«Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi
è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro
verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni
internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini.
Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale
situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo
ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le
applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul
problema del debito». E’ una delle trascrizioni realizzate dalla National Security Agency americana, diffuse da Wikileaks (leggi i documenti originali)
e rilanciate in Italia da Espresso e Repubblica, a ridosso della crisi
dell’ultimo governo Berlusconi dell’autunno 2011, in un momento in cui
l’Italia era sorvegliata speciale a livello mondiale per la tenuta del
debito pubblico e il livello dello spread sui titoli
di Stato. L’intercettazione di Valentini, spiega l’Espresso, è
classificata come “top secret/noforn”, ossia non condivisibili con Paesi
stranieri.
Il giorno dopo, il 23 ottobre, si terrà la famosa
conferenza stampa di Sarkozy e Merkel, quella dei sorrisi ironici
davanti alle telecamere quando risuona il nome del premier italiano. Il 12 novembre Berlusconi si dimetterà.
La
preoccupazione di quei giorni emerge per esempio dalle trascrizioni
relativa all’allora presidente francese Sarkozy, che alle
rassicurazioni di Berlusconi sul sistama bancario italiano “solido”
avrebbe risposto paventando che le istituzioni finanziarie italiane
avrebbero potuto presto “saltare in aria” come un tappo di champagne e
che per Berlusconi fosse arrivata “l’ora deve prendere delle decisioni”.
Nel marzo 2010, ancora, Berlusconi è stato intercettato persino nei suoi colloqui con il leader israeliano Binyamin Netanyahu, nell’ambito di una grave crisi tra Israele
e Usa per la quale il premier cercava appoggi in Europa. Berlusconi gli
avrebbe promesso di “mettere l’Italia a disposizione di Israele per
risovere la crisi con gli Usa”.
I documenti rilasciati
dall’organizzazione di Julian Assange mostrano che le intercettazioni
ai governanti sono state operate dallo Special Collection Service (Scs), unità speciale insediata nelle ambasciate e nei consolati americanidi tutto il mondo.
Sul
nostro Paese, Wikileaks ha rilasciato le due intercettazioni di
Berlusconi e Valentini e tre “selectors”, i numeri di telefono che
la Nsa utilizza per il monitoraggio. Corrispondono – sottolinea ancora
l’Espresso – ai recapiti di Stefano Stefanini, rappresentante permanente dell’Italia alla Nato dal 2007 al 2010; Marco Carnelos, allora consigliere diplomatico di palazzo Chigi e oggi ambasciatore a Baghdad; Bruno Archi, consigliere per la sicurezza nazionale del governo Berlusconi.
il primo che mi viene a dire che sono un complottista.... lasciamo stare ma mi avete capito, vero?
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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martedì 23 febbraio 2016
mercoledì 23 luglio 2014
Democrazia autoritaria: salviamo i valori dell’Italia nata dalla Resistenza
di Paolo Flores d'Arcais | 23 luglio 2014
Ho aderito subito con entusiasmo alle 10 proposte “aperte” lanciate da il Fatto Quotidiano. Con entusiasmo, perché l’iniziativa voluta da Antonio Padellaro, Marco Travaglio e Peter Gomez riprende la più nobile tradizione del grande giornalismo americano dall’epoca di Thomas Jefferson: l’impegno politico diretto delle testate democratiche. Allora, perché ancora inesistenti i grandi partiti politici rappresentativi, oggi in Italia perché ormai autoreferenziali, “rappresentativi” solo del kombinat affaristico-politico-corruttivo che caratterizza innanzitutto e per lo più l’establishment del nostro paese. Esiste certamente un’opposizione parlamentare, che si esprime in sostanza esclusivamente nel Movimento 5 Stelle, il cui carattere ondivago e la cui struttura organizzativa e comunicativa “proprietaria” si sono però dimostrati deleteri di fronte alla potenza della tenaglia messa in atto dal patto Renzi-Berlusconi propiziato dal lord protettore del nuovo regime: Giorgio Napolitano. In questa situazione, del resto, che nel servo encomio dei media verso il governo vede ormai la normalità, il giornalismo-giornalismo, proprio per essere tale, imparziale (che è cosa diversissima da equidistante) e soggetto solo alle “modeste verità di fatto” (senza il rispetto delle quali, ammoniva Hannah Arendt, ci si è già incamminati sulla via del totalitarismo) deve farsi anche, e sempre più spesso, direttamente agire politico.
Restano però essenziali due altri punti: un finanziamento della politica esclusivamente pubblico (tranne i piccoli oboli delle sottoscrizioni tradizionali dei militanti), che consista in risorse comunicative eguali per tutti (spazi radiotelevisivi, piazza a teatri attrezzati, ecc.) e un sistema di incompatibilità che vada assai oltre una legislazione sul conflitto d’interessi e impedisca le indecenze di ex “statisti” che diventano consulenti di multinazionali (Blair, Schroeder, ecc.). Si tratta, insomma, di rendere impossibile, a monte e a valle, ogni commistione di ruoli tra vita pubblica e incarichi privati, oltre che ogni passaggio, in entrambe le direzioni, tra incarichi di nomina politica e vita politica stessa.
E resta infine il capitolo su cui andrà ingaggiata la lotta cruciale, quello della giustizia, su cui l’asse Renzi-Berlusconi giocherà il vero jolly piduista. Lo sta già giocando, in realtà. Come dimostra l’agghiacciante sentenza, per la gioia dei Ferrara e Santanchè, che ha rottamato la legge eguale per tutti e codificato che chi ha potere non compie alcun reato se interviene presso un funzionario di polizia (o altro servitore dello Stato, cioè della “legge eguale per tutti”) perché non segua il dettato delle norme ma affidi la “vicenda” di sua competenza alle cure di una qualche signorina delegata dallo stesso potente di turno. Sulla questione giustizia alla ripresa autunnale bisognerà dunque impegnarsi davvero nell’azione politica di massa, con un progetto giustizialista organico, manicheo, la legalità eguale o la “legalità” secondo potere e prepotenza, altrimenti il ventennio che continua a non finire, a perpetuarsi con nuove e più accattivanti maschere, distruggerà quello che resta di giustizia e libertà, di Costituzione e decenza, insomma dell’Italia repubblicana nata dalla Resistenza.
Le 10 riforme contro i ladri di democrazia: scrivi anche tu le tue proposte
p.s.
dopo tutto sono anche cose di buon senso.... al di là di chi le scrive, vero? Stasera ospito Flores D'Arcais hce ne ha da dire di cose.
Ho aderito subito con entusiasmo alle 10 proposte “aperte” lanciate da il Fatto Quotidiano. Con entusiasmo, perché l’iniziativa voluta da Antonio Padellaro, Marco Travaglio e Peter Gomez riprende la più nobile tradizione del grande giornalismo americano dall’epoca di Thomas Jefferson: l’impegno politico diretto delle testate democratiche. Allora, perché ancora inesistenti i grandi partiti politici rappresentativi, oggi in Italia perché ormai autoreferenziali, “rappresentativi” solo del kombinat affaristico-politico-corruttivo che caratterizza innanzitutto e per lo più l’establishment del nostro paese. Esiste certamente un’opposizione parlamentare, che si esprime in sostanza esclusivamente nel Movimento 5 Stelle, il cui carattere ondivago e la cui struttura organizzativa e comunicativa “proprietaria” si sono però dimostrati deleteri di fronte alla potenza della tenaglia messa in atto dal patto Renzi-Berlusconi propiziato dal lord protettore del nuovo regime: Giorgio Napolitano. In questa situazione, del resto, che nel servo encomio dei media verso il governo vede ormai la normalità, il giornalismo-giornalismo, proprio per essere tale, imparziale (che è cosa diversissima da equidistante) e soggetto solo alle “modeste verità di fatto” (senza il rispetto delle quali, ammoniva Hannah Arendt, ci si è già incamminati sulla via del totalitarismo) deve farsi anche, e sempre più spesso, direttamente agire politico.
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Quanto al merito dei dieci punti, presentati come aperti, sottoscrivo sine glossa il 3 (opposizione), il 4 (immunità parlamentare), il 5 (Capo dello Stato), il 7 (magistratura e politica), l’8 (procuratori e pm), il 9 (informazione) e il 10 (cittadini attivi). Sul 6 (Csm)
credo che i membri togati andrebbero semplicemente estratte a sorte
(anziché votati “su una provvista” di estratti a sorte) poiché
altrimenti il monopolio delle correnti (e cordate) sarebbe bensì
indebolito ma non certo dissolto. I punti 1 e 2 mi sembrano invece i più
deboli: penso che il Senato andrebbe in effetti
abrogato, oppure sostituito con un’assemblea non-legislativa, di
“difensori civici”, composta dai sindaci (o loro delegati ) delle 50
città più popolose e da 50 estratti a sorte, con rotazione annuale, tra
quelli delle al tre città con più di 15 mila abitanti. Ma soprattutto
di soli 100 membri dovrebbe essere composta la Camera dei deputati
(legislativa) eletta per i due terzi in collegi uninominali col doppio
turno (i due più votati vanno al ballottaggio se nessuno ha superato nel
primo il 50 per cento: doppio turno all’italiana, come per i sindaci,
visto che in Francia al secondo turno può accedere chiunque superi il
12,5 per cento). Un terzo, invece, con proporzionale in un solo collegio
nazionale e con una sola preferenza. In tal modo i deputati
conterebbero davvero (non vi sarebbero più “peones”) e i loro elettori
potrebbero controllarli assai di più . E si metterebbe con le spalle al
muro proprio il finto riformismo di Renzi, contrapponendo al suo
accordo con Berlusconi la radicalità di una riforma che abbatte i
costi, restituisce autonomia e dignità all’eletto, consente di avere un
vincitore la sera stessa del voto, ma non rende il governo padrone
incontrastato della vita pubblica. Sono proposte non nuove (lungamente
argomentate su MicroMega fin dal giugno 1986). Che si oppongono con
logica di riformismo autentico alla legge elettorale di
Renzi/Berlusconi “Italicum”, la peggiore in assoluto, la vera tabe
autoritaria del pacchetto di “riforme” renziane, una legge mega-truffa
che oltretutto consentirebbe a infinite liste “Forza Dudù” (non è uno
scherzo, Berlusconi le ha fatte sottoporre a test dalla sua sondaggista
di fiducia) di fare massa per un anticostituzionale mega-premio di
coalizione.Restano però essenziali due altri punti: un finanziamento della politica esclusivamente pubblico (tranne i piccoli oboli delle sottoscrizioni tradizionali dei militanti), che consista in risorse comunicative eguali per tutti (spazi radiotelevisivi, piazza a teatri attrezzati, ecc.) e un sistema di incompatibilità che vada assai oltre una legislazione sul conflitto d’interessi e impedisca le indecenze di ex “statisti” che diventano consulenti di multinazionali (Blair, Schroeder, ecc.). Si tratta, insomma, di rendere impossibile, a monte e a valle, ogni commistione di ruoli tra vita pubblica e incarichi privati, oltre che ogni passaggio, in entrambe le direzioni, tra incarichi di nomina politica e vita politica stessa.
