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martedì 5 settembre 2017

Wikileaks hackerato da OurMine? Uno scherzetto su cui riflettere

di | 4 settembre 2017  Il Fatto Quotidiano



Chi la fa, l’aspetti.
Wikileaks promuove l’hackeraggio della combriccola di pirati arabi OurMine e diventa bersaglio proprio dei soggetti che si augurava di vedere arrembati. Chi si è collegato all’insediamento virtuale che abitualmente svela ingombranti segreti di Stati e multinazionali si è trovato dinanzi ad una imbarazzante pagina in cui l’hacking team saudita mostra un proprio logo e spiega l’avvenuta incursione. Il sito web dell’organizzazione dell’ormai celeberrimo Julian Assange affonda non per una debolezza propria, ma per la fragilità insita nel sistema di comunicazione di Internet.
La manovra posta in essere dagli spregiudicati esperti di protezione informatica di OurMine.org (che vende penetration test e altri discutibili check di sicurezza in Rete) consiste in un attacco ai Domain name server (Dns) ovvero agli apparati che instradano chi naviga online verso la destinazione desiderata.
Questi dispositivi “traducono” l’indirizzo digitato dall’utente (nella fattispecie www.wikileaks.org) nelle coordinate telematiche (in questo caso il numero IP 141.105.65.113) necessarie per raggiungere quanto di interesse. Il funzionamento dei Dns evoca la romantica atmosfera della telefonia degli anni Sessanta, quando – prima che nascesse la teleselezione e chiunque potesse collegarsi in autonomia a qualsiasi utente in qualunque altra città – per fare una chiamata interurbana si doveva passare attraverso i centralini della società telefonica. Come allora si forniva il nome e l’indirizzo dell’interlocutore desiderato e la centralinista stabiliva il contatto, oggi si digita l’url desiderato e il Dns provvede a “comporre il numero” richiesto e a generare la connessione.
Come un’immaginaria operatrice ubriaca avrebbe potuto collegare una persona sbagliata, così un sistema Dns “ipnotizzato” da un malintenzionato può dirottare il cybernauta su un sito totalmente estraneo anche se sulla barra di navigazione del browser utilizzato compare il nome del web desiderato. In questa maniera, si immagina una violazione delle misure di sicurezza adottate dalla presunta vittima dell’attacco e invece ci si trova di fronte ad una sorta di dirottamento, ma l’utente (anche quello non inesperto) ha l’impressione che la sua meta sia stata profanata.
Lo “scherzetto” a Wikileaks è stato di breve durata e la situazione di normalità è stata rapidamente ripristinata, ma il pur ridotto lasso di tempo del disservizio è stato sufficiente a creare disagio anche perché il sito di Assange è sempre stato considerato inespugnabile e ben lontano dal soffrire debolezze di sorta.
In circostanze del genere, il problema della sicurezza è facile a capirsi, riguarda i fornitori di servizi telematici che assicurano anche la corretta “circolazione” di chi naviga online e il regolare rintraccio e raggiungimento di dati, informazioni, notizie.
La tecnica del Dns poisoning – quella dell’avvelenamento o inquinamento dei server di risoluzione dei nomi a dominio – costituisce una minaccia tutt’altro che trascurabile. Cosa succede se qualcuno decide di applicarla in danno a siti o sistemi istituzionali che erogano servizi alla cittadinanza?
In un momento storico in cui il governo riscopre il ruolo strategico delle reti di comunicazioni e delle aziende del settore, varrà la pena non risparmiare qualche riflessione anche a questo proposito.
@Umberto_Rapetto
di | 4 settembre 2017

