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lunedì 4 novembre 2019

Svimez, Italia in trappola demografica: popolazione ha smesso di crescere dal 2015

Fonte: W.S.I. 4 Novembre 2019, di Alessandra Caparello

La popolazione dell’Italia ha smesso di crescere dal 2015, da quando continua a calare a ritmi crescenti, soprattutto nel Mezzogiorno e l’esaurimento del lungo periodo di transizione si è tradotto in una vera e propria trappola demografica nella quale una natalità in declino soccombe a una crescente mortalità. Così quanto rivela Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, nel Rapporto 2019.
Crisi demografica ed emigrazioni accentuano il divario Nord e SudLa crisi demografica e le emigrazioni accentuano i divari tra Sud e Centro-Nord dice l’associazione secondo cui dall’inizio del secolo a oggi la popolazione meridionale è cresciuta di soli 81 mila abitanti, a fronte di circa 3.300.000 al Centro-Nord. Nel corso dei prossimi 50 anni, sottolinea il Rapporto Svimez 2019, il Sud perderà 5 milioni di residenti di cui 1,2 milioni sono giovani e 5,3 milioni persone in età da lavoro, mentre il Centro-Nord perderà 1,5 milioni. Secondo l’Associazione inoltre, le immigrazioni contribuiscono ad accentuare gli squilibri tra le due aree del Paese. Nel 2018 gli stranieri con 4,4 milioni, sono quasi l’11% della popolazione del Centro-Nord e solo il 4,4% di quella meridionale.
Il Pil italiano, ipotizzando una invarianza del tasso di produttività, diminuirebbe nei prossimi 47 anni a livello nazionale da un minimo del 13% ad un massimo del 44,8%, cali di intensità differenti interesserebbero il Nord e il Sud del Paese: si ridurrebbero così le risorse per finanziare una spesa pubblica in aumento per il maggior numero di pensioni e per l’assistenza sociale e sanitaria.
Giovani continuano a fuggireIl Sud inoltre, dice il Rapporto, continua a perdere giovani, fino a 14 anni (-1.046 mila) e la popolazione attiva in età da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila) per il calo delle nascite e la continua perdita migratoria. Il saldo migratorio verso l’estero ha raggiunto i -50mila nel Centro-Nord e i -22 mila nel Sud. Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2.015 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. Un’alternativa all’emigrazione è il pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 dal Mezzogiorno ha interessato circa 236 mila persone (10,3% del totale).
La riapertura del divario Centro-Nord Mezzogiorno, continua l’associazione, riguarda i consumi, soprattutto della PA. Nel dettaglio i consumi (+0,2%) sono ancora al di sotto di -9 punti percentuali nei confronti del 2018, rispetto al Centro-Nord, dove crescono del +0,7%, recuperando e superando i livelli pre crisi. Ma sono gli investimenti la componente più dinamica della domanda interna (+3,1% nel 2018 nel Mezzogiorno, a fronte di +3,5% del Centro-Nord). In particolare, crescono gli investimenti in costruzioni (+5,3%), mentre si sono fermati quelli in macchinari e attrezzature (+0,1% contro +4,8% del Centro-Nord).
Le previsioni macroeconomiche della SVIMEZ stimano il Pil italiano a +0,9% nel 2018, + 0,2% nel 2019 e +0,6% nel 2020. In particolare, il Centro-Nord sarebbe al +0,9% nel 2018, al +0,3% nel 2019, al +0,7% nel 2020. Una crescita, come si può vedere, molto modesta anche nelle aree più sviluppate del Paese. Al Sud nel 2018 l’aumento sarebbe del +0,6%, calerebbe a -0,2% nel 2019 e risalirebbe leggermente a +0,2% nel 2020.

mercoledì 31 gennaio 2018

Cuneo, gli industriali esortano i giovani a non studiare

Fonte: Il Fatto Quotidiano Società | 31 gennaio 2018  Filosofo
Cuneo, gli industriali ai giovani: «Se volete lavorare non studiate troppo». Parole chiare, dirette, senza troppe perifrasi. Parole nelle quali si condensa, in fondo, l’eterno problema del rapporto tra potere e sapere. Il messaggio è forte e chiaro: se siete colti, formati e pensanti siete un problema, cari giovani. È proprio così. Nulla è più fastidioso e insopportabile, per chi comanda, di un sottoposto che sappia pensare con la sua testa e, dunque, valutare da sé, con occhio vigile e mente libera, senza accettare in silenzio e con irriflessa passività il comando ricevuto. Lo sappiamo, nihil novi.
Da sempre il potere odia il sapere: mira a contenerlo, a limitarlo, ad amministrarlo, di modo che esso possa essergli funzionale e, comunque, mai si attivi per metterne in discussione l’assetto. Il potere odia il sapere e, in ogni caso, preferisce l’ignoranza. Che è troppo spesso sinonimo di passività e disponibilità a obbedire cadavericamente, senza battere ciglio. Ora tutti si fingono increduli per la frase, certo un po’ brusca, ma se non altro schietta e diretta, degli industriali di Cuneo. E magari a fingersi increduli sono gli stessi che da anni, a colpi di “buona scuola” et similia, hanno attivamente operato per condurci nel baratro della società analfabetizzata e a ignoranza sempre più diffusa. Dove quel che conta – vi dice qualcosa la “alternanza scuola-lavoro”? – non è lo studio, ma il lavoro immediato e quelli che il sommo poeta chiamava “i sùbiti guadagni”.
Insomma, giovani. Sappiatelo: se studiate, siete pericolosi per il potere. E dunque, a maggior ragione: studiate con zelo e vera passione, non v’è nulla di più rivoluzionario!
Società | 31 gennaio 2018

mercoledì 13 dicembre 2017

Perché diventiamo Neet? Siamo colpevoli di aver assecondato le nostre inclinazioni

Fonte: Il Fatto Quotidiano Lavoro & Precari | 13 dicembre 2017 
 

di Stefano Menolascina
Conseguire al giorno d’oggi una laurea magistrale, uscire dall’ovattato mondo universitario e arrabattarsi a cercar lavoro significa imbattersi in ostacoli insormontabili e delusioni cocenti: è il destino di chi detiene una delle cosiddette “lauree deboli”, anche se ottenuta con il massimo dei voti e con la lode.
Iniziano le vane e umilianti peregrinazioni dai Centri per l’impiego alle Agenzie private di somministrazione, le lunghe attese davanti agli sportelli, gli umilianti colloqui con addetti spesso annoiati, a volte infastiditi, raramente empatici e gentili. I rituali d’ingresso si susseguono invariabilmente secondo lo stesso copione, inesorabilmente identici, monotoni, frustranti, tanto nel pubblico quanto nel privato. Nasce qualche sospetto che le domande di routine servano esclusivamente ad arricchire le banche dati.
S’inviano centinaia, se non migliaia, di curricula, corredati da opportune lettere di presentazione, ovviamente stilate ad hoc, in cui si ha l’impressione di doversi pubblicizzare come merce in vendita, ma che raramente conducono all’agognato colloquio presso un potenziale datore di lavoro. Ci si dichiara disponibili a tutto, anche a stage non retribuiti, a tirocini sotto pagati, persino a lavorare gratis. Al nulla di fatto segue la disperazione, per cui si finisce per rivolgersi ai Centri d’orientamento, o a psicologi, con il risultato di uscirne frastornati, con la consapevolezza di essere le persone sbagliate, al posto sbagliato, nel momento sbagliato.
Ci si rassegna a gravare ulteriormente sul magro bilancio familiare e ci s’imbarca in uno dei costosi master post-lauream proposti dalle varie università. Ma, poiché la situazione resta immutata, ci si auto-accusa per aver voluto assecondare le proprie inclinazioni, disobbedendo alla ferrea volontà del dio mercato, che esige informatici, ingegneri, tecnici, non certo degli umanisti. A che servono infatti coloro che possiedono una cultura, magari vasta, poliedrica e plurilinguistica? Non sono certamente utili a una società globalizzata e tecnologicamente avanzata, senza dubbio non sono le risorse necessarie ai mercati, alle aziende, alle multinazionali.
È stato un disastroso flop il tanto atteso progetto Garanzia giovani, che si sperava avrebbe risolto il problema dell’inoccupazione, o perlomeno ci avrebbe condotto all’acquisizione dell’esperienza indispensabile ad accedere al mondo del lavoro. Nella maggior parte dei casi la pluriennale iscrizione al piano non sortisce né lavoro, né esperienza, né formazione; sovente tutto si risolve in un colloquio con il personale dei Centri per l’impiego, e nella stesura di un piano d’azione individuale che non genera nessuno degli effetti auspicati.
Al fine di rendersi più appetibili agli occhi del mercato, si affrontano ulteriori esborsi, sempre alle spalle della famiglia, per colmare le lacune della propria formazione: si seguono corsi ad hoc e s’intraprendono percorsi di studio e lavoro all’estero. Al ritorno in patria, ci si scontra con le dure leggi di un mercato che non valorizza conoscenze, competenze e talenti. Le barriere innalzate dalle aziende e dagli intermediari sono insormontabili: è indispensabile risiedere nelle immediate vicinanze del luogo di lavoro – inutile dichiararsi disponibili a trasferire il proprio domicilio – è tassativo non aver superato l’età d’apprendistato, è categorico aver maturato una pluriennale esperienza specifica.
I pochi colloqui che si riescono a spuntare a volte conducono a episodi paradossali e grotteschi, se non fossero frustranti e tragici. Si può essere arruolati “in prova” per solo un giorno e, concluso il lavoro necessario, essere congedati con pochi soldi a titolo di rimborso spese, con i pretesti più astrusi, magari affermando che non c’è stato feeling con le colleghe. Si può essere criticati e messi in discussione non per questioni di skills, ma per lo standing non sufficientemente curato, o perché il paletot non ricade con un perfetto aplomb. Si può essere convocati per un colloquio, percorrere decine di chilometri e sentirsi riferire che il responsabile del personale o il titolare dell’Azienda sono indisposti, per cui l’incontro è rinviato sine die.
Anche le più estenuanti e caparbie ricerche di lavoro finiscono per essere vanificate da un sistema perverso: aziende e intermediari non attestano la ricezione del dossier di candidatura, i selezionatori dopo il colloquio o non forniscono il feedback fondamentale per migliorare le proprie performance, oppure lasciano l’aspirante lavoratore in perenne attesa di Godot, trincerandosi dietro un silenzio assordante. Se osiamo sollecitare il responso utilizzando il perentorio linguaggio giuridico, talvolta veniamo liquidati con risposte monolitiche, preconfezionate, generiche, elusive, a volte scortesi. Abbiamo l’impressione di esserci auto-lesi, poiché abbiamo osato troppo, apparendo così fastidiosi e importuni.
Ecco perché frustrati, delusi, finiamo per arrenderci, per vivere alla giornata, per sentirci ormai vecchi, sfiniti e privi di speranza a 30 anni.
Non ci è nemmeno concessa la chance di reinventarci imparando un mestiere: l’età d’apprendistato termina a 29 anni. Siamo diventati dei Neet.
Lavoro & Precari | 13 dicembre 2017

