Fonte: Il Fatto Quotidiano Loretta Napoleoni Economia Occulta - 12 Aprile 2020
Le due parole più comuni che si trovano nelle notizie sono pandemia e recessione mondiale.
Due parole che descrivono eventi che in passato hanno causato il
crollo di intere civiltà. Ciò che temiamo oggi è proprio questo, un finale apocalittico della nostra società, tra le più avanzate della storia dell’uomo. Ma questa volta è diverso: il Covid-19 non ci distruggerà.
Fino ad ora la lezione della storia ci ha guidato permettendoci di
evitare la catastrofe. Una catastrofe causata dal nostro folle desiderio
di onnipotenza, di schiavizzare la natura e di sconfiggere la morte.
Ma non siamo ancora in salvo, tutto dipende da come ci comporteremo quando la pandemia se ne sarà andata e si potrà tornare alla cosiddetta normalità.
In passato, a gettare i semi della distruzione sono stati modernità, “progresso”,
tecnologia e arroganza umana. Questa volta non è diverso: le cause
profonde della pandemia e il possibile collasso dell’economia
globalizzata derivano dall’industrializzazione incontrollabile e dalla selvaggia tempesta di modernità
che ha distrutto il delicato equilibrio degli ecosistemi in alcune
regioni del mondo. Una crescita senza precedenti della popolazione
mondiale, grazie alla medicina moderna, ha anche trasformato la nostra
specie in una sorta di cancro della natura: siamo troppi, consumiamo troppo e distruggiamo le risorse più velocemente di quanto possano riprodursi.
La
prima volta che il lato oscuro della modernità ci ha colpitoè stato
agli albori della civiltà, nella transizione dal Paleolitico al
Neolitico intorno al 10.000 – 8.000 a.C. Alla società di cacciatori-raccoglitori – egalitaria, tribale e basata su un’economia di sussistenza – si sostituì una società agraria.
La gente iniziò a coltivare il terreno e ad addomesticare gli animali,
allo stesso tempo si cominciò ad accumulare scorte e venne introdotta la proprietà privata. Questa semplice transizione, resa possibile da scoperte tecnologiche come l’uso dei semi per piantare i raccolti e l’utilizzo degli animali domestici in agricoltura produsse anche le prime disuguaglianze di ricchezza.
Il Neolitico fu anche caratterizzato dalla nascita di villaggi, dove la gente viveva a stretto contatto, alcuni centri arrivarono ad avere una popolazione di 20.000 abitanti. I ricchi usavano i poveri come forza lavoro. Quando arrivava la carestia, i primi sopravvivevano grazie alle scorte ed i secondi morivano di fame. Quando scoppiava la guerra,
i poveri la combattevano ed i ricchi la sovvenzionavano. Il ciclo di
vita e di morte del Neolitico era dunque basato sulla ricchezza e non
più sulla natura come avveniva nel Paleolitico.
Il nuovo stile di vita portò carestia e nuove malattie, spesso causate dalla vicinanza degli esseri umani con gli animali. Tuttavia, il progresso e la modernità fecero crescere la popolazione in quanto erano più facilmente disponibili cibi nutrienti. Poi, intorno al 6.000 – 5.000 a.C.,
la popolazione dell’Europa subì una caduta improvvisa e, fino a pochi
anni’ fa misteriosa, al punto che si rischiò l’estinzione in tutto il
continente. Questo periodo è noto come declino del Neolitico.
Nessuno sapeva esattamente cosa fosse successo fino al 2015 quando in un’antica tomba in Svezia, gli archeologi scoprirono il corpo di una donna della fine del Neolitico che era morta a causa del più antico ceppo del batterio mortale che ha ucciso centinaia di milioni di persone nel corso dei millenni, la Yersinia pestis, comunemente noto come il batterio della peste. La donna era morta a causa della versione più antica del genoma della peste, la madre di tutte le future pestilenze.
Oggi
sappiamo che ciò che ha quasi spazzato via la popolazione europea è
stata una pandemia che si è diffusa in tutto il vecchio continente come un incendio grazie ai legami commerciali della popolazione neolitica in Europa, il primo esperimento di globalizzazione.
Come facciamo a saperlo? La donna svedese viveva in una piccola
comunità agricola, lontana dal centro del mondo neolitico dove scoppiò
la pesta. La peste prospera in ambienti in cui grandi gruppi di persone
vivono in spazi ristretti, condividono lo spazio con gli animali e il
cibo immagazzinato e si riscontrano cattive condizioni sanitarie.
Dagli insediamenti neolitici più importanti la peste si diresse verso il piccolo villaggio agricolo svedese grazie a una vasta rete commerciale resa possibile dall’espansione dei carri trainati da animali. Così la malattia si diffuse lungo le rotte commerciali
in tutto il continente e molto probabilmente causò il declino del
Neolitico. Bisognerà aspettare fino al 2.500 a.C. affinché queste
regioni vengano ripopolate dalle migrazioni provenienti dall’Asia
centrale.
La peste del quattordicesimo secolo, nota come la morte nera, fu ugualmente tremenda, uccise un terzo della popolazione europea e causò il collasso del sistema economico basato sulla servitù della gleba.
I baroni dovettero pagare per far coltivare la loro terra e, con una
riserva di lavoro drasticamente ridotta, i braccianti agricoli
ricevettero salari più alti. Il declino della popolazione spinse la
ricerca tecnologica al fine di migliorare la produttività del lavoro,
tra le invenzioni c’è l’aratro pesante. La produzione divenne più flessibile, innovativa ed efficiente.
La
peste causò una rivoluzione in tutti i campi, dall’agricoltura
all’economia alla tecnologia e alla vita sociale. Poiché la popolazione
crollò le risorse non scarseggiarono più. Soprattutto, la peste dette
vita ad una ridistribuzione della ricchezza che ha
arricchito la società europea e portato a una maggiore alfabetizzazione,
scolarità e progresso. Ciò ha reso possibile l’ascesa di una nuova
classe sociale, quella che oggi chiamiamo classe media.
Sembra che esista una relazione intima tra pandemie, progresso e modernità.
Nel corso della storia questi fenomeni si sono nutriti a vicenda,
segnando grandi e traumatici cambiamenti nello sviluppo umano. Quando le
società non possono adattarsi alla distruzione delle pandemie, collassano, ma è anche vero che quando una società collassa, può riprendersi e prosperare. Questa è la lezione di storia che stiamo imparando di nuovo oggi. E come sempre questo ciclo si svolge sullo sfondo di inimmaginabili tragedie umane.
È però improbabile che la nostra civiltà crollerà a causa di Covid-19. Oggi abbiamo gli strumenti, le conoscenze, la tecnologia e la comprensione per sopravvivere.
Abbiamo anche compassione per le sofferenze umane. Prima di tutto, ci
stiamo adattando: in tutto il mondo, le persone hanno accettato le
raccomandazioni dei loro leader. Democrazie, dittature, società
comuniste e di libero mercato hanno tutti abbandonato il loro stile di vita quotidiano e accettato di rintanarsi in casa. Questa è una prova notevole della nostra maturità come specie.
In
secondo luogo, lo stato sta impedendo l’inevitabile collasso
dell’economia, inondando le persone di denaro, permettendo loro di
pagare l’affitto, comprare cibo e vestire le loro famiglie. Anche questo
è senza precedenti. Durante la Grande Depressione ci volle quasi un decennio per mettere in atto il New Deal, a quel punto gli Stati Uniti erano precipitati nella profonda povertà. Oggi le nazioni resistono alla tentazione di introdurre misure protezioniste
come hanno fatto dopo il crollo del 1929, che ha ampliato la
recessione. In terzo luogo, la medicina moderna sta lavorando
all’unisono, le nazioni condividono informazioni, scoperte e cure. Troveremo il vaccino, è solo una questione di tempo.
Il coronavirus non ci sconfiggerà, ma ciò che potrebbe far crollare la nostra civiltà è come ci comporteremo dopo la pandemia.
Se torniamo alla vita che stavamo conducendo fino a dicembre 2019 – il
consumo costante come se le risorse fossero davvero infinite – un altro
virus molto più forte e più sinistro comparirà, e questa volta
potrebbe essere l’ultimo.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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lunedì 13 aprile 2020
giovedì 20 febbraio 2020
Brexit: come andrà l’economia britannica nel 2020
Fonte: W.S.I. 31 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia
Il Regno Unito si appresta a uscire dall’Unione Europea, anche se i legami economici resteranno ancora immutati fino al 31 dicembre del 2020. In che stato di salute si trova il Regno Unito e quali sono le sue prospettive di crescita per quest’anno? Le previsioni delle istituzioni internazionali e della banca centrale britannica possono dare una mano a filtrare il rumore e farsi un’idea più bilanciata della situazione.
L’ultimo dato ufficiale sul Pil britannico, lo ricordiamo, è quello relativo al terzo trimestre dello scorso anno, che ha visto l’economia britannica guadagnare lo 0,3% su base mensile e l’1% su base annua (dopo un dato negativo del secondo trimestre). In attesa di capire come si è concluso il 2019 ecco quali sono gli outlook degli osservatori internazionali e britannici più importanti.
Le ultime previsioni della Bank of EnglandL’ultima previsione, in ordine di tempo, è stata fornita il 30 gennaio dalla Banca d’Inghilterra, che ha rivisto al ribasso le sue previsioni sul Pil britannico. Secondo la BoE la crescita del Paese si fermerà allo 0,8% nel 2020, 4 decimali in meno rispetto alla precedente previsione di novembre (+1,2%).
Nel 2021 la Banca d’Inghilterra prevede un recupero al +1,4% e nel 2022 un’accelerazione all’1,7%. Le precedenti previsioni erano più positive, rispettivamente, +1,8% e +2%. Le analisi della BoE si fondano sull’ipotesi che all’inizio del 2021 scatti “un profondo trattato di libero scambio fra Regno Unito e Unione Europea”. I contorni di questo trattato saranno l’oggetto dei negoziati che partiranno subito dopo l’esecuzione della Brexit.
Istituzioni internazionali più ottimisteUltima istituzione ad aggiornare le stime è stata il Fondo monetario internazionale, che, in linea con le previsioni pubblicate lo scorso ottobre, ha previsto una crescita dell’1,4% per il Regno Unito nel 2020, un decimale al di sopra della crescita prevista per l’Eurozona. Nel 2021 il ritmo salirebbe all’1,5%.
In precedenza, anche la Commissione europea, nel suo Autumn 2019 economic forecast di novembre, intravedeva una crescita britannica dell’1,4% nel 2020 e nel 2021. Un ritmo di crescita che, per l’anno in corso, risulterebbe superiore di due decimali alla media prevista per l’Eurozona.
Sempre a novembre risalgono anche le previsioni dell’Economic Outlook dell’Ocse, secondo le quali il Regno Unito andrebbe incontro a una crescita dell’1% nel 2020, in linea con quella prevista per l’Eurozona. Un rallentamento di due decimali rispetto alla crescita che l’Ocse prevede per il 2019 dovuta in gran parte a una variazione negativa delle scorte. Nel 2021 l’Ocse stima una crescita britannica dell’1,2%.
Il Regno Unito si appresta a uscire dall’Unione Europea, anche se i legami economici resteranno ancora immutati fino al 31 dicembre del 2020. In che stato di salute si trova il Regno Unito e quali sono le sue prospettive di crescita per quest’anno? Le previsioni delle istituzioni internazionali e della banca centrale britannica possono dare una mano a filtrare il rumore e farsi un’idea più bilanciata della situazione.
L’ultimo dato ufficiale sul Pil britannico, lo ricordiamo, è quello relativo al terzo trimestre dello scorso anno, che ha visto l’economia britannica guadagnare lo 0,3% su base mensile e l’1% su base annua (dopo un dato negativo del secondo trimestre). In attesa di capire come si è concluso il 2019 ecco quali sono gli outlook degli osservatori internazionali e britannici più importanti.
Le ultime previsioni della Bank of EnglandL’ultima previsione, in ordine di tempo, è stata fornita il 30 gennaio dalla Banca d’Inghilterra, che ha rivisto al ribasso le sue previsioni sul Pil britannico. Secondo la BoE la crescita del Paese si fermerà allo 0,8% nel 2020, 4 decimali in meno rispetto alla precedente previsione di novembre (+1,2%).
Nel 2021 la Banca d’Inghilterra prevede un recupero al +1,4% e nel 2022 un’accelerazione all’1,7%. Le precedenti previsioni erano più positive, rispettivamente, +1,8% e +2%. Le analisi della BoE si fondano sull’ipotesi che all’inizio del 2021 scatti “un profondo trattato di libero scambio fra Regno Unito e Unione Europea”. I contorni di questo trattato saranno l’oggetto dei negoziati che partiranno subito dopo l’esecuzione della Brexit.
Istituzioni internazionali più ottimisteUltima istituzione ad aggiornare le stime è stata il Fondo monetario internazionale, che, in linea con le previsioni pubblicate lo scorso ottobre, ha previsto una crescita dell’1,4% per il Regno Unito nel 2020, un decimale al di sopra della crescita prevista per l’Eurozona. Nel 2021 il ritmo salirebbe all’1,5%.
In precedenza, anche la Commissione europea, nel suo Autumn 2019 economic forecast di novembre, intravedeva una crescita britannica dell’1,4% nel 2020 e nel 2021. Un ritmo di crescita che, per l’anno in corso, risulterebbe superiore di due decimali alla media prevista per l’Eurozona.
