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venerdì 30 agosto 2019

Acqua azzurra, acqua scarsa. Un dramma che ci appare sempre lontano (e che non lo è affatto)

Fonte: Il Fatto Quotidiano Ambiente & Veleni - 30 Agosto 2019 Paolo Martini

Sono senz’acqua potabile e senza servizi igienico-sanitari adeguati, ancora oggi, più di due miliardi di persone in una sessantina di Paesi del mondo. E, quel che è peggio, nonostante mirino ad ottenere l’accesso all’acqua entro il 2030, anche grazie a piani di sviluppo internazionale, gran parte di questi Stati poveri del Terzo e Quarto mondo non ce la faranno a raggiungere una soglia idrica minima per mancanza di risorse economiche e professionali: è quanto drammaticamente certificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla conferenza di Stoccolma di fine agosto, in occasione della Settimana dell’Acqua.
Questi dati dell’Oms chiudono l’estate in cui si è per la prima volta certificato come il riscaldamento globale produca, tra l’altro, ondate migratorie senza precedenti, i cosiddetti profughi climatici, stimati in 143 milioni di persone entro il 2050.
Purtroppo il dramma dell’acqua ci appare sempre lontano, e anche notizie come quest’ultimo allarme dell’Oms finiscono relegate ai margini dell’agenda dell’informazione nel nostro mondo, si riducono a poche righe scampate a quello che Antonio Scurati (Dal tragico all’osceno, 2012) definì “il doppio filtro di rifiuto e disinteresse”, che è l’ineluttabile destino delle tragedie che hanno protagonisti sfortunatamente nati nel mondo povero.
Eppure almeno il tema dell’acqua dovrebbe trovarci sensibili, dato che persino nella nostra “civilissima” Europa un 16% della popolazione non può contare su acqua corrente potabile e sono addirittura 140 milioni gli europei che non possono accedere ad acque pulite né a servizi igienico-sanitari decenti. E se si calcola che nel mondo muoiono per l’acqua 5mila bambini al giorno (circa 3,5 al minuto! Saranno più di dieci quando avrete finito di leggere questo articolo), sono più di 15mila all’anno qui in Europa. Quindici decine di migliaia di bambini che finiscono al cimitero o chissà, per carenza di risorse idriche adeguate, e sono quasi tutti nella cosiddetta Sub-regione B, che si estende verso est dall’Albania all’Uzbekistan.
Ma forse anche questo dato, pur Incredibilmente Vicino, non ci colpisce affatto Molto Forte, per dirla col celebre titolo di un romanzo di Jonathan Safran Foer, scrittore tra i più sensibili anche agli effetti del climate change. Noi italiani comodamente disponiamo di circa duemila litri d’acqua al giorno a persona, e ne sprechiamo tutti una quantità incredibile: ciò nonostante, circa otto milioni d’italiani soffrono di carenza d’acqua, sotto la soglia dei 50 litri a persona, in particolare durante i quattro mesi estivi.
Ed è proprio la siccità di fronte alla quale ci mette ormai fatalmente il riscaldamento globale che riporterà l’acqua nell’agenda pubblica. Ancora nell’ultima stagione estiva la crisi agricola seguita all’alternanza tra siccità ed episodi estremi di maltempo ha fatto sentire il suo peso nella nostra vita di tutti i giorni. Figurarsi poi se, man mano che salgono le temperature medie, si sposterà sempre più in alto la quota in cui si possono gestire coltivazioni intensive, come meleti e vigneti, che richiedono grandi quantità d’acqua, magari nelle stesse aree dove lo sconsiderato sviluppo distrut-turistico dirotta risorse idriche consistenti verso l’innevamento artificiale.
Ma, se sentite ancora indifferenza per la possibile guerra per l’acqua tra il comparto dello sci e i contadini nel Nord Est – ed è più che comprensibile -, eccovi un’altra notizia che dovrebbe farci riflettere e invece è sfuggita ai più: l’analisi delle vere radici della recessione che si sta innescando nell’economia più forte del Vecchio Continente.
Silenziata quanto un allarme dell’Oms, è filtrata solo tra le righe delle corrispondenze più attente sulla stampa specializzata, la notizia che tra i fattori della crisi tedesca si nota particolarmente – fonte Isabella Buffacchi sul Sole 24 ore – l’abbassamento del livello dei fiumi, che colpisce il settore chiave del trasporto fluviale e genera interruzioni senza precedenti anche nel ciclo produttivo della chimica, che dovrebbe essere continuo e alimentato da grandi quantità d’acqua.
La Germania è leader europeo di questo settore, con 155 miliardi di euro di fatturati sui 542 dell’intera Ue (il che fa della chimica il quarto settore manifatturiero continentale, con nove società tra le top 20 al mondo, e un decisivo contributo di 45 miliardi di euro all’avanzo di bilancio – dati Federchimica 2019). Ecco, se si pensa che la sola industria chimica italiana, che vale un terzo di quella tedesca, ha bisogno di 1300 milioni di metri cubi d’acqua l’anno per il raffreddamento degli impianti (quasi tutta di fiume e in piccola parte di mare), il ragionamento è presto fatto: man mano che la siccità toccherà le nostre tasche, oltre che le nostre abitudini di vita, ci renderemo finalmente tutti conto del dramma dell’acqua.
E anche del problema di fondo, strutturale si direbbe, del rischio estinzione del pianeta: un sistema economico ordo-liberista che, questo sì, comincia a fare acqua da tutte le parti, folle com’è nella finalizzazione al guadagno immediato di pochi, assolutamente indifferente al principio del bene comune.

martedì 22 gennaio 2019

Oxfam, stanno tornando i faraoni. Ce lo dice l’ultimo rapporto sulla distribuzione della ricchezza

Fonte: Il Fatto Quotidiano Economia & Lobby | 22 Gennaio 2019 

La prima volta che mi imbattei nel Rapporto sulla distribuzione della ricchezza che Oxfam rende noto alla vigilia del supervertice di Davos i miliardari necessari a “pesare” tanto quanto la metà della popolazione mondiale erano alcune centinaia. Mi parve un dato così sconvolgente che presi a concludere ogni mio contributo nella radio in cui allora lavoravo con un “ricordatevi di Oxfam”. Uno squilibrio che da solo, scrissi, mi sembrava sufficiente a spiegare tutte le contorsioni e distorsioni politiche e sociali del nostro mondo, dall’ondata populista, che allora faceva le sue prime apparizioni, ai fenomeni migratori di massa.
Negli anni che da allora sono passati il tema della diseguaglianza e della concentrazione di ricchezza è diventato dominante nel dibattito intellettuale, economico e politico. Tutti o tanti fra quelli che contano hanno comprato e magari qualcuno anche letto i libri di Atkinson, Piketty, Milanovic. Altri, invece, si sono accaniti contro i criteri adottati dalla Ong inglese per calcolare il patrimonio nel tentativo di rimpicciolire l’immagine di zii Paperoni che si tuffano nel deposito. Energumeni da tastiera che magari villeggiano all’ombra dei petrodollari si sono entusiasmati per gli scandali che l’hanno colpita, ostentando la stessa logica per cui se in America sta nevicando allora è falso che in Australia ci siano 50 gradi. Ma alla fine nessuno è riuscito a cancellare il fatto, ormai assodato, che la piramide dei redditi è formata da una base amplissima e bassissima su cui svetta una guglia incredibilmente alta e sottile. E nemmeno a incidere anche minimamente sul fenomeno.
Anno dopo anno il numero dei miliardari necessari a bilanciare i tre miliardi e settecento milioni di esseri umani normali è diminuito fino a scendere agli attuali 26. Gli altri nababbi rimasti indietro non se la passano tanto male, visto che i 2200 più ricchi hanno visto crescere il loro patrimonio complessivo di 900 miliardi di dollari nel solo 2018. Scherzando possiamo dire che l’azione di contrasto più rilevante del decennio potrebbero essere i termini del divorzio di Jeff Bezos. Esattamente come nella questione del global warming, il quantitativo di dati e commenti è inversamente proporzionale ai risultati concreti nell’affrontare il problema. Anzi sul tema della ricchezza i fatti agiscono in direzione ostinata e contraria.
Dalla riforma fiscale di Trump a quella di Macron, dalla flat tax per ricchi stranieri di Renzi a quella finora solo pensata di Salvini e Borghi, dalla competizione al ribasso tra Stati di cui parlava Il Fatto Quotidiano domenica scorsa alla spregiudicatezza con cui vengono sfruttate da aziende e individui privi di qualsivoglia senso della misura, le élite continuano a favorire il ritorno a condizioni faraoniche. Chiedendosi perplesse, poi, come mai chi è restato plebe affamata e chi ha perso anche l’ultimo vagone della redistribuzione sia così arrabbiato, inferocito e privo di buoni sentimenti. Davvero, chissà perché?
Economia & Lobby | 22 Gennaio 2019