mercoledì 29 novembre 2017

Lavoro: nonostante la ripresa, italiani continuano la fuga all’estero

WSI  29 novembre 2017, di Mariangela Tessa

I segnali di ripresa economica non bastano. I giovani continuano a lasciare l’Italia per trasferirsi all’estero in cerca di lavoro. È la fotografia scattata da Federico Fubini, in un articolo del Corriere.it da cui emerge, numeri alla mano, che nel 2017 “il numero di italiani che se ne vanno per cercare di farsi una vita all’estero continua a crescere verso livelli mai raggiunti prima”.
Un trend che non sembra risentire dunque delle schiarite del mercato del lavoro, e che va in controtendenza rispetto a quanto sta succedendo in Spagna, Portogallo e altri Paesi europei colpiti dalla Grande recessione i cui deflussi stanno scemando:
Tra le mete più ambite dagli italiani in pole position resta Londra, nonostante la Brexit. I numeri sono confermati dal dipartimento del Lavoro di Londra che ha pubblicato le cifre sugli stranieri che nell’anno chiuso a giugno 2017 avevano attivato un “National Insurance Number” per vivere e lavorare nel Regno Unito. Si legge nell’articolo:
Fra i principali Paesi europei, solo Italia, Grecia e Bulgaria registrano flussi in aumento rispetto all’anno prima e solo l’Italia (con 60mila iscrizioni) lo fa fra i grandi Paesi di origine delle migrazioni verso la Gran Bretagna (vedi grafico). Spaventati dalla Brexit o incoraggiati dalla ripresa nei loro Paesi, spagnoli, portoghesi, irlandesi, polacchi, ungheresi o slovacchi fanno tutti segnare crolli a doppia cifra degli afflussi verso il Regno Unito. Ma né l’uscita di Londra dall’Unione europea, né il rallentamento dell’economia britannica, né l’accelerazione di quella italiana intaccano gli arrivi di italiani.
Rallentano invece i flussi verso la Germania, mentre restano stabili quelli in Svizzera:
L’emigrazione italiana – si legge ancora – verso la Germania nel 2016 segna un rallentamento, ma molto lieve: l’ufficio statistico tedesco registra 50 mila arrivi; sono meno dei 74 mila del 2014, eppure più degli arrivi di italiani del 2012 quando in Italia c’era stata una distruzione netta di oltre 200 mila posti di lavoro. Anche la Svizzera, terza grande destinazione degli emigranti di casa nostra, non riporta continui aumenti: 19 mila nel 2016, che pure è stato l’anno di maggiore creazione di lavoro in Italia da decenni.

giovedì 29 giugno 2017

“Vecchi al lavoro, giovani senza” L’atto d’accusa di Papa Francesco Ma serve crescita o non si cambia (ROBERTO MANIA)

Per il Vaticano “è stolta e miope” la società che tiene padri in fabbrica e figli a casa, un’anomalia causata dal Pil che resta basso.
ROMA – Dice Papa Francesco che «è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga un’intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti». È l’anomalia del mercato del lavoro italiano con i giovani disoccupati e gli anziani occupati. Un conflitto generazionale che si trascina ormai da decenni in una cornice fatta di blocco della natalità, allungamento della speranza di vita, frantumazione del mercato del lavoro, innalzamento dell’età pensionabile, rivoluzione tecnologica e politiche di austerity. Ma soprattutto bassissimi tassi di crescita dell’economia, prima, durante e anche dopo la doppia recessione che ci ha colpiti in questo nuovo secolo.

È la questione del lavoro italiana, quella che ha (ri)sollevato il Pontefice. Con un tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) che si aggira permanentemente intorno al 40 per cento, in Europa facciamo meglio solo di Grecia e Spagna, con i paesi del nord (Germania in testa) che registrano tassi di disoccupazione giovanile quasi fisiologici. «Ma non sottovalutiamo il fatto — ricorda Emilio Reyneri, professore emerito di sociologia del lavoro alla Bicocca di Milano — che i giovani italiani entrano più tardi nel mercato del lavoro anche perché più tardi escono dalla scuola».
La crisi, da cui non siamo ancora completamente fuori, non ha fatto altro che accentuare queste tendenze. La perdita occupazione dei giovani nel periodo compreso tra il 2007 (anno dell’inizio della crisi) e il 2014 la percentuale di occupati con età tra i 15 e i 29 anni è scesa tra gli uomini del 12 per cento e tra le donne del 6. Ben diverso lo scenario per i lavoratori maturi. Lo ha descritto sulla voce. info il demografo Gianpiero Dalla Zuanna: «Il tasso di occupazione nella classe 55-74 anni cresce (nello stesso periodo di tempo, ndr) per entrambi i sessi di dieci punti percentuali, superando nel 2016 il 38 per cento fra gli uomini e il 22 per cento tra le donne». Se non ci fosse stata la legge Fornero che per salvare l’Italia dalla bancarotta ha impennato nel 2011 l’età pensionabile, la crescita dell’occupazione matura sarebbe stata più lenta. Solo, dunque, una questione di velocità del fenomeno.
Ma perché le affermazioni del Papa non riescono a tradursi in una ricetta per ribaltare la situazione, per riportare i giovani al lavoro e gli anziani al riposo? «Perché l’Italia non cresce», risponde netto Nicola Rossi, professore di economia politica a Tor Vergata, autore, vent’anni fa, di un pamphlet di successo e provocatorio dal titolo inequivocabile: “Meno ai padri più ai figli”. «La nostro anomalia nasce dal fatto che non cresciamo da oltre venti anni. Questo è il punto. E per questo è dannoso il messaggio del Papa che spinge i giovani a pensare che per ottenere qualcosa è necessario toglierla a qualcun altro. Così abbiamo messo definitivamente una pietra sul mito dell’infallibilità papale».
Insomma non c’è la staffetta, non c’è il ricambio nello stesso posto di lavoro. Perché non c’è uno stock fisso di numero di posti di lavoro. In media su quattro lavoratori che escono per anzianità dal mercato ne entra uno solo. «E poi — aggiunge Vincenzo Galasso che insegna economia alla Bocconi e che con Tito Boeri ha scritto “Contro i giovani” — i posti di lavoro non sono più uguali. Un sessantenne e un giovane hanno conoscenze assai diverse, vale nelle imprese ma anche nei servizi compresi quelli professionali». Ma pure Galasso pensa come Rossi che la vera svolta possa arrivare solo dall’aumento del Pil. «In una battuta: servirebbe un miracolo del Papa per far crescere l’economia dopo che ha benedetto l’Ape, cioè lo strumento che permetterà a chi lo vorrà un’uscita anticipata dal lavoro».
Articolo intero su La Repubblica del 29/06/2017.

mercoledì 19 aprile 2017

“L’11,9 per cento delle famiglie in grave difficoltà economica nel 2016”

“Nel 2016 non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio”. E per gli under 35 è sempre più difficile trovare lavoro.L’11,9 per cento delle famiglie italiane nel 2016 si è trovata nelle condizioni di “grave deprivazione materiale”. Lo rileva l’Istat nel dossier sul Def, nel corso dell’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. I minori che nel 2016 risultano in condizioni di “grave deprivazione” sono 1.250.000, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni. “Tale quota risulta in lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti”.
“Nonostante il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie – ha spiegato Roberto Monducci, dirigente dell’Istituto di statistica – nel 2016 non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio. Secondo i dati provvisori del 2016, tale quota si attesta all’11,9%, sostanzialmente stabile rispetto al 2015″. Tra gli altri dati Monducci spiega che “tra il 2015 e il 2016 l’indice peggiora per le persone anziane (65 anni e più) da 8,4% a 11% e per chi vive in famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (da 32,1% a 35,8%)”.
Monducci ha ricordato che “il governo ha messo in campo una serie di provvedimenti importantissimi per quanto riguarda la lotta alla povertà”. Ma a petto di un “miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie”, dall’altra parte “non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale. Si tratta della quota di persone che sperimentano sintomi di disagio di vario tipo” che, secondo i dati provvisori del 2016 “è stabile” rispetto all’anno precedente. Nonostante “migliori il mercato del lavoro, crescita economica e la disuguaglianza – osserva il direttore – rimane stabile questa quota che percepisce gravi difficoltà”.
Il miglioramento del mercato del lavoro tuttavia non riguarda i giovani tra i 25 e i 34 anni, per i quali “la situazione” è “ancora sfavorevole“, sottolinea Monducci. Secondo il dossier del Def, infatti, per gli under 35 senza lavoro trovare un posto risulta sempre più difficile. “I dati longitudinali della Rilevazione sulle forze di lavoro consentono di effettuare un’analisi delle transizioni verso l’occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza”, spiega. “Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo”. E i dati evidenziano un peggioramento, perché “la quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)”. (dal Fatto Quotidiano)
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Le riforme? Funzionano.... Avanti tutta!!!