Sempre a novembre risalgono anche le previsioni dell’Economic Outlook dell’Ocse, secondo le quali il Regno Unito andrebbe incontro a una crescita dell’1% nel 2020, in linea con quella prevista per l’Eurozona. Un rallentamento di due decimali rispetto alla crescita che l’Ocse prevede per il 2019 dovuta in gran parte a una variazione negativa delle scorte. Nel 2021 l’Ocse stima una crescita britannica dell’1,2%.
lunedì 6 maggio 2019
Economia mondiale batte le stime e smentisce Fmi
Fonte: W.S.I. 6 Maggio 2019, di Alberto Battaglia
I dati preliminari sull’andamento del Pil, nonostante non manchino interpretazioni prudenti, si sono rivelati migliori delle attese in tutte le maggiori aree economiche mondiali. In particolare, i continui tagli alle previsioni sul Pil globale per il 2019, da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi), avevano tratto giustificazione da uno stato di salute “precario” per l’economia, sul fronte dell’apertura ai commerci e della produzione manifatturiera.
“Probabilmente non c’è stata sufficiente attenzione alla crescita del reddito delle famiglie, alla bassa disoccupazione e alla forza del settore servizi”, ha commentato il Financial Times ricordando come importanti istituzioni finanziarie come Citigroup abbiano già provveduto a rivedere al rialzo le previsioni per fine anno. Le maggiori preoccupazioni, d’altro canto, restano localizzate sul terreno degli scambi internazionali – che risultano in calo negli scorsi tre mesi rispetto a un anno fa.
Se si escludono casi particolari come quello della Turchia o dell’Iran (la prima colpita dall’elevata inflazione, il secondo dal giro di vite americano sulle esportazioni di petrolio del Paese), le performance di aree come gli Usa o l’Eurozona hanno superato le aspettative per il primo quarto del 2019. Gli Stati Uniti hanno messo a segno un incremento sul trimestre dello 0,8% (per quanto abbiano inciso l’incremento delle scorte e l’andamento delle esportazioni nette); l’Eurozona è cresciuta nello stesso periodo dello 0,4%, con un contributo della ripresa italiana (+0,2%) in qualche modo inatteso.
“Questo decennio sarà probabilmente ricordato per una crescita economica sostenuta”, ha detto al Ft Jagjit Chadha, economista presso il National Institute of Economic and Social Research, “sebbene vi siano chiari rischi derivanti dall’accumulo di debito pubblico e privato, i dati non hanno ancora supportato l’opinione del Fondo monetario internazionale” che avevano tratteggiato “una crescita mondiale estremamente precaria”.
I dati preliminari sull’andamento del Pil, nonostante non manchino interpretazioni prudenti, si sono rivelati migliori delle attese in tutte le maggiori aree economiche mondiali. In particolare, i continui tagli alle previsioni sul Pil globale per il 2019, da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi), avevano tratto giustificazione da uno stato di salute “precario” per l’economia, sul fronte dell’apertura ai commerci e della produzione manifatturiera.
“Probabilmente non c’è stata sufficiente attenzione alla crescita del reddito delle famiglie, alla bassa disoccupazione e alla forza del settore servizi”, ha commentato il Financial Times ricordando come importanti istituzioni finanziarie come Citigroup abbiano già provveduto a rivedere al rialzo le previsioni per fine anno. Le maggiori preoccupazioni, d’altro canto, restano localizzate sul terreno degli scambi internazionali – che risultano in calo negli scorsi tre mesi rispetto a un anno fa.
Se si escludono casi particolari come quello della Turchia o dell’Iran (la prima colpita dall’elevata inflazione, il secondo dal giro di vite americano sulle esportazioni di petrolio del Paese), le performance di aree come gli Usa o l’Eurozona hanno superato le aspettative per il primo quarto del 2019. Gli Stati Uniti hanno messo a segno un incremento sul trimestre dello 0,8% (per quanto abbiano inciso l’incremento delle scorte e l’andamento delle esportazioni nette); l’Eurozona è cresciuta nello stesso periodo dello 0,4%, con un contributo della ripresa italiana (+0,2%) in qualche modo inatteso.
“Questo decennio sarà probabilmente ricordato per una crescita economica sostenuta”, ha detto al Ft Jagjit Chadha, economista presso il National Institute of Economic and Social Research, “sebbene vi siano chiari rischi derivanti dall’accumulo di debito pubblico e privato, i dati non hanno ancora supportato l’opinione del Fondo monetario internazionale” che avevano tratteggiato “una crescita mondiale estremamente precaria”.
giovedì 4 aprile 2019
L’ideatore del deficit al 3%: non ha mai avuto basi scientifiche
Fonte: W.S.I. 4 Aprile 2019, di Alberto Battaglia
Il tetto al disavanzo pubblico, la cui entità non deve superare il 3% del reddito nazionale, è una regola che non nasce con il trattato di Maastricht, bensì in Francia, vari anni prima, durante la presidenza di Francois Mitterand. Un funzionario del ministero del Bilancio, Guy Abeille, fu incaricato di elaborare un principio che stabilisse “una regola semplice e utilitaristica” che consentisse il governo di giustificare un freno alla spesa pubblica. Era il 1981, e la Francia era reduce da una svalutazione monetaria, dagli strascichi della crisi petrolifera e da un’inflazione a doppia cifra. La regola del 3% nacque così: “in meno di un’ora, senza l’assistenza di una teoria economica”. E’ quanto racconta lo stesso Abeille in un’intervista rilasciata a Vito Lops sul Sole 24 Ore.
L’aspetto che accomuna il pensiero di Abeille con quello degli euroscettici è che concordano sul fatto che non esistano basi scientifiche tali per cui il 3, il 2 o un altro indicatore del rapporto fra deficit e Pil esprima qualcosa sulla qualità della politica economica e sulla solvibilità di un Paese. La regola, insomma, è servita e serve ancora per sancire il principio (ampiamente condiviso) che il governo non dovrebbe spendere senza limiti. La decisione del 3%, però, fu puramente simbolica: “Un numero, magico, quasi sciamanico”, si pensi alle “Tre grazie, ai tre giorni della resurrezione”.
Entrando nel merito, Abeille, ha affermato che “il deficit/Pil è un rapporto che può al massimo servire da indicatore, ma in nessun caso può essere una bussola perché non misura nulla, non è un vero criterio. Ciò che conta è ottenere un valore che calcoli la solvibilità di un Paese, la capacità di rimborso del debito da un’analisi ragionata”.
Per questo, Abeille ha suggerito di cambiare la regola da egli stesso ideata con un tetto agli interessi pagati dallo Stato e ai titoli di stato che possono essere emessi, in rapporto non più con il reddito nazionale, un flusso, bensì con le risorse nazionali, uno stock. “In questo modo si replica il principio di solvibilità tipico di un’azienda”.
Il tetto al disavanzo pubblico, la cui entità non deve superare il 3% del reddito nazionale, è una regola che non nasce con il trattato di Maastricht, bensì in Francia, vari anni prima, durante la presidenza di Francois Mitterand. Un funzionario del ministero del Bilancio, Guy Abeille, fu incaricato di elaborare un principio che stabilisse “una regola semplice e utilitaristica” che consentisse il governo di giustificare un freno alla spesa pubblica. Era il 1981, e la Francia era reduce da una svalutazione monetaria, dagli strascichi della crisi petrolifera e da un’inflazione a doppia cifra. La regola del 3% nacque così: “in meno di un’ora, senza l’assistenza di una teoria economica”. E’ quanto racconta lo stesso Abeille in un’intervista rilasciata a Vito Lops sul Sole 24 Ore.
L’aspetto che accomuna il pensiero di Abeille con quello degli euroscettici è che concordano sul fatto che non esistano basi scientifiche tali per cui il 3, il 2 o un altro indicatore del rapporto fra deficit e Pil esprima qualcosa sulla qualità della politica economica e sulla solvibilità di un Paese. La regola, insomma, è servita e serve ancora per sancire il principio (ampiamente condiviso) che il governo non dovrebbe spendere senza limiti. La decisione del 3%, però, fu puramente simbolica: “Un numero, magico, quasi sciamanico”, si pensi alle “Tre grazie, ai tre giorni della resurrezione”.
Entrando nel merito, Abeille, ha affermato che “il deficit/Pil è un rapporto che può al massimo servire da indicatore, ma in nessun caso può essere una bussola perché non misura nulla, non è un vero criterio. Ciò che conta è ottenere un valore che calcoli la solvibilità di un Paese, la capacità di rimborso del debito da un’analisi ragionata”.
Per questo, Abeille ha suggerito di cambiare la regola da egli stesso ideata con un tetto agli interessi pagati dallo Stato e ai titoli di stato che possono essere emessi, in rapporto non più con il reddito nazionale, un flusso, bensì con le risorse nazionali, uno stock. “In questo modo si replica il principio di solvibilità tipico di un’azienda”.
mercoledì 27 febbraio 2019
Spesa pubblica e deficit in crescita: a chi fa paura?
Fonte: W.S.I. 27 Febbraio 2019, di Daniele Chicca
Nel 2018 il debito federale Usa ha raggiunto i tremila trecento quaranta miliardi di dollari. Ben 4.130 miliardi di dollari sono stati spesi in programmi di Difesa, sanità, Social Security, pagamenti degli interessi e spese pubbliche varie. Gli Stati Uniti hanno un deficit di 790 miliardi di dollari al momento e rischiano di trovarsi impelagati in una crisi del debito.
Se le cose restano così tra 30 anni il deficit toccherà i 6.150 miliardi di dollari e il debito pubblico federale i 99.300 miliardi di dollari. Nel 2031 sarà pari al 100% del Pil e nel 2048 il 152%. Ogni americano ha un debito di 46 mila dollari. Una persona nata oggi avrà un debito di 120 mila quando compirà 30 anni.
Lo segnala l’Hoover Institution, un think tank americano vicino al Partito Repubblicano. Fondato nel 1919 da Herbert Hoover, l’illustre istituto specializzato in economia è a favore di una riduzione del deficit, ma senza alzare le tasse. Ecco come il think tank situato all’università Stanford propone di fare. La proposta vale anche per altri paesi come l’Italia.
Più deficit, più interessi e salari più bassiLa cosa più importante da sapere è che se il governo prende più soldi in prestito, per le aziende diventerà più caro espandere le attività e investire in ricerca, sviluppo e personale. I salari sono destinati a scendere rispetto all’inflazione.
Ci sono poi rischi in caso di terremoti, disastri naturali o guerre: un paese indebitato rende più difficile ottenere finanziamenti utili in caso di emergenze. I piani di intervento potrebbero risultare compromessi.
Ovviamente, anche la spesa per interessi tendono a salire in uno scenario di deficit in crescita. Un incremento dell’1% dei tassi di interesse a lungo termine implica spese per interessi del 50% maggiori.
Il problema è che le politiche per risolvere la questione e ridurre il deficit sono impopolari. Un’alternativa all’innalzamento delle tasse per ridurre i deficit, non è quella di aumentare le entrate bensì di ridurre le uscite. Se si abbattono le spese del governo dove si può.
La crescita economica può fare tanto per contribuire ad alleviare questi timori. Nel grafico si vede qual è la differenza di impatto sul debito tra un PIL Usa in aumento dell’1,9% oppure del +3%.
Nel 2018 il debito federale Usa ha raggiunto i tremila trecento quaranta miliardi di dollari. Ben 4.130 miliardi di dollari sono stati spesi in programmi di Difesa, sanità, Social Security, pagamenti degli interessi e spese pubbliche varie. Gli Stati Uniti hanno un deficit di 790 miliardi di dollari al momento e rischiano di trovarsi impelagati in una crisi del debito.
Se le cose restano così tra 30 anni il deficit toccherà i 6.150 miliardi di dollari e il debito pubblico federale i 99.300 miliardi di dollari. Nel 2031 sarà pari al 100% del Pil e nel 2048 il 152%. Ogni americano ha un debito di 46 mila dollari. Una persona nata oggi avrà un debito di 120 mila quando compirà 30 anni.
Lo segnala l’Hoover Institution, un think tank americano vicino al Partito Repubblicano. Fondato nel 1919 da Herbert Hoover, l’illustre istituto specializzato in economia è a favore di una riduzione del deficit, ma senza alzare le tasse. Ecco come il think tank situato all’università Stanford propone di fare. La proposta vale anche per altri paesi come l’Italia.
Più deficit, più interessi e salari più bassiLa cosa più importante da sapere è che se il governo prende più soldi in prestito, per le aziende diventerà più caro espandere le attività e investire in ricerca, sviluppo e personale. I salari sono destinati a scendere rispetto all’inflazione.
Ci sono poi rischi in caso di terremoti, disastri naturali o guerre: un paese indebitato rende più difficile ottenere finanziamenti utili in caso di emergenze. I piani di intervento potrebbero risultare compromessi.
Ovviamente, anche la spesa per interessi tendono a salire in uno scenario di deficit in crescita. Un incremento dell’1% dei tassi di interesse a lungo termine implica spese per interessi del 50% maggiori.
Il problema è che le politiche per risolvere la questione e ridurre il deficit sono impopolari. Un’alternativa all’innalzamento delle tasse per ridurre i deficit, non è quella di aumentare le entrate bensì di ridurre le uscite. Se si abbattono le spese del governo dove si può.
