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lunedì 23 aprile 2018

Criptovalute, si infiamma guerra tra Coinbase e Wikileaks

Fonte: W. S. I. 23 aprile 2018, di Livia Liberatore

Wikileaks lancia via Twitter un boicottaggio globale di Coinbase. La piattaforma di scambio di criptovaluta statunitense ha deciso di sospendere l’account di WikiLeaksShop, il negozio di articoli online ufficiale di Wikileaks, che vende merchandise come magliette, felpe e cappellini per aiutare l’organizzazione a continuare le proprie operazioni.
Wikileaks, nota per essere stata al centro di una lunga serie di scandali internazionali ancor prima delle elezioni presidenziali del 2016, non ha preso bene la decisione e ha già minacciato il boicottaggio la scorsa settimana. L’annuncio della sospensione non è stato confermato da Coinbase ma ha agitato la community di Bitcoin. Secondo una nota che Wikileaks afferma di aver ricevuto da Coinbase, i regolamenti finanziari del governo degli Stati Uniti sarebbero una delle ragioni della sospensione.
“Il nostro interesse primario è quello di rendere la criptovaluta sicura per i nostri utenti. Coinbase è un’organizzazione Money Services Business regolata da FinCEN, e per raggiungere questo obiettivo siamo obbligati per legge ad implementare meccanismi di conformità regolativa. Dopo un’attenta revisione, crediamo che il vostro account abbia fatto un uso proibito violando i nostri Termini e Condizioni e ci dispiace informarvi che non vi daremo più accesso al nostro servizio”, si legge nella nota pubblicata su Twitter da Wikileaks.
Nel testo non si legge però alcuna indicazione su come Wikileaks abbia violato queste regole. La sospensione da parte di Coinbase non impedirà a Wikileaks di accettare pagamenti o donazioni tramite Bitcoin, ma l’organizzazione potrebbe dover dedicare più risorse alla gestione dei suoi account, e potrebbe trovare molto più difficile convertire Bitcoin in valute come il dollaro.

domenica 19 novembre 2017

Vault 8/ Hive, la CIA impersonava Kaspersky

di Elia Tufarolo
Fonte: Punto Informatico

Roma - Nei giorni scorsi WikiLeaks ha creato una nuova serie di pubblicazioni, Vault 8, dedicate a materiale classificato di proprietà della CIA. All'interno di Vault 8 saranno pubblicati esclusivamente i codici sorgenti relativi ai prodotti e alle soluzioni già rilasciate dall'organizzazione attraverso la serie Vault 7.

La prima di queste pubblicazioni rivela per l'appunto il codice sorgente di Hive, l'infrastruttura di command-and-control di cui WikiLeaks aveva pubblicato diversi manuali qualche mese fa.

Hive è una piattaforma di comunicazione che veniva utilizzata dalla CIA in modo da avere un canale di comunicazione tra gli operatori dell'agenzia e i malware installati sui computer bersaglio delle operazioni. Il duplice scopo del canale sicuro fornito da Hive era quello di inviare comandi e di esfiltrare dati.
Il funzionamento di Hive è il seguente: i malware comunicano in HTTPS con dei server nascosti della CIA, chiamati Blot: come tramite della comunicazione vengono utilizzati dei server VPS, appositamente anonimizzati con l'utilizzo di domini di copertura; tra i server VPS e i server Blot vi sono una serie di connessioni VPN.

I server Blot utilizzano la non comune opzione del protocollo HTTPS "Optional Client Authentication", in modo da ingannare gli eventuali utenti che stiano visitando i domini registrati dalle VPS, dirigendo il loro traffico Internet su dei server di copertura che contengono dati non sensibili; i malware, invece, effettuano la loro autenticazione per mezzo di un certificato e il loro traffico viene direzionato su un gateway di gestione chiamato Honeycomb.

Tuttavia, la notizia più significativa relativa a questo ennesimo leak riguarda uno dei certificati utilizzati dalla CIA per operazioni di questo tipo: un "fake" registrato a nome di Kaspersky Lab e firmato dalla certificate authority sudafricana Thawte Premium Services.

Eugene Kaspersky, CEO e fondatore di Kaspersky Lab, ha recentemente dichiarato su Twitter di non avere niente a che fare con il suddetto certificato.

In conclusione, WikiLeaks dichiara che i contenuti relativi alla serie Vault 8 non conterranno vulnerabilità di tipo 0-day; per quanto riguarda Hive è possibile scaricare il repository git, su cui sono disponibili diversi branch e la history dei commit.

Elia Tufarolo

Fonte Immagine

martedì 5 settembre 2017

Wikileaks hackerato da OurMine? Uno scherzetto su cui riflettere

di | 4 settembre 2017  Il Fatto Quotidiano



Chi la fa, l’aspetti.
Wikileaks promuove l’hackeraggio della combriccola di pirati arabi OurMine e diventa bersaglio proprio dei soggetti che si augurava di vedere arrembati. Chi si è collegato all’insediamento virtuale che abitualmente svela ingombranti segreti di Stati e multinazionali si è trovato dinanzi ad una imbarazzante pagina in cui l’hacking team saudita mostra un proprio logo e spiega l’avvenuta incursione. Il sito web dell’organizzazione dell’ormai celeberrimo Julian Assange affonda non per una debolezza propria, ma per la fragilità insita nel sistema di comunicazione di Internet.
La manovra posta in essere dagli spregiudicati esperti di protezione informatica di OurMine.org (che vende penetration test e altri discutibili check di sicurezza in Rete) consiste in un attacco ai Domain name server (Dns) ovvero agli apparati che instradano chi naviga online verso la destinazione desiderata.
Questi dispositivi “traducono” l’indirizzo digitato dall’utente (nella fattispecie www.wikileaks.org) nelle coordinate telematiche (in questo caso il numero IP 141.105.65.113) necessarie per raggiungere quanto di interesse. Il funzionamento dei Dns evoca la romantica atmosfera della telefonia degli anni Sessanta, quando – prima che nascesse la teleselezione e chiunque potesse collegarsi in autonomia a qualsiasi utente in qualunque altra città – per fare una chiamata interurbana si doveva passare attraverso i centralini della società telefonica. Come allora si forniva il nome e l’indirizzo dell’interlocutore desiderato e la centralinista stabiliva il contatto, oggi si digita l’url desiderato e il Dns provvede a “comporre il numero” richiesto e a generare la connessione.
Come un’immaginaria operatrice ubriaca avrebbe potuto collegare una persona sbagliata, così un sistema Dns “ipnotizzato” da un malintenzionato può dirottare il cybernauta su un sito totalmente estraneo anche se sulla barra di navigazione del browser utilizzato compare il nome del web desiderato. In questa maniera, si immagina una violazione delle misure di sicurezza adottate dalla presunta vittima dell’attacco e invece ci si trova di fronte ad una sorta di dirottamento, ma l’utente (anche quello non inesperto) ha l’impressione che la sua meta sia stata profanata.
Lo “scherzetto” a Wikileaks è stato di breve durata e la situazione di normalità è stata rapidamente ripristinata, ma il pur ridotto lasso di tempo del disservizio è stato sufficiente a creare disagio anche perché il sito di Assange è sempre stato considerato inespugnabile e ben lontano dal soffrire debolezze di sorta.
In circostanze del genere, il problema della sicurezza è facile a capirsi, riguarda i fornitori di servizi telematici che assicurano anche la corretta “circolazione” di chi naviga online e il regolare rintraccio e raggiungimento di dati, informazioni, notizie.
La tecnica del Dns poisoning – quella dell’avvelenamento o inquinamento dei server di risoluzione dei nomi a dominio – costituisce una minaccia tutt’altro che trascurabile. Cosa succede se qualcuno decide di applicarla in danno a siti o sistemi istituzionali che erogano servizi alla cittadinanza?
In un momento storico in cui il governo riscopre il ruolo strategico delle reti di comunicazioni e delle aziende del settore, varrà la pena non risparmiare qualche riflessione anche a questo proposito.
@Umberto_Rapetto
di | 4 settembre 2017