E resta infine il capitolo su cui andrà ingaggiata la lotta cruciale, quello della giustizia, su cui l’asse Renzi-Berlusconi giocherà il vero jolly piduista. Lo sta già giocando, in realtà. Come dimostra l’agghiacciante sentenza, per la gioia dei Ferrara e Santanchè, che ha rottamato la legge eguale per tutti e codificato che chi ha potere non compie alcun reato se interviene presso un funzionario di polizia (o altro servitore dello Stato, cioè della “legge eguale per tutti”) perché non segua il dettato delle norme ma affidi la “vicenda” di sua competenza alle cure di una qualche signorina delegata dallo stesso potente di turno. Sulla questione giustizia alla ripresa autunnale bisognerà dunque impegnarsi davvero nell’azione politica di massa, con un progetto giustizialista organico, manicheo, la legalità eguale o la “legalità” secondo potere e prepotenza, altrimenti il ventennio che continua a non finire, a perpetuarsi con nuove e più accattivanti maschere, distruggerà quello che resta di giustizia e libertà, di Costituzione e decenza, insomma dell’Italia repubblicana nata dalla Resistenza.
Le 10 riforme contro i ladri di democrazia: scrivi anche tu le tue proposte
p.s.
dopo tutto sono anche cose di buon senso.... al di là di chi le scrive, vero? Stasera ospito Flores D'Arcais hce ne ha da dire di cose.
lunedì 7 luglio 2014
Patto Renzi-Berlusconi, il modello “super-premier” senza opposizione
Solo perchè piacciono e sono state concordate con mr. B, meglio noto
come l'amato capo, dovrebbe far suonare qualche campanello d'allarme...
ma che a farllo lo faccia il pd ossia quel partito che per anni è stato
tacciato di demonizzarlo e di essere comunista, dovrebbe farci aprire
gli occhi su almeno due cose:
dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio | 6 luglio 2014
Unendo i puntini delle varie riforme vaganti tra governo e Parlamento, costituzionali e ordinarie, ma anche di certe prassi quotidiane passate sotto silenzio per trasformarsi subito in precedenti pericolosi, come le continue interferenze del Quirinale nell’autonomia del Parlamento, della magistratura e della stampa, viene fuori un disegno che inquieta. Una democrazia verticale, cioè ben poco democratica: sconosciuta, anzi opposta ai principi ispiratori della Costituzione, fondata invece su un assetto orizzontale in ossequio alla separazione e all’equilibrio dei poteri. Ce n’è abbastanza per dare ragione all’allarme inascoltato dei giuristi di Libertà e Giustizia sulla “svolta autoritaria”.
All’insaputa del popolo italiano, mai consultato sulla riscrittura della Costituzione, e fors’anche di molti parlamentari ignoranti o distratti, il combinato disposto di leggi, decreti e prassi – di per sé all’apparenza innocue – rischia di costruire un sistema illiberale e piduista fondato sullo strapotere del più forte e sul depotenziamento degli organi di controllo e garanzia. Il pericolo è una dittatura della maggioranza (“democratura”, direbbe Giovanni Sartori) a disposizione del primo “uomo solo al comando” che se ne impossessa, diventando intoccabile, incontrollabile, non contendibile, dunque invincibile. Vediamo come e perché. Nella speranza di suscitare un dibattito fra i lettori e nel Palazzo. Prima che sia troppo tardi.
1. CAMERA La legge elettorale Italicum made in Renzi, Boschi, Berlusconi e Verdini conferma le liste bloccate (incostituzionali) del Porcellum, con la sola differenza che saranno un po’ più corte. La sostanza è che i 630 deputati saranno ancora nominati dai segretari dei partiti maggiori. Quelli medio-piccoli invece resteranno fuori da Montecitorio grazie a soglie di sbarramento spropositate: 4,5% per quelli coalizzati, l’8% per quelli che corrono da soli e il 12% per le coalizioni. Per ottenere subito il premio di maggioranza, il primo partito (o coalizione) deve raccogliere almeno il 37% dei voti: nel qual caso gli spetta il 55% dei seggi, pari a 340 deputati. Se invece nessuno arriva al 37%, i primi due classificati si sfidano al ballottaggio e chi vince (con almeno il 51%, è ovvio) incassa 327 deputati. Cioè: chi ha meno voti (37% o più) ha più seggi e chi ha più voti (51% o più) ha meno seggi. Una follia. Ma non basta: prendiamo una coalizione con un partitone al 20% e cinque partitini al 4% ciascuno. Totale: 40%, con premio al primo turno. Siccome nessuno dei partitini alleati supera il 4,5%, il partito del 20% incamera il 55% dei seggi. E governa da solo, confiscando il potere legislativo, che di fatto coincide con l’esecutivo a colpi di decreti e fiducie.
2. SENATO Con la riforma costituzionale, il “Senato delle Autonomie” sarà formato da 100 senatori non eletti: 95 saranno scelti dai consigli regionali (74 tra i consiglieri e 21 tra i sindaci) e 5 dal Quirinale (più i senatori a vita). Sindaci e consiglieri scadranno ciascuno insieme alle rispettive giunte comunali e regionali, trasformando Palazzo Madama in un albergo a ore: andirivieni continuo e maggioranze affidate al caso, anzi al caos. Di norma anche il Senato sarà appannaggio della maggioranza di governo. E comunque non potrà più controllare l’esecutivo: i senatori non voteranno più la fiducia né saranno chiamati ad approvare, emendare, bocciare le leggi. Esprimeranno solo pareri non vincolanti, salvo per le norme costituzionali. E seguiteranno a eleggere con i deputati il capo dello Stato e i membri del Csm e della Consulta di nomina parlamentare.
3. OPPOSIZIONE Nell’unico ramo del Parlamento ancora dotato del potere legislativo, cioè la Camera, i dissensi interni ai partiti di governo potranno essere spenti con il metodo Mineo e Mauro: chi non garantisce il voto favorevole in commissione alle leggi volute dall’esecutivo sarà essere espulso e sostituito da un soldatino del premier. Quanto al dissenso esterno, i partiti di opposizione saranno in parte decimati dalle soglie dell’Italicum. Per i superstiti, la riforma costituzionale disarma le minoranze istituzionalizzando la “ghigliottina” calata dalla presidente Laura Boldrini contro il M5S che tentava di impedire la conversione in legge del decreto-regalo alle banche: corsia preferenziale per i ddl e i dl del governo, che andranno subito all’ordine del giorno per essere approvati entro due mesi, con sostanziale divieto di ostruzionismo e strozzatura degli emendamenti.
4. CAPO DELLO STATO Malgrado lo snaturamento del Senato, che finora contribuiva per 1/3 all’Assemblea dei mille grandi elettori (nel 2013 erano 319 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali) e in futuro sarà relegato al 10%, nessuna modifica è prevista per l’elezione del presidente della Repubblica. Quindi potrà sceglierselo il premier (anche se ha preso soltanto il 20% dei voti) dopo il terzo scrutinio, quando la maggioranza dei 2/3 scende al 51%. Forte del 55% dei deputati da lui nominati, gli basteranno 33 senatori per raggiungere la maggioranza semplice dell’Assemblea e mandare al Quirinale un suo fedelissimo. Il che trasforma il ruolo di “garanzia” del Presidente in una funzione gregaria del governo e della maggioranza: il capo del primo partito si sceglie il capo dello Stato che poi lo nomina capo del governo e firma i suoi ministri e poi le sue leggi e decreti. Inoltre, dopo il precedente “monarchico-presidenzialista” di Napolitano, a colpi di invasioni di campo, il nuovo inquilino del Quirinale potrà arrogarsi enormi poteri d’interferenza in tutti i campi, giustizia in primis.
5. CORTE COSTITUZIONALE Se tutto cambia nella selezione di deputati e senatori, nulla cambia nell’elezione dei giudici costituzionali. Chi va al governo con l’Italicum (anche col 20% dei voti) controllerà direttamente o indirettamente ben 10 dei 15 giudici costituzionali: i 5 nominati dal Parlamento e i 5 scelti dal capo dello Stato (gli altri 5 li designano le varie magistrature). Così, occupati i poteri esecutivo e legislativo, il premier espugna anche il supremo organo di garanzia costituzionale. E sarà molto difficile che la Consulta possa ancora bocciare le leggi incostituzionali, o dare torto al potere politico nei conflitti di attribuzione con gli altri poteri dello Stato.
