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mercoledì 9 ottobre 2019

Vajont, 56 anni dalla tragedia. Una profezia sul destino del progresso sfrenato

Fonte: Il Fatto Quotidiano Paolo Martini Ambiente & Veleni - 9 Ottobre 2019
Le grandi tragedie possono insegnare tante cose, eppure sembra che non insegnino nulla. Anche quando se ne parla tanto, e nemmeno troppo a sproposito, come è successo con la diga del Vajont: la lunga voce di Wikipedia Italia contempla persino un “Capitolo 7. Nei media”, con sei paragrafi, dal cinema ai fumetti.
È il sunto specialistico che chiude la dettagliata ricostruzione online della tragica vicenda, dal progetto della gigantesca diga sul torrente Vajont, sotto le Dolomiti tra Veneto e Friuli, al tragico crollo del sovrastante monte Tòc nel bacino artificiale, dove si formò un’onda a tre punte alta 250 metri. Gli esperti paragonarono all’atomica di Hiroshima la bomba d’acqua che causò 1917 morti, la distruzione di Longarone e di varie frazioni dei comuni di Erto e di Casso.
“Di queste case”, per dirla con il Poeta, “non è rimasto che qualche brandello di muro”. E dei tanti che ci corrispondevano? Dal punto di vista giornalistico e della memoria, il Vajont è un paradosso proverbiale del nostro povero Paese. Adesso risulta chiaro a molti il finale di partita della nostra epoca, anche grazie al movimento giovanile dei venerdì per salvare il pianeta. Ma in quegli anni del boom economico, la sensibilità ambientale era ben di là da venire: il Progresso, la Tecnica, lo Sviluppo erano gli angeli del dio Denaro invocati quotidianamente.

Quasi tutti veneravano il sistema che alcuni studiosi, come Jason W. Moore, ora chiamano “Capitalocene” (versione eco-neo-marxista del più neutro Antropocene, vedi l’ultimo numero di Jacobin Italia). Giorgio Bocca, Indro Montanelli, nonché un appassionato di montagne come Dino Buzzati, per prendere i primi tre nomi di “signoroni grandi firme”, celiarono e insultarono l’unica giornalista che ebbe il coraggio di denunciare quel progetto tanto folle in un così fragile ecosistema alpino, l’ex partigiana Tina Merlin, che fu anche autrice di vari libri. Una gran donna, vera e bella, come si vede da Laura Morante che l’ha interpretata nel film di Renzo Martinelli del 2001.

Tina era chiamata “la Cassandra del Vajont” dagli illustri colleghi cantori del Capitalocene: scriveva su l’Unità, ancora comunista con la k, in quello scorcio tra seconda metà degli anni Cinquanta e primi Sessanta, quando il capo del Pci era “il Migliore”, Palmiro Togliatti, uno che aveva studiato al Cremlino e parlava tra i primi ai consessi moscoviti. Oggi il caso vuole che l’erede dell’ultimo grande Segretario del Pci, Enrico Berlinguer, abbia ridotto a una macchietta da talk-show Mauro Corona da Erto.
Ma, prima che Bianca Berlinguer lo trasformasse in un tele-orco-oracolante, per rianimare gli ascolti di Raitre, Corona faceva molto bene “solo” lo scrittore, lo scultore e l’alpinista, grazie a un talento che porta le stigmate di quella tragedia in cui si ritrovò appena 13enne, come ha raccontato nelle sue toccanti pagine.
Persino Marco Paolini, che nel 1993 mise in scena con Gabriele Vacis Il racconto del Vajont. Orazione civile, uno dei suoi capolavori, si è ormai un po’ perso via. Il maestro, dopo averci regalato due o tre decenni di ottimo teatro di contenuto politico, è ora lì che s’affanna sul palcoscenico in un improbabile divertissement pseudo-omerico (Il calzolaio di Ulisse), per non dire delle ben due “intemerata” sulle generazioni digitali (Tecnò filò e Numero Primo), genere cazziatone battutista ai figli troppo “Sdraiati” sul divano, da Claudio Bisio con Michele Serra.
Amen, niente potrà mai cancellare i grandi meriti di Paolini, con una serie di spettacoli teatrali di vibrante impegno e di rara efficacia, anche su temi ardui come il disastro aereo di Ustica o il programma nazista di sterminio dei minorati. Di sicuro, quella sua Orazione civile in occasione del trentennale della tragedia di Longarone (che fu poi riproposta in tv) ha rilanciato la memoria di una vicenda che, se non fosse accaduta nello stesso Paese dove l’anno scorso è crollato il ponte Morandi, si potrebbe qualificare tuttora come incredibile.
E, per tornare un attimo a noi, al nostro ormai acclarato “inferno planetario del tardo-capitalismo” (Moore), quel disastro di 56 anni fa appare come un’eccezionale tragica profezia sul destino del modello unico dello Sviluppo. Con tanto di forza simbolica della diga, ovvero dell’idea stessa di contenere e asservire l’elemento primordiale, le acque, in una grande massa di cemento (che poi è la sabbia reinventata dal genere umano moderno, grazie alla chimica, per plasmare la Terra: una sorta di rovesciamento del mito religioso sull’origine dell’uomo creato dalla polvere).
È un monito che evoca ancora: la Natura sfregiata dalla presunzione di una Tecnica che domina oltre ogni limite, anche sul sublime delle cime dolomitiche e di un paesaggio immortalato da Giorgione e Tiziano; l’energia motore di un Progresso che non si deve arrestare dinanzi al rischio; il pensiero unico della Crescita come Bene da edificare, ovvero la Verità umanistica degli Illuminati. E, infine, l’arcana avidità dei potenti che si cela dietro tutto questo, con l’impasto informe e oscuro di politica e interessi privati.
E a proposito di quest’ultimo aspetto, un altro paradosso è che il Vajont non ha quasi per nulla pesato sull’immagine politica del ministro dei Lavori pubblici dell’epoca, Benigno Zaccagnini quando 12 anni dopo, nel 1975, al suo volto anziano e sofferente fu affidata la sorte di un impossibile rilancio morale della Democrazia cristiana. Il mite “Zac” fu messo in campo in quanto figura intonsa di cattolico popolare e di sinistra: era stato addirittura partigiano garibaldino a Ravenna.
Ma, forse proprio perché erano state così azzittite le voci critiche come Tina Merlin e dovevano ancora venire il lavoro di Paolini e la fama di Corona, non pesò come un macigno sulla bianca verginità di Zaccagnini, nel quinquennio da numero uno della Dc, la macchia d’essere stato il ministro del Vajont nel governo Fanfani del 1962-63 (il primo centrosinistra), in qualche modo cioè l’autorità decisiva anche su quella maledetta diga, peraltro proprio mentre la società privata che l’aveva costruita era in fase di nazionalizzazione, come tutta l’energia elettrica.
Sembra una parentesi di troppo, ostica e superflua, questa sul vecchio “Zac”. Invece, per la legge dei corsi e ricorsi, è un po’ la stessa storia – guarda caso – del crollo di un famigerato ponte di Genova e di un ministro alle Infrastrutture che non alzò un dito contro Atlantia-Autostrade, Graziano Delrio, politico “mite” che viene dalla cattolicità emiliana di sinistra e dal giro stretto di quel Fanfan-Renzi che fu il leader più potente dell’Italia vivacchiante di ieri. Non resta che sperare che nuove Merlin, nuovi Paolini o Corona, e magari nuovi Fridays for future riportino a tutti la memoria di quali tragedie umane ha prodotto e produce il mantra dello sviluppo senza freni e della libertà dei capitalisti senza controlli.

martedì 13 novembre 2018

Sanità, aumentare il potere delle Regioni potrebbe rivelarsi una fregatura per i cittadini

Fonte: Il Fatto Quotidiano Politica | 13 novembre 2018 


La questione del “regionalismo differenziato” di cui ho parlato nei precedenti post rischia di tradursi in un’autentica arlecchinata istituzionale e di rivelarsi come una falsa soluzione ai problemi innegabili di governo della sanità. Tradotto: una sonora fregatura per i cittadini e nello stesso tempo, una questione politica divisiva tra Lega e Movimento 5 stelle.
Il ministro degli Affari regionali Erika Stefani ha depositato presso la presidenza del Consiglio dei ministri la proposta di legge per la quale il Veneto si dovrebbe portare a casa ben 23 materie attualmente concorrenti con lo Stato tra le quali la sanità. Quindi il Veneto dovrebbe uscire dal servizio sanitario nazionale. Proposta, da quello che sappiamo, per il momento posta in stand by da numerose obiezioni avanzate da più ministeri (Salute, Infrastrutture, Mise e Lavoro, Ambiente e Giustizia).
Perché arlecchinata? La procedura per avere più materie da sottoporre all’autonomia regionale, prevista dalla legge, è uguale per tutti ma le Regioni sono libere di scegliere le materie devolvibili, tutte o in parte, e di scegliere aspetti cioè singoli problemi delle materie devolvibili. L’arlecchinata dipende dall’enorme variabilità delle richieste regionali e dall’impossibilità di dare loro risposte univoche e uniformi. Alle gravi diseguaglianze storiche che abbiamo già si aggiungeranno altre diseguaglianze facendo saltare di fatto il principio di universalità che il diritto alla salute richiederebbe.
Perché dico “una falsa soluzione”? Per tante ragioni:
– perché l’operazione deve avvenire a costo zero cioè alla crescita dell’autonomia regionale non corrisponderà un aumento dei finanziamenti. Il criterio che vale è quello della spesa storica. Se il Veneto fino ad ora per la sanità ha speso l’8%, d’ora in poi gli sarà permesso trattenere la cifra che potrà spendere come vuole, salvo il caso di un commissariamento se non rispetterà i famosi livelli essenziali di prestazioni (Lep) cioè non rispetterà i diritti di legge.
– perché i problemi di governo che hanno le Regioni non sono risolvibili come credono le Regioni solo con una crescita dei poteri. Questi problemi hanno a che fare con profondi mutamenti sociali e economici che richiedono soluzioni riformatrici, un modo di pensare diverso dal passato. Per questo la forma di governo va ripensata rivedendo i rapporti promiscui tra governo e gestione: la soluzione dell’azienda ormai dopo 26 anni di esperienza fa acqua da tutte le parti.
– perché la teoria del decentramento amministrativo non è più in grado di reggere il confronto con le famose sfide della complessità che dobbiamo affrontare.
– perché non ha senso dare più autonomia alle Regioni e riempirle, da Roma con lo spending power, di limiti e vincoli.
– perché, infine, la sostenibilità garantita con politiche di de-finanziamento ci sta mettendo in ginocchio e ormai ci impone di andare oltre il piccolo cabotaggio dell’amministrativismo e delle politiche locali, ecc ecc.
Due convincimenti: il regionalismo differenziato è una soluzione sbagliata a una questione, quella del governo della sanità. Per affrontarlo bisogna spostare la riflessione non sul terreno delle autonomie ma su quello della forma di governo più opportuna e più adeguata. Da questo scaturisce che non si può definire una nuova forma di governo della sanità senza prima scegliere la strategia alla quale si deve attenere. Un conto è definire il governo per gestire e amministrare la spesa e un conto è definire il governo per liberare risorse con degli interventi riformatori. Cosa vogliamo fare in futuro? Amministrare e basta? O riformare e amministrare il cambiamento?
Personalmente ritengo che esiste una mediazione possibile tra la teoria del regionalismo differenziato e la necessità di non rovinare un sistema sanitario – che deve restare – nazionale, solidale, universale. Le soluzioni ci sono. Tale mediazione va ricercata ora prima che non si rompano le relazioni nel governo e prima di dare il via a proposte di legge, che inevitabilmente darebbero luogo a conflitti non solo nella politica ma nel paese.
Alla Lega ricordo che è diventata un partito nazionale e che quello che si fa in Veneto si ripercuoterà nel resto d’Italia. Se il Veneto o altre regioni uscissero dal servizio sanitario nazionale peggiorerebbero le condizioni delle Regioni più deboli.
Al Movimento 5 stelle invece ricordo che l’autonomia è un valore ma essa non può essere fraintesa con l’arbitrarietà e non può essere il pretesto per mettere in piedi pericolose concentrazioni di potere o peggio ancora per amministrare le professioni quindi a scapito di altre autonomie. Un’autonomia che non genera autonomia è una finta autonomia. Oggi per ragioni di complessità le forme di governo di stampo centralistico – a qualsiasi livello siano collocate – devono aprirsi alla partecipazione delle professioni e dei cittadini. Quindi vanno ripensate nelle autonomie.
Cerchiamo insieme questa mediazione ed evitiamo di fare stupidaggini.
PS. Siccome non è agevole trattare in modo esauriente la questione del regionalismo differenziato in un post, rimando per gli approfondimenti agli articoli pubblicati on line su Quotidianosanità.it 