martedì 20 giugno 2017

Vault 7/ CherryBlossom, così la CIA controlla router e access point

Roma - Wikileaks ha recentemente pubblicato un nuovo rilascio della serie Vault 7 dedicata alla CIA: una sessantina di documenti segreti risalenti al periodo compreso tra il 2006 e il 2012 e relativi a CherryBlossom; un progetto realizzato dalla CIA con la collaborazione dell'ente non profit SRI International con lo scopo di monitorare l'attività Internet degli obiettivi dell'agenzia, attraverso l'hacking di decine di modelli di router ed access point destinati all'utilizzo domestico, pubblico e al mondo enterprise.Nel dettaglio, CherryBlossom è un componente firmware compatibile con decine di modelli di router delle principali marche, tra cui Asus, Belkin, Linksys, D-Link, 3Com, US Robotics. Nella maggior parte dei casi, la CIA è in grado di installare il componente senza la necessità di avere accesso fisico al dispositivo, sfruttando la possibilità di aggiornare il firmware del router da remoto. Nel caso in cui sia stata inibita la possibilità di upgradare il firmware da una connessione WiFi tramite interfaccia Web o terminale, la CIA ha sviluppato appositi Wireless Upgrade Packages (WUPs) che comprendono anche degli exploit in grado di ricavare dal dispositivo la password di amministrazione.Fa inoltre parte del progetto un software chiamato "Claymore", avente varie funzionalità che vanno dalla scansione dei dispositivi, alla cattura di pacchetti, fino all'aggiornamento forzato del firmware. Infine, nel caso in cui il dispositivo non sia wireless, i documenti descrivono la possibilità di aggiornare il firmware via cavo, attraverso un'inevitabile operazione sul campo, che consisterebbe nell'intercettare il dispositivo a metà strada tra l'acquirente e il venditore.L'accesso remoto al dispositivo avviene tentando il login con password deboli o predefinite, oppure sfruttando degli exploit ancora non noti, denominati Tomato e Surfside. Una volta ottenuto l'accesso e aggiornato il firmware del router con CherryBlossom, il dispositivo infetto diventa una FlyTrap, gestibile da remoto dagli agenti della CIA per mezzo di un server command-and-control, analogo a quello utilizzato dai virus di tipo trojan. Il server, che porta il nome CherryTree, possiede un'interfaccia web di amministrazione chiamata CherryWeb.architettura cherryblossomNel caso in cui un router diventi una FlyTrap, esso inizia a inviare messaggi, detti beacon, al proprio server di riferimento, riportando il proprio stato e le proprie impostazioni di sicurezza. Instaurato questo collegamento, le principali operazioni effettuabili dagli agenti della CIA sono le seguenti: estrazione di dati, come indirizzi email, nickname utilizzati in servizi di chat, indirizzi MAC, numeri VoIP; copia di tutto o parte del traffico di rete effettuato dagli utenti; reindirizzamento della navigazione Internet, effettuata tramite la tecnica del doppio iframe. In pratica, la risposta HTTP viene sostituita da due iframe: il primo iframe contiene la URL della richiesta originale, il secondo, nascosto, restituisce il contenuto desiderato. In alternativa, il reindirizzamento avviene tramite HTTP redirect. In questo caso la risposta HTTP viene sostituita con un redirect al contenuto desiderato; il browser viene poi ulteriormente reindirizzato alla URL originale in modo da trarre in inganno l'utente; installazione di un proxy su una o tutte le connessioni di rete, al fine di effettuare attacchi di tipo man-in-the-middle; creazione di un tunnel VPN tra la FlyTrap e il server di command-and-control, in modo da poter tentare l'accesso su tutti i client collegati alla FlyTrap, via cavo o WiFi; esecuzione di applicazioni sulla FlyTrap.interfaccia cherrywebInoltre, qualora la trasmissione di beacon tra FlyTrap e CherryTree si interrompa, allo scadere di un determinato suicide timeout CherryBlossom termina la sua esecuzione, senza compromettere il funzionamento normale del router. Tuttavia, seppur non più funzionante, CherryBlossom continua a risiedere all'interno dell'immagine del firmware salvata in memoria, in quanto una procedura di rimozione completa richiederebbe troppo tempo e rischierebbe di compromettere il funzionamento del dispositivo.Questo rilascio di documenti da parte di Wikileaks, a differenza dei precedenti della serie Vault 7, non comprende binari o codice sorgente: di conseguenza, exploit e strumenti come Tomato, Surfside e Claymore restano - almeno per il momento - oggetti misteriosi.
Elia Tufarolo

da punto informatico

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Perchè Vault 7? Perchè in un gioco fanta horror (liberamente ispirato al romanzo, e al film dallo stesso nome, 'La strada' di cormack mc cormick) Fallout 3 poco prima che scoppiasse, in quella realtà accentuata e aletrnativa al nostro mondo, una guerra nucleare fra americani e cinesi una società guidata da una ristrettissima élite che controllava il potere aveva costruito dei Vault dei rifugi (non sto a dilungarmi basta faer una ricerchina su google con la chiave story teller di Fallout 3 pre trovare tutta la storia) in cui alcuni si potevano rifugiare chiamati appunto Vault...
 

martedì 28 marzo 2017

Vault 7, il cacciavite sonico della CIA per Mac e iPhone

di Alfonso Maruccia di Punto Informatico
Roma - Lentamente ma inesorabilmente, WikiLeaks dà seguito alla promessa di pubblicare i file "soffiati" alla CIA da un informatore (ancora) sconosciuto con Dark Matter, la nuova puntata del Datagate 2.0 tutta focalizzata su progetti specificatamente pensati per infettare e compromettere i MacBook e gli iPhone di Apple.

I nuovi documenti rilasciati dall'organizzazione di Julian Assange descrivono una serie di strumenti pensati per garantire un accesso "persistente" ai sistemi Mac e agli smartphone di Cupertino, a partire da un tool chiamato "Cacciavite Sonico" ("Sonic Screwdriver"): nome scelto come evidente omaggio alla serie televisiva britannica Doctor Who. Sonic Screwdriver era progettato per sfruttare una vulnerabilità nell'interfaccia Thunderbolt dei computer Apple, così da permettere a un attaccante con accesso fisico al sistema bersaglio di bypassare la protezione da password impostata nel firmware EFI e poter così installare gli "impianti" CIA sotto forma di backdoor e altre tipologie di codice malevolo.

