalle mani pubbliche alla banche creditrici (tedesche innnanzitutto) senza alcuna controprestazione richiesta, nessuna...
se fosse un privato come definireste questo comportamento? distrazione di fondi pubblici a fini privati; ma essendo Governo come lo definiamo? E pensare che ci sono partiti, frazioni, correnti, ecc. che stanno operando affinché questo Governo continui anche dopo che il voto popolare si sarà espresso: per carità Monti e co. non saranno candidati (e chi é il fesso che li vota, mi chiedo), ma già si sa che saranno loro a esser al timone dopo il voto: che vinca il PDmenoelle che vinca il pdl o il centro: rimane M5S ma .... saranno in grado di affrontare il gravoso problema  di "resistere, resistere, resistere" all'assalto dei marpioni politici perché basta guardare Parma e il loro dilettantismo é sconfortante.. che s'aspettavano? Che la gente, sull'onda della vittoria, assaltasse il palazzo d'inverno? O che facessero da scudo umano alla breccia che i Tartari hano paerto nel forte eretto, in loro attesa, a difesa del confine? Che illusi......

martedì 6 marzo 2012

.. anche la Corte dei conti l'aveva detto

Mentre il Capo dello Stato, c'era da aspettarselo, rifiuta di parlare con i sindaci della valle (nel frattempo il Governo le sta pensando tutte, ivi compreso il dispiegamento dell'esercito ....... se non fosse tragicamente vero ci sarebbe da ridere perché sembra di vivere in un film del genere Big Brother dove é il potere il nemico) sbuca fuori la Corte dei Conti (dopo l'agenzia pubblica che "sorveglia" la gestione della rete ferroviaria) che nel 2008 (ma si é saputo solo ora) con 58 paginette stronca letteralmente il tav e la sua gestione affermando che le operazioni finanziarie che hanno coinvolto pubblico e privato non hanno tenuto conto di una "realistica analisi dinamica della copertura economica .... diversamente non poteva che verificarsi un onere rilevantissimo per la finanza pubblica, come avvenuto nel caso in specie": una sonora bocciatura, peraltro messa in luce da anni dai tecnici che si sono espressi da anni contro il TAV e dalle popolazioni che ne sono state interessate. Sono 13 milioni di euro che gli italiani si sono "dovuti" accollare é dovuto al "project financing" che, contrariamente a quanto si pensa (ossia che un privato costruisce un opera e ne gode i frutti), vede lo Stato come UNICO finanziatore e i privati come usufruitori dei profitti: il tutto con soldi nostri per costruire e qui cade l'asino perché questi soldi da investire, non finiscono mai... un pozzo senza fondo e nulla più. I precedenti governi (ulivo, centrosinistra, destra ecc.) avevano fatto i furbi: crearono e "nutrirono" una società, Infrastrutture spa, che s'accollava il debito in modo che nel bilancio dello stato non figurasse nulla (e la politica poteva dire che non c'erano oneri pubblici); ma la UE non é una diretta emanazione della politica nostrana e, fatti due conti, si accorse che era una furbata... infatti questo governo ha preso atto della infrazione furbesca e ha riportato tutto nell'alveo istituzionale .... aumentando il debito pubblico. I politici nostrani, cui la faccia tosta non manca, non hanno fatto una piega e (nonostante continuino a ululare alla luna in maeria di riduzione del debito pubblico, di cui il tav fa parte piena) ha continuato sulla strada maestra, anche a costo di vuolare qualunque principio di buona gestione, trasparenza, democraticità ecc. un raro esempio di italianissima interpretazione in stile bushiano del come si conduce la cosa pubblica..... e con l'aiuto dei media ("partecipati" anch'essi dalle stesse aziende e consorzi che pompano soldi nostri) continuano a dire balle su balle su balle.... la Corte dei conti nel 2008 mise un punto: ci si aspetterebbe che la politica ne avesse preso atto e invece ad oggi fa muro in una spirale di ideologismo intollerante cui fa specchio quello di alcune frange dei notav, la parte meno disposta a cedere: strana simmetria, vero? Massimo Fini sul fatto ne da una sua interpretazione (il fatto quotidiano del 6/3/2012 pagina 18) di questo ideologismo simmetrico fra istituzioni (fatta la tara di mazzette e speculazioni) e notav (come dice lui fatta la tara dei violenti) partendo da una frase di Ratzinger: "il progresso non ha partorito l'uomo migliore, una società migliore, e comincia a essere una minaccia per il genere umano", un notav? No, naturalmente; la sua é una interpretazione etica del mondo modernista e progressivo e ha ragione: abbiamo creato un mostro che si nutre di fattori come velocità, crescita, sviluppo che creano a loro volta alienazione (suicidi e ansie entrambe affrontate con la chimica farmaceutica, in pratica ci dopano), sfruttamento selvaggio di uomini e natura, disumanizzazione della società: io questa analisi (che qui ho riassunto al massimo brutalizzandola) la condivido in pieno e, pur se non condivido tutto l'antistoricità industrialista diFini, come si sta evolvendo il modello occidentale non posso che dargli ragione laddove sostiene che " verrà un giorno (solo, mia aggiunta) quando l'ultimo capello farà cadere il cammello" non saranno, lo dice lui, più pochi valligiani ma intere società a rovesciare il tavolo: e se un popolo disperato si mette in cammino.....

