Fonte: Il Fatto Quotidiano di F. Q. | 17 Agosto 2016
Dc
Leaks pubblica i file rubati dai database della Open Society
Foundation dell'imprenditore ungherese americano: "A causa sua e dei
suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e
non un faro di libertà e democrazia"
Ci sono i dossier sulle elezioni Europee del 2014 ma anche quelli sul voto nei singoli Stati, i fascicoli sui finanziamenti elargiti alle organizzazioni non governative di tutto il mondo e persino i rapporti sul dibattito politico in Italia ai tempi della crisi dell’Ucraina. Sono solo alcuni dei documenti rubati dai database della Open Society Foundation di George Soros. Appena pochi giorni fa Bloomberg aveva raccontato che, oltre ad aver violato i server del partito Democratico, avrebbero anche trafugato le mail dell’imprenditore americano.
E adesso Dc Leaks ha varato dcleaks.com, un portale interamente dedicato ai documenti trafugati dalle caselle mail del magnate statunitense. Nove categorie – Usa, Europa, Eurasia, Asia, America Latina, Africa, World bank, President’s office, Souk – migliaia di documenti consultabili online o da scaricare in pdf.
Dentro
c’è un po’ di tutto: commenti sulle elezioni nei Paesi di mezzo mondo,
rapporti sui “somali nelle città europee” e sul bilancio di previsione
statunitense, ma anche dossier sulla crisi tra Russia e Ucraina con
una serie di allegati che spiegano la posizione dei vari stati Europei
sulla vicenda.
In homepage, poi, c’è un post che spiega il motivo della pubblicazione dei file. “George Soros –
scrivono gli hacker – è un magnate ungherese- americano, investitore ,
filantropo, attivista politico e autore che, di origine ebraica. Guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. È considerato l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato
di tutto il mondo negli ultimi 25 anni . A causa sua e dei suoi
burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un
faro di libertà e democrazia. I suoi servi hanno succhiato sangue
a milioni e milioni di persone solo per farlo arricchire sempre di più.
Soros è un oligarca che sponsorizza il partito Democratico, Hillary Clinton, centinaia di uomini politici di tutto il mondo. Questo sito è stato progettato per permettere a chiunque di visionare dall’interno l’Open Society Foundation
di George Soros e le organizzazioni correlate. Vi presentiamo i piani
di lavoro , le strategie , le priorità e le altre attività di Soros.
Questi documenti fanno luce su uno dei network più influenti che opera
in tutto il mondo”.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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domenica 16 febbraio 2020
mercoledì 4 aprile 2018
Atlanta, attacco hacker alle istituzioni. Anche questa volta si poteva evitare
Fonte: Il Fatto Quotidiano Tecno | 3 aprile 2018 Umberto Rapetto
Il sindaco di Atlanta nell’uovo di Pasqua non ha trovato la soluzione al suo problema. Nessuno dei suoi collaboratori e neanche un qualsivoglia cittadino di notoria fortuna ha avuto come sorpresa la chiave per decifrare il patrimonio informativo che consente il regolare funzionamento della città e della sua cintura metropolitana (con quasi sei milioni di abitanti).
Visto che le feste sono trascorse, spieghiamoci meglio.
Da dieci giorni la capitale dello stato americano della Georgia, Atlanta (quella che nel 1996 ha ospitato le Olimpiadi), è sotto scacco informatico. Sedici anni di digitalizzazione di dati, fascicoli, pratiche, archivi sono andati in fumo. Nessun incendio (in quel caso forse si sarebbe salvato qualcosa), ma la “semplice” cifratura di tutto quel che era memorizzato su sistemi centrali e computer collegati. Tonnellate virtuali di informazioni sono illeggibili da una settimana e mezza ed è questa la vera notizia, perché incidenti analoghi non sono nuovi nemmeno dalle nostre parti ma – incrociamo le dita – finora senza conseguenze di questa gravità.
La catastrofe digitale
in questione non costituisce un esempio di imprevedibile attacco al
sistema nervoso di un ente pubblico o di una azienda privata. Si tratta
di una devastazione che prudenza, buon senso e qualche elementare
misura di sicurezza (anche solo culturale) avrebbero potuto evitare.
In termini pratici un insieme di istruzioni maligne (mandate in esecuzione da un paio di “clic” del mouse di qualche dipendente sprovveduto o distratto) hanno sottoposto a operazioni crittografiche i supporti di memorizzazione del sistema informatico pubblico di Atlanta. I dati – indebitamente trasformati dal venefico ransomware – non possono essere più utilizzati dai programmi che in precedenza se ne servivano e non possono nemmeno essere letti con procedure di emergenza.
Per recuperare la quantità infinita di file così danneggiati, occorre (quasi si trattasse di una cassaforte da aprire) disporre della “combinazione”: è necessaria la “chiave” con cui i dati sono stati cifrati, in maniera da liberare dall’incredibile cyber-sortilegio le informazioni indispensabili per far tornare alla normalità la grande città.
La metropoli statunitense è nel più totale caos tecnologico e a nulla sono valsi gli sforzi di esperti, tecnici, investigatori e impiegati pubblici. Gli strumenti informatici sono fuori uso e si è tornati a carta e penna.
I pirati che hanno innescato questa baraonda sarebbero pronti a dare le chiavi per ripristinare la situazione ma pretendono un riscatto di 51mila dollari da pagare in bitcoin (senza però dare garanzie di rispettare la promessa di consegnare la loro sorta di “antidoto”).