Una volta forzato l'avvio senza password, gli spioni americani avevano a disposizione ulteriori strumenti di attacco raccolti nel gruppo "DarkSeaSkies": "DarkMatter" era un driver capace di infettare il suddetto firmware (U)EFI per garantirsi l'avvio a ogni accensione e installare due moduli aggiuntivi, vale a dire "NightSkies" (una backdoor per MacOS) e "SeaPea" (un impianto da kernel per lanciare NightSkies a ogni reboot). Per quanto riguarda gli iPhone, infine, sembra che la CIA avesse la capacità di intercettare gli smartphone prima della messa in vendita e installare un "beacon" da utilizzare per tenere traccia costante dei movimenti del gadget.Sia per quanto riguarda i Mac che gli iPhone, in ogni caso, i documenti pubblicati da WikiLeaks non raccontano nulla di particolarmente interessante dal punto di vista della sicurezza: le vulnerabilità prese di mira dai tool sono note e disponibili da anni così come le patch correttive, e il rischio sussiste solo per dispositivi obsoleti non aggiornati. Apple stessa ha confermato di aver analizzato la nuova documentazione e non avervi ravvisato nulla che non fosse già noto.

Molto più interessante è invece il rapporto a dir poco problematico tra WikiLeaks e le aziende statunitensi, con la prima disposta a collaborare con le seconde per la correzione delle vulnerabilità (eventualmente) ignote sfruttate dalla CIA ma solo nel rispetto di standard di "disclosure" responsabili. Le corporation sarebbero bloccate da un conflitto di interessi e dalla collaborazione (forzata?) con le autorità statunitensi, accusano da WikiLeaks, mentre Mozilla e le aziende europee sarebbero state molto più veloci a rispondere alle richieste dell'organizzazione e avrebbero quindi ricevuto le informazioni in merito alle falle.

Chi invece non intende collaborare con WikiLeaks è Cisco, che ha utilizzato i documenti fin qui pubblicati per identificare una vulnerabilità nel Cluster Management Protocol (CMP) dei sistemi IOS e IOS XE: il bug riguarda potenzialmente decine (o centinaia) di migliaia di dispositivi di rete in giro per il mondo, e in attesa di una patch il consiglio è disabilitare Telnet in favore di SSH.

Alfonso Maruccia
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Alla faccia della democrazia sbandierata dall'occidente e richiesta per i paesi che non sono suoi alleati!!!!!!

mercoledì 8 marzo 2017

Vault 7, uno sguardo nel cyber-arsenale della CIA

Da Punto informatico

Milano - È un leak atipico quello rilasciato da Wikileaks nelle scorse ore, ma è senz'altro destinato a far discutere a lungo: quello che Assange e soci hanno distribuito al pubblico è il primo estratto di un vasto archivio di documenti, strumenti e procedure CIA che copre almeno tre anni di attività dell'intelligence statunitense tra il 2013 e il 2016. Al suo interno ci sono molti segreti delle spie a stelle e strisce: come le chiavi di accesso a molti sistemi informatici, protocolli ritenuti sicuri ed exploit capaci di piegare anche gli antivirus presenti sui PC delle vittime.


Vault 7, così si chiama la prima porzione dell'archivio rilasciata, contiene oltre 7.800 pagine e 943 allegati che coprono materiali realitivi al 2016: i documenti sono stati redatti, un approccio quasi inedito per Wikileaks, così da preservare eventuali dati come indirizzi IP e altre informazioni che potrebbero inguaiare i contractor e gli hacker che hanno collaborato e magari collaborano ancora con la CIA. Wikileaks si è anche impegnata a cercare di eliminare eventuale codice potenzialmente pericoloso presente negli archivi: codice che magari richiamato potrebbe fornire porte di accesso alla CIA, o attirare la sua attenzione su macchine che ne risulterebbero infettate.Pur essendo solo l'inizio di un leak che comprenderà ancora migliaia di altri documenti (in totale sono oltre 8.700), quanto si apprende da Vault 7 è già molto interessante: la CIA possiede strumenti per violare smartphone Android e iOS, riesce a violare la cifratura delle conversazioni protette dai protocolli di tutti i messenger più diffusi (Signal, Telegram, Whatsapp, Wiebo e molti altri: nessuno praticamente sfugge all'occhio indiscreto delle spie USA), la CIA è in grado di ascoltare le conversazioni che vengono svolte davanti a una smart TV con un microfono montato. Agli hacker al soldo dello zio Sam non sono mancate risorse e tempo, e volontà, per scovare zero-day che gli permettono di penetrare praticamente ogni software in circolazione: gli viene anche impartito un addestramento specifico per imparare a non lasciare tracce e firme riconoscibili nel codice che possano ricondurre alla CIA stessa.

Non pare soprendente che l'agenzia non si sia risparmiata nella ricerca di armi da impiegare in una eventuale cyber-guerra: nel suo arsenale ci sono vettori d'attacco per tutti i sistemi operativi per PC, Windows, MacOS e Linux, ma non mancano materiali per accedere ai router e altri device che fanno parte ormai stabile di ogni abitazione e ufficio. La CIA è potenzialmente in grado di attaccare e prendere il controllo di miliardi di dispositivi in circolazione, sia prodotti consumer che fanno parte del bagaglio del cittadino comune come smartphone e tablet, sia parti dell'infrastruttura stessa della Rete: quanto non era già stato scoperto dai suo tecnici è stato rastrellato in giro per il pianeta, acquisendolo in ogni modo possibile. Naturalmente nessuna informazione viene fornita alle potenziali vittime: la CIA non condivide queste vulnerabilità ed exploit con le aziende che producono i device in questione.
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il resto al link suindicato

martedì 18 ottobre 2016

L'ANALISI DEL WASHINGTON POST: 'LA RUSSIA NON SI STA PREPARANDO ALLA GUERRA'

Di Salvatore Santoru

Di Salvatore Santoru dal sito Informazione consapevole

Negli ultimi giorni si è parlato molto del "clima di guerra"(1) che starebbe dominando in Russia, "clima di guerra" che è stato contestato in un articolo(2) dalla redazione russa del quotidiano statunitense "Washington Post".
Come riportato dal "Post"(3), la redazione di Mosca della testata statunitense "ha deciso di valutare questi segnali per capire se siano indicazioni verosimili del fatto che la Russia si stia preparando a combattere", e ha concluso che la Russia non si sta propriamente preparando alla guerra. Più specificatamente, la testata statunitense ha analizzato in dettaglio quelli che sono stati considerati "segnali" del "clima di guerra" russo, come il rifugio anti-atomico,il razionamento energetico, l'invio di missili a Kalingrad e la possibilità reclutare riservisti nell'esercito e le dichiarazioni del controverso politico dell'utradestra Vladimir Zhirinovsky(4).