Politica | 13 novembre 2018

mercoledì 3 maggio 2017

Alitalia, il conto è già raddoppiato: il prestito ponte è salito a 600 milioni di euro

Il premier Gentiloni ribadisce che la nazionalizzazione è esclusa, ma c’è già chi è pronto a scommettere che l’aiuto varato a favore della compagnia Alitalia sarà un boomerang per i contribuenti.Fino ad una manciata di ore fa per Alitalia si prospettava un prestito ponte da 300-400 milioni per “traghettare” la ex compagnia di bandiera verso i privati. E invece alla fine il governo ha raddoppiato la posta in gioco la posta in gioco appesantendo ulteriormente il fardello delle imprese attaccate alla macchina dell’ossigeno pubblico. Proprio mentre slittava la vendita dell’Ilva e il conto per la messa in sicurezza del Monte dei Paschi di Siena si appresta a salire, il consiglio dei ministri ha deciso di varare un prestito ponte da 600 milioni a favore di Alitalia.
Su proposta del premier Paolo Gentiloni e dei ministri Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda, che, durante il referendum dei lavoratori, si erano espressi contro qualsiasi operazione di sostegno pubblico per l’ex compagnia di bandiera. “Per Alitalia siamo ad un nuovo inizio – dice Padoan, intervistato da Cnn International  – Abbiamo nominato tre commissari e garantito liquidità per altri sei mesi in cui i voli continueranno. Alitalia ha asset di valore in termini di capitale umano e rotte che possono rappresentare un nuovo inizio, possibilmente con altri partner”.
“Il finanziamento è concesso, nel rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà (…) e dovrà essere restituito entro sei mesi dalla sua erogazione”, spiega una nota di Palazzo Chigi. Sempre che i neoincaricati commissari, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, non abbiano bisogno “di qualche altro mese” come precisa il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Per ora bisognerà accontentarsi perché “questo è il massimo che si possa fare ad oggi” spiega il ministro Calenda, che fino a lunedì sembrava intenzionato ad abbandonare Alitalia al suo destino.
Certo il premier Gentiloni ribadisce che la nazionalizzazione è esclusa come del resto fa Padoan (“Se c’è una soluzione è una soluzione di mercato. La nazionalizzazione l’abbiamo già rifiutata pubblicamente”), ma c’è già chi è pronto a scommettere che l’aiuto varato a favore di Alitalia sarà un boomerang per i contribuenti: “Un prestito che nessuno restituirà agli italiani. Gli unici che rimangono sempre a terra!” commenta il leader di Direzione Italia, Raffaele Fitto via Twitter. E mentre infervora la polemica politica sui nomi dei tre commissari, durante la trasmissione televisiva Di Martedì, l’ex premier Romano Prodi spiega che “se non c’è una strategia precisa e un’alleanza, l’Alitalia non si salva”.
Non ci vorrà molto a capire come andranno a finire le cose e quale sarà il conto per i contribuenti di una partita più politica che strategica. Finora del resto Alitalia è sempre stata un bacino elettorale importante per la politica romana e decisamente caro per i contribuenti. Secondo la ricostruzione dell’ufficio studi di Mediobanca, i diversi salvataggi dell’ex compagnia di bandiera sono costati 7,4 miliardi. Solo per tenere in piedi la compagnia pubblica sono stati necessari 2,9 miliardi per coprire le perdite ed evitare in più occasioni il dissesto. Non è andata meglio nell’era dell’Alitalia privatizzata. Con l’arrivo dei capitani coraggiosi, la musica non è cambiata e fra amministrazione straordinaria della bad company e nuove perdite il conto si è più che raddoppiato. L’operazione Ethiad avrebbe dovuto finalmente rompere con il passato. E, invece, dopo il no dei sindacati alla nuova ondata di tagli, il governo è tornato alla vecchia ricetta: amministrazione straordinaria e prestito ponte per un conto finale ancora da scrivere. E che potrebbe non escludere nuove misure a favore dell’ex compagnia di bandiera.
Dal Fatto Quotidiano

giovedì 18 febbraio 2016

I nodi arrivano sempre al pettine...

E' stato un fatto episodico, ma è stato fortemente evocativo della situazione: nonostante la forte esortazione del Premier il Parlamento non ha applaudito ai dati "positivi" del job act, perchè? Perchè quella, come altre riforme, è fallita o meglio ha funzionato ma non nel senso sperato ma si è semplicemente risolta in una grossa partita di giro fra lo Stato, che dava sgravi fiscali al 100% agli imprenditori che assumevano a tempo indetermminato, e gli stessi imprenditori che ingolositi dalla cosa hanno dato vita alla più grande corsa all'assunzione, surrogata dallo Stato, della storia recente: peccato che questa corsa si è improvvisamente arrestata al 31/12/2015 ossia quando gli sgravi fiscali e contributivi arretravano dal 100% al 80% e c'è da scommetterci che entro pochissimo tempo la corsa ci sarà ancora ma a ritroso.... come erano assunti così torneranno alla loro vita da precari di prima: con buonapace dei tanti sostenitori e dello stesso Premier. In economia di, finto, mercato qual'è quella dove viviamo i numeri contano eccome ed infatti la cassa integrazione è aumentata così come i disoccupati e la crescita (il totem con cui ci fregano sempre) rimane lì al palo, anzi con i chiari di luna di un ennesima crisi del debito PRIVATO (NON PUBBLICO COM'ERA GIA' ACCADUTO NEL 2008, non credete ai giornali) in arrivo la situaizone non potrà che peggiorare!
Gli artifici contabili non funzionano più: siamo in una situazione pre-crollo della Grecia nel 2008 e nelle stesse condizioni sia economiche che contabili. L'Italia, che lo sappiate o meno o che vi illudiate o meno con le balle che ci propinano, è nelle stesse condizioni della Grecia e non è tutta colpa nostra... ma così va il mondo e, come dicono i felici sostenitori del cosiddetto libero mercato, questo è il mondo nel quale viviamo..
E' finito anche il bancomat fondi pensione: è ufficiale ossia dal 2017 in poi, oltre al profondo rosso dei fondi pensione (fino a tre anni fa era di un bel verde) anche il patrimonio inps sta andando a farsi benedire, di chi è la colpa? Delle politiche asfittiche del governo che ha usato i nostri contributi come un bancomat finanziando tutto il finanziabile ivi compresa l'ultima trovata della "guerra alla povertà (fatta con i soldi di chi fra qualche anno andrà in pensione sarà anche lui povero)"  fatta con i soldi inps. Dai e dai non poteva che finire così: con le pensioni che vanno ramengo e i poveri che aumentano a dismisura, oltre che con coloro che sono sopra la soglia fatidica costretti a farsi assicurazioni pensionistiche private, oltre che sanitarie già perchè ora c'è anche questo problema: dopo anni e anni passati a distruggerla sanità pubblica altro non è che un fantasma e, anche visti gli ultimi scandali, le possibilità che la si possa salvare sono minime, che fare? I nostri ministri hanno già pronta la ricetta: una bella assicurazione sanitaria privata, cribbio!
E veniamo al punto:perchè il governo fa la faccia feroce con l'europa? Semplicemente perchè è colpevole e sa di esserlo al pari della stessa europa sia chiaro (basta pensare a cos'ha fatto l'europa alla Grecia..). Con governi e maggioranze quali ci troviamo qui il problema maggiore è del tutto interno: ci vorrebbe gente con la schiena dritta e non persone che pensano solo al tornaconto e a farsi la pensione con soli due anni e mezzo di servizio parlamentare.
D'altronde perchè dovrebbero farsi scrupoli? visto che anche al governo con soli tre mesi di "lavoro" presso l'azienda di famiglia s'è fatto fare una pensione d'oro dall'ente in cui è stato eletto......