La crescita economica può fare tanto per contribuire ad alleviare questi timori. Nel grafico si vede qual è la differenza di impatto sul debito tra un PIL Usa in aumento dell’1,9% oppure del +3%.
mercoledì 27 giugno 2018
Savona, altro che Fme: serve un budget Ue
Fonte: W.S.I. 27 giugno 2018, di Alberto Battaglia
Il dibattito franco-tedesco sulle riforme dell’Eurozona,
un insieme di nuove regole che dovrebbero garantire un bilanciamento
fra più solidarietà fra Paesi del Nord e Sud Europa e maggiori elementi
di controllo sulle politiche economiche degli stati, lascia
un’incognita: qual è la posizione italiana in questa battaglia?
Il nuovo governo giallo-verde, allontanandosi dai trascorsi euroscettici di M5s e Lega, sembra aver ammorbidito di molto le sue posizioni: sin dai primi interventi del premier Conte, veniva infatti ribadita l’adesione italiana al progetto europeo. La strategia italiana nell’ambito di questo negoziato di portata fondamentale per i futuri equilibri economici dell’Eurozona è stata chiarita in modo più approfondito in una lettera a Confindustria firmata da Paolo Savona, ministro agli Affari europei e ormai noto a tutti per le sue posizioni senza sconti sulle gravi lacune dell’impalcatura dell’euro.
“Nonostante tutti concordino, soprattutto all’estero, sull’incompletezza dell’architettura dell’Unione, tutti però si fermano sulla soglia della risposta da dare nel caso in cui le soluzioni si dimostrassero non praticabili. Trovo questa esitazione di una drammaticità preoccupante”, scrive Savona, prima di articolare le sue proposte.
Per attuare una politica a sostegno della domanda non serve “la nomina di un Ministro europeo della finanza, che sia guardiano della politica dell’offerta (…) né un’unione bancaria europea che si fondi sull’abbassamento del rischio bancario valutato meccanicamente su cinque parametri, né l’offerta di creare una Fondo Monetario Europeo che intervenga imponendo condizionalità per garantire le riforme”. Niente di tutto ciò potrebbe “ovviare all’assenza di una politica della domanda”.
Il nuovo governo giallo-verde, allontanandosi dai trascorsi euroscettici di M5s e Lega, sembra aver ammorbidito di molto le sue posizioni: sin dai primi interventi del premier Conte, veniva infatti ribadita l’adesione italiana al progetto europeo. La strategia italiana nell’ambito di questo negoziato di portata fondamentale per i futuri equilibri economici dell’Eurozona è stata chiarita in modo più approfondito in una lettera a Confindustria firmata da Paolo Savona, ministro agli Affari europei e ormai noto a tutti per le sue posizioni senza sconti sulle gravi lacune dell’impalcatura dell’euro.
“Nonostante tutti concordino, soprattutto all’estero, sull’incompletezza dell’architettura dell’Unione, tutti però si fermano sulla soglia della risposta da dare nel caso in cui le soluzioni si dimostrassero non praticabili. Trovo questa esitazione di una drammaticità preoccupante”, scrive Savona, prima di articolare le sue proposte.
“La mia tesi è che lo Statuto della Bce debba essere adeguato negli obiettivi e negli strumenti assegnati a quelli di cui dispongono le principali banche centrali. Draghi ha fatto un ottimo lavoro nei limiti del mandato assegnato alla Bce, ma i poteri di cui avrebbe dovuto disporre richiedono d’essere rafforzati”.E ancora: “La politica dell’offerta (le riforme) che viene costantemente invocata è l’essenza della politica europea corrente e non può produrre gli effetti sperati senza una politica della domanda centrata su investimenti atti a colmare i divari di crescita reale interni e verso l’esterno”.
Per attuare una politica a sostegno della domanda non serve “la nomina di un Ministro europeo della finanza, che sia guardiano della politica dell’offerta (…) né un’unione bancaria europea che si fondi sull’abbassamento del rischio bancario valutato meccanicamente su cinque parametri, né l’offerta di creare una Fondo Monetario Europeo che intervenga imponendo condizionalità per garantire le riforme”. Niente di tutto ciò potrebbe “ovviare all’assenza di una politica della domanda”.
Il nodo cruciale è, non a caso, quello più inviso ai Paesi del Nord: la costituzione di un budget che doti l’Ue di mezzi propri per “imprimere spinte esogene alla crescita macroeconomica”. L’impostazione di Emmanuel Macron, va detto, aveva spinto proprio in questa direzione.Sull’importanza dello snodo, tutt’altro che puramente formale, di una revisione istituzionale dell’Ue, Savona dedica la sua conclusione: “Esiste una stretta relazione tra architettura istituzionale dell’Ue e la sua politica. Agire solo sulla seconda è un compito defatigante e per molti versi inutile, se non proprio pericoloso per la coesione europea e il futuro dell’Italia”.
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martedì 15 novembre 2016
Ritocchini e balle
Oggi un post particolare. Perchè le news vere son due ed entrambe meritano attenzione:
- Italia. Istat ha diffuso un dato positivo, cresciamo!!! No, non vi preoccupate non siamo a livelli cinesi ... appena uno striminzito 0,8% all'anno e +0,3% mensile. Un dato altissimo visti gli ultimi anni che da ore i media stanno strombazzando manco fossimo in pieno boom stile anni '60. In realtà c'è un piccolo trucchetto: nel primo trimestre il governo aveva rivisto un pò al ribasso l'aspettativa di crescita, quindi tutto quello che veniva sopra quel dato è grasso che cola... tutto qui. Se avesse mantenuto quel dato oggi saremmo a 0% o poco sopra, molto poco. Altro che riforme che danno la felicità è solo un gioco di numeri che lascia il tempo che trova e meriterebbe attenzione solo per far notare la furbata fatta.. ma siamo italiani e ci vogliamo credere per puro masochismo e men che meno per convinzione. Maggiori info, oltre che sui giornali del mainstream allineati (che fra le righe lo dicono, basta saperli leggere), sul Fatto Quotidiano. E come da programma si litiga, per finta, con la UE (in puro stile populista.. trumpiano e ciò avverrà fino al referendum.... poi torneremo con la coda tra le gambe da mamma UE, non vi preoccupate, nulla sarà cambiato). Meditate, gente, meditate!
- USA. Una cosa è la propaganda; un altra è la realtà. Sapete in rete le menzogne lasciano il tempo che trovano perchè prima o poi qualcuno cotnrolla e ci si ritrova con le, fra un pò ex, presidenziali chiappe a terra.... Primo caso: Trump, che anche qui molti pensano faccia scoppiare la guerra appena eletto, ha telefonato a Putin ... ma non per mandarlo al diavolo annunciandogli l'aumento delle truppe ai suoi confini ma, udite udite, per auspicare una maggiore collaborazione contro l'Isis (quei terroristi finanziati dai paesi arabi moderati - Arabia Saudita, Oman, E.A.U, ecc.- con propri soldi per far fuori il siriano, amico di Putin, si fa per dire, e degli iraniani, Assad) e il terrorismo stabilendo di vedersi al più presto, vi pare che una cosa così sia un annuncio di guerra (c'è sempre l'incognita Pentagono e Cia, ma questa è un altra storia...)? Secondo caso: Altra voce che risulta non esatta. Trump farà deportazioni in massa di latinos.... l'ha detto. Ma qualcuno è andato a controllare ed è venuto fuori un altro quadro: sapete quanti latinos sono stati espulsi negli 8 anni di Obama? 2.8 mln!!!! Circa 3 mln di latinos! E nessuna delle belle anime sacerdotali, mediatiche o meno, se n'è accorto, possibile? No; naturalmente lo sapevano ma facevano finta di nulla o forse non gliene fregava nulla.. tanto al potere c'erano i giusti, i migliori, i più bravi.. quelli ganzi e per giunta liberal!!!! E' verissimo: Trump l'ha detto ma ha parlato di criminali e/o simili. Obama non ha detto nulla eppure ne sono stati espulsi quasi 3 mln (dati Governo USA).. chi dice balle e perchè?
giovedì 28 aprile 2016
Sanità, per la prima volta cala l’aspettativa di vita. “Tagliata la spesa pubblica, manca la prevenzione”
di F. Q. | 26 aprile 2016 dal Fatto Quotidiano
Nella Provincia di Trento si riscontra, sia per gli uomini sia per le donne, la maggiore longevità (rispettivamente, 81,3 anni e 86,1 anni). La Campania, invece, è la regione dove la speranza di vita alla nascita è più bassa, 78,5 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne. Per quanto riguarda le cause di morte, dai dati del 2012, quelle più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole del 12% del totale dei decessi. Seguono le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore non di origine ischemica. “Il calo dell’aspettativa di vita è generalizzato per tutte le regioni – ha spiegato Ricciardi – Normalmente un anno ogni quattro anni è un segnale d’allarme, anche se dovremo aspettare l’anno prossimo per vedere se è un trend. Siamo il fanalino di coda nella prevenzione nel mondo, e questo ha un peso”.
E parallelamente alla speranza di vita, scendono anche le risorse per la sanità. In Italia si spende sempre meno per il personale sanitario, che rappresenta la voce di spesa che ha subito i maggiori tagli tra il 2010 e il 2013. Nel 2013 l’esborso per il settore ammonta infatti a 35,169 miliardi di euro, circa il 32% della spesa totale, e registra un decremento dell’1,4% medio annuo (-4,1% assoluto) nel triennio, a fronte di una riduzione media annua della spesa sanitaria dell’1% (-2,9% assoluto). La spesa sanitaria pubblica, indicano i dati, è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014. Questa contrazione ha coinciso con una lenta, ma costante riduzione dei deficit regionali. Tuttavia, la riduzione è frutto in gran parte del blocco o del taglio del personale sanitario e il contenimento dei consumi sanitari. Non a caso, nel 2014 la dotazione di posti letto negli ospedali risulta pari al 3,04 per 1.000 abitanti per la componente acuti e allo 0,58 per 1.000 per quanto riguarda la post-acuzie, lungodegenza e riabilitazione. Tutti valori inferiori agli standard di legge.
La diminuzione della spesa – spiegano gli esperti – è sostanzialmente il risultato delle politiche di blocco del turnover attuate dalle Regioni sotto piano di rientro e delle misure di contenimento della spesa per il personale, portate avanti autonomamente dalle altre Regioni, nonché dell’utilizzo di forme alternative (personale interinale) di acquisizione delle risorse umane, anche la contrazione del personale nel 2013 registra un tasso inferiore rispetto agli anni precedenti. Nel 2013 sono state assunte infatti 85,6 persone ogni 100 pensionati, mentre nel 2012 il rapporto si attestava a 68,9 ogni 100. “Il fattore preoccupante per la sanità pubblica – spiega Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, – è che i tagli di personale operati nel corso degli ultimi anni potrebbero produrre degli effetti sull’erogazione e sulla qualità dell’assistenza, e per di più in maniera differenziata nelle diverse aree del Paese”.
Rispetto alle condizioni di salute della popolazione, nel 2014 sono stati diagnosticati 115,8 nuovi casi di tumore colorettale ogni 100.000 uomini, ovvero circa 34.500 nuovi casi, mentre l’incidenza è pari a 80,3 per 100.000 donne, corrispondente a oltre 25.000 nuovi casi. Il tumore del seno ha fatto registrare oltre 55.000 nuove diagnosi, ovvero 175,7 nuovi casi annui ogni 100.000 donne. A fronte di questi dati allarmanti, l’investimento in prevenzione nel nostro Paese è ancora molto scarso. L’Oecd (2013) evidenzia che il nostro Paese destina solo il 4,1% della spesa sanitaria totale all’attività di prevenzione, quota che ci colloca in posizione di rincalzo tra i 30 Paesi dell’area Oecd.
Non a caso, nel 2015 si registra un nuovo picco per la mortalità in Italia: sono stati 54mila i decessi in più rispetto all’anno precedente. “Questo incremento è dovuto al costante aumento del numero delle persone molto anziane nel nostro Paese e all’andamento ciclico della mortalità osservabile nei dati in serie storica. Quindi tale incremento non deve destare particolare allarmismo, poiché è legato per lo più a fenomeni di natura demografica – spiega Alessandro Solipaca – Merita però attenzione da parte del Servizio sanitario nazionale il fatto che alcuni decessi sono riconducibili all’ondata di calore sperimentata nell’estate 2015 e alla mortalità per complicanze dell’influenza nella popolazione anziana. Si tratta cioè di morti evitabili con efficaci politiche di prevenzione, in particolare con quelle finalizzate all’informazione e alla promozione della prevenzione primaria e agli interventi mirati all’aumento della copertura vaccinale antinfluenzale tra gli anziani che, come documentato nel Rapporto, è addirittura in diminuzione”.
di F. Q. | 26 aprile 2016
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domenica 18 maggio 2014
Inghilterra, Ungheria e Polonia paesi senza Euro in forte crescita economica!
