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mercoledì 27 maggio 2015

Nozze gay, cardinale Parolin attacca: “Sì dell’Irlanda è una sconfitta per l’umanità”

Fonte: F.Q. del 26 maggio 2015
Il referendum con cui l’Irlanda ha legalizzato le nozze gay è “una sconfitta dell’umanità”. Parola del cardinale Pietro Parolin. “Sono rimasto molto triste di questo risultato, la Chiesa deve tener conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione – ha detto il Segretario di Stato vaticano a margine della cerimonia per il Premio Economia e Società a Palazzo della Cancelleria – credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità“.
L’Irlanda è stato il primo Paese al mondo a chiedere ai propri cittadini di decidere in un referendum se le coppie omosessuali abbiano il diritto di sposarsi. E il risultato della consultazione è stato nettissimo: il 62,1% ha votato sì, i no si sono fermati al 37,9%. I voti complessivi a favore sono stati 1.201.607, mentre quelli contrari 734.300. L’affluenza a livello nazionale è stata del 60,5%. Mentre nei seggi si contavano le schede, è stato il ministro per le Pari opportunità, Aodhan O Riordain, a dare la notizia, con un tweet: “È sì – scrive – Una valanga a Dublino, sono fiero di essere irlandese”. Si sono presentati in massa nella Capitale per votare: il ministro della Sanità, Leo Varadkar, ha parlato “un giorno storico per il Paese”.
“È una rivoluzione sociale – era stato il commento a caldo dell’arcivescovo di Dublino e Primate d’Irlanda, Diarmuid Martin – la chiesa ora deve fare i conti con la realtà“. Parole interpretate dai commentatori come un’apertura e una presa di coscienza. Ma Parolin le legge in maniera diametralmente opposta: “Come ha detto l’arcivescovo di Dublino – ha detto ancora il segretario di Stato vaticano – la Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma deve farlo nel senso che deve rafforzare tutto il suo impegno e tutto il suo sforzo per evangelizzare anche la nostra cultura”.
“La famiglia – ha detto ancora Parolin in risposta a una domanda su come procedano i lavori del Sinodo dei vescovi sulla famiglia che in questi giorni ha messo a punto il nuovo Instrumentum laboris – rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa anche di fronte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni rimane la famiglia”. “Colpirla – ha proseguito – sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro“.
Parolin ha commentato anche la vicenda dell’ambasciatore francese Laurent Stefanini, nominato dal governo Hollande ma che non ha ottenuto il gradimento dal Vaticano per via del suo orientamento sessuale: tra Santa Sede e Francia, ha detto il cardinale “il dialogo è ancora aperto e speriamo che si possa concludere in maniera positiva”.
Galantino (Cei): “La Chiesa si arrocchi, ma eviti l’accettazione acritica”
Dalla Chiesa italiana, intanto, rispetto all’esito del referendum irlandese, visibile esempio di come la base cattolica ormai pensi e decida in difformità da quanto proclamato dalla gerarchie, viene la sollecitazione a “non arroccarsi” ma anche a evitare “un’accettazione acritica“. Per il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, “la percentuale con cui è passato il referendum ci obbliga tutti a prendere atto che l’Europa, e non solo l’Europa, sta vivendo un’accelerazione del processo di secolarizzazione che coinvolge tutti gli aspetti e quindi anche quello delle relazioni”. Di fronte “a questo fatto”, a “questo e ad altri cambiamenti che di sicuro sorprendono, e talvolta anche destabilizzano, la risposta non può essere né quella dell’arroccamento fatto di paure e di arroganza“, né “quella dell’accettazione acritica, frutto di una sorta di fatalismo e di chi batte in ritirata”.
Per il numero due della Cei, “la paura, l’arroccamento, il fatalismo fanno il gioco delle lobby ideologiche, lasciano cioè il campo a chi purtroppo vive anche realtà importanti e belle come quella delle relazioni” unicamente “come conquista da esibire e da sbattere in faccia”. Galantino nega che quanto è avvenuto in Irlanda sia “un sonoro schiaffo alla Chiesa”, come qualcuno “si è affrettato a dire”: “non è così che si ragiona”.
