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lunedì 22 maggio 2017

Va rispettata la legge, non i “valori” (Massimo Fini)

La sentenza della Cassazione che obbliga lo straniero che vive in Italia a conformarsi ai nostri valori (e implicitamente a quelli occidentali) è aberrante, inquietante, pericolosa. Lo straniero che vive in Italia ha il solo obbligo, come tutti, di rispettare le leggi dello Stato italiano. Punto. Il sikh che girava con un coltello kirpan, sacro nella sua cultura, doveva essere condannato perché in Italia è vietato andare in giro armati. Se si accettasse il principio enunciato dalla Cassazione un italiano che vive in un Paese islamico dovrebbe, in conformità alla cultura di quel Paese, farsi musulmano.
La sentenza della Cassazione è incostituzionale perché viola l’articolo 3 della nostra Carta: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La questione non riguarda semplicemente le differenze religiose, punto su cui si sono soffermati quasi tutti, ma è molto più ampia: riguarda l’identità culturale, religiosa e non religiosa. La Cassazione afferma: “La società multietnica è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali confliggenti a seconda delle etnie che la compongono”. Non so dove la Cassazione sia andata a scovare un principio di questo genere, inaudito nel senso letterale di mai udito fino a oggi. Lo straniero che vive in Italia non ha l’obbligo di conformarsi alle nostre tradizioni, ha il sacrosanto diritto di conservare le sue, sempre che, naturalmente, non siano in contrasto con le nostre leggi. Al limite lo straniero non ha nemmeno l’obbligo di imparare la nostra lingua, sarebbe più intelligente se lo facesse ma non ne è obbligato. La questione della sicurezza, importante ma che non ha nessuna rilevanza se lo straniero rispetta le leggi del nostro Stato (il burqa va vietato non perché è un simbolo religioso ma perché copre l’intero viso e le nostre leggi prevedono che si debba andare in giro a volto scoperto), sta facendo dell’“arcipelago culturale” occidentale un sistema totalitario che non tollera le diversità culturali sia all’esterno (vedi le aggressioni armate ad altri Paesi, dalla Serbia alla Libia) sia al proprio interno. Stiamo di fatto calpestando proprio quei valori, democrazia in testa, cui diciamo di appartenere e ai quali vorremmo costringere qualsiasi “altro da noi”. Alla povera gente che migra nel nostro Paese e negli altri Stati europei, a causa molto spesso delle nostre prevaricazioni economiche e armate che abbiamo fatto nei loro, vorremmo togliere, alla fine, anche l’anima. Spostando il discorso mi piacerebbe sapere quali sono i nostri valori. A parte quello di una democrazia che in realtà non è tale, perché non appartiene ai cittadini ma è nel pieno possesso di oligarchie, nazionali e internazionali, non vedo in Occidente un altro valore che non sia l’adorazione del Dio Quattrino e la supina subordinazione alle leggi del mercato. Siamo molto gelosi della nostra identità, più che altro a parole perché un’identità non l’abbiamo più, ma non tolleriamo quella altrui.
Io sono libero di essere sikh, sono libero di essere indù, sono libero di essere musulmano, sono libero, se abito in un Paese di cultura diversa, di essere laico. Dell’Illuminismo abbiamo conservato e sviluppato il peggio, ma abbiamo dimenticato il meglio che sta nella famosa frase di Voltaire: non sono d’accordo con le tue idee ma difenderò il tuo diritto a esprimerle fino alla morte.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 18/05/2017.
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HA RAGIONE!!

mercoledì 22 febbraio 2017

Una democrazia ridotta a bocciofila (Massimo Fini)

