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giovedì 17 maggio 2018

Punto Informatico venerdì 11 maggio 2018 di la redazione

Fonte: Punto Informatico  venerdì 11 maggio 2018 di la redazione

Come nelle peggiori fantasie degli anni '80, quando leggende metropolitane indicavano la presenza di messaggi satanici subliminali in musiche riprodotte al contrario o tra i frame di film e cartoon per bambini: cosa succederebbe se un orizzonte simile venisse proiettato sul mondo degli speaker per la casa e sui sistemi di intelligenza artificiale che controllano?

Oggi, lontani dal poter definire tutto ciò come una leggenda metropolitana, alcuni gruppi di ricerca di università americane hanno dimostrato come i peggiori timori possano facilmente diventare realtà semplicemente tramite un lavoro di hacking del suono. Tale lavori si basa sulla possibilità di cancellare alcune parti di una traccia audio, togliendo pezzetti sufficienti a modificare la percezione della traccia stessa da parte dello speaker in ascolto e trasformando così il significato veicolato dal messaggio. In pratica mentre l'orecchio umano e lo speaker sentono lo stesso identico suono, la mente umana e l'intelligenza artificiale interpretano in modo differente la medesima traccia elaborando pertanto due messaggi differenti.

L'esito è quello per cui, nascondendo un messaggio all'interno di una traccia audio che si riesce a portare vicino allo speaker (ad esempio tramite un video YouTube ascoltato su un telefonino o una traccia musicale riprodotta in casa) si potrebbe riuscire ad impartire ordini specifici al sistema in ascolto. Le conseguenze potrebbero essere variegate: dalla semplice luce che si spegne ad un invio di un messaggio, dalla disattivazione di un sistema antifurto ad una modifica sul termostato di casa, fino ad immaginare scenari ancor più complessi e pericolosi.
Quella che potrebbe sembrare una canzone, o un suono disordinato, o una semplice voce umana, potrebbe invece nascondere una sorta di attacco informatico che, sfruttando il mezzo analogico della trasmissione del suono, è in grado di ingannare un sistema intelligente in ascolto.

Nessuno escluso: da Siri ad Alexa, passando per Google Assistant, la vulnerabilità è nel sistema stesso di ascolto e interpretazione del messaggio. L'Università di Berkeley lancia quindi l'allarme: così come nei laboratori del campus è stato possibile verificare e riprodurre casi di questo tipo, è possibile che altri abbiano già raggiunto medesime osservazioni ed abbiano quindi in mano possibili veicoli di attacco che, una volta nascosti in tracce audio o video, nessun orecchio umano sarebbe in grado di identificare e distinguere.

Un potenziale attacco senza alcuna cartina di tornasole in grado di identificarlo: non basteranno normative contro questo tipo di pratiche ad evitarne l'adozione e nel frattempo il proliferare dei mezzi di comunicazione 1-to-1 impedirà anche ogni qualsivoglia forma di controllo. Da una parte è possibile immaginare nuove forme di filtro contro la divulgazione di messaggi similari, ma dall'altra è da ipotizzare un'evoluzione sollecita degli speaker affinché la ricezione audio e la successiva interpretazione siano in grado di evitare scenari apocalittici come quello di un attacco globale tramite un file audio divulgato con chissà quale mezzo. E tutto ciò semplicemente grazie ad una gestione digitale del file stesso, dialogando con gli speaker casalinghi attraverso la gestione discreta della campionatura.

Tutta roba che l'orecchio umano non può avvertire, quindi la mente umana non può identificare: l'hacking è sulla forma d'onda, aggirando così le barriere di cui la natura ha dotato l'uomo per difendersi dalle minacce del mondo esterno: basta questo per dipingere quadri apocalittici che nessuno vorrebbe doversi trovare di fronte.