VARSAVIA – L’economia polacca ha
registrato un’accelerazione della crescita nel primo trimestre del 2014
rispetto ai tre mesi precedenti, secondo una prima stima pubblicata
dall’Ufficio statistico nazionale (GUS). Nei primi tre mesi del 2014 il
Prodotto interno lordo polacco è aumentato dell’1,1% destagionalizzato
rispetto all’ultimo trimestre del 2013, quando era cresciuto dello
0,7%. Rispetto a un anno prima il Pil è aumentato del 3,5%, dal più
2,5% dello stesso periodo
del 2013. Su base grezza l’incremento annuo è del 3,3%, superiore alle
attese degli analisti, che puntavano su un più 3,1%. Si tratta del
miglior risultato da due anni per l’economia polacca. Il ministero
dell’Economia di Varsavia stima che il Pil aumenterà del 3,3%
quest’anno, in base alla stima fatta ad aprile che migliora il 3%
atteso in precedenza. La Banca centrale punta invece su un più 3,6%. La
Polonia è l’unico paese dell’Unione europea non è mai andata in
recessione dopo al crisi finanziaria del 2008. Nel 2011, il Pil polacco
è cresciuto del 4,5%, per poi rallentare all’1,9% nel 2012 e all’1,6%
nel 2013. La Polonia, va sottolineato, ha rifiutato più volte
“l’offerta UE” di entrare a far parte della disastrata Zona euro e
questo l’ha premiata. Insieme all’Ungheria di Orban e all’Inghilterra,
forma un forte gruppo di Stati d’Europa con economie sane e in crescita
grazie proprio ad aver rifiutato il boccone avvelenato dell’euro.Max parisi Tratto da: ilnord.it
p.s.
l'articolo non è apparso sui giornali ufficiali ma questa testata è registrata regolarmente e quando ho avuto modo di leggerla con calma, fatti i dovuti riscontri, non ho potuto non riportarla chiedendomi anche perchè queste news sono "disciolte" nei nostri notiziari? Non se ne parla per nulla o se lo si fa la cosa avviene "en passant", ossia scivola nel fiume e diventa rumore di fondo....
p.s. 2
andate a votare... non delegate ad altri le vostre scelte
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venerdì 8 novembre 2013
Palle d'acciaio o .... balle d'acciaio?
Come se non bastassero i problemi che abbiamo, politica compresa, come paese ora ci si mette anche il Presidente Letta: ha smentito naturalmente ma intanto mezzo mondo giornalistico ha registrato la sua, presunta, affermazione che in europa hanno sostenuto che fosse uno con le palle d'acciaio.... non potrei essere più d'accordo, che l'abbia davvero detto o no perchè devono essere proprio d'acciaio per stornare fondi pubblici, leggasi tasse, dalle casse:
Ma cosa si potrebbe fare con i risparmi, veri, che ne deriverebebro?
ecco una volta tanto son d'accordo: ci vogliono proprio d'acciaio per il NON fare e raccontarci le tante balle quelle si d'acciaio...
buon week end....... d'acciaio naturalmente
- all'acquisto di F35, sottomarini, elicotteri, ecc.
- alla tav e alle inutili grandi opere;
- al FSM nato sullo schema della federal reserve che crea si basa sul sistema del debito degli stati per finanziare il debito... degli stati che... pagano i cittadini e che vanno alle banche che acquistano debito pubblico contribuendo a strozzare il debito dello stato; uff che fatica scriverlo, sembra uno scioglilingua, stento a crederci ancora oggi;
- alle banche nazionali e non;
- alle varie clientele nazionali e non;
- al riciclaggio delle clientele locali, aziendali e non (per tacere di quelle aprtitiche di cui il pd sta dando ampia dimostrazione con il cosiddetto "tesseramento" fatto di anziani pagati per iscriversi, di albanesi, di senegalesi, ecc.);
- finanziare le scuole private;
- dare soldi, tanti soldi a .... chi li ha già
Ma cosa si potrebbe fare con i risparmi, veri, che ne deriverebebro?
- ristrutturare l'intero sistema scolastico pubblico;
- dare il via a un vero piano industriale;
- ristrutturare il trasporto pubblico locale disincentivando il trasporto privato;
- facendo funzionare la sanità;
- dividendo la parte finanziaria delle banche da quella legata al territorio;
ecco una volta tanto son d'accordo: ci vogliono proprio d'acciaio per il NON fare e raccontarci le tante balle quelle si d'acciaio...
buon week end....... d'acciaio naturalmente
lunedì 2 settembre 2013
la presa e la ... ripresa
esatto perchè a fine di ... ripresa perchè non far tirare le conclusioni a chi di dovere? In questo caso abbiamo il Presidente di Assotag
che sul blog di beppe grillo, qui ripreso dal blogger triskell182, ha
detto la sua in materia: non è tutto condivisibile, però se a dirlo è
una persona immersa nell'economia reale, che vive sulla propria pelle le
"bravate (si fa per dire)" di politici e sodali, fa un altro effetto,
credo..... non siete d'accordo?
Buona lettura... settembrina
Tutto questo ottimismo sullo prospettive economiche sembra eccessivo, rispetto a delle questioni tecniche ancora annidate e pericolose nei bilanci delle pubbliche amministrazioni sia centrali che periferiche.
Nei bilanci noi non abbiamo esattamente contezza, bisogna bene comprendere che il bilancio di un ente territoriale non è esattamente un bilancio con un conto economico e uno stato patrimoniale, il debito si manifesta nel momento in cui pago, in cui c’è l’esborso di cassa, se non pago, non ho debiti pendenti.In questa follia contabile, i conti degli enti territoriali vengono fatti per cassa e non per competenza, quindi i mancati pagamenti ai fornitori ha assunto dimensioni enormi. Alfonso Scarano.
Il Passaparola di Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente e Presidente di AssoTAG
Sono Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente, saluto tutti gli amici del blog di Beppe Grillo. Negli ultimi giorni stiamo sentendo spesso che la crisi economica sta passando. Assisto con un certo stupore a questa rincorsa a affermazioni ottimistiche. Un ultimo report dell’Associazione degli analisi finanziari, la Aiaf, titola “È arrivata la ripresa!!!”, con tre punti esclamativi , io sarei un pochino più cauto, anche perché i numeri dell’economia sono ancora pessimi e non danno tutta quella univocità alla ripresa.
Se questa ripresa fosse tutta vincolata a un mantenimento di un governo sarebbe una ripresa piuttosto debole, una ripresa che non ha motivi interni economici, comunque troppo protetta da un governo che in realtà ha rimandato troppo le troppe cose delicate da fare.
In particolare i conti pubblici sono peggiorati e la ripresa non si nota granché. Per esempio dal punto di vista fiscale la raccolta delle imposte dirette è aumentata, ma delle imposte indirette è diminuita e questo a causa della crisi economica.
D’altro canto stupisce a volte vedere un report tecnico che ha un titolo così categorico: “è arrivata la ripresa” con tre punti esclamativi e non affronta il tema del lavoro che ancora soffre moltissimo e probabilmente soffrirà anche di più nella ripresa del prossimo settembre.
Questo report dell’Aiaf è basato su un indicatore PMI fatto da una azienda privata, la Markit, la stessa azienda che raccoglie i dati dei CDS , e che costruisce questo indicatore con delle interviste.
Non sappiamo esattamente o non viene ben chiarito il dettaglio analitico del contenuto tecnico di queste interviste e soprattutto i criteri di verifica di queste interviste, per cui questo report è tutto da vedere!
La follia contabile degli enti territoriali
Il derivato finanziario è un contratto costruito tipicamente su un debito, nel caso dei contratti derivati sugli enti territoriali, cioè sui comuni, le regioni, le province, ma anche sul caso del MEF(Ministero dell’Economia e delle Finanze), vuole dire che su un debito con un interesse variabile il contratto trasforma questo interesse variabile in fisso e quindi nella trasformazione si rimodulano i flussi finanziari. In questo meccanismo di matematica finanziaria però si possono creare delle forbici, delle differenze di valore, e quindi il contratto derivato può creare avanzi o disavanzi. Questi sono i derivati sul tasso di interesse, poi ci sono i derivati sulle valute e su altri cosiddetti sottostanti.
Il MEF ha in pancia, pare 160 miliardi di sottostante, cioè di debito su cui sono stati fatti questi derivati e un annetto fa, sono stati rimodulati 40 miliardi di sottostante circa.
Questi 40 miliardi, a seconda delle notizie e le informazioni di stampa, avrebbero creato un disavanzo di 8 miliardi.
Tutto questo però non riusciamo a vederlo, calcolarlo, ma lo apprendiamo semplicemente dalle dichiarazioni estemporanee e dalle documentazioni insufficienti. Come associazione dei consulenti tecnici delle procure dei tribunaliabbiamo scritto a Napolitano una lettera aperta chiedendo la possibilità di poter guardare dentro a questi contratti per fare trasparenza.
Teniamo molto, come tecnici in associazione a spingere la trasparenza come criterio di giusta democrazia, i cittadini dovrebbero bene conoscere se il loro comune, la loro regione, provincia, ha in pancia dei derivati finanziari o costruzioni finanziarie, che potrebbero creare rischi o disavanzi a cui poi dovranno mettere riparo potenzialmente disservizi o tagli addirittura di servizi.
Tutto questo ottimismo sullo prospettive economiche sembra eccessivo, rispetto a delle questioni tecniche ancora annidate e pericolose nei bilanci delle pubbliche amministrazioni sia centrali che periferiche.
Nei bilanci noi non abbiamo esattamente contezza, bisogna bene comprendere che il bilancio di un ente territoriale non è esattamente un bilancio con un conto economico e uno stato patrimoniale, ovvero se io acquisto una cosa e non la pago questo non dà luogo istantaneamente a un debito, il debito si manifesta nel momento in cui pago, in cui c’è l’esborso di cassa.
In questa follia contabile, i conti degli enti territoriali vengono fatti per cassa e non per competenza, si è creato quel fenomeno grave dei mancati pagamenti ai fornitori, che ha assunto dimensioni enormi e è un po’ imbarazzante che poi si possa arrivare,a cercare di alleviare queste situazioni con pagamenti enormemente ritardati a fornitori che hanno da anni già fornito i loro servizi o materiali.
Quindi c’è un grosso problema ancora di trasparenza dei bilanci, che correttamente si chiamano rendicontazioni per cassa.
Lo spread e la speculizione finanziaria
Letta parla di rendere più facili gli investimenti esteri, soprattutto nell’acquisto di marchi italiani, questo fatto potrebbe essere positivo, ma se non declinato in una maniera opportuna potrà diventare devastante! C’ è poca critica sugli investimenti stranieri nei marchi italiani che dovrebbero essere condotti per l’ utilità del Paese, sennò uno viene a fare shopping in un momento di crisi, trovando prezzi di liquidazione! Quindi non vedo un contrasto nel merito tecnico utile da questo punto di vista.
E questo verrà ineluttabilmente con settembre e ottobre. Si vedrà tutta una campagna di comunicazione, “Oh che bello vengono a investire in Italia!”, per poi accorgersi che la multinazionale cinese o americana, che ha comprato un marchio inizia a spostare un po’ di produzione da una parte e dall’altra.
D’altro canto la questione di spingere l’economia dal punto di vista dello Stato, un leit motive keynesiano, cioè lo Stato deve favorire i fenomeni di anticiclicità dell’economia, non può essere fatto se non con investimenti, se non con esborso dello Stato.
E quindi il vincolo di pareggio di bilancio, in costituzione, è una nefandezza! Ed è stato inserito opportunamente, in passato, si renderà un vincolo sciocco dal punto di vista tecnico, non accettabile da un punto di vista etico, anche perché in costituzione c’è già un altro articolo che dice che le spese dello Stato devono essere coperte! E quindi non si capisce perché se devono essere coperte in un articolo della costituzione in un altro articolo ti impone il vincolo di bilancio!
Tanto è vero che il vincolo di bilancio non te lo pongono ferreo, ma te lo pongono semiferreo, nel senso che in un momento di congiuntura si può andare anche in passivo.
Per esempio poi c’è tutta la questione dello spread. Lo spread è collegato matematicamente a uno strumento di speculazione finanziaria che è il Credit default swap, i mercati del credit default swap sono pericolosi perché non trasparenti e soggetti a una sorta di oligopolismo, cioè pochi soggetti multinazionali finanziari fanno la gran massa degli scambi.
A raccogliere i dati sono le società private collegate a questi oligopolisti.
Quindi si potrebbe creare quella situazione dei Signori dello spread, cioè che con strumenti finanziari e con pochi capitali possono manovrare la percezione del rischio, che è la misura del CDS, il CDS è una assicurazione nel caso di default del titolo.
Il Credit Default Swap si acquista come se fosse una assicurazione auto o assicurazione furto e incendio della casa, ma poi devi entrare nel merito di queste questioni e scoprire che se non hai il titolo, cioè il bund o il PTP, il Credit Default Swap lo puoi compravendere lo stesso, si chiamano Credit Default Swap nudi.
Si può quindi fare una enorme speculazione senza intercettazioni, infatti la Comunità Europea ha recentemente aperto un’inchiesta sull’oligopolio dei Credit Default Swap.
Tutte questioni che se non si affrontano vengono delegate a tecnici che tendenzialmente hanno dei conflitti di interesse, tipicamente bancari, e che rimangono nascosti al cittadino! Bisogna fare chiarezza, sennò il cittadino fa la fine del romano che guarda l’Aruspice squartare le vittime e tirare fuori le budella e dire:- “Secondo me il raccolto va bene”.
-”Ma come fai?”- “Ah, ho squartato io le budella!” Questo è l’arte dell’aruspicinio.
La cosa curiosa è non si entra in troppe questioni economiche e finanziarie e non si definisce né sì specifica il perché di certi fenomeni.