mercoledì 20 maggio 2015

prideandprejudice

Non vi preoccupate non è il solito post di metà settimana e nemmeno parla dell'immenso romanzo della Jane Austen; niente di tutto questo.
E' altro. E' una pagina piena di cifre e diagrammi del Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano che mette nero su bianco, in forma elettronica, la "bravura" della politica italiota nel ....... tagliare il debito pubblico.
Detto così nulla di nuovo ma a leggere attentamente (per chi ne ha voglia questo è il link al 'MEF' dove ci sono, oltre ai documenti scaricabili in pdf, anche le succitate tabelle)la storia che ne emerge è completamente differente. E' la storia di un pozzo senza fondo creato per assorbire i nostri soldi e buttarli, si proprio buttarli, in esso. In primis (tanto per capirsi) un esempio "storico" recente: negli anni della presidenza Clinton gli USA rischiarono, si proprio rischiarono, la cancellazione completa del proprio debito grazie alla politiche messe in atto da quella Amministrazione; sapete chi ha fermato tutto in nome del mercato e della parola d'ordine "questo è il sistema"? Mr Alan Greenspan che scrisse al presidente ingiungendogli di .... fermarsi perchè altrimenti il sistema finanziario sarebeb saltato in aria e in poco tempo poteva fallire: insomma VIETATO RIAPGARE IL DEBITO!!!
Detto ciò, ci piaccia o meno, dal 1995 a oggi noi abbiamo versato ben 50 punti di PIL nel debito: in soldoni 700-800 mld di euro impiegati in risanamento del debito.. che non è stato affatto risanato come ben sappiamo anzi aumenta esponenzialmente sia per l'insipienza della nostra politica che della sua corruzione clientelare. La base del ragionamento è il cosiddetto avanzo primario ossia la differenza in positivo delle nostre entrate. Lo Stato ha incassato più di quanto gli servisse, da un alto, che di quanto ridesse in servizi e soddisfacimento dei bisogni ai cittadini (sia chiaro CHE IL PESO DELL'IMPOSIZIONE FISCALE NON E' EQUAMENTE REDISTRIBUITO FRA TUTTI MA IN UNA FRAZIONE DI ESSI: I LAVORATORI DIPENDENTI, I FINTI AUTONOMI, I PENSIONATI E LE PICCOLE E MEDIE AZIENDE... QUELLE ONESTE; in pratica quelle realtà che non riescono, o possono, sfuggire al fisco).
Si dirà: il debito pesa; in parte è vero ma è anche vero che se lo Stato avesse percorso la strada dell'investimento produttivo anzichè dell'assistenzialismo e della discesa volontaria verso l'attuale stagnazione voluta dall'austerity europea e dalle bolle, create ad arte dalla finanza, esplose in questi anni (l'ultima sta scoppiando proprio ora con le montagne russe delle borse), quel debito pubblico oggi sarebbe inesistente o quasi: SIA CHIARO, QUASI INESISTENTE O, AL MASSIMO, GESTIBILE! Ma che fine avrebeb fatto tutta la banda del buco delle banche e dei rentier che di finanza vivono? Sarebebro finiti con le pezze al sedere? Proprio con le pezze no ma molto vicino si. Sarebeb anche finita tutta la cantilena ideologica del mercato cui anche gli Stati devono sottostare e ci sarebbero rimasti abbastanza soldi per rendere questo paese non al livello della Norvegia ma almeno a quello della Danimarca e dei paesi del nord europa: mica male. Se letti bene questi dati ci raccontano proprio questa storia, se li sanno leggere senza l'ottica mercatara.
Spero sappiate che che per uscire ci sono molte "ricette": questa, del mercato libero, è solo una ed è quella che STORICAMENTE ha sempre dato pessimi frutti; le altre invece hanno fatto vieppiù meno danni di sicuro.... soprattutto con un cambio di politica e con meno fessacchiotti che andavano a votare fidandosi delle mortadelle o degli amati capi e dei loro degni successori. Sarebbe anche finita la prosopopea sull'europa e sul "ce lo chiede l'europa"... anche qui un pò alla volta gli stati sarebebro stati costretti che l'unica via da prendere non era quella della finanza ma quella sociale... ossia quella percorsa fino al 1995: nel bene e nel male, sia chiaro.
E invece... bè è storia recente e anche questa la si dovrebeb conoscere, no?
Pensate: se questi 700-800 mld fossero stati investiti o impegnati in minori tasse dove saremmo ora? In fondo siamo proprio dei fessi: gli stessi liberisti, al soldo del potere finanziario, ce lo dicono: se c'è la ripresa il debito si riduce...... immaginate quella montagna di soldi che un governo, non di ladri e inetti ma composto da persone oneste e capaci, poteva impiegare cosa avrebbero potuto fare e creare!!!! Probabilmente oggi sarebbe la merkel a dover fare i compiti a casa.. e l'assioma vero dell'europa, ossia FREGA IL TUO VICINO (juncker di questo fu accusato), gli si sarebbe ritorto contro con tutto quello che avrebeb potuto comportare.... ma siamo oltre i se e i ma e quindi è inutile recriminare per i voti che abbiamo espresso in questi anni: votando i ladri di pisa pensavamo di fare i furbi e invece ci hanno bellamente fregato e di questo non possiamo che incolpare noi stessi che ci dividevamo in ulivisti e forzaitalioti e loro successive convulsioni.
Sapete, oltre che nel risanamento del debito pubblico, dov'altro son finiti questi soldi? Nel salva-stati, meglio noto come SALVA-BANCHE, nel MES, ecc. altrove a ingrassare proprio quei paesi che, se avessimo preso la strada virtuosa, oggi si troverebbero, con mia grande soddisfazione, con le chiappe a terra!
I numeri e i grafici son lì al link.. buona lettura furbastri!

martedì 12 maggio 2015

i, falsi, numero della ripresa...

il comune cittadino, quello che ascolta la radio e la tv, dirà: ma come l'istat dai dei dati deludenti e l'inps dice l'esatto opposto sull'occupazione (e quindi) sulla ripresa? E a prima vista sembra essere così... ma solo a uno sguardo superficiale..... in realtà hanno una loro coerenza e una loro verità se, edico se, li si guarda come insiemi che, dovrebbe, rappresentare la realtà.
Il dato Istat è semplice: nuovi contratti; trasformazioni; partite iva, o finte tali, e autonomi ecc. e dall'altro lato nuovi occupati, trasformazioni, licenziati ecc. il tutto a campione naturalmente... sono dati veri e credibili? Si perchè registrano "nascita", "trasformazione" e "fine", altro non c'è.
Quelli Inps invece ci dicono altro e sono più particolareggiati e NON sono a campione ma fotografano quanto comunicato dalle varie realtà del paese...... c'è una differenza netta: l'inps nel registrare una, ad esempio, trasformazione da contratto di lavoro autonomo a subordinato non registra un "disoccupato" in più fra gli autonomi e uno in più fra i dipendenti.... semplicemente cancella una figura e la traspone nell'altra molto linearmente cosa che l'ista non fa: tutto qui.
Ecco eprchè i dati, anche se possono sembrare contrastanti, in realtà sono ASSOLUTAMENTE sincronici perchè guardano la stessa realtà da angolazioni diverse e, se si fosse intellettualmente onesti, chi li legge e fa parte di istituzioni politiche dovrebbe semplicemente astenersi dal commentare tirando i due enti per la giacca perchè le due rilevazioni pur se guardano, ripeto, la stessa realtà arrivano a diverse conclusioni perchè diversi sono gli obiettivi che hanno istituzionalmente parlando: l'una deve registrare la geografia del lavoro, l'altra deve registrare i flussi e le evoluzioni, del percorso lavorativo degli occupati sia che siano autonomi che si trasformano in dipendenti sia nel percorso inverso.
Sapete però il vero problema e la vera questione? Pochi dicono che questa "debole (per usare un eufemismo)" ripresa è DROGATA dagli sgavi fiscali concessi dal governo alle imprese... non ai lavoratori sia chiaro, quindi: quando essi finiranno cosa accadrà? A essere realisti tornerà tutto come prima o quasi ossia, grazia al job act, e imrpese avranno mano libera di mandarli a casa anche con un semplice messaggino o al massimo di demansionarli senza se e senza ma: altro che fare dei progetti di vita futura!!! La precarietà sarà istituzionalmente il totem a cui tutti dovranno inchinarsi e il futuro sarà sempre meno roseo dei loro genitori e nonni.
Si ptoeva fare altrimenti? Certo che si poteva: gli stessi soldi che vengono impiegati per dare sgravi fiscali o per finanziare corsi e stage FASULLI potevano essere impiegati per creare posti di lavoro, non necessariamente pubblici, a cui potevano accedere sia i nuovi occupati sia le altre fasce di lavoratori interessati; così durante e dopo la grande depressione fu fatto nel paese modello del mondo occidentale, gli usa, e non c'è ragione alcuna perchè non debba funzionare altrove.... a maggior ragione visto che quei posti creati negli anni che vanno dal 1928 al 1939 erano posti a debito ossia davvero lo stato non aveva nulla in cassa e quindi era costretto da un lato a tassare i grandi patrimoni con tasse esossime (anche del 150% del valore del patrimonio), naturalmente ricorrendo al drappo rosso del pericolo comunista (funziona sempre, come ben sappiamo), e dall'altro a emettere "pagherò" pubblici da rimborsare a babbo morto..... e funzionò. Qui non siamo, ancora, ridotti così e lo stato in cassa di avanzi primari ne ha in pratica da oltre un decennio: questi soldi veri potrebbero essere impiegati meglio che semplicemente pagare la TAV, gli F35, e altre oscenità del genere.. per tacere dell'expo (a proposito quanti sono i visitatori VERI di questa mitica manifestazione del made in italy ogm free per finta? Non si riesce a sapere quanti sono, chissà perchè...). So già l'obiezione: e il deficit? E il debito pubblico? E il partito della spesa pubblica? E la corruzione e il clientelismo? e si potrebbe continuare all'infinito..... qui mi spiace dirlo cade l'asino: ci vorrebbe una rivoluzione "rock" come fu quella islandese o un ricambio completo del ceto dirigente; ma siamo già nel mondo dei sogni e mi fermo....