De hoc satis dicevano i latini nella loro lingua ellittica, insuperabile nella sintesi. Letteralmente: “Di questo abbastanza”. Che può essere tradotto senza forzature in “di questo ne abbiamo pieni i coglioni”. Di quale hoc abbiamo pieni i coglioni? In prima battuta dei nostri quotidiani (dei settimanali cosiddetti politici non vale nemmeno la pena parlare, solo l’Espresso, nella sua spocchia radical chic, crede ancora di esistere) che ogni giorno ci ammanniscono dalle sei alle otto pagine sui fatti interni dei partiti, queste associazioni private, queste bocciofile, i cui ruminamenti non dovrebbero avere alcun interesse né rilevanza pubblica (a meno che, naturalmente, non riguardino fatti penali).
Prendiamo per esempio, a caso, qualche titolo del Corriere di un giorno qualsiasi, o di più giorni, e come partito, in particolare, il Pd. Ma il discorso vale per qualsiasi giornale e, a seconda delle evenienze, per qualsiasi partito. “Congresso Pd, rischio scissione”; “Un partito che si aggroviglia”; “Sfida a D’Alema (senza dirlo)”; “Pd, sì al congresso tra le tensioni”; “Il leader: li seppelliremo con le loro regole. In bilico le urne a giugno”; “Il ‘nemico numero uno’ seduto muto in platea. E Matteo lo provoca (senza mai nominarlo)”; “Il rebus urne. I tre partiti dem”; “Una velocità che strappa l’unità del Nazareno”. Questo il Corriere del 14 febbraio. Dopo è stato un crescendo fino all’apogeo di questi giorni in cui pare (nel momento in cui scrivo nulla è ancora certo) si scinda. Lotte interne al coltello, retroscena, incontri segreti, notizie dettagliate su che cosa hanno mangiato nei loro pourparler o su quali cessi d’oro si sono seduti. Che possono interessare queste cose a una persona normalmente sana di mente? Non c’è da stupirsi se le vendite dei giornali si sono ridotte al lumicino (nostalgia dei tempi in cui il Corriere dedicava solo due colonne, firmate da Luigi Bianchi, ai retroscena della politica; nostalgia delle tribune politiche dirette da Jader Jacobelli che, nonostante il suo aspetto da gallinaceo, era un uomo molto colto).
Ma i giornali hanno altre responsabilità verso se stessi e la collettività. Prima si sono autocannibalizzati dedicando quasi altrettante pagine ai quibusdam che sfilano ogni giorno nelle Tv generaliste, facendo diventare personaggi e opinion maker degli individui che, volendo essere leggeri, sono braccia sottratte all’agricoltura o ai lavori domestici.
Sono costoro che orientano la collettività, che dettano le mode, che impongono i costumi. Non i giornali, che come se ancora non bastasse si sono ulteriormente autocannibalizzati dando un rilievo enorme a quanto accade sui social network dove la prevalenza del cretino, che in linea di massima si esprime in forma anonima dando libero sfogo ai suoi peggiori e bestiali istinti – una sorta di jihadista vigliacco – o più semplicemente alla sua idiozia, è assicurata.
Ma in fondo giornali, Tv, social non sono che delle sovrastrutture, degli epifenomeni. Il vero nocciolo duro della disgregazione italiana, politica, culturale, etica, sono i partiti, queste bocciofile intrinsecamente mafiose e spesso criminalmente mafiose.
I grandi teorici della democrazia liberale, da Stuart Mill a John Locke, non prevedevano la presenza dei partiti. E come nota Max Weber fino al 1920 nessuna Costituzione liberaldemocratica li nominava. E anche la nostra Costituzione, che pur nasce dal CLN, cioè dall’alleanza di tutte le formazioni antifasciste, dai comunisti ai monarchici, cita i partiti in un solo articolo, il 49, che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. È un diritto, non un obbligo. Partendo da quest’unico articolo i partiti hanno occupato anche gli altri 138. Contro questo pericolo, vale a dire la partitocrazia, avevano tuonato già nel 1960 il grande giurista Giuseppe Maranini e persino lo stesso presidente del Senato Cesare Merzagora, un galantuomo indipendente. Io mi onoro di aver dato battaglia, in solitaire come giornalista (sul versante politico c’erano i radicali di Panella) alla partitocrazia più o meno dagli inizi degli anni Ottanta.
Ma è stato tutto inutile. La degenerazione partitocratica, come un tumore maligno, è andata progressivamente enfiandosi producendo metastasi in ogni settore della vita pubblica e privata. Oggi siamo arrivati al punto che è l’Assemblea della bocciofila Pd a determinare la data del momento più sacrale della democrazia: le elezioni. De hoc satis.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 21/02/2017.

lunedì 25 giugno 2012

lettera dal fronte....

