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martedì 22 gennaio 2019

Oxfam, stanno tornando i faraoni. Ce lo dice l’ultimo rapporto sulla distribuzione della ricchezza

Fonte: Il Fatto Quotidiano Economia & Lobby | 22 Gennaio 2019 

La prima volta che mi imbattei nel Rapporto sulla distribuzione della ricchezza che Oxfam rende noto alla vigilia del supervertice di Davos i miliardari necessari a “pesare” tanto quanto la metà della popolazione mondiale erano alcune centinaia. Mi parve un dato così sconvolgente che presi a concludere ogni mio contributo nella radio in cui allora lavoravo con un “ricordatevi di Oxfam”. Uno squilibrio che da solo, scrissi, mi sembrava sufficiente a spiegare tutte le contorsioni e distorsioni politiche e sociali del nostro mondo, dall’ondata populista, che allora faceva le sue prime apparizioni, ai fenomeni migratori di massa.
Negli anni che da allora sono passati il tema della diseguaglianza e della concentrazione di ricchezza è diventato dominante nel dibattito intellettuale, economico e politico. Tutti o tanti fra quelli che contano hanno comprato e magari qualcuno anche letto i libri di Atkinson, Piketty, Milanovic. Altri, invece, si sono accaniti contro i criteri adottati dalla Ong inglese per calcolare il patrimonio nel tentativo di rimpicciolire l’immagine di zii Paperoni che si tuffano nel deposito. Energumeni da tastiera che magari villeggiano all’ombra dei petrodollari si sono entusiasmati per gli scandali che l’hanno colpita, ostentando la stessa logica per cui se in America sta nevicando allora è falso che in Australia ci siano 50 gradi. Ma alla fine nessuno è riuscito a cancellare il fatto, ormai assodato, che la piramide dei redditi è formata da una base amplissima e bassissima su cui svetta una guglia incredibilmente alta e sottile. E nemmeno a incidere anche minimamente sul fenomeno.
Anno dopo anno il numero dei miliardari necessari a bilanciare i tre miliardi e settecento milioni di esseri umani normali è diminuito fino a scendere agli attuali 26. Gli altri nababbi rimasti indietro non se la passano tanto male, visto che i 2200 più ricchi hanno visto crescere il loro patrimonio complessivo di 900 miliardi di dollari nel solo 2018. Scherzando possiamo dire che l’azione di contrasto più rilevante del decennio potrebbero essere i termini del divorzio di Jeff Bezos. Esattamente come nella questione del global warming, il quantitativo di dati e commenti è inversamente proporzionale ai risultati concreti nell’affrontare il problema. Anzi sul tema della ricchezza i fatti agiscono in direzione ostinata e contraria.
Dalla riforma fiscale di Trump a quella di Macron, dalla flat tax per ricchi stranieri di Renzi a quella finora solo pensata di Salvini e Borghi, dalla competizione al ribasso tra Stati di cui parlava Il Fatto Quotidiano domenica scorsa alla spregiudicatezza con cui vengono sfruttate da aziende e individui privi di qualsivoglia senso della misura, le élite continuano a favorire il ritorno a condizioni faraoniche. Chiedendosi perplesse, poi, come mai chi è restato plebe affamata e chi ha perso anche l’ultimo vagone della redistribuzione sia così arrabbiato, inferocito e privo di buoni sentimenti. Davvero, chissà perché?
Economia & Lobby | 22 Gennaio 2019