NOTE:

(1) http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/10/la-russia-si-sta-preparando-alla-guerra-con-l-occidente-001175113.html
(2) https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2016/10/15/are-the-russians-really-preparing-for-war/
(3) http://www.ilpost.it/2016/10/18/russia-stati-uniti-guerra/
(4) https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/10/lavvertimento-shock-di-zhirinovsky-se.html
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ora il noto giornale complottistico-comunista che va sotto il nome di Washington Post ne spara tante... ma vuoi vedere che stavolta c'ha preso? E' vero o no che la Russia s'è trovata spesso in imbarazzo notevole a causa del separatismo, fomentato dice dagli occidentali, in Cecenia, Moldavia, ecc.? Ed è vero o no che, grazie a Wikileaks, sta venendo fuori che a fornire la armi all'IS, quand'era ancora un gruppo dell'alleanza dei ribelli e patrioti contro Assad, le hanno fornite gli americani? E che la Clinton sapeva?
Ci saranno mai risposte?
Da quel che sta emergendo c'è quasi da augurarsi davvero che a vincere sia Trump e NON la Clinton....

giovedì 14 aprile 2016

Grecia, è scontro all’interno della Troika: Europa sull’orlo del baratro?

di | 13 aprile 2016 dal Fatto Quotidiano
Un interessante documento pubblicato in questi giorni su Wikileaks ci descrive meglio tutta l’incertezza che circonda le sorti della Grecia e del suo salvataggio. Il documento in questione è il verbale di una riunione interna del Fmi del 19 marzo scorso, alla quale partecipano Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo del Fmi, Delia Velkouleskou, responsabile del Fmi in Grecia e Iva Petrova, economista del Fmi. La conversazione tra i tre membri del Fmi inizia con Thomsen che esprime tutta la sua preoccupazione nel fissare una data prestabilita per i colloqui tra la Troika, rappresentata da Fmi, Bce e Commissione Europea, e la controparte greca, quando ancora adesso le posizioni delle tre istituzioni incaricate di eseguire un nuovo piano di prestiti per la Grecia, sono piuttosto lontane. In particolare lo scontro è tra la parte europea della Troika, la Commissione Europea, e quella americana del Fmi, tra le quali restano profonde divergenze sulla situazione greca.

Sostanzialmente si vive di nuovo la stessa situazione del 2015 ; da una parte la Commissione Europea (e la Germania), rifiutano di prendere in esame la possibilità di un haircut sul debito; dall’altra il Fmi, in disaccordo con i colleghi europei, continua a chiedere una forte riduzione del debito greco, perché considera venute meno le condizioni di sostenibilità del debito della Grecia per ricevere un altro piano di prestiti. Su questo il Fmi aveva presentato uno studio nel quale veniva mostrata l’evoluzione del rapporto debito/Pil greco che avrebbe, se applicate le misure di austerità imposte dalla Commissione Ue, superato la soglia del 200% nel giro di due anni. La parte europea presentò a Tsipras delle condizioni che prevedevano un surplus degli avanzi primari pari al 3,5%, in cambio degli 86 miliardi di euro di aiuti da parte dell’Europa. In cambio la Grecia si è impegnata a rispettare un piano draconiano fatto di tagli alla spesa pensionistica e di aumento delle imposte sul consumo, senza togliere la privatizzazione dei suoi aeroporti dati in concessione alla compagnia tedesca Fraport. Ora le due parti tornano a scontrarsi e a preoccupare il Fondo sono le evoluzioni di una situazione dagli effetti imprevedibili per la stabilità dell’Europa.
Poul Thomsen sembra perfettamente consapevole che le condizioni imposte dalla Commissione alla Grecia non possono essere rispettate. La Commissione Ue chiede alla Grecia un avanzo primario del 3,5% di Pil, ma in queste condizioni è difficile pensare che questo obbiettivo possa essere realizzato, nemmeno attraverso l’applicazione di tutte le riforme chieste al governo greco, come i maggiori aumenti alle imposte e gli ulteriori tagli alla previdenza sociale. Quando passa a prendere in esame la posizione dell’Eurogruppo, Thomsen appare ancora più pessimista perché non crede che questa istituzione sia disposta a fare sconti alla Grecia, e ribadisce di “non essere disposto ad andare avanti a meno che l’Europa non stabilisca i suoi obbiettivi all’1,5% “. Il rappresentante del Fondo sembra già sapere la risposta dell’Eurogruppo, che “non accetterà questa condizione “ e proporrà il vaglio di “ altre misure”. A questo punto Delia Velkouleskou tira in ballo le proiezioni realizzate dal Fmi sulla crescita della Grecia , che (qualora fossero eseguite integralmente le raccomandazioni del Fmi) stimano una riduzione del Pil greco pari a circa mezzo punto percentuale, opposte a quelle della Commissione, che secondo Thomsen saranno “intorno allo 0 a +0,25%”.
Per il Fondo l’obbiettivo fondamentale rimane quello dell’1,5% di avanzo primario, e non bisogna spostarsi da questa soglia. La tensione sale, non sembra esserci una via d’uscita ed è a questo punto che Thomsen accarezza l’idea di abbandonare la Troika, stufo dell’atteggiamento intransigente della Commissione e della Germania. Per sbloccare lo stallo si pensa di lasciare spazi di manovra ristretti ad Angela Merkel, mettendola di fronte a due alternative: la prima prevede la possibilità di andare avanti senza il Fmi e costringere la Merkel ad assumersi la responsabilità di questa scelta; la seconda è la capitolazione dell’Europa alle richieste del Fmi per un robusto haircut sul debito greco così da lasciare intatta l’unità della Troika. Ma su questo la Merkel ha già fatto sapere in questi giorni che “non è legalmente possibile” avere un haircut nell’eurozona.
Ci sono tutte le condizioni per arrivare allo stesso punto dell’anno passato, dal momento che la situazione finanziaria della Grecia è immutata, se non peggiorata. Quello che preoccupa maggiormente gli esponenti del Fondo, è lo stallo nel quale potrà trovarsi l’Europa tra due mesi, dal momento che la Grecia dovrà restituire parte dei prestiti concessi lo scorso anno a luglio, ma nello stesso periodo potrebbe essersi già consumato il Brexit. Uno scenario da paralisi che Thomsen considera, paradossalmente, come il solo in grado di sbloccare l’Europa e costringerla a qualche decisione. La conclusione della conversazione trasmette tutto il pessimismo e la frustrazione che grava su una situazione drammatica, con Thomsen che “spera di risolvere il problema per il bene della Grecia”, anche se non sembra esserci molta convinzione nelle sue parole.
di | 13 aprile 2016

