lunedì 20 febbraio 2017

Usa, strana guerra Trump-intelligence (Furio Colombo)

Ancora prima di avere prestato giuramento sulla Costituzione degli Stati Uniti, Donald Trump aveva cominciato a scegliere, in modo pubblico e spettacolare, i personaggi che avrebbero fatto parte del suo governo. Tra le prime scelte (mossa ragionevole data l’importanza del ruolo) c’è stata quella del generale Flynn. Come in tutte le mosse di Trump, anche in questa decisione non è il confronto con altri possibili candidati a guidare la scelta, ma l’impegno a dimostrare di essere l’opposto di Obama, che aveva dismesso prontamente Flynn da quello stesso ruolo quando si era accorto della stravaganza di comportamenti del generale, che ha sempre avuto il figlio come aiutante di campo o assistente, e della non coincidenza di idee sulla pace, la guerra e la situazione nel mondo.
Il periodo di servizio di Flynn con Obama presidente è stato brevissimo. Ancora più breve con Trump presidente, perché Flynn ha scelto di stabilire subito e da solo un rapporto con militari e diplomatici russi al di fuori dell’intero sistema istituzionale americano. Così denunciano i Servizi segreti, e non è dato di sapere se Trump, da solo, fosse stato informato.
Ha reagito con furore. Ma non gli è restata altra soluzione che ritirargli il suo delicatissimo incarico, appena 36 giorni dopo la nomina, che certo era stata suggerita da chi sapeva più di lui sulla sicurezza nazionale vista da destra. In verità la disavventura dei Flynn con Trump (ovvero di Trump con i Flynn) è doppia, se si pensa che quasi subito dopo la nomina di Flynn padre, regolarmente presentatosi col figlio, che era stato anche un importante collaboratore del neo presidente durante la campagna elettorale, era scoppiato il caso della pizzeria “Ping Pong” di Washington.
Secondo un “fatto alternativo” (definizione della consigliera di Trump, Julia Hahn, per coprire false narrazioni) quella pizzeria era il quartier generale della vita oscura di Hillary Clinton, il luogo di un mercato sessuale dei bambini gestito dalla Clinton in persona.
La storia, cervellotica e falsa, come tutto il materiale usato dal gruppo Trump contro la sua avversaria durante la campagna elettorale, ha avuto però un imprevisto salto nella realtà. Un giovane uomo bianco, armato di fucile automatico, si è presentato nella pizzeria (realmente esistente e dedicata ai più piccoli) e ha fatto fuoco contro l’immoralità di cui gli avevano raccontato in Rete. Ma la presenza casuale di poliziotti che lo hanno subito afferrato, gli ha fatto sbagliare la mira. Nessuna vittima, e piena confessione dello sparatore, giovane padre caduto nella rete e sicuro di dover fare giustizia, dopo quello che il team dei “fatti alternativi” di Trump gli aveva raccontato.
Flynn figlio (Arthur) che aveva appena preso servizio come assistente del padre Michael (capo della Sicurezza Nazionale) era l’autore e diffusore della storia Ping Pong. Dopo il brusco passaggio del falso evento dalla immaginazione calunniosa alla realtà, ha dovuto dimettersi. Dicono i media americani che non hanno smesso di “resistere”, che l’infortunio di Trump (perdere il pezzo più importante della sua squadra presidenziale insieme alla strana figura del figlio assistente, entrambi colpiti da accuse gravi e strane) rende la sua figura ancora più difficile da decifrare e da accettare, segnata da un furore violento nei confronti dei media e dei rifugiati (che vorrebbe senza parola, e per questo odia i media) e da una oscillante incapacità di decidere quando si tratta di personaggi chiave e di fatti importanti, che sembra conoscere poco e affrontare, di volta in volta, per delega.
Intorno a queste mosse o decisioni, che sembrano suggerite dal di fuori delle istituzioni, si intravedono (e a momenti sono molto chiari) atti di guerra delle istituzioni (le agenzie di Intelligence) contro il caos della presidenza Trump. Il caos è prodotto dai disorientanti e stravaganti tweet mattutini del presidente, che affermano, negano o denigrano senza alcun rapporto con una linea di governo, è alimentato da elementari dichiarazioni politiche pronunciate casualmente mostrando di non calcolarne la gravità e, prima ancora, il senso di ciò che dice in pubblico (le parole sul come fare la pace tra Israele e Palestina) e nasce dal raccogliere a caso, per divertimento o per rabbia, i pezzi del suo gioco per esibirli in pubblico, come se non ci fosse una continuità, o un progetto comune di governo. Manca del tutto un rapporto con il Congresso e con il Partito repubblicano.
Il punto critico del caos che Trump è riuscito a creare, è la strana guerra del presidente contro le agenzie di intelligence americane e delle agenzie di intelligence verso il presidente.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 19/02/2017.
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Sembrano, però, tutti dimenticare che è seduto su una montagna di armi detenuto da una nazione armata fino ai denti e pericolosa di per se...........
 
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