sabato 15 marzo 2008

Gli USA, il Tibet, la Cina

E' di qualche giorno fa la notizia che il paese venerato dai nostrani liberali come quello dove vigono i principi democratici ed è considerato il campione dell'Occidente, gli USA, hanno depennato la Cina dalla blacklist per la violazione dei diritti umani proprio mentre scoppiavano gli incidenti e le proteste in India ad opera dei tibetani esuli che cercavano di far sentire la propria voce ora che i riflettori sono puntati sul drago cinese in seguito alle Olimpiadi. E' singolare che si sia così benevoli con questo paese mentre non si è usato lo stesso metro con l'Iraq; trovo altrettanto singolare che ragioni di ordine strategico ed economico contino di più delle ragioni di un popolo che vede negate le proprie ragioni in nome della realpolitik bushiana che bada ai propri affari e interessi più che a diritti e libertà che invece hanno richiamato e fatto valere nei confronti del paese mediorientale e ora vengono scagliati come pietre contro l'Iran (e si noti come i media internazionali si siano subito allineati dandoci informazioni capillari sulle vicende di questo paese, fra l'altro uno dei maggiori esportatori di petrolio, preparandoci ad assistere ad una altra guerra in preparazione) e altri stati cosiddetti canaglia: insomma una bella politica dei due forni dove sei forte con il debole e debole con chi ti tiene per "i gioielli di famiglia" come fanno i cinesi che infatti hanno nelle loro mani buona parte del debito americano e se vogliono potrebbero far letteralmente fallire l'intero paese nel giro di qualche settimana. Bush prima di levarsi di torno sta lasciando una pesante eredità al suo successore: un paese in crisi profonda che è tenuto su con gli stuzzicadenti e a spese dei suoi cosiddetti alleati; una crisi economica simile a quella del '29; un regime che ha solo un parvenza di democrazia come la si intende di solito e ha molto invece della dittatura demagogica; un impero che cade a pezzi ma che non si decide a finire e che fa pagare agli altri i propri debiti così come fa ricadere sugli altri le proprie scelte di politica interna ed internazionale. Infatti anche da noi i cosiddetti futuri vincitori delle prossime elezioni (il PdL mentre il PD per ora nicchia ma si allineerà poi sempre nell'ottica del siamo tutti americani) già fanno capire nemmeno velatamente che una volta al Governo continueranno la politica estera laddove l'avevano lasciata (via dal libano e ritono in Iraq poetnziando anche la presenza in Afghanistan) quando vinse il cosiddetto centro(sinistra?) con tutto quello che ne consegue in tema di maggiore pericolosità per i possibili attentati sul nostro territorio e minori risorse da dedicare alla crisi che attanaglia anche noi ma con la segreta speranza (oltre a quella di non deludere l'amico americano facendogli da servo fedele) di partecipare al banchetto spartitorio delle risorse altrui come è in parte avvenuto in Iraq.........................
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