martedì 13 febbraio 2018

Scandalo sessuale travolge l’Oxfam, si dimette vice direttrice

Fonte: WSI 12 febbraio 2018, di Livia Liberatore

Un’inchiesta del Times mette nei guai l’Oxfam, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit impegnate per la lotta alla povertà nel mondo, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo. Secondo quanto pubblicato dal giornale britannico, nel 2011, nel corso della missione successiva al terremoto che colpì Haiti nel 2010, il personale di Oxfam avrebbe ingaggiato prostitute, anche giovanissime.
La vice direttrice esecutiva di Oxfam. Penny Lawrence, si è dimessa prendendosi tutta la responsabilità per il comportamento del personale dell’organizzazione umanitaria. Lawrence ha detto di vergognarsi del fatto che tutto sia successo sotto il suo controllo. Oxfam è stata criticata anche per il modo in cui ha gestito lo scandalo. Secondo l’inchiesta del Times, Oxfam era a conoscenza delle preoccupazioni sulla condotta di due degli uomini coinvolti nello scandalo sessuale ad Haiti prima che venissero nominati in ruoli umanitari di alta responsabilità nel Paese colpito dal terremoto.
Un’inchiesta interna ha portato al licenziamento di quattro membri dello staff e alle dimissioni di altri, incluso il direttore di Oxfam ad Haiti. Ma la no profit, che ha sede nel Regno Unito, è stata accusata di aver insabbiato la vicenda. Sulla vicenda è intervenuta la Commissione europea, che nel 2011, anno a cui risalgono gli episodi incriminati, ha attribuito ad Oxfam 1,7 milioni di finanziamenti europei.
La Commissione ha invitato Oxfam a “fare piena luce” sul coinvolgimento di alcuni membri della Ong nello scandalo sessuale ad Haiti, minacciando di tagliare i finanziamenti. Il comportamento del personale dell’organizzazione ad Haiti non sembra l’unico a destare dubbi. Anche l’Observer scrive che operatori di Oxfam sono stati scoperti a frequentare prostitute, sfruttandone la miseria, già in Ciad nel 2006.

venerdì 19 gennaio 2018

World economic forum, è nell’ambiente il rischio più pericoloso del 2018

Fonte Green Report di Luca Aterini
Nella lussuosa località svizzera di Davos sta per tornare in scena (dal 23 al 25 gennaio) il World economic forum 2018, ma a guardare i temi del dibattito sembra che l’ultimo anno non sia passato. Il Wef ha presentato ieri il suo nuovo Global risks report, la pubblicazione annuale che contiene le opinioni degli esperti e dei politici al livello globale sui rischi più significativi che affliggono il mondo, e questi rischi – anche se a seguire la cronaca italiana non si direbbe – riguardano gli stessi temi del 2017: ambiente e disuguaglianza. Con una significativa differenza.
Il report del World economic forum si basa su un’indagine annuale svolta dallo stesso Wef chiamata Global risks perception survey, e i risultati suggeriscono che gli esperti consultati si stanno preparando per anno dal rischio elevato; infatti il 59% dei quasi 1.000 intervistati indica un’intensificazione dei rischi, mentre solo il 7% ritiene che i rischi stiano diminuendo.
È interessante notare come i rischi ambientali prevalgano per il secondo anno consecutivo, dopo la rilevazione effettuata l’anno scorso. Al pari del 2017, infatti, l’ambiente si è rivelato di gran lunga la maggiore preoccupazione sollevata dagli esperti, e gli eventi meteorologici estremi sono visti come il rischio più rilevante. In particolare, tra i cinque rischi la cui probabilità di avverarsi nei prossimi 10 anni è data come più elevata, tre posti sono occupati dai rischi ambientali: al primo posti gli eventi meteorologici estremi, al secondo i disastri naturali e al quinto il fallimento delle politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda invece i rischi dall’impatto più rilevante, solo la voce “armi di distruzione di massa” – al primo posto – non rientra nella categoria dei rischi ambientali: le altre 4 delle prime 5 posizioni invece sì, aggiungendo ai rischi già nominati quello relativo alle crisi idriche.
In buona sostanza, tra i 30 rischi globali a cui è stato chiesto agli esperti di stabilire l’ordine di priorità, tutti e cinque i rischi ambientali (condizioni meteorologiche estreme, collasso dell’ecosistema, disastri naturali, disastri causati dall’uomo, e il fallimento della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici) sono stati classificati tra i primi posti in termini di probabilità che si verifichino e impatto.
L’altro grande protagonista dei rischi mondiali per il 2018 – e il paradosso al limite dell’ipocrisia è che l’allarme venga lanciato proprio dal World economic forum di Davos, non esattamente una kermesse proletaria – è la disuguaglianza. Al primo posto tra i rischi più rilevanti per il business spicca infatti la disoccupazione-sottoccupazione, mentre al quinto posto si affaccia la “profonda instabilità sociale”.
Secondo il World economic forum il modello economico prevalente nel mondo è un fallimento che nonostante tutto rimane in piedi: «Nonostante l’impegno di un certo numero di amministratori delegati sia per gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) dell’Onu sia per l’Accordo sul clima di Parigi, il potere dell’avidità delle imprese assicura la sopravvivenza del modello economico dominante. Quando i governi sono intimiditi, o semplicemente non si preoccupano di far rispettare i fondamentali diritti umani e del lavoro, o di assicurare che le tasse sulle imprese siano pagate in modo da poter investire nella protezione sociale e nella salute e nell’educazione dei propri cittadini gente, cedono il controllo all’avidità delle multinazionali».
Ed è quanto sta accadendo, secondo gli stessi esponenti – i più illuminati, evidentemente – del capitalismo internazionale, secondo i quali «è tempo di negoziare un nuovo contratto sociale». Non sono i soli a pensarla così: secondo un sondaggio condotto nel 2017 dall’Ituc (la Confederazione sindacale internazionale) l’85% della forza lavoro mondiale vuole riscrivere le regole dell’economia globale, minata alla base dalla disuguaglianza. Una percentuale simile a quella emersa in Italia da un sondaggio condotto da Oxfam nel 2016, secondo il quale l’80% dei nostri concittadini ritiene prioritario ridurre le disuguaglianze economiche.
Ambiente e disuguaglianza, dunque: se qualche candidato in corsa per le prossime elezioni politiche del 4 marzo fosse in cerca di spunti, farebbe bene a seguire i consigli del World economic forum.

