Visualizzazione post con etichetta occupazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta occupazione. Mostra tutti i post

domenica 7 luglio 2019

Mercati, cifre positive dall’occupazione Usa. Il commento degli analisti

Fonte: W.S.I. 5 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

Dopo la chiusura dei mercati Usa per l’Independence Day, Wall Street torna il punto di riferimento per gli investitori. Dagli Stati Uniti i fari sono puntati sul dato sull’occupazione e le retribuzioni, che potrebbe dare indicazioni significative in vista delle prossime mosse della Fed.
Le attese degli analisti di Reuters indicano, per il mese di giugno, un aumento della crescita dei posti di lavoro di 160.000 unità, dopo essere aumentati di soli 75.000 unità a maggio.
Il miglioramento atteso– dicono gli analisti – non sarà sufficiente a scoraggiare la Federal Reserve dal tagliare i tassi di interesse questo mese, alla luce delle crescenti prove che l’economia sta rallentando. Il mese scorso la Fed ha segnalato che potrebbe allentare la politica monetaria già a luglio, citando una bassa inflazione e crescenti rischi per l’economia  per via delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino.
Mentre l’economia festeggia i 10 anni di espansione, la più lunga della storia e i suoi fondamentali rimangono sani, ci sono segnali che il momentum sta rallentando.
“Dati i segnali di un rallentamento della crescita e di pochi progressi materiali nella guerra commerciale, un rimbalzo della crescita occupazionale lascerebbe comunque la Fed in rotta per tagliare i tassi nella riunione di luglio e ci aspettiamo una riduzione di 25 punti base”, ha detto all’agenzia Reuters Sam Bullard, economista di Wells Fargo.

mercoledì 7 febbraio 2018

Germania: accordo storico, arriva la settimana da 28 ore

Fonte: WSI 7 febbraio 2018, di Mariangela Tessa


Dopo la settimana da 35 ore, come stabilito anni fa anche in Francia, presto in Germania entrerà in vigore la settimana da 28 ore, ma solo in alcuni casi speciali, come quelli di chi deve assistere parenti e bambini. È uno dei risultati raggiunti ieri dall’ accordo-pilota valido per ora solo per il Land del Baden-Wuerttenberg, il più grande dei Land federali e sede di tutti i maggiori gruppi automobilistici, raggiunto tra il sindacato tedesco dei metalmeccanici Ig Metall e gli impreditori.
L’intesa prevede non solo aumenti salariali del 4,3%, ma soprattutto la possibilità per i dipendenti più anziani di ridurre l’orario lavorativo da 35 a 28 ore per un periodo di tempo che può variare da un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni. Successivamente il dipendente tornerà automaticamente alle 35 ore previste dal contratto originario.
In cambio i datori di lavoro avranno la possibilità di estendere la settimana lavorativa da 35 a 40 ore per tutti gli altri dipendenti che ne fanno richiesta. Le nuove regole valgono per 900mila dipendenti del settore.
L’accordo è arrivata dopo la mobilitazione delle scorse settimane, che aveva portato il sindacato a convocare addirittura le 24 ore di astensione dal lavoro. La controparte datoriale ha temuto che si arrivasse agli scioperi ad oltranza e ha ceduto.
Il sindacato non è tuttavia riuscito a ottenere anche l’approvazione di un conguaglio dello stipendio, rivendicato in prima battuta: chi sceglierà questa opzione vedrà quindi un taglio proporzionale in busta paga. Ma potrà essere compensato con otto giorni di ferie lavorative.
Non tutti in Germania applaudono all’intesa. Secondo diversi analisti, l’accordo salariale si rivelerà punitivo per le piccole e medie imprese del settore.

martedì 9 gennaio 2018

Lavoro, occupati ai massimi da 40 anni e il Pd esulta. Ma il 90% degli assunti nell’ultimo anno è a termine

