lunedì 25 giugno 2012

lettera dal fronte....

Dell'invasione dell'Afghanistan si é detto e scritto di tutto ... e di più. Ma leggendo il libro di Massimo Fini "la guerra democratica" (edizioni chiarelettere) ho trovato questa lettera, citata dall'Autore, dell'alpino Matteo Miotto, pagina 250 e segg., che ha scritto dopo la morte di 4 suoi commilitoni (a sua volta, purtroppo é morto). Questa lettera mi ha colpito, così come ha colpito l'Autore, perché esprime cose che sono, ancora oggi, lontanissime dalla retorica ufficiale fatta dai partiti e dalle istituzioni, ma sono VERE e sono un implicito riconoscimento proprio di quei valori comuni di un popolo che lì chiamiamo "terrorismo" e qui si chiama e chiamava lotta di liberazione..... dov'é la differenza? E cos'ha di particolare questa lettera? Bé vi faccio leggere:




" Questi popoli hanno saputo conservare le proprie radici, dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case, invano. L'essenza del popolo afghano é viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora capisci che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi"



..... é così che si perdono non solo le guerre, perché quella afghana questo é, ma anche la propria anima perché quello che noi facciamo é una guerra tecnologica, asettica, mediatica: quella che loro ci fanno é invece la classica guerriglia, altro non possono fare, che sacrifica uomini su uomini pur di rimandare a casa gli invasori. Gli afghani, secondo qualche storico sono gli eredi dell'esercito di alessandro che si spinse fino ai confini dell'india, sono guerrieri veri: hanno combattuto e battuto l'impero inglese, i sovietici e ora .... noi. Alla fine vinceranno loro: solo che l'eredità che gli lasciamo é peggiore degli altri: non solo perché abbiamo corrotto, con i soldi e la corruzione, i loro costumi ma soiprattutto perché per poter ristabilire un equilibrio sociale c'é l'enorme rischio di un altro bagno di sangue nella guerra civile che sicuramente scoppierà quando l'ultimo soldato occidentale, e pure l'ultimo contractor privato (c'è differenza in quella situazione?), se ne sarà andato: passeranno anni prima di poter tornare, una volta finito tutto, a una sorta di normalità, qualunque essa sia perché quando sarà raggiunta c'é sempre il dover ricostruire non solo tutto quello che abbiamo distrutto ma anche il tessuto sociale, culturale ecc. perché quel popolo (composto da clan, etnie, ecc. che non vanno sempre d'accordo fra loro) che abbiamo catapultato nel XXI secolo .. non ce lo ha chiesto anzi glielo abbiamo imposto noi in nome di una retorica "liberaldemocratica" del tutto anacronistica in quel quadro: il massimo della modernità lo raggiunsero prima del colpo di stato sovietico con un regime monarchico che aveva saputo sapientemente coniugare medioevo e '900 ma nulla di più; fra l'altro nemmeno sentivano l'esigenza di farlo. Noi no, dovevamo "modernizzarli" e democratizzarli a loro insaputa mentre in realtà li abbiamo solo: bombardati, uccisi, dopati di oppio, impoveriti e, dulcis in fundo, inurbanizzati creando un esercito di straccioni che vive ai limiti dei compound occidentali, ben poco protetti peraltro, della loro elemosina e poco più.... attenzione quello é un popolo orgoglioso, molto orgoglioso, e di guerrieri feroci e crudeli che hanno come primo riferimento quella idea della vendetta a tutti i costi che ha reso difficilissimo qualunque dialogo, grazie ai nostri eccidi, anzi lo ha fatto fallire: sarei dell'idea che prima che ci prendano a calci nel sedere, come hanno fatto con inglesi e sovietici, sarebbe il caso di andarcene con le nostre gambe e non, come sempre più frequentemente accade, in una bara......... non é la "nostra" guerra e nemmeno sono minacciati i nostri confini e, come dissi allora quando ne parlai, che ci stiamo a fare lì? Forse per difendere gli interessi della multinazionale che di lì ha fatto passare un pipeline? Tutto qui? Troppo poco ..... dalla storia non abbiamo imparato nulla: oggi é morto un altro italiano, quanti ancora?
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