giovedì 21 settembre 2017

Il problema non è aiutarli a casa loro...

sapere e potere

Secondo il nuovo rapporto Oxfam rilasciato in data odierna [2 giugno, ndt], intitolato: “Africa: l’ascesa per pochi”(1), 11 miliardi di dollari sono stati sottratti all’Africa nell’arco dell’anno 2010,
grazie all’utilizzo di uno tra i tanti trucchi usati dalle multinazionali per ridurre le imposte. Tale cifra, è sei volte l’equivalente dell’importo che sarebbe necessario a colmare il vuoto di fondi nel sistema sanitario di Sierra Leone, Liberia, Guinea, Guinea Bissau, tutti Stati in cui è presente l’ebola. Le scoperte dell’Oxfam arrivano in corrispondenza dell’imminente partecipazione dei leader politici ed economici al 25° World Economic Forum Africa, che si terrà in Sudafrica.



Il tema principale dell’incontro sarà come assicurare l’ascesa economica dell’Africa e conseguire uno sviluppo sostenibile. E’ necessaria una riforma del sistema di tassazione globale, affinché l’Africa possa pretendere i fondi che le spettano – tra l’altro, è necessaria per affrontare l’estrema povertà e disuguaglianza – e diviene realmente determinante se il continente deve continuare la sua crescita economica.



L’Oxfam ha richiesto a tutti i governi, la presenza dei capi di Stato e dei ministri delle finanze in vista della Financing for Development Conference che si terrà a luglio in Etiopia. La conferenza di Addis Abeba stabilirà le modalità con cui il mondo finanzierà lo sviluppo per i prossimi vent’anni; questa è un’opportunità per i governi, affinché inizino a elaborare un sistema globale di tassazione più democratico ed equo.



Winnie Byanyima, direttore esecutivo internazionale dell’Oxfam, ha dichiarato: “L’Africa sta subendo un’emorragia di miliardi di dollari, a causa dei trucchi usati dalle multinazionali per imbrogliare i governi africani, lasciandoli senza le entrate dovute, dal momento che non pagano la loro giusta quota di tasse. Se le entrate delle tasse fossero investite in educazione ed assistenza sanitaria, le società e le economie prospererebbero ulteriormente in tutto il continente”.



Nel 2010, l’ultimo anno di cui sono disponibili i dati, le compagnie multinazionali hanno evitato di pagare tasse per un ammontare di 40 miliardi di dollari statunitensi, grazie ad una pratica chiamata trade mispricing – nella quale una compagnia stabilisce prezzi artificiali per i beni e servizi venduti tra le proprie sussidiarie, al fine di evitare la tassazione. Con le corporate tax rates che hanno una media pari al 28% in Africa, ciò equivale a 11 miliardi di dollari statunitensi come entrate sotto forma di tasse.



Il trade mispricing è solo uno dei trucchi che le multinazionali usano per non pagare la loro quota giusta di tassazioni. Secondo l’UNCTAD, i paesi in via di sviluppo nella loro totalità, perdono, secondo una stima, 100 miliardi di dollari l’anno attraverso un altro set di schemi che permettono di evitare i pagamenti, coinvolgendo i paradisi fiscali.



