Visualizzazione post con etichetta privacy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta privacy. Mostra tutti i post

domenica 28 giugno 2020

E se Immuni impazzisse? I primi segnali ci sono e finiremmo tutti ‘prigionieri’

Fonte: Il Fatto Quotidiano Andrea Lisi Tecnologia - 26 Giugno 2020
L’app Immuni continua a far discutere e adesso inizia a mietere i suoi primi prigionieri, raccomandando a chi riceve l’alert di chiudersi in casa alla ricerca dell’agognato tampone. Molti si stupiscono, ma era tutto piuttosto prevedibile. Vediamo cosa e perché sta accadendo.
I primi segnali che ci fosse qualche problema con le segnalazioni di contatto con un positivo effettuate da Immuni le avevamo avute dalla Regione Marche, dove durante la prima sperimentazione dell’app di Stato era stata resa nota una comunicazione e-mail che la stessa Regione aveva inviato in via riservata alle Direzioni Sanitarie per “dare indicazioni agli operatori sanitari di disattivare il Bluetooth durante l’orario di lavoro al fine di evitare segnalazioni di falsi contatti”. Poi è toccato alla Puglia e qualche giorno fa a una signora barese è toccato disperarsi a causa dell’app Immuni, scaricata come dovere civico e poi diventato strumento di “prigionia di Stato”. E, solo dopo circa una settimana (e avrebbero potuto essere 14 giorni) di isolata disperazione, le è stata donata la libertà perché – come lei stessa aveva a gran voce segnalato – non aveva contratto il virus. Per arrivare infine a un’intera squadra del 118 che è stata messa in quarantena dopo essere stata in contatto con una signora che il giorno prima aveva ricevuto l’alert da Immuni senza averlo comunicato immediatamente agli operatori del 118. E l’Asl di competenza, informata dei fatti, ha così disposto ex lege l’isolamento preventivo domiciliare per tutto il personale medico intervenuto, che verrà sottoposto al tampone non prima di 7 giorni.
In realtà, ciò che sta accadendo è conseguenza ovvia nell’utilizzo dell’applicazione Immuni. Si riceve sul proprio smartphone un alert che ci informa che un determinato giorno per più di 15 minuti siamo stati a “stretto contatto” con persona risultata positiva e, secondo le disposizioni di legge applicabili, ci viene raccomandato un isolamento di almeno due settimane, salvo poter effettuare un tampone in tempi brevi e poter dimostrare di non aver contratto il virus. Ma tale verifica del proprio stato di salute non è detto che sia immediata ed è quindi inevitabile essere “invitati” a eseguire un lockdown personale (che andrebbe esteso a tutti i nostri prossimi congiunti).
In realtà, settimane fa, proprio qui sulle pagine del mio blog su ilfattoquotidiano.it, facendo riferimento all’sms partito per errore da Ats Milano in Lombardia che avvertiva ignari cittadini di essere stati contagiati, avevo provocato scrivendo “immaginate cosa potrebbe succedere se sul server centralizzato di Immuni, in mano a Sogei, arrivassero dati inesatti, poi gestiti per avvertire i cittadini italiani. Si bloccherebbe nuovamente un Paese generando panico incontrollato, senza neppure più abusare del lockdown”.
Ecco stiamo amaramente scoprendo che il rischio più grande di Immuni non è (solo) la nostra privacy, ma è proprio questo. Essere costretti a chiuderci in casa a causa di un alert che potrebbe rivelarsi inesatto e contenere quindi una falsa informazione, non verificabile nell’immediatezza. E del resto ci aveva anche avvertiti Sven Mattisson – co-inventore della tecnologica Bluetooth su cui si basa Immuni per avvisarci del contatto – del fatto che questa tecnologia non è stata inventata per questo e avrebbe senz’altro generato dati inesatti. La tecnologia Bluetooth non è in grado di misurare con esattezza la distanza tra due persone, non può riconoscere se c’è una parete porosa divisoria, non può verificare le condizioni ambientali in cui avviene il contatto con una persona positiva, non può sapere se indossiamo una mascherina, se siamo voltati di spalle etc.…e del resto c’è oggi un dibattito internazionale sui grandi limiti di tali soluzioni e molti Paesi si stanno interrogando sull’utilità di app che generano così tanti falsi positivi e negativi.
Il problema è che queste false informazioni generate da una tecnologia che non è stata sviluppata per risolvere problemi legati al contenimento di pandemie comportano serie conseguenze sulla nostra libertà di movimento con cui oggi stiamo facendo i conti. E già si paventano ipotesi di possibili richieste di risarcimento danni nei confronti dello Stato che non ha saputo gestire questo grave problema.
Non mi stancherò mai di ripetere che una tecnologia di questo tipo, se si vuole davvero utilizzarla, andrebbe prima testata su piccoli territori, andrebbe inserita in una corretta strategia sanitaria per contenere il rischio di falsi positivi, assicurando una verifica immediata del proprio stato di salute. Non si può sperimentare Immuni sull’intero territorio nazionale senza averne verificato in profondità i suoi limiti e senza averla incardinata in una strategia coordinata tra ministeri competenti (sanità e innovazione digitale).
Proviamo solo a immaginare cosa potrebbe succedere se fosse in atto oggi una pandemia e l’app immuni ci regalasse migliaia di alert impazziti di questo tipo. Intere comunità familiari sarebbero condannate all’isolamento, lasciate nel panico, senza possibilità di immediate verifiche sul proprio stato di salute.
Forse il governo dovrebbe essere più chiaro e trasparente sui limiti di Immuni e sulle conseguenze legate al suo utilizzo e magari finalmente coordinare meglio i suoi ministeri in modo che Immuni possa esprimersi tecnologicamente in modo più appropriato.

sabato 21 marzo 2020

Coronavirus, Ricciardi: "Italia pronta a seguire il modello Seul"