6. CSM E MAGISTRATI Anche la norma del governo Renzi che anticipa la pensione dei magistrati dagli attuali 75 anni a 70 può diventare una lesione dell’indipendenza della magistratura. Il risultato infatti è la decapitazione degli uffici giudiziari, guidati perlopiù da magistrati ultrasettantenni. E i nuovi capi di procure, tribunali e Cassazione li nominerà il nuovo Csm, che sarà eletto nei prossimi giorni: per 2/3 (membri togati) dai magistrati e per 1/3 (membri laici). I laici, dopo l’accordo Renzi-Berlusconi, saranno tutti (tranne forse uno indicato dai 5Stelle) di osservanza governativa. Tra questi verrà poi scelto il vicepresidente, indicato dal premier, mentre il presidente sarà Napolitano e poi il suo successore, anch’egli di stretta obbedienza renziana. Così i nuovi vertici della magistratura li sceglierà il Csm più “governativo” degli ultimi 40 anni, previo “concerto” del ministro della Giustizia Orlando. Ad aumentare l’influenza politica c’è poi il progetto ideato da Violante e ventilato da Renzi di togliere al Csm i procedimenti disciplinari di secondo grado per far giudicare i magistrati da un’Alta Corte nominata per 1/3 dal Parlamento e per 1/3 dal Quirinale, cioè a maggioranza partitica.
7. PROCURATORI E PM Per normalizzare le procure della Repubblica non c’è neppure bisogno di una legge: basta la lettera di Napolitano al vicepresidente del Csm Vietti che ha modificato il voto del Csm sul caso Bruti Liberati-Robledo e ha imposto una lettura molto restrittiva dell’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli del 2006-2007: il procuratore capo diventa il padre-padrone dell’azione penale e dei singoli pm, che vengono espropriati della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza “interna” (contro le interferenze e i soprusi dei capi). Secondo il Quirinale, “a differenza del giudice, le garanzie di indipendenza ‘interna’ del Pm riguardano l’Ufficio nel suo complesso e non il singolo magistrato” (e chissà mai chi può insidiare l’indipendenza “interna” di un’intera Procura). Così, nel silenzio del Csm e dell’Anm, il procuratore viene autorizzato addirittura a violare le regole organizzative da lui stesso stabilite, togliendo fascicoli scomodi gli aggiunti e ai sostituti, e avocandoli a sé senza dare spiegazioni. Per assoggettare procure e tribunali, basterà controllare un pugno di procuratori, senza più il bilanciamento del “potere diffuso” dei singoli pm.
8. IMMUNITÀ L’articolo 68, concepito dai padri costituenti per tutelare i parlamentari di minoranza da eventuali iniziative persecutorie di giudici troppo vicini al governo su reati politici, diventa sempre più uno strumento del governo per mettere i propri uomini al riparo dalla giustizia. L’immunità parlamentare, prevista in Costituzione per le Camere elettive, viene estesa a un Senato non elettivo, composto da sindaci e consiglieri regionali che per legge ne sono sprovvisti. Basterà che un consiglio regionale li nomini senatori, e nel tragitto dalla loro città a Roma verranno coperti dallo scudo impunitario, che impedirà a magistrati di arrestarli, intercettarli e perquisirli senza l’ok di Palazzo Madama. Il voto sulle autorizzazioni a procedere rimane sia alla Camera sia al Senato a maggioranza semplice (51%). Il che consentirà alle forze di governo (anche col 20% di elettori, ma col 55% di deputati) di salvare i propri fedelissimi a Montecitorio e di nascondere a Palazzo Madama i sindaci e i consiglieri regionali delinquenti. E poi, volendo, di mandare in galera gli esponenti dell’opposizione.
9. INFORMAZIONE Le due leggi che l’hanno assoggettata al potere politico nel Ventennio B. – la Gasparri sulle tv e la Frattini sul conflitto d’interessi – restano più che mai in vigore. E nessuno, neppure a parole, si propone di cancellarle. Così la televisione rimane quasi tutta proprietà dei partiti. Il governo domina la Rai (rapinata di 150 milioni, indebolita dall’evasione del canone, fiaccata dai pessimi rapporti fra Renzi e il dg Gubitosi, e in preda alla consueta corsa sul carro del vincitore). E Berlusconi controlla controlla Mediaset (anch’essa talmente in crisi da riservare al governo Renzi trattamenti di superfavore). Intanto i giornali restano in mano a editori impuri: imprenditori, finanzieri, banchieri, palazzinari (per non parlare di veri o finti partiti, con milioni di fondi pubblici), perlopiù titolari di aziende assistite e/o in crisi e dunque ricattabili dal governo, anche per la continua necessità di sostegni pubblici per stati di crisi e prepensionamenti. Governativi per vocazione o per conformismo o per necessità.
10. CITTADINI Espropriati del diritto di scegliersi i parlamentari, scippati della sovranità nazionale (delegata a misteriose e imperscrutabili autorità europee), i cittadini non ancora rassegnati a godersi lo spettacolo di una destra e di una sinistra sempre più simili e complici, che fingono di combattersi solo in campagna elettorale, possono rifugiarsi in movimenti anti-sistema ancora troppo acerbi per proporsi come alternativa di governo (come il M5S); o inabissarsi nel non-voto (che sfiora ormai il 50%). In teoria, la Costituzione prevede alcuni strumenti di democrazia diretta. Come i referendum abrogativi: che però, prevedibilmente, saranno sempre più spesso bocciati dalla Consulta normalizzata. E le leggi d’iniziativa popolare (peraltro quasi mai discusse dal Parlamento): ma i padri ricostituenti hanno pensato anche a queste, quintuplicando la soglia delle firme necessarie, da 50 a 250 mila. Casomai qualcuno s’illudesse ancora di vivere in una democrazia.
p.s.
siete contenti? Bravi, continuate a votarli e a ingoiare tutte le balle che vi dicono.
- a rileggere il piano di rinascita nazionale della P2.. procede impeterrito sulla sua strada in barba ai tanti soloni che lo esorcizzano;
- il paese che stanno costruendo proprio non mi piace.... si sono assicurati il proprio futuro rubandoci il nostro perchè i problemi di questo paese non sono nè la giustizia nè la costituzione nè, tantomeno, i diritti dei cittadini ma quel far west che loro chiamano mercato.... e la situazioni di monopolio non controllato prima pubblico e ora privato, almeno formalmente.
dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio | 6 luglio 2014
Unendo i puntini delle varie riforme vaganti tra governo e Parlamento, costituzionali e ordinarie, ma anche di certe prassi quotidiane passate sotto silenzio per trasformarsi subito in precedenti pericolosi, come le continue interferenze del Quirinale nell’autonomia del Parlamento, della magistratura e della stampa, viene fuori un disegno che inquieta. Una democrazia verticale, cioè ben poco democratica: sconosciuta, anzi opposta ai principi ispiratori della Costituzione, fondata invece su un assetto orizzontale in ossequio alla separazione e all’equilibrio dei poteri. Ce n’è abbastanza per dare ragione all’allarme inascoltato dei giuristi di Libertà e Giustizia sulla “svolta autoritaria”.
All’insaputa del popolo italiano, mai consultato sulla riscrittura della Costituzione, e fors’anche di molti parlamentari ignoranti o distratti, il combinato disposto di leggi, decreti e prassi – di per sé all’apparenza innocue – rischia di costruire un sistema illiberale e piduista fondato sullo strapotere del più forte e sul depotenziamento degli organi di controllo e garanzia. Il pericolo è una dittatura della maggioranza (“democratura”, direbbe Giovanni Sartori) a disposizione del primo “uomo solo al comando” che se ne impossessa, diventando intoccabile, incontrollabile, non contendibile, dunque invincibile. Vediamo come e perché. Nella speranza di suscitare un dibattito fra i lettori e nel Palazzo. Prima che sia troppo tardi.
1. CAMERA La legge elettorale Italicum made in Renzi, Boschi, Berlusconi e Verdini conferma le liste bloccate (incostituzionali) del Porcellum, con la sola differenza che saranno un po’ più corte. La sostanza è che i 630 deputati saranno ancora nominati dai segretari dei partiti maggiori. Quelli medio-piccoli invece resteranno fuori da Montecitorio grazie a soglie di sbarramento spropositate: 4,5% per quelli coalizzati, l’8% per quelli che corrono da soli e il 12% per le coalizioni. Per ottenere subito il premio di maggioranza, il primo partito (o coalizione) deve raccogliere almeno il 37% dei voti: nel qual caso gli spetta il 55% dei seggi, pari a 340 deputati. Se invece nessuno arriva al 37%, i primi due classificati si sfidano al ballottaggio e chi vince (con almeno il 51%, è ovvio) incassa 327 deputati. Cioè: chi ha meno voti (37% o più) ha più seggi e chi ha più voti (51% o più) ha meno seggi. Una follia. Ma non basta: prendiamo una coalizione con un partitone al 20% e cinque partitini al 4% ciascuno. Totale: 40%, con premio al primo turno. Siccome nessuno dei partitini alleati supera il 4,5%, il partito del 20% incamera il 55% dei seggi. E governa da solo, confiscando il potere legislativo, che di fatto coincide con l’esecutivo a colpi di decreti e fiducie.
2. SENATO Con la riforma costituzionale, il “Senato delle Autonomie” sarà formato da 100 senatori non eletti: 95 saranno scelti dai consigli regionali (74 tra i consiglieri e 21 tra i sindaci) e 5 dal Quirinale (più i senatori a vita). Sindaci e consiglieri scadranno ciascuno insieme alle rispettive giunte comunali e regionali, trasformando Palazzo Madama in un albergo a ore: andirivieni continuo e maggioranze affidate al caso, anzi al caos. Di norma anche il Senato sarà appannaggio della maggioranza di governo. E comunque non potrà più controllare l’esecutivo: i senatori non voteranno più la fiducia né saranno chiamati ad approvare, emendare, bocciare le leggi. Esprimeranno solo pareri non vincolanti, salvo per le norme costituzionali. E seguiteranno a eleggere con i deputati il capo dello Stato e i membri del Csm e della Consulta di nomina parlamentare.