giovedì 25 ottobre 2018

Alert Inps: sei milioni di pensionati vivono con meno di 1000 euro al mese

Fonte: W.S.I. 25 ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Sei milioni i pensionati italiani con un reddito da pensione sotto i mille euro al mese (il 37,5% del totale) e tra questi oltre il 64% (3,85 milioni) è rappresentato da donne. Lo dice l’INPS  nel suo ultimo Monitoraggio sui flussi di pensionamento da cui emerge come tra le donne pensionate il 45,9% ha meno di 1.000 euro al mese.
Le persone che possono contare su oltre 5.000 euro lordi al mese sono 266.180 (l’1,7% dei pensionati) in stragrande maggioranza (80,8%) uomini. L’istituto guidato da Tito Boeri sottolinea anche come tra gennaio e settembre soprattutto a causa dell’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne e per gli assegni sociali scattato nel 2018 (da 65 anni e sette mesi a 66 anni e sette mesi) crollano le nuove pensioni, 349.621 a fronte delle 454.534 liquidate nei primi nove mesi del 2017. Il crollo si è registrato soprattutto nei nuovi assegni sociali passati da 57.758 a 13.168 (-77%).
La rilevazione è stata effettuata il 2 ottobre 2018, sottolinea l’INPS, e quindi nei prossimi mesi i dati esposti subiranno delle variazioni in relazione allo smaltimento delle domande ancora in giacenza. L’istituto poi sottolinea come mentre nel 2017  i requisiti di età per la pensione di vecchiaia e quelli di anzianità per la pensione anticipata sono rimasti immutati rispetto al 2016, nel 2018 invece si conclude il percorso di equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne nel settore dei dipendenti privati e dei lavoratori autonomi.
Così la pensione di vecchiaia nel 2018 viene infatti erogata al raggiungimento dell’età di 66 anni e 7 mesi sia per gli uomini che per le donne, arrivando quindi alla completa armonizzazione dei requisiti per tutti i lavoratori dipendenti privati ed i lavoratori autonomi. Per quanto riguarda invece la pensione anticipata, per il 2018 non sono previsti cambiamenti nei requisiti per la generalità dei lavoratori, ma entra stabilmente a regime la possibilità di pensionamento anticipato con soli 41 anni di contributi, per i cosiddetti “lavoratori precoci”.

lunedì 30 luglio 2018

Economisti smentiscono Trump su stime crescita. “Pil Usa a stento manterrà il +3%”

Fonte: W.S.I. 30 luglio 2018, di Mariangela Tessa

Pil Usa all’8%? Macché. Già raggiungere un target del 3% non sarà facile. Gli economisti americani smorzano l’entusiasmo del presidente Usa Donald Trump sul futuro della crescita Usa, dopo che i dati del secondo trimestre hanno segnato una forte accelerazione al 4,1%.
Ospite del The Sean Hannity Show, Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbe raggiungere tassi di crescita record se il deficit commerciale venisse dimezzato. Secondo le stime dell’inquilino della Casa Bianca, il Paese potrebbe facilmnete raggiungere una crescita del PIL  dell’8 o 9%, che è di gran lunga superiore a quanto previsto dagli economisti.
Previsioni che sono state subito smentite da alcuni osservatori. Primo fra tutti, Mike Gallagher, amministratore delegato della società di consulenza Continuum Financial Economics, secondo cui la recente accelerazione dell’economia Usa è delle recenti politiche fiscali attuate dall’amministrazione Trump, i cui effetti tuttavia porteranno benefici solo nel breve termine.
Alla domanda se l’economia Usa ha le carte in regola per crescere al ritmo delll’8-9%, Gallagher ha detto alla CNBC:
“Non credo. Trovo difficile persino che mantenga un ritmo del 3% nel lungo termine”, ha affermato.
L’amministrazione Trump ha presentato una revisione fiscale alla fine dello scorso anno, che ha sostenuto l’economia. In generale, le aziende hanno più denaro da investire e in alcuni casi hanno aumentato gli stipendi, dando cosí ai cittadini reddito aggiuntivo da spendere. Secondo Gallagher, questa politica è stata il motore dell’attuale forte performance degli Stati Uniti , ma i suoi benefici sono solo temporanei

giovedì 29 marzo 2018

Redditi: metà italiani guadagna meno di 15 mila euro l’anno

Fonte: W.S.I. 29 marzo 2018, di Mariangela Tessa

Cresce leggermente nel 2016 il reddito medio dichiarato dai contribuenti italiani, anche se la fascia di povertà resta decisamente ampia.
Secondo i dati diffusi ieri dal ministero dell’Economia sulle ultime dichiarazioni Irpef delle persone fisiche presentate nel 2017 (anno di imposta 2016) il valore medio si è attestato a 20.940 euro, in crescita dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Complessivamente, il reddito totale dichiarato è stato di 843 miliardi, in aumento di 10 miliardi rispetto al 2015.
Dietro il dato complessivo si nascondo tuttavia dati preoccupanti. Il 45% dei contribuenti italiani si colloca nella classe fino a 15.000 euro, mentre i soggetti con oltre 300.000 euro di reddito sono 35.000 (lo 0,1% del totale dei contribuenti).  Nella fascia tra 15 e 50mila euro si colloca invece il 50% dei contribuenti. Il 5,3% dichiara invece oltre 50.000 euro.
La regione con reddito medio più alto è la Lombardia (24.750 euro) seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (23.450 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (14.950 euro).
Al netto degli effetti del bonus 80 euro, l’imposta netta Irpef risulta pari in media a 5.070 euro e viene dichiarata da circa 30,8 milioni di soggetti, pari al 75% del totale dei contribuenti.
Infine, secondo le rilevazioni Mef, oltre 10 milioni di soggetti hanno un’imposta netta pari a zero.
“Si tratta prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento”.
Inoltre, considerando i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal bonus “80 euro”, i soggetti che di fatto non versano l’Irpef salgono a circa 12,3 milioni.
Sempre a proposito di redditi, l’Osservatorio statistico sul reddito di inclusione (Rei), presentato ieri dall’Inps e dal Ministero del Lavoro, rivela che le persone che, nel primo trimestre 2018,  da misure di contrasto alla povertà sono quasi 900 mila e 7 su 10 dei beneficiari risiedono al Sud Italia (Campania in testa, seguita da Sicilia e Calabria).
Secondo l’Ossrevatorio, le persone coinvolte dal Rei (Reddito di inclusione) sono state 316.693 persone (in 110 mila famiglie) mentre altre 47.868 persone (in 119 mila famiglie) sono state interessate dal Sia (il sostegno di inclusione attiva).