lunedì 19 gennaio 2015

Questione Meridionale: il Sud che si insegna a scuola e i dati scientifici, non opinabili

di | dal Fatto Quotidiano 19 gennaio 2015
Accade in Italia che una delle case editrici più blasonate pubblichi un testo scolastico in cui la storia viene raccontata in questi termini, a proposito di Questione meridionale.
In primis, essa viene definita un “differenziale di sviluppo economico, di benessere sociale” e fin qui ci siamo, ma anche “di identità civile e culturale che separa le regioni settentrionali da quelle meridionali e che costituisce il più drammatico freno alla crescita complessiva del paese”. La seconda parte della definizione fa sorgere qualche presagio su quanto si legge nel seguito della trattazione. Cito direttamente dal libro:
la discussione storica«… sul tronco di una differenza di sviluppo economico hanno preso forma una organizzazione sociale ed una identità civile profondamente diverse da quelle delle regioni centro – settentrionali. Esse sono dominate da un individualismo diffidente, nel quale gli interessi della famiglia o del clan si antepongono e, inevitabilmente, si contrappongono a quelli dello stato e della collettività nazionale. Su questo sottofondo pesano gli intrecci clientelari e la pervasività della violenza come pratica diffusa e sostanzialmente accettata per la risoluzione dei conflitti, sul cui tronco sono sorte associazioni criminali di dimensioni gigantesche».
Identità civile “diversa”, individualismo diffidente, preferenza degli interessi di famiglia (o clan) a quelli statali o collettivi, interessi clientelari…Da meridionale mi domando di quale Sud si parli. Non è certo il Sud in cui sono cresciuto, sono stato educato, ho studiato e vivo. E dove milioni di persone vengono in vacanza, d’estate, a trascorrere l’antologia del proprio anno solare. Le cronache insegnano, piuttosto, che clientelismo, corruttela, racket e malaffare sono mali declinati ormai in tutti i dialetti dello stivale. Ossia dovunque il tessuto politico, sociale ed economico si prestino al loro radicamento.
Il passaggio più drammatico è quello sulla violenza pervasiva accettata come pratica diffusa e accettata nella risoluzione dei conflitti. Si parla in termini generali di un Sud che, a questo punto, sarebbe meglio conoscere, visitare, studiare…
Credo sia utile riflettere sull’impatto culturale e umano che questo tipo di narrazione possa avere sullo studente del Nord Italia quanto sul suo compagno di classe di origini meridionali. Quale orrore nel rivelare le proprie origini ai propri compagni di scuola…Mai sia.
Preferisco, a questo punto, citare una fonte accreditata e dissonante. E sognare il tempo in cui la storia del nostro Paese possa essere spiegata in termini non banalmente dicotomici. Perché l’obiettivo dell’insegnamento consiste nella formazione di coscienze critiche. E i libri di testo sono gli strumenti di quella difficile e delicata operazione.
In un interessante articolo apparso sulla “Rivista di politica economica”, i ricercatori Vittorio Daniele (Università di Catanzaro) e Paolo Malanima (Cnr) si impegnano a “commentare le serie annuali del prodotto regionale, e d’individuare alcune variabili che possono avere influenzato i differenziali di sviluppo stimati”. Dati scientifici, non opinabili. Dai quali si evince che il divario Nord-Sud non affonda le radici nella storia preunitaria ma in quella trova la sua marcata e sistematica amplificazione. Dicono gli autori “Il divario economico fra le due grandi aree del paese in termini di prodotto sembra invece essere un fenomeno successivo. Pare di poter dire che esso cominciò a manifestarsi dalla fine degli anni ’70 e negli anni ’80”. E, più avanti nel testo dell’articolo “Nel 1891, in Italia, gli squilibri regionali risultano modesti. Se in alcune regioni dell’Italia Nord-Occidentale, come Liguria e Lombardia, i livelli di reddito pro capite sono significativamente superiori alla media nazionale, anche nel Mezzogiorno vi sono regioni relativamente prospere. In Campania il reddito pro capite è comparabile a quello della Lombardia, mentre in Puglia e nelle Isole maggiori è analogo a quello medio nazionale. Una situazione di relativo ritardo caratterizza alcune regioni del Mezzogiorno, come Abruzzi e Calabria, mentre nel Nord è il Veneto la regione più arretrata. Le condizioni regionali sono, dunque, molto simili e le differenze esistenti nei livelli del reddito pro capite non rendono possibile una divisione secondo la linea Nord-Sud”. “Nel 1951 la distinzione tra Centro-Nord e Mezzogiorno è netta: l’Italia è un’economia dualistica”.
Parliamone, dati alla mano…
p.s.
aggiungo solo alcune fonti:
  1. Gino Luzzatto, l'economia italiana dal 1861 al 1894 Einaudi; 
  2. Pino Aprile,  Terroni edizioni piemme;
  3. Gigi di Fiore, Controstoria della liberazione Rizzoli.
..... in più ci metto che se questo paese fosse nato sulla base di vere premesse "unificatrici (e non solo con la necessità di eliminare pericolosi concorrenti ai piemontesi e agli inglesi)" tutto sarebbe potuto essere diverso: sappiamo benissimo che la storia la scrivono i vincitori e la studiano i vinti!
p.s.
QUESTO E' UN POST DI PARTE! CREDO CHE CHIUNQUE SI POTRA' RICONOSCERE IN ESSO.. DA QUALUNQUE PARTE DI QUESTO PAESE PROVENGA....

giovedì 27 novembre 2014

‘Qui’, in Valsusa e ovunque ci si trovi. I No Tav al Torino Film Festival

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2014 a firma di Diego Finelli
Quando Il Rosso è salito in macchina ieri mattina cantava: “Grida forte la Valsusa/ che paura non ne ha/ sulle barricate sventola/ la bandiera dei no Tav”, sulle note di una canzone stile vecchio west.
Il Rosso, che una volta era un masnà (bambino), che adesso però porta il 45 di piede e va alle manifestazioni e si è già anche preso i suoi bei lacrimogeni, uno sulla schiena, tra l’altro, è salito in macchina cantando e mi ha detto, “Allora vengo anch’io a vedere il documentario di Gaglianone sulla Tav, Pa'”.
Poi invece non è venuto, perché abbiamo scoperto che al Torino Film Festival i minorenni non possono entrare perché i film non sono ancora passati dall’apposita commissione, mi hanno detto al botteghino, e quindi è meglio se stanno a casa. Pazienza, andrà a vederlo al cinema, sempre che a Torino si trovi una sala che lo proietti e che lo tengano per più di due sere.
Così l’ho visto da solo Qui, di Daniele Gaglianone. Da solo si fa per dire, perché la sala era piena e per far entrare tutti la proiezione è cominciata con quasi venti minuti di ritardo.
Che cos’è Qui. E’ un documentario che parla della Tav, anzi che parla dei No Tav, anzi è un documentario che fa parlare i No Tav. Non è un’inchiesta giornalistica, non è un documento informativo sulle caratteristiche della grande (si fa per dire) opera in questione. E’ un lavoro di ascolto, di visione, di racconto dei volti, delle storie, delle ragioni di persone che, con modi e da provenienze anche molto diverse, si oppongono da anni alla costruzione della linea ad alta velocità in Val di Susa, e alle modalità violente, antidemocratiche, illegali, oltre che clamorosamente antieconomiche, con cui l’opera viene portata avanti.
Qui, dicevo, non informa, se non in minima parte, sui limiti e le incongruenze della costruzione e della promozione della Tav, fatte salve alcune inquietanti eccezioni come i dati relativi all’aumento dei casi di malattie cardiovascolari e respiratorie, e dell’incidenza del mesotelioma previsti nelle zone interessate dai cantieri, dagli stessi realizzatori, se il progetto verrà portato avanti; o come l’evidente militarizzazione della Valle con un numero impressionante di poliziotti spesso impegnati a filmare, fotografare e identificare chiunque transiti nei pressi del cantiere (inclusa la troupe che gira il documentario), come a perseguire un possibile “reato di presenza”.
Qui ci racconta fin dal titolo dove sta il problema e cioè in un luogo fisicamente ben preciso, la Val di Susa, per nulla isolato dal resto del mondo. Ma nel raccontarlo ci fa capire che è un “qui” che riguarda ciascuno di noi nel posto in cui si trova, a prescindere dai chilometri che lo separano dalla Valle, perché è un “qui” che, ripetuto molte volte dalle persone normali che raccontano e si raccontano nel documentario, fa riferimento sia a uno spazio, sia a un tempo, sia a una situazione in cui siamo tutti coinvolti.
Molte volte la macchina da presa, nel seguire i testimoni di questa carrellata, li riprende di spalle, che camminano, o di fianco, nei dintorni del cantiere della Tav. Non va in soggettiva, ma si mette dietro alle persone che raccontano quello che sta accadendo ai boschi, alle strade, all’aria, all’acqua, alle case in cui vivono, con la preoccupazione per quello che potrà accadere sia “qui” inteso strettamente come Val di Susa, sia “qui” inteso come Italia, come stato di diritto, come laboratorio di democrazia imperfetta.
La macchina da presa, dicevo, sta un passo indietro o di lato e sembra dirci: non ti mostro come vanno le cose, cosa stanno facendo, non te lo spiego; ti invito, invece, a venire qui, a sentirti qui, a metterti di fianco e dietro a quelli che lo stanno vivendo e che da quello che sta accadendo qui si sono fatti coinvolgere, e rivoltare, spesso loro malgrado: come il carabiniere in congedo a cui un razzo sparato in faccia dalla polizia ha procurato fratture multiple al setto nasale e al volto, come il sindaco trattato come una marionetta dal prefetto e dalla polizia, come il coltivatore di castagne arrestato e portato in prigione sulla base di accuse poi rivelatesi completamente artificiose, come la famiglia che ha scoperto quasi per caso che la casa in cui vive verrà sovrastata dalla stazione internazionale.
Comunque, non era questo che volevo dire quando ho pensato di scrivere questo post da cinefilo non praticante. Quello che volevo dire sul film di Gaglianone è che tutte queste storie, raccolte con garbo e spesso riportate con una calma che qualcuno potrebbe scambiare per lentezza, invece no, si tratta di calma e di rispetto, queste storie ci vengono restituite, a tratti, con l’incanto e l’autenticità della poesia.
Poesia in un documentario che parla di rivolta.
p.s.
essere notav significa tante cose.. anche non perdere la propria identità per trenta denari e qualche treno.. che nessuno prende (solo il 16% della popolazione ferroviaria usa la tav, detto tutto)

giovedì 20 novembre 2014

Palazzo Chigi, ancora premi a pioggia ai dirigenti. Salta il legame con il Pil

.... a proposito di sprechi di soldi pubblici: non bastasse il mantra delle grandi opere (TAV, terzo valico, ecc.) ora ne sbuca un altra in spregio alla gente che in giro per il paese stenta ad arrivare a fine mese, ammesso che un lavoro ce l'abbia ancora!!!!!
Spno così sicuri della docilità italiota da non temere nemmeno la pubblica esposizione sui giornali; in questo caso il Fatto Quotidiano del 18 novembre 2014 ....
Altro che meritocrazia. Non c’è revisione dei criteri che tenga. Anche quest’anno i dirigenti di Palazzo Chigi riceveranno premi di rendimento a pioggia. Con il rischio che l’esito sia identico a quello del 2012, quando il 99% di loro si portò a casa il bonus che in teoria dovrebbe essere riservato ai più meritevoli e, da quest’anno, condizionato all’andamento dell’economia. Lo rivela Il Messaggero, spiegando che dell’idea di ancorare i premi (in media 5mila euro) al progresso del Prodotto interno lordo non si farà nulla. Dopo lo stralcio dalla riforma della Pubblica amministrazione firmata da Marianna Madia, infatti, il nuovo meccanismo è scomparso anche dal regolamento interno della Presidenza del Consiglio. Lo conferma una circolare del segretario generale di Palazzo Chigi Mauro Bonaretti. Altolà al legame con il Pil, che avrebbe inciso negativamente visto che come è noto è in calo dal 2011, e anche con il clima di fiducia dei consumatori e delle imprese rilevato dall’Istat. Il decreto che prevedeva queste innovazioni, infatti, è stato smontato dalla Corte dei Conti che ha giudicato gli indicatori “non idonei” a valutare le performance della presidenza del Consiglio perché dipendono da fattori “non correlati a una diretta responsabilità dirigenziale”.
Ma non basta: se l’80% della valutazione resta determinato dal giudizio sul lavoro “ordinario e istituzionale” del dirigente, la novità è che il restante 20% del premio di risultato dipenderà dall’invio entro fine dicembre di una mail con “proposte volte a semplificare i processi” di Palazzo Chigi. Un clic e il bonus è servito.