Le compagnie fanno una dura attività di lobbying per avere agevolazioni fiscali come ricompensa per basare e mantenere le loro attività nelle nazioni africane. Le agevolazioni fiscali fornite alle sei più grandi compagnie di estrazione mineraria in Sierra Leone, raggiungono il 59% del budget totale della nazione o equivalgono a 8 volte il budget sanitario statale.



Byanyima ha aggiunto: “I leader africani non devono assistere inerti all’approvazione del nuovo sistema di tassazione globale, cosa che dà alle multinazionali la libertà di scansare i loro obblighi di pagamento delle tasse in Africa. I leader politici e d’affari devono mettere da parte la loro importanza, innanzi alle richieste, sempre più insistenti, di una riforma del sistema di tassazione internazionale. Le nazioni africane, devono introdurre un approccio più progressivo e democratico alla tassazione – incluso un appello alla parola ‘fine’ per le esenzioni dalle tasse per le compagnie straniere”.



Gli attuali meccanismi internazionali volti a superare l’evasione fiscale, come il processo BEPS (Base Erosion and Profit Shifting), controllato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE)(2) per il G20, lasciano aperte enormi “vie di fuga” per le tasse, che le multinazionali possono continuare a sfruttare in tutto il mondo in via di sviluppo. Molte nazioni africane sono state escluse dalle discussioni sulla riforma del BEPS e, come risultato, non ne trarranno alcun beneficio.



(Traduzione di: Marco Nocera)



Fonti:



2 Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) [così nominata a livello internazionale, ndt]

martedì 24 gennaio 2017

Ricchezza e disuguaglianza: due punti di vista.. a voi la scelta

Da un lato:
c'è il 'Rapporto Oxfam'  che fotografa, se non lo sapete già, la distribuzione mondiale della ricchezza.
Dall'altro:
c'è, anzi c'è n'è più d'uno, che semplicemente dice:'è un male se poche persone hanno gran parte della ricchezza del pianeta? (articolo sul Fatto Quotidiano online di oggi di )'

In mezzo ci siamo noi: sia che viviamo nel mondo occidentale (ma non siamo parte del 1%) sia che siamo in qualche altra parte del pianeta (e non facciamo parte dell'élite corrotta e formata nelle nostre scuole economiche altrettanto corrotte)....
Fate voi.. per quanto mi riguarda vale quanto mi disse Padre Zanotelli: 'non è colpa tua se in Africa e nel IV mondo c'è gente che muore di fame e sogna di venire qui; non devi sentirti in colpa e non serve a nulla fare donazioni perchè non vanno mai a chi ne ha bisogno'.. e rimango di quell'idea ancora oggi e mi erndo conto che ce ne sarebbero di cose da scrivere ma a che serve?
I processi, visto gli inteerssi in gioco, globalizzativi non si possono fermare.. come pure le mifgrazioni: però si possono governare: ce lo lasceranno fare? Io dico di no e voi?

martedì 20 gennaio 2015

Un povero mondo di pochi ricchi

via oxfam
Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.
Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.
Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.
Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.
“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?  – ha detto Winnie  Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”
“Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali – dal Presidente Obama a Christine Lagarde – hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”
“Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”
Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014.
Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:
  1. contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
  2. investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
  3. distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
  4. introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
  5. introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
  6. reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
  7. un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.
Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene.
Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.
I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.
La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.
Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.
p.s.
Avendo raggiunto, quasi, i 55 anni sono cinico abbastanza da non meravigliarmi di questa (ed altre) "denuncia" ben sapendo che il cancro che sta metastasizzando il pianeta è un prodotto umano anzi ne è la sua massima espressione. Peccato  perchè questo non può che corroborare quanti, anche a costo di passare per complottisti, continueranno a pensare e a dire che per forza ci dev'essere un collegamento fra questo cancro che sta distruggendo non solo gli umani ma il globo intero e questa ristrettissima èlite che di questo sistema vive e su esso prospera!

giovedì 23 gennaio 2014

85 superricchi vs 3,5 mld di persone....