martedì 20 giugno 2017

Vault 7/ CherryBlossom, così la CIA controlla router e access point

Roma - Wikileaks ha recentemente pubblicato un nuovo rilascio della serie Vault 7 dedicata alla CIA: una sessantina di documenti segreti risalenti al periodo compreso tra il 2006 e il 2012 e relativi a CherryBlossom; un progetto realizzato dalla CIA con la collaborazione dell'ente non profit SRI International con lo scopo di monitorare l'attività Internet degli obiettivi dell'agenzia, attraverso l'hacking di decine di modelli di router ed access point destinati all'utilizzo domestico, pubblico e al mondo enterprise.Nel dettaglio, CherryBlossom è un componente firmware compatibile con decine di modelli di router delle principali marche, tra cui Asus, Belkin, Linksys, D-Link, 3Com, US Robotics. Nella maggior parte dei casi, la CIA è in grado di installare il componente senza la necessità di avere accesso fisico al dispositivo, sfruttando la possibilità di aggiornare il firmware del router da remoto. Nel caso in cui sia stata inibita la possibilità di upgradare il firmware da una connessione WiFi tramite interfaccia Web o terminale, la CIA ha sviluppato appositi Wireless Upgrade Packages (WUPs) che comprendono anche degli exploit in grado di ricavare dal dispositivo la password di amministrazione.Fa inoltre parte del progetto un software chiamato "Claymore", avente varie funzionalità che vanno dalla scansione dei dispositivi, alla cattura di pacchetti, fino all'aggiornamento forzato del firmware. Infine, nel caso in cui il dispositivo non sia wireless, i documenti descrivono la possibilità di aggiornare il firmware via cavo, attraverso un'inevitabile operazione sul campo, che consisterebbe nell'intercettare il dispositivo a metà strada tra l'acquirente e il venditore.L'accesso remoto al dispositivo avviene tentando il login con password deboli o predefinite, oppure sfruttando degli exploit ancora non noti, denominati Tomato e Surfside. Una volta ottenuto l'accesso e aggiornato il firmware del router con CherryBlossom, il dispositivo infetto diventa una FlyTrap, gestibile da remoto dagli agenti della CIA per mezzo di un server command-and-control, analogo a quello utilizzato dai virus di tipo trojan. Il server, che porta il nome CherryTree, possiede un'interfaccia web di amministrazione chiamata CherryWeb.architettura cherryblossomNel caso in cui un router diventi una FlyTrap, esso inizia a inviare messaggi, detti beacon, al proprio server di riferimento, riportando il proprio stato e le proprie impostazioni di sicurezza. Instaurato questo collegamento, le principali operazioni effettuabili dagli agenti della CIA sono le seguenti: estrazione di dati, come indirizzi email, nickname utilizzati in servizi di chat, indirizzi MAC, numeri VoIP; copia di tutto o parte del traffico di rete effettuato dagli utenti; reindirizzamento della navigazione Internet, effettuata tramite la tecnica del doppio iframe. In pratica, la risposta HTTP viene sostituita da due iframe: il primo iframe contiene la URL della richiesta originale, il secondo, nascosto, restituisce il contenuto desiderato. In alternativa, il reindirizzamento avviene tramite HTTP redirect. In questo caso la risposta HTTP viene sostituita con un redirect al contenuto desiderato; il browser viene poi ulteriormente reindirizzato alla URL originale in modo da trarre in inganno l'utente; installazione di un proxy su una o tutte le connessioni di rete, al fine di effettuare attacchi di tipo man-in-the-middle; creazione di un tunnel VPN tra la FlyTrap e il server di command-and-control, in modo da poter tentare l'accesso su tutti i client collegati alla FlyTrap, via cavo o WiFi; esecuzione di applicazioni sulla FlyTrap.interfaccia cherrywebInoltre, qualora la trasmissione di beacon tra FlyTrap e CherryTree si interrompa, allo scadere di un determinato suicide timeout CherryBlossom termina la sua esecuzione, senza compromettere il funzionamento normale del router. Tuttavia, seppur non più funzionante, CherryBlossom continua a risiedere all'interno dell'immagine del firmware salvata in memoria, in quanto una procedura di rimozione completa richiederebbe troppo tempo e rischierebbe di compromettere il funzionamento del dispositivo.Questo rilascio di documenti da parte di Wikileaks, a differenza dei precedenti della serie Vault 7, non comprende binari o codice sorgente: di conseguenza, exploit e strumenti come Tomato, Surfside e Claymore restano - almeno per il momento - oggetti misteriosi.
Elia Tufarolo

da punto informatico

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Perchè Vault 7? Perchè in un gioco fanta horror (liberamente ispirato al romanzo, e al film dallo stesso nome, 'La strada' di cormack mc cormick) Fallout 3 poco prima che scoppiasse, in quella realtà accentuata e aletrnativa al nostro mondo, una guerra nucleare fra americani e cinesi una società guidata da una ristrettissima élite che controllava il potere aveva costruito dei Vault dei rifugi (non sto a dilungarmi basta faer una ricerchina su google con la chiave story teller di Fallout 3 pre trovare tutta la storia) in cui alcuni si potevano rifugiare chiamati appunto Vault...
 