3. OPPOSIZIONE Nell’unico ramo del Parlamento ancora dotato del potere legislativo, cioè la Camera, i dissensi interni ai partiti di governo potranno essere spenti con il metodo Mineo e Mauro: chi non garantisce il voto favorevole in commissione alle leggi volute dall’esecutivo sarà essere espulso e sostituito da un soldatino del premier. Quanto al dissenso esterno, i partiti di opposizione saranno in parte decimati dalle soglie dell’Italicum. Per i superstiti, la riforma costituzionale disarma le minoranze istituzionalizzando la “ghigliottina” calata dalla presidente Laura Boldrini contro il M5S che tentava di impedire la conversione in legge del decreto-regalo alle banche: corsia preferenziale per i ddl e i dl del governo, che andranno subito all’ordine del giorno per essere approvati entro due mesi, con sostanziale divieto di ostruzionismo e strozzatura degli emendamenti.
4. CAPO DELLO STATO Malgrado lo snaturamento del Senato, che finora contribuiva per 1/3 all’Assemblea dei mille grandi elettori (nel 2013 erano 319 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali) e in futuro sarà relegato al 10%, nessuna modifica è prevista per l’elezione del presidente della Repubblica. Quindi potrà sceglierselo il premier (anche se ha preso soltanto il 20% dei voti) dopo il terzo scrutinio, quando la maggioranza dei 2/3 scende al 51%. Forte del 55% dei deputati da lui nominati, gli basteranno 33 senatori per raggiungere la maggioranza semplice dell’Assemblea e mandare al Quirinale un suo fedelissimo. Il che trasforma il ruolo di “garanzia” del Presidente in una funzione gregaria del governo e della maggioranza: il capo del primo partito si sceglie il capo dello Stato che poi lo nomina capo del governo e firma i suoi ministri e poi le sue leggi e decreti. Inoltre, dopo il precedente “monarchico-presidenzialista” di Napolitano, a colpi di invasioni di campo, il nuovo inquilino del Quirinale potrà arrogarsi enormi poteri d’interferenza in tutti i campi, giustizia in primis.
5. CORTE COSTITUZIONALE Se tutto cambia nella selezione di deputati e senatori, nulla cambia nell’elezione dei giudici costituzionali. Chi va al governo con l’Italicum (anche col 20% dei voti) controllerà direttamente o indirettamente ben 10 dei 15 giudici costituzionali: i 5 nominati dal Parlamento e i 5 scelti dal capo dello Stato (gli altri 5 li designano le varie magistrature). Così, occupati i poteri esecutivo e legislativo, il premier espugna anche il supremo organo di garanzia costituzionale. E sarà molto difficile che la Consulta possa ancora bocciare le leggi incostituzionali, o dare torto al potere politico nei conflitti di attribuzione con gli altri poteri dello Stato.
6. CSM E MAGISTRATI Anche la norma del governo Renzi che anticipa la pensione dei magistrati dagli attuali 75 anni a 70 può diventare una lesione dell’indipendenza della magistratura. Il risultato infatti è la decapitazione degli uffici giudiziari, guidati perlopiù da magistrati ultrasettantenni. E i nuovi capi di procure, tribunali e Cassazione li nominerà il nuovo Csm, che sarà eletto nei prossimi giorni: per 2/3 (membri togati) dai magistrati e per 1/3 (membri laici). I laici, dopo l’accordo Renzi-Berlusconi, saranno tutti (tranne forse uno indicato dai 5Stelle) di osservanza governativa. Tra questi verrà poi scelto il vicepresidente, indicato dal premier, mentre il presidente sarà Napolitano e poi il suo successore, anch’egli di stretta obbedienza renziana. Così i nuovi vertici della magistratura li sceglierà il Csm più “governativo” degli ultimi 40 anni, previo “concerto” del ministro della Giustizia Orlando. Ad aumentare l’influenza politica c’è poi il progetto ideato da Violante e ventilato da Renzi di togliere al Csm i procedimenti disciplinari di secondo grado per far giudicare i magistrati da un’Alta Corte nominata per 1/3 dal Parlamento e per 1/3 dal Quirinale, cioè a maggioranza partitica.
7. PROCURATORI E PM Per normalizzare le procure della Repubblica non c’è neppure bisogno di una legge: basta la lettera di Napolitano al vicepresidente del Csm Vietti che ha modificato il voto del Csm sul caso Bruti Liberati-Robledo e ha imposto una lettura molto restrittiva dell’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli del 2006-2007: il procuratore capo diventa il padre-padrone dell’azione penale e dei singoli pm, che vengono espropriati della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza “interna” (contro le interferenze e i soprusi dei capi). Secondo il Quirinale, “a differenza del giudice, le garanzie di indipendenza ‘interna’ del Pm riguardano l’Ufficio nel suo complesso e non il singolo magistrato” (e chissà mai chi può insidiare l’indipendenza “interna” di un’intera Procura). Così, nel silenzio del Csm e dell’Anm, il procuratore viene autorizzato addirittura a violare le regole organizzative da lui stesso stabilite, togliendo fascicoli scomodi gli aggiunti e ai sostituti, e avocandoli a sé senza dare spiegazioni. Per assoggettare procure e tribunali, basterà controllare un pugno di procuratori, senza più il bilanciamento del “potere diffuso” dei singoli pm.
8. IMMUNITÀ L’articolo 68, concepito dai padri costituenti per tutelare i parlamentari di minoranza da eventuali iniziative persecutorie di giudici troppo vicini al governo su reati politici, diventa sempre più uno strumento del governo per mettere i propri uomini al riparo dalla giustizia. L’immunità parlamentare, prevista in Costituzione per le Camere elettive, viene estesa a un Senato non elettivo, composto da sindaci e consiglieri regionali che per legge ne sono sprovvisti. Basterà che un consiglio regionale li nomini senatori, e nel tragitto dalla loro città a Roma verranno coperti dallo scudo impunitario, che impedirà a magistrati di arrestarli, intercettarli e perquisirli senza l’ok di Palazzo Madama. Il voto sulle autorizzazioni a procedere rimane sia alla Camera sia al Senato a maggioranza semplice (51%). Il che consentirà alle forze di governo (anche col 20% di elettori, ma col 55% di deputati) di salvare i propri fedelissimi a Montecitorio e di nascondere a Palazzo Madama i sindaci e i consiglieri regionali delinquenti. E poi, volendo, di mandare in galera gli esponenti dell’opposizione.
9. INFORMAZIONE Le due leggi che l’hanno assoggettata al potere politico nel Ventennio B. – la Gasparri sulle tv e la Frattini sul conflitto d’interessi – restano più che mai in vigore. E nessuno, neppure a parole, si propone di cancellarle. Così la televisione rimane quasi tutta proprietà dei partiti. Il governo domina la Rai (rapinata di 150 milioni, indebolita dall’evasione del canone, fiaccata dai pessimi rapporti fra Renzi e il dg Gubitosi, e in preda alla consueta corsa sul carro del vincitore). E Berlusconi controlla controlla Mediaset (anch’essa talmente in crisi da riservare al governo Renzi trattamenti di superfavore). Intanto i giornali restano in mano a editori impuri: imprenditori, finanzieri, banchieri, palazzinari (per non parlare di veri o finti partiti, con milioni di fondi pubblici), perlopiù titolari di aziende assistite e/o in crisi e dunque ricattabili dal governo, anche per la continua necessità di sostegni pubblici per stati di crisi e prepensionamenti. Governativi per vocazione o per conformismo o per necessità.
10. CITTADINI Espropriati del diritto di scegliersi i parlamentari, scippati della sovranità nazionale (delegata a misteriose e imperscrutabili autorità europee), i cittadini non ancora rassegnati a godersi lo spettacolo di una destra e di una sinistra sempre più simili e complici, che fingono di combattersi solo in campagna elettorale, possono rifugiarsi in movimenti anti-sistema ancora troppo acerbi per proporsi come alternativa di governo (come il M5S); o inabissarsi nel non-voto (che sfiora ormai il 50%). In teoria, la Costituzione prevede alcuni strumenti di democrazia diretta. Come i referendum abrogativi: che però, prevedibilmente, saranno sempre più spesso bocciati dalla Consulta normalizzata. E le leggi d’iniziativa popolare (peraltro quasi mai discusse dal Parlamento): ma i padri ricostituenti hanno pensato anche a queste, quintuplicando la soglia delle firme necessarie, da 50 a 250 mila. Casomai qualcuno s’illudesse ancora di vivere in una democrazia.
p.s.
siete contenti? Bravi, continuate a votarli e a ingoiare tutte le balle che vi dicono.
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martedì 13 maggio 2014
Caso Geithner, Berlusconi: “Lo sapevo, fu golpe”. Fi: “Ora il Parlamento indaghi”
DOBBIAMO CHIEDERGLI SCUSA?