Alfabetizzazione finanziaria dal basso
Io sono il Presidente di Assotag, che è la associazione dei consulenti delle procure e dei tribunali italiani, in materia economica e finanziaria. Come Assotag abbiamo lanciato da qualche mese una iniziativa sulla trasparenza dei derivati finanziari, per cui qualunque cittadino o organizzazione può chiederci aiuto gratuitamente per analizzare e valutare dei derivati che il loro comune, regione o provincia abbiano stipulato. Anche gli stessi comuni, regioni e province si sono interessati a questa iniziativa per avere un conteggio indipendente di che cosa hanno in pancia. Uno dei primi che ci ha chiesto questi interventi è stato un Meetup di Roma, questo indica che c’è sensibilità nelle organizzazioni più attive e più recenti, di comprendere. Non più tardi di una settimana fa una responsabile di una biblioteca di un paese lombardo mi ha chiesto di partecipare a una serie di seminari per insegnare le parole dell’economia.
Questo è necessario, è un appello, un passa parola da fare a tutti i cittadini, di interessarsi e comprendere le parole dell’economia, perché è una nuova alfabetizzazione necessaria per la democrazia.
Questa iniziativa la abbiamo fatta in collaborazione con Federconsumatori, che mette a disposizione la collaborazione dei propri Avvocati per fare una cosiddetta procedura di accesso agli atti, un cittadino ha diritto di accedere ai documenti pubblici, il contratto di un derivato è considerabile un contratto stipulato, un contratto pubblico e quindi un cittadino ha tutto il dritto di comprendere se il proprio comune ha derivati e nel caso li abbia, poterli valutare.
Ci deve essere una alfabetizzazione finanziaria dal basso, cioè come il cafone non sapeva né leggere né scrivere e veniva intrappolato in una cosa che gli pioveva dal cielo. Adesso chi non conosce cos’è esattamente una banca o come funzionano gli strumenti finanziari, è meno cittadino! Assolutamente meno cittadino!
Non può solo delegare, non può! L’aggancio stretto dev’essere soprattutto il collegamento tra il cittadino e il suo comune di appartenenza, perché i comuni saranno i soggetti più coinvolti e più impattati dalla crisi, lo sono già. Non più tardi dell’altro giorno incontravo il vicesindaco del mio comune, zona come dire ricca, prosperosa, che stava accompagnando delle persone, non capienti per presentarle alla Caritas.
Si possono risolvere i problemi di alcune famiglie dissestate, ma quando questi numeri diventeranno insostenibili la carica di sindaco sarà inappetibile! Visto le problematiche insostenibili e incapienti dal punto di vista economico, finanziario.
Ho difficoltà a rendere elementare questi temi economi, però ci dovrebbe anche essere la voglia, come dire, contraria di apprendere.
In questo momento storico non vale la delega!
Uno deve capire da solo con la propria ragione, questo è un messaggio che lancerei effettivamente con passa parola, capire! Capire!
Questo è valido assolutamente nella dialettica delle fonti.
L’inaccettabilità dal punto di vista tecnico è quando l’autorità non ti dà documenti, come è stato per esempio nel caso Bloomberg per i derivati della Grecia. Bloomberg aveva scoperto che c’erano dei documenti in possesso alla BCE e allora ne ha chiesto la evidenza; la BCE non glieli ha dati ed è dovuto ricorrere al tribunale. Il tribunale gli ha dato torto, perché quei documenti avrebbero minato la stabilità, però poi contraddicendosi dicendo che erano vecchi documenti . La trasparenza sta proprio nel poter attingere alle fonti e poterle elaborare in modo tecnico.
Invito tutti a interessarsi delle questioni e delle parole dell’economia e della finanza e di approfondire, sono temi delicati e non possono essere delegabili e se ritenete partecipate all’iniziativa della trasparenza sui derivati finanziari negli enti territoriali, lanciata da Assotag e da Federconsumatori.
Passate parola.
Da beppegrillo.it del 26/08/2013.
E' un bene che la teoria degli antichi alieni sia una balla, o al minimo, volendo essere come dire ottimisti a benvolenti, "non provata", perchè questi mattacchioni che ci governano sembrano proprio dei suoi tenaci sostenitori ......... sarebbe interessante fare degli studi approfonditi, non sulla teoria ma proprio sui politici : chissà che non siano"alieni" tornati per ...... vedere l'effetto che ha fatto l'averci modificati portandoci dallo stato di scimmie a quello di..... fate voi
Buona lettura... settembrina
Passaparola- La ripresa che non c’è.
27/08/2013 di triskel182
Tutto questo ottimismo sullo prospettive economiche sembra eccessivo, rispetto a delle questioni tecniche ancora annidate e pericolose nei bilanci delle pubbliche amministrazioni sia centrali che periferiche.
Nei bilanci noi non abbiamo esattamente contezza, bisogna bene comprendere che il bilancio di un ente territoriale non è esattamente un bilancio con un conto economico e uno stato patrimoniale, il debito si manifesta nel momento in cui pago, in cui c’è l’esborso di cassa, se non pago, non ho debiti pendenti.In questa follia contabile, i conti degli enti territoriali vengono fatti per cassa e non per competenza, quindi i mancati pagamenti ai fornitori ha assunto dimensioni enormi. Alfonso Scarano.
Il Passaparola di Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente e Presidente di AssoTAG
Sono Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente, saluto tutti gli amici del blog di Beppe Grillo. Negli ultimi giorni stiamo sentendo spesso che la crisi economica sta passando. Assisto con un certo stupore a questa rincorsa a affermazioni ottimistiche. Un ultimo report dell’Associazione degli analisi finanziari, la Aiaf, titola “È arrivata la ripresa!!!”, con tre punti esclamativi , io sarei un pochino più cauto, anche perché i numeri dell’economia sono ancora pessimi e non danno tutta quella univocità alla ripresa.
Se questa ripresa fosse tutta vincolata a un mantenimento di un governo sarebbe una ripresa piuttosto debole, una ripresa che non ha motivi interni economici, comunque troppo protetta da un governo che in realtà ha rimandato troppo le troppe cose delicate da fare.
In particolare i conti pubblici sono peggiorati e la ripresa non si nota granché. Per esempio dal punto di vista fiscale la raccolta delle imposte dirette è aumentata, ma delle imposte indirette è diminuita e questo a causa della crisi economica.
D’altro canto stupisce a volte vedere un report tecnico che ha un titolo così categorico: “è arrivata la ripresa” con tre punti esclamativi e non affronta il tema del lavoro che ancora soffre moltissimo e probabilmente soffrirà anche di più nella ripresa del prossimo settembre.
Questo report dell’Aiaf è basato su un indicatore PMI fatto da una azienda privata, la Markit, la stessa azienda che raccoglie i dati dei CDS , e che costruisce questo indicatore con delle interviste.
Non sappiamo esattamente o non viene ben chiarito il dettaglio analitico del contenuto tecnico di queste interviste e soprattutto i criteri di verifica di queste interviste, per cui questo report è tutto da vedere!
La follia contabile degli enti territoriali
Il derivato finanziario è un contratto costruito tipicamente su un debito, nel caso dei contratti derivati sugli enti territoriali, cioè sui comuni, le regioni, le province, ma anche sul caso del MEF(Ministero dell’Economia e delle Finanze), vuole dire che su un debito con un interesse variabile il contratto trasforma questo interesse variabile in fisso e quindi nella trasformazione si rimodulano i flussi finanziari. In questo meccanismo di matematica finanziaria però si possono creare delle forbici, delle differenze di valore, e quindi il contratto derivato può creare avanzi o disavanzi. Questi sono i derivati sul tasso di interesse, poi ci sono i derivati sulle valute e su altri cosiddetti sottostanti.
Il MEF ha in pancia, pare 160 miliardi di sottostante, cioè di debito su cui sono stati fatti questi derivati e un annetto fa, sono stati rimodulati 40 miliardi di sottostante circa.
Questi 40 miliardi, a seconda delle notizie e le informazioni di stampa, avrebbero creato un disavanzo di 8 miliardi.
Tutto questo però non riusciamo a vederlo, calcolarlo, ma lo apprendiamo semplicemente dalle dichiarazioni estemporanee e dalle documentazioni insufficienti. Come associazione dei consulenti tecnici delle procure dei tribunaliabbiamo scritto a Napolitano una lettera aperta chiedendo la possibilità di poter guardare dentro a questi contratti per fare trasparenza.
Teniamo molto, come tecnici in associazione a spingere la trasparenza come criterio di giusta democrazia, i cittadini dovrebbero bene conoscere se il loro comune, la loro regione, provincia, ha in pancia dei derivati finanziari o costruzioni finanziarie, che potrebbero creare rischi o disavanzi a cui poi dovranno mettere riparo potenzialmente disservizi o tagli addirittura di servizi.
Tutto questo ottimismo sullo prospettive economiche sembra eccessivo, rispetto a delle questioni tecniche ancora annidate e pericolose nei bilanci delle pubbliche amministrazioni sia centrali che periferiche.
Nei bilanci noi non abbiamo esattamente contezza, bisogna bene comprendere che il bilancio di un ente territoriale non è esattamente un bilancio con un conto economico e uno stato patrimoniale, ovvero se io acquisto una cosa e non la pago questo non dà luogo istantaneamente a un debito, il debito si manifesta nel momento in cui pago, in cui c’è l’esborso di cassa.
In questa follia contabile, i conti degli enti territoriali vengono fatti per cassa e non per competenza, si è creato quel fenomeno grave dei mancati pagamenti ai fornitori, che ha assunto dimensioni enormi e è un po’ imbarazzante che poi si possa arrivare,a cercare di alleviare queste situazioni con pagamenti enormemente ritardati a fornitori che hanno da anni già fornito i loro servizi o materiali.
Quindi c’è un grosso problema ancora di trasparenza dei bilanci, che correttamente si chiamano rendicontazioni per cassa.
Lo spread e la speculizione finanziaria
Letta parla di rendere più facili gli investimenti esteri, soprattutto nell’acquisto di marchi italiani, questo fatto potrebbe essere positivo, ma se non declinato in una maniera opportuna potrà diventare devastante! C’ è poca critica sugli investimenti stranieri nei marchi italiani che dovrebbero essere condotti per l’ utilità del Paese, sennò uno viene a fare shopping in un momento di crisi, trovando prezzi di liquidazione! Quindi non vedo un contrasto nel merito tecnico utile da questo punto di vista.
E questo verrà ineluttabilmente con settembre e ottobre. Si vedrà tutta una campagna di comunicazione, “Oh che bello vengono a investire in Italia!”, per poi accorgersi che la multinazionale cinese o americana, che ha comprato un marchio inizia a spostare un po’ di produzione da una parte e dall’altra.
D’altro canto la questione di spingere l’economia dal punto di vista dello Stato, un leit motive keynesiano, cioè lo Stato deve favorire i fenomeni di anticiclicità dell’economia, non può essere fatto se non con investimenti, se non con esborso dello Stato.
E quindi il vincolo di pareggio di bilancio, in costituzione, è una nefandezza! Ed è stato inserito opportunamente, in passato, si renderà un vincolo sciocco dal punto di vista tecnico, non accettabile da un punto di vista etico, anche perché in costituzione c’è già un altro articolo che dice che le spese dello Stato devono essere coperte! E quindi non si capisce perché se devono essere coperte in un articolo della costituzione in un altro articolo ti impone il vincolo di bilancio!
Tanto è vero che il vincolo di bilancio non te lo pongono ferreo, ma te lo pongono semiferreo, nel senso che in un momento di congiuntura si può andare anche in passivo.
Per esempio poi c’è tutta la questione dello spread. Lo spread è collegato matematicamente a uno strumento di speculazione finanziaria che è il Credit default swap, i mercati del credit default swap sono pericolosi perché non trasparenti e soggetti a una sorta di oligopolismo, cioè pochi soggetti multinazionali finanziari fanno la gran massa degli scambi.
A raccogliere i dati sono le società private collegate a questi oligopolisti.
Quindi si potrebbe creare quella situazione dei Signori dello spread, cioè che con strumenti finanziari e con pochi capitali possono manovrare la percezione del rischio, che è la misura del CDS, il CDS è una assicurazione nel caso di default del titolo.
Il Credit Default Swap si acquista come se fosse una assicurazione auto o assicurazione furto e incendio della casa, ma poi devi entrare nel merito di queste questioni e scoprire che se non hai il titolo, cioè il bund o il PTP, il Credit Default Swap lo puoi compravendere lo stesso, si chiamano Credit Default Swap nudi.
Si può quindi fare una enorme speculazione senza intercettazioni, infatti la Comunità Europea ha recentemente aperto un’inchiesta sull’oligopolio dei Credit Default Swap.
Tutte questioni che se non si affrontano vengono delegate a tecnici che tendenzialmente hanno dei conflitti di interesse, tipicamente bancari, e che rimangono nascosti al cittadino! Bisogna fare chiarezza, sennò il cittadino fa la fine del romano che guarda l’Aruspice squartare le vittime e tirare fuori le budella e dire:- “Secondo me il raccolto va bene”.
-”Ma come fai?”- “Ah, ho squartato io le budella!” Questo è l’arte dell’aruspicinio.
La cosa curiosa è non si entra in troppe questioni economiche e finanziarie e non si definisce né sì specifica il perché di certi fenomeni.