martedì 11 novembre 2014

Renzi, e il suo ‘codice Renzi': un alfabeto reaganiano

di Furio Colombo | 11 novembre 2014

A prima vista Renzi ti sembra il tipico ragazzo un po’ troppo estroverso a cui piace provocare meraviglia. Poi, pensando bene alla sua età e alla sua precoce ma intensa carriera politica (quattro posizioni di vertice in cinque anni) hai di fronte due strade. O Renzi, come accade a molte persone di rapido successo, è brillante ma immaturo, e improvvisa per meravigliare senza pensarci troppo. Oppure segue un percorso già rigorosamente prestabilito. Come un buon giocatore di golf, di buca in buca, il nostro campione deve arrivare a una vittoria.
Ancora non sappiamo per che cosa e con chi, visto che lui, nella sua indiscussa bravura, sembra sempre di più un messaggero che un angelo vendicatore. Per rispondere a questa domanda, o almeno per chiarirci le idee, possiamo esibire due reperti. Uno è “il codice Renzi”, ovvero il modo in cui questo nuovo, giovane premier ama esprimersi con una sorta di festosa ridondanza, in cui il compiacimento va sempre a se stesso (se non altro come inventore della battuta), e una sgridata punitiva riguarda sempre altri, che non hanno capito.
Il secondo reperto lo dobbiamo a una intelligente intuizione de Il Giornale (26 ottobre) che, profittando di una ricorrenza, ha pubblicato il primo discorso politico di Ronald Reagan (27 ottobre 1964). Cito dal testo del quotidiano di Berlusconi (restando quindi nel territorio protetto dal Patto del Nazareno): “Libertà è l’idea che il governo sia soggetto al popolo sovrano. Ed è proprio il problema che si pone oggi: se noi crediamo nella nostra capacità di autogovernarci o se invece intendiamo abbandonarci a una élite intellettuale (…) I Padri fondatori sapevano che, al di fuori delle funzioni che legittimamente competono ad esso (Difesa e politica estera, ndr) lo Stato non riesce a fare nulla bene e con uguale parsimonia quanto il settore privato dell’economia al suo posto (…) Essi sperano di risolvere il problema della povertà tramite l’intervento dello Stato e programmi governativi. Ora se la risposta fosse davvero interventi governativi e Stato assistenziale, non sarebbe stato lecito aspettarci risultati sul declino dei bisognosi? In realtà ogni anno il fabbisogno aumenta, e aumenta il costo degli interventi (…). Questi uffici che proliferano, con le loro migliaia di regolamenti, ci sono già costati molte delle nostre garanzie costituzionali. Ora, non sono necessari l’esproprio e la confisca della proprietà privata per imporre a un popolo il socialismo. Un tale apparato è già in vigore. Lo Stato, infatti, è in grado di addossare un capo d’accusa su qualunque impresa scelga di perseguire. Ogni uomo d’affari ha la sua storia di molestie da raccontare”. Nel suo commento il curatore della pagina, Andrea Camajora, opportunamente fa notare: “A cinquant’anni di distanza stupisce l’attualità dirompente dei principi individuati da Reagan, che rappresentano un vero e proprio programma di governo. Anche per l’Italia di oggi”.
Infatti basta seguire il percorso oratorio che porta a Renzi, come le briciole lasciate nel bosco della famosa fiaba. “Trovo veramente surreale che la segreteria della Cgil voglia trattare la legge di Stabilità con il governo. I sindacati devono trattare con le imprese. Non devono trattare le leggi col governo, cui spetta di scriverle e trattare su di esse con il Parlamento. È ora di finirla di pensare di poter bloccare il lavoro dell’esecutivo”. Ma questa dichiarazione (nel programma del 27 ottobre di Lilli Gruber, bentornata a La7) si completa di altre affinità elettive con Reagan, quando Renzi parla d’Europa: “Dei burocrati e dei funzionari a cui darò del filo da torcere”. Prima ancora, in altre occasioni, aveva annunciato “lotta radicale alla burocrazia”. Però come non ritrovare l’annuncio che il popolo sta sopra il governo quando Renzi proclama “il partito della nazione”, usa cioè la parola più amata dalla destra, perché, più ancora di popolo, può essere interpretata come un valore spirituale che travalica istituzioni e Costituzione e sta, in qualche modo, “sopra” tutto il resto, lamentele politiche incluse? E
Come non ritrovare il Reagan che è contro il governo, contro lo Stato, contro la burocrazia parassita, quando Renzi proclama che sta lavorando per “restituire i soldi ai cittadini”, espressione misteriosa perché quei soldi li sta prelevando da altri cittadini con lo stesso reddito poco brillante? Quanto alla separazione dei poteri, così apertamente svilita da Reagan prima ancora che da Berlusconi (“ogni uomo d’affari ha la sua storia di molestie da raccontare”) ci sono due momenti esemplari nella retorica renziana: quando il presidente del Consiglio esclama in pubblico “I giudici? Brrrr che paura”. E quando afferma solennemente, in due diverse occasioni: “Non permetteremo ai giudici di cambiare un organigramma di governo” (dopo un avviso di garanzia a un sottosegretario). E “Nessuno può cambiare i vertici di una impresa come gli pare”, dopo che due alti personaggi dell’Eni (Descalzi e Scaroni) erano risultati inquisiti. Poi c’è l’annuncio, quasi festoso, che “il posto fisso non c’è più” che non è il vero problema di cui soffrono moltissimi cittadini. Il vero problema è che il lavoro non c’è più. E che la questione, un tempo, prima dell’irruzione del privato, riguardava i governi. Ecco, abbiamo alcune notizie sul “codice Renzi” e i suoi precedenti.
Resta da domandarci: perché? Voi dite, perché ha successo. Giusto. Anche Grillo, prima di Reggio Calabria.
il Fatto Quotidiano, 9 Novembre 2014
p.s.
aggiungo solo che, a dispetto dei tanti che ancora non comprendono la portata del renzismo, in giro c'è tutto un mondo della finanza che ha voglia di revanscismo nei confronti degli altri..... si proprio quel mondo che ha creato e indotto la crisi sia con comportamenti, che definire criminali è usare un semplice eufemismo, che vanno dallo speculare sui titoli pubblici dei paesi deboli (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, ecc.) soprattutto nelle dark pool, la finanza oscura e nascosta, sia attraverso le operazioni sui derivati scambiati contro, gli ormai mitici,  Credit Default Swap (l'assicurazione sui titoli pubblici o per meglio spiegarsi la scommessa che vadano sotto o sopra una certa soglia); e, se non bastasse, anche l'induzione pervicace dei mercati verso le loro scommesse attraverso accordi sottobanco con i controllori per "forzare" liber ed euribor (i due tassi che stabiliscono l'andamento degli interessi su titoli, mutui, prestiti ecc. sia fra banche che fra esse e i clienti) cosa per cui hanno pagato multe miliardarie per poi ricominciare esattamente da dove avevano lasciato....  e questo in europa; negli usa, se possibile, è andata anche peggio perchè hanno spremuto soldi finchè hanno potuto dallo Stato americano e poi hanno presentato il conto.. con il fallimento di alcune agenzie e società date in pasto al pubblico mentre i CEO tutti si staccavano assegni milionari!!! Questo si chiama "turbocapitalismo".. questo è il mondo con cui dobbiamo fare i conti e non è un caso che il paese più americanizzato d'europa, l'italia, veda dietro un pupazzo di plastica uno dei massimi esponenti di questa finanza e un altro terminale di certa finanza medio-orientale essere i veri ispiratori dei disegni di legge in questo paese e senza nemmeno nascondersi, anzi..... questo superceto ha dei sodali e dei servi che vedono la possibilità di ascendere socialmente laddove non pensavano emmeno di poter aspirare di entrare: i santuari, ormai sacrari funerari, della democrazia italica: parlamento, governo ecc.

venerdì 26 settembre 2014

Ecco cosa siamo....

Bè ormai lo sapete: Gregorio De Falco l'eroe, si uso un termine desueto, solo perchè ha fatto il suo mestiere, dava noia.... e l'hanno messo nel cimitero degli elefanti; rimosso. Mentre l'altro protagonista si fa fotografare a destra e amanca e addirittura insegna il vero protagonista, immagino suo malgrado, della vicenda è stato messo da parte... in italia la capacità individuale e l'uscire dal formalismo non sono ben accetti anzi sono proprio malvisti e combattuti.
Che paese è mai quello che anzichè favorire e promuovere le capacità e la professionalità le combatte strenuamente perchè qualcuno ha le giuste amicizie per fargliela pagare se il malcapitato ci si scontra occasionalmente? E se questa persona, che si fa fotografare anche nelle campagne elettorali, avesse avuto grosse responsabilità in un gravissimo incidente navale e se la stesse filando mentre l'altro lo richiama all'ordine e gli ricorda quale responsabilità  ha? Chi dei due dovrebbe essere buttato giù dalla torre? La risposta è ovvia, ma non in italia......
tenga duro Capitano di fregata De Falco.

giovedì 31 luglio 2014

Default..... uno spettro o una realtà?

E già ci risiamo... anche qui la recessione eil successivo rischio di default si riappprossima checchè ne dica l'inquilino di palazzo chigi; le avvisaglie ci sono tutte: soldi spesi senza nemmeno essere in cassa ma solo preventivati; debiti che aumentano; spending review buttata nella spazzatura, e il Commissario ad hoc licenziato quasi in tronco.... non che mi piacesse sia chiaro perchè secondo me non si deve tagliare il pubblico ma chi lo gestisce, male, ossia la stessa politica;l'europa che comincia a mostrare segni d'insofferenza nei confronti di questo paese che vi si nasconde dietro per fare i propri comodi; il rapporto deficit/pil che peggiora... e si potrebbe continuare. Eppure gli esempi di di malapolitica e di cattiva gestione della crisi non mancano: proprio a partire dall'argentina che è "tecnicamente" in default. Tecnicamente perchè in realtà il paese è si in crisi ma non è fallito: deve pagare i propri debiti ai rapaci hedge fund americani che l'hanno trascinato davanti a un giudice per averne ragione: ecco come son ridotti gli Stati... a essere parte in causa in una.. causa legale. Sono le regole baby: quelle regole che hanno felicemente sottoscritto all'atto della nascita del WTO anni fa con il retropensiero che l'osso ha moltissima polpa, ossia i cittadini, intorno... ma la polpa è finita, sia qui che in argentina eppure il coraggio di cambiare strada stenta a prevalere, perchè? La risposta è tanto semplice quanto ovvia, quasi stupida quanto è evidente: il liberismo e la ricerca del facile arricchimento la maggior parte l'ha solo subita e del banchetto ha avuto solo le briciole... mentre una piccola, ma potente èlite, vi si è arricchita. Il problema è che questa èlite ha preso nelle sue mai il potere politico ma è schiava del potere economico e finanziario che la finanzia e la tiene prigioniera delle sue stesse ombre: solo quando la massa informe prenderà coscienza del proprio se allora la spinta sarà così forte da far saltare il tappo e non è un caso che la reazione al solo profilarsi all'orizzonte di spinte di questo genere allra subito si alzano mura e si costruiscono specchietti per le addolodole con cui imbrigliarle, alcuni esempi? facciamo dei paralleli: in argentina la spinta popolare mando via la banda di ladri che li aveva fatti fallire 12 anni fa, non senza vittime per le strade, per sostituirla con un altra banda più accorta nel usare le finanze pubbliche per propri interessi, salvo sempre far pagare il conto agli argentini: è un gioco che dura poco perchè se prendi soldi dai mercati dando in garanzia i soldi dei cittadini prima o poi devi resituirli e non puoi fare sempre il furbo dilazionando le scadenze. In italia il problema non è, solo, l'enorme debito pubblico ma il suo pagamento e i relativi interessi: essendo corta la coperta i soldi son quelli che riesci a strappare ai cittadini o meglio a quella parte dei cittadini che non può sfuggire... ma son sempre quelli e quindi che fai? Hai aderito al Trattato del WTO; hai aderito alla UE e all'euro (addirittura hai messo in costituzione il rientro forzato dallo stesso debito); hai, come classe politic,perseguito e favorito l'arricchimento personale ascapito del pagamento delle tasse allo Stato favorendo l'evasione e l'elusione; non hai combattuto la le mafie (da sole potrebbero comprarsi l'intero stato e chissà che non l'hanno fatto già per interposta persona); come ceto dirigente sei intimamente corrotto e non hai il senso dello Stato e della misura.... come puoi uscirne se non appiattendoti sui dettami ufficialmente riconosciuti come sacro graal nella speranza di cavartela senza farti troppo del male? Semplice quanto ovvio: aumenti le tasse e NON paghi i debiti, sia sovrani che privati: ed ecco la spirale recessiva innescata...... più tasse più tagli e sempre  meno investimenti e sviluppo che provocano come conseguenza  tasse sempre più alte, maggiori tagli e minori investimenti in una vite infinita che non si può più spezzare finchè uno dei meccanismi che l'hanno innescata non s'inceppa e lascia respirare.... è un atto dolorosissimo ma necessario, anzi imprescindibile ormai senza il quale non c'è scampo alla povertà diffusa.
Accadrà? Quein sabe.... una cosa è certà, però: senza questa strettoia, quest'imbuto siamo destinati a un agonia perenne e altrettanto dolorosa dove i molti si sveneranno affinchè in pochi possano vivere agiatamente: siamo così autolesionisti?

giovedì 3 luglio 2014

riforme...

Mentre:
  1. si devono trovare decine di mld di euri (aumenti delle accise, tagli della spending, ecc.);
  2. si fanno le riforme con un condannato definitivo;
  3. si gioca con il mito d telemaco e ci ridono appresso;
  4. la corte dei conti fa l'ennesimo inutile richiamo a frenare la corruzione
  5. ecc.
non trovano altro e di meglio da fare, anche sui social network che "scandalizzarsi" perchè Grillo e il suo movimento chiedono di fermare il fiume di denaro (28 e rotti mld di euro) che arriva nelle regioni del sud italia dall'europa....... perchè vanno alle cricche corrotte e ai loro sodali.
Ebbene, è vero. E' un vero affare alle spalle dei contribuenti: quanti scandali sono scoppiati in questi anni da parte di politici, aziende, ecc. che frodavano l'europa dei soldi? Li avete mai contati o non ci avete mai fatto caso immersi come siete nell'ululio quotidiano dei media? Si? No? Non è un mio problema, ma è tutto vero.... ci tengono buoni pro domo propria sia perchè son soldi che dobbiamo ridare prima o poi sia perchè sanno benissimo che il sistema corruttivo è parte integrante del più grande viluppo che permette loro di tenerci in scacco e sotto schiaffo..... dovessimo mai rinsavirci ci ritroveremmo in mutande se non ci fosse qualcuno, e non c'è al momento, capace di tirarci fuori dal pantano e ci ritroveremmo a dover, per nostra immaturità suprema, cercare in grande affanno l'ennesimo uomo della provvidenza che ci tiri fuori: salvo poi rinnegarlo una volta che lo ha fatto.... questo è il paese nel quale viviamo e questo è quel paese con il quale dobbiamo fare i conti tutti i giorni.

mercoledì 4 giugno 2014

Tutti insieme appassionatamente.. per i soldi

Eh si ha proprio ragione Grillo: le grandi intese fanno male per chi le pratica.... c'è molto dei partiti che sostengono il sistema fra i loro rappresentanti inquisiti e arrestati a Venezia: se sarà riscontrato il reato per cui sono indagati. Una vera e propria retata. E fosse solo il M.O.S.E..... la tav, l'expò, "l'abbiamo una banca (e ora ce l'hanno davvero)" la ricordate?  e tanto altro ancora: ce n'è di carne a cuocere sulle ceneri di quello che fu la V° economia mondiale e la seconda economia europea, ai tempi d'oro.
Ovunque ci si giri non c'è scampo: la corruzione ha rotto gli argini e ormai è chiaro che nulla accade se il tal politico, nazionale o locale di qualunque partito sia, non mangia...  la domanda da porsi è semplice: ne verremo mai fuori? Come pretendiamo di voler ripulire, lottizzata da sempre, la Rai quando chi lo dovrebbe fare ha un background siffatto? Con quale autorevolezza può farlo? Come può essere credibile un ceto dirigente, che addirittura gestirà un semestre europeo, che nasconde nei propri anfratti realtà siffatte? E, secondo voi, chi pagherà il conto, l'ennesimo, di questo scempio? Hai voglia a creare una authority che vigili sugli appalti; o centralizzando gli acquisti o altro ancora.. alla fine va a finire sempre allo stesso modo: gli enti di vigilanza sono semplici creazioni di posti clientelari per trombati o personaggi in ascesa e gli obiettivi che ci si era dati falliscono miseramente.
La cosa che mi fa più amarezza è che li votano; gli italiani li votano e sono pure contenti di farlo.... sono conniventi o sono afflitti da dabbenaggine? Se non si conoscesse la storia di questo paese si potrebbe davvero pensare che in questo paese ci sono decine di milioni di ingenui ma non è così: questo è un fatto culturale... si proprio una cultura, anzi una sottocultura; un sottoprodotto della milano da bere che ha le sue radici negli anni d'oro del pentapartito: ossia quando fu spezzato lo strapotere democristiano e non per dare una svolta al paese: anzi (semmai il contrario, il suo esatto contrario) ... fra fischi a Berlinguer, ostilità ai Pertini, ecc. i semi, che oggi sono pienamente sbocciati, erano stati piantati e stavano già dando frutti. Quegli anni, mai davvero approfonditi, sono stati davvero ruggenti ma lo furono solo per quei ceti che da un lato ma sopportavano uno Stato realmente "liberale" dall'altro spingevano, avendo capito che l'obiettivo era solo arricchirsi a scapito di tutto e tutti, affinchè quello Stato, di cui spesso facevano parte, non fosse efficiente nè tantomeno presente e forte.... ed eccoci all'oggi triste e al paradosso de XXI secolo: siamo una società libera ma senza vera libertà... siamo a-ideologici ma pratichiamo uno dei mestieri più antiche del mondo: la ladroneria. Certo, dobbiamo aspettare l'esito finale dei processi, se mai ci saranno dei processi, ma dal punto di vista politico il cancro ormai è andato in metastasi e la società e la sua principlae sovrastruttura, lo Stato, è marcia: e con questi chiari di luna non ci si dovrebbe mervigliare che il paese sia fermo nè che non riesce nemmeno a fare un passo; altro che crescita e sviluppo come afferma l'inquilino "romano"; qui ci vorrebbe un lavoro capillare per ricostruire quel tessuto necessario al vivere civile e ridare speranza al paese.
Una vera fatica di sisifo.. e non vedo nessuno al'orizzonte che possa, e voglia, davvero farlo: e perchè mai dovrebbe metterci le mani? A voi piacerebbe introdurre la mani nel secchio di let*** per pulirlo? No, naturalmente..... e questo sarebbe il "vostro" secchio: immaginate di doverne pulire 60 mln........

venerdì 23 maggio 2014

qualche riflessione sulla campagna elettorale

Siamo praticamente in silenzio elettorale.. di una campagna elettorale pessima, urlata, offensiva oserei dire violenta, non solo verbalmente, dove al posto dei temi che contano davvero si sono usati argomenti "altri" che poco c'entrano con i problemi enormi che abbiamo di fronte.... soprattutto non si è discusso del tema principale: davvero conta il voto di questi tempi o ha ragione Van Rompuy quando dice che qualunque sia l'esito delle urne il processo di integrazione forzata e liberista andrà avanti come da programma stabilito dagli eurocrati?
Detto ciò io ho fatto la mia parte: noto solo che, come sempre, è facile per il potere e i suoi lacchè prendersela non con il proprio contraltare diretto ma con qualche avventore.... una signora è stata denunciata per calunnia per aver rivolto un epiteto, usatissimo sul blog di Grillo, al segretario del pd: non se la sono presa con il blog ma con una sconosciuta e ciò la dice lunga su chi abbiamo di fronte e sul perchè non è più tempo di dividersi secondo ideologie, ma secondo idee ..... si; il pd e il sistema - nel sistema ci metto anche Tsipras (non tanto per le persone che la sostengono, molte le conosco o ne conosco la storia.... tutte DEGNISSIME E SOPRATTUTTO ONESTE NON SOLO INTELLETUALMENTE) che è il paravento  dietro il quale ci si sono ficcati tanti personaggi ormai obsoleti, riciclati, amici dei padroni delle ferriere (..) ecc. tutta gente che altrove non da ora sarebbero stati mandati mandati in pensione....  con il minimo sindacale - di cui fa parte hanno del paese un idea che è molto simile, tragicamente simile direi, a quella che era la visione di fine '800 del mondo: ci sono i "migliori" e gli altri.
Io nasco altrove; in quell'"altro" .... ho esperienze giovanili di sinsitra, anche importanti (ma questo non conta, non sono medaglie da esibire) e vengo dal mondo sindacale: sono stato parte di un mondo che ormai non esiste più e che non ha nemmeno più motivo di esistere: è obsoleto non tanto per la forza delle idee, validissime (ancora oggi K. Marx nel mondo è il pensatore più letto e ciò qualcosa significa) quanto per la sfida che abbiamo di fronte a noi nei prossimi anni: un divoratore di mondi. Un sistema finanziario e politico, suo servo, potente che non ragiona in termini di democrazia, trasparenza.... ma di profitti e di velocità di trasformazione dei soldi in profitti: costi quel costi.
Di fronte a una sfida del genere non ci si può certo permettere di essere troppo schizzinosi: non possiamo andare troppo per il sottile perchè questo sistema non va per nulla troppo per il sottile, anzi: non esita per un secondo a usare mezzi legali e illegali per riaffermare la propria supremazia elitaria sulle società ... pensate davvero che quello che accade ai confini russo-ucraini sia solo una questione "locale" (a proposito che ci fanno mercenari italiani lì? Non è che se ne ammazzano uno gli diamo anche la medaglia?)? Pensate davvero che il colpo di stato in thailandia o le perenne guerra nel corno d'africa sia un fatto locale? Spero di no, naturalmente........
Qui il punto non è chi alza la mano pulita per dire: io sono migliore di voi e vi voto contro, perchè se ne fregano altamente ben sapendo che quel voto vale quanto il due di picche all'oggi, perchè non sarà mai maggioranza! Qui ci vuole lo stesso sistema che usano loro: l'elettroshock (qui copio l'idea da shock economy di Naomi Klein) da fargli. La scossa economica e politica; l'opposizione dura; l'alternativa reale e concreta .. un altro mondo possibile.... non pensiate che le idee della'ttuale opposizione, M5S, siano così "socialiste", anzi.. sono liberiste estreme ma allo stesso momento sono oneste nel senso sono idee che prevedono regolatori automatici, e pubblici, che impediscano l'emarginazione di enormi fette della società cui vengono dati 80 euri (in realtà 71,10 fino a dicembre... l'anno prossimo si vedrà; non sempre c'è la rivalutazione delle quote di bankitalia da sfruttare, forse un condono?) basta che o si astengano o non votino per l'opposizione, fa lo stesso.
Com'è possibile che paesi marginali come la polonia e l'ungheria, fuori dal sistema euro, crescano a ritmi buoni e noi (decima potenza mondiale .. al netto del pil apportato dalle mafie, poi saremo i primi immagino) arranchiamo e ci vedaimo sfuggire i migliori cervelli all'estero?
Com'è possibile che si diventi capi di qualcosa solo perchè qualcuno ha deciso, senza chiederci il permesso, che dobbiamo essere dentro per intero e non, come hanno fatto fior di paesi come Danimarca, Svezia, Norvegia, nel semplice Spazio economico? Pensate davvero che ce ne faranno uscire con una pacca sulle spalle e un sorriso? No, naturalmente..... ci spolperanno anche l'osso; poi forse ci lasceranno andare: ecco perchè ci vuol un elettroshock!
Pensate, in questa giornata di riflessione, che: questi non hanno paura del voto ma della gente che lo esprime perchè per loro significa che non credono più al ricatto dello spread, in atto, come non credono più agli 80 (71,10) euri, alle promesse fatte sostenendo che togliendo a chi ha un lavoro qualche garanzia si permette a suo figlio di ... trovare un lavoro precario e una pensione che nemmeno nel V° mondo si può definire tale; come non credono più al "si deve andare in pensione dopo per favorire l'economia e la crescita"... TUTTE BALLE l'unica cosa reale è che questi prendono soldi nostri, e al netto delle loro ruberie e delle clientele, e li tasferiscono ai propri burattinai: sotto varia forma naturalmente: F35 (di cui non abbiamo bisogno); TAV (che usa solo il 16% della cittadinanza ferroviaria mentre il costo lo sostengono tutti); sistemi d'arma (come per gli aerei non servono a nulla); ecc. tutti soldi in uscita  senz'alcun rientro sociale nè, tantomeno, economico...
Pensateci: anzichè andare al mare fate un salto al seggio e prima di esprimere il vostro voto chiudete gli occhi nel ricapitolare i "momenti" di gloria che abbiamo vissuto dal 1996 a oggi: i cambi di governo pd/pdl (senz'alcun cambio di linea); i monti (e le fornero); i letta; e ora i ...... i quali ultimi (come novello Giove che uccide il proprio padre crono) elmina il predecessore e ne prende il posto senza che nessuno batta ciglio, chissà perché, vero?
Vale ancor la pena di votarli? Il gioco vale ancora la candela? Siete ancora disposti a farvi mangiare il vostro stipendio o la vostra casa (ipertassata)?
Buona riflessione e per una volta nella vostra vita, se proprio non potete fare a meno della vostra puzza sotto al naso, tappatevelo, il naso, e non votate....... per il Blair de noantri, almeno questo.

lunedì 14 aprile 2014

17 anni: il tempo che ci resta...

Sembra l'ultima profezia ma non è così: chiunque abbia alemno una volta nella sua vita letto un giornale che si occupa, anche, di clima e meteo.. lo sa da sempre. Sono decenni che i climatologi lo dicono ma restano inascoltati... e ora ci siamo. Secondo il report di un altro gruppo di lavoro del Ipcc, peraltro in inglese l'avevo già presentato poco tempo fa, è questa la data limite: 17 anni per invertire la rotta.. oltre questa data ci son solo problemi ma non per il pianeta ma per noi. Ci si aspetterebbe che comprendessimo la cosa e cominciassimo a fare pressione sulla classe parassitaria che ci dirige e invece.... invece pare che l'unico problema siano i diritti.. dell'(ex) amministratore di FS ora AD di Finmeccanica (con De Gennaro Presidente), o di Marcegaglia all'ENI (con De Scalzi AD) o del tandem Todini-Caio alle Poste.. ma il rinnovamento? E la riduzione di stipendi? Mica gli diamo la miseria di 238 mila euro all'anno solo? Non sarà che poi quello che manca arriverà dagli accessori e dalle stock option? DOV'E' il rinnovamento? Il Blair de noantri sta gettando la maschera perpagare le cambiali che ha firmato per arrivare dov'è ora....
Torniamo, però, all'ambiente. Entro il 2050 dobbiamo, non dovremmo ma proprio DOBBIAMO, da un minimo del 40 a (un ottimale) 70% le emissioni di anidride carbonica se vogliamo avere una speranza che entro il 2100 si eviti un aumento fra i 3 e i 4 gradi complessivi della temeperatura del globo: altrimenti, per i credenti, è meglio pregare e per gli altri icrociare le dita e non solo della mani...

sabato 21 dicembre 2013

Contratto sessuale, la Casta tocca il fondo

di Antonello Caporale | 20 dicembre 2013

Non c’è più incredulità, ed è questo che alla fine fa più paura. La vicenda dell’assessore regionale abruzzese (del Pdl) che impone alla segretaria una prestazione sessuale settimanale come elemento accessorio della retribuzione ci conduce nello sconforto, ma quasi non ci stupisce. Siamo davanti alla disperata certezza di non aver toccato ancora il fondo, che anzi il fondo non esiste e non c’è più un limite al contegno pubblico, una misura massima persino nella depravazione. Siamo in presenza di un vero e proprio codice del crimine (l’assessore è stato arrestato per tangenti) ed esiste purtroppo anche una alterazione psicologica del comportamento pubblico che insieme è scempio dell’etica e testimone della idea anarcoide che si è fatta strada.
Non c’è crisi economica che tenga. O elettore, partito, giudice a cui rendere conto. Ciascuno tira la carretta come può e arraffa come sa. Perché siamo giunti a questo punto? Aver prodotto cinque livelli concorrenti e sovrapposti di governo (Europa, governo centrale, Regioni, Province, Comuni) e una serie interminabile di enti collaterali, ha procurato a migliaia di cialtroni (temiamo siano la maggioranza) l’opportunità di avere accesso – grazie alla politica – a una postazione di comando. E non è certo un caso che l’orrido si annidi dove il bancomat pubblico è più ricco e disponibile.
Le Regioni sono oramai un florilegio di mostri viventi. Qui siamo al livello di devianza compulsiva, quotidiana, di dettaglio. Il presidente del Piemonte Cota acquista le mutande verdi, gli emiliani si dirigono sulla Nutella, i laziali alla Fiorito si abbuffano, tra le altre ruberie, di quintali di fettuccine. E poi, riassunto delle puntate precedenti: il ricevimento per le nozze della figliola, i regalini per mogli e fidanzate, le auto e le case. Tribù da sfamare. Una cloaca. Non è un caso che il debito pubblico sia raddoppiato da quando le Regioni hanno preso vita. Davanti a questa storia oramai distintamente criminale, il Parlamento non ha impegnato una sola giornata del suo tempo a interrogarsi se magari non sia più utile e giusto ripulire questi luoghi della vergogna e dello spreco (ora anche della violenza fisica) e restituire un minimo di onore alla classe dirigente e un po ’ di speranza al Paese.
p.s.
dopo questo nuovo enorme passo sul percorso evolutivo dell'umanità .....
vi AUGURO UN BUON NATALE E BUONE FESTE a tutti questo blog chiude baracca
e burattini fino al 6/1/2014.

venerdì 13 dicembre 2013

... e la chiamano stabilità.

Ci dicono che dobbiamo sacrificare per rimanere in europa, quindi giù duri con depressione della domanda; eliminazione, in nome di una incredbile crescita, dei vincoli e dei diritti sociali; tagli a pensioni, sanità, scuola, università, al sociale; riduzione dello stato (affamare la bestia; ricordate il motto di reagan, uno dei campioni del pantheon del PDmenoelle?) non solo nell'economia, ma dovunque; tasse e tasse e tasse e ancora tasse (di ogni genere e di ogni livello) ma senza controprestazioni in servizi e altro; finanziamento delle banche, piene di titoli dello stato (a proposito la germania ha proposto che i titoli pubblici, soprattutto quelli dei paesi in crisi, quindi anche i nostri, siano considerati alla pari di quelli privati e quindi sottoposti a vigilanza della BCE in tema di unificazione bancaria europea non è un buon inizio perchè si restringerà ancora di più il credito a famiglie e imprese...), e loro mantenimento in vita anche quando sono alla canna del gas a spese di tutto il resto; finanziamento del FSM (acquistando titoli che hanno almeno AA+, quindi non i nostri, per mantenere un fondo che dovrebbe salvare gli stati dalla crisi.. peccato che ciò avverrà a prezzo di enormi sacrifici dei popoli; da qui in poi è più facile..... tav (20 mld); difesa (6 mld più altri miliardi per F35, navi FREEM, elicotteri da combattimento, portaerei, carri armati, ecc.); opere autostradali; tagli alle "normali" ferrovie; ecc. dubbi sul fatto che il debito pubblico sia, ancora, aumentato battendo un altro record proprio a novembre? E, se siamo in crisi e non possiamo trovare nemmeno un cent da dare a esodati e altri, come mai invece per il precedente elenco di cose i soldi si trovano eccome? E da  dove arrivan così copiosi? Perchè mica è finita qui, ora viene il bello:
  1. 5 mln alla fiera di verona;
  2. 1 mln alla stampa italiana all'estero;
  3. 20 mln a radio radicale;
  4. 4,5 mln per convegni ed eventi inerenti .... la I° guerra mondiale;
  5. prebende alla stampa, anche di partito;
  6. 9 mln per promuovere la lingua slovena nella PA;
  7. mancata liquidazione delloa società Stretto di Messina;
  8. 10 mln per i luoghi della memoria di Giovanni XXIII;
  9. 300 mila euro per il centro di documentazione ebraico... qui forse sarebbe anche interessante farlo ma in tempi di crisi dove la sanità chiude a tambur battente...;
  10. il rimborso elettorale per qualunque livello dal locale al politico;
  11. per non dimenticare il maxi-maxi sconto alla lobby delle slot nachine che da 97 mld è sceso a 300 mln.... e nemmeno questi vogliono pagare.
  12. ennesimo regalo alle banche con la rivalutazione delle quote da esse possedute i bancha d'italia o meglio il controllore che è presieduto dal controllato.... e ciò si aggiunge ai 100 mld ricevuti dalla BCE, in realtà soldi nostri, al tasso del 1% e che mai restituiranno...
  13. last but not least un bel condono per gli evasori, dopo lo scudo tremontiano, con sconti e saldi mentre paghiamo e continuiamno a pagare non solo lo scotto della crisi ma pure al loro posto.. provate voi comuni mortali a non pagare qualcosa!
.. la legge istitutiva della ex finanziaria vieta queste prebende, eppure i partiti se ne fregano.
Con i chiari di luna, almeno così dicono, che stiamo vivendo con la ex classe media e le ex partite iva e simili che si son svegliate e dal 9 dicembre sono in piazza tutti i giorni, tutto quanto sopra ERA STRETTAMENTE NECESSARIO?
buon week end... si fa sempre per dire

giovedì 21 novembre 2013

ieri quella vera.. ora le balle

Già, mentre il vero ministro delle finanze lavora ben defilato la politica pensa bene a farsi del male (leggi Cancellieri e, da ultimo, l'IMU sui cui non sanno decidere) e fare fumo; proprio fumo, come? Arriva l'ennesimo piano di "svendita" meglio note come privatizzazioni di quote e asset da cui "si aspettano ben 12 mld"; proprio 12. Come hanno fatto il calcolo? Un mistero, perchè per poter raguingere una cifra del genere dovrebbero vendere in questi tempi di magra ...... tutto e non qualche quota: nemmeno uno sprovveduto che finora ha vissuto sul himalaya si farebbe abbindolare così; molto più probabile è la mossa alla Tremonti ossia attuano il buyback o meglio vendono e comprano da se stessi: per fare un esempio vendono sul mercato, con l'aiuto dei soliti noti (banche qualche agenzia alla S&P con milioni in provvigioni), e fanno acquistare che so .... alla CDP meglio nota come Poste italiane? E' il solo modo per far sborsare a qualcuno tutti sti soldi, in questo caso a spese dei tagli alle sedi decentrate di questo ente, di aumenti delle varie tariffe e infine a spese dei correntisti...... ma sono nel panico e quindi qualcosa devono pur fare per giustificare dove sono e perchè, giusto?
Altro problema invece sono gli affari: non contenti dei tantissimi disastri combinati fino a oggi (i cui effetti sono sotto i nostri occhi anche in questi giorni) i nostri governanti ...... hanno pensato bene di dare il via a un colpo di reni alla deflazionata economia italica, come? Semplice: la costruzione degli stadi..... e fin qui nulla di nuovo ma c'è una piccola aggiunta ossia hanno previsto la costruzione di alloggi, centri commerciali, uffici, e tutto quanto l'immaginazione italica possa figurarsi in fatto di colate di cemento e d'impatto ambientale con la semplice scusa di costruire... stadi.
Che ideona!! Questo si chiama pompare soldi nell'economia, soldi nostri non loro. Un mezzuccio per dare soldi in giro e far vivere ancora per qualche anno aziende che stanno soffocando a causa della mancanza di soldi da parte delle banche e quindi condannate a sparire.
Vi sembra logico buttare nel cestino miliardi che potrebbero essere usati altrove e con maggior profitto sociale quindi dei molti invece di far fare profitti a pochi ossia aziende che stanno fallendo a causa non nostra ma delle banche? E perchè non fare in modo di far sputare alle banche questi soldi invece di farli cacciare a noi sotto forma di tasse, imposte, contributi per giunta aumentando anche il debito pubblico?
Ripeto la domanda di ieri:
Messi bene vero?

venerdì 15 novembre 2013

Ride bene ... chi ride, per, ultimo...

Sia chiaro che in questo paese si è innocente fino a sentenza definitiva; e fino ad allora si deve sempre dare il beneficio del dubbio.
Sia, anche, chiaro però che esiste un altro livello, quello politico e dell'opportunità, che non investe il penale, che ragiona in maniera diversa e che pone domande cui la propria coscienza e non unn giudice può rispondere
..... chiediamo a gran voce la dimissioni del Ministro Cancellieri. Ma ci si chiede anche se sia opportuno che anche un Governatore e/o un Sindaco si debbano dimettere per pure ragioni di opportunità ed etiche.... e non solo dalla carica istituzionale che ricoprono.
Perchè? Eccolo....

... e qui invece si sa già che "il ministero farà un sopralluogo ma non ci saranno sorprese"

senza A.I.A. salta ... un ministro e si sposta un referendum e due morti di tumore sono mink....

e si finanzia una fondazione.....

.. capito tutto?
Io:
  1. capisco anche che forse non ha riso sui morti ma sulla situazione venutasi a creare fra il dirigente ilva e il giornalista;
  2. dobbiamo anche capire che non ci sono più bandiere nè destra, nè sinistra, nè fiom, nè industriali ma solo un unico sistema di potere integrato in cui in pubblico ognuno ha un suo ruolo distinto ma in privato ..... è ben altra cosa;
  3. dobbiamo, infine, capire che non esiste un confine ben definito come nelle teorie in cui ancora qualcuno crede... la realtà è diversa, molto diversa a volte è perfidamente contorta: amici che non sono tali e nemici che possono essere utili senza per doverseli sposare...
    Cari signori della sinistra a noi cittadini, tarantini e non, ci dovete non "una" spiegazione ma "la" spiegazione che cancelli i tanti dubbi, per usare un eufemismo, che sono sorti quando il coperchio del sistema è saltato grazie all'indagine della magistratura e alla tenacia di qualche dirigente con i gioielli di famiglia quadrati che ha fatto muro.
Questo vale non solo per la questione "pugliese" ma anche per quella campana perchè sì si può anch'essere assolti prescritti ma dal punto di vista etico e morale è tutta un altra storia: perchè se la giustizia degli uomini, basata su leggi che gli uomini fanno e disfanno anche per proprio tornaconto e nei cui dettagli altri uomini si possono infilare trovandon beneficio, se la suindicata giustizia può non trovare colpevoli  ..... persone sono morte o moriranno di malattie, di illegalità e di chissà cos'altro e lo Stato alla fine di tutto si trova a fare un altro passo indietro in regioni che di Stato ne hanno visto ben poco fin dall'unità d'italia dove non c'è stata adesione ma conquista "piemontese" e dove per anni si è stati colonie e non parte integrante del nascituro paese.... il danno, non solo ambientale, è enorme e forse un gesto sia pur simbolico e inutile potrebbe aiutare almeno a iniziare a cicatrizzare le ferite e a placare gli animi ... e non solo dei vivi.
Iimputo a questi che fanno discorsoni a sinistra (ma quale sinistra, me lo chiedo sempre perchè sinistra è una parola importante per poter essere usata a cuor leggero), sull'ecologia, sul diverso paese che vogliono costruire, sui piani industriali della quale ilva è un pezzo importante, non lo disconosco, (ma è anche un perno di quel "sistema" dove lo stato ci mette soldi per spingere un privato a comprare un azienda che forse non vuole dandogli tutto, proprio tutto... anche la salute dei cittadini e non solo degli operai) per una città in crisi di un paese fallito: volete capire che siamo stanchi di bugie, doppiezze, tripli salti mortali carpiati, connivenze ecc.? E siamo anche stanchi di dover scoprire, grazie alla magistratura, che anche voi dietro le quinte non siete per nulla diversi dagli altri, anzi ne siete parte integrante e che l'unica vera vostra preoccupazione non è l'economia, nè la salute, nè il lavoro nè ...... ma solo l'immagine: quel dar la sensazione del "fare" qualcosa che conta più dei fatti veri, delle malattie vere, ecc. perchè se ilva fosse stata risanata non a forza di leggine salvakiappe ma di regole serie e certe oggi non avremmo malattie, tumori, connivenze e tutto il resto che emerge da questi brandelli di conversazioni intercettate che m'impongono di fare flebo di maalox per non farmi salire agli occhi oltreche le nausee ma anche il vomito!!!!
Dimettetevi. Affrontate il vostro giudice naturale e battetevi in aula: se innocenti riavrete la stima degli italiani, e la mia, sarete puliti e candeggiati..ma dimettetevi ora perchè avrete dato un bell'esempio di moralità e rigore morale e politico... una cosa rara, molto rara oggi come ben sapete dato che non siete proprio nuovi alla politica, vero? Se altri al posto vostro non lo farebbero è un problema loro e della loro coscienza ma se siete "altro" allora la strada, a priori, non può che essere una.....
p.s.
non mi pare per nulla propizio ma serve a poco querelare un giornale..... non serve ed è un inutile esercizio di politica giudiziaria.
Come sempre si fa per dire...
Buon week end

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