Emerge, ancora una volta, quanto il nostro paese sia sempre stato in balia di ptoeri occulti, di consorterie, di forze oscure (le stesse che hanno messo bombe con la complicità dei politici e dei servizi segreti italici), di lobby ecc. che dal 1860 a oggi hanno sempre indirizzato il nostro paese nel senso quasi sempre opposto a quello che sarebbe stato il suo naturale cammino; non siamo soli, naturalmente: gli stessi usa sono figli di ideali, pur sempre nobili sia chiaro (son tutti nobili gli ideali sulla carta, poi la loro applicazione.....), scritti da... massoni: una nota consorteria democratica. A cosa hanno portato quegli ideali? All'eccidio dei nativi americani (anche gli inglesi hanno fatto la stessa cosa in canada, nuova zelanda, australia, ecc.); all'arricchimento a scapito della massa (il far west altro non è stato che una enorme marcia di decine di migliaia di diseredati su cui hanno speculato affaristi di ogni sorta.. per fare un esempio e per farne un altro: SAPEVATE CHE A SEATTLE C'ERA UNA CITTA' SOTTO LA CITTA' DOVE SCHIAVI E DERELITTI ERANO VENDUTI, LORO MALGRADO, AD AVVENTURIERI, SALOON, ECC.? SI? NO? INFORMATEVI.... questi sono, anche, gli usa); alla speculazione senza alcuna etica nè morale che gli roda la coscienza.
Stiglitz quando pubblicò "il prezzo della disuguaglianza" notò subito che il suo, puntigliosissimo, saggio è passato SOTTO SILENZIO mentre un oscuro francese "economista" pitteny scrive un phamplet nel quale dice "il periodo di 70 anni dove abbiamo vissuto il capitalismo democratico è una parentesi mentre la normalità è la rapina di pochi a scapito degli altri è la normalità e che non è colpa dei ricchi se va così perchè è IL SISTEMA così" ha scalato le top ten non solo delle vendite ma delle critiche, come mai?
E che dire del mitico Van Rompuy, bilderberg, che sostiene che "il parlamento, nonostante in base al trattato abbia allargato i propri poteri, non conta nulla quindi chiunque vinca si va avanti con il programma finora messo in atto (ossia integrazione con gli usa, leadership tedesca, austherity ecc.)"... niente male vero? Molto democratico vero? E, soprattutto, molto liberale... o ci rassegnamo a essere un paese di "avvitatori" di cose costruite altrove o ci riprendiamo il nostro destino: vi starete chiedendo il perchè di questa tirata, vero? Bene.. leggete l'articolo del Fatto Quotidiano del 13 5 2014 a firma della Redazione.
p.s.
potrebbe anche darsi che fosse una mossa che vuole non aiutare mr B. ma in ogni caso il sospetto dell'ingerenza altrui nel nostro paese è davvero terribile!
Buona, si fa per dire, lettura...
Un piano di alcuni funzionari Ue per far cadere il governo Berlusconi. Questo è quanto si legge in Stress Test, libro appena uscito dell’ex ministro statunitense del Tesoro, Tim Geithner, di cui La Stampa pubblica in anteprima alcune parti. Si tratterebbe del “complotto” tante volte evocato dall’ex cavaliere, che oggi ha rilanciato in alcune interviste le accuse nei confronti dell’Europa. Per chiarire quanto successe nel novembre 2011 il ministro dell’Interno Angelino Alfano si è detto possibilista circa l’apertura di una commissione d’inchiesta, come chiesto da Forza Italia. Fonti dell’Ue però smentiscono ogni cosa e accusano: “Erano gli Usa a volere che il Paese andasse in amministrazione controllata”. E il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso aggiunge che “l’Italia era vicinissimo all’abisso” e al G20 di Cannes “alcuni tentarono di metterla sotto la supervisione del Fmi” ma “sarebbe stato un disastro” e “noi siamo stati quasi soli a dire che non doveva succedere”.
La versione dell’ex ministro del Tesoro Usa – Secondo la ricostruzione di Geithner alcuni funzionari europei lo avrebbero contattato nell’autunno del 2011, in piena crisi economica, chiedendogli di partecipare a un piano che convincesse l’ex premier italiano a lasciare il suo incarico. Geithner sostiene che i funzionari “volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti dell’Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato (Berlusconi, ndr)”.
Geithner, dopo averne parlato anche con Obama, rifiutò la proposta: “Parlammo al presidente di questo invito sorprendente, ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello. ‘Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani’, io dissi”, come si legge in un passaggio del libro. L’ex ministro, invece, per superare quei mesi critici e salvare l’eurozona, cercò di rafforzare la collaborazione con il presidente della Bce Mario Draghi. La successione del senatore a vita a Mario Monti a Berlusconi sarebbe avvenuta il 12 novembre 2011 e fu ben vista dall’Europa. Geithner definisce Monti come “un economista che proiettava competenza tecnocratica”. A questo cambiamento si aggiunse poi il massiccio finanziamento delle banche voluto da Draghi e la crisi sembrò così parzialmente superata ma rifece capolino già nell’estate del 2012.
La replica dell’ex cavaliere – “Non sono sorpreso”, ha detto in un’intervista a Corriere.it l’ex premier Silvio Berlusconi, che nel novembre 2011, va ricordato, ha rassegnato volontariamente le dimissioni dopo aver perso la maggioranza alla Camera durante il voto del rendiconto generale dello Stato. “Ho sempre dichiarato che nel 2011 nei confronti del mio governo, ma anche nei confronti del mio Paese – afferma oggi l’ex cavaliere -, c’è stato tutto un movimento che era partito dal nostro interno ma poi si è esteso anche all’esterno per tentare di sostituire il mio governo, eletto dai cittadini, con un altro governo”.
Nel giugno del 2011, “quando ancora non era scoppiato l’imbroglio degli spread – continua Berlusconi -, il Presidente della Repubblica Napolitano riceveva Monti e Passera, come è stato scritto, per scegliere i tecnici di un nuovo governo tecnico e addirittura per stilare il documento programmatico. E poi abbiamo saputo anche che ci sono state quattro successive tappe di scrittura, con l’ultima addirittura di 196 pagine”. Berlusconi, ricorda ancora “avevo la contezza che stesse accadendo qualcosa e avevo anche ad un certo punto ritenuto che ci fosse una precisa regia. Al G-20 di Cannes, addirittura, amici e colleghi di altri paesi mi dissero: ‘Ma hai deciso di dare le dimissioni? Perché sappiamo che tra una settimana ci sarà il governo Monti…’. E l’ha rivelato per esempio Zapatero in un suo libro che riguardava quel periodo”. L’ex premier ha affermato anche di non essere sorpreso che queste nuove rivelazioni vengano da un uomo del presidente Usa. “Io devo dire che Obama si comportò bene durante tutto il G20. Noi fummo chiamati dalla Merkel e Sarkozy a due riunioni in due giorni consecutivi e in queste riunioni si tentò di farmi accettare un intervento dal Fondo Monetario Internazionale. Io garantii che i nostri conti erano in ordine e non avevamo nessun bisogno di aiuti dall’esterno e rifiutai di accedere a questa offerta, che avrebbe significato colonizzare l’Italia come è stata colonizzata la Grecia, con la Troika”.
La smentita del complotto delle fonti Ue – “Geithner si è riferito a qualcuno altro, certamente non alle istituzioni Ue, non a Barroso, Van Rompuy o Rehn” che, in particolare a Cannes, “hanno difeso l’indipendenza dell’Italia” e “non volevano che andasse sotto amministrazione controllata, come invece chiedevano gli Usa”. Lo affermano qualificate fonti dell’Ue. E il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso aggiunge che “l’Italia era vicinissimo all’abisso” e al G20 di Cannes “alcuni tentarono di metterla sotto la supervisione del Fmi” ma “sarebbe stato un disastro” e “noi siamo stati quasi soli a dire che non doveva succedere”.
“Sicuramente su questa vicenda va fatta chiarezza – ha aggiunto l’ex ministro degli Esteri Italiano Giulio Terzi di Sant’Agata - perché alla vigilia di elezioni per il Parlamento europeo così difficili, occorre sgombrare il campo da un’idea, che sarebbe veramente devastante per la democrazia, di un’Europa costruita sulle operazioni di palazzo, gli intrighi, la destabilizzazione dei governi legittimamente eletti”.
Le conferme ai condizionamenti - A confermare pressioni per le dimissioni di Berlusconi è intervenuto anche il presidente del Copasir (l’organo di controllo dei servizi segreti italiani del Parlamento), Giacomo Stucchi. “Non sempre tutto è vero, non sempre tutto è falso” ha detto il senatore leghista. E ha aggiunto che “sicuramente dei condizionamenti ci sono stati, perché altrimenti non si capisce quello spread che cresceva dalla sera alla mattina”.
Indiscrezioni che si vanno ad aggiungere a quelle riportate nel libro di Alan Friedman, “Ammazziamo il gattopardo”, in cui il giornalista ha svelato che già dall’estate del 2011 Napolitano stava sondando il terreno per portare a Palazzo Chigi il senatore a vita Mario Monti.
Le reazioni del centro-destra – L’anteprima del libro di Geithner ha suscitato le reazioni nel mondo del centro-destra: “Nell’autunno 2011 ci fu il complotto contro Berlusconi. Lo confermano esponenti di vertice dell’amministrazione americana. Berlusconi, quando parla di un colpo di Stato, ha ragione”, afferma l’esponente di Forza Italia Maurizio Gasparri. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha fatto sapere che si sta valutando l’apertura di una commissione d’inchiesta, come chiesto da Fi.
A scatenare le polemiche poi, sono state le parole del ministro degli Esteri Federica Mogherini: “La questione riguarda il passato e si tratta di un tentativo, non andato a buon fine, che ci ricorda come l’Italia abbia attraversato stagioni difficili”. Parole definite di una “inaudita gravità” dal senatore di Forza Italia, Altero Matteoli. “È letteralmente incredibile quanto dichiarato dal ministro Mogherini”, ha aggiunto Daniele Capezzone. La questione, dice “riguarda il passato”? Ma davvero non comprende che è in gioco una questione democratica fondamentale? È semplicemente sbalorditivo – continua – che un ministro della Repubblica italiana, qualunque sia la sua appartenenza politica, pensi cose simili: che poi le dica, è addirittura avvilente”.