mercoledì 12 ottobre 2011

e la Corte dei Conti riporta tutti a terra...

..... e dopo il bagno di realtà fatto ieri, purificatore perché non si deve mai perdere la connessione con la "valle di lacrime" nella quale viviamo (ancora ieri tre operai feriti e in lucchesia e un morto in Umbria), torniamo al mondo di plastica e plastiche chiamato politica dove a farla da padrone (...) sono le piccolezze degli uomini che vi fanno parte più preoccupati dello scranno che rischiano di perdere che dei problemi del mondo sottostante: spettacolo della politica lo chiamava Murray Edelman senza sbagliare. Da un lato abbiamo le leggi salvakiappe e il bavaglio che vanno avanti a pizzichi e bocconi a seconda delle opportunità e delle convenienze dall'altra la mazzata che ieri la Corte dei conti ha assestato alle velleità di apparire geniale quando si è solo dei contabili creativi. Gli argomenti sono stati riforma fiscale e assistenza criticate aspramente.. l'unica cosa che si è salvata è la cosiddetta "clausola di salvauardia" che è la norma infame che decreta che se la casta non farà riforme nelle materie di cui sopra scatteranno le mannaie dei tagli lineari che peseranno sulle detrazioni e sulle deduzioni come sull'assistenza sociale, scommettiamo che "non" saranno approvate (non ne avranno il coraggio perché tutti vogliono essere rieletti e nessuno vuole passare per affamatore)? I rilievi sono stati precisi e puntuali e sono un vero indice accusatorio puntato contro il ventennio liberista, anche se in salsa nostrana sempre liberismo é, e i guasti fatti: si poteva/doveva intervenire su evasione/elusione, patrimoniale, rendite finanziarie, ecc. ma si sa: meglio andare sui terreni conosciuti dei lavoratori dipendenti che aprire contenziosi con il proprio elettorato. Siamo alle solite insomma: per non prendere atto del proprio fallimento addirittura hanno mandato sotto il governo che proponeva l'assestamento del bilancio, un atto grave per una maggioranza che si dice coesa, cosa che non può far paicere a noi che ci vedimoa sfuggire di mano un debito pubblico strutturato in modo che siamo noi, e non loro, che saremo chiamati a ripianare rinunciando ancora diritti e welfare.... nella tettonica ogni tanto ci sono scosse più o meno forti: nella società italiana ce ne saranno?

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