domenica 18 marzo 2018

Reddito di cittadinanza, le questioni fondamentali sono 3

Fonte: Il Fatto Quotidiano Società | 18 marzo 2018  di Emiliano Romeo


Thorwald Dethlefsen, psicoterapeuta, diceva che la ‘malattia della cultura’ può essere curata solo con altra cultura. Un po’ di cultura ci spinge a guardarci indietro con un senso di superiorità, molta cultura ci spinge a guardarci avanti, rendendoci consapevoli che l’ignoranza che resta sarà forse sempre maggiore della conoscenza accumulata, e questo ci porta a mettere in dubbio tutto ciò che diamo per assodato.
Il reddito di cittadinanza è una di quelle questioni in cui si misura la distanza tra un Paese che si guarda alle spalle e un Paese che si guarda avanti. Va premesso che chi scrive è molto scettico in merito: non credo che il reddito di cittadinanza, non come è stato promesso almeno, si riuscirà a realizzarlo, e non certo per una questione di una carenza di fondi.
Il problema che l’Italia si trascina dietro da almeno un trentennio è la soglia bassissima di Utopia, nel senso che molte cose, anche quelle che non appartengono al mondo delle fantasie ma alla categoria del miglioramento, in Italia sono così lontane dalla realtà da risultare utopiche. Figurarsi il reddito di cittadinanza. Ma veniamo al punto culturale.
Il primo punto per cui il reddito di cittadinanza viene criticato è il discorso secondo il quale è moralmente ed eticamente dannoso e lubrico ricevere denaro senza aver prima lavorato. Cosa che peraltro il reddito di cittadinanza nemmeno prevede, ma restiamo sul tema. Il discorso che il lavoro nobiliti l’uomo fa certamente parte di quel substrato culturale con cui siamo cresciuti, una di quelle affermazioni che ogni bambino, non appena viene educato, più che apprendere, per dirla con il grande filosofo Wittgenstein, semplicemente inghiotte.
Nessuno comincia la vita dallo stesso blocco di partenza. E non tutti conosceranno nella loro esistenza il sudore della fronte, o svolgeranno mansioni che sono minimamente impegnative. Davvero, ammesso ovviamente sia possibile da realizzare in terra, si vuole credere che sia moralmente sbagliato avere diritto a priori e non per merito a non morire di fame, ad avere un tetto? Che sia sbagliato mettere al di sopra e non al di sotto della fortuna alcuni diritti fondamentali? Anche qui solo la cultura può mediare e farci trovare un punto di mezzo tra il socialismo reale, il ‘non-non comunismo’ (Paolo Virno) e il capitalismo più liberale.
La seconda remora è, se consentite, ancora più miope, anche se sincera. Con il reddito di cittadinanza nessuno vorrà più lavorare. Tutta la storia umana, fatta di violenti appetiti, ci fa essere inequivocabilmente sicuri di quanto sia momentanea la capacità di accontentarsi dell’uomo. E state certi che sarà molto più produttivo un uomo che entra nel mondo del lavoro aizzato dalla voglia, e non trascinato per i capelli dal bisogno. Io, per esempio, non mi accontenterei.
Ma veniamo al terzo punto. Davvero mettere al sicuro l’economia dagli sbalzi del mercato, dal lavoro sempre più precario che rende i consumi un’altalena impazzita, è qualcosa di sbagliato per questa povera Italia? L’automazione sta sostituendo sempre più il lavoro. Sta a noi rendere questo una fortuna e non un problema. Una volta che tutti i lavori di esecuzione saranno scomparsi, cosa faremo? Ci reinventeremo tutti creativi? Non credo sarà possibile. Anche perché non ci sarà nessuno con un salario adeguato a pagare la nostra creatività. È per questo che l’intellettuale Noam Chomsky, già negli anni ‘80, ha detto che presto l’idea che vivere richieda vendere in affitto il proprio tempo sarà considerata un’idea impensabile come lo è oggi il pensiero della schiavitù, almeno nel mondo cosiddetto libero.
È forse questo l’ultimo momento in cui rimangono risorse per investire, prima di essere presi in contropiede dalla storia, che come è noto ha il potere di girare i cardini delle porte al contrario. La priorità è investire nel reddito e nella cultura, per non inghiottire più troppe affermazioni senza pensarci, e troppe politiche che non ci meritiamo.

venerdì 2 febbraio 2018

Lavoro e pensioni, le riforme degli anni 90 stanno generando una ‘bomba sociale’

Fonte: Il Fatto Quotidiano di Economia e politica 2 febbraio 2018
di Felice Roberto Pizzuti*
Oramai da molti anni, nel nostro sistema previdenziale sta maturando una vera e propria “bomba sociale” che va affrontata con urgenza. Le sue origini affondano nella combinazione dei cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro e nel sistema previdenziale a partire dagli anni 90 e, in particolare, con il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo per il calcolo delle pensioni.
Il metodo contributivo, in primo luogo, ha irrigidito il funzionamento del sistema pensionistico: lo ha ancorato alla logica dell’equilibrio attuariale, ma a discapito dell’equità previdenziale; ha uguagliato i tassi di rendimento interni, ma riducendo fortemente le possibilità redistributive. In secondo luogo, da un lato, ha stabilizzato la spesa e, anzi, tende a ridurne l’incidenza sul Pil; d’altro lato, a ciascuna generazione ripropone con più forza per la vecchiaia la stessa distribuzione dei redditi della vita attiva. Non da ultimo, ostacola la possibilità di adattamenti micro e macro delle prestazioni pensionistiche alle condizioni economico-sociali correnti.
A quest’ultimo riguardo, va ricordato che i sistemi pensionistici – pubblici o privati, a capitalizzazione o a ripartizione – pur con diversa trasparenza, svolgono la funzione di redistribuire parte del reddito correntemente prodotto dalle generazioni attive a quelle anziane contemporanee.
La redistribuzione tra generazioni contigue è sempre esistita, anche se solo a partire dal Novecento inoltrato si è svolta in modo significativo tramite i sistemi pensionistici. L’entità e le modalità dei trasferimenti intergenerazionali costituiscono un pilastro importante della coesione sociale di una collettività. Proprio per questo, i cambiamenti nell’entità e nelle modalità di tali trasferimenti andrebbero gestiti con la consapevolezza dei tempi con i quali maturano le loro conseguenze.
Un importante aspetto che non sempre viene considerato è che il reddito corrente trasferito a ciascun anziano certamente dipende anche da quanto egli ha fatto nel suo periodo di attività; ad esempio, da quanto egli ha contribuito al sistema pensionistico. Ma l’entità e le modalità del trasferimento dipendono anche e soprattutto dalla possibilità e dalla disponibilità delle generazioni attive di trasferire parte del reddito correntemente prodotto agli anziani contemporanei, e da tali scelte discendono più generali conseguenze economiche e sociali.
Nel secondo dopoguerra, quando i sistemi produttivi erano pressoché distrutti e il reddito prodotto era irrisorio, i sistemi pensionistici avevano ben poco da redistribuire agli anziani; pur essendo per lo più finanziati a capitalizzazione e, dunque, pur contando sulle riserve accumulate per ciascun iscritto, non poterono mantenere le loro promesse. L’indisponibilità corrente ad effettuare i trasferimenti promessi fu realizzata con modalità di mercato, attraverso l’inflazione.
Invece, negli anni 60, quando la ripresa produttiva e il boom economico generarono maggiori redditi, ci fu la possibilità e la volontà di redistribuirne una parte anche ad anziani che mai avevano contribuito ad un sistema pensionistico, come i lavoratori autonomi. Ciò fu tecnicamente possibile abbandonando il sistema a capitalizzazione, utilizzando l’elasticità del sistema a ripartizione e del metodo di calcolo retributivo.
A partire dagli Anni 90, a seguito della perdita di controllo della spesa previdenziale avvenuta negli anni precedenti, con i minori tassi di crescita economica e l’invecchiamento demografico, le condizioni per gli attivi del trasferimento pensionistico sono divenute più onerose.
Tuttavia, riflettendo sulle riforme fatte da allora ad oggi, ci si deve chiedere:
– in che misura sono giustificate dalla nuova situazione economico-demografica?
– quanto invece sono dipese da cambiamenti discutibili nelle scelte economiche, sociali, politiche e culturali affermatesi nel periodo?
– quali sono i loro effetti sulla distribuzione del reddito e sulla sua crescita? In particolare, quali sono le loro conseguenze sulla partecipazione degli anziani al reddito correntemente prodotto e sulla tenuta del patto intergenerazionale e della coesione sociale del Paese?
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domenica 16 luglio 2017