martedì 23 febbraio 2016

Wikileaks, la Nsa spiava anche il governo Berlusconi. Ecco le intercettazioni


«Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini. Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito». E’ una delle trascrizioni realizzate dalla National Security Agency americana, diffuse da Wikileaks (leggi i documenti originali) e rilanciate in Italia da Espresso e Repubblica, a ridosso della crisi dell’ultimo governo Berlusconi dell’autunno 2011, in un momento in cui l’Italia era sorvegliata speciale a livello mondiale per la tenuta del debito pubblico e il livello dello spread sui titoli di Stato. L’intercettazione di Valentini, spiega l’Espresso, è classificata come “top secret/noforn”, ossia non condivisibili con Paesi stranieri.
Il giorno dopo, il 23 ottobre, si terrà la famosa conferenza stampa di Sarkozy e Merkel, quella dei sorrisi ironici davanti alle telecamere quando risuona il nome del premier italiano. Il 12 novembre Berlusconi si dimetterà.
La preoccupazione di quei giorni emerge per esempio dalle trascrizioni relativa all’allora presidente francese Sarkozy, che alle rassicurazioni di Berlusconi sul sistama bancario italiano “solido” avrebbe risposto paventando che le istituzioni finanziarie italiane avrebbero potuto presto “saltare in aria” come un tappo di champagne e che per Berlusconi fosse arrivata “l’ora deve prendere delle decisioni”.
Nel marzo 2010, ancora, Berlusconi è stato intercettato persino nei suoi colloqui con il leader israeliano Binyamin Netanyahu, nell’ambito di una grave crisi tra Israele e Usa per la quale il premier cercava appoggi in Europa. Berlusconi gli avrebbe promesso di “mettere l’Italia a disposizione di Israele per risovere la crisi con gli Usa”.
I documenti rilasciati dall’organizzazione di Julian Assange mostrano che le intercettazioni ai governanti sono state operate dallo Special Collection Service (Scs), unità speciale insediata nelle ambasciate e nei consolati americanidi tutto il mondo.
Sul nostro Paese, Wikileaks ha rilasciato le due intercettazioni di Berlusconi e Valentini e tre “selectors”, i numeri di telefono che la Nsa utilizza per il monitoraggio. Corrispondono – sottolinea ancora l’Espresso – ai recapiti di Stefano Stefanini, rappresentante permanente dell’Italia alla Nato dal 2007 al 2010; Marco Carnelos, allora consigliere diplomatico di palazzo Chigi e oggi ambasciatore a Baghdad; Bruno Archi, consigliere per la sicurezza nazionale del governo Berlusconi.
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se non ci fosse Wikileaks.......  (ora mi spiego perchè son saltati i nervi ai vari politici quando Snowden e Assange hanno aperto bocca e sono stati incolpati di cose che, molto probabilmente non hanno commesso) avremmo mai saputo tutto quel che veniva detto, fatto, preparato ecc.? Epperò ricordo che ci fu, anche qui, chi se ne lamentò perchè "non era giusto": bé giusto un par di ciuffoli con poltiici e gruppi di potere siffatti io le telecamere accese e in registrazione le terrei anche quando vanno in bagno o a letto!!!!
Ricordatelo sempre, ogni qualvolta: parlate al telefono; al cellulare; chattate; mandate sms; uscite e guardate in alto; usate il bancomat; la carta di credito; pagate in assegni; comprate un qualche aggeggio elettronico e lo usate; ecc. ecc. l'NSA, la Cia, ecc. ecc. vi spiano .. e questi sono pubblici; ora veniamo ai privati con i TAG che allegano come "antitaccheggio (ne parlai qualche anno fa su questo blog)" a quello che acquistate o con i prossimi RFID o ancora con i chip sottocutanei che stanno già testando in alcune aziende americane e nipponiche o, ancora, con la domotica anche i privati vi spiano e, per giunta, legalmente!!!!! E se prima o poi con gli Stati si sa... con i privati questo avviene sottobanco, leggasi di nascosto, e con l'approvazione vostra per giunta (perchè pensate serve solo per l'acquisto, ma non è così)  e non solo per sapere quali sono i vostri singoli gusti per taggare su misura prodotti e pubblicità non siete molto dissimili dai buoi nel recinto.... insomma l'emersione della cosiddetta internet delle cose dove per cose non s'intende i prodotti ma... noi
il primo che mi viene a dire che sono un complottista.... lasciamo stare ma mi avete capito, vero?

venerdì 5 febbraio 2016

Assange, comitato Onu gli dà ragione: “Ingiusta detenzione” in ambasciata

di | 4 febbraio 2016 (Il Fatto Quotidiano)
L’Onu dà ragione a Julian Assange. Almeno per ora. Il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite incaricato di dare un parere sulla sua condizione, denunciata come “ingiusta detenzione” dalla difesa, ha deciso di riconoscere le ragioni del fondatore di Wikileaks. Lo riferisce la Bbc. Se confermata, questa decisione allontana la prospettiva che Assange lasci l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è rifugiato da 3 anni, e si consegni alla polizia britannica. Era stato lo stesso Assange ad annunciare di essere pronto a farsi arrestare laddove il parere Onu gli fosse stato sfavorevole.
Il fondatore di Wikileaks, l’australiano Julian Assange che si trova all’ambasciata dell’Ecuador a Londra dal 2012 dopo avere ottenuto asilo, ha assicurato che se venerdì le Nazioni unite annunceranno che ha perso il suo caso legale contro il Regno Unito e la Svezia lo stesso giorno abbandonerà la sede diplomatica ed è disposto ad “accettare l’arresto della polizia britannica”. L’annuncio è giunto su Twitter. Se al contrario però dovesse avere la meglio, dice Assange, allora vorrebbe “la restituzione immediata del passaporto e lo stop di ulteriori tentativi di arrestarmi”.
Lo scorso 19 giugno sono scattati i tre anni da quando Assange si è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra al termine di un lungo processo legale nel Regno Unito, che si era concluso a favore della sua consegna alle autorità della Svezia, dove è indagato per reati sessuali. L’intenzione del giornalista australiano è di evitare l’estradizione in Svezia perché teme che da lì sarebbe poi inviato agli Stati Uniti, dove potrebbe affrontare un processo per i segreti sulla sicurezza statunitense rivelati da Wikileaks.
A Quito, alcune ore prima, il ministro dell’Ecuador per le Relazioni esterne Ricardo Patiño si era mostrato “preoccupato” per la salute di Assange e aveva affermato che soffre di problemi di salute per cui deve sottoporsi a controlli medici fuori dall’ambasciata. Il responsabile della diplomazia dell’Ecuador ha insistito sul fatto che aspettano “solo che il Regno Unito possa dare il salvacondotto” affinché Assange possa partire per l’Ecuador.
di | 4 febbraio 2016
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p.s.

allora? Questa grottesca vicenda che ormai da anni coinvolge il leader di wikileaks non vi ricorda Kafka?

lunedì 17 novembre 2014

USA, lo spionaggio viene dal cielo

Fonte: Punto informatico a firma di Alfonso Maruccia
Roma - Se la NSA e le altre agenzie segrete (americane e non) a tre lettere hanno trasformato Internet in una tecnologia per il tecnocontrollo, come evidenziato dallo scandalo Datagate, i federali dello US Marshals preferiscono ancora il caro, vecchio sistema di intercettazione delle reti cellulari. Il monitoraggio, ora, avviene per via aerea.

L'agenzia investigativa federale, responsabile principalmente per la cattura dei fuggitivi, ha sotto il suo controllo una flotta di aerei Cessna dotati di dispositivi "Stingray", vale a dire capaci di catturare l'identificativo univoco per ogni singolo utente di cellulare noto come International mobile subscriber identity o IMSI.