di | 9 gennaio 2018 Il Fatto Quotidiano

Cala la disoccupazione e aumentano gli occupati. Che a novembre 2017, stando ai dati Istat diffusi martedì, hanno toccato quota 23,1 milioni: il massimo dall’inizio delle serie storiche nel 1977. Ma il 90% di quelli che hanno trovato lavoro negli ultimi 12 mesi sono a termine. Se si confrontano i dati con quelli del periodo pre crisi, poi si scopre che gli occupati in valori assoluti sono aumentati solo tra gli over 50. E che le ore lavorate sono ancora ben lontane dai livelli raggiunti nel 2008. Un quadro con luci e ombre, dunque. Che inevitabilmente, a poco più di due mesi dal voto, finisce al centro della polemica politica.
Il premier Paolo Gentiloni festeggia il raggiungimento del “livello di occupati più alto da 40 anni” e il contemporaneo calo della disoccupazione giovanile che è scesa al 32,7%, 1,3 punti in meno rispetto ad ottobre. Il segretario Pd Matteo Renzi allarga l’analisi e, via facebook, sottolinea che “da febbraio 2014 a novembre 2017 l’Italia ha recuperato 1.029.000 posti di lavoro di cui il 53% a tempo indeterminato”. Ergo, chiosa, “il JobsAct ha fatto aumentare le assunzioni, non i licenziamenti”. Da destra e sinistra invece piovono critiche.
“Aumentano soltanto i lavoratori precari, quelli che magari hanno un contratto che dura un solo mese e poi il mese successivo vivono nell’ansia di non sapere se il contratto verrà rinnovato o meno”, attacca la deputata Fi Elvira Savino. Stefano Fassina, di LeU, parla di “lettura propagandistica dei dati”, perché “i numeri riguardano gli occupati non i posti di lavoro” e “è occupato, secondo la definizione Istat, chi svolge almeno un’ora di lavoro retribuito nella settimana di riferimento. Una differenza enorme”. Inoltre “l’aumento degli occupati in Italia è pari a circa la metà della media dell’eurozona”, “il 90% dell’incremento degli occupati è a tempo determinato” e “l’incremento dell’occupazione è part-time: rispetto al 2008, siamo a 1,2 miliardi di ore di lavoro in meno all’anno (equivalgono a circa 700.000 occupati a tempo pieno)”. Dulcis in fundo, “il 90% dell’occupazione aggiuntiva è nella fascia di età over 50, ulteriore evidenza del “successo” della Legge Fornero e del fallimento del Jobs Act che ha sprecato 20 miliardi di euro per decontribuzione a pioggia per l’assunzione a tempo indeterminato dei giovani”. Per il presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Energie per l’Italia), “rimaniamo il Paese in Europa con il secondo peggiore tasso di occupazione che si colloca ancora al di sotto del 2008. Continua a cedere occupati la fascia di mezzo tra 35 e 49 anni mentre risalgono modestamente giovani e anziani”. Inoltre “nel caso dei giovani – aggiunge – persiste l’esclusione di circa un terzo mentre continuano a rimanere troppo lunghi i percorsi educativi”.
Il tasso di disoccupazione generale, stando ai dati Istat, rispetto a ottobre è sceso dello 0,1%, all’11,1%. A crescere è stata soprattutto l’occupazione dipendente, ma sui 497mila occupati in più rispetto a novembre 2016 (+86mila l’incremento su ottobre) ben 450mila sono a termine contro i 48mila a tempo indeterminato. I disoccupati totali sono 2.855.000, 18mila in meno su ottobre e 243mila in meno rispetto a novembre 2016. Ai minimi dal 2012 il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni: è sceso al 32,7%, in calo di 1,3 punti su ottobre e 7,2 punti su novembre 2016. Il tasso di occupazione in questa fascia di età è al 17,7% con un aumento di 0,5 punti rispetto a ottobre e di 1,4 punti rispetto a novembre 2016. Il tasso di occupazione 15-64 anni è salito al 58,4% con un aumento di 0,2 punti percentuali su ottobre e di 0,9 punti su novembre 2016. Per le donne il tasso di occupazione sale al 49,2%, il livello più alto di sempre.
L’aumento dell’occupazione, soprattutto a causa dell’andamento demografico e della stretta sull’accesso alla pensione, si concentra tra gli over 50 che segnano una crescita di 52mila occupati su ottobre e di 396mila su novembre 2016. Si registra un aumento comunque anche degli occupati tra i 15 e i 24 anni (+76.000 unità rispetto a novembre 2016) e tra i 25 e i 34 anni (+34.000). Tra i 35 e i 49 anni si sono persi 161.000 occupati. Il tasso di occupazione tra i 50 e i 64 anni è al 60,1% con un aumento di 1,5 punti rispetto a novembre 2016. Tra i 15-24enni il tasso di occupazione è cresciuto di 1,4 punti rispetto a novembre 2016 mentre tra i 25 e i 34 anni il tasso è salito di 1,2 punti percentuali. Tra i 35 e i 49 anni il tasso è salito di 0,3 punti percentuali.
di | 9 gennaio 2018

mercoledì 29 novembre 2017

Lavoro: nonostante la ripresa, italiani continuano la fuga all’estero

WSI  29 novembre 2017, di Mariangela Tessa

I segnali di ripresa economica non bastano. I giovani continuano a lasciare l’Italia per trasferirsi all’estero in cerca di lavoro. È la fotografia scattata da Federico Fubini, in un articolo del Corriere.it da cui emerge, numeri alla mano, che nel 2017 “il numero di italiani che se ne vanno per cercare di farsi una vita all’estero continua a crescere verso livelli mai raggiunti prima”.
Un trend che non sembra risentire dunque delle schiarite del mercato del lavoro, e che va in controtendenza rispetto a quanto sta succedendo in Spagna, Portogallo e altri Paesi europei colpiti dalla Grande recessione i cui deflussi stanno scemando:
Tra le mete più ambite dagli italiani in pole position resta Londra, nonostante la Brexit. I numeri sono confermati dal dipartimento del Lavoro di Londra che ha pubblicato le cifre sugli stranieri che nell’anno chiuso a giugno 2017 avevano attivato un “National Insurance Number” per vivere e lavorare nel Regno Unito. Si legge nell’articolo:
Fra i principali Paesi europei, solo Italia, Grecia e Bulgaria registrano flussi in aumento rispetto all’anno prima e solo l’Italia (con 60mila iscrizioni) lo fa fra i grandi Paesi di origine delle migrazioni verso la Gran Bretagna (vedi grafico). Spaventati dalla Brexit o incoraggiati dalla ripresa nei loro Paesi, spagnoli, portoghesi, irlandesi, polacchi, ungheresi o slovacchi fanno tutti segnare crolli a doppia cifra degli afflussi verso il Regno Unito. Ma né l’uscita di Londra dall’Unione europea, né il rallentamento dell’economia britannica, né l’accelerazione di quella italiana intaccano gli arrivi di italiani.
Rallentano invece i flussi verso la Germania, mentre restano stabili quelli in Svizzera:
L’emigrazione italiana – si legge ancora – verso la Germania nel 2016 segna un rallentamento, ma molto lieve: l’ufficio statistico tedesco registra 50 mila arrivi; sono meno dei 74 mila del 2014, eppure più degli arrivi di italiani del 2012 quando in Italia c’era stata una distruzione netta di oltre 200 mila posti di lavoro. Anche la Svizzera, terza grande destinazione degli emigranti di casa nostra, non riporta continui aumenti: 19 mila nel 2016, che pure è stato l’anno di maggiore creazione di lavoro in Italia da decenni.