Alfabetizzazione finanziaria dal basso
Io sono il Presidente di Assotag, che è la associazione dei consulenti delle procure e dei tribunali italiani, in materia economica e finanziaria. Come Assotag abbiamo lanciato da qualche mese una iniziativa sulla trasparenza dei derivati finanziari, per cui qualunque cittadino o organizzazione può chiederci aiuto gratuitamente per analizzare e valutare dei derivati che il loro comune, regione o provincia abbiano stipulato. Anche gli stessi comuni, regioni e province si sono interessati a questa iniziativa per avere un conteggio indipendente di che cosa hanno in pancia. Uno dei primi che ci ha chiesto questi interventi è stato un Meetup di Roma, questo indica che c’è sensibilità nelle organizzazioni più attive e più recenti, di comprendere. Non più tardi di una settimana fa una responsabile di una biblioteca di un paese lombardo mi ha chiesto di partecipare a una serie di seminari per insegnare le parole dell’economia.
Questo è necessario, è un appello, un passa parola da fare a tutti i cittadini, di interessarsi e comprendere le parole dell’economia, perché è una nuova alfabetizzazione necessaria per la democrazia.
Questa iniziativa la abbiamo fatta in collaborazione con Federconsumatori, che mette a disposizione la collaborazione dei propri Avvocati per fare una cosiddetta procedura di accesso agli atti, un cittadino ha diritto di accedere ai documenti pubblici, il contratto di un derivato è considerabile un contratto stipulato, un contratto pubblico e quindi un cittadino ha tutto il dritto di comprendere se il proprio comune ha derivati e nel caso li abbia, poterli valutare.
Ci deve essere una alfabetizzazione finanziaria dal basso, cioè come il cafone non sapeva né leggere né scrivere e veniva intrappolato in una cosa che gli pioveva dal cielo. Adesso chi non conosce cos’è esattamente una banca o come funzionano gli strumenti finanziari, è meno cittadino! Assolutamente meno cittadino!
Non può solo delegare, non può! L’aggancio stretto dev’essere soprattutto il collegamento tra il cittadino e il suo comune di appartenenza, perché i comuni saranno i soggetti più coinvolti e più impattati dalla crisi, lo sono già. Non più tardi dell’altro giorno incontravo il vicesindaco del mio comune, zona come dire ricca, prosperosa, che stava accompagnando delle persone, non capienti per presentarle alla Caritas.
Si possono risolvere i problemi di alcune famiglie dissestate, ma quando questi numeri diventeranno insostenibili la carica di sindaco sarà inappetibile! Visto le problematiche insostenibili e incapienti dal punto di vista economico, finanziario.
Ho difficoltà a rendere elementare questi temi economi, però ci dovrebbe anche essere la voglia, come dire, contraria di apprendere.
In questo momento storico non vale la delega!
Uno deve capire da solo con la propria ragione, questo è un messaggio che lancerei effettivamente con passa parola, capire! Capire!
Questo è valido assolutamente nella dialettica delle fonti.
L’inaccettabilità dal punto di vista tecnico è quando l’autorità non ti dà documenti, come è stato per esempio nel caso Bloomberg per i derivati della Grecia. Bloomberg aveva scoperto che c’erano dei documenti in possesso alla BCE e allora ne ha chiesto la evidenza; la BCE non glieli ha dati ed è dovuto ricorrere al tribunale. Il tribunale gli ha dato torto, perché quei documenti avrebbero minato la stabilità, però poi contraddicendosi dicendo che erano vecchi documenti . La trasparenza sta proprio nel poter attingere alle fonti e poterle elaborare in modo tecnico.
Invito tutti a interessarsi delle questioni e delle parole dell’economia e della finanza e di approfondire, sono temi delicati e non possono essere delegabili e se ritenete partecipate all’iniziativa della trasparenza sui derivati finanziari negli enti territoriali, lanciata da Assotag e da Federconsumatori.
Passate parola.
Da beppegrillo.it del 26/08/2013.
E' un bene che la teoria degli antichi alieni sia una balla, o al minimo, volendo essere come dire ottimisti a benvolenti, "non provata", perchè questi mattacchioni che ci governano sembrano proprio dei suoi tenaci sostenitori ......... sarebbe interessante fare degli studi approfonditi, non sulla teoria ma proprio sui politici : chissà che non siano"alieni" tornati per ...... vedere l'effetto che ha fatto l'averci modificati portandoci dallo stato di scimmie a quello di..... fate voi
domenica 1 settembre 2013
Decreto Imu. Tutte le misure
io non avrei saputo scriverlo meglio ..........
dal blog di triskell185 (che a sua volta prende l'articolo dalla Repubblica del 01/09/2013)
Decreto Imu arriva la stangata sulle polizze-vita rispunta l’aumento per l’acconto Ires-Irap. Tutte le Misure. (Valentina Conte).
Napolitano promulga il testo. No all’Irpef sulle case sfitte. Le novità rispetto al testo iniziale. Tra le clausole di salvaguardia accise più care. In Italia al taglio del fisco nazionale corrisponde spesso il rincaro delle addizionali. Si è cominciato con l’Ici nel 1992 agli albori della seconda Repubblica.
Nel decreto Imu nessun accenno al taglio della seconda rata.
Polizze vita, stangata sulle detrazioni Acconto Ires-Irap, rispunta l’aumento.
IL DOSSIER. La manovra.
Assai impopolare far pagare, oltre l’Imu, anche l’Irpef sulle case sfitte. Così dal decreto, firmato ieri dal Capo dello Stato, la norma sparisce. Come anche ciò che doveva finanziare: lo sconto alle imprese per l’Imu versata sui capannoni (deducibilità al 50% da Irpef e Ires). Sconto che sarà ripreso dalla legge di Stabilità in ottobre, assicura il sottosegretario Baretta. Tra le novità del decreto, arriva la stangata sul tetto massimo detraibile delle polizze vita e infortuni: dimezzato per il 2013 a 630 euro, ridotto a 230 euro dal 2014. Servirà, in parte, a salvaguardare altri 6.500 esodati. Sebbene la dote stanziata si riduca a 583 milioni in sei anni, non 700 come illustrato dal ministro Giovannini. Sorpresa finale: se l’Iva dalla nuova tranche di debiti della P.a. (per ora solo 7,3 miliardi in più dei 10 annunciati) sarà meno fruttuosa o ballerini i 600 milioni di condono alle slot machine, saliranno gli acconti Ires e Irap, ma anche le accise. Benzina compresa. Infine, non v’è traccia scritta del cosiddetto “impegno politico” a cancellare il saldo Imu di dicembre. Neanche nella relazione al decreto.
L’IMPOSTA
Enti di ricerca nessuna gabella Aiuti alla Polizia.
« DEFINITIVAMENTE abolita» la prima rata dell’Imu su prime case e terreni agricoli per il 2013. Così si legge nella relazione del decreto da ieri in Gazzetta ufficiale.
Nulla sulla seconda rata. L’impegno politico a cancellarla, assicurato da Letta e Alfano, per ora vale non più di un annuncio. Contenti invece i costruttori: viene confermato l’azzeramento dell’Imu dal 2014 sui fabbricati invenduti (dimezzata per quest’anno). Mentre le case delle cooperative edilizie a proprietà indivisa e il
social housing saranno considerate al pari delle prime case, ma dal prossimo anno (per il 2013, abbuonata solo la prima rata, così come per le case popolari). Altra novità, l’esenzione dall’Imu dal 2014 per gli immobili destinati alla ricerca scientifica. Mentre l’unica casa di proprietà di forze armate, polizia, prefetti, vigili – che vivono altrove in affitto – sarà considerata prima. Misura che potrebbe suscitare malumori nei tanti proprietari che si trasferiscono per lavoro e pagano l’Imu sulla casa posseduta in altri municipi come seconda. Su 15 articoli del decreto, alla fine solo il primo è dedicato all’Imu. Riforma e Service tax rimandate all’autunno.
LA TARES
I Comuni liberi di fare esenzioni sulla tassa rifiuti.
ELIMINATA la prima rata dell’Imu, lo Stato provvede a rimborsare i Comuni del mancato gettito. E dunque stanzia 2,3 miliardi per quest’anno. Nella speranza, solo annunciata sin qui, di trovare risorse per eliminare anche il saldo di Natale. Il decreto poi mette circa 76 milioni, una cifra molto piccola, per gli anni futuri, dal 2014 in poi. In pratica il governo apre un capitolo di spesa che andrà riempito con 2 miliardi strutturali (per sempre) da trovare e scrivere nella legge di Stabilità. Senza questi soldi, la futura Service tax sarà pesante tanto quanto l’Imu e zero benefici per i proprietari. Il decreto poi agevola i sindaci spostando da fine settembre a fine novembre il termine per deliberare il bilancio del 2013. Concede loro un ulteriore anticipo, dopo quello di febbraio, di 2,5 miliardi sul Fondo di solidarietà. Posticipa al 2015 la riforma contabile (stessa tipologia di bilancio per tutti). Consente massima flessibilità sulla Tares da far pagare ai cittadini a dicembre. Ma agevolazioni ed esenzioni non potranno essere coperte con «risorse diverse dai proventi » della stessa tassa sui rifiuti (nessun incremento fiscale extra).
GLI AFFITTI
Alt agli sfratti aiuti ai morosi senza colpa.
IL “piano casa” predisposto dal ministro Lupi, all’articolo 6 del decreto, dovrebbe «riattivare il circuito del credito» e sostenere mutui e affitti. Due le strategie. Da una parte, l’intervento della Cassa depositi e prestiti (da definire con l’Abi, ma il ministro parlava di 4 miliardi) per incrementare la liquidità delle banche e consentire loro di erogare mutui agevolati alle famiglie o permettere ristrutturazioni ed efficientamento energetico delle abitazioni. Ma anche per finanziare il social housing, l’edilizia sociale. La seconda strategia passa per tre fondi esistenti, implementati di 160 milioni nel biennio 2014-2015: per l’acquisto della prima casa, la sospensione per 18 mesi delle rate del mutuo, l’aiuto per il credito a giovani coppie e precari under 35, il sostegno a chi è in affitto e ha redditi bassi. Viene poi istituito un fondo nuovo per la “morosità incolpevole” da 40 milioni nel biennio, a supporto di chi è a rischio sfratto per difficoltà temporanee (perdita lavoro, malattia, infortunio). Infine, il decreto riduce l’aliquota dal 19 al 15% della cedolare secca che i proprietari pagano sui canoni di affitto concordati.
IL LAVORO
Per gli esodati ci sono in cassa solo 583 milioni.
IL PROVVEDIMENTO, firmato ieri dal presidente Napolitano, contiene poi anche misure assai attese da due categorie di lavoratori: i dipendenti delle aziende in crisi e gli esodati, senza reddito né pensione. La Cassa integrazione e la mobilità in deroga vengono rifinanziate per 500 milioni (ma le Regioni e i sindacati chiedevano un miliardo e mezzo per arrivare alla fine dell’anno). Lo stanziamento è però coperto per metà con un taglio al Fondo per la contrattazione di secondo livello (sgravi contributivi). L’altra misura salvaguarda invece 6.500 esodati, fin qui esclusi da altri provvedimenti, oggetto di licenziamenti individuali tra il 2009 e il 2011 e intrappolati nel limbo della riforma Fornero che ha allungato i tempi per andare in pensione. Le risorse per quest’altro gruppo di “esodati” sono pari a 583 milioni in sei anni (dal 2014 al 2019), ben più basse dei 700 milioni annunciati mercoledì dal ministro Giovannini, di cui 151 milioni l’anno prossimo. E coperte con la stangata sulle polizze vita e infortuni. Il decreto poi riscrive al rialzo i risparmi che frutterà, fino al 2019, la riforma Fornero, destinati al Fondo esodati.
LE AZIENDE
Crediti imprese il rimborso scende da 10 a 7,3 miliardi
L’ALTRA novità, annunciata mercoledì in conferenza stampa dal ministro dell’Economia, riguarda l’ammontare dei debiti della Pubblica amministrazione da rimborsare alle imprese entro quest’anno. Saccomanni ha annunciato lo stanziamento di 10 miliardi in più – da sommare ai 20 già rimessi in moto, di cui 5 effettivamente già nelle casse aziendali – per sostenere la crescita. Ma anche per assicurare all’Erario un gettito Iva di ritorno, utilissimo in questi tempi di magra per coprire il decreto Imu. Ebbene nel provvedimento definitivo, ora
in Gazzetta ufficiale, la quota extra di debito è un po’ inferiore: 7,3 miliardi. Da reperire con emissione del debito pubblico da 8 miliardi (interessi compresi). Il sottosegretario Baretta assicura però che la parte mancante – per arrivare a 10 miliardi – sarà aggiunta con ogni probabilità in sede di legge di Stabilità. Il gettito Iva ulteriore contabilizzato dalla Ragioneria ammonta a 925 milioni. Qualora ne arrivassero di meno, scatterebbe la non piacevole clausola di salvaguardia inserita nel decreto: aumento di acconti Ires e Irap e delle accise (tabacchi, alcol, benzina).