Fonte: Affari Italiani.it Cronache Sabato, 21 marzo 2020 - 11:09:00
Ma in Corea del Sud i contagi ora tornano a crescereLa Corea del Sud ha limitato i contagi individuando i soggetti positivi e tracciandone gli spostamenti. Una strada che adesso anche l'Italia potrebbe seguire, riferisce a Repubblica online Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, che paragona la curva dei contagi in Corea del Sud (8.652 infetti e 92 morti) con quella italiana (47mila contagiati ufficiali dall'inizio dell'epidemia e 4.032 morti). "Anche io studio da giorni questo grafico - ammette Ricciardi - e piu' lo guardo piu' mi convinco che dobbiamo seguire la strategia adottata da Seul. D'accordo con il ministro, sto proponendo che la si adotti anche in Italia, abbiamo gia' attivato un gruppo di studio per definire i dettagli".
"Ci stiamo lavorando", aggiunge Ricciardi. "Ma una volta risolti i problemi relativi alla privacy, penso con una legge ad hoc, siamo pronti a partire, perche' dal punto di vista tecnologico abbiamo tutto cio' che occorre, a cominciare dagli operatori del settore (compagnie telefoniche, banche, ecc.) che ci hanno offerto il massimo della collaborazione". Secondo Ricciardi, se dovesse arrivare il via libera, il modello coreano potrebbe diventare "una strategia nazionale e la applicherei anche alla Lombardia. La nostra curva si appiattira' per le misure di contenimento - osserva - ma assai piu' lentamente rispetto a quella coreana che si e' stabilizzata a velocita' supersonica. Se pero' noi attiviamo la stessa strategia di Seul possiamo accelerare. E' questo che ora dobbiamo cercare di far capire a tutti"
CORONAVIRUS: COREA DEL SUD, DOPO AUMENTO CASI IMPOSTE NUOVE MISUREIl primo ministro sudcoreano Chung Sye-kyun ha invitato alla chiusura delle strutture che ospitano funzioni religiose ed eventi sportivi o di intrattenimento e raccomandato i cittadini a rispettare le misure di distanziamento sociale per i prossimi 15 giorni. Qualsiasi assembramento, ha detto, verrà disperso dalla polizia. La decisione giunge dopo che nel Paese sono stati riportati 147 nuovi casi di contagio da coronavirus, rispetto agli 87 registrati il giorno precedente. In Corea del Sud sono ad oggi stati riportati 8.799 casi, coh 104 decessi.Il Paese è stato preso ad esempio per la sua capacità di risposta all'emergenza coronavirus. "Potreste pensare che l'attuale situazione sia migliorata molto rispetto al passato, ma continuiamo a vedere infezioni di gruppo, infezioni da Paesi stranieri e focolai di massa in vari luoghi di lavoro", ha detto Yoon Tae-ho, direttore generale per la politica di sanità pubblica nel corso di un briefing alla stampa.

giovedì 5 aprile 2018

Fonte: Punto Informatico giovedì 29 marzo 2018 di Alfonso Maruccia

Fonte: Punto Informatico giovedì 29 marzo 2018 di Alfonso Maruccia

Dopo la scoperta dell'abuso dei dati del social network per la campagna elettorale di Trump, Facebook deve ora fare i conti con il crollo in borsa, le polemiche, le cause legali e la FTC che alita sul collo di Zuckerberg
Roma - Può una piccola società di analisi britannica come Cambridge Analytica (CA) affossare un colosso come Facebook, social network con un giro di affari annuale di oltre 70 miliardi di dollari e più di 2 miliardi di utenti attivi al mese? Per ora, lo scandalo alimentato dall'accesso non autorizzato a 50 milioni di account da parte di CA sta facendo passare un brutto quarto d'ora alla creatura di Mark Zuckerberg e soci, e nel prossimo futuro le cose non potranno far altro che peggiorare.

In molti si sono detti "arrabbiati" per la scoperta della reale natura del business di Facebook, vale a dire la vendita dei dati degli utenti a soggetti di terze parti e ai network pubblicitari: Lauren Price, un utente del Maryland, sostiene di aver sperimentato in prima persona la campagna di advertising a tema politico scaturita dal lavorìo di CA con il team di Donald Trump nel 2016, e ora vuole fare causa al social network. Un'altra iniziativa legale la sta portando avanti Fan Yuan, azionista di Facebook che si considera frodato per le comunicazioni non veritiere che stanno ora portando al calo del titolo in borsa.

Le performance azionarie di Facebook non possono che essere descritte come un vero e proprio tracollo, visto che negli ultimi 10 giorni il titolo ha perso qualcosa come 100 miliardi di dollari di valore. E se gli utenti o gli azionisti sono arrabbiati le aziende che fanno pubblicità non hanno reagito meglio, con Mozilla che ha comunicato la "sospensione" delle sue campagne pubblicitarie seguita dal rivenditore di ricambi per auto Pep Boys, il colosso bancario tedesco Commerzbank e altri ancora.
In rete è nato il movimento #DeleteFacebook per invogliare utenti e aziende a cancellare la propria presenza sul social network in disgrazia, un'iniziativa appoggiata dal co-fondatore di WhatsApp Brian Acton che tra l'altro ha portato persino Elon Musk a eliminare le pagine di SpaceX e Tesla. Musk ha cancellato milioni di "follower" e commenti accumulati nel tempo senza battere ciglio.

La maggioranza degli utenti - soprattutto negli USA - non si fida più di Facebook, mentre Facebook spende somme considerevoli dispensando messaggi pubblicitari in cui Zuckerberg chiede scusa e promette di fare il bravo in futuro. Un futuro che potrebbe però riservargli un'autentica mazzata economica, visto che la Federal Trade Commission (FTC) statunitense ha confermato l'apertura di un'indagine nella possibile violazione dell'accordo stretto tra le due entità nel 2011. Un'eventuale multa potrebbe valere miliardi di dollari, e non si parla certo di soldi virtuali.