5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

In Italia i poveri assoluti sono quasi 5 milioni, ma il governo Gentiloni, esattamente come quello di Renzi, ha deciso che le banche sono più importanti, che sono loro la vera emergenza a cui far fronte.
Fatalità i dati Istat arrivano proprio nei giorni in cui il governo PD, con il suo vergognoso decreto sulle Banche venete, regala 5 miliardi a Banca Intesa, che si aggiungono ai 12 miliardi a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti.
L’anno scorso i poveri assoluti erano 4 milioni e 598 mila, oggi sono 4 milioni 742 mila. E’ il dato più negativo dal 2005 ad oggi e crescono pure le persone in povertà relativa che passano da 8 milioni 307 mila a 8 milioni 465 mila. Sono persone in carne e ossa, ma per il governo sono solo numeri.
Il governo Gentiloni, in linea con Renzi, continua a proporre misure del tutto insufficienti per aiutare le persone e le famiglie che sono in grave difficoltà economica. E’ un dato di fatto che la politica abbia trascurato per troppo tempo l’argomento, nascondendosi dietro la scusa della mancanza di risorse economiche. Poi però per aiutare le banche le risorse si trovano sempre: dal 2011 i governi hanno regalato in totale alle banche 85 miliardi di euro, ai cittadini italiani in condizioni di povertà solo briciole! Eppure una strada diversa è possibile. Bisogna smettere di pensare alla logica dei bonus, ora più che mai bisogna aprire un dibattito serio sulla necessità di introdurre una misura di sostegno al reddito collegata alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro, come il reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, che giace in Commissione da oltre 2 anni e mezzo proprio per colpa del governo e della maggioranza.
E’ proprio l’ISTAT a certificare che la proposta del MoVimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza costa 14,9 miliardi e che servirebbe ad azzerare la povertà più grave senza dispersione. I soldi non possono essere una scusa. Le famiglie vanno aiutate ora perché non possono più aspettare.
Da beppegrillo.it

martedì 4 luglio 2017

Ce lo impone l'Europa...

Allora la cosa va così:
  1. ci danno 5 mld all'anno per l'accoglienza dei migranti, anzi ora aumenteranno i soldi che arrivano proprio per tenerci buoni.. e con questo ci hanno serviti (i soldi andranno ersituiti sia chiaro);
  2. noi abbiamo usato quei soldi per far rimpolpare i soldi delle coop, leggi scandalo coop a Roma, e far rinverdire i rapporti con le ong;
  3. a fronte della dichiarata solidarietà europea la Francia cambia verso (...) e chiude i porti; idem per la Spagna (che ha già i suoi problemi con Ceuta e Melilla) che li chiude anche lei; l'Austria poi..... in tempi di elezioni ha già dichiarato che schiererà l'esercito!!!!
  4. Il Parlamento europeo ci dice che sono problemi nostri e che hanno già dato così come la Commissione che ci dice addirittura che dobbiamo parametrare gli eritrei e identificarli e poi scrivere un codice di condotta per i migranti e, per farci capire l'aria che tira, che abbiamo problemi di debiti e di bilancio e quindi bisognerà fare un altra manovrina.. capito l'antifona i nostri impavidi governanti oltre che fare qualche protesta chinerà il capo e farà alla fine esattamente quel che gli viene richiesto.. compresa la manovrina!!!!
Questa è l'Europa con cui abbiamo a che fare? Si e se non basta in Germania si sono assegnati un bel taglio alle tasse a fronte di sacrifici che chiede anzi PRETENDE dagli altri. Ora il punto è: se avessimo politici autorevoli e credibili si potrebbe anche fare qualcosa ma con questi che abbiamo.. bé sarà già dura che non ci riducano in pezzi.. più in pezzi di quanto già siamo e se non è ancora accaduto è solo perchè hanno bisogno di noi come campo di concentramento dei migranti. Insomma diventeremo la baraccopoli a cielo aperto d'europa.. cosa si potrebbe fare? O detto meglio: cosa farei io se fossi al posto di questi qui? Semplice: darei a tutti i migranti lo status e il permesso di soggiorno dopodichè aprirei le frontiere e li lascerei andare via..... e schiererei, come l'Austria, l'esercito con l'ordine di sparare a vista chiunque fa il percorso inverso. Fateci la bocca: se si continua con questi che abbiamo ora cominciate a fare la bocca di essere parte di un enorme baraccopoli...
p.s.
è molto interessante fare la disamina dei media: quelli ufficiali minimizzano; il Fatto Quotidiano.. NO. Ecco cosa ne scrive in prima pagina cliccando su questo link al Fatto!
p.s. 2
c'è un illuminante saggio di Rifkin dal titolo 'Il sogno europeo' dove esortava i governi del vecchio mondo a non abbandonare la strada intrapresa negli anni iniziali della Fondazione dell'europa: certo paro paro, anzi hanno fatto esattamente l'opposto e chi oggi continua a parlarmi di Europa o è in malafede o è un ingenuo!!! In ogni caso si prenderà un vaffa dal sottoscritto!!!! E non mi si venga più a parlare né di frontiere aperte nè di altre amenità del genere.... sono balle e io lo sostengo da anni: l'europa è un enorme bluff e basta prima lo capite prima ce ne libereremo e se servirà votare che so per la lega o 5 stelle o altro lo farò senz'alcuna remora etica nè tantomeno morale!!!!!

venerdì 28 aprile 2017

ONG-trafficanti: vietato parlarne, perchè?

Allora ci sono delle intercettazioni fatte da servizi segreti stranieri acquisiti non secondo i canoni delle leggi italiane (.....) che PROVANO contatti fra trafficanti di esseri umani in terra di Libia e alcune navi di ong che prendevano accordi!! Capisco, anzi la prudenza del Magistrato nel parlare di sospetti, è materiale non ufficiale, ma qualcosa c'era eccome!!!!!!!!! Ora toccherebbe al governo rendere ufficiale quel materiale, ma siamo nel paese dei balocchi... e se tutto ciò fosse solo in parte vero una prova dell'aver toccato un nervo, che definire scoperto è un eufemismo, arriva proprio dalle reazioni scomposte delle stesse ong e dei vari loro sostenitori, in buona fede e non, che si trovano in giro per il paese!!!! Io al Magistrato dò CREDITO e dico: lasciamolo lavorare e vediamo se le ONG non hanno nulla da nascondere non hanno nemmeno nulla da temere, vi pare? O forse è il timore di perdere il giro di mld di euro che girano per la varie tasche?