LE COPERTURE
Slot machine se il condono non va accise più care
UN CONDONO già contestatissimo. Quello che frutterà allo Stato 600 milioni, così è scritto nel decreto Imu. Ovvero un quarto del danno erariale (in totale 2,5 miliardi) contestato dalla Corte dei Conti ai produttori delle slot machine, perché nel periodo 2004-2009 le macchinette non sarebbero state collegate alla rete di controllo del fisco, gestita dalla Sogei. Se questi denari non fossero recuperati dall’Erario entro quest’anno, il 20% delle coperture scovate dal governo e dalla Ragioneria per abolire la prima rata dell’Imu e finanziare gli altri interventi andrebbero in fumo. E dunque scatterebbe la clausola di salvaguardia prevista nell’ultimo articolo del provvedimento: accise, acconti Ires e Irap tutti rivisti al rialzo per recuperare una cifra pari all’ammanco. Ma questa somma è a forte rischio e con essa la probabilità di vedere anche la benzina aumentare. Il presidente di Confindustria giochi, Massimo Passamonti, sul punto è deciso: «Non verseremo i 600 milioni allo Stato, confidiamo nel verdetto di Appello. La responsabilità è della Sogei e dei ritardi nel realizzare il collegamento».
I RISPARMI
Le prime risorse dai forti tagli ai ministeri
QUANTO vale il decreto? Tre miliardi per quest’anno, circa mezzo miliardo dal prossimo. Dei tre miliardi, quasi tutto è occupato dalla prima rata dell’Imu (da sola pesa per 2,3 miliardi). Dunque come verrà finanziata la sua cancellazione? Nessuna nuova tassa («Tax free» diceva Alfano). Tagli ai ministeri: 300 milioni (quasi metà dalla Difesa). Tagli a spese per investimenti, sempre in capo ai ministeri: 676 milioni (quasi interamente a carico del dicastero dell’Economia). Tagli alla Cassa conguaglio del settore elettrico: 300 milioni (ma l’Authority vigilerà per evitare salassi nelle bollette di luce e gas). Tagli al fondo per la contrattazione di secondo livello: 250 milioni. Condono alle slot machine: 600 milioni. Iva sulla
tranche extra di debiti dello Stato rimborsati alle imprese: 925 milioni. Su queste due entrate esiste però un alert: in mancanza, scatta la clausola di salvaguardia su accise e acconti. E poi c’è la stangata sulle polizze: frutterà 458 milioni nel 2014, 661 nel 2015, 490 dal 2016. Infine, il taglio di 200 milioni al Mose di Venezia e di 100 milioni agli investimenti per la rete ferroviaria nazionale.
p.s.
qualcuno ha ancora il coraggio di dire che aiuterà la crescita e la domanda delle famiglie una tale rapina?
dal blog di triskell185 (che a sua volta prende l'articolo dalla Repubblica del 01/09/2013)
Decreto Imu arriva la stangata sulle polizze-vita rispunta l’aumento per l’acconto Ires-Irap. Tutte le Misure. (Valentina Conte).
Napolitano promulga il testo. No all’Irpef sulle case sfitte. Le novità rispetto al testo iniziale. Tra le clausole di salvaguardia accise più care. In Italia al taglio del fisco nazionale corrisponde spesso il rincaro delle addizionali. Si è cominciato con l’Ici nel 1992 agli albori della seconda Repubblica.
Nel decreto Imu nessun accenno al taglio della seconda rata.
Polizze vita, stangata sulle detrazioni Acconto Ires-Irap, rispunta l’aumento.
IL DOSSIER. La manovra.
Assai impopolare far pagare, oltre l’Imu, anche l’Irpef sulle case sfitte. Così dal decreto, firmato ieri dal Capo dello Stato, la norma sparisce. Come anche ciò che doveva finanziare: lo sconto alle imprese per l’Imu versata sui capannoni (deducibilità al 50% da Irpef e Ires). Sconto che sarà ripreso dalla legge di Stabilità in ottobre, assicura il sottosegretario Baretta. Tra le novità del decreto, arriva la stangata sul tetto massimo detraibile delle polizze vita e infortuni: dimezzato per il 2013 a 630 euro, ridotto a 230 euro dal 2014. Servirà, in parte, a salvaguardare altri 6.500 esodati. Sebbene la dote stanziata si riduca a 583 milioni in sei anni, non 700 come illustrato dal ministro Giovannini. Sorpresa finale: se l’Iva dalla nuova tranche di debiti della P.a. (per ora solo 7,3 miliardi in più dei 10 annunciati) sarà meno fruttuosa o ballerini i 600 milioni di condono alle slot machine, saliranno gli acconti Ires e Irap, ma anche le accise. Benzina compresa. Infine, non v’è traccia scritta del cosiddetto “impegno politico” a cancellare il saldo Imu di dicembre. Neanche nella relazione al decreto.
L’IMPOSTA
Enti di ricerca nessuna gabella Aiuti alla Polizia.
« DEFINITIVAMENTE abolita» la prima rata dell’Imu su prime case e terreni agricoli per il 2013. Così si legge nella relazione del decreto da ieri in Gazzetta ufficiale.
Nulla sulla seconda rata. L’impegno politico a cancellarla, assicurato da Letta e Alfano, per ora vale non più di un annuncio. Contenti invece i costruttori: viene confermato l’azzeramento dell’Imu dal 2014 sui fabbricati invenduti (dimezzata per quest’anno). Mentre le case delle cooperative edilizie a proprietà indivisa e il
social housing saranno considerate al pari delle prime case, ma dal prossimo anno (per il 2013, abbuonata solo la prima rata, così come per le case popolari). Altra novità, l’esenzione dall’Imu dal 2014 per gli immobili destinati alla ricerca scientifica. Mentre l’unica casa di proprietà di forze armate, polizia, prefetti, vigili – che vivono altrove in affitto – sarà considerata prima. Misura che potrebbe suscitare malumori nei tanti proprietari che si trasferiscono per lavoro e pagano l’Imu sulla casa posseduta in altri municipi come seconda. Su 15 articoli del decreto, alla fine solo il primo è dedicato all’Imu. Riforma e Service tax rimandate all’autunno.
LA TARES
I Comuni liberi di fare esenzioni sulla tassa rifiuti.
ELIMINATA la prima rata dell’Imu, lo Stato provvede a rimborsare i Comuni del mancato gettito. E dunque stanzia 2,3 miliardi per quest’anno. Nella speranza, solo annunciata sin qui, di trovare risorse per eliminare anche il saldo di Natale. Il decreto poi mette circa 76 milioni, una cifra molto piccola, per gli anni futuri, dal 2014 in poi. In pratica il governo apre un capitolo di spesa che andrà riempito con 2 miliardi strutturali (per sempre) da trovare e scrivere nella legge di Stabilità. Senza questi soldi, la futura Service tax sarà pesante tanto quanto l’Imu e zero benefici per i proprietari. Il decreto poi agevola i sindaci spostando da fine settembre a fine novembre il termine per deliberare il bilancio del 2013. Concede loro un ulteriore anticipo, dopo quello di febbraio, di 2,5 miliardi sul Fondo di solidarietà. Posticipa al 2015 la riforma contabile (stessa tipologia di bilancio per tutti). Consente massima flessibilità sulla Tares da far pagare ai cittadini a dicembre. Ma agevolazioni ed esenzioni non potranno essere coperte con «risorse diverse dai proventi » della stessa tassa sui rifiuti (nessun incremento fiscale extra).
GLI AFFITTI
Alt agli sfratti aiuti ai morosi senza colpa.
IL “piano casa” predisposto dal ministro Lupi, all’articolo 6 del decreto, dovrebbe «riattivare il circuito del credito» e sostenere mutui e affitti. Due le strategie. Da una parte, l’intervento della Cassa depositi e prestiti (da definire con l’Abi, ma il ministro parlava di 4 miliardi) per incrementare la liquidità delle banche e consentire loro di erogare mutui agevolati alle famiglie o permettere ristrutturazioni ed efficientamento energetico delle abitazioni. Ma anche per finanziare il social housing, l’edilizia sociale. La seconda strategia passa per tre fondi esistenti, implementati di 160 milioni nel biennio 2014-2015: per l’acquisto della prima casa, la sospensione per 18 mesi delle rate del mutuo, l’aiuto per il credito a giovani coppie e precari under 35, il sostegno a chi è in affitto e ha redditi bassi. Viene poi istituito un fondo nuovo per la “morosità incolpevole” da 40 milioni nel biennio, a supporto di chi è a rischio sfratto per difficoltà temporanee (perdita lavoro, malattia, infortunio). Infine, il decreto riduce l’aliquota dal 19 al 15% della cedolare secca che i proprietari pagano sui canoni di affitto concordati.
IL LAVORO
Per gli esodati ci sono in cassa solo 583 milioni.
IL PROVVEDIMENTO, firmato ieri dal presidente Napolitano, contiene poi anche misure assai attese da due categorie di lavoratori: i dipendenti delle aziende in crisi e gli esodati, senza reddito né pensione. La Cassa integrazione e la mobilità in deroga vengono rifinanziate per 500 milioni (ma le Regioni e i sindacati chiedevano un miliardo e mezzo per arrivare alla fine dell’anno). Lo stanziamento è però coperto per metà con un taglio al Fondo per la contrattazione di secondo livello (sgravi contributivi). L’altra misura salvaguarda invece 6.500 esodati, fin qui esclusi da altri provvedimenti, oggetto di licenziamenti individuali tra il 2009 e il 2011 e intrappolati nel limbo della riforma Fornero che ha allungato i tempi per andare in pensione. Le risorse per quest’altro gruppo di “esodati” sono pari a 583 milioni in sei anni (dal 2014 al 2019), ben più basse dei 700 milioni annunciati mercoledì dal ministro Giovannini, di cui 151 milioni l’anno prossimo. E coperte con la stangata sulle polizze vita e infortuni. Il decreto poi riscrive al rialzo i risparmi che frutterà, fino al 2019, la riforma Fornero, destinati al Fondo esodati.
LE AZIENDE
Crediti imprese il rimborso scende da 10 a 7,3 miliardi
L’ALTRA novità, annunciata mercoledì in conferenza stampa dal ministro dell’Economia, riguarda l’ammontare dei debiti della Pubblica amministrazione da rimborsare alle imprese entro quest’anno. Saccomanni ha annunciato lo stanziamento di 10 miliardi in più – da sommare ai 20 già rimessi in moto, di cui 5 effettivamente già nelle casse aziendali – per sostenere la crescita. Ma anche per assicurare all’Erario un gettito Iva di ritorno, utilissimo in questi tempi di magra per coprire il decreto Imu. Ebbene nel provvedimento definitivo, ora
in Gazzetta ufficiale, la quota extra di debito è un po’ inferiore: 7,3 miliardi. Da reperire con emissione del debito pubblico da 8 miliardi (interessi compresi). Il sottosegretario Baretta assicura però che la parte mancante – per arrivare a 10 miliardi – sarà aggiunta con ogni probabilità in sede di legge di Stabilità. Il gettito Iva ulteriore contabilizzato dalla Ragioneria ammonta a 925 milioni. Qualora ne arrivassero di meno, scatterebbe la non piacevole clausola di salvaguardia inserita nel decreto: aumento di acconti Ires e Irap e delle accise (tabacchi, alcol, benzina).
LE COPERTURE
Slot machine se il condono non va accise più care
UN CONDONO già contestatissimo. Quello che frutterà allo Stato 600 milioni, così è scritto nel decreto Imu. Ovvero un quarto del danno erariale (in totale 2,5 miliardi) contestato dalla Corte dei Conti ai produttori delle slot machine, perché nel periodo 2004-2009 le macchinette non sarebbero state collegate alla rete di controllo del fisco, gestita dalla Sogei. Se questi denari non fossero recuperati dall’Erario entro quest’anno, il 20% delle coperture scovate dal governo e dalla Ragioneria per abolire la prima rata dell’Imu e finanziare gli altri interventi andrebbero in fumo. E dunque scatterebbe la clausola di salvaguardia prevista nell’ultimo articolo del provvedimento: accise, acconti Ires e Irap tutti rivisti al rialzo per recuperare una cifra pari all’ammanco. Ma questa somma è a forte rischio e con essa la probabilità di vedere anche la benzina aumentare. Il presidente di Confindustria giochi, Massimo Passamonti, sul punto è deciso: «Non verseremo i 600 milioni allo Stato, confidiamo nel verdetto di Appello. La responsabilità è della Sogei e dei ritardi nel realizzare il collegamento».
I RISPARMI
Le prime risorse dai forti tagli ai ministeri
QUANTO vale il decreto? Tre miliardi per quest’anno, circa mezzo miliardo dal prossimo. Dei tre miliardi, quasi tutto è occupato dalla prima rata dell’Imu (da sola pesa per 2,3 miliardi). Dunque come verrà finanziata la sua cancellazione? Nessuna nuova tassa («Tax free» diceva Alfano). Tagli ai ministeri: 300 milioni (quasi metà dalla Difesa). Tagli a spese per investimenti, sempre in capo ai ministeri: 676 milioni (quasi interamente a carico del dicastero dell’Economia). Tagli alla Cassa conguaglio del settore elettrico: 300 milioni (ma l’Authority vigilerà per evitare salassi nelle bollette di luce e gas). Tagli al fondo per la contrattazione di secondo livello: 250 milioni. Condono alle slot machine: 600 milioni. Iva sulla
tranche extra di debiti dello Stato rimborsati alle imprese: 925 milioni. Su queste due entrate esiste però un alert: in mancanza, scatta la clausola di salvaguardia su accise e acconti. E poi c’è la stangata sulle polizze: frutterà 458 milioni nel 2014, 661 nel 2015, 490 dal 2016. Infine, il taglio di 200 milioni al Mose di Venezia e di 100 milioni agli investimenti per la rete ferroviaria nazionale.
p.s.
qualcuno ha ancora il coraggio di dire che aiuterà la crescita e la domanda delle famiglie una tale rapina?