Citando il Papa, ricorda che “il compito principale della Chiesa non è di costruire muri ma ponti, di stabilire un dialogo con tutti”. In questo orizzonte, chiarisce il segretario Cei, “l’atteggiamento della Chiesa non è quello di chi subito spara al primo che parla e che dice cose contrarie, ma si tratta di capire, di rendersi conto, ma di mettersi di fronte a queste realtà in maniera critica, laddove critico significa conoscendo la posizione dell’altro, capendo dove vuole arrivare”.
“Grazie a Dio sta crescendo anche all’interno della Chiesa questa attenzione alla ‘nuova sensibilità‘, questa capacità di leggere al netto di un’eccessiva emotività eventi e mutamenti culturali”, che “non vuol dire subito e solo sposarli in pieno, né tantomeno perdere la capacità di ragionare”. “E’ importante il rispetto per la persona così come sta dinnanzi a noi, capire di che si tratta – aggiunge – attenti però a non volere subito trasformare i diritti del singolo in punti di partenza perché diventino necessariamente i diritti di tutti. Questo è diverso”.
p.s.
si potrebbe dire: si autoassolvono quando hanno erano un paradiso fiscale; si autoassolvono per la pedofilia; si autoassolvono quando commettono reati come tutti gli altri; si autoassolvono quando ingeriscono in un affare intenrno di un altro paese.. leggi ingerenze "umanitaria"; si autoassolvono quando scendono in campo contro la diagnosi pre-impianto e la fecondazione assistita (sia omologa che eterologa). Si sono sempre autoassolti...  quando affronteranno i loro scheletri nell'armadio che, ormai, sono allo scoperto sotto gli occhi di tutti? Quando applicheranno il dogma della confessione? E mi fermo qui..

mercoledì 6 aprile 2011

ma non era infernet?

Parlerò di un argomento interessante dal punto di vista intellettuale ma con poco ascolto in un paese come il nostro dove l'ignoranza e la interessata bonomia dilaga a vista d'occhio; una volta tanto parliamo di rete e di comunicazione; anzi ne parlo e tralascio il solito post su berlusca o sul circo politico attuale e passato: visto che stanno pensando al bavaglio per la rete e visto che la rete l'amato capo la vede come nemica e solo come mezzo ulteriore da aggiungere al proprio mazzo di mezzi di comunicazione credo che ogni tanto parlarne non faccia male: é chiaro che si deve evitare di stare a guardarsi l'ombellico ma ignorare il pericolo e nascondere la grande potenzialità che la rete offre, finché é libera, dandolo per sempre scontato, quindi eterno, che rimarrà sempre così com'é, é il modo migliore per farla naufragare, soprattutto in un paese a democrazia dalle gambe malferme e dalla libertà limitata quale siamo diventati; soprattutto quando a metteer gli occhi sulla rete non é il potere politico ma un altro potere che ha memoria millenaria e forza economica e politica, ma pure di suggestione, enormi. Quindi cari colleghi e amici la scelta é fra: se non vi interessa passare, guardare, pensare che sia solo un brutto sogno (che maroni, com'é lungo, noioso ecc.) contare fino a tre e allontanarsi da questo, malefico, blog per risvegliarsi nel proprio felice mondo ...... quindi iniziate a contare 3 ..... 2 ..... 1 ..... ciaooooo oppure, se interessati, fermarvi e sorbirvi il post e, magari, commentarlo una volta svegliati dal torpore perché non sarò né breve né "facile" da leggere.... ho pur preso una laurea in scienze politiche con una tesi su "internet e poltica" e ora la metto a frutto, per una volta almeno voglio parlare tecnico e dotto; l'argomento mi alletta!!!! Inoltre dovrebbe allettare anche voi perché in rete sta sbarcando una forza millenaria e potente e una sfida, democratica, ci si pone davanti.. ecco il mio punto di vista. AUGURI CHI SI FERMA E BUON SONNO PER CHI VA OLTRE!!!!!! Come sappiamo ogni novità la Chiesa non la vede di buon occhio; la Rete (d'altronde non era la sola, la politica fa orgogliosamente il paio ancora oggi... particolarmente in italia anche perché più della metà dei politici nostrani guarda il pc solo per cercare .... lasciamo stare) non fa eccezione: tant'é che la definizione "infernet" non é nuova e la coniò proprio un prete. Ma, anche perché le vocazioni sono in crollo totale, da qualche tempo hanno compreso che