venerdì 10 luglio 2015

Spionaggio informatico. La grossissima rogna della Hacking Team

visto su contropiano del 10/07/2015
MILANO. Sull’hackeraggio dei file della società milanese Hacking Team, è stato aperto un fascicolo di inchiesta da parte della procura di Milano. L’ipotesi di reato, al momento, è quella di accesso abusivo a sistema informatico. Ma la vicenda ha tutti i numeri per poter diventare una grossa, grossissima rogna da molti punti di vista.
L’attacco di hackeraggio contro l’azienda specializzata in spionaggio informatico, secondo una dichiarazione della Hacking Team, avrebbe permesso anche di sottrarre il codice dei trojan – cioè dei virus spia – che vengono commercializzati proprio dall’azienda milanese e, paradossalmente, ne hanno fatto la fortuna economica. Ma questa sottrazione di files infettanti e spioni apre la strada alla possibilità che adesso le tecnologie di spionaggio della Hacking Team vengano utilizzate da chiunque. L’azienda avrebbe invitato tutti i suoi clienti a sospendere l’utilizzo dei sistemi di sorveglianza basati sulla loro tecnologia.
Il quotidiano inglese The Guardian, riferisce di come le attività di spionaggio consentite dai servizi della Hacking Team, fossero finiti nel mirino di Reporter Senza Frontiere, che aveva accusato la HT di essere una delle società di mercenari digitali e di essere ritenuta una dei cinque nemici aziendali di internet, ovvero della rete come strumento di espressione libera. Le cinque compagnie segnalate nel rapporto di Rsf sono Gamma, Trovicor, Hacking Team appunto, Amesys, Blue Coat, ma la lista non è esaustiva.
Ma di cosa si tratta esattamente? La punta di diamante dei prodotti commercializzati da Hacking Team è un malware chiamato Da Vinci,  che secondo la pubblicità aziendale della HT permette di compromettere la sicurezza di qualsiasi dispositivo: Windows, Mac, iOS, Android, Linux, Blackberry o Symbian. Da Vinci garantisce l’accesso in remoto a email, chiamate VoIP, messaggi SMS, scambio di documenti, navigazione su Internet, posizione Gps e, sempre secondo quanto dichiarato dagli sviluppatori milanesi, sarebbe completamente invisibile anche ai programmi antivirus.
L’esperto di sicurezza informatica Roberto Forzieri, contattato da Il Fatto Quotidiano, sottolinea come “Il vero punto è che la vicenda evidenzia un vuoto legislativo. Non c’è niente che normi la commercializzazione di questa roba prodotta da Ht. Capisco che ha fatto comodo, ma questa è la compromissione più grossa della storia non solo per quantità di dati, ma per implicazioni. Finirà nei libri di storia”.
E’ ancora presto per capire se chi ha rubato i files ad una società di spioni abbia migliorato il mondo e la libertà della rete oppure se sia uno squalo peggiore di quello che è stato addentato. E in questo secondo caso viene voglia buttare nel fiume pc, telefonino e tablet. Meglio l’alfabeto muto.

p.s.
gli spioni ...... spiati e battuti sul loro stesso campo. Ecco come si realizza il detto "ciò che un uomo fa un altro distrugge". Ora il punto è: l'acking team è stato scoperto come lo sono anche altre società del "settore" ma i codici in mano a chi son finiti? E come saranno usati visto che possono entrare ovunque senza firewall, antivirus, ecc. possano farci nulla.....