lunedì 17 ottobre 2016

Povertà, Caritas: “Ora aumenta con il diminuire dell’età. E al Sud colpisce più gli italiani che gli stranieri”

di | 17 ottobre 2016  dal Fatto Quotidiano

Al Sud, nei centri di ascolto della Caritas gli italiani che chiedono aiuto per arrivare a fine mese hanno superato gli immigrati. E in tutta Italia esiste una vera e propria emergenza giovani, dovuta alla crisi del mercato del lavoro che continua a penalizzarli: più diminuisce l’età, più cresce la povertà. Sono alcuni degli aspetti che emergono dal rapporto 2016 della Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo ‘Vasi comunicanti’, elaborato sui dati del 2015, che affronta questi temi confrontano la situazione in Italia e quel che accade oltre i confini nazionali. Il documento, frutto dell’analisi dei dati e delle esperienze quotidiane delle oltre duecento Caritas diocesane operanti sul territorio nazionale, arriva nella Giornata internazionale della povertà e a due giorni dal varo di una legge di bilancio che, stando alle slide presentate da Matteo Renzi, rinvia al 2018 l’aumento di 500 milioni del Fondo per la lotta alla povertà. Quelle risorse, necessarie per far partire il Reddito di inclusione attiva, come fatto notare dalla Cisl erano state al contrario promesse per il 2017. “Un errore ed un danno all’intero Paese”, accusa il sindacato. Intanto l’Eurostat ha reso noto che la Penisola è al quarto posto nella Ue per aumento (+3,2%) del rischio di povertà tra il 2008 e il 2015, alle spalle di Grecia (+7,6%), Cipro (+5,6%) e Spagna (+4,8 per cento).
LA POVERTÀ INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALL’ETA’ – Secondo i dati Istat in Italia vivono in uno stato di povertà 1,58 milioni di famiglie, per un totale di quasi 4,6 milioni di individui. Si tratta del numero più alto dal 2005 ad oggi. “Le situazioni più difficili sono quelle vissute dalle famiglie del Mezzogiorno – spiega il rapporto – da quelle con due o più figli ancora minorenni, dalle famiglie di stranieri, dai nuclei il cui capofamiglia è in cerca di un’occupazione o operaio, ma anche dalle nuove generazioni”. Ed è quest’ultimo un elemento inedito messo in luce dall’analisi della Caritas, che stravolge il vecchio modello italiano: “La povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all’età, diminuisce all’aumentare di quest’ultima”. La crisi del lavoro, infatti, continua a penalizzare soprattutto giovani e giovanissimi sia in cerca di una prima occupazione sia di un nuovo lavoro, ma anche gli adulti rimasti senza un impiego. D’altro canto, secondo gli ultimi dati Istat, l’incidenza più alta di povertà si registra proprio tra i minori, gli under 18, seguita dalla classe 18-34 anni. Al contrario gli over 65, diversamente da quanto accadeva meno di un decennio fa, si attestano su livelli contenuti di disagio. Il risultato è che degli oltre 4,5 milioni di poveri totali, il 46,6% ha meno di 34 anni (si tratta di 2 milioni e 144mila persone).
I DATI DEI CENTRI DI ASCOLTO: SEMPRE PIU’ UOMINI E DISOCCUPATI – Accanto ai dati dell’Istat il rapporto fornisce quelli raccolti presso i centri di ascolto promossi dalle Caritas diocesane o collegati con esse (1.649 centri di ascolto dislocati su 173 diocesi). Nel corso del 2015, le persone incontrate sono state 190.465. Ed ecco un’altra novità. “Come nel passato – spiega il dossier – il peso degli stranieri continua ad essere maggioritario (57,2%), ma non più in tutte le aree del Paese”. Nel Mezzogiorno la percentuale di italiani è pari al 66,6%. Il 2015 segna anche un ulteriore cambio di tendenza: per la prima volta risulta esserci una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. L’età media delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto è 44 anni. Disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale.
Tra i beneficiari dell’ascolto e dell’accompagnamento prevalgono le persone sposate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Si tratta di persone con la licenza media inferiore per il 41,4%, la licenza elementare (16,8%) o la licenza di scuola media superiore (16,5%). I bisogni o problemi più frequenti che li hanno spinti a chiedere aiuto sono soprattutto materiali: povertà economica (76,9%), disagio occupazionale (57,2%), problemi abitativi (25%) e familiari (13%). Ma la verità è che in molti casi queste difficoltà si sommano l’una all’altra rendendo la situazione ancora più complessa.
LA POVERTÀ DEI RIFUGIATI E DEI RICHIEDENTI ASILO – A questi dati, si aggiungono quelli relativi ai rifugiati e ai richiedenti asilo. Nel 2015 sono sbarcati sulle coste italiane 153.842 migranti, provenienti soprattutto da Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan, Gambia, Siria, Mali. i richiedenti asilo sono stati 83.970, mentre dieci anni fa (nel 2005) erano poco più di 10mila. “Nel corso del 2015 i profughi e i richiedenti asilo in fuga da contesti di guerra che si sono rivolti ai Centri di Ascolto Caritas sono stati 7.770”, spiega il rapporto. Si tratta per lo più di uomini (92,4%), con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da Stati africani e dell’Asia centro-meridionale. Basso risulta essere il loro capitale sociale e culturale. Numerosi i casi di analfabetismo (26,0%). Il 61,2% si trova in situazioni di povertà economica (povertà estrema o mancanza totale di un reddito). Oltre la metà (il 55,8%) non ha un posto dove vivere. Queste persone chiedono beni e servizi materiali (pasti alle mense, vestiario, prodotti per l’igiene) oltre a un alloggio. “Il 2015 è stato definito come ‘l’annus horribilis’ per i movimenti migratori – chiosa la Caritas – per l’elevato numero di rifugiati, sfollati e morti, ma anche per la debolezza e l’egoismo che molti Paesi hanno dimostrato nell’affrontare l’emergenza umanitaria”. Infatti “la politica europea è risultata frammentata, disunita e per molti aspetti inadeguata e le immagini di muri e fili spinati stridono con gli ideali e i principi del grande ‘sogno europeo’, quello di un continente senza più confini”.
di | 17 ottobre 2016

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lunedì 11 luglio 2016

L’Italia 2.0 è questa: salari fermi e produttività al palo (Marco Maroni)

09/07/2016 di triskel182
LO DICONO OCSE, INPS E ISTAT. Riforme inefficaci e povertà in aumento, siamo nella “trappola della bassa crescita”.
La produttività è piatta da 15 anni, i salari sono praticamente fermi, l’ineguaglianza dei redditi è in aumento e come tasso di occupazione siamo al terzo valore più basso tra i paesi sviluppati, dopo Grecia e Turchia. Inoltre, in Italia più di un giovane su quattro non lavora, né studia, né segue corsi di formazione, una categoria di disoccupati con scarsissime prospettive di lavoro, che è aumentata del 44% negli anni della crisi. Questa cruda descrizione della situazione italiana viene dall’Ocse, organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha presentato ieri l’analisi annuale sul mercato del lavoro.
La stagnazione salariale e la bassa produttività sono problemi che affliggono un po’ tutti i paesi sviluppati. Il fatto è che mentre alcuni stanno recuperando il terreno perso dal 2007, altri, come l’Italia, rimangono indietro. “Quasi 10 anni dopo l’inizio della crisi”, scrive l’Ocse dell’Italia, “la crescita dei salari in termini reali è debole, evidenziando il rischio di una stagnazione salariale duratura”. È la cosiddetta “trappola della bassa crescita”: i salari e l’occupazione sono bassi, le famiglie spendono meno, le imprese vendono meno e investono meno. A risentirne alla fine è anche la produttività. Perchè assumere lavoratori poco costosi e flessibili diventa spesso più conveniente che fare efficienza spendendo capitali in macchinari.
Le recenti riforme del lavoro, Jobs act in testa, non sembrano in grado di cambiare in meglio il quadro. La lieve crescita dell’occupazione è infatti legata agli incentivi degli sgravi contributivi e le nuove assunzioni a tempo indeterminato (ma interrompibili in qualunque momento, anche senza giusta causa) sono in buona parte la trasformazione di contratti a termine.
Ieri ha pubblicato il suo rapporto annuale anche l’Inps. I dati mostrano che quasi la metà dei contratti attivati con le decontribuzioni sono “stabilizzazioni di lavoratori all’interno della medesima impresa”. Inoltre, la stabilizzazione dei contratti di lavoro spesso non è accompagnata dal tempo pieno: “quattro lavoratori su 10 assunti con contratto a tempo indeterminato – segnala l’Inps – hanno impeghi part time”. Il risultato è sempre che le famiglie faticano ad arrivare a fine mese.
Che la trappola della bassa crescita sia particolarmente insidiosa in Italia e abbia costi sociali alti lo si è capito ieri anche dalle parole del presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in un audizione al Senato, convocata in relazione al disegno di legge sul contrasto alla povertà presentato da Stefano Lepri(Pd). Alleva ha spiegato che oltre la metà delle famiglie italiane nel 2015 ha limitato le spese per il cibo e una su cinque ha provato a risparmiare anche sulle spese sanitarie. Il 63% cerca di fare economie su abbigliamento e calzature, uno dei settori di punta del made in Italy. Grandi sono le differenze tra regione e regione. La Calabria risulta essere la regione con la spesa mensile familiare più bassa, 1.729 euro, mentre Lombardia, Trentino – Alto Adige ed Emilia – Romagna sono le regioni con la spesa mensile più elevata, tutte e tre attorno ai 3mila euro.
A questa crisi finora non si è risposto in modo adeguato: “gli interventi sociali a sostegno delle Famiglie – ha spiegato Alleva – in Italia pesano per il 4,1% della spesa totale per le prestazioni sociali. Un valore tra i più bassi in Europa”. Va ricordato peraltro che l’Italia, a differenza di tutti gli altri paesi europei, eccetto la Grecia, non ha alcuna forma stabile di sostegno al reddito, il cosiddetto reddito di cittadinanza. Uno strumento che in tempi di crisi argina la caduta dei consumi.
Per gli analisti dell’Ocse, la via d’uscita dalla trappola sono politiche strutturali, che portino a una crescita sostenibile, in grado di assicurare benefici più equamente distribuiti, incluso un più ambizioso uso delle politiche di bilancio. E anche ulteriori riforme strutturali.
Dopo anni di catechismo neoliberista, dunque, l’ufficio studi dei paesi ricchi riconosce che senza mettere in campo l’intervento pubblico, dalla stagnazione secolare non si esce.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 08/07/2016.
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.. anche se non è l'intero articolo mi pare che dica molto sullo stato dell'arte nel quale si trova questo paese dopo anni di austherity, tagli, ritagli, frattaglie, malversazioni, evasione, elusione, clientelismo, corruzione, politici inetti, opposizioni incapaci di fare proposte e, nel caso dei 5STAR, afflitti dalla sindrome del conte ugolino, ecc. ecc. insomma siamo nei guai e siamo senza soldi: non tutti però perchè c'è chi ci sta bene in questo tempo di ladri legalizzati e farà di tutto affinché nulla cambi... a meno che.. ma è molto 'a meno che'...

mercoledì 13 gennaio 2016

Jobs act, ministero del Lavoro ha cambiato le regole.

