A me è successo: un hacker è entrato nel mio sistema di sicurezza Apple. Ha rubato la mia identità, ha profanato la mia agenda con migliaia di indirizzi. La sensazione è quella di subire uno stupro digitale.
Ho preso il computer e l’ho portato alla casa madre, ma l’Apple non
dovrebbe essere a prova di hacker? Non so come lo hanno tracciato
subito: era un tizio della Costa d’Avorio che mandava a nome mio richiesta di aiuto e soldi. In molti ci sono cascati, mi hanno telefonato allarmati.
Perché ve lo racconto? Perché sono andata a vedere Snowden, il kolossal americano diretto dal premio Oliver Stone. Si tratta della storia arci/vera di un topo da computer, responsabile di quella che è stata definita la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani. Praticamente, il padre di tutti gli hacker.
A quale libertà siamo disposti a rinunciare per consentire ai nostri governi di proteggerci? Snowden, eroe per caso, non sta più al gioco e parte la grande denuncia. Nel 2013 lascia il suo impiego alla National security agency e vola a Hong Kong per incontrare i giornalisti e consegnare loro un malloppo di documenti per dimostrare la gigantesca portata della violazione dei diritti anche del singolo individuo da parte del governo. Dopodiché chiede asilo politico alla Russia. A tutt’oggi gli è negato l’ingresso negli Usa.
E’ stata un pugno nell’occhio la “Grande Visione” di Snowden: all’Intelligence americana basta un click (o forse qualcuno in più) per “spegnere”, cancellare informaticamente il Paese non allineato. Ecco, pensavo, su larghissima scala, quello che è successo a me.
Chiacchieravo
con un amico e di Internet con valanga di e mail di cui ogni giorno
siamo inondati mi ha dato la più bella definizione: Come rompere i
cogl…ni a un migliaio di persone a costo zero. Prima bisognava trovare numero di telefono o indirizzo, scrivere o telefonare… adesso basta un click. E tanta buona fortuna a chi prova a togliersi da una di queste liste spam che ingolfano il computer e le vostre teste.
Lo sostiene pure Roselina Salemi, conoscitrice di tendenze e di comportamenti sociali, che segue gli sviluppi del progetto La Cerchia,
titolo dato da Toni Muzi Falconi a un gruppo di pensiero critico sulla
Rete: “Il mondo digitale fa parte delle nostre vite, non possiamo
certo tornare indietro. Ma dobbiamo smettere di considerarlo una specie
di paradiso terrestre: tutto gratis, ogni
informazione, foto, servizio. Non è così. C’è un prezzo che si paga e
certe volte non ce ne rendiamo conto. Siamo tracciati, ogni nostra
preferenza, ogni pensiero è dentro un pixel. A essere critici (e
prendere qualche precauzione) invita anche Paolo Crepet in Baciami senza rete. Ogni tanto bisognerebbe rivalutare la vita vera, e non fermarsi a quella digitale”.
Una volta che lo siamo chiesto... conosciamo anche la risposta?
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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lunedì 28 novembre 2016
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