Emerge, ancora una volta, quanto il nostro paese sia sempre stato in balia di ptoeri occulti, di consorterie, di forze oscure (le stesse che hanno messo bombe con la complicità dei politici e dei servizi segreti italici), di lobby ecc. che dal 1860 a oggi hanno sempre indirizzato il nostro paese nel senso quasi sempre opposto a quello che sarebbe stato il suo naturale cammino; non siamo soli, naturalmente: gli stessi usa sono figli di ideali, pur sempre nobili sia chiaro (son tutti nobili gli ideali sulla carta, poi la loro applicazione.....), scritti da... massoni: una nota consorteria democratica. A cosa hanno portato quegli ideali? All'eccidio dei nativi americani (anche gli inglesi hanno fatto la stessa cosa in canada, nuova zelanda, australia, ecc.); all'arricchimento a scapito della massa (il far west altro non è stato che una enorme marcia di decine di migliaia di diseredati su cui hanno speculato affaristi di ogni sorta.. per fare un esempio e per farne un altro: SAPEVATE CHE A SEATTLE C'ERA UNA CITTA' SOTTO LA CITTA' DOVE SCHIAVI E DERELITTI ERANO VENDUTI, LORO MALGRADO, AD AVVENTURIERI, SALOON, ECC.? SI? NO? INFORMATEVI.... questi sono, anche, gli usa); alla speculazione senza alcuna etica nè morale che gli roda la coscienza.
Stiglitz quando pubblicò "il prezzo della disuguaglianza" notò subito che il suo, puntigliosissimo, saggio è passato SOTTO SILENZIO mentre un oscuro francese "economista" pitteny scrive un phamplet nel quale dice "il periodo di 70 anni dove abbiamo vissuto il capitalismo democratico è una parentesi mentre la normalità è la rapina di pochi a scapito degli altri è la normalità e che non è colpa dei ricchi se va così perchè è IL SISTEMA così" ha scalato le top ten non solo delle vendite ma delle critiche, come mai?
E che dire del mitico Van Rompuy, bilderberg, che sostiene che "il parlamento, nonostante in base al trattato abbia allargato i propri poteri, non conta nulla quindi chiunque vinca si va avanti con il programma finora messo in atto (ossia integrazione con gli usa, leadership tedesca, austherity ecc.)"... niente male vero? Molto democratico vero? E, soprattutto, molto liberale... o ci rassegnamo a essere un paese di "avvitatori" di cose costruite altrove o ci riprendiamo il nostro destino: vi starete chiedendo il perchè di questa tirata, vero? Bene.. leggete l'articolo del Fatto Quotidiano del 13 5 2014 a firma della Redazione.
p.s.
potrebbe anche darsi che fosse una mossa che vuole non aiutare mr B. ma in ogni caso il sospetto dell'ingerenza altrui nel nostro paese è davvero terribile!
Buona, si fa per dire, lettura...
Un piano di alcuni funzionari Ue per far cadere il governo Berlusconi. Questo è quanto si legge in Stress Test, libro appena uscito dell’ex ministro statunitense del Tesoro, Tim Geithner, di cui La Stampa pubblica in anteprima alcune parti. Si tratterebbe del “complotto” tante volte evocato dall’ex cavaliere, che oggi ha rilanciato in alcune interviste le accuse nei confronti dell’Europa. Per chiarire quanto successe nel novembre 2011 il ministro dell’Interno Angelino Alfano si è detto possibilista circa l’apertura di una commissione d’inchiesta, come chiesto da Forza Italia. Fonti dell’Ue però smentiscono ogni cosa e accusano: “Erano gli Usa a volere che il Paese andasse in amministrazione controllata”. E il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso aggiunge che “l’Italia era vicinissimo all’abisso” e al G20 di Cannes “alcuni tentarono di metterla sotto la supervisione del Fmi” ma “sarebbe stato un disastro” e “noi siamo stati quasi soli a dire che non doveva succedere”.
La versione dell’ex ministro del Tesoro Usa – Secondo la ricostruzione di Geithner alcuni funzionari europei lo avrebbero contattato nell’autunno del 2011, in piena crisi economica, chiedendogli di partecipare a un piano che convincesse l’ex premier italiano a lasciare il suo incarico. Geithner sostiene che i funzionari “volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti dell’Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato (Berlusconi, ndr)”.
Geithner, dopo averne parlato anche con Obama, rifiutò la proposta: “Parlammo al presidente di questo invito sorprendente, ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello. ‘Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani’, io dissi”, come si legge in un passaggio del libro. L’ex ministro, invece, per superare quei mesi critici e salvare l’eurozona, cercò di rafforzare la collaborazione con il presidente della Bce Mario Draghi. La successione del senatore a vita a Mario Monti a Berlusconi sarebbe avvenuta il 12 novembre 2011 e fu ben vista dall’Europa. Geithner definisce Monti come “un economista che proiettava competenza tecnocratica”. A questo cambiamento si aggiunse poi il massiccio finanziamento delle banche voluto da Draghi e la crisi sembrò così parzialmente superata ma rifece capolino già nell’estate del 2012.
La replica dell’ex cavaliere – “Non sono sorpreso”, ha detto in un’intervista a Corriere.it l’ex premier Silvio Berlusconi, che nel novembre 2011, va ricordato, ha rassegnato volontariamente le dimissioni dopo aver perso la maggioranza alla Camera durante il voto del rendiconto generale dello Stato. “Ho sempre dichiarato che nel 2011 nei confronti del mio governo, ma anche nei confronti del mio Paese – afferma oggi l’ex cavaliere -, c’è stato tutto un movimento che era partito dal nostro interno ma poi si è esteso anche all’esterno per tentare di sostituire il mio governo, eletto dai cittadini, con un altro governo”.
Nel giugno del 2011, “quando ancora non era scoppiato l’imbroglio degli spread – continua Berlusconi -, il Presidente della Repubblica Napolitano riceveva Monti e Passera, come è stato scritto, per scegliere i tecnici di un nuovo governo tecnico e addirittura per stilare il documento programmatico. E poi abbiamo saputo anche che ci sono state quattro successive tappe di scrittura, con l’ultima addirittura di 196 pagine”. Berlusconi, ricorda ancora “avevo la contezza che stesse accadendo qualcosa e avevo anche ad un certo punto ritenuto che ci fosse una precisa regia. Al G-20 di Cannes, addirittura, amici e colleghi di altri paesi mi dissero: ‘Ma hai deciso di dare le dimissioni? Perché sappiamo che tra una settimana ci sarà il governo Monti…’. E l’ha rivelato per esempio Zapatero in un suo libro che riguardava quel periodo”. L’ex premier ha affermato anche di non essere sorpreso che queste nuove rivelazioni vengano da un uomo del presidente Usa. “Io devo dire che Obama si comportò bene durante tutto il G20. Noi fummo chiamati dalla Merkel e Sarkozy a due riunioni in due giorni consecutivi e in queste riunioni si tentò di farmi accettare un intervento dal Fondo Monetario Internazionale. Io garantii che i nostri conti erano in ordine e non avevamo nessun bisogno di aiuti dall’esterno e rifiutai di accedere a questa offerta, che avrebbe significato colonizzare l’Italia come è stata colonizzata la Grecia, con la Troika”.
La smentita del complotto delle fonti Ue – “Geithner si è riferito a qualcuno altro, certamente non alle istituzioni Ue, non a Barroso, Van Rompuy o Rehn” che, in particolare a Cannes, “hanno difeso l’indipendenza dell’Italia” e “non volevano che andasse sotto amministrazione controllata, come invece chiedevano gli Usa”. Lo affermano qualificate fonti dell’Ue. E il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso aggiunge che “l’Italia era vicinissimo all’abisso” e al G20 di Cannes “alcuni tentarono di metterla sotto la supervisione del Fmi” ma “sarebbe stato un disastro” e “noi siamo stati quasi soli a dire che non doveva succedere”.
“Sicuramente su questa vicenda va fatta chiarezza – ha aggiunto l’ex ministro degli Esteri Italiano Giulio Terzi di Sant’Agata - perché alla vigilia di elezioni per il Parlamento europeo così difficili, occorre sgombrare il campo da un’idea, che sarebbe veramente devastante per la democrazia, di un’Europa costruita sulle operazioni di palazzo, gli intrighi, la destabilizzazione dei governi legittimamente eletti”.
Le conferme ai condizionamenti - A confermare pressioni per le dimissioni di Berlusconi è intervenuto anche il presidente del Copasir (l’organo di controllo dei servizi segreti italiani del Parlamento), Giacomo Stucchi. “Non sempre tutto è vero, non sempre tutto è falso” ha detto il senatore leghista. E ha aggiunto che “sicuramente dei condizionamenti ci sono stati, perché altrimenti non si capisce quello spread che cresceva dalla sera alla mattina”.
Indiscrezioni che si vanno ad aggiungere a quelle riportate nel libro di Alan Friedman, “Ammazziamo il gattopardo”, in cui il giornalista ha svelato che già dall’estate del 2011 Napolitano stava sondando il terreno per portare a Palazzo Chigi il senatore a vita Mario Monti.
Le reazioni del centro-destra – L’anteprima del libro di Geithner ha suscitato le reazioni nel mondo del centro-destra: “Nell’autunno 2011 ci fu il complotto contro Berlusconi. Lo confermano esponenti di vertice dell’amministrazione americana. Berlusconi, quando parla di un colpo di Stato, ha ragione”, afferma l’esponente di Forza Italia Maurizio Gasparri. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha fatto sapere che si sta valutando l’apertura di una commissione d’inchiesta, come chiesto da Fi.