E mentre Zuckerberg chiede scusa per lo scandalo CA, un altro potenziale guaio Facebook lo sperimenta con la scoperta, da parte degli utenti, delle abitudini di tracciamento della corporation sui telefonini Android: provando a cancellarsi dal social network, qualcuno si è trovato davanti a un archivio con l'elenco particolareggiato delle chiamate e dei messaggi testuali scambiati negli anni. È una funzionalità attiva solo con il consenso "informato" del cliente e che serve a migliorare l'esperienza utente, si sono giustificati da Facebook.

Alfonso Maruccia

martedì 20 marzo 2018

Alexander Nix, chi è il numero uno di Cambridge Analytica che schedava gli americani

Fonte: Il Fatto Quotidiano Tecno | 20 marzo 2018 
“Il suo nome era Cerutti Gino ma lo chiamavan drago, gli amici al bar del Giambellino dicevan che era un mago…” cantava Giorgio Gaber.
Anche al protagonista di questa storia sono stati attribuiti poteri straordinari, doti miracolose, attitudini stregate. Chi lo intervistava per commentare il successo elettorale di Trump sembrava abbagliato dal suo misterioso carisma e, a cercare in Rete qualche traccia di quel momento, non si fatica a trovare elogi e celebrazioni. Chi si è sperticato in quelle lodi – tipiche di chi si genuflette dinanzi ai potenti e ai suoi scudieri – ha dato prova di non conoscere il personaggio in questione o di essersi limitato ad una superficiale pratica adulatoria, senza approfondire il vero profilo del tizio prima di osannarlo. Ma il mondo è questo e il plauso troppo spesso è riservato a chi ottiene risultati a prescindere della correttezza o della liceità del suo operato.
Il nostro “Cerutti Gino” si chiama Alexander James Ashburner Nix. Nato il 1° maggio 1975 e cresciuto a Londra nei dintorni di Notting Hill, ha studiato all’Eton College e alla Machester University.
Appena laureato in Storia dell’Arte lavora per qualche mese come junior financial analyst negli uffici di Città del Messico di Baring Securities, poi torna per un paio d’anni in Inghilterra ad occuparsi di pubblicità, quindi si trasferisce in Argentina per vendere soluzioni tecnologiche di supporto al business. Nel 2000, nuovamente a Londra, per un po’ si dedica alla finanza aziendale, assume il ruolo di direttore strategico di Athena Trust e infine approda agli Strategic Communication Laboratories (l’SCL Group che lavora per la difesa e altre realtà governative) e lì nel 2013 diventa responsabile della loro affiliata britannica Cambridge Analytica.
Progressivamente trasborda la sua esperienza dal settore dei comportamenti umani al più avvincente (e redditizio) contesto dello “psychological warfare”: le sue conoscenze della personalità della popolazione abbinate a strumenti tecnologici con elevata capacità di memorizzazione e di calcolo danno forma ad un vero e proprio centro di potere in grado di condizionare qualsiasi scelta di una platea sterminata di elettori o consumatori.
Suelette Dreyfus, assistente universitaria alla School of Computing and Information Systems dell’ateneo di Melbourne, l’anno scorso diceva che l’arma dei “big data” messa a disposizione dall’industria di settore avrebbe aiutato i politici a mentire meglio, sottolineando la straordinaria possibilità di personalizzare la manipolazione dell’informazione. Il signor Nix non ha mai accettato simili addebiti, dichiarandosi banalmente un fornitore di servizi interessato soltanto a offrire il meglio alla propria clientela. Il cosiddetto “microtargeting”, ossia il prendere di mira non un pubblico indiscriminato ma zoomare sul singolo individuo, è semplicemente il suo punto di forza.
Stephanie Wood, giornalista di The Canberra Times, ha studiato Nix scandagliandone il passato e impegnandosi a luglio scorso in una intervista che l’ha fatta trovare dinanzi a una sorta di muro di gomma. Il numero uno di Cambridge Analytica si è trincerato dietro la sorprendente barricata della difesa della propria privacy, proprio lui che quella degli altri profana costantemente.
Stephanie, tornando in taxi alla redazione, tira fuori lo smartphone dalla tasca e accede a Facebook: vuole vedere se l’impenetrabile Alexander Nix ha un profilo. Naturalmente non ce n’è traccia. Comincia a scorrere i post presenti sullo schermo sulla sua pagina iniziale del social network e si accorge che qualcuno ha appena pubblicato un link ad un quiz che dovrebbe rilevare i segreti della personalità. Dato che non crede alle combinazioni, sorride e clicca sull’opzione che permette di escludere in futuro contenuti di quel genere.
Purtroppo quel tipo di passatempo, apparentemente innocuo, è stato lo strumento per radiografare milioni e milioni di utenti che – incuriositi dall’opportunità di scoprire qualcosa di nuovo riferito alle proprie caratteristiche, passioni, tendenze – non hanno capito di essersi confessati con l’interlocutore sbagliato.
In occasione delle elezioni per la Presidenza statunitense la banda di Nix ha schedato 220 milioni di americani. Non pensiamo alla solita raccolta di nomi, luoghi e date di nascita, indirizzi urbani o di posta elettronica: ogni persona è archiviata con una sorta di cartellino digitale che – se completo – contiene 5000 data-points (quelli che un tempo gli informatici chiamavano “campi” e che corrispondono in pratica alle singole voci di un qualunque modulo di compilazione quotidiana).
Probabilmente – e sarà una brutta giornata quella in cui scopriremo l’inutilità di tale avverbio – è capitato qualcosa di analogo anche in altre circostanze e in altri ambiti geografici, a dispetto di qualsivoglia regola o legge in materia di riservatezza dei dati.
Quel che maggiormente impressiona è il silenzio di chi dalle nostre parti è incaricato di tutelare la privacy dei cittadini. Sembra che il caso Facebook/Cambridge Analytica sia accaduto su un altro pianeta, forse in un’altra galassia.
Nel frattempo la stampa coraggiosa, approfittando della lentezza (o dell’inerzia) delle istituzioni, procede ad una sorta di rastrellamento. La guerra dell’informazione è fatta anche di reporter dissimulati (è il caso dei giornalisti del britannico Channel 4 News) che sono riusciti a farsi raccontare cose incredibili da dirigenti di Cambridge Analytica (che mai avrebbero immaginato di perire della stessa loro spada). E’ così saltato fuori che il personale di Nix non andava tanto per il sottile non disdegnando di ricorrere alle più bieche tecniche per aiutare i propri committenti, dall’incastrare candidati politici rivali con fasulli tentativi di corruzione al far cadere in trappola chi non resisteva alla seduzione di procaci prostitute.
Facebook è precipitata sul mercato azionario e si ritrova a dover gestire il fin troppo ovvio terremoto interno determinato dalla caccia ai responsabili della vicenda (le dimissioni del capo della sicurezza Alex Stamos sono solo il primo scossone), Cambridge Analityca sembra prossima a veder perquisita la propria sede, e il meglio pare debba ancora arrivare.
Però chi non ricorda qualcosa della propria vita, anche qualche dettaglio insignificante, sa a chi può chiederlo…
Tecno | 20 marzo 2018