13/01/2016 di triskel182
“E i disoccupati spariranno dalle statistiche” (Stefano De Agostini)
Una circolare di fine dicembre depotenzia i centri per l’impiego a vantaggio delle agenzie interinali private. Ma elimina anche l’obbligo di iscriversi alle liste di disoccupazione per ottenere i sussidi. Risultato: secondo la ricercatrice Marta Fana “si può ipotizzare che diminuirà la quota di soggetti che cercano lavoro”. Con un impatto positivo sulle rilevazioni ufficiali.Una quota di disoccupati rischia di sparire dalle statistiche Istat. E non perché hanno trovato un posto, ma solo grazie a un cambio di regole nei servizi per l’impiego, deciso dal ministero del Lavoro. La disposizione è contenuta in una circolare approvata a fine dicembre che recepisce le direttive fornite dal Jobs act. E che, segnalano gli addetti ai lavori, avrà anche l’effetto di depotenziare il ruolo dei centri per l’impiego, a vantaggio delle agenzie interinali private.
Ma andiamo con ordine. Finora l’accesso alle prestazioni sociali era legato all’iscrizione alle liste di disoccupazione presso i centri per l’impiego. Ora, con la circolare del ministero, per ottenere i sussidi, basterà produrre un’autocertificazione per dichiarare il proprio stato di inoccupato, cioè di persona priva di impiego, ma non necessariamente in cerca di occupazione. “Si può ipotizzare che diminuirà la quota di soggetti che cercano lavoro, non avendo più l’obbligo di dichiarare la propria disponibilità a lavorare per ottenere le prestazioni sociali”, spiega Marta Fana, dottoranda in Economia a SciencesPo Paris e collaboratrice de Il Manifesto. Fana, va ricordato, è colei che per prima ha segnalato l’errore del ministero del Lavoro sui numeri relativi ai contratti stabili ad agosto. Insomma, se i senza lavoro decideranno di dribblare il sistema dei centri per l’impiego, allora l’Istat potrà registrare un calo dei disoccupati. Senza che i disoccupati siano calati veramente.
“Il questionario Istat sulla rilevazione delle forze di lavoro – aggiunge la ricercatrice – dedica un’ampia sezione ai contatti con i centri per l’impiego, non a caso. Dall’altro lato, è vero che può aumentare la ricerca informale di lavoro, che però appunto rimane informale”. E la circolare del ministero può avere un impatto negativo anche sulle politiche attive, cioè su quelle misure pubbliche pensate per trovare un lavoro a chi non ce l’ha. “I dati dei centri per l’impiego – spiega Fana – sono usati sia dai sindacatisia dalle Regioni per la definizione e lo sviluppo di politiche attive a livello locale. Quindi, al di là della rilevazione Istat, una distorsione nel numero di disoccupati rende questa attività molto meno efficace”
Ma al di là degli aspetti statistici, resta da capire se la circolare implichi un vantaggio concreto per quanti non hanno un lavoro. “A mio avviso no, i disoccupati italiani perderanno un altro riferimento istituzionale che sono i centri per l’impiego – prosegue Fana – Invece di rinforzarli, questi perderanno il ruolo non solo di mediazione tra domanda e offerta, ma anche quella dimonitoraggio. I disoccupati saranno quindi dirottati verso le agenzie interinali. Da decenni i centri per l’impiego vengono accusati di inefficienza e, nonostante le repentine riforme, non sono stati soggetti a veri investimenti sia infrastrutturali sia in termini di competenze”. La ricercatrice segnala quindi il rischio di un progressivo indebolimento delle funzioni dello Stato: “I disoccupati e gli inoccupati, soprattutto quelli più vulnerabili, saranno sempre più in balìa degli attori privati che in Italia, ma non soltanto, agiscono e rafforzano clientele e rapporti di forza sempre più diseguali”.
Infine, la circolare fornisce anche una precisazione sull’assegno di ricollocazione: si tratta di una dote economica da spendere presso un’agenzia per ritrovare lavoro. Il documento spiega che sarà riconosciuta “solo ai disoccupati percettori della Naspi, la cui durata di disoccupazione ecceda i quattro mesi”. Questa postilla, sottolinea Fana, lascerà fuori dal recinto del beneficio tutta una serie di lavoratori in difficoltà: “Vengono esclusi tutti i percettori di Dis-coll, quindi ex collaboratori, tutti i precari che non hanno Naspi e quelli i cui requisiti maturati danno diritto a assegni di disoccupazione di durata inferiore. Insomma, qui la platea dei beneficiari si riduce”.
Da ilfattoquotidiano.it
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insomma falsando i dati la disoccupazione sparisce almeno per una buona percentuale; il che significa che si potrà dire anche se con una bella dose di faccia di bronzo:
  1. che stiamo uscendo dalla crisi;
  2. che l'azione del governo funziona;
  3. che il job act funziona;
  4. che il governo con le riforme sta facendo quello che non hanno fatto i predecessori;
  5. che i gufi ancora una volta sono smentiti;
ecc. ecc. insomma "siamo fuori dal tunnel" e possiamo essere felici..

lunedì 18 maggio 2015

Crisi, il futuro non è rosa

Fonte: Il Fatto Quotidiano di del 17 maggio 2015
Il futuro è rosa? A detta dei politici europei ad americani pare proprio di sì, la crisi è passata e tra poco ricominceremo a crescere. La gente li crede perché molti pensano che peggio di così non si possa andare. Ed invece un gruppetto di economisti sostiene che i continui picchi degli indici di borsa altro non sono che una gigantesca bolla finanziaria, pronta ad esplodere in un futuro non troppo lontano. La grande depressione evitata all’indomani del crollo della Lehman Brothers potrebbe dunque travolgerci nei prossimi vent’anni. Tra costoro ci sono due fratelli Alan e Brain Beaulieu, abbastanza conosciuti negli Stati Uniti che hanno da poco fatto la loro comparsa nelle City di Londra quali consulenti e guru.
Nel loro libro Prosperity in the Age of Decline: How to Lead Your Business and Preserve Wealth Through the Coming Business Cycles sostengono che tra 15 anni gli Stati Uniti, e quindi anche il resto del mondo, saranno vittima di una depressione simile a quella sofferta esattamente un secolo prima. I motivi li conosciamo bene: l’invecchiamento della popolazione, i programmi pensionistici ed i tassi d’interesse vicini allo zero. Ci troviamo di fronte ad uno squilibrio demografico che si tradure in uno scompenso finanziario. Da una parte c’è la generazione dei baby boomers, la più numerosa degli ultimi 100 anni ed anche la più ricca e longeva che vuole godersi la pensione, dall’altra ci sono le generazioni Y ed i millennial, e cioè chi è nato dal 1980 fino al 2000, decisamente meno numerosi e con prospettive di guadagni inferiori. Basta questo per capire che ad un certo punto il sistema pensionistico imploderà e lo stato si troverà a corto di fondi.
Ma non basta, i tassi fermi intorno alla zero gonfiano il valore delle azioni ed offrono alle grandi imprese denaro a costi troppo bassi. Un fenomeno che a sua volta ne fa gravitare i guadagni contabili aumentando il valore delle azioni. Un spirale destinata anch’essa ad implodere.
Si potrebbe obiettare che nella forza lavoro dei prossimi 15 anni ci sono anche gli emigrati e che gli scompensi demografici sono minori di quanto si creda, ma i due aspetti più interessanti della teoria dei Beaulieu si riferiscono ai suggerimenti su come proteggersi e guadagnare dalla grande crisi economica non alle cause. Consigli in gran parte diretti ai giovani della generazione Y ed ai millennial- poiché le prime vittime saranno proprio loro – che i fratelli incitano a seguire un comportamento più razionale di quello dei genitori e che garantisce maggiore sicurezza economica.
In primo luogo devono partecipare maggiormente alla vita politica. Poiché i baby boomers sono più numerosi, il loro peso nell’elettorato è di gran lunga maggiore di quello dei propri figli e nipoti. E questo spiega la reticenza della classe politica a posticipare l’età del pensionamento. Secondo i Beaulieu anche nei paesi dove sono state approvate leggi che alzano la soglia del pensionamento, siamo ancora lontani da una posizione di equilibrio. Spetta ai giovani far pressione sui politici affinché ciò avvenga.
Bisogna poi imparare a vivere al di sotto delle proprie possibilità, ciò significa risparmiare ogni mese, anche solo piccole quantità di denaro. E’ importante introdurre i giovani al risparmio ed insegnare loro ad investire. Accumulare denaro infatti non aiuta, questo deve fruttare qualcosa, deve moltiplicarsi. Secondo i fratelli Beaulieu il mercato azionario durante gli anni 20 sarà particolarmente vantaggioso ed offrirà profitti al disopra del tasso d’inflazione.
Altro consiglio: scegliere una carriera in un’industria in crescita. Qualsiasi settore che ha a che fare con gli anziani va bene, lo stesso vale per tutte le attività economiche relazionate a paesi dove la classe media è in aumento, ad esempio l’America Latina e l’Asia. Assolutamente non entrare in politica. Fino allo scoppio della crisi i politici saranno costretti a misure molto poco popolari: aumento delle tasse, aumento dell’età del pensionamento, tagli della spesa ecc. ecc. Tutto ciò renderà sempre più difficile e meno lauto il loro mestiere.
Pagare tutti i debiti prima dello scoppio della crisi, e cioè il 2030. Cercare poi di non indebitarsi per consumare, se non è possibile acquistare ciò che si vuole in contanti, allora è meglio non farlo. Naturalmente prima dello scoppio della crisi bisognerà liquidare tutti gli investimenti e tenersi il contante per usarlo dopo il crollo ed acquistare a poco prezzo pacchetti azionari, imprese ed immobili.
Ed infatti secondo i fratelli Beaulieu, dopo la grande depressione inizierà un forte ripresa. Anche per loro insomma il futuro, però quello di lunghissimo periodo, è rosa.
p.s.
ATTENZIONE quest'articolo, come quello di ieri, va soppesato e vagliato con molta prudenza perchè gli sacerdoti dell'austerity, se costretti, lo ammettono: non siamo affatto usciti dalla crisi, anzi... ci siamo dentro fino al collo e vi rimarremo finchè non si prenderà atto che unificare un insieme diversificato e culturalmente differente che rappresenta i 2/3 del pianeta non può che creare guasti; soprattutto se chi dovrebbe vigilare e fare l'interesse comune dei singoli, i governi, fanno gli gnorri o, ipotesi più vera e verificabile, tifano perchè ciò accada. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, vero? Ricordate che c'è subito stato qualcuno che ha detto che ci vorranno decenni prima di tornare a livelli di pre-crisi, vero? Ricordate anche che le serie storiche e quindi le equazioni alla base della politica dell'austerity sono errate, vero? Bene se è chiaro ciò chiedetevi se vale davvero la pena di continuare a votare per gli stessi che stanno attivamente contribuendo a rovinarci il futuro...