I tentativi di apertura dei file portano soltanto alla visualizzazione di messaggi goliardici dei balordi che hanno mandato a segno l’attacco. “Scusateci” e “Mi spiace” sono diventati una sorta di suffisso standard che ha completato il nome in precedenza identificativo di archivi o documenti.
Nonostante i funzionari di Atlanta spieghino alla cittadinanza che il blocco dell’attività amministrativa sia dovuto al fatto che i dati sono nelle mani di una banda di pirati, in realtà ci si trova dinanzi non a un furto ma a un danneggiamento.
Il sindaco Keisha Lance Bottoms, insediatosi nello scorso mese di gennaio, non ha fatto menzione di un eventuale pagamento della somma pretesa effettuato entro il termine del 28 marzo fissato dagli estorsori. Gli specialisti del Federal Bureau of Investigation, giunti in soccorso e all’opera da qualche giorno, non rilasciano dichiarazioni. La situazione è oggettivamente complicata.
L’episodio, non il primo e purtroppo nemmeno l’ultimo, deve far riflettere e indurre ad avviare ogni iniziativa utile per scongiurare il verificarsi di simili problemi. Le precauzioni e le contromisure tecniche devono essere affiancate da una campagna di sensibilizzazione sui rischi informatici e da iniziative didattiche che possano “vaccinare” gli utenti. Ma siccome siamo tutti convinti che certe fregature tocchino in sorte solo agli altri, si sorride di queste storie e si volta rapidamente pagina.
@Umberto_Rapetto
Il sindaco di Atlanta nell’uovo di Pasqua non ha trovato la soluzione al suo problema. Nessuno dei suoi collaboratori e neanche un qualsivoglia cittadino di notoria fortuna ha avuto come sorpresa la chiave per decifrare il patrimonio informativo che consente il regolare funzionamento della città e della sua cintura metropolitana (con quasi sei milioni di abitanti).
Visto che le feste sono trascorse, spieghiamoci meglio.
Da dieci giorni la capitale dello stato americano della Georgia, Atlanta (quella che nel 1996 ha ospitato le Olimpiadi), è sotto scacco informatico. Sedici anni di digitalizzazione di dati, fascicoli, pratiche, archivi sono andati in fumo. Nessun incendio (in quel caso forse si sarebbe salvato qualcosa), ma la “semplice” cifratura di tutto quel che era memorizzato su sistemi centrali e computer collegati. Tonnellate virtuali di informazioni sono illeggibili da una settimana e mezza ed è questa la vera notizia, perché incidenti analoghi non sono nuovi nemmeno dalle nostre parti ma – incrociamo le dita – finora senza conseguenze di questa gravità.
In termini pratici un insieme di istruzioni maligne (mandate in esecuzione da un paio di “clic” del mouse di qualche dipendente sprovveduto o distratto) hanno sottoposto a operazioni crittografiche i supporti di memorizzazione del sistema informatico pubblico di Atlanta. I dati – indebitamente trasformati dal venefico ransomware – non possono essere più utilizzati dai programmi che in precedenza se ne servivano e non possono nemmeno essere letti con procedure di emergenza.
Per recuperare la quantità infinita di file così danneggiati, occorre (quasi si trattasse di una cassaforte da aprire) disporre della “combinazione”: è necessaria la “chiave” con cui i dati sono stati cifrati, in maniera da liberare dall’incredibile cyber-sortilegio le informazioni indispensabili per far tornare alla normalità la grande città.
La metropoli statunitense è nel più totale caos tecnologico e a nulla sono valsi gli sforzi di esperti, tecnici, investigatori e impiegati pubblici. Gli strumenti informatici sono fuori uso e si è tornati a carta e penna.
I pirati che hanno innescato questa baraonda sarebbero pronti a dare le chiavi per ripristinare la situazione ma pretendono un riscatto di 51mila dollari da pagare in bitcoin (senza però dare garanzie di rispettare la promessa di consegnare la loro sorta di “antidoto”).
I tentativi di apertura dei file portano soltanto alla visualizzazione di messaggi goliardici dei balordi che hanno mandato a segno l’attacco. “Scusateci” e “Mi spiace” sono diventati una sorta di suffisso standard che ha completato il nome in precedenza identificativo di archivi o documenti.
Nonostante i funzionari di Atlanta spieghino alla cittadinanza che il blocco dell’attività amministrativa sia dovuto al fatto che i dati sono nelle mani di una banda di pirati, in realtà ci si trova dinanzi non a un furto ma a un danneggiamento.
Il sindaco Keisha Lance Bottoms, insediatosi nello scorso mese di gennaio, non ha fatto menzione di un eventuale pagamento della somma pretesa effettuato entro il termine del 28 marzo fissato dagli estorsori. Gli specialisti del Federal Bureau of Investigation, giunti in soccorso e all’opera da qualche giorno, non rilasciano dichiarazioni. La situazione è oggettivamente complicata.
L’episodio, non il primo e purtroppo nemmeno l’ultimo, deve far riflettere e indurre ad avviare ogni iniziativa utile per scongiurare il verificarsi di simili problemi. Le precauzioni e le contromisure tecniche devono essere affiancate da una campagna di sensibilizzazione sui rischi informatici e da iniziative didattiche che possano “vaccinare” gli utenti. Ma siccome siamo tutti convinti che certe fregature tocchino in sorte solo agli altri, si sorride di queste storie e si volta rapidamente pagina.