Detto quanto sopra...
buon 1° Maggio

mercoledì 19 aprile 2017

“L’11,9 per cento delle famiglie in grave difficoltà economica nel 2016”

“Nel 2016 non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio”. E per gli under 35 è sempre più difficile trovare lavoro.L’11,9 per cento delle famiglie italiane nel 2016 si è trovata nelle condizioni di “grave deprivazione materiale”. Lo rileva l’Istat nel dossier sul Def, nel corso dell’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. I minori che nel 2016 risultano in condizioni di “grave deprivazione” sono 1.250.000, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni. “Tale quota risulta in lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti”.
“Nonostante il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie – ha spiegato Roberto Monducci, dirigente dell’Istituto di statistica – nel 2016 non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio. Secondo i dati provvisori del 2016, tale quota si attesta all’11,9%, sostanzialmente stabile rispetto al 2015″. Tra gli altri dati Monducci spiega che “tra il 2015 e il 2016 l’indice peggiora per le persone anziane (65 anni e più) da 8,4% a 11% e per chi vive in famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (da 32,1% a 35,8%)”.
Monducci ha ricordato che “il governo ha messo in campo una serie di provvedimenti importantissimi per quanto riguarda la lotta alla povertà”. Ma a petto di un “miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie”, dall’altra parte “non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale. Si tratta della quota di persone che sperimentano sintomi di disagio di vario tipo” che, secondo i dati provvisori del 2016 “è stabile” rispetto all’anno precedente. Nonostante “migliori il mercato del lavoro, crescita economica e la disuguaglianza – osserva il direttore – rimane stabile questa quota che percepisce gravi difficoltà”.
Il miglioramento del mercato del lavoro tuttavia non riguarda i giovani tra i 25 e i 34 anni, per i quali “la situazione” è “ancora sfavorevole“, sottolinea Monducci. Secondo il dossier del Def, infatti, per gli under 35 senza lavoro trovare un posto risulta sempre più difficile. “I dati longitudinali della Rilevazione sulle forze di lavoro consentono di effettuare un’analisi delle transizioni verso l’occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza”, spiega. “Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo”. E i dati evidenziano un peggioramento, perché “la quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)”. (dal Fatto Quotidiano)
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Le riforme? Funzionano.... Avanti tutta!!!

martedì 7 marzo 2017

L’età del mondo (MICHELE BOCCI)

I dati Istat resi noti ieri confermano che il nostro è un Paese di anziani Germania e Giappone ci superano in fatto di ultrasessantacinquenni E all’Africa va il record della giovinezza: il 60% degli abitanti è under 24.
Nascite in calo, Italia sempre più vecchia ma il Pianeta, in media, ha appena 30 anni.
FIRENZE – Non è ancora trentenne ma crescerà e, molto lentamente, diventerà adulto. Il mondo ha smesso da poco di essere un ragazzo e malgrado guerre, miseria, malattie, tende a invecchiare. Oggi i suoi abitanti hanno in media 29,6 anni, nel 2025 ne avranno 32,1, nel 2100 saranno arrivati a 41,7.

I dati dell’Onu raccontano di una progressione alla quale in Europa e in generale in buona parte dell’Occidente si è già assistito. In molti Paesi ricchi l’invecchiamento degli abitanti ha smesso da tempo di essere un segnale di benessere, cioè di sopravvivenza che cresce, per trasformarsi in allarme: culle vuote e welfare vicino al collasso.
L’Europa è in tutto e per tutto il “vecchio continente”, con un’età media dei suoi abitanti di 41,7 anni. Gli under 24 sono poco più di un quarto del totale. Sono poco sotto ai quarant’anni l’Oceania e l’America del Nord. In Africa invece la media non raggiunge i vent’anni (19,4) e i giovani sono il 60%. L’Asia sta a metà strada, con trent’anni di media come America Latina e Caraibi.
L’Italia si conferma molto vecchia tra i vecchi. Secondo le Nazioni Unite i suoi abitanti hanno in media 45,9 anni. Il numero è un po’ più alto di quello di Istat perché basato su un sistema di calcolo diverso, nato per confrontare Paesi che raccolgono i dati, e li trasmettono, in modi e tempi diversi. L’Istituto di statistica italiano ieri ha reso noto che l’andamento demografico non si è invertito. Il Paese invecchia, la popolazione diminuisce. Le nascite nel 2016 sono scese ancora, dalle 486mila del 2015 al nuovo record negativo di 474mila l’anno scorso.
Articolo intero su La Repubblica del 07/03/2017.

mercoledì 7 dicembre 2016

Quasi un italiano su tre a rischio povertà. Ma quest’anno l’Istat arriva dopo il voto

La relazione – Pericolo esclusione per il 28%, quasi il 20 “vede” la miseria.
La mancanza di lavoro o di un minimo di reddito sufficiente a soddisfare i bisogni essenziali, come l’abitazione e un’alimentazione adeguata, ha portato 17 milioni e mezzo di persone, il 28,7% dei residenti in Italia, sull’orlo della povertà o dell’esclusione sociale. Il dato riferito al 2015, già drammatico per un Paese occidentale, esplode ai livelli di una vera e propria emergenza sociale nelle Regioni del Sud, dove ormai è a rischio povertà o di esclusione il 46,4% della popolazione, contro il 24% al Centro e il 17,4% al Nord.
La difficoltà crescente nel far quadrare i bilanci familiari tuttavia non risparmia neppure le zone più ricche del paese, dove le disuguaglianze tra le fasce più ricche e più povere della popolazione si fanno ancora più marcate. Si stima che il 20% più ricco delle famiglie percepisca il 37,3% del reddito equivalente totale e il 20% più povero solo il 7,7%. Lo scrive l’Istat nel rapporto annuale sulle condizioni di vita e di reddito diffuso solo ieri, ampiamente in ritardo rispetto alle edizioni degli anni precedenti e pubblicato giusto subito dopo il referendum. Il rilevamento che scolpiva nella pietra un inaspettato aumento del Pil su base annua dell’un per cento, era arrivato invece puntualmente il 1° dicembre scorso. La fotografia del profondo disagio economico e sociale in cui versa il Paese, scattata dall’Istituto di statistica, si sovrappone perfettamente alla mappa del voto di domenica scorsa, dalla quale era emerso l’identikit di un “partito” delle pance vuote, esploso nelle urne con il No al quesito referendario, concentrato soprattutto nelle periferie e nel Mezzogiorno. Tra le persone in difficoltà, quelle più esposte al più grave rischio povertà sono il 19,9%. È la percentuale più alta riscontrata dal 2004, l’anno in cui è iniziata la serie storica di questi rilevamenti. Per l’Istat è a rischio povertà chi vive in una famiglia con un reddito inferiore al 60% della media, che per un nucleo composto da una sola persona adulta è pari a 9.508 euro annui. I maggiori segnali di peggioramento arrivano da chi vive in famiglie con almeno cinque componenti e tra chi vive in coppia con almeno tre figli. Per l’Istat si trova in condizioni di grave deprivazione materiale chi è in arretrato sulle bollette, non riesce a fare fronte a spese impreviste o per beni durevoli, non può riscaldare casa o fare un pasto proteico una volta ogni due giorni.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 07/12/2016
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e tutto ciò in soli tre anni... ora fate mente locale da quando questi ci propinano le loro riforme, ossia dal '92, e provate a contare quanti nostri concittadini hanno perso il lavoro o l'attività o sono giovani, o lo sono stati; e provate a immaginare quanti sono all'oggi: sono milioni!!!!