Qualche decennio fa in un film un personaggio chiedeva ad un altro: ma quanti sono i veri VIP da salvare in caso di catastrofe? Allora si diede un numero ma la verità è un altra: quel numero risale a 85 (leggasi ottantacinque) su oltre 6 mld di persone che esistono su questo pianeta..... una superclasse; una cosa che se il pianeta andasse sul serio in rovina sarebebro capaci di costruirsi una propria arca per salvarsi tanti sono i soldi che hanno. Tra essi ci sono ben tre italiani (sull'huffington post fanno i nomi) e non è un caso che siamo così ben rappresentati..... si pensi a cosa fanno, se leggete i nomi capirete, per il nostro paese e chi appoggiano.. una cosa che fa pensare perchè il partito che attualmente dicesi di sinistra in qualche modo ne è espressione e mi fermo qui perchè basta andare in una qualunque delle collaterali fondazioni di questo partito per vedere le sponsorizzazioni, ed è tutto detto..... quello su cui voglio che riflettiate non è tanto il fatto che ci siano questi qui ma che la cosiddetta sinistra liberal non trova nulla di male che laddove governa non imponga super tasse a questi personaggi perchè lo trova poco carino e perchè porta come giustificazione l'idea forza " ..... che aumentando la ricchezza contemporaneamente diminuisce la ricchezza....." una cosa obbriobriosa e falsa dato che:
  1. una tale proposizione presuppone che la parte non utilizzata per proprio profitto dalla super classe possa essere messa a disposizione della massa morta di fame.... con il lavoro e con il famoso ascensore sociale che, guarda caso, non funziona nella realtà correttamente in quanto "porta passeggeri solo quando scende e MAI quando risale;
  2. l'idea alla base del tutto o meglio l'ideologia alla bvase presuppone che questi son qui perchè "hanno lavorato e apportato ricchezza"... non è vero: questi son lì perchè sono stati favoriti non solo dall'assenza di un meccanismo riequilibratore ma soiprattutto perchè la politica li ha favoriti con tassazione di favore, sconti fiscali, e tutto quello che poteva mettere in campo per mantenere lo status quo senza impedire il crescente arricchimento anzi favorendo anche la delocalizzazione delle loro aziende, se imprenditori, o studi, se altro, altrove ossia dove c'erano altri poltiici conniventi che si accontentavano delle briciole o laddove c'erano paesi totalitari che non riconoscevano alcun diritto ai cittadini; in occidente invece lo spostamento delle sedi legali dava il là agli stessi politici per farei conti con i diritti dei cittadini, dei lavoratori, dei giovani in pratica eliminado il welfare in toto convinti come sono che solo il mercato può riequilibrare quello che loro avevano sbilanciato.. in realtà le cose vanno diversamente perchè i mercati non sono "democratici" e la parte debole degli stessi, noi, non siamo in grado di porre condizioni e pesare realmente perchè anche quando lo siamo..... arriva subito lo Stato, o chi lo gestisce, che ti dice "non tirare troppo la corda perchè la domanda di lavoro si può spostare altrove ossia dove trova una minore pressione sugli stipendi", chiaro?
  3. Essendo passato il disegno di ridurre un intero sistema socio-politico in un modello economico (peraltro fallimentare e, la cosa è ampiamente dimostrata, eugeneticamente razzista tanto da far dire ai più avveduti che siamo di fronte a una vera lotta di classe dei super ricchi contro i poveri) dove terra, lavoro, ecc. tutto è ridotto a merce di scambio anzi nell'ultima evoluzione (quella finanziarizzata) il denaro stesso è merce e va dove costa meno e profitta di più.... questo modelo economico è oggi vincente solo perchè è riuscito ad impossessarsi del potere, a infiltrarlo e a renderlo a sua immagine e somiglianza abbarbicandosi a esso e facendo in modo che chiunque lo detenesse temesse il ricambio e a sua volta impedendo la nascita di nuovi soggetti sociali e politici che pur ci sono un pò ovunque...
.. insomma suona una presa in giro il prossimo incontro dei, cosiddetti, potenti a DAVOS dove ci saranno grandi proclami contro la lotta alla fame e alla povertà..... molto più pregnante mi pare invece il tema proposto da oxfam "lavorare per pochi": almeno fotografa la realtà delle cose e la loro, per ora si spera, ineluttabilità...... perchè c'è poco da fare: questi controllano praticamente tutto con i loro soldi e trovano validi alleati non solo nei politici nazionali ma sopratuttto nei ceti poveri spaventati più dal perdere quei pochi cent che gli vengono concessi che di fare di tutto affinchè i primi paghino veramente il credito che devono alle nazioni che gli hanno permesso di diventare la classe degli ..... 85

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