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lunedì 18 giugno 2012
"lui" ci mette la faccia, noi il .....
RISTRUTTURAZIONI - Passa dal 36% al 50% la quota di detrazione Irpef per le ristrutturazioni fino a 96.000 euro e fino al 30 giugno 2013.
CREDITO IMPOSTA "QUALIFICATI" - Arriva il credito d'imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200mila euro annui ad impresa per l'assunzione di personale qualificato.
CREDITO IMPOSTA COMUNI - I Comuni potranno utilizzare i crediti d'imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici. -
GIOVANI E GREEN ECONOMY - Finanziamenti agevolati alle aziende che investono in progetti di «green economy» e che assumono a tempo indeterminato under 35 e giovani laureati.
PROJECT BOND - Arrivano le obbligazioni da parte delle società di progetto sul modello europeo. I project bond saranno «appetibili per gli investitori» per realizzare nuove infrastrutture. Aliquota al 12,5%.
FONDO IMPRESE CON BUDGET 2 MILIARDI - Viene costituito un Fondo per la crescita sostenibile con un budget di 2 miliardi.
SRL SEMPLIFICATA PER TUTTI - La srl semplificata per gli under 35, viene estesa dal decreto sviluppo a tutti ma con paletti sul capitale.
NO STOP PER IMU EDILIZIA, SI' COMPENSAZIONE IVA - Per le imprese edili è al momento saltata la norma per escludere per tre anni dall'Imu, gli immobili invenduti. L'intervento era previsto nella bozza del provvedimento arrivata in cdm. Resta la compensazione Iva.
AZIENDE IN CRISI - Le aziende colpite dalla crisi, ma che hanno comunque prospettive di ripresa, non saranno obbligate a dichiarare il fallimento ma potranno ricorrere direttamente al concordato preventivo.
ALIMENTI AI POVERI - Viene istituito all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura un fondo per il finanziamento dei programmi di distribuzione di derrate alimentari ai poveri.
PROROGA SISTRI - Si proroga al 31 dicembre 2013 il termine per l'entrata in vigore del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri).
PIANO CITTÀ - Per l'attuazione arriva una cabina di regia.
TAXI - Viene prorogato a fine anno il decreto per impedire l'esercizio abusivo del servizio taxi.
SU WEB CONTRIBUTI IMPRESE - Andranno sul web sovvenzioni, contributi e sussidi alle imprese e l'attribuzione di compensi a persone e imprese di importo complessivo superiore a 1.000 euro. -
RIMBORSI VELOCI PER PROCESSI LUNGHI - Arrivano rimborsi più veloci per i processi civili troppo lunghi.
FILTRO IMPUGNAZIONI - Si punta a migliorare l'efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità.
ITALIA DIGITALE - Viene istituita l'Agenzia per l'Italia Digitale SOTTO la vigilanza del Presidente del Consiglio.
IDROCARBURI - Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione.
IMPORT CARBURANTI - Dal 2013 l'import di prodotti petroliferi finiti liquidi da Paesi non appartenenti all'Ue dovrà essere autorizzata dal Ministero dello sviluppo.
ICE ED ENIT - È fissata a 450 la dotazione organica dell'Agenzia con la conseguente entrata nei ruoli del Mise del rimanente personale dipendente. Viene inoltre avviata la riorganizzazione della rete Enit all'estero.
PESCA - Viene introdotto un sistema volontario di indicazione dell'origine per chi vende al dettaglio prodotti della pesca, così da poter segnalare al consumatore la dicitura "prodotto italiano".
COPERTURE - La copertura finanziaria sarà reperita, a partire dal 2013, con riduzioni di spesa e con le maggiori entrate previste dalle sanzioni introdotte del provvedimento per chi viola le regole per i prodotti a denominazione di origine protetta o Igp. Nuove entrate sono attese con l'armonizzazione del trattamento fiscale tra le polizze emesse da assicurazioni italiane ed estere che non pagano l'imposta annua dello 0,35%.
.. questa la chiama "legge per la crescita", ma il punto non é tanto nelle misure in se che potrebbero anche funzionare se:
ci fossero misure di sostegno alla domanda e non solo all'offerta:
non ci fossero milioni di precari di tutte le età senza diritti né futuro;
non ci fossero oltre 300 mila esodati, di cui solo 65 mila riconosciuti ufficialmente dalla Fornero;
la disoccupazione, e la inoccupazione, giovanile non superasse il 30% del totale;
se i diritti al lavoro e dl lavoro fossero garantiti con legge dello Stato e non disconosciuti da esso;
il tema del confronto non fosse sulla possibilità di licenziare ma .. di assumere;
non si fosse spostato sul mondo del lavoro quello che una volta si pagava in compartecipazione con quello delle imprese;
i salari reali non fossero bloccati ..... al 1993
non si prevedesse di licenziare, oltre le decine di migliaia di lavoratori nel privato, anche 280 mila pubblici .... e poi le tasse chi le paga? Le professioni o i bottegai? Ce li vedete affannarsi a correre per pagare le tasse?
non si impoverisse lo Stato che, già gravato dalla gramigna della politica autoreferenziale e corrotta, vede (s)vendere anche i gioielli di famiglia con una ulteriore redistribuzione verso il privato, leggasi banche e uomini d'affari, di ricchezza pubblica (stimata in 500 miliardi di euro, mentre in realtà se ce ne ricaverà l'1% sarà grasso che cola);
si continuerà a votare per i soliti noti, e ignoti, come finora fatto;
si smette di pagare il debito estero e di redistribuire alle banche le enormi risorse che lo Stato spilla a noi che non possiamo non dichiarare tutto;
lo Stato riprende il timone dell'economia, senza dirigismi e con l'azionariato popolare, e ricomincia a pompare moneta dove serve e non dove vogliono i ladri della finanza (internazionale e non);
si inverte il trend della riforma pensionistica dove chi é sotto i 14 mila euro veda difeso l'assegno pensionistico e sopra di esso ridotto il coefficiente di trasformazione sul quale si calcola l'assegno pensionistico;
si riducono iva (per tutti i beni tranne quelli di lusso) e irpef (per i redditi basssi e medio-bassi) e contemporaneamente si ripristina penalmente il falso in bilancio cancellando 30 anni di legislazione salvifica per gli evasori;
i servizi essenziali sono riportati nell'ambito pubblico, mediante azionariato popolare, e gestiti secondo Costituzione (criteri di economicità) senza trombati e clientele;
... continuo? Detto quanto sopra "qualcuno" ha detto che ci mette la faccia: questo non lo so perché nel nostro paese c'é una sorta di masochismo di una discreta fetta dei nostri concittadini che tende a "dimenticare" e "perdonare" so però che una larghissima fetta di italiani di sicuro ci rimetteranno il ........ chiaro?
CREDITO IMPOSTA "QUALIFICATI" - Arriva il credito d'imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200mila euro annui ad impresa per l'assunzione di personale qualificato.
CREDITO IMPOSTA COMUNI - I Comuni potranno utilizzare i crediti d'imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici. -
GIOVANI E GREEN ECONOMY - Finanziamenti agevolati alle aziende che investono in progetti di «green economy» e che assumono a tempo indeterminato under 35 e giovani laureati.
PROJECT BOND - Arrivano le obbligazioni da parte delle società di progetto sul modello europeo. I project bond saranno «appetibili per gli investitori» per realizzare nuove infrastrutture. Aliquota al 12,5%.
FONDO IMPRESE CON BUDGET 2 MILIARDI - Viene costituito un Fondo per la crescita sostenibile con un budget di 2 miliardi.
SRL SEMPLIFICATA PER TUTTI - La srl semplificata per gli under 35, viene estesa dal decreto sviluppo a tutti ma con paletti sul capitale.
NO STOP PER IMU EDILIZIA, SI' COMPENSAZIONE IVA - Per le imprese edili è al momento saltata la norma per escludere per tre anni dall'Imu, gli immobili invenduti. L'intervento era previsto nella bozza del provvedimento arrivata in cdm. Resta la compensazione Iva.
AZIENDE IN CRISI - Le aziende colpite dalla crisi, ma che hanno comunque prospettive di ripresa, non saranno obbligate a dichiarare il fallimento ma potranno ricorrere direttamente al concordato preventivo.
ALIMENTI AI POVERI - Viene istituito all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura un fondo per il finanziamento dei programmi di distribuzione di derrate alimentari ai poveri.
PROROGA SISTRI - Si proroga al 31 dicembre 2013 il termine per l'entrata in vigore del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri).
PIANO CITTÀ - Per l'attuazione arriva una cabina di regia.
TAXI - Viene prorogato a fine anno il decreto per impedire l'esercizio abusivo del servizio taxi.
SU WEB CONTRIBUTI IMPRESE - Andranno sul web sovvenzioni, contributi e sussidi alle imprese e l'attribuzione di compensi a persone e imprese di importo complessivo superiore a 1.000 euro. -
RIMBORSI VELOCI PER PROCESSI LUNGHI - Arrivano rimborsi più veloci per i processi civili troppo lunghi.
FILTRO IMPUGNAZIONI - Si punta a migliorare l'efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità.
ITALIA DIGITALE - Viene istituita l'Agenzia per l'Italia Digitale SOTTO la vigilanza del Presidente del Consiglio.
IDROCARBURI - Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione.
IMPORT CARBURANTI - Dal 2013 l'import di prodotti petroliferi finiti liquidi da Paesi non appartenenti all'Ue dovrà essere autorizzata dal Ministero dello sviluppo.
ICE ED ENIT - È fissata a 450 la dotazione organica dell'Agenzia con la conseguente entrata nei ruoli del Mise del rimanente personale dipendente. Viene inoltre avviata la riorganizzazione della rete Enit all'estero.
PESCA - Viene introdotto un sistema volontario di indicazione dell'origine per chi vende al dettaglio prodotti della pesca, così da poter segnalare al consumatore la dicitura "prodotto italiano".
COPERTURE - La copertura finanziaria sarà reperita, a partire dal 2013, con riduzioni di spesa e con le maggiori entrate previste dalle sanzioni introdotte del provvedimento per chi viola le regole per i prodotti a denominazione di origine protetta o Igp. Nuove entrate sono attese con l'armonizzazione del trattamento fiscale tra le polizze emesse da assicurazioni italiane ed estere che non pagano l'imposta annua dello 0,35%.
.. questa la chiama "legge per la crescita", ma il punto non é tanto nelle misure in se che potrebbero anche funzionare se:
ci fossero misure di sostegno alla domanda e non solo all'offerta:
non ci fossero milioni di precari di tutte le età senza diritti né futuro;
non ci fossero oltre 300 mila esodati, di cui solo 65 mila riconosciuti ufficialmente dalla Fornero;
la disoccupazione, e la inoccupazione, giovanile non superasse il 30% del totale;
se i diritti al lavoro e dl lavoro fossero garantiti con legge dello Stato e non disconosciuti da esso;
il tema del confronto non fosse sulla possibilità di licenziare ma .. di assumere;
non si fosse spostato sul mondo del lavoro quello che una volta si pagava in compartecipazione con quello delle imprese;
i salari reali non fossero bloccati ..... al 1993
non si prevedesse di licenziare, oltre le decine di migliaia di lavoratori nel privato, anche 280 mila pubblici .... e poi le tasse chi le paga? Le professioni o i bottegai? Ce li vedete affannarsi a correre per pagare le tasse?
non si impoverisse lo Stato che, già gravato dalla gramigna della politica autoreferenziale e corrotta, vede (s)vendere anche i gioielli di famiglia con una ulteriore redistribuzione verso il privato, leggasi banche e uomini d'affari, di ricchezza pubblica (stimata in 500 miliardi di euro, mentre in realtà se ce ne ricaverà l'1% sarà grasso che cola);
si continuerà a votare per i soliti noti, e ignoti, come finora fatto;
si smette di pagare il debito estero e di redistribuire alle banche le enormi risorse che lo Stato spilla a noi che non possiamo non dichiarare tutto;
lo Stato riprende il timone dell'economia, senza dirigismi e con l'azionariato popolare, e ricomincia a pompare moneta dove serve e non dove vogliono i ladri della finanza (internazionale e non);
si inverte il trend della riforma pensionistica dove chi é sotto i 14 mila euro veda difeso l'assegno pensionistico e sopra di esso ridotto il coefficiente di trasformazione sul quale si calcola l'assegno pensionistico;
si riducono iva (per tutti i beni tranne quelli di lusso) e irpef (per i redditi basssi e medio-bassi) e contemporaneamente si ripristina penalmente il falso in bilancio cancellando 30 anni di legislazione salvifica per gli evasori;
i servizi essenziali sono riportati nell'ambito pubblico, mediante azionariato popolare, e gestiti secondo Costituzione (criteri di economicità) senza trombati e clientele;
... continuo? Detto quanto sopra "qualcuno" ha detto che ci mette la faccia: questo non lo so perché nel nostro paese c'é una sorta di masochismo di una discreta fetta dei nostri concittadini che tende a "dimenticare" e "perdonare" so però che una larghissima fetta di italiani di sicuro ci rimetteranno il ........ chiaro?
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