dev'essere la montagna a muoversi e non aspettare che "i bambini vengano a me" perché rischiano di restare in pochi, pochissimi senza ricambio. Ecco dunque che, già a partire dal precedente pontenfice, stanno cercando di penetrare nel mondo giovanile, come? Discoteche, punti di ritrovo, e ....... la rete e/o internet. Sfruttando proprio quei mezzi di socializzazione che gli sono propri: forum, social network, blog, community, tutto fa brodo e tutto serve alla "causa". Ultimo di una lunga serie é l'articolo (leggetelo prima di leggere questo post, così siete freschi e ancora riposati) uscito su "La civiltà cattolica", settimanale dei gesuiti (gente in gamba i gesuiti ne ho conosciuti un paio e mi hanno ... dire sorpreso é dir poco), nel quaderno 3858 del 19 marzo 2011 (pagg 536 - 549), hanno pubblicato un articolo a firma di Antonio Spadaro dal titolo " etica hacker e visione cristiana". Quando mi é capitato sotto mano ho fatto un salto dalla sedia: mi son detto che avevo le traveggola, ma come gli hacker sono i cattivi per eccellenza, gli anarchici, i violentatori del copyright, ecc. ecc. insomma il peggio del peggio e la Gerarchia d'Oltretevere li beatifica? Avendo ben presente che nulla é scritto su questa rivista se non approvato dalla segreteria vaticana, cosa c'é sotto? Direbbe Di Pietro: che c'azzecca la visione cristiana con l'etica hacker (diavolo e acqua santa notoriamente non vanno d'accordo)? C'azzecca eccome, almeno nel nuovo corso delle gerarchie, c'azzecca eccome dato che in primis rendono omaggio agli hacker dandone una definizione corretta e distinguendoli dai cracker (distinzione reale ma poco nota) che sono i veri cattivacci della rete. Poi passa ad esaminare quelli che sono i "comandamenti" hacker per eccellenza (l'articolo li prende da un saggio di Stephen Levy, ma si possono tranquillamente trovare in rete magari con altra dicitura anche se il significato intrinseco non cambia): l'accesso ai computer dev'essere illimitato e totale e, aggiungo io, libero; dare sempre la priorità al handson (verificare di persona la fonte o la news o se il tal dato é reale e non una bufala); tette le informazioni devono essere libere; sfiduciare l'autorità: promuovere il decentramento; gli hacker devono essere giudicati dal loro hacking; é possibile creare arte e bellezza su un pc; i computer possono, non devono né lo fanno da soli, cambiare la tua vita in meglio. Passa poi a esaminare la caratteristica principale dell'hacker: il gioco e il divertimento come mezzo attraverso cui conosce ed esplora gli anfratti; il vero hacker però non fa danni ma lascia tracce di sé e rende pubblici i risultati (e spesso i governi s'inkazzano, wikileaks docet): l'obiettivo però non é la violazione ma la conoscenza, la sfida intellettuale e la voglia di trasparenza che, soprattutto negli stati democratici, dovrebbe essere il faro dell'autorità cui i cittadini guardano con fiducia: se ci sono segreti qualcosa non va (wikileaks....). Alla fine di un dotto excursus storico-politico-sociale nel quale si cercano le similitudini fra etica cristiana e etica hacker (un percorso affascinante che vi consiglio di seguire se vi capita sotto mano l'articolo, perché ce ne sono, eccome se ce ne sono ma naturalmente non dovrebbe meravigliare se, dal punto di vista teorico, ogni etica ha dei principi comuni e di base che sono universali e acclarati e non valgono solo nel raffronto fra etica cristiana e quella hacker ma valgono per qualunque aspetto dell'etica in generale, cosa questa che oggi in italia é molto, ma molto, passata in terzo piano nemmeno in secondo...) arriva al punto: ok, cari hacker, vi abbiamo sdoganato; abbiamo detto che avete dei sani principi e dei sani valori (alcuni hacker, storici e non, sono credenti ferventi); abbiamo riconosciuto i limiti della nostra precedente speculazione dando a Cesare quello che é di Cesare; abbiamo anche capito che i vostri "passaggi" sono frutto di una ricerca speculativa, spesso personale, mirante a portare la luce laddove qualcuno vuole tenere tutto al buio e per farlo voi correte dei rischi disvelando misteri celati (spesso maldestramente) e abbiamo anche capito che lo fate perché lo ritenete un gioco e una sfida ma il movente é sempre