lunedì 17 ottobre 2016

Povertà, Caritas: “Ora aumenta con il diminuire dell’età. E al Sud colpisce più gli italiani che gli stranieri”

di | 17 ottobre 2016  dal Fatto Quotidiano

Al Sud, nei centri di ascolto della Caritas gli italiani che chiedono aiuto per arrivare a fine mese hanno superato gli immigrati. E in tutta Italia esiste una vera e propria emergenza giovani, dovuta alla crisi del mercato del lavoro che continua a penalizzarli: più diminuisce l’età, più cresce la povertà. Sono alcuni degli aspetti che emergono dal rapporto 2016 della Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo ‘Vasi comunicanti’, elaborato sui dati del 2015, che affronta questi temi confrontano la situazione in Italia e quel che accade oltre i confini nazionali. Il documento, frutto dell’analisi dei dati e delle esperienze quotidiane delle oltre duecento Caritas diocesane operanti sul territorio nazionale, arriva nella Giornata internazionale della povertà e a due giorni dal varo di una legge di bilancio che, stando alle slide presentate da Matteo Renzi, rinvia al 2018 l’aumento di 500 milioni del Fondo per la lotta alla povertà. Quelle risorse, necessarie per far partire il Reddito di inclusione attiva, come fatto notare dalla Cisl erano state al contrario promesse per il 2017. “Un errore ed un danno all’intero Paese”, accusa il sindacato. Intanto l’Eurostat ha reso noto che la Penisola è al quarto posto nella Ue per aumento (+3,2%) del rischio di povertà tra il 2008 e il 2015, alle spalle di Grecia (+7,6%), Cipro (+5,6%) e Spagna (+4,8 per cento).
LA POVERTÀ INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALL’ETA’ – Secondo i dati Istat in Italia vivono in uno stato di povertà 1,58 milioni di famiglie, per un totale di quasi 4,6 milioni di individui. Si tratta del numero più alto dal 2005 ad oggi. “Le situazioni più difficili sono quelle vissute dalle famiglie del Mezzogiorno – spiega il rapporto – da quelle con due o più figli ancora minorenni, dalle famiglie di stranieri, dai nuclei il cui capofamiglia è in cerca di un’occupazione o operaio, ma anche dalle nuove generazioni”. Ed è quest’ultimo un elemento inedito messo in luce dall’analisi della Caritas, che stravolge il vecchio modello italiano: “La povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all’età, diminuisce all’aumentare di quest’ultima”. La crisi del lavoro, infatti, continua a penalizzare soprattutto giovani e giovanissimi sia in cerca di una prima occupazione sia di un nuovo lavoro, ma anche gli adulti rimasti senza un impiego. D’altro canto, secondo gli ultimi dati Istat, l’incidenza più alta di povertà si registra proprio tra i minori, gli under 18, seguita dalla classe 18-34 anni. Al contrario gli over 65, diversamente da quanto accadeva meno di un decennio fa, si attestano su livelli contenuti di disagio. Il risultato è che degli oltre 4,5 milioni di poveri totali, il 46,6% ha meno di 34 anni (si tratta di 2 milioni e 144mila persone).
I DATI DEI CENTRI DI ASCOLTO: SEMPRE PIU’ UOMINI E DISOCCUPATI – Accanto ai dati dell’Istat il rapporto fornisce quelli raccolti presso i centri di ascolto promossi dalle Caritas diocesane o collegati con esse (1.649 centri di ascolto dislocati su 173 diocesi). Nel corso del 2015, le persone incontrate sono state 190.465. Ed ecco un’altra novità. “Come nel passato – spiega il dossier – il peso degli stranieri continua ad essere maggioritario (57,2%), ma non più in tutte le aree del Paese”. Nel Mezzogiorno la percentuale di italiani è pari al 66,6%. Il 2015 segna anche un ulteriore cambio di tendenza: per la prima volta risulta esserci una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. L’età media delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto è 44 anni. Disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale.
Tra i beneficiari dell’ascolto e dell’accompagnamento prevalgono le persone sposate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Si tratta di persone con la licenza media inferiore per il 41,4%, la licenza elementare (16,8%) o la licenza di scuola media superiore (16,5%). I bisogni o problemi più frequenti che li hanno spinti a chiedere aiuto sono soprattutto materiali: povertà economica (76,9%), disagio occupazionale (57,2%), problemi abitativi (25%) e familiari (13%). Ma la verità è che in molti casi queste difficoltà si sommano l’una all’altra rendendo la situazione ancora più complessa.
LA POVERTÀ DEI RIFUGIATI E DEI RICHIEDENTI ASILO – A questi dati, si aggiungono quelli relativi ai rifugiati e ai richiedenti asilo. Nel 2015 sono sbarcati sulle coste italiane 153.842 migranti, provenienti soprattutto da Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan, Gambia, Siria, Mali. i richiedenti asilo sono stati 83.970, mentre dieci anni fa (nel 2005) erano poco più di 10mila. “Nel corso del 2015 i profughi e i richiedenti asilo in fuga da contesti di guerra che si sono rivolti ai Centri di Ascolto Caritas sono stati 7.770”, spiega il rapporto. Si tratta per lo più di uomini (92,4%), con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da Stati africani e dell’Asia centro-meridionale. Basso risulta essere il loro capitale sociale e culturale. Numerosi i casi di analfabetismo (26,0%). Il 61,2% si trova in situazioni di povertà economica (povertà estrema o mancanza totale di un reddito). Oltre la metà (il 55,8%) non ha un posto dove vivere. Queste persone chiedono beni e servizi materiali (pasti alle mense, vestiario, prodotti per l’igiene) oltre a un alloggio. “Il 2015 è stato definito come ‘l’annus horribilis’ per i movimenti migratori – chiosa la Caritas – per l’elevato numero di rifugiati, sfollati e morti, ma anche per la debolezza e l’egoismo che molti Paesi hanno dimostrato nell’affrontare l’emergenza umanitaria”. Infatti “la politica europea è risultata frammentata, disunita e per molti aspetti inadeguata e le immagini di muri e fili spinati stridono con gli ideali e i principi del grande ‘sogno europeo’, quello di un continente senza più confini”.
di | 17 ottobre 2016

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martedì 3 maggio 2016

mercoledì 27 gennaio 2016

Il pizzo .. ai migranti

Bé non sapevano che altro inventarsi per tenerli fuori dalle scatole: il pizzo. Già, una cosa proprio umiliante, soprattutto per chi dovrà riscuotere, magari con la forza.... arrivano profughi, veri o presunti è un altra storia (connessa ma pur sempre un altra storia), e cosa mi posso inventare per indurli a restare fuori dai miei.. confini, visto che tutto il resto, fili spinati e soldi alla Turchia compresi, non hanno funzionato? Il pizzo: con genio "italico" si sono inventati l'unica cosa che davvero può fermarli.....i soldi. Vuoi restare? Paga. Altrimenti prego accomodarsi altrove: possibilmente nei paesi vicino a voi come Italia, e Grecia per esempio trasformandoli i enormi campi profughi con tutti i problemi di convivenza che ciò potrà significare per questi ultimi; ma tanto chi se ne frega perchè son problemi loro mica miei... un pò di soldi (o un pò di flessibilità sul debito interno) e un quieto richiamo a "fare i compiti (per la Grecia)" basta e avanza per tenerli buoni. Con i governanti che si ritrovano non c'è problema...
Ma che tristezza quest'Europa, vero? Una UE che ricorre a questi mezzucci, che nemmeno nel famosissimo "Avaro" di Moliére si poteva immaginare, non merita vita lunga e felice e nemmeno il disprezzo: è un Europa senz'anima come senz'anima è l'ideologia di cui è pervasa ossia il mercato. E un siffatto background non può che creare mostri: frustrazione e povertà per gli europei; ondate migratorie dei perdenti della globalizzazione e misure di cortissimo respiro a ristoro della tranquillità e quiete pubblica come il pizzo che i paesi del nord europa stanno approvando con il concorso di tutti.  Sia chiaro: che "il buonismo sia finito" e con esso l'ipocrisia della retorica dell'accoglienza CHE NASCONDE L'ECONOMIA DI SFRUTTAMENTO DEGLI IMMIGRATI, non mi dispiace perchè il velo verrà lacerato e la gente dovrà aprire gli occhi su chi ha convenienza a che arrivino a frotte.... ma da qui alle scene bibliche viste finora e allo strappare di mano i soldi per "rimanere" ce ne corre e ci vuole un bel pelo sullo stomaco; ma si sa che dopo aver visto cos'hanno imposto ai greci i cari "fratelli" europei non ci possiamo meravigliare più di nulla...