domenica 25 febbraio 2018

Facebook e la (dura) legge europea

Fonte: Punto Informatico di Alfonso Maruccia
 Roma - Se oltreoceano i pentiti del social network pensano a iniziative in grado di liberare i giovani dal disturbo ossessivo-compulsivo degli aggiornamenti di stato e delle chat tra "amici", in Europa le autorità pensano piuttosto a condannare il più esteso business della socialità telematica per il mancato rispetto della privacy e delle leggi locali.

È successo ad esempio in Germania, dove la settimana scorsa una corte ha dato ragione all'associazione dei consumatori Verbraucherzentrale Bundesverband (vzbv) nella sua contesa legale contro Facebook. Motivo del contendere: il mancato consenso dell'utente sulle pratiche di raccolta dei dati.

Per vzbv - e quindi per il giudice che ha dato ragione all'associazione - Facebook non ha fatto abbastanza per informare gli utenti in merito alle opzioni sulla privacy abilitate di default nella app mobile ufficiale, potendo ad esempio tracciare la location dell'utente (comunicandola all'interlocutore nelle chat) senza prima chiedere il consenso informato all'operazione.
Ancora più dura è stata poi la sanzione decisa dalla Corte di Bruxelles, in Belgio, in merito a un caso promosso dalla Commissione sulla privacy del paese: Facebook ha raccolto i dati degli utenti e li ha tracciati (tramite pixel invisibili) in maniera illegale, e ora la corporation statunitense dovrà cancellare tutti i dati sulle abitudini di navigazione dei cittadini belgi.

L'alternativa, per il social network, è vedersi comminata una multa da €250.000 al giorno fino a un massimo di €100 milioni. Inutile dirlo, la sentenza è stata accolta con "disappunto" da Facebook mentre il Segretario di Stato Philippe De Backer ha salutato la decisione dei giudici come "una vittoria per la privacy" senza se e senza ma.

Alfonso Maruccia

mercoledì 31 agosto 2016

Trattato Usa-Ue sul commercio, Francia contro Germania. Merkel contro Gabriel. Ma la trattativa comunque va avanti