martedì 10 maggio 2016

Lavoro, Inps: “Le aziende hanno percepito indebitamente 600 milioni di sgravi contributivi”

di | 9 maggio 2016dal Fatto Quotidiano

“Dalle nostre ipotesi stimiamo un totale di 600 milioni di euro di sgravi contributivi indebitamente percepiti nel triennio 2015-2017″ rispetto a quanto previsto dalla legge di Stabilità. Gabriella Di Michele, direttore centrale Entrate dell’Inps, a margine di un convegno dell’istituto. “Si tratta di sgravi contributivi – ha continuato – che i soggetti non avevano diritto di percepire e che contiamo di portare nel gettito pubblico”. Circa 100mila lavoratori su un milione e mezzo assunti nel 2015 con l’esonero totale di contributi previdenziali, ha spiegato Di Michele, non aveva diritto allo sgravio: le aziende coinvolte sono circa 60mila.
Il generoso bonus contributivo, introdotto dalla legge di Stabilità 2015, prevedeva l’esonero totale dei contributi per tre anni fino a 8mila euro per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato, sia che fosse nuova occupazione sia che fosse la trasformazione di un contratto precario. In seguito a questa novità, gli occupati stabili sono effettivamente aumentati, anche se, come ha fatto notare il sociologo Luca Ricolfi, rimane il rischio che si tratti di una bolla occupazionale, e che una volta svanito l’effetto degli incentivi l’occupazione stabile torni a scendere. Di questa occasione avevano approfittato anche i cosiddetti furbetti del Jobs act, che avevano licenziato e riassunto i dipendenti per sfruttare il bonus. A marzo 2016, il ministero del Lavoro ha rivelato che, su un campione di 338 imprese beneficiarie degli incentivi, nel 19% dei casi ha riscontrato irregolarità e trasmesso informativa di reato all’autorità giudiziaria. Con la manovra del 2016, invece, l’incentivo è stato praticamente dimezzato: la durata è stata abbassata a due anni, mentre l’esonero non coprirà più il 100%, ma il 40% dei contributi.
E al di là delle irregolarità sugli incentivi, l’istituto segnala anche le altre indennità percepite senza averne diritto. L’Inps stima tra il 2014 e il 2016 di recuperare 400 milioni di prestazioni erogate indebitamente (soprattutto indennità di disoccupazione) a 50 mila persone sulla base di rapporti di lavoro fittizi. Nel 2014-15, ha aggiunto Di Michele, sono state identificate 700 aziende fittizie con 30 mila finti lavoratori. Nel 2016 si prevede di identificare 500 aziende fittizie con 20 mila falsi lavoratori.
di | 9 maggio 2016

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::


se non fosse chiaro: hanno avuto ragione i gufi! tutal la "riforma" del lavoro si è dimostrata solo un enorme giroconto, sulle spalle dei giovani e dei precari di ogni età e di qualunque settore (pubblico e privato),  dalle tasche dei contribuenti (soprattutto i contributi dei lavoratori..uno dei tanti bancomat delle maggioranze che in questi anni si sono succeduti) a quelle degli imprenditori....  i risultati erano sotto gli occhi di tutti e ora c'è la conferma!

mercoledì 13 gennaio 2016

Jobs act, ministero del Lavoro ha cambiato le regole.

13/01/2016 di triskel182
“E i disoccupati spariranno dalle statistiche” (Stefano De Agostini)
Una circolare di fine dicembre depotenzia i centri per l’impiego a vantaggio delle agenzie interinali private. Ma elimina anche l’obbligo di iscriversi alle liste di disoccupazione per ottenere i sussidi. Risultato: secondo la ricercatrice Marta Fana “si può ipotizzare che diminuirà la quota di soggetti che cercano lavoro”. Con un impatto positivo sulle rilevazioni ufficiali.Una quota di disoccupati rischia di sparire dalle statistiche Istat. E non perché hanno trovato un posto, ma solo grazie a un cambio di regole nei servizi per l’impiego, deciso dal ministero del Lavoro. La disposizione è contenuta in una circolare approvata a fine dicembre che recepisce le direttive fornite dal Jobs act. E che, segnalano gli addetti ai lavori, avrà anche l’effetto di depotenziare il ruolo dei centri per l’impiego, a vantaggio delle agenzie interinali private.
Ma andiamo con ordine. Finora l’accesso alle prestazioni sociali era legato all’iscrizione alle liste di disoccupazione presso i centri per l’impiego. Ora, con la circolare del ministero, per ottenere i sussidi, basterà produrre un’autocertificazione per dichiarare il proprio stato di inoccupato, cioè di persona priva di impiego, ma non necessariamente in cerca di occupazione. “Si può ipotizzare che diminuirà la quota di soggetti che cercano lavoro, non avendo più l’obbligo di dichiarare la propria disponibilità a lavorare per ottenere le prestazioni sociali”, spiega Marta Fana, dottoranda in Economia a SciencesPo Paris e collaboratrice de Il Manifesto. Fana, va ricordato, è colei che per prima ha segnalato l’errore del ministero del Lavoro sui numeri relativi ai contratti stabili ad agosto. Insomma, se i senza lavoro decideranno di dribblare il sistema dei centri per l’impiego, allora l’Istat potrà registrare un calo dei disoccupati. Senza che i disoccupati siano calati veramente.
“Il questionario Istat sulla rilevazione delle forze di lavoro – aggiunge la ricercatrice – dedica un’ampia sezione ai contatti con i centri per l’impiego, non a caso. Dall’altro lato, è vero che può aumentare la ricerca informale di lavoro, che però appunto rimane informale”. E la circolare del ministero può avere un impatto negativo anche sulle politiche attive, cioè su quelle misure pubbliche pensate per trovare un lavoro a chi non ce l’ha. “I dati dei centri per l’impiego – spiega Fana – sono usati sia dai sindacatisia dalle Regioni per la definizione e lo sviluppo di politiche attive a livello locale. Quindi, al di là della rilevazione Istat, una distorsione nel numero di disoccupati rende questa attività molto meno efficace”
Ma al di là degli aspetti statistici, resta da capire se la circolare implichi un vantaggio concreto per quanti non hanno un lavoro. “A mio avviso no, i disoccupati italiani perderanno un altro riferimento istituzionale che sono i centri per l’impiego – prosegue Fana – Invece di rinforzarli, questi perderanno il ruolo non solo di mediazione tra domanda e offerta, ma anche quella dimonitoraggio. I disoccupati saranno quindi dirottati verso le agenzie interinali. Da decenni i centri per l’impiego vengono accusati di inefficienza e, nonostante le repentine riforme, non sono stati soggetti a veri investimenti sia infrastrutturali sia in termini di competenze”. La ricercatrice segnala quindi il rischio di un progressivo indebolimento delle funzioni dello Stato: “I disoccupati e gli inoccupati, soprattutto quelli più vulnerabili, saranno sempre più in balìa degli attori privati che in Italia, ma non soltanto, agiscono e rafforzano clientele e rapporti di forza sempre più diseguali”.
Infine, la circolare fornisce anche una precisazione sull’assegno di ricollocazione: si tratta di una dote economica da spendere presso un’agenzia per ritrovare lavoro. Il documento spiega che sarà riconosciuta “solo ai disoccupati percettori della Naspi, la cui durata di disoccupazione ecceda i quattro mesi”. Questa postilla, sottolinea Fana, lascerà fuori dal recinto del beneficio tutta una serie di lavoratori in difficoltà: “Vengono esclusi tutti i percettori di Dis-coll, quindi ex collaboratori, tutti i precari che non hanno Naspi e quelli i cui requisiti maturati danno diritto a assegni di disoccupazione di durata inferiore. Insomma, qui la platea dei beneficiari si riduce”.
Da ilfattoquotidiano.it
___________________________