martedì 31 marzo 2015

lavoro e occupazione: ancora balle....

Nonostante il battage fatto dai media e dallo stesso governo sui dati "positivi" e sulla crescita, del tutto drogata grazie agli incentivi e al tanto mitizzato job act, la realtà arriva con tutto il suo peso tragico: i dati sono, a dir poco, sconfortanti:
  1. Contratti, solo un effetto rimbalzo. Non lo dice un sindacato "comunista" ma il sole24 ore, ossia la confindustria. Al netto delle cessazioni, i nuovi contratti a tempo indeterminato nei primi due mesi dell’anno sono pari a 45.073 poco più della metà dei 79mila sbandierati nei giorni scorsi. Una debacle..... altro che ripresa e bubbole dette! A parte i profittatori e gli opportunisti, che non stanno esitando a licenziare per assumere a basso costo giovani schiavi, il resto del mondo del lavoro è fermo, anzi ha messo la retromarcia....
  2. disoccupazione in generale e giovanile in particolare. Un altro record "storico" (checchè ne dica il Sen. Ichino che rilascia interviste ottimistiche... e ti credo è fra i padri di queste "riforme") raggiunto: il tasso, provvisorio, della disoccupazione giovanile è arrivato al 42,6% (al sud sfiora il 60%) mentre quella generale è di poco sotto al 13% (con forti oscillazioni al sud e fra le donne): altra debacle....
Mi chiedo: ma gli italiani sono davvero così "ingenui (per usare un eufemismo)" da crederci? Non è possibile che qualcosa di così fasullo possa essere credibile. Non è un caso che, approfittando del crollo di Forza Italia (oggi un pezzo da novanta del suo stato maggiore se n'è andato) e dello stallo dei 5Stelle, approvato l'italicum, si torni di corsa alle elezioni generali: ogni momento è buono da domani a metà del 2016....ma la vera notizia è: la riemersione del famoso documento sulla spending review di Cottarelli. Fra le altre cose emergono in maniera chiara “.... misteriosi e non accessibili molti dei flussi finanziari che rappresentano forme diverse di finanziamento del sistema della politica nel nostro Paese”: insomma non riusciva a capire chi mandasse, e per quali vie non trasparenti, fiumi di denaro alla politica!!!!
p.s.
insomma in renzismo rischia di divenire la faccia oscura del già tanto oscuro belusconismo da cui discende... perchè se allora, per motivi puramente strumentali, c'era almeno qualcuno che alzava il ditino, timidamente, e faceva domande "pericolose e tendenziose" oggi, a parte i 5Stelle, non si vede nessuno proprio dello star system fare la stessa cosa: cosa comprensibilissima se si pensa che non sono stati capaci nemmeno di tagliare un cent dai loro stipendi.... nemmeno per i condannati!!!! Eppure i sondaggi son chiari, ammesso che siano validi, ossia il pdmenoellepiùrenzi rischia di stravincere per mancanza di avversari più che per propri meriti......... eccezion fatta per l'enorme astensione annunciata da parte dei cittadini: di cui non frega nulla a nessuno. Lo si può anche capire: con le élite finanziarie, oscure e non, che tifano per chiunque gli garantisca lo status quo e sono pronte a metter mani in tasca per finanziarlo cosa vuoi che siano 40 mln di elettori!
p.s. 2
i dati citati sono tutti facilmente reperibili sui media.. io li ho presi dal Fatto Quotidiano e controllati sui siti ufficiali del sole24 ore e dell'Istat

giovedì 7 novembre 2013

e siamo sempre lì: ce ne accorgiamo quando ce lo sventolano davanti

.... tutti abbiamo letto, immagino con orrore e dolore, le varie notizie che ci hanno illlustrato, con dovizia di particolari in certi casi al limite del pruriginoso, le baby prostitute e ..... la bambina, filippina, virtuale che in poche ore, su un social network mi pare, ha attirato ben 20 mila contatti da ogni parte del pianeta.
Mi chiedo:
  1. ma la notizia, nel senso storico del termine, dov'è?
  2. Volete, forse, dirmi che nessuno sapeva quando già circa dieci anni fa proprio le iene scoperchiarono il mondo degli emo, minorenni o meno, che nelle discoteche ne combinavano di tutti i colori?
  3. Volete, forse, dirmi che nelle discoteche pomeridiane dedicate ai minorenni, come da vari programmi tv dimostrato, non accade nulla... proprio nulla?
  4. Che prima era un mondo felice dove tutti erano "normali"?
  5. che i nostri ragazzi/e, italiani e non, prima andavano a scuola (dove venivano edotti della loro sessualità e messi in guardia contro i cattivi e che con i loro coetanei, e non, usano precauzioni e sono informatissimi su come evitare problemi) e, una volta usciti, facevano i compiti, uscivano con i loro amichetti/e, non accettavano caramelle dagli sconosciuti, usavano internet correttamente senza pruderie, ecc.
ma dove vivono, nel mondo dei sogni?
Qui il vero problema è un altro e molto più angosciante: quanto è diffuso il fenomeno? Cosa possiamo fare per evitare di diventare, oltre che la las vegas dei patiti delle slot e simili, anche il paese dove tutto si vende, e si compra, a un certo prezzo come in una qualunque altra società di mercato?
E, infine, io diffido di coloro che si mostrano scandalizzati dal fenomeno prositutivo:
  1. se il modello della tv è quello che che è; se manze che non sanno nemmeno come si chiamano e si buttano nelle braccia del primo "drago" come vergini sacrificali ... in lacuni casi ricavandoci bei soldi è vero ma facendo da esempio per tutti gli altri;
  2. se ai casting delle varie trasmissioni, tutte, ci vanno in decine di migliaia disposte a tutto, proprio a tutto e per giunta accompagnate/i dalle proprie famiglie;
  3. se, nonostante i tanti difensori della famiglia intesa come società naturale tout court, le scuole (il primo baluardo culturale contro l'ignoranza e il degrado) sono il tempio della inutilità sbandierata e un parcheggificio da fare con lo stesso spirito con cui una volta si faceva il servizio militare di leva.....
  4. se in casa, a scuola, ecc. alcuni argomenti e materie sono praticamente tabù.
cosa ci potevamo aspettare.. che si facessero tutte/i monache? Questi ragazzi/e sono consumatori, e tali saranno da adulti purtroppo, fin da quando sono in fasce e hanno ben compreso come funzionano i meccanismi di una società di mercato senza regole e ne sfruttano gli spazi nell'unico modo nel quale sanno farlo..... a meno di non voler fare i secchioni per 400 euro al mese pur essendo superspecializzati.
Triste destino per queste generazioni: nate troppo tardi per conoscere altro, disilluse, cinici e, falsamente, amorfi fanno di tutto per trovarsi un posto al sole....... anche bruciandosi le ali.
p.s.
sia chiaro che condanno e NON giustifico ASSOLUTAMENTE questi fenomeni prostitutivi (NE' TANTOMENO LA PEDOFILIA); i ragazzi dovrebbero poter crescere serenamente  e viversi e godersi la propria gioventù e potersi costruire il proprio futuro; ma, come detto nel post, tutto gli viene precluso e tutto quello che gli rimane da fare è ...... farsi largo in qualunque modo, anche camminando sul "cadavere" degli altri, i quali altri a loro volta (visto che hanno perso il treno) devono pur campare e trovarsi il proprio posticino nella storia, no? Ci piaccia o meno o affrontiamo il problema alla fonte o ..... questi casi si ripeterannno eccome in futuro anzi questo sarà solo l'inizio e nulla potrà fermarlo.
Come sempre è il sistema da cambiare radicalmente....... prima che diventi la normalità.

mercoledì 17 luglio 2013

.. a proposito, ora come la mettiamo con la dignità del paese, ammesso che ce ne sia rimasta un pò?