la conoscenza nella condivisione fra individui visti orizzontalmente e non gerarchicamente preordinati. Abbiamo capito il messaggio però ci sono delle cose che vanno stabilite: anche se la visione democratica orizzontale non é una cattiva idea c'é un limite, ossia che dovete riconoscere che non si può disconoscere "l'insegnamento del padre verso il figlio" nel senso cristiano del termine (e già qui qualcuno può cominciare a storcere il naso perché se é vero che un padre dev'essere modello per il figlio e indacargli "una" via ciò non significa che il padre sia infallibile e quello che dice sia oro colato, un dubbio ci dev'essere e se uno é hacker la domanda gli sorgerebbe spontanea sapendo benissimo che la risposta é quantomeno problematica se non impossibile da dare se non si accettano i dogmi base che sono proprio quelli della infallibilità e della verità rivelata e assoluta); non si può nemmeno disconoscere il "dono", in quanto esseri umani, che hanno ricevuto e di cui non possono disporre perché é si un dono ma di quelli che non si possono rifiutare e quindi, a di là dei vari modelli proposti, ci si deve fare i conti quando sarà il momento perché non é tutto riducibile solo a connessioni, mediazioni incarnate, collaborazioni orizzontali, condivisioni, in una parola a una logica che può essere anche anonima, su base individuale e impersonale, perché il "dono" di cui sopra non é gratuito ma frutto di amore, sofferenza, peccato originale ecc. ecc.: "l'ordine di conoscenza della Rivelazione é peculiare: ad esso l'uomo non può affatto arrivare con le proprie forze. E' invece per una decisione del tutto libera che Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo mistero (pag. 545 articolo succitato). Questo a proposito di etica hacker comporterebbe un dover assoggettarsi ad un etica "superiore" inconoscibile e inarrivabile: un vero hacker non accetterebbe e da bravo cercatore della conoscenza e della trasparenza comincerebbe ad arrovellarsi sul come e il perché di tutto ciò e cercherebbe di capire in cosa consista questa "superior" etica che gli sta di fronte; fosse un maniframe cercherebbe di entrarvi, ma essendo immateriale evidentemente la strada da intraprendere é un altra anche se son sicuro che l'intento sarebbe lo stesso: capire cosa ci sia dentro e, soprattutto, "chi"; per svelare l'insvelabile e far trasparire quello che trasparente non é. E' ora che si capisca che hacker non é il cupo e notturno animale chiuso nella sua stanza prono sulla tastiera del suo pc a violare chissà cosa: questa é mitologia per gli hacker mentre é relativamente reale per i cracker (i cattivi); ma l'hacker vero (soprattutto le ultime generazioni) una persona che vive immerso in community, reali e virtuali, che ha fatto della conoscenza, gnoseologicamente definita, uno stile di vita dove "l'open" è la regola e non l'eccezione dove la "source (la fonte)" é nota, condivisa, mutevole (laddove dovesse evidenziare dei difetti si periterebbe di correggerla dando notizia laddove possibile all'interessato), ma soprattutto paritaria: non eguale, sarebbe impossibile, ma paritaria. Stessa cosa per l'hacking che, quindi, non é solo un frutto di un singolo individuo ma la collaborazione di tantissime persone (spesso sparse per il pianeta e che nemmeno si conoscono) che ci mettono del proprio affinché il risultato, mai definitivo, possa dare i frutti sperati: un esempio é il vincitore del premio Humanitarian of the year creato dalla rivista Technological review del MIT per porre alla pubblica attenzione quei giovani informatici che stanno cambiando, o contribuendo a cambiare, il mondo delle tecnologie; nel 2010 l'ha vinto David Kobia un espatriato dal Kenya che ha creato il software, open source, "Ushaidi (in Swahili significa testimone)" che raccoglie (e valuta con vari criteri prima di porlo all'attenzione degli altri) segnalazioni, testimonianze, diari, report e quant'altro inviato dai cittadini rappresentandoli su una mappa interattiva affinché brogli elettorali, violenze, disastri, incendi ecc. possano essere più facilmente denunciati o posti all'attenzione di tutti, essendo evidenziati anche visivamente su essa; in tal modo i soggetti che per primi intevengono sui