@Umberto_Rapetto
Tecno | 3 aprile 2018
martedì 5 settembre 2017
Wikileaks hackerato da OurMine? Uno scherzetto su cui riflettere
di Umberto Rapetto | 4 settembre 2017 Il Fatto Quotidiano

Chi la fa, l’aspetti.
Wikileaks promuove l’hackeraggio della combriccola di pirati arabi OurMine e
diventa bersaglio proprio dei soggetti che si augurava di vedere
arrembati. Chi si è collegato all’insediamento virtuale che abitualmente
svela ingombranti segreti di Stati e multinazionali si è trovato dinanzi ad una imbarazzante pagina in cui l’hacking team saudita mostra un proprio logo e spiega l’avvenuta incursione. Il sito web dell’organizzazione dell’ormai celeberrimo Julian Assange affonda non per una debolezza propria, ma per la fragilità insita nel sistema di comunicazione di Internet.
La manovra posta in essere dagli spregiudicati esperti di protezione informatica di OurMine.org (che vende penetration test e altri discutibili check di sicurezza in Rete) consiste in un attacco ai Domain name server (Dns) ovvero agli apparati che instradano chi naviga online verso la destinazione desiderata.
Questi dispositivi “traducono” l’indirizzo digitato dall’utente (nella fattispecie www.wikileaks.org)
nelle coordinate telematiche (in questo caso il numero IP
141.105.65.113) necessarie per raggiungere quanto di interesse. Il
funzionamento dei Dns evoca la romantica atmosfera della telefonia degli anni Sessanta,
quando – prima che nascesse la teleselezione e chiunque potesse
collegarsi in autonomia a qualsiasi utente in qualunque altra città –
per fare una chiamata interurbana si doveva passare attraverso i
centralini della società telefonica. Come allora si forniva il nome e
l’indirizzo dell’interlocutore desiderato e la centralinista stabiliva
il contatto, oggi si digita l’url desiderato e il Dns provvede a “comporre il numero” richiesto e a generare la connessione.
Come
un’immaginaria operatrice ubriaca avrebbe potuto collegare una persona
sbagliata, così un sistema Dns “ipnotizzato” da un malintenzionato può dirottare il cybernauta su un sito totalmente estraneo anche se sulla barra di navigazione del browser utilizzato compare il nome del web
desiderato. In questa maniera, si immagina una violazione delle misure
di sicurezza adottate dalla presunta vittima dell’attacco e invece ci
si trova di fronte ad una sorta di dirottamento, ma l’utente (anche quello non inesperto) ha l’impressione che la sua meta sia stata profanata.
Lo “scherzetto”
a Wikileaks è stato di breve durata e la situazione di normalità è
stata rapidamente ripristinata, ma il pur ridotto lasso di tempo del
disservizio è stato sufficiente a creare disagio anche perché il sito di Assange è sempre stato considerato inespugnabile e ben lontano dal soffrire debolezze di sorta.
In
circostanze del genere, il problema della sicurezza è facile a
capirsi, riguarda i fornitori di servizi telematici che assicurano
anche la corretta “circolazione” di chi naviga online e il regolare
rintraccio e raggiungimento di dati, informazioni, notizie.
La tecnica del Dns poisoning – quella dell’avvelenamento o inquinamento dei server di risoluzione dei nomi a dominio – costituisce una minaccia tutt’altro che trascurabile. Cosa succede se qualcuno decide di applicarla in danno a siti o sistemi istituzionali che erogano servizi alla cittadinanza?
In
un momento storico in cui il governo riscopre il ruolo strategico
delle reti di comunicazioni e delle aziende del settore, varrà la pena
non risparmiare qualche riflessione anche a questo proposito.
@Umberto_Rapetto
di Umberto Rapetto | 4 settembre 2017
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lunedì 28 novembre 2016
Snowden, un eroe per caso contro l’Intelligence americana
di Januaria Piromallo | 28 novembre 2016 dal Fatto Quotidiano
Perché ve lo racconto? Perché sono andata a vedere Snowden, il kolossal americano diretto dal premio Oliver Stone. Si tratta della storia arci/vera di un topo da computer, responsabile di quella che è stata definita la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani. Praticamente, il padre di tutti gli hacker.
A quale libertà siamo disposti a rinunciare per consentire ai nostri governi di proteggerci? Snowden, eroe per caso, non sta più al gioco e parte la grande denuncia. Nel 2013 lascia il suo impiego alla National security agency e vola a Hong Kong per incontrare i giornalisti e consegnare loro un malloppo di documenti per dimostrare la gigantesca portata della violazione dei diritti anche del singolo individuo da parte del governo. Dopodiché chiede asilo politico alla Russia. A tutt’oggi gli è negato l’ingresso negli Usa.
E’ stata un pugno nell’occhio la “Grande Visione” di Snowden: all’Intelligence americana basta un click (o forse qualcuno in più) per “spegnere”, cancellare informaticamente il Paese non allineato. Ecco, pensavo, su larghissima scala, quello che è successo a me.
Chiacchieravo con un amico e di Internet con valanga di e mail di cui ogni giorno siamo inondati mi ha dato la più bella definizione: Come rompere i cogl…ni a un migliaio di persone a costo zero. Prima bisognava trovare numero di telefono o indirizzo, scrivere o telefonare… adesso basta un click. E tanta buona fortuna a chi prova a togliersi da una di queste liste spam che ingolfano il computer e le vostre teste.
