Fonte: Il Fatto Quotidiano Società - 15 Marzo 2020 Loretta Napoleoni
Ormai esiste solo una notizia e si chiama coronavirus.
Come nei film di fantascienza il mondo occidentale si sgretola,
crollano tutte le certezze dell’era del benessere infinito, della salita
inarrestabile degli indici, delle vacanze perenni, delle navi da
crociera-grattacieli e del consumo vorace di tutto, dai social media alle series di Netflix, dal cibo gourmet ai selfie davanti alle opere d’arte.
E’ bastato un microscopico virus a porre fine alla baldoria del secolo. Solo negli Stati Uniti
si continua a ballare sul Titanic che affonda. Qui nella terra
dell’impero trumpista ancora si pensa di essere nel 2019, quando
all’orizzonte c’era il simbolo del dollaro più luminoso anche del sole.
Ma presto anche questa spensieratezza svanirà.
Forse è arrivato
il momento di fare una riflessione esistenziale, ed è bene che la
facciano per primi gli italiani, chiusi in casa come animali feriti
nella loro tana. Non siamo noi i primi in questa era di infinite possibilità ad assistere alla distruzione delle certezze ad essere travolti da un nemico micidiale.
Prima di noi è successo agli afghani, ai siriani, a chi ha avuto la sfortuna di nascere in Somalia, nell’Africa occidentale e in quella orientale, a chi è stato rapito dai jihadisti,
dai trafficanti di droga dell’America centrale, a tutti coloro che
hanno bussato incessantemente alla nostra porta e che abbiamo trattato
come una notizia. Se è vero che oggi, davanti al coronavirus, tutti sono
italiani, è anche vero che ieri tutti dovevano essere profughi, immigrati illegali e migranti economici.
La pandemia è il prodotto della globalizzazione, su questo nessuno può muovere alcuna obiezione. Il virus si muove con una rapidità agghiacciante
perché noi tutti ci muoviamo incessantemente e lo portiamo con noi. E’
uno stile di vita che il pianeta non ha mai avuto e questo è il momento
per capire che è innaturale.
Poiché viviamo nel villaggio
globale la pandemia ha colto i nuclei familiari in posti diversi
impedendo loro di ricongiungersi. Figli, genitori, nonni chiusi in casa
in città ormai scollegate, in nazioni senza più contatti. Quando li rivedremo? E li rivedremo?
Ma anche i profughi siriani, gli immigrati illegali, i migranti
economici sono vittime della globalizzazione. Il crollo del muro di
Berlino e la fine della guerra fredda hanno lasciato immense regioni del
mondo in balia dei signori della guerra, dei
jihadisti, dei trafficanti di droga, ha fatto piombare nazioni come la
Somalia nell’anarchia perenne. Chi viveva in queste regioni è diventato
vittima di un virus molto più micidiale, che dopo trent’anni continua a
mietere vittime. Anche costoro sono lontani dai loro cari, spesso non
sanno neppure dove siano o se sono ancora vivi.
Non è così che
l’homo sapiens ha conquistato il pianeta. Lo ha fatto potenziando la
famiglia estesa, il gruppo, la tribù, la specie.
Poco tempo fa ho riletto il Dottor Zivago,
in quel libro c’è la descrizione magistrale del lungo viaggio in treno
nella Russia congelata della famiglia di Zivago verso un luogo caro e
amato, dove nascondersi e attendere che il peggio passi. Allora si
scappava dai Bolscevichi e dal tifo che decimava la
popolazione. Le epidemie politiche e sanitarie ci sono sempre state e
sono sempre state vinte dalla coesione, dalla generosità,
dall’altruismo. Anche quelle che stiamo vivendo possono essere vinte
con gli stessi strumenti.
Quando si riapriranno le nostre porte e
torneremo a vivere una vita normale non dimentichiamoci di chi questo
non lo può fare. Debellare il coronavirus per riprendere la corsa pazza
verso il benessere individuale, per celebrare l’ascesa degli indici di
borsa, per riabbracciare con entusiasmo l’economia canaglia getterà le
basi di un’altra epidemia, e la prossima volta non è detto che non sia l’ultima.
Che
la riflessione esistenziale di noi italiani, 60 milioni di persone in
prima fila nelle trincee della pandemia, ci porti a salvare il pianeta
dall’estinzione dei ghiacciai, che fermi
l’impazzimento del clima, che porti la pace, la stabilità e la speranza
nelle regioni destabilizzate, che ci faccia tornare ad essere ciò che
siamo stati all’inizio della conquista del mondo, un specie cosciente,
intelligente, sensibile, superiore, una specie che sa gestire la tremenda responsabilità di guidare questo meraviglioso pianeta.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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lunedì 16 marzo 2020
mercoledì 18 aprile 2018
Siria, gli Usa non hanno mantenuto gli accordi. Per questo non sono più credibili
Fonte: Il Fatto Quotidiano Mondo | 18 aprile 2018 di Federico Maiocchi Zeppelin
L’attacco anglo-franco-americano ci dice molto della volontà occidentale rispetto al disimpegno in Siria.
Il 10 aprile, qualche giorno prima dell’attacco missilistico a guida statunitense contro il regime di Damasco, è uscito un interessante articolo di Stephen Walt per Foreign Policy dal titolo “America can’t be trusted anymore”. L’articolo evidenzia come gli Stati Uniti sistematicamente non abbiano mantenuto gli accordi presi con i cosiddetti “Stati canaglia”; dalla Corea del nord alla Libia di Gheddafi, quando Washington si è relazionata con i regimi non democratici molto spesso non ha rispettato i patti da lei stessa siglati. Niente di eclatante se si intende la politica tra le nazioni come il gioco della sopravvivenza tra grandi potenze in lotta per la gerarchia internazionale; lo stesso Walt cita il Dialogo dei Meli, “chi è più forte fa quello che può e chi è più debole cede”. Ma la prospettiva cambia se si introduce la variabile della virtù, o per meglio dire il presentare sé stessi come una potenza non solo invincibile, ma anche e soprattutto benevola. Come può dunque, in questo caso, la parola degli Stati Uniti risultare credibile nell’arena internazionale, se lo stato più virtuoso del mondo non mantiene i propri impegni con gli stati inseriti nella lista delle “canaglie”?
Oltre a ciò, è possibile pensare che l’America possa non essere più credibile anche da quello della capacità di imporre la propria volontà
tramite la forza militare? Come la maggior parte degli studiosi di
politica internazionale di matrice realistica hanno suggerito, la politica estera statunitense da un decennio almeno vive di una sorta di sindrome di auto-intrappolamento nel proprio potere.
Gli Stati Uniti, innanzitutto, non sembrano più in grado di gestire il loro strapotere militare. Non sono, come ogni democrazia nell’era post bipolare, in grado di sopportare perdite rilevanti in una situazione, quella di guerra, che per definizione prevede la possibilità della morte dei propri soldati, come Luttwak aveva già definito nella sua concezione di guerra post eroica. Gli Stati Uniti quindi non sembrano in grado di sopportare che ad un intervento militare seguano le naturali conseguenze di tale intervento. Affrontare una guerra significa farsi carico della responsabilità di condurla e, in un’ottica clausewitziana, vincere o perdere il duello.
Una responsabilità che gli Stati Uniti hanno cercato inizialmente di evitare tangenzialmente modificando la conduzione dei loro interventi attraverso la fantasia strategica della “guerra a costo zero”, cioè un intervento chirurgico che è tale solo per chi attacca; una strategia che ha pagato, come nell’intervento militare in Kosovo, ma che è diventata, in seguito ai disastri delle campagne militari in Iraq e Afghanistan, la modalità con cui Washington cerca di incidere in medio oriente pur senza esservi presenti materialmente. Gli Stati Uniti, quindi, non sembrano in questo momento storico avere la volontà di risolvere attraverso l’uso del loro strapotere militare, una qualsiasi vicenda internazionale. Un paradosso che ha pochi precedenti nella storia delle relazioni internazionali: la nazione militarmente più forte è al contempo la meno influente, poiché incapace di proiettare il proprio strapotere militare.
Ma non è solo questo il fattore principale che blocca la “Nazione necessaria”, per ricordare la formula con cui negli anni novanta il presidente Clinton definiva gli Stati Uniti come i garanti ultimi dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti non sembrano più in grado di gestire il “monopolio della verità”. Di più, e in conseguenza di ciò, non paiono più in grado di imporre il loro primato sulla giustizia internazionale, il potere cioè di stabilire insindacabilmente, che cosa sia lecito e cosa non lo sia nell’ordine internazionale e di punire le violazioni.
Fin dallo sciagurato intervento militare iracheno, gli Stati Uniti non hanno saputo mantenere il delicato equilibrio tra etica della responsabilità – la retorica dell’intervento umanitario e del primato delle democrazie – e un tipo di politica estera di matrice più realista, preferendo alla ricerca dell’equilibrio di potenza una sorta di equilibrismo tra il tentativo di continuare a presentarsi come i garanti dell’etica internazionale e il desiderio di sganciarsi, militarmente ed economicamente, dalle aree più calde del globo.
L’intervento missilistico in Siria dei giorni scorsi sembra andare in questa direzione. Da un lato, esso appare come un tentativo di contare nella vicenda siriana secondo la canonica modalità dell’intervento umanitario; intervenire, cioè, per sanzionare un crimine contro l’umanità che può essere risolto ormai unilateralmente, bypassando il coinvolgimento delle Nazioni Unite, che discutevano da giorni sulla creazione di una commissione d’inchiesta sull’utilizzo delle armi chimiche. Dall’altro lato, però, si limita a livelli quasi incredibili la concretezza di tale intervento, tanto da renderlo più che ininfluente, se non paradossale. In tale chiave deve essere visto infatti l’aver concordato con la Russia dove e che cosa colpire, una pratica che ha preso l’orwelliano nome di “De-Confliction”, e che più che la volontà di evitare un’escalation russo-statunitense sembra la testimonianza strategica americana di non volere altro che qualche giornata di attenzione mediatica, ben lontana dai propositi nominali di imporre il Diritto internazionale nel teatro siriano.
L’attacco anglo-franco-americano ci dice molto della volontà occidentale rispetto al disimpegno in Siria.
Il 10 aprile, qualche giorno prima dell’attacco missilistico a guida statunitense contro il regime di Damasco, è uscito un interessante articolo di Stephen Walt per Foreign Policy dal titolo “America can’t be trusted anymore”. L’articolo evidenzia come gli Stati Uniti sistematicamente non abbiano mantenuto gli accordi presi con i cosiddetti “Stati canaglia”; dalla Corea del nord alla Libia di Gheddafi, quando Washington si è relazionata con i regimi non democratici molto spesso non ha rispettato i patti da lei stessa siglati. Niente di eclatante se si intende la politica tra le nazioni come il gioco della sopravvivenza tra grandi potenze in lotta per la gerarchia internazionale; lo stesso Walt cita il Dialogo dei Meli, “chi è più forte fa quello che può e chi è più debole cede”. Ma la prospettiva cambia se si introduce la variabile della virtù, o per meglio dire il presentare sé stessi come una potenza non solo invincibile, ma anche e soprattutto benevola. Come può dunque, in questo caso, la parola degli Stati Uniti risultare credibile nell’arena internazionale, se lo stato più virtuoso del mondo non mantiene i propri impegni con gli stati inseriti nella lista delle “canaglie”?