Dell'invasione dell'Afghanistan si é detto e scritto di tutto ... e di più. Ma leggendo il libro di Massimo Fini "la guerra democratica" (edizioni chiarelettere) ho trovato questa lettera, citata dall'Autore, dell'alpino Matteo Miotto, pagina 250 e segg., che ha scritto dopo la morte di 4 suoi commilitoni (a sua volta, purtroppo é morto). Questa lettera mi ha colpito, così come ha colpito l'Autore, perché esprime cose che sono, ancora oggi, lontanissime dalla retorica ufficiale fatta dai partiti e dalle istituzioni, ma sono VERE e sono un implicito riconoscimento proprio di quei valori comuni di un popolo che lì chiamiamo "terrorismo" e qui si chiama e chiamava lotta di liberazione..... dov'é la differenza? E cos'ha di particolare questa lettera? Bé vi faccio leggere:




" Questi popoli hanno saputo conservare le proprie radici, dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case, invano. L'essenza del popolo afghano é viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora capisci che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi"



..... é così che si perdono non solo le guerre, perché quella afghana questo é, ma anche la propria anima perché quello che noi facciamo é una guerra tecnologica, asettica, mediatica: quella che loro ci fanno é invece la classica guerriglia, altro non possono fare, che sacrifica uomini su uomini pur di rimandare a casa gli invasori. Gli afghani, secondo qualche storico sono gli eredi dell'esercito di alessandro che si spinse fino ai confini dell'india, sono guerrieri veri: hanno combattuto e battuto l'impero inglese, i sovietici e ora .... noi. Alla fine vinceranno loro: solo che l'eredità che gli lasciamo é peggiore degli altri: non solo perché abbiamo corrotto, con i soldi e la corruzione, i loro costumi ma soiprattutto perché per poter ristabilire un equilibrio sociale c'é l'enorme rischio di un altro bagno di sangue nella guerra civile che sicuramente scoppierà quando l'ultimo soldato occidentale, e pure l'ultimo contractor privato (c'è differenza in quella situazione?), se ne sarà andato: passeranno anni prima di poter tornare, una volta finito tutto, a una sorta di normalità, qualunque essa sia perché quando sarà raggiunta c'é sempre il dover ricostruire non solo tutto quello che abbiamo distrutto ma anche il tessuto sociale, culturale ecc. perché quel popolo (composto da clan, etnie, ecc. che non vanno sempre d'accordo fra loro) che abbiamo catapultato nel XXI secolo .. non ce lo ha chiesto anzi glielo abbiamo imposto noi in nome di una retorica "liberaldemocratica" del tutto anacronistica in quel quadro: il massimo della modernità lo raggiunsero prima del colpo di stato sovietico con un regime monarchico che aveva saputo sapientemente coniugare medioevo e '900 ma nulla di più; fra l'altro nemmeno sentivano l'esigenza di farlo. Noi no, dovevamo "modernizzarli" e democratizzarli a loro insaputa mentre in realtà li abbiamo solo: bombardati, uccisi, dopati di oppio, impoveriti e, dulcis in fundo, inurbanizzati creando un esercito di straccioni che vive ai limiti dei compound occidentali, ben poco protetti peraltro, della loro elemosina e poco più.... attenzione quello é un popolo orgoglioso, molto orgoglioso, e di guerrieri feroci e crudeli che hanno come primo riferimento quella idea della vendetta a tutti i costi che ha reso difficilissimo qualunque dialogo, grazie ai nostri eccidi, anzi lo ha fatto fallire: sarei dell'idea che prima che ci prendano a calci nel sedere, come hanno fatto con inglesi e sovietici, sarebbe il caso di andarcene con le nostre gambe e non, come sempre più frequentemente accade, in una bara......... non é la "nostra" guerra e nemmeno sono minacciati i nostri confini e, come dissi allora quando ne parlai, che ci stiamo a fare lì? Forse per difendere gli interessi della multinazionale che di lì ha fatto passare un pipeline? Tutto qui? Troppo poco ..... dalla storia non abbiamo imparato nulla: oggi é morto un altro italiano, quanti ancora?

giovedì 22 aprile 2010

Meno male che Gianfranco c'é!!

Azz, che scontro: questa è (con la p maiuscola) Politica, come non se ne vedeva da anni; da un lato la vecchia politica che si basa sull'effetto annuncio e sulla immagine di sé che si specchia e si autocompiace di quanto sia "ganzo" e di quale seguito abbia accontentando tutto e tutti, naturalmente per primi vengono i simili e gli assimilati poi i creduli e infine coloro che credono agli sciamani televisivi come fosse religione; dall'altro chi ragiona di politica, e lo dice "paro paro", e di temi, che sono affrontati a livello di partito popolare europeo in maniera serissima (tranne che da noi), e che non si può parlare solo di "certe" cose per nasconderne altre quando creano difficoltà (la Sicilia, per esempio, o la crisi che falcidia posti di lavoro - che non esiste - o persone che muoiono sul luogo di lavoro - le morti bianche - o che si ammazzano, sempre in seguito alla crisi, e queste son cose di cui non si parla .... semplicemente NON esistono); la testa (laica e razionale) che va contro la pancia (che va con i sondaggi e con il sentito comune che spesso però è indotto da pesanti campagne stampa che ingenerano paura e odio verso il "diverso") e una volta tanto, a mio parere, la testa prevale contro questi mal di pancia e lo fa davanti alle telecamere: che tutti vedano chi votano o pensano di votare. Mai visto nella destra nazional-populista uno scontro del genere: abituati al monolitismo del Capo e al centralismo in salsa destroide (avevamo conosciuto quello democratico del PCI, ora c'é questo) dove la maggioranza, il Capo, discute e decide (con chi?) e poi la minoranza (fino a oggi negata e da oggi mal sopportata) si adegua: che idea di democrazia rappresenta? Quella padronale naturalmente ossia di chi è abituato a starnutire senza doversi preoccupare di prendere il fazzoletto dalla sua tasca .... Non era previsto che ci potesse essere dissenso all'interno del "partito (all'estero immagino le perplessità che ancora una volta solleviamo)" e un pò perché l'immagine vincente non prevede dubbi insorgenti nel proprio esercito che finora era allineato e coperto sulle posizioni "ufficiali" e il monolitismo ancor meno prevede che sorga un altro re sole che oscuri il re sole originario: non siamo in URSS, però..... Il Presidente Fini ha parlato da politico e ha portato sul tavolo quegli argomenti che chiunque avrebbe portato se avesse presente il polso della situazione: cose che in un paese normale non farebbero nemmeno notizia e ha lamentato come gli attacchi ricevuti siano stati strumentali: in rete poi la scontro è ancora peggiore durissimo e fa prevedere tempi duri per tutti coloro che sperano che finalmente qualcuno prenda in mano la situazione e si metta a fare politica. Dal lato opposto invece si è preferito rispondere rilanciando in termini vaghi e con l'invito a lasciare l'incarico istituzionale (ben sapendo che una volta mollata la poltrona è facile favorirne la dipartita dal partito) e negando che ci si é appiattiti sul leghismo (il patto d'acciaio in stile XXI secolo) facendogliele passare (leggi e provvedimenti sia a livello locale che nazionale) tutte pur di far approvare le "riforme" pressanti che, veramente, gli interessano e il leghismo che giustamente fa i suoi interessi e di quelli che li votano. E' nata la minoranza nel PdL? Di sicuro è nata una stella, la minoranza si vedrà......
p.s.
molti link sottolineati sono video e vi suggerisco di ascoltarli!!

Meno male che Gianfranco c'é!!

Azz, che scontro: questa è (con la p maiuscola) Politica, come non se ne vedeva da anni; da un lato la vecchia politica che si basa sull'effetto annuncio e sulla immagine di sé che si specchia e si autocompiace di quanto sia "ganzo" e di quale seguito abbia accontentando tutto e tutti, naturalmente per primi vengono i simili e gli assimilati poi i creduli e infine coloro che credono agli sciamani televisivi come fosse religione; dall'altro chi ragiona di politica, e lo dice "paro paro", e di temi, che sono affrontati a livello di partito popolare europeo in maniera serissima (tranne che da noi), e che non si può parlare solo di "certe" cose per nasconderne altre quando creano difficoltà (la Sicilia, per esempio, o la crisi che falcidia posti di lavoro - che non esiste - o persone che muoiono sul luogo di lavoro - le morti bianche - o che si ammazzano, sempre in seguito alla crisi, e queste son cose di cui non si parla .... semplicemente NON esistono); la testa (laica e razionale) che va contro la pancia (che va con i sondaggi e con il sentito comune che spesso però è indotto da pesanti campagne stampa che ingenerano paura e odio verso il "diverso") e una volta tanto, a mio parere, la testa prevale contro questi mal di pancia e lo fa davanti alle telecamere: che tutti vedano chi votano o pensano di votare. Mai visto nella destra nazional-populista uno scontro del genere: abituati al monolitismo del Capo e al centralismo in salsa destroide (avevamo conosciuto quello democratico del PCI, ora c'é questo) dove la maggioranza, il Capo, discute e decide (con chi?) e poi la minoranza (fino a oggi negata e da oggi mal sopportata) si adegua: che idea di democrazia rappresenta? Quella padronale naturalmente ossia di chi è abituato a starnutire senza doversi preoccupare di prendere il fazzoletto dalla sua tasca .... Non era previsto che ci potesse essere dissenso all'interno del "partito (all'estero immagino le perplessità che ancora una volta solleviamo)" e un pò perché l'immagine vincente non prevede dubbi insorgenti nel proprio esercito che finora era allineato e coperto sulle posizioni "ufficiali" e il monolitismo ancor meno prevede che sorga un altro re sole che oscuri il re sole originario: non siamo in URSS, però..... Il Presidente Fini ha parlato da politico e ha portato sul tavolo quegli argomenti che chiunque avrebbe portato se avesse presente il polso della situazione: cose che in un paese normale non farebbero nemmeno notizia e ha lamentato come gli attacchi ricevuti siano stati strumentali: in rete poi la scontro è ancora peggiore durissimo e fa prevedere tempi duri per tutti coloro che sperano che finalmente qualcuno prenda in mano la situazione e si metta a fare politica. Dal lato opposto invece si è preferito rispondere rilanciando in termini vaghi e con l'invito a lasciare l'incarico istituzionale (ben sapendo che una volta mollata la poltrona è facile favorirne la dipartita dal partito) e negando che ci si é appiattiti sul leghismo (il patto d'acciaio in stile XXI secolo) facendogliele passare (leggi e provvedimenti sia a livello locale che nazionale) tutte pur di far approvare le "riforme" pressanti che, veramente, gli interessano e il leghismo che giustamente fa i suoi interessi e di quelli che li votano. E' nata la minoranza nel PdL? Di sicuro è nata una stella, la minoranza si vedrà......
p.s.
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martedì 20 aprile 2010

e luce fu?

Confesso che in parte sono deluso, si deluso. Mi aspettavo che il Presidente della Camera avesse maggiore coraggio e sbattesse la porta portando all'aperto le contraddizioni insite nel monster nazional-populistico che si chiama PdL ... e invece scelta fu fatta di fermarsi a metà strada o come piaceva dire a Napolitano quand'era un dirigente del PCI "in mezzo al guado" in una cottura lenta nel brodo primordiale di quella che fu una volta una democrazia parlamentare e oggi è una post-democrazia che è tutto tranne che una democrazia rappresentativa. So pefettamente che una volta uscito verrebbe massacrato dai giornali di famiglia e bandito dalle tv e quindi la sua prudenza è d'uopo; ma è anche vero che se davvero vuole rappresentare quella destra europea liberale, laica e liberista (tutte cose per le quali non mi affannerei personalmente però le rispetto di più di quelle della destra attuale che abbiamo cui fa riscontro la destra economica, anch'essa liberista e notabile, del PD che mai come ora é necessaria come il pane al Capo) che è preoccupata dei diritti umani e sociali che delle "preoccupazioni" del Capo italiano. Ha fatto la scelta più "opportuna", ma nel tempo e nel momento sbagliato, vista la situazione politica ma vista quella sociale ed economica non quella più giusta perché le distanze si stanno accentuando e non si può più aspettare ma bisogna "trarre il dado" e costringere anche gli altri a farle perché é l'unico modo di farlo rialzare e riprendere a camminare nella via giusta. Sembra strano ma non sorprende che Fini abbia avuto tante simpatie negli avversari; meno strano é che proprio dalla sua parte politica vengano i peggiori attacchi, spesso bassi e forsennati, perché la sua idea fa paura e potrebbe seminare un futuro frutto che per il populismo attuale è pericoloso: potrebbe far fare politica agli italiani facendoli svegliare dal sonno mediatico nel quale ora vi sono costretti e ciò non va bene, ovviamente. Maggiore coraggio politico Presidente! Solo questo ci vuole.

martedì 19 maggio 2009

laicità: un'unico difensore?

E' il Presidente della Camera l'unico che ha detto chiaro chiaro che le leggi italiane non devono essere "dettate" da Oltretevere o da altri "suggeritori": pensate colui che ha portato il "vecchio MSI" di Almirante a essere traghettato in Alleanza Nazionale e ora in una parte, non poco importante, del PdL. Quindi non uno che possa essere tacciato di "comunismo" nè di simpatie ultraradicali ma uno ben piantato nella tradizione della destra italiana cultrice dei valori, se lo sono tali, "occidentali". Una domanda mi è sempre venuta in mente: perchè lo fa? E' solo perchè non avendo più un partito da gestire, AN, ed essendo ora solo un mancato delfino si cerca il suo spazio oppure crede davevro a quello che dice? O è, forse come dice qualcuno, che è "solo" un gioco delle parti e una guerra per l'eterno delfinato e per la successione del re sole? Passi ne ha fatti da quando definiva il dittatore fascista "un grande statista" per arrivare in Israele al monumento ai martiri dell'Olocausto; si passi ne ha fatti e gli va riconsciuto al di là delle convinzioni mie e di chi mi legge. Lui ha detto quello che ha sinistra (?) nessuno ha avuto il coraggio civico di dire: le leggi le fa lo Stato in autonomia e non sotto dittatura: e i tuoni e i fulmini subito sono arrivati: i tuoni da parte di chi negava (negazione affermativa si definisce quando si nega una cosa sotto gli occhi di tutti, palese); i fulmini invece da Oltretevere per chp non si ne gava ma la stizza c'era, eccome se c'era. E per rendere bene l'idea ha fatto bene oggi Staino a raffigurare Bobo incantenato al termosifone mentre ascoltava Fini: incantenato perchè evitare di correre ad abbracciarlo...... ci voleva uno di destra per sentire "qualcosa di sinistra" (e non è la prima volta che lo fa)?

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