lunedì 23 novembre 2015

Caro Nino,

inizia così la la mail di un un amica di libero che si trova nei problemi.
Non sono un politico politicante e non sono tenuto alla facile retorica strappalacrime per prendere qualche voto e nemmeno posso aiutare concretamente la mia amica perchè anch'io con la mia famiglia non viviamo in maniera tranquilla e serena la nostra vita, quindi ...
Che fare? Come posso  esserle utile?
Oltre a darle qualche consiglio in privato, anch'io ho avuto a che fare con le "Istituzioni" e con il sociale, qui non posso far altro che... ricordare?
Partiamo dalla tesi:
1. Perchè chi vive in un paese che ha perso se stesso, ammesso che si sia mai trovato, un cittadino è costretto a una lotta quotidiana non contro le avversità ma contro quelle istituzioni che in teoria sarebbero preposte ad aiutarlo, non assisterlo, a superare le difficoltà, si spera momentanee, e ad assicurarsi, come da Costituzione, una "vita libera e dignitosa"?
2. Perchè mai dovremmo pagare le tasse e andare a votare per qualcosa, o qualcuno, il cui unico scopo è la auto-referenzialità senza darmi in cambio quei minimi servizi cui, sempre per Costituzione, ho diritto?
Passiamo all'antitesi:
1. siamo mai stati quel deamicisiano "italiani brava gente"? Oh si che lo siamo stati... nella letteratura.
2. siamo mai stati "solidali, tolleranti, ecc."? Lo eravamo solo perchè c'era la mangiatoia bassissima (ci dovevano tenere buoni perchè c'era il comunismo alle porte) e quindi, visto che pagava sempre lo Stato (nel frattempo occupato da un sistema di potere basato su un accordo di potere fra il maggior partito di opposizione, il PCI (che causa conventio ad excludendum ben sapeva che finchè ci sarebbe stato un "muro" mai avrebbe potuto governare pena il vedere i carri armati americani a Piazza Navona.. altro che cosacchi!) e il sistema di potere democristiano (con annessi satelliti partitocratici) al governo fin dal 1948 che prevedeva il non ricambio politico e, soprattutto, l'addomesticamento degli italiani, a qualunque costo.... una cosa, ben pensarci a posteriori, molto togliattiana: non che siano mancate lotte, terrorismo e quant'altro ma nei momenti acuti i due pilastri del sistema hanno sempre "collaborato", sempre!!!
3. Siamo complici dell'attuale situazione? Certo. Siamo stati fascisti, democristian/comunisti, prodiani, berlusconiani (quanti comunisti si sono convertiti al berlusconismo? Più di quel che si pensa.... i peggiori sono quelli che lo sono stati al buio dell'urna senza uscire allo scoperto, magari lamentandosi a parole), lettiani, montiani e ora renziani e chissà cosa saremo nel prossimo futuro: sempre pronti a saltare sul carro del vincitore o a correre in suo soccorso.. Oh si che lo siamo stati, in maggioranza almeno lo siamo stati: sia chiudendo gli occhi sulle truffe, tipo l'euro; lo siamo stati sul cancro della malapolitica hce in questi oltre 70 anni ha sgovernato il paese per arrivare ad abbandonarlo a se stesso con un bel "arrangiatevi" per chi non ce la fa e un altrettanto "arricchitevi" per tutti gli altri.. i furbi, del quartierino o meno, che hanno puntato tutto sul proprio successo a scapito degli altri, infatti non è un caso che, masochisti, li consideravamo degli eroi, degli esempi da imitare. Per me gli eroi non sono giovani, scaltri e belli ma sono quei volontari che vanno nel terzo mondo a loro rischio e pericolo; eroi sono coloro che si mettono in gioco anche a costo di vedersi demoliti dai propri connazionali, invidiosi e/o astisi, che non sanno cogliere i lati positivi ma sanno solo distruggere e distruggerli...; eroe è questa mia amica di libero che, nonostante tutto, ha voglia di combattere con le unghie e con i denti e di pretendere quel che è un SUO diritto perchè tale e non perchè dato in "concessione" una tantum.... tieni duro e stringi i denti: te lo dice uno che per tutta una vita ha sempre dovuto stringere i denti!!!!
Arriviamo alla sintesi:
Il punto nodale; il nodo gordiano; il cancro; chiamatelo come vi pare ma questo paese è marcio.. che più marcio non si può. E' nato male e, salvo cambiamenti imprevisti, finirà peggio perchè quando un corpo sociale è malato, impaurito, rinchiuso in un recinto custodito proprio dai lupi (con il massimo rispetto per i nobili animali) non ha che due vie di fuga: una è la ribellione (altamente improbabile, praticamente impossibile ..... siamo italiani non altro. Lo dice proprio la nostra storia, basta studiarla anche su un bignamino..) l'altra è la passiva rassegnazione che rende preda, presi sempre per la pancia come siamo, facile del demagogo di turno sinistroso, destrorso o aspirante grande dittatore che sia .. tanto cosa cambia? Potrebbero arrivare mille movimenti e mille nuovismi ma siamo sempre italiani: pronti a commuoversi, pentirsi, confessarsi, farsi assolvere (o AUTO-ASSOLVERSI), per poi un secondo dopo ricominciare esattamente dallo stesso punto da dove ci si era fermati con il discorso senza se e senza ma... i pochi anticorpi, anzi, sono cngeniali: giustificano i vari pupazzi di turno messi sul palco a distrarci mentre altri non solo ci ribano i nostri pochi averi ma soiprattutto ci ribano il futuro!!!!!!!

martedì 20 gennaio 2015

Un povero mondo di pochi ricchi

via oxfam
Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.
Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.
Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.
Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.
“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?  – ha detto Winnie  Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”
“Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali – dal Presidente Obama a Christine Lagarde – hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”
“Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”
Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014.
Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:
  1. contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
  2. investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
  3. distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
  4. introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
  5. introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
  6. reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
  7. un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.
Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene.
Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.
I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.
La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.
Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.
p.s.
Avendo raggiunto, quasi, i 55 anni sono cinico abbastanza da non meravigliarmi di questa (ed altre) "denuncia" ben sapendo che il cancro che sta metastasizzando il pianeta è un prodotto umano anzi ne è la sua massima espressione. Peccato  perchè questo non può che corroborare quanti, anche a costo di passare per complottisti, continueranno a pensare e a dire che per forza ci dev'essere un collegamento fra questo cancro che sta distruggendo non solo gli umani ma il globo intero e questa ristrettissima èlite che di questo sistema vive e su esso prospera!

mercoledì 26 novembre 2014

REPRESSIONE USA / L’America brucia dopo il caso Ferguson e l’assoluzione dell’assassino di Mike Brown