Lo sostiene pure Roselina Salemi, conoscitrice di tendenze e di comportamenti sociali, che segue gli sviluppi del progetto La Cerchia, titolo dato da Toni Muzi Falconi a un gruppo di pensiero critico sulla Rete: “Il mondo digitale fa parte delle nostre vite, non possiamo certo tornare indietro. Ma dobbiamo smettere di considerarlo una specie di paradiso terrestre: tutto gratis, ogni informazione, foto, servizio. Non è così. C’è un prezzo che si paga e certe volte non ce ne rendiamo conto. Siamo tracciati, ogni nostra preferenza, ogni pensiero è dentro un pixel. A essere critici (e prendere qualche precauzione) invita anche Paolo Crepet in Baciami senza rete. Ogni tanto bisognerebbe rivalutare la vita vera, e non fermarsi a quella digitale”.
di Januaria Piromallo | 28 novembre 2016
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Chiediamoci:
se non ci fossero stati Snowden, Wikileaks, ecc. avremmo saputo cosa
combinavano i politici, i militari, i servizi segreti, le aziende, le
multinazionali e i loro sodali della finanza?
Una volta che lo siamo chiesto... conosciamo anche la risposta?
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giovedì 22 agosto 2013
Cambiare, ma cosa e, soprattutto, come?
Oggi, per i governi, è "il" problema perchè solo se si hanno le idee
chiare si può fare; naturalmente la condizione "sine qua non" dei
governi non risponde esattamente all'interesse generale quanto piuttosto
agli interessi dei vari gruppi di potre di cui sempre più spesso sono
espressione: qui sorge il problema. Se l'interesse dei pochi è in
contrasto con quello generale come fare per far prevalere il primo
anzichè il secondo? I media, non sempre bastano; i politici men che
meno. Sempre più spesso nascono e crescono i gruppi di pressione sociali
che spingono altrove la strada e sempre più spesso la risposta dei
governi è duplice: da un lato "ascoltano (e depotenziano)" dall'altro
reprimono: alcuni esempi? Il referendum sull'acqua bene comune: hanno
ottemperato ad esso.... aggirandolo per giungere dove volevano
esattamente giungere, alla sua privatizzazione pura e semplice e, in
ciò, le regioni "rosse" si sono contraddistinte per celerità e
perseveranza nel farlo. Altro esempio, stavolta politico? 5Stelle:
cresciuto prepotentemente, s'è sgonfiato; un pò per colpa del suo guru, e
degli adepti, ma molto per ....... conformismo: non puoi chiamare la
massa a roma il giorno della nascita dell'inciucio per poi.... lasciarla
a se stessa in seguito ad alcune telefonate intercorse, la gente si
sfava e non ti segue più: così ai suoi occhi perdi la forza innovativa e
alla lunga va via; puntualmente accaduto: sarà dura che alle prossime,
eventuali, elezioni questo movimento supererà la metà dei voti
precedentemente avuti... il tutto a distanza di pochi mesi.
Un altro aspetto è quello repressivo: dai notav ai nomuos sempre più spesso si assiste alla fase repressiva. Ma c'è anche un altra repressione: quella preventiva è questo l'aspetto maggiormente pericoloso perchè... non ce ne accorgiamo se non quando bussano alla porta alle 6 del mattino. Anche qui alcuni esempi: Assange, Snowden, anonymous, ecc. esistono perchè i gruppi di potere e i governi nascondono sia le loro intenzioni che le loro azioni e, non fidandosi dei propri cittadini, cercano di nascondere i primi e impedire che arrivino a conoscenza dei secondi.... quindi l'hackeraggio politico è figlio, non degenerazione, proprio di questa schizofrenia dei sistemi "democratici" che si dicono tali ma in realtà son altro: accolite di servi e potenti stretti in una abbraccio mortale proprio per le democrazie....