Gli Stati Uniti, innanzitutto, non sembrano più in grado di gestire il loro strapotere militare. Non sono, come ogni democrazia nell’era post bipolare, in grado di sopportare perdite rilevanti in una situazione, quella di guerra, che per definizione prevede la possibilità della morte dei propri soldati, come Luttwak aveva già definito nella sua concezione di guerra post eroica. Gli Stati Uniti quindi non sembrano in grado di sopportare che ad un intervento militare seguano le naturali conseguenze di tale intervento. Affrontare una guerra significa farsi carico della responsabilità di condurla e, in un’ottica clausewitziana, vincere o perdere il duello.
Una responsabilità che gli Stati Uniti hanno cercato inizialmente di evitare tangenzialmente modificando la conduzione dei loro interventi attraverso la fantasia strategica della “guerra a costo zero”, cioè un intervento chirurgico che è tale solo per chi attacca; una strategia che ha pagato, come nell’intervento militare in Kosovo, ma che è diventata, in seguito ai disastri delle campagne militari in Iraq e Afghanistan, la modalità con cui Washington cerca di incidere in medio oriente pur senza esservi presenti materialmente. Gli Stati Uniti, quindi, non sembrano in questo momento storico avere la volontà di risolvere attraverso l’uso del loro strapotere militare, una qualsiasi vicenda internazionale. Un paradosso che ha pochi precedenti nella storia delle relazioni internazionali: la nazione militarmente più forte è al contempo la meno influente, poiché incapace di proiettare il proprio strapotere militare.
Ma non è solo questo il fattore principale che blocca la “Nazione necessaria”, per ricordare la formula con cui negli anni novanta il presidente Clinton definiva gli Stati Uniti come i garanti ultimi dell’ordine internazionale. Gli Stati Uniti non sembrano più in grado di gestire il “monopolio della verità”. Di più, e in conseguenza di ciò, non paiono più in grado di imporre il loro primato sulla giustizia internazionale, il potere cioè di stabilire insindacabilmente, che cosa sia lecito e cosa non lo sia nell’ordine internazionale e di punire le violazioni.
Fin dallo sciagurato intervento militare iracheno, gli Stati Uniti non hanno saputo mantenere il delicato equilibrio tra etica della responsabilità – la retorica dell’intervento umanitario e del primato delle democrazie – e un tipo di politica estera di matrice più realista, preferendo alla ricerca dell’equilibrio di potenza una sorta di equilibrismo tra il tentativo di continuare a presentarsi come i garanti dell’etica internazionale e il desiderio di sganciarsi, militarmente ed economicamente, dalle aree più calde del globo.
L’intervento missilistico in Siria dei giorni scorsi sembra andare in questa direzione. Da un lato, esso appare come un tentativo di contare nella vicenda siriana secondo la canonica modalità dell’intervento umanitario; intervenire, cioè, per sanzionare un crimine contro l’umanità che può essere risolto ormai unilateralmente, bypassando il coinvolgimento delle Nazioni Unite, che discutevano da giorni sulla creazione di una commissione d’inchiesta sull’utilizzo delle armi chimiche. Dall’altro lato, però, si limita a livelli quasi incredibili la concretezza di tale intervento, tanto da renderlo più che ininfluente, se non paradossale. In tale chiave deve essere visto infatti l’aver concordato con la Russia dove e che cosa colpire, una pratica che ha preso l’orwelliano nome di “De-Confliction”, e che più che la volontà di evitare un’escalation russo-statunitense sembra la testimonianza strategica americana di non volere altro che qualche giornata di attenzione mediatica, ben lontana dai propositi nominali di imporre il Diritto internazionale nel teatro siriano.
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venerdì 11 dicembre 2015
E dopo i simboli.... i fatti
Lo scorso sabato vi illustrai quella che, in fondo, era un analogia
fra simboli e realtà: una cosa su cui molti sorvolano ritenendoli
"amenità" solo visti i problemi quotidiani che tutti i giorni dobbiamo
affrontare: ed è vero ma, ritengo, ciò vale se guardiamo un pezzo della
realtà, o quella che crediamo essere realtà; se invece andiamo a un
livello più alto approfondendo la materia a volte capita che anziché
vedere alcuni tasselli della realtà, o quella che crediamo essere
realtà, vediamo l'insieme di essi: e allora la cosa cambia .... e molto.
Quello che sembra essere una casualità diventa una norma; e quello che
potrebbe essere uno scherzo del fato diventa un esito finale di un
processo magari messo in moto anni prima. Simboli ed eventi: la storia
ne è piena; sono lì.. basta saperli leggere e unire nel loro recondito
significato. Se sappiamo guardare son lì: basta capirne il significato.
Veniamo al dunque. Tutti sappiamo del 9/11: è entrato nella memoria collettiva; è uno di quegli eventi che rimangono lì fermi nella storia. In particolare per gli americani ha rappresentato il giorno in cui hanno repso atto che non erano più inviolabili ed erano stati attaccati in casa propria..... il WTC e l'edificio 7 sono crollati: i primi due, secondo la storiografia ufficiale, in conseguenza degli impatti di due aerei dirottati da terroristi islamici: ma ci sono delle incongruenze, colte dai soliti complottisti, che dovrebbero far riflettere tutti su quello che sembra "essere" e quello "che è" realtà. Ad esempio sapevate che nel 1993 il Pentagono aveva a degli "esperti" di esaminare la possibilità che un aereoplano venisse usato per attaccare obiettivi su suolo americano? I risultati non furono mai resi pubblici eppure una loro bozza, a detta di qualcuno di questi "esperti" (che ne parlarono dopo che accadde davvero, è girata per diverso tempo negli uffici dei dirigenti dei dipartimenti americani addetti alla sicurezza del paese (forse qualcuno l'ha preso a modello per farlo accadere davvero?). E se ciò non bastasse nel 1995 vennero a conoscenza, grazie alle indagini della polizia filippina su un gruppo di terroristi islamici locali, di un "progetto" che prevedeva, proprio, l'uso di aerei civili da lanciare contro obiettivi americani (nella lista c'erano anche le torri gemelle .. ma NON l'edificio 7); aerei provenienti da diverse parti del mondo: questo progetto era denominato "Bojinka". Naturalmente i servizi si misero subito all'opera ma ad un certo punto o meglio ad un certo livello, politico, tutto fu arenato.. si perse nei meandri e nessuno mise insieme le due cose finché, anni dopo, accadde davvero.... tutti sapevano, perfino i russi che misero in guardia in tempi non sospetti i loro omologhi americani ma furono ignorati: perchè questa disattenzione che fu poi giustificata con il fatto che i "servizi" avevano fatto fiasco nel seguire la cosa (non è vero perchè a quanto pare la pratica relativa fu seguita eccome.. solo che i vari Presidenti non se ne interessarono)? Eppure, conoscendo la paranoia americana per la sicurezza, i servizi erano all'erta... chi si distrasse? Stesso giornali americani ne parlarono sia allora che poi eppure la cosa passò nel dimenticatoio... nel frattempo i "combattenti per la libertà" erano diventati quel che erano sempre stati ossia talebani, diventati tristemente noti a noi occidentali dopo, da un lato e Al Qaeda dall'altro: due entità distinte che furono sovrapposte ai nostri occhi ma che erano ben distinte nella realtà.
Sapevano, quindi, e temevano che accadesse; tutto come da programma quindi si potrebbe dire... ma questo programma chi lo pianificò? Perchè proprio quel giorno a vigilanza della costa est degli USA c'erano solo due aerei in volo e per giunta disarmati perchè in ricognizione? E perchè giusto quel girono la difesa passiva dei radar era in "esercitazione"? E perchè, infine, tutta la difesa aerea era concentrata ai confinid el canada per una ultreriorre "esercitazione" congiunta con i canadesi? Guarda caso proprio quel giorno il fattaccio accadde? Un caso? Sicuramente... ma troppi casi fortuiti, o coincidenze, fanno qualcos'altro e non dev'essere io a idrvi cosa, vero?
Sappiamo poi com'è andata a finire: la prosopopea sui morti (mentre i sopravvissuti sono ancora in causa con lo Stato per ottenere un qualche riconoscimento e per ottenere anche il pagamento delle cure mediche che lì sono a carico delle assicurazioni private....); l'indicazione dell'Afghanistan come sede del capo di Al Qaeda (Osama che se ne stava invece in Pakistan); e l'attacco all'Iraq peraltro del tutto incolpevole ecc. il resto è storia.. ivi compresa la non secondaria cosa che le pipeline passavano proprio dall'Afghanistan e che l'Iraq era il quarto produttore al mondo di petrolio; per tacere della necessità di attutire gli effetti del rallentamento dell'economia americana in seguito alla bolla della new economy, ricordate? Niente di meglio di una guerra per ritardare il crollo di borsa; l'hanno già fatto in passato.
E le Torri gemelle? Com'è possibile che edifici omologati in un certo modo, a causa del traffico aereo incessante su new york, crollino come cartapesta? Bè gurdate questo filmato preso da youtube
... il filmato qualcosa la dice, vero? Inoltre qualcun'altro sostiene
che per fondere il metallo non poteva bastare la temperatura di appena
700°; ci voleva molto di più... sapete cosa serve? La termite. E sapete
chi la usa, oltre ai militari? Le ditte che fanno di mestiere le
demolizioni controllate... dice nulla?
C'è un ultima cosa: come ha fatto ha crollare l'edificio n°7? E' crollato per "solidarietà"? Era ad oltre 200 metri di distanza, come ha fatto a cadere? Di tutto ciò detto finora la Commissione ufficiale ha detto poco e si è attenuta alla versione fornita dagli enti preposti... e le risultanze dei controlli; peccato che le macerie furono subito rimosse e riusate per altri edifici: non ne rimase traccia nè furono rese possibili future indagini; strano vero? Nemmeno in Italia siamo mai stati così bizantini....
altra clip
strano vero? Leggenda vuole che fosse pieno di uffici governativi; non lo sapremo mai naturalmente. Di tutto quanto sopra cosa rimane? Le migliaia di morti, fra soccorritori e civili, e altrettanta migliaia di persone che ancora oggi subiscono gli effetti delle polveri del crollo. Rimane la macchia del dubbio sull'attentato da parte dei servizi; rimane l'inspiegabile crollo e rimane anche l'attacco al Pentagono di cui, nonostante le tante telecamere, oggi si ha a disposizione solo uno, e gli altri? Ma questa è un altra storia... ha rimane anche il fatto che il mostro Osama è stato ucciso .... in Pakistan e la sua salma mai mostrata. Rimane anche il dubbio, mai dimostrato, che qualche mese dopo fu visto in un ospedale, americano, dell'Arabia Saudita dove si stava curando per insufficienza renale: una cosa mai dimostrata e il cui segreto rimane nei meandri dei servizi.