Ricapitoliamo:
  1. L'ennesima calderolata passa alle cronache storiche con le scuse; il background rimane ma che ci si può fare? Nulla,... li disegnano così...;
  2. non fu un caso che il sequestro di abu omar finì sotto segreto di stato, vero? E nemmeno fu un caso che il capo della squadra che, con la connivente assistenza dei nostri eroici servizi segreti preposti alla difesa dei cittadini italiani e non, lo sequestrò fu graziato dal nostro Capo dello Stato che mentre monita poi fa anche i fatti.. peccato che questi fatti danneggino l'uomo comune; ma è storia del nostro paese una tal cosa e quindi ci abbiamo fatto il callo ...... da abu omar alle bombe di "casa" nostra al G8 di Genova è tutto un monitare e un sequestare, manganellare, inciuciare, ecc. on la conseguenza che il grovilio canceroso che si è venuto a creare richiederebbe qualcuno che avesse una spada per tagliarlo e non per dirimerlo in quanto sarebbe solo tempo perso;
  3. mentre D'Antona, definito rompi******** da un ministro dell'interno che a sua insaputa si ritrovò proprietario di casa; oggi un altro ministro dell'interno, sempre a sua insaputa (il che mi creerebbe qualche problema dato che significa che la politica è talmente inetta che i vari boss della p.a., anche sapendo di essere degli intoccabili, possono fare il bello e il cattivo tempo senza nessuna o quasi conseguenza per loro), si è visto scavalcato dai propri burocrati e al centro di un trappolone messo su da un complotto italo-kazako ai danni non di un pericolosissimo terrorista ma di una donna e di sua figlia di 6 anni che avevano un unica colpa..... quella di essere moglie e figlia di un dissidente del satrapo kazako. Ci credete? Io no, ma ci crede il Presidente del Consiglio, e se c'è il silenzio assenso, anche il Capo dello Stato e quindi "dobbiamo" crederci anche noi...... vabbè ci sono alcuni comunisti che hanno messo in luce delle "incongruenze" nella storia, ma sono comunisti e quindi poco attendibili.. i soliti pessimisti, disfattisti... poco conta che il burocrate "sacrificato" si senta offeso dal fatto, non di poco conto, di essere incolpato del non aver "informato" il suo capo che l'aveva appena nominato.... (articolo di fiorella sarzanini sul Corriere della sera di oggi online)
  4. e che dire della commediola sugli F35? In parlamento c'è stata una bella commediola fra governo e maggioranza sulla questione "aerei americani che cadono per un fulmine" assolutamente indispensabili per la nostra difesa e per il contesto internazionale nel quale siamo immersi ..... immersi? Forse vogliono dire che siamo i prestanome per far lavorare qualche fabbrichetta americana e la sua appendice italica e per darcela a bere si sostiene anche che creeranno 10 mila (meno male che non parlano di un milione..) posti di lavoro: nemmeno Ettore Petrolini vi si sarebbe avventurato in tali ghirigori, vero? E dove si è fatto a gara per non farsi del male decidendo di soprassedere anzi di far finta di soprassedere per poi comprarli di nascosto, tanto compete al governo, no?
  5. e che dire dei tagli alla politica? Tutti tagli, nessun taglio.. nemmeno il Pirandello de "le maschere nude" avrebbe avuto tanta fantasia.....
naturalmente si potrebbe continuare all'infinito..... ma i cari elettori a questi se li son votati e quindi, che si può dire? Chi è causa del suo mal... ma sapete qual'è la vera questione che sta appassionando l'opinione pubblica e l'uomo comune? Nessuna di quelle, e della altre, su elencate... ma l'incendio per vendetta di alcuni ragazzotti della scuola romana: un atto delinquenziale naturalmente ma che, in una società normale, vedrebbe gli onori della terza pagina di tutti i media e invece... no: tutti ne parlano: radio e tv; rete e politici e tecnici tutti a a fare i soloni e a lambiccarsi su come punirli e se punirli..... ma vogliamo scherzare? Quello che hanno fatto è gravissimo ma parlarne non aiuta, anzi è deleterio dato che ci sarà sicuramente, se non saranno presi seri provvedimenti, un effetto "imitativo" altrove: ma tutto fa a distogliere l'attenzione dai reali problemi: ivi compresa lo stato della istruzione pubblica, distrutta da anni di tagli, da precari, da insegnanti stanchi, malpagati e demotivati e da ragazzi che non vedono alcun futuro per se e quindi, senza molti mezzi culturali, non riescono a capire perchè devono essere bocciati se non fanno una mazza a scuola e non ne ricavano nulla per il loro futuro..... da ciò discende l'atto estremo: ma di ciò nessuno parla perchè significherebbe mettere in discussione i precedenti trent'anni di governo: cosa deleteria per le caste italiche, meglio quindi spostare l'attenzione a valle; tanto chi vuoi che se ne accorga?

domenica 2 dicembre 2012

Tempi moderni.... e futuri?

Come in molti dovrei parlare delle magnifiche sorti che ci saranno per il nostro paese con la vittoria di Bersani (sinistra liberista) su Renzi (sinistra neoberlusconianpopulista)... non mi accalora la cosa, nemmeno un pò perché so, come spero lo sappiamo in molti, chiunque vinca (non le primarie) dovrà seguire l'agenda Monti, senza se e senza ma, per due motivi:
  1. se il sistema vuole replicarsi e porre le basi di "un nuovo ordine mondiale (anche il Capo dello Stato citò questo termine)" la strada da seguire é quella segnata dai mercati, alias banche e finanza e ceti sodali;
  2. se si vuole perpetuare l'attuale stato di cose nel nostro paese (dove a pagare sono dipendenti, giovani, precari, pensionati, donne, extracomunitari, ecc.) non si può deviare .... si può indorarla solo la supposta con abbondanti dosi di vaselina (scusate il francesismo).
... invece voglio parlare d'altro. Prendo spunto da un pamphlet "Senza figli" di Demetrio D. e Rigotti F.

che, riprendendo un saggio della francese Corinne Maier nel suo “No Kids. Quaranta ragioni per non avere figli“, edito in Italia da Bompiani nel 2008, fanno una disamina "filosofica" sui motivi del perché si fanno.
Si parte dai dati Istat che dicono che non solo si fanno figli tardi ma se ne fanno sempre di meno (al netto delle donne non italiane, naturalmente). Comprateli entrambi e capirete la disamina. Io, invece, voglio esaminare non tanto quanto detto nel libro quanto quali sono, a mio parere, le ragioni per cui si dovrebbero farne. Abbiamo creato una società che non investe sui giovani, anzi li precarizza in gran parte rendendoli frustrati e schiavi della propria condizione: niente progetti di vita né tantomeno di un lavoro stabile (cosa praticamente impossibile cone le riforme Treu e successive modificazioni e integrazioni per non parlare delle pensioni da fame che migliaia di lavori precari gli faranno riscuotere a ..... 70 e rotti anni) che permetta loro di metter su famiglia e figli. Non possono nemmeno contare più sui parenti perché fra tasse, imposte, contributi, sanità sempre più a pagamento e pensioni da fame il margine di accumulo di soldi é sempre più esiguo e sempre in più casi a stento si riesce a sopravvivere, immaginarsi anche il dover finanziare i figli (a meno che non se ne vadano a all'estero) per la loro vita futura e lasciargli qualcosa da parte (con il redditometro poi .... se li mollate vi salta al collo l'agenzia delle entrate che anziché occuparsi dei veri evasori si é ridotta a cacciare i primi che gli capitano a tiro.... le categorie che dichiarano tutto); per non parlare della cosiddetta aspettativa di vita: é vero che si allunga mediamente ma nessuno ragione sullla sua qualità perché non é un caso che sempre più italiani vanno alle mense della charitas o si rivolgono ai servizi sociali o, ancora, rovistano negli scarti del mercato la mattina vista la pensione che hanno.
E se a ciò aggiungiamo che il sistema economico planetario (il nuovo ordine mondiale) vuole percorrere la strada di una continua crescita per aumentare i profitti dei pochi, a scapito dei miliardi di individui che ne pagano le conseguenze, sfruttando a fondo le risorse a disposizione senza badare al loro esaurimento per tacere del clima: qual'é l'incentivo a fare dei figli?
Figli ne saranno fatti: é uno degli istinti primordiali, la sopravvivenza della specie, che ci spinge a farlo; nei paesi poveri spesso se ne fanno a iosa per tanti motivi che credo conosciamo non ultimo il non secondario aspetto che all'economia mondiale persone che lavorino per poche decine di euro al mese per 12 ore al giorno, spesso minorenni incatenati, facciano comodo eccome soprattuto se sono senza diritti; da noi, dove si dice che stiamo meglio (ma non é così e lo sappiamo perché mi chiedo se é giusto se ragazzi con i controco******ni qui fanno stage gratis e poi in Inghilterra diventano manager e vengono premiati come superinformatici che producono software che fanno girare enormi macchinari, navi, satelliti, ecc.), se ne fanno di meno forse perché ci ragioniamo, o perché incosciamente comprendiamo che li mettiamo in pericolo e che gli rubiamo il futuro; chissà.... ma il problema rimane: non credo sia tanto capire il come mai ma il perché mai dovremmo metterne al mondo quando non abbiamo la possibilità di dargli un futuro visto che già oggi la disoccupazione giovanile ufficiale viaggia a due cifre, quella ufficiale ma quella vera?
Trovo che sia un falso problema quello che nel libro discettano, così come nell'altro saggio della scrittrice francese, mentre sarebbe meglio ragionare sul perché se ne debbano, come dicevo, fare....
E voi?
In un quadro del genere fareste dei figli?

lunedì 22 ottobre 2012

cari giovani, non siate schizzinosi .. dice la Fornero

«I giovani italiani - ha spiegato il ministro - oggi sono disposti a prendere qualunque lavoro, tant’è che sono in condizioni di precarietà». «Nel passato - ha aggiunto - quando il mercato del lavoro consentiva cose diverse, qualche volta poteva capitare, ma oggi i giovani italiani non sono nelle condizioni di essere schizzinosi».. insomma é anche colpa loro se dopo decenni di studi, con la scuola che si ritrovano davanti (ciò però é anche colpa dei loro genitori che hanno permesso che accadesse la depredazione delle istituzioni scolastiche), per conseguire uno straccio di pezzo di carta (e dando per scontato che non vogliano fare tronisti, veline, nipotine di ..., o non sono figli di burocrati, banchieri, ecc.) che gli apra le porte di una, anche pur piccola, capacità economica e, magari, di fare qualche programma e sogno nel cassetto: non grandi cose ma quelle base, diciamo... e invece fanno mille lavori, quando riescono a farlo, e stage (gratuiti al limite della schiavitù economica) per fare punti. Insomma la Ministro ha fatto l'ennesima gaffe, prontamente rientrata, che si va ad aggiungere alle altre che ha collezionato e che prova, ancora una volta, quanto siano lontani dalla realtà i prof che sono stati nominati al Governo... se non fossimo al limite della tragedia generazionale ci sarebbe da farci una risata per la estemporaneità e lo spontaneismo delle esternazioni ma questi non son tempi felici e quindi ci costringiamo a ingoiare altro fiele frustrante e andare avanti...
cari giovani,
é un blogger di 52 anni che vi parla. Non ascoltate le sirene "governative", siate follemente schizzinosi perché solo così potrete emergere dall'orizzonte grigio nel quale vi hano scacciato e perché solo così potrete pretendere quei diritti, lavoro compreso, che sulla carta avete (e che dell'esistenza dei quali nemmeno, forse, ne sapete l'esistenza) ma che prima vi hanno negato e che poi cancelleranno definitivamente ... quando avranno cancellato anche la Costituzione.

lunedì 8 ottobre 2012

di cosa parliamo? E, soprattutto, di cosa parlano....