di | 30 agosto 2016 Il Fatto Quotidiano

Guerra su tutti i fronti per il futuro del Ttip, il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti. Che è finito al centro dell’ennesimo scontro tra Francia e Germania già contendenti per la leadership europea. Così, mentre Bruxelles cerca di buttare acqua sul fuoco, Parigi fa sapere di non voler più sostenere il negoziato e Berlino dice che anche se “c’è molto lavoro da fare” l’accordo si farà. Il governo tedesco si divide però anche al suo interno, con il vicecancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel (“il negoziato è fallito de facto” aveva dichiarato) che nonostante le smentite della cancelleria ribadisce il suo punto: “Se gli americani non si muovono verso gli europei, l’Europa non può accettare un ‘Ttip leggero‘. E quindi il progetto, almeno per come era stato pianificato per quest’anno, è fallito”. Del resto le divergenze tra i due partiti che compongono la Grosse Koalition al governo (Cdu e Spd) sono destinate ad aumentare in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno. La tutela degli standard europei in ambito di sicurezza, salute, sociale e privacy, a rischio secondo i critici del Ttip, è un tema molto sentito dagli elettori di sinistra: l’Spd non può lasciare campo aperto alla Merkel se vuole avere una chance di intaccare il suo dominio decennale. E l’Italia? Per il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, noto sostenitore del trattato, “è difficile chiudere l’accordo entro la presidenza Obama, ma il Ttip si chiuderà, è inevitabile”.
Non c’è più sostegno politico della Francia a questi negoziati”, il sottosegretario francese al Commercio internazionale, Matthias Fekl, ha così annunciato ai microfoni di Rmc che la Francia intende chiedere lo stop delle trattative sul Ttip, che vanno avanti ormai da tre anni. L’esponente del governo Valls non ha esitato ad accusare gli Stati Uniti di “non concedere niente, o solo briciole”, sentenziando: “Non è così che si deve negoziare tra alleati”. A Fekl ha risposto il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas: “Per quello che ci riguarda non ci sono cambiamenti. E’ un processo strutturato, basato su un mandato unanime che ha ricevuto la validazione dei capi di stato e di governo al Consiglio europeo, e conduciamo il negoziato per riuscire”.
“Anche se i negoziati commerciali prendono tempo, pensiamo che la palla stia ancora girando”, ha aggiunto Schinas, esprimendo lo stesso concetto del ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier: “Ue e Usa hanno davanti molto lavoro. Anche io non so cosa sarà possibile fino alla fine dell’anno, o meglio, fino alle elezioni Usa”, ha detto intervenendo alla conferenza degli ambasciatori a Berlino. Il fatto che i due candidati alla presidenza Usa si siano dichiarati “scettici sul Ttip sarà significativo” per la tempistica delle trattative, ha osservato il ministro elogiando invece il trattato Ceta stipulato con il Canada come modello di buon accordo: “Ma non bisogna dirsi bugie, rispetto agli standard del Ceta siamo con il Ttip molto lontani”.
“Gli Stati Uniti sono i nostri principali partner economici e politici. Se non negoziamo con loro con chi altro dovremmo farlo?”, ha detto, tornando sulla questione in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro dello Sviluppo economico italiano Carlo Calenda. Lo scorso luglio l’esponente del governo Renzi aveva dichiarato che “lo spazio politico per approvare il Ttip è pari a zero” ma adesso dice che “dobbiamo andare avanti”, perché “per l’Italia questo accordo è essenziale. Gli Usa sono il mercato a più alto potenziale di sviluppo per il nostro export”. “La battaglia contro il Ttip ha trasceso il merito dell’accordo ed è divenuta una protesta ideologica contro la globalizzazione e il mercato da cui non è esclusa una buona dose di antiamericanismo“, dichiara oggi Calenda. Invece l’accordo “è un antidoto alla globalizzazione così come l’abbiamo vissuta fino ad oggi, perché crea la più grande area di libero scambio nel mondo con standard elevati, che diventano automaticamente globali. È il modo in cui l’Occidente può riprendere in mano il timone della globalizzazione”.
Sono 14 gli incontri negoziali già avvenuti tra le due controparti senza portare a un esisto positivo per la creazione di un mercato unico che comprenda oltre 800mila persone, il più grande del mondo. L’ultimo meeting si era chiuso a metà luglio a Bruxelles, e in questa occasione l’Ue aveva respinto qualsiasi opzione di versione “light“, che gli americani puntavano ad ottenere dopo l’indebolimento della posizione contrattuale europea dovuto alla Brexit. L’obiettivo era avere i testi di tutti i capitoli per la fine dell’estate, con i nodi da risolvere – tariffe, agroalimentare e indicazioni geografiche, appalti pubblici, servizi finanziari, protezione degli investimenti, shale gas – pronti per essere affrontati a livello politico a settembre.
“Abbastanza spesso le cose decisive avvengono nel round finale”, ha dichiarato il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, che ha cercato di placare la polemiche pur riconoscendo che Bruxelles e Washington sono in contrasto “su diverse importanti questioni”. Il rush finale sulle trattative era già messo in conto dal capo negoziatore Ue Ignacio Garcia Bercero, per il periodo tra settembre e ottobre, quando avverranno gli incontri tra la commissaria al commercio Cecilia Malmstroem e la controparte americana Michael Froman, che si vedranno il 23 settembre in occasione di una riunione informale dei ministri del commercio dei Ventotto a Bratislava. E che proprio per il 30 agosto hanno in programma una videoconferenza sulla trattativa. Anche perché durante l’ultimo vertice Ue, tenutosi a fine giugno, tutti gli Stati membri avevano confermato alla Commissione il mandato per continuare a negoziare il Ttip. Anche la Francia. Certo, le ultime decisioni della Commissione sulla multinazionale americana Apple non aiuteranno,  come lascia intendere il Tesoro Usa che in seguito al verdetto di Bruxelles sulle tasse irlandesi di Cupertino ha fatto sapere che “le azioni della Commissione europea potrebbero minacciare gli investimenti stranieri, il clima degli affari in Europa, e l’importante spirito della partnership economica tra Usa e Ue”.
di | 30 agosto 2016

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
................... attenzione! Queste sono SOLO chiacchiere miranti a mandare in coonfusione; in realtà NESSUN capo di governo o di stato ha fatto richiesta di chiudere in senso negativo le negoziazioni; è uno specchietto per le allodole, in realtà vanno avanti con grande difficoltà ma vanno avanti per la loro strada e sono quasi sicuro che sarà per la maggior parte dei temi trattati chiuso entro le elezioni presidenziali americane, o poco dopo a seconda di chi vince al centro dell'impero. Il problema rimangono alcune materie e le differenti vedute e angolazioni ma tutti sono concordi, compresi quelli che ora si stracciano le vesti e fanno lacrime di coccodrillo (leggi l'a.d. della fiat, o i ministri tedeschi e francesi), nel proseguire: i tedeschi hanno troppo da perdere in caso cotnrario e i francesi non vogliono perdere il treno, il resto o si accoda o si gratta e si accoda lo stesso, come nel nostro caso..

domenica 24 maggio 2015

Datagate, spionaggio a mezzo app Android

da Punto Informatico del 22 5 2015 a firma di Claudio Tamburrino

Roma - La National Security Agency avrebbe cercato di attaccare gli store digitali di app di Google e Samsung per infettare i terminali degli utenti con spyware.

A rivelarlo è la nuova pubblicazione da parte della CBC di un documento divulgato dall'ex contractor dell'NSA Edward Snowden: in esso si legge che un'unità spionistica speciale, chiamata Network Tradecraft Advancement Team (NTAT) che raccoglieva agenti dei five eyes, l'alleanza tra Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanza ed Australia, avrebbe discusso dei possibili attacchi da condurre nei confronti degli app store dedicati ad Android in una serie di workshop tenuti in Australia ed in Canada. Un'operazione dal nome curioso e inquietante: Irritant Horn.

In pratica, durante questi incontri segreti le spie si scambiavano informazioni circa i metodi per superare i sistemi di sicurezza degli app store per impiegare il sistema XKEYSCORE, in grado di analizzare il traffico generato dagli smartphone per tracciarli fino agli snodi attraverso cui si connettono ai markeplace per scaricare applicazioni.
L'idea - una volta individuati e superati i sistemi di sicurezza degli store digitali - era principalmente quella di infettare i dispositivi mobile degli utenti con malware attravrerso cui raccogliere dati. Tuttavia i progetti non si limitavano a ciò: tra gli obiettivi vi era anche quello di sfruttare gli store di applicazioni per veicolare informazioni forvianti ai dispositivi dei soggetti da colpire, nell'ambito di operazioni di più ampia portata condotte a fini di propaganda o per confondere gli avversari (in particolare in situazioni di crisi e di rivolta, come ad esempio la cosiddetta Primavera Araba).