A scatenare le polemiche poi, sono state le parole del ministro degli Esteri Federica Mogherini: “La questione riguarda il passato e si tratta di un tentativo, non andato a buon fine, che ci ricorda come l’Italia abbia attraversato stagioni difficili”. Parole definite di una “inaudita gravità” dal senatore di Forza Italia, Altero Matteoli. “È letteralmente incredibile quanto dichiarato dal ministro Mogherini”, ha aggiunto Daniele Capezzone. La questione, dice “riguarda il passato”? Ma davvero non comprende che è in gioco una questione democratica fondamentale? È semplicemente sbalorditivo – continua – che un ministro della Repubblica italiana, qualunque sia la sua appartenenza politica, pensi cose simili: che poi le dica, è addirittura avvilente”.
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giovedì 20 febbraio 2014
Grillo-Renzi: la guerra dei mondi
di Antonio Padellaro | 20 febbraio 2014
Adesso la disputa su chi ha vinto e chi ha perso lascia il tempo che trova, anche perché è molto interna al mondo dell’informazione e di quei giornalisti che a Montecitorio Grillo maltratta e che Renzi invece chiama per nome. Lo streaming tra il premier incaricato e il leader Cinque-stelle non è un talk show da misurare con l’Auditel, ma la puntata spettacolare e rovente di una guerra dei mondi dove alla fine a sopravvivere sarà uno solo.
Fin dal primo incontro con Bersani (e poi con Letta) fu chiaro che Grillo non avrebbe concesso un solo centimetro al Pd e che anzi avrebbe approfittato delle dirette web per manifestare totale repulsione verso un sistema “marcio”, irriformabile e destinato a sicura autodistruzione. Lo stesso concetto espresso con brutale chiarezza nel tumultuoso incontro con Renzi: “Tu sei una persona buona, ma rappresenti gente che ha disintegrato l’Italia”. Dove il complimento “buono” va inteso come un’aggravante. Rifiuto peraltro gradito dal rottamatore che ha potuto dimostrare una volta di più l’inaffidabilità democratica dell’ex comico, compiangendo tristemente i suoi illusi elettori.
Ora, però, la posta in gioco non è più quell’elettorato di confine che i Democratici tentano di recuperare dal voto di protesta. Il governo Renzi è molto di più di un giro di giostra da concedere a un giovanotto sveglio. Perché, se fallisce Grillo, finisce il tentativo di gestire con gli strumenti parlamentari un dissenso di massa quale non si era mai visto. Ma, se fallisce Renzi, si esaurisce l’ultima speranza di restituire un minimo di credibilità a una politica mai così sputtanata. E allora per Grillo si aprirebbero le più vaste praterie. Insomma: o di qua o di là e fine delle ambiguità. Perciò i sette minuti a quattr’occhi tra Renzi e Berlusconi sono più preoccupanti dei nove minuti di scazzo tra Grillo e Renzi, ma alla luce del sole.
p.s.
pubblico questa analisi non solo perchè la condivido quasi in toto ma anche come, parziale, risposta ai miei colleghi e amici blogger maresogno e lunarossa
Adesso la disputa su chi ha vinto e chi ha perso lascia il tempo che trova, anche perché è molto interna al mondo dell’informazione e di quei giornalisti che a Montecitorio Grillo maltratta e che Renzi invece chiama per nome. Lo streaming tra il premier incaricato e il leader Cinque-stelle non è un talk show da misurare con l’Auditel, ma la puntata spettacolare e rovente di una guerra dei mondi dove alla fine a sopravvivere sarà uno solo.
Fin dal primo incontro con Bersani (e poi con Letta) fu chiaro che Grillo non avrebbe concesso un solo centimetro al Pd e che anzi avrebbe approfittato delle dirette web per manifestare totale repulsione verso un sistema “marcio”, irriformabile e destinato a sicura autodistruzione. Lo stesso concetto espresso con brutale chiarezza nel tumultuoso incontro con Renzi: “Tu sei una persona buona, ma rappresenti gente che ha disintegrato l’Italia”. Dove il complimento “buono” va inteso come un’aggravante. Rifiuto peraltro gradito dal rottamatore che ha potuto dimostrare una volta di più l’inaffidabilità democratica dell’ex comico, compiangendo tristemente i suoi illusi elettori.
Ora, però, la posta in gioco non è più quell’elettorato di confine che i Democratici tentano di recuperare dal voto di protesta. Il governo Renzi è molto di più di un giro di giostra da concedere a un giovanotto sveglio. Perché, se fallisce Grillo, finisce il tentativo di gestire con gli strumenti parlamentari un dissenso di massa quale non si era mai visto. Ma, se fallisce Renzi, si esaurisce l’ultima speranza di restituire un minimo di credibilità a una politica mai così sputtanata. E allora per Grillo si aprirebbero le più vaste praterie. Insomma: o di qua o di là e fine delle ambiguità. Perciò i sette minuti a quattr’occhi tra Renzi e Berlusconi sono più preoccupanti dei nove minuti di scazzo tra Grillo e Renzi, ma alla luce del sole.
p.s.
pubblico questa analisi non solo perchè la condivido quasi in toto ma anche come, parziale, risposta ai miei colleghi e amici blogger maresogno e lunarossa
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venerdì 14 febbraio 2014
Lo strepitoso autogol di Renzi e la strana democrazia Pd
dal Fatto Quotidiano del14 febbraio 2014 Andrea Scanzi
Dunque, ricapitolando. Cos’è il Pd? Il Pd è quel partito che ha affossato Rodotà e Prodi, che ha votato contro se stesso su omofobia e mozione Giachetti, che ha salvato Alfano e Cancellieri, che supporta instancabilmente Berlusconi e che non fa nulla senza il permesso del Badante Napolitano, un allegro signore che negli ultimi due anni e mezzo si è disinteressato delle regole minime della democrazia e ha imposto – in nome del Sacro Culto delle Larghe Intese – tre Premier votati da nessuno e responsabili (i primi due) di non avere fatto nulla a parte disastri. Di fatto in Italia si vota democraticamente, sì, ma poi – altrettanto democraticamente – del voto non frega una mazza a nessuno.
Ora però la collezione degli orrori piddini si arricchisce della perla più rara. Da una parte il coniglio mannaro 2.0, che frigna come un bambino e mette il broncio perché gli hanno detto che è brutto; e dall’altra un partito che – sfiduciando se stesso per la centesima volta – sdogana a Palazzo Chigi un diversamente statista così roso dall’ambizione da non rendersi neanche conto che tutti l’hanno messo lì per bruciarlo, come accaduto con gli altri.
Non si contano i fiumi di Champagne che stanno scorrendo in queste ore tra berluscones, 5 Stelle, nomenklatura piddina e frattaglie alfaniano-casiniste: così facendo, il “furbo e vincente” Renzi – figuriamoci se era grullo e perdente – si è sgambettato da solo come neanche D’Alema nel ’98. Convinto d’essere il nuovo Kennedy e non il vecchio Peppo Pig, Renzi – che fino a due giorni giurava ovviamente il contrario – ha pure specificato di voler durare fino al 2018, e la sola idea che intenda passare quattro anni fianco a fianco con Giovanardi e Formigoni denota un grado di perversione sin qui sconosciuto ai più.
Siamo oltre le comiche, anche se c’è davvero poco da ridere. Un tale mix di incapacità, masochismo, colpevolezza, arroganza, psicodramma e delirio di onnipotenza era raro da mettere insieme, ma il Pd è riuscito anche in questo: fenomeni.
p.s.
non avrei saputo dirlo meglio, nè ci provo visto chi è l'autore dell'articolo!!!! buona lettura
Dunque, ricapitolando. Cos’è il Pd? Il Pd è quel partito che ha affossato Rodotà e Prodi, che ha votato contro se stesso su omofobia e mozione Giachetti, che ha salvato Alfano e Cancellieri, che supporta instancabilmente Berlusconi e che non fa nulla senza il permesso del Badante Napolitano, un allegro signore che negli ultimi due anni e mezzo si è disinteressato delle regole minime della democrazia e ha imposto – in nome del Sacro Culto delle Larghe Intese – tre Premier votati da nessuno e responsabili (i primi due) di non avere fatto nulla a parte disastri. Di fatto in Italia si vota democraticamente, sì, ma poi – altrettanto democraticamente – del voto non frega una mazza a nessuno.
Ora però la collezione degli orrori piddini si arricchisce della perla più rara. Da una parte il coniglio mannaro 2.0, che frigna come un bambino e mette il broncio perché gli hanno detto che è brutto; e dall’altra un partito che – sfiduciando se stesso per la centesima volta – sdogana a Palazzo Chigi un diversamente statista così roso dall’ambizione da non rendersi neanche conto che tutti l’hanno messo lì per bruciarlo, come accaduto con gli altri.
Non si contano i fiumi di Champagne che stanno scorrendo in queste ore tra berluscones, 5 Stelle, nomenklatura piddina e frattaglie alfaniano-casiniste: così facendo, il “furbo e vincente” Renzi – figuriamoci se era grullo e perdente – si è sgambettato da solo come neanche D’Alema nel ’98. Convinto d’essere il nuovo Kennedy e non il vecchio Peppo Pig, Renzi – che fino a due giorni giurava ovviamente il contrario – ha pure specificato di voler durare fino al 2018, e la sola idea che intenda passare quattro anni fianco a fianco con Giovanardi e Formigoni denota un grado di perversione sin qui sconosciuto ai più.