Fonte: identità insorgenti
Storie di repressione mondiale, storie di repressione impunita. E così l’America, dopo l’assoluzione dell’agente Darren Wilson, brucia: non ci sarebbero, secondo il Gran Giurì,  prove sufficienti per incriminare o mandare sotto processo  l’agente che in agosto uccise il giovane afro-americano Michael Brown a Ferguson, Missouri.
Stanotte in molte città americana è scoppiata la protesta non appena il procuratore Robert McCulloch ha comunicato il verdetto del Gran Giurì. Un poliziotto è stato ferito a colpi di pistola a University City, sobborgo di St. Louis, vicino Ferguson, dove sono in corso violente proteste.  Anche a New York il caos: il ponte di Brooklyn, quello di Manhattan sono stati chiusi al traffico a New York dai manifestanti scesi in strada. Almeno uno dei manifestanti che hanno bloccato i tre ponti di New York è stato arrestato. I manifestanti hanno bloccato la superstrada 110, che, da Pasadena a Long Beach, attraversa Los Angeles.
Nelle immagini trasmesse dalle reti Usa si vedono decine di persone in mezzo alle corsie, molte stese per terra. Una lunga notte piena di tensione tra manifestanti e polizia, soprattutto a Ferguson: la polizia ha creato un cordone ed ha iniziato ad avanzare lanciando lacrimogeni e altri ordigni per disperdere i manifestanti. In fiamme anche alcune vetture e alcuni negozi.
Almeno 29 persone sono state arrestate, ha detto il capo della polizia locale Jon Belmar in una conferenza stampa. Non ci sono state vittime ma decine di edifici sono state incendiati.
Certo che la reazione alla repressione razzista non deve soprendere, anzi: la repressione in atto non riguarda solo Ferguson ma in generale molti paesi anche Europei, italia inclusa. Reagire e non subire a questo punto è un valore. Anche davanti alla Casa Bianca si sono svolte manifestazioni contro il razzismo e il terrorismo della polizia.
“Il nostro Paese è bastato sullo Stato di diritto e dobbiamo accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran giurì”, ha detto il presidente americano Barack Obama, intervenuto a sorpresa in diretta tv, che ha invitato i manifestanti a protestare pacificamente e invitando la polizia a “mostrare moderazione”. “Non ci sono scuse per la violenza. I progressi non si fanno lanciando bottiglie”, ha proseguito il presidente per poi sottolienare che quella di Ferguson sia “una questione che riguarda tutta l’America, una questione reale”. “C’è una profonda sfiducia tra la polizia e la comunità afroamericana. E questa – ha aggiunto – è l’eredità di una lunga storia di discriminazione nel nostro Paese. E’ necessario riconoscere come la situazione di Ferguson parla all’intero Paese e mostra le più ampie sfide che noi ancora affrontiamo come nazione”.
Ma a New York, a Seattle, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Oklahoma City, Oakland e Pittsburg, le proteste contro la repressione delle forze dell’ordine continuano…
Ecco, pensando a Davide Bifolco e ad altre vicende italiane, ci viene un po’ da piangere e addirittura nutriamo un po’ di invidia per un popolo che si ribella e non ci sta e che reagisce alla repressione.
p.s.
alcuni dati: almeno una trentina dei padri fondatori degli USA erano massoni; un terzo dei presidenti usa.. pure; molti di loro sono stati uccisi. Il sistema politico è di stampo liberale puro appena sporcato di democrazia con un sistema elettorale censuario (ti iscrivi e paghi per votare ma puoi essere cancellato se non sei ritenuto "valido") con un complicatissimo meotodo di elezione del Capo dello Stato; sono uno stato federale, una cosa positiva, con un validissimo sistema di contrappesi sia fra la parte federale e la periferia sia fra esecutivo e legislativo; hanno una banca centrale ... privata (la FED non è pubblica); sono il centro mondiale della finanza... soprattutto quella di rapina; hanno oltre 50 mln di veri poveri e altrettanti sul limite.. un vero modello da imitare qui in europa senza nessun sistema serio di aiuto pubblico tranne i medicare ecc. tutto il resto lo hai solo se hai una assicurazione sanitaria privata (la stessa che vogliono introdurre qui); in costituzione è prevista la libertà, si fa per dire, di stampa e la possibilità di auto difendersi con le armi. E sono solo alcuni esempi!!!!
Vi piacerebbe vivere lì? A me no.. non mi meraviglia che tutto quanto accade lì da l'idea di una maionese impazzita: qui ci stiamo lavorando ma possiamo, ancora, tornare indietro..

martedì 18 novembre 2014

Senza tetto nè legge

Fonte: la pagina Facebook del "Contropelo di Radiocapital" alias Massimo Rocca
Una notizia dall’ America mi riporta nelle nostre periferie, anzi davanti al portone di casa mia. La notizia è che un bambino americano su 30 è un senza tetto. Sono due milioni e mezzo, più o meno quanti i profughi dalla Siria. Profughi da tutto un altro genere di guerra, a differenza di quelle mediorientali con un ben preciso vincitore. Per chi si è goduto in tv The wire, o la seconda serie di The killing, non è certo una scoperta la condizione dei bambini che vivono negli scantinati, nelle case diroccate, nelle macchine o sotto i ponti, esposti ad ogni genere di predatori, o predatori essi stessi. E’ questo il destino che vogliamo infliggere ai minori di Tor sapienza, o delle decine di analoghe situazioni? Perchè il bambino rom rumeno, più o meno sei anni, uguale a quello di ladri di biciclette o a quello con le mani alzate, il soldato tedesco alle spalle, del ghetto di Varsavia che, forse, mia moglie è riuscita a spostare dal supermercato sotto a casa a scuola, e che campa da qualche parte lungo la Tiburtina, l’acqua presa con le taniche e scaldata con il camping gaz, mangiando le merendine che gli regalano ai bar è un essere umano, e solo la pelle sottile della nostra accoglienza lo separa dal destino dei piccoli senza tetto americani
p.s.
come sono lontani i giorni della liberazione e della rinascita di un paese piegato dal fascismo e dall'occupazione nazista, suo sodale, dello stivale dopo l'8 settembre.. come son lontani i giorni della solidarietà e della volontà di guardare al futuro a tutti i costi per mettersi alle spalle le brutture del regime e della guerra. Non è un caso che di quel capitolo oggi non se ne paela più, anzi a quanto si apprende "bisogna ridurre la presenza della resistenza nella memoria", dopo aver ridotto tutto il resto a una semplificazione molto pericolosa facendo passare, larvatamente, il tutto come una lotta fra bande. C'avete fatto caso o no che fa più scalpore e clamore la notizia del matrattamento di un cane che la violenza fisica (pestaggi, pedofilia, asportazioni di organi ecc.) sui cosiddetti soggetti deboli o provenienti dal terzo e quarto mondo? Quanto accaduto in giro per questo paese, di cui Tor sapienza non è che appena l'ultimo atto, ci sono persone che odiano il proprio simile per il sol fatto che ha un colore diverso della pelle o perchè, in base a leggi fatte dal "libero" Parlamento, hanno in affitto una casa che gli indigeni non hanno? Le scene viste a Tor sapienza sono un segnale, l'ennesimo, del degrado sociale in cui siamo precipitati...... più o meno con il valido aiuto del ceto politico troppo preso dal fare i propri affari per ascoltare la società sottostante.
Nell'assenza totale di uno Stato che sa solo chiedere senza dare cosa deve fare il cittadino comune delle nostre città quando si trova a dover competere con altri suoi simili senz'alcuna rete sociale? E come si pretende che i "nuovi arrivi" riospettino quelle tradizioni, leggi, ecc. quando i nativi per primi se ne fanno beffe (istigati in ciò da una scarsa preparazione civica e da una altrettanto povera, non solo di spirito, e mediocre classe politica)?
Qui prodest? I soliti noti, naturalmente..... ma quello che mi preoccupa di più è che siano i soliti "ignoti" che tirano i fili, i burattinai, a guadagnarci!

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