Nel documento si individuano per esempio le vulnerabilità di un'app per la navigazione mobile molto utilizzata in Asia, UC Browser, utilizzato da circa mezzo miliardo di persone e a quanto pare individato come una vera e propria miniera di dati da parte degli agenti: già a metà aprile i ricercatori del Citizen Lab dell'Università di Toronto avevano avvertito i gestori del browser dei problemi di sicurezza che dovrebbero nel frattempo essere stati risolti.

Claudio Tamburrino
p.s.
 solo se sono smacherati si fermano, vero? Dev'essere brutto per Snowden dover fare una vita da rifugiato ed esiliato dal proprio paese........ lo stesso paese che proclama ai quattro venti sempre quanto sia la patria delle libertà: ma di chi? E, soprattutto, di cosa?

lunedì 17 novembre 2014

USA, lo spionaggio viene dal cielo

Fonte: Punto informatico a firma di Alfonso Maruccia
Roma - Se la NSA e le altre agenzie segrete (americane e non) a tre lettere hanno trasformato Internet in una tecnologia per il tecnocontrollo, come evidenziato dallo scandalo Datagate, i federali dello US Marshals preferiscono ancora il caro, vecchio sistema di intercettazione delle reti cellulari. Il monitoraggio, ora, avviene per via aerea.

L'agenzia investigativa federale, responsabile principalmente per la cattura dei fuggitivi, ha sotto il suo controllo una flotta di aerei Cessna dotati di dispositivi "Stingray", vale a dire capaci di catturare l'identificativo univoco per ogni singolo utente di cellulare noto come International mobile subscriber identity o IMSI.

Gli Stingray a bordo degli aerei dei Marshal sono in grado di camuffarsi come una stazione radio base, e sfruttano una delle principali vulnerabilità delle reti cellulari - la connessione di un terminale alla stazione più vicina, indipendentemente dalla natura malevola o meno di quest'ultima - per scandagliare tutti i cellulari in circolazione nella zona sotto indagine.Il piano di intercettazioni con Stingray dei federali è attivo già dal 2007, dicono le fonti, anche se per ogni ricerca di un IMSI i Marshal agirebbero dietro regolare mandato di un giudice. Una volta in circolazione, i dispositivi cattura-IMSI sono in grado di rovistare nei contenuti personali presenti sui terminali controllati, inclusi video e foto. In sostanza lo US Marshals avrebbe violato la privacy di milioni e milioni di cittadini USA alla caccia di un singolo sospettato.

Alfonso Maruccia
p.s.
..... venitemi a dire che trattasi di ennesimo complotto! Non è la prima volta che le agenzie americane vengono prese con le mani nella marmellata .. degli altri. Si deve dire che non hanno preclusioni, dalle aziende ai privati tutti sono spiati e si vedono i loro dati venduti e/o distribuitinel grande cerchio del mercato delle informazioni statunitensi: tutto in nome della lotta al terrorismo naturalmente ma l'impressione è che ci sia altro dietro questo feticcio buono per gli allocchi per tutte le stagioni.

martedì 14 ottobre 2014

Internet, arriva la Carta dei diritti. Ora tocca ai cittadini

Faccio mio quest'articolo-appello del Dr. Scorza sul Fatto Quotidiano del 13 ottobre 2014
Internet deve essere considerata come una risorsa globale, universalmente accessibile” che “ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire lo spazio pubblico e privato, a strutturare i rapporti tra le persone e tra queste e le istituzioni” e a costruire “modalità nuove di produzione e utilizzazione della conoscenza”, consentendo così “lo sviluppo di una società più aperta e libera”.
Sono questi alcuni dei principi tracciati – per ora a matita – nel preambolo della prima bozza della Dichiarazione dei diritti in Internet che, questo pomeriggio, il Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini ha presentato aprendo i lavori della riunione dei Presidenti delle Commissioni competenti in materia di diritti fondamentali in corso a Roma nell’ambito del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.
Un momento storico che, in tanti – in Italia e non solo – attendevano, da anni, almeno da quel lontano 13 novembre 2007, quando a Rio de Jainero, il ministro della cultura brasiliano ed il nostro sottosegretario alle comunicazioni firmavano una dichiarazione congiunta impegnandosi a promuovere un Internet bill of rights, una carta di principi e diritti fondamentali che avrebbe dovuto occuparsi, tra l’altro di privacy, libertà di informazione, diritto di accesso alla rete e net neutrality.
Quel ricordo sfocato nel tempo che, a tratti, è apparso – almeno a casa nostra – un sogno lontano ed irraggiungibile oggi, sembra, finalmente, farsi più nitido, prendere forma e prepararsi a diventare realtà.
Il nostro Paese si candida a farsi promotore in Europa di un Internet Bill of Rights, una dichiarazione dei diritti che, a leggere il preambolo della prima bozza, risultato di una manciata di mesi di lavoro e confronto della Commissione voluta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e presieduta da Stefano Rodotà, ambisce ad essere una dichiarazione “fondata sul pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona” perché “la garanzia di questi diritti è condizione necessaria perché sia assicurato il funzionamento democratico delle istituzioni, e perché si eviti il prevalere di poteri pubblici e privati che possano portare ad una società della sorveglianza, del controllo e della selezione sociale”.
Il diritto ad avere, anche on line, i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino ed a vederli rispettati, il diritto di accesso a internet quale precondizione essenziale ed irrinunciabile per l’esercizio di ogni altro diritto fondamentale, la neutralità della Rete, la tutela dei dati personali e del proprio domicilio informatico nell’era di Internet, il diritto all’identità personale, all’anonimato ed all’oblio nello spazio pubblico telematico, il diritto all’educazione anche e soprattutto alla cultura in digitale e poi quello alla sicurezza delle reti e nelle reti e i principi cui deve ispirarsi il governo di Internet.
Sono questi i diritti, le libertà ed i principi che, quando i lavori della Dichiarazione dei diritti in Internet saranno terminati, l’Italia prima e, auspicabilmente, l’Europa con l’Italia dichiareranno di voler porre alla base della convivenza dei cittadini dell’Unione Europea negli anni che verranno.
Per il momento si tratta, solo, di un elenco di principi e diritti che costituiscono buoni propositi sui quali, nei prossimi giorni, verrà avviata una consultazione pubblica, aperta e multistakeholders per raccogliere commenti, critiche, proposte di modifica ed integrazione dai cittadini, dalle associazioni che rappresentano la società civile italiana così come dai rappresentanti delle imprese e, naturalmente dalla politica.
Il primo passo, però, è stato fatto ed ora tocca ai cittadini italiani ed europei proseguire lungo la strada indicata dalla Commissione voluta dall’On. Boldrini e presieduta da Stefano Rodotà.
Sta a noi riconoscerci o meno nell’elenco dei diritti fondamentali raccolti nella bozza della dichiarazione, proporne modifiche e correzioni e poi innamoracene senza riserve ed esitazioni con la stessa convinzione e passione con la quale dovremmo sentirci vicini – in ogni momento – alla nostra Costituzione ed alla Carta europea dei diritti fondamentali, in modo da sentire sempre vivo il nostro diritto ad avere i diritti e libertà che soli possono garantirci davvero di essere cittadini del nostro Paese e dell’Unione europea anche nell’era digitale.
p.s.
sul sito della Camera dei Deputati è possibile leggere e a partire dal 27/10 anche esprimere pareri
mi aspetterei che una volta tanto ci facessimo sentire..... se poi volete "acculturarvi" potete leggere quanto scriveva, in tempi non sospetti, J. Rifkin nel saggio "l'era dell'accesso": rispetto ai giorni nostri è stato... profetico.