Siamo alla solita macelleria, messicana, messa su da chi non sa dare risposte ma solo tonfa e ritonfa perché il suo obiettivo non é dare risposte ma far ingoiare a tutti il proprio costrutto politico-economico che prevede che chi può, come in ogni regime liberale che si rispetti, accede ai servizi (scuola, università, ecc.) e chi no si accontenta di quello che trova: in pratica l'elemosina compassionevole tipica di chi fa lotta di classe in senso inverso; d'altronde che senso avrebbe esser ricco se non ci sono altri che non lo sono e/o lo saranno? Dove sarebbe il divertimento di girare in SUV ladove altri girano in ... macchinette da quattro soldi (per fare un esempio)?
D'altronde nel si salvi chi può dall'ennesima ondata dello tsunami liberista (quello che finirà di eliminare anche solo la speranza di un welfare) ormai ognuno muove, nemmeno tanto al coperto, le pedine che ha a disposizione, facciamo due esempi:
  1. Riforma delle pensioni ed esodati. L'odiosa riforma Fornero rischia di essere la Waterloo di questo governo e della maggioranza che lo sostiene perché la riforma della riforma varata dal Parlamento in questi giorni da un rassemblement che corrisponde alla maggioranza che lo sostiene che prevedeva una serie di scalini a decrescere per quelli nel limbo che ci sono già .. e ci saranno; invece l'impavida Frnero ha alzato un muro dietro il parere della Ragioneria dello stato perché manca la "copertura finanziaria" nonostante, come afferma l'On. Damiano, che dalla sua riforma sono attesi, al netto degli  attuali esodiati, almeno 3 miliardi che potrebbero essere ben impiegati in questa legge di passaggio dal regime precedente a quello forneriano.... é chiaro che si sente odore di elezioni e i partiti hanno molto da farsi perdonare, ecco il perché di tutto ciò ed ecco perché invece il governo "tecnico" alza il muro ben sapendo del loro terrore e del fatto che proprio questo terrore rischia di fargli saltare il lavoro che Monti e co. ancora non hanno finito...
  2. IMU. Il consiglio di stato si oppone all'imu "ecclesiastica" perché nelle sue direttive il Tesoro, ossia il Governo (attuale e pure tutti i precedenti), non ha, chissà come mai, specificato chiaramente quali sono le distinzioni nette fra "commerciale e non" quindi non essendo questi confini chiari, come si fa a farla pagare a Oltretevere e le sue estensioni particolari? Quindi: non possumus....
Insomma, ricapitolando:
  1. i ragazzi che protestano, sono tonfati;
  2. i partiti che cercano di mettere le pezze a quanto hanno votato a pié di lista ora sbattono sul conto presentato dal Governo; in pratica sentono puzza di elezioni, tutti...
  3. lo stesso Governo che, però, fa la faccia feroce con giovani, pensionandi, pensionati, diversamente abili, donne, ecc. si cala le braghe perché, guarda caso, lui e i suoi predecessori hanno "dimenticato" di delineare precisamente una cosa ovvia come il confine fra "attività commerciale e non" lavorando per mettersi da solo i bastoni fra le ruote e quindi evitandosi la rogna Chiesa che protesta per le tasse.... certo il Tesoro ora dovrà trovare un rimedio alla bisogna perché da bravi ragionieri devono far quadrare i conti, ma questa voce temo o sarò molto annacquata o non ci sarà proprio ..... non possumus appunto.

sabato 22 settembre 2012

Shock economy

.. riflettiamo su questa frase di D'Alema: "(la sinistra) una malattia accettabile solo grazie all'esistenza di questa destra".
Che significa?
Che il PD(menoelle) non E' un partito di sinistra ma di destra liberista temporaneamente a sinistra perché c'é il PDL?
Che la sinistra é un male ma necessario perché ..... c'é di peggio?
Che, caduto il Muro di Berlino nel 1989, aveva ragione Norberto Bobbio che nel pamphlet "destrasinistra" teorizzava il superamento destrasinistra per una nuova classificazione "nuovo-vecchio" e "liberali versus liberisti" dove il nuovo é solo ipotetico mentre il vecchio fa il camaleonte spacciandosi per nuovo?
.... e ciò a cosa porta? che ormai non c'é più la necessità di ammantarsi di ideologie vetuste né di schieramenti contrapposti, ma solo di élite, formatesi nelle stesse accademie e che condividono le stesse opinioni ma che hanno differenti punti di arrivo sull'applicazione delle teoria su cui si sono formate, in primis come rendere passivi i "sudditi"; secondo come eliminare eventuali stacoli di concorrenti (che so ... mafie? Qui ci si convive e ci si tratta..); poi come mungere la mucca Stato e infine come scaricare sulla massa informe i costi .... per giunta dicendogli che se le cose andassero male "hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità" e che devono fare sacrifici per rientrare nell'alveo originario mentre loro, le élite, continuano tranquillamente a mungere e a mangiare.... la Regione lazio é solo l'ultima della serie per fare un esempio...
Tutte queste domande dovrebbero portarci al punto principale del post:
Abbiamo davvero compreso il recondito signficato, e le implicazioni, della caduta del Muro di Berlino? Il turbocapitalismo non tollera freni ma richiede reti di salvataggio da parte degli Stati. Per poter dispiegare tutte le potenzialità necessitano due condizioni imprescindibili:
  1. Stati pronti a dissanguarsi per salvare i profitti privati con i soldi dei contribuenti;
  2. Passività dei cittadini.
Queste due condizioni sono le fondamenta del costruendo regime dato che basta che venga meno uno dei due e il sistema si ritorce contro chi l'ha creato ... il compito della sinistra sarebbe questo: e chi meglio degli ex comunisti per evitare che ciò accada? Prendiamo un esempio: la CGIA di Mestre ha quantificato quanto la Fiat ha avuto dallo Stato (al netto degli investimenti fatti) circa 1,4 mld di euro cui vanno aggiunti altri miliardi evidenziati dagli atti camerali citati nel rapporto Giavazzi sulla spending review per le imprese che, al netto delle varie casse integrazioni e altre facilitazioni, possono essere quantificate in ben 2,7 mld, e si potrebbe continuare (le cifre le troverete a pagina 8 del Fatto quotidiano nell'articolo di Salvatore Cannavò del 20/9/2012) perché le cifre servono a poco; quello che invece mi preme sottolineare é che nonostante le strombazzate fatte dal personale politico in realtà il nostro capitalismo non é che una appendice di quello americano il cui principio guida é la socializzazione delle perdite e le privatizzazione dei profitti, il tutto in nome del libero mercato .... che non esiste, né qui né tantomeno negli USA.Un altra prova? Proprio Marchionne l'ha detto chiaro: "andiamo bene dove lo Stato da aiuti all'auto", più chiaro di così .... quindi le cosiddette "riforme" fate NON SERVIVANO A NULLA, PROPRIO NULLA MA ERANO SEMPLICI CONTENTINI PER LIBERAL DEL PD(MENOELLE) E PER I CONFINDUSTRIALI; per quelli con ancora le bistecche fiorentine sugli occhi significa che se te Stato mi dai soldi io (i soldi tuoi) li investo in progetti di nuove auto, in lavoro, ecc. senza t'attacchi e dato che vivi in una società di libero mercato dove te Stato non puoi investire direttamente.... sei fregatoperché per quanto mi riguarda vado altrove ossia laddove altri Stati lo fanno seza discutere (Serbia, Brasile, ecc.); in pratica un ricatto bell'é buono.
In una situazione come quella italiana come si sarebbero comportati i governi se non fossero sottomessi ai tenutari della moneta?
il governo benthamiano (o liberista vero)
non farebbe nulla dal punto di vista finanziario né tantomeno sociale perché il mercato avrebbe trovato la sua stada da solo, l'occupazione idem;
il governo paretiano (liberale classico)
sarebbe intervenuto e avrebbe si dato finanziamenti ma condizionati ad alcuni obiettivi usando la leva fiscale per riequilibrare il mercato; per quanto riguarda il lavoro con alcuni minimi sussidi si sarebbe assicurata la sopravvivenza;
il governo laburista/keynesiano
avrebbe dato la preminenza  all'aspetto sociale dell'econmia facendo leva su interventi pubblici, deficit spending, e sostegno alle famiglie anch'esso condizionandoli al mantenimento dei livelli occupazionali da un lato e dall'altro lasciare che fosse il mercato, in base alla regole date, a trovare un proprio equilibrio vista l'immissione, condizionata anch'essa, di soldi freschi ...naturalmente a fronte di linee di condotta come quella della Fiat non avrebbe certo allargato la borsa e semmai avrebbe chiesto indietro i soldi dati....
... che vi risulti i governi degli ultimi 20 anni hanno tenuto comportamenti rientranti in uno di questi modelli, oppure sono ondeggiati fra uno e l'altro? Io saprei la risposta ma preferisco farla dire ad altri...

mercoledì 25 luglio 2012

Il referendum che nessuno vuole..