insomma falsando i dati la disoccupazione sparisce almeno per una buona percentuale; il che significa che si potrà dire anche se con una bella dose di faccia di bronzo:
  1. che stiamo uscendo dalla crisi;
  2. che l'azione del governo funziona;
  3. che il job act funziona;
  4. che il governo con le riforme sta facendo quello che non hanno fatto i predecessori;
  5. che i gufi ancora una volta sono smentiti;
ecc. ecc. insomma "siamo fuori dal tunnel" e possiamo essere felici..

mercoledì 2 dicembre 2015

siamo fuori dal tunnel....

.... sempre per capire i numeri una delle cose che ho imaparato è che non basta saperli prendere, leggere e sciorinarli ma bisogna sapersene distaccare per assumere una visione dall'alto degli stessi e delle realtà che ci danno: una cosa che questa politica nion fa volutamente non foss'altro perchè, ritengo, ciò potrebbe comportare notevoli problemi con i propri elettori. Ecco perchè strombazzano gli "zero virgola" e tacciono o cercano di rivoltare la frittata quando vengono sonoramente smentiti proprio dagli stessi dati che poco prima hanno strombazzato.... ne avevo parlato in un precedente post e ora ne riparlo non foss'altro perchè si sta verificando proprio il caso del "rigirare la frittata"... ricorderete gli annunci del genere "ormai la ripresa c'è", vero? Ebbene già allora, una volta letti, gli stessi dati denunciavano una realtà diversa, molto diversa ma i nostri, non contenti, proprio in questi giorni  son tornati alla carica con altri dati, peraltro che confermano quelli dello stesso periodo dell'anno scorso che erano NEGATIVI, dell'Istat che sottolineanno le "magnifiche sorti" della nostra economia del dopo "annuncio ripresa gazie alle riforme del cosiddetto mercato del lavoro, del job (o forse si potrebbe definire meglio come ha fatto il Fatto Quotidiano ossia JOB Crack)", Act e dell'Austherity della Troika (MES, UE, FMI).
Eccoli i dati:
  1. Nei fatti il governo altro non ha fatto che regalare qualche miliardo di euro agli imprenditori nonché un esercito di precari da assumere, con qualunque tipo di contratto, per poi dopo qualche mese licenziarlo per poi riassumerlo ecc. in un girone infernale che non porta da nessuna parte se non ad una redistribuzione di ricchezza ai furbetti del job act e basta. Il Job Act è un vero e proprio fallimento!!!!
  2. disoccupazione al, non so cosa ci sia da festeggiare, 11,5% (anche il tasso di disoccupazione giovanile si è ridotto). In realtà a essersi ristretta è la platea dell'offerta ossia il differenziale rispetto al dato precedente si è RITIRATO DAL MERCATO: meno offerta numeri più bassi e oplà si riduce ache la disoccupazione ma NON perchè ci sono nuovi assunti ma solo perchè c'è meno gente che offre le proprie braccia.. di ciò naturalmente non troverete traccia da quasi nessuna parte se NON nei freddi dati dell'ISTAT.
  3. Discorso a parte è il segmento di mercato degli over 50. Ebbene: non sono nuovi assunti ma semplicemente sono gli stessi lavoratori che hanno superato la soglia dei 50 ma che, grazie alla riforma delle pensioni, si son visti allungare la vita lavorativa ben oltre i 60.... se manterranno il posto di lavoro.
  4. Cresce il PIL. Già il PIL ..... negli obiettivi del governo avrebbero fatto salti di gioia con uno striminzito + 0,9 e invece... se va bene sarà grasso che cola se si arriva allo 0,6%  e questo differenziale significherà che sono altri mld di euro da trovare per coprire il buco che artatamente è stato creato: miliardi di tagli naturalmente; indovinate voi dove... altro discorso è il "quantum" pensionistico: chi entra nel mondo del lavoro a partire dal 1980 si ritroverà ad avere pensioni infime ad una età che va per i 75 anni: eccolo il contributivo e si suoi risultati! Soprattutto se applicato all'italiana dove nella busta paga dei lavoratori pesano ben 90 e rotte leggi che stabiliscono altrettanti balzelli che ne appesantiscono il costo e ne riducono il valore reale: ma scopro l'acqua calda perchè questo lo sanno tutti ma se a dirlo è il Presidente dell'inps, peraltro sempre più impegnato in "politica", un peso ce l'avranno no questi dati?
  5. art. 18 per tutti. Di solito quando si mettono mano alle riforme, quelle vere, l'obiettivo non è quello di eliminare l'esistente ma migliorare le condizioni di chi ancora non beneficia delle cosiddette "garanzie": ma non è andata così.... ricordate sempre quanto disse il CEO della Goldman-Sachs ossia che "costituzioni antifasciste così come uscite dalla seconda guerra mondiale dovevano essere rese compatibili con le esigenze dei mercati": devo tradurlo o è chiaro? Ma qual'è il problema? Semplice la Cassazione ha stabilito che l'art.18 non solo si applica al privato ma dev'essere esteso, in quanto non escluso dalla legge, anche al pubblico impiego; non che la cosa non sia giusta ma è giusto ricordare però che se una categoria ha saputo raggiungere un certo livello, senza danneggiare le'conomia nazionale, di solito si portano gli altri allo stesso livello, quindi verso l'alto, e non si riducono di livello quelle della categoria che ha saputo meglio difendersi...  questo dovrebbe essere compito del sindacato: se ci fosse un sindacato.