Ma allora un giovane precario, per giunta futuro sottoproletario, che deve fare? A quale santo votarsi quando vede che tutte le strade son bloccate? La protesta sempre più spesso è fine a se stessa, quindi? Ecco il punto: sta emergendo una tendenza pericolosa per il sistema ossia sempre più giovani scelgono non la sola protesta di cui sopra ma quella estrema stile notav o ... religiosa; già religiosa: aumentano le conversioni all'islam dei giovani occidentali (italiani, inglesi, francesi, americani, ecc.) vanno oltre le normali forme e numeri: l'unico che previde una tal evoluzione fu un eretico, uno storico eretico misconosciuto dalla storiografia ufficiale... tale Toynbee che seppe vedere oltre l'abbuffata liberista e lanciare, inascoltato, l'allarme ai suoi coetanei; cito: "la lotta per l'esistenza pura e semplice e la lotta per un particolare tipo di esistenza" non sono equivalenti. Fin dall'inizio della Storia, ritiene, tutta la civilizzazione umana è costruita essenzialmente per "interferire con questa lotta brutale. Vogliamo modificare la violenza della lotta, e impedire che il debole venga calpestato". Anche se la concorrenza economica ha i suoi vantaggi, dato che è la forza che promuove il progresso tecnico, questi sono ottenuti a spese di un enorme dispendio di vita e lavoro umano, che potrebbe essere evitato attraverso la regolamentazione" (a proposito NON era comunista ma liberale): houston abbiamo un problema: nel '29 la paura del comunismo spinse governi e potenti ad attuare le politiche di stampo keynesiano che ci hanno donato, insieme alla guerra, 70 anni di apparente prosperità... e oggi la paura della crescita islamica, e anarchizzante alla anonymous, spingerà a cambiare strada oppure vedremo e, per ora sembra questa la tendenza dominante, una accentuazione dell'aspetto repressivo con annessa riforma in senso liberista anche delle costituzioni che giustifichi l'arrocco del sistema con il plauso dei benpensanti, dei buonisti e di chi da questo sistema non si aspetta solo di guadagnarci ma pure di avanzare socialmente (per tacere di quei tanti allocchi che si bevono il buonismo sparso a piene mani dai lacchè mediatici)? Non è un caso che gli Assange e gi Snowden abbiano fatto quel che hanno fatto denunciando e nemmeno è un caso che rendano pubbliche le malefatte del potere: è di questi giorni la news, girata in rete ma non sui media ufficiali, dell'irruzione dei servizi segreti inglesi nella redazione del guardian con annessa, inutile per giunta, distruzione degli hard disk che contenevano le denunce di Snowden al grido "la festa è finita".. e nemmeno sembra essere una novità la denuncia contro il titolare del sito di posta "Lavabit" che si è rifiutato di "collaborare" in segreto (come fanno altri come google, microsoft, ecc. non solo negli usa ma anche in cina) con le "autorità"....... rischia di essere denunciato, arrestato e processato per "antipatriottismo": se non fosse vero sembrerebbe una barzelletta, vero? Peggio è andata ai programmatori di Tor che hanno visto i propri server anonimi violati....... da entità non meglio identificate: si parla del FBI o della NSA americane.. tanto per non far nomi.
Insomma come al solito il potere è fiducioso e i popoli sopportano, ma segnali ci sono: bisognerà vedere se questi segnali diventano altro o cosa.. perchè mi sa che stavolta non ci sarà una seconda scelta..
Un altro aspetto è quello repressivo: dai notav ai nomuos sempre più spesso si assiste alla fase repressiva. Ma c'è anche un altra repressione: quella preventiva è questo l'aspetto maggiormente pericoloso perchè... non ce ne accorgiamo se non quando bussano alla porta alle 6 del mattino. Anche qui alcuni esempi: Assange, Snowden, anonymous, ecc. esistono perchè i gruppi di potere e i governi nascondono sia le loro intenzioni che le loro azioni e, non fidandosi dei propri cittadini, cercano di nascondere i primi e impedire che arrivino a conoscenza dei secondi.... quindi l'hackeraggio politico è figlio, non degenerazione, proprio di questa schizofrenia dei sistemi "democratici" che si dicono tali ma in realtà son altro: accolite di servi e potenti stretti in una abbraccio mortale proprio per le democrazie....
Ma allora un giovane precario, per giunta futuro sottoproletario, che deve fare? A quale santo votarsi quando vede che tutte le strade son bloccate? La protesta sempre più spesso è fine a se stessa, quindi? Ecco il punto: sta emergendo una tendenza pericolosa per il sistema ossia sempre più giovani scelgono non la sola protesta di cui sopra ma quella estrema stile notav o ... religiosa; già religiosa: aumentano le conversioni all'islam dei giovani occidentali (italiani, inglesi, francesi, americani, ecc.) vanno oltre le normali forme e numeri: l'unico che previde una tal evoluzione fu un eretico, uno storico eretico misconosciuto dalla storiografia ufficiale... tale Toynbee che seppe vedere oltre l'abbuffata liberista e lanciare, inascoltato, l'allarme ai suoi coetanei; cito: "la lotta per l'esistenza pura e semplice e la lotta per un particolare tipo di esistenza" non sono equivalenti. Fin dall'inizio della Storia, ritiene, tutta la civilizzazione umana è costruita essenzialmente per "interferire con questa lotta brutale. Vogliamo modificare la violenza della lotta, e impedire che il debole venga calpestato". Anche se la concorrenza economica ha i suoi vantaggi, dato che è la forza che promuove il progresso tecnico, questi sono ottenuti a spese di un enorme dispendio di vita e lavoro umano, che potrebbe essere evitato attraverso la regolamentazione" (a proposito NON era comunista ma liberale): houston abbiamo un problema: nel '29 la paura del comunismo spinse governi e potenti ad attuare le politiche di stampo keynesiano che ci hanno donato, insieme alla guerra, 70 anni di apparente prosperità... e oggi la paura della crescita islamica, e anarchizzante alla anonymous, spingerà a cambiare strada oppure vedremo e, per ora sembra questa la tendenza dominante, una accentuazione dell'aspetto repressivo con annessa riforma in senso liberista anche delle costituzioni che giustifichi l'arrocco del sistema con il plauso dei benpensanti, dei buonisti e di chi da questo sistema non si aspetta solo di guadagnarci ma pure di avanzare socialmente (per tacere di quei tanti allocchi che si bevono il buonismo sparso a piene mani dai lacchè mediatici)? Non è un caso che gli Assange e gi Snowden abbiano fatto quel che hanno fatto denunciando e nemmeno è un caso che rendano pubbliche le malefatte del potere: è di questi giorni la news, girata in rete ma non sui media ufficiali, dell'irruzione dei servizi segreti inglesi nella redazione del guardian con annessa, inutile per giunta, distruzione degli hard disk che contenevano le denunce di Snowden al grido "la festa è finita".. e nemmeno sembra essere una novità la denuncia contro il titolare del sito di posta "Lavabit" che si è rifiutato di "collaborare" in segreto (come fanno altri come google, microsoft, ecc. non solo negli usa ma anche in cina) con le "autorità"....... rischia di essere denunciato, arrestato e processato per "antipatriottismo": se non fosse vero sembrerebbe una barzelletta, vero? Peggio è andata ai programmatori di Tor che hanno visto i propri server anonimi violati....... da entità non meglio identificate: si parla del FBI o della NSA americane.. tanto per non far nomi.
Insomma come al solito il potere è fiducioso e i popoli sopportano, ma segnali ci sono: bisognerà vedere se questi segnali diventano altro o cosa.. perchè mi sa che stavolta non ci sarà una seconda scelta..
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mercoledì 6 aprile 2011
ma non era infernet?
Parlerò di un argomento interessante dal punto di vista intellettuale ma con poco ascolto in un paese come il nostro dove l'ignoranza e la interessata bonomia dilaga a vista d'occhio; una volta tanto parliamo di rete e di comunicazione; anzi ne parlo e tralascio il solito post su berlusca o sul circo politico attuale e passato: visto che stanno pensando al bavaglio per la rete e visto che la rete l'amato capo la vede come nemica e solo come mezzo ulteriore da aggiungere al proprio mazzo di mezzi di comunicazione credo che ogni tanto parlarne non faccia male: é chiaro che si deve evitare di stare a guardarsi l'ombellico ma ignorare il pericolo e nascondere la grande potenzialità che la rete offre, finché é libera, dandolo per sempre scontato, quindi eterno, che rimarrà sempre così com'é, é il modo migliore per farla naufragare, soprattutto in un paese a democrazia dalle gambe malferme e dalla libertà limitata quale siamo diventati; soprattutto quando a metteer gli occhi sulla rete non é il potere politico ma un altro potere che ha memoria millenaria e forza economica e politica, ma pure di suggestione, enormi. Quindi cari colleghi e amici la scelta é fra: se non vi interessa passare, guardare, pensare che sia solo un brutto sogno (che maroni, com'é lungo, noioso ecc.) contare fino a tre e allontanarsi da questo, malefico, blog per risvegliarsi nel proprio felice mondo ...... quindi iniziate a contare 3 ..... 2 ..... 1 ..... ciaooooo oppure, se interessati, fermarvi e sorbirvi il post e, magari, commentarlo una volta svegliati dal torpore perché non sarò né breve né "facile" da leggere.... ho pur preso una laurea in scienze politiche con una tesi su "internet e poltica" e ora la metto a frutto, per una volta almeno voglio parlare tecnico e dotto; l'argomento mi alletta!!!! Inoltre dovrebbe allettare anche voi perché in rete sta sbarcando una forza millenaria e potente e una sfida, democratica, ci si pone davanti.. ecco il mio punto di vista. AUGURI CHI SI FERMA E BUON SONNO PER CHI VA OLTRE!!!!!! Come sappiamo ogni novità la Chiesa non la vede di buon occhio; la Rete (d'altronde non era la sola, la politica fa orgogliosamente il paio ancora oggi... particolarmente in italia anche perché più della metà dei politici nostrani guarda il pc solo per cercare .... lasciamo stare) non fa eccezione: tant'é che la definizione "infernet" non é nuova e la coniò proprio un prete. Ma, anche perché le vocazioni sono in crollo totale, da qualche tempo hanno compreso che dev'essere la montagna a muoversi e non aspettare che "i bambini vengano a me" perché rischiano di restare in pochi, pochissimi senza ricambio. Ecco dunque che, già a partire dal precedente pontenfice, stanno cercando di penetrare nel mondo giovanile, come? Discoteche, punti di ritrovo, e ....... la rete e/o internet. Sfruttando proprio quei mezzi di socializzazione che gli sono propri: forum, social network, blog, community, tutto fa brodo e tutto serve alla "causa". Ultimo di una lunga serie é l'articolo (leggetelo prima di leggere questo post, così siete freschi e ancora riposati) uscito su "La civiltà cattolica", settimanale dei gesuiti (gente in gamba i gesuiti ne ho conosciuti un paio e mi hanno ... dire sorpreso é dir poco), nel quaderno 3858 del 19 marzo 2011 (pagg 536 - 549), hanno pubblicato un articolo a firma di Antonio Spadaro dal titolo " etica hacker e visione cristiana". Quando mi é capitato sotto mano ho fatto un salto dalla sedia: mi son detto che avevo le traveggola, ma come gli hacker sono i cattivi per eccellenza, gli anarchici, i violentatori del copyright, ecc. ecc. insomma il peggio del peggio e la Gerarchia d'Oltretevere li beatifica? Avendo ben presente che nulla é scritto su questa rivista se non approvato dalla segreteria vaticana, cosa c'é sotto? Direbbe Di Pietro: che c'azzecca la visione cristiana con l'etica hacker (diavolo e acqua santa notoriamente non vanno d'accordo)? C'azzecca eccome, almeno nel nuovo corso delle gerarchie, c'azzecca eccome dato che in primis rendono omaggio agli hacker dandone una definizione corretta e distinguendoli dai cracker (distinzione reale ma poco nota) che sono i veri cattivacci della rete. Poi passa ad esaminare quelli che sono i "comandamenti" hacker per eccellenza (l'articolo li prende da un saggio di Stephen Levy, ma si possono tranquillamente trovare in rete magari con altra dicitura anche se il significato intrinseco non cambia): l'accesso ai computer dev'essere illimitato e totale e, aggiungo io, libero; dare sempre la priorità al handson (verificare di persona la fonte o la news o se il tal dato é reale e non una bufala); tette le informazioni devono essere libere; sfiduciare l'autorità: promuovere il decentramento; gli hacker devono essere giudicati dal loro hacking; é possibile creare arte e bellezza su un pc; i computer possono, non devono né lo fanno da soli, cambiare la tua vita in meglio. Passa poi a esaminare la caratteristica principale dell'hacker: il gioco e il divertimento come mezzo attraverso cui conosce ed esplora gli anfratti; il vero hacker però non fa danni ma lascia tracce di sé e rende pubblici i risultati (e spesso i governi s'inkazzano, wikileaks docet): l'obiettivo però non é la violazione ma la conoscenza, la sfida intellettuale e la voglia di trasparenza che, soprattutto negli stati democratici, dovrebbe essere il faro dell'autorità cui i cittadini guardano con fiducia: se ci sono segreti qualcosa non va (wikileaks....). Alla fine di un dotto excursus storico-politico-sociale nel quale si cercano le similitudini fra etica cristiana e etica hacker (un percorso affascinante che vi consiglio di seguire se vi capita sotto mano l'articolo, perché ce ne sono, eccome se ce ne sono ma naturalmente non dovrebbe meravigliare se, dal punto di vista teorico, ogni etica ha dei principi comuni e di base che sono universali e acclarati e non valgono solo nel raffronto fra etica cristiana e quella hacker ma valgono per qualunque aspetto dell'etica in generale, cosa questa che oggi in italia é molto, ma molto, passata in terzo piano nemmeno in secondo...) arriva al punto: ok, cari hacker, vi abbiamo sdoganato; abbiamo detto che avete dei sani principi e dei sani valori (alcuni hacker, storici e non, sono credenti ferventi); abbiamo riconosciuto i limiti della nostra precedente speculazione dando a Cesare quello che é di Cesare; abbiamo anche capito che i vostri "passaggi" sono frutto di una ricerca speculativa, spesso personale, mirante a portare la luce laddove qualcuno vuole tenere tutto al buio e per farlo voi correte dei rischi disvelando misteri celati (spesso maldestramente) e abbiamo anche capito che lo fate perché lo ritenete un gioco e una sfida ma il movente é sempre la conoscenza nella condivisione fra individui visti orizzontalmente e non gerarchicamente preordinati. Abbiamo capito il messaggio però ci sono delle cose che vanno stabilite: anche se la visione democratica orizzontale non é una cattiva idea c'é un limite, ossia che dovete riconoscere che non si può disconoscere "l'insegnamento del padre verso il figlio" nel senso cristiano del termine (e già qui qualcuno può cominciare a storcere il naso perché se é vero che un padre dev'essere modello per il figlio e indacargli "una" via ciò non significa che il padre sia infallibile e quello che dice sia oro colato, un dubbio ci dev'essere e se uno é hacker la domanda gli sorgerebbe spontanea sapendo benissimo che la risposta é quantomeno problematica se non impossibile da dare se non si accettano i dogmi base che sono proprio quelli della infallibilità e della verità rivelata e assoluta); non si può nemmeno disconoscere il "dono", in quanto esseri umani, che hanno ricevuto e di cui non possono disporre perché é si un dono ma di quelli che non si possono rifiutare e quindi, a di là dei vari modelli proposti, ci si deve fare i conti quando sarà il momento perché non é tutto riducibile solo a connessioni, mediazioni incarnate, collaborazioni orizzontali, condivisioni, in una parola a una logica che può essere anche anonima, su base individuale e impersonale, perché il "dono" di cui sopra non é gratuito ma frutto di amore, sofferenza, peccato originale ecc. ecc.: "l'ordine di conoscenza della Rivelazione é peculiare: ad esso l'uomo non può affatto arrivare con le proprie forze. E' invece per una decisione del tutto libera che Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo mistero (pag. 545 articolo succitato). Questo a proposito di etica hacker comporterebbe un dover assoggettarsi ad un etica "superiore" inconoscibile e inarrivabile: un vero hacker non accetterebbe e da bravo cercatore della conoscenza e della trasparenza comincerebbe ad arrovellarsi sul come e il perché di tutto ciò e cercherebbe di capire in cosa consista questa "superior" etica che gli sta di fronte; fosse un maniframe cercherebbe di entrarvi, ma essendo immateriale evidentemente la strada da intraprendere é un altra anche se son sicuro che l'intento sarebbe lo stesso: capire cosa ci sia dentro e, soprattutto, "chi"; per svelare l'insvelabile e far trasparire quello che trasparente non é. E' ora che si capisca che hacker non é il cupo e notturno animale chiuso nella sua stanza prono sulla tastiera del suo pc a violare chissà cosa: questa é mitologia per gli hacker mentre é relativamente reale per i cracker (i cattivi); ma l'hacker vero (soprattutto le ultime generazioni) una persona che vive immerso in community, reali e virtuali, che ha fatto della conoscenza, gnoseologicamente definita, uno stile di vita dove "l'open" è la regola e non l'eccezione dove la "source (la fonte)" é nota, condivisa, mutevole (laddove dovesse evidenziare dei difetti si periterebbe di correggerla dando notizia laddove possibile all'interessato), ma soprattutto paritaria: non eguale, sarebbe impossibile, ma paritaria. Stessa cosa per l'hacking che, quindi, non é solo un frutto di un singolo individuo ma la collaborazione di tantissime persone (spesso sparse per il pianeta e che nemmeno si conoscono) che ci mettono del proprio affinché il risultato, mai definitivo, possa dare i frutti sperati: un esempio é il vincitore del premio Humanitarian of the year creato dalla rivista Technological review del MIT per porre alla pubblica attenzione quei giovani informatici che stanno cambiando, o contribuendo a cambiare, il mondo delle tecnologie; nel 2010 l'ha vinto David Kobia un espatriato dal Kenya che ha creato il software, open source, "Ushaidi (in Swahili significa testimone)" che raccoglie (e valuta con vari criteri prima di porlo all'attenzione degli altri) segnalazioni, testimonianze, diari, report e quant'altro inviato dai cittadini rappresentandoli su una mappa interattiva affinché brogli elettorali, violenze, disastri, incendi ecc. possano essere più facilmente denunciati o posti all'attenzione di tutti, essendo evidenziati anche visivamente su essa; in tal modo i soggetti che per primi intevengono sui luoghi indicati dalla mappa sanno esattamente cosa sta accadendo e dove e possono agire per il meglio: un software geniale ma semplicissimo che si adatta sia ai paesi ad alta tecnologia sia a quelli che ne sono sprovvisti o quasi per evitare che ci siano zone "buie", adattandosi a qualunque mezzo tecnologico il soggetto abbia a disposizione (ho citato a memoria dal libro di Giovanni Ziccardi "HACKER" ed. marsilio da pag. 16 in poi). Un gioco sembra, vero? Ma un gioco che alla fine, con il contributo di tutti, da la possibilità di alleviare le pene di chi vive condizioni di disagio anche gravi: anche questa é etica hacker e hacking per attuarla. Ci sono dei punti di contatto fra le due visioni (hacker e cristiana ma anche, evidentemente, islamica, buddista, ecc. non potrebbe essere altrimenti visti i principi di base) ed é innegabile che moltissimi aspetti sono condivisibili fra le stesse, perché il riconoscimento di un ruolo al singolo come individuo e come parte di una community é già un ottimo punto di partenza per intraprendere percorsi paralleli e/o coincidenti; ma però se dialogo e condivisione dev'essere non può partire dal presupposto che siamo simili come visione ma io sono meglio perché ho la Rivelazione dalla mia e quindi sono superiore: é un errore a mio parere dato che ognuno di noi, quando crea qualcosa nel suo pc, é "creatore"; ognuno di noi ogni volta che agisce o scrive é mito e realtà insieme perché quel singolo momento, anche ripetuto migliaia di volte, rimane singolo e peculiare quindi irripetibile e nessuno si sognerebbe di mettersi a "giocare il cielo a dadi" perché sa benissimo che la terra o meglio la città terrena e non quella celeste, di là da venire ancora per i credenti, quella nella quale s'interagisce per migliorarla sapendo di non poterla mai cambiare in via definitiva perché, come qualunque software "open source", é sempre in divenire di secondo in secondo e nulla ne potrà fermare l'evoluzione sia in positivo che in negativo. Si vuole dialogare con la Rete? Ben venga. Si vogliono trovare, e ci sono, punti di contatto e di riconoscimento reciproco? Meglio ancora, salvo però che non si cerchi di colonizzare per trasformare in animali da recinto quelli che sono nati liberi e "open" e tali vogliono restare. Si vuole entrare in Rete smettendola di definirla "infernet" e smettendo di chiamare criminali gli hacker veri (che sono persone che sono sì "ribelli" per definizione - spesso sbagliando perché giustificano in nome di ideali superiori anche le peggiori nefandezze - ma non pretendono di avere una verità rivelata da propagare ma solo una realtà circostante da scoprire che, spero ne converrete, é ben altra cosa)? Bene, era ora che ci fosse un cambio di linea in una delle gambe del potere: ma che non si faccia l'errore di "pensare" la rete in termini bidimensionali e gerarchizzati perché in rete non ci sono capi né capi amati, né guru, né capicorrente, né altro; ci sono nick e persone dietro quei nick che hanno sensibilità diverse; preparazioni differenziate dalla loro storia; idee politiche ancora più diverse; visioni etiche opposte o coincidenti che tali vogliono restare ma che sono aperte al dialogo, ecc. ecc. insomma c'é libertà (vera, o meglio nel suo significato vero non svuotato e reso contenitore vuoto in cui metteri esattamente il suo opposto), democrazia (digitale e orizzontale soprattutto), spazio per tutti e quindi non ci si sta l'uno sull'altro. Nessuno si sogna di predominare nel virtuale perché il predominio é sintomo di autoritarismo e in internet sono allergici alle "missioni" e ai "missionari": la storia insegna che dietro ai missionari ci sono sempre stati i conquistadores che hanno fatto altrettanti danni con le popolazioni con le quali hanno interagito sterminandole o riducendole sull'orlo dell'estinzione (quando non riuscivano a chiuderle in un recinto riducendoli al rango di animali da cortile) in un olocausto di secoli che fa impallidire anche quello più recente di cui abbiamo ancora memoria: se ci sono questi retropensieri, no grazie. Venite pure, sarete accolti perché l'isola nella rete si perde se non ha collegamenti con la terraferma e non si ha la bussola per arrivarvi e lo skipper per portarvici.
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