Inganno? Complotto? Balle? Chissà.... io come sempre in questi casi provo a mettere tutti i tasselli insieme acriticamente per farmi, prima, e per fornire, a voi, un quadro del tutto: sia chiaro un quadro dal mio punto di osservazione ossia quello che chiunque altro si potrebbe creare se volesse fare lo stesso lavoro di ricerca...... non foss'altro per curiosità personale.
tutto quello che è accaduto dopo è la diretta conseguenza del 9/11.. compreso l'isis
Non dobbiamo mai dimenticare che elimini l'improbabile quel che rimane è la verità...
p.s.
tutto quanto scritto in questo post è FACILMENTE REPERIBILE IN RETE con le appropriate ricerche fatte sui più noti motori di ricerca.. e senza passare nemmeno una volta sui blog "complottisti".
come sempre
Buon weekend
.. di riflessione
Veniamo al dunque. Tutti sappiamo del 9/11: è entrato nella memoria collettiva; è uno di quegli eventi che rimangono lì fermi nella storia. In particolare per gli americani ha rappresentato il giorno in cui hanno repso atto che non erano più inviolabili ed erano stati attaccati in casa propria..... il WTC e l'edificio 7 sono crollati: i primi due, secondo la storiografia ufficiale, in conseguenza degli impatti di due aerei dirottati da terroristi islamici: ma ci sono delle incongruenze, colte dai soliti complottisti, che dovrebbero far riflettere tutti su quello che sembra "essere" e quello "che è" realtà. Ad esempio sapevate che nel 1993 il Pentagono aveva a degli "esperti" di esaminare la possibilità che un aereoplano venisse usato per attaccare obiettivi su suolo americano? I risultati non furono mai resi pubblici eppure una loro bozza, a detta di qualcuno di questi "esperti" (che ne parlarono dopo che accadde davvero, è girata per diverso tempo negli uffici dei dirigenti dei dipartimenti americani addetti alla sicurezza del paese (forse qualcuno l'ha preso a modello per farlo accadere davvero?). E se ciò non bastasse nel 1995 vennero a conoscenza, grazie alle indagini della polizia filippina su un gruppo di terroristi islamici locali, di un "progetto" che prevedeva, proprio, l'uso di aerei civili da lanciare contro obiettivi americani (nella lista c'erano anche le torri gemelle .. ma NON l'edificio 7); aerei provenienti da diverse parti del mondo: questo progetto era denominato "Bojinka". Naturalmente i servizi si misero subito all'opera ma ad un certo punto o meglio ad un certo livello, politico, tutto fu arenato.. si perse nei meandri e nessuno mise insieme le due cose finché, anni dopo, accadde davvero.... tutti sapevano, perfino i russi che misero in guardia in tempi non sospetti i loro omologhi americani ma furono ignorati: perchè questa disattenzione che fu poi giustificata con il fatto che i "servizi" avevano fatto fiasco nel seguire la cosa (non è vero perchè a quanto pare la pratica relativa fu seguita eccome.. solo che i vari Presidenti non se ne interessarono)? Eppure, conoscendo la paranoia americana per la sicurezza, i servizi erano all'erta... chi si distrasse? Stesso giornali americani ne parlarono sia allora che poi eppure la cosa passò nel dimenticatoio... nel frattempo i "combattenti per la libertà" erano diventati quel che erano sempre stati ossia talebani, diventati tristemente noti a noi occidentali dopo, da un lato e Al Qaeda dall'altro: due entità distinte che furono sovrapposte ai nostri occhi ma che erano ben distinte nella realtà.
Sapevano, quindi, e temevano che accadesse; tutto come da programma quindi si potrebbe dire... ma questo programma chi lo pianificò? Perchè proprio quel giorno a vigilanza della costa est degli USA c'erano solo due aerei in volo e per giunta disarmati perchè in ricognizione? E perchè giusto quel girono la difesa passiva dei radar era in "esercitazione"? E perchè, infine, tutta la difesa aerea era concentrata ai confinid el canada per una ultreriorre "esercitazione" congiunta con i canadesi? Guarda caso proprio quel giorno il fattaccio accadde? Un caso? Sicuramente... ma troppi casi fortuiti, o coincidenze, fanno qualcos'altro e non dev'essere io a idrvi cosa, vero?
Sappiamo poi com'è andata a finire: la prosopopea sui morti (mentre i sopravvissuti sono ancora in causa con lo Stato per ottenere un qualche riconoscimento e per ottenere anche il pagamento delle cure mediche che lì sono a carico delle assicurazioni private....); l'indicazione dell'Afghanistan come sede del capo di Al Qaeda (Osama che se ne stava invece in Pakistan); e l'attacco all'Iraq peraltro del tutto incolpevole ecc. il resto è storia.. ivi compresa la non secondaria cosa che le pipeline passavano proprio dall'Afghanistan e che l'Iraq era il quarto produttore al mondo di petrolio; per tacere della necessità di attutire gli effetti del rallentamento dell'economia americana in seguito alla bolla della new economy, ricordate? Niente di meglio di una guerra per ritardare il crollo di borsa; l'hanno già fatto in passato.
E le Torri gemelle? Com'è possibile che edifici omologati in un certo modo, a causa del traffico aereo incessante su new york, crollino come cartapesta? Bè gurdate questo filmato preso da youtube
C'è un ultima cosa: come ha fatto ha crollare l'edificio n°7? E' crollato per "solidarietà"? Era ad oltre 200 metri di distanza, come ha fatto a cadere? Di tutto ciò detto finora la Commissione ufficiale ha detto poco e si è attenuta alla versione fornita dagli enti preposti... e le risultanze dei controlli; peccato che le macerie furono subito rimosse e riusate per altri edifici: non ne rimase traccia nè furono rese possibili future indagini; strano vero? Nemmeno in Italia siamo mai stati così bizantini....
altra clip
strano vero? Leggenda vuole che fosse pieno di uffici governativi; non lo sapremo mai naturalmente. Di tutto quanto sopra cosa rimane? Le migliaia di morti, fra soccorritori e civili, e altrettanta migliaia di persone che ancora oggi subiscono gli effetti delle polveri del crollo. Rimane la macchia del dubbio sull'attentato da parte dei servizi; rimane l'inspiegabile crollo e rimane anche l'attacco al Pentagono di cui, nonostante le tante telecamere, oggi si ha a disposizione solo uno, e gli altri? Ma questa è un altra storia... ha rimane anche il fatto che il mostro Osama è stato ucciso .... in Pakistan e la sua salma mai mostrata. Rimane anche il dubbio, mai dimostrato, che qualche mese dopo fu visto in un ospedale, americano, dell'Arabia Saudita dove si stava curando per insufficienza renale: una cosa mai dimostrata e il cui segreto rimane nei meandri dei servizi.
Inganno? Complotto? Balle? Chissà.... io come sempre in questi casi provo a mettere tutti i tasselli insieme acriticamente per farmi, prima, e per fornire, a voi, un quadro del tutto: sia chiaro un quadro dal mio punto di osservazione ossia quello che chiunque altro si potrebbe creare se volesse fare lo stesso lavoro di ricerca...... non foss'altro per curiosità personale.
tutto quello che è accaduto dopo è la diretta conseguenza del 9/11.. compreso l'isis
Non dobbiamo mai dimenticare che elimini l'improbabile quel che rimane è la verità...
p.s.
tutto quanto scritto in questo post è FACILMENTE REPERIBILE IN RETE con le appropriate ricerche fatte sui più noti motori di ricerca.. e senza passare nemmeno una volta sui blog "complottisti".
come sempre
Buon weekend
.. di riflessione
giovedì 21 marzo 2013
maledetti bush e cheney....
a pagina 12 del fatto c'era un articolo, a firma di angela vitaliano,
che mi ha fatto accapponare la pelle e che da il segno di come per
vanagloria e avidità di pochi super turbocapitalisti che si sono
appropriati della cosa pubblica possano usarla non per il bene comune
ma... per fare profitti e rovinare non solo altri popoli ma anche la
propria gioventù.
Thomas young, un reduce della guerra in iraq la scrive ai signori, si fa per dire, bush e cheney come responsabili di un conflitto che oggi, solo oggi aggiungo io, la maggior parte degli americani disapprova. Thomas c'aveva creduto che l'america fosse sott'attacco; aveva creduto di dover fare il proprio dovere come americano difendendo il proprio paese da chi lo voleva distruggere, solo che ..... solo che si è ritrovato in iraq a combattere una guerra che non era quella cui aveva aderito ma un altra guerra: una guerra di rapina del petrolio degli iracheni che portava profitti alle aziende americane ma non eliminava il problema di difendere l'america dagli aggressori.
Non sono riuscito a trovare in rete l'articolo (se lo fate voi leggetelo, é struggente e dirimente) ma vi assicuro che restate basiti perché a prima domanda che mi son posto é: ma come puà un paese fare una cosa del genere? Un paese che ha speso 3 mila miliardi di $ per due guerre (afghanistan, Iraq) solo per far costruire un oleodotto dall'asia centrale al golfo persico e, arrivato lì, un altra guerra, quella irachena, per eliminare un dittatore che aveva messo lì la CIA per rapinare il petrolio iracheno e completare l'opera di cui parlavo prima... usando giovani come il soldato Young che vi é rimasto ferito gravemente e che quando é tornato in patria non ha avuto l'assistenza adeguata nè altro e ..... ha deciso di lasciarsi morire rifiutando cibo, acqua e "medicine salvavita", per giunta annunciando via skype di averlo deciso andando in un ospizio dove lasciarsi scivolare via".... decisione coragiosissima, condivisa dai familiari ed amici, che é un grande e forte atto di accusa contro gi anni della guerra bushiana per la libertà delle donne dal burqa (tutto come prima), per portare la democrazia in iraq (fallito miseramente), per ... usare il fosforo a falluja (obiettivo centrato) e riportare un paese, l'afghanista, a un triste medioevo peggiore dei talebani; e un altro al medioevo, l'iraq, buio preda di bande corrotte che governano e di sunniti, sciiti, curdi che si scannano mentre la loro ricchezza (questo paese era dal punto di vista socio-economico) uno dei fari del mondo arabo, anzi altri arabi di altre nazioni vi andavano a lavorare e mandavano i soldi a casa.
nota a margine:
cercate e guardate "Body of war" del 2007 dove questo stesso soldato parlava delle propria esperienza, delle proprie sofferenze, del proprio sentirsi tradito ... dell'essere un americano che ha creduto al proprio commander in chief che gli ha detto che "stavano assediando fort alamo", e non era vero..... erano gli americani ad assediare la propria democrazia, i propri principi, le proprie libertà aggredendo altri popoli.
Thomas young, un reduce della guerra in iraq la scrive ai signori, si fa per dire, bush e cheney come responsabili di un conflitto che oggi, solo oggi aggiungo io, la maggior parte degli americani disapprova. Thomas c'aveva creduto che l'america fosse sott'attacco; aveva creduto di dover fare il proprio dovere come americano difendendo il proprio paese da chi lo voleva distruggere, solo che ..... solo che si è ritrovato in iraq a combattere una guerra che non era quella cui aveva aderito ma un altra guerra: una guerra di rapina del petrolio degli iracheni che portava profitti alle aziende americane ma non eliminava il problema di difendere l'america dagli aggressori.
Non sono riuscito a trovare in rete l'articolo (se lo fate voi leggetelo, é struggente e dirimente) ma vi assicuro che restate basiti perché a prima domanda che mi son posto é: ma come puà un paese fare una cosa del genere? Un paese che ha speso 3 mila miliardi di $ per due guerre (afghanistan, Iraq) solo per far costruire un oleodotto dall'asia centrale al golfo persico e, arrivato lì, un altra guerra, quella irachena, per eliminare un dittatore che aveva messo lì la CIA per rapinare il petrolio iracheno e completare l'opera di cui parlavo prima... usando giovani come il soldato Young che vi é rimasto ferito gravemente e che quando é tornato in patria non ha avuto l'assistenza adeguata nè altro e ..... ha deciso di lasciarsi morire rifiutando cibo, acqua e "medicine salvavita", per giunta annunciando via skype di averlo deciso andando in un ospizio dove lasciarsi scivolare via".... decisione coragiosissima, condivisa dai familiari ed amici, che é un grande e forte atto di accusa contro gi anni della guerra bushiana per la libertà delle donne dal burqa (tutto come prima), per portare la democrazia in iraq (fallito miseramente), per ... usare il fosforo a falluja (obiettivo centrato) e riportare un paese, l'afghanista, a un triste medioevo peggiore dei talebani; e un altro al medioevo, l'iraq, buio preda di bande corrotte che governano e di sunniti, sciiti, curdi che si scannano mentre la loro ricchezza (questo paese era dal punto di vista socio-economico) uno dei fari del mondo arabo, anzi altri arabi di altre nazioni vi andavano a lavorare e mandavano i soldi a casa.
nota a margine:
cercate e guardate "Body of war" del 2007 dove questo stesso soldato parlava delle propria esperienza, delle proprie sofferenze, del proprio sentirsi tradito ... dell'essere un americano che ha creduto al proprio commander in chief che gli ha detto che "stavano assediando fort alamo", e non era vero..... erano gli americani ad assediare la propria democrazia, i propri principi, le proprie libertà aggredendo altri popoli.
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lunedì 25 giugno 2012
lettera dal fronte....
Dell'invasione dell'Afghanistan si é detto e scritto di tutto ... e di più. Ma leggendo il libro di Massimo Fini "la guerra democratica" (edizioni chiarelettere) ho trovato questa lettera, citata dall'Autore, dell'alpino Matteo Miotto, pagina 250 e segg., che ha scritto dopo la morte di 4 suoi commilitoni (a sua volta, purtroppo é morto). Questa lettera mi ha colpito, così come ha colpito l'Autore, perché esprime cose che sono, ancora oggi, lontanissime dalla retorica ufficiale fatta dai partiti e dalle istituzioni, ma sono VERE e sono un implicito riconoscimento proprio di quei valori comuni di un popolo che lì chiamiamo "terrorismo" e qui si chiama e chiamava lotta di liberazione..... dov'é la differenza? E cos'ha di particolare questa lettera? Bé vi faccio leggere:
" Questi popoli hanno saputo conservare le proprie radici, dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case, invano. L'essenza del popolo afghano é viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora capisci che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi"
..... é così che si perdono non solo le guerre, perché quella afghana questo é, ma anche la propria anima perché quello che noi facciamo é una guerra tecnologica, asettica, mediatica: quella che loro ci fanno é invece la classica guerriglia, altro non possono fare, che sacrifica uomini su uomini pur di rimandare a casa gli invasori. Gli afghani, secondo qualche storico sono gli eredi dell'esercito di alessandro che si spinse fino ai confini dell'india, sono guerrieri veri: hanno combattuto e battuto l'impero inglese, i sovietici e ora .... noi. Alla fine vinceranno loro: solo che l'eredità che gli lasciamo é peggiore degli altri: non solo perché abbiamo corrotto, con i soldi e la corruzione, i loro costumi ma soiprattutto perché per poter ristabilire un equilibrio sociale c'é l'enorme rischio di un altro bagno di sangue nella guerra civile che sicuramente scoppierà quando l'ultimo soldato occidentale, e pure l'ultimo contractor privato (c'è differenza in quella situazione?), se ne sarà andato: passeranno anni prima di poter tornare, una volta finito tutto, a una sorta di normalità, qualunque essa sia perché quando sarà raggiunta c'é sempre il dover ricostruire non solo tutto quello che abbiamo distrutto ma anche il tessuto sociale, culturale ecc. perché quel popolo (composto da clan, etnie, ecc. che non vanno sempre d'accordo fra loro) che abbiamo catapultato nel XXI secolo .. non ce lo ha chiesto anzi glielo abbiamo imposto noi in nome di una retorica "liberaldemocratica" del tutto anacronistica in quel quadro: il massimo della modernità lo raggiunsero prima del colpo di stato sovietico con un regime monarchico che aveva saputo sapientemente coniugare medioevo e '900 ma nulla di più; fra l'altro nemmeno sentivano l'esigenza di farlo. Noi no, dovevamo "modernizzarli" e democratizzarli a loro insaputa mentre in realtà li abbiamo solo: bombardati, uccisi, dopati di oppio, impoveriti e, dulcis in fundo, inurbanizzati creando un esercito di straccioni che vive ai limiti dei compound occidentali, ben poco protetti peraltro, della loro elemosina e poco più.... attenzione quello é un popolo orgoglioso, molto orgoglioso, e di guerrieri feroci e crudeli che hanno come primo riferimento quella idea della vendetta a tutti i costi che ha reso difficilissimo qualunque dialogo, grazie ai nostri eccidi, anzi lo ha fatto fallire: sarei dell'idea che prima che ci prendano a calci nel sedere, come hanno fatto con inglesi e sovietici, sarebbe il caso di andarcene con le nostre gambe e non, come sempre più frequentemente accade, in una bara......... non é la "nostra" guerra e nemmeno sono minacciati i nostri confini e, come dissi allora quando ne parlai, che ci stiamo a fare lì? Forse per difendere gli interessi della multinazionale che di lì ha fatto passare un pipeline? Tutto qui? Troppo poco ..... dalla storia non abbiamo imparato nulla: oggi é morto un altro italiano, quanti ancora?
" Questi popoli hanno saputo conservare le proprie radici, dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case, invano. L'essenza del popolo afghano é viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora capisci che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi"
..... é così che si perdono non solo le guerre, perché quella afghana questo é, ma anche la propria anima perché quello che noi facciamo é una guerra tecnologica, asettica, mediatica: quella che loro ci fanno é invece la classica guerriglia, altro non possono fare, che sacrifica uomini su uomini pur di rimandare a casa gli invasori. Gli afghani, secondo qualche storico sono gli eredi dell'esercito di alessandro che si spinse fino ai confini dell'india, sono guerrieri veri: hanno combattuto e battuto l'impero inglese, i sovietici e ora .... noi. Alla fine vinceranno loro: solo che l'eredità che gli lasciamo é peggiore degli altri: non solo perché abbiamo corrotto, con i soldi e la corruzione, i loro costumi ma soiprattutto perché per poter ristabilire un equilibrio sociale c'é l'enorme rischio di un altro bagno di sangue nella guerra civile che sicuramente scoppierà quando l'ultimo soldato occidentale, e pure l'ultimo contractor privato (c'è differenza in quella situazione?), se ne sarà andato: passeranno anni prima di poter tornare, una volta finito tutto, a una sorta di normalità, qualunque essa sia perché quando sarà raggiunta c'é sempre il dover ricostruire non solo tutto quello che abbiamo distrutto ma anche il tessuto sociale, culturale ecc. perché quel popolo (composto da clan, etnie, ecc. che non vanno sempre d'accordo fra loro) che abbiamo catapultato nel XXI secolo .. non ce lo ha chiesto anzi glielo abbiamo imposto noi in nome di una retorica "liberaldemocratica" del tutto anacronistica in quel quadro: il massimo della modernità lo raggiunsero prima del colpo di stato sovietico con un regime monarchico che aveva saputo sapientemente coniugare medioevo e '900 ma nulla di più; fra l'altro nemmeno sentivano l'esigenza di farlo. Noi no, dovevamo "modernizzarli" e democratizzarli a loro insaputa mentre in realtà li abbiamo solo: bombardati, uccisi, dopati di oppio, impoveriti e, dulcis in fundo, inurbanizzati creando un esercito di straccioni che vive ai limiti dei compound occidentali, ben poco protetti peraltro, della loro elemosina e poco più.... attenzione quello é un popolo orgoglioso, molto orgoglioso, e di guerrieri feroci e crudeli che hanno come primo riferimento quella idea della vendetta a tutti i costi che ha reso difficilissimo qualunque dialogo, grazie ai nostri eccidi, anzi lo ha fatto fallire: sarei dell'idea che prima che ci prendano a calci nel sedere, come hanno fatto con inglesi e sovietici, sarebbe il caso di andarcene con le nostre gambe e non, come sempre più frequentemente accade, in una bara......... non é la "nostra" guerra e nemmeno sono minacciati i nostri confini e, come dissi allora quando ne parlai, che ci stiamo a fare lì? Forse per difendere gli interessi della multinazionale che di lì ha fatto passare un pipeline? Tutto qui? Troppo poco ..... dalla storia non abbiamo imparato nulla: oggi é morto un altro italiano, quanti ancora?
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venerdì 15 ottobre 2010
tralasciamo....siamo brava gente
Ricordate? Siamo brava gente. Non facciamo mai mancare l'aiuto ai poveri; non ci evitiamo di dare fondo alle tasche per donare durante telethon; chiunque s'affaccia in tv e ci dice che c'é la tal o la talaltra onlus che aiuta qualcuno c'é sempre qualcuno di noi che corre in banca, magari alla cassetta di sicurezza appena appena condonata con lo scudo fiscale, e versa copiosamente alla suddetta senza se e senza ma; insomma siamo dei fiori di virtù, vero? C'é un ma, un piccolo ma: questo ci serve a salvarci l'anima e la faccia e a giustificare tutto e tutti perché in realtà abbiamo un anima meschinamente nerissima; noi in realtà siamo altro. Tralasciamo i "problemucci (indagato a Roma per frode fiscale da dieci milioni di euro commessa negli anni 2003-2004, sti comunisti non mollano mai mannaggia)" dell'amato Capo, e dell'altrettanta amata prole, che ormai sono come le feste comandate ossia ritornano a cadenza stabilita e non ci si fa più nemmeno caso aspettando che arrivino e passino come le altre (o dovremmo dire in attesa che l'ennesima leggina faccia il "tana libera tutti); tralasciamo il non trascurabile problema di un paese che va a rotoli perché questa maggioranza (e parte dell'opposizione, il pdmenoelle) é incapace di varare provvedimenti che intacchino lo zoccolo duro dell'evasione fiscale e contributiva (che stranamente coincide con buona parte dello zoccolo elettorale quindi figurati se si impiccano da soli con provvedimenti non graditi ad esso), tanto ormai l'amaro calice va bevuto fino in fondo da parte di chi le paga tutte le tasse dalla prima all'ultima e a fronte di una situazione che, in altri tempi, ci avrebbe dovuto (disoccupazione al 9% ufficiale; inflazione reale oltre il 5%, consumi giù ecc.) vedere tutti in piazza domani ma non per appoggiare questo o quel sindacato ma, al di là delle proprie opinioni politiche, a protestare contro l'iniquità sociale e l'incapacità dei politici di risolvere i problemi che la parte sana del paese ha da affrontare e da solo per giunta; tralasciamo la commedia dell'arte continua a cui dobbiamo assistere tutti i giorni (il miglior e più detestato reality che potessero mettere su) dove gli spettatori, noi, sono costretti ad assistere senza poter né fischiare né applaudire le tarante suonate e ballate dalla classe parassitaria, e affini, che si é arrogata il compito, immagino arduo, di "guidare" il paese verso la felicità e il benessere (loro, nostro non credo) autoeleggendosi "migliori" e pretendendo, da noi, che dobbiamo competere per "ascendere" al loro paradiso per pochi; tralasciamo pure che con questi ennesimi tagli é probabilissimo che soldi per pagare gli stipendi non ce ne saranno proprio, nei prossimi mesi, per i dipendenti pubblici (oltre che per tutte quelle altre attività che normalmente fa uno Stato serio); tralasciamo anche l'ennesima fregatura, questo é, data ai precari con la bocciatura per mancanza di copertura finanziaria (guarda caso proprio su questo provvedimento non si é fatto nessuno sforzo ulteriore per trovarla mentre invece si trovano soldi per aerei da combattimento, di cui non abbiamo bisogno, e per mandare i nostri soldati a guerreggiare sul serio in Afghanistan e non a fare i pacifisti come hanno scoperto quelli di wikileaks e dato all'Espresso) del provvedimento promesso a loro mesi fa che avrebbe sanato l'ingiustizia della loro espulsione in massa dalla scuola e dall'univeristà: tralasciamo tutto (tanto ormai ci siamo abituati al ruolo di pecore allo sbando senza alcuna guida e protezione perché i cani da guardia e i lupi si sono alleati fra loro) ....ma almeno qualcuno mi vuole chiarire che diavolo c'azzecca l'ennesima storia, venuta oggi agli onori delle cronache, del videogame sparatutto che si vuole proibire nel nostro paese perché, parlando di enduring freedom, darebbe un immagine "non consona" di quell'avventura militare? Premetto che ho tutta la serie di medal of honour e non mi pare che siano sanguinari o istiganti odio, sono giochi e vanno presi per quello che sono. Strano invece che proprio questa versione crei preoccupazione, come mai? Forse perché mette il dito nella piaga della durezza e violenza di una guerra, reale purtroppo, vista attraverso un gioco che potrebbe far riflettere su cose sulle quali é meglio che la gente non rifletta? Ha ragione Santoro: non dobbiamo sorbirci per forza la marmellata che ci propinano, quindi il sospetto che sia una montatura di chi ha la coda di paglia e cerchi di lavarsela è forte..... via é un gioco e gli stiamo facendo pubblicità gratuita!!
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lunedì 26 luglio 2010
Crimini di guerra contro l'umanità in Afghanistan
E' la più sporca delle guerre quella cominciata da Bush in Afghanistan: una guerra d'aggressione vera e propria che, come alcune cassandre affermavano inascoltate, solo per gli gnorri aveva requisiti "liberali"; in realtà ad altro si mirava, ben sapendo che non contava il progresso degli afghani, ma gli utili delle tante aziende che vi avevano investito: basti ricordare che quel paese è crocevia delle pipeline; non solo, quel paese ha anche la sfortuna di essere la "porta" dell'Asia e chi lo controlla può creare problemi ai vicini (leggi Cina). Ricordate tutta la prosopopea in occidente sulla guerra "giusta" sui burqa ecc.? Era retorica, pura retorica. Le motivazioni erano soprattutto di carattere economico (per dirne una il Vice Presidente Cheney prima era della Haliburton, multinazionale e Condi Rice della Unocal, altro che nostrano conflitto d'interessi). Bene ora viene alla luce, grazie a Wikileaks, un altro aspetto non noto: questa sporca guerra non ha speranze di essere vinta e non solo, ma che gli stessi vertici politico-militari americani ed europei, lo sanno, come sanno che i pakistani, sulla base degli oltre 90.000 documenti pubblicati dal 2004 al 2009 - da questo sito, fanno il doppio gioco per trarne un proprio vantaggio come potenza regionale sempre in concorrenza, anche nucleare, con l'India: 300 miliardi di dollari spesi per giungere alla conclusione che è una guerra inutile, come lo fu quella del Vietnam ad esempio, e che soprattutto non solo non hanno smantellato nè Al Qaeda né, tantomeno, i talebani ma soprattutto che i secondi ne escono rafforzati come non mai: sia fra i civili (le vere vittime) che dal punto di vista militare (si riesce a controllare a stento i centri maggiori); altro che quattro straccioni ignoranti questi sono diventati giganti che schiacciano come zanzare gli occidentali: nonostante le tante offensive non ci sarà nessuna svolta, anzi l'iniziativa rimane nelle mani degli "insorgenti" e quindi questo stallo, genere "deserto dei tartati", non può che rafforzarli. Pare, inoltre, dalle carte che ci siano anche cose che ci riguardano: ci sono anche delle segnalazioni riguardo una "certa" ONG italiana che ha ospedali in quel paese la quale fa "controinformazione" rispetto al giornalismo "ufficiale" che presenta una realtà edulcorata; guarda caso Emergency, che più volte ha denunciato le vittime civili dei bombardamenti NATO, ha avuto non pochi problemi proprio in quel paese!!Ecco perché la stampa va tutelata; ecco perché è fondamentale la libertà di stampa senza costrizioni e restrizioni: senza questo ombrello tutto ciò noi non lo potremmo mai sapere; é o non è un caso che alla pubblicazione hanno contribuito giornali americani, inglesi e tedeschi e NESSUNO ITALIANO: sarà una svista o un caso? Mah....
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lunedì 17 maggio 2010
.. e siamo a 24
Altri 2 cittadini in divisa che sono morti, feriti gravi due fra cui una donna, e siamo a quota 24. Chiedere perchè siamo lì è retorico mi pare: c'è una torta energetica da spartirsi e noi almeno le briciole le vogliamo, no? Naturalmente oltre all'energia c'è altro però di quest'ultimo aspetto non se ne parla mi pare. E questi morti li conosciamo, qui in occidente, perchè sono "nostri"; che dire delle migliaia di morti afghani (di cui moltissimi bambini) di cui non si parla e che chi si azzarda a parlarne si ritrova nei guai (leggasi chiusura d'autorità dell'ospedale di emergency)? Di questi aspetti naturalmente nulla perchè non dobbiamo sapere e perchè naturalmente se ne sapessimo forse non ci sarebbe quell'appoggio acritico che molti nostri concittadini hanno a tutt'oggi a questa missione: ed in questo pd e pdl sono sulla stessa linea. Io sono addolorato, anche da padre, che questi ragazzi sono morti (e spero che non sia per nulla, perchè la storia insegna mi pare) come sono addolorato degli altri che ci saranno (e ce ne saranno). La cosa che mi dà fastidio è l'ipocrisia che subito ha alzato la cortina fumogena: combattenti per la libertà (ahi, ahi questa definizione la diedero anche per i taliban quand'erano "buoni" per noi occidentali e conquistavano il potere per conto degli americani e forse chi l'ha data non oggi non se ne ricorda) li hanno definiti ma, inconsapevolmente, in realtà sono difensori di uno status quo che, come provano le denunce degli organismi internazionali, è fatto di corruzione e di malaffare (cose molto occidentali) ma anche di doppiogiochismo e sfruttamento che è una cosa tipica di quelle zone .... ricordiamoci che secondo un motto locale "gli afghani si affittano non si comprano" e quindi la cosa importante non é difendere che è indifendibile ma realmente aiutare quelle genti che sono al centro di giochi più grandi di loro: e per queste ultime cose non servono i militari ma operatori di pace.......
lunedì 19 aprile 2010
E' finita davvero?
Ma realmente questa storiaccia è finita? Nemmeno ora possiamo dire che la questione sia chiusa: troppe polemiche (forse nervi scoperti di qualcuno smascherato nel suo gioco di tentare di screditare emergency?) e troppi pretesti stanno emergendo per creare l'incidente con la ong. Questi operatori che torneranno a casa domani sono accompagnati da lati oscuri come in un gioco in cui si sono trovati invischiati che é più grande di loro e soprattutto involontariamente: gettare ombre sulla ong era l'obiettivo ed è fallito mi spiace non hai vinto riprova. E' vero, ad esempio, che la contropartita è la chiusura definitiva dell'ospedale in questione? Ufficialmente é no: e fino a prova contraria c'é da crederci .... però diceva un grande vecchio della politica italiana, l'On. Andreotti, che a "pensar male non si sbaglia mai", e, non avendo motivo di dubitare del fatto che Emergency non cederà a diktat, c'è da giurarci che prima o poi qualcosa salterà fuori in merito o sarà tentato per cercare comunque di screditarla. Le domande che affiorano son tante e ancor di più sono le possibili risposte però questo "arresto con annessa scoperta di armi" fa pensare come fa pensare l'atteggiamento iniziale dei politici nostrani che non hanno esitato a sparare a palle incatenate sulla ONG (salvo poi cambiare repentinamente strada quando è emersa un'altra verità) infangando, o ceercando di farlo, una delle poche cose che all'estero apprezzano di noi; così come la considerazione che di noi hanno all'estero è emersa pienamente in una situazione di crisi come questa: perché ci possiamo tranquillamente mettere la mano sul fuoco sul fatto che anziché essere italiani fossero stati, che so, americani si può star sicuri che non si sarebbero permessi nemmeno di sfiorarli con una pagliuzza. E' sicuramente un nostro limite avere politici, di tutti i partiti, che non sono credibili (si sono nominati fra loro) perché il voto nell'urna l'abbiamo messo noi e quindi sono nostra espressione però essere esposti alla mercé di un governo poco più che fantoccio è quantomeno preoccupante, non trovate?
domenica 18 aprile 2010
Scissione? c'è una spiegazione...
Il PdL si spacca? E chi se ne importa, direbbe l'uomo comune della strada che ha i suoi problemi nel affrontare la vita reale fatta di fine mese e di bollette e di precarietà dei propri figli e di lavoro che sfuma via come l'aria. Eppoi, perché dovrebbe importargli qualcosa: non è un suo problema lui delega ai migliori (caro Lippman quanto avevi ragione quando affermavi che la parte migliore doveva governare sulla massa perchè essa da sola ne era incapace, un limpido esempio di liberalismo avanzato) e i migliori fanno di tutto per non scontentarlo eppoi quanto gliene viene in tasca se, nonostante una maggioranza schiacciante non è stata capace di andare oltre "un alzata di bavero in attesa che passi la tempesta" e, tranne che salvare le kiappe reali, stata incapace di fare altro? E, come accadde nell'Ulivo, si spacca. Il punto infatti è esattamente questo: lo scontro fra le due anime della destra (quella populista prettamente italiana con molte analogie "sudamericane" e quella europea che è liberista ma senza grandi condizionamenti preoccupata dalla restrizione sui diritti e dal plebiscitarismo imperante) è al culmine; da un lato il potere economico e mediatico di chi ha tutto e dall'altro l'intelletto liberale e il razionalismo liberista di chi sa che non basta galleggiare ma si devono riavviare i motori sennò ad affondare non sono solo loro ma l'intero paese. Strano destino quello della maggioranze politiche italiane: hanno i numeri ma non hanno compattezza, troppi orticelli e troppi interessi, ed anche in questo sono simili a noi comuni mortali che se messi in una stanza a insieme ad altri connazionali non sanno fare di meglio che litigare a chi si siede per primo e chi alla fine di tutto il gioco rimane indietro fa di tutto per dire che non ha perso, anzi ha mantenuto "la posizione": altro che i reality!! Gli italiani sono maestri nel dividersi e riunirsi a velocità della luce e nel mentre del processo di cui sopra si dividono e riuniscono in maggioranze variabili e trasformistiche senza che nessuno si chieda se davvero si renda conto del danno che fa non solo a se stesso ma all'intera comunità. Se noi siamo così, quindi, immaginatevi cosa sono capaci di fare quelli che fanno di mestiere i politici: e la democrazia, direte? Infatti: la democrazia? Morta, un simulacro di essa è sopravvissuta e tiene su l'intero sistema ma dentro è vuota; un buco nero che i più ottimisti definiscono post-democrazia (in particolare gli americani, che ne sono i sacerdoti) e che i realisti chiamano "infantilizzazione consumistica" che spinge i cittadini ad essere consumatoridel "prodotto" politica, ma in realtà parco buoi e null'altro. In un quadro di tal fatta ben s'inquadra l'attacco a Gomorra e alla Piovra: un pò serve a nascondere le difficoltà e spostare l'attenzione da se nonché ad alzare il tiro con la speranza, mai andata delusa finora, che qualcuno dall'altra parte faccia da sponda e stia al gioco; si sa tutti che di là ci sono dei buonisti pronti al massacro autolesionista e che mai si sognerebbero di fare qualcosa di più che essere presenti e pronti a fare gli utili idioti, e basta. La gente vera, quella che lotta ed é solidale, esiste eccome ieri era con Emergency a Roma: sono persone che fra loro sono quanto di più diverso ci possa essere ma hanno valori condivisi, idee e visioni della società che oggi sono rare e teoriche ma che però non perdono la voglia di riunirsi e raccontarsi nello stesso momento che premono sul governo per fare liberare tre di loro che, in zona di guerra, svolgono il loro lavoro e lo svolgono bene al punto che gli stessi afghani hanno manifestato fuori dagli ospedali dell'associazione per manifestarela loro solidarietà: cose queste che chi è accecato dal proprio odio e ideologismo non riesce a vedere e capire che non tutti sono come loro e non tutti, per fortuna, odiano gli altri da se come loro: e, soprattutto, non guarda le loro televisioni e si beve le loro panzane!! Dulcis in fundo: il trattamento riservato dal Sindaco di Kabul agli italiani non ha fatto riflettere nessuno su come sono considerati i nostri politici all'estero? E come viene considerata l'Italia?
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giovedì 15 aprile 2010
Quelli che ..... fanno
Eppure li votano e li acclamano; eppure ne fanno modelli da imitare perché sono veri campioni della libertà e dell'amore ..... poi ... già poi ... basta che il miglior tg italiano, Striscia la notizia (satirico si fa per dire dato che si sorridiamo ma amaro, molto amaro), accenda una telecamera e si metta in ascolto e il velo cade immediatamente e tutto ritorna alla triste quotidiana realtà: sono sempre gli stessi magari cambia il nome ed il volto ma sotto la maschera non cambiano, mai. D'altronde hanno fatto di tutto per farci ingoiare il loro modello "liberale" e hanno rispolverate categorie che negli anni '50 facevano furore per spaventare i "moderati" (quelli che .... erano negli anni settanta la "cosiddetta maggioranza silenziosa" che avallò tutto pur di mantenere i propri privilegi) e assicurarsene il voto e i favori; quelli che rendono lo Stato minimo, leggero, e inefficiente per fare spazio alle proprie clientele mentre ufficialmente affermano esattamente l'opposto perchè siamo tutti "perbene": a differenza degli americani che hanno fatto la stessa cosa però erano ideologicamente motivati dalla necessità di fare spazio alla ownership society da noi invece si fa spazio alla consorteria di turno e basta, senza ideologie. E mentre la parte, ancora, sana del paese si tira su le maniche per sopravvivere e ha ancora la forza di indignarsi per l'ignavia ideologica a fronte della protervia di paesucoli come l'Afghanistan o di portatori di voti da oltretevere che fanno gola alla casta al potere che si danna l'anima pur di restare dov'é e obbedire ai propri intimi programmi e obiettivi che si sono dati .... e mentre nella parte sana del paese (che non si sogna nemmeno di sperare di avere una giustizia sana ed efficiente e un fisco equo e pagato da tutti) c'é gente che a proprio rischio e pericolo in nome della solidarietà fa della propria vita un esempio da imitare e, perché no, invidiare ... le cicale continuano a vivere la propria inutile vita a spese altrui. Naturalmente all'estero non ne usciamo bene, ma le cicale fanno finta di nulla e danno la mossa di fare qualcosa solo per non perdere la faccia, internazionalmente parlando, definitivamente: pensate che perfino l'onu si è mossa......
FIRMIAMO L'APPELLO DI EMERGENCY
PARTECIPIAMO ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO!!
MENO CAMPI DA GOLF NEI PARCHI NATURALI E
PIU' SOLIDARIETA' E LAVORO PER TUTTI
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mercoledì 14 aprile 2010
La manfrina continua....
Qualcuno crede davvero che se al posto degli italiani ci fossero stati che so inglesi o francesi ci sarebbe stata tutta questa manfrina? Io ci scommetterei di no dato che anche a costo di circondare e bombardare il paese non avrebbero certo permesso che cittadini dei loro paesi fossero trattati nel modo in cui lo sono stati i nostri operatori in Afghanistan. Certo tutti i passi diplomatici vengono fatti nella maniera giusta; certo l'assistenza è data in tutti i modi: ma guarda caso proprio dobbiamo seguire le cosiddette regole della diplomazia con un paese il cui regime si regge sui contractors privati e sulle armi degli occidentali (spendiamo 2 milioni di euro al giorno per finanziare la missione italiana in quel paese) quindi non credo che un regime siffatto si possa permettere il lusso di fare storie per eliminare testimoni scomodi degli "effetti collaterali (sinonimo di civili uccisi per errore o imperizia)" delle operazioni congiunte occidentali/afghani per sconfiggere gli "straccioni (così definivano i talebani la propaganda dell'era bush e dei suoi accoliti in altri paesi)" terroristi: gli stessi che le hanno suonate (sempre con i nostri soldi) ai sovietici. In realtà sono propri gli occidentali, noi pure, che vedono con studiato distacco l'improvviso legalismo di un regime corrotto e debole: è pericoloso che osservatori non embedded in zona di guerra; ed è pericoloso che in occidente si sappia che quella guerra la stanno perdendo perché non hanno saputo conquistarsi il cuore della povera gente che da oltre 20 anni si trova in mezzo alle guerre, sia tribali che di altri paesi, e che non chiede altro che le promesse, ogni volta fatte, vengano mantenute: scuole, ospedali, sicurezza, lavoro, lotta alla droga ecc. e mi rendo conto che forse chiedono troppo e non hanno capito che hanno avuto la sfortuna di nascere nella parte del pianeta sbagliata in una zona che è crocevia di interessi economici e politici molto più grandi di loro e per i quali conta lo sfruttamento e il profitto e non, sicuramente, le loro vite e che diventano facili prede degli agit prop (fondamentalisti e non) i quali almeno gli assicurano di che sfamarsi: li si può condannare per questo? Io no di certo: non è un caso che negli ultimi anni iracheni (altra zona "liberata" da noi portatori di democrazia e libertà) e afghani sono al top dei movimenti immigratori verso occidente.
FIRMIAMO L'APPELLO DI EMERGENCY
SABATO PARTECIPIAMO ALLA SUA MANIFESTAZIONE DI ROMA
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martedì 13 aprile 2010
SOSTENIAMO EMERGENCY
Già alla fine ci sono quasi riusciti: i classici due piccioni con una fava hanno costretto la ONG a lasciare l'ospedale; hanno eliminato uno spettatore delle possibili atrocità che potrebbero essere commesse senza che se ne sappia nulla o quasi qui nel "democratico e liberale" Occidente e i due operatori, almeno per ora, sono "fermati (sequestrati)" dagli afghani; non si può chiedere nulla di meglio ora. Se si voleva una prova di come oggi i diritti "democratici e liberali" siano per i regimi occidentali solo un pro-forma ormai, ebbene eccola sotto gli occhi: naturalmente ammesso che riusciamo a toglierci dagli occhi le enormi bistecche che ci hanno incollato sopra. Da tempo questo blog, e altri, rileva il restringersi degli spazi democratici dovuti non solo alla volontà di onnipotenza che pervade le classi dirigenti nostrane e occidentali; e da altrettanto tempo si rileva che parole come solidarietà, libertà, democrazia e partecipazione hanno perso il significato originario per diventare altro, ossia caratterizzazioni (per non dire pallide imitazioni) malriuscite delle originali: che significa tutto ciò? Semplice: siamo in una società post-democratica; un terreno inesplorato ancora nei lati oscuri dove lo Stato non solo non protegge i cittadini dalla voracità del mercato liberista (di cui si fa garante e protettore) e non solo non protegge i propri cittadini che si espongono alla violenza altrui perchè fanno i volontari per una ong ma siamo anche in uno Stato dove per piaggeria verso l'imperatore di turno d'oltremare ci si imbarca in operazioni di guerra aperta da cui non ci si ricava nulla se non morti, soldi nostri spesi e tante belle parole con cui mettere in atto la più sovietica della disinformatija ai nostri danni.
SOSTENIAMO EMERGENCY E FIRMIAMO L'APPELLO
PARTECIPIAMO ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA DELLA ONG
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lunedì 12 aprile 2010
emergency: emerge un altra realtà
E' una bufala la news del terrorismo associato ad Emergency!! Detto ciò, però, non si può non notare l'attacco concentrico avvenuto (o forse è meglio dire "fuoco amico") proprio nel nostro paese sulla ong; basta leggere i lanci di agenzia per capire quanto veleno è stato riversato addosso ad essa e quanto livore, l-i-v-o-r-e e non amore sia chiaro, scorre nelle vene della società italiana. In Afghanistan stanno precipitosamente frenando rispetto alle prime ore; ma cosa c'è a Lashkar-gah? E cosa accade e cosa fanno quei "terroristi"? Ecco la trovate qui perchè ritengo che a parlare è sempre meglio che siano i numeri! Naturalmente le polemiche sono esplose sia nel nostro paese che altrove: il punto però rimane, ossia che tutto puzza di avvertimento alla ong a farsi gli affari suoi e a girarsi dall'altra parte senza denunciare le vittime che la forza di occupazione occidentale provocano nel, quasi, vano tentativo di eliminare i talebani (messi al potere dagli americani) dal paese: non ci riusciranno? Ci riusciranno? Non sta a me dirlo ma a quanto ho letto in rete la risposta sembra negativa per tutta una serie di motivi: non ultimo è quello che ora possono votare ma non hanno nulla in mano e le promesse fatte non sono state minimamente mantenute dagli stessi occidentali. In cosa sbaglia Emergency? Forse agli occhi di qualcuno da fastidio il fatto che sia terza rispetto alle parti e quindi si ponga come osservatrice e non parte in causa: e per un regime come quello afghano che si mantiene solo sulle nostre baionette non è ammissibile una tale situazione di libertà! Teniamo ben presente che lì non ci sono giornalisti indipendenti e che le sole notizie che qui arrivano sono quelle "ufficiali" e non da fonte indipendente: sappiamo tutti cosa ciò significhi, vero? Ora, ripeto, tutto può essere ma più passano le ore e più sento uno strano odore di fango (per non dire altro) che qualcuno sta mettendo nel ventilatore per sporcare per una delle poche cose che il nostro paese è stato capace di creare. Emergency ha lanciato un appello e indetto una manifestazione a Roma in appoggio ai tre operatori: questo blog aderisce e si schiera contro la disinformatija di regime contro la ong!
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giovedì 17 settembre 2009
Nasiriya, Kabul, la prossima?
E ci risiamo. Altri 6 nostri figli se ne sono andati per sempre nel Vietnam afghano. Soldati mandati lì come "peacekeeper" ufficiali ma in realtà come unità combattenti; la domanda è: per cosa e per chi? SIA CHIARO CHE NON CRITICO IN UN MOMENTO DI DOLORE PROFONDO PERCHE' SAREBBE SCIACALLAGGIO E IO NON APPARTENGO A QUELLA SPEME ma ritengo comunque di fare alcune considerazioni che, anche se suonano scontate, ritengo necessarie per capire e aiutare a capire cosa ci facciamo lì?
Innanzitutto realmente difendiamo "libertà e democrazia" in quel paese? Si sono appena tenute le elezioni e sono stati denunciati brogli (si parla di oltre un milione di voti non chiari) elettorali e alleanze "elettorali" con personaggi che in qualunque stato di diritto starebbe in galera e la chiave andrebbe buttata via. Quello che è comunemente chiamato il "Sindaco di Kabul" è poco più che un'immagine dato che i talebani hanno il controllo di oltre il 40% del territorio afghano e con oggi hanno dimostrato che possono colpire nella stessa capitale con una notevole efficacia militare: stanno dimostrando di potersi muovere liberamente e che costringono i soldati, afghani e occidentali, a rintanarsi nei blindati o nei villaggi e nelle città, ossia la stessa situazione strategica in cui si trovarono i sovietici (quando noi chiamavamo gli attuali terroristi "combattenti per la libertà" e Osama era un reclutatore finanziato dagli ocidentali).
Chi ha fatto il casino è stato Bush nella sua vanagloriosa "guerra infinita" al terrorismo in seguito all'attentato alle Torri gemelle (ci sarebbe da spiegare come mai c'erano per quel paese gli interessi della unocal nella costruzione di pipeline - fondamentali per la strategia politica ed economica nella regione dato che proprio quel paese è un crocevia importantissimo per le risorse e il controllo di esse in concorrenza con Russia e Cina - e per farlo più di un'osservatore ha detto che era questo il reale motivo dell'invasione dell'Afghanistan; l'idea era semplice: loro tiravano giù qualche dittatore e gli altri, noi i paesi satelliti degli USA, passano a rimettere insieme i cocci. Come ben si è visto non è andata così anzi la propaganda sul burqa (mai eliminato) e sulle altre amenità è stata tambureggiante e ha fatto da background all'invasione ma in realtà, a parte qualche opera pubblicitaria, poco si è fatto per la popolazione civile (che potrebbe essere l'unico vero alleato nella guerra) che è rimasta più o meno com'era prima e rischia di diventare un serbatoio di combattenti non contro i "terroristi" ma contro di noi che li abbiamo invasi: non c'è la saggezza che ci fu dopo la seconda guerra modiale dove i "vincitori" crearono un piano marshall per la ricostruzione e, soprattutto, lo misero in opera.
Affermiamo una volta per tutte che lì i nostri soldati sono dentro una guerra, abbandoniamo l'ipocrisia delle parole. E se sono dentro una guerra a che pro? Per difendere chi o cosa? E' solo una questione di "immagine" internazionale del nostro paese laddove la Costituzione italiana dice chiaramente che l'italia ripudia la guerra?
Nell'inchinarmi ai morti del'attentato di Kabul; nel rispetto del dolore delle famiglie colpite nei loro affetti più cari; non posso, proprio per i motivi suindicati, che auspicare il richiamo dei nostri soldati da quel pantano. O dobbiamo aspettare la prossima strage per ritornare a parlare di una guerra che non ci appartiene e a cui vi siamo costretti solo perchè dietro essa c'è il solito interscambio "negoziale" fra i potenti del pianeta nel perpetuare il proprio potere su esso?
Innanzitutto realmente difendiamo "libertà e democrazia" in quel paese? Si sono appena tenute le elezioni e sono stati denunciati brogli (si parla di oltre un milione di voti non chiari) elettorali e alleanze "elettorali" con personaggi che in qualunque stato di diritto starebbe in galera e la chiave andrebbe buttata via. Quello che è comunemente chiamato il "Sindaco di Kabul" è poco più che un'immagine dato che i talebani hanno il controllo di oltre il 40% del territorio afghano e con oggi hanno dimostrato che possono colpire nella stessa capitale con una notevole efficacia militare: stanno dimostrando di potersi muovere liberamente e che costringono i soldati, afghani e occidentali, a rintanarsi nei blindati o nei villaggi e nelle città, ossia la stessa situazione strategica in cui si trovarono i sovietici (quando noi chiamavamo gli attuali terroristi "combattenti per la libertà" e Osama era un reclutatore finanziato dagli ocidentali).
Chi ha fatto il casino è stato Bush nella sua vanagloriosa "guerra infinita" al terrorismo in seguito all'attentato alle Torri gemelle (ci sarebbe da spiegare come mai c'erano per quel paese gli interessi della unocal nella costruzione di pipeline - fondamentali per la strategia politica ed economica nella regione dato che proprio quel paese è un crocevia importantissimo per le risorse e il controllo di esse in concorrenza con Russia e Cina - e per farlo più di un'osservatore ha detto che era questo il reale motivo dell'invasione dell'Afghanistan; l'idea era semplice: loro tiravano giù qualche dittatore e gli altri, noi i paesi satelliti degli USA, passano a rimettere insieme i cocci. Come ben si è visto non è andata così anzi la propaganda sul burqa (mai eliminato) e sulle altre amenità è stata tambureggiante e ha fatto da background all'invasione ma in realtà, a parte qualche opera pubblicitaria, poco si è fatto per la popolazione civile (che potrebbe essere l'unico vero alleato nella guerra) che è rimasta più o meno com'era prima e rischia di diventare un serbatoio di combattenti non contro i "terroristi" ma contro di noi che li abbiamo invasi: non c'è la saggezza che ci fu dopo la seconda guerra modiale dove i "vincitori" crearono un piano marshall per la ricostruzione e, soprattutto, lo misero in opera.
Affermiamo una volta per tutte che lì i nostri soldati sono dentro una guerra, abbandoniamo l'ipocrisia delle parole. E se sono dentro una guerra a che pro? Per difendere chi o cosa? E' solo una questione di "immagine" internazionale del nostro paese laddove la Costituzione italiana dice chiaramente che l'italia ripudia la guerra?
Nell'inchinarmi ai morti del'attentato di Kabul; nel rispetto del dolore delle famiglie colpite nei loro affetti più cari; non posso, proprio per i motivi suindicati, che auspicare il richiamo dei nostri soldati da quel pantano. O dobbiamo aspettare la prossima strage per ritornare a parlare di una guerra che non ci appartiene e a cui vi siamo costretti solo perchè dietro essa c'è il solito interscambio "negoziale" fra i potenti del pianeta nel perpetuare il proprio potere su esso?
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domenica 23 agosto 2009
Elezioni afghane: esportata la democrazia!!
Sta avendo una triste fine l'elezione del "Sindaco di Kabul", alias capo del paese, dopo tutti i proclami sull'importanza di queste elezioni: ormai si rischia una guerra etnica oltre che civile, ossia tagiki contro pashtun. Noi esportatori di democrazia non ci stiamo facendo una bella figura anzi rischiamo di ritrovarci in mezzo a tre fuochi: queelo talebano (ex combattente della libertà al tempo dei sovietici); quello tagiko che ha denunciato brogli a gò gò (c'è anche un filmato della BBC che ha dimostrato come fosse facile procurarsi documenti per farsi votare); quello "ufficiale" di Karzai (definito appunto Sindaco e sostenuto dalle nostre baionette) che in barba ai principi con i quali abbiamo invaso quel paese ha, poco prima delle stesse elezioni, approvato una legge liberticida delle libertà delle donne: per non dire del burqa che tranquillamente viene ancora indossato dalla maggioranza delle donne, mi chiedo dove sono gli "esportatori" di democrazia e come la pensano in proposito. Ci sono troppe analogie con l'Iraq e il Vietnam per non concludere che in realtà si vuole un'immagine "locale" per giustificare propri errori e ambizioni dietro un rito che non è proprio di quelle genti che nemmno gli inglesi, ai tempi d'oro dell'imperialismo versione 1.0, riuscirono a piegare......... mi sa che se non tiriamo fuori i nostri ragazzi da lì il rischio sarà enorme e il numeroi degli attacchi salirà esponenzialmente (per non dire nulla dei morti e dei feriti) e mi sa che se non prendiamo atto della nostra estraneità in quello scacchiere rischiamo di ritrovarci non solo con il cerino acceso a che ci si brucino dita e mani: e proprio da coloro che abbiamo messo al potere, in patica una irakizzazione del paese dove tutti sono in guerra con tutti e al centro ci sono gli occidentali che fanno da bersaglio!! Prima si uscirà dalla dottrina teo/neo-cons (erroneamente detta dottrina bush e che prevedeva che loro strapazzavano, in quanto saremmo dovuti essere nel secolo americano, un paese e poi gli, noi, altri sarebbero passati a fare il lavoro di rimettere insieme i cocci) prima si potrà lavorare a rendere stò pianeta un posto abitabile.
giovedì 2 aprile 2009
L'Afghanistan bandiera della libertà? Nessuno se n'è accorto.
Ricordate la prosopopea che precedette l'invasione dell'Afghanistan da parte dei "liberatori e portatori (sulle armi) di democrazia libertà e bla bla" dicendo? Ricordate come dopo ci tenessero, anche con filmati che sapevano di propaganda e di stantio, a far vedere come siamo buoni (noi) e cattivi gli altri? E che dire del "mitico" burqa (che avrebbero dovuto bruciare nelle piazze come fecero le donne occidentali con i reggiseni ai tempi, altrettanto "mitici" e lontani, della contestazione e del movimento femminista)? Un pò alla volta, come già era accaduto per i russi, anche le nostre truppe stanno assumendo sempre di più un ruolo combattente, in stile invasore, da esercito occupante che semplici portatori di civiltà. In realtà le stanno prendendo (esattamente come le hanno prese gli inglesi che non riuscirono a superare il Kyber pass e i russi) e di santa ragione pure: ciò comporta che pure i loro fantaccini comincino a pensare seriamente a come salvarsi le sante, loro, kiappe di fronte a quelli che, furono, e sono i reali vincitori, ossia i talebani (creature non tanto dei cattivacci di Al Qaeda ma dei servizi segreti pakistani e americani e da loro finanziati e addestrati a suo tempo e che ora gli si sono rivoltati contro, che ingrati!!). Essi controllano amplissime zone de paese e sono infiltrati ovunque; sono il reale punto di riferimento di chi comincia a sentirsi stringere intorno al collo il cappio dell'esercito occupante da un lato e dei sodali filo occidentali (corrotti per giunta) dall'altro: anche perchè dei tanti soldi promessi ben poco è arrivato ai cittadini di quel disgraziato paese e ancora meno è stato fatto in strutture e infrastrutture necessarie per assicurarsi l'appoggio degli afghani. Insomma in tale casino non meraviglia, sempre nell'ottica del salvarsi le kiappe, che il Sindaco di Kabul (formalmente Capo di Stato e più o meno ex consulente, o simil tale, di una multinazionale americana che tratta di pipeline per gas e petrolio, dice nulla?) abbia emanato una legge dove viene legalizzato lo stupro del marito sulla moglie (detto amaramente come semplice constatazione di una realtà che non mi piace nemmeno avvenisse per il mio peggior nemico) e non capisco quale sia lo scandalo. Dov'è il problema? Come noi possiamo criticare l'esecrabilissima e schifosa legge approvata in Afghanistan (CHE SIA CHIARO IO CONDANNO SENZA SE E SENZA MA), da un certo punto di vista e da un pò di tempo, se da noi ne facciamo una che ci toglie il principio di autodeterminazione in materia di fine vita? E come non ricordare i decenni passati dal 1948 a oggi che si sono persi per eliminare il delitto d'onore e approvare una legge antiviolenza sulle donne perchè c'erano "resistenze"? E cosa dire della libertà di scelta della donna in maneria d'aborto? E della legge blocca ricerca sulle staminali, diagnosi preimpianto e fecondazione artificiale? E fino al 1948 anno in cui ci fu il suffragio universale aperto alle donne che prima gli era negato? .... E meno male che che c'è la Corte Costituzionale, ultimo baluardo della libertà del cittadino italiano, che ha dichiarato la legge medievale sulla fecondazione assistita e diagnosi preimpianto ecc. parzialmente incostituzionale sia perchè il limite dei tre embrioni è limitativo sia perchè non c'era, nella legge, un quadro di tutela della salute delle donne: è sempre troppo poco ma qualcuno che non abbassa la testa c'è ancora.
lunedì 15 dicembre 2008
il miglior finale per il mandato di Bush
http://it.youtube.com/watch?v=RN7OqGoCp4U
Nel mondo arabo il lancio delal scarpa è il peggior insulto che si possa fare e il Nostro Bush ne ha scansate addirittura due lanciate da un giornalista sunnita irakeno. Addio nel segno della malinconia il suo ma non del mea culpa esplicito, il periodo della presidenza Bush è stato "horribilis" per il pianeta grazie a lui. Un'avventurismo che ha segnato non solo i rapporti fra gli USA e il mondo islamico ma anche con i cosiddetti alleati che sono stati spesso recalcitranti, se non restii, a mettersi in coda e a seguire le follie dell'imperatore che ha spinto il suo paese sull'orlo del fallimento per consentire alle lobby che lo sostenevano di arricchirsi oscenamente. Negli anni d'oro del welfare americano i poveri erano una stretta (quasi congiunturale si potrebbe dire) minoranza poi con il liberismo il divario è via via aumentato fino a tendere la corda della società fino all'estremo limite: oggi si può tranquillamente affermare che gli USA sono tornati ad un periodo pre-depressione (primo ventennio del 1900), dimostrando (se fosse ancora necessario) come la ricetta liberista sia un fallimento e un "velo" per le classi che "contano" al loro arricchimento ai danni della intera collettività: e quando essa non basta c'è un mondo intero da spremere e a cui rapinare le risorse. Diversi autori lo hanno denunciato: Rifkin e Klein, (per fare un'esempio in primis), mettono a nudo la funzione Bancomat dello Stato e per spiegarla brutalmente la privatizzazione dei profitti e la socializzazione dei costi. Anche nel nostro paese, grazie alla sinistra degli anni 90, abbiamo avuto lo shock liberista e ora se ne vedono i risultati. Ma sia da noi che negli USA (come nel resto del pianeta) di cambiamenti di rotta se ne vedono pochi, anzi nessuno. Addirittura vengono arrestati manager e sodali che rubacchiano il poco che è rimasto finendo di fare tabula rasa delle speranze dei loro concittadini. Da noi lanciare le scarpe non usa (anche perchè costano) però forse dovremmo guardare tutti il film di Eduardo, l'oro di napoli nell'episodio dove lo stesso insegnava a fare il pernacchio ai popolani di un quartiere che erano vessati dal nobilastro di turno che pretendeva, quando usciva con la macchina, che tutto e tutti si dovessero scansare
http://it.youtube.com/watch?v=gkrnK0igAP0
Nel mondo arabo il lancio delal scarpa è il peggior insulto che si possa fare e il Nostro Bush ne ha scansate addirittura due lanciate da un giornalista sunnita irakeno. Addio nel segno della malinconia il suo ma non del mea culpa esplicito, il periodo della presidenza Bush è stato "horribilis" per il pianeta grazie a lui. Un'avventurismo che ha segnato non solo i rapporti fra gli USA e il mondo islamico ma anche con i cosiddetti alleati che sono stati spesso recalcitranti, se non restii, a mettersi in coda e a seguire le follie dell'imperatore che ha spinto il suo paese sull'orlo del fallimento per consentire alle lobby che lo sostenevano di arricchirsi oscenamente. Negli anni d'oro del welfare americano i poveri erano una stretta (quasi congiunturale si potrebbe dire) minoranza poi con il liberismo il divario è via via aumentato fino a tendere la corda della società fino all'estremo limite: oggi si può tranquillamente affermare che gli USA sono tornati ad un periodo pre-depressione (primo ventennio del 1900), dimostrando (se fosse ancora necessario) come la ricetta liberista sia un fallimento e un "velo" per le classi che "contano" al loro arricchimento ai danni della intera collettività: e quando essa non basta c'è un mondo intero da spremere e a cui rapinare le risorse. Diversi autori lo hanno denunciato: Rifkin e Klein, (per fare un'esempio in primis), mettono a nudo la funzione Bancomat dello Stato e per spiegarla brutalmente la privatizzazione dei profitti e la socializzazione dei costi. Anche nel nostro paese, grazie alla sinistra degli anni 90, abbiamo avuto lo shock liberista e ora se ne vedono i risultati. Ma sia da noi che negli USA (come nel resto del pianeta) di cambiamenti di rotta se ne vedono pochi, anzi nessuno. Addirittura vengono arrestati manager e sodali che rubacchiano il poco che è rimasto finendo di fare tabula rasa delle speranze dei loro concittadini. Da noi lanciare le scarpe non usa (anche perchè costano) però forse dovremmo guardare tutti il film di Eduardo, l'oro di napoli nell'episodio dove lo stesso insegnava a fare il pernacchio ai popolani di un quartiere che erano vessati dal nobilastro di turno che pretendeva, quando usciva con la macchina, che tutto e tutti si dovessero scansare
http://it.youtube.com/watch?v=gkrnK0igAP0
domenica 19 ottobre 2008
E dopo l'Iraq..... si perde anche l'Afghanistan
Ormai è una rotta: i talebani vincono e anche a manbassa. A parte la mancanza di un governo che si è ridotto solo alla capitale (non per niente si parla del capo di stato come Sindaco di Kabul), le forze degli ex volenterosi ormai riescono solo a controlalre le immediate vicinanza delle zone d'influenza e, come i russi, solo dall'alto riescono a colpire i resistenti afghani massacrando più civili che cosiddetti terroristi inimicandosi ancora di più la popolazione civile e inerme: si è sbagliato tutto come in Iraq anche qui. Si è pensato a proteggere e garantire gli interessi occidentali o per meglio dire: solo gli interessi americani e dei confratelli con particolare riguardo al petrolio irakeno e alle pipeline di gas e petrolio che arrivano all'asia centrale e di cui è vitale il controllo, soprattutto ora che la Cina è una potenza acclarata e riconosciuta e l'orso russo si è risvegliato e reclama quanto levatogli. Il tutto senza fare nulla o quasi per le popolazioni locali: ad esempio le donne afghane continuano tranquillamente a camminare con il burqa, come mai? la ventata di democrazia è già passata? Mah..... quello che è certo è che nella migliore dottrina imperiale laddove gli americani fanno casino tocca ai confratelli passare a ripulire i danni e a prendere cenciate a destra e a manca: si badini bene che "quelle" cenciate sono a suon di attentati e kamikaze, non bruscolini e innocui cortei di protesta..............
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sabato 15 marzo 2008
Gli USA, il Tibet, la Cina
E' di qualche giorno fa la notizia che il paese venerato dai nostrani liberali come quello dove vigono i principi democratici ed è considerato il campione dell'Occidente, gli USA, hanno depennato la Cina dalla blacklist per la violazione dei diritti umani proprio mentre scoppiavano gli incidenti e le proteste in India ad opera dei tibetani esuli che cercavano di far sentire la propria voce ora che i riflettori sono puntati sul drago cinese in seguito alle Olimpiadi. E' singolare che si sia così benevoli con questo paese mentre non si è usato lo stesso metro con l'Iraq; trovo altrettanto singolare che ragioni di ordine strategico ed economico contino di più delle ragioni di un popolo che vede negate le proprie ragioni in nome della realpolitik bushiana che bada ai propri affari e interessi più che a diritti e libertà che invece hanno richiamato e fatto valere nei confronti del paese mediorientale e ora vengono scagliati come pietre contro l'Iran (e si noti come i media internazionali si siano subito allineati dandoci informazioni capillari sulle vicende di questo paese, fra l'altro uno dei maggiori esportatori di petrolio, preparandoci ad assistere ad una altra guerra in preparazione) e altri stati cosiddetti canaglia: insomma una bella politica dei due forni dove sei forte con il debole e debole con chi ti tiene per "i gioielli di famiglia" come fanno i cinesi che infatti hanno nelle loro mani buona parte del debito americano e se vogliono potrebbero far letteralmente fallire l'intero paese nel giro di qualche settimana. Bush prima di levarsi di torno sta lasciando una pesante eredità al suo successore: un paese in crisi profonda che è tenuto su con gli stuzzicadenti e a spese dei suoi cosiddetti alleati; una crisi economica simile a quella del '29; un regime che ha solo un parvenza di democrazia come la si intende di solito e ha molto invece della dittatura demagogica; un impero che cade a pezzi ma che non si decide a finire e che fa pagare agli altri i propri debiti così come fa ricadere sugli altri le proprie scelte di politica interna ed internazionale. Infatti anche da noi i cosiddetti futuri vincitori delle prossime elezioni (il PdL mentre il PD per ora nicchia ma si allineerà poi sempre nell'ottica del siamo tutti americani) già fanno capire nemmeno velatamente che una volta al Governo continueranno la politica estera laddove l'avevano lasciata (via dal libano e ritono in Iraq poetnziando anche la presenza in Afghanistan) quando vinse il cosiddetto centro(sinistra?) con tutto quello che ne consegue in tema di maggiore pericolosità per i possibili attentati sul nostro territorio e minori risorse da dedicare alla crisi che attanaglia anche noi ma con la segreta speranza (oltre a quella di non deludere l'amico americano facendogli da servo fedele) di partecipare al banchetto spartitorio delle risorse altrui come è in parte avvenuto in Iraq.........................
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