domenica 10 marzo 2013

RFID: non è fantascienza..

se vedete questo su un prodotto... siete controllati: si chiama RFID.
avrete letto di quel parlamentare del m5s che parlando degli rfid e dei chip, da impiantare nell'essere umano, è stato massacrato e ridicolizzato: non ha fatto un buon lavoro per la causa di chi crede che siano pericolosi e che possono prefigurare un mondo dove, come in un romanzo di p.k. dick (minority report), siamo tutti controllati ed è possibile ... spegnerci spegnendo il chip. Non é fantascienza; è solo cattiva comunicazione da parte del parlamentare: non si tratta di nessun complotto di nessun potere tentacolare, niente di niente... sono solo affari da parte delle grandi aziende sempre più interessate a conoscere anche i nostri più intimi dettagli per poterci "taggare" e raggiungere con i loro prodotti: per farlo hanno riscoperto una tecnologia antiquata e l'hanno messa alla base delle loro strategie commerciali: infatti la definiscono internet delle cose (e vi consiglio di leggere i link).
ve ne sono di due tipi:
  1. passivi. son quelli che vediamo sulle confezioni di abiti o dei videogiochi e, oltre che impedire di poterli rubare, segnalano la quantità presa per rifornire lo scaffale del supermarket di turno; ne esiste anche un tipo con il quale potete prendere la roba e pagare direttamente senza passare dalla cassa.. sempre la stessa roba; 
  2. attivi, e sono i più pericolosi perché sono in funzione anche dopo che siete usciti dal negozio.. sono dotati di pile e comunicano con i rilevatori dei negozi, se predisposti, vicino ai quali passate... volendo vi seguono fino a casa. Sono questi che creano le maggiori preoccupazioni alle associazioni di diritti umani e di difesa della privacy, soprattutto americane; c'è anche un uso militare di cui se ne fa uso ma dai militari me l'aspetto.
Al momento questa è la realtà, non c'è null'altro .... a parte i .. brevetti depositati: quelli sono il futuro che non mi auguro:
  1. richiesta di brevetto n° 2004174258, rfid "profondo" da inserire nel corpo umano (vicino ai genitali) e impossibile da estrarre e contraffare;
  2. chip dog tag per uso miliatare che discende dal brevetto del punto 1) che non esclude un uso civile che può essere rimosso solo quando si è ... morti.
insomma si partì dall'antitaccheggio negli anni '70 per arrivare a ...
questo: il "famoso" chip sottocutaneo che è già brevettato e funzionante e che hanno installato su alcuni volontari del programma sanitario americano.... la destra americana grida al complotto e ci marcia su da anni per terrorizzare gli americani; i teorici del complotto idem.. invece dovrebbero volare un pochino più in basso e dare un occhiata alle aziende in casa propria che stanno usandoli per motivi molto più terra terra: fare soldi a spese dei consumatori, ancora quei pochi rimasti.....
una discreta disamina la trovate su

un pamphlet che, a parte qualche velleità millenarista, spiega molto bene quale sia realmente il problema..... altro che le menate dette e propagandate dal nostro neo-parlamentare....
 