Ogni anno lo Stato "dona" alle scuole private, facenti parte del cosiddetto "circuito delle paritarie (ossia quelle che in base ad una legge del governo D'Alema sono riconosciute pari alle pubbliche, con pari diritti ... anche se spesso hanno meno doveri, come quello di accettare disabili)" ed in massima parte cattoliche, milioni di euro: peccato che contemporaneamente le pubbliche vedono proporzionalmente ridotte le dotazioni finanziarie e di personale; quindi anziché spingere per elevare il livello delle paritarie a quello, che era prima della legge 62/2000, delle pubbliche si é fatto in modo di abbassarne il livello a quello delle seconde, le paritarie .... i risultati sono sotto gli occhi di tutti perché gli studenti italiani, secondi solo agli americani, sono pochissimo "preaprati", per non dire ignoranti, secondo il metodo PISA. Il punto é: l'art. 33 della Costituzione davvero, quando parla di "senza oneri per lo Strato", vieta il finanziamento delle cosiddette private, pur se paritarie? Secondo una interpretazione letterale, la risposta é sì; secondo invece una seconda interpretazione, diciamo, "evoluta (che si basa sui lavori preparatori della Costituente)" la risposta é no soprattutto con il combinato disposto del 33 e del 34 della Costituzione. Personalmente, ho fatto qualche ricerca in mattinata, entrambe le interpretazioni sono valide: dipende da come s'intende il concetto di laicità e da come lo Stato si pone di fronte alla libera iniziativa privata in materia d'istruzione, materia quest'ultima tutelata costituzionalmente almeno per i primi otto anni scolastici che devono essere gratuiti e uguali per tutti, senza differenze: e credo che sia questa la strada giusta, perché nessuno vuole vietare ai genitori di poter scegliere, ma da che mondo é mondo solo mettendo insieme ragazzi delle famiglie ricche e quelli dei poveri si possono avere ottime probabilità di impedire la nascita e crescita di una società divisa per caste che non solo non si parlano fra loro ma nemmeno si capiscono; ma soprattutto c'é il rischio che chi meno ha ... ha anche minore istruzione poche probabilità di emergere se ne ha il merito e le capacità, ricordate quello che diceva l'amato capo? Se rimangono con l'insegnamento delle famiglie che inculcano i "valori giusti" anziché quello che imparano nelle scuole..... A Bologna il comitato art. 33 ha proposto un referendum in merito fra i cittadini, referendum che é stato dichiarato ammissibile dai Garanti: fin qui sembrerebbe tutto bene, ma non é così: perché praticamente tutti i partiti sia al governo cittadino che all'opposizione, non M5S che lo appoggia e SEL che é a metà strada fra il si e il no, si sono schierati contro .... strano vero? In uno Stato laico, che rispetta però la libera iniziativa, un privato può e deve, se vuole, aprire una istituzione educativa e lo Stato deve garantirne la possibilità di farla funzionare per ampliare l'offerta ma deve porre degli standard: che necessariamente sono elevati sia per le pubbliche che per le private; é di qualche giorno fa una sentenza della Corte Costituzionale che sostiene che i servizi pubblici non possono essere privatizzati; ciò significa che chiunque può fare libera intrapresa m non a detrimento dell'interesse generale ossia non a detrimento degli usufruitori generali, nel caso dell'istruzione, i giovani o meglio i futuri cittadini le cui famiglie possono e devono poter scegliere quella che ritengono la migliore a disposizione ma non devono essere sospinti verso il privato.... perché il pubblico é morto. Ben venga quindi il referendum; ben venga l'espressione diretta dei cittadini in una materia garantita costituzionalmente; i partiti si ritirino in buon ordine e li lascino esprimere: solo così si mantiene viva la democrazia!!!!!

giovedì 12 luglio 2012

democrazia, elezioni, concertazione ...... che noia

Notato? Da un pò di tempo si sta evidenziando una certa insofferenza: ma non da parte dei biechi comunisti protestatari o dai soliti sobillatori, no ma .... dal Governo.




La democrazia? Un rito, necessario per salvare l'apparenza ma in realtà le si passa sopra non appena si tratta di prendere decisioni appena un pochetto spiacevoli per il soliti noti;

le elezioni? un altro rito: qui sorge un problema, però: non si possono evitare. Quando si prendono decisioni "spiacevoli" poi si paga in termini di voti; secondo voi quanti voti prenderebbe un partito che candidi una Fornero o un Passera o Monti stesso? Per Passera, forse, quancuno si spende pure perché é contiguo in qualche modo al voto cattolico e lì sono così alla canna del gas che pur di mantenere qualche prebenda sono anche disposti a sponsorizzarlo, ma gli altri due? Chi li vota? Ecco perché per l'una c'é sempre il lavoro, a tempo indeterminato sia chiaro, in Banca e per l'altro ..... la Presidenza della Repubblica con la benedizione di tutti.

infine, la concertazione. Che noia: addirittura ci si spinge a imputarle i mali del paese, ci pensate? E' grazie alla concertazione che dal '92 a oggi i lavoratori hanno perso potere d'acquisto e conquistat salari bassi, fra i più bassi d'europa; é grazie alla concertazione che gli industriali fanno il bello e il cattivo tempo in questo paese; é grazie alla concertazione che i lavoratori hanno visto arrivare sulle loro spalle l'intero peso della tassazione sul lavoro con la scusa che senza questa via l'economia andava ramengo così come l'attenuarsi dei diritti, il lavoro in particolare, ha visto cadere i loro capisaldi.... uno alla volta. E' grazie alla concertazione che leggi come la treu son passate e hanno posto le basi dell'attuale buco occupazionale giovanile che vede un giovane su due senza futuro. E si potrebbe continuare per un pò: eppure il Nostro la ripudia, come mai? Ve lo siete chiesto? Secondo me perché sa che é inutile concertare su qualunque cosa: ormai ha vinto; i sindacati sono addomesticati e resi obsoleti, praticamente inutili; ormai l'economia é trasformata: la finanza ha preminenza e, quindi, non ha interesse per parole come democrazia, lavoro ecc. ma interessa solo fare profitto senza ostacoli: perché dannarsi per quache perdita di occupazione; immaginatelo a un tavolo con i sindacati a parlare ma a pensare: che ci faccio qui? A cosa serve parlare con questi qui quando il mercato mi detta l'agenda che devo seguire?

.. ecco perché da qualche tempo (perché non accade solo in Italia) cresce l'insofferenza verso i regimi democratici e i suoi riti ritenuti in qualche modo superati se non dannosi al queito vivere dei mercati: ma non solo i comunisti, bensì i ..... liberali conservatori. Forse pensano sia giunto il momento di gettare la maschera; forse pensano che la mela é ..... marcia al pounto che meglio gettarla; forse pensano chissenefrega: li abbiamo ridotti così al lumicino che hanno altro cui pensare che alla democrazia e alle altre cose che la riguardano; anzi, visto che nelle società crescono moti demagogici e razzisti, si giungerà al paradosso che saranno proprio le persone a chiedere ..... ordine, autorità, rispetto, sicurezza e se da queste richieste manca la democrazia, bé che problema c'é? Abbiamo tutto il resto....

mercoledì 20 giugno 2012

Una bella maturità.. ma cosa poi ne rimane?

Lontani sono i tempi della nostra maturità ma, dopo aver letto le tracce che oggi i ragazzi si son trovati di fronte nella prima prova di esame, son rimasto di sasso: conosceranno questi autori i nostri ragazzi se é vero che secoondo i test PISA sono fra i più "ignoranti" dell'OSCE? O, nonostante le riforme fatte da Berlinguer alla Gelmini, i nostri ragazzi nella loro maggioranza "sanno" e possono serenamente affrontare questi temi, peraltro, ritengo, abbastanza problematici da affrontare? Da Montale alla Harendt che argomenti sono stati tirati fuori quest'anno; personalmente, quando feci la maturità, dovetti affrontare la traccia "il sonno della ragione genera i mostri..."ma si parla del ... 1979, un epoca fa. Nel frattempo la scuola é stata svuotata, deperita, ridotta a fantasma del bel tempo che fu (semmai c'é stato un "bel tempo che fu" perché, vista, e nonostante, la Costituzione da subito i ministri DC dei vari governi che dal '48 in poi hanno pervicacemente lavorato per ridurla ai minimi termini): un cardine sociale che é stato fatto venir meno volontariamente. Che sia un inversione di tendenza? Non ci credo proprio; piuttosto é facile che questo "rigorismo" sia solo di facciata: ben sanno a Roma che il più gettonato sarebbe stato (com'é poi realmente stato oggi) quello sui giovani; non poteva essere altrimenti peraltro perché le altre, a seconda dell'indirizzo, erano improponibili visti i programmi come sono svolti oggi e vista la scarsa preparazione data agli studenti... insomma un occasione persa, l'ennesima, per una genrazione che dovrà affrontare un mondo che non é costruito intorno a loro ma anzi li tiene ai margini come neo-lumpenproletariat da sfruttare, abbindolare, sottopagare, raggirare e quant'altro e quindi non é utile ai ceti dominanti che crescano cittadini forti culturalmente e preparati ad affrontare la, cosiddetta, vita ma piuttosto sono più utili come massa di manovra nella quale ogni tanto pescare qua e là giusto per fargli assaporare il posto al sole: il tutto al netto di quelli che fanno strada o perché figli di papà o perché.. hanno doti "d'immagine" che sanno sfruttare sapientemente con i quali trovare scorciatoie ed essere esempi per gli altri.... triste, vero? Un paese che rinuncia, e non da ora, a dare certezze ai propri giovani (se non quello di trovarsi un/una ricco/a ereditiera/o) non é che non ha "un" futuro ma non ha NESSUN futuro....... in bocca al lupo e non fatevi accecare dai lustrini: la vita dura ma affrontarla senza contare sulle scorciatoie é l'esperienza più bella che durante una vita si possa sperimentare: magari non si va molto lontano ma volete mettere l'enorme soddisfazione del mandare al diavolo i vari venditori di fumo che vi circondano ogni singolo giorno per carpirvi l'unico vero bene che avete (oltre che in moltissimi casi una splendida intelligenza poco sfruttata perché non richiesta, anzi decisamente non di moda) ... proprio la vostra gioventù, i vostri 20 anni che arrivano e passano una sola volta nella vita. Fate poi tutte le scelte che sentite di fare, ivi compreso il continuare gli studi, ma non dimenticate mai che oggi nulla vi é concesso e tutto lo dovrete strappare con la vostra volontà e le vostre capacità, piccole o grandi che siano, perché altrimenti non sarete che sfondo, orizzonte indefinito, il nulla insomma....

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