Gli Stingray a bordo degli aerei dei Marshal sono in grado di camuffarsi come una stazione radio base, e sfruttano una delle principali vulnerabilità delle reti cellulari - la connessione di un terminale alla stazione più vicina, indipendentemente dalla natura malevola o meno di quest'ultima - per scandagliare tutti i cellulari in circolazione nella zona sotto indagine.Il piano di intercettazioni con Stingray dei federali è attivo già dal 2007, dicono le fonti, anche se per ogni ricerca di un IMSI i Marshal agirebbero dietro regolare mandato di un giudice. Una volta in circolazione, i dispositivi cattura-IMSI sono in grado di rovistare nei contenuti personali presenti sui terminali controllati, inclusi video e foto. In sostanza lo US Marshals avrebbe violato la privacy di milioni e milioni di cittadini USA alla caccia di un singolo sospettato.

Alfonso Maruccia
p.s.
..... venitemi a dire che trattasi di ennesimo complotto! Non è la prima volta che le agenzie americane vengono prese con le mani nella marmellata .. degli altri. Si deve dire che non hanno preclusioni, dalle aziende ai privati tutti sono spiati e si vedono i loro dati venduti e/o distribuitinel grande cerchio del mercato delle informazioni statunitensi: tutto in nome della lotta al terrorismo naturalmente ma l'impressione è che ci sia altro dietro questo feticcio buono per gli allocchi per tutte le stagioni.

mercoledì 9 luglio 2014

Wikileaks: “Ecco il trattato segreto per la liberalizzazione selvaggia della finanza”

Stasera amici e colleghi blogger un pò di sano complottismo! Ci risiamo con i ragazzacci di Wikileaks che fanno saltare i nervi a mezzo mondo. Hanno già sputtanato i rapporti segreti delle varie intelligence e dei governi al punto che Assange è tutt'ora ricercato ma ora tirano fuori, se la news sarà confermata, un altra cosa: L'ACCORDO SEGRETO PER LIBERALIZZARE LA FINANZA A SCAPTO DI REGOLE, CITTADINI, E QUANT'ALTRO"..... in pratica quello che qualcuno chiama Nuovo Ordine mondiale; qualcun'altro libero mercato.. io la cupola internazionale, interconnessa con le mafie, che sta letteralmente distruggendo quel che rimane di costituzioni, libertà, diritti, welfare, ecc. così com'erano usciti dalla seconda guerra mondiale!
Un complotto? può darsi non lo so ma una cosa è certas: i media tacciono e i politici si sono messi in moto ovunque per attuarlo: da noi sono in piena azione: pensatela come vi pare ma poi non si venga a dire che "non lo sapevo".
dal Fatto Quotidiano di | 20 giugno 2014

Un accordo segreto a livello internazionale che punta a smantellare il ruolo dei governi nella finanza e aprire la strada a politiche ultra-liberiste. È questo il contenuto delle nuove rivelazioni di Wikileaks, l’organizzazione creata da Julian Assange già responsabile nel 2010 del “leak” riguardante i documenti riservati dell’esercito Usa sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Il testo (parziale e provvisorio) dell’accordo è stato pubblicato giovedì sul sito dell’organizzazione di Assange e da alcuni giornali con cui collabora (in Italia l’Espresso). La trattativa per il TISA, sigla che identifica il Trade in Services Agreement (Accordo di Commercio dei Servizi) coinvolgerebbe 50 Paesi: Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Sud Korea, Svizzera, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Tagliati fuori, invece, i cosiddetti BRICS: Brasile, Russia, India e Cina.
Secondo Jane Kelsey, professoressa della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Auckland e autrice di un memorandum che Wikileaks pubblica a corredo della bozza, il TISA sarebbe in grado di determinare le politiche economiche dei maggiori Paesi a capitalismo avanzato evitando qualsiasi discussione in merito nei parlamenti degli Stati interessati. Già, perché le trattative a cui fa riferimento la bozza vengono definite “riservate” e lo stesso trattato è indicato come “classificato”. Di più: secondo quanto riportato in calce al documento, il TISA dovrebbe rimanere segreto per 5 anni anche dopo il raggiungimento dell’accordo tra i Paesi aderenti.
Il trattato ha contenuti simili al GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e al GATS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), finiti al centro delle proteste a Seattle nel 1999 e al G8 di Genova del 2001. A differenza di questi, però, il TISA non è stato discusso in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che prevede la pubblicità degli atti e una discussione più “trasparente”. Qualcosa di simile a quello che dovrebbe accadere per il futuro Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), in agenda di Stati Uniti ed Europa nei prossimi mesi. Rispetto a questo, il TISA si muove su una sorta di “binario parallelo” (e segreto) che ne estende l’applicazione a un maggior numero di Paesi.
Il contenuto del testo pubblicato da Wikileaks riporta le proposte dei partecipanti alla trattativa, principalmente USA e UE, su tutti i punti che dovrebbero i temi oggetto del trattato. Nonostante divergano per qualche sfumatura, l’obiettivo dell’accordo è chiaro: eliminare tutte le leggi nazionali che sono considerate come “ostacoli” al commercio dei servizi in ambito finanziario. Un copione che ricalca i trattati approvati nel 2000 e che, secondo molti economisti e governi, hanno rappresentato la causa principale della recente crisi finanziaria globale.
L’analisi di Jane Kelsey mette in luce, in particolare, la volontà dei proponenti di eliminare alcune delle norme che sono state introdotte (o suggerite) in seguito alla crisi del 2008. Per esempio i limiti alle dimensioni degli istituti finanziari, imposti in alcuni Paesi per evitare il ripetersi di operazioni di salvataggio obbligate nei confronti di quei soggetti “troppo grandi per fallire”. Le proposte presentate nella bozza si occupano però anche di altre questioni, come la privatizzazione della previdenza e delle assicurazioni, l’eliminazione degli obblighi di divulgazione delle operazioni offshore nei paradisi fiscali, il divieto di imporre un sistema di autorizzazione per nuovi strumenti finanziari (come i derivati) o di regolamentare l’attività dei consulenti finanziari.
Gli accordi di questo tipo utilizzano un sistema sanzionatorio che segue canali “paralleli” alla giustizia ordinaria. Se un’azienda ritiene che lo Stato estero in cui opera vìola in qualche modo il trattato, può fare ricorso a un tribunale speciale che agisce come organo arbitrale, nel quale non sono previste udienze pubbliche. Lo Stato condannato a questo punto ha due scelte: cancellare la legge in questione o risarcire l’azienda. Un sistema che già in passato ha giocato brutti scherzi alle amministrazioni di diversi Paesi. Nel 2011, per esempio, l’Australia si è vista chiedere un risarcimento miliardario da parte di Philip Morris. Il motivo? Il governo australiano aveva obbligato i produttori di tabacco a vendere le sigarette in pacchetti senza logo per ridurne il consumo.
e "qui" c'è l'originale del documento, naturalmente in inglese

domenica 30 giugno 2013

wikileaks, datagate.. dobbiamo aspettare la prossima per capire che siamo controllati?