martedì 23 febbraio 2016

Wikileaks, la Nsa spiava anche il governo Berlusconi. Ecco le intercettazioni


«Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini. Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito». E’ una delle trascrizioni realizzate dalla National Security Agency americana, diffuse da Wikileaks (leggi i documenti originali) e rilanciate in Italia da Espresso e Repubblica, a ridosso della crisi dell’ultimo governo Berlusconi dell’autunno 2011, in un momento in cui l’Italia era sorvegliata speciale a livello mondiale per la tenuta del debito pubblico e il livello dello spread sui titoli di Stato. L’intercettazione di Valentini, spiega l’Espresso, è classificata come “top secret/noforn”, ossia non condivisibili con Paesi stranieri.
Il giorno dopo, il 23 ottobre, si terrà la famosa conferenza stampa di Sarkozy e Merkel, quella dei sorrisi ironici davanti alle telecamere quando risuona il nome del premier italiano. Il 12 novembre Berlusconi si dimetterà.
La preoccupazione di quei giorni emerge per esempio dalle trascrizioni relativa all’allora presidente francese Sarkozy, che alle rassicurazioni di Berlusconi sul sistama bancario italiano “solido” avrebbe risposto paventando che le istituzioni finanziarie italiane avrebbero potuto presto “saltare in aria” come un tappo di champagne e che per Berlusconi fosse arrivata “l’ora deve prendere delle decisioni”.
Nel marzo 2010, ancora, Berlusconi è stato intercettato persino nei suoi colloqui con il leader israeliano Binyamin Netanyahu, nell’ambito di una grave crisi tra Israele e Usa per la quale il premier cercava appoggi in Europa. Berlusconi gli avrebbe promesso di “mettere l’Italia a disposizione di Israele per risovere la crisi con gli Usa”.
I documenti rilasciati dall’organizzazione di Julian Assange mostrano che le intercettazioni ai governanti sono state operate dallo Special Collection Service (Scs), unità speciale insediata nelle ambasciate e nei consolati americanidi tutto il mondo.
Sul nostro Paese, Wikileaks ha rilasciato le due intercettazioni di Berlusconi e Valentini e tre “selectors”, i numeri di telefono che la Nsa utilizza per il monitoraggio. Corrispondono – sottolinea ancora l’Espresso – ai recapiti di Stefano Stefanini, rappresentante permanente dell’Italia alla Nato dal 2007 al 2010; Marco Carnelos, allora consigliere diplomatico di palazzo Chigi e oggi ambasciatore a Baghdad; Bruno Archi, consigliere per la sicurezza nazionale del governo Berlusconi.
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se non ci fosse Wikileaks.......  (ora mi spiego perchè son saltati i nervi ai vari politici quando Snowden e Assange hanno aperto bocca e sono stati incolpati di cose che, molto probabilmente non hanno commesso) avremmo mai saputo tutto quel che veniva detto, fatto, preparato ecc.? Epperò ricordo che ci fu, anche qui, chi se ne lamentò perchè "non era giusto": bé giusto un par di ciuffoli con poltiici e gruppi di potere siffatti io le telecamere accese e in registrazione le terrei anche quando vanno in bagno o a letto!!!!
Ricordatelo sempre, ogni qualvolta: parlate al telefono; al cellulare; chattate; mandate sms; uscite e guardate in alto; usate il bancomat; la carta di credito; pagate in assegni; comprate un qualche aggeggio elettronico e lo usate; ecc. ecc. l'NSA, la Cia, ecc. ecc. vi spiano .. e questi sono pubblici; ora veniamo ai privati con i TAG che allegano come "antitaccheggio (ne parlai qualche anno fa su questo blog)" a quello che acquistate o con i prossimi RFID o ancora con i chip sottocutanei che stanno già testando in alcune aziende americane e nipponiche o, ancora, con la domotica anche i privati vi spiano e, per giunta, legalmente!!!!! E se prima o poi con gli Stati si sa... con i privati questo avviene sottobanco, leggasi di nascosto, e con l'approvazione vostra per giunta (perchè pensate serve solo per l'acquisto, ma non è così)  e non solo per sapere quali sono i vostri singoli gusti per taggare su misura prodotti e pubblicità non siete molto dissimili dai buoi nel recinto.... insomma l'emersione della cosiddetta internet delle cose dove per cose non s'intende i prodotti ma... noi
il primo che mi viene a dire che sono un complottista.... lasciamo stare ma mi avete capito, vero?

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