di Andrea Scanzi | 19 agosto 2014
È più forte di lui, ogni tanto
Beppe Grillo deve farsi male da solo. L’ultimo caso è l’avvincentissimo sondaggio sul “
Giornalista dell’anno 2014“. Che senso aveva farlo? Nessuno. Il sondaggio, vinto con 3.822 voti su 16.260 da
Giuliano Ferrara (Premio Stercorario 2014), è una sorta di
greatest hits della rubrica “Giornalista del giorno”, che a sua volta ha generato gli
spin-off “Vignettista del giorno” e “Blogger del giorno”: spesso ci sono finiti disegnatori e blogger di questo giornale, notoriamente
house organ del
Movimento 5 Stelle.
Grillo dirà che è una goliardata, e certo le cose gravi in Italia sono
altre. Ma proprio di questo dovrebbe parlare, magari sottolineando
come
perfino Delrio abbia dovuto ammettere che gli 80 euro erano poco più che una sòla, o rivendicando come il M5S avesse ragione quando avvertiva che la ripresa tanto millantata dal governo
Renzi fosse lungi dal verificarsi. Invece no: Grillo trova urgente lanciare il Premio Stercorario.
Da
sempre il suo blog alterna articoli stimolanti (per esempio i
contributi di Aldo Giannuli) e controinformazione meritoria a sfoghi
ridicoli di
yesmen ottusi e articolesse bolse dei primi Becchi
che passano. Giornali e tivù, quasi sempre, rilanciano solo ciò che,
ancor più se estrapolato arbitrariamente, può mettere i “grillini” in
cattiva luce: un alibi innegabile per Grillo, ma qualcosa non torna. In
primo luogo, agli italiani interessa poco di quel che scrive un
giornalista.
Al di là di qualche caso sporadico, i giornalisti sono emeriti
sconosciuti. Nel momento in cui Grillo li espone al pubblico ludibrio,
non solo li rende martiri (regalando ai detrattori ulteriori argomenti
per la mitraglia) ma li toglie pure dall’oblio. Tra i nominati ci sono
figure che godono a essere odiate (Ferrara,
Giordano,
Sallusti), persone nel frattempo scomparse (
Federico Orlando)
e una galassia di oscuri carneadi. Chi è Tony Jop? Chi è Michele De
Salvo? Chi lo ha mai letto Stefano Menichini? Nessuno, e infatti i
giornali su cui firmavano son tutti morti per mancanza di masochismo
(cioè di lettori disposti a leggerli). Grillo ha regalato scampoli di
celebrità a firme che, spesso, neanche vengono riconosciute quando
entrano in casa loro. Figuriamoci dagli italiani.
Il secondo punto
debole risiede nella sensazione sgradevole che provoca quella rubrica:
spesso Grillo si è limitato a pubblicare stralci fedeli degli
articoli sgraditi, senza commenti ulteriori (se non dei lettori del
blog, e non erano missive d’amore). E molti di quegli articoli, in effetti, facevano abbastanza pietà. Era però nel loro diritto:
Repubblica,
Huffington Post o
L’Unità (che nel frattempo ha chiuso i battenti) hanno tutto il diritto di criticare ferocemente il Movimento 5 Stelle. Sono
giornali vicini al
Pd, spesso gli dettano la linea (e vanno capiti: se aspettano Renzi, buonanotte).
E Grillo e Casaleggio
tutto sono fuorché infallibili. Sta poi al letttore capire chi scrive
il giusto e chi no. Grillo ha fatto un calderone indistinto, al cui
interno ci sono mediani del potere e talenti autentici. Per esempio, e
non è l’unico in quella lista, Michele Serra. Grillo lo conosce bene. Un tempo erano amici e adesso no.
Lamentare
la pochezza di Pigi Battista è come dire che l’acqua è bagnata: una
banalità. Attaccare Serra perché oggi è renziano e forse (anzi
sicuramente) ai tempi di Cuore non lo sarebbe stato neanche sotto
tortura, è una reazione infantile. Grillo e Casaleggio, a questo punto,
direbbero che nessuno come i 5 Stelle è stato massacrato a prescindere
nella Seconda Repubblica. Hanno ragione, e la semplificazione vile (“
Di Battista sta coi terroristi“)
di un lungo post criticabile ma certo non “terroristico” (“Non sto né
giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire”) è
solo l’ennesimo caso di un giornalismo che ai 5 Stelle fa le pulci e ai
renziani perdona tutto. Eppure i casi politicament
e disperati,
da quelle parti, non sembrano mancare: basta pensare alle Boschi, alle
Bonafè, alle Picierno. Tutto vero, ma non è abbastanza per lanciare quel
sondaggio. Non serve a niente e non frega a nessuno.
E poi c’è il terzo punto. Il più importante.
Ora che quasi tutti i media incensano il “Pacioccone” Mannaro Renzi;
ora che l’Europa comincia a rendersi conto che l’unica differenza tra
lui e Berlusconi è che il primo ascolta gli U2 e il secondo Apicella;
ora che i soli a fare opposizione e difendere la Costituzione sono i 5
Stelle: ora che tutto questo è evidente, quei nove milioni che hanno
votato M5S nel febbraio 2013 – e che nel frattempo guarda caso son
diminuiti – ne hanno pieni gli zebedei di questa inclinazione
tafazziana. Errori simili rischiano di vanificare tutto il lavoro fatto.
Non c’è più tempo per il cazzeggio, peraltro autolesionistico, e le
urgenze – per i 5 Stelle, ma più che altro per il paese – sono davvero
altre.
p.s.
All'analisi, che evidentemente condivido, di Scanzi aggiungo:
- era
necessario buttar fuori l'ala "pontista" verso la Nuova destra MEGLIO
NOTA COME "PD" visto che poi si son seduti allo stesso tavolo ... o
forse si deve pensare che ci si voleva rinchiudere i un guscio che
badasse al proprio orticello anzichè veleggiare in mare aperto?
- era
proprio necessario sparare ad alzo zero contro il pelo (leggi i
giochini in cui cadono per inesperienza i suoi deputati e senatori o le
dichiarazioni, tranne quella di Di Battista che condivido in TOTO) e non
la trave ossia le leggi che gli stanno passando sotto il naso e contro
cui fanno solo una sterile, quanto (sempre) utile, opposizione?
- si vogliono proprio ridurre a una qualunque Tsipras o Sel che dir si voglia?