luoghi indicati dalla mappa sanno esattamente cosa sta accadendo e dove e possono agire per il meglio: un software geniale ma semplicissimo che si adatta sia ai paesi ad alta tecnologia sia a quelli che ne sono sprovvisti o quasi per evitare che ci siano zone "buie", adattandosi a qualunque mezzo tecnologico il soggetto abbia a disposizione (ho citato a memoria dal libro di Giovanni Ziccardi "HACKER" ed. marsilio da pag. 16 in poi). Un gioco sembra, vero? Ma un gioco che alla fine, con il contributo di tutti, da la possibilità di alleviare le pene di chi vive condizioni di disagio anche gravi: anche questa é etica hacker e hacking per attuarla. Ci sono dei punti di contatto fra le due visioni (hacker e cristiana ma anche, evidentemente, islamica, buddista, ecc. non potrebbe essere altrimenti visti i principi di base) ed é innegabile che moltissimi aspetti sono condivisibili fra le stesse, perché il riconoscimento di un ruolo al singolo come individuo e come parte di una community é già un ottimo punto di partenza per intraprendere percorsi paralleli e/o coincidenti; ma però se dialogo e condivisione dev'essere non può partire dal presupposto che siamo simili come visione ma io sono meglio perché ho la Rivelazione dalla mia e quindi sono superiore: é un errore a mio parere dato che ognuno di noi, quando crea qualcosa nel suo pc, é "creatore"; ognuno di noi ogni volta che agisce o scrive é mito e realtà insieme perché quel singolo momento, anche ripetuto migliaia di volte, rimane singolo e peculiare quindi irripetibile e nessuno si sognerebbe di mettersi a "giocare il cielo a dadi" perché sa benissimo che la terra o meglio la città terrena e non quella celeste, di là da venire ancora per i credenti, quella nella quale s'interagisce per migliorarla sapendo di non poterla mai cambiare in via definitiva perché, come qualunque software "open source", é sempre in divenire di secondo in secondo e nulla ne potrà fermare l'evoluzione sia in positivo che in negativo. Si vuole dialogare con la Rete? Ben venga. Si vogliono trovare, e ci sono, punti di contatto e di riconoscimento reciproco? Meglio ancora, salvo però che non si cerchi di colonizzare per trasformare in animali da recinto quelli che sono nati liberi e "open" e tali vogliono restare. Si vuole entrare in Rete smettendola di definirla "infernet" e smettendo di chiamare criminali gli hacker veri (che sono persone che sono sì "ribelli" per definizione - spesso sbagliando perché giustificano in nome di ideali superiori anche le peggiori nefandezze - ma non pretendono di avere una verità rivelata da propagare ma solo una realtà circostante da scoprire che, spero ne converrete, é ben altra cosa)? Bene, era ora che ci fosse un cambio di linea in una delle gambe del potere: ma che non si faccia l'errore di "pensare" la rete in termini bidimensionali e gerarchizzati perché in rete non ci sono capi né capi amati, né guru, né capicorrente, né altro; ci sono nick e persone dietro quei nick che hanno sensibilità diverse; preparazioni differenziate dalla loro storia; idee politiche ancora più diverse; visioni etiche opposte o coincidenti che tali vogliono restare ma che sono aperte al dialogo, ecc. ecc. insomma c'é libertà (vera, o meglio nel suo significato vero non svuotato e reso contenitore vuoto in cui metteri esattamente il suo opposto), democrazia (digitale e orizzontale soprattutto), spazio per tutti e quindi non ci si sta l'uno sull'altro. Nessuno si sogna di predominare nel virtuale perché il predominio é sintomo di autoritarismo e in internet sono allergici alle "missioni" e ai "missionari": la storia insegna che dietro ai missionari ci sono sempre stati i conquistadores che hanno fatto altrettanti danni con le popolazioni con le quali hanno interagito sterminandole o riducendole sull'orlo dell'estinzione (quando non riuscivano a chiuderle in un recinto riducendoli al rango di animali da cortile) in un olocausto di secoli che fa impallidire anche quello più recente di cui abbiamo ancora memoria: se ci sono questi retropensieri, no grazie. Venite pure, sarete accolti perché l'isola nella rete si perde se non ha collegamenti con la terraferma e non si ha la bussola per arrivarvi e lo skipper per portarvici.