Siamo oltre le comiche, anche se c’è davvero poco da ridere. Un tale mix di incapacità, masochismo, colpevolezza, arroganza, psicodramma e delirio di onnipotenza era raro da mettere insieme, ma il Pd è riuscito anche in questo: fenomeni.
p.s.
non avrei saputo dirlo meglio, nè ci provo visto chi è l'autore dell'articolo!!!! buona lettura
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mercoledì 27 marzo 2013
la politica... questa sconosciuta
allora, mentre grillo perde tempo a prendersela con chi cerca di dire
la propria e dare un consiglio o semplicemente dire la propria: in
fondo siamo nella società digitale e ognuno, dopo aver avuto
improvvisamente l'illuminazione che con un pc si cambia il mondo... la
casta (quel cancro identificato come incurabile e analizzato in ogni suo
aspetto.. peccato che non è "una" ma tante e ognuna si tiene con le
altre in un abbraccio mortale per la società sottostante) non perde
tempo e con infinita pazienza sta "rivoltando la pizza" contro chi l'ha
fatta: Grillo e il moVimento. Ho letto quest'articolo di Andrea Scanzi,
non certo uno che ha antipatia per il movimento, e lo ripropongo qui,
che fa un analisi di quali danni si stia auto-infliggendo grillo e
quanti ne sta infliggendo al moVimento con la dissennata caccia al ....
troll. Si sa: muovi il drappo davanti al toro e seguirà solo quello
mentre il torero prepara la spada con la quale infilzerà il succitato
toro uccidendolo. E' esattamente questo che sta facendo, la casta:
sventola il drappo della resposanbilità e da grande risalto, attraverso i
media compiacenti, alle critiche mentre in realtà sta scavando la fossa
a grillo e ai suoi: e il bello che sta ottenendo grandi risultati
proprio giocando che dovrebbe essere più congeniale ai nostri, el senor
compreso... la rete dove (pur se ci possono essere elementi
"disturbatori) la gente sente di poter dire la propria e dare la propria
opinione, peraltro, nonostante tutto, non richiesta e nemmeno
registrata.
Ora, è mai possbile che siano così a corto di vedute?
E' mai possibile che cadano in una trappola ben costruita proprio sul terreno a loro più congeniale?
Parrebbe di si.... eppure non ha sprovveduti nel suo staff, vero? Dvorebbe essergli chiaro dove lo stanno portando, vero? Figurativamente parlando, se avete letto il deserto dei tartari, è esattamente nella fortezza (cui accennavo ieri nel post) che lo stanno relegando .... in attesa di un nemico che non arriverà mai ma che è già dentro e scava tunnel per far scappare interi plotoni.
ora leggetevi quest'articolo e sarebbero graditi commenti, grazie
di Andrea Scanzi | 26 marzo 2013
Ora, è mai possbile che siano così a corto di vedute?
E' mai possibile che cadano in una trappola ben costruita proprio sul terreno a loro più congeniale?
Parrebbe di si.... eppure non ha sprovveduti nel suo staff, vero? Dvorebbe essergli chiaro dove lo stanno portando, vero? Figurativamente parlando, se avete letto il deserto dei tartari, è esattamente nella fortezza (cui accennavo ieri nel post) che lo stanno relegando .... in attesa di un nemico che non arriverà mai ma che è già dentro e scava tunnel per far scappare interi plotoni.
ora leggetevi quest'articolo e sarebbero graditi commenti, grazie
“E’ tutta colpa dei grillini”
IL FATTO QUOTIDIANOdi Andrea Scanzi | 26 marzo 2013
In apparenza ce l’hanno fatta. Dopo essere stata in buona parte polverizzata dal Movimento 5 Stelle, la cosiddetta Casta
sta facendo passare la vulgata secondo cui lo stallo attuale – e più
ancora la devastazione politico-economica del paese – sia colpa dei
grillini. Lo si legge ovunque: “Il M5S è irresponsabile”, “Sta salvando
Berlusconi”, “Sa solo dire di no”, etc.
Parte di queste
accuse sono giuste, per meglio dire comprensibili. L’ho scritto più
volte anch’io. Però, al tempo stesso, siamo di fronte a due paradossi
notevoli.
Paradosso Uno. Il M5S sarebbe responsabile, per buona parte di politica e media, di vent’anni di disastri.
Un po’ come se Jovetic, dopo aver sbagliato due partite di fila, fosse
accusato di non aver fatto vincere uno scudetto alla Fiorentina negli
ultimi trent’anni. Il ragionamento non ha nulla di logico e ha molto di
interessato. Pd e Pdl incolpano il M5S dei propri errori (e delle
proprie connivenze), nella speranza che gli italiani – popolo di per sé
senza memoria, come attesta il perdurante successo di Berlusconi – alle
prossime elezioni voltino le spalle alla forza di Beppe Grillo. Ci
riusciranno? E’ possibile.
Paradosso Due.
Il M5S sta ricevendo accuse di ogni tipo, pur rispettando il suo
programma. Anche questa è notevole: non è che il Movimento sia accusato
di essere un voltagabbana, di avere tradito gli elettori, di avere
barattato la propria natura in nome delle poltrone. No, qui è il
contrario: il M5S ha la colpa – e in effetti in Italia lo è
– di rispettare le parole date. E tra le parole date, anzi urlate,
c’era il “niente fiducia, niente alleanze, devono andare tutti a casa”.
Quindi non stanno sbagliando?
Non ho detto questo, e non l’ho scritto nei giorni precedenti. Purezza e
coerenza devono sempre scendere a patti con la realtà delle cose: è
inutile continuare a giocare a poker se nel frattempo gli altri giocano a
briscola. Però è davvero intollerabile questa recita – anzitutto dei
piddini – secondo cui loro sono santi e gli altri irresponsabili. Per
esempio: ultimamente Bersani dice cose molto sensate e
savie. Ma è lo stesso Bersani che fino al giorno prima delle elezioni
smacchiava i giaguari e snobbava i fascisti del web. Bersani sta dando
il meglio di sé ora che è un dead man walking della politica:
ricorda l’attaccante che segna una strepitosa doppietta, ma dopo che
l’arbitro ha già fischiato tre volte. Fuori tempo massimo.
Di
chi è la colpa? Il disastro attuale non è colpa del M5S (chi lo
sostiene asserisce il falso e sa di farlo), ma del peggiore centrodestra
d’Europa e di un centrosinistra incapace, correo e comicamente
arrogante. Nessuno al mondo sarebbe riuscito a perdere contro questo
Berlusconi tramontante. Nessuno, tranne il Pd (e derivati). Se si
cercano le colpe, si additino i Boccia e le Bindi. Sono
loro che hanno tenuto in vita il Caimano. Mica Grillo. Se “Berlusconi
c’è ancora”, le colpe sono delle Bicamerali, dei D’Alema, degli
inciuci, dei Mastella, degli indulti, degli scudi fiscali, delle leggi
vergogna (mai cancellate), dei conflitti d’interesse (non risolti).
Eccetera eccetera.
Basta però con il passato.
Sono d’accordo: inutile continuare a togliersi i sassolini dalle
scarpe, non serve a nulla se non a rimpinguare l’ego (di Grillo e non
solo). Però quei sassolini ci sono, ragazzi. E più che altro sono
macigni. Caduti sui nostri zebedei a tutta velocità.
Il M5S sta perdendo voti.
Probabile. Attenti però a confondere il parere (altamente negativo) di
chi ha votato il Pd con quello di chi ha votato M5S. Ci sono dei delusi
tra questi ultimi, ma sono una minoranza. E –
soprattutto – è gente che ha votato Grillo senza sapere chi fosse
Grillo. Stupirsi che il M5S non dia la fiducia a Bersani è come stupirsi
di una battuta volgare di Enzo Salvi. E’ proprio l’abc del M5S. Il
Movimento sta perdendo voti, ma pochi. E più che perderli per il no alla
fiducia, li perderà se si andrà al voto a ottobre con questa stessa
legge elettorale. A quel punto molti italiani, pur di non riavere il
pareggio, si tureranno il naso e voteranno Berlusconi o Renzi
(cioè Berlusconi o Berlusconi). Come in Grecia. Allo stato attuale,
però, la “irresponsabilità” del M5S è criticata (in massima parte: un
10% di delusi dal M5S c’è) da chi già odiava il Movimento. E’ ovvio che i
piddini lo accusino di non avere senso dello Stato (come se i Violante
ce lo avessero avuto). Ed è ovvio che una Fiorella Mannoia scriva uno status Facebook (peraltro
condivisibile) contro il lassismo di Grillo. Anche la Mannoia, però,
non è un’elettrice piena del M5S, bensì una sostenitrice nobile – alla
Camera – di Rivoluzione Civile (al punto da donare una
sua canzone). Sillogismo per sillogismo, un grillino potrebbe
rispondere alla Mannoia che la colpa della situazione attuale è anche
sua, perché ha disperso il voto e creduto in un progetto squisitamente
confuso e aritmeticamente inutile, che ha “tolto” voti al
centrosinistra non garantendo la maggioranza al Senato. Lo vedete?
Ognuno tira la coperta dove e come vuole.
Quindi che si fa? L’ho già scritto. Per il M5S votare Bersani è impensabile. Non esiste. Nemmeno se dietro Bersani ci sono Gabanelli, Saviano e Mazinga.
Se invece il nuovo capo dello Stato (votato con maggioranza
centrosinistra e M5S) darà l’incarico a un’altra persona, ne potranno
parlare. E’ vero che per il Movimento non conta il nome ma il programma,
ma è anche vero che il programma lo fa il nome (anzi i nomi). Un
governo a tema, e a tempo, di sei mesi-un anno è l’unica strada
(auspicabile: in realtà ce ne sono altre, e vedrete che batteranno quei
sentieri polverosi lì). La tregua Pd-M5S si può fare solo con un
governo realmente nuovo e sganciato dalle logiche consuete (i Letta e i
Franceschini, di grazia, si autoimpongano il silenzio per i prossimi
mesi): se non è possibile, si vada al voto. Ma non si dica (sempre) no a
prescindere: datti una calmata, Grillo. Allo stato attuale è molto
meglio essere un po’ incoerenti ma vivi, che coerentissimi ma pressoché
in coma.
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