giovedì 25 giugno 2015

E scuola fu... solo un occasione persa

Credo ceh il financial Times avesse ragione: l'italia sarà il prossimo "problema" che la, cosiddetta, UE dovrà affrontare.. non hanno fatto come Irlanda e Spagna e prima o poi la patata bollente italiana esploderà; non potrebbero avere più ragione. Si l'Italia ha dei problemi, e tanti.. a partire dai fondamenti stessi del formare e far crescere i futuri cittadini. Già la Pessima buona scuola è passata e l'occasione di adeguare la scuola pubblica alle mutate condizioni sociali è sfumata come fumo nel vento: si poteva fare di meglio, di più e con meno fratture sociali? Si si poteva  ma non con governi e capi di stato come li abbiamo avuti negli ultimi 15 anni!!!! Non è una legge di riforma questa anzi semmai è controriforma pura e semplice: riduce, secondo il modello angloamericano, quella pubblica, come finora l'abbiamo conosciuta, ai minimi termini storici: forse la si può equiparare a quella larvale di inizio nocevento... ma soprattutto laascia un enorme spazio ad altro: da un lato realizza l'acquisizione definitiva delle scuole private nel sistema finanziato da tutti ma per pochi e dall'altro non affronta anzi evita di affrontare problemi enormi quali l'integrazione dei figli degli immigrati e i disabili nella scuola come pure evita, fra i tanti paroloni messi nella legge e che MAI saranno applicati a meno di non far esplodere la spesa pubblica, di affrontare le grandi tematiche che una scuola di un paese libero dovrebbe affrontare: il genderismo, l'aborto, la condizione delle donne, l'educazione civica ecc. cose importantissime che sono e dovrebbero essere la base su cui tutto poggia e invece nulla.. la scuola formativa, quella di base, rimane intonsa e diventa un enorme parcheggificio per i giovani e un mascherato collocamento di precari (fra parentesi affidati all'imperio di presidi-manager che sono posizioni non sempre ricorperte da personale preparato e scevro da pressioni e raccomandazioni) ma di contenuti importanti zero, il nulla... il vuoto penumatico.
Semmai vogliamo dare un immagine di un paese votato, volontariamente peraltro visto che li continuano ad eleggere, al declino e allo sfacelo è proprio questa buona scuola... buona per i favori che verranno riscossi dai voti dei perbenisti, che manderanno a spese nostre i loro figli a quelle private, e squola.. scritta con la "q".

martedì 12 maggio 2015

i, falsi, numero della ripresa...

il comune cittadino, quello che ascolta la radio e la tv, dirà: ma come l'istat dai dei dati deludenti e l'inps dice l'esatto opposto sull'occupazione (e quindi) sulla ripresa? E a prima vista sembra essere così... ma solo a uno sguardo superficiale..... in realtà hanno una loro coerenza e una loro verità se, edico se, li si guarda come insiemi che, dovrebbe, rappresentare la realtà.
Il dato Istat è semplice: nuovi contratti; trasformazioni; partite iva, o finte tali, e autonomi ecc. e dall'altro lato nuovi occupati, trasformazioni, licenziati ecc. il tutto a campione naturalmente... sono dati veri e credibili? Si perchè registrano "nascita", "trasformazione" e "fine", altro non c'è.
Quelli Inps invece ci dicono altro e sono più particolareggiati e NON sono a campione ma fotografano quanto comunicato dalle varie realtà del paese...... c'è una differenza netta: l'inps nel registrare una, ad esempio, trasformazione da contratto di lavoro autonomo a subordinato non registra un "disoccupato" in più fra gli autonomi e uno in più fra i dipendenti.... semplicemente cancella una figura e la traspone nell'altra molto linearmente cosa che l'ista non fa: tutto qui.
Ecco eprchè i dati, anche se possono sembrare contrastanti, in realtà sono ASSOLUTAMENTE sincronici perchè guardano la stessa realtà da angolazioni diverse e, se si fosse intellettualmente onesti, chi li legge e fa parte di istituzioni politiche dovrebbe semplicemente astenersi dal commentare tirando i due enti per la giacca perchè le due rilevazioni pur se guardano, ripeto, la stessa realtà arrivano a diverse conclusioni perchè diversi sono gli obiettivi che hanno istituzionalmente parlando: l'una deve registrare la geografia del lavoro, l'altra deve registrare i flussi e le evoluzioni, del percorso lavorativo degli occupati sia che siano autonomi che si trasformano in dipendenti sia nel percorso inverso.
Sapete però il vero problema e la vera questione? Pochi dicono che questa "debole (per usare un eufemismo)" ripresa è DROGATA dagli sgavi fiscali concessi dal governo alle imprese... non ai lavoratori sia chiaro, quindi: quando essi finiranno cosa accadrà? A essere realisti tornerà tutto come prima o quasi ossia, grazia al job act, e imrpese avranno mano libera di mandarli a casa anche con un semplice messaggino o al massimo di demansionarli senza se e senza ma: altro che fare dei progetti di vita futura!!! La precarietà sarà istituzionalmente il totem a cui tutti dovranno inchinarsi e il futuro sarà sempre meno roseo dei loro genitori e nonni.
Si ptoeva fare altrimenti? Certo che si poteva: gli stessi soldi che vengono impiegati per dare sgravi fiscali o per finanziare corsi e stage FASULLI potevano essere impiegati per creare posti di lavoro, non necessariamente pubblici, a cui potevano accedere sia i nuovi occupati sia le altre fasce di lavoratori interessati; così durante e dopo la grande depressione fu fatto nel paese modello del mondo occidentale, gli usa, e non c'è ragione alcuna perchè non debba funzionare altrove.... a maggior ragione visto che quei posti creati negli anni che vanno dal 1928 al 1939 erano posti a debito ossia davvero lo stato non aveva nulla in cassa e quindi era costretto da un lato a tassare i grandi patrimoni con tasse esossime (anche del 150% del valore del patrimonio), naturalmente ricorrendo al drappo rosso del pericolo comunista (funziona sempre, come ben sappiamo), e dall'altro a emettere "pagherò" pubblici da rimborsare a babbo morto..... e funzionò. Qui non siamo, ancora, ridotti così e lo stato in cassa di avanzi primari ne ha in pratica da oltre un decennio: questi soldi veri potrebbero essere impiegati meglio che semplicemente pagare la TAV, gli F35, e altre oscenità del genere.. per tacere dell'expo (a proposito quanti sono i visitatori VERI di questa mitica manifestazione del made in italy ogm free per finta? Non si riesce a sapere quanti sono, chissà perchè...). So già l'obiezione: e il deficit? E il debito pubblico? E il partito della spesa pubblica? E la corruzione e il clientelismo? e si potrebbe continuare all'infinito..... qui mi spiace dirlo cade l'asino: ci vorrebbe una rivoluzione "rock" come fu quella islandese o un ricambio completo del ceto dirigente; ma siamo già nel mondo dei sogni e mi fermo....