giovedì 3 gennaio 2008

La doppia etica dei crociati antiabortisti

Un'altro aspetto poco considerato della crociata antiabortista è il progresso della tecnica medica dietro la quale i nuovi crociati tendono a nascondersi per riformare la legge 194 sull'aborto. Affermano infatti che visto il progresso della tecnica medica che consente di salvare prematuri anche molto piccoli si devono restringere gli ambiti di "permissività" dati dalla legge in questione. Detta così sembra una cosa ragionevole, la medicina progredisce e consente maggiori possibilità di salvezza ai feti: Nautralmente, come sempre il diavolo è nei dettagli, omettono di dire molte altre cose: il diritto delle donne alla scelta; la tecnologia di cui parlano è la stessa che hanno demonizzato quando c'era in fieri il referendum, fallito, per la bocciatura della legge 40 sulla fecondazione assistita e la diagnosi preimpianto. Sul primo punto, nonostante gli italiani siano capaci di badare solo al proprio ombellico, la questione non è medica ma etica: il diritto della donna ad abortire è sacrosanto perchè solo le condizione che la portano a questa decisione non pubbliche nè devono interessare la società italiana, soprattutto nella parte più retrograda, tantomeno lo Stato che ha il dovere però di strapparla alla clandestinità dandole l'opportunità di farlo in sicurezza e con tutti i crismi dell'anonimato e dell'assistenza psicologica: ed in questo la 194 era ed è all'avanguardia nel mondo occidentale ed ha funzionato così bene che non solo altri paesi ce l'hanno copiata ma è comunemente definita "SAGGIA" e misurata (UNA COSA STRANA, FORSE CHE ALLORA C'ERANO PERSONE SAGGE A DIFFERENZA DI OGGI? LA RISPOSTA EVIDENTEMENTE E' Sì E NON SI FACEVANO CONDIZIONARE, PUE ESSENDO CATTOLICI IN GRAN PARTE DALLA GERARCHIA RETROGRADA). Ma il punto vero è il secondo: la tecnica medica. E' la stessa tecnica medica usata in materia di fecondazione assistita e diagnosi pre-impianto e di eutanasia argomenti tabù per la minoranza cattolica, una domanda mi sorge spontanea: COME MAI ALLORA ESSA ERA DEFINITA KILLER, CRIMINALE, SOPPRESSIVA DELLA VITA ECC. ED ORA INVECE VIENE INVOCATA A GRAN VOCE PER LIMITARE IN QUALCHE MODO LA 194 SULL'ABORTO? Si deve pensare che evideentemente per i "crociati" l'etica sia a due facce: quando è funzionale al loro disegno oscurantista, medievale, teso ad instaurare una teocrazia patente e nascosta ai più allora la tecnica suidicata è "buona" quando invece essa confligge con i loro interessi e disegni allora è paragonata ala pena di morte, demonizzata, da vietare per legge ecc, addirittura qualcuno è arrivato a proporre di introdurre un ticket per la prima "prestazione" abortiva e poi il pagamento della tariffa intera per le successive nel caso delle donne, in particolare per quelle extracomunitarie che sono la parte che tiene su le percentuali deglia boti nel nostro paese: perchè la legge 194 ha funzionato, GLI ABORTI IN ITALIA SONO DIMINUITI!! Questa doppia morale è possbile oggi perchè le grandi ideologie e i partiti di massa sono spariti; ed è anche possibile perchè l'attuale ceto politico è attento solo al mantenimento dello scranno parlamentare e all'immagine che produce voti e di conseguenza non sono insensibli nè al soldo nè all'influenza di una potenza politica, finanziaria ed economica come la Chiesa. Si ora che la legge 194 è al centro del dibattito politico ci sono state le reazioni di allarme, in particolare dalla cosiddetta "sinistra" ma fa tutto parte del gioco: alla fine se si riuscirà a mettere mano alla legge e solo il referendum (ammesso che qualcuno abbia il coraggio di prendere firme) potrà fermarli e semprechè non si alzi qualcun'altro che invochi l'astensionismo che è la vera arma fine di mondo nel nostro paese. Ma in realtà questa legge almeno una sua forza intrinseca c'è l'ha: è radicata nel comune sentire della società e perfino la minoranza cattolica (di cui molti adepti ne hanno usufruito così come per l'eutanasia), per quanto potente e influente sia, non si azzarda a mettervi mano per via referendaria sapendo (sennò l'avrebbe già fatto) di subire una sonora sconfitta che aprirebbe di nuovo il fronte della fecondazione assistita e della diagnosi preimpianto, per non parlare dell'eutanasia interrompendo l'offensiva integralista. L'unica via è la negoziazione nelle aule "sorde e grige" del Parlamento, purtroppo!!

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