mentre qui si continua a ballare lo shake con madreterra.... scossina da 4.5 richter la guerra contro i cittadini prosegue.......
naturalmente smentiscono tutti di esserne a conoscenza; naturalmente tutti chiedono spiegazioni.. ma in realtà che gli americani, e tutti gli altri che ne hanno interesse, spiino i cittadini è cosa nota non da ora (chi ricorda lo slogan la cia ci spia? era vero..), e anche risaputa da tutti .... ma non si dice: no ma le cose non vanno mai nel senso giusto, e meno male che è così.
Ci son vari modi di spiare: le telecamere a circuito chiuso nelle strade; le mail; i tag, gli rfid e gli antitaccheggio; viacard ecc. son tutte cose che si servono a facilitarci la vita (se vivessimo in paesi democratici... realmente democratici) ma hanno anche un lato oscuro, lo spiare: il conoscere i nostri movimenti; le nostre preferenze (anche sessuali); i nostri gusti, anche culinari; se abbiamo pagato l'assicurazione ecc. ecc. si c'è un lato oscuro di cui non si vuol parlare e chi lo fa o viene tacciato da allarmismo ingiustificato o ... messo alla berlina, ridicolizzato.
Il problema rimane: è giusto che gli Stati spiino? E, soprattutto, è giusto che gli Stati, e le società commerciali, spiino tutti, anche gli stranieri? Capisco le ragioni: sicurezza, terrorismo, ecc. ma c'è un limite: lo stesso limite cui i politici si richiamano quando son pescati con le mani nella marmellata vale anche per noi.. ma non è così e l'abbiamo visto nel nostro paese in questi anni: c'è chi è salvaguardato e si fa fare leggi che lo rendono invisibile e chi no; e se questa non è disparità di trattamento antidemocratica, ditemi cosa lo sia...
Dobbiamo capirne i termini: se viviamo in delle autocrazie allora tutto fa perchè c'è chi è più in alto degli altri e diritti e facoltà vengono rispettati per chi fa parte delle caste o corporazioni che siano o vi aspirano ad entrarvi; se siamo società democratiche allora i cittadini hanno diritti, doveri e facoltà e quindi ci sono dei limiti invalicabili che solo un giudice terzo e autonomo dagli altri poteri può violare se ne ricorrono i termini..... ossia quello che esattamente la nostra Costituzione prevede e che guarda caso ... vogliono "riformare" a tambur battente, chissà perché, vero?
In ogni caso fossimo cittadini attivi non glielo permetteremmo... invece rimaniamo passivi e ciò non ci aiuta certo

mercoledì 22 agosto 2012

Pinochet, no... Assange si

Piaccia o meno Assange c'é riuscito: il caso Assange ormai é una realtà e mette a nudo il problema della società occidentale del XXI secolo ossia gli stessi principi che vengono sbandierati in faccia a cinesi, iraniani, ecc. in casa propria ...... non valgono o non hano peso specifico perché basta che un ficcanaso rovisti dove gli Stati non vogliono e subito parte una campagna prima di delegittimazione, cui partecipano anche i media, e poi vengono i processi e le persecuzioni con accuse che, al di là della notizia di reato, alla base hanno il fastidio verso la libertà d'informazione e il suo contraltare ossia il diritto di sapere da parte dei cittadini in generale cosa combinno quei furbetti dei propri rappresentanti istituzionali o meno che siano quando sono nelle stanze sorde e grige del potere. Vale per Assange, e quindi per la sua creatura "Wikileaks", e vale per le intercettazioni depositate alla procura di palermo (assolutamente ininfluenti ai fini delle indagini e quindi inutilizzate e che a rigor di legge dovranno essere distrutte se gip e le parti in causa riterranno sia così e non perché qualche guru dell'utim'ora lo intima, anche contra legem, sol perché in quelle intercettazioni c'è la voce del Capo dello Stato): il problema é se il diritto a informare e a sapere valga solo nei recinti preconfezionati o sia totale .... come dovrebbe essere; é inutile aprire la bocca dando fiato a paroloni con cui colpire l'immaginario collettivo per far vedere quanto si é democratici e liberali quando la cosa riguarda gli "altri (iran, cina, ecc.) per poi negare il suindicato diritto quando i panni sporchi sono in casa propria.




Come mai Pinochet per l'Inghilterra non era estradabile .... e Assange, si?



Come mai gli stati occidentali alzano alti lai quando si tratta di farsi portatori dei diritti universali in casa altrui mentre in casa propria vi derogano tranquillamente gli stessi diritti dovrebbero essere applicati .... in casa propria?



Come mai dobbiamo indignarci quando incarceranbo qualche dissidente in cina e non dobbiamo farlo quando accade in casa nostra solo perché Assange, o qualcun'altro é uguale, mette in pubblico i panni sporchi (di cosa è meglio non dirlo)?



E, infine, perché nel nostro paese non si devono sapere i retroscena delle stragi che hanno costellato la nostra storia negli ultimi 50 anni sol perché emergono connivenze, collusioni e ...... accordi fra potere e zona grigia e fra entrambe e le mafie?



E, soprattutto, perché i comuni mortali .... non lo devono sapere?

domenica 15 luglio 2012

guerra alla democrazia...... una scomoda vetrina

John Pilger è un giornalista vincitori di numerosi premi, autore di libri e regista di documentari, che ha iniziato la sua carriera nel 1958 in Australia, la sua patria, prima di trasferirsi a Londra negli anni '60. Ha iniziato come corrispondente estero e reporter dalla prima linea, a partire dalla guerra in Vietnam del 1967. E' un feroce critico delle avventure estere, economiche e militari, dei governi occidentali.


Il film che qui vi presento é stato presentato nel 2007 a Cannes: un atto di accusa contro l'uso distorto del potere da parte dei vari paesi a discapito dei popoli dell'america latina..... il famoso "giardino di casa degli Stati Uniti". Fate le dovute proporzioni e provate a fare le altrettante dovute relazioni con l'europa liberista, dominata dalla santa alleanza fra germania e finanza, e vedrete che questo filmato é di grande attualità!



Fra le altre cose questo giornalista documentarista é stato fra i sostenitori e garanti della libertà di Julien Assange l'anima di wikileaks il sito, che ha messo a nudo il potere occidentale con tutte le sue ipocrisie e giochi di potere.

venerdì 18 febbraio 2011

Utili idioti..

La considerazione del nostro paese all'estero non é mai stata buona; ma negli ultimi anni é finita sotto le scarpe: se gli italiani conoscessero la letteratura russa la figura dell'utile idiota gli starebbe bene cucita addosso. Siamo gradassi; inefficienti; abbiamo poco da offrire in termini di autorevolezza e linearità; ignoranti di ritorno, spacconi e machisti per finta. In compenso siamo affidabili solo se ci danno un compito semplice: un esempio? Hanno bisogno in Afghanistan di carne da macello nella enduring freedom americana: chi chiamano? Noi naturalmente. Senza nulla in cambio gli americani, e non di Obama ma nella versione guerrafondaia dell'amicone Bush, hanno ottenuto anche: niente nuovi contratti con l'Iran; ampliamento della base di Vicenza; un altra base per i marines dalla quale controlleranno tutto l'Oriente e la extraterritorialità é la norma dato che da queste basi potrebbero partire attacchi a paesi africani! Insomma vale più il due picche che il nostro paese: e i nostri governanti nulla hanno fatto, e fanno, anzi dai dispacci escono analisi che definire deprimenti é usare un eufemismo: un paese di pagliacci governata male, e per i propri interessi, e non per quelli generali. Le istituzioni son debolissime e non maturano come dovrebbe essere in ogni paese maturo e alcuni aspetti "comici" della gestione non aiutano; non é questione di orgoglio nazionale ma di semplice dignità, punto e basta. Ma realmente a qualcuno importa? Non si direbbe visto che la parte sana reagisce solo quando é direttamente toccata (ne abbiamo avuto esempi recentissimi) e si deve dire che l'attuale oppsizione quand'é stata al Governo non é che avesse maggor considerazione: gli anni della mortadella addormentata sono stati micidiali per la nostra esposizione internazionale: se é vero che il nostro Governo di allora chiese un foglietto agli americani nel quale si diceva che il governo americano non avrebbe concesso il visto per arrestare gli agenti della rendition di abu omar..... un grande esempio di autorevolezza, vero? Chi va per questi mari questi pesci coglie, ed é quasi normale che chi veniva dopo non poteva fare che peggio però i cittadini non sono tutti così e come tutti i cittadini di una democrazia avrebbero diritto ad avere un ceto dirigente all'altezza e non che si perde in disquisizioni sul 17 marzo o sulla persecuzione dei magistrati nei confronti di un vecchio che va ad escort (minorenni)! Se avessimo dignità per noi stessi dalla sera alla mattina lo cambieremmo: invece ce ne freghiamo, tanto siamo italiani!!!!!!