domenica 24 febbraio 2013

.. mentre aspettiamo la buona novella, il redditometro vien bocciato





e mente aspettiamo l'esito elettorale con non eccessiva ansia, quache parola perché una news mi ha colpito:  al Tribunale civile di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, dove un Giudice ha accolto in 9 pagine un ricorso di un avvocato in nome di un contribuente che non voleva che "l'Agenzia venisse a conoscenza di ogni singolo aspetto della propria vita privata" il che significa che le Entrate NON potranno entrare nella nostra vita impunemente e con l'onere a carico nostro di dimostrare quanto loro sostengono noi si debba guadagnare perché si rifanno a uno ..... studio di settore perché é esattamente questo il punto, ossia che le Entrate sulla base di indici "regionali", creati sulla falsariga degli studi di settore per gli autonomi, stabiliscono quanto tu puoi gudagnare, quanto possa spendere ecc. e non gli importa nulla se poi i redditi son bassi e le entrate son quel che sono e magari la famiglia in questione magari ha risparmiato per dare al figlio una settimana bianca o un pc o un cellulare o quant'altro, non conta: dovevi guadagnare e in base a questo dovevi spendere quest'altro ma soprattutto dovevi spendere nonun cent in più perché se lo fai significa che hai guadagnato qualcosa a nero o chissà cosa... e l'evasore vero, seppur scoperto, ha quasi la certezza di passarla liscia il poveraccio non sfugge, sia che sia artigiano che dipendente; un meccanismo facile facile che colpisce il solito mucchio in nome di quel princpio di reaganiana memoria "affama la bestia così azzannerà la prima preda che gli capita a tiro...." un sano principio egualitario, democratico, progressivo, moderno.
Non posso che dar ragione a quel contribuente che ha fatto ricorso perché questa invasività "fiscale" mi ricorda tanto quell'altra follia delle cartelle pazze che venivano mandate a milioni di cittadini che si rivelavano tutte fasulle e chi non pagava se la cavava mentre chi pagava per vedere il rimborso, quando c'era un rimborso, aspettava mesi e mesi e subito c'erano solo le scuse pubbliche. Ora può uno Stato civile trattare così i propri cittadini, dando per scontato che son tutti potenziali evasori mentre, consapevolemente, a volte gira la testa dall'altra parte quando banche, società concessionarie, ecc. evadono con artifici contabili perché sanno che se va bene pagheranno in "ravvedimento operoso" una infima somma rispetto al dovuto?
Facciamo qualche esempio:
  1. le società concessionarie delle macchinette mangiasoldi devono la "piccola somma" di 98 mld di euro, poi quasi tutti "condonati" dal Parlamento.... se la caveranno con poco;
  2. banche e finanziarie che per anni hanno, con artifici contabili e operazioni estero su estero o simili, eluso il fisco per diverse centianaia di milioni...... qualcuna ha patteggiato, altri hanno resistito in giudizio altre ancora aspettano.... le elezioni, per tacere di MPS (la storia dell'attuale disastro non risale alla antonveneta ma addirttura alla banca del salento, pensate un pò.. se qualcuno vuole scavare dove dirigere le indagini fin lì indietro nel tempo).
  3. e che dire dei tassi libor ed euribor di cui non si parla qui ma che hanno costretto firo di banche internazionali a pgare multe salatissime alle autorità di controllo anglo americane e sono esposte a class action delle organizzazioni dei cittadini perché agivano con funzionari compiacenti sui tassi per fare, ulteriori, profitti dato che questi tassi influiscono su prestiti e mutui?
.... per fare un esempio di come é difficile questo mondo e di quali muri i cittadini hanno intorno per essere davvero liberi, globali, democratici e ciò spiega anche perché erano in malafede coloro che sostenvano che "mercato=democrazia" e quanto fossero in malafede coloro che sostenevano che senza mercato non c'è crescita, felicità, futuro.... erano in malafede e noi tutti eravamo truffati, il classico parco buoi.

martedì 8 giugno 2010

A tutto campo senza alcun limite

Ci viene in mente la pubblicità "no limits"; ormai non c'é più alcun ritegno nel dire quello che pensa, e che farà ci potete scommettere, sapendo di avere dalla sua sia un opposizione fantasma sia uno zoccolo duro, in tutti i sensi, che pur di avere il proprio tornaconto accetta tutto (anche in nome della tranquillità propria, ricorda nulla tutto ciò?). Volevo parlar d'altro in questo blog ma proprio, da cittadino quale credo ancora di essere di questo Stato, non posso tacere di fronte alle frasi pronunciate dal Nostro. Dichiarazioni che tanto fanno inorridire i fantasmi del natale passato, le opposizioni, e trasecolare chi, come me, ancora ha un filo di speranza nella democrazia costruita sul sangue dei tanti italiani che hanno combattuto per offricerla e che i loro discendenti stanno buttando nel cestino (per non dire altro). Volevo parlare delle "illuminate" conclusioni della commissione etica sul caso Englaro voluta dal Sottosegretario Roccella che ha inventato la categoria del "gravemente disabile" in materia di coma irreversibile e definitivo: insomma se fosse stato prima Eluana non poteva essere liberata definitivamente e riposare in pace. E invece eccoci qua, ancora una volta, a dire la nostra (finché lo permetteranno) sulle espressioni usate. A tutto campo naturalmente (tanto chi lo ferma): Protezione Civile, quando dice che non la manderà più all'Aquila solo perchè la Magistratura indaga sui mancati allarmi; complotto pm/Corte Costituzionale che eliminano le leggi votate dal Parlamento (dimenticando che la Corte Costituzionale non fa altro che valutare la costituzionalità o meno di una legge... mica le leggi, solo perchè approvate dai nominati dai partiti votati dagli elettori, tutte, anche quelle più folli, sono intoccabili....); intercettazioni (finalmente ha avuto la legge gioite in tutto l'universo); e altro detto, anche prima,....... ma è mai possibile che un politico che dovrebbe rappresentare tutti noi si esprime in tal modo? E come mai gli viene consentito? Dal punto di vista comunicazionale è altamente pericolosa questa continua delegittimazione perché insinua in tutti noi che non esiste più nulla: legalità, organi, garanzie e contrappesi ma conta solo la legge del più forte del "c'é chi può e chi non può.... Lui può"(?). Tutti quelli che credono ancora in queste cose (che più o meno sono gli stessi che sosterranno il peso della manovra menrte altri se ne fregano e si arricchiscono continuando ad evadere bellamente ... pensate che hanno cercato anche di fare una norma "salva barca di cui il bambino sentiva la mancanza......) che speranza hanno di vivere in armonia con le istituzioni democratiche mentre chi le ricopre le delegittima?
GODETEVELO TUTTO

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore