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giovedì 30 ottobre 2014

Ast Terni: quando la corda alla fine si spezza

di Antonio Padellaro dal Fatto Quotidiano del 30 ottobre 2014
Ai tempi di Scelba, quando la celere caricava (e ammazzava) i lavoratori in sciopero, i ruoli apparivano chiari: per il sindacato erano le manganellate del governo dei padroni e per i comunisti col pugno chiuso era quello lo sbocco dell’insanabile conflitto tra la classe proprietaria e il lavoro dipendente.
Quando la polizia di Berlusconi fece del G8 di Genova una macelleria messicana, la sinistra all’opposizione spiegò che la destra al potere aveva in fondo mostrato la sua sostanziale natura fascista. Ma non è affatto nell’ordine delle cose che nell’autunno 2014, sotto il governo guidato da Matteo Renzi e dal Pd, gli operai delle acciaierie di Terni, colpiti da licenziamenti di massa e giunti in corteo pacifico a Roma, vengano picchiati a sangue dai reparti antisommossa e ciò dopo altri pestaggi pretestuosi avvenuti in altre città. Ciò accade quando per la prima volta, nella storia repubblicana, un premier eletto dalla sinistra cerca lo scontro frontale con il sindacato di sinistra tra gli applausi della destra.
Nessuno pensa che l’ordine di attaccare i manifestanti sia arrivato dal presidente del Consiglio. Ed è evidente che le frasi inconsulte della Pd Picierno contro la leader della Cgil Camusso “eletta con le tessere false” appartengano soltanto alla Picierno, un’altra senza arte né parte catapultata in situazioni assai più grandi di lei. Semplicemente, lo statista di Rignano sta raccogliendo i frutti di ciò che ha seminato, o meglio rottamato. La sgangherata lotta di classe contro le conquiste sociali e le tutele del lavoro. O la crociata contro il posto fisso da sostituire con un sistema di precariato permanente e a basso costo. Il tutto espresso in qualche Leopolda con disarmante lingua banalese dove milioni di persone con redditi da fame si sentono paragonati a gettoni del telefono nell’epoca dell’iPad, scampoli del passato da gestire senza tanti problemi.
Anche se non fosse arrivato a Palazzo Chigi “per volere dei poteri forti e di Marchionne” (Camusso), Renzi fa di tutto per farlo sembrare. E a furia di scherzare col fuoco, nel giorno più brutto della sua scalata, ha assaggiato la rabbia della gente. Dei tanti stufi di prendere legnate, mentre altri si apparecchiano il pranzo di gala. La corda si sta spezzando.
p.s.
fino al 2 novembre questo blog va in ferie... c'è il lucca comics e chi può ci vada: per un pò stacchiamo la spina.

la ghiandaia dal racconto hunger games..... che sia di stimolo e buon halloween a tutti

domenica 13 aprile 2014

Corteo a Roma: una coscienza di classe per mille povertà (Fatto Quotidiano)

dal Fatto Quotidiano 13 aprile 2014
La ribellione non la puoi misurare a compartimenti stagni. Chiami ribelli, resistenti, partigiani, quelli che stanno in piazza a opporsi al governo turco di Erdogan, solidarizzi perfino con i secessionisti in Veneto, esprimi grande soddisfazione quando la polizia toglie i caschi mentre sfila una manifestazione popolata da umori di destra e poi fai la divisione tra i buoni e i cattivi se a scendere in piazza è la sinistra?
Sono i due pesi e le due misure di umori destrorsi, razzisti, un po’ fascisti, quelli che hanno sempre una parola buona da rivolgere nei confronti di cittadini “esasperati” e poi però fanno il tifo affinché un manganello colpisca i poveri anarchici o di sinistra. Perché in Italia è un po’ così: va bene far truccare anche un passeggino da arma impropria, va bene giustificare chi fa comizi parlando di fucili da rivolgere contro gli immigrati, va bene se c’è chi parla di giustizia fai da te per difendersi dagli zombies che si accampano alla meno peggio ovunque, va bene chiamare “degrado” i poveri, i neri, i rom e le puttane ma non va bene se tanta gente, famiglie che tentano di sopravvivere a mille disastri, occupano edifici che non servono a nessuno o si ribellano al destino che la politica vorrebbe loro riservare.
Due pesi e due misure perché c’è un pezzo d’Italia in ribellione che continua comunque a immaginare che il nemico sia quell’altro, povero tanto quanto lui o anche di più, e così vedi piazze in cui c’è un tricolore, l’inno alla patria, la cacciata contro l’immigrato che serve ancora chiamare volgarmente “clandestino”, con ammiccamenti vari alle forze di polizia e poi vedi un’altra piazza mista, in cui non c’è un colore, non c’è gerarchia, differenza d’etnia, si parla da cittadini del mondo, senza confini né razzismi, dove si ha chiaro che o i diritti ci sono per tutt* o non esistono diritti per nessun@, e lì resistono i pregiudizi, solite favole in cui si narrano quegli appestati dei centri sociali come stronzi, tossici e privi di qualunque tangibile segno di moralità.
Sono le due povere italie movimentiste divise in piazza e nei confronti delle quali l’atteggiamento da parte di chi tutela gli interessi dei più ricchi è pressappoco uguale. Ci si può scannare quanto si vuole, si può pensare che una piazza in cui si pensa che il pericolo siano i neri, i rom, i froci, le puttane, abbia ragione più di altre di arrabbiarsi per la miseria che li opprime ma di fatto poi a prendere legnate in piazza più d’ogni altr@ è chi anche inconsapevolmente non diventa funzionale a chi vuole che le guerre scorrano in basso così da tutelare culi ricchi che restano perennemente in alto.
Vorrei sapere davvero, oggi, dopo aver saputo della sconfitta del governo in piazza, ché la gente malmenata e vittima di repressione perché rivendica dei diritti, casa, reddito, pane, lavoro, comunque è lo specchio di un grande fallimento delle istituzioni,  chi, come e perché cavalca le proteste e usa la povertà delle persone per introdurre nel dibattito, nella cultura, nelle discussioni elementi ideologici che ci riportano indietro. Vorrei sapere se la povertà, l’esasperazione e la ribellione possono essere strumenti per chi indirizza l’odio da una parte o l’altra invece che ragionare di soluzioni reali affinché tutti possano domani vedere il sole.
Vorrei sapere se la povertà ha un colore politico, se puoi parlarne per giustificare il fatto che condanni tante persone immigrate a morire nel mediterraneo, se può servirti per raccontare che esiste sempre qualcuno che ha un sesso, un colore, una cultura, una religione diversa dalla tua quando in realtà la differenza che devi tenere bene a mente è quella di classe. E se quel che porti in piazza è un conflitto di classe, se  di differenza di classe stai parlando, allora spiegami perché te la prendi con chi è pover@ tanto quanto te. Spiegami perché non riesci a rinunciare ai tuoi pregiudizi e pensi che per mangiare devi privare chi non ha pane di un morso che a buon diritto gli spetta. Spiegami, infine, perché ti è più semplice prendertela con chi è più debole invece che ribellarti contro chi ha la responsabilità di tutto questo.
Se sei precari@, pover@, se porti avanti una lotta, per prima cosa dovrai acquisire coscienza – di classe – e quando l’avrai acquisita, solo allora, potrai dire che la tua ribellione invece che uno sfogo diventa risorsa collettiva. Tu che scendi in piazza, tu che dici di avere l’acqua alla gola, tu che vivi male, che conosci le tragedie di chi si suicida, tu che conosci a menadito la precarietà, la fine della speranza, giusto tu: una coscienza di classe ce l’hai oppure no? Hai una coscienza di classe o hai solo coscienza del tuo personalissimo problema? Questa è la domanda.
p.s.
ESATTO quelle sono le domande cui dobbiamo dare risposta.. oltre che cercare di non farci abbindolare dalle sirene del blair de noantri con i suoi 80 euri per ora del tutto teorici.

giovedì 23 gennaio 2014

85 superricchi vs 3,5 mld di persone....

Qualche decennio fa in un film un personaggio chiedeva ad un altro: ma quanti sono i veri VIP da salvare in caso di catastrofe? Allora si diede un numero ma la verità è un altra: quel numero risale a 85 (leggasi ottantacinque) su oltre 6 mld di persone che esistono su questo pianeta..... una superclasse; una cosa che se il pianeta andasse sul serio in rovina sarebebro capaci di costruirsi una propria arca per salvarsi tanti sono i soldi che hanno. Tra essi ci sono ben tre italiani (sull'huffington post fanno i nomi) e non è un caso che siamo così ben rappresentati..... si pensi a cosa fanno, se leggete i nomi capirete, per il nostro paese e chi appoggiano.. una cosa che fa pensare perchè il partito che attualmente dicesi di sinistra in qualche modo ne è espressione e mi fermo qui perchè basta andare in una qualunque delle collaterali fondazioni di questo partito per vedere le sponsorizzazioni, ed è tutto detto..... quello su cui voglio che riflettiate non è tanto il fatto che ci siano questi qui ma che la cosiddetta sinistra liberal non trova nulla di male che laddove governa non imponga super tasse a questi personaggi perchè lo trova poco carino e perchè porta come giustificazione l'idea forza " ..... che aumentando la ricchezza contemporaneamente diminuisce la ricchezza....." una cosa obbriobriosa e falsa dato che:
  1. una tale proposizione presuppone che la parte non utilizzata per proprio profitto dalla super classe possa essere messa a disposizione della massa morta di fame.... con il lavoro e con il famoso ascensore sociale che, guarda caso, non funziona nella realtà correttamente in quanto "porta passeggeri solo quando scende e MAI quando risale;
  2. l'idea alla base del tutto o meglio l'ideologia alla bvase presuppone che questi son qui perchè "hanno lavorato e apportato ricchezza"... non è vero: questi son lì perchè sono stati favoriti non solo dall'assenza di un meccanismo riequilibratore ma soiprattutto perchè la politica li ha favoriti con tassazione di favore, sconti fiscali, e tutto quello che poteva mettere in campo per mantenere lo status quo senza impedire il crescente arricchimento anzi favorendo anche la delocalizzazione delle loro aziende, se imprenditori, o studi, se altro, altrove ossia dove c'erano altri poltiici conniventi che si accontentavano delle briciole o laddove c'erano paesi totalitari che non riconoscevano alcun diritto ai cittadini; in occidente invece lo spostamento delle sedi legali dava il là agli stessi politici per farei conti con i diritti dei cittadini, dei lavoratori, dei giovani in pratica eliminado il welfare in toto convinti come sono che solo il mercato può riequilibrare quello che loro avevano sbilanciato.. in realtà le cose vanno diversamente perchè i mercati non sono "democratici" e la parte debole degli stessi, noi, non siamo in grado di porre condizioni e pesare realmente perchè anche quando lo siamo..... arriva subito lo Stato, o chi lo gestisce, che ti dice "non tirare troppo la corda perchè la domanda di lavoro si può spostare altrove ossia dove trova una minore pressione sugli stipendi", chiaro?
  3. Essendo passato il disegno di ridurre un intero sistema socio-politico in un modello economico (peraltro fallimentare e, la cosa è ampiamente dimostrata, eugeneticamente razzista tanto da far dire ai più avveduti che siamo di fronte a una vera lotta di classe dei super ricchi contro i poveri) dove terra, lavoro, ecc. tutto è ridotto a merce di scambio anzi nell'ultima evoluzione (quella finanziarizzata) il denaro stesso è merce e va dove costa meno e profitta di più.... questo modelo economico è oggi vincente solo perchè è riuscito ad impossessarsi del potere, a infiltrarlo e a renderlo a sua immagine e somiglianza abbarbicandosi a esso e facendo in modo che chiunque lo detenesse temesse il ricambio e a sua volta impedendo la nascita di nuovi soggetti sociali e politici che pur ci sono un pò ovunque...
.. insomma suona una presa in giro il prossimo incontro dei, cosiddetti, potenti a DAVOS dove ci saranno grandi proclami contro la lotta alla fame e alla povertà..... molto più pregnante mi pare invece il tema proposto da oxfam "lavorare per pochi": almeno fotografa la realtà delle cose e la loro, per ora si spera, ineluttabilità...... perchè c'è poco da fare: questi controllano praticamente tutto con i loro soldi e trovano validi alleati non solo nei politici nazionali ma sopratuttto nei ceti poveri spaventati più dal perdere quei pochi cent che gli vengono concessi che di fare di tutto affinchè i primi paghino veramente il credito che devono alle nazioni che gli hanno permesso di diventare la classe degli ..... 85

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