lunedì 6 dicembre 2010

tutti addosso a wikileaks......

Sembra il titolo d un film di Mel Brooks, ma non é così ..... purtroppo. Gli Stati (democratici, liberali, repubblicani, occidentali, in primis) hanno finalmente rtovato un terreno comune dove impegnarsi nella guerra, ora dichiarata, non al terrore o al bruto pedifilo e nemmeno al global warning, no niente di tutto ciò: hanno trovato un terreno comune contro Wikileaks, mettendo da parte tutto il resto e non é cosa da poco. Posso capire che violare le fonti "riservate" (per definizione in democrazia non dovrebbero esistere, ma si sa in giro ci sono tanti cattivoni) e mettere a nudo le comunicazioni dei diplomatici può dar fastidio; posso anche capire che queste sovrastrutture, gli Stati, con il tempo credono di essere onniscienti e quindi pensano di fare bene quando vengono meno al dovere di informare i propri cittadini (di esempi ce ne sono tantissimi e tanto per citarne uno cosa realmente abbiamo saputo in merito al fattaccio DC9 Itavia? Nulla se non quello che i Magistrati hanno scoperchiato ma il succo non traspare e nemmeno traspare il perché tutti o quasi quelli coinvolti sono morti in circostanze misteriose ..... non voglio fare dietrologia però come diceva "qualcuno" a pensar male non si sbaglia mai tnto più che ultimamente qualche esponente dell'attuale maggioranza ha ritiraro fuori la "storia della bomba" e il quadro torna ad essere inquietante): soprattutto nella democrazia americana l'informazione é vitale e tutte le Amminiastrazioni hanno il terrore di essere sputtanate da qualche giornalista investigativo. Ma perché allora, se la democrazia é il punto di riferimento, fare la guerrad un sito che fino a qualche anno fa i più non conoscevano? E' semplice: le oligarchie non aspettavano altro che liberarsi di un pericoloso spazio dove non valgono ricatti, potere ecc. (chiunque sia dietro Assange non si può ridurre tutto a un "chi c'é dietro" perchè chi lavora al sito non è una singola persona ma migliaia, un pò come "Q" o "Luther Blissett" qui in Italia) e quindi hanno preso spunto dalla violazione delle comunicazioni diplomatiche per farlo fuori (per ora il sito che é inaccessibile, poi il suo uomo immagine si vedrà..... magari un incidente d'auto dopo la prigione..) mentre il vero obiettivo era farli tacere: ricordate gli "scoop" sull'iraq? O quello prossimo annunciato contro le banche? Ci pensate? Le banche messe alla luce del sole.... insomma nel giusto o nello sbagliato che fosse questo sito aveva comunque il diritto di esprimersi: se si dimostrava che diceva fesserie sarebbe morto da solo e invece c'ha preso ed ecco perché deve sparire...... prove di dittatura in corso? E' questo il nuovo "ordine" mondiale che Obama profetizza? Se fosse così ne faccio volentieri a meno.........

lunedì 26 luglio 2010

Crimini di guerra contro l'umanità in Afghanistan

E' la più sporca delle guerre quella cominciata da Bush in Afghanistan: una guerra d'aggressione vera e propria che, come alcune cassandre affermavano inascoltate, solo per gli gnorri aveva requisiti "liberali"; in realtà ad altro si mirava, ben sapendo che non contava il progresso degli afghani, ma gli utili delle tante aziende che vi avevano investito: basti ricordare che quel paese è crocevia delle pipeline; non solo, quel paese ha anche la sfortuna di essere la "porta" dell'Asia e chi lo controlla può creare problemi ai vicini (leggi Cina). Ricordate tutta la prosopopea in occidente sulla guerra "giusta" sui burqa ecc.? Era retorica, pura retorica. Le motivazioni erano soprattutto di carattere economico (per dirne una il Vice Presidente Cheney prima era della Haliburton, multinazionale e Condi Rice della Unocal, altro che nostrano conflitto d'interessi). Bene ora viene alla luce, grazie a Wikileaks, un altro aspetto non noto: questa sporca guerra non ha speranze di essere vinta e non solo, ma che gli stessi vertici politico-militari americani ed europei, lo sanno, come sanno che i pakistani, sulla base degli oltre 90.000 documenti pubblicati dal 2004 al 2009 - da questo sito, fanno il doppio gioco per trarne un proprio vantaggio come potenza regionale sempre in concorrenza, anche nucleare, con l'India: 300 miliardi di dollari spesi per giungere alla conclusione che è una guerra inutile, come lo fu quella del Vietnam ad esempio, e che soprattutto non solo non hanno smantellato nè Al Qaeda né, tantomeno, i talebani ma soprattutto che i secondi ne escono rafforzati come non mai: sia fra i civili (le vere vittime) che dal punto di vista militare (si riesce a controllare a stento i centri maggiori); altro che quattro straccioni ignoranti questi sono diventati giganti che schiacciano come zanzare gli occidentali: nonostante le tante offensive non ci sarà nessuna svolta, anzi l'iniziativa rimane nelle mani degli "insorgenti" e quindi questo stallo, genere "deserto dei tartati", non può che rafforzarli. Pare, inoltre, dalle carte che ci siano anche cose che ci riguardano: ci sono anche delle segnalazioni riguardo una "certa" ONG italiana che ha ospedali in quel paese la quale fa "controinformazione" rispetto al giornalismo "ufficiale" che presenta una realtà edulcorata; guarda caso Emergency, che più volte ha denunciato le vittime civili dei bombardamenti NATO, ha avuto non pochi problemi proprio in quel paese!!Ecco perché la stampa va tutelata; ecco perché è fondamentale la libertà di stampa senza costrizioni e restrizioni: senza questo ombrello tutto ciò noi non lo potremmo mai sapere; é o non è un caso che alla pubblicazione hanno contribuito giornali americani, inglesi e tedeschi e NESSUNO ITALIANO: sarà una svista o un caso? Mah....

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