domenica 18 maggio 2014

Inghilterra, Ungheria e Polonia paesi senza Euro in forte crescita economica!

VARSAVIA – L’economia polacca ha registrato un’accelerazione della crescita nel primo trimestre del 2014 rispetto ai tre mesi precedenti, secondo una prima stima pubblicata dall’Ufficio statistico nazionale (GUS). Nei primi tre mesi del 2014 il Prodotto interno lordo polacco è aumentato dell’1,1% destagionalizzato rispetto all’ultimo trimestre del 2013, quando era cresciuto dello 0,7%. Rispetto a un anno prima il Pil è aumentato del 3,5%, dal più 2,5% dello stesso periodo
del 2013. Su base grezza l’incremento annuo è del 3,3%, superiore alle attese degli analisti, che puntavano su un più 3,1%. Si tratta del miglior risultato da due anni per l’economia polacca. Il ministero dell’Economia di Varsavia stima che il Pil aumenterà del 3,3% quest’anno, in base alla stima fatta ad aprile che migliora il 3% atteso in precedenza. La Banca centrale punta invece su un più 3,6%. La Polonia è l’unico paese dell’Unione europea non è mai andata in recessione dopo al crisi finanziaria del 2008. Nel 2011, il Pil polacco è cresciuto del 4,5%, per poi rallentare all’1,9% nel 2012 e all’1,6% nel 2013. La Polonia, va sottolineato, ha rifiutato più volte “l’offerta UE” di entrare a far parte della disastrata Zona euro e questo l’ha premiata. Insieme all’Ungheria di Orban e all’Inghilterra, forma un forte gruppo di Stati d’Europa con economie sane e in crescita grazie proprio ad aver rifiutato il boccone avvelenato dell’euro.
Max parisi Tratto da: ilnord.it
p.s.
l'articolo non è apparso sui giornali ufficiali ma questa testata è registrata regolarmente e quando ho avuto modo di leggerla con calma, fatti i dovuti riscontri, non ho potuto non riportarla chiedendomi anche perchè queste news sono "disciolte" nei nostri notiziari? Non se ne parla per nulla o se lo si fa la cosa avviene "en passant", ossia scivola nel fiume e diventa rumore di fondo....
p.s. 2
andate a votare... non delegate ad altri le vostre scelte

sabato 20 ottobre 2012

.. e ora, come ogni anno dal 2006, la mia finanziaria

E' un rito, il mio, orgiastico fare la mia finanziaria.
Ma stavolta farò l'elenco e basta, se vedo che c'è interesse allora posso anche fare punto per punto: non devo fare sfoggio di cultura.. sono solo un blogger
Cominciamo?
  1. taglio all'acquisto degli F35, almeno un centinaio di miliardi li risparmiamo (NON siamo in guerra);
  2. taglio alle grandi opere (TAV, ecc.) stimato un risparmio di altri miliardi ... più o meno 20, all'anno;
  3. taglio ai finanziamenti alle scuole private, quest'anno sarebbero almeno 500 milioni in meno;
  4. revisione dei patti lateranensi, nella loro parte finanziaria (circa 250 mln di euro risparmiati all'anno) e pagamento dell'imposta imu a tutte le attività commerciali con annessa elencazione .. in modo che non si dica che si danneggiano le attività caritatevoli;
  5. spostamento sulla fiscalità generale delle tasse occulte che oggi gravano sui lavoratori;
  6. rimodulazione dell'iva per fasce e non per prodotto (ad esempio perché un auto di piccola cilindrata, magari a gas, dev'essere gravata dal 20% di iva e non dal 4%);
  7. rimodulazione dell'ex irpef su quattro livelli (10, 20, 30, 45%);
  8. riforma dell'isee, con pene anche penali in caso di falso, con maggior attenzione ai redditi medi e medio-bassi;
  9. imposta unica per gli enti locali che riscuotono direttamente e nessun trasferimento dallo stato;
  10. 2 mandati elettorali a qualunque livello politico;
  11. nomine per merito o per professionalità acclarate nelle authority;
  12. riduzione della pressione fiscale sotto il 40%;
  13. applicazione dei concetti di capacità contributiva e massa contributiva così come previsti dalla costituzione;
  14. abolizione dell'iva sull'iva;
  15. acqua amministrata dal pubblico, con azionariato popolare;
  16. trasporti gestiti come al punto sub 11);
  17. riforma del lavoro con abrogazione del precariato, contratto a tempo determinato come contratto unico, e introduzione della flex security;
  18. sanità gestita a livello regionale, certo ....  ma i soldi verranno erogati dal Governo così come alla Corte dei conti sarà data facoltà non solo di fare controlli successivi ma successivi;
  19. abrogazione di qualunque sussidio alle imprese che non fanno ricerca sviluppo in autonomia o in collaborazione con il mondo universitario;
  20. nessun aiuto alle banche, se devono fallire che falliscano... la gente non perde i soldi perché esiste la liquidazione coatta amministrativa.
  21. abrogazione del fiscal compact;
  22. abrogazione di tutte le guarentigie per gli onorevoli di qualunque livello e introduzione del sistema inglese (si prende l'aereo? si porta gli scontrini all'economato e ci si fa rimborsare, facile facile...);
  23. in pensione dopo 40 anni di servizio, senza distinzioni fra uomini e donne (onorevoli inclusi), con il contributivo ma senza aliquote fantasiose e aspettative di vita.. nessuna revisione dei coefficienti; ossia senza alcuna scommessa contro la speranza di vita del lavoratore come aviene per le assicurazioni;
  24. nessun regalo alla cementificazione;
  25. nessun project financing;
  26. incentivi a chi assume e a chi sviluppa produzioni ecologiche o almeno non inquinanti;
  27. reintroduzione del falso in bilancio (o al minimo com'era prima);
  28. abrogazione di tutte le leggi approvate da 20 anni a questa parte;
  29. abrogazione degli studi di settori con o reintroduzione dela minimum tax o dell'accertamento con adesione, ossia sei beccato con le mani nella marmellata? Bene paghi 2/3 di quanto dovuto e amici come prima e la galera non la vedi, semplice semplice...
  30. tobin tax su tutte le rendite finanziarie;
  31. reintroduzione della patrimoniale sui patrimoni al di sopra dei 500 mila euro;
  32. aborgazione dell'imu e reintroduzione dell'ici con qualche variazione fra prima e seconda casa;
  33. in europa nessun diktat da accettare ma solo condizioni di reciprocità;
  34. leva fiscale favorevole alle famiglie e nessun rigore da imporre per aiutare banche e finanzieri;
  35. mercato regolato e lotta alle posizioni dominanti.. fino allo smembramento dei monopoli come peraltro accade negli USA;
  36. abrogazione della gasparri e mercato televisivo dove nessuna posizione stile raiset;
  37. abrogazione del finanziamento all'editoria;
  38. incentivazione alla ristrutturazione dei beni culturali perché questi sono il nostro petrolio e politiche del turismo da paese avanzato;
  39. incentivi al commercio;
  40. incentivi all'occupazione;
  41. didattica e incentivi alla scuola pubblica affinché ritorni e superi i livelli pre riforma berlinguer, se un privato vuole aprire scuole e univeristà lo faccia pure ma con propri soldi e non con aiuti dello Stato;
  42. ........
... mi son stancato.... ecco perché nessun movimento o partito vorrà mai il sottoscritto fra i suoi ranghi: l'elenco succitato é puramente indicativo, naturalmente..

sabato 22 settembre 2012

Shock economy

.. riflettiamo su questa frase di D'Alema: "(la sinistra) una malattia accettabile solo grazie all'esistenza di questa destra".
Che significa?
Che il PD(menoelle) non E' un partito di sinistra ma di destra liberista temporaneamente a sinistra perché c'é il PDL?
Che la sinistra é un male ma necessario perché ..... c'é di peggio?
Che, caduto il Muro di Berlino nel 1989, aveva ragione Norberto Bobbio che nel pamphlet "destrasinistra" teorizzava il superamento destrasinistra per una nuova classificazione "nuovo-vecchio" e "liberali versus liberisti" dove il nuovo é solo ipotetico mentre il vecchio fa il camaleonte spacciandosi per nuovo?
.... e ciò a cosa porta? che ormai non c'é più la necessità di ammantarsi di ideologie vetuste né di schieramenti contrapposti, ma solo di élite, formatesi nelle stesse accademie e che condividono le stesse opinioni ma che hanno differenti punti di arrivo sull'applicazione delle teoria su cui si sono formate, in primis come rendere passivi i "sudditi"; secondo come eliminare eventuali stacoli di concorrenti (che so ... mafie? Qui ci si convive e ci si tratta..); poi come mungere la mucca Stato e infine come scaricare sulla massa informe i costi .... per giunta dicendogli che se le cose andassero male "hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità" e che devono fare sacrifici per rientrare nell'alveo originario mentre loro, le élite, continuano tranquillamente a mungere e a mangiare.... la Regione lazio é solo l'ultima della serie per fare un esempio...
Tutte queste domande dovrebbero portarci al punto principale del post:
Abbiamo davvero compreso il recondito signficato, e le implicazioni, della caduta del Muro di Berlino? Il turbocapitalismo non tollera freni ma richiede reti di salvataggio da parte degli Stati. Per poter dispiegare tutte le potenzialità necessitano due condizioni imprescindibili:
  1. Stati pronti a dissanguarsi per salvare i profitti privati con i soldi dei contribuenti;
  2. Passività dei cittadini.
Queste due condizioni sono le fondamenta del costruendo regime dato che basta che venga meno uno dei due e il sistema si ritorce contro chi l'ha creato ... il compito della sinistra sarebbe questo: e chi meglio degli ex comunisti per evitare che ciò accada? Prendiamo un esempio: la CGIA di Mestre ha quantificato quanto la Fiat ha avuto dallo Stato (al netto degli investimenti fatti) circa 1,4 mld di euro cui vanno aggiunti altri miliardi evidenziati dagli atti camerali citati nel rapporto Giavazzi sulla spending review per le imprese che, al netto delle varie casse integrazioni e altre facilitazioni, possono essere quantificate in ben 2,7 mld, e si potrebbe continuare (le cifre le troverete a pagina 8 del Fatto quotidiano nell'articolo di Salvatore Cannavò del 20/9/2012) perché le cifre servono a poco; quello che invece mi preme sottolineare é che nonostante le strombazzate fatte dal personale politico in realtà il nostro capitalismo non é che una appendice di quello americano il cui principio guida é la socializzazione delle perdite e le privatizzazione dei profitti, il tutto in nome del libero mercato .... che non esiste, né qui né tantomeno negli USA.Un altra prova? Proprio Marchionne l'ha detto chiaro: "andiamo bene dove lo Stato da aiuti all'auto", più chiaro di così .... quindi le cosiddette "riforme" fate NON SERVIVANO A NULLA, PROPRIO NULLA MA ERANO SEMPLICI CONTENTINI PER LIBERAL DEL PD(MENOELLE) E PER I CONFINDUSTRIALI; per quelli con ancora le bistecche fiorentine sugli occhi significa che se te Stato mi dai soldi io (i soldi tuoi) li investo in progetti di nuove auto, in lavoro, ecc. senza t'attacchi e dato che vivi in una società di libero mercato dove te Stato non puoi investire direttamente.... sei fregatoperché per quanto mi riguarda vado altrove ossia laddove altri Stati lo fanno seza discutere (Serbia, Brasile, ecc.); in pratica un ricatto bell'é buono.
In una situazione come quella italiana come si sarebbero comportati i governi se non fossero sottomessi ai tenutari della moneta?
il governo benthamiano (o liberista vero)
non farebbe nulla dal punto di vista finanziario né tantomeno sociale perché il mercato avrebbe trovato la sua stada da solo, l'occupazione idem;
il governo paretiano (liberale classico)
sarebbe intervenuto e avrebbe si dato finanziamenti ma condizionati ad alcuni obiettivi usando la leva fiscale per riequilibrare il mercato; per quanto riguarda il lavoro con alcuni minimi sussidi si sarebbe assicurata la sopravvivenza;
il governo laburista/keynesiano
avrebbe dato la preminenza  all'aspetto sociale dell'econmia facendo leva su interventi pubblici, deficit spending, e sostegno alle famiglie anch'esso condizionandoli al mantenimento dei livelli occupazionali da un lato e dall'altro lasciare che fosse il mercato, in base alla regole date, a trovare un proprio equilibrio vista l'immissione, condizionata anch'essa, di soldi freschi ...naturalmente a fronte di linee di condotta come quella della Fiat non avrebbe certo allargato la borsa e semmai avrebbe chiesto indietro i soldi dati....
... che vi risulti i governi degli ultimi 20 anni hanno tenuto comportamenti rientranti in uno di questi modelli, oppure sono ondeggiati fra uno e l'altro? Io saprei la risposta ma preferisco farla dire ad altri...

mercoledì 2 dicembre 2009

2 milioni di disoccupati "legali": quale altro motivo per andarsene?

A proposito del post di ieri, che è stato commentato al di là delle mie migliori aspettative sintomo che l'argomento è sentito, la notizia di oggi è che ci sono 2 milioni di disoccupati nel nostro paese (lo so a fronte dei 9.8 mln della media UE, i dati come sempre si possono leggere almeno in due modi e ci potete scommettere che i soliti ottimisti sanno già cosa dire) "ufficiali" a cui si aggiungono: il calo degli occupati; quelli che un lavoro non lo cercano nemmeno; quelli che perdono il lavoro e rinunciano a cercarne un'altro (o ne sono scoraggiati); i lavoratori in nero; i giovani; i precari ... raggiungiamo quote molto più alte dei 2 milioni "ufficiali", vero? Quindi è crisi nera e ora sta dispiegando la sua penetrazione nel tessuto economico italiano e gli effetti (seppur ritardati dalle "misure" prese) ora si fanno sentire. Non si vedono ad oggi fuoriuscite dal tunnel checché se se ne dica da parte degli ottimisti e non si vedono improvvise ondate di assunzioni prossime. Il mercato non è la panacea dei mali; in esso ci sono produttori che badano in primo luogo al proprio profitto e non hanno certo slanci emotivi o sentimentali di solidarietà per favorire il rientro al lavoro: qundi non è la via giusta. Le misure liberiste intraprese dai governi, aiuti alle banche soprattutto, di certo non hanno migliorato le condizioni per una fuoriuscita indolore e provvida di posti di lavoro. Che si fa? Visto che il liberismo è il sistema dominante è chiaro altro non c'è e quindi si rende necessario altre vie che però non sono percorribili con le attuali maggioranze governative: ma discutere di questo nell'economia di strada che vede tutti noi barcamenarci tutti i giorni per vivere e lavorare in un modo o nell'altro, tutto ciò, dicevo, non serve: quali alternative? LO RIPETO ANDARSENE soprattutto in un paese come il nostro che non investe sul futuro a sul mantenimento dello status quo e sul far pesare sulla minoranza che lavora il costo delle speculazioni altrui e il cui ceto dirigente parla di processi, brevi o brevissimi, e di garanzie per se stessi anziché affrontare seriamente questa maledetta crisi; di fronte a tale inettitudine (cui partecipa anche la stessa opposizione che sembra più una corrente "esterna" all'attuale maggioranza) cari ragazzi e nostri figli ..... non state a indulgere a inutili sentimentalismi e sfruttate le opportunità di lavoro all'estero ora prima che siate costretti a farlo!

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore