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lunedì 11 dicembre 2017

Caso NSA, Kaspersky aveva ragione?



Roma - Negli Stati Uniti si torna a parlare di Kaspersky e della sua presunta collaborazione con i servizi segreti russi, uno sviluppo che in realtà rappresenta la prima, vera conferma di quanto ha sempre sostenuto l'azienda: i file segreti della NSA sono stati intercettati dall'antivirus ma solo perché erano sul PC di un dipendente piuttosto incapace in fatto di OPSEC.

Il dipendente in oggetto sarebbe quindi Nghia Hoang Pho, sessantasettenne del Maryland che ha lavorato per anni presso la divisione Tailored Access Operations (TAO) di NSA, e che ora si è dichiarato colpevole davanti ai giudici federali di possesso "consapevole" di materiale e informazioni di proprietà della Difesa.

Hoang Pho ha collaborato con la sezione di hacker dell'intelligence sin dal lontano 2006, e nel 2010 ha cominciato a "portarsi il lavoro a casa" copiando i file di NSA sul proprio PC. L'emorragia di informazioni sarebbe durata dal 2010 al marzo del 2015, e ora l'uomo rischia una pena massima di otto anni di galera.

Le fonti dicono che Pho è il principale responsabile della saga di "Kaspersy contro Washington", visto che dal suo sistema gli analisti moscoviti avrebbero sottratto informazioni e binari riconducibili alle cyber-armi dell'intelligence russa.

Kaspersky ha sempre professato la propria innocenza dicendo di essersi trovata tra le mani i file grazie alle analisi automatizzate del proprio antivirus, mentre la violazione dei segreti di NSA da parte del Cremlino sarebbe riconducibile a un'infezione da malware presente sul sistema di Hoang Pho.

Di certo la vicenda rappresenta l'ennesima conferma del fatto che, in quanto a OPSEC, nemmeno alla NSA difetta l'incapacità: Nghia Hoang Pho è solo l'ultimo di una serie di leak clamorosi di materiale informatico riservato o segreto, solo nell'ultimo periodo si contano i 50 Terabyte sottratti da Harold Thomas Martin III e la soffiata di Reality Winner sulle indagini di NSA nel Russiagate.

Alfonso Maruccia

lunedì 20 febbraio 2017

Usa, strana guerra Trump-intelligence (Furio Colombo)

Ancora prima di avere prestato giuramento sulla Costituzione degli Stati Uniti, Donald Trump aveva cominciato a scegliere, in modo pubblico e spettacolare, i personaggi che avrebbero fatto parte del suo governo. Tra le prime scelte (mossa ragionevole data l’importanza del ruolo) c’è stata quella del generale Flynn. Come in tutte le mosse di Trump, anche in questa decisione non è il confronto con altri possibili candidati a guidare la scelta, ma l’impegno a dimostrare di essere l’opposto di Obama, che aveva dismesso prontamente Flynn da quello stesso ruolo quando si era accorto della stravaganza di comportamenti del generale, che ha sempre avuto il figlio come aiutante di campo o assistente, e della non coincidenza di idee sulla pace, la guerra e la situazione nel mondo.
Il periodo di servizio di Flynn con Obama presidente è stato brevissimo. Ancora più breve con Trump presidente, perché Flynn ha scelto di stabilire subito e da solo un rapporto con militari e diplomatici russi al di fuori dell’intero sistema istituzionale americano. Così denunciano i Servizi segreti, e non è dato di sapere se Trump, da solo, fosse stato informato.
Ha reagito con furore. Ma non gli è restata altra soluzione che ritirargli il suo delicatissimo incarico, appena 36 giorni dopo la nomina, che certo era stata suggerita da chi sapeva più di lui sulla sicurezza nazionale vista da destra. In verità la disavventura dei Flynn con Trump (ovvero di Trump con i Flynn) è doppia, se si pensa che quasi subito dopo la nomina di Flynn padre, regolarmente presentatosi col figlio, che era stato anche un importante collaboratore del neo presidente durante la campagna elettorale, era scoppiato il caso della pizzeria “Ping Pong” di Washington.
Secondo un “fatto alternativo” (definizione della consigliera di Trump, Julia Hahn, per coprire false narrazioni) quella pizzeria era il quartier generale della vita oscura di Hillary Clinton, il luogo di un mercato sessuale dei bambini gestito dalla Clinton in persona.
La storia, cervellotica e falsa, come tutto il materiale usato dal gruppo Trump contro la sua avversaria durante la campagna elettorale, ha avuto però un imprevisto salto nella realtà. Un giovane uomo bianco, armato di fucile automatico, si è presentato nella pizzeria (realmente esistente e dedicata ai più piccoli) e ha fatto fuoco contro l’immoralità di cui gli avevano raccontato in Rete. Ma la presenza casuale di poliziotti che lo hanno subito afferrato, gli ha fatto sbagliare la mira. Nessuna vittima, e piena confessione dello sparatore, giovane padre caduto nella rete e sicuro di dover fare giustizia, dopo quello che il team dei “fatti alternativi” di Trump gli aveva raccontato.
Flynn figlio (Arthur) che aveva appena preso servizio come assistente del padre Michael (capo della Sicurezza Nazionale) era l’autore e diffusore della storia Ping Pong. Dopo il brusco passaggio del falso evento dalla immaginazione calunniosa alla realtà, ha dovuto dimettersi. Dicono i media americani che non hanno smesso di “resistere”, che l’infortunio di Trump (perdere il pezzo più importante della sua squadra presidenziale insieme alla strana figura del figlio assistente, entrambi colpiti da accuse gravi e strane) rende la sua figura ancora più difficile da decifrare e da accettare, segnata da un furore violento nei confronti dei media e dei rifugiati (che vorrebbe senza parola, e per questo odia i media) e da una oscillante incapacità di decidere quando si tratta di personaggi chiave e di fatti importanti, che sembra conoscere poco e affrontare, di volta in volta, per delega.
Intorno a queste mosse o decisioni, che sembrano suggerite dal di fuori delle istituzioni, si intravedono (e a momenti sono molto chiari) atti di guerra delle istituzioni (le agenzie di Intelligence) contro il caos della presidenza Trump. Il caos è prodotto dai disorientanti e stravaganti tweet mattutini del presidente, che affermano, negano o denigrano senza alcun rapporto con una linea di governo, è alimentato da elementari dichiarazioni politiche pronunciate casualmente mostrando di non calcolarne la gravità e, prima ancora, il senso di ciò che dice in pubblico (le parole sul come fare la pace tra Israele e Palestina) e nasce dal raccogliere a caso, per divertimento o per rabbia, i pezzi del suo gioco per esibirli in pubblico, come se non ci fosse una continuità, o un progetto comune di governo. Manca del tutto un rapporto con il Congresso e con il Partito repubblicano.
Il punto critico del caos che Trump è riuscito a creare, è la strana guerra del presidente contro le agenzie di intelligence americane e delle agenzie di intelligence verso il presidente.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 19/02/2017.
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Sembrano, però, tutti dimenticare che è seduto su una montagna di armi detenuto da una nazione armata fino ai denti e pericolosa di per se...........
 

domenica 24 maggio 2015

Datagate, spionaggio a mezzo app Android

da Punto Informatico del 22 5 2015 a firma di Claudio Tamburrino

Roma - La National Security Agency avrebbe cercato di attaccare gli store digitali di app di Google e Samsung per infettare i terminali degli utenti con spyware.

A rivelarlo è la nuova pubblicazione da parte della CBC di un documento divulgato dall'ex contractor dell'NSA Edward Snowden: in esso si legge che un'unità spionistica speciale, chiamata Network Tradecraft Advancement Team (NTAT) che raccoglieva agenti dei five eyes, l'alleanza tra Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanza ed Australia, avrebbe discusso dei possibili attacchi da condurre nei confronti degli app store dedicati ad Android in una serie di workshop tenuti in Australia ed in Canada. Un'operazione dal nome curioso e inquietante: Irritant Horn.

In pratica, durante questi incontri segreti le spie si scambiavano informazioni circa i metodi per superare i sistemi di sicurezza degli app store per impiegare il sistema XKEYSCORE, in grado di analizzare il traffico generato dagli smartphone per tracciarli fino agli snodi attraverso cui si connettono ai markeplace per scaricare applicazioni.
L'idea - una volta individuati e superati i sistemi di sicurezza degli store digitali - era principalmente quella di infettare i dispositivi mobile degli utenti con malware attravrerso cui raccogliere dati. Tuttavia i progetti non si limitavano a ciò: tra gli obiettivi vi era anche quello di sfruttare gli store di applicazioni per veicolare informazioni forvianti ai dispositivi dei soggetti da colpire, nell'ambito di operazioni di più ampia portata condotte a fini di propaganda o per confondere gli avversari (in particolare in situazioni di crisi e di rivolta, come ad esempio la cosiddetta Primavera Araba).

Nel documento si individuano per esempio le vulnerabilità di un'app per la navigazione mobile molto utilizzata in Asia, UC Browser, utilizzato da circa mezzo miliardo di persone e a quanto pare individato come una vera e propria miniera di dati da parte degli agenti: già a metà aprile i ricercatori del Citizen Lab dell'Università di Toronto avevano avvertito i gestori del browser dei problemi di sicurezza che dovrebbero nel frattempo essere stati risolti.

Claudio Tamburrino
p.s.
 solo se sono smacherati si fermano, vero? Dev'essere brutto per Snowden dover fare una vita da rifugiato ed esiliato dal proprio paese........ lo stesso paese che proclama ai quattro venti sempre quanto sia la patria delle libertà: ma di chi? E, soprattutto, di cosa?

giovedì 12 marzo 2015

Datagate, CIA al cracking di Apple

Fonte: Punto informatico del mercoledì 11 marzo 2015  a firma di Alfonso Maruccia

Roma - Stando agli ultimi documenti riservati forniti da Edward Snowden e consultati da The Intercept, le agenzie di intelligence statunitensi (e la CIA in particolare) hanno una vera e propria passione per i gadget Apple. Al punto da dedicare anni e anni di studio al tentativo, non è dato sapere quanto riuscito, di comprometterne la sicurezza per spiare, intercettare e controllare tutto e tutti.

Lo sforzo dei ricercatori della CIA rivelato da The Intercept si è in questi anni focalizzato su diverse iniziative Apple-centriche, come ad esempio il tentativo di compromettere le chiavi crittografiche usate sui gadget mobile di Cupertino oppure l'ideazione di un metodo per compromettere Xcode, l'ambiente di sviluppo integrato usato da Apple per creare le app iOS e OS X.

Il lavoro della CIA e delle altre agenzie di intelligence USA è proseguito per anni, come emerge dai documenti di Snowden, e ha anche visto la partecipazione di ricercatori ed esperti di sicurezza privati chiamati a raccolta tramite la conferenza (ovviamente segreta) "Jamboree".
Tra i metodi presentati durante i meeting tra spioni spiccano Strawhorse, un lavoro di ricerca a opera di Sandia Labs e focalizzato su una versione compromessa di Xcode con cui installare backdoor remote su OS X, rubare tutti i dati presenti su iPhone e iPad, oppure una presentazione su un updater per OS X modificato con cui installare impunemente software keylogger su sistemi Mac.Non ci sono conferme, nelle nuove rivelazioni del Datagate, che CIA e altre agenzie a tre lettere abbiano avuto successo nei vari tentativi compiuti di compromettere i gadget della Mela. Traspare invece l'ipocrisia delle autorità USA, che si lamentano delle backdoor solo quando a volerle installare nei gadget sono i produttori cinesi.

I continui scoop del Datagate evidenziano ancora e ancora come gli Stati Uniti siano poco meritevoli di fiducia su questioni come cyber-sicurezza e integrità degli apparati elettronici, ambito in cui non a caso in Germania - uno dei paesi europei più controllati e spiati dalla NSA - le autorità che usano il servizio di posta elettronica De-Mail possono ora contare su comunicazioni crittografiche protette da PGP.

Alfonso Maruccia
p.s.
e se non fosse per quelli che ritengo cittadini coraggiosi come Snowden e Assange noi non ne sapremmo assolutamente nulla..... parafrasando un famosissimo motto: più conosco gli USA ....più amo la libertà e la democrazia, quelle vere!

domenica 22 febbraio 2015

Equation Group, l'anticristo della sicurezza informatica

Fonte: Punto Informatico del 17 02 2015
Roma - Il Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky Lab ha identificato una minaccia informatica senza precedenti, un "mostro" classificato come Equation Group in grado di fare praticamente tutto, online e offline. Equation Group potrebbe essere una creatura dell'intelligence americana, ma in epoca post-Datagate la cosa non stupisce neanche un po'.

I cracker "onnipotenti" di Equation Group sono attivi da almeno 14 anni, sostengono gli analisti di Kaspersky, un periodo di tempo che fa dell'attacco il vero "padre" di tutti i super-malware identificati negli anni passati come Stuxnet, Flame e Duqu.

La security enterprise moscovita ha identificato almeno 500 infezioni certe di Equation Group in almeno 42 nazioni, tutti paesi presenti nella lista nera dei "cyber-avversari" degli USA come Iran, Russia, Pakistan, Siria e altri. In detti paesi, gli attaccanti hanno infettato e compromesso istituzioni governative e diplomatiche, società di telefonia, utility energetiche, industrie aerospaziali, aziende di nanotecnologia, organizzazioni militari e via elencando.Particolarmente complessa e innovativa la lista delle capacità di Equation Group, un "arsenale" che secondo Kaspersky include l'uso di un file system virtuale (sin qui visto solo nel supermalware Regin), l'uso del Registro di Windows per salvare i file malevoli, compromissione di sistemi Microsoft e Apple (Mac OS X, iOS), l'uso di più di 300 nomi di dominio e 100 server per il centro di comando e controllo, stick USB (altro che BadUSB) per compromettere i sistemi non connessi ad alcuna rete telematica, la capacità "inusuale" di bypassare le restrizioni alla firma digitale dei componenti eseguibili sulle moderne versioni di Windows.

Kaspersky sottolinea in particolare la pericolosità di una tecnica specifica di Equation Group, vale a dire la sua capacità di infettare, riscrivendo, il firmware interno degli hard disk prodotti dai tutti i nomi noti del settore come Western Digital, Seagate, Maxtor, Toshiba, Hitachi e altri. L'infezione del firmware di un HDD, sin qui materia di presentazioni a effetto e rischi solo teorici, rende di fatto i malware di Equation Group "invisibili" a qualsiasi tecnologia di protezione, di sicurezza o antivirale. I componenti malevoli della minaccia sono inoltre dotati di meccanismi di autodistruzione, e hanno in tal modo agito indisturbati per tutti questi anni senza allarmare nessuno.

Chi ha scritto il complesso e sofisticato "toolkit" malevolo di Equation Group? Kaspersky non chiama mai direttamente in causa la NSA, ma fornisce tutte le prove necessarie a collegare la minaccia informatica alla famigerata intelligence del Datagate e dello spionaggio mondiale: Equation Group ha fatto uso di vulnerabilità ed exploit ignoti, anni e anni prima di rivedere quelle stesse vulnerabilità sfruttate da altri malware famosi come Stuxnet, e si è servito di tecniche di infezione da spy-story (come quella della riscrittura del firmware degli HDD) già note per essere state citate come parte integrante dell'arsenale della NSA nelle rivelazioni di Edward Snowden. Tutto torna, e NSA si è guardata bene dal commentare le rivelazioni di Kaspersky.

Alfonso Maruccia
p.s.
cosa sia la NSA spero tutti lo sappiate....... ma che faccia cose del genere mettendosi al servizio di interessi privati e nascondendosi dietro esigenze generali è una pessima cosa perchè nessuno è al sicuro e nessuno può dirsi realmente libero. Non è bastato wikileaks, nè i vari Snowden a metterci sull'avviso che qui i veri nemici non sono i cattivi ma chi dovrebbe assicurare la nostra libertà e la democrazia con cui tanto i politici, di là e di qua dell'atlantico, si sciacquano la bocca!!!

domenica 30 giugno 2013

wikileaks, datagate.. dobbiamo aspettare la prossima per capire che siamo controllati?

mentre qui si continua a ballare lo shake con madreterra.... scossina da 4.5 richter la guerra contro i cittadini prosegue.......
naturalmente smentiscono tutti di esserne a conoscenza; naturalmente tutti chiedono spiegazioni.. ma in realtà che gli americani, e tutti gli altri che ne hanno interesse, spiino i cittadini è cosa nota non da ora (chi ricorda lo slogan la cia ci spia? era vero..), e anche risaputa da tutti .... ma non si dice: no ma le cose non vanno mai nel senso giusto, e meno male che è così.
Ci son vari modi di spiare: le telecamere a circuito chiuso nelle strade; le mail; i tag, gli rfid e gli antitaccheggio; viacard ecc. son tutte cose che si servono a facilitarci la vita (se vivessimo in paesi democratici... realmente democratici) ma hanno anche un lato oscuro, lo spiare: il conoscere i nostri movimenti; le nostre preferenze (anche sessuali); i nostri gusti, anche culinari; se abbiamo pagato l'assicurazione ecc. ecc. si c'è un lato oscuro di cui non si vuol parlare e chi lo fa o viene tacciato da allarmismo ingiustificato o ... messo alla berlina, ridicolizzato.
Il problema rimane: è giusto che gli Stati spiino? E, soprattutto, è giusto che gli Stati, e le società commerciali, spiino tutti, anche gli stranieri? Capisco le ragioni: sicurezza, terrorismo, ecc. ma c'è un limite: lo stesso limite cui i politici si richiamano quando son pescati con le mani nella marmellata vale anche per noi.. ma non è così e l'abbiamo visto nel nostro paese in questi anni: c'è chi è salvaguardato e si fa fare leggi che lo rendono invisibile e chi no; e se questa non è disparità di trattamento antidemocratica, ditemi cosa lo sia...
Dobbiamo capirne i termini: se viviamo in delle autocrazie allora tutto fa perchè c'è chi è più in alto degli altri e diritti e facoltà vengono rispettati per chi fa parte delle caste o corporazioni che siano o vi aspirano ad entrarvi; se siamo società democratiche allora i cittadini hanno diritti, doveri e facoltà e quindi ci sono dei limiti invalicabili che solo un giudice terzo e autonomo dagli altri poteri può violare se ne ricorrono i termini..... ossia quello che esattamente la nostra Costituzione prevede e che guarda caso ... vogliono "riformare" a tambur battente, chissà perché, vero?
In ogni caso fossimo cittadini attivi non glielo permetteremmo... invece rimaniamo passivi e ciò non ci aiuta certo

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