giovedì 2 maggio 2013

dal passato al futuro..... il quantum computing

Ieri, con qualche nota personale, erano i 20 anni della nascita del WWW.. ma intanto non sono stati con le mani in mano a grattarsi e hanno dato l'indirizzo prossimo venturo che non è la realtà virtuale o l'ipad (tutti rimedi provvisori e comemrciali cui, da bravi consumatori del nulla abbocchiamo sempre) o simile ma ..... il quantum computing. Cosa é? Mica facile spiegarlo: abbraccia diverse discipline che vanno dalla fisica teorica all'informatica (passando per la matematica, la filosofia, l'astronomia, il calcolo delle probabilità e qualche altra cosina che qui non sto a dire sennò la palpebra cala, vero?) ma vanno tutte nella direzione che da anni i ricercatori sanno possibile in teoria ma nella pratica ne sono lontani perchè ancora non sanno quale sia la strada certa per arrivarci: è il loro Santo Graal e prima o poi ci arriveranno.
Ma di cosa parliamo in realtà? Bè tutto si basa sulla meccanica quantistica e sulla possibilità di applicare questa ai computer. In realtà ciò già avviene: i laser, le tac, i processori dei pc di ultima generazione già sono progettati e costruiti su questi stessi principi, no qui si va oltre molto oltre: qui si studia un intero pc, connesso alla rete, basato sui principi quantistici; provate a pensare: i dati risiedono non più su un hard disk ma nei fotoni, infatti vengono chiamati q-bit, e nell'aere dell'infinitamente piccolo, miliardi e miliardi di dati un fotone e in un quanti una delle particelle più piccole finora conosciute e immaginate quanta se ne può immagazzinare in una .... mela, o magari negli atomi dell'acqua o dell'aria, chissà .. non è fantascienza ma pura realtà perchè una volta che ci si arrivasse a un pc del genere non ci sarebbe hardware che tenga dato che i bit sarebbero per definizione tutti intorno a noi, se non dentro di noi (per la quantistica non esiste il prima o il dopo, ma solo L'ORA o il momento) .... perchè un quantum computing può essere qualunque cosa e in qualunque momento e non ci sarebbero limiti di spazio o di memoria dato che non ci sarebbe, come dire, limite... dalla borsa alle previsioni meteorologiche, passando per tutto quello che potete immaginare, non c'è confine che possa fermare una struttura software del genere ad una velocità prossima a quella della luce o per meglio dire, essendo essa infinita, in qualunque posto e in qualunque tempo. Credo che immaginare una cosa del genere sia  difficile ad oggi anche solo pensarla, vero? Ma in realtà chi avrebbe potuto immaginare solo 50 anni le velocità stratosferiche degli attuali pc così come anche solo 20 anni fa chi avrebbe mai potuto anche solo fantasticare su "una rete digitale globale immateriale dalla quale prendere, assumere o scaricare dati - come sto facendo ora che scrivo - che rimangono lì nell'ambiente digitale senza che, spegnendo il pc, vadano persi? Forse un maestro della fantascienza, appunto (che so il P. K. Dick di Minority Report o, nella cinematografia, il film Matrix), poteva arrivarci con qualche sforzo e sapendo leggere i trend possibili, ma nessuno dei comuni mortali poteva certo farlo.... ma chip e hardware di base che fine faranno? Bè un pò alla volta spariranno e al loro posto arriveranno piccole console con le quali collegarsi alla rete e da cui attingere quello che serve: a pagamento se rimane in mano ai privati tutto gratis se almeno la rete è pubblica e i servizi aggiuntivi si pagano.
E questo era lo spottone del dinosauro (...) ma c'è un lato oscuro, molto oscuro (COME SEMPRE NESSUN COMPLOTTO NON FATEVI ILLUSIONI IN QUESTO BLOG NON SI PARLA DI COMPLOTTI MA DI FATTI ...... AD ESEMPIO LA NEWS DI CUI PARLO E' STATA LETTA SUL PAGINA DI TOM'S HARWARE):
  1. le consolle come saranno? Mica la successiva generazione degli RFID, di cui parlavo in un precedente post, da impiantare (esistono già brevetti e richieste di brevetti, americani, per l'impiantologia profonda negli uomini e anche di questo ne parlai) sottocute? E se chi gestisce impazzisce o te fai il cattivo bambino o non puoi pagare, che fanno, ti spengono (se avete visto o letto minority report o  matrix forse capirete cos'intendo)?
  2. Chi avrà in mano le chiavi? Perchè che degli Stati, così come si stanno evolvendo, ci sia tanto da fidarsi .... come non pensare che ormai sono fili nelle mani di enormi interessi finanziari e politici e che coloro che quei fili li tirano non è che siano dei democratici condivisori delle loro ricchezze, vero? 
  3. E se dei malintenzionati riuscissero a crakkare la rete? E' vero che, essendo basato su una rete quantistica, i dati manomessi verrebbero subito scoperti (in fatti uno dei principi su cui si basa un pc quantistico è proprio che essi son lì ma un momento dopo averci interagito sono completamente cambiati senza ombra di dubbio e non sono mai compe prima, mai...) ma è anche vero che ormai ild anno è fatto e magari vengono cancellati dati archiviati che so della difesa o altro.
insomma i rischi sono enormi e qualunque cosa che venga fatta da un essere umano un altro lo può cambiare e distruggere: e questo non è asslitamente da sottovalure.... come anche, ma siamo nel campo della fantascienza, non si potrà non evitare la domanda: e se prendesse coscienza? Saremmo all'alba della intelligenza artificiale, l'incubo disegnato benissimo da tanti scrittori e cineasti del genere, che prima o poi ci soppianterebbe... e, paradossalmente, una intelligenza artificiale che prende coscienza di se e ci soppianta sarebbe la logica conseguenza di tutto il percorso umano ossia dell'unico essere mai vissuto su questo pianeta che ha preparato da subito le condizioni per autodistruggersi......
per chi volesse approfondire:
Tom's hardware rivista online di computing
wikipedia:
  1. meccanica quantistica
  2. computer quantistico
  3. teoria delle stringhe
Jon Erikson
l'arte dell'hacking
J. Rifkin
La terza rivoluzione industriale e, dello stesso Autore, l'era dell'accesso e il secolo biotech;
F. Ghioni
Hacker republic
K. Haber (a cura di)
Visioni da Matrix
Carlo Formenti
Cybersoviet
K. Albrecht e L. McIntyre
Spy chips

mercoledì 1 maggio 2013

20 anni e non si vedono.......

la rete, come la conosciamo oggi, compie 20 anni.. esattamente 20 anni fa veniva pubblicata, a cura del CERN, la prima home page con il protocollo "world wide web" con questa dicitura: “The WorldWideWeb (W3) is a wide-area hypermedia information retrieval initiative aiming to give universal access to a large universe of documents.” Erano i tempi pioneristici della rete, tempi in cui si pensava che fosse un territorio inesplorato, libero, dove ognuno poteva fare scorrerie sulla praterie digitali senza controlli tranne quelli stabiliti dalle community presenti: dalle chat in mIRC all'uso "politico" c'erano solo le netiquette e poc'altro; niente commercio nè Stati.. tutto era stabilito e fatto da chi ne usufruiva... ma, da un certo punto di vista, era già vecchia perchè era stata costruita sulle vecchie arpanet e usenet militari e universitarie americane dove un certo, poi definito hacker, "capitan crunch" scoprì che i fischietti che venivano regalati nelle confezioni omonime avevano una tonalità uguale ad attivare il telefono senza pagare gli scatti passando un intera notte a parlare con qualche potente del mondo e, se ricordo bene, cercò di mettersi in cantatto anche con il Papa.. era solo il primo, di una lunga serie, hacking della storia e il tipo fondò un gruppo, 2600Hertz, che negli anni ha dato ampia prova di cosa dovesse essere realmente la rete.....un luogo dove la conoscenza doveva essere sempre condivisa e, in tempi di guerra fredda, la conoscenza doveva saltare i muri ed essere generale senza steccati politici o ideologici: altri tempi e nemmeno funzionò come si doveva dato che quando avveniva un hacking di un qualche sistema gli stessi stati saltavano su e imprigionavano chi l'aveva commesso senza comprendere che il tutto poteva essere differente se la rete fosse stata neutrale: ma come si poteva esserlo se gli schieramenti tendevano a prevaricarsi l'uno con l'altro... mica siamo formiche ma esseri umanibravi a distinguersi dal vicino non foss'altro dal tipo di scarpe, per non dire altro, e dal loro costo immaginate se mai si poteva superare ideologie e quanto vi si nascondeva dietro: il complesso militare-industriale sia americano che sovietico che sembrava augurarsela una guerra o simil tale per autofinanziarsi e terrorizzare i propri cittadini perchè solo così potevano sperare che non capissero la truffa messa in atto e i profitti fatti alle loro spalle.
L'idea di base ancora oggi è rimasta: la condivisione; è cambiato il tipo umano che la usa e son cambiati gli stati che si son attrezzati all'uopo e ne fanno un uso anche violento, per non dire criminale, di internet (gli attacchi informatici e le violazioni richiedono enormi risporse e ... chi dispone di risorse così grandi secondo voi? la risposta è ovvia...) per tacere dei gruppi "anonimi" che ausano pc terzi, detti zombie, per attaccare e violare mail e altro (M5S ne ha fatto le spese.. nonostante la prosopopea dell'uso della rete si son fatti beccare come allocchi).. è diventato un postaccio è vero ma il punto rimane: è così vasta che non può essere colonizzata per intero: si potrà fare molto per recintarla ma rimarrà sempre uno spazio dove un cittadino della rete può navigare senza temere di essere controllato perchè, anche in cina dove tutto è controllato, c'è sempre il programma o la soluziuone o il bug che ti permette di sgusciare via e volare libero...
.... una volta hacking era conoscenza e conoscenza dei punti deboli: oggi è il suo contrario e, infatti, si parla di cracking che ne è l'aspetto buio e oscuro; niente a che vedere con il primo ma i media e i governi, nonchè i cosiddetti benpensanti, son riusciti a confondere le acque e di conseguenza è anche cambiata la percezione delle tecniche di conoscenza e condivisione, purtroppo...... così come non è mai stato risolto il problema del controllo: non servono a nulla leggi, divieti, regolamenti, ecc. se chi li emana non li rispetta e usa le stesse tecniche che poi vieta alla massa.
Ecco perchè in tanti, compresi il sottoscritto, si son sempre battuti per una rete "pubblica" o meglio un accesso pubblico da affiancare ai privati: proprio perchè la rete nasce neutrale tale deve restare poi i servizi possono essere acquistati se si vuole, e se ne hanno i soldi, ma l'accesso dev'essere pubblico altrimenti oltre alla discriminazione fra cittadini c'è anche la nascita di almeno due società: una evoluta e l'altra rimasta al palo che, volendo estremizzare, parlano linguaggi diversi e al limite nemmeno si comprendono fra loro ingenerando divisioni e ..... guerre sociali prima ancora che vere e proprie. E' inammissibile una società siffatta: non è un caso che i paesi avanzati l'hanno costituzionalizzato il diritto digitale e quelli che ne hanno paura no... se ti sfuggono al controllo i cittadini potrebebro "evolversi" e questo diventa un problema per quei feudatari che oggi li governano... come in Italia
E' vero compie 20 anni, se si conta il primo WWW, ma ne anche di più se si parte dalle prime reti e comunicazioni.. ebbene non le dimostra e gliene auguro almeno altri cento, liberi e autogestiti.
Pensate alle potenzialità: istruzione, economia, lavoro, community, networking, socialnetwork, ecc. tutto potrebbe, e dovrebbe, essere gratuito... un filo, un router, un pc o tablet o chissà cosa ancora; basta poco e non ci dovrebbe essere un "costo" dato che è un servizio pubblico, anzi il primo, ormai, servizio pubblico che una società, e lo Stato sovrastante, dovrebbero assicurare... il primo
Un ricordo personale.
nel '94 entrai per la prima volta in rete con un isp locale, si chiamava tirreno.it, con un modem da 9600 kbps una cosa che oggi sembra preistoria lo so, lentissimo ma a quei tempi sembrava il top.. ricordo anche le bollette che arrivavano, da paura ma erano anche ben spesi perchè avevo la possibilità di "conoscere" e imparare non solo le modalità usate ma soprattutto imparare l'uso tecnico della rete e anche la manutenzione, ativirus compreso, del pc e del modem stesso. Altri tempi lo so, ma in realtà quei dinosauri come il sottoscritto oggi si sentono come pesci nell'acqua a differenze dei pivelloni che son venuti dopo, e che usano soprattutto Win e Linux, con interfacce di accesso agevoli e non, come accadeva al sottoscritto, che scriveva in C e C++, cobol, ecc. una faticaccia, ve lo assicuro però ne è valsa la pena: saper le strutture della rete, da quella low level a quella high (dove siamo ora) permette di evitare oceani di soldi e... di problemi.

mercoledì 6 aprile 2011

ma non era infernet?

Parlerò di un argomento interessante dal punto di vista intellettuale ma con poco ascolto in un paese come il nostro dove l'ignoranza e la interessata bonomia dilaga a vista d'occhio; una volta tanto parliamo di rete e di comunicazione; anzi ne parlo e tralascio il solito post su berlusca o sul circo politico attuale e passato: visto che stanno pensando al bavaglio per la rete e visto che la rete l'amato capo la vede come nemica e solo come mezzo ulteriore da aggiungere al proprio mazzo di mezzi di comunicazione credo che ogni tanto parlarne non faccia male: é chiaro che si deve evitare di stare a guardarsi l'ombellico ma ignorare il pericolo e nascondere la grande potenzialità che la rete offre, finché é libera, dandolo per sempre scontato, quindi eterno, che rimarrà sempre così com'é, é il modo migliore per farla naufragare, soprattutto in un paese a democrazia dalle gambe malferme e dalla libertà limitata quale siamo diventati; soprattutto quando a metteer gli occhi sulla rete non é il potere politico ma un altro potere che ha memoria millenaria e forza economica e politica, ma pure di suggestione, enormi. Quindi cari colleghi e amici la scelta é fra: se non vi interessa passare, guardare, pensare che sia solo un brutto sogno (che maroni, com'é lungo, noioso ecc.) contare fino a tre e allontanarsi da questo, malefico, blog per risvegliarsi nel proprio felice mondo ...... quindi iniziate a contare 3 ..... 2 ..... 1 ..... ciaooooo oppure, se interessati, fermarvi e sorbirvi il post e, magari, commentarlo una volta svegliati dal torpore perché non sarò né breve né "facile" da leggere.... ho pur preso una laurea in scienze politiche con una tesi su "internet e poltica" e ora la metto a frutto, per una volta almeno voglio parlare tecnico e dotto; l'argomento mi alletta!!!! Inoltre dovrebbe allettare anche voi perché in rete sta sbarcando una forza millenaria e potente e una sfida, democratica, ci si pone davanti.. ecco il mio punto di vista. AUGURI CHI SI FERMA E BUON SONNO PER CHI VA OLTRE!!!!!! Come sappiamo ogni novità la Chiesa non la vede di buon occhio; la Rete (d'altronde non era la sola, la politica fa orgogliosamente il paio ancora oggi... particolarmente in italia anche perché più della metà dei politici nostrani guarda il pc solo per cercare .... lasciamo stare) non fa eccezione: tant'é che la definizione "infernet" non é nuova e la coniò proprio un prete. Ma, anche perché le vocazioni sono in crollo totale, da qualche tempo hanno compreso che dev'essere la montagna a muoversi e non aspettare che "i bambini vengano a me" perché rischiano di restare in pochi, pochissimi senza ricambio. Ecco dunque che, già a partire dal precedente pontenfice, stanno cercando di penetrare nel mondo giovanile, come? Discoteche, punti di ritrovo, e ....... la rete e/o internet. Sfruttando proprio quei mezzi di socializzazione che gli sono propri: forum, social network, blog, community, tutto fa brodo e tutto serve alla "causa". Ultimo di una lunga serie é l'articolo (leggetelo prima di leggere questo post, così siete freschi e ancora riposati) uscito su "La civiltà cattolica", settimanale dei gesuiti (gente in gamba i gesuiti ne ho conosciuti un paio e mi hanno ... dire sorpreso é dir poco), nel quaderno 3858 del 19 marzo 2011 (pagg 536 - 549), hanno pubblicato un articolo a firma di Antonio Spadaro dal titolo " etica hacker e visione cristiana". Quando mi é capitato sotto mano ho fatto un salto dalla sedia: mi son detto che avevo le traveggola, ma come gli hacker sono i cattivi per eccellenza, gli anarchici, i violentatori del copyright, ecc. ecc. insomma il peggio del peggio e la Gerarchia d'Oltretevere li beatifica? Avendo ben presente che nulla é scritto su questa rivista se non approvato dalla segreteria vaticana, cosa c'é sotto? Direbbe Di Pietro: che c'azzecca la visione cristiana con l'etica hacker (diavolo e acqua santa notoriamente non vanno d'accordo)? C'azzecca eccome, almeno nel nuovo corso delle gerarchie, c'azzecca eccome dato che in primis rendono omaggio agli hacker dandone una definizione corretta e distinguendoli dai cracker (distinzione reale ma poco nota) che sono i veri cattivacci della rete. Poi passa ad esaminare quelli che sono i "comandamenti" hacker per eccellenza (l'articolo li prende da un saggio di Stephen Levy, ma si possono tranquillamente trovare in rete magari con altra dicitura anche se il significato intrinseco non cambia): l'accesso ai computer dev'essere illimitato e totale e, aggiungo io, libero; dare sempre la priorità al handson (verificare di persona la fonte o la news o se il tal dato é reale e non una bufala); tette le informazioni devono essere libere; sfiduciare l'autorità: promuovere il decentramento; gli hacker devono essere giudicati dal loro hacking; é possibile creare arte e bellezza su un pc; i computer possono, non devono né lo fanno da soli, cambiare la tua vita in meglio. Passa poi a esaminare la caratteristica principale dell'hacker: il gioco e il divertimento come mezzo attraverso cui conosce ed esplora gli anfratti; il vero hacker però non fa danni ma lascia tracce di sé e rende pubblici i risultati (e spesso i governi s'inkazzano, wikileaks docet): l'obiettivo però non é la violazione ma la conoscenza, la sfida intellettuale e la voglia di trasparenza che, soprattutto negli stati democratici, dovrebbe essere il faro dell'autorità cui i cittadini guardano con fiducia: se ci sono segreti qualcosa non va (wikileaks....). Alla fine di un dotto excursus storico-politico-sociale nel quale si cercano le similitudini fra etica cristiana e etica hacker (un percorso affascinante che vi consiglio di seguire se vi capita sotto mano l'articolo, perché ce ne sono, eccome se ce ne sono ma naturalmente non dovrebbe meravigliare se, dal punto di vista teorico, ogni etica ha dei principi comuni e di base che sono universali e acclarati e non valgono solo nel raffronto fra etica cristiana e quella hacker ma valgono per qualunque aspetto dell'etica in generale, cosa questa che oggi in italia é molto, ma molto, passata in terzo piano nemmeno in secondo...) arriva al punto: ok, cari hacker, vi abbiamo sdoganato; abbiamo detto che avete dei sani principi e dei sani valori (alcuni hacker, storici e non, sono credenti ferventi); abbiamo riconosciuto i limiti della nostra precedente speculazione dando a Cesare quello che é di Cesare; abbiamo anche capito che i vostri "passaggi" sono frutto di una ricerca speculativa, spesso personale, mirante a portare la luce laddove qualcuno vuole tenere tutto al buio e per farlo voi correte dei rischi disvelando misteri celati (spesso maldestramente) e abbiamo anche capito che lo fate perché lo ritenete un gioco e una sfida ma il movente é sempre la conoscenza nella condivisione fra individui visti orizzontalmente e non gerarchicamente preordinati. Abbiamo capito il messaggio però ci sono delle cose che vanno stabilite: anche se la visione democratica orizzontale non é una cattiva idea c'é un limite, ossia che dovete riconoscere che non si può disconoscere "l'insegnamento del padre verso il figlio" nel senso cristiano del termine (e già qui qualcuno può cominciare a storcere il naso perché se é vero che un padre dev'essere modello per il figlio e indacargli "una" via ciò non significa che il padre sia infallibile e quello che dice sia oro colato, un dubbio ci dev'essere e se uno é hacker la domanda gli sorgerebbe spontanea sapendo benissimo che la risposta é quantomeno problematica se non impossibile da dare se non si accettano i dogmi base che sono proprio quelli della infallibilità e della verità rivelata e assoluta); non si può nemmeno disconoscere il "dono", in quanto esseri umani, che hanno ricevuto e di cui non possono disporre perché é si un dono ma di quelli che non si possono rifiutare e quindi, a di là dei vari modelli proposti, ci si deve fare i conti quando sarà il momento perché non é tutto riducibile solo a connessioni, mediazioni incarnate, collaborazioni orizzontali, condivisioni, in una parola a una logica che può essere anche anonima, su base individuale e impersonale, perché il "dono" di cui sopra non é gratuito ma frutto di amore, sofferenza, peccato originale ecc. ecc.: "l'ordine di conoscenza della Rivelazione é peculiare: ad esso l'uomo non può affatto arrivare con le proprie forze. E' invece per una decisione del tutto libera che Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo mistero (pag. 545 articolo succitato). Questo a proposito di etica hacker comporterebbe un dover assoggettarsi ad un etica "superiore" inconoscibile e inarrivabile: un vero hacker non accetterebbe e da bravo cercatore della conoscenza e della trasparenza comincerebbe ad arrovellarsi sul come e il perché di tutto ciò e cercherebbe di capire in cosa consista questa "superior" etica che gli sta di fronte; fosse un maniframe cercherebbe di entrarvi, ma essendo immateriale evidentemente la strada da intraprendere é un altra anche se son sicuro che l'intento sarebbe lo stesso: capire cosa ci sia dentro e, soprattutto, "chi"; per svelare l'insvelabile e far trasparire quello che trasparente non é. E' ora che si capisca che hacker non é il cupo e notturno animale chiuso nella sua stanza prono sulla tastiera del suo pc a violare chissà cosa: questa é mitologia per gli hacker mentre é relativamente reale per i cracker (i cattivi); ma l'hacker vero (soprattutto le ultime generazioni) una persona che vive immerso in community, reali e virtuali, che ha fatto della conoscenza, gnoseologicamente definita, uno stile di vita dove "l'open" è la regola e non l'eccezione dove la "source (la fonte)" é nota, condivisa, mutevole (laddove dovesse evidenziare dei difetti si periterebbe di correggerla dando notizia laddove possibile all'interessato), ma soprattutto paritaria: non eguale, sarebbe impossibile, ma paritaria. Stessa cosa per l'hacking che, quindi, non é solo un frutto di un singolo individuo ma la collaborazione di tantissime persone (spesso sparse per il pianeta e che nemmeno si conoscono) che ci mettono del proprio affinché il risultato, mai definitivo, possa dare i frutti sperati: un esempio é il vincitore del premio Humanitarian of the year creato dalla rivista Technological review del MIT per porre alla pubblica attenzione quei giovani informatici che stanno cambiando, o contribuendo a cambiare, il mondo delle tecnologie; nel 2010 l'ha vinto David Kobia un espatriato dal Kenya che ha creato il software, open source, "Ushaidi (in Swahili significa testimone)" che raccoglie (e valuta con vari criteri prima di porlo all'attenzione degli altri) segnalazioni, testimonianze, diari, report e quant'altro inviato dai cittadini rappresentandoli su una mappa interattiva affinché brogli elettorali, violenze, disastri, incendi ecc. possano essere più facilmente denunciati o posti all'attenzione di tutti, essendo evidenziati anche visivamente su essa; in tal modo i soggetti che per primi intevengono sui luoghi indicati dalla mappa sanno esattamente cosa sta accadendo e dove e possono agire per il meglio: un software geniale ma semplicissimo che si adatta sia ai paesi ad alta tecnologia sia a quelli che ne sono sprovvisti o quasi per evitare che ci siano zone "buie", adattandosi a qualunque mezzo tecnologico il soggetto abbia a disposizione (ho citato a memoria dal libro di Giovanni Ziccardi "HACKER" ed. marsilio da pag. 16 in poi). Un gioco sembra, vero? Ma un gioco che alla fine, con il contributo di tutti, da la possibilità di alleviare le pene di chi vive condizioni di disagio anche gravi: anche questa é etica hacker e hacking per attuarla. Ci sono dei punti di contatto fra le due visioni (hacker e cristiana ma anche, evidentemente, islamica, buddista, ecc. non potrebbe essere altrimenti visti i principi di base) ed é innegabile che moltissimi aspetti sono condivisibili fra le stesse, perché il riconoscimento di un ruolo al singolo come individuo e come parte di una community é già un ottimo punto di partenza per intraprendere percorsi paralleli e/o coincidenti; ma però se dialogo e condivisione dev'essere non può partire dal presupposto che siamo simili come visione ma io sono meglio perché ho la Rivelazione dalla mia e quindi sono superiore: é un errore a mio parere dato che ognuno di noi, quando crea qualcosa nel suo pc, é "creatore"; ognuno di noi ogni volta che agisce o scrive é mito e realtà insieme perché quel singolo momento, anche ripetuto migliaia di volte, rimane singolo e peculiare quindi irripetibile e nessuno si sognerebbe di mettersi a "giocare il cielo a dadi" perché sa benissimo che la terra o meglio la città terrena e non quella celeste, di là da venire ancora per i credenti, quella nella quale s'interagisce per migliorarla sapendo di non poterla mai cambiare in via definitiva perché, come qualunque software "open source", é sempre in divenire di secondo in secondo e nulla ne potrà fermare l'evoluzione sia in positivo che in negativo. Si vuole dialogare con la Rete? Ben venga. Si vogliono trovare, e ci sono, punti di contatto e di riconoscimento reciproco? Meglio ancora, salvo però che non si cerchi di colonizzare per trasformare in animali da recinto quelli che sono nati liberi e "open" e tali vogliono restare. Si vuole entrare in Rete smettendola di definirla "infernet" e smettendo di chiamare criminali gli hacker veri (che sono persone che sono sì "ribelli" per definizione - spesso sbagliando perché giustificano in nome di ideali superiori anche le peggiori nefandezze - ma non pretendono di avere una verità rivelata da propagare ma solo una realtà circostante da scoprire che, spero ne converrete, é ben altra cosa)? Bene, era ora che ci fosse un cambio di linea in una delle gambe del potere: ma che non si faccia l'errore di "pensare" la rete in termini bidimensionali e gerarchizzati perché in rete non ci sono capi né capi amati, né guru, né capicorrente, né altro; ci sono nick e persone dietro quei nick che hanno sensibilità diverse; preparazioni differenziate dalla loro storia; idee politiche ancora più diverse; visioni etiche opposte o coincidenti che tali vogliono restare ma che sono aperte al dialogo, ecc. ecc. insomma c'é libertà (vera, o meglio nel suo significato vero non svuotato e reso contenitore vuoto in cui metteri esattamente il suo opposto), democrazia (digitale e orizzontale soprattutto), spazio per tutti e quindi non ci si sta l'uno sull'altro. Nessuno si sogna di predominare nel virtuale perché il predominio é sintomo di autoritarismo e in internet sono allergici alle "missioni" e ai "missionari": la storia insegna che dietro ai missionari ci sono sempre stati i conquistadores che hanno fatto altrettanti danni con le popolazioni con le quali hanno interagito sterminandole o riducendole sull'orlo dell'estinzione (quando non riuscivano a chiuderle in un recinto riducendoli al rango di animali da cortile) in un olocausto di secoli che fa impallidire anche quello più recente di cui abbiamo ancora memoria: se ci sono questi retropensieri, no grazie. Venite pure, sarete accolti perché l'isola nella rete si perde se non ha collegamenti con la terraferma e non si ha la bussola per arrivarvi e lo skipper per portarvici.

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